lunedì 10 dicembre 2018

Musica / amarcord - Festival di Woodstock: quel che resta

10 dicembre '18 - lunedì                     10th December / Monday                   visione post - 16



(da la Repubblica - 1 dicembre '18 - di Ernesto Assante)
Quel che resta di Woodstock
Era il 16 agosto del 1969  quando 500mila persone  si radunarono a Bethel, nei campi della
fattoria di Max Yasgur per dar vita  al più grande festival  della storia del rock, il festival di
Woodstock  Cinquant'anni sono passati da quello che il cinema ha trasformato in un evento
planetario, con un film diretto da Michael  Wardlheig che vinse un Oscar e ha inciso profon-
damente sulla cultura giovanile di quegli anni e degli anni seguenti.
Ma cosa è rimasto oggi di quel leggendario concerto che vide una generazione darsi conve-
gno per tre giorni di pace, amore e musica e provare a mettere in pratica il sogno degli hip-
pies e della controcultura? Se dovessimo guardare superficialmente come è il mondo di og-
gi, sarebbe facile dire che di Woodstock e dei suoi sogni non è rimasto nulla, anzi che la me-
moria collettiva ha sostenzialmente cancellatp quello che fu per molti versi la dimostrazio-
ne che un altro mondo era possibile. Troppo libera, troppo pericolosa dunque per società e
istituzioni, la Woodstock Nation, come la definì uno dei grandi esponenti della controcultu-
ra americana, Abbie Hoffman è oggi null'all'altro che un souvenir  per vecchi fricchettoni
nostalgici? Non esattamente, perchè il seme lanciato - quando centinaia di migliaia di gio-
vani vissero per tre giorni senza polizia, denaro e regole se non quelle che loro stessi aveva-
no stabilito, condividendo tutto, senza alcun dramma, senza morti e feriti, senza tensioni,
sull'onda della musica rock  che arrivava ininterrottamente dal palco - è riuscito in qual-
che modo a fiorire.  Certo, non ci sono più gli hippies, non si usano più i pantaloni a zam-
pa d'elefante (anche se ciclicamente lo stile d'abbigliamento hippie torna di moda), persi-
no il rock non gode di buonissima salute, ma in altri campi l'eredità di Woodstock è pre-
sente nelle nostre vite.  Ambientalismo e pacifismo erano due delle stelle polari della gio-
ventà di Woodstock, che ha contribuito  in maniera decisa  non solo a far diventare cen-
trali i temi della difesa dell'ambiente, ma ha anche fatto sì che  generazioni diverse cre-
scessero pensando che non una guerra in particolare, ma tutte le guerre non dovessero
essere più combattute.  E la New Age, con tutto il suo portato  di spiritualismo, ricerca
interiore, scoperta di culture differenti da quella occidentale, ha preso il via dalla Wood-
stock Nation. Per non parlare di Internet, nata proprio dall'impegno  di personaggi im-
portanti della controcultura californiana dell'epoca. E l'idea dei raduni musicali, dei fe-
stival. Magari oggi hanno cambiato suono e sono vcentrati sulla musica dei dj, ma con-
tinuamo a essere il principale momento comunitario delle giovani generazioni.
C'è anche una curiosità divertente. Forse non lo sapete, ma se alcuni di voi consumano
cereali a colazione è dovuto in gran parte a quello che è accaduto al festival: le centina-
ia di migliaia di ragazzi radunati, che in origine  aveva previsto  un'affluenza  di circa 
centomila persone, non solo non avevano servizi igienici, acqua potabile ed erano stati
colpiti da violenti nubifragi, ma non avevano più neanche da mangiare. Come risolve-
re il problema?  "buongiorno. Stiamo pensando  a una colazione a letto  per 400 mila 
persone, grazie", disse Hugh Romney, in arte Wavy Gravy, uno dei capi della comune
hippie Hog Farm, "non sarà bacon con bistecche, ma sarà comunque  cibo decente  e
ve lo stiamo portando. Vi sfameremo tutti. Questo non può che essere il paradiso, ra-
gazzi!". Quindi iniziò a distribuire a tutti dei cereali per colazione: "I ragazzi non a-
vevano mai visto la granola prima, e noi gliel'abbiamo portato direttamente nei loro
sacchi a pelo", ha ricordato in seguito Romney, e da allora granola e muesli sono di-
ventati una moda a tutti gli effetti. -  Non tutto è perso, dunque, non tutto è dimenti-
cato. Perchè il sogno di Woodstock, cinquant'anni dopo, è ancora, magari un pò lo-
goro e impolverato, vivo e vitale.

