11 settembre '15 - venerdì 11th September / Friday visione post - 6
GIOTTO - l' ITALIA
Palazzo Reale - Milano / dal 2 settembre 2015 al 10 gennaio 2016
mostragiottoitalia.it
palazzorealemilano.it
Scultura
HENRY MOORE
Museo Nazionale Romano - Terme di Diocleziano, Grandi Aule
Roma, Piazza della Repubblica
dal 24 settembre 2015 al 10 gennaio 2016
Fotografia
SGUARDO DI DONNA
Da Diane Arbus a Letizia Battaglia
LA PASSIONE E IL CORAGGIO
Venezia / TRE OCI - dal 11 settembre '15 al 8 dicembre 2015
25 donne 25 storie - 25 sguardi sul mondo
Fotografia
EDWARD BURTYNSKY / Acqua Shock
Palazzo della Ragione Fotografia
Piazza dei Mercanti, 1 - Milano
dal 3 settembre al 1 novembre 2015
www.palazzodellaragionefotografia.it
Creberg Teatro - BERGAMO
Malika Ayane - 16 ottobre 2015
Marco Masini - 22 ottobre '15
NEK - 10 novembre ' - '15
Sabina Guzzanti (satira politica) - "Come ne veniamo fuori" - 13 novembre '15
Jethro Tull di Ian Anderson - 1 dicembre '15
Federico Buffa (affabulatore) - "Le Olimpiadi del 1936" - 19 dicembre '15
PAOLO CONTE (ALBUM "Snob") - 18 marzo 2016
DI TUTTO e di PIU Ambiente / Appuntamenti / Arte / / Cibo-cucina / Commenti / Cultura / Curiosità-comicità / Dossier / Economia-Finanza / Fotografia / Inchiesta / Intervista / Istruzione / Lavoro / Lettere / Libri / Medicina / Motori / Musica / Natura / Opinione del Giovedì / Personaggi / Psicologia / Reportage / Riflessioni-Idee / Salute / Scienze / Società-Politica / Spettacoli (cinema/tv) / Sport / Stampa-giornali / Storie / Tecnologia-Internet / Ultime notizie / Viaggi
venerdì 11 settembre 2015
Psicologia/ salute - L'influenza negativa dei Social Media
11 settembre '15 - venerdì 11th September / Friday visione post - 93
I troppi messaggi negativi producono ansia e assuefazione.
Inoltre ci rendono vulnerabili alle manipolazioni dall'alto.
( DA 'CORRIERE DELLA SERA' - 6 SETTEMBRE 2015 - La Lettura / di LAURA OLIN )
Cinici e infelici, colpa del notiziario
Il fruitore medio di notizie su internet, nel corso di un paio di settimane di quest'estate
ha probabiolmente visto: il video di un furgone spazzato via da un tornado
ripreso da una telecamera di sorveglianza; il fermo immagine di un boia dell'Isis ve-
stito di nero dietro a un uomo con il volto stravolto che sta per essere decapitato;
una rag azza che viene accoltellata nel corso di un gay pride a Gerusalemme.
E' facile che chi segue le notizie sui social media sia indotto a credere che il mondo
sia pieno di crudeltà, che stia andando alla deriva. Tanto più che, nell'età della televisione,
vediamo ora sequenze di catastrofi svolgersi in tempo reale, arricchite da colori e sonoro -
assieme alle foto di laurea di nostro cugino e all'annuncio del fidanzamento di un amico.
Siamo la prima generazione di esseri umani a disporre di questo flusso costante di
informazioni . E' una buona cosa? E che effetto ha su di noi?
A livello individuale, una saturazione di notizie ha conseguenze tangibili sulla salute.
Alcuni studi hanno provato che un'esposizione continua a cattive notizie può generare
ansia, depressione e disturbi da stress post-traumatico. - Come ha detto lo psicologo
Graham Davey all' "Huffington Post" : "Le notizie negative possono cambiare in
modo significative l'umore di un individuo, soprattutto se vengono trasmesse mettendo
in evidenza la sofferenza e le componenti emotive della storia".
Le componenti emotive di una storia sono proprio quel che i sistemi informativi dei social
media sottolineano e addirittura enfatizzano, perchè sono le risposte emotive a spingerci a condividere le cose online.
Per valutare le conseguenze della saturazione da social media, i ricercatori della University
of California a Irvine hanno studiato le reazioni della gente all'attentato della maratona di
Boston del 2013, e hanno rilevato che "le persone che si esponevano a sei o più ore di media
al giorno manifestavano sintomi da stress più acuti di quelli sofferti da chi era stato diretta-
mente esposto all'evento, cioà da chi si era trovato sul luogo dell'attentato". Seguire ossessi-
vamente una storia, in altre parole, può essere altrettanto sed non più stressante che esserne
coinvolti direttamente.
Un altro studio condotto dall'Università di Toronto su un gruppo di giornalisti che lavorano
con contenuti generati dagli utenti, ha rilevato che la continua esposizione a scene di violen-
za esplicita ci rende insensibili a essa, proprio come ci si abitua a tutto quello che si vede
spesso. Chi, di fronte a un inarrestabile flusso di sofferenze umane, penserebbe di poter in
qualche modo influire sulla vita di una vittima di un terremoto o di una guerra lontana?
Sul piano collettivo, sappiamo che quando le persone si sentono poco sicure sono più pro-
pense a sostyenere politiche di destra. Questi sentimenti possono avere conseguenze di
larga portata nella vita reale. Un recente, inquietante esempio, riportato da un articolo del
New York Magazine nella sezione "The Science of Us" ("La scienza di noi stessi"), è il
modo in cui il presidente George W. Bush usò il clima di paura negli Stati Uniti, dopo gli
attacchi terroristici del settembre 2001 ,per convincere gli elettori americani che il Paese
era minacciato dall'Iraq, e ottenere un consenso del 75 per cento all'invasione di quel
Paese. - Cosa dovrebbero fare allora gli irriducibili fan dei social media: smettere com-
pletamente di guardare le notizie e prendere le informazioni solo dai melensi talk show
del mattino? Forse in questo modo saremmo più felici, ma chiudere gli occhi su quello
che succede nel mondo non è una soluzione.
Lucianone
I troppi messaggi negativi producono ansia e assuefazione.
Inoltre ci rendono vulnerabili alle manipolazioni dall'alto.
