14 agosto '14 - giovedì 14th August / Thursday
L'estate piovosissima induce a legittimi cupori di categoria (albergatori
con le mani nei capelli, contadini alle prese con campi ammuffiti e vigne
deperite), riattizza la solfa catastrofista sul clima che è impazzito, scom-
piglia i guardaroba. Mai visti, però, altrettanti arcobaleni, mai goduto
di una fresco così piacevole, anche in città, con il perfido fiato artificia-
le dei condizionatori quasi ovunque spento. La domanda è se siamo an-
cora in grado di adeguarci a qualcosa di diverso e di "scomodo" .vedi
un luglio con quasi costante uso di felpa - oppure se siamo irrimediabil-
mente schiavi di un rosario di comodità e abitudini che non danno scam-
po, non ammettono eccezioni. Così che doversi attrezzarea leggere un
libro invece che andare in spiaggia, o rimandare una partenza, o rinun-
ciare a un giro in bici, scatena umori tragici ("ma questa è la fine del
mondo!) o nevrastenici ("è un'estate maledetta!"). Quelli che dicono
"da cento anni non pioveva tanto" fanno benissimo a dirlo, per onor
di statistica: ma dovrebbero aggiungere, per la propria e l'altrui quie-
te, che cento anni, rispetto al tempo cosmico del quale dopo tutto sia-
mo ospiti, è meno di un battere di ciglia. E che ad Alassio piova in lu-
glio è roba da niente, perchè ad Alassio, ventimila anni fa, arrivava-
no i ghiacciai, decisamente troppo duri per piantarci un ombrellone.
(da 'la Repubblica' - 3/8/'14 - L'AMACA / Michele Serra)
Lucianone
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giovedì 14 agosto 2014
martedì 12 agosto 2014
Ultime notizie - dall'Italia e dal mondo / Latest news
12 agosto '14 - martedì 12th August / Tuesday
New York - morto l'attore Robin Williams
L'attore, 63 anni, è stato trovato con una cintura stretta
intorno al collo nella sua casa di Tiburon in California,
nella baia di San Francisco. Soffriva da tempo di depressione
e alcolismo, malattie accentuate da alcune difficoltà economi-
che e delusioni professionali. Da poco era stato cancellato uno
show televisivo che doveva averlo come protagonista.
NEW YORK- "Ho perso mio marito e il mio miglior amico, mentre il mondo ha perso un grande attore”, ha scritto la moglie, Susan Schneider, in un comunicato che la notte scorsa ha sconvolto Hollywood e tutto il mondo dello spettacolo, perché dava la notizia della morte a soli 63 di Robin Williams, premio Oscar. "Ma vi prego di rispettare la nostra privacy – continuava la Schneider - e soprattutto di ricordare Robin per la sua brillante carriera e per il suo sorriso, non per il modo in cui è morto".
Williams, protagonista di film come Popeye, Good Morning Vietnam, L'attimo fuggentee soprattutto Will Hunting, Genio Ribelle - che gli valse la prestigiosa statuetta nel 1997, soffriva da tempo per una forte depressione. Il mese scorso era stato brevemente in un centro di recupero per alcolizzati del Minnesota. Aveva annunciato la ripresa di un programma di cura in 12 step, di cui diceva di avere bisogno dopo 18 mesi di lavoro ininterrotto. Aveva provato il trattamento già nel 2006. Negli ultimi tempi, ha rivelato un amico di famiglia, pareva molto turbato dal prezzo non solo psicologico pagato per l'ultima causa di divorzio e dalla cancellazione di un programma tv.
"Con lui non era come avere a che fare con una celebrità: mi chiedeva spesso come stava il mio cane, che aveva soprannominato Dude. Williams era semplicemente un tipo normale, una bella persona. La gente lo ha lasciato solo". È una vicina di casa, Sonja Conti, a ricordare con queste parole l'attore morto per asfissia, probabilmente suicida, nella sua casa di Tiburun, la piccola località arroccata sulla costa che guarda San Francisco da nord e dove l'attore viveva. Questo era Robin Williams nell'accezione comune: una persona semplice e disponibile, una persona gentile, piena di sentimenti, l'esatto contrario del divo ancorato al suo successo, lontano dalla vita reale, ma anche un uomo che col demone della solitudine aveva convissuto a suo modo, sempre scherzandoci sopra: "Della vita ho capito che arrivi solo e parti solo. La parte bella è che in mezzo conosci tanta gente interessante...", diceva.
Nel profondo restava un malinconico e sapeva di esserlo, così come sapeva di collimare perfettamente con il ritratto del clown triste, costretto a ridere e far ridere gli altri pur essendo tormentato da fantasmi ai quali, alla fine, si è arreso.
Brillante e intelligente, ironico, profondo, acuto, spesso travolgente, Robin Williams è scomparso all'età di 63 anni. Era nato il 21 luglio del 1951 a Chicago, nell'Illinois, e a proiettarlo verso la notorietà fu nel 1978 il personaggio televisivo di Mork, un alieno umanoide piombato sulla Terra dal lontano pianeta Ork, planato su un'astronave a forma di uovo. Mork & Mindy diventò in USA, come in Europa, una serie molto popolare. Curiosamente, Mork aveva fatto un'apparizione precedente in un episodio della quinta stagione di Happy Days. Mork & Mindy è insomma uno spin-off, sebbene in Italia quell'episodio andò in onda quando Mork & Mindy era già ormai una serie affermata. Certo è che Mork, lo straniato antropologo extraterrestre, incontrò subito il gusto del pubblico tanto da indurre il produttore Gerry Marshall a dedicare un'intera sit-com al personaggio. Ed è proprio con Mork & Mindy (in programmazione dal 1978 al 1982), che il giovane Robin Williams conquista il Golden Globe come migliore attore televisivo.
È il primo passo di una carriera artistica in costante ascesa. Uno dei primi ruoli cinematografici di rilievo lo ottiene due anni più tardi, nel 1980, per il Popeye di Robert Altman, dove interpreta in maniera decisamente personale e anticonvenzionale il ruolo di Braccio di Ferro, che infatti non convince completamente la critica. Ma lo scenario cambia radicalmente l'anno successivo quando l'attore affianca Glenn Close in Il mondo secondo Garp, molto lodato, cui fa seguito un vero e proprio cult come L'attimo fuggente di Peter Weir dove Williams si ritaglia un ruolo di autentico mattatore, un personaggio di culto: quello del professore tenace e rivoluzionario, imprevedibile, fuori dagli schemi. Come nella scena famosa in cui sale sulla cattedra e ai suoi studenti che lo osservano allibiti spiega: "Bisogna imparare a guardare le cose da una prospettiva diversa...", o nell'altra citazione famosa, "Addio, mio capitano...". Nel 1987 sarà il memorabile dj Adrian Cronauer in Good Morning, Vietnam di Barry Levinson, uno di quei suoi personaggi dal cuore grande che il pubblico adotta senza riserve, e certamente uno dei suoi ruoli più azzeccati.
Iraq - Guerra e orrore continuo
Usa i Iran appoggiano al - Abadi / Vaticano: "Religiosi musulmani
condannino la barbarie".
Caos istituzionale e raffica di attentati a Bagdad. Il premier uscente
al - Maliki sempre più solo. Francia e Italia: l'Europa torni dalle ferie.
L'Onu: fare di più. 'Seicento ragazze in ostaggio' degli jiadisti dell'Is.
Si schianta un elicottero: feriti due giornalisti del Nyt e la parlamentare
yazida del drammatico appello di qualche giorno fa.
BAGDAD - L'orrore della guerra, con le atrocità compiute dalle milizie dello Stato islamico. E il caos politico a Bagdad, con il premier uscente Nuri al-Malikispodestato da un altro sciita, Haider al-Abadi, nel difficile tentativo di formare un nuovo governo. La situazione in Iraq continua ad aggravarsi (si è parlato nelle ultime ore di aria di golpe) e di pari passo aumenta la preoccupazione della diplomazia internazionale, anche perché i jihadisti dello Stato Islamico, dopo aver ucciso centinaia di yazidi (seppellendoli anche vivi), continuano a guadagnare terreno.
sostenitori di al-Maliki, a Bagdad
Stati Uniti e Ue. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è concentrato nelle ultime ore sullo scontro politico in atto a Bagdad. Ed è stato chiaro: l'Iraq ha compiuto un "passo in avanti promettente" con l'incarico affidato ad al-Abadi. Della stessa idea anche il nuovo presidente turco Erdogan. Contemporaneamente, il Pentagono ha annunciato di aver effettuato quattro nuovi raid aerei contro i militanti dello Stato islamico, colpendo checkpoint e camion degli islamisti intorno alle montagne del Sinjar per favorire la fuga della minoranza yazida, obiettivo degli jihadisti. Obama ha poi avuto anche un colloquio telefonico con il premier designato al-Abadi, nel corso del quale i due hanno concordato sull'importanza di formare al più presto un nuovo governo inclusivo, che rappresenti tutte le comunità. Ma negli Stati Uniti la strategia del capo della Casa Bianca viene criticata da Hillary Clinton, segretario di Stato durante il primo mandato di Obama.
