23 settembre 2012 - domenica 23rd September / Sundayvisioni post- 10
Inter, S. Siro resta stregato Colpo del Siena: è 0-2
I nerazzurri perdono ancora davanti al proprio pubblico. Decisive nella ripresa le reti di Vergassola e Valiani. La squadra di Stramaccioni ci ha provato più volte con Sneijder, Ranocchia e Cambiasso.
Galliani: "Allegri non rischia. Gode della nostra fiducia"
L'a.d. conferma l'allenatore rossonero nonostante il nuovo k.o. a Udine. Il tecnico: "Anche oggi la squadra ha subito una sconfitta giocando una buona partita. Ci riprenderemo".
Milan e Inter affondano: i rossoneri a Udine (2-1) e i nerazzurri in casa (2-0) con il Siena Per il Napoli Catania resta un tabù: 0-0 Nonostante l'espulsione di Alvarez dopo 2', la squadra di Mazzarri crea poco De Sanctis decisivo e palo di Gomez nel finale. Gli azzurri non hanno mai vinto al "Massimino"
23 settembre 2012 - domenica 23rd September / Sundayvisioni post- 10
Sassuolo a forza cinque - Livorno k.o., colpo Varese
Quinta giornata di B: emiliani imbattuti a Spezia, i toscani cadono a Modena. Prime vittorie di Padova e Cesena, Grosseto ancora solitario in coda
Il Sassuolo fa sul serio e lo dimostra con il quinto successo consecutivo nelle prime cinque giornate di Serie B. A far strada, stavolta, è lo Spezia mentre il Modena frena la corsa del Livorno. Assieme ai primi successi di Cesena e Padova, brilla ancora una volta il Varese che batte in trasferta la Juve Stabia e sale al secondo posto in classifica. Solo pari per il Grosseto che resta solitario in coda.
Foto di copertina
L'esultanza del Sassuolo a Spezia
Risultati delle partite di sabato 22/09/'12
Varese batte Juve Stabia 2 - 1 Braglia è costretto a seguire la sfida lontano dalla panchina, dopo la conferma della squalifica di due turni nonostante il ricorso. Il Varese dimentica subito la beffa subita in casa con il Bari gettando nello sconforto una Juve Stabia neanche lontana parente della squadra rivelazione della cadetteria della scorsa stagione. I gialloblù locali si illudono passando momentaneamente in vantaggio con un rigore di Bruno ma poi, complici colpevoli errori difensivi, si aprono come una scatoletta di fronte alle ripartenze degli uomini di Castori. Pallino del gioco subito tra i piedi del Varese che chiude in area la Juve Stabia con un possesso palla sterile che non produce occasioni degne di questo nome. Dopo il quarto d'ora sono i gialloblù locali guidati in panchina da Isetto (sostituto dello squalificato Braglia) a far capolino con una incursione di Improta dalle parti di Bressan, ben contrata dalla difesa. Gli stabiesi passano in vantaggio al 22' grazie ad un calcio di rigore concesso per una spinta di Grilli ai danni di Baldanzeddu: sul dischetto si presenta Sasà Bruno che, senza rincorsa, spiazza Bressan mettendo a segno il suo primo sigillo stagionale. Neanche il tempo di esultare e il Varese agguanta il pari, dopo appena due giri di lancette, con un siluro di sinistro di Ebagua lesto a profittare di una distrazione di Scognamiglio. Dagli spogliatoi sbuca una Juve Stabia apparentemente più determinata che, trascinata dal nuovo entrato Erpen, guadagna la supremazia a centrocampo imitando però il Varese di inizio primo tempo in quanto a pericolosità offensiva. E sono proprio i lombardi di Castori, al 29' st, a passare a sorpresa in vantaggio con una conclusione dal limite del nuovo entrato Momentè, favorito da un errore in disimpegno di Dicuonzo.La Juve Stabia tenta di reagire ma non riesce a creare nulla più di qualche mischia su palla inattiva uscendo tra i fischi. (Giampaolo Esposito - da la Gazzetta dello Sport.it)
