15 settembre '15 - martedì 15th Septemner / Tuesday visione post - 32
(da 'la Repubblica' - 10 settembre 2015)
Appello alla Ue di 13 giornali: "SERVE CORAGGIO"
L 'Europa si trova di fronte alla più grave crisi di profughi che il mondo abbia visto
dalla seconda guerra mondiale. Con il conflitto siriano giunto ormai al quinto anno, la gente
si rivolge al nostro continente per ricevere aiuto e protezione. Sempre più persone muoiono
nei loro disperati tentativi per fuggire dalle persecuzioni. Eppure, mese dopo mese, l'Europa
continua a fare troppo poco e troppo tardi. Stiamo vivendo una crisi di profughi catastrofica,
ma l'indisponibilità ad agire ha messo in evidenza una grave crisi politica.
Nonostante il nostro tormentato passato, l'Europa oggi deve dimostrare di essere un
continente unito, costruito sui principi di solidarietà, uguaglianza e libertà. I primi segnali positivi arrivano dalle parole della Merkel e di Juncker ma non basta.
Il 14 settembre i ministri degli Stati membri dell'Unione si incontreeranno a Bruxelles per
negoziare soluzioni alla crisi.io
Oggi, i più importanti giornali europei si uniscono in un appello per esortare i nostri leader
a cogliere l'opportunità e prendere misure decise per affrontare questa tragedia umanitaria
e prevenire ulteriori perdite di vite umane.
Esortiamo i nostri leader politici a:
- Creare dei metodi semplici, sicuri e pratici per consentire ai profughi di cercare asilo in
Europa senza mettere a rischio la loro vita per venire qui. E' il modo migliore per elimina-
re il traffico di esseri umani e ridurre le vittime.
- Mostrare solidarietà verso i Paesi alle frontiere esterne dell'Europa, primo punto
d'ingresso per profughi e migranti, finanziando e organizzando un sistema di accoglienza sicuro, dignitoso e coordinato ai margini dell'Europa, che esamini in modo rapido e impar-
ziale le domande di asilo.
- Sospendere, fintantoche un gran numero di profughi continuerà ad arrivare in Europa,
il trattato di Dublino, che prevede che i richiedenti asilo siano rimandati nel primo punto
d'ingresso.
- Sostenere una più equa distribuzione dei profughi fra gli Stati membri. Tutti i Paesi
europei devono partecipare a un programma di ridistribuzione molto più ambizioso di
quello che abbiamo visto finora. Questo dovrebbe esseere il punto di partenza delle
discussioni.
- Incrementare gli siuti finanziari e umanitari alle nazioni del Medio Oriente colpito dal
conflitto siriano. Un pacchetto di aiuti che copra non soltanto le necessità immediate di
cibo, acqua e forniture mediche, ma impegni l'Europa a dare il suo apporto per la rico-
struzione delle comunità locali nel lungo periodo, in modo da offrire ai popoli del Medio
Oriente speranza e opportunità per un futuro migliore e più sicuro nei propri Paesi.
- Esercitare maggiori pressioni su altri soggetti fondamentali della scena internazionale,
come l'Iran, la Russia, l'Arabia Saudita, la Turchia e gli Stati Uniti, perchè facciano tut-
to il possibile per convincere le parti in conflitto a sedersi al tavolo delle trattative sotto
l'egida dell'Onu.
- I nostri leader devono mostrare coraggio e intelligenza per non fallire in questa prova
della nostra comune civiltà europea. Dobbiamo agire, e dobbiamo agire adesso.
Bernd Ulrich, Die Zeit, Germania
Ezio Mauro, La Repubblica, Italia
Antonio Cano, El Pais, Spagna
Johan Hufnagel e Laurent Joffrin, Libération, Francia
Amol Rajan, The Independent, Regno Unito
Oliver Duff, i (Independent), Regno Unito
Andreas Paraschos, Kathimerini, Cipro
Andràs Murànyi, Nèpszabadsàg, Ungheria
Matùs Kostolny, Dennik N, Slovacchia
Adam Michnik, Gazeta Wyborcza, Polonia
Jan Helin, Aftonbladet, Sve di un cocktailzia
Christian Jensen, Information, Danimarca
Anna B. Jenssen, Morgenbladet, Norvegia
______________________________ __________________________________________
....Passò tra i tavolini una coppia: lui era lacero e mandava cattivo odore, lei aveva
i capelli biondi e secchi, lunghi e non lavati, e si teneva al collo una bimbetta sporca
dagli occhi enormi, felini. Chiedevano la carità, esibendo un tesserino di profughi o
qualcosa di simile. Due cinquantenni bene in carne, seduti davanti a lui, abbandonarono
per un istante la lettura dei quotidiani di sinistra per scacciare in malo modo gli intrusi.
Frattanto la famigliola si era accostata al suo tavolino. La bambina, per quanto eviden-
temente denutrita, sembrava vivace, a giudicare dagli sguardi intensi che saettava tut-
t'intorno. Quando l'uomo tese la mano, Diego, senza pensarci troppo su, mise mano al
portafoglio e gli porse una banconota. L'uomo sorrise, con un mezzo inchino imbarazzato.
La bambina batteva le manine, tutta contenta. Forse era un modo di ringraziare che le
avevano insegnato i genitori.
- C'è ancora gente che ci casca - commentò una donna seduta alla sua destra, lenti a
specchio che riflettevano l'arcobaleno di un cocktail tropicana.
Quelli sono drogati - precisò l'amica che le sedeva accanto. - Hai visto come tengono
quella bambina? Una vergogna!
Diego si sentì inspiegabilmente ferito. A lui era sembrata una bellissima bambina. Una
bellissima bambina sana e felice.
- Dovrebbero levargliela, altro che! - disse la prima donna
- Affidarla a della gente per bene - confermò la seconda donna.
- Comunque, è una bellissima bambina - disse Diego, ad alta voce, bevve d'un sorso
la sua birra, pagò e se ne andò in fretta./
( da "Il padre e lo straniero", di Giancarlo De Cataldo / capitolo quindicesimo )
Lucianone
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martedì 15 settembre 2015
Riflessioni - Orbàn e il muro ungherese / I Casamonica (e non solo) in tv
15 settembre '15 - martedì 15th September / Tuesday visione post - 14
Chissà se Orbàn l'ha capito, e di rimbalzo Salvini, che il filo spinato, ben prima di
essere giusto oppure ingiusto, è inutile. L'ONDA UMANA IN FUGA non arriva da noi
per colpa del "buonismo", ma perchè la loro paura di morire è più forte della nostra
paura di ritrovarceli davanti all'uscita di casa. E nessun ostacolo fisico basta a fermarli.
