giovedì 3 gennaio 2019

L'Opinione del Giovedì - Male e Bene: sapere sempre distinguerli. Nè neutrali, nè indifferenti.

3 gennaio '19 - giovedì                     3rd January / Thursday                  visione post - 9


La banalità del Male / barbarie  
"Ormai sta diventando normale. Tragicamente normale. Ordinaria amministrazione.
Odio antisemita quotidiano. Insulti razzisti in razione giornaliera. Dentro gli stadi, fuo-
ri degli stadi. Persino durante le feste. Sui muri delle città."  (è l'apertura di un arti-
colo di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 10 gennaio di quest'anno - 2019,
e il pezzo - un commento - ha per titolo "Se l'odio razzista diventa "normale" dentro
e fuori gli stadi).  "Nessun provvedimento per il mantenimento dell'ordine pubblico, ovviamente doveroso e necessario in sè, può però contrastare da solo questa orribile
banalizzazione dell'antisemitismo, questo odio per l'ebreo ridotto a una "merda" da
oltraggiare insieme agli odiati avversari calcistici. Come se fosse normale, scontato,
accettabile. Come se fosse una ragazzata un pò spinta. No, la mascalzonata antisemi-
ta non è banale, l'insulto razzista non è normale. A questa deriva va posto un argine.
Perchè anche la barbarie non diventi banalità quotidiana" (e questa è la chiusura del
commento di Pierluigi Battista, a margine dei fatti accaduti subito dopo la festa della
Lazio calcistica - anniversario per i 119 anni della società Lazio - con guerriglia degli
ultras contro i poliziotti, e susseguenti volantini antisemiti lasciati per le strade roma-
ne).  
Quello che segnala e sottolinea, preoccupato, il giornalista Battista è il fatto che si sta
assistendo a un assorbimento mentale passivo da parte di tanta gente di ciò che si ve-
de e si legge riguardo la barbarie che si palesa intorno e spesso anche dentro i campi
di calcio: perchè gli ululati razzisti contro i giocatori di colore e gli slogan antisemiti
e gli assalti alle forze dell'ordine o alle altre bande rivali sono pura Barbarie (in lette-
ra grande). E ad essere coinvolta è naturalmente l'intera società, ma si deve anche al-
lo stesso tempo capire cosa non va in questa società soprattutto quando, come anco-
ra dice lo stesso Pierluigi Battista, è chiaro che nessun provvedimento preso dalle for-
ze dell'ordine può da solo costituire una soluzione terminale per questa Barbarie. In
quanto (qui sono io a precisarlo) il giorno dopo o nei giorni successivi gli episodi di
barbara violenza vanno a ripetersi, e con delle morti pure periodiche. Si deve allora
per forza pensare ad un imbarbarimento della nostra stessa società. E non parlo so-
lo della società italiana, ma delle società intere o anche di quella globalizzata.
Ma rimanendo ad esaminare, nel nostro caso, la società italiana si vedono molti altri
aspetti di degrado di civiltà - altra espressione che spiega il vocabolo barbarie - che
ogni giorno ci appaiono in tivù o li scopriamo sulle pagine digitali dei cellulari o nel-
le pagine di quotidiani e riviste: genitori che picchiano insegnanti, studenti che offen-
dono la dignità di insegnanti fatti oggetto di spregio con atti inconcepibili fino a una
decina di anni fa, familiari di pazienti  che picchiano  dottori e infermieri, e perfino
maestre che compiono atti barbarici su piccoli alunni di elementari e d'asilo, e assi-
stenti di ricoveri d'anziani che maltrattano schiavizzandoli dei vecchi inermi.
Penso che questa nostra società, malata piuttosto gravemente, ha bisogno di riacqui-
stare la capacità di esaminare o riesaminare molto meglio  quella che è la differenza
tra il Male e il Bene, ritrovando prima di tutto la giusta coscienza per farlo, Magari
usando la coscienza con la C maiuscola. Se non lo fa, è una società che rischia l'assue-
fazione al Male, ma credo che in certa parte di società sia già avvenuto: una partico-
lare assuefazione a fatti quotidiani di barbarie.