Economia - Italia
Eurispes, l'Italia non spende i fondi Ue. A rischio contributi per 14,4 miliardi
In termini relativi, emerge chiaramente il robusto finanziamento a favore dei paesi dell'Est. In molti di questi paesi, spiega Eurispes, l'entità delle risorse allocate durante il settennato 2007-2013 è prossima, e spesso superiore (è il caso di Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Paesi baltici) al 10% del Pil nell'anno di riferimento 2007, mentre tra i paesi dell'Europa a 15, tale percentuale, escludendo Grecia e Portogallo, varia tra lo 0,13% per il Lussemburgo e il 2,55% per la Spagna.
New York - morto l'attore Robin Williams
L'attore, 63 anni, è stato trovato con una cintura stretta
intorno al collo nella sua casa di Tiburon in California,
nella baia di San Francisco. Soffriva da tempo di depressione
e alcolismo, malattie accentuate da alcune difficoltà economi-
che e delusioni professionali. Da poco era stato cancellato uno
show televisivo che doveva averlo come protagonista.
NEW YORK- "Ho perso mio marito e il mio miglior amico, mentre il mondo ha perso un grande attore”, ha scritto la moglie, Susan Schneider, in un comunicato che la notte scorsa ha sconvolto Hollywood e tutto il mondo dello spettacolo, perché dava la notizia della morte a soli 63 di Robin Williams, premio Oscar. "Ma vi prego di rispettare la nostra privacy – continuava la Schneider - e soprattutto di ricordare Robin per la sua brillante carriera e per il suo sorriso, non per il modo in cui è morto".
Williams, protagonista di film come Popeye, Good Morning Vietnam, L'attimo fuggentee soprattutto Will Hunting, Genio Ribelle - che gli valse la prestigiosa statuetta nel 1997, soffriva da tempo per una forte depressione. Il mese scorso era stato brevemente in un centro di recupero per alcolizzati del Minnesota. Aveva annunciato la ripresa di un programma di cura in 12 step, di cui diceva di avere bisogno dopo 18 mesi di lavoro ininterrotto. Aveva provato il trattamento già nel 2006. Negli ultimi tempi, ha rivelato un amico di famiglia, pareva molto turbato dal prezzo non solo psicologico pagato per l'ultima causa di divorzio e dalla cancellazione di un programma tv.
"Con lui non era come avere a che fare con una celebrità: mi chiedeva spesso come stava il mio cane, che aveva soprannominato Dude. Williams era semplicemente un tipo normale, una bella persona. La gente lo ha lasciato solo". È una vicina di casa, Sonja Conti, a ricordare con queste parole l'attore morto per asfissia, probabilmente suicida, nella sua casa di Tiburun, la piccola località arroccata sulla costa che guarda San Francisco da nord e dove l'attore viveva. Questo era Robin Williams nell'accezione comune: una persona semplice e disponibile, una persona gentile, piena di sentimenti, l'esatto contrario del divo ancorato al suo successo, lontano dalla vita reale, ma anche un uomo che col demone della solitudine aveva convissuto a suo modo, sempre scherzandoci sopra: "Della vita ho capito che arrivi solo e parti solo. La parte bella è che in mezzo conosci tanta gente interessante...", diceva.
Nel profondo restava un malinconico e sapeva di esserlo, così come sapeva di collimare perfettamente con il ritratto del clown triste, costretto a ridere e far ridere gli altri pur essendo tormentato da fantasmi ai quali, alla fine, si è arreso.
Brillante e intelligente, ironico, profondo, acuto, spesso travolgente, Robin Williams è scomparso all'età di 63 anni. Era nato il 21 luglio del 1951 a Chicago, nell'Illinois, e a proiettarlo verso la notorietà fu nel 1978 il personaggio televisivo di Mork, un alieno umanoide piombato sulla Terra dal lontano pianeta Ork, planato su un'astronave a forma di uovo. Mork & Mindy diventò in USA, come in Europa, una serie molto popolare. Curiosamente, Mork aveva fatto un'apparizione precedente in un episodio della quinta stagione di Happy Days. Mork & Mindy è insomma uno spin-off, sebbene in Italia quell'episodio andò in onda quando Mork & Mindy era già ormai una serie affermata. Certo è che Mork, lo straniato antropologo extraterrestre, incontrò subito il gusto del pubblico tanto da indurre il produttore Gerry Marshall a dedicare un'intera sit-com al personaggio. Ed è proprio con Mork & Mindy (in programmazione dal 1978 al 1982), che il giovane Robin Williams conquista il Golden Globe come migliore attore televisivo.
È il primo passo di una carriera artistica in costante ascesa. Uno dei primi ruoli cinematografici di rilievo lo ottiene due anni più tardi, nel 1980, per il Popeye di Robert Altman, dove interpreta in maniera decisamente personale e anticonvenzionale il ruolo di Braccio di Ferro, che infatti non convince completamente la critica. Ma lo scenario cambia radicalmente l'anno successivo quando l'attore affianca Glenn Close in Il mondo secondo Garp, molto lodato, cui fa seguito un vero e proprio cult come L'attimo fuggente di Peter Weir dove Williams si ritaglia un ruolo di autentico mattatore, un personaggio di culto: quello del professore tenace e rivoluzionario, imprevedibile, fuori dagli schemi. Come nella scena famosa in cui sale sulla cattedra e ai suoi studenti che lo osservano allibiti spiega: "Bisogna imparare a guardare le cose da una prospettiva diversa...", o nell'altra citazione famosa, "Addio, mio capitano...". Nel 1987 sarà il memorabile dj Adrian Cronauer in Good Morning, Vietnam di Barry Levinson, uno di quei suoi personaggi dal cuore grande che il pubblico adotta senza riserve, e certamente uno dei suoi ruoli più azzeccati.
Iraq - Guerra e orrore continuo
Usa i Iran appoggiano al - Abadi / Vaticano: "Religiosi musulmani
condannino la barbarie".
Caos istituzionale e raffica di attentati a Bagdad. Il premier uscente
al - Maliki sempre più solo. Francia e Italia: l'Europa torni dalle ferie.
L'Onu: fare di più. 'Seicento ragazze in ostaggio' degli jiadisti dell'Is.
Si schianta un elicottero: feriti due giornalisti del Nyt e la parlamentare
yazida del drammatico appello di qualche giorno fa.
BAGDAD - L'orrore della guerra, con le atrocità compiute dalle milizie dello Stato islamico. E il caos politico a Bagdad, con il premier uscente Nuri al-Malikispodestato da un altro sciita, Haider al-Abadi, nel difficile tentativo di formare un nuovo governo. La situazione in Iraq continua ad aggravarsi (si è parlato nelle ultime ore di aria di golpe) e di pari passo aumenta la preoccupazione della diplomazia internazionale, anche perché i jihadisti dello Stato Islamico, dopo aver ucciso centinaia di yazidi (seppellendoli anche vivi), continuano a guadagnare terreno.
sostenitori di al-Maliki, a Bagdad
Stati Uniti e Ue. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è concentrato nelle ultime ore sullo scontro politico in atto a Bagdad. Ed è stato chiaro: l'Iraq ha compiuto un "passo in avanti promettente" con l'incarico affidato ad al-Abadi. Della stessa idea anche il nuovo presidente turco Erdogan. Contemporaneamente, il Pentagono ha annunciato di aver effettuato quattro nuovi raid aerei contro i militanti dello Stato islamico, colpendo checkpoint e camion degli islamisti intorno alle montagne del Sinjar per favorire la fuga della minoranza yazida, obiettivo degli jihadisti. Obama ha poi avuto anche un colloquio telefonico con il premier designato al-Abadi, nel corso del quale i due hanno concordato sull'importanza di formare al più presto un nuovo governo inclusivo, che rappresenti tutte le comunità. Ma negli Stati Uniti la strategia del capo della Casa Bianca viene criticata da Hillary Clinton, segretario di Stato durante il primo mandato di Obama.
Economia - Italia
Eurispes, l'Italia non spende i fondi Ue. A rischio contributi per 14,4 miliardi
Solo Croazia e Romania fanno peggio. Il tasso di attuazione è appena al disopra del 45% contro la media europea del 60,8%. I migliori sono i lituani. In Italia la Campania è la regione peggiore. Puglia e Basilicata i migliori
MILANO - L'Italia "si distingue per la sua, tutt'altro che lusinghiera, incapacità nello spendere i fondi comunitari", con "un ritardo cronico nei confronti degli altri Paesi membri". E' l'allarme che rilancia oggi l'Eurispes sul fronte del programma di spesa dei fondi strutturali 2007-2013. Dai dati aggiornati ad aprile 2014 - indica una nota dell'istituto di ricerca - il tasso di attuazione in Italia è "poco al di sopra del 45%, ben al di sotto della media Ue (60,81%), e del Paese che ha registrato la performance più lusinghiera, la Lituania (80,1%).
Dei 27,92 miliardi di euro stanziati dalla Ue nel settennato 2007-2013, la spesa certificata operata dall'Italia e dai suoi enti locali (tramite i Pon e i Por, rispettivamente) ammonta a 13,53 miliardi di euro, e questo significa che ben 14,39 miliardi di euro, devono essere spesi entro la data limite, pena il disimpegno automatico di tali risorse.
Solo due Paesi "sono riusciti a fare peggio di noi: la Croazia (22%) che non ha avuto il tempo materiale (è stata ammessa nell'Ue nel 2013) e la Romania, fanalino di coda con il 37%". Dei fondi europei 2007-2013, ancora "ben 14,39 miliardi devono essere spesi entro la data limite" di fine 2015. "Ad oggi è stato speso meno della metà delle risorse disponibili".