E' UN CATACLISMA EPOCALE, questo, che cambierà per sempre il volto del mondo
e perfino della vecchia, rugosa Europa; se in peggio o in meglio dipende da come sapre-
mo organizzare l'accoglienza e l'integrazione, ovvero l'estensione dei nostri stessi doveri
e diritti. Questo è il vero punto, non la ridicola posa di chilometri di fildiferro, o di milio-
ni di mattoni, destinati a essere travolti come sabbia. Il vero punto è capire se (come è
accaduto in America) la mescolanza di etnie e culture può farsi senza mutare i principi
fondamentali su cui poggia la convivenza democratica; e anzi estendendoli a nuovi citta-
dini.
Paventare una "CONTAMINAZIONE RAZZIALE" è puro, stupido razzismo. Ciò che
vale la pena paventare, invece, è una contaminazione politica - per esempio riguardo la
parità maschio/femmina - che, quella sì, va respinta con lucidità e passione. Fare rispet-
tare le leggi; dunque dare diritti e dare doveri; c'è forse un'altra strada logica, proponibile,
che non sia solo panico, pregiudizio e viltà?
(da la Repubblica - 3/09/'15 - L'AMACA / Michele Serra)
Mi sono perso i Casamonica da Vespa. Chissà se si erano portati, per fare colore, anche
l'orchestrina tzigana e i cavalli col pennacchio. Quando ho acceso su Raiuno era molto
tardi e tutto pareva tranquillo, tutto in regola, tutto secondo le norme vigenti, niente che
confliggesse con l'etica condivisa e il dettato della Commissione parlamentare di vigilanza.
C'era la Meloni in assetto da vamp quirite che diceva "guera" con una "ere" sola, come
Alberto Sordi nei film di Steno. Era lì tal quale l'avevamo lasciata prima dell'estate, spe-
riamo sia andata almeno un paio di settimane in vacanza, povera figlia.
Se vi dico della Meloni è perchè secondo me Vespa ha sbagliato per disperazione. Il casting
di uno che va in onda quasi ogni giorno è il classico lavoraccio. Salvini con la felpa, Meloni
con i boccoli, Brunetta con il ghigno, qualche renziano imberbe che parla come un iPad di-
menticato acceso, quando va bene un criminologo, un sondaggista, e come volto nuovo, co-
me novità frizzante, un sottosegretario al bilancio, Per forza uno poi sbraca: se già a set-
tembre la solfa è quella, la tentazione di invitare i Marsigliesi, o i Thugs, o addirittura gli
ultras, è irresistibile.
(da la Repubblica - 10/09/'15 - L'AMACA / Michele Serra)
Continua... to be continued...
Chissà se Orbàn l'ha capito, e di rimbalzo Salvini, che il filo spinato, ben prima di
essere giusto oppure ingiusto, è inutile. L'ONDA UMANA IN FUGA non arriva da noi
per colpa del "buonismo", ma perchè la loro paura di morire è più forte della nostra
paura di ritrovarceli davanti all'uscita di casa. E nessun ostacolo fisico basta a fermarli.
E' UN CATACLISMA EPOCALE, questo, che cambierà per sempre il volto del mondo
e perfino della vecchia, rugosa Europa; se in peggio o in meglio dipende da come sapre-
mo organizzare l'accoglienza e l'integrazione, ovvero l'estensione dei nostri stessi doveri
e diritti. Questo è il vero punto, non la ridicola posa di chilometri di fildiferro, o di milio-
ni di mattoni, destinati a essere travolti come sabbia. Il vero punto è capire se (come è
accaduto in America) la mescolanza di etnie e culture può farsi senza mutare i principi
fondamentali su cui poggia la convivenza democratica; e anzi estendendoli a nuovi citta-
dini.
Paventare una "CONTAMINAZIONE RAZZIALE" è puro, stupido razzismo. Ciò che
vale la pena paventare, invece, è una contaminazione politica - per esempio riguardo la
parità maschio/femmina - che, quella sì, va respinta con lucidità e passione. Fare rispet-
tare le leggi; dunque dare diritti e dare doveri; c'è forse un'altra strada logica, proponibile,
che non sia solo panico, pregiudizio e viltà?
(da la Repubblica - 3/09/'15 - L'AMACA / Michele Serra)
Mi sono perso i Casamonica da Vespa. Chissà se si erano portati, per fare colore, anche
l'orchestrina tzigana e i cavalli col pennacchio. Quando ho acceso su Raiuno era molto
tardi e tutto pareva tranquillo, tutto in regola, tutto secondo le norme vigenti, niente che
confliggesse con l'etica condivisa e il dettato della Commissione parlamentare di vigilanza.
C'era la Meloni in assetto da vamp quirite che diceva "guera" con una "ere" sola, come
Alberto Sordi nei film di Steno. Era lì tal quale l'avevamo lasciata prima dell'estate, spe-
riamo sia andata almeno un paio di settimane in vacanza, povera figlia.
Se vi dico della Meloni è perchè secondo me Vespa ha sbagliato per disperazione. Il casting
di uno che va in onda quasi ogni giorno è il classico lavoraccio. Salvini con la felpa, Meloni
con i boccoli, Brunetta con il ghigno, qualche renziano imberbe che parla come un iPad di-
menticato acceso, quando va bene un criminologo, un sondaggista, e come volto nuovo, co-
me novità frizzante, un sottosegretario al bilancio, Per forza uno poi sbraca: se già a set-
tembre la solfa è quella, la tentazione di invitare i Marsigliesi, o i Thugs, o addirittura gli
ultras, è irresistibile.
(da la Repubblica - 10/09/'15 - L'AMACA / Michele Serra)
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lunedì 14 settembre 2015
Sport - calcio / Serie A - 3^ giornata - 2015/16
14 settembre '15 - lunedì 14th September / Monday visione post - 13
Risultati delle partite
Fiorentina 1 Frosinone 0 Juventus 1 Verona H. 2 Empoli 2
Genoa 0 Roma 2 Chievo 1 Torino 2 Napoli 2
Palermo 2 Sassuolo 2 Lazio 2 INTER 1 Sampdoria 2
Carpi 2 Atalanta 2 Udinese 0 MILAN 0 Bologna 0
CLASSIFICA
Inter 9 / Chievo - Torino - Roma - Sassuolo - Palermo 7 / Fiorentina - Lazio 6 /
Sampdoria - Atalanta 4 / Genoa - Milan - Udinese 3 / Napoli - Verona 2 /
Carpi - Empoli - Juventus 1 / Bologna - Frosinone 0
Commento
Le prime impressioni
Su tutto il quadro di questa terza tappa di campionato spicca un'INTER in fase ascendente
che ha trovato con la guida di Mancini quella sicurezza che non aveva più dai tempi del
portoghese Mourinho. E poi c'è subito la Roma lì, seconda, che è pronta a rifarsi dell'anno
precedente - per adesso comunque il tecnico francese si guarda ben dal predire il futuro.
Fiorentina e Lazio sono in attesa del balzo di qualità definitivo, e intanto son appaiate in
terza posizione da non buttare. Le prime sorpresine sono Chievo e Sassuolo, che potreb-
bero dare ancora dispiaceri alle grandi come visto in passato, e già ora sono là in alto.