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Lucianone

giovedì 6 dicembre 2018

Personaggio - Eli Avivi: il profeta e lo Stato della pace

6 dicembre '18 - giovedì                   6th DFecember / Thursday                    visione post - 7



(da la Repubblica - 18 maggio '18 - Marco Ansaldo ( Medio Oriente, Gerusalemma)
Eli, il profeta che inventò lo Stato della pace
La sua terra - uno Stato minuscolo, e non riconosciuto - aveva un inno nazionale (il rumo-
re del mare). La bandiera, tre strisce (azzurro, oro e blu). La Costituzione recitava: "Il pre-
sidente è democraticamente eletto dal proprio voto". Un solo voto.  Perchè Eli Avivi, capo
di Stato del quasi impronunciabile Akhzivland, le elezioni le aveva vinte per una sola sche-
da a zero, nella sua prima e unica chiamata alle urne nell'anno della fondazione, il 1971.
Avivi è ora morto a 88 anni in quello che aveva definito "Il Paese più pacifico del Medio Oriente". Un record, insomma.  Però aveva avuto la vista lunga, sbarcando qui: perchè
il futuro Stato libero dell'Akhzivland era un piccolo parco naturale al confine tra Israe-
le e Libano, nominato nella Bibbia, piazzato sul mare e circondato da una splendida baia
abitata nei secoli da fenici, crociati, arabi ed ebrei. Un paradiso, all'epoca, dove negli an-
ni d'oro sbarcarono prima Paul Newman nelle pause di "Exodus", e Sophia Loren quan-
do girò "Judith", film girato in Israele che la vedeva protagonista. Più di recente, ci è ar-
rivata la top model israeliana Bar Refaeli.    Era "l'altra Israele", o "il terzo Stato" dopo
quello ebraico e quello palestinese. Il suo presidente  se n'è andato  l'altro giorno  per 
una polmonite, una malattia antica che oggi si cura  con un paio di settimane  di anti-
biotici. Ma ad Akhzivland, dove lui continuava  a coltivare   l'aspetto  di un profeta bi-
blico, capelli lunghi, barba bianca e la jalabyah  (la tunica lunga), noin c'è mai stata lu-
ce elettrica nè acqua corrente. - Nato in Iran, la famiglia trasferitasi in Israele un anno 
dopo, Eli all'età da militare si arruolò come marinaio partecipando a incursioni di guer-
ra. Dopo aver girovagato fra la Norvegia, la Groenlandia e gli eschimesi, il giovane av-
venturoso andò infine a trovare la sorella, che viveva  nel villaggio  a pochi chilometri 
dal Libano. E lì ebbe il colpo di fulmine per la bellezza del posto. Cominciò a restaurar-
lo impossessandosene.  Combattendo  burocraticamente  le autorità israeliane, rivendi-
cando l'area fino a richiedere il passaporto, stampando di persona i visti di ingresso.
Un luogo così, il decennio dopo gli anni Sessanta. divenne automaticamente il cuore
della Bohème locale e la valvola di sfogo  di chi era in cerca di trasgressioni  fatte di
sesso e droga, tutte cose in contrasto coi valori puritani del Paese. L'enclave, abitata
esclusivamente  da lui  e  dalla moglie Rina, conosciuta nei dintorni, entrò poi seria-
mente in contrasto con le istituzioni governative. Fu chiusa e poi riaperta. Avivi ne
dichiarò l'indipendenza. Agli ospiti italiani spiegava: "Siamo un pò come il Vatica-
no". E la moglie diceva, ridendo: "Avete tutti il passaporto?
Continua... to be continued...

