lunedì 4 maggio 2026

venerdì 1 maggio 2026

COMMENTI / riflessioni-conclusioni - Israele e l'implosione da guerra pemanente

 1 maggio '26 - venerdì                                      1st May / Friday                          visione post - 6 

(da la Repubblica, 19 aprile '26  -  da "Deviazioni" di Lucio Caracciolo)

Israele e l'implosione da guerra permanente

Israele ha intrapreso un percorso di autodistruzione. A muioverlo è il bisogno di sicurezza inteso come costante allargamento del proprio territorio. Imperativo esaltato dagli estremisti reigiosi quale adempi-mento del mandato divino, che vorrebbe il popolo eletto titolare dello spazio tra il Nilo ed Eufrate (Genesi, 15; 18-21). Dio non essendo cartografo lascia agli ultrasionisti r eligiosi qualche libertà di interpretazione circa la forma della Terra di Israele.  Certo non un sogno da realizzare nel tempo visibile, , almeno per i sionisti che curano il senso del limite.  Diversi però, non solo ebrei - per esempio l'ambasciatore ameri-cano a Gerusalemme, Mike Uckabee - ne fanno l'idale di riferimento. - Non entriamo nella disputa georeligiosa. Restiamo all'equazione spazio=sicurezza. Dalla quale discende spazio=identità. Qui sicu-rezza e identità sono due facce della stessa medaglia. Ovvero del controllo sui territori strappati agli arabi palestinesi dalla guerra dei Sei Giorni (5-10 giugno 1967) a oggi.  Spazi da estendere a tempo indetermi-nato, con traiettorie variabili. Nel menù odierno figurano mezza Gaza - in attesa di riprendere l'altra metà, sotto Hamas - tutta la Cisgiordania (Giudea e Samaria), il Libano meridionale sino al fiume Litani, il Golan con il monte Hebron e altri territori siriani.   

La differenza qualitativa  tra le conquiste precedenti e quelle in corso dopo il trauma del 7 ottobre sta nell'enfasi sull'identità più che sulla sicurezza. Il Grande Israele è anzitutto dovere verso se stessi. Autoidentificazione di un popolo eletto . Di qui il rifiuto del governo Netanyahu di considerare umani coloro che resistono a tanto disegno, come i gazawi e i palestinesi di Cisgiordania. Privi di diritti in quanto non umani. La riduzione del nemico a bestia - ricambiata nella propaganda di Hamas e di altre organizza-zioni palestinesi - legittima ogni violenza.  Nella dottrina militare di Gerusalemme l'espansione del territorio serve alla sicurezza "assoluta". Le Forze di autodifesa di Israele sono impegnate in un'offensiva totale, permanente, estinata a estirpare la minaccia dei "terroristi" (sinonimo di tutti i nemici) una volta per tutte. Basta "tagliare l'erba", rappresaglie periodiche con cui lo Stato ebraico domava le rivolte palestinesi, tra una tregua e l'altra. -  Questo assolutismo minaccia di suicidare Israele. Trascura il vincolo demografi-co: sette milioni di ebrei, tra cui ancora molti laici e una crescente minoranza ultraortodossa che non si riconosce nello Stato, non possono reggere in eterno fucile al piede spazi sempre più estesi, estendibili per volontà divina, abitati da arabi in gran parte musulmani. A meno di non sterminare gli autoctoni o vessarli per spingerli non si sa dove.   Moshe Dayan, eroe dei Sei Giorni, da Gerusalemme liberata/occupata commentava: "Se dovessi scegliere di essere occupato da una nazione, non sceglierei Israele".  I pogrom scatenati dai coloni in Cisgiordania hanno aggiunto intensità tale da spingere il loro massimo protettore nel governo, Bezalei Smotrich, a deplorare "marginali fenomeni di violenzache danneggiano l'intera impresa degli insediamenti".