Spezia-Sassuolo 0-2 — Manca Pavoletti fra i titolari, ma non ci sono problemi per il Sassuolo che a La Spezia continua la sua marcia a punteggio pieno in testa al campionato. Il gol di Missiroli nel primo tempo apre la strada, quello di Troianiello nella ripresa è la conferma di uno Spezia spesso poco lucido, che subisce il secondo stop consecutivo dopo quello di Ascoli. Merito comunque ai più quadrati emiliani, fin troppo bravi ad impostare, ma anche a contenere. E senza dimenticare le ripartenze, con Missiroli e Catellani protagonisti assoluti. Certo, la concentrazione gioca brutti scherzi agli spezzini, in campo con gli esordienti in B, Piccini e Lollo. Perfetta l'azione dello 0-1 al 30': cross di Longhi dalla sinistra, Boakye protegge il pallone e cede indietro a Missiroli che, con un calibrato piatto destro, la mette nell'angolo alla sinistra di Russo. Due minuti dopo si vedono anche i padroni di casa: sul corner di Di Gennaro, testa di Sansovini e Longhi, sistemato sulla riga, allontana. La ripresa inizia, con lo stesso film del primo tempo: passano solo 2' e Troianiello raddoppia, su assist di Chibsah, finalizzando un'azione innescata da un errore di Bovo. Lo Spezia prova a rialzarsi ed è pericoloso con Lollo all'11', Bovo al 15' e Okaka, che colpisce il palo, al 18', anche se un minuto prima Boakye, da un passo rischia il tris, mandando sul fondo di un nulla. (Marco Magi)
Modena-Livorno 1-0 — Cade per la prima volta il Livorno che lascia la testa della classifica, raggiunto al secondo posto dal Varese a quota 12. La sconfitta dei labronici coincide con la prima vittoria casalinga del Modena che si accoda al gruppo delle migliori nonostante i 2 punti di penalità. Il gol partita lo firma Ardemagni, una zampata vincente del bomber di casa al 2' della ripresa sulla quale la squadra di Marcolin ha costruito un successo importante. Con Lazarevic e Gulan titolari per la prima volta, il Modena si propone con il solito 3-4-3 anche se Nardini e lo stesso Gulan sono spesso costretti ad arretrare per opporsi al tridente livornese. Al 14' la prima palla gol per i padroni di casa con Lazarevic che al termine di una azione corale, indirizza la palla sulla parte alta della traversa. Il Livorno stenta a reagire, anche perchè la difesa di casa concede pochissimo. Nella ripresa il vantaggio del Modena, ci prova Pagano da fuori, ma la palla gol la costruisce il Livorno con Salviato che calcia a colpo sicuro, Colombi si salva quasi di instinto di piede. Il Modena si affida ai contropiedi di Lazarevic per mettere al sicuro il risultato, ma è nel recupero che il Livorno si rende nuovamente pericoloso, ma ancora una volta Colombi al 47' alza sopra la traversa la palla calciata dalla media distanza da Paulinho. (Paolo Reggianini)
22 settembre 2012 - sabato 22nd September / Saturdayvisione post- 18
L'ultima opera-libro di Salman Rushdie è "Joseph Anton", uscita il 18 settembre '12 per Mondadori. In essa l'autore rievoca in terza persona la giornata in cui, il 14 febbraio 1989, apprese della fatwa emessa nei suoi confronti. Il brano che segue è un estratto dal libro di Rushdie. Pseudonimo - Joseph Alton è la falsa identità adottata da Rushdie negli anni della vita clandestina. E' ricavata dai nomi di Conrad e Cechov.
"Condannato a morte": così una fatwa ha cambiato la mia vita
(da 'la Repubblica' - martedì 18 settembre 2012) diSalman Rushdie Tempo dopo, quando ormai il mondo gli stava esplodendo attorno e i corvi assassini si ammassavano sulle sbarre del castello nei giardinetti della scuola, se la prese con se stesso per essersi dimenticato il nome di quella giornalista della Bbc che gli aveva annunciato la fine della sua vecchia vita e l'inizio di una nuova oscura esistenza. Lo aveva chiamato direttamente a casa, senza spiegare come avesse avuto il nume- ro. "Come ci si sente" gli aveva chiesto "a sapere di essere appena stati condannati a morte dall'ayatollah Khomeini?". Era un bel mattino di sole, quel giorno a Londra, ma la domanda fece di colpo calare il buio. "Per niente bene", aveva risposto, senza rendersi perfettamente conto di cosa stesse dicendo. Gli passò pr la testa un pensie- ro: "Son un uomo morto". Si chiese quanti giorni gli restassero da vivere, e pensò che probabilmente li avrebbe potuti contare sulle dita di una mano. Riattaccò, si pre- cipitò fuori dal suo studio in cima alla stretta casetta a schiera nel borgo di Islington dove abitava, e corse giù per le scale. Con un gesto assurdo, bloccò le imposte delle finestre del soggiorno, poi chiuse a chiave l'ingresso.
