29 agosto '15 - sabato 29th August / Saturday visione post - 10
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio '15 / Miti d'oggi - Marino Niola)
Benvenuti nell'era fertile dell'umanità post agricola
Siamo entrati nell'era del post-agricolo. fasse suprema del post-moderno. E nuova
frontiera della sperimentazione sociale. A dirlo è Vincenzo Padiglione, antropologo
della Sapienza e direttore della rivista Antropologis museale, il cui ultimo numero è
dedicato appunto alle trasformazioni culturali, etiche ed economiche che stanno ri-
voluzionando l'idea stessa di agricoltura. Riportando il paesaggio agrario al centro
di nuove dinamiche, locali e globali. Una sfida per gli antropologi, abituati da sempre
a studiare il mondo contadino e a custodirne la memoria. e che ora provano invece a
interpretare in tempo reale l'esperienza della green humanity, che ha deciso di torna-
re a lavorare la campagna con atteggiamenti, strumenti e filosofie inedite.
I più noti antropologi italiani - da Pietro Clemente a Berardino Palumbo, da Cristina
Papa a Pier Paolo Viazzo, da Cristina Bindi ad Adriano Favole - hanno raccolto il
guanto e si sono messi a pensare nuove categorie per raccontare e spiegare questo
modo di abitare sostenibilmente la terra. Lontano anni luce dalla tradizionale imma-
gine della condizione campesina come scia ritardataria di una storia postuma. Ma,
al contrario, terreno sociale dove si sperimentano nuove ricette di cittadinanza atti-
va. Ne è nato un prezioso glossario, fatto di sessantadue voci d'autore. Da agrituri-
smo a transfrontaliero, da condivisione a dieta mediterranea, da vignaiole a campa-
gne digitali. E' il ritratto dell'umanità post-agricola come macchina economico-pro-
duttiva. Ma soprattutto come fabbrica di valori, come laboratorio politico. Area di
connessione tra un passato da ricordare e un futuro da costruire.
Lucianone
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sabato 29 agosto 2015
Sport / Atletica - Il nostro SuperBolt, infinito giamaicano d'oro
29 agosto '15 - sabato 29th August / Saturday visione post - 4
Usain Bolt: volata da mago sui 100 e brucia l'americano Gatlin
Lo strabiliante giamaicano ribalta il pronostico, e in finale è perfetto sin dalla partenza
spiazzando il rivale, che sul traguardo si scompone. E' l'oro del cuore e dell'orgoglio.
Usain è musica,
Justin non ha orecchio
La musica ha fatto la differenza. In tribuna i giamaicani avevano intonato "One Love"
di Bob Marley prima della partenza dei 100. Tutti ordinati con la maglia della nazionale:
""Let's get together and feel all right". La corsa di Bolt è musica, è vita. A sorpresa,
mentre gli atleti erano già schierati, c'è stato un attimo imprevisto di pausa. In campo
è entrato Lang Lang, pianista di rango, icona cinese, che ha suonato un accordo sulla
pianola come introduzione al dramma veloce. Quelle note elettriche hanno risvegliato
l'orgoglio di Usain. Aveva nascosto gliocchi con le mani, poi le aveva aperte per mo-
strarli brillanti, decisi, ma con un'ombra di dubbio. Sapeva di avere una cartuccia da
sparare e la musica aveva riacceso il suo motore, che in semifinale aveva conosciuto
uno strano singulto. O era stata una commedia perfetta? No, solo la messa a punto
dello spartito per l'ultima esecuzione, quella che ha intontito Gatlin, strafavorito, ma
che è sordo agli accordi musicali. Anche noi siamo stati presi in contropiede dalla bel-
lezza e grandezza della risposta umana. Lo sport non è fatto solo di cifre, ma anche di
musica, basta avere l'orecchio.
(da "La Gazzetta dello Sport" - 24 agosto '15 / La Puntura, di Gianni Merlo)
Continua... to be continued...
Usain Bolt: volata da mago sui 100 e brucia l'americano Gatlin
Lo strabiliante giamaicano ribalta il pronostico, e in finale è perfetto sin dalla partenza
spiazzando il rivale, che sul traguardo si scompone. E' l'oro del cuore e dell'orgoglio.
Usain è musica,
Justin non ha orecchio
La musica ha fatto la differenza. In tribuna i giamaicani avevano intonato "One Love"
di Bob Marley prima della partenza dei 100. Tutti ordinati con la maglia della nazionale:
""Let's get together and feel all right". La corsa di Bolt è musica, è vita. A sorpresa,
mentre gli atleti erano già schierati, c'è stato un attimo imprevisto di pausa. In campo
è entrato Lang Lang, pianista di rango, icona cinese, che ha suonato un accordo sulla
pianola come introduzione al dramma veloce. Quelle note elettriche hanno risvegliato
l'orgoglio di Usain. Aveva nascosto gliocchi con le mani, poi le aveva aperte per mo-
strarli brillanti, decisi, ma con un'ombra di dubbio. Sapeva di avere una cartuccia da
sparare e la musica aveva riacceso il suo motore, che in semifinale aveva conosciuto
uno strano singulto. O era stata una commedia perfetta? No, solo la messa a punto
dello spartito per l'ultima esecuzione, quella che ha intontito Gatlin, strafavorito, ma
che è sordo agli accordi musicali. Anche noi siamo stati presi in contropiede dalla bel-
lezza e grandezza della risposta umana. Lo sport non è fatto solo di cifre, ma anche di
musica, basta avere l'orecchio.