Continua...
to be continued...

Riflessioni - Giornalisti: quasi eroi del nostro tempo

3 gennaio '18 - giovedì                      3rd January / Thursday                     visione post - 9


Tra le categorie depresse della rivoluzione tecnologica, i giornalisti hanno l'enorme vantaggio
di poter contare sulla formidabile pubblicità (gratuita) prodotta dagli attacchi di despoti, capi-
popolo e politicanti di vario calibro. Ecco che, di colpo, non solo l'inviato di guerra o  il croni-
sta di mafia (che per lavoro corrono un rischio reale), ma il placido redattore sportivo, il noti.
sta di costume, l'esperto di Borsa, il critico cinematografico, addirittura il corsivista da scriva-
nia oramai gottoso per la lunga inattività fisica (eccomi), si sentono di colpo promossi al ran-
go romanzesco, eroico, di "nemico del popolo", che è la dicitura oggi corrente  per dire oppo-
sitore del governo. Si ringiovanisce, ci si risente utili e pimpanti anche a dispetto del l,ogorio
della routine, si redigono le poche o molte righe quotidiane con l'entusiasmo del veterano ri-
chiamato al fronte. Ci si riteneva ormai reperti, come il torchio di Gutenberg, e invece ci si
ritrova in animoso cimento, come personaggi di Dumas padre.  E' giusto metterla sul piano,
sempre sacrosanto, dei principi da difendere.     Ma c'è, più bassa eppure palpitante, anche
un'altra verità: l'uomo (e anche la donna)  ha  un quid puerile  che lo salva sempre, e l'idea
di poter rompere le balle a qualcuno ha ringiovanito di almeno vent'anni questo e altri grup-
pi di lavoro. E dunque: grazie Di Maio.
(da la Repubblica - 10 ottobre '18 - L'Amaca / Michele Serra)

Società / Russia - Giornalisti e Wagner, l'esercito privato di Putin

3 gennaio '18 - giovedì                             3rd January / Thursday                 visione post - 11