Era San Valentino, ma anche quel giorno non erano mancati gli screzi con sua moglie, la scrittrice americana Marianne Wiggins. Sei giorni prima gli aveva comunicato quanto il loro matrimonio la rendesse infelice, dicendo che " non si sentiva più bene al suo fianco", benchè fossero sposati da appena un anno, e anche lui ormai sapeva che era stato un errore. - Adesso era lì, a fissarlo, mentre lui si aggirava nervosamente per casa, tirava le tende e controllava i fermi delle finestre, il corpo elettrizzato dalla notizia come se avesse preso la scossa. Dovette spiegarle cosa stava succedendo. Lei reagì bene, e cominciò a riflettere sul da farsi. Usò il termine "noi". Un atto di coraggio. Un'auto inviata dalla Cbs giunse davanti a casa. Lui aveva un appuntamento alla Bowater House di Knightsbridge , la sede londinese dell'emittente ameri- cana., per partecipare in diretta alla trasmissione del mattino, in collegamen- to via satellite. "E' meglio che vada " disse. "E' in diretta, non è che posso semplicemente non farmi vivo". Più tardi nella mattinata si sarebbe celebra- to il servizio funebre del suo amico Bruce Chatwin nella chiesa ortodossa di Moscow Road, a Bayswater. Non erano passati nemmeno 2 anni da quando avevano festeggiato insieme i suoi 40 anni a Homer End, la casa che Bruce aveva nell'Oxfordshire. Ora Bruce era morto di Aids, , e la morte stava bus- sando anche alla sua porta. "E il funerale?" chiese sua moglie. Non seppe cosa risponderle. Riaprì la porta d'ingresso, uscì, salì in macchina e si allon- tanò. Lasciò l'abitazione dove aveva vissuto nei 5 anni precedenti senza che quel congedo fosse carico di alcun significato particolare; non sapeva che non vi sarebbe più tornato per 3 anni, e che a quel punto non sarebbe più stata casa sua. Agli uffici della Cbs si accorse di essere diventato la notizia del giorno. In redazione e sui vari monitor tutti stavano già pronunciando la parola che presto gli sarebbe stata incatenata al piede come una palla di ferro. la uti- lizzavano come un sinonimo di 'pena di morte' e lui, pignolo, voleva pun- tualizzare che in realtà voleva dire ben altro. Ma a partire da quel giorno il suo significato sarebbe stato quello per la maggior parte delle persone in tutto il mondo. E anche per lui. "FATWA". "Informo il fiero popolo musulmano del mondo che nei confronti dell'autore dei Versi satanici, che è contro l'Islam, il Profeta e il Corano, e nei confronti di tutte le persone coinvolte nella pubblicazione del libro che ne conoscevano il contenuto è proclamata la condanna a morte. Chiedo a tutti i musulmani di giustiziarli ovunque si trovino". Mentre lo scortavano verso lo studio televi- sivo per l'intervista, qualcuno gli diede una stampata del testo. Il suo vecchio sè provò l'impulso di puntualizzare ancora, in questo caso a proposito del ter- mine "condanna". Era una sentenza pronunciata da una corte che non ricono- sceva, e che non aveva nessuna giurisdizione su di lui. Si trattava dell'editto di un uomo in là con gli anni, crudele e morente. Ma sapeva anche che le abi- tudini di quel suo vecchio sè erano ormai inutili. Ora aveva un nuovo sè. Era l'uomo nell'occhio del , non più il "Salman" che i suoi amici conoscevano, ma il " Rushdie", autore dei Versi satanici, un titolo sottilmente distorto dall'o- missione dell'articolo iniziale. I versi satanici era un romanzo, Versi satanici, invece, dei versi che erano satanici, e lui ne era il satanico autore, "Satan Rushdie" la creatura cornuta sui cartelli dei manifesti innalzati lungo le stra- de di una città lontana, l'uomo impiccato con la rosss lingua sporgente che compariva nei loro rudimentali disegni. "Impiccate Satan Rushdy". Con che facilità si cancellava il passato di un uomo e se ne costruiva una nuova, tra- volgente versione contro cui sembrava impossibile lottare. Re Carlo I aveva negato la legittimità della condanna che pendeva sul suo capo. Ciò non ave- va impedito a Cromwell di decapitarlo. E lui non era un re. Era l'autore di un libro.
