giovedì 6 agosto 2020

Società / Marocco - Musica e nuovi linguaggi: la sfida delle giovani donne a tempo di rap

6 agosto '20 - giovedì                                  6th August / Thursday                             visione post - 8

(da la Repubblica - 2 agosto '20 - Il racconto / di Karima Moual)
La rivoluzione a tempo di rap delle
giovani donne del Marocco
- Sfidano le regole e la società maschilista. 
Con parole e musica inedite nei Paesi arabi -
Chi ha detto che il mondo dovrà continuare ad essere dominato soltanto dagli uomini?  Il guanto di
sfida viene lanciato da un Paese e da un'area tutt'altro che generosa nel concedere spazi alle donne - anche se da nazione a nazione ci sono differenze - e il Marocco in questione dimostra di fare comun-
que la differenza, adibendo un palcoscenico di volti  e voci femminili in un genere musicale, quello
del rap, da sempre "maschiaccio" anche a livello internazionale, dove rimangono comunque ancora
poche le eccezioni.
Il verbo del rap  è il linguaggio  della strada, che predilige violenza e volgarità, anche se mischia
poesia, sentimenti e amore. La sua cifra, poi, resta sempre  quella del maschio alfa: non è un ca-
so che il rap targato Usa sia tutto sparatorie, armi e vittime vere e proprie e non solo nei video-clip.
 La novità che ci arriva dunque dal Marocco, con sempre più giovani donne che rappano da sole o
insieme ai big  del rap del Paese, è sintomo di qualcosa di più profondo e di un cambiamento socia-
le non da poco. - Volendo fare un passo indietro, c'è da dire che sulla scena musicale nordafricana -
ma ormai oggi con importanti collaborazioni anche in quella europea - il rap megli ultimi anni ha conquistato la scena musicale in Nord Africa  e  il Marocco è diventato  il grande laboratorio  dal
quale è uscito un linguaggio e uno stile inedito, perchè originale e autentico  nella sua identità di
provenienza. ma che si lascia  contaminare in linguaggi nuovi e musicalità, trovandosi a proprio
agio con una libertà che si respira in ogni nota. Un linguista sarebbe di fronte alla nascita di una
nuova lingua. 
Paradossalmente questo rap rinchiuso in un continente dal quale per un giovane africano viaggia-
re in libertà verso l'Occidente è illegale, risulta comunque saldo  alle proprie radici  e  al proprio
linguaggio della strada, con gli aneddoti, la retorica, le denunce impegnate ma allo stesso tempo
è molto più contaminato e aggiornato dal mondo che lo circonda che viceversa.  Da quell' Oriz-
zonte che segue soltanto dal web  il risultato è la creatività  di una  musicalità di lingue, suoni,
balli che si mescolano in un solo spartito, dove si viaggia con lo stesso equilibrio e velocità dal-
l'arabo marocchino al francese, all'inglese, allo spagnolo e all'italiano. Sono i pezzi de ElGran-
de Toto, Zliwa, Dizzy Dros, solo per fare qualche esempio, ai quali i sono aggiunte le voci e i
corpi femminili ma non meno potenti di Khtek, Manal, Krtas Nssa, Ily, che lasciano senza fia-
to, soprattutto per l'audacia e quella definitiva rottura di un equilibrio tra il maschile  e il fem-
minile che da un luogo come il Marocco non può che essere definito come un vero atto rivo-
luzionario.  Lo è anche perchè si rivolge a una platea immensa di giovani , ragazzi e ragazze,
ma anche perchè non si nasconde ai propri genitori e a quella parte di società conservatrice
e vendicativa. I loro video su Youtube sono visualizzati da milioni di spettatori e non da qual-
che migliaio di seguaci. Un pubblico enorme che da un Paese di 30 milioni di abitanti viaggia 
ovunque anche verso l' Europa dettando un genere nuovo  e lanciando una nuova sfida di cam-
biamento. -     L'ascesa nel rap marocchino al femminile ci mette la faccia, il linguaggio della
strada senza sconti, nella sua volgare violenza, ancora più fgorte non senza conseguenze ii un
contesto conservatore, patriarcale, misogino, dove ancora oggi c'è una narrativa e una educa-
zione e costruzione del profilo  delle figlie tra bint addar (la ragazza di casa) e bint ezzanqa
(la ragazza della strada).  Tra un profilo e l'altro (la cas e la strada) c'è una linea rossa, di re-
gole, aspettative e libertà, dove bent ezzanka, la ragazza della strada, è detta così  semplice-
mente perchè è libera, fuori dalla porta, In un ideale di donna, di famiglia e di Paese, pur sem-
pre conservatore e islamico.   Ecco la straordinarietà di quanto sta avvenendo a Sud del Medi-
terraneo.  Dietro al rap, a quell'alibi  che nel rap  si può dire l'indicibile, queste nuove  eroine 
hanno trovato quella opportunità facendo un taglio netto senza alcuna diplomazia. Ma c'è po-
co da biasimarle, il femminismo fatto di compromessi è troppo vecchio per loro  e si adegua
poco alla velocità del loro tempo. Meglio la strada. Dove cantano  ritmando  con leggerezza 
di diritti, libertà, femminilità, sesso, droga e alcol, come se non ci fosse  un domani   e   non
manca la forza di rompere anche quella sacralità del super-uomo. A lui una dedica speciale:
dito medio alzato, sguardo prepotente e minaccioso.

