lunedì 27 aprile 2020

Musica / jazz - Insegnare musica in modo naturale: intervista al bassista Victor Wooten

27 aprile '20 - lunedì                               27th April / Monday                           visione post - 3

( da la Repubblica - 31 ottobre '19, giovedì - Milano Spettacoli / di Luigi Bolognini)
Si dice spesso di tanti artisti che in concerto diano lezioni di musica. Poi c'è chi le lezioni di musi-                                                                                                                                   
ca le darà davvero. e sullo stesso palco dello show.  Una tradizione, d'altronde, per Victor Wooten,
il bassista e leader del quartetto Wooten Brothers, tutto composto di fratelli, che domani e sabato (1
e 2 novembre '19) inaugura il Jazzme al Blu Note di Milano. Proprio il 2 novembre, nel pomerig-
gio, Wooten sarà nel jazz club di via Borsieri per una masterclass di un'oretta e mezza col pubbli-
co.
Intervista
L. Bolognini - Iniziamo proprio da questa masterclass, Wooten, perchè non è così usuale 
a queste latitudini
V. Wooten -  "Invece a me piace parecchio, quando le circostanze  lo permettono, ovvero quando
restiamo in un posto più di un giorno. Non solo permette un contatto col pubblico del tutto diver-
so da quello di uno spettacolo, ma io amo insegnare, spiegare, fare entrare nel mondo della musi-
ca".
L. B.  - Di questa sua vocazione parleremo tra poco, intanto ci spiega come funzionerà?
V. Wooten "Apriremo le porte del Blue Note e io e un altro mio fratello, ancora non so chi tra
Regi, Roy e Joseph, saliremo sul palco: suoneremo un pò, risponderemo a domande, dubbi e cu-
riosità dei presenti e poi inviteremo qualcuno a esibirsi con noi, per fare festa assieme".
L. B. - Questa lezione e' solo una piccola parte della sua attività da docente: cosa le dicono le pa-      role "Wooten Woods"?
V. Wooten -  "Beh è la mia scuola di musica, aperta in un bosco vicino a Nashville: sono dei camp
aperti a tutti, da vent'anni, dove uniamo la musica e la natura. La parola chiave è proprio 'naturale',
perchè facciamo sì lezioni sotto gli alberi, ma puntiamo anche a insegnare in modo naturale, spon-
taneo, basandoci più sulla comunicazione  e  l'immediatezza  che sulla tecnica. Ovvio, la bocca ci
serve per parlare, ma quando parliamo ppoi gli altri non guardano la bocca: sentono quel che  di-
ciamo. Quindi la tecnica ha importanza, intendiamoci, ma il discorso  è lo stesso  che si può fare
per le parole: la grammatica serve, serve sapere le regole lessicali e verbali, ma alla fine per fare
capire qualcosa a un altro, trasmettere concetti ed emozioni, si possono anche commettere errori
grammaticali. Meglio non commetterli, certo, ma conta più il senso di quel che si dice".
L. B. - Insomma, alla latina, "rem tene, verba sequentur".
V. Wooten - "Esatto: abbi in mente il concetto che vuoi dire, le parole seguiranno. Certo, insegnare
(e imparare) la musica stando chiusi in una stanza 12 ore al giorno alla fine
funziona, ma è un processo lento e - appunto - non naturale. Invece essendo la musica un linguaggio, la si può imparare proprio come un bambino impara a parlare da piccolo".
L. B. - Lo dice per esperienza, visto che lei ha iniziato a suonare a 2 anni e a 6 apriva i concerti di
Curtis Mayfield,
V. Wooten - "Certo: a 6 anni un bambino sa parlare e sa cantare, perchè non dovrebbe sapere fare
musica, se gli è stata insegnata? Quanto a Mayfield, sa, per me era tutto un gioco, non capivo ap-
pieno il gigante musicale che era, io mi divertivo, ed era un modo per stare assieme ai miei fratel-
li".
L. B. - Ecco, parliamo anche di loro: i Wooten Brothers esistono da oltre mezzo secolo.
V. Wooten - "Sì, i nostri genitori ci hanno messo in mano strumenti da subito, siamo cresciuti così,
ed è stato anche un ulteriore modo per stare assieme. Infatti non abbiamo mai pensato di scioglier-
ci, facciamo il nostro misto di funk, r'n'b, rock e bluegrass e ci divertiamo sempre da matti. E ogni concerto è diverso da tutti gli altri, perchè amiamo improvvisare e cucire la musica su misura del pubblico di quella sera".