Le delusioni sono tre: Milan, Napoli e soprattutto la Juve. Troppi cambi e cambiamenti
per la squadra bianconera di Allegri? Sembra proprio di sì. Mah, vedremo!
Luciano Finesso
Le vittorie che aiutano a crescere
___________________
Gianni Mura
Non è l'INTER anti.Juve. Da ieri, con un occhio alla classifica, tutti anti-Inter.
Nel prossimo turno, partita di vertice Chievo - Inter. Non sono i 2 punti sulla Roma
e sulle prime inseguitrici, sono gli 8 sulla Juve, i 7 sul Napoli, i 6 sul Milan.
L'Inter ha vinto il derby, in stagione i due senza punti in palio li aveva persi. Era
il primo ostacolo serio in un calendario morbido. L'Inter, a punteggio pieno, ra-
ramente ha entusiasmato: 1-0 all'Atalanta nel recupero, 2-1 su rigore sempre
nel finale al Carpi. Anche il derby l'ha vinto ma non dominato.
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Fiorentina 1 Frosinone 0 Juventus 1 Verona H. 2 Empoli 2
Genoa 0 Roma 2 Chievo 1 Torino 2 Napoli 2
Palermo 2 Sassuolo 2 Lazio 2 INTER 1 Sampdoria 2
Carpi 2 Atalanta 2 Udinese 0 MILAN 0 Bologna 0
CLASSIFICA
Inter 9 / Chievo - Torino - Roma - Sassuolo - Palermo 7 / Fiorentina - Lazio 6 /
Sampdoria - Atalanta 4 / Genoa - Milan - Udinese 3 / Napoli - Verona 2 /
Carpi - Empoli - Juventus 1 / Bologna - Frosinone 0
Commento
Le prime impressioni
Su tutto il quadro di questa terza tappa di campionato spicca un'INTER in fase ascendente
che ha trovato con la guida di Mancini quella sicurezza che non aveva più dai tempi del
portoghese Mourinho. E poi c'è subito la Roma lì, seconda, che è pronta a rifarsi dell'anno
precedente - per adesso comunque il tecnico francese si guarda ben dal predire il futuro.
Fiorentina e Lazio sono in attesa del balzo di qualità definitivo, e intanto son appaiate in
terza posizione da non buttare. Le prime sorpresine sono Chievo e Sassuolo, che potreb-
bero dare ancora dispiaceri alle grandi come visto in passato, e già ora sono là in alto.
Le delusioni sono tre: Milan, Napoli e soprattutto la Juve. Troppi cambi e cambiamenti
per la squadra bianconera di Allegri? Sembra proprio di sì. Mah, vedremo!
Luciano Finesso
Le vittorie che aiutano a crescere
___________________
Gianni Mura
Non è l'INTER anti.Juve. Da ieri, con un occhio alla classifica, tutti anti-Inter.
Nel prossimo turno, partita di vertice Chievo - Inter. Non sono i 2 punti sulla Roma
e sulle prime inseguitrici, sono gli 8 sulla Juve, i 7 sul Napoli, i 6 sul Milan.
L'Inter ha vinto il derby, in stagione i due senza punti in palio li aveva persi. Era
il primo ostacolo serio in un calendario morbido. L'Inter, a punteggio pieno, ra-
ramente ha entusiasmato: 1-0 all'Atalanta nel recupero, 2-1 su rigore sempre
nel finale al Carpi. Anche il derby l'ha vinto ma non dominato.
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domenica 13 settembre 2015
Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
13 settembre '15 - domenica 13th September / Sunday visione post - 7
ESTERI . Emergenza migranti
Naufragio in Grecia: strage di bambini / Controlli al confine con Austria
Grecia: affonda barcone, tragedia in mare.
La Germania sospende i treni in Austria. Alla stazione di Monaco 13 mila arrivi
da sabato. Il ministro dell'interno tedesco: "Servono zone di attesa anche in Italia"
ITALIA - Scuola
Tornano sui banchi 9 milioni di studenti
Tra le regioni con più alunni, la Lombardia seguita da Campania, Sicilia, Lazio.
Il caos supplenti che incombe sull'inizio dell'anno. più del 97% dei professori
accetta la cattedra. Ma la Puglia fa ricorso. I sindacati: "La battaglia contro
la Buona scuola non è finita".
Gran Bretagna - Politica
Corbyn, nuovo leader Labour
Jeremy: ribelle vegetariano che odia austerity e Nato. E canta "bandiera rossa".
Italia - Meteo
Allerta in Liguria / Allagamenti a Genova
Perturbazioni massiccie anche su Toscana, Umbria e Lazio.
Firenze: tre feriti da un fulmine. Rinviata la gara di calcio Samp-Bologna.
ESTERI - Emergenza migranti 2
L'Austria manda l'esercito al confine / Da ottobre blitz navali
contro gli scafisti
Oggi vertice dei ministri a Bruxelles. Anche la Slovacchia reintroduce i controlli
Il giorno dopo l’annuncio della Germania di ripristinare il controllo alle frontierel’Austria ha deciso di inviare l’esercito (a supporto della polizia) al confine con l’Ungheria. La misura è stata decisa dopo gli oltre 10 mila arrivi di ieri, ma come ha ribadito il cancelliere Werner Faymann, il diritto di chiedere asiItalialo non viene messo in discussione. E anche la Slovacchia ha deciso di reintrodurre i controlli. Intanto oggi a Bruxelles è prevista una riunione dei ministri degli Interni dell’Ue per approvare le nuove proposte della Commissione europea sull’immigrazione che non prevedono le discusse quote obbligatorie per i Paesi.
Italia - Meteo 2
Nubifragi nel Piacentino: un morto e due dispersi
Esonda lo Scrivia, danni in Liguria. In Emilia ponti chiusi e auto travolte
ITALIA - Beppe Grillo
Grillo condannato a un anno per diffamazione / Lui risponde: io
come Pertini e Mandela
Beppe Grillo è stato condannato dal tribunale di Ascoli Piceno a un anno di reclusione (pena sospesa) per diffamazione aggravata nei confronti del professor Franco Battaglia, docente del Dipartimento di Ingegneria «Enzo Ferrari» dell’Università di Modena e Reggio Emilia. I fatti risalgono all’11 maggio del 2011, durante un comizio elettorale tenuto da Grillo a San Benedetto del Tronto, dove era giunto per un incontro pubblico in vista della referendum sul nucleare.
Grillo sul suo blog ha commentato così: «Oggi è stata emessa la sentenza dal tribunale professor Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale del Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari dell’Università di Modena e Reggio affermava delle coglionate in merito al nucleare». «Il pm - pdi Ascoli Piceno contro di me per diffamazione, per aver detto in un comizio che il recisa il leader M5S - aveva chiesto una multa di 6.000 euro. Il giudice mi ha invece tolto la condizionale condannandomi a un anno di prigione e a 50.000 euro di risarcimento». «Se Pertini e Mandela - afferma - sono finiti in prigione potrò andarci anch’io per una causa che sento giusta e che è stata appoggiata dalla stragrande maggioranza degli italiani al referendum». «Io sono fiero - conclude - di aver contribuito a evitare la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. È un’eredità che lascio ai nostri figli che potranno evitare incidenti come Chernobyl e Fukushima».
