giovedì 5 novembre 2026

Ultime notizie - dagli Stati Uniti d'America

 5 novembre '26 - giovedì                                5th November / Thursday                      visione post - 3


Elezioni americane - del MidTerm

LA VALANGA DEMOCRATICA cambia l'America

("E' finita l'era dell'odio") -  Vittoria oltre ogni previsione dei progressisti che ottengono una larga maggioranza sia alla Camera che al Senato. - Trionfi epocali in Texas, Kansas e South Carolina. La carica dei governatori in Georgia, Nevada e Ohio. -  I successi nel profondo sud trainati dalla società civile danno la misura del risveglio del Paese.

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IDEE / politica estera: Usa - Trump: un'anatra zoppa o scatenata

 5 novembre '26 - Giovedì                                5th November / Thursday                     visione post - 9

(da la Repubblica - 2 novembre '26 - Trump: un'anatra zoppa o scatenata / di Paolo Gentiloni)

I dubbi su Trump anatra zoppa. Oppure scatenata

E se perde? Che succede se Trump perde? E' questa la domanda che si sente circolare alla vigilia delle elezioni americane (di Midterm). Fino a che punto cercherà di interferire o di disconoscere un risultato sfavorevole? Avremo un'anatra zoppa o un'anatra scatenata? Più ancora che sui possibili risultati ci si interroga insomma sulle reazioni del presidente, il che la dice lunga sul recente declino della democrazia americana. Quando Madeleine Albright, la segretaria di Stato di Clinton, nel 2018 aveva ammonito, con il suo Fascism. A warning, circa la possibilità di una deriva autoritaria degli Stati Uniti sembrava stesse solo evocando un fantasma. Oggi tutto sembra possibile, anche per chi, come chi scrive, resta fiducioso sulla democrazia americana. -  Di fronte a questo passaggio delicato - forse perfino drammatico - non vorrei perdissimo di vista il messaggio che può venire all'America e al mondo dal voto di metà mandato. Quasi tutti i sondaggi prevedono "un'onda blu" che porterebbe i Democratici a prendere il controllo della Camera dei rappresentanti;...  continua... 

to be continuous... 

mercoledì 4 novembre 2026

ISTRUZIONE / Tagli alla Scuola - Intervista a Mario Rusconi, presidente dell'Anp Lazio

 4 novembre '26 - mercoledì                              4th November / Wednesday                   visione post - 16

(da la Repubblica - 2 novembre '26 / L'intervista - di Maria Novella De Luca)

Mario Rusconi, presidente dell'Associazione presidi Lazio  è critico con l'esecutivo (di questo governo Meloni): "Il calo demografico c'è ma non può essere un alibi".   Mario Rusconi è indignato e non lo nasconde.  "Ma allora vogliono proprio distruggerla la nostra scuola publica. Come si può pensare di tagliare 5.000 insegnanti, più duemila tecnici, amministrativi e collaboratori scolastici. Il calo demogra-fico è una realtà, un problema gravissimo. Ma non può essere un alibi per impoverire ancora di più la nostra istruzione pubblica, già così sofferente".  Presidente dell'Associazione nazionale presidi del lazio, una vita interamente dedicata agli studenti, Mario Rusconi  critica senza appello i Tagli annunciati dal governo nella legge di Bilancio. "E poi ci ciediamo perchè i nostri ragazzi non riescono a superare il primo anno di università", commenta con amarezza Rusconi.

Intervista -

M. N. De Luca - Professor Rusconi, in concreto cosa vogliono dire settemile tagli nella nostra scuola, di fronte ad un numero di studenti che cala di anno in anno?

M. Rusconi: "Vogliono dire una scuola sempre più povera, qualunque sia il numero degli alunni. Mi spiego: 'E' vero, ogni anno, purtroppo, a causa del calo demografico, perdiamo circa 10mila stuenti. E' un'emergenza per il futuro dell'Italia non soltanto perchè le aule restano vuote. Ma quei 5mila professori che il governo non vuole assumere, sarebbero invece una risorsa preziosissima anche con un numero di studenti inferiore. E così per il personale "Ata" che di fatto rende possibile il funzionamento degli istituti'

M. N. De Luca - E come porebbero essere impiegati gli insegnanti in soprannumero?

M. Rusconi: "C'è soltanto l'imbarazzo della scelta. Classi più piccole vuol dire poter seguire meglio bambine e bambini, ragazze e ragazzi. Soprattutto i più fragili nello studio, un numero sempre maggiore nelle nostre scuole, come dimostrano i test Invalsi. E recuperare chi ha lasciato i libri o magari è finito per strada. E poi: aule aperte fino a sera che diventino dei poli culturali nei quartieri. musica, teatro, sport, insomma l'educazione a 300 gradi".  