Osservò un giornalista che lo stava fissando e si chiese se fosse quello il
modo in cui la gente guardava chi viene portato alla forca, alla sedia elet- trica, alla ghigliottina. - Un corrispondente straniero si avvicinò con fare amichevole. Lui gli chiese cosa pensasse di ciò che aveva detto Khomeini. Avrebbe dovuto prendere la cosa sul serio? Riteneva si trattasse più che altro di una provocazione plateale e retorica o di qualcosa di realmente pe- ricoloso? - "Oh, non si preoccupi troppo" rispose il giornalista, "Khomei- ni condanna a morte il presidente degli Stati Uniti ogni venerdì pomeriggio". In diretta, quando gli fu chiesto di replicare a quella minaccia, disse: "Vor- rei aver scritto un libro più critico". Fu orgoglioso di quell'affermazione, lo fu allora e lo restò sempre. Era la verità. Non credeva che il suo romanzo fosse particolarmente critico nei confronti dell'islam, ma, come disse alla televisione americana quella mattina, qualche critica non poteva che fare bene a una religione i cui capi si comportavano in quella maniera. Terminata l'intervista, gli comunicarono che sua moglie aveva chiamato. Telefonò a casa. "Non tornare qui", disse lei. "Ci sono duecento giorna- listi sul marciapiede che ti aspettano". "Allora andrò in agenzia", rispose. "Fai una valigia e raggiungimi lì". La Wylie, Aitken & Stone, la sua agenzia letteraria, aveva gli uffici in un palazzo con decorazioni di stucco bianco sulla Fernshaw Road, a Chelsea. Davanti all'ingresso non si era accampato nessun giornalista . evidente- mente la stampa mondiale aveva ritenuto inverosimile che andasse a tro- vare il suo agente in un giorno come quello - ma quando entrò tutti i tele- foni dell'edificio stavano squillando contemporaneamente, e ogni chiamata riguardava lui. Gillon Aitken, il suo agente letterario per l'Inghilterra, lo guardò sbigottito. Era al telefono con Keith Vaz, il parlamentare anglo-in- diano rappresentante della circoscrizione di Leicester East. Coprì la cor- netta con la mano e sussurrò: "Ci vuoi parlare?". Al telefono Vaz disse che quanto era successo era "esecrabile, assolutamente esecrabile", e gli promise il suo "totale appoggio". Poche settimane dopo, quello stesso par- lamentare sarebbe stato tra i principali oratori in una manifestazione con- tro "I versi satanici", a cui parteciparono più di tremila musulmani, e avrebbe definito quella protesta "un grande giorno per la storia dell'Islam e della Gran Bretagna". Lui si accorse di non essere in grado di pensare al futuro, di non avere nes- suna idea di quale forma avrebbe preso la sua vita, assolutamente incapace di fare progetti. (Traduzione di Lorenzo Flabbi)
22 settembre 2012 - sabato 22nd September / Saturdayvisioni post - 15 In vista delle elezioni di novembre, il 6 per l'esattezza, che si terranno negli Usa per eleggere il Presidente americano che si insedierà alla Casa Bianca, nella capitale Washington DC, raccoglierò del materiale che riverserò in parte sul mio blog, per capire un pò meglio l'evoluzione di questa America ancora in crisi e che tenterà, con il nuovo Presidente, di uscirne alme- no in parte. Inizio con un articolo del famoso economista Stiglitz. - Lucianone - "L' occasione mancata di Romney" (da 'la Repubblica' - giovedì 6 settembre 2012) di Joseph E. Stiglitz Nella campagna elettorale per la presidenza americana, le tasse sul reddito di Mitt Romney sono diventate una questione di grande rilevanza. Si tratta di una delle meschinità della politica o di qualcosa di veramente importante? In realtà, la faccenda è molto importante, e non soltanto per gli americani. Tra i temi al centro del dibattito politico in corso negli Stati Uniti ci sono il ruolo dello Stato l'esigenza di un'azione collettiva. In un'economia moderna il settore privato, ancorchè indispensabile, da solo non può garantirne il successo. La crisi finanziaria iniziata nel 2008, per esempio, ha dimostrato quanto sia indispensabi- le una regolamentazione adeguata. Oltre che su una regolamentazione efficiente (che miri tra le altre cose a garantire un'equa compagine per la concorrenza) , le economie si basano sull'innovazione tecnologica, che a sua volta presuppone una ricerca di base finanziata dal governo. Ecco: questo è un esempio di bene pubblico, ciò di cui tutti noi beneficiamo, ma che si rivelerebbe inadeguato (o verrebbe meno del tutto) qualora dovessimo dipendere dal settore privato. I politici conservatori statunitensi sottovalutano l'importanza di un'istruzione pub- blica, fornita dallo stato, come pure della tecnologia e di infrastrutture pubbliche. Le economie nelle quali è il governo ad assicurare questi beni pubblici hanno un trend di gran lunga migliore di quelle dove ciò non accade. - I beni pubblici, però, implicano una spesa d è imperativo che ciascuno paghi la propria giusta parte. Se anche esistono divergenze in merito a ciò che comporta pagare la propria parte, è fuor di dubbio che, se coloro che si trovano al vertice della piramide contributiva versnao il 15 per cento del loro reddito dichiarato (è difficile che i capitali ammas- sati in paradisi fiscali come le isole Cayman siano notificati alle autorità statuni- tensi), di fatto non stanno pagando la loro giusta parte.
