domenica 8 maggio 2022

Società / Italia - Covid: la fine dell'emergenza. Ma resta della rabbia...

 8 maggio '22 - domenica                                8th May / Sunday                             visione post - 17

(da la Repubblica - 18 marzo '22 - Commenti / di Elena Stancanelli)

Covid, se resta la rabbia
Il Covid è finito un'altra volta. Sarà almeno la terza, o la quarta volta che finisce, speriamo sia
l'ultima. Dovremmo festeggiare, ma c'è la guerra, e nessuno ha voglia di ballare e cantare. Do-
vremmo almeno abbracciarci, ma molti di noi sono esausti. -  Il primo anno di pandemia ci ha 
tramortiti, ne siamo usciti barcollanti ma almeno eravamo sorretti dall'euforia di chi l'ha scam-
pata. Sgattolavamo vivi dai nostri nascondigli, disposti a spassarcela, o almeno riprendere tut-
to da dove lo avevamo lasciato. Ricordo bene solo il disappunto nei confronti di chi, ostinato, 
quell'estate aveva deciso di fare comunque le solite vacanze in Grecia, o a Ibiza. Ma come? 
State qui, stringiamoci, evitiamo di fare un altro pasticcio, dove andate? Non ci siamo accorti
che quel sentimento, quel giudizio verso gli amici che ci sembrava non capissero la situazione ,
sarebbe stata la questione più complicata da affrontare a fine pandemia. Non avevamo capito, 
allora, che più del Covid in sè avremmo dovuto temere il Covid in noi. Quel misto di senso di
superiorità morale e fifa blu che da quel momento avrebbe buttato all'aria le nostre vite. Scom-
ponendo amicizie, famiglie, condomini, uffici, spogliatoi del calcetto. Il Covid, questo era dav-
vero difficile da prevedere, si sarebbe comportato come un conflitto fratricida, per ricomporre
il quale l'unica possibilità dovrebbe essere una specie di gigantesca amnistia. Avremmo dovuto
segnare un confine tra salute e malattia, poter contare su un inizio e una fine, e invece tutto si è mischiato, il virus si è nascosto e poi è tornato una, due, tre volte. Insieme ai maglioni ci è toc-
cato in autunno tirare giù dall'armadio le mascherine, le bocce di Amuchina, il saturimetro che
non si sa mai. E speriamo che non accada di nuovo. -  Ma un confine certo, invalicabile, lo ab-
biamo tracciato. E purtroppo non è tra un mondo con o senza Covid, ma tra chi ha creduto nel-
la scienza e chi si è rifugiato nell'irrazionale.  Noi che ci siamo vaccinati, portavamo la masche-
rina, ci lavavamo le mani e gli altri che ci sbeffeggiavano, capaci di affermare solenni castrone-
rie in appoggio a tesi strampalate, ostinati propugnatori dell'impero della paranoia. Sentite? La
rabbia, mascherata da ironia, es  onda dalle mie parole. Non riesco a considerare con rispetto e  
lucidità le idee di chi si sente di poter dire che il Covid non esiste, che le bare di Bergamo non 
sono mai esistite, che medici e infermieri  erano comparse  in un  gigantesco  reality show, e i 
morti un'invenzione. Non ce la faccio, e non credo di essere l'unica.  Ma senza arrivare fino a
tanta insanabile diversità, c'è da occuparsi dei mille complicati distinguo tra i livelli di preoc-
cupazione che hanno generato comportamenti lievemente diversi di generare reciproco ranco-
re tra chi è andato in Grecia e chi in Puglia, tra chi faceva la cena con sei amici (sei amici??!! 
Ma sei pazzo!!) e chi per due anni si è affacciato solo alla finestra. Chi lavora nel commercio,
col turismo, nei teatri, gli organizzatori di concerti, cantanti e tutti gli altri che hanno passato
gli ultimi due anni a investire sono esausti. L'annuncio che dal primo aprile verranno abolite
le capienze limitate e l'obbligo di Super Green Pass per i trasporti a lunga percorrenza dovreb-
be rassicurare i viaggiatori timorosi, ed è un'ottima notizia. Per i genitori stremati c'è in arrivo 
una Dad limitata  solo  ai casi di positività: via la quarantena, via i figli in casa  un giorno sì e 
uno no. La fine dello stato d'emergenza è un sollievo per tutti, darà fiato a tutte le attività, ria-
priranno anche le famose discoteche  che insieme ai runner  sono state pietra di scandalo per 
mesi. Ma noi, che ne faremo di tutta quella rabbia? Come le saniamo quelle ferite?   

