2 marzo '13 - sabato 2nd March / Saturday visioni post - 4
RIPARTIRE DALL'ECONOMIA REALE
I disoccupati non aspettano. E neanche le imprese, i piccoli artigiani, commercianti.
Il Paese reale presenta il conto della recessione, mentre la politica resta impigliata
nello "scacco matto" prodotto dalle elezioni. Finora dall'Europa arrivano segnali di
fiduciosa attesa, ma prima o poi qualcuno dovrà pure presentare un programma con
obiettivi precisi. E gli obiettivi, visti i numeri di ieri, sembrano sempre più lontani.
Vero è che nelle sabbie mobili della decrescita ci siamo (ormai) quasi tutti. Persino
il ministro delle finanze olandesi Jeroem Dijsselbloem, oggi presidente dell'Euro-
gruppo, descritto come un laburista "di ferro" (nel senso del rigorismo) ieri ha do-
vuto ammettere che neanche l'Olanda riuscirà a stare sotto la soglia del 3% di
deficit, e che quindi serve un allentamento. Purtroppo Mario Monti non ha fatto lo
stesso, come ha ricordato due giorni fa. Per tenere testa a Merkel, il premier italia-
no ha preferito "uccidere" famiglie e imprese.
Oggi la strada dell'allentamento dei vincoli si sta facendo più concreta. Ma basterà
un semplice rinvio degli obiettivi per far ripartire un'Italia con il terzo debito del
mondo? "La situazione è talmente difficile e complicata che dobbiamo metterci tutti
insieme per ritrovare la crescita dell'economia reale, indipendentemente dagli schie-
ramenti", ha dichiarato ieri il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, riproponen-
do di fatto un esecutivo di larghe intese, che però per ora non si vede all'orizzonte
DATI ESPLOSIVI
I dati forniti dall'Istat sono una miscela esplosiva per i mercati, che l'Italia non può
permetteri di ignorare visto che ogni anno rifinanziano emissioni per oltre 400 mi-
liardi. Nel 2012 la ricchezza è diminuita del 2,4%, il doppio di quanto si era stimato
all'inizio dell'anno. Il debito pubblico tocca quota 127 %, il più alto da inizio anni
'90, quando poi l'allora premier calò la sua ghigliottina sui conti correnti.
Ma il numero davvero preoccupante è il dato sulla disoccupazione: a gennaio 3 mi-
lioni di persone sono in cerca di lavoro e i precari superano quota 2,8 milioni.
Questa è la fotografia della recessione italiana, questa è la "tragedia" di cui ha
parlato due giorni fa il presidente della Bce Mario Draghi.
I risultati delle politiche di austerità sono catastrofici. La storiella che prima si
rimettono in ordine i conti, e poi sarà più facile ripartire, viene smentita dai fatti.
L'Italia sarebbe vicina al pareggio di bilancio (sempre se si depurano i dati dal
ciclo economico, cioè non computando la parte di deficit causata dalla recessio-
ne) , ma è lontana dalla ricchezza e dalla piena occupazione. I due obiettivi evi-
dentemente non stanno insieme. In più "con lo scoppio della crisi finanziaria nel
2008 i Peasi piigs (cioè quelli in disordine con i conti, tra cui anche l'Italia) del-
l'eurozona hanno scoperto di essere in una situazione analoga a tutti quei Paesi
dell'Asia o dell'America latina che negli anni Ottanta e Novanta si erano indebi-
tati in dollari, cioè di una moneta di cui non avevano il controllo". Così scrive
Ruggero Paladini in un'analisi pubblicata sul sito www.nens.it.
Insomma, il deficit scende, ma il debito aumenta (al contrario di quanto pensavano
i rigoristi, e aumenterà sempre di più perchè il Pil scenderà sempre di più sotto i
colpi dei tagli. Oggi c'è qualche controllo in più sulla moneta, dopo la scelta di Dra-
ghi di varare gli Omt (outright monetary transaction), ovvero misure salva-Stati
attraverso l'intervento della Bce.
Continua...to be continued...
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sabato 2 marzo 2013
Cultura - Il personaggio / Stéphane Hessel, autore di "Indignatevi!"
2 marzo '13 - sabato 2nd March / Saturday visioni post - 10
Addio all'uomo che disse al mondo "Indignatevi!"
Stéphane Hessell è morto a 95 anni. Nel 2010 era diventato famoso con
il saggio che ha dato origine a movimenti e proteste.
(da la Repubblica / R2CULTURA - 28/02/2013 - di Anais Ginori)
"Mi permetta di recitarle una poesia". Nell'inverno della sua esistenza,
Stéphane Hessel assaporava un'impeovvisa primavera. Aveva interrotto la
conversazione, alzandosi in piedi per declamare i versi de 'Il cimitero ma-
rino' di Paul Valéry. L'amore per la poesia, combinato a una memoria
prodigiosa, erano il suo vanto. Qualche conoscente lo prendeva in giro
per il vezzo che esibiva spesso, preferibilmente con le signore. Eppure, in
quel febbraio di 2 anni fa, mentre parlava di giovani e politica, guerra e
coraggio, diritti umani e conformismo, aveva un'energia contagiosa, con
quel sorriso infantile che solo la vecchiaia restituisce a volte. A prima vi-
sta poteva sembrare puerile, naif. Come lo slogan Indignatevi!, e tutti
quei punti esclamativi, diventati il suo marchio di fabbrica. Impegnatevi!,
Vivete! Impossibile sottrarsi ai suoi ripetuti moniti a mezzo stampa.
"Finchè posso camminare, parlare, capire cosa sta succedendo - spiegava -
ho la responsabilità di esercitare la mia influenza". I suoi amici racconta-
no che ha continuato a progettare viaggi, adunate, pamphlet fino a poco
prima di morire, martedì notte, a Parigi, all'età di 95 anni. Non si ricorda,
in tempi recenti, un successo editoriale di tale portata: olgtre cinque milio-
ni di copie vendute in quasi cento paesi, movimenti di protesta, dagli Indi-
gnados ai ragazzi di Occupy Wall Street, che hanno usato come manifesto
quel libello scritto nell'ottobre 2010, quasi per caso.
L'editrice Sylvie Crossman aveva visto Hessel a una riunione di vecchi
combattenti, mentre recitava il programma del Consiglio della Resistenza.
Propose al diplomatico in pensione di scrivere un promemoria per i più
giovani, ricordando i valori della Resistenza e la loro importanza per il
presente. - Mancava un titolo, Indignez-vous! disse Crossman, fondatrice
di 'Indigene' dopo aver lasciato il lavoro di giornalista a Le Monde.
Pochi conoscevano allora l'autore, ebreo tedesco naturalizzato in Fran-
cia nel 1939, scampato per miracolo ai campi di concentramento, entrato
nella Resistenza, poi diventato diplomatico, tra i promotori della Dichia-
razione universale dei diritti dell'Uomo.
Nel 2006 aveva scritto la sua biografia "Danza con il secolo" (Addedito.
re). All'epoca, Libération fece un ritratto di lui intitolato 'Il figlio di
Jules e Jim'. Sua madre pittrice, Hélène, aveva infatti ispirato il perso-
naggio del romanzo di Henri-Pierre Roché dal quale Francois Truffaut
trasse il film. - Ora la peccaminosa Hélène,riscoperta in vari libri è di-
ventata piuttosto la "mamma di Hessel" e persino Franz, il padre, tra-
duttore di Proust in Germania e amico di Walter Benjamin, ha benefi-
ciato del successo ardivo del figlio. Le sue opere sono state ripubblica-
te anche in Italia. Hessel è diventato una sorta di passepartout dal pun-
to di vista editoriale. Ha accumulato negli ultimi tre anni di vita una
bibliografia che altri avrebbero impiegato decenni a mettere insieme.
Diversi pamphlet, raccolte di articoli o interviste, dialoghi a più voci,
una nuova biografia ("A conti fatti, o quasi", pubblicata da Bompia-
ni) e, ovviamente, un saggio sulla sua passione per la poesia.
Uno sfruttamento commerciale intensivo, e s'immaginano già titoli
postumi pronti a uscire. Dai temi dell'ecologia al disarmo nucleare,
dalle primarie del partito socialista fino al ruolo delle banche: non
c'è praticamente argomento che Hessel non abbia trattato, cercando
di distillare in pochissimo tempo un immenso capitale di esperienza.
Si concedeva a tutti, aveva inflazionato la sua immagine e il suo no-
me, senza timore del ridicolo. Sentiva di giocarsi tutto, ora e subito.
Aveva un senso di urgenza che rendeva più convincente ogni sua pa-
rola. Gran parte dei diritti d'autore dei suoi libri sono andati in be-
neficenza, in particolare ai progetti filantropici sviluppati dall'as-
sociazione fondata insieme all'ex primo ministro Michel Rocard.
Molti lo hanno criticato per questo ruolo di nuovo maitre à penser,
qualcuno è arrivato a dire che si era inventato parte della sua avven-
turosa vita. E' statocriticato per aver firmato una petizione in favore
del boicottaggio dei prodotti israeliani, accusato di "antisemitismo",
poi difeso da alcuni intellettuali amici. "Non m'importano più le
critiche - rispondeva - alla mia età si può finalmente essere liberi".
Molti gli hanno comunque riconosciuto un'onestà intellettuale di
fondo. "Un grande uomo" ha detto (ieri) il presidente Francois
Hollande. Fino all'ultimo ha continuato a rispondere a interviste,
partecipare a incontri pubblici, con un'inesauribile voglia di di-
battere. Ha dimostrato che si può parlare ai giovani, che la frattu-
ra generazionale, se esiste, è soprattutto tra padri e figli.
Continua...to be continued...
Addio all'uomo che disse al mondo "Indignatevi!"
Stéphane Hessell è morto a 95 anni. Nel 2010 era diventato famoso con
il saggio che ha dato origine a movimenti e proteste.