SPORT - calcio / Serie B - 14^ giornata 2018(19

6 dicembre '18 - giovedì                     6th December / Thursday                 visione post - 8

Risultati e classifica
Palermo     0     Cittadella      3     Cosenza   2     Cremonese   1     Ascoli    3
Benevento   0     Salernitana   1     Padova    1     Crotone        0      Spezia   1

Brescia     2     Carpi    0     Perugia   2     Foggia     1
Livorno   0      Lecce    1     Pescara   1     Venezia   1

PALERMO   26  /  Lecce   25  /  Cittadella, Pescara   23  /  Benevento, Brescia   21  /
Perugia, Salernitana   20  /  Ascoli, H. Verona   19  /  Cremonese   18  /  Spezia   17  /
Venezia   16  /  Cosenza   14  /  Crotone   12  /  Padova   11  /  Carpi   10  /  Foggia   9  /
Livorno   6



   Lucianone

Riflessioni - Il lavoro artistico non può essere "gratuito"

6 dicembre '18 - giovedì                      6th December / Thursday                 visione post - 7

Ben vengano le proiezioni "pirata", in piazze gremite di ragazzi, del film su Stefano
Cucchi. Servono a tenere vivi , in un colpo solo, non uno, ma due casi politici di enor-
me importanza.  Il primo è il diritto di non morire per mano di Stato. Il secondo è il 
tema, davvero epocale, della sopravvivenza dell'arte come mestiere  e  come lavoro:
perchè va detto con franchezza, ai ragazzi che considerano la visione "libera" di quel
film un gesto politico (e lo è), che è un gesto politico anche  andare al cinema, o scari-
care a pagamento i contenuti artistici o informativi o culturali  ai quali si attribuisce 
valore.  Quel film ha un regista, Alessio Cremonini, e un produttore, Lucky Red.  E'
costato dei quattrini, ha dato un lavoro a tecnici, operai, attori, comprimari. Non c'è
pezza: se il lavoro artistico non viene più retribuito, perchè un film (o un libro, o una
sinfonia) è come un tavolo, come un campo coltivato, come un viaggio, come una bi-
cicletta. Alla faccia "dell'ispirazione" e del talento, implica lavoro, brucia tempo, ri-
chiede capacità tecniche.  Chi ci racconta di "nuovi modi" collettivi di produrre ar-
te e cultura dice  una mezza verità  (la rete è in sè  un catalizzatore  di energie), ma 
mente sulla natura stessa del lavoro artistico, che è appunto lavoro, dunque fatica, 
competenze, esperienze, rischio intellettuale e rischio di impresa. 
La parola "gratuitp" è una menzogna da Paese dei Balocchi, e bisognerà comincia-
re a dirlo se non si vuole diventare tutti ciuchi.
(da la Repubblica - 18 sett. '18 - L'Amaca / Michele Serra)

Lucianone

martedì 4 dicembre 2018

Ultime notizie - dall' Italia / Latest news

4 dicembre '18 - martedì                       4th December / Tuesday                   visione post - 8

Roma - Polemiche Salvini con Spataro
Il ministro dell'Interno Salvini svela blitz su twitter / Insorge il magistrato di Torino
Spataro: "danno a indagini" / Il ministro: "Vai in pensione" / Martina (Pd): "Senza
parole" / Lo scrittore Saviano: "Un fesso pericoloso"