(da "La Gazzetta dello Sport" - 24 agosto '15 / La Puntura, di Gianni Merlo)
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Riflessioni - Il caporalato e gli sfruttati stagionali / Sul crollo delle Borse
29 agosto '15 - sabato 29th August / Saturday visione post - 7
LA MORTE (per fatica e per caldo) di qualcuno di loro ci porta, occasionalmente, a
"scoprire" che in Italia lavorano nei campi, per un salario offensivo, circa 400 mila
stagionali, in buona parte stranieri, reclutati e taglieggiati dai cosiddetti caporali.
definirla economia sommersa è abbastanza ipocrita, poichè emerge con la prepo-
tenza delle abitudini consolidate e del malaffare incallito.
Facile, in materia, fare del moralismo, più difficile intervenire data l'entità del feno-
meno, la disperazione (degli sfruttati) e la tracotante impunità (degli sfruttatori).
Ma vale la pena considerare con quale facilità e frequenza scenari ottocenteschi, di
sfruttamento disumano, trovino ampio spazio in un'epoca che ama dedicare quasi ogni
sforzo di analisi alla società immateriale, alle nuove tecnologie, all'economia in rete, e
si imbambola al computer convinta che il lavoro materiale non sia più necessario, non
più strutturale; ma può farlo solamente perchè la povera gente ancora crepa nei campi
con la schiena piegata, e spesso anche nelle fabbriche, Il lavoro materiale è quello che
ci dà da mangiare, da abitare, da viaggiare. Avere smesso di considerarlo centrale è
stato un errore politico e un abbaglio culturale. Noi fighetti che passiamo la giornata al
computer siamo sfamati, letteralmente, dai braccianti dei quali ci occupiamo solo quan-
do schiattano sotto il sole.
(da la Repubblica - 23 agosto '15 - L'AMACA / Michele Serra)
A ogni crollo delle Borse, per capire un poco meglio quello che accade in quell'universo
sospeso tra economia e alchimia bisognerebbe domandarsi quanto le Borse avevano
guadagnato prima, giorno dopo giorno. La differenza è che il "meno" è traumatico,
veloce e viene urlato nei titoli di giornale: bruciati migliaia di miliardi. Il "più", invece,
era stato progressivo e silenzioso. Sempre migliaia di miliardi, però annunciati da nes-
suna fanfara.
Provate anche voi a fare qualche conto della serva. Cercate su internet un grafico di
lungo periodo el Down Jones (indice di Wall Street), ce ne sono tanti. Cinque anni fa
il Down Jones viaggiava intorno ai diecimila punti, riemergendo dal tonfo del 2008
che lo aveva portato sotto quella quota simbolica. Pochi giorni fa era arrivato alla
vetta stratosferica dei diciottomila punti, al termine di una delle stagioni più lunghe
e costanti di crescita mondiale del mercato azionario. Oggi, dopo il colpo cinese, è
sceso quasi a sedicimila punti, con un bel tonfo. Ma la quota rimane comunque altis-
sima, come ben sanno i gestori di fondi e i singoli risparmiatori che nell'ultimo paio
d'anni hanno guadagnato in Borsa, una montagna di quattrini. Un altro suggerimento:
se la Borsa va male, abbiate o non abbiate azioni, andate nell'orto e consolatevi con-
tando le patate e i pomodori. Se non avete un orto, chiedete a un amico se vi fa vede-
re il suo.
(da la Repubblica - 25 agosto '15 - L'AMACA - Michele Serra)
Lucianone.
LA MORTE (per fatica e per caldo) di qualcuno di loro ci porta, occasionalmente, a
"scoprire" che in Italia lavorano nei campi, per un salario offensivo, circa 400 mila
stagionali, in buona parte stranieri, reclutati e taglieggiati dai cosiddetti caporali.
definirla economia sommersa è abbastanza ipocrita, poichè emerge con la prepo-
tenza delle abitudini consolidate e del malaffare incallito.
Facile, in materia, fare del moralismo, più difficile intervenire data l'entità del feno-
meno, la disperazione (degli sfruttati) e la tracotante impunità (degli sfruttatori).
Ma vale la pena considerare con quale facilità e frequenza scenari ottocenteschi, di
sfruttamento disumano, trovino ampio spazio in un'epoca che ama dedicare quasi ogni
sforzo di analisi alla società immateriale, alle nuove tecnologie, all'economia in rete, e
si imbambola al computer convinta che il lavoro materiale non sia più necessario, non
più strutturale; ma può farlo solamente perchè la povera gente ancora crepa nei campi
con la schiena piegata, e spesso anche nelle fabbriche, Il lavoro materiale è quello che
ci dà da mangiare, da abitare, da viaggiare. Avere smesso di considerarlo centrale è
stato un errore politico e un abbaglio culturale. Noi fighetti che passiamo la giornata al
computer siamo sfamati, letteralmente, dai braccianti dei quali ci occupiamo solo quan-
do schiattano sotto il sole.
(da la Repubblica - 23 agosto '15 - L'AMACA / Michele Serra)
A ogni crollo delle Borse, per capire un poco meglio quello che accade in quell'universo
sospeso tra economia e alchimia bisognerebbe domandarsi quanto le Borse avevano
guadagnato prima, giorno dopo giorno. La differenza è che il "meno" è traumatico,
veloce e viene urlato nei titoli di giornale: bruciati migliaia di miliardi. Il "più", invece,
era stato progressivo e silenzioso. Sempre migliaia di miliardi, però annunciati da nes-
suna fanfara.