Sul fronte delle Regioni, il tasso di attuazione medio dei programmi operativi regionali (Por) relativi all'obiettivo "convergenza" vede "due velocita:
i virtuosi, Basilicata ed in minor misura la Puglia, con valori chiaramente superiori alla media del Sud Italia; dall'altro lato i ritardatari - rileva ancora il rapporto Eurispes - che esibiscono livelli di attuazione dei programmi operativi particolarmente modesti, soprattutto in relazione alla spesa dei fondi Fesr. Il 33,3% della Campania spicca negativamente".Dei 27,92 miliardi di euro stanziati dalla Ue nel settennato 2007-2013, la spesa certificata operata dall'Italia e dai suoi enti locali (tramite i Pon e i Por, rispettivamente) ammonta a 13,53 miliardi di euro, e questo significa che ben 14,39 miliardi di euro, devono essere spesi entro la data limite, pena il disimpegno automatico di tali risorse.
Solo due Paesi "sono riusciti a fare peggio di noi: la Croazia (22%) che non ha avuto il tempo materiale (è stata ammessa nell'Ue nel 2013) e la Romania, fanalino di coda con il 37%". Dei fondi europei 2007-2013, ancora "ben 14,39 miliardi devono essere spesi entro la data limite" di fine 2015. "Ad oggi è stato speso meno della metà delle risorse disponibili".
Sul fronte delle Regioni, il tasso di attuazione medio dei programmi operativi regionali (Por) relativi all'obiettivo "convergenza" vede "due velocita:
In termini relativi, emerge chiaramente il robusto finanziamento a favore dei paesi dell'Est. In molti di questi paesi, spiega Eurispes, l'entità delle risorse allocate durante il settennato 2007-2013 è prossima, e spesso superiore (è il caso di Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Paesi baltici) al 10% del Pil nell'anno di riferimento 2007, mentre tra i paesi dell'Europa a 15, tale percentuale, escludendo Grecia e Portogallo, varia tra lo 0,13% per il Lussemburgo e il 2,55% per la Spagna.
Lucianone
lunedì 11 agosto 2014
PERSONAGGI - Yuval Avital / il compositore e chitarrista che cerca coristi
11 agosto '14 - lunedì 11th August / Monday visione post - 7
Vuole riprodurre fischi e grida nelle
sue composizioni: così Avital cerca
coristi sul web
A settembre per MiTo l'artista di origini israeliane
produrrà un'anteprima mondiale.
(da la Repubblica - 7 agosto '14 - Mariella Tanzarella)
Si potrebbe definire spettacolo interattivo, scelta facile ma non esatta e riduttiva.
"Reka" di Yuval Avital, in anteprima mondiale a Milano il 16 settembre per MiTo,
è un esperimento su più livelli, che usa un linguaggio inedito, coinvolge un numero
enorme di protagonisti e li recluta via Internet ("Primo esempio di crowdmusic", lo
definisce lui). - Nato nel 1977 a Gerusalemme (ma non chiedetegli un commento
sulle ultime vicende: "E' una tragedia enorme, e di fronte alle tragedie si può solo
tacere"), da anni milanese, chitarrista e compositore, Avital ha come cifra la ricerca.
Yuval Avital
Quest'opera ("Reka") gli è stata commissionata dal Festival di Varsavia (dove si
ascolterà il 24 xettembre), che ha come tema il concetto di strumenti antichi in un
contesto contemporaneo. "Lo strumento più antico del mondo è la voce umana. Il
bambino appena nato lancia un urlo, il primo di tutti i suoni": partendo da qui,
Avital immagina la sua opera interpretata dal maggior numero possibile di persone.
Che emettano fischi, sussurri, grida, vocali, frasi, note, componendo un grande af-
fresco sonoro, una trama di inedita potenza e suggestione che faccia da sfondo (que-
sto è il significato di Reka in ebraico) agli altri suoni. Prodotti da due percussionisti
(Simone Beneventi e Lorenzo Colombo) e sei cantori di fama internazionale, scelti
tra i prodigi canori di tutte le latitudini. C'è il lama tibetano, il tenore sardo, il soli-
sta della Mongolia, il vocalista dell'Africa nera, l'interprete della tradizione ebraica
del Tajikistan e quello del canto difonico siberiano. Percussionisti e solisti sono pro-
fessionisti, "tutti gli altri sono persone qualunque, che magari non sanno leggere le
note". Questo creava un problema non indifferente: come scrivere uno spartito com-
prensibile a tutti? Ed ecco la parte più divertente dell'impresa. Avital ha immaginato
una serie di comandi visivi immediati, fatti di emoticon, disegni, immagini evocative,
semplici segni di significato universale. E ha composto una partitura inedita, una se-
quenza di omini in varie pose, faccini che allargano o stringono la bocca, frecce che
salgono e scendono, venti che soffiano, un simpatico fumetto che darà a ognuno l'e-
satta indicazione di ciò che deve fare.
Già in Rete )sui siti di MiTo e suo personale) si possono scaricare istruzioni e tutorial,
video che spiegano come funziona. L'invito èper tutti, a prescindere da età, cultura, cit-
tadinanza: chi vuole vivere l'avventura, può iscriversi, partecipare a tre prove e il 16 set-
tembre presentarsi alcune ore prima.
Ma quanti saranno i componenti di quest'opera davvero corale? "Io ne avrei voluto pa-
recchie centinaia - sorride - ma diventava impossibile trovare uno spazio adeguato. Sare-
mo agli East End Studios della Rai, in via Mecenate, e la sala può contenere al massimo
300 coristi. altrimenti poi non ci sta più il pubblico.". Anche se, nelle sue intenzioni, tut-
to il pubblico poteva essere coro, e viceversa. A dirigere a quattro mani questo composito
insieme, lo stesso Avital e Dario Garegnani, milanese 34enne, plurilaureato con esperien-
ze internazionali e interdisciplinari: perfettamente in linea con il progetto.
Lucianone
Vuole riprodurre fischi e grida nelle
sue composizioni: così Avital cerca
coristi sul web
A settembre per MiTo l'artista di origini israeliane
produrrà un'anteprima mondiale.
(da la Repubblica - 7 agosto '14 - Mariella Tanzarella)
Si potrebbe definire spettacolo interattivo, scelta facile ma non esatta e riduttiva.
"Reka" di Yuval Avital, in anteprima mondiale a Milano il 16 settembre per MiTo,
è un esperimento su più livelli, che usa un linguaggio inedito, coinvolge un numero
enorme di protagonisti e li recluta via Internet ("Primo esempio di crowdmusic", lo
definisce lui). - Nato nel 1977 a Gerusalemme (ma non chiedetegli un commento
sulle ultime vicende: "E' una tragedia enorme, e di fronte alle tragedie si può solo
tacere"), da anni milanese, chitarrista e compositore, Avital ha come cifra la ricerca.
Yuval Avital
Quest'opera ("Reka") gli è stata commissionata dal Festival di Varsavia (dove si
ascolterà il 24 xettembre), che ha come tema il concetto di strumenti antichi in un
contesto contemporaneo. "Lo strumento più antico del mondo è la voce umana. Il
bambino appena nato lancia un urlo, il primo di tutti i suoni": partendo da qui,
Avital immagina la sua opera interpretata dal maggior numero possibile di persone.
Che emettano fischi, sussurri, grida, vocali, frasi, note, componendo un grande af-
fresco sonoro, una trama di inedita potenza e suggestione che faccia da sfondo (que-
sto è il significato di Reka in ebraico) agli altri suoni. Prodotti da due percussionisti
(Simone Beneventi e Lorenzo Colombo) e sei cantori di fama internazionale, scelti
tra i prodigi canori di tutte le latitudini. C'è il lama tibetano, il tenore sardo, il soli-
sta della Mongolia, il vocalista dell'Africa nera, l'interprete della tradizione ebraica
del Tajikistan e quello del canto difonico siberiano. Percussionisti e solisti sono pro-
fessionisti, "tutti gli altri sono persone qualunque, che magari non sanno leggere le
note". Questo creava un problema non indifferente: come scrivere uno spartito com-
prensibile a tutti? Ed ecco la parte più divertente dell'impresa. Avital ha immaginato
una serie di comandi visivi immediati, fatti di emoticon, disegni, immagini evocative,
semplici segni di significato universale. E ha composto una partitura inedita, una se-
quenza di omini in varie pose, faccini che allargano o stringono la bocca, frecce che
salgono e scendono, venti che soffiano, un simpatico fumetto che darà a ognuno l'e-
satta indicazione di ciò che deve fare.
Già in Rete )sui siti di MiTo e suo personale) si possono scaricare istruzioni e tutorial,
video che spiegano come funziona. L'invito èper tutti, a prescindere da età, cultura, cit-
tadinanza: chi vuole vivere l'avventura, può iscriversi, partecipare a tre prove e il 16 set-
tembre presentarsi alcune ore prima.
Ma quanti saranno i componenti di quest'opera davvero corale? "Io ne avrei voluto pa-
recchie centinaia - sorride - ma diventava impossibile trovare uno spazio adeguato. Sare-
mo agli East End Studios della Rai, in via Mecenate, e la sala può contenere al massimo
300 coristi. altrimenti poi non ci sta più il pubblico.". Anche se, nelle sue intenzioni, tut-
to il pubblico poteva essere coro, e viceversa. A dirigere a quattro mani questo composito
insieme, lo stesso Avital e Dario Garegnani, milanese 34enne, plurilaureato con esperien-
ze internazionali e interdisciplinari: perfettamente in linea con il progetto.