M. N. De Luca - Sembra un pò un'utopia, possiamo dirlo?

M. Rusconi: "E perchè? In finlandia è così, in Germania anche, l'hanno fatto addirittura nel Bronx a New York, dove c'è una delle scuole pubbliche e gratuite più importanti degli Stati Uniti e da cui sono usciti ben otto premi Nobel. Se nelle nostre scuole ci sono meno alunni, allora diamo a loro l'eccellenza".

M. N. De Luca - Lei parlava di abbandono dell'università. Dipende dalla preparazione insufficiente nella scuola secondaria?

M. Rusconi: "Noi scontiamo ancora un ritardo storico negli accessi all'università che sono più bassi della media europea. I dati ci dicono poi che a partire dal secondo anno c'è un crollo di iscrizioni. In particolare tra i ragazzi che hanno visuto gli anni difficili del Covid. In pratica molti lasciano il percorso universitario che si rivela troppo difficile per la loro preparazione. E infatti anche gli atenei cominciano a risentire di un netto calo di studenti". 

M. N. De Luca - Dunque con classi più piccole, senza tagliare il numero degli insegnanti, avremmo studenti più preparati.

M. Rusconi: "Non c'è dubbio. E' provato".

M. N. De Luca - E il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, cioè le segreterie, i collaboratori scolastici? Nelle nuove piante organiche dovrebbero essere duemila in meno.

M. Rusconi: "g

Gravissimo. Senza di loro le scuole non funzionano. Faccio un esempio: molti istituti hanno avuto difficoltà ad utilizzare i fondi del Pnrr proprio perchè non avevano abbastanza tecnici in grado di fare quelle rendicontazioni. Stesso discorso per i collaboratori scolastici. E il discorso si ripete: invece di tagliarli impieghiamoli per tenere le scuole aperte pià a lungo. Ma il punto è un altro: annunciare queste misure vuol dire puntare alla dismissione dell'istruzione pubblica. Del resto come diceva Alcide De Gasperi un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni. -  Così distruggoni l'istruzione pubblica e la speranza di futuro".

Lucianone

lunedì 2 novembre 2026

Ultime NOTIZIE - dall'Italia e dall'estero / Latest news: Italy and abroad

 2 novembre '26 - lunedì                              2nd November / Monday                          visione post - 10

martedì 20 ottobre 2026

LE IDEE / politica e Società - Ragazzi e studenti: un'altra IDEA di futuro

 20 ottobre '26 - martedì                              20th October / Tuesday                              visione post - 18

(da la Repubblica - 19 / 10 / '26  /  'Le Idee', di Concita De Gregorio)

I nostri figli e un'altra idea di futuro

di C. De Gregorio

- Vorrei mettere in fila qui quello che capisco e quello che non capisco delle generazioni nuove, un tentativo di mettermi nei loro panni senza perdere, mi sarebbe impossibile, la prospettiva di chi ha già molta vita alle spalle.  Clima, scuola, proteste, lavoro.  Grandi consapevolezze ma anche fatti di cronaca che mostrano per ammissione dei protagonisti adolescenti, grandi inconsapevolezze. Provo a fare un elenco.  Ho ascoltato una giovane attivista giorni fa a Padova, Repubblica Salute: diceva che per la sua generazione la crisi climatica è la paura più grande. Che teme, i suoi compagni di studi con lei, di dover un  giorno cercare un luogo per mettersi in salvo, ma dove? Ho pensato che lo capisco razionalmente, non emotivamente: comprendiamo profondamente ciò che anche noi proviamo, o abbiamo provato, e il pensiero di una catastrofe climatica da cui fuggire non è stata mai la mia paura, da ragazza nè da adulta. Ha ragione, quella ragazza. Sfilavano i cortei degli studenti per una scuola migliore, senza "tetti", quella mattina. In testa al corteo una ragazza col megafono scandiva uno slogan che più o meno diceva: voi ci volete insegnare le vostre regole, noi vogliamo cambiare le regole. In un bar di piazza delle Erbe un gruppo di donne commentava con scetticismo. Devono imparare un mestiere e andare a lavorare - dicevano - ma non vogliono più lavorare, questi ragazzi: non vogliono più faticare come abbiamo fatto noi. Non credo che non vogliano lavorare, su questo fra un attimo torno.