Continua... to be continued... 

domenica 26 aprile 2026

Commenti - La normalità delle armi - (e le mie personali riflessioni-conclusioni di stanchezza)

 27 aprile 2026 - domenica                               27th April / Sunday                      visione post - 6

(da La Repubblica - 19 aprile '26  /  L' Amaca, Michele Serra )

LA NORMALITA'  delle armi

E' possibile che qualcosa ci sia sfuggito, in questo affastellarsi di dichiarazioni, dispacci, bombe, mine, riunioni di dignitari colate a picco, petroliere immobili ma ancora a galla, ultimatum via social che smentiscono quanto appena detto. Ma Hormuz è aperto o chiuso? La guerra è ancora in corso? La tregua prelude alla pace o è solo una breve interruzione delle ostilità? Il regime di Teheran (obiettivo dichiarato dell'attacco) è più forte o più debole?  L'Iran avrà o non avrà il suo nucleare? Chi ha vinto davvero, visto che tutti dicono di avere vinto? Chi ha perso, visto che nessuno ammette di avere perso? -  Biognerebbe inventare un neologismo che indichi la condizione di caos permanente nella quale un "manipolo di tiranni", dice il papa, ci ha condotti (L'Osservatore romano  traduce elegantemente: manipolo di dominatori). Vale il nuovo disordine mondiale al posto del vecchio ordine mondiale, e questo lo avevamo capito. Ma la condizione di guerra diffusa, mai dichiarata e mai conclusa, senza un inizio e senza una fine, come chiamarla?  Fu Putin, quando coniò l'eufemismo "operazione militare speciale" pur di non dire "guerra contro l'Ucraina", a dare per primo il segnale che la vecchia antitesi guerra/pace appartiene al passato. Il rapimento di Maduro prevedeva l'uso delle armi, e la violazine della sovranità di un altro Paese, ma gli Usa non sono in guerra con il Venezuela. Nè assomiglierebbe alla pace l'allentamento della morsa di Israele sul Libano. -  Forse l'obiettivo è fare della violenza militare, dei bombardamenti, del massacro di civili nelle loro case, non una grave emergenza (la guerra!) ma una presenza endemica (cioè Normale). Le bombe e i carrarmati come i parlamenti e le diplomazie: normali (appunto) attori politici.

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Le mie personali riflessioni... e il senso di stanchezza!

Lo stretto di Hormuz, sì, vabbè, ormai lo sappiamo quasi tutti, anche i bambini forse, che cosa è.  Ma come ci siamo arrivati a questa crisi nello stretto di Hormuz? Bastano due parole: ribaltamento del mondo. Certo, il mondo non è più quello di prima, a partire dall'invasione russa dell'Ucraina, e forse come base di partenza dal crollo delle due Torri Gemelle di New York e soprattutto dalle sue conseguenze peggiori che si sono propagate da quell'inizio 2000 del nuovo millennio in poi.

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martedì 31 marzo 2026

SOCIETA' / Italia - Quella frattura tra ragazzi e adulti

 31 marzo '26 - martedì                               31st March / Tuesday                         visione post - 23

(da La Stampa - Commenti e Idee / di Antonella Inverno)

Quella frattura tra ragazzi e adulti

Quanto è successo in provincia di Bergamo - il ragazzo di tredici anni, poco più che un bambino, che ha accoltellato la sua insegnante - è solo l'ultimo in ordine di tempo di una serie di atti violenti commessi da giovanissimi in tutta Italia.  Questo caso, come gli altri, va guardato nella sua unicità; tuttavia tutti raccontano qualcosa dello stato di salute degli adolescenti e di quello delle relazioni educative. Nella delicata fase dell'adolescenza si è ancora nel pieno di un processo di crescita  in cui rabbia e frustrazione possono assumere una forza travolgente, soprattutto quando non trovano spazi di riconoscimento e di elaborazione, quando dentro si accumulano tensioni, incomprensioni, vissuti di esclusione.  Un elemento che questi casi mettono in luce è la difficoltà, da parte degli adulti, di intercettare per tempo i segnali di disagio. -  Segnali che restano frammentati tra scuola e famiglia, raramente condivisi in modo sistematico e tradotti in interventi tempestivi e continuativi.  Si interviene, più che altro, quando il problema esplode e due vite sono cambiate per sempre: quella della vittima, e anche quella di chi ha commesso un atto tanto feroce.  -   