( da la Repubblica - 2 agosto '18 - di Federico Varese)
Ancora una volta dei giornalisti sono stati uccisi mentre facevano il loro mestiere. E' accaduto
due giorni fa, nella Repubblica Centrafricana. Lavoravano ad un documentario  su una socie-
tà russa di contractors, il gruppo Wagner, legata a doppio filo al Cremlino. Non è la prima vol-
ta che chi indaga su Wagner muore.   Orkhan Dzhemal, Aleksandr rastorguev  e  Kirill Radc-
henko erano in Africa dal 27 luglio. Si vociferava da un pò che nel Paese  vi fossero centinaia
di mercenari russi, ma non era ancora del tutto chiaro il loro ruolo. Domenica scorsa i tre gior-
nalisti avevano cercato di entrare nel quartiere generale del Wagner a Sibut, una cittadina lon-
tano dalla capitale, ma gli era stato impedito. Lunedì avevano un appuntamento con una fonte
e, per raggiungerla, dovevano percorrere la stessa strada che li aveva portati a Sibut. Durante
il tragitto, un gruppo di uomini armati è sbucato dal nulla e ha crivellato di colpi i tre uomini,
mentre la loro guida si è salvata. Miracolosamente. Perchè rischiare la vita per saperne di più
su Wagner? E che cosa ci fanno i mercenari russi nella Repubblica Centrafricana? Andiamo
con ordine.  Il Gruppo Wagner è stato fondato nel 2014 da un ex colonnello delle forze specia-
li, Dimitri Utkin, oggi colpito dalle sanzioni americane.  Sembra  che  il nome Wagner  derivi 
dalla passione di Utkin per la cultura tedesca. Le organizzazioni paramilitari  sono illegali in
Russia, ma questo non impedisce al gruppo di avere due sedi, una a San Pietroburgo e una
ad Hong Kong, e di usare campi di addestramento dell'esercito. Si racconta che chi inizia il
training con loro non abbia più accesso al mondo esterno, debba consegnare passaporto e
telefonini, e "scomparire" fino alla fine della missione. Se si torna vivi.
I legami col potere politico sono forti: Utkin è stato fotografato al Cremlino con Putin. Evge-
nij Prigozhin, famoso per essere il cuoco del Presidente  e  sotto indagine negli Usa per aver
interferito nelle elezioni del 2016, sembra avere investito ingenti somme nel gruppo, ma lui
nega ogni legame diretto. Secondo il capo dei servizi segreti ucraini,  "Il gruppo Wagner è
l'esercito privato di Putin, che può essere usato in ogni angolo del mondo. E infatti questi mercenari erano in Ucraina nel 2014, hanno affiancato  l'esercito russo regolare  durante 
l'annessione della >Crimea e di recente sono intervenuti per deporre il presidente delle Re-
pubblica Popolare di Lugansk.  Dal 2015 combattono in Siria con grande valore, Secondo
alcune stime, ve ne erano più di 5.000 nel 2017.   Il giornalista Maksim Borodin  nel 2018
ha rivelato che centinaia di mercenari del Wagner erano morti in Siria, imbarazzando il governo.  Borodin è morto il 15 aprile di quest'anno dopo essere caduto dal quinto piano
del suo appartamento a Ekaterinburg. Verdetto ufficiale: suicidio. La famiglia  e  i colle-
ghi non ci credono. .Che cosa ci fanno i mercenari del Wagner nella REpubblica Centra-
fricana? Il Paese è ricco di risorse minerarie, soprattutto uranio, ma anche oro e diaman-
ti. Allo stesso tempo, è in preda a una guerra civile che si protrae dal 2012.
Il presidente attuale, eletto nel 2016 in elezioni molto dubbie, ha perso l'appoggio della
Francia e si trova in una situazione molto precaria, con il controllo effettivo di solo una
piccola parte del Paese. Dopo avre convinto le Nazioni Unite a togliere l'embargo sulla
vendita di armi, la Russia ha iniziato un vasto programma di aiuti militari. Il modello
di influenza negli stati clienti, già sperimentato in Siria e Libia, è lo stesso: gli aiuti mi-
litari vengono affiancati dall'invio  di un grosso contingente di mercenari, "istruttori" 
e consulenti politici in grado di difendere il traballante presidente con qualunque mez-
zo. L'influenza passa  attraverso  compagnie private, finalmente distinte dal governo,
che si dedicano anche alla protezione e allo sfruttamento delle risorse locali.  Secondo
le fonti non confermate che ho potuto consultare, la compagnia che sfrutterà le risor-
se minerarie è una sussidiaria del gruppo wagner. Vi è una fusione di interessi econo-
mici, politici e militari. E la violenza viene usata liberamente. Ma le prove di questo
nesso sono difficili da trovare. Così la morte di tre giornalisti  in una polverosa stra-
da africana può essere attribuita ad una rapina finita male.

Lucianone

martedì 1 gennaio 2019

Sport - calcio / Serie A - 19^ giornata 2018/19

1 gennaio '19 - martedì                           1st January / Tuesday                   visione post - 7

Risultati e classifica
Juventus      2     Chievo        1     Empoli   0     Genoa          0     Lazio     1     Parma   0 
Sampdoria   1     Frosinone   0     Inter       1     Fiorentina   0      Torino   1     Roma     2

Sassuolo   2     Udinese    2     Napoli     3     Milan   2

Atalanta    6     Cagliari   0     Bologna   2     Spal     1

JUVENTUS   53  /  Napoli   44  /  Inter   39  /  Lazio   32  /  Milan   31  /Roma   30  /
Sampdoria   29  /  Atalanta   28  /  Torino   27  /  Fiorentina   26  /  Sassuolo, Parma   25  /
Cagliari, Genoa   20  /  Udinese   18  /  Spal   17  /  Empoli   16  /  Bologna   13  /
Frosinone   10  /  Chievo   8




IL COMMENTO

cONTINUA... TO BE CONTINUED...

