venerdì 25 settembre 2015

Sport - calcio / Serie A - 5^ giornata - 2015/16

24 settembre '15 - venerdì             24th September / Friday               visione post - 23

Risultati delle partite

Carpi     0     Chievo   1     Fiorentina   2    Inter            1     Juventus       1    Lazio     2
Napoli   0     Torino    0     Bologna      0    Verona H.   0     Frosainone   1     Genoa   0

Palermo    0     Sampdoria   2     UDINESE  2
Sassuolo   1     Roma           1     MILAN         3
vi CLASSIFICA

INTER   15  /   Fiorentina   12  /   Sassuolo   11  /   Sampdoria, Chievo, Torino   10  /
Milan, Lazio   9  /   Roma, Atalanta   8  /   Palermo   7  /   Napoli   6  /   Juventus   5  /
Empoli   4  /   Udinese, Genoa, Bologna, Verona H.   3  /   Carpi   2  /   Frosinone   1

 I  COMMENTI

(1° commento)
La partita che mi piace sottolineare di più in questa quinta giornata, è quella giocata
a Udine dove, oltre che vedere e rendersi conto della vera compattezza di squadra di
questo Milan, si poteva cominciare a mettere un pò sotto esame la seconda vita e pos-
sibile rinascita calcistica del Mario (nazionale), cioè di Balotelli.  Ebbene sì, il nostro
Mario ha passato alla grande il primo esame: un gol bellissimo (quasi super) con quel
taglio ad effetto di punizione sopra la barriera e con portiere quasi fermo. Ed è stato
il gol d'apertura che ha aperto la strada alla vittoria milanista. Ci sono poi state altre
giocate molto azzeccate del Balo, ma soprattutto ha fatto gioco di squadra senza svi-
lirsi in pantomine o sbracarsi in scemenze. Bravo Balotelli: maturità. Continua così!
Luciano Finesso

(2° commento)
La regola del gol da tre punti è una costante chiara, chiarissima di questa nuova Inter
piena di muscoli e possanza. Cinque vittorie su cinque, quattro per 1 - 0 (con un intruso
2 - 1 che comunque conferma la norma) . L'eroe eponimo  della reincarnazionme tra-
pattoniana è Felipe Melo, detto questo detto tutto: prima fa fuori Pazzini, poi piazza il
pesantissimo mattone del gol.  -  L'altra chiara, chiarissima indicazione è il marasma 
juventino cronico: il Frosinon, e aveva zero punti e strappa il primo a Torino, dove fino-
ra nessuno è andato  via scontento.  Assenze, modifiche volanti, sfortuna, traverse ma
anche l'incapacità di chiudere la gara, malanno di gioventù ma quasi mai di Juventus.
Cinque punti in cinque partite sono una miseria quasi inaccettabile, tenendo poi conto
che adesso l'Inter è a +10, un vantaggio che è quasi sempre incolmabile anche se è trop-
po presto per capire, tutto troppo informe: salvo che la Juve quella forma ancora non ce 
l'ha. -  Nella notte di un incredibile crollo lontano dalle nostre terre, ovvero i quattro
palloni che gonfiano la rete del Barcellona, pure da noi c'è chi non si fa mancare nulla:
la Roma, caduta a Genova senza l'attenuante del turn-over, senza scuse che non siano 
la debolezza e la mollezza.  Così come  non ha alibi  il Napoli che s'inchioda  contro il
Carpi (con la comica degli idranti): dopo i 10 gol a zero, zero gol. La doppia delusione
del Napoli e della Juve diventa così l'inaspettato prologo a Napoli-Juve, sabato. Nessu-
na delle due può più fermarsi, i bianconeri specioalmente, se non vogliono dire addio
già in autunno a quell'abitudine di forma triangolare che portano sul petto dall'epoca
di Napoleone.
... Leggere con occhi nuovi la classifica vuol anche dire strabuzzarli di fronte al Sassuolo,
terzo e non per caso. Il lavoro di questi anni è stato una lenta, solida e premiata costruzio-
ne. Eusebio Di Francesco è uno dei migliori tecnici italiani, farà un carrierone e per ora
tutto il suo futuro è qui. Basta e avanza.
-  Maurizio Crosetti  / R2Sport  -  la Repubblica - 24 sett. 2015   





