25 gennaio '17 - mercoledì 25th January / Wednesday visione post - 11
RISULTATI delle partite
Brescia 0 Carpi 0 Cittadella 2 Latina 2 Pisa 1 Spal 2
Avellino 2 Vicenza 0 Bari 0 Verona 0 Ternana 0 Benevento 0
Trapani 2 Entella 2 Salernitana 1 Perugia 3 Ascoli
Novara 1 Frosinone 1 Spezia 0 Cesena 3 Pro Vercelli (rinviata)
CLASSIFICA
VeronaH. 41 / Spal 39 / Frosinone 38 / Cittadella 37 / Benevento 36 /
Carpi 33 / Entella 32 / Perugia 31 / Bari 29 / Novara, Spezia 28 /
Ascoli, Brescia, Salernitana 27 / Latina, Vicenza 26 / Avellino, Pisa, Pro Vercelli 24 /
Cesena 23 / Ternana 20 / Trapani 16
Continua... to be continued...
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mercoledì 25 gennaio 2017
mercoledì 18 gennaio 2017
ULTIME NOTIZIE >>> dall'ITALIA / Latest news
20 gennaio '17 - venerdì 20th January / Friday visione post - 11
ABRUZZO - Hotel Rigopiano
Slavina sull'hotel: dieci sopravvissuti, fra cui 4 bambini / Cinque persone ancora da
estrarre / Le ricerche proseguono in condizioni estreme, per il timore di crolli o di
nuove slavine / Riconosciute le due vittime
Ci sono almeno dieci sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina di neve e detriti mercoledì. Lo conferma quando cala il buio, dopo ore in cui le cifre sono state più volte annunciate e smentite, il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: «Giornata complicata ma non priva di elementi positivi. Cinque persone estratte dall’Hotel Rigopiano, una donna e 4 bambini, 5 le altre persone individuate da estrarre». Hanno resistito a freddo e paura per oltre due giorni, protetti da un solaio nella zona dove c’erano il bar e la sala biliardo. Tra i sopravvissuti, ancora in trappola, ci sarebbero Gianpaolo Matrone (33 anni) Vincenzo Forti (25 anni), Giorgia Galassi (22 anni), Francesca Bronzi (25 anni) e Stefano Feniello (28 anni).
ABRUZZO - Hotel Rigopiano
Slavina sull'hotel: dieci sopravvissuti, fra cui 4 bambini / Cinque persone ancora da
estrarre / Le ricerche proseguono in condizioni estreme, per il timore di crolli o di
nuove slavine / Riconosciute le due vittime
Ci sono almeno dieci sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina di neve e detriti mercoledì. Lo conferma quando cala il buio, dopo ore in cui le cifre sono state più volte annunciate e smentite, il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: «Giornata complicata ma non priva di elementi positivi. Cinque persone estratte dall’Hotel Rigopiano, una donna e 4 bambini, 5 le altre persone individuate da estrarre». Hanno resistito a freddo e paura per oltre due giorni, protetti da un solaio nella zona dove c’erano il bar e la sala biliardo. Tra i sopravvissuti, ancora in trappola, ci sarebbero Gianpaolo Matrone (33 anni) Vincenzo Forti (25 anni), Giorgia Galassi (22 anni), Francesca Bronzi (25 anni) e Stefano Feniello (28 anni).
La famiglia salva
Trasportati all’ospedale di Pescara, Adriana Vranceau e Gianfilippo Parete, moglie e figlio di Giampiero Parete, uno dei due sopravvissuti insieme al tecnico Fabio Salzetta che si trovava nel piazzale al momento del crollo e ha dato l’allarme. Li ha riabbracciati fra le lacrime. Sono stati loro i primi due a essere tirati fuori dai soccorritori. Salva anche l’altra figlia di Parente, Ludovica: i vigili del fuoco hanno annunciato con un tweet di avere recuperato lei e gli altri due bambini che risultavano fra i dispersi, Samuel Di Michelangelo, 7 anni, e Edoardo Di Carlo, 10 anni. «Le condizioni fortunate che hanno permesso ai superstiti di restare vivi sono state l’avere a disposizione abbigliamento pesante e non essere stati a contatto con la neve perché la struttura, seppur parzialmente crollata, li ha protetti» ha detto Tullio Spina, il primario della rianimazione dell’ospedale di Pescara.
“Salvi grazie agli abiti pesanti”
«Le condizioni fortunate che hanno permesso ai superstiti di restare vivi sono state l’avere a disposizione abbigliamento pesante, da neve, e il poter restare in zone comunque chiuse nonostante i danni alla struttura, dunque non all’aperto. Ciò ha permesso che non si raffreddassero troppo», hanno detto i medici dell’ospedale di Pescara, in un punto stampa sulle condizioni mediche dei primi superstiti dell’Hotel Rigopiano. «Queste persone sono sotto osservazione - prosegue lo staff medico - e oltre al trattamento medico e ai monitoraggi sono seguite dai nostri psicologi. Il tempo del ricovero ce lo dirà l’andamento dello stato clinico dei pazienti».
Lucianone
Per trovarli, i soccorritori hanno provato e provato. Hanno urlato. Hanno sguinzagliato i cani, ma la risposta era il silenzio. La neve attutiva suoni e rumori. Secondo Bini, i sopravvissuti sapevano che qualcuno li cercava, ma non riuscivano a farsi sentire. E’ stato anche osservato del fumo, ma non è chiaro se avessero acceso un fuoco o se fosse un principio di incendio, osservato anche in altri settori del Rigopiano. In ogni caso, il vice brigadiere spiega che con le fiamme si rischia di esaurire velocemente l’ossigeno, in una bolla d’aria simile. Difficilmente, poi, questo fuoco avrebbe scaldato. Epperò, continua a spiegare Bini, paradossalmente la neve - con un effetto igloo - aiuta a mantenere un ambiente relativamente caldo, a patto di creare una “sacca d’aria”. “In passato abbiamo salvato persone vittime di una slavina senza macerie, che erano all’interno di una sacca e vi erano rimasti per tre ore”, dice.
“Un disastro indescrivibile con due scenari diversi: la valanga, che affrontiamo sempre, e una catastrofe naturale come un terremoto”. A descrivere l’orrore è Walter Milan, portavoce del Soccorso alpino e dalle prime ore sul campo per coordinare i soccorsi. Sguardo preoccupato, racconta il tipo di delicato intervento sostenuto dal Cnsas: “Noi come Soccorso alpino interveniamo in questo contesto molto difficile in cui ci vogliono tante persone e tanto tempo per esaminare in maniera metodica la valanga - ha spiegato - Noi dobbiamo controllare centimetro per centimetro, dividiamo la valanga in porzioni molto piccole con spaghi e paletti e sondiamo per essere certi che in quel punto non c’è nessuno”. Lo scenario trovato nei pressi del resort di lusso, d’altronde, era dal punto vista ’fisico’ assai complesso: “La valanga è molto importante e ha un fronte di oltre 30 metri: scivolando verso valle ha creato degli accumuli, con ’onde’ alte fino a 5 metri”.