(da la Repubblica / R2CULTURA - 28/02/2013 - di Anais Ginori)
"Mi permetta di recitarle una poesia". Nell'inverno della sua esistenza,
Stéphane Hessel assaporava un'impeovvisa primavera. Aveva interrotto la
conversazione, alzandosi in piedi per declamare i versi de 'Il cimitero ma-
rino' di Paul Valéry. L'amore per la poesia, combinato a una memoria
prodigiosa, erano il suo vanto. Qualche conoscente lo prendeva in giro
per il vezzo che esibiva spesso, preferibilmente con le signore. Eppure, in
quel febbraio di 2 anni fa, mentre parlava di giovani e politica, guerra e
coraggio, diritti umani e conformismo, aveva un'energia contagiosa, con
quel sorriso infantile che solo la vecchiaia restituisce a volte. A prima vi-
sta poteva sembrare puerile, naif. Come lo slogan Indignatevi!, e tutti
quei punti esclamativi, diventati il suo marchio di fabbrica. Impegnatevi!,
Vivete! Impossibile sottrarsi ai suoi ripetuti moniti a mezzo stampa.
"Finchè posso camminare, parlare, capire cosa sta succedendo - spiegava -
ho la responsabilità di esercitare la mia influenza". I suoi amici racconta-
no che ha continuato a progettare viaggi, adunate, pamphlet fino a poco
prima di morire, martedì notte, a Parigi, all'età di 95 anni. Non si ricorda,
in tempi recenti, un successo editoriale di tale portata: olgtre cinque milio-
ni di copie vendute in quasi cento paesi, movimenti di protesta, dagli Indi-
gnados ai ragazzi di Occupy Wall Street, che hanno usato come manifesto
quel libello scritto nell'ottobre 2010, quasi per caso.
L'editrice Sylvie Crossman aveva visto Hessel a una riunione di vecchi
combattenti, mentre recitava il programma del Consiglio della Resistenza.
Propose al diplomatico in pensione di scrivere un promemoria per i più
giovani, ricordando i valori della Resistenza e la loro importanza per il
presente. - Mancava un titolo, Indignez-vous! disse Crossman, fondatrice
di 'Indigene' dopo aver lasciato il lavoro di giornalista a Le Monde.
Pochi conoscevano allora l'autore, ebreo tedesco naturalizzato in Fran-
cia nel 1939, scampato per miracolo ai campi di concentramento, entrato
nella Resistenza, poi diventato diplomatico, tra i promotori della Dichia-
razione universale dei diritti dell'Uomo.
Nel 2006 aveva scritto la sua biografia "Danza con il secolo" (Addedito.
re). All'epoca, Libération fece un ritratto di lui intitolato 'Il figlio di
Jules e Jim'. Sua madre pittrice, Hélène, aveva infatti ispirato il perso-
naggio del romanzo di Henri-Pierre Roché dal quale Francois Truffaut
trasse il film. - Ora la peccaminosa Hélène,riscoperta in vari libri è di-
ventata piuttosto la "mamma di Hessel" e persino Franz, il padre, tra-
duttore di Proust in Germania e amico di Walter Benjamin, ha benefi-
ciato del successo ardivo del figlio. Le sue opere sono state ripubblica-
te anche in Italia. Hessel è diventato una sorta di passepartout dal pun-
to di vista editoriale. Ha accumulato negli ultimi tre anni di vita una
bibliografia che altri avrebbero impiegato decenni a mettere insieme.
Diversi pamphlet, raccolte di articoli o interviste, dialoghi a più voci,
una nuova biografia ("A conti fatti, o quasi", pubblicata da Bompia-
ni) e, ovviamente, un saggio sulla sua passione per la poesia.
Uno sfruttamento commerciale intensivo, e s'immaginano già titoli
postumi pronti a uscire. Dai temi dell'ecologia al disarmo nucleare,
dalle primarie del partito socialista fino al ruolo delle banche: non
c'è praticamente argomento che Hessel non abbia trattato, cercando
di distillare in pochissimo tempo un immenso capitale di esperienza.
Si concedeva a tutti, aveva inflazionato la sua immagine e il suo no-
me, senza timore del ridicolo. Sentiva di giocarsi tutto, ora e subito.
Aveva un senso di urgenza che rendeva più convincente ogni sua pa-
rola. Gran parte dei diritti d'autore dei suoi libri sono andati in be-
neficenza, in particolare ai progetti filantropici sviluppati dall'as-
sociazione fondata insieme all'ex primo ministro Michel Rocard.
Molti lo hanno criticato per questo ruolo di nuovo maitre à penser,
qualcuno è arrivato a dire che si era inventato parte della sua avven-
turosa vita. E' statocriticato per aver firmato una petizione in favore
del boicottaggio dei prodotti israeliani, accusato di "antisemitismo",
poi difeso da alcuni intellettuali amici. "Non m'importano più le
critiche - rispondeva - alla mia età si può finalmente essere liberi".
Molti gli hanno comunque riconosciuto un'onestà intellettuale di
fondo. "Un grande uomo" ha detto (ieri) il presidente Francois
Hollande. Fino all'ultimo ha continuato a rispondere a interviste,
partecipare a incontri pubblici, con un'inesauribile voglia di di-
battere. Ha dimostrato che si può parlare ai giovani, che la frattu-
ra generazionale, se esiste, è soprattutto tra padri e figli.
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Sport - calcio / Notizie da Verona sportiva
2 marzo '13 - sabato 2nd March / Saturday visioni post - 6
Lucianone
CHIEVO
Non rinunciare ai gol di Pellissier
Non rinunciare ai gol di Pellissier
Una bandiera ammainata? Macchè. Un leone in gabbia, piuttosto. Se cercate una fotografia di Sergio Pellissier, oggi, non fate fatica, non sprecate immaginazione. Non è un orizzonte su cui si sta appoggiando un sole al tramonto. E' l'esatto contrario. E' un campione che s'interroga, si cerca, si aspetta. Magari s'incazza pure. E sa che prima o poi (meglio prima che poi...) ripasserà la palla giusta al momento giusto e lui sarà lì. Come sempre. Più di sempre. Questo non è un inno a Pellissier, nè un glorioso revival. Questo è, semplicemente, il momento di rifarsi una domanda. Facile facile, semplice semplice, persino banale e scontata. "Può il Chievo fare a meno di Pellissier?". Piano con le risposte, che non sono e non possono essere mai soltanto risposte tecniche. Il calcio ha altri valori, non c'è soltanto il modulo, lo schema, le diagonali, la difesa a 3 e l'attacco a 2. Ci sono sentimenti, valori, sensazioni, equilibri, che sono altrettanto fondamentali. E che distinguono una bandiera da un compagno di squadra. Un capitano dagli altri dello spogliatoio. Un simbolo, da tutto il resto. Sergio Pellissier è la bandiera, il capitano, il simbolo del Chievo. E allora, dove sta l'errore? L'ASPETTO TECNICO-TATTICO. Il bomber manca al Chievo, c'è poco da fare. Se c'erano dubbi, basta ripensare al match di Marassi. Dove il Chievo è stato bellino senza essere concreto, ha giocato bene ma non ha mai messo, per davvero, paura alla Samp. Obiezione: s'è vinto anche senza Pellissier. Seconda obiezione: magari, se avesse sempre giocato lui, non sarebbe esploso Paloschi. Vere, tutte e due. Ma qui non è in discussione il valore di Paloschi, nè tantomeno le legittime ambizioni di Samassa, Stoian, Hauche eccetera eccetera. Il discorso è diverso ed è tecnico e psicologico al tempo stesso. Pellissier non è un giocatore al tramonto. Può aver avuto momenti belli e meno belli, può aver accusato, anche, il peso di stagioni in cui s'è caricato il Chievo sulle spalle. In cui ha giocato acciaccato, mezzo rotto, influenzato, col mal di schiena, senza allenamento. Perchè senza di lui, non era Chievo. Non era tutto, ma è stato molto, di quel Chievo. In campo e fuori. Come gol e come esempio. Pellissier è stato al centro del Chievo. Anzi, il centro del Chievo. Oggi non lo è più. Le parole e le pacche sulle spalle non gli servono, come forse non gli servivano prima. Gli servirebbe giocare. La cosa che gli riesce meglio. L'ASPETTO PSICOLOGICO. Se lo conosci, non puoi aspettartelo diverso. Come può stare, sul piano umano, un giocatore simbolo di una squadra, che non gioca (quasi) da 12 partite? Male, risposta scontata. Nè gli si può chiedere di dare comunque l'esempio, di trascinare gli altri. Ma come fai a farlo, se non sei in pace con te stesso? Se ti senti improvvisamente messo all'angolo? Per carità, ci possono essere esempi diversi e giocatori che reagiscono in altro modo. Questione di carattere, anche. La realtà è che il Chievo, oggi, rischia di «perdere» Pellissier. Di non averlo al top nel momento clou del campionato. Quando negli anni scorsi, toccava a lui, quasi sempre solo a lui, inventarsi qualcosa. Più difficile farlo in 10 minuti, o in un quarto d'ora. Neanche Messi, ce la potrebbe sempre fare. Ultima osservazione: il calcio di oggi è cambiato, un tecnico non può trascurare gli indizi che gli arrivano dall'allenamento. Cioè, tradotto in altre parole, "tutti i giocatori sono uguali, gioca chi sta meglio". Scusate, frase bella, ma poco vera. O falsa, se preferite. I giocatori non sono uguali, sono profondamente diversi. Per caratteristiche, carattere, sensibilità, esperienza, qualità tecniche, doti morali. Se uno arriva al Chievo e vede Pellissier, sa di avere davanti uno che ha scritto un bel pezzo di storia del Chievo. Capisce di avere davanti una bandiera. Il capitano. Il simbolo. Senza offesa per nessuno, quelli come Pellissier non sono mai uguali agli altri.