Lucianone
ESTERI . Emergenza migranti
Naufragio in Grecia: strage di bambini / Controlli al confine con Austria
Grecia: affonda barcone, tragedia in mare.
La Germania sospende i treni in Austria. Alla stazione di Monaco 13 mila arrivi
da sabato. Il ministro dell'interno tedesco: "Servono zone di attesa anche in Italia"
ITALIA - Scuola
Tornano sui banchi 9 milioni di studenti
Tra le regioni con più alunni, la Lombardia seguita da Campania, Sicilia, Lazio.
Il caos supplenti che incombe sull'inizio dell'anno. più del 97% dei professori
accetta la cattedra. Ma la Puglia fa ricorso. I sindacati: "La battaglia contro
la Buona scuola non è finita".
Gran Bretagna - Politica
Corbyn, nuovo leader Labour
Jeremy: ribelle vegetariano che odia austerity e Nato. E canta "bandiera rossa".
Italia - Meteo
Allerta in Liguria / Allagamenti a Genova
Perturbazioni massiccie anche su Toscana, Umbria e Lazio.
Firenze: tre feriti da un fulmine. Rinviata la gara di calcio Samp-Bologna.
ESTERI - Emergenza migranti 2
L'Austria manda l'esercito al confine / Da ottobre blitz navali
contro gli scafisti
Oggi vertice dei ministri a Bruxelles. Anche la Slovacchia reintroduce i controlli
Il giorno dopo l’annuncio della Germania di ripristinare il controllo alle frontierel’Austria ha deciso di inviare l’esercito (a supporto della polizia) al confine con l’Ungheria. La misura è stata decisa dopo gli oltre 10 mila arrivi di ieri, ma come ha ribadito il cancelliere Werner Faymann, il diritto di chiedere asiItalialo non viene messo in discussione. E anche la Slovacchia ha deciso di reintrodurre i controlli. Intanto oggi a Bruxelles è prevista una riunione dei ministri degli Interni dell’Ue per approvare le nuove proposte della Commissione europea sull’immigrazione che non prevedono le discusse quote obbligatorie per i Paesi.
Italia - Meteo 2
Nubifragi nel Piacentino: un morto e due dispersi
Esonda lo Scrivia, danni in Liguria. In Emilia ponti chiusi e auto travolte
ITALIA - Beppe Grillo
Grillo condannato a un anno per diffamazione / Lui risponde: io
come Pertini e Mandela
Beppe Grillo è stato condannato dal tribunale di Ascoli Piceno a un anno di reclusione (pena sospesa) per diffamazione aggravata nei confronti del professor Franco Battaglia, docente del Dipartimento di Ingegneria «Enzo Ferrari» dell’Università di Modena e Reggio Emilia. I fatti risalgono all’11 maggio del 2011, durante un comizio elettorale tenuto da Grillo a San Benedetto del Tronto, dove era giunto per un incontro pubblico in vista della referendum sul nucleare.
Grillo sul suo blog ha commentato così: «Oggi è stata emessa la sentenza dal tribunale professor Franco Battaglia, docente di Chimica ambientale del Dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari dell’Università di Modena e Reggio affermava delle coglionate in merito al nucleare». «Il pm - pdi Ascoli Piceno contro di me per diffamazione, per aver detto in un comizio che il recisa il leader M5S - aveva chiesto una multa di 6.000 euro. Il giudice mi ha invece tolto la condizionale condannandomi a un anno di prigione e a 50.000 euro di risarcimento». «Se Pertini e Mandela - afferma - sono finiti in prigione potrò andarci anch’io per una causa che sento giusta e che è stata appoggiata dalla stragrande maggioranza degli italiani al referendum». «Io sono fiero - conclude - di aver contribuito a evitare la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia. È un’eredità che lascio ai nostri figli che potranno evitare incidenti come Chernobyl e Fukushima».
Lucianone
Spettacoli - Cinema / Festival di Venezia 2015
13 settembre '15 - domenica 13th September / Sunday
VENEZIA 72
3 settembre
(da 'la Repubblica')
L' "Everest" kolossal: è delusione al Lido / Cast stellare e budget
da 65 milioni di dollari, ma non convince il film sul tetto del mondo
La Mostra in salita
"Everest", film fuori concorso:
gelo finale per la montagna di Kormàkur
Inutilmente lungo, Everest è un film molto bruttoche costringe lo spettatore con gli
occhiali 3D sul naso ad aspettare per due ore e rotti che muoiano tutti quelli che fin
dall'inizio si sa che moriranno. Perchè è la vera storia della rovinosa spedizione del
maggio 1996 magistralmente raccontata da Jon Krakauer in uno dei più bei libri
mai scritti sulla passione per la montagna, Aria sottile.
E il regista, l'islandese Baltasar Kormàkur, fa in modo si capisca dalla prima inquadratura
a chi toccherà. Bisogna dunque solo aspettare tra conati di vomito, sputi di sangue, pzzi di
mani che cadono congelate, tormente apocalittiche e abissali crepacci in cui precipitare.
L'insensatezza della quantità di persone comuni - il postino, l'impiegato, la ragazza qua-
lunque - che spendono cifre folli per farsi accompagnare in un'odissea di sofferenze atroci
pur di toccare qualche secondo la cima del monte non trova qui nessuna spiegazione.
Nè poetica, nè esistenziale, nè razionale. Il cast spaziale non basta. Incomprensibile la
scelta di farne il film di apertura del Festival. Gelo in sala, mai come questa volta è il
caso di dire.
7 settembre
In concorso / "Rabin, the last day" (sull'attentato del 4 novembre 1995)
"Rabin, the last day" dell'israeliano Amos Gitai è una grandissima lezione di cinema
e storia contemporanea, e insieme un'impressionante descrizione delle dinamiche poli-
tiche del tempo presente e dei pericoli, niente affatto imprevedibili, che il mondo tutto
attorno a noi coltiva. Quel che è accaduto in Israele 20 anni fa sta accadendo adesso:
lì erano la destra ultraortodossa e un gruppo di rabbini che - documenta il film - esor-
tavano a liberarsi del "traditore", oggi sono i fondamentalisti islamici e la propaganda
dell'Is nel mondo, le piccole destre che fomentano odio in ogni paese. Con la differenza
che negli anni 90 la globalizzazione non aveva ancora reso il proselitismo un fenomeno
su scala mondiale. - Nel suo film, centrato sul lavoro della commissione d'inckiesta del
primo ministro Isaac Rabin /4 novembre 1995), Gitai mostra ancora una volta come or-
mai il confine fra cinema di finzione e documentario sia svanito.
Continua... to be continued...