Lucianone

sabato 7 maggio 2022

SPORT / calcio Serie A - 36^ giornata anno 2021 / 22

 7 maggio '22 - sabato                                7th May / Saturday                                  visione post - 13

Risultati delle partite

Inter - Empoli  4 - 2 /  Genoa Juventus  2 - 1
Torino - Napoli  0 - 1  
Sassuolo - Udinese  1 - 1  
Lazio - Sampdoria  2 - 0




Lucianone

Storie / il racconto - L'alpinista italiano sopravvissuto agli ottomila in Nepal

 7 maggio '22 - sabato                                       7th May / Saturday                             visione post - 18

(da "La Stampa" - 1 maggio '22 - Le sfide della montagna / di Enrico Martinet)

Io, sopravvissuto agli 8000
L
a nube si apre quasi ai bordi della splendida e temibile "falce" di ghiaccio.  Uno dei due elicotteri
di soccorso s'infila; poco dopo il pilota Alistair Hopper può vedere sul ghiaccio tormentato da serac- 
chi l'alpinista disperso: Giampaolo Corona, 49 anni, guida alpina del Trentino. Questione di minuti,
un altro sorvolo, poi l'avvicinamento e a 6.800 metri il recupero con una "longline", una fune calata
dall'abitacolo per circa 15 metri. Salvo. Via dalla "falce" del'Annapurna, quella morbida linea curva
del ghiacciaio del primo ottomila scalato dall'uomo, da cui si staccano seracchi, blocchi di ghiaccio
grandi come condomini che provocano valanghe devastanti. - L'alpinista italiano era ritenuto disper-
so. Gli altri alpinisti che avevano raggiunto la cima il 28 aprile erano o ritornati al campo base o sta-
vano per raggiungerlo. Corona non rispondeva alla radio. Si temeva il peggio.  E  non  era rientrato
neppure uno dei suoi due compagni di salita. lo svedese Tim Bogdanov. Poi a metà mattinata di ve-
nerdì la sua voce alla radio, : "Sto scendendo, ce la faccio". Ancora silenzio e man mano che le ore
passavano si è di nuovo pensato al peggio. A tenere i contatti con la famiglia l'alpinista bergamasco
Simone Moro, in Nepal con il suo elicottero. Da lui anche parole di ottimismo: "Gianpaolo sa cosa 
fare, è un professi0nista. Tutto era già pronto per una missione di soccorso, nella speranza che nubi
e nevicate non ostacolassero il volo. ieri mattina l'avvistamento. -  i due elicotteri impegnati hanno
al campo base. poi in ospedale a Kathmandu, sia Corona sia Tim Bogdanov. E ieri l'alpèinista italia-
no ha scritto sul suo profilo Facebook. "Sono in ospedale a Kathmandu. Il 28 (maggio) ho raggiun-
to la cima dell'Annapurna.  Senza ossigeno  e  senza sherpa d'alta quota.  In discesa ci ha colti una
tempesta e ho perso la via verso C4. Il campo 4 è a quota 7.100 metri. Di lì alla cima c'è ancora un
chilometro di dislivello. -  Ancora Corona: "Ho pernottato due notti all'aperto, a oltre 7 mila metri,
senza tenda, senza nulla da bere. Stamattina l'elicottero di soccorso della Seven summit (l'agenzia
nepalese che organizza le avventure verticali, ndr) mi ha evacuato dapprima verso il BC poi fino
a Kathmandu, in ospedale, dove sto curando i congelamenti che ho riportato. Conto di tornare in
Italia presto".  Le sue foto sull'elicottero lo mostrano sorridente , con i segni del gelo sul viso, so-
prattutto sul naso. -   Quel perdere la via non è riferito soltanto alla tempesta, alle nebbie che tol-
gono visibilità, ma anche al freddo. Corona ha raggiunto gli 8.91 metri della vetta senza ossigeno
ed è stato per ore oltre i 7.500 metri. La mancanza di ossigeno e le temperature sotto lo zero con- tribuiscono al disorientamento.  E' uno stress che il fisico  deve sopportare  oltre alla fatica della 
salita. La lucidità viene meno. In condizioni meteorologiche  difficili tutto diventa più complica-
to. Gran parte degli incidenti sugli Ottomila accadono proprio nella fase del ritorno verso il cam-
po base. E' il maltempo che ha rallentato i due alpinisti. Per questo Corona scrive di aver trascor-
so due notti oltre i settemila metri con la sola tuta d'alta quota, senza altra possibilità di ripararsi
dal freddo. In più non aveva più nulla da bere: ipossia, gelo e disidratazione. La sua grande espe-
rienza, anche sugli Ottomila, gli ha consentito di resistere.    Il 27 aprile  scriveva  su facebook: 
"Siamo a 7.000, io, Hans e Tim. Siamo quelli più in alto. Più in basso  ci sono  gli altri, con gli 
sherpa e tutto il resto. Domani è il summit day. Quando vediamo accendersi le loro frontali, ci
mettiamo in moto anche noi. Meteo buono. E' il momento giusto. O la va o la spacca". -