(da www.lastampa.it)
I SOCCORRITORI
Lucianone
STORIE / società >> Olanda - Giovani e anziani: l'ottima integrazione
18 gennaio '17 - mercoledì 18th January / Wednesday visione post - 6
(da la Repubblica - 11 gennaio '17 - Pietro Del Re / Deventer - Olanda)
La stanza di Jurrien Mentink è simile a quella di un qualsiasi campus universitario
olandese, salvo che il più giovane dei suoi vicini di corridoio sta per compiere 86 an-
ni. Infatti, sebbene lui ne abbia solo 23 di anni, da quando ha cominciato a studiare
architettura questo ragazzo di bell'aspetto e con gli occhiali firmati vive in una casa
di riposo per anziani. Accade a Deventer, cittadina a due ore di treno da Amsterdam,
dove i gestori del centro Humanitas hanno deciso di offrire un alloggio a una mezza
dozzina di studenti squattrinati, ai quali in cambio viene chiesto di trascorrere parte
del loro tempo con gli ospiti del ricovero. "E' un modo per risparmiare i soldi dell'af-
fitto, e con i residenti ho imparato a divertirmi", dice Jurrien, che studia alla Saxion
University di Deventer e che da quasi quattro anni vive circondato da coinquilini che
potrebbero avere l'età dei suoi bisnonni. "Non mi è stato chiesto di diventare amico
loro, ma di comportarmi come farebbe un buon vicino di casa. E visto che siamo nel-
la libertaria Olanda, posso anche portarmi le ragazze in camera. Senza contare che
per studiare è il posto ideale perchè tranquillissimo".
Gli studenti dedicano agli anziani dell'ospizio 30 ore al mese insegnando loro a scri-
vere le mail o a usare Skype, chiacchierando al capezzale di chi non può camminare
o partecipando alla festa di compleanno di chi non ha più nessuno con cui celebrar-
lo. Per gli anziani, questi giovani sono spesso il solo prezioso legame con il mondo
Perciò, quando uno di loro rientra da una lezione, da una festa, da un concerto o da
un viaggio all'estero è ovvio che chi non s'è mosso dal centro gli chieda di condivide-
re le sue esperienze. Secondo i geriatri che seguono gli ospiti di Deventer, la sola vi-
cinanza con gli studenti può nascondere virtù terapeutiche perchè in grado di conte-
nere l'arteriosclerosi, di allontanare la depressione o di abbassare la pressione arte-
riosa quand'è troppo alta. La ricerca ha anche dimostrato che esiste un legame tra
il declino mentale e la morta,lità e che le interazioni sociali con parenti o conoscenti
sono essenziali per la salute di chi è avanti negli anni: un semplice saluto, una stret-
ta di mano o una battuta scambiata con uno studente del centro può rivelarsi addi-
rittura salvifica. tanto più quando diventa un'abitudine quotidiana.
L'idea di infondere un linfa di gioventù agli anziani di Humanitas è nata nel 2012,
quando il governo olandese decise di diminuire i fondi per questo tipo di struttre,
che furono costrette a licenziare parecchio personale. Il taglio del welfare riguarda-
va soprattutto gli ottantenni che erano ancora auto-sufficienti, e per i quali fino al-
l'epoca erano ancora previsti contributi a centri simili a questo. "Volevamo creare
la più confortevole delle case di riposo, dove tutti avrebbero voluto stare", dice Pe-
ter Daniels, operatore sanitario di Humanitas con una lunga coda di cavallo e lo
sguardo dolce. "Direi che ci siamo riusciti, perchè con gli studenti la vita degli an-
ziani è molto migliorata. Oggi, riceviamo richieste da giovani di tutto il mondo ma
possiamo accettare solo gli olandesi, perchè molti anziani non parlano neanche l'in-
glese. I ragazzi rimangono mediamente 3 anni e siamo già alla seconda generazio-
ne: quelli che si sono appena laureati e ci hanno lasciato, anche se spesso tornano
da volontari". - Qui risiedono 160 anziani, i quali hanno tutti più di 85 anni, per-
chè è questa l'età minima per accedere al centro. Il decano ne ha 105. Ma Huma-
nitas è un ospizio modello a prescindere dagli studenti che ospita. Lo è perchè
conta un barbiere , due negozi, una palestra, un pedicure, un centro fisioterapico
e uno per lo yoga, perchè vedi ovunque mensole cariche di libri, comode poltrone
e macchinette per il caffè e perchè vi lavorano 150 persone aiutate da 200 volonta-
ri. "Qui, quello che conta di più è il benessere individuale", aggiunge Daniels.
Per questo mtivo, quello che doveva essere un inedito esperimento intergenerazio-
nale è diventato un caso da manuale, o meglio, un esempio virtuoso che ha già fat-
to emuli: altre due strutture analoghe hanno aperto in Olanda, una a Lione, in
Francia, e una quarta a Cleveland, Ohio. A sentire il giovane Jurrien, per lui e per
gli altri studenti i benefici trascendono il guadagno economico. Un loro sorriso può
valere oro per un anziano in sedia a rotelle ma ciò che offrono gli ospiti del centro
può essere per i ragazzi altrettanto importante. - Dice lo studente: "Se non vivessi
qui non sarei diventato l'uomo che sono. Una volta, quando salivo sull'autobus e ve-
devo un vecchio andavo a sedermi il più lontano possibile. Oggi invece gli vado vici-
no e cerco di attaccarci bottone, perchè so che il più delle volte ha molto da insegnar-
mi".
Lucianone
(da la Repubblica - 11 gennaio '17 - Pietro Del Re / Deventer - Olanda)
La stanza di Jurrien Mentink è simile a quella di un qualsiasi campus universitario
olandese, salvo che il più giovane dei suoi vicini di corridoio sta per compiere 86 an-
ni. Infatti, sebbene lui ne abbia solo 23 di anni, da quando ha cominciato a studiare
architettura questo ragazzo di bell'aspetto e con gli occhiali firmati vive in una casa
di riposo per anziani. Accade a Deventer, cittadina a due ore di treno da Amsterdam,
dove i gestori del centro Humanitas hanno deciso di offrire un alloggio a una mezza
dozzina di studenti squattrinati, ai quali in cambio viene chiesto di trascorrere parte
del loro tempo con gli ospiti del ricovero. "E' un modo per risparmiare i soldi dell'af-
fitto, e con i residenti ho imparato a divertirmi", dice Jurrien, che studia alla Saxion
University di Deventer e che da quasi quattro anni vive circondato da coinquilini che
potrebbero avere l'età dei suoi bisnonni. "Non mi è stato chiesto di diventare amico
loro, ma di comportarmi come farebbe un buon vicino di casa. E visto che siamo nel-
la libertaria Olanda, posso anche portarmi le ragazze in camera. Senza contare che
per studiare è il posto ideale perchè tranquillissimo".
Gli studenti dedicano agli anziani dell'ospizio 30 ore al mese insegnando loro a scri-
vere le mail o a usare Skype, chiacchierando al capezzale di chi non può camminare
o partecipando alla festa di compleanno di chi non ha più nessuno con cui celebrar-
lo. Per gli anziani, questi giovani sono spesso il solo prezioso legame con il mondo
Perciò, quando uno di loro rientra da una lezione, da una festa, da un concerto o da
un viaggio all'estero è ovvio che chi non s'è mosso dal centro gli chieda di condivide-
re le sue esperienze. Secondo i geriatri che seguono gli ospiti di Deventer, la sola vi-
cinanza con gli studenti può nascondere virtù terapeutiche perchè in grado di conte-
nere l'arteriosclerosi, di allontanare la depressione o di abbassare la pressione arte-
riosa quand'è troppo alta. La ricerca ha anche dimostrato che esiste un legame tra
il declino mentale e la morta,lità e che le interazioni sociali con parenti o conoscenti
sono essenziali per la salute di chi è avanti negli anni: un semplice saluto, una stret-
ta di mano o una battuta scambiata con uno studente del centro può rivelarsi addi-
rittura salvifica. tanto più quando diventa un'abitudine quotidiana.