Personaggio - L'ultimo sorriso di Simcha Rotem: l'eroe del ghetto di Varsavia

1 gennaio '19 - martedì                     1st January / Tuesday                        visione post - 7


( da la Repubblica - 24 dicembre '18 - di Wlodek Goldkporn)
In una foto, scattata nel 1977  nel kibbutz  dei combattenti dei ghetti, in Israele si vedono
tre uomini e due donne, tra i 50 e i 60 anni di età seduti su un divano. A sinistra, un pò più
in alto rispetto ai compagni e compagne, c'è Itzhak Cukerman, accanto, ul suo amico, venu-
to in visita dalla Polonia, Marek Edelman; segue Zvia Lubetkin, moglie di Itzhak, testimo-
ne al processo Eichmann, l'unica lodata da Hannah Arendt; a destra di Lubetkin c'è Luba
Gavissar e infine Simcha Rotem. - Rotem è il più giovane di tutti, all'epoca ha 52 anni ed è
l'unico che ride. I cinque sono ex combattenti della rivolta nel ghetto di Varsavia, la prima
insurrezione armata  nell'Europa  occupata dai nazisti, scoppiata il 19 aprile 1943.  Poche 
centinaia di ragazzi e ragazze (le donne non erano solo staffette, combattevano armi in ma-
no) che per oltre tre settimane hanno resistito agli eserciti di Hitler. L'ultimo di questi eroi, Rotem è scomparso il 22 dicembre (3018). Legge della natura si dirà, nessuno è immortale.
Ma ora, con la scomparsa di Kazik (questo era il suo nome di battaglia) dei 220 militanti 
dell'Organizzazione ebraica di combattimento non resta più nessuno in vita. La memoria 
si fa narrazione di chi ha letto e ascoltato i racconti.  L'epoca dei testimoni  di quel gesto
di ribellione (e di speranza: si dice che combatterono per morire dignitosamente, ma chi 
ha avuto la pazienza  di ascoltare davvero i protagonisti, sa che lottarono per sopravvive-
re) è chiusa.  Kazik, un nome da ragazzo proletario non ebreo, salvò la vita ai combatten-
ti in fuga dai tedeschi, mentyre il ghetto veniva raso al suolo.  La storia è questa. Rotem
aveva quello che si chiamava "il buon aspetto".  Buon aspetto, nella Polonia di allora, si-
gnificava essere biondo. E poi, parlava il polacco senza inflessione yiddish.  Kazik aveva
quindi le carte in regola per girare dalla parte ariana di Varsavia senza destare sospetti.
E comunque poteva far fronte ai delatori che per soldi  e per pura cattiveria, denuncia-
vano gli ebrei ai nazisti. ma oltre al buon aspetto Kazik era coraggioso e ostinato.  Così
fra il 30 aprile e il 1 maggio venne mandato oltre il muro del ghetto per preparare le vie
di fuga. Non era il solo, ma era il più giovane, il più sfacciato e il più fortunato. Non era
facile, quando tornò  la prima volta  nel ghetto  a cercare i suoi compagni, i palazzi non 
esistevano più. Le versioni su come sia andata sono varie, a seconda del narratore. In ogni
caso l'8 maggio un gruppo di insorti, guidato da Marek Edelman (e mentre il comandante
Mordechai Anielewicz e molti militanti si suicidavano nel bunker di via Mila 18), era sce-
so nelle condotte fognarie. Uscirono, dopo due giorni nei sotterranei  sommersi dalla mel-
ma, assetati e quasi impazziti, da un tombino, in via Prosta, la mattina del 10 maggio e sa-
lirono su un camion preparato da Kazik. Ma non finì bene. Qualcuno si accorse che c'era 
gente rimasta nelle fogne. Due combattenti vennero mandati a cercare i compagni smarri-
ti. Uno di loro, Szlamek Szuster, aveva 17 anni, era il miglior amico di Kazik. Nessuno ha
saputo che fine abbiano fatto: a un certo punto venne dato l'ordine di far partire il camion
senza aspettare appunto il ritorno di Szlamek. Quel camion arrivò in un boschetto vicino 
a Varsavia.  Kazik continuò a combattere, partecipò all'insurrezione del 1944, attraversò,
(per ordine di Cukerman e Laubetkin) le linee nemiche, per raggiungere il governo comu-
nista installatosi all'Est della >Vistola; e fino alla fine della vita ripeteva che quell'ordine
era insensato, che ha rischiato di essere ucciso per vanità dei suoi comandanti  e  che  lui
quel gesto non l'aveva mai perdonato ai due.  Finita la guerra, accanto ad alcuni ex parti-
giani ebrei faceva parte del gruppo dei Vendicatori: cercavano una ritorsione sui tedeschi,
voleva avvelenare il pane in un campo di prigionieri per lo più SS, ma l'avventura finì pre-
sto e senza grandi esiti.  Andò a vivere in Israele, faceva l'imprenditore, ogni tanto litigava
con gli ex compagni, e non ha mai smesso di pensare all'amico Szlameck, morto per salva-
re gli altri o forse perchè qualcuno ha fatto muovere il camion troppo presto. Eppure, quel
giormo al kibbutz sorrideva. Le vie degli eroi non sono lineari, altrimenti sarebbero uomi-
nie donne comuni.