Lucianone

Appuntamenti - ARTE

24 settembre '15 - venerdì                 24the September / Friday

PIERO DELLA FRANCESCA
Indagine su un mito
Musei San Domenico - Forlì (Italia)
13 febbraio - 26 giugno 2016  

BRIXIA. Roma e le genti del Po. 
Un incontro di culture. III-I secolo a.C.
Brescia - Museo di Santa Giulia
Fino al 17 gennaio 2016
Info - www.bresciamusei.com







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martedì 22 settembre 2015

L'Intervista - Al padre di Alan Kurdi (per ricordare, non dimenticare e sperare)

22 settembre '15 - martedì            22nd September / Tuesday              visione post - 26

Il papà di Alan Kurdi, il bambino la cui immagine ha fatto il giro del mondo e lo
ha scosso non poco, ha concesso un'intervista a un giornalista del quotidiano "la
Repubblica" dove esprime tutta la sua disperazione, comunque composta, e la 
sua rabbia (altrettanto comunque composta) ma dove riesce ad esprimere nello
stesso tempo la sua ferma speranza che la morte di Alan possa essere di aiuto 
tutti gli altri bambini siriani. Dice poi che costruire muri non servirà a nulla:
profughi troveranno comunque sempre il modo di bucarlo. Ecco qui di seguito
l'intervista integrale ad Abdullah Kurdi.
(Lucianone)

Abdullah Kurdi, che nel naufragio in Turchia ha perso la moglie e i due figli, 
ha detto: "Io non ho più nulla da chiedere alla vita ma spero che quella foto
svegli i potenti".