L'idea di infondere un linfa di gioventù agli anziani di Humanitas è nata nel 2012,
quando il governo olandese decise di diminuire i fondi per questo tipo di struttre,
che furono costrette a licenziare parecchio personale. Il taglio del welfare riguarda-
va soprattutto gli ottantenni che erano ancora auto-sufficienti, e per i quali fino al-
l'epoca erano ancora previsti contributi a centri simili a questo. "Volevamo creare
la più confortevole delle case di riposo, dove tutti avrebbero voluto stare", dice Pe-
ter Daniels, operatore sanitario di Humanitas con una lunga coda di cavallo e lo
sguardo dolce. "Direi che ci siamo riusciti, perchè con gli studenti la vita degli an-
ziani è molto migliorata. Oggi, riceviamo richieste da giovani di tutto il mondo ma
possiamo accettare solo gli olandesi, perchè molti anziani non parlano neanche l'in-
glese. I ragazzi rimangono mediamente 3 anni e siamo già alla seconda generazio-
ne: quelli che si sono appena laureati e ci hanno lasciato, anche se spesso tornano
da volontari". - Qui risiedono 160 anziani, i quali hanno tutti più di 85 anni, per-
chè è questa l'età minima per accedere al centro. Il decano ne ha 105. Ma Huma-
nitas è un ospizio modello a prescindere dagli studenti che ospita. Lo è perchè
conta un barbiere , due negozi, una palestra, un pedicure, un centro fisioterapico
e uno per lo yoga, perchè vedi ovunque mensole cariche di libri, comode poltrone
e macchinette per il caffè e perchè vi lavorano 150 persone aiutate da 200 volonta-
ri. "Qui, quello che conta di più è il benessere individuale", aggiunge Daniels.
Per questo mtivo, quello che doveva essere un inedito esperimento intergenerazio-
nale è diventato un caso da manuale, o meglio, un esempio virtuoso che ha già fat-
to emuli: altre due strutture analoghe hanno aperto in Olanda, una a Lione, in
Francia, e una quarta a Cleveland, Ohio. A sentire il giovane Jurrien, per lui e per
gli altri studenti i benefici trascendono il guadagno economico. Un loro sorriso può
valere oro per un anziano in sedia a rotelle ma ciò che offrono gli ospiti del centro
può essere per i ragazzi altrettanto importante. - Dice lo studente: "Se non vivessi
qui non sarei diventato l'uomo che sono. Una volta, quando salivo sull'autobus e ve-
devo un vecchio andavo a sedermi il più lontano possibile. Oggi invece gli vado vici-
no e cerco di attaccarci bottone, perchè so che il più delle volte ha molto da insegnar-
mi".
Lucianone
sabato 14 gennaio 2017
Lettere - Argomenti: il vicequestore Rocco Schiavone e il dittatore Fidel Castro
14 gennaio '17 - sabato 14th January / Saturday visione post - 9
(da 'l'Espresso' - 4 dicembre 2016 - Risponde Stefania Rossini)
SCHIAVONE, il mio Dostoevskij
Cara Rossini, chiedo scusa se parlo di una mia passione televisiva, cioè di Schiavone,
ma io sono per Rocco, confortato dal fatto che la serie di cui è protagonista viene ap-
prezzata dalla stampa. Schiavone non è edificante, ma nasce dalla penna di uno scrit-
tore che indaga la realtà, che si commuove per i pensionati che truffano sulla pensione
perchè non hanno altro. Rocco non dice che questo è giusto, ma afferma che purtroppo
accade. Prende a pugni lo stupratore di bambine, perchè la legge non riesce a fermarlo.
Perdona la moglie angariata da un marito violento, per far punire il marito. E quando
scopre che non è il consorte l'assassino, distrugge le prove pur di denunciarlo per omi-
cidio. Lui scava nella realtà per la verità, quella realtà che commuove e chiede giustizia.
Anche Simenon è tentato di fare del suo commissario un giudice, che talora ha la simpa-
tia dei suoi criminali. Non amare Schiavone sarebbe come non apprezzare Dostoevskij
perchè ci fa vivere l'animo demoniaco dei suoi assassini.
Luciano Ferrari
Risposta di Stefania Rossini
La miniserie "Rocco Schiavone", trasmessa su Rai2 e ispirata ai romanzi di Antonio
Manzini, ha avuto certamente il successo che si deve a un prodotto ben fatto e ben in-
terpretato. Ma c'è stato un clamore in più che la dice lunga sull'assuefazione al peggio
dello spettatore delle reti pubbliche. Schiavone si è fatto largo tra i tanti Don Matteo
perchè è un poliziotto tormentato e scorretto, perchè fuma spinelli (scandalizzando Ga-
sparri) e perchè è pure colto, dato che cita Hegel. E ha bucato il piccolo schermo come
se lì sopra non avessero lasciato traccia (eppure ci sono passati) non solo i Marlowe in-
terpretati da Bogart e da Mitchum, ma neanche i noir francesi con Lino Ventura o le
serie americane di base. Motivo di più per proporre, come già annunciato, una secon-
da stagione di questo vicequestore trasteverino privo di certezze morali e di fiducia
nella giustizia. Con l'augurio però che venga tenuta lontana quella che Riccardo Boc-
ca, nostra guida indiscussa lungo i sentieri televisivi, ci ha prontamente segnalato co-
me un'intrusa non invitata: la noia.
Fidel, un dittatore
E' inutile voler oggi voler far quadrare il cerchio. Fidel Castro era un dittatore, e
infatti il potere come nelle monarchie è passato al fratello giovane, paradosso della
storia. Alla sinistra degli anni Sessanta è parso il romantico Davide contro il Golia
imperialista, ma la verità vera era che fu un feroce dittatore, piaccia o non piaccia.
Come Mussolini, Hitler, Hoxha, Mao... Portò scuola e sanità al suo popolo affama-
to dalla dittatura di destra di Fulgencio Batista? Sì, vero, ma a che prezzo?
Fabrizio C.
Lucianone
(da 'l'Espresso' - 4 dicembre 2016 - Risponde Stefania Rossini)
SCHIAVONE, il mio Dostoevskij
Cara Rossini, chiedo scusa se parlo di una mia passione televisiva, cioè di Schiavone,
ma io sono per Rocco, confortato dal fatto che la serie di cui è protagonista viene ap-
prezzata dalla stampa. Schiavone non è edificante, ma nasce dalla penna di uno scrit-
tore che indaga la realtà, che si commuove per i pensionati che truffano sulla pensione
perchè non hanno altro. Rocco non dice che questo è giusto, ma afferma che purtroppo
accade. Prende a pugni lo stupratore di bambine, perchè la legge non riesce a fermarlo.
Perdona la moglie angariata da un marito violento, per far punire il marito. E quando
scopre che non è il consorte l'assassino, distrugge le prove pur di denunciarlo per omi-
cidio. Lui scava nella realtà per la verità, quella realtà che commuove e chiede giustizia.