Provate anche voi a fare qualche conto della serva. Cercate su internet un grafico di
lungo periodo el Down Jones (indice di Wall Street), ce ne sono tanti. Cinque anni fa
il Down Jones viaggiava intorno ai diecimila punti, riemergendo dal tonfo del 2008
che lo aveva portato sotto quella quota simbolica. Pochi giorni fa era arrivato alla
vetta stratosferica dei diciottomila punti, al termine di una delle stagioni più lunghe
e costanti di crescita mondiale del mercato azionario. Oggi, dopo il colpo cinese, è
sceso quasi a sedicimila punti, con un bel tonfo. Ma la quota rimane comunque altis-
sima, come ben sanno i gestori di fondi e i singoli risparmiatori che nell'ultimo paio
d'anni hanno guadagnato in Borsa, una montagna di quattrini. Un altro suggerimento:
se la Borsa va male, abbiate o non abbiate azioni, andate nell'orto e consolatevi con-
tando le patate e i pomodori. Se non avete un orto, chiedete a un amico se vi fa vede-
re il suo.
(da la Repubblica - 25 agosto '15 - L'AMACA - Michele Serra)
Lucianone.
giovedì 27 agosto 2015
Ultime notizie - dall'italia e dal Mondo / Latest news
27 agosto '15 - giovedì 27th August / Thursday visione post - 8
MIGRANTI
Migranti morti nel Tir / orrore in Austria
Altri due naufragi / orrore senza fine: almeno cento morti in mare
Nuova tragedia al largo della Libia / Arrivata a Palermo la nave con i 52 cadaveri nella stiva
I siriani in Svezia: qui casa e lavoro
ROMA - Mafia Capitale
Il governo scioglie per mafia il decimo municipio di Ostia.
Il sindaco Marino finisce "sotto tutela" / superpoteri a Gabrielli
CALCIO - Champions League
La Juve pesca Manchester City e Siviglia ( La Roma nel girone del Barcellona
ESTERI -
LIBIA - La mediazione Onu è (quasi) fallita
USA - In America nel 2015 una strage al giorno / Obama: "E' peggio del terrorismo"
ITALIA - Politica
D'Alema, attacco a Renzi: "Persi 2 milioni di voti, presto saremo a un bivio"
Renzi apre al mondo cattolico: sempre più vicina l'intesa sulle unioni civili
Lucianone
MIGRANTI
Migranti morti nel Tir / orrore in Austria
Altri due naufragi / orrore senza fine: almeno cento morti in mare
Nuova tragedia al largo della Libia / Arrivata a Palermo la nave con i 52 cadaveri nella stiva
I siriani in Svezia: qui casa e lavoro
ROMA - Mafia Capitale
Il governo scioglie per mafia il decimo municipio di Ostia.
Il sindaco Marino finisce "sotto tutela" / superpoteri a Gabrielli
CALCIO - Champions League
La Juve pesca Manchester City e Siviglia ( La Roma nel girone del Barcellona
ESTERI -
LIBIA - La mediazione Onu è (quasi) fallita
USA - In America nel 2015 una strage al giorno / Obama: "E' peggio del terrorismo"
ITALIA - Politica
D'Alema, attacco a Renzi: "Persi 2 milioni di voti, presto saremo a un bivio"
Renzi apre al mondo cattolico: sempre più vicina l'intesa sulle unioni civili
Lucianone
L'Opinione del Giovedì - A ruota libera su Immigrazione/profughi
27 agosto '15 - giovedì 27th August / Thursday visione post -11
Immigrazione / profughi
con problema più ampio che include:
Immigrazione - Clandestini - Migranti - Profughi
_________________________
Luciano Finesso
LEGGO E RILEGGO alcuni titoli principali e altri titolini e sottotitoli
di alcuni quotidiani e riviste,
e li RIPORTO, RISCRIVO tali e quali qui di seguito, in ordine sparso sia
del passato che più recenti:
Dai barconi libici alla Macedonia la grande ondata dei migranti. LA FLOTTA INFINITA
L'emergenza: Sos dal Mediterraneo
salvi tremila migranti, battaglia in Macedonia
In un solo giorno soccorsi 23 barconi alla deriva. Scafisti arrestati: si facevano pagare
per aprire le stive.
Quell'esodo senza fine che travolge i confini d'Europa.
Crescono i luoghi a cui non si farà più ritorno, non illudiamoci di arginare il mare.
Quei bambini che piangono al di là del filo spinato in fuga dalla tragedia siriana.
La Macedonia apre le frontiere, in Italia 4.400 arrivi.
Gas e granate sui profughi
ma la frontiera di Skopje cede alla marea umana
Centinaia sui treni e intanto da Bruxelles arriva una promessa di intervento,
anche attraverso l'Unhcr.
La polemica e l'intervento:
Il presidente della Commissione Ue critica il populismo degli Stati:
"Questa gente fugge dalla guerra e dalla disperazione".
Juncker: l'Europa in cui voglio vivere non è quella dei
muri contro i profughi
Esseri umani -
Quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani.
Solo che queste persone non possono vivere come noi
perchè non hanno avuto la fortuna di nascere in una
delle regioni più ricche del mondo.
Le idee - Nessuno Stato può farcela da solo
25 agosto -
Il vertice - Migranti, Merkel pressa Italia e Grecia: "Aprite subito i centri di registrazione"
La cancelliera tedesca incontra il presidente francese Hollande:
"Basta ritardi. Legislazione unica in tutta la Ue" -
La storia - L'odissea di Merhani, il profugo bambino:
"Non lasciatemi solo" / Dall'Eritrea, in 10 mesi ha attraversato
fiumi e deserti. "Per la paura non dormivo. Ho lasciato la mia famiglia, di loro non so più nulla".
Merhani, bambino profugo di 12 anni, è sbarcato ieri al porto di Palermo insieme ad altri 45 minori
"non accompagnati".
CONTINUA... to be continued...