Secondo un antico detto, , il pesce puzza sempre dalla testa. Se i presidenti e la cerchia dei loro intimi non pagano la loro giusta parte di tasse, come si può pensare che lo facciano tutti? E nel caso in cui non lo facesse nessuno, come si può sperare di finanziare i beni pubblici dei quali abbiamo bisogno? Nel pagamento delle tasse, le democrazie fanno affidamento sulla fiducia e sullo spirito di collaborazione. Se ogni singolo individuo dedicasse la stessa energia e le stesse risorse dei più abbienti a cercare di evitare il pagamento della propria giusta parte di tasse, il sistema fiscale crollerebbe o dovrebbe essere rimpiazzato da uno schema di contribuzione molto più invadente e coercitivo. Entrambe queste alternative sono però spiacevoli. Più in generale, un'economia di mercato non potrebbe funzionare se ogni convenzione dovesse essere fatta rispettare con un'azione legale. La fiducia e lo spirito di collaborazione, invece, sono in grado di sopravvivere soltanto a patto che prevalga il concetto che tale sistema è equo. Una ricerca di recen- te ha indicato che credere che il sistema economico sia iniquo nuoce sia alla collaborazione sia ai sacrifici. Malgrado ciò, sempre più americani stanno giungendo alla conclusione che il loro sistema economico sia davvero iniquo; e il sistema fiscale è emblematico di questa crescente percezione di ingiustizia. L'investitore miliardario Warren Buffett sostiene di dover pagare soltanto le tasse dovute, ma afferma che c'è qualcosa di essenzialmente sbagliato in un sistema che tassa il suo reddito con un'aliquota inferiore rispetto a quella che la sua stessa segretaria è tenuta a pagare. E ha ragione. Romney potrebbe essere perdonato, qualora sposasse questa stessa opinione. Anzi, la situazione potrebbe addirittura ribaltarsi e trasformarsi in una sor- ta di svolta "Nixon-in-Cina": un agiato politico ai vertici del potere che caldeggia un maggiore prelievo fiscale per i più ricchi potrebbe anche cam- biare il corso della storia. - Ma Romney ha scelto di non comportarsi così. Evidentemente, Romney non riconosce che un sistema che tassa più il la- voro della speculazione possa distorcere l'economia. In realtà, una buona parte dei soldi che affluiscono nelle casse dei cittadini più facoltosi è co- stituita da quelle che gli economisti chiamano rendite, che non derivano dall'aver ampliato le dimensioni della "torta economica", bensì dalla ca- pacità di arraffare la fetta più grossa della torta che già c'è. Tra coloro che sono al top oggi c'è un numero abnorme di monopolisti che accrescono il proprio reddito riducendo la produzione e dedicandosi a pra- tiche anticompetitive; amministratori delegati che approfittano delle lacu- ne normative previste per la 'governance' aziendale per appropriarsi della maggior parte degli utili aziendali, lasciandone ai lavoratori soltanto una minima parte; e banchieri che si sono impegnati nel prestito predatorio e in pratiche sleali conle carte di credito, prendendo spesso di mira i nuclei familiari indigenti o del ceto medio. - Non è un caso, forse, se la frenesia per le rendite e l'ineguaglianza sono aumentate nel momento stesso in cui le aliquote più alte dei prelievi fiscali scendevano, le normative erano svuotate di contenuto e le regole esistenti erano applicate con minore de- terminazione: sono aumentati l'opportunità e gli introiti derivanti dalla ricerca di rendita.
Oggi quasi tutti i Paesi avanzati sono afflitti dalla carenza di domanda aggregata, che innesca una disoccupazione maggiore, salati più bassi, più gravi ineguaglianze e, a chiusura del circolo vizioso, una contrazio- ne dei consumi. - Ormai, si ammette comunemente l'esistenza di un rapporto tra ineguaglianza da un lato e instabilità e debolezza dell'eco- nomia dall'altro. Esiste però anche un altro circolo vizioso: l'ineguaglianza economica si traduce in ineguaglianza politica, che a sua volta va a rafforzare la prima, anche grazie a un sistema fiscale che consente a individui come Romney - che sostiene di essere stato soggetto negli ultimi 10 anni a un'aliquota di prelievo fiscale di "almeno" il 13 per cento - di non pagare la loro giusta parte. L'ineguaglianza economica che ne deriva - frutto tanto della politi- ca quanto delle forze di mercato - contribyuisce all'odierna debolezza eco- nomica complessiva. Può anche darsi che Romney non sia un evasore fiscale: soltanto un'appro- fondita inchiesta del fisco degli Stati Uniti ( US Internal Revenue Service) potrebbe accertarlo. Tenendo conto però che negli Usa l'aliquota fiscale marginale sul reddito è del 35 per cento, Romney di sicuro è un elusore fi- scale su grande scala. E, naturalmente il problema non è solo Romney: è chiaro che il livello col quale egli elude le tasse rende difficile finanziare quei beni pubblici senza i quali un'economia moderna non può prospera- re. - Ancora più cruciale, però, è che un'elusione fiscale della portata di quella di Romney mina la fiducia nella indispensabile equità del sistema. E di conseguenza indebolisce i legami che mantengono coesa una società. (traduzione di Anna Bissanti - Project Syndicate, 2012)