 
Lucianone

mercoledì 4 maggio 2022

SPORT / calcio Serie A - 34^ e 35^ giornata anno 2021/22

4 maggio '22 - mercoledì                                   4th May / Wednesday                    visione post - 8

Risultati delle partite 

34^ giornata
Torino - Spezia  2 - 1 /  Venezia - Atalanta  1 - 3
Inter - Roma  3 - 1 /  HVerona - Sampdoria 1 - 1
Salernitana - Fiorentina 2 - 1 /  
Bologna - Udinese 2 - 2/ Empoli - Napoli  3 - 2
Genoa - Cagliari  1 - 0 / Lazio - Milan  1 - 2
Sassuolo - Juventus  1 - 2
35^ giornata
Cagliari - HVerona 1 - 2 / Napoli - Sassuolo 6 - 1
Sampdoria - Genoa  1 - 0  / Spezia - Lazio  3 - 4
Juventus - Venezia  2 - 1  / Empoli - Torino 1 - 3
Milan - Fiorentina 1 - 0  / Udinese - Inter  1 - 2
Roma - Bologna  0 - 0  / Atalanta - Salernitana 1 - 1
 


Lucianone

lunedì 2 maggio 2022

Riflessioni - Conflitto in Ucraina in tv: se la guerra rende stupidi

 2 maggio '22 - lunedì                                      2nd May / Monday                              visione post - 9

(da la Repubblica - 1 maggio '22 - da L'Amaca / Michele Serra)

La guerra rende stupidi

La guerra rende stupidi, e non è il minore dei suoi delitti.     L'idea  di indagare su alcuni  ospiti filo-
russi, o non abbastanza antirussi, o addirittura russi, per stabilire se partecipino ai talk show in quan-
to giornalisti o in quanto agenti di Mosca, sembra una parodia del maccartismo (che già era una paro-
dia della "sicurezza nazionale"). E' così goffa e controproducente da far sorgere il sospetto che siano agenti di Putin quelli che l'hanno proposta, con il fine di mettere in cattiva luce la povera Europa. Il
cui grande punto di forza, e di merito, sarebbe la tolleranza, che è il contrario della fobia (segno di debolezza); si sopporta la parola nemica e la si contraddice a viso aperto, piuttosto che sopprimerla 
per l'incapacità di affrontarla. E' sempre l'inetto che invoca la censura, non il capace. Letta e Renzi richiamino alla calma e all'intelligenza i loro impulsivi luogotenenti  incaricati  della sorveglianza
della Rai. Spieghinoloro che siamo tutti o quai sulla stessa barca, si cerca di fermare Putin, di pro- 
teggere gli ucraini, di evitare che la guerra degeneri, di consolidare l'europa.    E' un fronte ampio
che rischia di diventare meno ampio e al suo interno gli energumeni prendono il sopravvento sui ra- gionevoli. - Perchè se vale l'idea che qualunque parola spesa al di là dell'indignazione etica e della 
voglia di menare le mani è  "intelligenza col nemico"; allora, per fare l'esempio a noi più prossimo,
si legga l'editoriale di Luca Ricolfi, quando sostiene che non basta l'epica, ci vuole anche la politica,
 non basta la guerra, ci vuole anche la trattativa?  E addirittura che gli interessi europei non sempre coincidono con quelli americani?

