mercoledì 29 ottobre 2025

SPORT - calcio / Serie A 2025/26: 8^ giornata - risultati e commento con video

 29 ottobre '25 - mercoledì                           29th October / Wednesday                     visione post - 13

Giornata 8  (di 38)

Milan - Pisa  2 - 2   Parma - Como  0 - 0

Udinese - Lecce  3 - 2  Napoli - Inter  3 - 1

Cremonese - Atalanta  1 - 1

Torino - Genoa  2 - 1  H. Verona - Cagliari  2 - 2

Sassuolo - Roma   0 - 1   Lazio - Juventus  1 - 1

Fiorentina - Bologna  2 - 2  

Commento 

Ci risiamo: ancora tanti, tanti pareggi, per la precisione sei, e così può sembrare, ma è vero solo a metà, che molte squadre si equivalgano. E così il campionato e la  classifica non decollano ancora del tutto, Ci saranno da attendere almeno gi esiti di sei, sette giornate di gioco per avere un quadro minimo più completo per trarre conclusioni serie per almeno la metà delle formazioni partecipanti al torneo. Intanto si possono solo segnalare le sorprese di Como e Cremonese, la delusione per Genoa e Fiorentina, la conferma del Bologna e la prevedibile difficoltà dell'Atalanta senza il suo Gasperini e con un Juric che forse deve inquadrare meglio sia formazione che ambiente, ma sembra sulla buona strada con l'apporto di un Lookman quasi "ritrovato".


Lucianone

Politica / Le piazze per Gaza: rappresentazione e rappresentanza

 29 ottobre '25 - mercoledì                            29th October / Wednesday                 visione post - 35

(da "Corriere della Sera", lunedì 27 ottobre - Manifestazioni per la Palestina / Giuseppe De Rita)

La piazza per Gaza e la politica

Nelle manifestazioni per la Palestina abbiamo assistito a un surplus di rappresentazione e a un deficit di rappresentanza

A distanza di qualche tempo, e liberi da commossi riconoscimenti e da stizziti commenti, è forse possibile valutare in modo distaccato la qualità e gli esiti delle manifestazioni di piazza nei primi quindici giorni di questo mese. -  Colpisce in particolare il "surplus di rappresenta- zione" e il "deficit di pappresentanza" che si è registrato in quelle piazze. Sulla loro rappresen-tazione c'è poco da aggiungere ai commenti di giornata. La messa in scena delle emozioni col-lettive (di orrore e sdegno di quel che accadeva a Gaza) è stata semplice, ordinata e ben riuscita; ed i commenti immediati ne hanno enfatizzato la valenza. E' rimasto invece in ombra il loro significato e il loro esito sul clamoroso non esserci delle tradizionali dinamiche. In piaz- za certo non c'erano interessi economico-sociali da dibattere, ma solo emozioni collettive da mostrare, non riconducibili di fatto alla mentalità e alla professionalità della tradizionale rap-presentanza (i partiti, i sindacati, l'associazionismo). E fa impressione che la nostra più grande organizzazione sindacale (la Ggil) sia da mesi orientata più ad esternazioni d'opinione (la di-chiarazione di rivolta sociale, i referendum, ecc.) che ad una permanente elaborazione dei bi-sogni dei diversi strati sociali; finendo poi a rimorchio di altre sigle sindacali o del mood complessivo della piazza.  

La rappresentazione ha di fatto vinto sulla rappresentanza, perchè poggiava su temi così forti da imporsi come assoluta e totalitaria.  Ma una volta che in piazza si è andati, cosa ne resta oggi? Certo non un programma o un progetto di azione collettiva: non la definizione di una gamma di interessi su cui aprire una controversia con gli imprenditori o con lo Stato; non l'invito a una rivolta sociale, disinnescata peraltro dal contegno tranquillo dei manifestanti. Resta quindi l'emozione di migliaia di persone per essere state insieme per una giusta ra-gione, in un evento che resta nella memoria di chi ha partecipato o anche osservato da fuori. Il pericolo è che resti una "bolla", destino abituale di tante manifestazioni di piazza, e magari con qualche effetto collaterale; qualche personaggio, avendo cavalcato la piazza, troverà amici politici aperti ad una sua candidatura; qualche segmento di partito vedrà nelle manifestazioni un'alba generazionale da valorizzare; Qualche frangia d'opinione penserà di continuare a testimoniare i valori profondi dell'ottobre 2025.  Al di là di queste spigolature, va preso atto che resta pericolosamente muto il fronte fin qui più sfidato: quello della rap-presentanza, che, essendo naturaliter fredda, è andata in crisi rispetto al "movimento del sentire" capace di smuovere i sentimenti più semplici; ed è probabile che la cosa possa ripetersi in futuro. Occorre sperare allora in una prassi di rappresentanza capace di unire gestione degli interessi nei conflitti, professionalità organizzativa e attenzione ai sentimenti in movimento. Chi ha conosciuto i suoi grandi leader della rappresentanza (Costa o Merloni per gli imprenditori, Pastore e Lama per i lavoratori) sa che si può gestire insieme interessi ed emozioni: basta non essere affascinati dalla rappresentazione e dalla sua spettacolarità.

Lucianone