Ho visto i professori in testa ai cortei, in altre città, ho ascoltato le loro parole e sono d'accordo: prote-stare è una forma di consapevolezza, è inoltre sacrosanto quando le regole sono retrive.  Protestare significa indicare un'altra idea di futuro. Ho letto le parole della madre di uno dei ragazzi che a Roma, a bordo di una minicar, hanno aggredito "per gioco" i passanti riducendo un uomo in fin di vita. Una donna che si alza alle cinque di mattina per andare a lavorare, un figlio inconsapevole della gravità del suo gesto. Come facciamo a capire chi sono i nostri figli, mi sono chiesta. Quale lotteria li assegna ora a una protesta di piazza, ora a una mini gang? E' solo l'educazione, la famiglia, l'esempio, è la scuola, è il mondo digitale in cui vivono, è quello fuori, reale, in fiamme?  E'  l'orizzonte domestico  o  quello planetario? E' indole, caso, amicizie, incontri? Tutto questo certo, ma in che misura. Tutto è sempre troppo, sempre troppo poco per spiegare.  Uno dei miei figli tempo fa, durante una discussione appunto sullo spirito di sacrificio (io dicevo, naturalmente, quanto ne serve) mi ha risposto: tu non capisci. Per me il lavoo è solo qualcosa di necessario per vivere. Bisogns fsrlo perchè non si può vivere senza soldi. Dunque per fare quello che mi piace devo lavorare. L'ha detto senza rabbia. Aveva una specie di dispia-cere nella voce, qualcosa come una stanchezza che non passa. Anche io ero stanca. Ho chiesto cercan-do un tono neutro - nessun giudizio, nessun rimprovero: cosa ti piace, allora?  Le persone, mi ha detto. Certe persone. Per esempio i postini nei paesi, o quelli che partono per aiutare gli altri. Certe donne sulla metro che parlano lingue che non so. E i bambini. Mi piacciono sempre i bambini, anche quando pian-gono e si rintanano. Ha fatto un lungo elenco, commovente. Sono tutti lavori, ho risposto infine: potreb-bero diventarlo. Allora ha preso un libro che sta studiando per un esame, l'ha aperto a una pagina segnata e ha letto: "Il capitalismo liberale si è indirizzato infine nella pura creazione di ricchezza tramite il debito e la speculazione: squalifica il lavoro, il salario è per i poveri, esaurisce le forze e consuma il tempo. L'arricchimento ha luogo a spese dell'umanità futura. Quelli che verranno dopo di noi ci giudi-cheranno di un egoismo folle, di un'irresponsabilità mortale". -   Giorni fa ho visto in teatro, al Piccolo di Milano, uno spettacolo magnifico, Il fuoco era la cura del collettivo Sotterraneo. Sono tre anni che fa il tutto esaurito e ci sono sempre, in sala, centinaia di ragazzi. E' una rilettura di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Ricorderete: i libri sono proibiti, i pompieri li bruciano, le loro mogli passano la giornata a casa con dei visori che mostrano clown bianchi, pagliacci come unica distrazione ammessa. Il regime impone la perdita di memoria e chi si ribella fugge nel bosco, manda un libro a mente, diventa persona libro. Fuori dal teatro un capannello di ragazzi diceva i libri li bruciano ancora, in certi Paesi persino demo-cratici li ritirano, mettono al bando gli autori proibiti e i clown bianchi sono dappertutto. Anni abbiamo passato e stiamo passando, a chiederci come si fa, adesso? A garantire un lavoro, un salario minimo, una vita dignitosa a chi è arrivato dopo di noi.  Anni, in quel momento in cui si parla a tavola con i figli, a dire noi alla vostra età: i sacrifici, e la passione, e la tenacia e la volontà. Bisogna adattarsi, accettare le occasioni che si offrono. Bisogna sacrificare i desideri minori in  nome di un desiderio maggiore: ottenere quel lavoro a ogni costo. No, rispondono loro adesso. A ogni costo no. -   C'è un  breve docu-mentario, si trova in rete. Lo firma Manuela Virdis. Si intitola Caro lavoro: "Nella mia esperienza il lavoro è quello per cui devi rinunciare a ciò che ti fa sentire bene. Devi lasciarti trattare male, malissi-mo in cambio di soldi. E' un patto iniquo. Libertà, lavoro, felicità non sono parole che stanno insieme. La strada che ho davanti è fatta di giorni pieni di fatica per comprare una macchina con la quale resterò bloccata nel traffico per arrivare a casa sfinita la sera a dormire e sognare la libertà, la felicità, prima di svegliarmi per andare di nuovo al lavoro. A me sembra che la vita sia troppo breve per darla in ostaggio a chi per alimentare il suo profitto mi offre in cambio due soldi".