VENEZIA 72
3 settembre
(da 'la Repubblica')
L' "Everest" kolossal: è delusione al Lido / Cast stellare e budget
da 65 milioni di dollari, ma non convince il film sul tetto del mondo
La Mostra in salita
"Everest", film fuori concorso:
gelo finale per la montagna di Kormàkur
Inutilmente lungo, Everest è un film molto bruttoche costringe lo spettatore con gli
occhiali 3D sul naso ad aspettare per due ore e rotti che muoiano tutti quelli che fin
dall'inizio si sa che moriranno. Perchè è la vera storia della rovinosa spedizione del
maggio 1996 magistralmente raccontata da Jon Krakauer in uno dei più bei libri
mai scritti sulla passione per la montagna, Aria sottile.
E il regista, l'islandese Baltasar Kormàkur, fa in modo si capisca dalla prima inquadratura
a chi toccherà. Bisogna dunque solo aspettare tra conati di vomito, sputi di sangue, pzzi di
mani che cadono congelate, tormente apocalittiche e abissali crepacci in cui precipitare.
L'insensatezza della quantità di persone comuni - il postino, l'impiegato, la ragazza qua-
lunque - che spendono cifre folli per farsi accompagnare in un'odissea di sofferenze atroci
pur di toccare qualche secondo la cima del monte non trova qui nessuna spiegazione.
Nè poetica, nè esistenziale, nè razionale. Il cast spaziale non basta. Incomprensibile la
scelta di farne il film di apertura del Festival. Gelo in sala, mai come questa volta è il
caso di dire.
7 settembre
In concorso / "Rabin, the last day" (sull'attentato del 4 novembre 1995)
"Rabin, the last day" dell'israeliano Amos Gitai è una grandissima lezione di cinema
e storia contemporanea, e insieme un'impressionante descrizione delle dinamiche poli-
tiche del tempo presente e dei pericoli, niente affatto imprevedibili, che il mondo tutto
attorno a noi coltiva. Quel che è accaduto in Israele 20 anni fa sta accadendo adesso:
lì erano la destra ultraortodossa e un gruppo di rabbini che - documenta il film - esor-
tavano a liberarsi del "traditore", oggi sono i fondamentalisti islamici e la propaganda
dell'Is nel mondo, le piccole destre che fomentano odio in ogni paese. Con la differenza
che negli anni 90 la globalizzazione non aveva ancora reso il proselitismo un fenomeno
su scala mondiale. - Nel suo film, centrato sul lavoro della commissione d'inckiesta del
primo ministro Isaac Rabin /4 novembre 1995), Gitai mostra ancora una volta come or-
mai il confine fra cinema di finzione e documentario sia svanito.
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Lettere - Il coraggio di Papa Francesco / Il lavoro per un giovane
13 settembre '15 - domenica 13th September / Sunday visione post - 13
(da la Repubblica - 10 /09 /'15 - LettereCommenti&Idee / Corrado Augias)
Un Papa fuori dalle righe
Gentile Augias, c'è un Papa che non sta al posto suo. "Sai che novità!", dirà qualcuno.
Ma stavolta il posto che il Papa occupa non è davvero il suo. Richiama sì - come i pre-
decessori - i cardini del messaggio della Chiesa nei secoli (pace, carità, misericordia)
però li reitera, non molla la presa, insomma non fa "passar la festa e gabbar lo santo".
Il santo in questione è un Francesco del III millennio, giusto, povero - e "sociale".
Accade che, mentre la destra piange, la sinistra non ride, perchè nel mirino sul terreno
che le è proprio: famiglia, lavoro, povertà, immigrazione, perfino salari, perchè è lì che
punta il Francesco papa - come il santo di secoli fa. Come andrà a finire? Pare iniziata
una gara inedita nella nostra storia a chi oggi si proponga come interprete "del rinno-
vamento civile degli italiani" nonchè "del primato morale e civile degli italiani". Questi
due noti corsivi diventati compiti ardui per Savoia e Dc, proibiti per Mussolini, negati
alla sinistra e giunti ora sui banchi di un premier di sinistra centrista e di un Papa di
centro sinistrorso: una strana coppia.
Giovanni Moschini
Risposta di C. Augias
Il PAPA romano ha ereditato due spaventose questioni. La prima è il vertice della sua
Chiesa negli ultimi anni incupito e fiacco di fronte a se stesso e al mondo. La seconda è
una teologia ormai inadatta ad affrontare i problemi delle persone comuni: affettivi,
sessuali, di comportamento, di preghiera. Poco prima di morire in un prezioso libretto
di conversazione, il cardinale Martini aveva sintetizzato la situazione in una frase du-
rissima: "La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni". Nell'ultima intervista aveva ag-
giunto: "La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case
religiose sono vuote e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri
abiti sono pomposi. (...) Il benessere pesa". Ci fu anche allora chi tentò di "interpreta-
re" l'atto d'accusa, dicendo per esempio che la "distanza" sì c'era ma era la distanza
di Gesù Cristo e del Vangelo, quindi della Chiesa, rispetto a qualsiasi tempo, da quello
in cui visse Gesù fino al nostro.
... La mia impressione, da estraneo e da uomo della strada, è che Francesco abbia fatto
proprio il messaggio di Martini che del resto era. come lui un gesuita. Leggo per esempio
queste parole di Martini alla vigilia della sua morte: "Dove sono le persone piene di ge-
nerosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che
sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono
fedeli come Maria di Magdala? Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici perso-
ne fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che
nel desertosiano, circondati da giovani e che sperimentino cose nuove". Mi sembra di scorgervi il programma che Francesco cerca d'attuare.
Il mio lavoro estivo: la paga è un miraggio
Sono da poco maggiorenne e quest'estate, al termine delle lezioni, mi sono messo
alla ricerca di un lavoro per mettere da parte un pò di soldi. Ho trovato la porta
aperta di un call center. Mi sono impegnato molto, tanto da portare il lavoro a ca-
sa per rendere di più. Ci ho dedicato molto tempo, tanto da ricevere elogi dai diri-
genti. Le promesse fatte e i ringraziamenti però, nel giorno dei pagamenti crollano.
Delle ore lavorate, della puntualità e dell'impegno non hanno tenuto conto. Il fisso
mensile promesso era come un'oasi nel deserto, l'hanno fatto sparire come un truc-
co di magia. Vorrei esprimere il mio dispiacere e soprattutto la mia rabbia. Come
me chissà quanti vengono sfruttati ogni giorno.
Amleto De Vito
Commento personale
Di Papa Francesco avrò modo di parlare in futuro, sviluppando a fondo tanti punti
della sua grande, immensa umanità.