La tirata d'orecchie è netta: "Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell'Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica  al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso". A farla, al ministro Matteo Salvini, è il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, dopo che il vicepremier leghista aveva aperto la mattina con tweet trionfanti su arresti di stranieri avvenuti in varie città d'Italia..     Erano le 8.57 del mattino quando il numero uno del Viminale ha twittato: "49 mafiosi, colpevoli di estorsioni, incendi e aggressioni, sono stati arrestati poche ore fa dai Carabinieri in provincia di Palermo. Le buone notizie non finiscono qui. Altri 15 mafiosi nigeriani sono stati arrestati a Torino dalla Polizia, che poi ha ammanettato altri 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano. Grazie alle Forze dell'Ordine! La giornata comincia bene!".
Ma la giornata, per il ministro dell'Interno, non è proseguita altrettanto bene. La reazione di Spataro non si è fatta attendere, ed è arrivata sotto forma di un duro comunicato stampa: "All'inizio della mattinata odierna - scrive il procuratore -  il Ministro dell'Interno ha diffuso un tweet in cui, facendo seguito ad altro precedente, afferma: '..non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia', facendo seguire riferimenti ad arresti avvenuti altrove".  Spataro non fornisce ulteriori elementi sull'indagine in corso: si tratta, secondo indiscrezioni, di un'inchiesta su traffico di prostituzione e spaccio di droga che arriva a distanza di anni da una precedente prima tranche sulla mafia nigeriana e in particolare sul gruppo criminale degli "Eiye"che si è conclusa nel gennaio scorso con 21 condanne fino a dieci anni di carcere.

 "In relazione ai soli fatti di Torino - prosegue Spataro - il Procuratore della Repubblica osserva che, al di là delle modalità di diffusione, la notizia in questione: è intervenuta mentre l'operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa; la polizia giudiziaria non ha fermato "15 mafiosi nigeriani", ma sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della Dda di questo Ufficio, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torino. Il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestazione della violazione dell'art. 416 bis c.p.; coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è ancora in corso".

La diffusione della notizia, aggunge Spataro, "contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione della notizie di  interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato. Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell'Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica  al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell'azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie. Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso".



Roma - Manovra
Il ministro dell'Economia Tria: "Confronto con Ue prosegue, ma ora decisioni politiche"
Lavori fermi in commissione / Le opposizioni in pressing: "Il governo spieghi se il deficit 
cala".
Nuovo stallo in commissione Bilancio alla Camera, dove non è ancora ripreso l'esame degli emendamenti alla manovra. La seduta si è aperta con la richiesta di tutte le opposizioni di avere spiegazioni dal governo sull'andamento della trattativa con la Ue e sulle modifiche al deficit per evitare la procedura di infrazione. "Da giorni e settimane stiamo discutendo di qualcosa che non esiste, sembra che ci sia già un accordo per ridurre deficit al 2%", ha detto il capogruppo Dem Luigi Marattin, seguito da Andrea Mandelli (Fi), da Guido Crosetto di Fdi e di Leu, Stefano Fassina, e dal rappresentante del misto Salvatore Caiata.

Palermo - Mafia

Colpo alla nuova Cupola di Cosa nostra / Arrestato l'erede di Riina
E' il boss Settimo Mineo, gioielliere / 46 arresti 

La Cupola di Cosa nostra è tornata a riunirsi, il 29 maggio scorso. Non accadeva dal 1993. I capi delle famiglie di Palermo si sono ritrovati per eleggere il nuovo padrino, l’erede di Totò Riina morto un anno fa. E’ l’ottantenne Settimo Mineo, ufficialmente gioielliere con negozio in corso Tukory, il più anziano fra i boss della mafia siciliana, il giudice Falcone l’aveva arrestato nel 1984 e lui spavaldo aveva detto all’interrogatorio: “Non so di che parla, cado dalle nuvole”. Una vita per la mafia. Ma il mandato di Settimo Mineo è già scaduto: all’alba, la procura di Palermo diretta da Francesco Lo Voi ha fatto scattare un maxi blitz dei carabinieri nei confronti di 46 fra boss e gregari. E tra i fermati c’è anche il capo dei capi che avrebbe dovuto inaugurare la nuova era mafiosa. Con lui, tre componenti della Cupola, i rappresentanti del mandamento di Porta Nuova, Gregorio Di Giovanni; di Misilmeri-Belmonte, Filippo Salvatore Bisconti; di Villabate, Francesco Colletti. Come Mineo, tutti scarcerati di recente dopo aver scontato condanne per mafia.