Lucianone

domenica 19 aprile 2020

SCIENZE / neuroscienze - Dispositivi elettronici: i pirati del cervello

19 aprile '20 - domenica                            19th April / Sunday                         visione post - 3


(da "Io Donna" di Repubblica - 21 settembre '19 - Nicia Panciera)
Oggi è la giornata buona.  Il lavoro fila a meraviglia. Dopo pochi minuti di concentrazione,
mediamente 15, dice la scienza, una notifica compare sullo schermo. La ignoriamo. Il cer-
vello, però, la registra. Poi è la volta del telefono, che si illumina.  E' un attimo  e  ci ritro-
viamo nel vortice dei social   e della posta elettronica, da cui riemergeremo molto tempo
dopo. Non prima di 20 minuti. Perchè, pur sapendo di doverci concentrare, continuiamo
imperterriti a perdere tempo? Semplice: i dispositivi elettronici sono perfettamente equi-
paggiati per non darci tregua. Peccato che gli studi scientifici concordino nel ritenere che
queste continue interferenze abbiano un impatto negativo sulla nostra mente.
Spieghiamo procedendo per ordine. Una delle cose che facciamo più spesso è prestare attenzione
a qualcuno o a qualcosa. a volte spontaneamente. Altre a richiesta. L'attenzione è una risorsa pre-
ziosa e potente, capace di influire sul modo in cui il cervello programma le azioni e guida il com-
portamento. Infatti, per quanto i nostri sensi  gli spediscano  un'enorme quantità di dati, non tutti
superano la soglia della coscienza. "Abbiamo una limitata capacità di analisi, e dobbiamo neces-
sariamente filtrare le informazioni  in arrivo dal mondo esterno e interno", spiega  Chiara Della
Libera della sezione di fisiologia e psicologia del Dipartimento di neuroscienze, biomedicina e
movimento dell'Università di Verona. L'attenzione è dunque un faro acceso dal nostro sistema
di controllo, che segnala quanto non possiamo proprio permetterci di ignorare. "Gli studi di psi-
cologia di base hanno mostrato che è guidata da due meccanismi, uno volontario e uno involon-
tario", spiega.  "Il primo è all'opera quando, per esempio, pattugliamo l'ambiente circostante al-
la ricerca di qualcosa di rosso; mentre il secondo si attiva in modo automatico in risposta a sti-
moli particolari che sono tutti accomunati da certe caratteristiche, come il costituire una novità,
l'essere in movimento, lo stagliarsi sullo sfondo". Questo fenomeno è detto "cattura attenziona-
le": "In natura, ma anche in città, saper individuare istantaneamente una minaccia può salvare
la vita", spiega la ricercatrice, che guida il Laboratorio di Adaptive Attention and Cognition.
"E questo stesso meccanismo primordiale è all'opera anche con i banner, i pop up o le notifi-
che delle applicazioni". Ecco perchè sono così efficaci nel distrarci.
L'evidenza mostra, però, che l'attenzione è flessibile.
CONTINUA...
to be contin

martedì 14 aprile 2020

Riflessioni - La "sovranità" regionale sanitaria: (solo) quando conviene

14 aprile '20 - martedì                            14th April / Tuesday                               visione post - 3

(da la Repubblica - 26 febbraio '20 - L'amaca / di Michele Serra)
Chi si è battuto per arrivare a una sorta di "sovranità regionale in campo sanitario aveva tutto il
diritto di farlo; a patto che poi non imputi al governo centrale ogni inciampo, ogni fallimento.
E' quello che stanno facendo diversi esponenti leghisti in questi giorni, probabilmente spiazzati
dal primato lombardo-veneto del contagio, dovuto agli imperscrutabili movimenti del virus, ep-
pure, inevitabilmente, oggetto di qualche sarcasmo: gira parecchio in Rete il cartello "non si af-
fitta ai settentrionali", parodia vindice dello storico "non si affitta ai meridionali" affisso su non
pochi portoni negli anni della grande migrazione al Nord.  Di fatto, è bene spalmata sul territo-
rio nazionale l'abitudine, veramente detestabile, di imputare sempre agli altri  le disgrazie, e at-
tribuire solo a se stessi le fortune.  Quando  le cose  vanno bene il merito è mio, quando vanno
male la colpa è del governo, dello Stato, della casta, di chiunque non sia io. Accade anche per
le grandi nevicate urbane, o per i cumuli di mondezza, che se il sindaco sei tu allora ti accuso
di vergognose inadempienze; se il sindaco sono io si tratta solo di normali disagi perfettamen-
te sotto controllo.
Se davvero è capitato, come pare proprio, che da un piccolo ospedale del Nord sia scaturito,
per distrazione o per negligenza  o per casualità, il focolaio più insidioso, non è sportivo of-
fendersi e scaricare sul groppone "di Roma" un problema che, invece, è tutto tuo.  Il tipico
settentrionale lavora per rimediare ai propri errori, ed evita di buttarla in politica. La Lega
ormai è un partito arcitaliano.

Lucianone

SPORT - calcio / Serie A - 26^ giornata 2019/20 /// Campionato sospeso per Coronavirus

14 aprile '20 - martedì                                14th April / Tuesday                          visione post - 6

Risultati delle partite
Lazio       2     Napoli     2     Lecce       2     Cagliari   3     Parma   0     Milan     1     
Bologna   0     Torino     1      Atalanta   7     Roma      4     Spal       1    Genao    2

Sampdoria     2     Udinese      0     Juventus     2     Sassuolo     3     
H. Verona      1     Fiorentina   0     Inter           0     Brescia       0

CLASSIFICA

JUVENTUS   63  /   Lazio   62  /   Inter   54  /   Atalanta   48  /   Roma   45  /   Napoli   39  /
Milan   36  /   H. Verona, Parma   35  /   Bologna   34  /   Sassuolo, Cagliari   32  /   Fiorentina   30  /
Udinese   28  /   Torino   27  /   Sampdoria   26  /   Genoa, Lecce   25  /   Spal   18  /   Brescia   16  /