Lucianone

domenica 24 aprile 2022

Società / la nuova guerra della Russia di Putin - La verità ribaltata su Bucha

 24 aprile '22 - Domenica                                 24thApil / Sunday                        visione post - 7

(da la Repubblica - 13 aprile '22 / Primo piano - Il caso)

Dopo la Z una fascia bianca
per ribaltare la verità su Bucha
Altro che "Z" e "V". E' una fascia bianca ostentata sull'avambraccio il nuovo simbolo del sostegno
a Vladimir Putin e alla sua "operazione militare speciale" in Ucraina.    Autorità locali e dipendenti
dipendenti statali  stanno inondando VKtonkte, il Facebook russo, di foto in posa col nuovo vessil-
lo dell'orgoglio patriottico accomunate dall'hashtag #BelajaPoVjazka ("Benda bianca") dove spesso
le lettere "V" e "Z" dell'alfabeto latino sostituiscono le corrispettive in cirillico. Un modo semplice,
scrivono, per dichiarare il proprio sostegno "ai nostri ragazzi" in Ucraina e per "mostrare solidarietà 
a quei pacifici ucraini che hanno sofferto o sono morti a causa del fuoco indiscriminato delle forze
armate ucraine e dei battaglioni nazionalisti". Il riferimento sarebbe alle vittime di Bucha, la cittadi-
na a Est di Kiev, rinvenute con le mani legate dietro la schiena da bende bianche.  Secondo l'inviato
di Komsomolskaja Pravda Aleksandr Kots, "i nastri bianchi sono i segni di riconoscimento russi",
ma "li indossavano anche i civili nei cenri controllati dall'esercito russo" che  per questo arebbero 
stati fucilati dai battaglioni ucraini di difesa territoriale". Una versione contestata da Kiev. Le po-
se e le didascalie del nuovo flashmob sono sospettosamente simili tanto che molti utenti del social
network hanno sottolineato come la partecipazione non sia affatto volontaria, in particolare visti i
tanti studenti minorenni coinvolti  "Sono solo bambini, vengono semplicemente usati. E' un incu-
bo", ha commentato ad esempio un tale Ernst.  Altri hanno accostato le foto degli impiegati statali
a quelle dei kapò dei lager nazisti. "Bende bianche furono introdotte per i cittadini sovietici che en-
trarono in servizio nella Wehrmacht", h notato invece l'oppositrice Marina Litvinovich. 
Un altro cortocircuito nella Russia che rivendica di lottare i neo-nazisti in Ucraina e intanto adotta 
simboli come i bracciali bianchi dei capicamerata dei deportati o la lettera "Z" che il commentato-
re politico Vitalij Portnikov ha definito una "semi-svastica stilizzata" e altri hanno soprannomina-
to  "Zvastica".
"Un fazzoletto bianco in genere significa 'mi arrendo'. E ora, quasi a comando, i dipendenti statali,
insegnanti, bibliotecari, funzionari, indossano una benda bianca e scattano foto. Sembrano tutti fe-
riti e, appunto, arresi". Ma ancora peggio, prosegue Litvinovich, è il oinvolgimento degli studenti
minorenni. "Ancora una volta, i bambini vengono coinvolti in questo velato confronto civile. Si in-
segna loro che nella nostra società ci sono i "nostri" e ci sono "i nemici".   E' un percorso verso la
guerra civile e coinvolgere i bambini è un crimine. E' positivo finora che lo facciano sotto la costri-
zione e direzione dei più grandi.  Sarà peggio quando diventerà una loro iniziativa. E purtroppo ci
sono già le avvisaglie.