L’intercettazione - È stato Colletti a svelare l’ultimo mistero dei boss, e non sospettava certo di essere intercettato. Al suo autista, Filippo Cusimano, ha raccontato della riunione della commissione provinciale a cui aveva partecipato alcune ore prima, il 29 maggio. “Si  è fatta comunque una bella cosa - diceva orgoglioso - per me è una bella cosa questa… molto seria… molto… con bella gente… bella. Grande. Gente di paese… gente vecchi… gente di ovunque”. E poi aggiungeva dettagli sui partecipanti, dettagli che hanno incastrato Mineo e gli altri.

Lucianone

sabato 1 dicembre 2018

Scienze / Cosmo - Scontro tra due stelle: la prima collisione spaziale vista e "ascoltata"

1 dicembre '18 - sabato                   1st December / Saturday                 visione post - 9

(da la Repubblica - 17 ottobre '17 - Elena Dusi / Roma)
Tutto l'oro del cosmo
Un'onda gracìvitazionale seguiota da un lampo gamma, radiazione ottica e infrarossa,
raggi X e onde radio, con uno sbuffo finale di polvere d'oro e platino scagliati nell'uni-
verso a un terzo della velocità della luce.  "Sembravano fuochi d'artificio"  strabuzza 
gli occhi ancora oggi David Shoemaker, coordinatore dell'antenna gravitazionale Ligo.
In questo scontro fra due stelle di neutroni  avvenuto  a 130 milioni di anni luce  nella 
costellazione dell'Idra si è formato l'equivalente di 10 Terre in oro, e un bottino più o 
meno equivalente in platino. - L'universo non aveva mai offerto uno spettacolo simile.
O, meglio, noi non eravamo mai stati in grado di apprezzarlo come lo scorso 17 agosto,
quando 70 telescopi sulla Terrae e nello spazio si sono orientati su due stelle di neutro-
ni grandi 1,2 e 1,6 volte il Sole, arrischiatesi troppo vicine l'una all'altra. L'attrazione
reciproca le ha spinte in una danza vorticosa che, una spirale dopo l'altra, le ha prima
smembrate e poi fatte scontrare. Lo spettacolo ha interrotto le vacanze di 4.500 astro-
nomi, più o meno un terzo di quelli viventi.  "Ero al campeggio. Ho preso il computer
e mi sono subito collegato  con i nostri telescopi in Cina"   racconta ad esempio Paolo
D'Avanzo dell'Istituto Nazionale d'Astrofisica. (Inaf).
Ad aprire le danze sono state le tre antenne gravitazionali di Stati Uniti e Italia.  Non
paghe di aver vinto il Nobel per la fisica il 3 ottobre, Ligo (due strumenti alle estremi-
tà est e ovest degli Usa) e Virgo (uno strumento a Cascina, Pisa, realizzato dall'Istitu-
tp Nazionale di Fisica Nucleare) hanno captato all'unisono un'onda gravitazionale.
Sembrava routine, ma questa volta lo spettacolo era solo all'inizio. A differenza delle, 
onde osservate in precedenza (ben 4 in due anni), il 17 agosto a scuotere la trama del-
lo spazio-tempo - come teorizzò Einstein - non era stato lo scontro di due buchi neri,
fenomeno oscuro e impenetrabile agli occhi dei telescopi.   Per settimane le stelle di 
neutroni hanno inondato la Terra con ogni tipo di radiazione. Circa 70 osservatori 
fra grandi e piccoli, vecchi e nuovi, yerrestri e orbitanti  hanno contribuito  con un 
tassello all'analisi dello spettacolo pirotecnico. Le osservazioni della kilonova (la sua
luce equivalente a mille supernovae) sono proseguite per tutto settembre. E ieri, con
una decina di conferenze stampa contemporanee, i 91 enti scientifici coinvolti hanno
presentato la scoperta. -  "Una giornata storica per la scienza"  l'ha definita il presi-
dente dell'Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston. Per la prima volta , come in
una bottega da alchinista, l'universo ci ha mostrato come forgia oro, platino, uranio
nelle sue fucine cosmiche.  "L0ingrediente di partenza sono proprio i neutroni" spie-
ga D'Avanzo. "L'energia dell'esplosione gli consente di combinarsi, formando i me-
talli più pesanti del ferro, che si raccolgono nelle nubi interstellari da cui nascono i
pianeti". A catturare quell'oro non arriveremo mai, ma gli scienziati oggi si senton-
no come se l'avessero toccato con mano.