Lucianone
Scienze / con poesia - Il segreto dell'acqua
11 agosto '14 - lunedì 11th August / Monday visione post - 6
Noi e l'acqua
Il segreto di una passione
nelle ricerche sul nostro corpo
(dal 'Corriere della Sera' - 9 agosto '14 - Anna Meldolesi)
Il mare "esce da se stesso in ogni momento, dice di sì, di no, di no, di no,
di no, dice di sì nell'azzurro, nella spuma, nel galoppo, dice di no, di no".
Il ritmo cadenzato e ipnotico delle onde è sempre uguale eppure sempre
diverso. Pablo Neruda ne era affascinato e lo ha messo in versi. "L'Ode
al mare" del poeta cileno tocca il cuore di Massimo Troisi in una delle
scene più belle de "Il Postino". Il suo personaggio, Mario, dice di sentir-
si come una barca sbattuta dalle parole ed è così che pronuncia, incredu-
lo, la prima metafora della sua vita.
Potremmo passare le ore ad ascoltare, senza annoiarci, il respiro del mare. A osservarlo
mentre avanza e arretra sulla battigia. Batte su una pietra, "la percorre, la bacia, la inu-
midisce e si colpisce il petto ripetendo il suo nome" (ancora Neruda). Questo movimento
senza movimento è capace di indurre uno stato di grazia mentale, sostiene il biologo ma-
rino Wallace J. Nichols che ogni anno riunisce in un summit scienziati, esploratori e ar-
tisti accomunati dalla passione per l'acqua. Davanti a una distesa sciabordante il tempo
rallenta e l'infinito si apre. Non c'è bisogno di imparare i segreti della meditazione orien-
tale, perchè "è il mare che medita noi". A questa esperienza sensoriale e cognitiva Nichols
ha dedicato il libro "Blue Mind" (mente blu), appena uscito negli Stati Uniti.
Sappiamo tutti per esperienza diretta che c'è qualcosa, quando siamo nell'acqua, che ci
cambia l'umore e fa scorrere in modo diverso i nostri pensieri. Diversi test hanno dimo-
strato che la presenza dell'acqua in un'immagine la rende più piacevole, e la prova defi-
nitiva è il prezzo delle case vista mare. La lentezza dello stimolo visivo ci entra negli oc-
chi e nel cervello ed è tanto più potente quanto più siamo abituati alla rapidità del mon-
do urbano e digitale. "Stress and the city" titolava qualche tempo fa la rivista 'Nature',
dedicando la copertina alla fatica psicologica di vivere la vita in un ambiente sempre più
artificiale.
Continua... to be continued...
Noi e l'acqua
Il segreto di una passione
nelle ricerche sul nostro corpo
(dal 'Corriere della Sera' - 9 agosto '14 - Anna Meldolesi)
Il mare "esce da se stesso in ogni momento, dice di sì, di no, di no, di no,
di no, dice di sì nell'azzurro, nella spuma, nel galoppo, dice di no, di no".
Il ritmo cadenzato e ipnotico delle onde è sempre uguale eppure sempre
diverso. Pablo Neruda ne era affascinato e lo ha messo in versi. "L'Ode
al mare" del poeta cileno tocca il cuore di Massimo Troisi in una delle
scene più belle de "Il Postino". Il suo personaggio, Mario, dice di sentir-
si come una barca sbattuta dalle parole ed è così che pronuncia, incredu-
lo, la prima metafora della sua vita.
Potremmo passare le ore ad ascoltare, senza annoiarci, il respiro del mare. A osservarlo
mentre avanza e arretra sulla battigia. Batte su una pietra, "la percorre, la bacia, la inu-
midisce e si colpisce il petto ripetendo il suo nome" (ancora Neruda). Questo movimento
senza movimento è capace di indurre uno stato di grazia mentale, sostiene il biologo ma-
rino Wallace J. Nichols che ogni anno riunisce in un summit scienziati, esploratori e ar-
tisti accomunati dalla passione per l'acqua. Davanti a una distesa sciabordante il tempo
rallenta e l'infinito si apre. Non c'è bisogno di imparare i segreti della meditazione orien-
tale, perchè "è il mare che medita noi". A questa esperienza sensoriale e cognitiva Nichols
ha dedicato il libro "Blue Mind" (mente blu), appena uscito negli Stati Uniti.
Sappiamo tutti per esperienza diretta che c'è qualcosa, quando siamo nell'acqua, che ci
cambia l'umore e fa scorrere in modo diverso i nostri pensieri. Diversi test hanno dimo-
strato che la presenza dell'acqua in un'immagine la rende più piacevole, e la prova defi-
nitiva è il prezzo delle case vista mare. La lentezza dello stimolo visivo ci entra negli oc-
chi e nel cervello ed è tanto più potente quanto più siamo abituati alla rapidità del mon-
do urbano e digitale. "Stress and the city" titolava qualche tempo fa la rivista 'Nature',
dedicando la copertina alla fatica psicologica di vivere la vita in un ambiente sempre più
artificiale.
Continua... to be continued...
domenica 10 agosto 2014
STORIE - Musica e giustizia negli Usa: I rap sotto accusa
10 agosto '14 - domenica 10th August / Sunday visione post - 13
La prova è nelle canzoni rap:
in carcere per una rima
Sono oltre 36 i procedimenti avviati negli Usa sulla base
di un brano musicale. Nei tribunali infuria i dibattito.
(da la Repubblica - 28/03/2014 - di Lorne Manly, Newport News/Virginia)
Ormai, era diventato un "caso freddo": quattro anni dopo gli omicidi nel
2007 di Christopher Horton, 16 anni, e Brian Dean, 20 anni, le indagini
s'erano arenate. Nessun sospetto. Nessuna traccia della pistola. Nessun
testimone della sparatoria: Horton era stato trovato steso a terra accanto
a un bidone dell'immondizia e Dean riverso sul portico anteriore della
casa. Nel 2011, però, il caso è stato riassegnato a un detective, che presto
è incappato in una prova a suo avviso convincente: un video su You Tube
di Antwain Steward, un rapper locale noto col nome d'arte di Twain Got-
ti, che canta 'Ride Out'. "Nessuno ha visto quando (imprecazione) l'ho-
freddato", è il testo della sua canzone. "L'ho legato, il coltello ho affilato,
poi l'ho pugnalato, con la Smith G Wesson 357 l'ho centrato".
Steward nega ogni parte negli omicidi, ma secondo le autorità il brano rap
è una sfrontata ammissione di responsabilità, infatti il rapper è stato for-
malmente accusato dei due delitti. Il caso di Steward è solo uno di circa
36 procedimenti penali avviati negli ultimi due anni e fondati sul testo di
una canzone rap. "Se vuoi diventare un 'gangsta rapper', è naturale che
i tuoi brani parlino di violenza", dice Charis E. Kubrin, criminologo al-
l'Università della California di Irvine. Secondo i procuratori, al contrario,
le parole delle canzoni sono uno strumento importante. "Solo perchè met-
ti in musica la tua confessione non vuol dire che la passerai liscia", dice
Alan Jackson, ex procuratore a Los Angeles. Stando agli agenti, certe
canzoni sono vere e proprie confessioni.
Il più delle volte, le parole dei brani rap servono a screditare l'immagine
dell'imputato, o a indovinarne il movente. Sempre più spesso. però, il
fatto stesso di scriverle può valere un'imputazione. Il dibattito infuria
nei tribunali dell'intero Paese. La Corte suprema del New Jersey deve
considerare se 13 pagine di versi scritte da Vonte Skinner - compresi
alcuni molto forti come "quattro pallottole ti penetrano nella guancia,
ti fanno esplodere la faccia, ti lasciano il cervello spiaccicato in strada"
- avrebbero dovuto essere ammesse al suo processo per tentato omicidio.
Quanto a Steward, sarà processato a maggio. "Quel che irrita davvero",
dice Erik Nielson, assistente all'Università di Richmond, "è la quantità
di tempo che polizia e procuratori dedicano ai brani rap e ai video sui
social media anzichè cercare prove più convincenti e in forme più tradi-
zionali". - Secondo il procuratore Jackson, i testi rap possono essere
molto utili, infatti la ricerca di uno status, il vanto sono parte integran-
te della vita di una gang. "Se si ascoltano con attenzione i brani rap, ci
si accorge che i membri delle gang confessano i crimini commessi e ne
parlano in tutto il quartiere", dice Jackson.
A New York i detective monitorano i brani rap su YouTube per studiare
la gerarchia sociale e i rancori tra le gang di strada: possibili molle di
un delitto. E' di tutt'altro parere Andrea DEnnis, docente dell'Universi-
tà della Georgia; secondo lui, le forze dell'ordine ignorano il fatto che
non sempre i rapper vivono la vita che cantano. Rick Ross, per esempio,
ha preso il nome d'arte da un boss della droga, Freeway Rick Ross. I
suoi brani sembrano alludere a un ombroso passato, in realtà era una
guardia carceraria.
Capita che i testi rap siano considerati essi stessi dei crimini. Rashee
Beasley e Jamal Knox sono stati condannati per un video rap nel qua-
le minacciavano di uccidere due agenti che li avevano arrestati. Ben-
chè sostengano di non avere mai voluto colpire gli agenti, e che il fil-
mato è una forma di libera espressione, i due sono stati condannati
fra l'altro per intimidazione e minacce terroristiche. Il professore
Nielson commenta: "Va bene incriminare i colpevoli. Però, se si usa
un brano rap contro un imputato, qualcuno potrà sostenere che il
rapper non ha avuto un processo equo.