Lucianone

martedì 7 aprile 2020

Medicina / psicologia e psichiatria evoluzionistica - L'ansia: dolorosa ma benefica

7 aprile '20 - martedì                               7th April / Tuesday                           visione post - 7

( da La Lettura del Corriere della Sera -  Orizzonti Mente / di Telmo Pievani)
Nei sintomi delle nostre malattie si nasconde un messaggio evolutivo. La tosse espelle materiale
estraneo dalla gola. La febbre è una difesa per contrastare le infezioni. Nausea, vomito e diarrea
sono reazioni protettive che eliminano tossine. Più in generale, il dolore è la sentinella che ci av-
visa di un problema, lo stress di un pericolo, reale o potenziale. Il principio, secondo Randolph
Nesse, medico e psichiatra della Arizona State University, padre della medicina darwiniana, va-
le anche per i disturbi mentali, che vanno intesi come eccessi di sintomi difensivi (quelli di pa-
ranoie e complottismi) o come scompensi nei sistemi di regolazione dell'umore che portano a
manie, disturbi bipolari e depressioni psicotiche.
Secondo la "psichiatria darwiniana", ansia , depressione, e rabbia conservano una funzione
evolutiva: sono risposte utili ma fuori misura. Nei casi più gravi, sono difetti di calibrazio-
ne delle nostre reazioni a situazioni impreviste e minacciose, causati da traumi esistenziali,
frustrazioni e desideri inappagati oppure da una propensione ereditaria. Altre volte si tratta
di costosi compromessi: l'evoluzione dei legami profondi di amore e moralità  ci espone a
effetti collaterali dolorosi quali l'ansia sociale, i rimorsi, aspettative deluse, sensi di colpa.
In sintesi: la smodata importanza che attribuiamo a quel che gli altri pensano di noi.
Le malattie ovviamente non sono adattamenti plasmati dall'evoluzione.  Non avrebbe sen-
so attribuire un'utilità evolutiva alla schizofrenia. Tuttavia, è proprio il modo in cui funzio-
na la selezione naturale a renderci vulnerabili alle malattie. L'evoluzione  spiega le condi-
zioni di possibilità delle malattie, non le malattie stesse, il che è comunque necessario ne-
cessario.  Medici e psichiatri infatti si limitano a descrivere i meccanismi del corpo e del
cervello per come funzionano oggi, in cerca di soluzioni per ripararne i guasti.  Il ritorno
pratico di questo approccio  basato sulle "cause prossime" è oggettivo. Tuttavia non basta.
Bisogna anche capire come e perchè quei meccanismi si sono evoluti nella specie umana,
integrando l'altra metà della biologia (le "cause remote") nella medicina. I batteri che svi-
luppano resistenza agli antibiotici o i tumori che aggirano gli attacchi terapeutici sono del
resto modelli perfetti di evoluzione darwiniana.
I sintomi sopra descritti, spiega Nesse, non vanno confusi con le malattie.  E' inutile aggre-
dirli come se fossero il problema. Bisogna capirne le cause esistenziali e interpretarli come
difese protettive un tempo utili. La loro funzione infatti potrebbe non essere più attuale, per-
chè l'ambiente è cambiato più velocemente di noi. Per esempio, l'epidemia mondiale di obe-
sità è dovuta anche alla discrepanza tra il nostro adattamento ancestrale  ad immagazzinare
cibi zuccherati e grassi finchè ce n'erano (in un contesto ambientale  in cui le fonti  di cibo
erano scarse e discontinue) e il mondo di oggi che abbonda di centri commerciali ricolmi
di cibi ipercalorici. Ne consegue che continuiamo a desiderare  ciò  che ci fa male  e a la-
sciarci sedurre da facili ricompense diventando dipendenti da alcol, tabacco e droghe.
Oppure la funzione originaria deborda, perchè  nell'evoluzione  è meglio eccedere in rea-
zioni difensive, come l'ansia, piuttosto che difettarne: se la sentinella protettiva reagisce
troppo, paghiamo un costo in termini di falsi allarmi, di fobie inutili e di panico, d'accordo,
ma almeno siamo vivi; se si spegne solo una volta  nel momento sbagliato, cioè sottovalu-
tiamo un pericolo reale, siamo morti.  Avere  sempre paura  rovina l'esistenza, ma averne
troppo poca espone a rischi fatali.
Talvolta si ha l'impressione che Nesse voglia cercare per forza una funzione per ogni disturbo:
la depressione lieve sarebbe una strategia evolutiva  per evitare sforzi inutili in situazioni sfa-
vorevoli, riducendo l'impegno verso obiettivi che non sarebbero comunque realizzabili. Con
qualche aggiustamento narrativo, nell'evoluzione si può trovare  una buona ragione per tutto
e per il contrario di tutto, ma in che senso le emozioni che ci fanno soffrire sarebbero "buone"?
Sono buone per riprodursi, risponde Nesse, giacchè l'individuo non sarebbe altro che una mac-
china per trasmettere i suoi geni egoisti. Per esempio, la selezione naturale non avrebbe rimos-
so la gelosia dalle emozioni perniciose perchè un tempo  i maschi più possessivi  avevano più
figli rispetto a quelli più permissivi, che presidiavano di meno le loro compagne. Su questo ap-
proccio però molti evoluzionisti dissentono, perchè in casi simili è pressochè impossibile rica-
vare prove dai nostri progenitori e dagli ambienti in cui vivevano.  Comunque, precisa Nesse
sul filo del paradosso, il fatto che vi siano buone ragioni evolutive per stare male non implica
che non si debba fare il possibile per alleviare la sofferenza, spesso dannosa, che ne deriva.
Per tutto il libro Nesse descrive la selezione naturale come se fosse un creatore intenzionale
dotato di progetti e fini propri: la selezione "plasma" le nostre emozioni, "foggia corpi e cer-
velli per massimizzare il successo riproduttivo, e così via.. Ma la selezione non è uno sculto-
re nè un ingegnere che ambisce alla perfezione funzionale: è un meccanismo ecologico e de-
mografico che si nutre di espedienti. Lo ammette lo stesso Nesse quando descrive i vincoli a
cui deve soggiacere la selezione naturale e gli "errori progettuali marchiani" di cui è pieno il
nostro organismo.
Nesse è più convincente quando illustra le incoerenze diagnostiche, la scarsa attenzione alle
storie individuali e la frustrante assenza di progressi nella cura di molti disturbi mentali gra-
vi. La crisi della psichiatria, a suo avviso, è accentuata dalle vane scorciatoie di chi si ostina 
a incasellare le malattie mentali in categorie nette, di chi pensa che siano dovute solo a dan-
ni cerebrali o a mutazioni genetiche specifiche.  La malattia mentale è piuttosto  un paesag-
gio dai contorni sfumati, un "ecosistema" che richiede  approcci integrati in grado di tenere
insieme tendenze ereditarie, esperienze infantili, traumi, personalità individuali uniche e sti-
li di vita, in sintesi: un impasto inestricabile di natura e cultura, calato ogni volta in situazio-
ni esistenziali concrete.   La psichiatria darwiniana non vuol essere una metodica alternati-
va, ma complementare a quelli esistenti. Non è l'ennesima scuola, ma un ponte tra concezio-
ni diverse. Certe sue ipotesi  restano allo stato di interessanti speculazioni. anche per questo
è prudente  nel promettere  applicazioni cliniche, gli basta che sia  un arricchimento  della
prospettiva sulle malattia mentale. In effetti, sarebbe già un grande risultato  se  convinces-
se medici e psicologi a prendere finalmente in considerazione i principi dell'evoluzione.