Lucianone


SPORT - calcio / Serie B - 13^ giornata 2018/19

1 dicembre '18 - sabato                    1st December / Saturday                      visione post - 7

Risultati e classifica
H. Verona   1       Livorno      0     Padova   0     Venezia   2     Benevento   2     Pescara   1  
Palermo        1      Cittadella   0      Carpi     1      Brescia   1     Perugia        1     Ascoli      1

Spezia    0     Lecce            2     Crotone    0
Foggia   0     Cremonese   0     Cosenza   1

PALERMO   28  /  Pescara   23  /  Lecce   22  /   Benevento   21  /  Cittadella, Salernitana   /
H. Verona   19  /  Brescia   18  /  Spezia, Perugia   17  /  Ascoli   16  /  Cremonese, Venezia   15
Crotone   12  /  Cosenza, Padova   11  /  Carpi   10  /  Foggia, Livorno   8


Il commento
Avrebbe dovuto essere la giornata di un possibile riscatto del Verona Hellas e del Pescara, entrambe col turno casalingo da sfruttare al massimo. Hanno invece pareggiato, ma se il Pescara poteva approfittare del suo pubblico e di una squadra (Ascoli) mediocre, la squadra scaligera aveva dall'inizio l'handicap di assenza quasi totale dei suoi sostenitori e soprattutto di quelli della Curva sud; e poi il match era contro un Palermo in piena ascesa e 
in ottima salute. Ne hanno invece giustamente approfittato Lecce e Benevento che pure tra
le mura domestiche hanno però centrato l'obiettivo dei tre punti e si mantengonmo saldi nella zona playoff.
- Luciano Finesso -

Lucianone                                   

martedì 27 novembre 2018

SOCIETA' / Brasile - La vittoria del clan Bolsonaro e l'America Latina

27 novbembre '18 - martedì                  27th November / Tuesday                visione post - 8