Anche Simenon è tentato di fare del suo commissario un giudice, che talora ha la simpa-
tia dei suoi criminali. Non amare Schiavone sarebbe come non apprezzare Dostoevskij
perchè ci fa vivere l'animo demoniaco dei suoi assassini.
Luciano Ferrari
Risposta di Stefania Rossini
La miniserie "Rocco Schiavone", trasmessa su Rai2 e ispirata ai romanzi di Antonio
Manzini, ha avuto certamente il successo che si deve a un prodotto ben fatto e ben in-
terpretato. Ma c'è stato un clamore in più che la dice lunga sull'assuefazione al peggio
dello spettatore delle reti pubbliche. Schiavone si è fatto largo tra i tanti Don Matteo
perchè è un poliziotto tormentato e scorretto, perchè fuma spinelli (scandalizzando Ga-
sparri) e perchè è pure colto, dato che cita Hegel. E ha bucato il piccolo schermo come
se lì sopra non avessero lasciato traccia (eppure ci sono passati) non solo i Marlowe in-
terpretati da Bogart e da Mitchum, ma neanche i noir francesi con Lino Ventura o le
serie americane di base. Motivo di più per proporre, come già annunciato, una secon-
da stagione di questo vicequestore trasteverino privo di certezze morali e di fiducia
nella giustizia. Con l'augurio però che venga tenuta lontana quella che Riccardo Boc-
ca, nostra guida indiscussa lungo i sentieri televisivi, ci ha prontamente segnalato co-
me un'intrusa non invitata: la noia.
Fidel, un dittatore
E' inutile voler oggi voler far quadrare il cerchio. Fidel Castro era un dittatore, e
infatti il potere come nelle monarchie è passato al fratello giovane, paradosso della
storia. Alla sinistra degli anni Sessanta è parso il romantico Davide contro il Golia
imperialista, ma la verità vera era che fu un feroce dittatore, piaccia o non piaccia.
Come Mussolini, Hitler, Hoxha, Mao... Portò scuola e sanità al suo popolo affama-
to dalla dittatura di destra di Fulgencio Batista? Sì, vero, ma a che prezzo?
Fabrizio C.
Lucianone
giovedì 12 gennaio 2017
SOCIETA' / Italia - No alla politica dei forconi
12 gennaio '17 - giovedì 12th January / Thursday visione post - 12
(da la Repubblica - 15 dicembre '16 - di Sebastiano Messina)
LA POLITICA DEI FORCONI
Nel rapporto della polizia si parla di "manifestazione non autorizzata" - semplice
contravvenzione, male che vada sono 103 euro di ammenda - ma la pagliacciata del-
l'arresto autogestito "in nome del popolo italiano" dell'ex deputato berlusconiano
Osvaldo Napoli non può essere liquidata con un clic o con un sorriso, come se fosse
una scenetta delle Iene o una boutade goliardica. Per il luogo scelto, per le parole
usate e per i gesti compiuti questo episodio ci segnala che un gruppo di cittadini -
"la ggente" - ha deciso di prendere alla lettera le esortazioni del coro populista a
ribellarsi contro il Palazzo e ha cominciato a varcare quel confine (tranne loro,
si capisce).
La scelta del bersaglio, l'onorevole Napoli, è stata casuale. Lui stesso ha raccontato
di essere stato individuato come "politico" solo perchè stava rispondendo alle do-
mande della troupe di Striscia la notizia. Ma il fatto che non ce l'avessero con lui,
invece di sminuire l'episodio, lo rende ancora più inquietante: perchè quegli scal-
manati che si autodefiniscono "Movimento dei forconi" cercavano un rappresen-
tante della Casta, uno qualunque, e lui ha avuto solo la sfortuna di essere il primo
che hanno trovato. Contano, però, dicevamo, altre cose: il luogo, le parole e i gesti.
Il luogo, innanzitutto: davanti alla Camera dei deputati, che dovrebbe essere il
tempio invioòlabile della democrazia. Su una piazza dove il cittadino presume che
nessun reato possa essere commesso, perchè le forze di polizia la presidiano e la
sorvegliano notte e giorno (tutti ricordiamo l'eroismo del brigadiere Giuseppe
Giangrande, finito sulla sedia a rotelle per fermare quel folle che voleva uccidere
i ministri del governo Letta). - Poi ci sono le parole usate da quegli undici esalta-
ti per fermare l'ex parlamentare: "Siamo un gruppo di cittadini e dobbiamo noti-
ficarle un atto. In base all'articolo 278 del codice penale...". Lui sorrideva, creden-
do che fosse uno scherzo, ma quelli non scherzavano affatto. "...Che punisce
'chiunque usurpa un potere politico, o persiste nell'esercitarlo indebitamente, e
in base all'articolo 294, primo comma..."."
A quel punto è arrivato il gesto finale, un atto mai visto. Il gruppo ha circondato
Napoli, due persone lo hanno afferrato per le braccia e il capo-forcone, un omo-
ne con gli occhiali sui capelli lunghi, ha gridato: "In nome del popolo italiano la
dichiariamo in arresto". Poi ha chiamato addirittura "il maresciallo!", come se
lui avesse davvero il potere di mandare in carcere il malcapitato, che per fortu-
na è riuscito a divincolarsi e a fuggire. E così, davanti al Parlamento della Re-
pubblica, un politico scelto (male) a caso è stato "arrestato", in quanto rappre-
sentante di una classe politica accusata di star usurpando il potere democratico.
Nessuno si aspettava un episodio del genere. Ma forse bisognava prevederlo, che
a furia di assistere ai comizi volanti dell'arringapopolo Di Battista contro "que-
sta gentaglia, questi truffatori della democrazia, questi squallidi malfattori", a
furia di sentirgli ripetere che "c'è la mafia in Parlamento" a furia di ascoltarlo
mentre dice che "là dentro hanno usurpato le loro poltrone", qualcuno decides-
se di fare il passo successivo. Per ora simbolicamente, domani purtroppo chissà.
Lucianone
(da la Repubblica - 15 dicembre '16 - di Sebastiano Messina)
LA POLITICA DEI FORCONI
Nel rapporto della polizia si parla di "manifestazione non autorizzata" - semplice
contravvenzione, male che vada sono 103 euro di ammenda - ma la pagliacciata del-
l'arresto autogestito "in nome del popolo italiano" dell'ex deputato berlusconiano
Osvaldo Napoli non può essere liquidata con un clic o con un sorriso, come se fosse
una scenetta delle Iene o una boutade goliardica. Per il luogo scelto, per le parole
usate e per i gesti compiuti questo episodio ci segnala che un gruppo di cittadini -
"la ggente" - ha deciso di prendere alla lettera le esortazioni del coro populista a
ribellarsi contro il Palazzo e ha cominciato a varcare quel confine (tranne loro,
si capisce).
La scelta del bersaglio, l'onorevole Napoli, è stata casuale. Lui stesso ha raccontato
di essere stato individuato come "politico" solo perchè stava rispondendo alle do-
mande della troupe di Striscia la notizia. Ma il fatto che non ce l'avessero con lui,
invece di sminuire l'episodio, lo rende ancora più inquietante: perchè quegli scal-
manati che si autodefiniscono "Movimento dei forconi" cercavano un rappresen-
tante della Casta, uno qualunque, e lui ha avuto solo la sfortuna di essere il primo
che hanno trovato. Contano, però, dicevamo, altre cose: il luogo, le parole e i gesti.