(da L'Arena.it Raffaele Tomelleri)
mercoledì 27 febbraio 2013
Riflessioni - I Movimenti populisti della rete e l'ingovernabilità italiana
27 febbraio '13 - mercoledì 27th February / Wednesday visioni post - 14
Riflessioni a tutto campo
(di Lucianone)
L'Italia sta diventando un Paese laboratorio/guida per gli altri Paesi europei
per un cambiamento epocale della società occidentale e del suo sitema struttu-
rale istituzionale/politico? Sembrerebbe proprio così, almeno e anche soprat-
tutto dai risultati imprevisti di queste ultime elezioni nazionali italiane.
Ma resta il fatto che questo rivoluzionario movimento M5S che sembra posse-
dere le chiavi giuste per aprire quel laboratorio ha scelto, per esplodere del
tutto, uno dei momenti più delicati e critici per il Paese Italia, in un momento
cioè in cui ci doveva essere una scelta netta da parte dei cittadini per la guida
di questo Paese malato e stressato da anni di berlusconismo fallimentare e di
un montismo tecnico non adeguato, che ha basato tutto sull'austerità-rigorismo
(con un fisco che era già il più pesante d'Europa) e solo sul sanamento del debito.
Così l'Italia è spezzata in due, tre parti e con primo un partito-non-partito nato
appunto da un movimento rivoluzionario sì nella sua composizione di rabbia
e protesta che contiene, ma ancora tutto da scoprire nelle sue effettive capacità
rappresentative parlamentari di poter fronteggiare quello che rimane della ca-
sta politica che ancora sopravvive, e soprattutto se dovrà avere continuamente
bisogno a Montecitorio deì suggerimenti astiosi e non sempre congrui del suo
leader Grillo. E dunque se i suoi capi, Grillo e Casaleggio, non vorranno par-
tecipare alla salvezza del Paese ma andranno a mirare unicamente allo sfascio,
come tuttora lascia pensare, per poi andare a nuove elezioni, ci sarà il serio ri-
schio che il movimento (non vero partito finchè non si assume responsabilità
di governo) si indebolisca. Magari comunque mi sbaglio e la tattica dei 2 capi
può anche risultare vincente, come finora, attraverso le piazze e non solo In-
ternet e la Rete, ha dimostrato di essere. - C'è però, a questo punto, un fatto
non da poco da sottolineare: usare questi tatticismi per arrivare alla vittoria
finale-totale metterebbe il movimento sullo stesso piano dei vecchi partiti co-
sì tanto aborriti. Contribuire a salvare l'Italia, cacciando via il vecchio mon-
do e la vecchia nomenclatura corrotta, o ambire a fare tutto da soli prendendo
in mano il potere? Non credo che questo ultimo fosse l'iniziale spirito ispira-
tore con cui era stato fondato il movimento. Oppure si? A Grillo e ai suoi la
risposta prossima ventura.
Dagli "Indignados" ai "Pirati" agli "Arancioni" ai "Grillini":
le tappe dei nuovi movimenti, che oggi vengono chiamati populisti
o espressioni del nuovo populismo, sono ben delineate e se all'inizio
con gli indignati si partiva dalla soffice ma testarda occupazione
delle piazze dalle metropoli spagnole fino al cuore della Wall
Street statunitense, adesso gli ultimi movimenti sorti in Europa
hanno una connotazione molto meno soffice, anzi molto carica
e battagliera fino a voler portare i cittadini giovani e preparati
nel cuore dei Parlamenti, per capovolgere dall'interno le strut-
ture, le istituzioni, le stesse democrazie imperanti che hanno
dato fino ad oggi la parola e il comando solo al ceto ricco e
benestante, solo ai politici di destra , di sinistra e di centro
che hanno fatto della finanza e della corruzione la loro patria.
Questi nuovi movimenti stanno spaventando l'alta finanza
mondiale basata sui mercati e sul profitto sfrenato, perchè
sono movimenti che danno istanza ai bisogni delle nuove
generazioni, bisogni (diritto al lavoro, eliminazione della
disoccupazione selvaggia, miglioramenti di vita ambientale)
fino ad oggi inascoltati e del tutto disattesi. Ma possono dare
nuova speranza anche ai più anziani a partire dai cinquan-
tenni esodati fino ai pensionati con la minima.
Questi movimenti nuovi, chiamati populisti, si organizzano
attraverso il web, la rete: questa è la grande novità. Dunque
quella stessa tecnologia moderna che in buona parte è stata
ed è ancora oggi la causa delle perdite dei posti di lavoro
nel mondo occidentale (dunque della disoccupazione dila-
gante, quasi inarrestabile), ora può cominciare ad aiutare
i giovani a rialzarsi, a preparare il terreno per poter forma-
re una nuova società futura che li affranchi dalla società
dei vecchi padri, dalla società anziana occidentale.
E' questo un discorso che avevo cominciato ad affrontare
in una 'Opinione del giovedì' in cui dicevo che forse l'Oc-
cidente è abitato da una generazione troppo vecchia (che
ha compresso e avvilito i giovani) che - dominando attra-
verso banche, rating, finanziarie sfrenate e un sistema ca-
pitalista selvaggio e auto-distruttivo - non ha saputo of-
frire e preparare nulla per le generazioni future, ma solo
deserto e macerie. - Si tratta certamente di una frattura
generazionale (ne parla anche Grillo), che comunque si
trascinerà ancora per lungo tempo.
Lucianone
Riflessioni a tutto campo
(di Lucianone)
L'Italia sta diventando un Paese laboratorio/guida per gli altri Paesi europei
per un cambiamento epocale della società occidentale e del suo sitema struttu-
rale istituzionale/politico? Sembrerebbe proprio così, almeno e anche soprat-
tutto dai risultati imprevisti di queste ultime elezioni nazionali italiane.
Ma resta il fatto che questo rivoluzionario movimento M5S che sembra posse-
dere le chiavi giuste per aprire quel laboratorio ha scelto, per esplodere del
tutto, uno dei momenti più delicati e critici per il Paese Italia, in un momento
cioè in cui ci doveva essere una scelta netta da parte dei cittadini per la guida
di questo Paese malato e stressato da anni di berlusconismo fallimentare e di
un montismo tecnico non adeguato, che ha basato tutto sull'austerità-rigorismo
(con un fisco che era già il più pesante d'Europa) e solo sul sanamento del debito.
Così l'Italia è spezzata in due, tre parti e con primo un partito-non-partito nato
appunto da un movimento rivoluzionario sì nella sua composizione di rabbia
e protesta che contiene, ma ancora tutto da scoprire nelle sue effettive capacità
rappresentative parlamentari di poter fronteggiare quello che rimane della ca-
sta politica che ancora sopravvive, e soprattutto se dovrà avere continuamente
bisogno a Montecitorio deì suggerimenti astiosi e non sempre congrui del suo
leader Grillo. E dunque se i suoi capi, Grillo e Casaleggio, non vorranno par-
tecipare alla salvezza del Paese ma andranno a mirare unicamente allo sfascio,
come tuttora lascia pensare, per poi andare a nuove elezioni, ci sarà il serio ri-
schio che il movimento (non vero partito finchè non si assume responsabilità
di governo) si indebolisca. Magari comunque mi sbaglio e la tattica dei 2 capi
può anche risultare vincente, come finora, attraverso le piazze e non solo In-
ternet e la Rete, ha dimostrato di essere. - C'è però, a questo punto, un fatto
non da poco da sottolineare: usare questi tatticismi per arrivare alla vittoria
finale-totale metterebbe il movimento sullo stesso piano dei vecchi partiti co-
sì tanto aborriti. Contribuire a salvare l'Italia, cacciando via il vecchio mon-
do e la vecchia nomenclatura corrotta, o ambire a fare tutto da soli prendendo
in mano il potere? Non credo che questo ultimo fosse l'iniziale spirito ispira-
tore con cui era stato fondato il movimento. Oppure si? A Grillo e ai suoi la
risposta prossima ventura.
Dagli "Indignados" ai "Pirati" agli "Arancioni" ai "Grillini":
le tappe dei nuovi movimenti, che oggi vengono chiamati populisti
o espressioni del nuovo populismo, sono ben delineate e se all'inizio
con gli indignati si partiva dalla soffice ma testarda occupazione
delle piazze dalle metropoli spagnole fino al cuore della Wall
Street statunitense, adesso gli ultimi movimenti sorti in Europa
hanno una connotazione molto meno soffice, anzi molto carica
e battagliera fino a voler portare i cittadini giovani e preparati
nel cuore dei Parlamenti, per capovolgere dall'interno le strut-
ture, le istituzioni, le stesse democrazie imperanti che hanno
dato fino ad oggi la parola e il comando solo al ceto ricco e
benestante, solo ai politici di destra , di sinistra e di centro
che hanno fatto della finanza e della corruzione la loro patria.
Questi nuovi movimenti stanno spaventando l'alta finanza
mondiale basata sui mercati e sul profitto sfrenato, perchè
sono movimenti che danno istanza ai bisogni delle nuove
generazioni, bisogni (diritto al lavoro, eliminazione della
disoccupazione selvaggia, miglioramenti di vita ambientale)
fino ad oggi inascoltati e del tutto disattesi. Ma possono dare
nuova speranza anche ai più anziani a partire dai cinquan-
tenni esodati fino ai pensionati con la minima.
Questi movimenti nuovi, chiamati populisti, si organizzano
attraverso il web, la rete: questa è la grande novità. Dunque
quella stessa tecnologia moderna che in buona parte è stata
ed è ancora oggi la causa delle perdite dei posti di lavoro
nel mondo occidentale (dunque della disoccupazione dila-
gante, quasi inarrestabile), ora può cominciare ad aiutare
i giovani a rialzarsi, a preparare il terreno per poter forma-
re una nuova società futura che li affranchi dalla società
dei vecchi padri, dalla società anziana occidentale.