Lucianone

SPORT / calcio - Serie A - 32^ e 33^ giornata / anno 2021/22


24 aprile '22 - domenica                                     24th April / Sunday                      visione post - 6

Risultati delle partite
32^ giornata
Empoli - Spezia  0 - 0 / Inter - HVerona  2 - 0
Cagliari - Juventus  1 - 2 / Genoa - Lazio  1 - 4
Napoli - Fiorentina  2 - 3  / 
Sassuolo - Atalanta  2 - 1 / Venezia - Udinese  1 - 2
Roma - Salernitana  2 - 1 / Torino - Milan  0 - 0
Bologna - Sampdoria  2 - 0
33^ giornata
Spezia - Inter  1 - 3 / Milan - Genoa  2 - 0
Cagliari - Sassuolo  1 - 0 / Udinese - Empoli  4 - 1
Fiorentina - Venezia  1 - 0 / Lazio - Torino  1 - 1
Napoli - Roma  1 - 1 / Atalanta - HVerona  1 - 2



sabato 23 aprile 2022

Personaggi / fotografia - Ricordando Letizia Battaglia

 23 aprile '22 - Sabato                                  23rd April / Saturday                           visione post - 10

(da la Repubblica - 15 aprile '22 - di Gian Mauro Costa, cronista-scrittore)

L'aperitivo con Letizia e l'attimo fuggente
del delitto Mattarella
Quando salutai Letizia e Franco, quel giorno, non potevo certo immaginare che da lì a qualche
istante mentre io rientravo a casa, loro, a bordo della R4, sarebbero invece  entrati nella Storia.
Era il 6 gennaio 1980, avevamo trascorso qualche ora del giorno di festa  tra i tavolini del bar di Villa
Sperlinga diventato il punto di riferimento della variopinta fauna della sinistra. Si parlava di politica.
di letteratura, fantascienza, arte.  E Letizia, quando arrivava  portava allegria, solarità, passione.  Le 
piaceva ascoltare i discorsi e poi, subito dopo, interrogare, chiedere spiegazioni, con  una  curiosità 
smaniosa sempre addosso, bruciando una sigaretta dopo l'altra, e ogni tanto, come se fosse un tic -
e invece era una pulsione esistenziale - agguantando la semiautomatica per scattare una foto, fissare
un'immagine, raccontare un frammento di vita. Accanto a lei, immancabile, teneramente innamorato,
Franco Zecchin, compagno nella vita e nel lavoro. -     Il giorno dell'Epifania 1980, lasciata la Villa, 
Letizia e Franco imboccarono via Libertà e qualche centinaio di metri dopo, notarono un'auto ferma
e alcune persone in preda all'agitazione, Forse un incidente, pensarono, ma comunque l'istinto gior-
nalistico, la febbre onnipresente negli occhi diventati tutt'uno con l'obiettivo, li portarono a fermarsi.
Non sapevano ancora che quell'uomo sanguinante  tirato fuori dall'auto  da un giovane uomo di 39
anni ma già brizzolato, era il presidente della Regione Piersanti Mattarella. E quel giovane uomo.
tanti anni dopo, sarebbe diventato a lungo il principale inquilino del Quirinale.   Mattarella, come
notai poi arrivando anch'io sul posto, era caduto proprio sotto un'insegna che pubblicizzava un'ini-
ziativa editoriale: "Storia della Sicilia", un simbolico segno del destino. E nella storia della Sicilia 
in quel momento anche Letizia, con il suo Franco, entrarono a pieno titolo. Come due Robert Capa 
del dopoguerra: e sempre di guerra si trattava, quello della mafia contro lo Stato. -   E così per una 
volta, la foto scattata per caso a Villa Sperlinga - non di Letizia, ma su Letizia - avrebbe raccontato 
in un'immagine un'intera stagione. Quella che l'ha avuta come protagonista. "Per caso, soltanto per
caso", minimizzava lei a proposito dello scoop che la consacrò a livello internazionale  e la ripagò
di tnte amarezze. L'amarezza per le diffidenze del suo essere donna in un ambiente allora prevalen-
temente maschile, l'amarezza per il lavoro del fotografo erroneamente svilito  a ruota di scorta del
giornalismo. Un'accidentalità vera sino a un certo punto: Letizia aveva il dono magico dell'ubiquità.
Era presente dappertutto, si materializzava  ovunque  fosse necessario, per le esigenze del giornale 
l'Ora e per quelle, meno pressanti forse ma non per questo meno preziose , di un'intera città, ritratta
anche nei suoi momenti gioiosi, nei suoi tentativi di resistenza culturale e politica.
Me ne resi conto solo qualche giorno dopo, quando entrai anch'io nella redazione de L'Ora, con l'incarico di cronista di nera. Il che significava lavorare a stretto gomito con Letizia. Un numero
telefonico interno metteva metteva i cronisti in diretto contatto con il suo studio, a poche decine
di metri dalla redazione.  Era sufficiente  sentire la nostra voce perchè Letizia, sciarpa o foulard
colorati al collo a seconda della stagione, si trovasse già all'angolo della strada pronta per partire.
Talvolta, arrivavamo sul luogo del delitto prima della polizia, ci univamo alle prime grida di do-
lore dei parenti della vittima, ai sussurri dei passanti.  Lei, rapida e nello stesso tempo flemma-
tica, entrava in azione con delicatezza, con implacabile umanità.  Documentava con crudezza
ma nello stesso tempo solidarizzava con il dolore, ingentiliva la morte. Lavorare con lei rende-
va leggeri i momenti più traumatici, le esperienze più sofferte. Durante le trasferte più lunghe,
quando il delitto avveniva in luoghi distanti, i tragitti erano fitti di conversazioni  e  quasi mai 
si parlava di morte . Anzi le vidende private, le vicissitudini sentimentali erano spesso al cen-
tro ei discorsi. Questo suo amore per gli altri, per i negletti, per i diversi, per i fiori da cogliere
in mezzo al letame, prese poi il soparvvento  nella seconda parte  della sua vita professionale,
quando si sentì stanca di essere considerata la "fotografa della mafia" e privilegiò il suo incan-
tamento per le bellezze nascoste, il suo stupore eternamente infantile per la realtà.
Si è discusso a lungo sul perchè Palermo non abbia ancora il romanzo che la rappresenti. Non
è vero, c'è già: basta mettere in fila le fotografie di Letizia.
 