Di questi giovani disoccupati, che oggi sono tantissimi e troppi, voglio e devo parlarne
subito, prendendo spunto proprio dalla lettera di Amleto (su 'la Repubblica'). Di giovani
trattati male, ma prima ancora sfruttati (come dice lui) ce ne sono a valanga da nord a
sud d'Italia, sia precari appena diplomati sia laureati. La cosa che poi fa specie, o fa
(come si preferisce) senso, è che in tv si dia spazio a camorristi e mafiosi come i Lamo-
nica piuttosto che pensare di andare a fare trasmissioni mirate su come risolvere que-
sta piaga disoccupazionale insieme a quella della precarietà, facendo intervenire i gio-
vani diretti interessati. E magari pensare di trovare soluzioni che scuotano l'apatica
indifferenza di questo governo che pensa solo di stabilizzare i giovani già stabili. Ma
gli altri? E magari allora facciamo come in Germania: sempre più istituti superiori
che diano possibilità nelle ultime classi (quarte e quinte) di fare gli "Stage" nelle
aziende di competenza, che assumano a contratti di tipo indeterminato. Questo può
essere un senso pratico di dare sicurezza di lavoro almeno ai più giovani, per esempio,
e non sarebbe poco, o no?
Luciano Finesso
Lucianone
(da la Repubblica - 10 /09 /'15 - LettereCommenti&Idee / Corrado Augias)
Un Papa fuori dalle righe
Gentile Augias, c'è un Papa che non sta al posto suo. "Sai che novità!", dirà qualcuno.
Ma stavolta il posto che il Papa occupa non è davvero il suo. Richiama sì - come i pre-
decessori - i cardini del messaggio della Chiesa nei secoli (pace, carità, misericordia)
però li reitera, non molla la presa, insomma non fa "passar la festa e gabbar lo santo".
Il santo in questione è un Francesco del III millennio, giusto, povero - e "sociale".
Accade che, mentre la destra piange, la sinistra non ride, perchè nel mirino sul terreno
che le è proprio: famiglia, lavoro, povertà, immigrazione, perfino salari, perchè è lì che
punta il Francesco papa - come il santo di secoli fa. Come andrà a finire? Pare iniziata
una gara inedita nella nostra storia a chi oggi si proponga come interprete "del rinno-
vamento civile degli italiani" nonchè "del primato morale e civile degli italiani". Questi
due noti corsivi diventati compiti ardui per Savoia e Dc, proibiti per Mussolini, negati
alla sinistra e giunti ora sui banchi di un premier di sinistra centrista e di un Papa di
centro sinistrorso: una strana coppia.
Giovanni Moschini
Risposta di C. Augias
Il PAPA romano ha ereditato due spaventose questioni. La prima è il vertice della sua
Chiesa negli ultimi anni incupito e fiacco di fronte a se stesso e al mondo. La seconda è
una teologia ormai inadatta ad affrontare i problemi delle persone comuni: affettivi,
sessuali, di comportamento, di preghiera. Poco prima di morire in un prezioso libretto
di conversazione, il cardinale Martini aveva sintetizzato la situazione in una frase du-
rissima: "La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni". Nell'ultima intervista aveva ag-
giunto: "La nostra cultura è invecchiata, le nostre Chiese sono grandi, le nostre case
religiose sono vuote e l'apparato burocratico della Chiesa lievita, i nostri riti e i nostri
abiti sono pomposi. (...) Il benessere pesa". Ci fu anche allora chi tentò di "interpreta-
re" l'atto d'accusa, dicendo per esempio che la "distanza" sì c'era ma era la distanza
di Gesù Cristo e del Vangelo, quindi della Chiesa, rispetto a qualsiasi tempo, da quello
in cui visse Gesù fino al nostro.
... La mia impressione, da estraneo e da uomo della strada, è che Francesco abbia fatto
proprio il messaggio di Martini che del resto era. come lui un gesuita. Leggo per esempio
queste parole di Martini alla vigilia della sua morte: "Dove sono le persone piene di ge-
nerosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che
sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono
fedeli come Maria di Magdala? Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici perso-
ne fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che
nel desertosiano, circondati da giovani e che sperimentino cose nuove". Mi sembra di scorgervi il programma che Francesco cerca d'attuare.
Il mio lavoro estivo: la paga è un miraggio
Sono da poco maggiorenne e quest'estate, al termine delle lezioni, mi sono messo
alla ricerca di un lavoro per mettere da parte un pò di soldi. Ho trovato la porta
aperta di un call center. Mi sono impegnato molto, tanto da portare il lavoro a ca-
sa per rendere di più. Ci ho dedicato molto tempo, tanto da ricevere elogi dai diri-
genti. Le promesse fatte e i ringraziamenti però, nel giorno dei pagamenti crollano.
Delle ore lavorate, della puntualità e dell'impegno non hanno tenuto conto. Il fisso
mensile promesso era come un'oasi nel deserto, l'hanno fatto sparire come un truc-
co di magia. Vorrei esprimere il mio dispiacere e soprattutto la mia rabbia. Come
me chissà quanti vengono sfruttati ogni giorno.
Amleto De Vito
Commento personale
Di Papa Francesco avrò modo di parlare in futuro, sviluppando a fondo tanti punti
della sua grande, immensa umanità.
Di questi giovani disoccupati, che oggi sono tantissimi e troppi, voglio e devo parlarne
subito, prendendo spunto proprio dalla lettera di Amleto (su 'la Repubblica'). Di giovani
trattati male, ma prima ancora sfruttati (come dice lui) ce ne sono a valanga da nord a
sud d'Italia, sia precari appena diplomati sia laureati. La cosa che poi fa specie, o fa
(come si preferisce) senso, è che in tv si dia spazio a camorristi e mafiosi come i Lamo-
nica piuttosto che pensare di andare a fare trasmissioni mirate su come risolvere que-
sta piaga disoccupazionale insieme a quella della precarietà, facendo intervenire i gio-
vani diretti interessati. E magari pensare di trovare soluzioni che scuotano l'apatica
indifferenza di questo governo che pensa solo di stabilizzare i giovani già stabili. Ma
gli altri? E magari allora facciamo come in Germania: sempre più istituti superiori
che diano possibilità nelle ultime classi (quarte e quinte) di fare gli "Stage" nelle
aziende di competenza, che assumano a contratti di tipo indeterminato. Questo può
essere un senso pratico di dare sicurezza di lavoro almeno ai più giovani, per esempio,
e non sarebbe poco, o no?
Luciano Finesso
Lucianone
venerdì 11 settembre 2015
Sport / Tennis - Us Open: impresa di Roberta Vinci! Stroncata Serena Williams al terzo set
12 settemnre '15 - sabato 12th September / Saturday visione post - 13
Roberta spezza il sogno del Grande Slam di Serena Williams. Giorno storico per il tennis italiano: 2-6 6-4 6-4 e finale con la Pennetta!
Roberta spezza il sogno del Grande Slam di Serena Williams. Giorno storico per il tennis italiano: 2-6 6-4 6-4 e finale con la Pennetta!