Lucianone

domenica 30 dicembre 2018

SPORT - calcio / Serie B - 18^ giornata 2018/19

30 dicembre '18 - domenica                     30th December / Sunday                visione post - 8            

Risultati, classifica 
e commento

Brescia          3     Carpi        1     Pescara    1     Cosenza         0     Crotone   0     Padova        0
Cremonese   2      Livorno   4      Venezia   0      Salernitana   0     Spezia      3     Benevento   1

Palermo   3     Perugia   3     H. Verona   4
Ascoli       0     Foggia     0     Cittadella   0

PALERMO   34  /  Brescia   31  /  H. Verona, Lecce, Pescara   29  /  Benevento   28  /
Cittadella, Perugia   26  /  Spezia   25  /  Salernitana   24  /  Ascoli   21  /  Venezia   20  /
Cremonese, Cosenza   19  /  Carpi   16  /  Livorno   14  /  Crotone   13  /  Foggia   12  /
Padova   11




Il commento


Continua... to be continued...

venerdì 28 dicembre 2018

Nuove riflessioni Del Venerdì - L'ora di essere chiari: basta ululati razzisti negli stadi e bande delinquenziali fuori

28 dicembre '18 - venerdì                    28th December / Friday                    visione post - 8

Inciviltà delle tribune e criminalità da strada si sono saldate (come commenta Franco Arturi
nella sua 'Analisi' nella Gazzetta dello Sport) nella serata di San Siro, quando era in program-
ma il match Inter - Napoli.  La criminalità da strada ha preceduto comunque l'inciviltà di ulu-
lati razzisti sugli spalti (curve e in parte tribune), pochi o tanti che fossero.
E' poco dire che è proprio giunta l'ora di far finire tutto ciò. E' poco dire che  non  è  possibile
andare allo stadio per morire, per lasciarci la pelle. E' poco dire che chi non va allo stadio per
paura, ha ragione!  Ma ci siamo di nuovo: siamo ancora qui a contare un'altra vittima, come
se tutti i morti delle tifoserie italiane del calcio (il primo - nella triste cronostoria che ne fa la
Gazzetta sportiva di venerdì 28 scorso - fu nell'aprile del '63, a Salerno) non fossero serviti a
niente. Anzi, inciviltà e barbarie negli stadi e fuori si sono allargati, sono aumentati, e mentre
il fenomeno degli hooligans è pressochè scomparso (perchè fatto fortemente diminuire con la
mano pesante) in Inghilterra e poi Germania, qui da noi tutto è continuato: da quel razzo spa-
rato da una curva all'altra dello stadio romano, nel 1979, colpendo a morte il tifoso laziale Pa-
parelli Vincenzo fino al genoano Spagnolo nel '95 e il laziale Gabriele Sandri nel 2007, e il na-
poletano Ciro Esposito (ultima vittima) nel 2014, morto dopo 50 giorni di coma.
E solo nel 1995 il mondo del calcio (dopo l'accoltellamento di Spagnolo a Genova) decide di fermarsi, ma undici anni prima, nel 1984, c'erano stati altri due morti (Stefano Furlan e Ma-
uro Funghessi) a Trieste per Triestina-Udinese e a Milano per Milan-Cremonese: e anche al-
lora il campionato era proseguito, come se niente fosse successo: 'the show must go on---'
In tutto, per un semplice gioco divertente come dovrebbe essere il calcio, 22 morti  dal 1963
di Aprile fino ad oggi: 55 anni di domenicale (tenendo conto che ormai oggi si gioca sempre) massacro.
E mai si è intervenuti in modo radicale, ma sempre rinviando: "abbiamo deciso di fare, e fare-
mo, faremo, faremo!". Intanto all'urgenza di sistemare una volta per tutte la delinquenza del-
le bande attorno agli stadi, s'è aggiunta l'altra non meno importante,  e spesso collegata alla 
prima, di procedere nei confronti degli urlatori razzisti dentro parecchi stadi di calcio; e non
solo con la sospensione immediata del gioco e quindi della partita, ma anche  penalmente ol-
trechè pecuniariamente contro soggetti  che niente hanno a vedere  con il vero tifo da stadio.
"Honour & Blood" è il vessillo che i gruppi (o meglio bande) che occupano la curva nord di 
San Siro sbandierano orgogliosamente, ed è la stessa espressione che usavano i nazisti hi-
tleriani (da là infatti è stata presa da questi pseudo tifosi); ed è da quella stessa curva che 
sono partiti gli ululati razzisti verso il giocatore napoletano di colore, Kulibaly. E sempre
un gruppo della destra estrema di curva nord (questa volta di supposta fede milanista) appartiene  quel tipo con precedenti penali cui il ministro dell'Interno Salvini  ha dato la
mano. A questo punto le parole servono a poco. Contano molto più i fatti e le immagini!
- Luciano Finesso -