(da  la Repubblica - 8 settembre 2015 - L'intervista / Fabio Tonacci)
"Ho perso tutto e non ho più niente da chiedere alla vita, Ma i miei figli Alan e Galip non 
sono morti invano. Non è stato un sacrificio inutile perchè in cuor mio sento che il mondo
si sta svegliando e si sta rendendo conto del dramma della Siria e del bisogno di pace". 
Abdullah Kurdi oggi è un uomo che si tiene in piedi aggrappandosi a questo solo pensiero.
Sa quanto potente è la foto del suo figlioletto Alan, morto nella sabbia e nell'acqua di Bodrum
dopo il rovesciamento del gommone su cui stavano tentando di raggiungere l'isola greca di Kos. 
"Tutti devonPoi pero guardarla, perchè credo che attraverso questa immagine i miei figli possano
 in qualche modo aiutare i bambini siriani. Se Dio ha voluto che morissero. è per compiere
 questa missione".  Abdullah parla al telefono dalla sua Kobane, dove è andato a seppellire 
 Alan, tre anni, Galip, cinque anni, e sua moglie Rehan.
QUAL E' LA LEZIONE CHE IL MONDO DEVE IMPARARE ?
"Che la guerra in Siria va fermata al più presto, perchè i siriani non scapperebbero dal loro
paese, se non fossero costretti. Vivevamo da re nella nostra Siria. La responsabilità di quello
che sta succedendo qui è  di tutti quelli  che sostengono la guerra.  Mi auguro che qualcosa
adesso cambi, soprattutto nei paesi arabi dove non ho visto alcuna indignazione per quanto
mi è successo".
LEI INCOLPA QUALCUNO PER LA MORTE DEI SUOI CARI ?
"Sì, le autorità del Canada perchè hanno rifiutato la mia richiesta d'asilo nonostante ci fos-
sero 5 famiglie disposte a sostenerci economicamente. Volevo trasferirmi insieme alla mia
famiglia e a quella di mio fratello, che ora è in Germania. Non avremmo nemmeno pesato
sulle casse del governo canadese. Non ci hanno dato l'autorizzazione e non so perchè".
DA QUEL RIFIUTO E' NATA L'IDEA DI VENIRE IN EUROPA ?
"Sì. Negli ultimi due anni ho lavorato a Istanbul, mentre i miei figli li avevo lasciati a Kobane.
Lavoravo in un'industria tessile e guadagnavo 800 lire  turche. Poi  però quando sono comin-
ciati i combattimenti con l'Isis a Kobane, li ho portati in Turchia. Ed è cominciata la mia tra-
gedia. Non mi bastavano i soldi: come facevo a mantenerli quando tra bollette e affitto paga-
vo 500 lire? Mi sono messo a lavorare come muratore, la sera tornavo a casa e Alan e Galip
mi massaggiavano le gambe e la schiena doloranti. Erano loro però ad avere bisogno di cure
mediche".
QUALI CURE ? 
"Soffrivano di una malattia congenita alla pelle, avevano bisogno di una pomata speciale da
spalmare tre volte al giorno altrimenti si grattavano e la pelle gli diventava scura. Ma in Tur-
chia a causa della lingua non riuscivo a compilare le pratiche per accedere all'assistenza sa-
nitaria. Quindi ho pensato di andare in Germania, dove ci sonO mediatori culturali. Chissà
adesso chi gliela spalma quella pomata, forse gli angeli...".
COME VI HANNOTTATO LE AUTORITA' TURCHE ?
"Non voglio parlar male della Turchia. La presenza di profughi è altissima e non è possibile
garantire condizioni buone per tutti. Ma da quanto mi hanno raccontato, in Turchia ci accol-
gono meglio che in Libano e in Giordania. Ecco perchè volevo andare in Europa, in Germa-
nia ma anche in Svezia o in Inghilterra: volevo che i miei figli fossero trattati come persone".  
COSA SI RICORDA DEL NAUFRAGIO DEL GOMMONE ?
"Avevo pagato  agli scafisti  4mila euro.  A bordo eravamo in 12, il mare era mosso e dopo
pochi minuti il gommone si è rovesciato. Nell'acqua ho trovato le braccia dei miei bambini
e le ho afferrate, ma mi sono accorto che erano già morti e li ho lasciati andare per prova-
re a salvare mia moglie. Inutilmente. Ora ci sono tante persone accanto a me, ma quando
sarò solo temo di crollare".
COSA FARA' ADESSO CHE E' TORNATO A KOBANE ?
"Non c'è luce, non c'è acqua, non ci sono le condizioni per restare. Pensavo di rimanere
vicino alle tombe dei miei cari, ma qui la vita non è vita".
PROVERA' A TORNARE IN EUROPA ?
"Non ho ancora deciso. Però se parto, forse impazzisco. Ogni mattina vado sulle loro tombe,
innaffio i fiori, ci parlo come se fossero vivi. Parlare con loro mi aiuta un pò".
CHIEDE QUALCOSA AI GOVERNI EUROPEI ?
"Per me niente. Vorrei però che arrivassero aiuti economici alla mia gente, ai siriani che
fuggono e a quelli che rimangono. Non attraverso le organizzazioni internazionali, però,
perchè talvolta si trattengono i soldi ".
PUO' UN MURO FERMARE L'ESODO DEI PROFUGHI ?
"Anche se venisse costruito un muro alto fino al cielo sui confini dell'Europa, troveranno
lo stesso il modo di bucarlo. E lo faranno con i loro bambini in braccio".
COME FA AD ESSERNE CERTO ?
"Quando stavo andando a prendere le salme a Bodrum, ho incontrato una famiglia di curdi
che faceva l'autostop per raggiungere le spiagge dove partono i gommoni. Ho provato a con-
vincerli a non andare, ma il capofamiglia mi ha detto: 'Ormai ho deciso. O moriamo, oppu-
re viviamo come esseri umani'. Mi ha dato questa risposta e aveva suo figlio tra le braccia".