Immigrazione / profughi
con problema più ampio che include:
Immigrazione - Clandestini - Migranti - Profughi
_________________________
Luciano Finesso
LEGGO E RILEGGO alcuni titoli principali e altri titolini e sottotitoli
di alcuni quotidiani e riviste,
e li RIPORTO, RISCRIVO tali e quali qui di seguito, in ordine sparso sia
del passato che più recenti:
Dai barconi libici alla Macedonia la grande ondata dei migranti. LA FLOTTA INFINITA
L'emergenza: Sos dal Mediterraneo
salvi tremila migranti, battaglia in Macedonia
In un solo giorno soccorsi 23 barconi alla deriva. Scafisti arrestati: si facevano pagare
per aprire le stive.
Quell'esodo senza fine che travolge i confini d'Europa.
Crescono i luoghi a cui non si farà più ritorno, non illudiamoci di arginare il mare.
Quei bambini che piangono al di là del filo spinato in fuga dalla tragedia siriana.
La Macedonia apre le frontiere, in Italia 4.400 arrivi.
Gas e granate sui profughi
ma la frontiera di Skopje cede alla marea umana
Centinaia sui treni e intanto da Bruxelles arriva una promessa di intervento,
anche attraverso l'Unhcr.
La polemica e l'intervento:
Il presidente della Commissione Ue critica il populismo degli Stati:
"Questa gente fugge dalla guerra e dalla disperazione".
Juncker: l'Europa in cui voglio vivere non è quella dei
muri contro i profughi
Esseri umani -
Quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani.
Solo che queste persone non possono vivere come noi
perchè non hanno avuto la fortuna di nascere in una
delle regioni più ricche del mondo.
Le idee - Nessuno Stato può farcela da solo
25 agosto -
Il vertice - Migranti, Merkel pressa Italia e Grecia: "Aprite subito i centri di registrazione"
La cancelliera tedesca incontra il presidente francese Hollande:
"Basta ritardi. Legislazione unica in tutta la Ue" -
La storia - L'odissea di Merhani, il profugo bambino:
"Non lasciatemi solo" / Dall'Eritrea, in 10 mesi ha attraversato
fiumi e deserti. "Per la paura non dormivo. Ho lasciato la mia famiglia, di loro non so più nulla".
Merhani, bambino profugo di 12 anni, è sbarcato ieri al porto di Palermo insieme ad altri 45 minori
"non accompagnati".
CONTINUA... to be continued...
CULTURA-Cibo / Libro - "Ti ho visto che ridevi": quando la Calabria invase le Langhe
27 agosto '15 - giovedì 27th August - Thursday visione post - 5
Il collettivo LOU PALANCA ricostruisce la storia
di un incontro cruciale per la cucina italiana
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio '15 - cultura / di Giuliano Santoro)
Come la Calabria invase le Langhe, a tutto slow food
Dietro al miracolo gastronomico delle Langhe, patria di Slow Food e terra d'elezione
del cibo di qualità, ci sono decenni di lavoro silenzioso e culture popolari che vengono
da centinaia di chilometri più a Sud. Ci sono donne meridionali, provenienti soprattut-
to dall'entroterra calabrese, che accettarono di trasferirsi in Piemonte, per trovare ma-
rito e mettere su famiglia con uomini rimasti soli nelle terre narrate da Fenoglio e
Pavese. Se ne accorse Nuto Revelli, scrittore e storico dei "vinti", che diede voce alle
donne calabresi di Piemonte in "L'anello forte". Quella storia diventa adesso la trama
di "Ti ho visto che ridevi" (Rubbettino), romanzo firmato da Lou Palanca, sigla dietro
la quale si nasconde un gruppo di autori.
Le storie di Lou Palanca sono spiazzanti come i gol da calcio d'angolo di Massimo
Palanca, bomber del Catanzaro degli anni 80, cui lo pseudonimo rende tributo. Il
viaggio di "Ti ho visto che ridevi" comincia quando Luigi, giornalista quarantenne,
scopre che la donna che lo ha cresciuto non è la madre biologica. Colei che lo ha ge-
nerato si chiama Dora e vive per l'appunto nelle Langhe, dove ha dovuto riparare
per aver dato alla luce il figlio illegittimo. Dora si sposta da una campagna all'altra
sempre a "spartire la fame con la fatica". In Calabria aveva preso parte alle lotte
contadine stroncate dai latifondisti.
La madre che si dilegua verso le asprezze piemontesi è metafora di un Sud la cui
identità è ormai mescolata a quella del Nord. La donna abbandona la sua terra
per sbarcare nelle Langhe, dove regnano silenzi e diffidenze. Luoghi e sapori del
Nord e del Sud trovano forme inconsuete. Le Langhe appaiono sotto una luce di-
versa dalla terra da cartolina dei feticci culinari. E la forza misteriosa che spinge
il protagonista sulle tracce della madre descrive una Calabria dolente e rassegna-
ta, affascinante perchè spaesata. Si viaggia seguendo itinerari piemontesi e calabri,
le ricette di tartufo e il suino nero, bevendo Dolcetto e Magliocco, risalendo i sentie-
ri di un Paese che ha bisogno di riprendere il filo con il passato rimosso.