Lucianone

domenica 5 aprile 2020

Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news

5 aprile '20 - domenica                            5th April / Sunday                             visione post - 6

ITALIA - Coronavirus
Il bilancio: i morti (ultime 24 ore) sono 525, il numero più basso dal 19 marzo
Calano per la prima volta i ricoverati con sintomi
Iss: "E' iniziata la discesa, pensare a fase 2"
Diminuiscono le vittime (525 morti) e si conferma il dato in flessione sui posti letto occupati in terapia intensiva. Borrelli: "Non abbassare la guardia, state a casa". L'Iss: "La curva scende. Se i dati si conferrmano potremo cominciare a pensare a.lla fase due".
ROMA - Siamo ancora nel picco, ma ci sono tre dati che vanno nella direzione giusta: pur rimanendo un numero inaccettabile, 525, il numero dei morti non era a questi livelli dal 19 marzo, due settimane fa. In più per la prima volta calano le persone ricoverate con sintomi (- 61 unità, un'inezia su quasi 30 mila persone, ma finora era sempre aumentato) e si conferma la flessione dei posti letto occupati in terapia intensiva (valore che è calato ieri per la prima volta), con altri 17 posti che si sono liberati oggi. 
Purtroppo resta alto anche il numero delle vittime, che però mostra un rallentamento. Nelle ultime ventiquattr'ore sono morte 525 persone (ieri le vittime erano state 681), arrivando a un totale di decessi 15.887. Anche i guariti restano sugli stessi livelli e raggiungono quota  21.815, per un aumento in 24 ore di  819 unità (ieri erano state dichiarate guarite 1.238 persone). Netto l'aumento dei guariti negli ultimi giorni e come tendenza.
Il numero totale di persone che hanno contratto il virus dall'inizio dell'epidemia è 128.948 (4.316 nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore, ieri erano stati 4.805). I tamponi fatti oggi sono stati  34.237, un numero più o meno stabile rispetto a ieri (37.375). Il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati è di 1 malato ogni 7,8 tamponi fatti, il 12,8%, stabile rispetto a ieri e agli ultimi giorni.

