16 settembre '26 - mercoledì 16th Seètember / Wednesday visone post - 3
(da la Repubblica - 28 agosto'26 / Discutere sulla paura)
Come rispondere alla paura
(di Massimo Recalcati)
In un tempo traumatizzao dalle guerre e dall'incertezza per il nostro avvenire il tema della sicurezza si è caricato di una valenza che non è più solo politica, ma anche mentale. Ridurre l'esigenza di sicurezza alla manifestazione di un rudimentale analfabetismo politico non solo è un'errore strategico che spalanca praterie per una predicazione "alla" Vannacci, ma segnala soprattutto l'incapacità di comprendere il carattere inaggirabile della pulsione securitaria. L'essere umano non è, infatti, solamente un "animale sociale" - come riteneva classicalmente Aristotele - ma è anche animato da una spinta (antisociale) a rifiutare l'estraneo, lo straniero, a identificarlo, come direbbe Freud, con l'ostile in quanto fattore di perturbazione del suo equilibrio interno. La pulsione a chiudersi anzichè ad aprirsi non è, dunque, una patologia mentale, ma una attitudine fondamentale dell'essere umano destinata ad accentuarsi di fronte a situazioni di incertezza e di disordine. La pulsione securitaria nasce dalla necessità di tracciare confini identitari che possano proteggere la vita in- dividuale e collettiva dall'irruzione dell'estraneo. - Prima ancora di essere politica, l'esigenza di sicurezza è dunque una esigenza psichica. Se la figura di Ulisse mette in luce il carattere avventuroso della nostra vita, la fame di conoscenza che la conduce a varcare i confini, a sentirsi attratta dall'ignoto, non bisognerebbe mai dimenticare che esiste nell'essere umano anche una spinta altrettanto intensa a preservare e a difendere i propri confini: chiudere una porta, recintare una proprietà, edificare una frontiera rispondono all'esigenza psichicamente elementare di distinguere il famigliare dall'estraneo. Il Confine non è dunque soltanto una astratta linea geografica, ma una forma essenziale della nostra organizzazione mentale. - Per questa ragione la richiesta di sicurezza non può essere liquidata come un comportamento politicamente regressivo o come il frutto di un'azione di mera propaganda organizzata a fini elettorali. E' un errore clamoroso che spesso coinvolge anche esponenti illustri della sinistra. Dovremmo ricordare loro che non esiste solo il fascino irresistibile di Ulisse, ma anche l'acuta osservazione di Elias Canetti che mette in rilievo la particolare sensazione che ci investe quando, camminando lungo un grande viale cittadino o salendo su di un tram, urtiamo accidentalmente uno sconosciuto. Per un istante i nostri confini personali vengono violati. Qualcuno che non conosciamo è entrato abusiva-mente nel nostro spazio fisico interrompendo una distanza che ci protegge. Per un verso, dunque, l'umanità non sarebbe mai uscita dai propri confini se l'ignoto avesse prodotto soltanto paura, ma, per un altro verso, l'ignoto può suscitare un brivido capace di trasfor-mare la curiosità per lo straniero in una minaccia di violazione.
L'esasperazione ideologica della pulsione securitaria è ovviamente sempre possibile. Nel corso del Novecento ha provocato drammi senza precedenti. Il rischio della sua trasforma-zione in xenofobia, in culto dela razza o della salute o, addirittura, nella fantasia delirante di un mondo finalmente liberato da ogni forma di alterità, si è avverato tragicamente.
continua... to be continued...