Lucianone


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SOCIETA' / popoli in fuga - Profughi, Democrazie e Libertà

22 settembre '15 - martedì          22nd September / Tuesday                 visione post - 13

(da 'Corriere della Sera' - martedì 8 settembre 2015 - di Pierluigi Battista)

DEMOCRAZIE
Profughi in cerca di Libertà
ci ricordano i nostri valori
Gridano "Freedom", i rifugiati che premono sui confini dell'Ovest. Ce lo eravamo
dimenticati. Avevamo smarrito il senso di una differenza, di una linea di confine che
divide nel mondo le terre della libertà, della democrazia, del benessere, dei diritti
DAL mondo buio dell'oppressione, dell'intolleranza, del terrore, della riduzione in
schiavitù delle donne, della tortura, della miseria, delle carceri imbottite  di dissi- 
denti, di chi insiste a onorare un'altra religione, a credere in un'idea diversa, a essere
semplicemente diverso. "Freedom", "Freedom". E stavolta l'Occidente ha saputo es-
sere coerente con se stesso. Ha saputo, almeno per una volta, e si spera per molto tempo,
far suoi i versi che campeggiano ai piedi della Statua della Libertà, quel "datemi le
vostre masse stanche, povere, oppresse, desiderose di respirare libere. Mandateli a
 me i diseredati, gli infelici, i disperati". Non la generica disponibilità, l'effimera
solidarietà, ma la coscienza di essere la meta di chi è desideroso di "respirare libero".
E' l'orgoglio della libertà. L'orgoglio della democrazia. Ecco qual è il messaggio di 
questi giorni: "Freedom" e ancora "Freedom".
La democrazia sembra un ideale stanco, estenuato. Ma per noi che ci siamo nati e
che ne abbiamo smarrito il valore, la specificità, il privilegio. Per chi vive e muore 
nelle tirannie, la democrazia è un traguardo da raggiungere a tutti i costi, con sa-
crifici immani, marce disumane, popolazioni in fuga da despoti e fanatici. Dovrem-
mo riscoprire  quella che  adesso  si definisce la "narrazione": la narrazione della
democrazia e della libertà. La narrazione di un sistema in cui le persone sono tute-
late nei loro diritti, possono parlare senza il timore dell'oppressione e della morte.
Dove le donne non sono bestie da malmenare  e coprire fino agli occhi. Dove si può
scegliere, vivere, consumare, svolgere un'attività economica, mettere a frutto il pro-
prio talento senza che il potere confischi arbitrariamente i tuoi beni. Dove la tortura
è bandita e, se non punita, bollata dalla riprovazione pubblica insieme all'impunità
di chi se n'è reso responsabile.
La democrazia:___________________________________
Non una società perfetta. La democrazia, come sosteneva Churchill, " è la peggior
forma di governo fatta eccezione per tutte quelle sperimentate finora".  La libertà
è sempre troppo poca. Nuovi diritti fanno fatica ad affermarsi. Vecchie discrimina-
zioni sopravvivono, sia pur in forme sempre più blande. L'economia è troppo spes-
so soffocata da uno statalismo dispotico, illiberale, vessatorio. Ma la sensibilità pub-
blica nelle democrazie è sempre più esigente. Non ci si accontenta mai. I limiti ven-
gomo di continuo oltrepassati. E' la "società aperta" di cui parlava Karl Raimund
Popper, quella che spezza di continuo le proprie catene. Ce lo siamo dimenticat. E
la provvidenziale resipiscenza  delle democrazie europee  in questi giorni  ce lo ha
ricordato, insieme alla  caparbietà  delle "masse stanche, povere e oppresse",  che
premono ai nostri confini e distruggono reticolati, divieti, manganelli. E che voglio-. 
no "respirare libere". Dovremmo ricordarcelo ancora, chiedendoci anch, e se siamo
disposti a pagare qualche prezzo perchè la libertà e la democrazia possano soprav-
vivere all'assalto dei suoi nemici fanatici e portatori di un'ideologia di morte.
Dovremmo chiederci se ci crediamo ancora, o se siamo troppo stanchi per crederci,
e se quello che vagheggiano i rifugiati non sia altro che un'illusione. Dovremmo poi
capire da dove scappano, questi nostri fratelli che gridano "Freedom". E se il nostro
cinismo non ci abbia portato a rinunciare all'"universalità" di valori  in cui non cre-
diamo più. A non considerare più uno scandalo l'esistenza di regimi che magari sanno
tenere l'ordine, ma schiacciando ogni traccia di libertà, ogni parvenza di democrazia,
senza rispetto per alcun diritto, senza dare alcun valore alle persone. Che oggi scappa-
no. Gridano "Freedom". E ci stanno dando una lezione salutare.