Fantastico, memorabile: mai un'italiana era
arrivata alla finale di Flushing Meadows. In un colpo solo ne abbiamo
due! Saranno Flavia Pennetta e Roberta Vinci a giocarsi domani alle ore
21 italiane il titolo a Flushing Meadows. Dopo la vittoria di Flavia
Pennetta su Simona Halep, la tarantina Roberta Vinci ha compiuto
l'impresa della vita impedendo a Serena Williams di completare il Grande
Slam
Due ore folli — La Vinci ha battuto per la prima volta in carriera la numero 1 del mondo per 2-6 6-4 6-4 in 2 ore esatte qualificandosi per la sua prima finale della carriera in uno Slam. Il tutto a 32 anni. Una magia. Roberta ha iniziato il match carica a mille e nell'interminabile terzo game, durato 14 punti, ha strappato la battuta alla Williams andando a servire avanti 2-1. Ma l'americana ha piazzato 6 game di fila per il 6-2, 1-0. Nel quinto game del secondo set Roberta ha fatto il break decisivo che ha tenuto con le unghie fino alla conclusione del set. Ma nessuno poteva ancora credere all'impresa con Serena che non perdeva un match negli Slam dal terzo turno di Wimbledon 2014 contro Alize Cornet.
Che terzo set! — Il terzo set è stato una follia pura! Una super Roberta soffriva i primi due giochi, con la numero 1 del mondo che saliva avanti un break: ma dallo 0-2 è arrivata la svolta decisiva. Roberta iniziava il suo show che mandava in tilt la testa di Serena, sempre più nervosa, sempre più agitata: non più efficace sul servizio, a un certo punto Serena ha iniziato a caricarsi con urlacci pazzeschi a ogni singolo punto conquistato. La tensione saliva alle stelle, ma Roberta sorrideva scanzonata a ogni urlo della rivale e l'apice dello show della Vinci veniva raggiunto per la clamorosa standing ovation sul 3-3 40-40 a seguito di uno spettacolare punto ottenuto a rete dalla tarantina. Roberta ha urlato sbracciandosi verso il pubblico: "Applaudite anche me!". E poi piazzava la stoccata vincente nel settimo game, saliva 4-3 e servizio e poi arrivava a servire per la gloria sul 5-3. Arrivava sul 30-0 con uno spettacolare demi volée di rovescio e poi chiudeva il match con una meravigliosa demi volée di dritto.

Serena Williams e Roberta Vinci si stringono la mano al termine del match
Nervosismo — Un match in salita, poi la svolta quando Serena ha perso il secondo set dando in escandescenze. "Mi hanno aiutato tante cose: la prima è stata vedere Serena che ha spaccato la racchetta alla fine del secondo set. Poi quando ha fatto quei 2 doppi falli sul 3 pari del terzo set. Me lo sono ripetuta ancora una volte che lei era molto nervosa. Io sentivo la partita, ma la sentiva terribilmente anche lei. E' stato decisivo. Se si fosse tenuta tutto dentro, forse non avrei reagito come ho fatto". Roberta lotta per 2 ore contro la rivale più forte di sempre e contro il pubblico, tutto dalla parte dell'americana. "Era naturale che il pubblico fosse tutto per lei. Per come gioca a tennis e per come ha dominato questi anni, meritava ampiamente di realizzare il Grande Slam. Questa credo sia la sorpresa più grande nella storia del tennis. Sto toccando il cielo con un dito". Ora è già tempo di pensare alla finale di sabato. "Domani io e Flavia saremo tese come due corde di violino. Peccato che la felicità duri poco. Non ho neanche tanto tempo per godermi questa vittoria che è già tempo di pensare alla finale di domani. Io e Flavia ci conosciamo da quando avevamo 9-10 anni. Tra la mia città e la sua ci sono 65 chilometri. Molte volte nei tornei Under 12 arrivavamo io e lei in finale. Vincevo sempre io perché ero più calma e lei più nervosa. Domani? Chissà, non ho niente da perdere".

Due ore folli — La Vinci ha battuto per la prima volta in carriera la numero 1 del mondo per 2-6 6-4 6-4 in 2 ore esatte qualificandosi per la sua prima finale della carriera in uno Slam. Il tutto a 32 anni. Una magia. Roberta ha iniziato il match carica a mille e nell'interminabile terzo game, durato 14 punti, ha strappato la battuta alla Williams andando a servire avanti 2-1. Ma l'americana ha piazzato 6 game di fila per il 6-2, 1-0. Nel quinto game del secondo set Roberta ha fatto il break decisivo che ha tenuto con le unghie fino alla conclusione del set. Ma nessuno poteva ancora credere all'impresa con Serena che non perdeva un match negli Slam dal terzo turno di Wimbledon 2014 contro Alize Cornet.
Che terzo set! — Il terzo set è stato una follia pura! Una super Roberta soffriva i primi due giochi, con la numero 1 del mondo che saliva avanti un break: ma dallo 0-2 è arrivata la svolta decisiva. Roberta iniziava il suo show che mandava in tilt la testa di Serena, sempre più nervosa, sempre più agitata: non più efficace sul servizio, a un certo punto Serena ha iniziato a caricarsi con urlacci pazzeschi a ogni singolo punto conquistato. La tensione saliva alle stelle, ma Roberta sorrideva scanzonata a ogni urlo della rivale e l'apice dello show della Vinci veniva raggiunto per la clamorosa standing ovation sul 3-3 40-40 a seguito di uno spettacolare punto ottenuto a rete dalla tarantina. Roberta ha urlato sbracciandosi verso il pubblico: "Applaudite anche me!". E poi piazzava la stoccata vincente nel settimo game, saliva 4-3 e servizio e poi arrivava a servire per la gloria sul 5-3. Arrivava sul 30-0 con uno spettacolare demi volée di rovescio e poi chiudeva il match con una meravigliosa demi volée di dritto.

Serena Williams e Roberta Vinci si stringono la mano al termine del match
Nervosismo — Un match in salita, poi la svolta quando Serena ha perso il secondo set dando in escandescenze. "Mi hanno aiutato tante cose: la prima è stata vedere Serena che ha spaccato la racchetta alla fine del secondo set. Poi quando ha fatto quei 2 doppi falli sul 3 pari del terzo set. Me lo sono ripetuta ancora una volte che lei era molto nervosa. Io sentivo la partita, ma la sentiva terribilmente anche lei. E' stato decisivo. Se si fosse tenuta tutto dentro, forse non avrei reagito come ho fatto". Roberta lotta per 2 ore contro la rivale più forte di sempre e contro il pubblico, tutto dalla parte dell'americana. "Era naturale che il pubblico fosse tutto per lei. Per come gioca a tennis e per come ha dominato questi anni, meritava ampiamente di realizzare il Grande Slam. Questa credo sia la sorpresa più grande nella storia del tennis. Sto toccando il cielo con un dito". Ora è già tempo di pensare alla finale di sabato. "Domani io e Flavia saremo tese come due corde di violino. Peccato che la felicità duri poco. Non ho neanche tanto tempo per godermi questa vittoria che è già tempo di pensare alla finale di domani. Io e Flavia ci conosciamo da quando avevamo 9-10 anni. Tra la mia città e la sua ci sono 65 chilometri. Molte volte nei tornei Under 12 arrivavamo io e lei in finale. Vincevo sempre io perché ero più calma e lei più nervosa. Domani? Chissà, non ho niente da perdere".