E' questo un discorso che avevo cominciato ad affrontare
in una 'Opinione del giovedì' in cui dicevo che forse l'Oc-
cidente è abitato da una generazione troppo vecchia (che
ha compresso e avvilito i giovani) che - dominando attra-
verso banche, rating, finanziarie sfrenate e un sistema ca-
pitalista selvaggio e auto-distruttivo - non ha saputo of-
frire e preparare nulla per le generazioni future, ma solo
deserto e macerie. - Si tratta certamente di una frattura
generazionale (ne parla anche Grillo), che comunque si
trascinerà ancora per lungo tempo.
Lucianone
Sport - calcio / Serie B - 28^ giornata 2012/13
27 febbraio '13 - mercoledì 27th February / Wednesday
Lucianone
Serie B, Varese-Cesena 3-2: Troest eroe al 90'.
Bari-Verona 0-2, doppietta di Martinho
Posticipi 28ª giornata: lombardi avanti due volte e sempre rimontati, all'ultimo respiro il gol del k.o. del danese. Nell'altro posticipo l'Hellas passa in Puglia e si porta a -1 dal Livorno.
Vincono le big nei posticipi della 28ª giornata di Serie B. Il Varese doma il Cesena e rinsalda il quarto posto, il Verona passa a Bari e insidia la seconda posizione occupata dal Livorno. Ecco il resoconto dei due match nel dettaglio.
Varese - Cesena 3-2 — Fabrizio Castori era stato l’ultimo allenatore del Cesena a entrare al Franco Ossola: il 16 novembre del 2003 i romagnoli avevano perso 3-1 con il Varese. Dopo dieci anni, il tecnico è passato alla guida dei biancorossi e, ora, può sorridere per un successo contro la sua ex squadra. Il 3-2 dà una soddisfazione personale a Castori ma, soprattutto, rilancia il Varese dopo lo 0-2 del Bentegodi. La neve ha rimandato la partita suscitando lo sciopero degli ultrà di casa, zitti in segno di protesta contro la decisione di giocare alle 15 di mercoledì. Ma i 781 paganti che erano presenti a Masnago hanno potuto gustarsi emozioni intense fin da subito. Castori, che cambia sette titolari rispetto alla gara di sabato scorso con il Verona, fa debuttare dal primo minuto Struna e lo sloveno, dopo un contrasto con Tonucci, si procura al 4’ un calcio di punizione appena fuori dall’area romagnola. Filipe finta il tiro ma è Zecchin a calciare con il suo sinistro che diventa imprendibile per Ravaglia. L’1-0 guadagnato già al 5' carica i padroni di casa che insistono conquistando tre angoli di fila e chiamando in causa Ravaglia con Ebagua e Rea. Quando il raddoppio sembra nell’aria, ci pensa Granoche a piazzare il classico gol dell’ex al 14’: l’attaccante, tenuto in gioco da Carrozzieri, sfrutta l’assist di Giandonato e, dopo aver battuto con facilità Bressan, non esulta per rispetto nei confronti della squadra con cui l’anno scorso aveva conquistato i playoff. Il pari dura appena tre minuti perché al 17’ è una nuova prodezza a far esaltare i tifosi biancorossi: Carrozzieri lancia un pallone che Martinetti tocca di testa mettendo in moto Ebagua, la cui rovesciata di sinistro, dal limite, sorprende Ravaglia infilato sul primo palo. Il Cesena prova a reagire solo al 30’ con un diagonale di Succi che si spegne sul fondo. Nella ripresa è ancora il Varese a essere pericoloso: un colpo di testa di Martinetti va fuori al 6’ e poi Ravaglia para un tiro di Struna all’8’. Ma è la squadra di Bisoli a fare male: al 23’, un nuovo errore di Carrozzieri dà il via libera al cross da sinistra di Defrel che attraversa l’area varesina, mentre Lazaar atterra Granoche, e si trasforma nell’assist d’oro per D’Alessandro, libero di segnare. Il Varese non ci sta perché vuole interpretare al meglio il ruolo di salva playoff e punta al successo che arriva poco prima del 90': Filipe calcia una punizione da sinistra per la testa di Troest, pronto a batte Ravaglia e il Cesena, sconfitto al Franco Ossola dopo dieci anni. L’unico neo per la squadra di Castori è l’espulsione di Ebagua: rosso diretto per un fallo su Parfait in mezzo al campo che non sembrava così cattivo.
(Filippo Brusa - da La GazzettadelloSport.it)
(Filippo Brusa - da La GazzettadelloSport.it)
Bari-Verona 0-1 — Vola il Verona, ora ad un solo punto dal Livorno. Sprofonda il Bari, alla sesta caduta casalinga. Torrente rilancia l’ex Iunco in prima linea, Romizi a centrocampo e Rossi in retroguardia. Mandorlini, privo degli squalificati Bacinovic, Moras e Halfredsson, si affida a Maietta in difesa, Albertazzi sulla fascia destra e al tridente offensivo Sgrigna (altro ex), Gomez e Cacia. Il Bari parte bene, ma non morde. Un paio di tentativi di Iunco e Bellomo. Nessuna traccia del Verona, fino al primo errore dei padroni di casa. Minuto 28: Martinho ruba palla a De Falco (subentrato all’infortunato Romizi) e batte Lamanna con un gran sinistro. La reazione del Bari fa il solletico agli scaligeri: una botta dalla distanza di Iunco (salva Rafael). Al 37’ Cacia fallisce il raddoppio solo davanti a Lamanna. Sul finire del tempo ci provano Fedato e Bellomo, senza fortuna. Fuochi d’artificio in avvio di ripresa. Al 5’ Caputo fallisce da due passi, subito dopo Sgrigna conclude di poco a lato. Quindi gol annullato a Iunco (offside). Al 19’ Cacia, servito da Gomez, si fa ipnotizzare da Lamanna. Un minuto dopo sbaglia Caputo, solo davanti a Rafael. Alla mezz’ora il Bari resta in dieci: espulso Rossi per doppia ammonizione. Al 35’ il Bari protesta per un mani in area di Ceccarelli, poi i padroni di casa vorrebbero il penalty al 47’ per un mani di Albertazzi. Nell’azione successiva Martinho chiude il match in contropiede. (Franco Cirici)
Lucianone
martedì 26 febbraio 2013
SOCIETA' - politica / Per capire il fenomeno Grillo, i grillini e M5S
26 febbraio '13 - martedì 26th February / Tuesday visioni post - 25
L'analisi
Il tempo della retecrazia (da la Repubblica - 20/02'13 - Barbara Spinelli)
Ha detto Berlusconi che "a noi Grillo ci fa un baffo". - E' strano, perchè la
mobilitazione delle folle, l'appello a passioni selvagge come l'ira o la vendetta,
le rivoluzioni che fanno tabula rasa del passato, il paese reale brandito contro
il paese legale sono stati gli ingredienti della sua presa del potere nel '94.
Lo slogan che esalta il paese reale non è originale: l o coniò nel primo '900 la
destra di Charles Maurras, contro i mostri della democrazia, e il comunismo
lo adottò per decenni. Meglio a questo punto se Berlusconi dicesse il vero:
la sua operazione è riuscita, gran patrte dell'Italia entra antropologicamente
mutata in un'era effettivamente nuova - Grillo ha ragione - ma vi entra sprov-
vista di strumenti che le permettano di governarla, di razionalizzarla.
Vi sono tuttavia differenze non trascurabili, fra l'irresistibile ascesa dei due
leader. Il primo, quando entrò in politica, disponeva di ricchezze inaudite (ac-
cumulate con aiuti pubblici, va ricordato) che il Movimento 5 Stelle neanche
si sogna. Soprattutto, possedeva un potere cruciale: tutte le Tv private, cui
s'aggiungeva, da premier, il srvizio pubblico Rai. Non solo: Grillo vede la
crisi; Berluconi s'ostina a negarla, garantendo che con lui al governo sarà
spazzata via. - Siamo stati indotti a considerare il suo coflitto di interessi
un impedimento. Fu invece il dispositivo che gli consentì di piegare i politici:
in ogni accenno al suo dominio mediatico egli vedeva un'espropriazione
No stupisce che il conflitto sopravviva tale e quale da anni. Stupisce che non
sia stato visto come un problema gravissimo prima che il giocatore entrasse
in politica con quell'asso. Che non si sia capito subito l'essenziale: un control-
lo così pervasivo della comunicazione, in un Paese dove l'80 per cento dei
cittadini s'informa alla Tv, storce le usanze democratiche, e infine chiama
vendetta. Spegne il pluralismo, corrompe e uniforma le menti, trasforma i
vocabolari di tutti: governanti, oppositori, classi dirigenti, cittadini comuni.
Da questo punto di vista Grillo innova e dice cose non incongrue, quando
denuncia i politici, le istituzioni, i giornali. Tende a fare diogni erba un fascio,
è giusto dirlo, ma è vero che tante erbe si son fatte volontariamente fasciare
per anni. Al tempo stesso è figlio di quel dispositivo, al cui centro c'è un'idea
di democrazia diretta che usa l'informazione non per seminare conoscenze
ma per forgiare un pensiero unico sull'Italia, l'Europa, il mondo. Il suo mezzo
non è più la televisione: questa scatola più che mai tonta, come la chiamano
gli spagnoli. Nè la stampa cartacea, che ha una memoria meno immedita di
quella digitale.
E' il mondo non più inscatolato ma aperto, informe, straordinariamente libe-
ro di Internet. Un mondo già scoperto da Obama, quando diventò Presidente
nel 2009. Grazie al web, egli ha ottenuto 2 volte un mandato popolare che lo
emancipa, se vuole, da lobby e partiti. Capace di disseminazione virale,la rete
scavalca la senile televisione. Ma essendo informe è anche in grado di farsi
bellicosa: nel libro di Grillo e Casaleggio, la parola guerra è ricorrente, incal-
zante ("Siamo in guerra", Chiarelettere, 2011). Guerra "feroce e sempre più
rapida", finita la quale "il vecchio mondo sparirà"e con esso i partiti di ieri,
in Italia e ovunque. Guerra totale, addirittura , un termine per nulla anodino,
visgto che nel 1935 lo usò in un opuscolo omonimo il generale tedesco Luden-
dorff. Nelle guerre totali non si concedono interviste a giornalisti che ti inter-
rompono con dubbi e domande, anzichè applausi. Quel che conta per Luden-
dorff, è "abbattere il morale delle retroguardie" (le rappresentanze delle po-
polazioni non combattenti) più che l'avanguardia al fronte.