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Istruzione / Scuola - La tecnologia aiuta gli alunni disabili

22 settembre '15 - martedì            22nd September / Tuesday                visione post - 13

(da la Repubblica - 19/ 09/ '15  -  Tiziana De Giorgio)
Dal robot al tablet: la tecnologia
che aiuta gli alunni disabili
C'è il piccolo robot Nao che chiama i bambini per nome, sa imitare i loro movimenti
e può essere usato nelle classi per aiutare gli alunni autistici.  Ci sono  le maestre  che 
hanno trovato nelle applicazioni del tablet un nuovo modo per comunicare con i picco-
li che hanno un handicap e stanno sperimentando nuove strade per abbattere le diversità.
I libri di testo multitouch, i comandi vocali che permettono ai non udenti di proiettare una
ricerca o una tesina in aula come tutti gli altri compagni. All'Università Cattolica si apre il
primo convegno internazionale in Italia sulle frontiere high tech per la disabilità. Una gior-
nata di studio in cui professori che lavorano negli istituti di ogni ordine, pedagogisti, esper-
ti del mondo dell'istruzione, ma anche informatici, mettono a confronto le proprie esperien-
ze sul campo per mostrare come le nuove tecnologie possano essere usate dagli insegnanti
di sostegno per superare le barriere in classe. "La multimedialità non può di certo esaurire
tutte le competenze che deve avere un docente che ha a che fare con gli alunni disabili -
spiega Luigi D'Alonzo, direttore del Cedisma, il Centro studi su disabilità  e  marginalità
della Cattolica - ma gli insegnanti di sostegno ormai non possono più prescinderne; sono strumenti di inclusione fondamentali, forse ancora più utili che per tutti gli altri alunni".
Un tema particolarmente caldo, in questi giorni, quello del sostegno: l'anno scolastico si è aperto con un buco gigantesco  negli organioci delle scuole milanesi  e  lombarde, dove
mancano all'appello  migliaia di insegnanti  specializzati nell'assistenza ai portatori di handicap. Nelle scuole di città e provincia i presidi sono alla ricerca di più di 1600 sup-
plenti.  La maggior parte  di quelli   che entreranno   in classe, però, non avrà  alcuna specializzazione:  per anni i corsi ad hoc sono stati bloccati e il risualtato è che in tutta
Italia  i docenti di sostegno sono pochissimi.  "Per questo motivo  il Ministero quest'an-
no ci ha chiesto  di formare  il doppio  degli insegnanti  dello scorso anno - sottolinea
D'Alonzo - e corsi con 400 iscritti contro i 200 dello scorso anno. E all'interno di questi
percorsi puntiamo tantissimo sulla multimedialità e le nuove tecnologie".

Lucianone

lunedì 21 settembre 2015

Riflessioni - L'aspetto positivo di Angela Merkel / L'altro "populismo"

21 settembre '15 - lunedì              21st September / Monday         visione post - 5