Forse è questo che ci stanno dicendo le generazioni nuove, talvolta stentiamo a comprendere perchè di quel mondo siamo artefici. Avete disegnato un mondo di illusioni e distrazioni mentre tutto il resto precipita. I vostri clown bianchi: pensavate forse che anestetizzassero dal dolore, vi siete sbagliati. Quando le pareti si stringono attorno, quando il campo di gioco è avvelenato disobbedire è una forma di insurrezione. l'unica possibile, e insieme una dichiarazione di umanità. Non i libri, dobbiamo bruciare, ma i clown. 

Lucianone

lunedì 19 ottobre 2026

IDEE e politica / esteri / - Le proteste del giovane popolo francese / La rabbia corrode i valori francesi

 19 ottobre '26 - lunedì                                 19th October / Monday                               visione post - 19

(da "la Repubblica" - 14 ottobre '26 /  R- Idee: valori francesi e rabbia / T. Ben Jelloun)

La rabbia corrode i valori francesi

(di Tahar Ben Jelloun)

La Francia va male. Lo si sa da un pò. E' il terzo paese più indebitato dell'Unione europea dietro a Grecia e Italia. Con un debito di 3595,5 miliardi di euro, che rappresentano il 119 per cento del Prodotto interno lordo, con un'ascesa dell'estrema destra che i sondaggi danno vincente alle elezioni per la presidenza, con problemi strutturali irrisolti nella pubblica istruzione (cinque ministri in tre anni) e con la sanità che continua a peggiorare (mancanza di medici; attese anche di tre mesi per un appuntamento con uno specialista; personale ospedaliero molto mal retribuito), la società francese sta assistendo a una crisi profonda, politica, economica e culturale e non sa cosa fare. Sono i liceali a percepire il dolore della Francia, a provare incertezza nei confronti del loro futuro. Sono scesi in piazza a manifestare contro la mancanza di professori (mal retribuiti), contro una qualità dell'insegnamento in drastico peggioramento, contro la mancanza di considerazione da parte del governo. Si fanno chiamare la Generazione Rabbia. I liceali sono arrabbiati a buon motivo. Innanzitutto, invece di ascoltarli, il governo ha dispiegato migliaia di agenti che non hanno esitato a picchiarli, a lanciare lacrimogeni, a battersi fisicamente con gli adolescenti (uno di loro, un quidicenne perso una mano per l'esplosione di un lacrimogeno). Tra i liceali ci sono teppisti estranei al movimento che spaccano e danno alle fiamme tutto quello che trovano appena possono.  Ma il goffo errore del ministro degli Interni, che crede più alla repressione che al dialogo, è stato fatale. Il movimelanto continua a espandersi in tutta la Francia. E nel frattempo, il presidente rimane in silenzio. Come aveva detto l'ex presidente Jacques Chirac, "la casa brucia e si guarda da un'altra parte". -  Un professore ha dichiarato di non essersi "accorto di nulla, di essere rimasto sorpreso".  I liceali hanno l'impressione che gli studi non consentiranno loro di trovare lavoro. La disperazione è reale e immensa. La fiducia è scomparsa. Un professore ha spiegato così la situazione al settimanale Le Point: "Gli orari sono meno soddisfacenti che in passato, ma ciò dipende in gran parte dall'attuale organizzazione della scuola superiore. Dalla riforma del 2019, gli studenti scelgono i loro indirizzi di specializzazione e costruiscono percorsi più personalizzati. Non sono più suddivisi in indirizzi come in passato".  