( DA 'CORRIERE DELLA SERA' - 6 SETTEMBRE 2015 - La Lettura / di LAURA OLIN )
Cinici e infelici, colpa del notiziario
Il fruitore medio di notizie su internet, nel corso di un paio di settimane di quest'estate
ha probabiolmente visto: il video di un furgone spazzato via da un tornado
ripreso da una telecamera di sorveglianza; il fermo immagine di un boia dell'Isis ve-
stito di nero dietro a un uomo con il volto stravolto che sta per essere decapitato;
una rag azza che viene accoltellata nel corso di un gay pride a Gerusalemme.
E' facile che chi segue le notizie sui social media sia indotto a credere che il mondo
sia pieno di crudeltà, che stia andando alla deriva. Tanto più che, nell'età della televisione,
vediamo ora sequenze di catastrofi svolgersi in tempo reale, arricchite da colori e sonoro -
assieme alle foto di laurea di nostro cugino e all'annuncio del fidanzamento di un amico.
Siamo la prima generazione di esseri umani a disporre di questo flusso costante di
informazioni . E' una buona cosa? E che effetto ha su di noi?
A livello individuale, una saturazione di notizie ha conseguenze tangibili sulla salute.
Alcuni studi hanno provato che un'esposizione continua a cattive notizie può generare
ansia, depressione e disturbi da stress post-traumatico. - Come ha detto lo psicologo
Graham Davey all' "Huffington Post" : "Le notizie negative possono cambiare in
modo significative l'umore di un individuo, soprattutto se vengono trasmesse mettendo
in evidenza la sofferenza e le componenti emotive della storia".
Le componenti emotive di una storia sono proprio quel che i sistemi informativi dei social
media sottolineano e addirittura enfatizzano, perchè sono le risposte emotive a spingerci a condividere le cose online.
Per valutare le conseguenze della saturazione da social media, i ricercatori della University
of California a Irvine hanno studiato le reazioni della gente all'attentato della maratona di
Boston del 2013, e hanno rilevato che "le persone che si esponevano a sei o più ore di media
al giorno manifestavano sintomi da stress più acuti di quelli sofferti da chi era stato diretta-
mente esposto all'evento, cioà da chi si era trovato sul luogo dell'attentato". Seguire ossessi-
vamente una storia, in altre parole, può essere altrettanto sed non più stressante che esserne
coinvolti direttamente.
Un altro studio condotto dall'Università di Toronto su un gruppo di giornalisti che lavorano
con contenuti generati dagli utenti, ha rilevato che la continua esposizione a scene di violen-
za esplicita ci rende insensibili a essa, proprio come ci si abitua a tutto quello che si vede
spesso. Chi, di fronte a un inarrestabile flusso di sofferenze umane, penserebbe di poter in
qualche modo influire sulla vita di una vittima di un terremoto o di una guerra lontana?
Sul piano collettivo, sappiamo che quando le persone si sentono poco sicure sono più pro-
pense a sostyenere politiche di destra. Questi sentimenti possono avere conseguenze di
larga portata nella vita reale. Un recente, inquietante esempio, riportato da un articolo del
New York Magazine nella sezione "The Science of Us" ("La scienza di noi stessi"), è il
modo in cui il presidente George W. Bush usò il clima di paura negli Stati Uniti, dopo gli
attacchi terroristici del settembre 2001 ,per convincere gli elettori americani che il Paese
era minacciato dall'Iraq, e ottenere un consenso del 75 per cento all'invasione di quel
Paese. - Cosa dovrebbero fare allora gli irriducibili fan dei social media: smettere com-
pletamente di guardare le notizie e prendere le informazioni solo dai melensi talk show
del mattino? Forse in questo modo saremmo più felici, ma chiudere gli occhi su quello
che succede nel mondo non è una soluzione.
Lucianone
martedì 8 settembre 2015
INTERVISTA - Allo scrittore MOHSIN HAMID
8 settembre '15 - martedì 8th September / Tuesday visione post - 33
Mohsin Hamid, il famoso scrittore autore di "Il fondamentalista riluttante",
parla dei migranti e di Jihadi John, e del sentimento che oggi ci accomuna,
l'ansia: "Credo che più della paura il sentimento che ci accomuna
tutti è l'ansia. Intesa come paura emotiva".
(da la Repubblica - 25/ 08/ '15 - L'intervista / di Anna Lombardi)
"Viviamo in una sorta di guerra permanente. Ogni giorno, aprendo il giornale fronteggiamo scenari di guerra. Ci guardiamo intorno con sospetto, continuamente". Mohsin Hamid è lo scrittore pachistano famoso in tutto il mondo per il suo Il fondamentalista riluttante, il romanzo-chiave della
letteratura post 11 settembre, dove affrontava il delicato tema della tentazione esercitata
dal fondamentalismo sui giovani musulmani. Ora, con un saggio presentato al Sidney Writers
Festival pubblicato anche sull'inglese The Guardian, torna a riflettere su quali sono le insidie
di un mondo dove la paura è diventata globale. Un mondo dove, ad esempio, il figlio di immigrati
integrati può trasformarsi nel macellaio dell'Is, Jihadi John.
Cos'è, esattamente, quel che chiama guerra permanente? -
"Quella che vive la gente sotto le bombe in Siria: ma anche quella di un padre che accompagna
i figli a scuola a Peshawar temendo che i Ta gi e si trova all'improvviso nel mirino dei terroristi.
Senza dimenticare quella tutti è lche in America vivono tanti ragazzi neri, che rischiano di farsi sparare addosso solo perchè a un poliziotto bianco il loro comportamento appare sospetto...".
Lo considera un effetto collaterale della globalizzazione? -
"Credo che più della paura il sentimento che ci accomuna tutti è l'ansia. Intesa come paura emotiva
che la nostra società, così come la conosciamo, venga completamente ribaltata. Cioè il punto non è
la globalizzazione, che fin dai tempi dell'Impero romano, in fondo, è sempre esistita, ma la veloci-
tà, data oggi dalla tecnologia, con cui certi cambiamenti accadono. La tecnologia sta cambiando
le nostre vite a una velocità inaudita fino a poco tempo fa: penso a certi villaggi qui in to
dove 20 anni fa nessuno sapeva leggere e scrivere e oggi invece i bambini sono continuamente
collegati a Internet, sanno cose che i loro genitori non immaginavano nemmeno 5 anni fa. Ma
poi i cambiamenti concreti - sociali, economici, politici - non seguono lo stesso passo. Questo
crea ansia: e èprta la gente a chiudersi, a creare distinzioni. Nuove tribù".