Lombardia e Milano
In Lombardia calano i ricoveri, ma situazione preoccupante a Milano
Gallera: "I morti sono certamente più dei numeri certificati".
Morte in 24 ore 345 persone, "ma sono quelle che avevano fatto il tampone". I positivi sono 50.455, 1.337 in più rispetto a ieri
Il numero dei nuovi ricoverati in Lombardia "si è quasi fermato", crescono i dimessi e il numero dei morti è in calo, anche se "la drammatica verità è che il numero reale è sicuramente più ampio, sul territorio, nelle Rsa per anziani, perché si riferisce alle persone decedute che avevano fatto il tampone".
Ma quello che ancora non fa stare tranquilli è il dato di Milano e provincia: 411 nuovi positivi (ieri erano stati 428), che fa arrivare il numero totale a 11.230, più 171 a Milano città, dove si arriva a 4.533 contagiati. "Qui lo sforzo deve essere più determinato, bisogna uscire solo protetti per non infettare o non essere infettati".
Sono i numeri di oggi della situazione emergenza coronavirus in Lombardia, spiegati dall'assessore al Welfare Giulio Gallera, nel giorno in cui il governatore Attilio Fontana annuncia che da domani parte la distribuzione in tutta la regione di 3,3 milioni di mascherine - diventate obbligatorie, insieme a sciarpe e foulard, in base all'ordinanza regionale firmata ieri - con una quota gratis nelle farmacie e le altre, sempre gratis, distribuite agli esercizi commerciali aperti.

Coronavirus, in Lombardia calano ricoveri ma situazione preoccupante a Milano. Gallera: "Morti sono sicuramente più dei numeri certificati"


SVEZIA -  Coronavirus

La Svezia cambia strategia e si prepara a rinunciare al "tutto aperto".
L'appello dei medici: "Se non si inverte la rotta, sarà una catastrofe".
Il governo sarà autorizzato, con l'ok del Parlamento, a chiudere bar, scuole, palestre e
limitare l'accesso ai mezzi pubblici. Il premier Lofven pochi giorni fa aveva detto in 
un'intervista: "Il Paese si prepari a migliaia di morti".
La Svezia cambia radicalmente strategia nella lotta al coronavirus. Il Paese finora ha lasciato tutto aperto (scuole, palestre, spettacoli) puntando sulla disciplina dei cittadini, sul rispetto dei severi limiti costituzionali alle restrizioni alla libertà e sulla scelta dell'autorità nazionale per la salute di puntare a un contagio rallentato per non rischiare il collasso delle strutture sanitarie.  Ma adesso inizia un'ondata di critiche di medici e di scienziati

LONDRA - regina e discorso alla nazione
La regina Elisabetta parla alla nazione britannica: "Vinceremo e
torneremo insieme" / Nel discorso dignità e orgoglio
La sovrana britannica ha parlato in tv in un intervento straordinario
sull'emergenza coronavirus.



LONDRA  - "Vi parlo in un tempo che so essere di crescente difficoltà. Un tempo di sconvolgimento nella vita del nostro Paese che ha portato dolore ad alcuni, problemi economici a molti ed enormi cambiamenti nella vita quotidiana di tutti noi". Così la regina Elisabetta, quasi 94 anni, di verde vestita, nel suo discorso televisivo straordinario alla nazione sull'emergenza coronavirus registrato nei giorni scorsi dal castello di Windsor, anticipato dalla corte ai media nelle ultime ore, e trasmesso stasera nelle case di milioni di britannici.


Coronavirus, il messaggio della regina Elisabetta II: "Se resteremo uniti e determinati, vinceremo noi"
"Insieme stiamo affrontando l'emergenza, se restiamo uniti e risoluti vinceremo noi". Nel suo discorso di quattro minuti alla nazione, la regina Elisabetta ringrazia "chi resta a casa" e, facendo così, "aiuta a proteggere le persone fragili e a risparmiare a molte famiglie il dolore già sofferto da quelli che hanno perso i loro cari". E ancora: "Spero che nei prossimi anni tutti potranno essere orgogliosi di come hanno risposto a questa sfida. E coloro che verranno dopo di noi diranno che i britannici di questa generazione sono stati più forti di qualsiasi altro, che le qualità dell'autodisciplina, della cortese determinazione e della comprensione reciproca ancora caratterizzano questo Paese".

La Gran Bretagna e il mondo "sapranno prevalere" sulla minaccia del coronavirus. Ha detto convinta Elisabetta II. "Prevarremo - ha concluso - e la vittoria apparterrà a ciascuno di noi. Dobbiamo confortarci pensando che giorni migliori torneranno: che saremo di nuovo con i nostri amici, saremo di nuovo con le nostre famiglie e ci incontreremo ancora"

È il quarto discorso in 68 anni di regno dopo quelli in occasione del primo conflitto in Iraq, dei funerali di lady Diana e l'ultimo per la scomparsa di sua madre ultracentenaria nel 2002

Coronavirus, il punto sulla pandemia in Italia

nformazioni aggiornate al 6 aprile 2020

Fino al 13 aprile non cambierà nulla, le misure di restrizione restano quelle decise le settimane scorse e gli occhi sono tutti puntati alla curva dei contagi mentre si piangono oltre 15mila morti. Se il picco dell'epidemia è stato raggiunto, bisogna capire quando inizierà la discesa. Solo questo permetterà di valutare un allentamento delle misure (da quando non si sa) e iniziare a pensare alla fase due: la convivenza con il virus. Intanto la Spagna ha superato l'Italia per numero di contagiati e negli Stati Uniti ormai ci sono più di 300mila contagiati. Anche Francia e Germania hanno superato la Cina. Il dibattito sui danni economici va avanti con l'Ue .