Il luogo, innanzitutto: davanti alla Camera dei deputati, che dovrebbe essere il
tempio invioòlabile della democrazia. Su una piazza dove il cittadino presume che
nessun reato possa essere commesso, perchè le forze di polizia la presidiano e la
sorvegliano notte e giorno (tutti ricordiamo l'eroismo del brigadiere Giuseppe
Giangrande, finito sulla sedia a rotelle per fermare quel folle che voleva uccidere
i ministri del governo Letta). - Poi ci sono le parole usate da quegli undici esalta-
ti per fermare l'ex parlamentare: "Siamo un gruppo di cittadini e dobbiamo noti-
ficarle un atto. In base all'articolo 278 del codice penale...". Lui sorrideva, creden-
do che fosse uno scherzo, ma quelli non scherzavano affatto. "...Che punisce
'chiunque usurpa un potere politico, o persiste nell'esercitarlo indebitamente, e
in base all'articolo 294, primo comma..."."
A quel punto è arrivato il gesto finale, un atto mai visto. Il gruppo ha circondato
Napoli, due persone lo hanno afferrato per le braccia e il capo-forcone, un omo-
ne con gli occhiali sui capelli lunghi, ha gridato: "In nome del popolo italiano la
dichiariamo in arresto". Poi ha chiamato addirittura "il maresciallo!", come se
lui avesse davvero il potere di mandare in carcere il malcapitato, che per fortu-
na è riuscito a divincolarsi e a fuggire. E così, davanti al Parlamento della Re-
pubblica, un politico scelto (male) a caso è stato "arrestato", in quanto rappre-
sentante di una classe politica accusata di star usurpando il potere democratico.
Nessuno si aspettava un episodio del genere. Ma forse bisognava prevederlo, che
a furia di assistere ai comizi volanti dell'arringapopolo Di Battista contro "que-
sta gentaglia, questi truffatori della democrazia, questi squallidi malfattori", a
furia di sentirgli ripetere che "c'è la mafia in Parlamento" a furia di ascoltarlo
mentre dice che "là dentro hanno usurpato le loro poltrone", qualcuno decides-
se di fare il passo successivo. Per ora simbolicamente, domani purtroppo chissà.
Lucianone
lunedì 9 gennaio 2017
SPORT - calcio / Serie A - 19^ giornata 2016/17
9 gennaio '17 - lunedì 9th January / Monday visione post - 19
RISULTATI delle partite
Empoli 1 Napoli 2 Udinese 1 Chievo 1 Genoa 0 Lazio 1
Palermo 0 Sampdoria 1 Inter 2 Atalanta 4 Roma 1 Crotone 0
Sassuolo 0 Milan 1 Juventus 3 Pescara
Torino 0 Cagliari 0 Bologna 0 Fiorentina 1 febbraio '17
CLASSIFICA
Juventus 45 / Roma 41 / Napoli 38 / Lazio 37 / Milan 36 / Atalanta 35 /
Inter 33 / Torino 29 / Fiorentina 27 / Chievo, Udinese 25 / Cagliari, Genoa,
Sampdoria 23 / Bologna 20 / Sassuolo 18 / Empoli 17 / Palermo 10 /
Crotone, Pescara 9
Classifica MARCATORI
Icardi (Inter) - 14 / Belotti (Torino), Dzeko (Roma) - 13 / Higuain (Juventus) - 12 /
Mertens (Napoli) - 11 / Immobile (Lazio) - 10 / Bernardeschi (Fiorentina) - 9 /
Salah (Roma), Kalinic (Fiorentina), Thereau (Udinese) 8
Continua... to be continued...
RISULTATI delle partite
Empoli 1 Napoli 2 Udinese 1 Chievo 1 Genoa 0 Lazio 1
Palermo 0 Sampdoria 1 Inter 2 Atalanta 4 Roma 1 Crotone 0
Sassuolo 0 Milan 1 Juventus 3 Pescara
Torino 0 Cagliari 0 Bologna 0 Fiorentina 1 febbraio '17
CLASSIFICA
Juventus 45 / Roma 41 / Napoli 38 / Lazio 37 / Milan 36 / Atalanta 35 /
Inter 33 / Torino 29 / Fiorentina 27 / Chievo, Udinese 25 / Cagliari, Genoa,
Sampdoria 23 / Bologna 20 / Sassuolo 18 / Empoli 17 / Palermo 10 /
Crotone, Pescara 9
Classifica MARCATORI
Icardi (Inter) - 14 / Belotti (Torino), Dzeko (Roma) - 13 / Higuain (Juventus) - 12 /
Mertens (Napoli) - 11 / Immobile (Lazio) - 10 / Bernardeschi (Fiorentina) - 9 /
Salah (Roma), Kalinic (Fiorentina), Thereau (Udinese) 8
Continua... to be continued...
venerdì 6 gennaio 2017
Riflessioni - Parlando di 'disagio sociale' / Quelli che sanno come difendersi dal nemico Islam
6 gennaio '17 - venerdì 6th January / Friday visione post - 18
Poichè il disagio sociale è indicato come il mandante di ogni intemperanza o sussulto
di umore, di ogni perdita di prestigio della politica, di ogni trasmissione televisiva do-
ve si erigono forche (per ora solo metaforiche, ma prima o poi vedrete che il format
evolve), diventa molto importante misurarlo davvero, il disagio sociale. In segno di
rispetto per chi, appunto, del disagio è vittima e dal disagio è posseduto, ed è dunque
il comprensibile attore di insorgenze politiche.
Pe esempio. la decina di ossessi che vicino al Parlamento "hanno tratto in arresto"
un onorevole, strattonandolo quanto basta per far capire che sanno usare le mani,
il tutto ovviamente "nel nome del popolo", che cosa hanno davvero a che fare, con
il disagio sociale? Quanti tra loro sono i poveri, quanti gli affamati, gli esclusi, i li-
cenziati, gli sfruttati, e quanti erano lì solamente per dare aria alle tonsille e per
passare il tempo con gli amici? Poichè il disagio sociale esiste, e anche in Italia ci
sono i poveri, gli esclusi, i licenziati, gli sfruttati e perfino gli affamati, un eventua-
le abuso del ruolo sarebbe abbastanza spregevole. Si può essere incazzati perchè
il mondo è ingiusto, si può essere incazzati perchè si è ingiusti in proprio, e non
è davvero la stessa cosa. Uno sfruttato e un fanatico sono figure a volte sovrappo-
nibili, ma molto più spesso no. Va negato ai fanatici l'alibi di incarnare il disagio
sociale.
(Da la Repubblica - 16/12/'16 - L'Amaca - Michele Serra)
Comincia a diventare stucchevole, dopo ogni carneficina jihadista, il coretto dei
duri e puri che spiegano all'Europa mollacciona come si fa, a difendersi per dav-
vero. Per esempio dichiarando l'Islam nel suo complesso (più di un miliardo di
persone) "nostro nemico"; che è esattamente il sogno, fin qui abortito, del Calif-
fo e del suo esercito assassino. O maledicendo lo Stato di diritto e le sue leggi
"permissive"; che è la maniera più diretta per fare rassomigliare in tempi bre-
vi le nostre comunità a quelle satrapie sanguinarie. O rispomdemdo all'intolle-
ranza religiosa islamista con pari intolleranza (occhio per occhio dente per den-
te: concetto tribale prima biblico e poi coranico), riavvolgendo all'indietro i se-
coli che abbiamo speso per strappare al nostro bellicoso fondamentalismo una
luminosa e tardiva tolleranza.