Cosa intende per tribù? -
"Sistemi di identità rigidi: cattolici o musulmani, per esempio, nel caso delle religioni. Ma anche
bianchi o neri, europei o americani e così via per sottogruppi. Questo fa sì che stiamo perdendo
ogni vocabolario comune, ogni modo articolato per parlare in modo universale. Prendiamo la
religione: da sempre dovrebbe essere questo, un sitema universale. Ma sempre di più in questo
ambito, nessuno accetta quel che viene detto al di fuori dei propri canoni e parametri, rifiutando,
ad esempio, quello che le altre religioni dicono. Lo stesso accade per la democrazia...".
La democrazia? Che cosa c'è che non va con la democrazia? -
"Anche questo in teoria è un concetto universale. Ma non è affatto vero che ogni essere uimano
è un voto. Se lo fosse dovremmo chiedere a tutta l'umanità di votare per sapere se davvero ci de-
vono essere restrizioni sulle migrazioni. Se davvero abbiamo il diritto di buttare a mare chi fugge
da una guerra. Come possiamo parlare di diritti umani se non accogliamo chi è in pericolo? Allo-
ra non siamo tutti uguali... Ecco, penso che molti dei concetti che fin qui abbiamo usato per valu-
tare il mondo stiano fallendo: socialismo, religione, nazionalismo, democrazia...".
E' da questo che nasce il nuovo fondamentalismo? E' per questo che un ragazzo come Jihadi John,
laureato in un'università inglese, lascia tutto per andare a tagliar gole in Siria? -
"Abbiamo già visto nel corso della Storia che i giovani sono quelli che più facilmente si lasciano
sedurre da ideologie pericolose. Vale per chi ha fatto parte della Gioventù hitleriana, per gli
squadristi mussoliniani, gli anarchici che mettevano bombe come per chi gira icappucciato con
le insegne del Ku Klux Klan. Cercare è nella natura dei giovani: e qui il discorso si fa complesso,
intervendono innumerevoli fattori. Ma sono convinto che quello più importante oggi sia la geron-
tocrazia.La crisi dei giovani è un problema globale, ma lo è a maggior ragione in Occidente dove
mai come ora i vecchi hanno denaro, potere, influenza, case, pensioni: sicurezze che ai giovani vengono negate. I fondamentalismi nascono dalla marginalizzazione. E lo sbilanciamento del po-
tere è un fattore di marginalizzazione che prende, fra le tante forme, anche quella religiosa".
Vede una via d'uscita? -, cui tutti apparteniamo"
"Bisogna contrastare la narrazione degli ideologi religiosi, dei razzisti, dei demagoghi politici.
Ricordarci che anche l'Is racconta storie. E questo, oggi, è il ruolo degli intellettuali, degli arti-
sti, degli scrittori, della letteratura. Dobbiamo riscoprire valori universali che ci facciano parla-
re la stessa lingua e rompano i tabù delle tribù. Usare la creatività, la filosofia per avere nuove
idee che c'impediscano di piangerci addosso perchè l'economia va a è qualcosa dirotoli, ma spingano a cercare soluzioni post-capitalistiche, post-religiose, post-nazionaliste...".
E' per questo che la cultura è nel mirino dei fondamentalisti? -
" Sì, è esattamente questo il motivo per cui lo Stato islamico distrugge opere d'arte, uccide gli
intellettuali. Se vuoi imporre un sistema unico, dove solo tu sei nel giusto, la cultura è il tuo
nemico perchè ti dice che non ha senso, che non ci sono cose giuste o sbagliate, la mia gente
o la tua gente. Ma che la civiltà è qualcosa di molto più sfumato, cui tutti apparteniamo".
Lucianone
...
Mohsin Hamid, il famoso scrittore autore di "Il fondamentalista riluttante",
parla dei migranti e di Jihadi John, e del sentimento che oggi ci accomuna,
l'ansia: "Credo che più della paura il sentimento che ci accomuna
tutti è l'ansia. Intesa come paura emotiva".
(da la Repubblica - 25/ 08/ '15 - L'intervista / di Anna Lombardi)
"Viviamo in una sorta di guerra permanente. Ogni giorno, aprendo il giornale fronteggiamo scenari di guerra. Ci guardiamo intorno con sospetto, continuamente". Mohsin Hamid è lo scrittore pachistano famoso in tutto il mondo per il suo Il fondamentalista riluttante, il romanzo-chiave della
letteratura post 11 settembre, dove affrontava il delicato tema della tentazione esercitata
dal fondamentalismo sui giovani musulmani. Ora, con un saggio presentato al Sidney Writers
Festival pubblicato anche sull'inglese The Guardian, torna a riflettere su quali sono le insidie
di un mondo dove la paura è diventata globale. Un mondo dove, ad esempio, il figlio di immigrati
integrati può trasformarsi nel macellaio dell'Is, Jihadi John.
Cos'è, esattamente, quel che chiama guerra permanente? -
"Quella che vive la gente sotto le bombe in Siria: ma anche quella di un padre che accompagna
i figli a scuola a Peshawar temendo che i Ta gi e si trova all'improvviso nel mirino dei terroristi.
Senza dimenticare quella tutti è lche in America vivono tanti ragazzi neri, che rischiano di farsi sparare addosso solo perchè a un poliziotto bianco il loro comportamento appare sospetto...".
Lo considera un effetto collaterale della globalizzazione? -
"Credo che più della paura il sentimento che ci accomuna tutti è l'ansia. Intesa come paura emotiva
che la nostra società, così come la conosciamo, venga completamente ribaltata. Cioè il punto non è
la globalizzazione, che fin dai tempi dell'Impero romano, in fondo, è sempre esistita, ma la veloci-
tà, data oggi dalla tecnologia, con cui certi cambiamenti accadono. La tecnologia sta cambiando
le nostre vite a una velocità inaudita fino a poco tempo fa: penso a certi villaggi qui in to
dove 20 anni fa nessuno sapeva leggere e scrivere e oggi invece i bambini sono continuamente
collegati a Internet, sanno cose che i loro genitori non immaginavano nemmeno 5 anni fa. Ma
poi i cambiamenti concreti - sociali, economici, politici - non seguono lo stesso passo. Questo
crea ansia: e èprta la gente a chiudersi, a creare distinzioni. Nuove tribù".