(2014 - New York Times / News Service - Traduzione di Anna Bissanti)
La prova è nelle canzoni rap:
in carcere per una rima
Sono oltre 36 i procedimenti avviati negli Usa sulla base
di un brano musicale. Nei tribunali infuria i dibattito.
(da la Repubblica - 28/03/2014 - di Lorne Manly, Newport News/Virginia)
Ormai, era diventato un "caso freddo": quattro anni dopo gli omicidi nel
2007 di Christopher Horton, 16 anni, e Brian Dean, 20 anni, le indagini
s'erano arenate. Nessun sospetto. Nessuna traccia della pistola. Nessun
testimone della sparatoria: Horton era stato trovato steso a terra accanto
a un bidone dell'immondizia e Dean riverso sul portico anteriore della
casa. Nel 2011, però, il caso è stato riassegnato a un detective, che presto
è incappato in una prova a suo avviso convincente: un video su You Tube
di Antwain Steward, un rapper locale noto col nome d'arte di Twain Got-
ti, che canta 'Ride Out'. "Nessuno ha visto quando (imprecazione) l'ho-
freddato", è il testo della sua canzone. "L'ho legato, il coltello ho affilato,
poi l'ho pugnalato, con la Smith G Wesson 357 l'ho centrato".
Steward nega ogni parte negli omicidi, ma secondo le autorità il brano rap
è una sfrontata ammissione di responsabilità, infatti il rapper è stato for-
malmente accusato dei due delitti. Il caso di Steward è solo uno di circa
36 procedimenti penali avviati negli ultimi due anni e fondati sul testo di
una canzone rap. "Se vuoi diventare un 'gangsta rapper', è naturale che
i tuoi brani parlino di violenza", dice Charis E. Kubrin, criminologo al-
l'Università della California di Irvine. Secondo i procuratori, al contrario,
le parole delle canzoni sono uno strumento importante. "Solo perchè met-
ti in musica la tua confessione non vuol dire che la passerai liscia", dice
Alan Jackson, ex procuratore a Los Angeles. Stando agli agenti, certe
canzoni sono vere e proprie confessioni.
Il più delle volte, le parole dei brani rap servono a screditare l'immagine
dell'imputato, o a indovinarne il movente. Sempre più spesso. però, il
fatto stesso di scriverle può valere un'imputazione. Il dibattito infuria
nei tribunali dell'intero Paese. La Corte suprema del New Jersey deve
considerare se 13 pagine di versi scritte da Vonte Skinner - compresi
alcuni molto forti come "quattro pallottole ti penetrano nella guancia,
ti fanno esplodere la faccia, ti lasciano il cervello spiaccicato in strada"
- avrebbero dovuto essere ammesse al suo processo per tentato omicidio.
Quanto a Steward, sarà processato a maggio. "Quel che irrita davvero",
dice Erik Nielson, assistente all'Università di Richmond, "è la quantità
di tempo che polizia e procuratori dedicano ai brani rap e ai video sui
social media anzichè cercare prove più convincenti e in forme più tradi-
zionali". - Secondo il procuratore Jackson, i testi rap possono essere
molto utili, infatti la ricerca di uno status, il vanto sono parte integran-
te della vita di una gang. "Se si ascoltano con attenzione i brani rap, ci
si accorge che i membri delle gang confessano i crimini commessi e ne
parlano in tutto il quartiere", dice Jackson.
A New York i detective monitorano i brani rap su YouTube per studiare
la gerarchia sociale e i rancori tra le gang di strada: possibili molle di
un delitto. E' di tutt'altro parere Andrea DEnnis, docente dell'Universi-
tà della Georgia; secondo lui, le forze dell'ordine ignorano il fatto che
non sempre i rapper vivono la vita che cantano. Rick Ross, per esempio,
ha preso il nome d'arte da un boss della droga, Freeway Rick Ross. I
suoi brani sembrano alludere a un ombroso passato, in realtà era una
guardia carceraria.
Capita che i testi rap siano considerati essi stessi dei crimini. Rashee
Beasley e Jamal Knox sono stati condannati per un video rap nel qua-
le minacciavano di uccidere due agenti che li avevano arrestati. Ben-
chè sostengano di non avere mai voluto colpire gli agenti, e che il fil-
mato è una forma di libera espressione, i due sono stati condannati
fra l'altro per intimidazione e minacce terroristiche. Il professore
Nielson commenta: "Va bene incriminare i colpevoli. Però, se si usa
un brano rap contro un imputato, qualcuno potrà sostenere che il
rapper non ha avuto un processo equo.
(2014 - New York Times / News Service - Traduzione di Anna Bissanti)
Violent lyrics are commonplace in the world of rappers, but one young artist's rhymes may have helped police build a case against him for murder.
Antwain Donta Steward, an up-and-coming rapper from Newport News, Va., was recently arrested and charged in a pair of cold case murders from 2007. The new lead in the years-old double homicide may have been Steward's own lyrics, according to court documents described by local news site Daily Press.
Of particular interest to police was the song "Hip Full of Gun" by Steward aka Twain Gotti, which describes Steward killing someone. The song's video, posted to YouTube in 2011, also includes footage of him playing a violent video game. Police reprinted some of the lyrics from the song in their affidavit, according to the Daily Press:
Lucianone
Economia / Italia - Crisi e indennità abnormi: gli stipendi d'oro dei manager Sea-aeroporti
10 agosto '14 - domenica 10th August / Sunday visione post - 4
Manager di aeroporti italiani:
scoppia il caso degli stipendi d'oro,
(il più alto: 829mila euro all'anno).
Il sindacato Adl denuncia: "Ci mettono in cassa
integrazione, loro si godono indennità abnormi".
(da la Repubblica - 11/04/'14 - Ilaria Carra)
Il tema di quanto guadagnano i manager di società a partecipazione pubblica
viene sollevato anche a Milano. L'oggetto della discordia sono tre buste paga
d'oro percepite dai vertici aziendali. La prima è quella del "Chief operating
officer e deputy ceo)" di Sea spa, Giulio De Metrio: il numero due della so-
cietà, l'operativo che fa girare i voli nei due scali milanesi e che segue anche
la parte commerciale, guadagna 829mila euro lordi all'anno. Lo segue a ruota
il "Chief corporate officer", Luciano Carbone, con 611mila euro di remunera-
zione per gestire gli affari legali, , i beni immobili e il personale. Chiude il cer-
chio magico delle maxiretribuzioni, un terzo manager, il direttore finanziario
Michele Pallottini (uomo di F2i), che guadagna circa 400mila euro. Assieme,
valgono quasi due milioni di euro all'anno.
Il contratto di Pallottini è in scadenza : se fosse rinnovato prima dell'emissione
del maxibond annunciata da Sea, dovrà accettare di ridursi lo stipendio per rien-
trare nel tetto alle retribuzioni fissato dalla corte dei Conti in 290mila euro. In
caso contrario potrebbe mantenere l'attuale retribuzione (e l'ièpotesi suscita
già malumori in cda). E' un tema fortemente attuale, quello dei maxistipendi dei
manager pubblici, oggi che il governo Renzi è al lavoro per abbassare il tetto
massimo di guadagno. E' stato un piccolo sindacato autonomo, Adl, nato dall'Usb,
a denunciare i due megastipendi nella società (controllata dal Comune al 54 per
cento e dal fondo privato guidato da Vito Gamberale, F2i, al 44 per cento) che su-
scitano così tante polemiche. Dopo che l'anno scorso, una volta diventato azioni-
sta, anche lo stesso Gamberale li aveva criticati.
Sono una cinquantina i dirigenti in Sea. Con stipendi variabili. Da un minimo di 100
mila euro ai massimi che sfiorano il milione lordo all'anno. "Ci si lamenta degli 800
mila euro di Moretti che governa un'azienda con oltre 70mila dipendenti - denuncia-
no i sindacati - e nessuno dice nulla dei nostri che ne governano meno di 5mila".
Prima di discutere di qualsiasi taglio, si vada a guardare queste buste paga , è il
messaggio. Sulle cifre la società per azioni non dà conferme ufficiali appellandosi
alla legge sulla privacy, ma nei corridoi aziendali sono ritenute molto attendibili.
Oggi che i lavoratori Sea si dividono tra cassa integrazione e contratti di solida-
rietà, e con la spada di Damocle della multa europea a Sea Handling che mette
a rischio i suoi 3.200 dipendenti, "urge un tetto agli stipendi dei manager", chie-
de il sindacato. Che invoca anche una maggior trasparenza. Come? Due anni fa
la giunta Pisapia ha recepito la delibera dei magistrati contabili che, in base alle
normative sui tetti degli stipendi dei manager pubblici, mette il tetto di 290mila
euro. Da allora in piazza della Scala assicurano che nessun nuovo contratto sot-
toscritto nelle aziende partecipate da Palazzo Marino e dalla stessa amministra-
zione ha superato questa soglia: lo stipendio massimo è del direttore Giuseppe
Tomarchio, 200mila euro. Il problema, però, sorge per i contratti già in essere
e per i quali la retroattività della norma, secondo l'interpretazione più condivisa,
non varrebbe. In questo caso, in sostanza, tutto sarebbe affidato a un passo in-
dietro di chi percepisce gli stipendi d'oro. Esarebbe propeio il caso dei manager
in questione. peraòltro al lavoro in una partecipata co,munale che è una società
per azioni , e quindi sottoposti a regole diverse rispetto a quelle dei manager
pubblici - De Metrio e Carbone vennero difatti scelti anni fa dall'ex presiden-
te di Sea, Giuseppe Bonomi, uomo forte della Lega. A Bonomi, ai tempi presi-
dente e direttore generale della società aeroportuale, Pisapia chiese di ridursi
lo stipendio composto da un fisso annuo di 600mila euro e da 262,200 euro di
bonus. Bonomi rinunciò sì allo stipendio, ma (solo) a quello dovuto come pre-
sidente : 44.700 euro lordi annui.