21 settembre 2012 - venerdì 21st September / Fridayvisioni post - 11
In Parlamento deputati arroccati sui loro privilegi e i tagli sono solo per tutti gli altri... cittadini normali
Non c'è soltanto il taglio dei parlamentari avviato a un rinvio sine die, cioè, in concreto, affidato al buon cuore dei parlamentari che saranno eletti (in numero uguale a quello vigente, beninteso) l'anno prossimo. Dopo che Pdl e Lega hanno inserito nella riforma costituzionale pre- sidenzialismo e federalismo, il progetto si è arenato a Montecitorio, senza che il Pd si sia finora fatto avanti per chiedere lo stralcio delle sole norme che ridurrebbero di un quinto il numero di deputati e se- natori. Un destino simile corre il rischio di trovare anche la diminu- zione dei consiglieri regionali nelle regioni a statuto speciale, anzi, nemmeno in tutte. Per ora si è fermi al primo dei 4 appuntamneti costituzionalmente previsti: per diminuire il numero dei consiglieri regionali (che in Si- cilia si chiamano deputati regionali) bisogna, infatti, modificare i relativi statuti, e quindi ottenere una duplice approvazione da par te delle camere. Al Senato è stata approvata , lo scorso 18 aprile, la proposta di leg- ge costituzionale che fa salire da 20mila a 25mila il numero degli abitanti necessario per computare un seggio consiliare in Friuli- Venezia Giulia. Essa giace alla commissione Affari costituzionali di Montecitorio. Esattamente nelle stesse condizioni si trova il di- segna di legge costituzionale mirante ad abbassare da 90 a 70 il numero dei deputati dell'assemblea regionale siciliana. Identica, infine, è la condizione del terzo progetto, che abbassa a 60 gli o- dierni 80 consiglieri regionali della Sardegna. Da notare che tut- t'è tre i disegni di legge provengono dai rispettivi consigli regio- nali. La Sicilia, chiamata alle urne il prossimo 28 ottobre, ovvia- mente rieleggerà i 90 deputati regionali come da statuto, in vigo- re da quando ancora c'era il Regno d'Italia. La cifra non ha eguale in alcun'altra regione. Anche il numero dei consiglieri nelle altre regioni (bisognerebbe comprendervi anche Valle d'Aosta e Tren-tino Alto Adige, non toccate dalle proposte ferme alla Camera) risulta spropositato rispeto ai seggi assegnati dalla legge nazionale, almeno prima che la de- voluzione del numero dei consiglieri alle singole regioni com- portasse scontati incrementi. Qualche segnale è giunto dal Pd, per sollecitare la calendariz zazione dei provvedimenti, ma non pare ci sia un diffuso entu- siasmo per approvare celermente le tre leggi. E va ricordato che dopo il voto favorevole della Camera debbono passare 3 mesi per la successiva approvazione. Se, quindi, anche otto- bre dovesse trascorrere senza che l'aula di Montecitorio provveda, si potrebbe dire addio al taglio dei consiglieri in 3 regioni a statuto speciale. sarebbe un altro, l'ennesimo, argo- mento a favore di chi contesta la casta e predica l'antipolitica.
(da 'ItaliaOggi' di 18 sett. 2012 - Primo piano / di Cesare Maffi)
21 settembre 2012 - venerdì 21st September / Fridayvisualizzazioni totali - 32.731
Contestatore italiano nelle Università Usa: per insegnare la rivolta In Italia si era opposto alla riforma Gelmini che fu approvata
Milano, capitale arancione, città simbolo delle magnifiche sorti e progressive della sinistra italiana, ora insegna all'America. Il Paese che ha inventato 'Occupy Wall Street' e gli 'indignados' di Zuccotti Park riceverà infatti "lezioni di protesta" da Piero Graglia, ricercatore di Scienze politiche alla statale di Milano e leader della Rete 29 aprile, l'organizzazione che, due anni fa, si oppose più strenuamente alla riforma universitaria dell'allora ministyro Pdl, Mariastella Gelmini. - La cronaca milanese di 'Repubblica' ne ha dato notizia, estasiata, domenica scorsa de- dicando al fatto più spazio, in prima pagina, di quanto ne abbia avuto il dibattito fra il governatore Roberto Formigoni e la Lega sulla macroregione del Nord che il primo vorrebbe realizzare. Graglia, udite udite, è già alla Georgetown University di Washington in qualità di 'visiting professor' e in quel campus è entrato in contatto "con i precari americani che preparano l'autunno caldo d'oltreoceano", ha spiegato il quotidiano, gonfiando il petto.