Cosa intende per tribù? -
"Sistemi di identità rigidi: cattolici o musulmani, per esempio, nel caso delle religioni. Ma anche
bianchi o neri, europei o americani e così via per sottogruppi. Questo fa sì che stiamo perdendo
ogni vocabolario comune, ogni modo articolato per parlare in modo universale. Prendiamo la
religione: da sempre dovrebbe essere questo, un sitema universale. Ma sempre di più in questo
ambito, nessuno accetta quel che viene detto al di fuori dei propri canoni e parametri, rifiutando,
ad esempio, quello che le altre religioni dicono. Lo stesso accade per la democrazia...".
La democrazia? Che cosa c'è che non va con la democrazia? -
"Anche questo in teoria è un concetto universale. Ma non è affatto vero che ogni essere uimano
è un voto. Se lo fosse dovremmo chiedere a tutta l'umanità di votare per sapere se davvero ci de-
vono essere restrizioni sulle migrazioni. Se davvero abbiamo il diritto di buttare a mare chi fugge
da una guerra. Come possiamo parlare di diritti umani se non accogliamo chi è in pericolo? Allo-
ra non siamo tutti uguali... Ecco, penso che molti dei concetti che fin qui abbiamo usato per valu-
tare il mondo stiano fallendo: socialismo, religione, nazionalismo, democrazia...".
E' da questo che nasce il nuovo fondamentalismo? E' per questo che un ragazzo come Jihadi John,
laureato in un'università inglese, lascia tutto per andare a tagliar gole in Siria? -
"Abbiamo già visto nel corso della Storia che i giovani sono quelli che più facilmente si lasciano
sedurre da ideologie pericolose. Vale per chi ha fatto parte della Gioventù hitleriana, per gli
squadristi mussoliniani, gli anarchici che mettevano bombe come per chi gira icappucciato con
le insegne del Ku Klux Klan. Cercare è nella natura dei giovani: e qui il discorso si fa complesso,
intervendono innumerevoli fattori. Ma sono convinto che quello più importante oggi sia la geron-
tocrazia.La crisi dei giovani è un problema globale, ma lo è a maggior ragione in Occidente dove
mai come ora i vecchi hanno denaro, potere, influenza, case, pensioni: sicurezze che ai giovani vengono negate. I fondamentalismi nascono dalla marginalizzazione. E lo sbilanciamento del po-
tere è un fattore di marginalizzazione che prende, fra le tante forme, anche quella religiosa".
Vede una via d'uscita? -, cui tutti apparteniamo"
"Bisogna contrastare la narrazione degli ideologi religiosi, dei razzisti, dei demagoghi politici.
Ricordarci che anche l'Is racconta storie. E questo, oggi, è il ruolo degli intellettuali, degli arti-
sti, degli scrittori, della letteratura. Dobbiamo riscoprire valori universali che ci facciano parla-
re la stessa lingua e rompano i tabù delle tribù. Usare la creatività, la filosofia per avere nuove
idee che c'impediscano di piangerci addosso perchè l'economia va a è qualcosa dirotoli, ma spingano a cercare soluzioni post-capitalistiche, post-religiose, post-nazionaliste...".
E' per questo che la cultura è nel mirino dei fondamentalisti? -
" Sì, è esattamente questo il motivo per cui lo Stato islamico distrugge opere d'arte, uccide gli
intellettuali. Se vuoi imporre un sistema unico, dove solo tu sei nel giusto, la cultura è il tuo
nemico perchè ti dice che non ha senso, che non ci sono cose giuste o sbagliate, la mia gente
o la tua gente. Ma che la civiltà è qualcosa di molto più sfumato, cui tutti apparteniamo".
Lucianone
...
lunedì 31 agosto 2015
Sport / calcio - Serie A - 2^ giornata - 2015/16
31 agosto '15 - lunedì 31st August / Monday Visione post - 8
Risultati delle partite
Bologna 0 Milan 2 ROMA 2 Atalanta 2 Carpi 1 Chievo 4
Sassuolo 1 Empoli 1 JUVENTUS 1 Frosinone 0 Inter 2 Lazio 0
Genoa 2 Napoli 2 Torino 3 Udinese 0
Verona 0 Sampdoria 2 Fiorentina 1 Palermo 1
Classifica
Chievo, Torino, Inter, Sassuolo, Palermo 6 /
Sampdoria, Roma 4 /
Atalanta, Genoa, Fiorentina, Udinese, Milan, Lazio 3 /
Napoli, Verona 1 /
Bologna, Juventus, Empoli, Frosinone, Carpi 0 /
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Bologna 0 Milan 2 ROMA 2 Atalanta 2 Carpi 1 Chievo 4
Sassuolo 1 Empoli 1 JUVENTUS 1 Frosinone 0 Inter 2 Lazio 0
Genoa 2 Napoli 2 Torino 3 Udinese 0
Verona 0 Sampdoria 2 Fiorentina 1 Palermo 1
Classifica
Chievo, Torino, Inter, Sassuolo, Palermo 6 /
Sampdoria, Roma 4 /
Atalanta, Genoa, Fiorentina, Udinese, Milan, Lazio 3 /
Napoli, Verona 1 /
Bologna, Juventus, Empoli, Frosinone, Carpi 0 /
Continua... to be continued...
domenica 30 agosto 2015
SPORT / MotoGP - Motomondiale GP Gran Bretagna: podio tutto italiano e Valentino al vertice
30 agosto '15 - domenica 30 August / Sunday visione post -20
MotoGP a Silverstone (GB): VALENTINO ROSSI show
Il pesarese vince sul bagnato precedendo le Ducati di Petrucci e Dovizioso:
solo tricolore sul podio, come avvenuto in Qatar.
Lorenzo annaspa e perde terreno in classifica, mentre Marquez cade e dà
l'addio alle speranze mondiali.