Tutt'altra storia quella di Pietro Modiano, il presidente di Sea dal 2013 nomina-
to dal sindaco arancione che, poco dopo la nomina, annunciò che avrebbe rinun-
ciato allo stipendio di 200mila euro. E che, se oggi guadagna ancora qualcosa,
è comunque nettamente inferiore alla paga dei manager sotto di lui.
Su argomento simile
vedere anche
in questo blog: Società /economia - Tutto su stipendi e pensioni d'oro - (11/08/'13)
Economia - La crisi economica tra Svizzera, Italia e resto d'Europa:
stipendi e cifre // Le retribuzioni (1) . Referendum in
Svizzera: stop agli stipendi d'oro - (18/03/'13)
Lucianone
Manager di aeroporti italiani:
scoppia il caso degli stipendi d'oro,
(il più alto: 829mila euro all'anno).
Il sindacato Adl denuncia: "Ci mettono in cassa
integrazione, loro si godono indennità abnormi".
(da la Repubblica - 11/04/'14 - Ilaria Carra)
Il tema di quanto guadagnano i manager di società a partecipazione pubblica
viene sollevato anche a Milano. L'oggetto della discordia sono tre buste paga
d'oro percepite dai vertici aziendali. La prima è quella del "Chief operating
officer e deputy ceo)" di Sea spa, Giulio De Metrio: il numero due della so-
cietà, l'operativo che fa girare i voli nei due scali milanesi e che segue anche
la parte commerciale, guadagna 829mila euro lordi all'anno. Lo segue a ruota
il "Chief corporate officer", Luciano Carbone, con 611mila euro di remunera-
zione per gestire gli affari legali, , i beni immobili e il personale. Chiude il cer-
chio magico delle maxiretribuzioni, un terzo manager, il direttore finanziario
Michele Pallottini (uomo di F2i), che guadagna circa 400mila euro. Assieme,
valgono quasi due milioni di euro all'anno.
Il contratto di Pallottini è in scadenza : se fosse rinnovato prima dell'emissione
del maxibond annunciata da Sea, dovrà accettare di ridursi lo stipendio per rien-
trare nel tetto alle retribuzioni fissato dalla corte dei Conti in 290mila euro. In
caso contrario potrebbe mantenere l'attuale retribuzione (e l'ièpotesi suscita
già malumori in cda). E' un tema fortemente attuale, quello dei maxistipendi dei
manager pubblici, oggi che il governo Renzi è al lavoro per abbassare il tetto
massimo di guadagno. E' stato un piccolo sindacato autonomo, Adl, nato dall'Usb,
a denunciare i due megastipendi nella società (controllata dal Comune al 54 per
cento e dal fondo privato guidato da Vito Gamberale, F2i, al 44 per cento) che su-
scitano così tante polemiche. Dopo che l'anno scorso, una volta diventato azioni-
sta, anche lo stesso Gamberale li aveva criticati.
Sono una cinquantina i dirigenti in Sea. Con stipendi variabili. Da un minimo di 100
mila euro ai massimi che sfiorano il milione lordo all'anno. "Ci si lamenta degli 800
mila euro di Moretti che governa un'azienda con oltre 70mila dipendenti - denuncia-
no i sindacati - e nessuno dice nulla dei nostri che ne governano meno di 5mila".
Prima di discutere di qualsiasi taglio, si vada a guardare queste buste paga , è il
messaggio. Sulle cifre la società per azioni non dà conferme ufficiali appellandosi
alla legge sulla privacy, ma nei corridoi aziendali sono ritenute molto attendibili.
Oggi che i lavoratori Sea si dividono tra cassa integrazione e contratti di solida-
rietà, e con la spada di Damocle della multa europea a Sea Handling che mette
a rischio i suoi 3.200 dipendenti, "urge un tetto agli stipendi dei manager", chie-
de il sindacato. Che invoca anche una maggior trasparenza. Come? Due anni fa
la giunta Pisapia ha recepito la delibera dei magistrati contabili che, in base alle
normative sui tetti degli stipendi dei manager pubblici, mette il tetto di 290mila
euro. Da allora in piazza della Scala assicurano che nessun nuovo contratto sot-
toscritto nelle aziende partecipate da Palazzo Marino e dalla stessa amministra-
zione ha superato questa soglia: lo stipendio massimo è del direttore Giuseppe
Tomarchio, 200mila euro. Il problema, però, sorge per i contratti già in essere
e per i quali la retroattività della norma, secondo l'interpretazione più condivisa,
non varrebbe. In questo caso, in sostanza, tutto sarebbe affidato a un passo in-
dietro di chi percepisce gli stipendi d'oro. Esarebbe propeio il caso dei manager
in questione. peraòltro al lavoro in una partecipata co,munale che è una società
per azioni , e quindi sottoposti a regole diverse rispetto a quelle dei manager
pubblici - De Metrio e Carbone vennero difatti scelti anni fa dall'ex presiden-
te di Sea, Giuseppe Bonomi, uomo forte della Lega. A Bonomi, ai tempi presi-
dente e direttore generale della società aeroportuale, Pisapia chiese di ridursi
lo stipendio composto da un fisso annuo di 600mila euro e da 262,200 euro di
bonus. Bonomi rinunciò sì allo stipendio, ma (solo) a quello dovuto come pre-
sidente : 44.700 euro lordi annui.
Tutt'altra storia quella di Pietro Modiano, il presidente di Sea dal 2013 nomina-
to dal sindaco arancione che, poco dopo la nomina, annunciò che avrebbe rinun-
ciato allo stipendio di 200mila euro. E che, se oggi guadagna ancora qualcosa,
è comunque nettamente inferiore alla paga dei manager sotto di lui.
Su argomento simile
vedere anche
in questo blog: Società /economia - Tutto su stipendi e pensioni d'oro - (11/08/'13)
Economia - La crisi economica tra Svizzera, Italia e resto d'Europa:
stipendi e cifre // Le retribuzioni (1) . Referendum in
Svizzera: stop agli stipendi d'oro - (18/03/'13)
Lucianone
sabato 9 agosto 2014
Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
9 agosto '14 - sabato 9th August / Saturday visione post - 10
Esteri / Crisi Medio Oriente
GAZA - Berlino-Parigi-Londra: stop alle armi / Israele: no
a negoziati sotto i razzi
Continuano i lanci di missili verso lo Stato ebraico dopo che venerdì
Mentre si continua a combattere, l’Europa prende una posizione ferma sulla crisi a Gaza. In un appello congiunto Germania, Francia e Gran Bretagna esprimono l’apprensione per la violenza nella Striscia e chiedono una tregua immediata. «Siamo molto preoccupati per il riaccendersi della violenza nella Striscia di Gaza. Facciamo appello a entrambe le parti a un immediato cessate il fuoco», si legge in una nota congiunta dei ministri degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, francese Laurent Fabius, e britannico Philip Hammond. «È bene che sul dramma di Gaza ogni Paese si mobiliti, come hanno fatto Germania, Francia e Gran Bretagna, e come ha fatto e sta facendo anche l’Italia negli incontri di queste settimane, nei costanti contatti con tutti gli attori della Regione, e con i contributi della cooperazione» ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, che auspica una posizione comune dell’Unione europea sul conflitto. Le ostilità sono ricominciate venerdì, quando si è interrotta la tregua di 72 ore dopo il lancio di razzi da parte di Hamas, ai quali Israele ha riposto riprendendo gli attacchi aerei. Sabato mattina nel sud di Israele sono tornate a risuonare le sirene di allarme: 27 missili sono stati lanciati contro Israele, secondo quanto afferma l’esercito di Netanyahu che ha colpito 50 obiettivi nella Striscia di Gaza.