Lucianone
Il collettivo LOU PALANCA ricostruisce la storia
di un incontro cruciale per la cucina italiana
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio '15 - cultura / di Giuliano Santoro)
Come la Calabria invase le Langhe, a tutto slow food
Dietro al miracolo gastronomico delle Langhe, patria di Slow Food e terra d'elezione
del cibo di qualità, ci sono decenni di lavoro silenzioso e culture popolari che vengono
da centinaia di chilometri più a Sud. Ci sono donne meridionali, provenienti soprattut-
to dall'entroterra calabrese, che accettarono di trasferirsi in Piemonte, per trovare ma-
rito e mettere su famiglia con uomini rimasti soli nelle terre narrate da Fenoglio e
Pavese. Se ne accorse Nuto Revelli, scrittore e storico dei "vinti", che diede voce alle
donne calabresi di Piemonte in "L'anello forte". Quella storia diventa adesso la trama
di "Ti ho visto che ridevi" (Rubbettino), romanzo firmato da Lou Palanca, sigla dietro
la quale si nasconde un gruppo di autori.
Le storie di Lou Palanca sono spiazzanti come i gol da calcio d'angolo di Massimo
Palanca, bomber del Catanzaro degli anni 80, cui lo pseudonimo rende tributo. Il
viaggio di "Ti ho visto che ridevi" comincia quando Luigi, giornalista quarantenne,
scopre che la donna che lo ha cresciuto non è la madre biologica. Colei che lo ha ge-
nerato si chiama Dora e vive per l'appunto nelle Langhe, dove ha dovuto riparare
per aver dato alla luce il figlio illegittimo. Dora si sposta da una campagna all'altra
sempre a "spartire la fame con la fatica". In Calabria aveva preso parte alle lotte
contadine stroncate dai latifondisti.
La madre che si dilegua verso le asprezze piemontesi è metafora di un Sud la cui
identità è ormai mescolata a quella del Nord. La donna abbandona la sua terra
per sbarcare nelle Langhe, dove regnano silenzi e diffidenze. Luoghi e sapori del
Nord e del Sud trovano forme inconsuete. Le Langhe appaiono sotto una luce di-
versa dalla terra da cartolina dei feticci culinari. E la forza misteriosa che spinge
il protagonista sulle tracce della madre descrive una Calabria dolente e rassegna-
ta, affascinante perchè spaesata. Si viaggia seguendo itinerari piemontesi e calabri,
le ricette di tartufo e il suino nero, bevendo Dolcetto e Magliocco, risalendo i sentie-
ri di un Paese che ha bisogno di riprendere il filo con il passato rimosso.
Lucianone
mercoledì 26 agosto 2015
Istruzione / salute - Non studiare nuoce alla salute
26 agosto '15 - mercoledì 26th August / Wednesday
Una ricerca americana dice che diplomati e laureati
sono più longevi, soprattutto perchè vivono meglio
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio 2015 / Scienze - di Elena Dusi)
Non studiare nuoce alla salute, come le sigarette
Tutti sappiamo quanto sia dannoso fumare. Ma ora, cifre alla mano, uno studio
dell'Università del Colorado mostra che smettere di studiare è letale come le si-
garette. E non solo perchè un basso titolo di studio e il tabagismo sono spesso
legati, ma anche perchè l'educazione va più facilmente a braccetto con uno stile
di vita corretto per quanto riguarda alimentazione ed esercizio fisico, con un la-
ro meno usurante per il corpo, uno stipendio più alto e una psiche più equilibrata.
Tutti fattori che allungano la vita.
Trattandosi di statistiche, è facile farsi venire in mente esempi che smentiscono
la regola. E c'è anche da dire che l'Italia, campione di longevità in Europa, è il
fanalino di coda per numero di laureati (22,4 per cento su una media del 38 per
cento) e abbandoni scolastici (17 per cento contro la media europea dell'11,9
per cento. Ma da noi la dieta mediterranea spariglia le statistiche e4 rende im-
possibile il confronto, per esempio, con una realtà come quella statunitense.
I ricercatori di Denver, comunque, sono risaliti fino al 1925 prendendo un cam-
pione di un milione di americani. E sono arrivati alla conclusione che, negli Stati
Uniti, 110 mila persone morte nel 2010 avrebbero potuto vivere più a lungo se
non avessero abbandonato anzitempo l'università, 145 mila se avessero comple-
tato la scuola secondaria fino alla maturità e addirittura 545 mila se avessero
raggiunto uno dei massimi livelli di educazione nei Paesi anglosassoni - il bacca-
laureato. - Questi numeri sono confrontabili con quelli dei fumatori che non sa-
rebbero morti se non avessero mai acceso la prima sigaretta. "Consideriamo
sempre dieta, fumo e alcol come fattori di rischio. Ma un intervento della politi-
ca per favorire l'accesso all'educazione potrebbe migliorare significativamente
la situazione" scrivono gli autori della ricerca, pubblicata da Plos One.
L'ignoranza uccide soprattutto attraverso le malattie cardiovascolari, mentre i
dati della mortalità per cancro sono distribuiti più uniformemente secondo i tito-
li di studio. E l'effetto benefico dei libri si fa sentire equamente fra donne e uo-
mini, bianchi e afroamericani.
I dati italiani sono in parte sovrapponibili a quelli americani per quanto riguarda
istruzione e fumo. Nel 2013 nella fascia d'età tra 25 e 44 anni, informa l'Istat ad
avere il vizio della sigaretta erano il 16,1 per cento delle persone con un titolo di
studio basso. La proporzione si inverte però fra i più anziani. Gli over 65 che han-
no diploma e laurea fumano in proporzione più che doppia rispetto a chi ha una
semplice licenza media.(12 contro 5,4 per cento).
L'effetto benefico dei libri, confermano i ricercatori, si è fatto sentire soprattutto
sull'aumento dell'aspettativa di vita degli ultimi decenni.