Lucianone

ARTE / Pittura - Gli affreschi di Antonio da Tradate
11 settembre '15 - venerdì 11th September / Friday visione post - 9
Un libro racconta l'emozionante ciclo
tardo quattrocentesco di Palagnedra.
Antonio da Tradate: un maestro popolare
capace di parlare agli umili.
(da 'la Repubblica' - 24/ 08 / '15 - Milano/ Cultura / Chiara Gatti)
Antonio da Tradate:
il rinascimento in salsa pulp e pop
San Michele Arcangelo impugna la spada in una mano e la bilancia nell'altra.
Due simboli che esprimono il suo doppio ruolo: angelo armato nella lotta contro
i mali del mondo e di anime salve nel giorno del giudizio. Semplicissimo.
Così semplice che anche gli umili analfabeti, non introdotti ai passi dell'antico
testamento. potessero comprenderlo. E, infatti, i contadini rudi ma devoti che
nell'alto Medioevo affollavano la pieve di San Michele a Palagnedra, immersa
nei boschi fitti delle prealpi sul confine italo-svizzero, capivano al volo le storie
sacre di Cristo o della genesi illustrate per i loro occhi da un artista capace di
parlare agli animi incolti. - Antonio da Tradate (1465 - 1511). autore di un
Quattrocento periferico, lontano dalle città d'arte più illuminate e cortesi, si
ritagliò un ruolo di primo piano come narratore di episodi biblici riscritti coi
pennelli: ingenui nelle semplificazioni didattiche, ma sempre umani e trasci-
nanti. Lo si vede bene nel ricco apparato iconografico pubblicato a corredo
del libro "Gli affreschi di Antonio da Tradate in San Michele a Palagnedra".
Edito da Nomos e curato da Renzo Dionigi, ex rettore dell'Università dell'In-
subria, medico col pallino per le storie locali, ricostruisce la vicenda di un pic-
colo oratorio che conserva ancora, dopo 500 anni, un impianto decorativo ric-
chissimo e miracolosamente intatto. Fra i ritratti degli evangelisti e dei padri
della chiesa, le madonne in trono e le scene della Passione, prende vita, in ogni
parete dipinta fino all'ultimo spicchio di muro, un racconto palpitante che sa
di cinema e stop-motion, simile - ma non in 3D - al "gran teatro montano" che
Gaudenzio Ferrari avrebbe siglato, di lì a poco, per il Sacro Monte di Varallo.

Lucianone
Un libro racconta l'emozionante ciclo
tardo quattrocentesco di Palagnedra.
Antonio da Tradate: un maestro popolare
capace di parlare agli umili.
(da 'la Repubblica' - 24/ 08 / '15 - Milano/ Cultura / Chiara Gatti)
Antonio da Tradate:
il rinascimento in salsa pulp e pop
San Michele Arcangelo impugna la spada in una mano e la bilancia nell'altra.
Due simboli che esprimono il suo doppio ruolo: angelo armato nella lotta contro
i mali del mondo e di anime salve nel giorno del giudizio. Semplicissimo.
Così semplice che anche gli umili analfabeti, non introdotti ai passi dell'antico
testamento. potessero comprenderlo. E, infatti, i contadini rudi ma devoti che
nell'alto Medioevo affollavano la pieve di San Michele a Palagnedra, immersa
nei boschi fitti delle prealpi sul confine italo-svizzero, capivano al volo le storie
sacre di Cristo o della genesi illustrate per i loro occhi da un artista capace di
parlare agli animi incolti. - Antonio da Tradate (1465 - 1511). autore di un
Quattrocento periferico, lontano dalle città d'arte più illuminate e cortesi, si
ritagliò un ruolo di primo piano come narratore di episodi biblici riscritti coi
pennelli: ingenui nelle semplificazioni didattiche, ma sempre umani e trasci-
nanti. Lo si vede bene nel ricco apparato iconografico pubblicato a corredo
del libro "Gli affreschi di Antonio da Tradate in San Michele a Palagnedra".
Edito da Nomos e curato da Renzo Dionigi, ex rettore dell'Università dell'In-
subria, medico col pallino per le storie locali, ricostruisce la vicenda di un pic-
colo oratorio che conserva ancora, dopo 500 anni, un impianto decorativo ric-
chissimo e miracolosamente intatto. Fra i ritratti degli evangelisti e dei padri
della chiesa, le madonne in trono e le scene della Passione, prende vita, in ogni
parete dipinta fino all'ultimo spicchio di muro, un racconto palpitante che sa
di cinema e stop-motion, simile - ma non in 3D - al "gran teatro montano" che
Gaudenzio Ferrari avrebbe siglato, di lì a poco, per il Sacro Monte di Varallo.
Lucianone
Ultime notizie - dal Mondo / Latest news
11 settembre '15 - venerdì 11th September / Friday
Stati Uniti / Sport - Tennis
Flushing Meadows - New York
La Pennetta stritola la Halep / E' in finale agli Us Open
E' la prima volta per una tennista italiana
La campionessa pugliese vince per 6-1, 6-3 una gara dominata dall'inizio alla fine.
Flavia Pennetta ce l'ha fatta. E' la prima donna nella storia del tennis italiano a
giungere in finale agli Us Open. C'è riuscita battendo nettamente in semifinale
la romena Halep.
VITTORIA LAMPO - Una gara senza storia: la Haòep, numero 2 del mondo, è
stata sconfitta in soli 59 minuti di gioco. L'azzurra affronterà la vincente tra
Serena Williams e Roberta Vinci.
Gran Bretagna - Londra
Musulmano e figlio di immigrati, Khan è candidato
sindaco di Londra per i laburisti
Sadiq Khan, di origini pachistane, 45 anni, ha vinto le primarie del Labour per scegliere il candidato nella corsa alla carica di sindaco della capitale britannica.
Lucianone
Stati Uniti / Sport - Tennis
Flushing Meadows - New York
La Pennetta stritola la Halep / E' in finale agli Us Open
E' la prima volta per una tennista italiana
La campionessa pugliese vince per 6-1, 6-3 una gara dominata dall'inizio alla fine.
Flavia Pennetta ce l'ha fatta. E' la prima donna nella storia del tennis italiano a
giungere in finale agli Us Open. C'è riuscita battendo nettamente in semifinale
la romena Halep.
VITTORIA LAMPO - Una gara senza storia: la Haòep, numero 2 del mondo, è
stata sconfitta in soli 59 minuti di gioco. L'azzurra affronterà la vincente tra
Serena Williams e Roberta Vinci.
Musulmano e figlio di immigrati, Khan è candidato
sindaco di Londra per i laburisti
Sadiq Khan, di origini pachistane, 45 anni, ha vinto le primarie del Labour per scegliere il candidato nella corsa alla carica di sindaco della capitale britannica.
Lucianone
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