Con il rapporto (DIS)ARMATI, frutto di un lungo lavoro di ricerca sul campo, Save the Children ha messo in evidenza  alcuni tratti comuni  agli episodi di violenza agiti dagli adolescenti, con la volontà di alimentare la riflessione sulle misure di prevenzione più efficaci. Questo tipo di violenza non ha una finalità strumentale. -   L'obiettivo non è l'eliminazione fisica: spesso i ragazzi non appaiono consapevoli delle conseguenze gravissime e a volte ir-reversibili dei loro atti. Un gesto del genere appare come utile a dimostrare forza, a recuperare rispetto. Il suo valore è legato alla visibilità e alla reazione degli altri. 

Lucianone

Ultime notizie - dall'Italia / Latest news - from Italy

 31 marzo '26 - martedì                                   31first March / Tuesday

giovedì 26 marzo 2026

Politica e analisi - Dopo la vittoria del NO, il Governo Meloni comincia a scricchiolare e saltano un pò di poltrone

 26 marzo '26 - giovedì                                  26th March / Thursday

Commenti / Idee e aggiornamenti - Come va il piano di pace per Gaza

 26 marzo '26 - giovedì                                 26th March / Thursday                         visione post - 13

(da la Repubblica - '20 marzo '26 /  Concita de Gregorio)

Come va il piano di pace per Gaza

E intanto, Gaza? Come procede la famosa pace che doveva essere la principale ragione per far vincere il Nobel a Trump? (Questo scrivevano il 10 ottobre i sostenitori del presidente Usa e parecchi organi di stampa, in disprezzo della logica ma persino della logistica: il patto per il cessate il fuoco era stato siglato il giorno prima, il Nobel assegnato il giorno dopo. Non è che si decida in 24 ore, a chi dare il premio). Ma oGaza, si diceva. Lo storico risultato come va? Siamo passati alla fase due, cinque mesi dopo l'accordo? Si stanno sgomberando le macerie, è iniziata la ricostruzione, si sono aperti i varchi per mezzi commerciali e civili?  E' ripartita la produzione industriale, funzionano scuole e ospedali? I giornalisti possono finalmen-  te entrare e vedere come stanno le cose? -  No, naturalmente. Niente di tutto questo. L'unico risultato ottenuto dalla coppia Trump-Netanyahu è quello di aver scatenato intanto un'altra ancor più imprevedibile guerra che ha come risultato secondario quello di aver fatto sparire il tema Gaza dal dibattito pubblico.  Se per Trump entrare in guerra contro l'Iran fosse un diversivo, c ome molti analisti negli Stati Uniti dicono (un divrsivo di attenzione dal caso Epstein, per esempio) ecco, ci sarebbe da aggiungere questo: un diver-sivo, anche, dal fallimento del celebratissimo piano di pace. Da quando è stato concordato il cessate il fuoco sono stati uccisi quasi settecento palestinesi, che si aggiungono ai 70mila già massacrati. Più di cento ammazzati al mese, in "tempo di pace".  Hamas ha restituito tutti gli ostaggi vivi e i corpi dei morti, ma Israele non ha cessato di bombardare.