Lucianone
Una ricerca americana dice che diplomati e laureati
sono più longevi, soprattutto perchè vivono meglio
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio 2015 / Scienze - di Elena Dusi)
Non studiare nuoce alla salute, come le sigarette
Tutti sappiamo quanto sia dannoso fumare. Ma ora, cifre alla mano, uno studio
dell'Università del Colorado mostra che smettere di studiare è letale come le si-
garette. E non solo perchè un basso titolo di studio e il tabagismo sono spesso
legati, ma anche perchè l'educazione va più facilmente a braccetto con uno stile
di vita corretto per quanto riguarda alimentazione ed esercizio fisico, con un la-
ro meno usurante per il corpo, uno stipendio più alto e una psiche più equilibrata.
Tutti fattori che allungano la vita.
Trattandosi di statistiche, è facile farsi venire in mente esempi che smentiscono
la regola. E c'è anche da dire che l'Italia, campione di longevità in Europa, è il
fanalino di coda per numero di laureati (22,4 per cento su una media del 38 per
cento) e abbandoni scolastici (17 per cento contro la media europea dell'11,9
per cento. Ma da noi la dieta mediterranea spariglia le statistiche e4 rende im-
possibile il confronto, per esempio, con una realtà come quella statunitense.
I ricercatori di Denver, comunque, sono risaliti fino al 1925 prendendo un cam-
pione di un milione di americani. E sono arrivati alla conclusione che, negli Stati
Uniti, 110 mila persone morte nel 2010 avrebbero potuto vivere più a lungo se
non avessero abbandonato anzitempo l'università, 145 mila se avessero comple-
tato la scuola secondaria fino alla maturità e addirittura 545 mila se avessero
raggiunto uno dei massimi livelli di educazione nei Paesi anglosassoni - il bacca-
laureato. - Questi numeri sono confrontabili con quelli dei fumatori che non sa-
rebbero morti se non avessero mai acceso la prima sigaretta. "Consideriamo
sempre dieta, fumo e alcol come fattori di rischio. Ma un intervento della politi-
ca per favorire l'accesso all'educazione potrebbe migliorare significativamente
la situazione" scrivono gli autori della ricerca, pubblicata da Plos One.
L'ignoranza uccide soprattutto attraverso le malattie cardiovascolari, mentre i
dati della mortalità per cancro sono distribuiti più uniformemente secondo i tito-
li di studio. E l'effetto benefico dei libri si fa sentire equamente fra donne e uo-
mini, bianchi e afroamericani.
I dati italiani sono in parte sovrapponibili a quelli americani per quanto riguarda
istruzione e fumo. Nel 2013 nella fascia d'età tra 25 e 44 anni, informa l'Istat ad
avere il vizio della sigaretta erano il 16,1 per cento delle persone con un titolo di
studio basso. La proporzione si inverte però fra i più anziani. Gli over 65 che han-
no diploma e laurea fumano in proporzione più che doppia rispetto a chi ha una
semplice licenza media.(12 contro 5,4 per cento).
L'effetto benefico dei libri, confermano i ricercatori, si è fatto sentire soprattutto
sull'aumento dell'aspettativa di vita degli ultimi decenni.
Lucianone
martedì 25 agosto 2015
Sport - calcio / Serie A - 1^ giornata - 2015/2016
25 agosto '15 - martedì 25th August / Tuesday visione post - 12
Risultati delle partite
Verona 1 Lazio 2 Empoli 1 Fiorentina 3 Frosinone 1 Inter 1
Roma 1 Bologna 1 Chievo 3 Milan 0 Torino 2 Atalanta 0
Juventus 0 Palermo 1 Sampdoria 5 Sassuolo 2
Udinese 1 Genoa 0 Carpi 2 Napoli 1
Classifica
Sampdoria - Chievo - Fiorentina - Lazio - Sassuolo . Torino - Inter - Palermo - Udinese 3 /
Roma - Verona 1 /
Bologna - Frosinone - Napoli - Atalanta - Genoa - Juventus - Empoli - Milan - Carpi 0
La prima delusione arriva dalla Roma che non va oltre il pareggio con l'Hellas,
anche se gli scaligeri non sono poi gli ultimi arrivati, visto che a Toni si è aggiunto
quest'anno Pazzini, comunque vedremo... Le altre delusioni vengono da Juventus
e Milan, ma soprattutto i bianconeri che a Torino si fanno infilare dall'Udinese. Le
sorprese vengono dal Sassuolo e dalla Sampdoria. Ma il campionato è solo all'inizio
e c'è ancora il calcio mercato in corso.
(Lucianone).
Prima delusione aspettando l'antiJuve
(da la Repubblica . Sport / 23-08-'15 / Maurizio Crosetti)
La Roma cammina e sbaglia anche i passaggi da, anche perchè dieci centimetri: di sicuro
la Juve non si raggiunge passeggiando. Invece la Lazio è più tecnica, anche perchè si è
preparata per la Champions e mercoledì si giocherà tutto nella città dell'aspirina.
I primi flash del campionato sono più che altro dei fermo immagine, e i più fermi di tutti
sono i giallorossi. Li circonda uno strano torpore, forse il 22 agosto è troppo presto per
essere svegli, ma quel vento di novità di cui si è chiacchierato per settimane è caduto di
colpo, una bonaccia clamorosa. Togli Iturbe e metti Salah, levi Totti e piazzi Dzeko e
niente cambia, è il solito ricamo appiccicoso. E chissà perchè nel finale, col pari da schio-
dare, entra Ibarbo e non il capitano: se non allora, quando? il primo gol del campionato
si è fatto attendere a lungo, ed è stato un buco difensivo. Il secondo, una papera del por-
tiere. Poco d'altro al Bentegodi, se non l'enorme numero di svirgolate ed errori di misura.