(da 'il manifesto' - 30 ottobre '18 - Roberto Livi)
Tremano le vene dell'America Latina
La netta vittoria di Jair Bolsonaro mette in pericolo 30 anni di democrazia in Brasile
Un candidato neo fascista sale al potere non grazie alla forza delle armi  ma a un consen-
so popolare basato su un pericolosissimo cocktail. Da un lato un (falso) populismo nazio-
nalista e antisistema, dall'altro l'appoggio della corrente più integralista dell'evangelismo
americano, scatenato in una guerra senza quartiere a Sodoma e Gomorra.
Non è solo il Brasile che trema.  Bolsonaro sarà il presidente di estrema destra in una re-
gione dove di recente gli elettori hanno scelto leader conservatori o di destra in paesi co-
me Argentina, Cile, Paraguay, Perù e Colombia.  Il Cono sud dell'America latina  corre 
il pericolo di precipitare - se non ai tempi orribili dell'Operazione Condor condotta dal-
le dittature militari di Pinochet  e  Videla - nella tenaglia di un blocco autoritario, neoli-
berista e subordinato alla politica imperiale degli Usa ai tempi di Trump.
Le conseguenze non tarderanno a farsi sentire per il Venezuela bolivariano, che vede al-
le sue frontiere due governi di destra (Colombia)  ed estrema destra (Brasile)  pronti ad
appoggiare un eventuale azione militare "umanitaria" degli Stati Uniti. E per Cuba che
torna a subire una politica da guerra fredda da parte dell'Amministrazione di super fal-
chi di Donald Trump. -  Fernando Haddad, il candidato sconfitto del partito dei lavora-
tori (Pt) lo ha detto chiaramente e con coraggio nel suo intervento dopo i risultati finali
delle presidenziali: il Brasile popolare deve prepararsi  a un periodo di resistenza  e  di
lotta per la democrazia. Non si tratta di difendere un partito o una parte della sinistra
ma di organizzare un vasto movimento popolare per la difesa della libertà di espressio-
ne e di organizzazione popolare e della vita democratica. Nel gigante sudamericano vi
sono molti movimentio popolari e di lotta sociale, dai Senza terra ai Senza tetto, dagli.
ecologisti alle femministe-. Tutti sono ora in pericolo. "O se ne vanno fuori dal paese
o vanno in galera", è la ricetta promossa da Bolsonaro.  Il suo programma di sicurez-
za fa tremare le vene: pene più severe  e  riduzione  dell'età (a 16 anni) per essere re-
sponsabili penalmente, armi per tutti e licenza d'uccidere per le forze dell'ordine, che
già hanno un triste primato continentale.  Secondo il Forum Brasileiro de Seguranca
Pùblica, tenuto conto delle proporzioni tra le popolazioni, la polizia brasiliana uccide 
19 volte di più di quella statunitense. A Bolsonaro però va bene così perchè "un poli-
ziotto che non uccide non è un poliziotto". 
Il nuovo presidente ha promesso mano dura anche contro le riserve degli indios e le
aree di conservazione dell'Amazzonia, le principali barriere di contenimento alla de-
vastazione della più grande foresta tropicale e polmone verde del mondo. "Non avran-
no nemmeno un centimetro di terra". Il ministero dell'Ambiente sarà incorporato a
quello dell'Agricoltura che - parola di Bolsonaro - agirà in consonanza  col "settore
produttivo". Ovvero lascerà "mano libera" all'agrobusiness, ai pascoli delle grandi 
fazendas, ai latifondisti della soja, alle attività minerarie e ai grileiros, potenti locali
che si impadroniscono delle terre pubbliche a colpi di pistola. E che poi le disbosca-
no selvaggiamente.
Il "fenomeno" Bolsonaro - un parlamentare semisconosciuto che in 28 anni non è
riuscito a far approvare un solo progetto di legge  e che vede il suo partito passare
da un pugno di parlamentari a 53 deputati -  non si può spiegare  senza l'appoggio
dei poteri forti militari, economici e finanziari e dei maggiori mass media.
Perchè le classi dominanti si sono sbilanciate a favore  di una sorta di psicopatico
come Bolsonaro, il cui prossimo governo, come afferma l'analista Xosè Hermida,
promette una società polarizzata e "con licenza di odisre"?  Come osserva Gram-
sci nei Quaderni, in situazione di "crisi organica", quando si produce una rottura
nell'articolazione esistente tra le classi dominanti e i loro rappresentanti politici e
intellettuali, la bporghesia e i suoi alleati si sbarazzano dei loro portavoce tradizio-
li e cercano una figura provvidenziale  che permetta di affrontare  le sfide del mo-
mento. - In questo caso le classi dominanti brasiliane si propongono di portare a 
compimento il "golpe" attuato due anni fa con Temer e che l'attuale presidente -
e i suoi alleati conservatori - non sono stati in grado di assicurare: mettere un pun-
to finale all'"eredità" dei governi del Pt.  E iniziare un'epoca di neoliberismo con
un presidente malleabile, che si affida in materia economic a un Chicago boy  col
tu rbo, Paulo Guedes, con una sola filosofia: privatizzare e privatizzare.
Di recente un noto commentatore "liberal" ha affermato che in questa fase i nemi-
ci della democrazia in America latina  rischiano di essere  i giudici (che in Brasile
hanno messo in galera Lula) e non i generali. E che in questa situazione rappresen-
ta un progresso per il sub-continente. L'elezione di Bolsonaro è una solenne smentita.