Lucianone

lunedì 30 marzo 2020

Attualità / politica - La biopolitica al potere

30 marzo '20 - lunedì                           30th march / Monday                              visione post - 11


(da la Repubblica - 29 febbraio 2020 - I partiti e il virus / di Roberto Esposito)
Quando si è cominciato a parlare di "biopolitica" la novità è stata accolta con qualche scetticismo.
E' sembrata una nozione scarsamente verificabile nella realtà. Poi la situazione è cambiata rapida-
mente. I riscontri si sono fatti sempre più fitti, fino a diventare impressionanti.
Dalle procedure biotecnologiche, volte a modificare eventi prima considerati naturali, al terrorismo
suicida, fino alla più recente crisi immigratoria, questioni di vita e di morte si sono installate al cen-
tro delle agende e dei conflitti politici. -  Finchè  l'esplosione  del coronavirus, con le conseguenze
politiche che ne sono scaturite, ha portato al culmine la relazione diretta tra vita biologica e inter-
venti politici.  Tre sono stati i passaggi fondamentali. Il primo è lo spostamento dell'obiettivo po-
litico dai singoli individui a determinati segmenti di popolazione. A essere interessate da pratiche profilattiche, allo stesso tempo protette e tenute a distanza, sono intere fasce di popolazione, con-
siderate a rischio, ma anche portatrici di rischio contagio. Ciò è anche l'esito della vera e propria
sindrome immunitaria che da tempo caratterizza il nuovo regime biopolitico. Quello che si teme,
più ancora del male in sè, è la sua circolazione incontrollata   in un corpo sociale  esposto a pro-
cessi di contaminazione generalizzati. Naturalmente le dinamiche di globalizzazione  hanno po-
tenziato tale timore in un mondo che sembra aver smarrito ogni confine interno. Il violento con-
trasto all'immigrazione da parte dei partiti sovranisti, più che come una prosecuzione del vecchio
nazionalismo, va interpretato in questa chiave immunitaria.  Il secondo passaggio della dinamica
biopolitica in corso ha a che fare con il doppio processo di medicalizzazione ella politica e di po-
liticizzazione della medicina. anche in questo caso si tratta di una trasformazione che risale alla
nascita della medicina sociale. Ma l'accelerazione in corso sembra oltrepassare la soglia di guar-
dia.
Da un lato la politica, sbiadite le proprie coordinate ideologiche, ha accentuato sempre più un
carattere protettivo nei confronti di rischi reali e immaginari, inseguendo paure che spesso es-
sa stessa produce. Dall'altro la pratica medica, pur nella sua autonomia scientifica, non può
non tenere conto delle condizioni contestuali all'interno delle quali opera. Per esempio delle
conseguenze economiche e politiche che i provvedimenti suggeriti determinano. Ciò spiega
in qualche modo la sorprendente diversità di opinioni tra i maggiori virologi italiani in ordi-
ne alla natura e ai possibili esiti del coronavirus.  Il terzo sintomo. forse ancora più inquie-
tante, dell'intreccio tra politica e vita bioloica è costituito dallo spostamento dalle procedure
democratiche ordinarie verso disposizioni di carattere emergenziale. Anche la decretazione
di urgenza ha una lunga storia. Alla sua base vi è l'idea che in condizioni di rischio elevato,
più che la volontà del legislatore, valga lo stato di necessità.
Se, ad esempio, un terremoto devasta un territorio si determina  uno stato di urgenze  che può
facilmente scivolare in stato di eccezione. E' quanto sta avvenendo in questi giorni, con i prov-vedimenti varati da un lato dal governo centrale e dall'altro dalle Regioni, con il rischio di una
indebita sovrapposizione tra i due poteri. Tale spinta verso lo stato di eccezione è tanto più in- quietante perchè tende a omologare le procedure politiche degli Stati democratici  a quelle di
Stati autoritari come la Cina. Con l'avvertenza che, su questo terreno, gli Stati autoritari, per
la natura stessa del loro tipo di potere, saranno sempre più avanti di quelli democratici.

Lucianone

venerdì 27 marzo 2020

SCIENZE / Coronavirus - Il destino dei pipistrelli untori a causa nostra

27  marzo '20 - venerdì                           27th March / Friday                               visione post - 15