Black Rain. Pioggia sporca. Come il film. Il 'ciak' va in onda a Silverstone, dove Rossi vince in modo magistrale una gara bagnata, allungando in classifica su Lorenzo, solo 4° e ora a -12, e togliendosi di torno Marquez, caduto ancora una volta. L'arrivo è un tripudio di tricolore, con Petrucci meraviglioso 2°, al primo podio in carriera, e Dovizioso 3° con una Ducati che fa festa. Ai box c’è Brad Pitt, non l’interprete della pellicola Michael Douglas, mentre in pista i piloti sono gli attori protagonisti di una sceneggiatura complessa. L'Oscar va a lui, Valentino, che ringrazia la pioggia e approfitta al meglio delle condizioni difficili: quarto successo stagionale e allungo importante nel mondiale su Lorenzo, frenato da quell’acqua cui continua, da Assen 2013, a essere piuttosto allergico. Se Lorenzo affonda, Marquez affoga: la sua scivolata al 13° giro, quando era negli scarichi di Rossi lo mette ormai di fatto fuori gioco, a 77 punti di distanza, dalla partita iridata.
PRODIGIO — Le basi per il prodigio, vittoria 112 in carriera, Rossi le mette nel warm up in cui aveva dimostrato di non soffrire di reumatismi e di poter aspirare a un grande piazzamento. Migliore, non solo del 4° posto in griglia, ma anche di quanto aveva fatto vedere in tutto un week end in cui aveva sempre inseguito la coppia Marquez-Lorenzo.Condotta aggressiva, quella di Rossi, giustificata dalla voglia di approfittare di circostanze a lui favorevoli. La pioggia tanto attesa, e da tanti invocata come possibile trappola per le ruote allergiche all’umido di Lorenzo, è arrivata e ha sortito l’effetto sperato. Da Valentino e il suo clan. Ha scompaginato in modo massiccio la classifica e spiegazzato i valori di un week end che, se si fosse corso su asciutto, difficilmente sarebbe uscito dai binari di un duello Marquez-Lorenzo per la vittoria. Rossi fa un colpaccio, vince su una delle tre piste dell’attuale mondiale su cui non aveva mai trionfato – ora gli restano solo Austin e Aragon – e rifila una martellata pesantissima alle ambizioni di Lorenzo, miracolato per essere stato colpito da Pol Espargaro al 4° giro ed essere riuscito a proseguire, e in crisi ancora una volta con il casco, che aveva la visiera completamente appannata all'arrivo.

Rossi e Marquez sembrano quelli che si giocheranno
la vittoria
Questa era la pista di Lorenzo, e lo sarebbe stata senza la pioggia, e batterlo qui, spingendolo a –12 in classifica e alla vigilia di Misano, casa-Rossi, dà un abbrivio eccezionale al pesarese. Si è presentata un'occasione, Valentino l'ha sfruttata. Come solo i fuoriclasse sanno fare.
MotoGP a Silverstone (GB): VALENTINO ROSSI show
Il pesarese vince sul bagnato precedendo le Ducati di Petrucci e Dovizioso:
solo tricolore sul podio, come avvenuto in Qatar.
Lorenzo annaspa e perde terreno in classifica, mentre Marquez cade e dà
l'addio alle speranze mondiali.
Black Rain. Pioggia sporca. Come il film. Il 'ciak' va in onda a Silverstone, dove Rossi vince in modo magistrale una gara bagnata, allungando in classifica su Lorenzo, solo 4° e ora a -12, e togliendosi di torno Marquez, caduto ancora una volta. L'arrivo è un tripudio di tricolore, con Petrucci meraviglioso 2°, al primo podio in carriera, e Dovizioso 3° con una Ducati che fa festa. Ai box c’è Brad Pitt, non l’interprete della pellicola Michael Douglas, mentre in pista i piloti sono gli attori protagonisti di una sceneggiatura complessa. L'Oscar va a lui, Valentino, che ringrazia la pioggia e approfitta al meglio delle condizioni difficili: quarto successo stagionale e allungo importante nel mondiale su Lorenzo, frenato da quell’acqua cui continua, da Assen 2013, a essere piuttosto allergico. Se Lorenzo affonda, Marquez affoga: la sua scivolata al 13° giro, quando era negli scarichi di Rossi lo mette ormai di fatto fuori gioco, a 77 punti di distanza, dalla partita iridata.
PRODIGIO — Le basi per il prodigio, vittoria 112 in carriera, Rossi le mette nel warm up in cui aveva dimostrato di non soffrire di reumatismi e di poter aspirare a un grande piazzamento. Migliore, non solo del 4° posto in griglia, ma anche di quanto aveva fatto vedere in tutto un week end in cui aveva sempre inseguito la coppia Marquez-Lorenzo.
Rossi e Marquez sembrano quelli che si giocheranno
la vittoria
Questa era la pista di Lorenzo, e lo sarebbe stata senza la pioggia, e batterlo qui, spingendolo a –12 in classifica e alla vigilia di Misano, casa-Rossi, dà un abbrivio eccezionale al pesarese. Si è presentata un'occasione, Valentino l'ha sfruttata. Come solo i fuoriclasse sanno fare.
MERAVIGLIA ITALIANA — Meravigliosa la gara degli altri alfieri italiani: Petrucci è risalito dal 18° posto in griglia fino al 2°, impensierendo quasi Valentino nel finale dopo una gara di grandissimo spessore; Dovizioso, ottimo terzo da 12° al via ha recuperato alla grande, cancellando, forse, qualche screzio con la casa di Borgo Panigale espresso in modo fin troppo esplicito. Gioia per la Ducati, che aveva avuto dei contrattempi tecnici al sabato, ma che sull'umido conferma le sua grandi doti anfibie. Podio tutto tricolore, come era già successo quest'anno a Losail, in Qatar, con la vittoria di Rossi davanti a Dovizioso e Iannone. L'abruzzese qui chiude opaco 8°, alle spalle pure di Pedrosa, Redding e Smith. Buon punto per De Angelis, 15°.