Il partito di Jean Luc Mélenchon La France Insoumise appog-gia i manifestanti e partecipa alle proteste. Politicizza un movimento spontaneo nato fuori da partiti e sindacati, Gli altri partiti sono troppo impegnati a preparare le candidature per le presidenziali.  La Francia soffre per la sua gioventù. Valori e principi sbiadiscono e scompaiono. Non c'è più rispetto per i professori. L'autorità di genitori e insegnanti non ha più effetto. Gli ultimi risultati dell'inchiesta Pisa dell' Ocse condotta sugli studenti di 15 anni collocano la Francia al 27esimo posto. Al primo c'è la Cina. Il morale è ai  minimi storici e l'incertezza attanaglia i giovani, le cui prospettive future non sono rosee. Ad aver suscitato il maggior numero i commenti è la violenza della polizia. E' sembrata quasi una guerriglia. Gli scontri si sono fatti sempre più brutali e ci sono stati arresti arbitrari dei manifestanti. Certo, alcuni poliziotti sono rimasti feriti, ma la violenza è iniziata per ordine del ministro. L'arrivo dell'intelligenza artificiale ha sconvolto la maggior parte degli studenti che, più di ogni altra cosa, si stanno rendendo conto che essa non darà loro lavoro ma anzi, al contrario, glielo sottrarrà.  Questo clima di angoscia, inquietudine e incertezza ha spinto i giovani a scendere nelle piazze. Sono iniziate così manifestazioni pacifiche, ma poi sono arrivati i pestaggi e alcune auto sono state date alle fiamme. Non bisogna fare confusione tra il problema di fondo e il fuoco appiccato ai bidoni della spazzatura. Queste manifestazioni sono spontanee, senza leader e senza organizzazione. Nascono dalla rabbia pura e semplice che si va a sommare alla disperazione degli agricoltori e di tutti quelli che devono pagare un litro di benzina più di due euro e mezzo. Il secondo quinquennio di Macron si chiude nella violenza e nel furore, nel fallimento e nell'indebitamento. Il governo non propone soluzioni in risposta alle rivendicazioni dei giovani. E' l'intero Paese a essere sconvolto da una gioventù consapevole che il suo futuro è quanto mai incerto.

Lucianone

Ultime NOTIZIE - dall'Italia / Latest news - from Itay

 19 ottobre '26 - lunedì                                    19th October / Monday                          visione post - 18

(da la Repubblica - 19 / 10 / '26)

La guerra dei ragazzini: domenica di devastazioni e saccheggi nel cuore di Milano / Dei 200 fermati l'80 per cento sono minorenni / Si sono autoconvocati su Tik Tok, e sono senza appartenenza politica e ignoti alla polizia / Pronta nuova stretta securitaria

Altra giornata di guerriglia urbana a Milano: gruppi di giovanissimi (addirittura dagli 11 anni in sù) in tute nere e incappucciati spaccano le vetrine e saccheggiano i negozi nelle vie del centro. Meloni convoca una riunione e prepara "nuove misure contro chi semina il caos". continua... 

mercoledì 16 settembre 2026

PSICOLOGIA - La Paura: come riuscire a capirla e affrontarla in un tempo incerto e insicuro come il nostro

 16 settembre '26 - mercoledì                              16th Seètember / Wednesday            visione post - 25

(da la Repubblica - 28 agosto'26 / Discutere sulla paura)

Come rispondere alla paura

(di Massimo Recalcati)