In questa lotta fra scatola tonta e web è il secondo, sicuramente, il Nuovo
che ci aspetta. In un discorso tenuto nel febbraio 2012 per l'inaugurazione
dell'anno accademico della Bocconi, il giurista Piergaetano Marchetti indi
indica i motivi per cui il futuro è nel web, con le sue immense promesse e i
suoi rischi. "La comunicazione e l'informazione di massa (attraverso la
rete) è un potente canale e amplificatore di domande, di richieste di rendi-
conto, un assordante coro di 'perchè'. Un fiato continuo sul collo di chi go-
verna. Una pressione che genera risposte, trasparenza, informazione.
E tutto ciò, a sua volta, in un circolo virtuoso, genera altre domande di
accountability". - L'accountability - la cultura del render conto - latita in
Italia. E' strano che se ne parli così poco in campagna elettorale, visto il
prezzo che paghiamo per la sua assenza.
Ma se la "scossa partecipativa" è formidabilmente liberatoria, osserva
Marchetti, non mancano i possibili effetti perversi. Ogni grande liberazione
distrugge altri diritti, ogni proclamazione di supremi valori declassa valori
non meno importanti. Nella visione di chi guida il Movimento 5 Stelle non
c'è coscienza dei limiti, perchè i capi interagiscono con la blogosfera rifiu-
tando ogni corpo intermedio, in un tu-per-tu fatale, mai complicabile da per-
sone terze. Non tutti i perchè, non tutti i bisogni e i valori che sorgono in
rete sono sacrosanti: vanno confrontati con altri principi, bisogni. Un'idea
prova la sua forza se incoraggia forti idee opposte. Altrimenti si ossifica, e
anche se modernissima muore. In questo Berlusconi e Grillo si somigliano:
non sanno contare fino a tre, e in fondo neppure fino a due perchè il tu-per-
tu col popolo è fusione nell'Uno. Ogni avversario è da abbattere a comin-
ciare da chi su Internet non naviga, e in un'Italia che invecchia il divario
digitale è vasto. Parole come guerra e rivoluzione sono incendi. Ricordano
la peste di Atene narrata da Tucidide, che "spezza i freni morali degli uomi-
ni" e "travolge gli argini della legalità fino allora vigente nella vita cittadi-
na". La paura è la stoffa delle guerre e dei despoti, e Grillo lo sa quando
dice, e spera: "Il mio movimento regola la paura" ('The Economist' - 16/02/'13)
Grillo farà eleggere molti parlamentari, ed è un bene perchè il Parlamento
è la sede dove gli interessi mbrigliano le passioni. Non gli interessi econo-
mici, ma l'interesse come lo si intendeva nel '500: la passione razionale che
controbilancia quelle irrazionali, e secerne l'interesse generale e la separa-
zione dei poteri. Grillo e Casaleggio scrivono che sarà la rete a scrivere
leggi e costituzioni. Ma la rete cos'è? Come delibera precisamente? Se la
rete vuole la pena di morte la reintroduciamo? In Islanda (un modello, per
Grillo) la Costitiuzione è stata ridiscussa in rete, ma riscritta da più piccoli
comitati. In ogni mutazione c'è qualcosa da preservare, da non uccidere.
Altrimenti entriamo nella logica del potere indiscutibile, legibus solutus,
anelato da Berlusconi.
A questa mutazione, i partiti più o meno vecchi reagiscono spesso con lo
smarrimento, se non l'afonia. Non gridano, è vero. Il centro-sinistra in
particolare ripudia il modernismo della personalizzazione: ci sono anacro-
nismi che durano ben più del Nuovo. Ma sul mondo che cambia è terribil-
mente indietro, senza vocabolari nè inventività. Tanti cittadini sono delu-
si dal ceto politico. Reagiscono moltiplicando le richieste di rendiconto,
con rotolanti conti di "perchè". Chieder "un pò più di lavoro", come fa
Bersani, è un soffio quasi inudito.
(Tutto sarà diverso dopo il voto... Sarà arduo discernere, in Parlamento,
le passioni selvagge dagli interessi dei cittadini. La democrazia toccherà
reinventarla, l'antico dibattito ottocentesco sul suffragio universale andrà
ripreso, perchè la scatola tonta e il web l'hanno sfinita. Ambedue puntano
all'ingovernabilità, perchè di essa si nutrono passioni difficilmente regola-
bili. E' uno dei rischi del Glorioso Mondo Nuovo promesso dal web.
Aiuto, mi è caduto un Grillo nel piatto (da L'Espresso - Bruno Manfellotto)
Ieri sottovalutato e demonizzato, oggi ingombrante per i partiti.
E l'esercito a cinque stelle, destinato a essere determinante in Parlamento
e guidato da un leader che non è candidato. Ora tutti dovranno farci i conti.
Bersani per primo.
...Diciamo la verità, (quelli delle pre-elezioni) non sono stati giorni di gloria.
Abbiamo visto e sentito di tutto, insulti e bugie, false promesse e colpi bassi,
truffe elettorali e dufale un tanto al chilo. L'ipocrisia italica ha vietato negli
ultimi giorni la diffusione dei sondaggi, ma in Rete e sui siti impazzavano per-
centuali e previsioni, e non c'era incontro pubblico e privato in cui non ci si
scambiasse informazioni su rilevazioni... Alla farsa dei sondaggi si è aggiunta
quella dei confronti televisivi, una guerra insulsa tra radio, tv e siti Internet
senza regole, senza tempi, a volte sotto forma di comizi informatici senza
contraddittorio. Il resto lo ha fatto una legge elettorale assurda e poco demo-
cratica, che impone liste prefabbricate dagli apparatchik di partiti e movimen-
ti, oscura gli aspiranti parlamentari ed esalta solo i candidati premier, in un
sistema che però non è nè presidenzialista nè bipolare.
In questa terra di mezzo, in questa stagione.ponte tra Seconda e Terza Re-
pubblica, la vera sorpresa politica porta il nome di Beppe Grillo che ha riem-
pito le piazze d'Italia , che non si è nemmeno candidato e dunque non siederà
in Parlamento, ma che ha imposto agli altri molte parole d'ordine tratte dalla
sua agenda - primarie, uso della Rete, tagli della politica, dimezzamento dei
parlamentari - e soprattutto guiderà, se pur a distanza, un esercito di deputa-
ti e senatori che risulterà determinante fin dai primi appuntamenti: la nuova
maggioranza, l'elezione del Capo dello Stato, la legge finanziaria...
Che succederà? Che ne sarà delle truppe grilline? Resterà una falange com-
patta o diventerà un esercito di guerriglia? Comunque, sarà ribaltone, come
profetizza Dario Fo, se non altro di molte regole del gioco consolidato.
Corsa al Quirinale in salsa grillina
Presidenza delle Camere, fiducia al governo, presidente della Repubblica:
i seguaci di Grillo in Parlamento potrebbero avere un ruolo determinante.
Saranno comunque "contro", o lontani dal leader il senso di responsabilità
finirà per prevalere?
Non sappiamo se l'irruzioner di un venti per cento di novizi assoluti nelle aule
parlamentari cambierà o meno il volto della politica italiana. I primi atti saran-
no rivelatori... Quel nutrito gruppo di parlamentari... farà la differenza. Soprat-
tutto al Senato, dove il centro-sinistra. nel migliore dei casi, avrà margini risi-
catissimi, il comportamento dei grillini potrà, in certe circostanze essere deci-
sivo. Cosa faranno al momento della fiducia? Voteranno compatti contro, a
prescindere, per marcare la loro diversità? E al momento dell'elezione del
presidente della Repubblica indicheranno un loro candidato di bandiera come
spesso hanno fatto le opposizioni o convergeranno su una figura di alto profi-
lo sulla quale si è coagulato un ampio consenso? Oppure, proprio per questo,
rifiuteranno di mescolarsi con tutti gli altri? Per quanto questi primi passi
possano dare indicazioni sugli umori degli eletti rillini, è probabile che in que-
ste prime occasioni si manifesti tutta l'alterità del M5S. Ma non è detto che
così accada anche nel proseguio della legislatura. Perchè è nel medio perio-
do che si misura la vera consistenza di questo tsunami.
Altri successi impetuosi sull'onda dell'emotività sono scomparsi nell'arco di
una legislatura. Il caso più recente di una fiammata che si spegne rapidamen-
te viene dall'Olanda, dove la lista 'populista' di Pym Fortyun alle elezioni del
2002 passò da zero al 17 per cento arrivando al secondo posto, davanti al par-
tito socialista. Ma, entrata addirittura al governo, nell'arco di pochi anni, cau-
sa anche la scomparsa del fondatore, si sbriciolò in mille pezzi. Nel caso del
M5S è certo che il controllo imperioso esercitato dalla coppia Grillo-Casaleg-
gio sui pochi eletti locali non potrà manifestarsi nello stesso modo anche sui
parlamentari. - Tutte le nuove formazioni quando entrano in forza nelle as-
semblee legislative subiscono un processo di "istituzionalizzazione", pena la
scomparsa. Anche i grillini saranno preda delle tensioni tra la fedeltà al Capo
e l'adozione di scelte sulla base delle loro convinzioni. In assenza di una strut-
tura partitica dove vi siano refernti diversi dalla coppia in comando, e con un
mandato così largo e differenziato, i parlamentari saranno alquanto "soli" di
fronte alle singole scelte.