Italia / Toscana - sciame sismico
Terremoto tra Siena e Firenze / A San Gimignano gente in strada
Lo stato africano è insieme a Nigeria, Sierra Leone e Liberia uno dei più colpiti
Esteri / Crisi Medio Oriente
GAZA - Berlino-Parigi-Londra: stop alle armi / Israele: no
a negoziati sotto i razzi
Continuano i lanci di missili verso lo Stato ebraico dopo che venerdì
è stata interrotta la tregua di 72 ore. Sette morti palestinesi nei raid israeliani
Mentre si continua a combattere, l’Europa prende una posizione ferma sulla crisi a Gaza. In un appello congiunto Germania, Francia e Gran Bretagna esprimono l’apprensione per la violenza nella Striscia e chiedono una tregua immediata. «Siamo molto preoccupati per il riaccendersi della violenza nella Striscia di Gaza. Facciamo appello a entrambe le parti a un immediato cessate il fuoco», si legge in una nota congiunta dei ministri degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, francese Laurent Fabius, e britannico Philip Hammond. «È bene che sul dramma di Gaza ogni Paese si mobiliti, come hanno fatto Germania, Francia e Gran Bretagna, e come ha fatto e sta facendo anche l’Italia negli incontri di queste settimane, nei costanti contatti con tutti gli attori della Regione, e con i contributi della cooperazione» ha detto il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, che auspica una posizione comune dell’Unione europea sul conflitto. Le ostilità sono ricominciate venerdì, quando si è interrotta la tregua di 72 ore dopo il lancio di razzi da parte di Hamas, ai quali Israele ha riposto riprendendo gli attacchi aerei. Sabato mattina nel sud di Israele sono tornate a risuonare le sirene di allarme: 27 missili sono stati lanciati contro Israele, secondo quanto afferma l’esercito di Netanyahu che ha colpito 50 obiettivi nella Striscia di Gaza.Italia / Toscana - sciame sismico
Terremoto tra Siena e Firenze / A San Gimignano gente in strada
Scossa di magnitudo 3.4 nel Chianti. Epicentro a 10 km di profondità, a 30 km dal capoluogo. Una scossa di terremoto di magnitudo 3.4 della scala Richter è stata avvertita alle 15.47 nella zona del Chianti, fra Firenze e Siena. Secondo l'Ingv (l'istituto geologico nazionale) si è originata ad una profondità di circa 10 km, ha avuto epicentro a circa 30 Km a sud-ovest di Firenze.
Panico a San Gimignano
La scossa è stata avvertita anche nel capoluogo, ai piani alti delle case ma non sono stati segnalati danni. Telefonate ai vigili del fuoco specie da Certaldo, dove la scossa è stata avvertita come a Gambassi Terme e Castelfiorentino. Nel Senese la scossa si è avvertita a San Gimignano dove, come accaduto alcuni giorni fa, la gente si è riversata in strada per il timore di rimanere investita dai crolli. Anche a San Gimignano non sono stati segnalati danni.
Esteri / Africa - Caso Ebola
La Guinea chiude le frontiere / Forse pronto un vaccino per il 2015
Lo stato africano è insieme a Nigeria, Sierra Leone e Liberia uno dei più colpiti
Dall’Oms dicono che i test sul vaccino verranno effettuati prima negli Usa e poi in Africa.
La Guinea ha deciso di chiudere le frontiere con Liberia e Sierra Leone per cercare di arginare l’epidemia di Ebola. Lo hanno annunciato le autorità governative. Attualmente i tre paesi, i più colpiti dal virus con centinaia di vittime, hanno dichiarato lo stato di emergenza, così come ha fatto anche la Nigeria, dove i casi sono saliti nelle ultime ore a nove: in Guinea, nella fattispecie, i casi sono saliti a 495, con 367 morti.
Lucianone
giovedì 7 agosto 2014
Appuntamenti - Jazz a Bergamo
7 agosto '14 - giovedì 7th August / Thursday visione post - 4
Il jazz esce dai club
Rassegna jazz a Bergamo: quattro serate al Parco Sant'Agostino
Da martedì 5 agosto fino al 19 agosto
Improvvisazione e contaminazioni
(da 'Corriere della Sera' - 3 agosto 2013 - di Daniela Morandi)
Musica senza sovrastrutture nè di genere nè fisiche. E' il JAZZ in bilico
tra innovazione e tradizione. Da martedì (5 agosto) al 19 agosto, per tre
martedì e un sabato sera, il genere legato all'improvvisazione per anto-
nomasia esce dai teatri, auditorium o luoghi chiusi, per diffondersi nello
spazio aperto di Sant'Agostino.
Dalle 21. 30 e a ingresso libero, il parco diventa palcoscenico per mu sicisti
di rilievo come Enrico Rava e altri, capaci di spaziare dal jazz rock agli
standard classici, da brani originali a contaminazioni con la musica popo-
lare. Martedì toccherà al chitarrista milanese Roberto Cecchetto con il
nuovo progetto Core trio. Insieme ad andrea Lombardini al basso e Phil
Mer alla batteria rimescolerà le carte. Incursioni rock si accoppieranno
ad altre sonorità, perchè Cecchetto non si ingabbia. Slegato da generi pre-
costituiti e formalismi, si apre a eleganti sperimentazioni.
Il 12 agosto (martedì), in scena ci sarà l'inusuale ed eccentrico trio formato
da Massimiliano Milesi ai sassofoni, Walter Beltrami alla chitarra e Zeno
De Rossi alla batteria. L'assenza del basso nell'organico dà al progetto The
Roperite Wagging band un'impronta jazz-rock per un repertorio originale
e ibrido, dove le correnti dell'elettronica si mescolano all'improvvisazione.
Sabato 16 salirà sul palco Enrico Rava, ormai bergamasco d'adozione, vi-
sto il rinnovo come direttore artistico di Bergamo Jazz per il quarto anno
consecutivo. Il trombettista si presenterà con la formazione New Quartet,
che allinea Francesco Diodati, Gabriele Evangelista ed Enrico Morello.
Giovani talenti, che sotto la guida del maestro, daranno libero sfogo al
proprio genio creativo, capace di combinare tradizione, musica contem-
poranea, folk e rock. - Il risultato è una ricerca personale che parte dal
jazz per esplorre l'universo musicale.
Infine una reunion tra Stefano Bertoli alla batteria, Marco Gamba al
contrabbasso e Guido Bombardieri ai sassofoni. Musicisti dai progetti
artistici paralleli, si ritroveranno per un concerto il cui spartito sarà se-
gnato da intesa e scambio di sguardi. Il bello dell'improvvisazione.
Lucianone
Il jazz esce dai club
Rassegna jazz a Bergamo: quattro serate al Parco Sant'Agostino
Da martedì 5 agosto fino al 19 agosto
Improvvisazione e contaminazioni
(da 'Corriere della Sera' - 3 agosto 2013 - di Daniela Morandi)
Musica senza sovrastrutture nè di genere nè fisiche. E' il JAZZ in bilico
tra innovazione e tradizione. Da martedì (5 agosto) al 19 agosto, per tre
martedì e un sabato sera, il genere legato all'improvvisazione per anto-
nomasia esce dai teatri, auditorium o luoghi chiusi, per diffondersi nello
spazio aperto di Sant'Agostino.
Dalle 21. 30 e a ingresso libero, il parco diventa palcoscenico per mu sicisti
di rilievo come Enrico Rava e altri, capaci di spaziare dal jazz rock agli
standard classici, da brani originali a contaminazioni con la musica popo-
lare. Martedì toccherà al chitarrista milanese Roberto Cecchetto con il
nuovo progetto Core trio. Insieme ad andrea Lombardini al basso e Phil
Mer alla batteria rimescolerà le carte. Incursioni rock si accoppieranno
ad altre sonorità, perchè Cecchetto non si ingabbia. Slegato da generi pre-
costituiti e formalismi, si apre a eleganti sperimentazioni.
Il 12 agosto (martedì), in scena ci sarà l'inusuale ed eccentrico trio formato
da Massimiliano Milesi ai sassofoni, Walter Beltrami alla chitarra e Zeno
De Rossi alla batteria. L'assenza del basso nell'organico dà al progetto The
Roperite Wagging band un'impronta jazz-rock per un repertorio originale
e ibrido, dove le correnti dell'elettronica si mescolano all'improvvisazione.
Sabato 16 salirà sul palco Enrico Rava, ormai bergamasco d'adozione, vi-
sto il rinnovo come direttore artistico di Bergamo Jazz per il quarto anno
consecutivo. Il trombettista si presenterà con la formazione New Quartet,
che allinea Francesco Diodati, Gabriele Evangelista ed Enrico Morello.
Giovani talenti, che sotto la guida del maestro, daranno libero sfogo al
proprio genio creativo, capace di combinare tradizione, musica contem-
poranea, folk e rock. - Il risultato è una ricerca personale che parte dal
jazz per esplorre l'universo musicale.
Infine una reunion tra Stefano Bertoli alla batteria, Marco Gamba al
contrabbasso e Guido Bombardieri ai sassofoni. Musicisti dai progetti
artistici paralleli, si ritroveranno per un concerto il cui spartito sarà se-
gnato da intesa e scambio di sguardi. Il bello dell'improvvisazione.
Lucianone
Società / attualità - Conflitti nel mondo, oggi: cancellare le identità degli altri
7 agosto '14 - giovedì 7th August / Thursday visione post - 6
L'irrazionalità dei conflitti
Così la pace diventa sempre più difficile
(da 'Corriere della Sera' - 5 agosto '14 - di Massimo Nava)
I conflitti che stanno insanguinando diversi angoli del pianeta (Iraq, Gaza, Siria, Libia,
Ucraina), oltre a quelli di cui le cronache riferiscono notizie ormai scarne e ripetitive
(Afghanistan, Nigeria, Malì, eccetera) hanno un dato comune che sconvolge le catego-
rie di analisi e rivela purtroppo una sostanziale impotenza della diplomazia a qualsiasi
livello. Si evidenzia e si denuncia a turno il silenzio dell'Europa, la paralisi dell'Onu, la
titubanza degli Usa e così via. Ma l'impotenza non è solo questione di veti, strategie e
interessi contrapposti: é anche determinata dalla natura del conflitto.
Al di là del contesto specifico e degli interessi economici in gioco, impliciti in ogni guer-
ra o guerriglia, il carattere religioso e/o relogioso/nazionalistico è il fattore scatenante
che rende sempre più ardua la ricerca di soluzioni accettabili da tutte le parti coinvolte.