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Verona 1 Lazio 2 Empoli 1 Fiorentina 3 Frosinone 1 Inter 1
Roma 1 Bologna 1 Chievo 3 Milan 0 Torino 2 Atalanta 0
Juventus 0 Palermo 1 Sampdoria 5 Sassuolo 2
Udinese 1 Genoa 0 Carpi 2 Napoli 1
Classifica
Sampdoria - Chievo - Fiorentina - Lazio - Sassuolo . Torino - Inter - Palermo - Udinese 3 /
Roma - Verona 1 /
Bologna - Frosinone - Napoli - Atalanta - Genoa - Juventus - Empoli - Milan - Carpi 0
La prima delusione arriva dalla Roma che non va oltre il pareggio con l'Hellas,
anche se gli scaligeri non sono poi gli ultimi arrivati, visto che a Toni si è aggiunto
quest'anno Pazzini, comunque vedremo... Le altre delusioni vengono da Juventus
e Milan, ma soprattutto i bianconeri che a Torino si fanno infilare dall'Udinese. Le
sorprese vengono dal Sassuolo e dalla Sampdoria. Ma il campionato è solo all'inizio
e c'è ancora il calcio mercato in corso.
(Lucianone).
Prima delusione aspettando l'antiJuve
(da la Repubblica . Sport / 23-08-'15 / Maurizio Crosetti)
La Roma cammina e sbaglia anche i passaggi da, anche perchè dieci centimetri: di sicuro
la Juve non si raggiunge passeggiando. Invece la Lazio è più tecnica, anche perchè si è
preparata per la Champions e mercoledì si giocherà tutto nella città dell'aspirina.
I primi flash del campionato sono più che altro dei fermo immagine, e i più fermi di tutti
sono i giallorossi. Li circonda uno strano torpore, forse il 22 agosto è troppo presto per
essere svegli, ma quel vento di novità di cui si è chiacchierato per settimane è caduto di
colpo, una bonaccia clamorosa. Togli Iturbe e metti Salah, levi Totti e piazzi Dzeko e
niente cambia, è il solito ricamo appiccicoso. E chissà perchè nel finale, col pari da schio-
dare, entra Ibarbo e non il capitano: se non allora, quando? il primo gol del campionato
si è fatto attendere a lungo, ed è stato un buco difensivo. Il secondo, una papera del por-
tiere. Poco d'altro al Bentegodi, se non l'enorme numero di svirgolate ed errori di misura.
Continua... to be continued...
lunedì 24 agosto 2015
Società / Politica - La crisi europea e la problematica degli Stati centro-europei
24 agosto '15 - lunedì 24th August / Monday visione post - 10
(da la Repubblica - 08 /08 /'15 - LettereCommenti&Idee / di Christian Salmon)
IL LEVIATANO CHE MINACCIA L'EUROPA
La crisi greca ci costringe, ancora una volta, a rispondere a una domanda: "Qual è
la nostra idea di Europa?". Nel 1986 Milan Kundera aveva risposto così: "E' europeo
chi ha nostalgia dell'Europa". Oggi come allora sembra che l'Europa possa essere solo
un sentimento passato. Oggi come allora: Kundera pensava all'Est, noi pensiamo alla
Grecia. Nell'autunno 1956, quando l'Armata rossa entrò a Budapest, pochi minuti prima
che il suo ufficio fosse sventrato dal fuoco dell'artiglieria, il direttore dell'agenzia di
stampa ungherese inviò al mondo intero un telex disperato, che si chiudeva con le parole:
"Qui si muore per l'Ungheria e per l'Europa.". Quest'episodio dell'insurrezione magiara
mi è tornato in mente il 3 luglio scorso ad Atene, tre giorni prima del referendum greco,
nell'ufficio del direttore dell'emittente radiofonica Sto Kokkino. Ovviamente la sede della
radio non era accrechiata da carri armati (le banche hanno sostituito i blindati in quest'oc-
cupazione di nuovo genere); ma nel 2015 il suo direttore, Kostas Arvanitis, parlava lo stes-
so linguaggio del suo collega di Budapest nel 1956. Non menzionò il debito e neppure la
Troika, ma parlò dell'Europa, quella dei Lumi. E della Francia, "che è stata sempre al
nostro fianco quando lottavamo contro la dittatura". Si sentiva tradito. "Qui ad Atene
abbiamo le statue dei filosofi dell'Illuninismo, perchè è a loro che dobbiamo l'idea di uno
Stato greco indipendente. Oggi ci sentiamo abbandonati dall'Europa. Peggio ancora l'Eu-
ropa ci è diventata nemica. Sta conducendo contro di noi una guerra finanziaria che non
dice il suo nome. Con l'obiettivo di cancellarci dalla carta geografica europea. Oggi la
canzone di Gavroche risuona amaramente alle nostre orecchie". Ne mormora le parole
in greco: "Sono cascato a terra, la colpa è di Voltaire, il naso nel rigagnolo, la colpa è
di Rousseau...".