Lucianone

Società / Italia - RIACE: Mimmo Lucano e le ragioni profonde di chi lo avversa

27 novembre '18 - lunedì                 27th November / Monday                visione post - 11

(da 'il manifesto' - 25 ottobre '18 - Vincenzo Romania)
E' un errore credere che Mimmo Lucano costituisca un problema solo per Salvini,
o solo per gli intolleranti. Così come è limitante soffermarsi sulla liceità dei rilievi critici
mossi alle sue decisioni da amministratore del Comune e dello Sprar di Riace.
Il dispositivo legale che lo allontana dalla sua comunità  svela piuttosto  la  materia  del
vulnus democratico: la lotta simbolica che fa da perno all'alleanza - non più implicita e
certamente inopportuna - fra varie forme di potere, nazionali e locali.
Mimmo Lucano dà fastidio  non soltanto perchè ospita dei rifugiati, facendoli lavorare
per il bene proprio e quello del suo Comune. Dà fastidio anche e soprattutto perchè af-
ferma la possibilità si un modello partecipativo al bene comune, reale ed efficace.  Un
esempio, quasi unico in Calabria, di privati  che collaborano  al bene pubblico,  senza
subire intermediazioni mafiose.  Una forma di ristrutturazione delle architetture della
convivenza che contrasta con gli aridi calanchi, i prati bruciati e gli scheletri di opere
abusive che s'incontrano percorrendo la strada statale 106 jonica verso Riace  e  vol-
gendo gli occhi al mare. Ma  anche  con quella religiosità popolare, estaticamente di-
sperata, che a settembre celebra i santi Cosimo e Damiano, protettori di Riace. E che
ricorda piuttosto le teorie di quel Tommaso Campanella che secoli prima scappò dal-
la vicina Stilo, quando il potere religioso e quello politico lo perseguirono a causa del-
la sua concezione utopica. -  Chi, come chi scrive, ha vissuto  in quelle terre  sa come
l'esempio di Mimmo Lucano contrasti nettamente con il modello sociale su cui si ba-
sano le ndrine e su cui si basa il successo della Lega anche in Calabria. Entrambi si
avvalgono  di un modello atomizzato  di spazio pubblico, privatizzato  fino all'osso, 
che impedisce la costituzione di legami sociali solidi alternativi. Uno scheletro di go-
vernance federalista di piccoli poteri ,locali connessi, che arrogano a sè il controllo
degli affari pubblici. Un modello che trova opposizioni e resilienze non solo a Riace,
ma anche nella vicina Roccella Jonica, dove il tessuto associativo ha reso più appeti-
bile la vita culturale e civica. A Gioiosa Jonica, dove lo Sprar ha fatto, al pari di Ria-
ce, un ottimo lavoro negli ultimi anni. O in tutte quelle aree della Locride ove gli at-
tori del terzo settore e quelli del mondo religioso si sono alleati per contrastare l'ar-
retramento civico e sociale delle comunità e hanno provato a usare i beni  confisca-
ti alle mafie per finalità educative e sociali. Con tutte le difficoltà del caso.
Ma c'è ancora troppa gente che odia Mimmo Lucano, anche fra i suoi conterranei.
Chi commenta con ironico disprezzo le sue vicende sui social media. Chi cela il pro-
prio disprezzo dietro le paure per 'un pericolo nero', irrilevante rispetto a quel pe-
ricolo mafioso che per tanti anni hanno tollerato. O subito..    Sono animati, i suoi 
detrattori, da un mix di rancore storico per un abbandono reale delle infrastruttu-
re e dei servizi (dal ponte sull'Allaro, alle ferrovie, all'ospedale di Locri) e da una 
rassegnazione fatalistica, che guarda con invidia  e  quasi fastidio  a tutto ciò  che 
non vi si adatta. Un kafkiano "tanto peggio tanto meglio", ormai troppo aduso al-
le architetture spoglie delle case mai terminate che ingombrano il cielo, per riusci-
re a guardare con speranza all'orizzonte prossimo.
Mimmo Lucano può far bene alla rifondazione civile della Locride, tanto quanto
ha fatto del bene alle persone che ha accolto. Il suo esempio rinnova in questa ter-
ra quei valori di accoglienza ereditati dalla Magna Grecia e mai del tutto smarriti.
Spero pertanto  che vi resti a lungo, e che la sua piccola  Città del Sole  restituisca 
un pò di vista all cecità istituzionale e civica di chi lo contrasta .
(Sociologia, Università di Padova)

Lucianone