Si continua a morire: uccisi da soldati freddo e fame

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sabato 21 marzo 2026

SPORT - calcio / serie A '25 / 26 - 29^ giornata / risultati, classifica e commento

 21 marzo '26 - sabato                                       21st March / Saturday                  visione post - 6

Risultati delle partite

Torino - Parma  4 - 1  Inter - Atalanta  1 - 1

Napoli - Lecce  2 - 1   Udinese - Juventus  0 - 1

H. Verona - Genoa   0 - 2   Pisa - Cagliari  3 - 1

Sassuolo - Bologna  0 - 1  Como - Roma   2 - 1

Lazio - Milan   1 - 0   Cremonese - Fiorentina  1 - 4

CLASSIFICA

Inter   68  /   Milan   60  /  Napoli   59  /  Como   54  /  Juventus   53  /   Atalanta   47  /  Bologna   42

Lazio   40  /  Sassuolo   38  /   Udinese   36  /  Parma   34  /  Genoa, Torino   33  /  Cagliari   30

Fiorentina   28  /  Lecce   27  /  Cremonese   24  /  Pisa, H. Verona   18

Commento

Il Milan perde a Roma con la Lazio e vanifica la piccola rimonta che si stava procurando dopo i tre punti guadagnati contro l'Inter la settimana scorsa. Il Napoli prova a recuperare con ben 2 vittorie di seguito e 6 punti in soli due match, ma il distacco dalla prima è di quasi 10 lunghez-ze cioè un pò troppo.  Como e Juventus molto bene come punti e possono per ora accedere alla Champion's.  Nel fondo classifica il Verona ha perso malamente col Genoa (ancora in casa) dopo la bella vittoria col Bologna in trasferta: alti e bassi che la penalizzano sempre più. Poi ci sono Cremonese e Lecce che non possono più compiere passi falsi e qualche sconfitta in più nelle prossime ultime gare le possono inguaiare non poco, fatto comunque non ancora del tutto evidente che la Fiorentina sia fuori dalla lotta!  (Luciano Finesso)

Lucianone

Commenti e Idee - Una domanda rimasta nell'aria

 21 marzo '26 - sabato                                  21st March / Saturday                       visione pot - 11

(da la Repubblica, 20 marzo '26 -  l'Amaca / Michele Serra)

Una domanda rimasta nell'aria

Nessuna legge o convenzione stabilisce quali media la presidente del Consiglio debba frequentare. E quali no. Niente di scandaloso, dunque, nella sua decisione di affidare a una chiacchierata con Fedez il momento più alto della sua campagna referendaria. Una interlo-cuzione amichevole è più rilassante di un contraddittorio. -  Rimane la libertà, a ci che resta del'opinione pubblica, di avere un piccolo sussulto quando Meloni a proposito dell'attacco di Israele e Stati Uniti all'Iran, indica come "unico scenario ragionevole tentare di chiudere un accordo per cui l'Iran accetta di utilizzare l'uranio solo a scopi civili e non militari". Beh, quel- la "soluzione ragionevole" già era in campo, grazie al lavoro dell'amministrazione Obama. Poi Trump l'ha cancellata. E la prima cosa che anche il meno distratto dei giornalisti avrebbe fatto notare a Meloni è esattamente questa: mi scusi, presidente, ma ppichè l'accordo che lei auspica c'era già, secondo lei come mai Trump lo ha stracciato? Aveva gà in mente di attaccare l'Iran? Fedez non è un giornalista, è un ragazzo vivace, con qualche talento in campo artistico. Non si può pretendere che lui, o il suo compagno di microfono, siano in grado di far notare a Meloni ciò che anche il più scalcinato dei giornalisti, purchè non affiliato alla causa, avrebbe fatto notare: e cioè che Obama aveva trattato con l'Iran precisamente con le intenzioni oggi espresse da Meloni, e con ottimi risultati; e Trump, quelle intenzioni, le ha poi calpestate. 

Resta da dire che si capisce perchè Meloni abbia deciso di parlare da Fedez, e non in sedi nelle quali qualche nozione di storia e di politica è ancora disponibile. Il rispetto della realtà è una fatica supplementare per chi fa già un lavoro faticoso come la presidente del Consiglio.

Lucianone