Non so se esista il plurale di Clint Eastwood (Clints?), ma è pieno di Clint Eastwood,
in giro, che danno del cacasotto a Merkel e ai governi democratici d'Europa, nonchè
al popolo sofferente e resiliente (e vincente) che accende lumini per i morti, scrive poe-
sie leziose sui foglietti, canta le canzoncine peace and love che fanno imbufalire i Clint,
e tutto questo per non perdere se stesso, per non cedere, per rimanere Europa. Chi de-
testa l'Europa, all'unisono, sono i nostri crociati da caffè, in cerca di saracini, e i sara-
cini in cerca di crociati.
(Da la Repubblica - 23/12/'16 - L'Amaca - Michele Serra)
Lucianone
Poichè il disagio sociale è indicato come il mandante di ogni intemperanza o sussulto
di umore, di ogni perdita di prestigio della politica, di ogni trasmissione televisiva do-
ve si erigono forche (per ora solo metaforiche, ma prima o poi vedrete che il format
evolve), diventa molto importante misurarlo davvero, il disagio sociale. In segno di
rispetto per chi, appunto, del disagio è vittima e dal disagio è posseduto, ed è dunque
il comprensibile attore di insorgenze politiche.
Pe esempio. la decina di ossessi che vicino al Parlamento "hanno tratto in arresto"
un onorevole, strattonandolo quanto basta per far capire che sanno usare le mani,
il tutto ovviamente "nel nome del popolo", che cosa hanno davvero a che fare, con
il disagio sociale? Quanti tra loro sono i poveri, quanti gli affamati, gli esclusi, i li-
cenziati, gli sfruttati, e quanti erano lì solamente per dare aria alle tonsille e per
passare il tempo con gli amici? Poichè il disagio sociale esiste, e anche in Italia ci
sono i poveri, gli esclusi, i licenziati, gli sfruttati e perfino gli affamati, un eventua-
le abuso del ruolo sarebbe abbastanza spregevole. Si può essere incazzati perchè
il mondo è ingiusto, si può essere incazzati perchè si è ingiusti in proprio, e non
è davvero la stessa cosa. Uno sfruttato e un fanatico sono figure a volte sovrappo-
nibili, ma molto più spesso no. Va negato ai fanatici l'alibi di incarnare il disagio
sociale.
(Da la Repubblica - 16/12/'16 - L'Amaca - Michele Serra)
Comincia a diventare stucchevole, dopo ogni carneficina jihadista, il coretto dei
duri e puri che spiegano all'Europa mollacciona come si fa, a difendersi per dav-
vero. Per esempio dichiarando l'Islam nel suo complesso (più di un miliardo di
persone) "nostro nemico"; che è esattamente il sogno, fin qui abortito, del Calif-
fo e del suo esercito assassino. O maledicendo lo Stato di diritto e le sue leggi
"permissive"; che è la maniera più diretta per fare rassomigliare in tempi bre-
vi le nostre comunità a quelle satrapie sanguinarie. O rispomdemdo all'intolle-
ranza religiosa islamista con pari intolleranza (occhio per occhio dente per den-
te: concetto tribale prima biblico e poi coranico), riavvolgendo all'indietro i se-
coli che abbiamo speso per strappare al nostro bellicoso fondamentalismo una
luminosa e tardiva tolleranza.
Non so se esista il plurale di Clint Eastwood (Clints?), ma è pieno di Clint Eastwood,
in giro, che danno del cacasotto a Merkel e ai governi democratici d'Europa, nonchè
al popolo sofferente e resiliente (e vincente) che accende lumini per i morti, scrive poe-
sie leziose sui foglietti, canta le canzoncine peace and love che fanno imbufalire i Clint,
e tutto questo per non perdere se stesso, per non cedere, per rimanere Europa. Chi de-
testa l'Europa, all'unisono, sono i nostri crociati da caffè, in cerca di saracini, e i sara-
cini in cerca di crociati.
(Da la Repubblica - 23/12/'16 - L'Amaca - Michele Serra)
Lucianone
Ultime notizie ->>> dall'Italia e dal mondo / Latest news
6 gennaio '17 - venerdì 6th January / Friday visione post - 13
STATI UNITI - Washington
Annunciata la Women March: 160 mila donne pronte a marciare contro Trump,
dopo lo sfogo su Facebook di Teresa Shook
Stati Uniti / Florida
Sparatoria all'aeroporto di Lauderdale: cinque morti, diversi feriti
Fermato il Killer: un americano. Aveva la pistola nella valigia imbarcata nella stiva.
L’uomo che ha sparato, Esteban Santiago, un militare americano di origine ispanica, è stato catturato dalla polizia. Aveva avuto un’accesa discussione con altri passeggeri a bordo del volo.
STATI UNITI - Washington
Annunciata la Women March: 160 mila donne pronte a marciare contro Trump,
dopo lo sfogo su Facebook di Teresa Shook
Tutto è nato dallo sfogo di una pensionata su Facebook. Ma ora la Women March del 21 gennaio si prepara a diventare la maggiore manifestazione contro Donald Trump, all’indomani dell’insediamento del presidente eletto. L’idea è stata di Teresa Shook, nonna ed ex avvocato, che si è ritirata alle Hawaii. Quando la vittoria di Trump è apparsa chiara, l’anziana signora ha scritto su Facebook: «Che cosa succederebbe se le donne marciassero in massa a Washington il giorno dell’Inaugurazione?». La Shook ha ricevuto subito 40 adesioni, poi è andata a dormire. Al risveglio le adesioni erano 10mila. E oggi sono 160mila le donne che hanno assicurato su Fb la loro presenza. Sono stati organizzati mille autobus per raggiungere Washington e diverse associazioni - come l’organizzazione per la pianificazione familiare Planned Parenthood e il gruppo pacifista Code Pink - sono registrate come partner.
La “Se non ora quando” degli Usa
Manifestazione femminista per i diritti delle donne, contro un presidente che ha sconfitto la prima donna candidata, usando attacchi personali e misogini, la marcia è diventata un punto di riferimento per chi si oppone a Trump. Un po’ come accadde in Italia nel febbraio 2011 con l’iniziativa «Se non ora quando» contro Berlusconi. «L’elezione di Donald Trump ha spinto molte donne a sentirsi più coinvolte di quanto sarebbero state, il che è ironico dato che molti pensavano che sarebbe stata una presidenza Hillary Clinton a motivare le donne», commenta Dana Brown, direttore del Pennsylvania Center for Women in Politics della Chatham University.
Sparatoria all'aeroporto di Lauderdale: cinque morti, diversi feriti
Fermato il Killer: un americano. Aveva la pistola nella valigia imbarcata nella stiva.
L’uomo che ha sparato, Esteban Santiago, un militare americano di origine ispanica, è stato catturato dalla polizia. Aveva avuto un’accesa discussione con altri passeggeri a bordo del volo.