LA CORSA — Giove Pluvio è un folletto dispettoso nel cielo sopra Silverstone al momento del via della MotoGP: in griglia i piloti hanno tutti le slick, ma nel giro di formazione inizia a piovere e tutti tornano ai box a prendere le moto con gomme da bagnato. Avvio in corsia modello mucchio selvaggio Sachsenring 2014? No. tutto azzerato, si riparte da zero con una nuova procedura con start slittato di 25'. Al via scatta bene Lorenzo, seguito da Marquez, Pol Espargaro e Rossi, che in due giri scavalca tutti e va al comando. Lorenzo perde terreno e posizioni, mentre Miller fa harakiri (-1 sulla licenza) centrando l'incolpevole compagno Crutchlow e gettando via punti preziosissimi che i due stavano conquistando. Disperazione al box Cecchinello. Con un Pedrosa anonimo, Petrucci e Dovizioso esaltano la Ducati passando Lorenzo e dando una mano tricolore ai progetti iridati di Rossi, con Marquez che prova il pressing su Valentino. Gli va male: al 13° giro scivola e dà addio a corsa e mondiale. Le Desmosedici di Petrucci e Dovizioso cercano la rimonta impossibile su Rossi: lo avvicinano, ma senza riuscire a impensierirlo. È il giorno di Vale. Uno di quelli più pesanti per ipotecare la decima.
(da www.gazzetta.it)

Gran duello tra Petrucci, con la Ducati Pramac, e Dovizioso
con la sua Ducati ufficiale

Rossi è strepitoso fino alla fine e vince il GP di Silverstone.
Ora è a +12 punti su Lorenzo. quarto al traguardo.

La gioia di V. Rossi sul podio
Lucianone
LA CORSA — Giove Pluvio è un folletto dispettoso nel cielo sopra Silverstone al momento del via della MotoGP: in griglia i piloti hanno tutti le slick, ma nel giro di formazione inizia a piovere e tutti tornano ai box a prendere le moto con gomme da bagnato. Avvio in corsia modello mucchio selvaggio Sachsenring 2014? No. tutto azzerato, si riparte da zero con una nuova procedura con start slittato di 25'. Al via scatta bene Lorenzo, seguito da Marquez, Pol Espargaro e Rossi, che in due giri scavalca tutti e va al comando. Lorenzo perde terreno e posizioni, mentre Miller fa harakiri (-1 sulla licenza) centrando l'incolpevole compagno Crutchlow e gettando via punti preziosissimi che i due stavano conquistando. Disperazione al box Cecchinello. Con un Pedrosa anonimo, Petrucci e Dovizioso esaltano la Ducati passando Lorenzo e dando una mano tricolore ai progetti iridati di Rossi, con Marquez che prova il pressing su Valentino. Gli va male: al 13° giro scivola e dà addio a corsa e mondiale. Le Desmosedici di Petrucci e Dovizioso cercano la rimonta impossibile su Rossi: lo avvicinano, ma senza riuscire a impensierirlo. È il giorno di Vale. Uno di quelli più pesanti per ipotecare la decima.
(da www.gazzetta.it)
Gran duello tra Petrucci, con la Ducati Pramac, e Dovizioso
con la sua Ducati ufficiale
Rossi è strepitoso fino alla fine e vince il GP di Silverstone.
Ora è a +12 punti su Lorenzo. quarto al traguardo.
La gioia di V. Rossi sul podio
Lucianone
sabato 29 agosto 2015
Ambiente - L'Umanità post agricola
29 agosto '15 - sabato 29th August / Saturday visione post - 10
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio '15 / Miti d'oggi - Marino Niola)
Benvenuti nell'era fertile dell'umanità post agricola
Siamo entrati nell'era del post-agricolo. fasse suprema del post-moderno. E nuova
frontiera della sperimentazione sociale. A dirlo è Vincenzo Padiglione, antropologo
della Sapienza e direttore della rivista Antropologis museale, il cui ultimo numero è
dedicato appunto alle trasformazioni culturali, etiche ed economiche che stanno ri-
voluzionando l'idea stessa di agricoltura. Riportando il paesaggio agrario al centro
di nuove dinamiche, locali e globali. Una sfida per gli antropologi, abituati da sempre
a studiare il mondo contadino e a custodirne la memoria. e che ora provano invece a
interpretare in tempo reale l'esperienza della green humanity, che ha deciso di torna-
re a lavorare la campagna con atteggiamenti, strumenti e filosofie inedite.
I più noti antropologi italiani - da Pietro Clemente a Berardino Palumbo, da Cristina
Papa a Pier Paolo Viazzo, da Cristina Bindi ad Adriano Favole - hanno raccolto il
guanto e si sono messi a pensare nuove categorie per raccontare e spiegare questo
modo di abitare sostenibilmente la terra. Lontano anni luce dalla tradizionale imma-
gine della condizione campesina come scia ritardataria di una storia postuma. Ma,
al contrario, terreno sociale dove si sperimentano nuove ricette di cittadinanza atti-
va. Ne è nato un prezioso glossario, fatto di sessantadue voci d'autore. Da agrituri-
smo a transfrontaliero, da condivisione a dieta mediterranea, da vignaiole a campa-
gne digitali. E' il ritratto dell'umanità post-agricola come macchina economico-pro-
duttiva. Ma soprattutto come fabbrica di valori, come laboratorio politico. Area di
connessione tra un passato da ricordare e un futuro da costruire.
Lucianone
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio '15 / Miti d'oggi - Marino Niola)
Benvenuti nell'era fertile dell'umanità post agricola
Siamo entrati nell'era del post-agricolo. fasse suprema del post-moderno. E nuova
frontiera della sperimentazione sociale. A dirlo è Vincenzo Padiglione, antropologo
della Sapienza e direttore della rivista Antropologis museale, il cui ultimo numero è
dedicato appunto alle trasformazioni culturali, etiche ed economiche che stanno ri-
voluzionando l'idea stessa di agricoltura. Riportando il paesaggio agrario al centro
di nuove dinamiche, locali e globali. Una sfida per gli antropologi, abituati da sempre
a studiare il mondo contadino e a custodirne la memoria. e che ora provano invece a
interpretare in tempo reale l'esperienza della green humanity, che ha deciso di torna-
re a lavorare la campagna con atteggiamenti, strumenti e filosofie inedite.
I più noti antropologi italiani - da Pietro Clemente a Berardino Palumbo, da Cristina
Papa a Pier Paolo Viazzo, da Cristina Bindi ad Adriano Favole - hanno raccolto il
guanto e si sono messi a pensare nuove categorie per raccontare e spiegare questo
modo di abitare sostenibilmente la terra. Lontano anni luce dalla tradizionale imma-
gine della condizione campesina come scia ritardataria di una storia postuma. Ma,
al contrario, terreno sociale dove si sperimentano nuove ricette di cittadinanza atti-
va. Ne è nato un prezioso glossario, fatto di sessantadue voci d'autore. Da agrituri-
smo a transfrontaliero, da condivisione a dieta mediterranea, da vignaiole a campa-
gne digitali. E' il ritratto dell'umanità post-agricola come macchina economico-pro-
duttiva. Ma soprattutto come fabbrica di valori, come laboratorio politico. Area di
connessione tra un passato da ricordare e un futuro da costruire.