Lucianone

Ultime notizie - dall'Italia / Latest news

28 dicembre '18 - venerdì                    28th December / Friday                    visione post - 5

Roma - manovra economica
Urla e insulti, legge di Bilancio alla fiducia finale
Tensione alla Camera: il Pd attacca il presidente Fico che sospende i lavori. Oggi 
il voto, domani via libera definitiva.
Roma - Risse e insulti. Lancio di faldoni. Urla, spintoni. Accuse di «comportamenti pilateschi e farisaici». Sedute sospese e inviti: «Colleghi, non possiamo dare questo spettacolo». Il penultimo atto della manovra economica in discussione nell’Aula di Montecitorio trasmette immagini quasi da curva di uno stadio, con le opposizioni che invocano la discussione di merito del disegno di legge (non avvenuta) e chiedono il ritorno in commissione Bilancio e la maggioranza che vota e boccia la richiesta. In mezzo il presidente della Camera Roberto Fico che ricorda come «il 31 dicembre si avvicina, e questa legge non può arrivare al presidente della Repubblica il primo gennaio».
La manovra economica diventerà legge domani. Al terzo passaggio parlamentare. Dopo tre voti di fiducia consecutivi posti dal governo. Oggi alle 18.30 ci sarà l’ultimo, annunciato ieri dal ministro per i Rapporti con il parlamento Riccardo Fracaro e seguito da fischi e buu dai banchi dell’opposizione. Poi l’esame dei 244 ordini del giorno presentati sul testo. E domani, dalle 9, l’ultima seduta prima del via libera definitivo di quello che è l’atto di indirizzo della politica economica del Paese per i prossimi tre anni. Una corsa contro il tempo per arrivare entro il 31 dicembre ed evitare l’esercizio provvisorio. Una corsa che ha bruciato una serie di passaggi parlamentari come la votazione degli emendamenti e che ha fatto quindi saltare le opposizioni che parlano di «vilipendio del Parlamento e della Costituzione» e di «una manovra approvata a scatola chiusa».
Ieri, alla Camera, il giorno di massima tensione con il Pd che finisce per attaccare duramente anche il presidente Fico accusandolo di «atteggiamento pilatesco e farisaico» (Enrico Borghi) e chiede un suo intervento contro il mancato voto degli emendamenti: «Qui si mortifica il Parlamento e si viola la Costituzione, chi li difende?» (Emanuele Fiano). Volano quindi faldoni con il testo della manovra (uno colpisce il sottosegretario all’Economia Massimo Garavaglia) e i commessi della Camera bloccano Fiano e Borghi diretti verso il banco del governo. Fico è costretto a sospendere i lavori. Ma anche ad ammettere: «È assolutamente sconsigliabile conferire un mandato al relatore in commissione senza la votazione degli emendamenti, questo mi è chiaro, per me non è un modo giusto di procedere», ma, aggiunge, «d’altra parte non è mio compito parlare del governo e della Ue, ma della Camera».