Il programma elettorale del M5S, suddiviso in 7 punti (Rapporto stato-cittadini,
Energia, Informazione, Economia, Trasporti, Salute, Istruzione), alterna propo-
ste precise e stringenti (e interessanti) soprattutto sui temi ambientali, con indi-
cazioni fantasiose e massimaliste. L'ethos del rinnovamento della politica che
anima i candidati grillini può anche portarli, per quanto inevitabilmente sospet-
tosi rispetto alle dinamiche parlamentari, ad agire in maniera pragmatica, sen-
za tener conto di posizioni predefinite. L'assenza di ideologie di riferimento,
contrariamente ai nuovi partiti del 1994 (Forza Italia e Lega), rende impreve-
dibili e 'libere' le scelte degli eletti del M5S.
Le eventuali scomuniche di Grillo perdono peso nei confronti di chi ha un man-
dato di 5 anni e lavora quotidianamente in una assemblea rappresentativa. Lo
si è visto in Emilia Romagna, la regione laboratorio del M5S. Lì erano emerse
si i primi dissensi tra eletti e leader, ma anche le prime fratture tra Grillo e la
base del movimento. Nonostante la fatwa contro il consigliere regionale, tutte
le assemblee provinciali dei militanti avevano confermato piena fiducia all'elet-
to. E' un esempio di dinamiche ancora sotterranee che il successo elettorale
può evidenziare. L'ANTIPOLITICA dei comizi non necessariamente produrrà
un manipolo di neobolscevichi pronti a scardinare il sistema. Nè i diktat di Gril-
lo avranno sempre e comunque efficacia.
(da L'espresso -
Potere&Poteri / di Piero Ignazi)
Lucianone
L'analisi
Il tempo della retecrazia (da la Repubblica - 20/02'13 - Barbara Spinelli)
Ha detto Berlusconi che "a noi Grillo ci fa un baffo". - E' strano, perchè la
mobilitazione delle folle, l'appello a passioni selvagge come l'ira o la vendetta,
le rivoluzioni che fanno tabula rasa del passato, il paese reale brandito contro
il paese legale sono stati gli ingredienti della sua presa del potere nel '94.
Lo slogan che esalta il paese reale non è originale: l o coniò nel primo '900 la
destra di Charles Maurras, contro i mostri della democrazia, e il comunismo
lo adottò per decenni. Meglio a questo punto se Berlusconi dicesse il vero:
la sua operazione è riuscita, gran patrte dell'Italia entra antropologicamente
mutata in un'era effettivamente nuova - Grillo ha ragione - ma vi entra sprov-
vista di strumenti che le permettano di governarla, di razionalizzarla.
Vi sono tuttavia differenze non trascurabili, fra l'irresistibile ascesa dei due
leader. Il primo, quando entrò in politica, disponeva di ricchezze inaudite (ac-
cumulate con aiuti pubblici, va ricordato) che il Movimento 5 Stelle neanche
si sogna. Soprattutto, possedeva un potere cruciale: tutte le Tv private, cui
s'aggiungeva, da premier, il srvizio pubblico Rai. Non solo: Grillo vede la
crisi; Berluconi s'ostina a negarla, garantendo che con lui al governo sarà
spazzata via. - Siamo stati indotti a considerare il suo coflitto di interessi
un impedimento. Fu invece il dispositivo che gli consentì di piegare i politici:
in ogni accenno al suo dominio mediatico egli vedeva un'espropriazione
No stupisce che il conflitto sopravviva tale e quale da anni. Stupisce che non
sia stato visto come un problema gravissimo prima che il giocatore entrasse
in politica con quell'asso. Che non si sia capito subito l'essenziale: un control-
lo così pervasivo della comunicazione, in un Paese dove l'80 per cento dei
cittadini s'informa alla Tv, storce le usanze democratiche, e infine chiama
vendetta. Spegne il pluralismo, corrompe e uniforma le menti, trasforma i
vocabolari di tutti: governanti, oppositori, classi dirigenti, cittadini comuni.
Da questo punto di vista Grillo innova e dice cose non incongrue, quando
denuncia i politici, le istituzioni, i giornali. Tende a fare diogni erba un fascio,
è giusto dirlo, ma è vero che tante erbe si son fatte volontariamente fasciare
per anni. Al tempo stesso è figlio di quel dispositivo, al cui centro c'è un'idea
di democrazia diretta che usa l'informazione non per seminare conoscenze
ma per forgiare un pensiero unico sull'Italia, l'Europa, il mondo. Il suo mezzo
non è più la televisione: questa scatola più che mai tonta, come la chiamano
gli spagnoli. Nè la stampa cartacea, che ha una memoria meno immedita di
quella digitale.
E' il mondo non più inscatolato ma aperto, informe, straordinariamente libe-
ro di Internet. Un mondo già scoperto da Obama, quando diventò Presidente
nel 2009. Grazie al web, egli ha ottenuto 2 volte un mandato popolare che lo
emancipa, se vuole, da lobby e partiti. Capace di disseminazione virale,la rete
scavalca la senile televisione. Ma essendo informe è anche in grado di farsi
bellicosa: nel libro di Grillo e Casaleggio, la parola guerra è ricorrente, incal-
zante ("Siamo in guerra", Chiarelettere, 2011). Guerra "feroce e sempre più
rapida", finita la quale "il vecchio mondo sparirà"e con esso i partiti di ieri,
in Italia e ovunque. Guerra totale, addirittura , un termine per nulla anodino,
visgto che nel 1935 lo usò in un opuscolo omonimo il generale tedesco Luden-
dorff. Nelle guerre totali non si concedono interviste a giornalisti che ti inter-
rompono con dubbi e domande, anzichè applausi. Quel che conta per Luden-
dorff, è "abbattere il morale delle retroguardie" (le rappresentanze delle po-
polazioni non combattenti) più che l'avanguardia al fronte.
In questa lotta fra scatola tonta e web è il secondo, sicuramente, il Nuovo
che ci aspetta. In un discorso tenuto nel febbraio 2012 per l'inaugurazione
dell'anno accademico della Bocconi, il giurista Piergaetano Marchetti indi
indica i motivi per cui il futuro è nel web, con le sue immense promesse e i
suoi rischi. "La comunicazione e l'informazione di massa (attraverso la
rete) è un potente canale e amplificatore di domande, di richieste di rendi-
conto, un assordante coro di 'perchè'. Un fiato continuo sul collo di chi go-
verna. Una pressione che genera risposte, trasparenza, informazione.
E tutto ciò, a sua volta, in un circolo virtuoso, genera altre domande di
accountability". - L'accountability - la cultura del render conto - latita in
Italia. E' strano che se ne parli così poco in campagna elettorale, visto il
prezzo che paghiamo per la sua assenza.
Ma se la "scossa partecipativa" è formidabilmente liberatoria, osserva
Marchetti, non mancano i possibili effetti perversi. Ogni grande liberazione
distrugge altri diritti, ogni proclamazione di supremi valori declassa valori
non meno importanti. Nella visione di chi guida il Movimento 5 Stelle non
c'è coscienza dei limiti, perchè i capi interagiscono con la blogosfera rifiu-
tando ogni corpo intermedio, in un tu-per-tu fatale, mai complicabile da per-
sone terze. Non tutti i perchè, non tutti i bisogni e i valori che sorgono in
rete sono sacrosanti: vanno confrontati con altri principi, bisogni. Un'idea
prova la sua forza se incoraggia forti idee opposte. Altrimenti si ossifica, e
anche se modernissima muore. In questo Berlusconi e Grillo si somigliano:
non sanno contare fino a tre, e in fondo neppure fino a due perchè il tu-per-
tu col popolo è fusione nell'Uno. Ogni avversario è da abbattere a comin-
ciare da chi su Internet non naviga, e in un'Italia che invecchia il divario
digitale è vasto. Parole come guerra e rivoluzione sono incendi. Ricordano
la peste di Atene narrata da Tucidide, che "spezza i freni morali degli uomi-
ni" e "travolge gli argini della legalità fino allora vigente nella vita cittadi-
na". La paura è la stoffa delle guerre e dei despoti, e Grillo lo sa quando
dice, e spera: "Il mio movimento regola la paura" ('The Economist' - 16/02/'13)
Grillo farà eleggere molti parlamentari, ed è un bene perchè il Parlamento
è la sede dove gli interessi mbrigliano le passioni. Non gli interessi econo-
mici, ma l'interesse come lo si intendeva nel '500: la passione razionale che
controbilancia quelle irrazionali, e secerne l'interesse generale e la separa-
zione dei poteri. Grillo e Casaleggio scrivono che sarà la rete a scrivere
leggi e costituzioni. Ma la rete cos'è? Come delibera precisamente? Se la
rete vuole la pena di morte la reintroduciamo? In Islanda (un modello, per
Grillo) la Costitiuzione è stata ridiscussa in rete, ma riscritta da più piccoli
comitati. In ogni mutazione c'è qualcosa da preservare, da non uccidere.
Altrimenti entriamo nella logica del potere indiscutibile, legibus solutus,
anelato da Berlusconi.
A questa mutazione, i partiti più o meno vecchi reagiscono spesso con lo
smarrimento, se non l'afonia. Non gridano, è vero. Il centro-sinistra in
particolare ripudia il modernismo della personalizzazione: ci sono anacro-
nismi che durano ben più del Nuovo. Ma sul mondo che cambia è terribil-
mente indietro, senza vocabolari nè inventività. Tanti cittadini sono delu-
si dal ceto politico. Reagiscono moltiplicando le richieste di rendiconto,
con rotolanti conti di "perchè". Chieder "un pò più di lavoro", come fa
Bersani, è un soffio quasi inudito.
(Tutto sarà diverso dopo il voto... Sarà arduo discernere, in Parlamento,
le passioni selvagge dagli interessi dei cittadini. La democrazia toccherà
reinventarla, l'antico dibattito ottocentesco sul suffragio universale andrà
ripreso, perchè la scatola tonta e il web l'hanno sfinita. Ambedue puntano
all'ingovernabilità, perchè di essa si nutrono passioni difficilmente regola-
bili. E' uno dei rischi del Glorioso Mondo Nuovo promesso dal web.