Tornato a Parigi, mi sono rammentato di aver letto l'episodio del direttore dell'agenzia
di stampa ungherese in un articolo di Milan Kundera, pubblicato nel 1983 dalla rivista
Débat. In quello scritto, intitolato "Un Occident Kidnappé, ou la tragédie de l'Europe
Centrale" (Un Occidente sotto sequestro, o la tragedia dell'Europa centrale), Kundera
insorgeva contro la divisione artificiale che aveva tagliato in due l'Europa deportando
all'Est il mosaico delle piccole nazioni centro-europee, situate geograficamente al centro,
culturalmente in Occidente e politicamente ad Est - col risultato di proiettarle fuori dalla
loro propria storia. Una piccola nazione - scriveva Kundera - è una realtà la cui esisten-
za può essere messa in discussione in qualsiasi momento, che può scomparire, e chi mai
lo sa. Ciò che queste piccole nazioni avevano in comune non era nè una lingua, nè un pa-
trimonio culturale, ma l'esperienza della loro debolezza, di fronte ai grandi imperi che le
circondano. Non un'identità comune, ma esperienze consimili di un'esistenza fragile e
problematica. Esperienze che si riflettono nella pittura, nella musica, nei romanzi centro-
europei. Di fatto, le piccole nazioni confrontate con i grandi imperi sono costrette più
delle altre a porsi il problema della loro esperienza collettiva. Perciò la questione della
sovranità dello Stato, del rapporto con l'Altro, della lingua, della storia - tutte le grandi
questioni filosofiche del XX° secolo esaminate dalla psicanalisi, dalla linguistica, dai ro-
manzi di Musil, di Broch o di Kafka trovano qui il loro terreno d'elezione.
Nel prisma centroeuropeo, l'Europa appariva così non come un impero continentale in
via di consolidamento e di unificazione, e neppure come una struttura federale chiama-
ta ad assorbire progressivamente gli Stati che la compongono, ma come una zona
sismica ove si scontrano due modi di "fare Europa":
Continua... to be continued...
(da la Repubblica - 08 /08 /'15 - LettereCommenti&Idee / di Christian Salmon)
IL LEVIATANO CHE MINACCIA L'EUROPA
La crisi greca ci costringe, ancora una volta, a rispondere a una domanda: "Qual è
la nostra idea di Europa?". Nel 1986 Milan Kundera aveva risposto così: "E' europeo
chi ha nostalgia dell'Europa". Oggi come allora sembra che l'Europa possa essere solo
un sentimento passato. Oggi come allora: Kundera pensava all'Est, noi pensiamo alla
Grecia. Nell'autunno 1956, quando l'Armata rossa entrò a Budapest, pochi minuti prima
che il suo ufficio fosse sventrato dal fuoco dell'artiglieria, il direttore dell'agenzia di
stampa ungherese inviò al mondo intero un telex disperato, che si chiudeva con le parole:
"Qui si muore per l'Ungheria e per l'Europa.". Quest'episodio dell'insurrezione magiara
mi è tornato in mente il 3 luglio scorso ad Atene, tre giorni prima del referendum greco,
nell'ufficio del direttore dell'emittente radiofonica Sto Kokkino. Ovviamente la sede della
radio non era accrechiata da carri armati (le banche hanno sostituito i blindati in quest'oc-
cupazione di nuovo genere); ma nel 2015 il suo direttore, Kostas Arvanitis, parlava lo stes-
so linguaggio del suo collega di Budapest nel 1956. Non menzionò il debito e neppure la
Troika, ma parlò dell'Europa, quella dei Lumi. E della Francia, "che è stata sempre al
nostro fianco quando lottavamo contro la dittatura". Si sentiva tradito. "Qui ad Atene
abbiamo le statue dei filosofi dell'Illuninismo, perchè è a loro che dobbiamo l'idea di uno
Stato greco indipendente. Oggi ci sentiamo abbandonati dall'Europa. Peggio ancora l'Eu-
ropa ci è diventata nemica. Sta conducendo contro di noi una guerra finanziaria che non
dice il suo nome. Con l'obiettivo di cancellarci dalla carta geografica europea. Oggi la
canzone di Gavroche risuona amaramente alle nostre orecchie". Ne mormora le parole
in greco: "Sono cascato a terra, la colpa è di Voltaire, il naso nel rigagnolo, la colpa è
di Rousseau...".
Tornato a Parigi, mi sono rammentato di aver letto l'episodio del direttore dell'agenzia
di stampa ungherese in un articolo di Milan Kundera, pubblicato nel 1983 dalla rivista
Débat. In quello scritto, intitolato "Un Occident Kidnappé, ou la tragédie de l'Europe
Centrale" (Un Occidente sotto sequestro, o la tragedia dell'Europa centrale), Kundera
insorgeva contro la divisione artificiale che aveva tagliato in due l'Europa deportando
all'Est il mosaico delle piccole nazioni centro-europee, situate geograficamente al centro,
culturalmente in Occidente e politicamente ad Est - col risultato di proiettarle fuori dalla
loro propria storia. Una piccola nazione - scriveva Kundera - è una realtà la cui esisten-
za può essere messa in discussione in qualsiasi momento, che può scomparire, e chi mai
lo sa. Ciò che queste piccole nazioni avevano in comune non era nè una lingua, nè un pa-
trimonio culturale, ma l'esperienza della loro debolezza, di fronte ai grandi imperi che le
circondano. Non un'identità comune, ma esperienze consimili di un'esistenza fragile e
problematica. Esperienze che si riflettono nella pittura, nella musica, nei romanzi centro-
europei. Di fatto, le piccole nazioni confrontate con i grandi imperi sono costrette più
delle altre a porsi il problema della loro esperienza collettiva. Perciò la questione della
sovranità dello Stato, del rapporto con l'Altro, della lingua, della storia - tutte le grandi
questioni filosofiche del XX° secolo esaminate dalla psicanalisi, dalla linguistica, dai ro-
manzi di Musil, di Broch o di Kafka trovano qui il loro terreno d'elezione.
Nel prisma centroeuropeo, l'Europa appariva così non come un impero continentale in
via di consolidamento e di unificazione, e neppure come una struttura federale chiama-
ta ad assorbire progressivamente gli Stati che la compongono, ma come una zona
sismica ove si scontrano due modi di "fare Europa":
Continua... to be continued...
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