In un tempo traumatizzao dalle guerre e dall'incertezza per il nostro avvenire il tema della sicurezza si è caricato di una valenza che non è più solo politica, ma anche mentale. Ridurre l'esigenza di sicurezza alla manifestazione di un rudimentale analfabetismo politico non solo è un'errore strategico che spalanca praterie per una predicazione "alla" Vannacci, ma segnala soprattutto l'incapacità di comprendere il carattere inaggirabile della pulsione securitaria. L'essere umano non è, infatti, solamente un "animale sociale" - come riteneva classicalmente Aristotele - ma è anche animato da una spinta (antisociale) a rifiutare l'estraneo, lo straniero, a identificarlo, come direbbe Freud, con l'ostile in quanto fattore di perturbazione del suo equilibrio interno.  La pulsione a chiudersi anzichè ad aprirsi non è, dunque, una patologia mentale, ma una attitudine fondamentale dell'essere umano destinata ad accentuarsi di fronte a situazioni di incertezza e di disordine. La pulsione securitaria nasce dalla necessità  di tracciare  confini identitari  che possano  proteggere  la vita in- dividuale e collettiva dall'irruzione dell'estraneo. -  Prima ancora di essere politica, l'esigenza di sicurezza è dunque una esigenza psichica. Se la figura di Ulisse mette in luce il carattere avventuroso della nostra vita, la fame di conoscenza che la conduce a varcare i confini, a sentirsi attratta dall'ignoto, non bisognerebbe mai dimenticare che esiste nell'essere umano anche una spinta altrettanto intensa a preservare e a difendere i propri confini: chiudere una porta, recintare una proprietà, edificare una frontiera rispondono all'esigenza psichicamente elementare di distinguere il famigliare dall'estraneo. Il Confine non è dunque soltanto una astratta linea geografica, ma una forma essenziale della nostra organizzazione mentale. -   Per questa ragione la richiesta di sicurezza non può essere liquidata come un comportamento politicamente regressivo o come il frutto di un'azione di mera propaganda organizzata a fini elettorali. E' un errore clamoroso che spesso coinvolge anche esponenti illustri della sinistra. Dovremmo ricordare loro che non esiste solo il fascino irresistibile di Ulisse, ma anche l'acuta osservazione di Elias Canetti che mette in rilievo la particolare sensazione che ci investe quando, camminando lungo un grande viale cittadino o salendo su di un tram, urtiamo accidentalmente uno sconosciuto. Per un istante i nostri confini personali vengono violati.  Qualcuno che non conosciamo  è entrato abusiva-mente nel nostro spazio fisico interrompendo una distanza che ci protegge. Per un verso, dunque, l'umanità non sarebbe mai uscita dai propri confini  se l'ignoto  avesse prodotto soltanto paura, ma, per un altro verso, l'ignoto può suscitare un brivido capace di trasfor-mare la curiosità per lo straniero in una minaccia di violazione.