(da il Venerdì di Repubblica - 14 febbraio '20 - Scienze/animali - di Alex Saragosa)
Cos'ha in comune N-CoV 2019, il coronavirus cinese, con quelli  di patologie  come Sars,
Ebola, Hendra e Nipah apparse negli ultimi vent'anni? Erano tutti ospiti abituali di alcune po-
polazioni di pipistrelli, passati poi direttamente  o  attraverso altre specie, agli umani. Strano
destino quello dei chirotteri: per millenni simbolo del male, per l'inquietante aspetto da topi
volanti e le sospette abitudini notturne, ora che finalmente li si considerava innocui, persino
utili, ecco che vengono additati come untori globali.
Macellati e mangiati
"Siamo subissati di telefonate di persone terrorizzate che, trovando in casa un pipistrello, temono
senza ragione il contagio" dice Danilo Russo, docente di Ecologia al Dipartimento di agraria del-
la Federico II di Napoli, uno dei masimi esperti italiani di chirotteri.  "I pipistrelli non hanno col-
pe: siamo noi a esserci cercati i guai. Anzitutto distruggendo il loro ambiente: in Australia il virus Hendra è passato dalle volpi volanti (pipistrelli frugivori) ai cavalli e poi all'uomo, perchè i pipi-
strelli sono stati costretti dal taglio della foresta a nutrirsi nei giardini urbani. L'asiatico Nipah in-
vece, è diventato un patogeno umano dopo che nella giungla abitata dai pipistrelli sono stati inse-
diati allevamenti di maiali. E, infine, nel caso di Ebola, Sars e N-CoV 2019, il passaggio  del vi-
rus è nato dal fatto che i pipistrelli vengono cacciati, messi in gabbia con altri animali e macellati
senza regole igieniche in mercati pieni di gente".
In Europa, vivono 45 specie di pipistrello - inclusi i "ferro di cavallo" venduti nei mercati cinesi -
che, come tanta altra fauna selvatica, ospitano coronavirus non patogeni. Ma da noi non ci sono
mai state epidemie perchè nessuno si sogna  di catturare i pipistrelli e di mangiarli, che è quello
che fa passare i virus nella nostra specie.  "E' vero però che questi animali fanno da serbatoio per
diversi tipi di virus ospitandoli senza ammalarsi. Dipende dalle loro caratteristiche uniche, a par-
tire dal fatto che sono i soli mammiferi in grado di volare in modo attivo, sbattendo le ali".  E il
volo si è rivelato una strategia di enorme successo: diffusi ovunque nel mondo, Poli esclusi, og-
gi i chirotteri comprendono 1400 specie, secondi fra i mammiferi solo ai roditori.
Volo perfetto e sonar
"Gli antenati dei pipipistrelli probabilmente erano specie insettivore arboricole che planavano
di albero in albero, grazie a una membrana che connetteva gli arti. Visto che gli uccelli preda-
tori presidiavano il cielo di giorno, quei proto-pipistrelli si sono specializzati nella cattura de-
gli insetti notturni. Hanno alleggerito lo scheletro, riducendo gli arti posteriori, e  creato  un
nuovo tipo di ala, fatta di pelle tesa  fra lunghissime dita anteriori, più mobile e flessibile di
quella degli uccelli: meno adatta al volo planato, ma molto manovrabile, perfetta per cattu-
rare insetti volanti. Così i chirotteri compiono scatti, curve, inversioni in spazi ridottissimi,
e possono persino restare sospesi in aria. Questa abilità è alla base della leggenda secondo
cui si attaccano ai capelli: la realtà è che  non temono  di sfiorare gli ostacoli, umani com-
presi, grazie al loro perfetto controllo del volo".   La loro arma segreta  è il sonar: "I pipi-
strelli insettivori emettono raffiche di ultrasuoni e percependone l'eco, incluse le distorsio-
ni prodotte dal movimento e dalle caratteristiche della superficie raggiunta, calcolano - a
metri di distanza e nel buio - tipo, massa, direzione  e  velocità  di prede piccole come le
zanzare. E il sonar non serve solo per cacciare: i pipistrelli si muovono per chilometri ogni
notte, tornando poi all'alba alla loro grotta, o alla loro cavità in un albero, seguendo "map-
pe sonore" del terreno, memorizzate all'andata. Qualcuno, come la nottola minore, riesce
persino  a migrare ogni anno per 1500 chilometri fra Italia e Polonia".
Sterminatori di insetti
Tutto questo volare, però, non è gratis: i pipistrelli devono produrre energia a tassi 3-5
volte superiori a quella di mammiferi di pari taglia.  E, pesando in genere  solo  poche
decine di grammi, perdono anche rapidamente calore. "Perciò devono mangiare enor-
mi quantità di insetti: le femmine che allattano fino al 150 per cento del loro peso per
notte". Quando non possono cacciare, di giorno o d'inverno, si attaccano a testa in giù
al soffitto delle cavità, ammassati per tenersi caldi, e per ore o mesi cadono in un tor-
pore che riduce al minimo i loro consumi energetici.
Metabolismo, virus, radicali liberi e immunità
"Passare tanto tempo ammassati favorisce la diffusione di patogeni" spiega Russo.
"In più il loro sistema immunitario ha perso la capacità di usare l'arma finale contro
i virus: lo scatenamento della potente reazione infiammatoria  con cui  tutti gli altri
mammiferi combattono i patogeni. I pipistrelli non la possono usare  perchè il loro
metabolismo accelerato dal volo produce una grande quantità di radicali liberi.
Questi radicali danneggiano il Dna delle cellule producendo frammenti che il siste-
ma immunitario scambia per virus. Nei pipistrelli la confusione accadrebbe di con-
tinuo e le infiammazioni finirebbero col danneggiare i tessuti. Quindi, i virus non
vengono bombardati, ma ne viene soltanto contenuta la diffusione, in una sorta di
patto di convivenza. Una strategia che funziona, visto che vivono anche 30-40 an-
ni.
Ci conviene proteggerli e lasciarli in pace...
Peccato solo che quando i "nuovi" virus dei pipistrelli entrano in noi, in alcuni casi si
adattano all'uomo e fanno sì che il nostro sistema immunitario reagisca in modo mol-
to meno flemmatico, producendo un'infiammazione che spesso fa più danni del pato-
geno stesso. "Evitare questi passaggi sarebbe semplice: Basterebbe lasciare in pace
i pipistrelli e il loro ambiente.  In Italia, per esempio, il taglio  delle foreste mature,
ricche di cavità  negli alberi, minaccia la nottola gigante, il più grande pipistrello eu-
ropeo", conclude Russo. "Inoltre proteggere i chirotteri conviene: i frugivori impol-
linano cinquecento specie di piante, fra cui mango e banano, mentre gli insettivori
fanno risparmiare miliardi in pesticidi: fra 4 e 53 miliardi solo negli Stati Uniti. E
chissà quante malattie ci evitano non facendoci ritrovare quei pesticidi nel piatto.