Roma - aumento dell'Ires (per il volontariato)
L'ira contro l'aumento della tassa / il volontariato pensa alla piazza

Dopo la retromarcia del governo sul raddoppio dell’Ires, restano i dubbi: come e quando si cambierà l«Dovremmo davvero scendere tutti in piazza. Altro che furbetti: questo governo sta insultando migliaia di persone che con il loro impegno, la loro passione e la loro professionalità affiancano lo Stato garantendo servizi altrimenti inesistenti o troppo costosi»: Carola Carazzone è il segretario generale di Assifero, realtà che unisce 90 fondazioni private di famiglie, imprese e comunità. Molti dei suoi associati stavano già contando quanto sarebbe costato l’aumento dell’Ires, l’imposta per le realtà del Terzo settore che la manovra aveva raddoppiato. Poi c’è stata la retromarcia e sia il premier Giuseppe Conte che i due vice Di Maio e Salvini hanno spiegato che si era trattato di un errore. Negli uffici del ministero i tecnici stanno cercando di capire come si esce dal pasticcio: la manovra andrà così, a gennaio dovrebbe arriva"

Milano - pensionati
Pensionati in piazza: "Non siamo il bancomat del governo"
MILANO - I pensionati scendono in piazza da Nord a Sud contro il governo per il taglio delle rivalutazioni degli assegni previsto dal maxiemendamento alla Manovra approvato al Senato. "Ancora una volta siamo il bancomat del Governo. Ma stavolta i pensionati non ci stanno", hanno attaccato i sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil nel corso del presidio organizzato in via cavour, sotto la prefettura di Firenze: "In tre anni  la manovra del governo sottrae 2,5 miliardi dalle tasche dei pensionati intervenendo nuovamente sull'adeguamento delle pensioni all'inflazione. I pensionati vogliono far sentire la propria voce per denunciare l'ipocrisia del governo, che con una mano sembrerebbe dare ma con l'altra certamente toglie".

Catania - terremoto
Decrettato lo stato d'emergenza / Conte: "10 miliardi per prime attività di soccorso"
Il governo ha dato risposta immediata per #Catania: deliberato in Consiglio dei ministri lo stato di emergenza e stanziati 10 milioni per le prime attività di soccorso. Siamo vicini, in modo concreto, alle comunità colpite dal terremoto". Così il premier Giuseppe Conte su Twitter. Il Cdm ha dichiarato lo stato di emergenza per 12 mesi per i territori colpiti dal terremoto, in particolare i comuni di Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci Sant'Antonio, Acireale, Milo, Santa Venerina, Trecastagni, Viagrande e Zafferana Etnea, in provincia di Catania.

Lucianone

martedì 25 dicembre 2018

SPORT - calcio / Serie B - 16^ giornata 2018/19

25 dicembre '18 - martedì                      25th December / Tuesday                visione post - 7

Foggia           3     Ascoli          1     Palermo   1     Perugia   1     Carpi             3     Crotone   1
Cremonese   1     Cittadella    1     Livorno    1     Spezia     1     Salernitana   2     Venezia   1

Cosenza       0     Brescia   2     H. Verona    3
Benevento   0      Lecce     1     Pescara        1

PALERMO   30  /  Brescia   27  /   Lecce   26  /  Pescvara, Cittadella, H. Verona   25  /
Benevento, Perugia   22  /  Spezia   21  /  Ascoli, Venezia, Salernitana   20  /  Cremonese   19  /  
Cosenza   16  /  Carpi, Crotone   13  /  Foggia, Padova   11  /  Livorno   10


















Lucianone