In questi giorni si sente ripetere spesso che Merkel avrebbe aperto le porte ai profughi perchè
la scelta è "conveniente" per la Germania.  E lo si dice con malizia, che è conveniente, come
per smascherare un' ipocrisia, per rivelare che sotto l'involucro umanitario esiste un calcolo di
utilità: furba, la cancelliera, che fingendo di essere "buona" importa lavoratori giovani per poter pagare le pensioni dei tedeschi tra vent'anni.
Per dire la verità, i discorsi di tipo utilitaristico  sull'immigrazione  vengono fatti da molti.anni.
E non per cinismo, ma perchè nessuna questione, piccola o grande, può essere affrontata sen-
za valutarne l'impatto pratico, i costi e i ricavi. E che l'immigrazione, in Paesi che invecchiano
irrimediabilmente e hanno  un tasso di natalità molto ridotto, possa essere conveniente, è cosa
che viene ripetuta da decenni da istituti economici e leader politici  non per questo imputabili
di furbizia, sermmai di realismo. Se gli ambienti xenofobi e la destra più sciocca (entrambi, in
in Italia, ben rappresentati in Parlamento e nelle edicole) non avessero perso tempo e sprecato
fiato per anni, contro il fantasma del "buonismo", loro autentica ossessione, avrebbero  preso
atto da tempo che bontà e cattiveria c'entrano molto relativamente. C'entra, piuttosto, la capa-
cità di governare  con umanità e intelligenza (facoltà non necessariamente disgiunte) un cata-
clisma geografico, politico, economico. Come ha fatto Merkel.
(da  la Repubblica - 13/ 09/ '15  - L'AMACA  / Michele Serra)

Non ci si deve fare illusioni, passato il momento di forte emotività positiva la questione
dei profughi e dei rifugiati, e quella più vasta e generica dei migranti, tornerà a produrre
le sue spine, le sue tensioni, i suoi drammi. Ma qualcosa di profondo sembra davvero av-
venuto, in Europa, in questi ultimi giorni.  La forza simbolica dell'accoglienza, forse per
la prima volta, ha messo in ombra i fantasmi della paura e della diffidenza; il sentimento
della solidarietà è apparso finalmente popolare, facendo a pezzi il detestabile luogo comu-
ne costruito  in questi anni  dalla destra xenofoba, che dipinge  le élite  arroccate nel loro
buonismo ipocrita, ben tutelato dal censo, e il popolo lasciato solo  e  indifeso con le sue
angosce, esposto alla strada e ai suoi rischi.
I tedeschi che a migliaia affollano le stazioni ferroviarie per accogliere i profughi cantando
l'Inno alla gioia (che è l'inno d'Europa), e portano cibo, vestiti, strette di mano, abbracci, so-
no popolo anch'essi. Il termine "populismo" usurpa e monopolizza il concetto di popolo, gli
leva la facoltà di non essere una massa indistinta capace solamente di chiedere (e di odiare),
ma individui in condizioni di scegliere, di avere e soprattutto di dare.  Se il ringhio razzista
appare, in questi giorni. un poco più fievole, è perchè  i media  sono stati  in qualche modo
costretti a puntare le telecamere e i microfoni su tutt'altro spettacolo. Finalmente.
(da la Repubblica  -  08/09/'15 - L'AMACA  /  Michele Serra) 

Lucianone.

Sport - calcio / Serie A - 4^ giornata - 2015/16

21 settembre '15 - lunedì            21st September / Monday             visione post - 7

Risultati delle partite
Udinese   1     Milan       3     Atalanta     1     Bologna      1     Carpi           0     Chievo   0
Empoli     2     Palermo  2      Verona      1     Frosinone   0     Fiorentina   1      Inter      1

Genoa        0     NAPOLI   5      Roma        2     Torino          2  
Juventus   2      LAZIO     0      Sassuolo   2     Sampdoria   0

CLASSIFICA
INTER   12   /  Torino   10   /  Fiorentina    9   /  Roma, Sassuolo    8  /
Chievo, Sampdoria, Palermo   7   /  Milan, Lazio   6   /   Napoli, Atalanta   5   /
Juventus, Empoli      4   /  Verona H., Genoa, Bologna, Udinese    3   /   Carpi    1
Frosinone    0   -

Commento

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Stampa - giornali / Tutti i commenti dal Mondo

21 settembre '15 - lunedì             21st September / Monday              visione post - 16