Ora,gioverebbe ricordare che, negli Stati Uniti, gli incarichi a tempo sono la norma e la 'tenure track', l'insegnamento a tempo indeterminato, è una rarità offerta a ben pochi e ap- prezzatissimi docenti. Sfumature nell'Italia delle cattedre a vita. "La loro situazione", ha invece detto Graglia, "è così simile a quella dei precari italiani che non ci volevo credere". Superato lo sbigottimento, il professore milanese s'è rimboc- cato le maniche e ha raccontato la mobilitazione italiana contro la riforma, quella dei ricercatori sui tetti per inten- derci, tanto che il primo dicembre esporrà la 'case history' degli anti-Gelmini nostrani in un meeting sindacale: "Racconterò la nostra protesta con filmati e foto", ha as- sicurato. Graglia porterà ai sindacati oltreoceano il know how degli arrabbiatissimi ricercatori italiani per difende- re la causa dei "non tenured", ovvero docenti malpagati che vanno avanti con 3.500 dollari all'anno. Anche se, ha ammesso il combattivo professore, "ci sono differenze tra la nostra protesta e quella che sta partendo qui, soprattutto per la diversa natura del sistema". Per fortuna, ha aggiunto, "alcune idee sono simili, come il rifiuto del modello neoliberista, applicato al mondo u- niversitario". Già, per fortuna, l'internazionale socialista accademica è una sola, a Washington come a Milano. Tremino pure Barack Obama e, nel caso l'avesse vinta alle prossime e- lezioni del 6 novembre, anche il suo sfidante Mitt Romney: sono arrivati gli Italiani a dare una raddrizzata al sistema universitario a stelle e strisce. Col piccolo dettaglio che, poi, la grande protesta antiGel- mini non ha prodotto un fico: la (blanda) riforma tanto contestata fu approvata, con buona pace dei ricercatori della Rete 29 aprile che scesero dai tetti. (da 'ItaliaOggi' - Primo piano / di Goffredo Pistelli)
Ma meno male che organizzazioni come quella della Rete 29 aprile esistono! Democraticamente parlando... (Lucianone)
19 settembre 2012 - mercoledì 19th September / Wednesday v isualizzazioni - 32.618 visioni post - 6
Champions, Londra campo centrale LIVE Juve in casa dei campioni a Stamford Bridge
Seconda serata del primo turno della fase a gironi.
In diretta le otto sfide: impegni interni per Barcellona e Bayern
Seconda serata del primo turno della fase a gironi di Champions: si giocano otto partite. Campo principale Londra, dove la Juve festeggia il ritorno in Europa dopo due anni affrontando icampioni in carica del Chelsea.
Gruppo E Chelsea-Juventus 2-2 (qui la cronaca dettagliata) Shakhtar-Nordsjaelland 2 - 0 (la cronaca) Gruppo F Bayern - Valencia 2 - 1 Lilla-Bate Borisov 1 - 3 (7' Volodko)
Gruppo G Barcellona-Spartak Mosca 3 - 2 (14' Tello) Celtic-Benfica 0-0
Gruppo H Braga-Cluj 0 - 2 Manchester United-Galatasaray 1-0 (7' Carrick)
l6 settembre 2012 - domenica 16th September / Sundayvisioni post- 15 L'Amaca (di Michele Serra - da 'la Repubblica' del 29 agosto '12) L'idea di un'umanità solo vegetariana... ha qualcosa di integralista, e tra l'altro riconduce ai nefasti tabù alimen. tarin che quasi ogni religione adotta. E tuttavia non c'è persona sensibile e informata che non si renda conto del rovinoso dominio che l'Impero della Carne esercita sul pianeta. Quel vero e proprio assimoro che è l'agroindustria (tabula rasa del mondo vegetale per trasformare i campi in mangi- mifici per gli allevamenti intensivi) sarebbe costretta ad arretrare di qualche milione di ettari se il consumo di carne si riducesse. Mangiare meno carne ridarebbe fiato alle bio- diversità, ostacolerebbe la diffusione degli Ogm (che per l'agroindustria sono nati e fuori dall'agroindustria quasi non hanno mercato), aiuterebbe l'agricoltura e i contadini a riacquistare centralità, autodeterminazione, peso econo- mico e politico. La selvaggina (non si adombrino gli anti- caccia) è infinitamente più salubre e più "etica" della car- ne da allevamento intensivo. Piccola bibliografia - "Il dilemma dell'onnivoro" di Michael Pollan e "Se niente importa" di J.S. Foer.