Un uomo ha aperto il fuoco all’aeroporto internazionale di Fort Lauderdale vicino Miami in Florida nel Terminal 2 dello scalo nella zona ritiro bagagli. I morti sono cinque e otto i feriti secondo l’ufficio dello sceriffo. L’uomo che ha sparato, Esteban Santiago, 29 anni, un ex militare americano di origine ispanica nato in New Jersey, è stato catturato dalla polizia. È illeso, è sotto interrogatorio e si è arreso una volta finite le munizioni. La polizia commentando la sparatoria ha affermato che “è troppo presto per dire se è terrorismo”. La Cnn, citando fonti tra gli inquirenti, ha riferito che aveva problemi mentali ed era stato ammesso nei mesi scorsi in un ospedale psichiatrico. Nel novembre 2016 Esteban sarebbe andato all’ufficio dell’Fbi di Anchorage, in Alaska, affermando che era costretto a combattere per l’Isis. Secondo alcune fonti della Cbs nel 2011 o nel 2012 era stato indagato per pedopornografia, ma le autorità non avevano ottenuto prove sufficienti per poterlo denunciare.
ITALIA - Meteo
Neve in tutto il centro Sud / Ghiaccio e gelo al Nord / Quattro morti al Sud
ITALIA - Meteo
Neve in tutto il centro Sud / Ghiaccio e gelo al Nord / Quattro morti al Sud
Epifania all’insegna del sole e delle temperature polari al Nord
(fino a -10° in pianura e fino a -28 sulle Alpi) e di forte vento,
neve e ghiaccio al Centro Sud, dove si registrano i disagi maggiori:
strade chiuse, incidenti e accumuli importanti (fino a un metro
sulle zone collinari e appenniniche, 20-30cm lungo le coste
adriatiche). Qui il tempo inizierà a migliorare da Domenica,
anche se la neve potrebbe ancora cadere su Abruzzo, Molise
e Puglia e non si alzeranno le temperature. Sta per arrivare
infatti il nucleo più gelido dell’aria artica continentale
in discesa dalla Finlandia e dal Nord della Russia. Le prossime
potrebbero rivelarsi per il Centro-Sud le più gelide e ventose
degli ultimi due decenni. Per le intense precipitazioni
sull’intera dorsale adriatica, anche a quote basse, filtraggi
ai caselli delle autostrade A14 e A25 per evitare l’afflusso
dei mezzi pesanti e di tutti i restanti veicoli sprovvisti
di pneumatici invernali o catene a bordo. Tanti i disagi
sulle strade del Centro Sud, ritardi sulle linee ferroviarie,
traghetti fermi.

(fino a -10° in pianura e fino a -28 sulle Alpi) e di forte vento,
neve e ghiaccio al Centro Sud, dove si registrano i disagi maggiori:
strade chiuse, incidenti e accumuli importanti (fino a un metro
sulle zone collinari e appenniniche, 20-30cm lungo le coste
adriatiche). Qui il tempo inizierà a migliorare da Domenica,
anche se la neve potrebbe ancora cadere su Abruzzo, Molise
e Puglia e non si alzeranno le temperature. Sta per arrivare
infatti il nucleo più gelido dell’aria artica continentale
in discesa dalla Finlandia e dal Nord della Russia. Le prossime
potrebbero rivelarsi per il Centro-Sud le più gelide e ventose
degli ultimi due decenni. Per le intense precipitazioni
sull’intera dorsale adriatica, anche a quote basse, filtraggi
ai caselli delle autostrade A14 e A25 per evitare l’afflusso
dei mezzi pesanti e di tutti i restanti veicoli sprovvisti
di pneumatici invernali o catene a bordo. Tanti i disagi
sulle strade del Centro Sud, ritardi sulle linee ferroviarie,
traghetti fermi.

NEVE SUI SASSI DI MATERA
Lucianone
Lucianone
SCIENZE / Il personaggio - Gihan Kamel: la ricercatrice egiziana che unirà il Medioriente
6 gennaio '17 - venerdì 6th January / Friday visione post - 12
(da la Repubblica - 16/12/2016 - Elena Dusi / Roma)
Il velo sui capelli che ne esalta il sorriso e la forma degli occhi. Un look colorato e brillante,
come il suo modo di parlare. Gihan Kamel, 40 anni, fisica egiziana, è l'unica donna dello
staff scientifico di Sesamo. "Ma solo per ora" ci tiene a precisare. Da un anno e mezzo la-
vora al laboratorio scientifico a 35 chilometri da Amman che al suo interno fa circolare
particelle e propositi di pace. "Ancora poche settimane, poi tutto sarà prnnto per il via uf-
ficiale" dice di un progetto nato in Medio Oriente nel lontano 1997. Il sogno allora era
quello di sfruttare la scienza per appianare i conflitti, come il Cern di Ginevra fece per
l' Europa uscita dalla seconda guerra mondiale. Oggi a Sesamo (il cui nome per esteso
è "Synchrotron light for experimental science and applications in the Middle East) parte-
cipano nove paesi spaccati fra loro da più di una faglia sismica: Israele, Autorità Pale-
stinese, Giordania, Egitto, Turchia, Cipro, Pakistan, Iran e Bahrein: A guidarli, come
direttore scientifico, c'è il fisico italiano Giorgio Paolucci, anche in virtù del ruolo che
diare molecole e materiali come sotto a un microscopio potentissimo. - Per ora, dopo
tanti anni di ricerche, di fondi e di strumenti, lo shock di due scienziati iraniani uccisi
da due autobombe (nel 2009 e nel 2010), una nevicata record per questa regione che ha
fatto crollare il tetto del laboratorio (2013), ci si accontenta di far partire gli esperimen-
ti. Per la pace, si vedrà.
Cos'è esattamente Sesamo?
Gihan Kemal: "Un laboratorio scientifico, prima di tutto. Ma anche molto di più. Sul
fronte della scienza ci permetterà di studiare la struttura di molecole utili in medicina,
di penetrare nei segreti dei materiali, di sottoporre a test molto accurati i reperti archeo-
logici. Poi c'è la sfida di lavorare insieme a persone che provengono da paesi e culture
diverse, e che spesso sono coinvolte in conflitti storici. Da questo punto di vista, Sesa-
mo è una realtà unica".
Come è arrivata a Sesamo?
G. Kemal: "Mi sono laureata in fisica all'università di Helwan, al Cairo. Poi ho fatto
un dottorato di ricerca a Roma, alla Sapienza. Studiavo la struttura di alcune nanopar-
ticelle, in particolare come si legavano a determinate proteine del nostro organismo
per mettere a punto nuovi farmaci. Ho proseguito il lavoro, in forma più avanzata, per
un altro anno, dal 2014, ai laboratori dell'Infn di Frascati. Poi sono stata chiamata a Se-
samo. Il mio campo si chiama biofisica, è a cavallo fra la fisica e la medicina. E an-
ch'io mi sento a cavallo fra vari mondi. Prima per esempio portavo sempre con me una
bandiera egiziana. Da quando lavoro a Sesamo non lo faccio più. La sfida qui è cancel-
lare ogni etichetta sia essa la nazionalità o il fatto di essere donna".
Quanto è comune per le ragazze nel suo paese studiare a livelli così alti?