Los Angeles Times
Usa: i simboli dei sudisti vietati a scuola
La bandiera confederata dei sudisti va rimossa dagli istitui pubblici degli Usa.
Ma se è un ragazzo ad indossare una maglietta con l'emblema di Dixieland?
A chiederselo è il 'Los Angeles Times' diretto da Davan Maharaj, con un commento
critico verso una decisione di una scuola di Charleston. Dove finisce, scrive il Los
Angeles Times, l'istigazione all'odio ed inizia la violazione del diritto di espressione?
EL  PAI'S
Spagna, il diritto alle cure mediche dei clandestini
Garantire l'assistenza sanitaria agli immigrati privi di documenti?
Il governo spagnolo aveva deciso per il no, ma diverse autorità locali
hanno disobbedito. E così molti medici hanno continuato a curare i
clandestini. Ed esiste la minaccia anche di sanzioni da parte della Ue.
La scelta dell'esecutivo è stata stigmatizzata sulle pagine del Paìs, di-
retto da Javier Moreno, che ha ricordato che in questo modo si attua
una situazione di diseguaglianza tra le persone. E sottolinea come la 
decisione del governo sia stata disattesa anche da regioni dove la
maggioranza è quella del partito di Rajoy.
-  (da Corriere della Sera  del 23 agosto '15 - Commenti dal Mondo / di Carlo Baroni)

The Japan Times
Disarmo nucleare: il Giappone chiede più impegno
Non bastano le politiche di deterrenza. Per il disarmo nucleare bisogna fare di più.
Lo sostiene un editoriale del Japan Times, diretto da Takashi Kitazume. Il quotidiano
nipponico prende spunto dalla tragedia che 70 anni fa colpì il Giappone. Da allora
ogni anno le nazioni si impegnano a non ripetere il tragico esperimento. 
Ma bisogna andare oltre le celebrazioni. E creare organismi territoriali che tengano
alta la guardia contro le smanie di rinunciare alla battaglia per il disarmo.
Los Angeles Times
Rivalutare  Carter come difensore dei diritti civili
Nel 1954 chiesero a un coltivatore di arachidi della Georgia di aderire ad
un'associazione composta da soli bianchi. Quel giovane uomo rifiutò. Si
chiamava Jimmy Carter. Più di vent'anni dopo sarebbe diventato presidente
degli Stati Uniti. Un episodio del passato commentato dal Los Angeles Times.
L'occasione per sgombrare  la figura  dell'inquilino democratico della Casa
Bianca della fine degli anni Settanta dalle critiche talvolta eccessive. Carter, 
l'indeciso, ma anche Jimmy il paladino dei diritti civili.
da Corriere della Sera dell' 8 settembre '15 - Commenti dal Mondo / di Carlo Baroni

Lucianone

sabato 19 settembre 2015

SOCIETA' / Italia - Lo spirito di MAFIA...

19 settembre '15 - sabato              19th September / Saturday              visione post - 11

Beni e mali comuni - 
Il problema è di tutti i cittadini italiani e non solo delle istituzioni.
In troppi considerano un segno di debolezza ricorrere alle giustizia.
Così il "quieto vivere" diventa facilmente "codardia morale".  