Lucianone
                          

lunedì 11 aprile 2022

Commenti - L'errore siriano di Obama

 11 aprile '22 - Lunedì                                    11th April Monday                               visione post - 7

(da La Repubblica - 24 marzo '22 - Il commento / di Tahar Ben Jelloun)

L' errore siriano di Obama

Noi europei possiamo dire: "Non abbiamo salvato Aleppo dalle bombe russe nel 2013 e malgrado
la resistenza dei suoi cittadini stiamo per perdere Kiev".   Se, fra il 2012 e il 2013 Barack Obama
fosse stato di parola e avesse reagito quando Bashar al-Assad ha superato  la linea rossa  e usato 
armi chimiche contro il suo popolo, forse oggi l'Ucraina non sarebbe sotto le bombe. E' solo un'ipo-
tesi ma ciò che Putin ha fatto in Siria è grave e sanguinoso quanto ciò che il suo esercito sta facendo
oggi in Ucraina. Per capire un altro aspetto delle origini della guerrs che sta conducendo contro gli
ucraini, bisogna ricordare il ruolo determinante che Putin ha avuto in Siria a partire dal 2012. Oggi
Bashar al-Assad non sarebbe più al potere se Putin non l'avesse spalleggiato, intervenendo militar-
mente contro i ribelli in diverse località della Siria.  Gli aerei di Putin  hanno bombardato  i civili, 
uccidendo migliaia di siriani per la soddisfazione del dittatore Bashar, sterminatore del suo popolo.
 Il 20 agosto 2012 Barack Obama avvertiva il regime di Assad: "Il minimo spostamento o impiego
di armi chimiche avrà conseguenze gravissime e costituirà una linea rossa".
Obama minacciava "un possibile intervento militare" in caso di superamento della linea rossa. La
sua posizione era stata approvata dal primo ministro britannico David Cameron come da Francoise
Hollande, che aveva dichiarato: "L'uso di armi chimiche giustificherebbe un intervento diretto".
Bashar, consigliato e aiutato da Putin, ha fatto orecchie da mercante e non ha esitato  uccidere nel
sonno intere famiglie con queste armi terribili. L'ha fatto a Ghouta Est, ad Adra e a Duma, Il gior-
no dell'attacco chimico più micidiale sulla periferia di Damasco (Jobar, Zamalica, Ein Tarma e Ha-
zeh) è stato il 21 agosto del 2013. Nè Obama, nè Cameron, nè Hollande hanno mosso un dito. So-
lo parole!  così Putin ha avuto mano libera e ha inviato i suoi aerei a bombardare Aleppo e altre lo-
calità che resistevano a Bashar.

CONTINUA... to be continued...