Aiuto, mi è caduto un Grillo nel piatto (da L'Espresso - Bruno Manfellotto)
Ieri sottovalutato e demonizzato, oggi ingombrante per i partiti.
E l'esercito a cinque stelle, destinato a essere determinante in Parlamento
e guidato da un leader che non è candidato. Ora tutti dovranno farci i conti.
Bersani per primo.
...Diciamo la verità, (quelli delle pre-elezioni) non sono stati giorni di gloria.
Abbiamo visto e sentito di tutto, insulti e bugie, false promesse e colpi bassi,
truffe elettorali e dufale un tanto al chilo. L'ipocrisia italica ha vietato negli
ultimi giorni la diffusione dei sondaggi, ma in Rete e sui siti impazzavano per-
centuali e previsioni, e non c'era incontro pubblico e privato in cui non ci si
scambiasse informazioni su rilevazioni... Alla farsa dei sondaggi si è aggiunta
quella dei confronti televisivi, una guerra insulsa tra radio, tv e siti Internet
senza regole, senza tempi, a volte sotto forma di comizi informatici senza
contraddittorio. Il resto lo ha fatto una legge elettorale assurda e poco demo-
cratica, che impone liste prefabbricate dagli apparatchik di partiti e movimen-
ti, oscura gli aspiranti parlamentari ed esalta solo i candidati premier, in un
sistema che però non è nè presidenzialista nè bipolare.
In questa terra di mezzo, in questa stagione.ponte tra Seconda e Terza Re-
pubblica, la vera sorpresa politica porta il nome di Beppe Grillo che ha riem-
pito le piazze d'Italia , che non si è nemmeno candidato e dunque non siederà
in Parlamento, ma che ha imposto agli altri molte parole d'ordine tratte dalla
sua agenda - primarie, uso della Rete, tagli della politica, dimezzamento dei
parlamentari - e soprattutto guiderà, se pur a distanza, un esercito di deputa-
ti e senatori che risulterà determinante fin dai primi appuntamenti: la nuova
maggioranza, l'elezione del Capo dello Stato, la legge finanziaria...
Che succederà? Che ne sarà delle truppe grilline? Resterà una falange com-
patta o diventerà un esercito di guerriglia? Comunque, sarà ribaltone, come
profetizza Dario Fo, se non altro di molte regole del gioco consolidato.
Corsa al Quirinale in salsa grillina
Presidenza delle Camere, fiducia al governo, presidente della Repubblica:
i seguaci di Grillo in Parlamento potrebbero avere un ruolo determinante.
Saranno comunque "contro", o lontani dal leader il senso di responsabilità
finirà per prevalere?
Non sappiamo se l'irruzioner di un venti per cento di novizi assoluti nelle aule
parlamentari cambierà o meno il volto della politica italiana. I primi atti saran-
no rivelatori... Quel nutrito gruppo di parlamentari... farà la differenza. Soprat-
tutto al Senato, dove il centro-sinistra. nel migliore dei casi, avrà margini risi-
catissimi, il comportamento dei grillini potrà, in certe circostanze essere deci-
sivo. Cosa faranno al momento della fiducia? Voteranno compatti contro, a
prescindere, per marcare la loro diversità? E al momento dell'elezione del
presidente della Repubblica indicheranno un loro candidato di bandiera come
spesso hanno fatto le opposizioni o convergeranno su una figura di alto profi-
lo sulla quale si è coagulato un ampio consenso? Oppure, proprio per questo,
rifiuteranno di mescolarsi con tutti gli altri? Per quanto questi primi passi
possano dare indicazioni sugli umori degli eletti rillini, è probabile che in que-
ste prime occasioni si manifesti tutta l'alterità del M5S. Ma non è detto che
così accada anche nel proseguio della legislatura. Perchè è nel medio perio-
do che si misura la vera consistenza di questo tsunami.
Altri successi impetuosi sull'onda dell'emotività sono scomparsi nell'arco di
una legislatura. Il caso più recente di una fiammata che si spegne rapidamen-
te viene dall'Olanda, dove la lista 'populista' di Pym Fortyun alle elezioni del
2002 passò da zero al 17 per cento arrivando al secondo posto, davanti al par-
tito socialista. Ma, entrata addirittura al governo, nell'arco di pochi anni, cau-
sa anche la scomparsa del fondatore, si sbriciolò in mille pezzi. Nel caso del
M5S è certo che il controllo imperioso esercitato dalla coppia Grillo-Casaleg-
gio sui pochi eletti locali non potrà manifestarsi nello stesso modo anche sui
parlamentari. - Tutte le nuove formazioni quando entrano in forza nelle as-
semblee legislative subiscono un processo di "istituzionalizzazione", pena la
scomparsa. Anche i grillini saranno preda delle tensioni tra la fedeltà al Capo
e l'adozione di scelte sulla base delle loro convinzioni. In assenza di una strut-
tura partitica dove vi siano refernti diversi dalla coppia in comando, e con un
mandato così largo e differenziato, i parlamentari saranno alquanto "soli" di
fronte alle singole scelte.
Il programma elettorale del M5S, suddiviso in 7 punti (Rapporto stato-cittadini,
Energia, Informazione, Economia, Trasporti, Salute, Istruzione), alterna propo-
ste precise e stringenti (e interessanti) soprattutto sui temi ambientali, con indi-
cazioni fantasiose e massimaliste. L'ethos del rinnovamento della politica che
anima i candidati grillini può anche portarli, per quanto inevitabilmente sospet-
tosi rispetto alle dinamiche parlamentari, ad agire in maniera pragmatica, sen-
za tener conto di posizioni predefinite. L'assenza di ideologie di riferimento,
contrariamente ai nuovi partiti del 1994 (Forza Italia e Lega), rende impreve-
dibili e 'libere' le scelte degli eletti del M5S.
Le eventuali scomuniche di Grillo perdono peso nei confronti di chi ha un man-
dato di 5 anni e lavora quotidianamente in una assemblea rappresentativa. Lo
si è visto in Emilia Romagna, la regione laboratorio del M5S. Lì erano emerse
si i primi dissensi tra eletti e leader, ma anche le prime fratture tra Grillo e la
base del movimento. Nonostante la fatwa contro il consigliere regionale, tutte
le assemblee provinciali dei militanti avevano confermato piena fiducia all'elet-
to. E' un esempio di dinamiche ancora sotterranee che il successo elettorale
può evidenziare. L'ANTIPOLITICA dei comizi non necessariamente produrrà
un manipolo di neobolscevichi pronti a scardinare il sistema. Nè i diktat di Gril-
lo avranno sempre e comunque efficacia.
(da L'espresso -
Potere&Poteri / di Piero Ignazi)
Lucianone
lunedì 25 febbraio 2013
Politica - ITALIA / Elezioni: risultati e commenti
25 febbraio '13 - lunedì 25th February / Monday visioni post - 22
Italia ingovernabile!!
da la Repubblica.it
ITALIA ingovernabile, Senato senza maggioranza
Boom Grillo. Pd-Sel sotto le attese. Pdl-Lega al 30%
Enrico Letta: "No al ritorno al voto" - Piemonte, regione chiave in volata Senato, risultati in diretta - Calcolo dei seggi - Diretta Rep Tv
Lombardia, Sicilia e Campania : vince il Pdl
Alla Camera la spunta Bersani, Senato ingovernabile
Lucianone
Italia ingovernabile!!
da la Repubblica.it
ITALIA ingovernabile, Senato senza maggioranza
Boom Grillo. Pd-Sel sotto le attese. Pdl-Lega al 30%
Enrico Letta: "No al ritorno al voto" - Piemonte, regione chiave in volata Senato, risultati in diretta - Calcolo dei seggi - Diretta Rep Tv
Rep Tv Ezio Mauro: "Pd si è seduto sugli allori delle primarie"
RepTv Giannini / Ceccarelli / De Gregorio / Merlo / Tito / Zucconi
Analisi Governo, maggioranze, Quirinale: rischio impasse
dal CorrierdellaSera.it
Senato, non c'è maggioranza
Boom di Grillo, rimonta di BerlusconiCamera, è testa a testa tra Pd e Pdl
Boom di Grillo, rimonta di BerlusconiCamera, è testa a testa tra Pd e Pdl
Lombardia, Sicilia e Campania : vince il Pdl
di Alessandro Sala
Il Pdl esulta. Il Pd: rischio nuovo voto|Mappa
Così i seggi al Senato
Affluenza giù di 6 punti
Alla Camera la spunta Bersani, Senato ingovernabile
Cinque Stelle primo partito, recupero di Berlusconi
Grillo: “Niente inciuci, è una guerra” (Video/ Risultati)
MAPPE: ecco la nuova Italia / Liveblog / English / Diretta tv: La 7
Il leader democrato: gestiremo risultato nell’interesse dell’Italia
Lombardia, Sicilia e Veneto a Berlusconi. Bersani vince nel Lazio.
Il leader 5 Stelle: “Noi primo partito, faranno un governo Pd-Pdl”
Centro di Monti appena sopra il 10%. Ingroia, niente Parlamento.
Lombardia, Sicilia e Veneto a Berlusconi. Bersani vince nel Lazio.
Il leader 5 Stelle: “Noi primo partito, faranno un governo Pd-Pdl”
Centro di Monti appena sopra il 10%. Ingroia, niente Parlamento.
Boom dei Cinque Stelle e Montecitorio al centrosinistra per un soffio.
L’affluenza crolla ai minimi storici: alle urne solo tre elettori su quattro.
L’affluenza crolla ai minimi storici: alle urne solo tre elettori su quattro.