(da 'Corriere della Sera' - 23 / 09 /'15  -  Goffredo Buccini)
Lo  spirito di mafia rischia di indebolire lo spirito pubblico
Qualcuno pagherà, certo. Cadrà qualche testa, oltre a quella del pilota dell'elicottero che -
fuori rotta - dispensava petali di rosa sul corteo funebre del capoclan. Ma, alla fine, il pa-
sticciaccio mondiale generato dalle esequie di "zio" Vittorio Casamonic nella periferia
romana del quartiere Don Bosco racconta su di noi, forse su molti di noi, qualcosa di ben
più antico e radicato d'una catena di omissioni e colpe.  E ci rivela, nella salsa all'amatri-
ciana di quella cerimonia megalomane, l'eterna dialettica che ha azzoppato la nostra sto-
ria: quella tra spirito pubblico e spirito di mafia. 
Già, perchè a rendere possibile un corteo di tre pariglie di cavalli con tanto di carro funebre
d'epoca rispolverato (forse, addirittura) dalle nobili esequie di Antonio de Curtis (per tutti
noi Totò), con scorta di dodici (!) autopattuglie di vigili urbani a bloccare il traffico attorno
e di squadre di motociclisti del clan  (senza casco in omaggio al defunto, sotto gli occhi dei
vigili medesimi), con banda di ottoni a intonare il Padrino e poster con "zio Vittorio" vesti-
to da  Ponteficebaffisso alle colonne della chiesa sotto il naso  del parroco, il tutto condito
dall'assenza di comuni, cazioni tra gli uffici e i comandi di zona fino alle stanze del prefetto
di Roma Gabrielli, beh, a rendere possibile tutto questo senza - si badi - raffiche di telefo-
nate indignate degli abitanti del quartiere al 112 o al 113 (l'indignazione sui social network
è successiva, come sempre), beh, ci vuol altro che qualche omissione. La faccenda interpel.
la il nostro modo di essere come romani e come cittadini italiani.
"Lo spirito pubblico in Italia è tale, che, salvo il prescritto dalle leggi e ordinanze de' prin-
cipi, lascia a ciascuno quasi intera la libertà di condursi in tutto il resto come gli aggrada",
il nostro disgraziatissimo Paese alle nazioni europee più evolute, nel suo Discorso sopra lo 
stato presente dei costumi degli italiani: "Senza che il pubblico s'impacci (...) nè s'impacci 
mai in modo da dar molta briga", aggiungeva. Ovvero, tutti zitti, chè passa "zio" Vittorio,
volgarizzeremmo oggi, senza voler così mancare di rispetto al Giovane Favoloso.  Questa
storia di italiani che si girano dall'altra parte badando al proprio "particulare" deve ave-
re tormentato parecchio  anche  Antonio Gramsci  che considerava  lo spirito pubblico il
tratto distintivo di una nazione e l'assenza di esso dalle nostre parti anche come frutto di
 quella "rivoluzione passiva" che forse fu il nostro Risorgimento.
La sceneggiata funebre al Don Bosco ci restituisce soprattutto questo: il senso sconfortante
che nulla muti mai, se non per qualche eroe, che, essendo dotato di sufficiente spirito pub-
blico da badare al bene comune prima che al proprio, finisce per pagare in solitudine la
propria a)nomala normalità, salvo consacrazione postuma. come Ambrosoli o Borsellino.
E' il trionfo dello spirito di mafia, negazione del bene comune: "Reputare segno di debo-corrisponde da sempre
lezza o di vigliaccheria ricorrere alla giustizia ufficiale", lo descriveva Gaetano Mosca
nel suo  straordinario  Che cos'è la mafia, che, pubblicato nel 1900, pare  (purtroppo)
scritto ieri, e non riguarda certo solo la Sicilia (Manzoni racconta in Renzo "una certa
aria di braveria comune allora anche agli uomini più quieti").
Al quartiere Don Bosco, giovedì mattina, non s'è scritta  solo  una indegna pagina nella
recente cronaca romana; non soltanto una nuova appendice nella crisi politica e morale
che sembra travolgere ormai la Capitale d'Italia senza alcun rimedio se non un dramma-
tico "tutti a casa": s'è recitata per l'ennesima volta una collaudata pièce nazionale. Nella
quale alla protervia degli uni corrisponde da sempre il "quieto vivere" degli altri, quel
morbo contagioso di "codardia morale" che Mosca pensava debellabile 115 anni fa, cer-
to della reazione all'omicidio Notarbartolo, primo delitto siciliano eccellente. Non andò
così. Non siamo cambiati. Dunque ora possiamo anche fingere stupore, cercare qualche
capro espiatorio, ma la campana funebre di "zio" Vittorio suona per tutte le nostre coscienze.

Lucianone