La curiosità Anteprima della canzone di Will.i.am trasmessa dal robot in viaggio su Marte Pasadena - Come annunciato su Twitter, il cantante e componente dei Black Eyed Peas Will.i.am ha pubblica- to ieri sera (martedì 28 agosto 2012 - ndr) il suo nuovo singolo Reach for the stars, tratto dall'album #willpower in uscita a ottobre. D'eccezione il luogo dell'anteprima: il pianeta Marte. Nell'ambito di un progetto educativo della Nasa aperto agli studenti, l'agenzia spaziale ha permesso all'artista di trasmettere il brano direttamente dal rover marziano Curiosity al centro del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena (California).
16 settembre 2012 - domenica 16th September / Sundayvisioni post -17
Milan - Atalanta 0 - 1 Gara perfetta della squadra orobica a San Siro, nell'anticipo del sabato
Grande questa Atalanta. Grande non solo perchè conquista i 3 punti sul campo del Milan, ma perchè fornisce una prestazione da grande squadra che sa difendersi, sa controllare gli avversari, sa chiudere gli spazi a centrocampo, ma, dopo il primo quarto d'ora di soggezione, si libera da ogni preoccupazione ed inizia a giocare quel calcio che in questi ultimi due anni ci sta rega- lando tante soddisfazioni. Quando, al termine di una gara ti risulta difficile trovare il migliore in campo ed è praticamente impossibile indicare il nome di un giocatore sottotono, vuol dire che tutto ha fun- zionato perfettamente. Oggi saranno in molti a evidenziare gli errori del Milan, a criticare le scelte di Allegri, a mette- re sulla croce tanti giocatori rossoneri , ma sarà bene che tutti si ricordino che tutto questo si è verificato perchè i milanisti hanno dovuto affrontare un'Atalanta quasi per- fetta. Non ha vinto per un gol casuale, non ha vinto solo per la prodezza di un giocatore (grande la coclusione vin- cente di Cigarini) ma perchè ha affrontato la gara con la mentalità giusta, della squadra consapevole della sua for- za che in un sol colpo ha cancellato la penalizzazione dei 2 punti, e la preoccupazione di non riuscire più a vincere. Ha saputo ribellarsi anche alla sfortuna per quel palo col- pito da Denis nella prima parte della gara, ha saputo fare deòl portiere Abbiati il miglior giocatore sul fronte avver- sario. - In questa squadra ci sono protagonisti di primo piano che hanno qualità ma sanno anche lottare, ma ci sono anche gli uomini di quantità che, oltre ad esprimer- si su livelli agonistici notevoli, sanno interèpretare la ga- ra con indubbia intelligenza tattica. Ma questa Atalanta è anche guidata da un grande allenatore che le ha dato un gioco, riesce ad assicurarle le motivazioni giuste, sa trovare le soluzioni tattiche per sfruttare al meglio i suoi uomini ed evidenziare le pecche degli avversari. Lo ha fatto a San Siro quando forte del vantaggio se è ben guardato dal potenziare il centrocampo, e non ha mai rinu nciato ad un attaccante prt gestire il risulta- to ma anzi ha cercato di consolidarlo. Era ed è consa- pevole della competitività della sua squadra che ha co- struito in questi due anni sfruttando giocatori di una certa notorietà, ma anche valorizzando chi non aveva alle spalle grandi esperienze positive. Questa Atalanta può farci sognare? Forse sì, ma ora godiamoci l grande impresa di San Siro. (da 'L'Eco di Bergamo' di domenica 16 sett. '12 - di Elio Corbani)
Risultati di domenica 16 - 09 - '12 Chievo - Lazio 1 - 3 Genoa - Juventus 1 - 3 Fiorentina - Catania 1 - 0 Napoli - Parma 3 - 1 Palermo - Cagliari 1 - 1 Pescara - Sampdoria 2 - 3 Roma - Bologna 2 - 3 Siena - Udinese 2 - 2 Torino - Inter 0 - 2
Classifica della serie A
Juventus 9 Lazio 9 Napoli 9 Sampdoria 8 (-1) Inter 6 Fiorentina 6 Roma 4 Catania 4 Torino 3 (-1) Milan 3 Genoa 3 Chievo 3 Parma 3 Bologna 3 Atalanta 2 (-2) Cagliari 2 Udinese 1 Palermo 1 Pescara 0 Siena -4 (-6)
Le migliori tre: Juventus - la grinta di Vucinic fa la differenza Napoli - con la coppia Cavani-Pandev vola in alto Lazio - la luce di Hernanes illumina la vetta Nel posticipo l'Inter si rilancia con Milito e Cassano - Stramaccioni: "Noi provinciali? Sciaquatevi la bocca", ma il Torino esce tra gli applausi - In Roma-Bologna un grande Gilardino infilza Zeman senza pietà - Jovetic-Toni fanno grande la Fiorentina con il Catania Il Palermo impatta col Cagliari e Zamparini cambia con Gasperini.