L'esasperazione ideologica della pulsione securitaria è ovviamente sempre possibile. Nel corso del Novecento ha provocato drammi senza precedenti. Il rischio della sua trasforma-zione in xenofobia, in culto della razza o della salute o, addirittura, nella fantasia delirante di un mondo finalmente liberato da ogni forma di alterità, si è avverato tragicamente. Tuttavia, chiudere i confini, alzare barricate, difenfere il proprio territorio non sono soltanto gesti ideologici, ma rispondono a un fantasma fondamentale. costruire un luogo protetto dall'irru-zione dell'esterno. Freud faceva l'esempio del guscio che assicura protezione di fronte agli stimoli imprevedibili provenienti dall'esterno: un dentro senza fuori, uno spazio finalmente sottratto all'imprevisto. -  Il compito di una politica all'altezza della sfida della democrazia dovrebbe essere quello di riconoscre l'esistenza della pulsione securitaria. Senza irridere la chiamata alle armi di cui si fa portavoce il generale Vannacci, bisognerebbe avere il corag-gio di sostenere che l'inclusione non comporta la cancellazione della propria identità nazio-nale, che l'accoglienza non comporta la negazione della propria memoria storica, che il confine come luogo di scambio non comporta la sua soppressione come soglia che definisce un'appartenenza. Nondimeno, la domanda di sicurezza è inesauribile perchè non può mai essere pienamente soddisfatta: più il mondo appare precario, disordinato, imprevedibile, più cresce il desiderio di stabilire confini sempre più netti; più le identità si mescolano, più può emergere la tentazione a solidificarle.  Ma il problema è che la sicurezza assoluta coincide solo con la morte. Un mondo completamente sicuro sarebbe un mondo senza sorpresa, senza alterità e senza rischio..E' questa la contraddizione che bisognerebbe riuscire a rendere feconda: non si dovrebbe semplicemente opporre apertura a chiusura, libertà a sicurezza. Se, come sappiamo, una società che organizza la propria identità intorno alla paura è destinata a trasformare la protezione in una forma di segregazione, non dovremmo nemmeno dimenti-care che una società che nega l'esistenza della paura finisce per consegnarsi ai peggiori pro-pagandisti della reazione. -  Il compito della politica non è quello di sopprimere la pulsione securitaria, ma di tenerne conto dandole una forma che non distrugga ciò che pretende di proteggere. Non abbiamo PAURA soltanto perchè qualcuno ci ha insegnato ad averne. Abbiamo paura perchè siamo esseri vulnerabili, esposti alle insidie del mondo. La civiltà non comincia quando eliminiamo la paura, ma quando impariamo a non trasformarla in una spinta aggressiva. La paura non è l'esito di un deficit cognitivo ma ci appartiene.   Cosa ne possiamo fare?  La brace che alimenta la follia di una società chiusa su se stessa che trasforma i suoi confini in muraglie o una domanda di sicurezza da tenere in seria considerazione, non negata e non schernita snobisticamente come se fosse solo il prodotto pregiudiziale di una cattiva educazione o di una manipolazione propa-gandistica?

Lucianone

venerdì 28 agosto 2026

Politica estera - Spagna e il metodo Sanchez

 28 agosto '26, venerdì                                28th August / Friday                         visione post - 64

(da "la Repubblica" - 21 marzo 2026 / Invece Concita - 'Come fa Sanchez?... )

Come fa Sanchez? Studiamolo

di C. De Gregorio

Ma come farà Pedro Sanchez? A fare sempre cose di sinistra, a dire le parole giuste? Che cos'ha che i nostri non hanno? Eppure sembravano partiti tutti più o meno alla pari, quelli della sua generazione. Perchè lui sì e gli altri no? Non stiamo parlando qui di grandi statisti, di visionari e filosofi: non si intravede da nessuna parte un nuovo Berlinguer. Neppure lui lo è. E' un politico preparato, concentrato sulle sue ragioni: come molti. E' pieno di problemi, come moltissimi. Direi come tutti. Problemi di maggioranza, di tenuta di coalizione. Ha di fronte la minaccia delle destre che avanzano, in molte regioni vincono. Vox cavalca. Ha i suoi problemi giudiziari, parecchi, la moglie sotto accusa. La giustizia non è "un plotone di esecuzione", come sostiene qui da noi la capo segreteria del ministero di Giustizia. La Giustizia fa le sue indagini esamina le accuse, non risparmia i potenti e i governanti in carica. Non si richiede impunità per la casta.  E' un leader debole, scrivono ogni giorno i giornali dell'opposizione, in Spagna. Eppure fa, dice. Che la guerra è illegale, che si può perfettamente essere nemici di un regime sanguinario che impicca in piazza ragazzi senza processo (Iran) e al contempo essere contrari alle violazioni del diritto internazionale. Ieri un Consiglio dei ministri straordinario ha varato "lo scudo sociale".  Misure per proteggere i cittadini dalle conseguenze del conflitto. dalle speculazioni e dai rincari. Ottanta provvedimenti per circa 5 miliardi di euro. la riduzione dell'Iva sui carburanti dal 21% al 10%, l'eliminazione dell'imposta speciale sugli idrocarburi, con un calo stimato  di 30-40 centesimi al litro su diesel e benzina. La riduzione delle imposte sull'elettricità, il rafforza-mento del bonus sociale elettrico, il divieto di sospensione delle forniture per le famiglie vulnerabili. Il blocco temporaneo degli affitti. Il divieto di licenziamento e il controllo dei margini aziendali. Non c'è da applaudirlo, bisogna studiarlo. Capire come fa.

Lucianone