G. Kemal: "Troppo poco. E io devo molto, ma davvero molto, alla mia famiglia. Arri-
vare alla laurea è abbastanza comune, ma per gli ambienti più religiosi o tradizionali
mandare una figlia all'estero a specializzarsi è spesso un tabù. In questo Sesamo può
essere un grande aiuto. Permetterà a molte ragazze di fare ricerca avanzata, in un cer-
to senso, andare davvero all'estero. La Giordania, rispetto ad altri paesi, per molte
scienziate arabe è abbastanza di casa. Non è un caso che fra le nuove domande di la-
voro che Sesamo ha ricevuto l'80% provenga da donne. Non sono esattamente do-
mande per impieghi fissi, ma proposte per condurre esperimenti usando la macchina
per un certo periodo di tempo. Potremo finalmente dimostrare che anche le scienziate
arabe sono molto preparate. E sono capaci di lavorare duro, quando è necessario".
Ad Amman avete un campus oppure ognuno vive per conto suo?
G. Kemal: "Non c'è un campus, abbiamo sistemazioni autonome".
Parlate spesso di politica?
G. Kemal: "A volte si chiacchiera su quel che ci sta accadendo intorno, A volte no,
preferiamo evitare, perchè ci rendiamo perfettamente conto che potrebbero nascere
rancori o divisioni fra noi".
Com'è il rapporto con gli scienziati israeliani?
G. Kemal: "In questo momento non ce ne sono. Li incontriamo in occasione dell'as
semblea annuale degli scienziati che fanno esperimenti con Sesamo. E in quelle oc-
casioni il colpo d'occhio dei ricercatori provenienti da tutti i paesi, membri e osser-
vatori, è davvero incredibile".
E' vero che non avete nemmeno una caffetteria, il luogo dove in genere avven-
gono gli scambi di idee?.
G. Kemal: "E' vero, ma non è un problema. Non ci mancano gli spazi dove confron-
tarci. Ma preferiamo parlare di scienza. E' il nostro lavoro, il motivo per cui siamo
qui".
Lucianone
(da la Repubblica - 16/12/2016 - Elena Dusi / Roma)
Il velo sui capelli che ne esalta il sorriso e la forma degli occhi. Un look colorato e brillante,
come il suo modo di parlare. Gihan Kamel, 40 anni, fisica egiziana, è l'unica donna dello
staff scientifico di Sesamo. "Ma solo per ora" ci tiene a precisare. Da un anno e mezzo la-
vora al laboratorio scientifico a 35 chilometri da Amman che al suo interno fa circolare
particelle e propositi di pace. "Ancora poche settimane, poi tutto sarà prnnto per il via uf-
ficiale" dice di un progetto nato in Medio Oriente nel lontano 1997. Il sogno allora era
quello di sfruttare la scienza per appianare i conflitti, come il Cern di Ginevra fece per
l' Europa uscita dalla seconda guerra mondiale. Oggi a Sesamo (il cui nome per esteso
è "Synchrotron light for experimental science and applications in the Middle East) parte-
cipano nove paesi spaccati fra loro da più di una faglia sismica: Israele, Autorità Pale-
stinese, Giordania, Egitto, Turchia, Cipro, Pakistan, Iran e Bahrein: A guidarli, come
direttore scientifico, c'è il fisico italiano Giorgio Paolucci, anche in virtù del ruolo che
il nostro Istituto nazionale di fisica nucleare ha giocato nel promuovere questo strumen-to chiamato sincrotrone: un acceleratore di elettroni che genera una "luce" utile per stu-
diare molecole e materiali come sotto a un microscopio potentissimo. - Per ora, dopo
tanti anni di ricerche, di fondi e di strumenti, lo shock di due scienziati iraniani uccisi
da due autobombe (nel 2009 e nel 2010), una nevicata record per questa regione che ha
fatto crollare il tetto del laboratorio (2013), ci si accontenta di far partire gli esperimen-
ti. Per la pace, si vedrà.
Cos'è esattamente Sesamo?
Gihan Kemal: "Un laboratorio scientifico, prima di tutto. Ma anche molto di più. Sul
fronte della scienza ci permetterà di studiare la struttura di molecole utili in medicina,
di penetrare nei segreti dei materiali, di sottoporre a test molto accurati i reperti archeo-
logici. Poi c'è la sfida di lavorare insieme a persone che provengono da paesi e culture
diverse, e che spesso sono coinvolte in conflitti storici. Da questo punto di vista, Sesa-
mo è una realtà unica".
Come è arrivata a Sesamo?
G. Kemal: "Mi sono laureata in fisica all'università di Helwan, al Cairo. Poi ho fatto
un dottorato di ricerca a Roma, alla Sapienza. Studiavo la struttura di alcune nanopar-
ticelle, in particolare come si legavano a determinate proteine del nostro organismo
per mettere a punto nuovi farmaci. Ho proseguito il lavoro, in forma più avanzata, per
un altro anno, dal 2014, ai laboratori dell'Infn di Frascati. Poi sono stata chiamata a Se-
samo. Il mio campo si chiama biofisica, è a cavallo fra la fisica e la medicina. E an-
ch'io mi sento a cavallo fra vari mondi. Prima per esempio portavo sempre con me una
bandiera egiziana. Da quando lavoro a Sesamo non lo faccio più. La sfida qui è cancel-
lare ogni etichetta sia essa la nazionalità o il fatto di essere donna".
Quanto è comune per le ragazze nel suo paese studiare a livelli così alti?
G. Kemal: "Troppo poco. E io devo molto, ma davvero molto, alla mia famiglia. Arri-
vare alla laurea è abbastanza comune, ma per gli ambienti più religiosi o tradizionali
mandare una figlia all'estero a specializzarsi è spesso un tabù. In questo Sesamo può
essere un grande aiuto. Permetterà a molte ragazze di fare ricerca avanzata, in un cer-
to senso, andare davvero all'estero. La Giordania, rispetto ad altri paesi, per molte
scienziate arabe è abbastanza di casa. Non è un caso che fra le nuove domande di la-
voro che Sesamo ha ricevuto l'80% provenga da donne. Non sono esattamente do-
mande per impieghi fissi, ma proposte per condurre esperimenti usando la macchina
per un certo periodo di tempo. Potremo finalmente dimostrare che anche le scienziate
arabe sono molto preparate. E sono capaci di lavorare duro, quando è necessario".
Ad Amman avete un campus oppure ognuno vive per conto suo?
G. Kemal: "Non c'è un campus, abbiamo sistemazioni autonome".
Parlate spesso di politica?
G. Kemal: "A volte si chiacchiera su quel che ci sta accadendo intorno, A volte no,
preferiamo evitare, perchè ci rendiamo perfettamente conto che potrebbero nascere
rancori o divisioni fra noi".
Com'è il rapporto con gli scienziati israeliani?
G. Kemal: "In questo momento non ce ne sono. Li incontriamo in occasione dell'as
semblea annuale degli scienziati che fanno esperimenti con Sesamo. E in quelle oc-
casioni il colpo d'occhio dei ricercatori provenienti da tutti i paesi, membri e osser-
vatori, è davvero incredibile".
E' vero che non avete nemmeno una caffetteria, il luogo dove in genere avven-
gono gli scambi di idee?.
G. Kemal: "E' vero, ma non è un problema. Non ci mancano gli spazi dove confron-
tarci. Ma preferiamo parlare di scienza. E' il nostro lavoro, il motivo per cui siamo
qui".
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