+ Val Susa grillina: i No Tav lanciano i Cinque Stelle andrea rossi, maurizio tropeano
big data Su Internet i picchi del Cavaliere e le costanti di Bersani e Monti gianni riotta
da Il Giornale.it
Silvio highlander
da Il Giornale.it
Silvio highlander
La sinistra avanti al Senato, ma il Cav ha un seggio in più. Alla Camera Pd e Sel vincono di un soffio su Pdl e Lega Nord. Boom del M5S: a Montecitorio è il primo partito. Flop di Monti. Cancellato Fini. Fuori dal parlamento Ingroia e Di Pietro
La sinistra avanti al Senato, ma il Cav ha un seggio in più. Alla Camera Pd e Sel vincono di un soffio su Pdl e Lega Nord. Boom del M5S: a Montecitorio è il primo partito. Flop di Monti. Cancellato Fini. Fuori dal parlamento Ingroia e Di Pietro
di Sergio Rame
Affluenza al 75,01%, in calo di circa 6 punti rispetto al 2008. Alla Camera vince il centrosinistra, ma i grillino sono il primo partito con il 25,54%. Al Senato non c'è maggioranza: il centrodestra ha un seggio in più dell'asse Pd-Sel. Consulta i risultati regione
dal Giornale di Sicilia.it
Alla Camera il Pd avanti di un soffio
dal Giornale di Sicilia.it
Alla Camera il Pd avanti di un soffio
Caos al Senato: non c'è maggioranza
Grillo è il primo partito in Sicilia
Boom di Grillo, rimonta di Berlusconi, centrosinistra avanti nelle percentuali e con in mano la golden share del premio di maggioranza a Montecitorio, anche se al fotofinish: molti si dicono vincitori di queste elezioni ma il primo partito è quasi ovunque il Movimento Cinque Stelle che ha terremotato il quadro politico
Il centrosinistra davanti sia alla Camera che al Senato. Ma nelle regioni decisive per Palazzo Madama vince il Pdl: Lombardia, Sicilia e Veneto.
DOCUMENTO AFFLUENZA CAMERA SICILIA 1 / DOCUMENTO AFFLUENZA CAMERA SICILIA 2
FOTOGRAFA LA SCHEDA ELETTORALE COL CELLULARE, DENUNCIATO NISSENO /
SIRACUSA, TENTANO DI FORZARE LA PORTA DEL SEGGIO: DUE DENUNCE /
AULE AL FREDDO A PALERMO, BOOM DI SEGNALAZIONI
domenica 24 febbraio 2013
POLITICA / giustizia - Lombardia: emergenza corruzione
24 febbraio '13 - domenica 24th February / Sunday visioni post - 8
Lombardia peggio di tangentopoli
La Corte dei Conti: corruzione sconcertante, combattiamo
una guerra asimmetrica. L'allarme è del procuratore Antonio
Caruso che afferma: il sistema in Lombardia è distorto dalle
tangenti.
(da la Repubblica - 22/02/2013 - Sandro De Riccardis)
Milano - Peggio di Tangentopoli. Con "la piaga della corruzione, ben più grave
rispetto a 20 anni fa, che si è annidata nel profondo tessuto sociale e costituisce
un'intollerabile distorsione del sistema". Una situazione "sconcertante", dice il pro-
curatore lombardo della Corte dei Conti Antonio Caruso che, all'inaugurazione
dell'anno giudiziario, ripercorre gli scandali che hanno macchiato la vita pubblica
in Lombardia. Tra Comuni che chiedono di violare il patto di stabilità ma conti-
nuano a elargire generose consulenze e finanziamenti a pioggia, appalti e piani
regolatori irregolari, corruzioni e pubblici finanziari infedeli..
Un viaggio negli orrori della pubblica amministrazione lombarda, che significa
11,6 milioni di euro di pregiudizi erariali per i quali è stata esercitata lo scorso
anno l'azione contabile. Per Caruso, "gli illeciti contro la pubblica amministra-
zione sono divenuti quasi una costante, alcuni anche collegati al crimine orga-
nizzato". - L'azione dei giudici ha portato, nel 2012, a un'impennata di vertenze
in ogni settore del pubblico: quelle sui bilanci comunali (da 8 a 63) e sulle con-
sulenze (da 34 a 65), così come i procedimenti per gli illeciti dei funzionari pub-
blici (da 74 a 189) e quelli per violazioni urbanistiche (da 17 a 27).
Il primato spetta a corruzione e concussione,.per i quali ci sono stati atti di cita-
zioni pari a un milione e 800 mila euro. "Una mercificazione del bene pubblico"
che la Corte deve affrontare con appena 6 magistrati per tutta la Lombardia.
"Combattiamo una guerra asimmetrica", ga detto Caruso. Anche per il 2013,
l'attività non manca. Istrutorie sono in corso sui più grossi casi di cattiva ge-
stione di soldi pubblici: dal carck del San Raffaele fino allo scandalo della
clinica Maugeri che ha coinvolto il governatore Roberto Formigoni.
LE CIFRE
Il danno totale
La Corte dei Conti ha chiesto oltre 11,5 milioni di euro, lo scorso
anno, agli enti pubblici per danno erariale e danno d'immagine.
I soggetti coinvolti sono stati 191 per 86 citazioni.
Le consulenze
I contratti a professionisti firmati dagli enti pubblici su cui hanno
indagato i giudici contabili nel 2012 sono passati da 34 a 65, per
un importo globale pari a oltre 570mila euro.
Le assunzioni
Una delle principali voci di danno è quella relativa alla gestione
del personale, che lo scorso anno ha portato a un totale di 1,86
milioni di euro di richieste di risarcimento da aprte della Corte.
Sanità e "mal practice"
Aumentano i casi in ambito sanitario di richieste di risarcimento
per danno cagionato alle aziende ospedaliere per diagnosi e in-
terventi errati da parte del loro personale medico.
Lucianone
Lombardia peggio di tangentopoli
La Corte dei Conti: corruzione sconcertante, combattiamo
una guerra asimmetrica. L'allarme è del procuratore Antonio
Caruso che afferma: il sistema in Lombardia è distorto dalle
tangenti.
(da la Repubblica - 22/02/2013 - Sandro De Riccardis)
Milano - Peggio di Tangentopoli. Con "la piaga della corruzione, ben più grave
rispetto a 20 anni fa, che si è annidata nel profondo tessuto sociale e costituisce
un'intollerabile distorsione del sistema". Una situazione "sconcertante", dice il pro-
curatore lombardo della Corte dei Conti Antonio Caruso che, all'inaugurazione
dell'anno giudiziario, ripercorre gli scandali che hanno macchiato la vita pubblica
in Lombardia. Tra Comuni che chiedono di violare il patto di stabilità ma conti-
nuano a elargire generose consulenze e finanziamenti a pioggia, appalti e piani
regolatori irregolari, corruzioni e pubblici finanziari infedeli..
Un viaggio negli orrori della pubblica amministrazione lombarda, che significa
11,6 milioni di euro di pregiudizi erariali per i quali è stata esercitata lo scorso
anno l'azione contabile. Per Caruso, "gli illeciti contro la pubblica amministra-
zione sono divenuti quasi una costante, alcuni anche collegati al crimine orga-
nizzato". - L'azione dei giudici ha portato, nel 2012, a un'impennata di vertenze
in ogni settore del pubblico: quelle sui bilanci comunali (da 8 a 63) e sulle con-
sulenze (da 34 a 65), così come i procedimenti per gli illeciti dei funzionari pub-
blici (da 74 a 189) e quelli per violazioni urbanistiche (da 17 a 27).
Il primato spetta a corruzione e concussione,.per i quali ci sono stati atti di cita-
zioni pari a un milione e 800 mila euro. "Una mercificazione del bene pubblico"
che la Corte deve affrontare con appena 6 magistrati per tutta la Lombardia.
"Combattiamo una guerra asimmetrica", ga detto Caruso. Anche per il 2013,
l'attività non manca. Istrutorie sono in corso sui più grossi casi di cattiva ge-
stione di soldi pubblici: dal carck del San Raffaele fino allo scandalo della
clinica Maugeri che ha coinvolto il governatore Roberto Formigoni.
LE CIFRE
Il danno totale
La Corte dei Conti ha chiesto oltre 11,5 milioni di euro, lo scorso
anno, agli enti pubblici per danno erariale e danno d'immagine.
I soggetti coinvolti sono stati 191 per 86 citazioni.
Le consulenze
I contratti a professionisti firmati dagli enti pubblici su cui hanno
indagato i giudici contabili nel 2012 sono passati da 34 a 65, per
un importo globale pari a oltre 570mila euro.
Le assunzioni
Una delle principali voci di danno è quella relativa alla gestione
del personale, che lo scorso anno ha portato a un totale di 1,86
milioni di euro di richieste di risarcimento da aprte della Corte.
Sanità e "mal practice"
Aumentano i casi in ambito sanitario di richieste di risarcimento
per danno cagionato alle aziende ospedaliere per diagnosi e in-
terventi errati da parte del loro personale medico.
Lucianone
sabato 23 febbraio 2013
Sport - calcio / Serie B - 27^ giornata 2012/13
23 febbraio '13 - sabato 23rd February / Saturday
Risultati delle partite
Juve Stabia - Grosseto 2 - 1
Cittadella - Novara 0 - 2
Spezia - Livorno 0 - 6
Crotone - Ternana 0 - 1
Empoli - Padova 1 - 1
Lanciano - Reggina 3 - 1
Pro Vercelli - Bari 2 - 1
Verona - Varese 2 - 0
Vicenza - Sassuolo 0 - 1
Cesena - Ascoli domenica 24/02/'13
Modena - Brescia lunedì 25/02/'13
Lucianone
Risultati delle partite
Juve Stabia - Grosseto 2 - 1
Cittadella - Novara 0 - 2
Spezia - Livorno 0 - 6
Crotone - Ternana 0 - 1
Empoli - Padova 1 - 1
Lanciano - Reggina 3 - 1
Pro Vercelli - Bari 2 - 1
Verona - Varese 2 - 0
Vicenza - Sassuolo 0 - 1
Cesena - Ascoli domenica 24/02/'13
Modena - Brescia lunedì 25/02/'13
Lucianone
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