Lucianone
Sport / Atletica - Il nostro SuperBolt, infinito giamaicano d'oro
29 agosto '15 - sabato 29th August / Saturday visione post - 4
Usain Bolt: volata da mago sui 100 e brucia l'americano Gatlin
Lo strabiliante giamaicano ribalta il pronostico, e in finale è perfetto sin dalla partenza
spiazzando il rivale, che sul traguardo si scompone. E' l'oro del cuore e dell'orgoglio.
Usain è musica,
Justin non ha orecchio
La musica ha fatto la differenza. In tribuna i giamaicani avevano intonato "One Love"
di Bob Marley prima della partenza dei 100. Tutti ordinati con la maglia della nazionale:
""Let's get together and feel all right". La corsa di Bolt è musica, è vita. A sorpresa,
mentre gli atleti erano già schierati, c'è stato un attimo imprevisto di pausa. In campo
è entrato Lang Lang, pianista di rango, icona cinese, che ha suonato un accordo sulla
pianola come introduzione al dramma veloce. Quelle note elettriche hanno risvegliato
l'orgoglio di Usain. Aveva nascosto gliocchi con le mani, poi le aveva aperte per mo-
strarli brillanti, decisi, ma con un'ombra di dubbio. Sapeva di avere una cartuccia da
sparare e la musica aveva riacceso il suo motore, che in semifinale aveva conosciuto
uno strano singulto. O era stata una commedia perfetta? No, solo la messa a punto
dello spartito per l'ultima esecuzione, quella che ha intontito Gatlin, strafavorito, ma
che è sordo agli accordi musicali. Anche noi siamo stati presi in contropiede dalla bel-
lezza e grandezza della risposta umana. Lo sport non è fatto solo di cifre, ma anche di
musica, basta avere l'orecchio.
(da "La Gazzetta dello Sport" - 24 agosto '15 / La Puntura, di Gianni Merlo)
Continua... to be continued...
Usain Bolt: volata da mago sui 100 e brucia l'americano Gatlin
Lo strabiliante giamaicano ribalta il pronostico, e in finale è perfetto sin dalla partenza
spiazzando il rivale, che sul traguardo si scompone. E' l'oro del cuore e dell'orgoglio.
Usain è musica,
Justin non ha orecchio
La musica ha fatto la differenza. In tribuna i giamaicani avevano intonato "One Love"
di Bob Marley prima della partenza dei 100. Tutti ordinati con la maglia della nazionale:
""Let's get together and feel all right". La corsa di Bolt è musica, è vita. A sorpresa,
mentre gli atleti erano già schierati, c'è stato un attimo imprevisto di pausa. In campo
è entrato Lang Lang, pianista di rango, icona cinese, che ha suonato un accordo sulla
pianola come introduzione al dramma veloce. Quelle note elettriche hanno risvegliato
l'orgoglio di Usain. Aveva nascosto gliocchi con le mani, poi le aveva aperte per mo-
strarli brillanti, decisi, ma con un'ombra di dubbio. Sapeva di avere una cartuccia da
sparare e la musica aveva riacceso il suo motore, che in semifinale aveva conosciuto
uno strano singulto. O era stata una commedia perfetta? No, solo la messa a punto
dello spartito per l'ultima esecuzione, quella che ha intontito Gatlin, strafavorito, ma
che è sordo agli accordi musicali. Anche noi siamo stati presi in contropiede dalla bel-
lezza e grandezza della risposta umana. Lo sport non è fatto solo di cifre, ma anche di
musica, basta avere l'orecchio.
(da "La Gazzetta dello Sport" - 24 agosto '15 / La Puntura, di Gianni Merlo)
Continua... to be continued...
Riflessioni - Il caporalato e gli sfruttati stagionali / Sul crollo delle Borse
29 agosto '15 - sabato 29th August / Saturday visione post - 7
LA MORTE (per fatica e per caldo) di qualcuno di loro ci porta, occasionalmente, a
"scoprire" che in Italia lavorano nei campi, per un salario offensivo, circa 400 mila
stagionali, in buona parte stranieri, reclutati e taglieggiati dai cosiddetti caporali.
definirla economia sommersa è abbastanza ipocrita, poichè emerge con la prepo-
tenza delle abitudini consolidate e del malaffare incallito.
Facile, in materia, fare del moralismo, più difficile intervenire data l'entità del feno-
meno, la disperazione (degli sfruttati) e la tracotante impunità (degli sfruttatori).
Ma vale la pena considerare con quale facilità e frequenza scenari ottocenteschi, di
sfruttamento disumano, trovino ampio spazio in un'epoca che ama dedicare quasi ogni
sforzo di analisi alla società immateriale, alle nuove tecnologie, all'economia in rete, e
si imbambola al computer convinta che il lavoro materiale non sia più necessario, non
più strutturale; ma può farlo solamente perchè la povera gente ancora crepa nei campi
con la schiena piegata, e spesso anche nelle fabbriche, Il lavoro materiale è quello che
ci dà da mangiare, da abitare, da viaggiare. Avere smesso di considerarlo centrale è
stato un errore politico e un abbaglio culturale. Noi fighetti che passiamo la giornata al
computer siamo sfamati, letteralmente, dai braccianti dei quali ci occupiamo solo quan-
do schiattano sotto il sole.
(da la Repubblica - 23 agosto '15 - L'AMACA / Michele Serra)
A ogni crollo delle Borse, per capire un poco meglio quello che accade in quell'universo
sospeso tra economia e alchimia bisognerebbe domandarsi quanto le Borse avevano
guadagnato prima, giorno dopo giorno. La differenza è che il "meno" è traumatico,
veloce e viene urlato nei titoli di giornale: bruciati migliaia di miliardi. Il "più", invece,
era stato progressivo e silenzioso. Sempre migliaia di miliardi, però annunciati da nes-
suna fanfara.