Di fronte all'irrazionalità di categorie dello spirito - la religione usata come una scimi-
tarra, la presunta superiorità di una razza, una identità nazionale che ritiene di avere
diritti atavici - diventa quasi impossibile discutere di convivenza e tolleranza e quindi
di pace duratura, poichè in questo genere di scontri è cambiata la posta in gioco e si
è modificata la logica, per quanto deprecabile, di una guerra. Non si combatte soltan-
to per una vittoria militare, peraltro difficilmente conseguibile in modo definitivo. E
nemmeno per la speranza di costruire la pace dopo i lutti e le distruzioni. Si combatte
per la supremazia di un'identità culturale e religiosa, e quindi per l'annientamento di
un'altra in conflitto. Annientamento che, quand'anche possibile (come teorizzavano
i nazisti) è nella realtà previsto in un futuro indefinito. Per questo i conflitti di questo
tipo diventano endemici e ripetitivi. Come raggiungere compromessi accettabili e
onorevoli quando non si tratta di ridisegnare un confine o garantire i diritti di una mi-
noranza o riaffermare una giurisdizione su risorse naturali, bensì di riportare alla ra-
gione un immaginario collettivo che prevede la scomparsa fisica del nemico, compre-
sa la popolazione non cambattente, donne e bambini inclusi?
La guerra di Gaza è la più emblematica conferma di questo genere di conflitti, essen-
do anche una sorta di rimozione delle esperienze precedenti, simili ma mai servite alla
costruzione di un compromesso. Israeliani e palestinesi lottano per la sopravvivenza e
rimandano a un indefinito futuro la vittoria impossibile. Hamas sogna la distruzione di
Israele. E Israele pensa di guadagnare tempo occupando territori. Israele alza muri.
Hamas costruisce tunnel.
Anche in Ucraina si combatte un conflitto identitario senza soluzione, salvo ip'otizzare
uno smembramento del Paese con conseguenze devastanti sugli equilibri del Vecchio
Continente. In alternativa, si continua a combattere per un'ipotetica e irrazionale su-
premazia di un'identità. In Libia e Siria non sono più in gioco la fine tragica di una dit-
tatura o la scomparsa auspicata di un'altra, nè la ricostruzione di nuove società nel
cuore del Mediterraneo, ma la supremazia di tribù o di fazioni religiose.
E' un disperante paradosso che nell'era della globalizzazione, della modernità tecnolo-
gica, della laicità persino esagerata, che a volte fa perdere di vista il senso ultimo del-
l'esistenza, il fattore religioso moltiplichi notizie di cristiani perseguitati, di minoranze
umiliate, di simboli religiosi distrutti, di un fondamentalismo islamico che pretende di
instaurare antichi califfati, del sangue che scorre all'interno dello stesso mondo ara-
bo/musulmano. E' tragico che i valori di solidarietà e rispetto della persona umana
cui fanno generalmente riferimento tutte le religioni siano così diffusamente calpesta-
ti. Ed è drammatico constatare che in aree del mondo in cui il tasso di democrazia è
piuttosto basso, il consenso popolare di leader religiosi e carismatici sia forte e cre-
scente. Non si tratta nemmeno più di convertire gli eretici. La parola d'ordine delle
guerre "moderne" è cancellazione. Un passo indietro, rispetto alle Crociate.
______________________________________________________________________________
All'interno delle storie delle tradizioni religiose, dalle guerre bibliche alle crociate e ai grandi
atti di martirio, la violenza aleggia come un'oscura presenza. I simboli più oscuri e misteriosi
della religione ne sono pervasi. Il potere che ha la religione di stimolare l'immaginazione ha
sempre avuto a che fare con immagini di morte. Una delle domande che maggiormente osses-
sionano alcuni tra i più grandi studiosi della religione - tra cui Emile Durkheim, Marcel Mauss
e Sigmund Freud - è perchè sia così. Perchè la religione sembra aver bisogno della violenza,
e la violenza della religione, e perchè alcuni credenti accettano con tanta sicurezza un ordine
divino di distruzione?
( da "TERRORISTI IN NOME DI DIO - La violenza religiosa nel mondo"
di Mark Juergensmeyer)
Lucianone
L'irrazionalità dei conflitti
Così la pace diventa sempre più difficile
(da 'Corriere della Sera' - 5 agosto '14 - di Massimo Nava)
I conflitti che stanno insanguinando diversi angoli del pianeta (Iraq, Gaza, Siria, Libia,
Ucraina), oltre a quelli di cui le cronache riferiscono notizie ormai scarne e ripetitive
(Afghanistan, Nigeria, Malì, eccetera) hanno un dato comune che sconvolge le catego-
rie di analisi e rivela purtroppo una sostanziale impotenza della diplomazia a qualsiasi
livello. Si evidenzia e si denuncia a turno il silenzio dell'Europa, la paralisi dell'Onu, la
titubanza degli Usa e così via. Ma l'impotenza non è solo questione di veti, strategie e
interessi contrapposti: é anche determinata dalla natura del conflitto.
Al di là del contesto specifico e degli interessi economici in gioco, impliciti in ogni guer-
ra o guerriglia, il carattere religioso e/o relogioso/nazionalistico è il fattore scatenante
che rende sempre più ardua la ricerca di soluzioni accettabili da tutte le parti coinvolte.
Di fronte all'irrazionalità di categorie dello spirito - la religione usata come una scimi-
tarra, la presunta superiorità di una razza, una identità nazionale che ritiene di avere
diritti atavici - diventa quasi impossibile discutere di convivenza e tolleranza e quindi
di pace duratura, poichè in questo genere di scontri è cambiata la posta in gioco e si
è modificata la logica, per quanto deprecabile, di una guerra. Non si combatte soltan-
to per una vittoria militare, peraltro difficilmente conseguibile in modo definitivo. E
nemmeno per la speranza di costruire la pace dopo i lutti e le distruzioni. Si combatte
per la supremazia di un'identità culturale e religiosa, e quindi per l'annientamento di
un'altra in conflitto. Annientamento che, quand'anche possibile (come teorizzavano
i nazisti) è nella realtà previsto in un futuro indefinito. Per questo i conflitti di questo
tipo diventano endemici e ripetitivi. Come raggiungere compromessi accettabili e
onorevoli quando non si tratta di ridisegnare un confine o garantire i diritti di una mi-
noranza o riaffermare una giurisdizione su risorse naturali, bensì di riportare alla ra-
gione un immaginario collettivo che prevede la scomparsa fisica del nemico, compre-
sa la popolazione non cambattente, donne e bambini inclusi?
La guerra di Gaza è la più emblematica conferma di questo genere di conflitti, essen-
do anche una sorta di rimozione delle esperienze precedenti, simili ma mai servite alla
costruzione di un compromesso. Israeliani e palestinesi lottano per la sopravvivenza e
rimandano a un indefinito futuro la vittoria impossibile. Hamas sogna la distruzione di
Israele. E Israele pensa di guadagnare tempo occupando territori. Israele alza muri.
Hamas costruisce tunnel.
Anche in Ucraina si combatte un conflitto identitario senza soluzione, salvo ip'otizzare
uno smembramento del Paese con conseguenze devastanti sugli equilibri del Vecchio
Continente. In alternativa, si continua a combattere per un'ipotetica e irrazionale su-
premazia di un'identità. In Libia e Siria non sono più in gioco la fine tragica di una dit-
tatura o la scomparsa auspicata di un'altra, nè la ricostruzione di nuove società nel
cuore del Mediterraneo, ma la supremazia di tribù o di fazioni religiose.
E' un disperante paradosso che nell'era della globalizzazione, della modernità tecnolo-
gica, della laicità persino esagerata, che a volte fa perdere di vista il senso ultimo del-
l'esistenza, il fattore religioso moltiplichi notizie di cristiani perseguitati, di minoranze
umiliate, di simboli religiosi distrutti, di un fondamentalismo islamico che pretende di
instaurare antichi califfati, del sangue che scorre all'interno dello stesso mondo ara-
bo/musulmano. E' tragico che i valori di solidarietà e rispetto della persona umana
cui fanno generalmente riferimento tutte le religioni siano così diffusamente calpesta-
ti. Ed è drammatico constatare che in aree del mondo in cui il tasso di democrazia è
piuttosto basso, il consenso popolare di leader religiosi e carismatici sia forte e cre-
scente. Non si tratta nemmeno più di convertire gli eretici. La parola d'ordine delle
guerre "moderne" è cancellazione. Un passo indietro, rispetto alle Crociate.
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All'interno delle storie delle tradizioni religiose, dalle guerre bibliche alle crociate e ai grandi
atti di martirio, la violenza aleggia come un'oscura presenza. I simboli più oscuri e misteriosi
della religione ne sono pervasi. Il potere che ha la religione di stimolare l'immaginazione ha
sempre avuto a che fare con immagini di morte. Una delle domande che maggiormente osses-
sionano alcuni tra i più grandi studiosi della religione - tra cui Emile Durkheim, Marcel Mauss
e Sigmund Freud - è perchè sia così. Perchè la religione sembra aver bisogno della violenza,
e la violenza della religione, e perchè alcuni credenti accettano con tanta sicurezza un ordine
divino di distruzione?
( da "TERRORISTI IN NOME DI DIO - La violenza religiosa nel mondo"
di Mark Juergensmeyer)
Lucianone
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