Lucianone

martedì 24 marzo 2020

Riflessioni - Il governatore del Veneto Zaia e i cinesi mangiatopi

24 marzo '20 - martedì                          24th March / Tuesday                          visione post - 6


(da la Repubblica - 29 febbraio '20 - L'Amaca / Michele Serra)
Una buona parola sui cinesi
Il bello (e il brutto) dei leghisti è la mancanza quasi totale di sovrastrutture culturali. Dev'essere
anche per questo che si tengono alla larga dagli intellettuali (la Lega è il primo partito nella sto-
ria umana senza intellettuali organici, a parte il compianto professor Miglio e Sinisa Mihajlovic)
e chissà che non abbiano ragione: gli intellettuali complicano sempre tutto.
Appaiono sereni, i leghisti, qualunque cosa dicano, senza i ripensamenti e le esitazioni che con-
dizionano le persone gravate di pensieri. Sono, a modo loro, dei naif: se devono dire una cazza-
ta, la dicono con una serenità invidiabile. - Prendete Zaia: è lo stimato governatore del Veneto,
mica una macchietta da osteria. Eppure dice, in occasione pubblica, con telecamere e microfoni,
che se i cinesi la piantassero di mangiare i topi vivi, e si lavassero come si fa a Schio  e a Cado-
neghe, la Cina potrebbe diventare un piccolo Veneto (il riassunto è mio; i topi vivi  e  la scarsa
igiene sono invece farina di Zaia).
La Cina, capite: un mondo. Un impero antichissimo che va  dai ghiacci siberiani  fino ai mari
del Sud, con decine di etnie e una cultura plurimillenaria: quando il governtore del veneto era
Attila, la filosofia e la letteratura cinese avevano già 2000 anni. Qualcosa di più di un popolo
mangiatopi..
Per molto, ma molto di meno, Dolce&Gabbana finirono su tutti i giornali del mondo e rischia-
rono la morte commerciale. Non so a quanto ammonti l'export del Veneto in Cina, ma se fossi
la Confindustria veneta farei qualunque cosa per non far sapere ai cinesi che cosa ha detto il
sior governatore.

Commento / riflessione personale

Ci risiamo: ce la prendiamo con chi si pensa sia il distributore del virus letale, siamo alla
ricerca dell'untore o degli untori. Insomma siamo ancora ai tempi del Manzoni quando i
presunti distributori della 'peste' venivano inseguiti per le strade. Oggi non potendo anda-
re in Cina ad inseguirli, vengono presi di mira in Italia, nei luoghi dove lavorano o spes-
so per la strada indirizzando loro occhiatacce o talvolta sbeffeggiandoli apertamente.  Il
vizio razzial-coronvirale si è impossessato di un pò di nostri concittadini (per fortuna non
tanti e soprattutto tutti) che hanno visto nel cinese il portatore di coronavirus, non pensan-
do che magari i pipistrelli, da cui è uscito il virus polmonare per trasferirsi nell'uomo,
esistono anche in Italia, oppure in Cile, oppure in Spagna e in tante altre zone del mondo.
Che sia la natura insieme all'ambiente depredati e sconvolti dalla scelleratezza umana
non è venuto in mente neppure al governatore Zaia, che quello che sogna di notte  va
a riferirlo di giorno e il cinese mangiatopo oltretutto vivo fa parte probabilmente di uno
dei suoi sogni ricorrenti e probabilmente da lui preferiti.
Questi miei pensieri vanno chiaramente riferiti al 29 febbraio  e  ai giorni precedenti,
quando cioè si era già diffuso il coronavirus in Cina, con la paura che potesse propagarsi
qui da noi in Europa, come poi effettivamente avvenuto, purtroppo colpendo come pri-
mo Paese proprio la nostra Italia, e in particolare la terra lombarda e in seguito quella
veneta come tutti sappiamo e la diffusione è ormai in corso in Italia e nel mondo, essen-
dosi trasformata da epidemia in pandemia.
N.B. -
Il fatto che in Cina, in Italia e in altri Paesi europei - come d'altronde in Amazzonia, ad
esempio - si sia andati a disboscare grandi aree boschive, togliendo ai pipistrelli il loro
naturale riparo-nido nelle cavità degli alberi, è uno di quelli  che ci accomuna  nella di-
struzione dell'ambiente e dell'eco-sistema. I Cinesi hanno poi costretto questi mammi-
feri nelle gabbie e se ne sono cibati; non è comunque provato del tutto che questo sia
poi stata una causa della propagazione del coronavirus. La scienza lo approfondirà.
Il mio prossimo post affronterà questi problemi.
- Luciano Finesso -

Lucianone