Provate anche voi a fare qualche conto della serva. Cercate su internet un grafico di
lungo periodo el Down Jones (indice di Wall Street), ce ne sono tanti. Cinque anni fa
il Down Jones viaggiava intorno ai diecimila punti, riemergendo dal tonfo del 2008
che lo aveva portato sotto quella quota simbolica. Pochi giorni fa era arrivato alla
vetta stratosferica dei diciottomila punti, al termine di una delle stagioni più lunghe
e costanti di crescita mondiale del mercato azionario. Oggi, dopo il colpo cinese, è
sceso quasi a sedicimila punti, con un bel tonfo. Ma la quota rimane comunque altis-
sima, come ben sanno i gestori di fondi e i singoli risparmiatori che nell'ultimo paio
d'anni hanno guadagnato in Borsa, una montagna di quattrini. Un altro suggerimento:
se la Borsa va male, abbiate o non abbiate azioni, andate nell'orto e consolatevi con-
tando le patate e i pomodori. Se non avete un orto, chiedete a un amico se vi fa vede-
re il suo.
(da la Repubblica - 25 agosto '15 - L'AMACA - Michele Serra)
Lucianone.
LA MORTE (per fatica e per caldo) di qualcuno di loro ci porta, occasionalmente, a
"scoprire" che in Italia lavorano nei campi, per un salario offensivo, circa 400 mila
stagionali, in buona parte stranieri, reclutati e taglieggiati dai cosiddetti caporali.
definirla economia sommersa è abbastanza ipocrita, poichè emerge con la prepo-
tenza delle abitudini consolidate e del malaffare incallito.
Facile, in materia, fare del moralismo, più difficile intervenire data l'entità del feno-
meno, la disperazione (degli sfruttati) e la tracotante impunità (degli sfruttatori).
Ma vale la pena considerare con quale facilità e frequenza scenari ottocenteschi, di
sfruttamento disumano, trovino ampio spazio in un'epoca che ama dedicare quasi ogni
sforzo di analisi alla società immateriale, alle nuove tecnologie, all'economia in rete, e
si imbambola al computer convinta che il lavoro materiale non sia più necessario, non
più strutturale; ma può farlo solamente perchè la povera gente ancora crepa nei campi
con la schiena piegata, e spesso anche nelle fabbriche, Il lavoro materiale è quello che
ci dà da mangiare, da abitare, da viaggiare. Avere smesso di considerarlo centrale è
stato un errore politico e un abbaglio culturale. Noi fighetti che passiamo la giornata al
computer siamo sfamati, letteralmente, dai braccianti dei quali ci occupiamo solo quan-
do schiattano sotto il sole.
(da la Repubblica - 23 agosto '15 - L'AMACA / Michele Serra)
A ogni crollo delle Borse, per capire un poco meglio quello che accade in quell'universo
sospeso tra economia e alchimia bisognerebbe domandarsi quanto le Borse avevano
guadagnato prima, giorno dopo giorno. La differenza è che il "meno" è traumatico,
veloce e viene urlato nei titoli di giornale: bruciati migliaia di miliardi. Il "più", invece,
era stato progressivo e silenzioso. Sempre migliaia di miliardi, però annunciati da nes-
suna fanfara.
Provate anche voi a fare qualche conto della serva. Cercate su internet un grafico di
lungo periodo el Down Jones (indice di Wall Street), ce ne sono tanti. Cinque anni fa
il Down Jones viaggiava intorno ai diecimila punti, riemergendo dal tonfo del 2008
che lo aveva portato sotto quella quota simbolica. Pochi giorni fa era arrivato alla
vetta stratosferica dei diciottomila punti, al termine di una delle stagioni più lunghe
e costanti di crescita mondiale del mercato azionario. Oggi, dopo il colpo cinese, è
sceso quasi a sedicimila punti, con un bel tonfo. Ma la quota rimane comunque altis-
sima, come ben sanno i gestori di fondi e i singoli risparmiatori che nell'ultimo paio
d'anni hanno guadagnato in Borsa, una montagna di quattrini. Un altro suggerimento:
se la Borsa va male, abbiate o non abbiate azioni, andate nell'orto e consolatevi con-
tando le patate e i pomodori. Se non avete un orto, chiedete a un amico se vi fa vede-
re il suo.
(da la Repubblica - 25 agosto '15 - L'AMACA - Michele Serra)
Lucianone.
giovedì 27 agosto 2015
Ultime notizie - dall'italia e dal Mondo / Latest news
27 agosto '15 - giovedì 27th August / Thursday visione post - 8
MIGRANTI
Migranti morti nel Tir / orrore in Austria
Altri due naufragi / orrore senza fine: almeno cento morti in mare
Nuova tragedia al largo della Libia / Arrivata a Palermo la nave con i 52 cadaveri nella stiva
I siriani in Svezia: qui casa e lavoro
ROMA - Mafia Capitale
Il governo scioglie per mafia il decimo municipio di Ostia.
Il sindaco Marino finisce "sotto tutela" / superpoteri a Gabrielli
CALCIO - Champions League
La Juve pesca Manchester City e Siviglia ( La Roma nel girone del Barcellona
ESTERI -
LIBIA - La mediazione Onu è (quasi) fallita
USA - In America nel 2015 una strage al giorno / Obama: "E' peggio del terrorismo"
ITALIA - Politica
D'Alema, attacco a Renzi: "Persi 2 milioni di voti, presto saremo a un bivio"
Renzi apre al mondo cattolico: sempre più vicina l'intesa sulle unioni civili
Lucianone
MIGRANTI
Migranti morti nel Tir / orrore in Austria
Altri due naufragi / orrore senza fine: almeno cento morti in mare
Nuova tragedia al largo della Libia / Arrivata a Palermo la nave con i 52 cadaveri nella stiva
I siriani in Svezia: qui casa e lavoro
ROMA - Mafia Capitale
Il governo scioglie per mafia il decimo municipio di Ostia.
Il sindaco Marino finisce "sotto tutela" / superpoteri a Gabrielli
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La Juve pesca Manchester City e Siviglia ( La Roma nel girone del Barcellona
ESTERI -
LIBIA - La mediazione Onu è (quasi) fallita
USA - In America nel 2015 una strage al giorno / Obama: "E' peggio del terrorismo"
ITALIA - Politica
D'Alema, attacco a Renzi: "Persi 2 milioni di voti, presto saremo a un bivio"
Renzi apre al mondo cattolico: sempre più vicina l'intesa sulle unioni civili
Lucianone
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