Lucianone

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SPORT - calcio / Serie A - 38^ e ultima giornata 2019/20

6 agosto '20 - giovedì                                      6th August / Thursday                         visione post - 2

Risultati delle partite
Brescia       1     Atalanta   0     Juventus   1     Milan      3     Napoli   3     Spal             1
Sampdoria   1     Inter        2      Roma       3     Cagliari   0     Lazio     1     Fiorentina   3

Bologna   1     Genoa         3     Lecce    3     Sassuolo   0
Torino      1     H. Verona   0     Parma   4      Udinese   1

CLASSIFICA

JUVENTUS   83  /   Inter   82  /   Atalanta, Lazio   78  /   Roma   70  /   Milan   66  /   Napoli   62  /
Sassuolo   51  /   H. Verona, Fiorentina, Parma   49  /   Bologna   47  /   Udinese, Cagliari   45  /
Sampdoria   42  /   Torino   40  /   Genoa   39  /   Lecce   35  /   Brescia   25  /   Spal   20

Commento finale
di Luciano Finesso
Ecco, si è concluso questo campionato della A, che ancora a fine aprile (verso la chiusura del
lockdown) sembrava impossibile doversi svolgere neppure a porte chiuse. Quante paure e in-
certezze, quanti dubbi e continui timori ALLORA ancora in piena fase 1, e alla ricerca delle
prime soluzioni per affrontare la futura fase 2, c'erano state e stati per riuscire ad avviare un
calcio giocato almeno per quanto riguardasse la serie A (poi si è cercata una soluzione anche
per la B)!  Adesso che tutto è terminato, da parte di tutti e due i campionati maggiori, sembra
forse passato un secolo, ma siamo ancora qui a guardare ogni sera i risultati  dei contagiati e
dei deceduti da Covid19.
Ma veniamo agli ultimi risultati concreti che questo ultimo spezzone finale del campionato
post lockdown ci ha consegnato: Lecce, Brescia e Spal vengono retrocesse in B, e la sorpre-
sa è soprattutto quella della squadra pugliese, che sembrava in vantaggio anche se di poco
sui genoani fino a poche settimane dalla conclusione. Poi il tracollo difensivo, con molti
più gol subiti di quelli realizzati, tutto qui, e il Lecce si è giocato la A. E le squadre meri-
dionali sono calate ancora, ma ci sarà il rimpiazzo di altri team del Sud dalla B alla A. -

Lucianone

Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news

6 agosto '20 - giovedì                                   6th August / Thursday                         visione post - 7

Roma / Scuola
La ministra dell'Istruzione Azzolina: "Assumeremo oltre 84 mila insegnanti a tempo
indeterminato; ho avuto l'Ok dal ministro Gualtieri"

«La bella notizia è arrivata. Assumeremo 84.808 docenti. Il compito del Governo è assumere i precari e ci siamo riusciti». Lo ha detto il ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina durante la puntata di "In Onda" su La7. Il ministro Azzolina, ospite di "In Onda" su La7, ha parlato anche di altre assunzioni. «'Assumeremo altri 50 mila, tra docenti, personale ata e altri, tutti a tempo determinato. Questo per dare più posti di lavoro ed evitare i doppi turni. Sia per chi ha sostenuto vecchi concorsi, sia nuovi». Poi, su Salvini: «'Voleva bloccare mio concorso da insegnante? Ho partecipato a quel concorso nel 2017 quando nemmeno ero in politica e ho fatto tanti sacrifici per studiare. Dovrebbe studiare pure lui». 

Libano - Beirut

Fonti Farnesina: nell'esplosione a Beirut morta 92enne italiana

Una cittadina italiana di 92 anni è morta nell'esplosione di Beirut e almeno dieci sono rimasti lievemente feriti. Lo confermano fonti della Farnesina, che stanno monitorando in tempo reale la situazione insieme all'ambasciata d'Italia a Beirut. Si tratta, secondo quanto si apprende, di Maria Pia Livadiotti, nata a Beirut nel 1928 e moglie di Lutfallah Abi Sleiman, già medico di fiducia dell'ambasciata d'Italia in Libano. 

New York

New York chiede lo scioglimento della Nra, la lobby delle armi. Trump: "Si trasferisca in Texas". -  Guai in vista per la potente lobby delle armi in America, che oltre alla bancarotta ora rischia anche di dissolversi. A chiedere il clamoroso scioglimento della National Rifle Association (Nra), grande sostenitrice di Donald Trump, è lo stato di New York, che accusa la leadership dell'associazione di essersi macchiata di gravi reati finanziari, avendo in particolare usato le risorse comuni per scopi personali. Almeno 64 milioni di dollari volatilizzatisi in soli tre anni, impiegati dai responsabili per arricchire se stessi, i familiari, gli amici, gli alleati politici, in violazione delle leggi federali e statali. Insomma, una maxifrode.

Lucianoneucianone

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giovedì 30 luglio 2020

SPORT - calcio / Serie A - 36^ e 37^ giornata - 2019/20 con classifica e analisi

30 luglio '20 - giovedì                                    30th July / Thursday                        visione post - 6

Risultati delle partite

36^ giornata
Milan      1     Brescia   1     Genoa   0     Napoli      2     Bologna   3     Cagliari   0     Roma          2
Atalanta   1      Parma    2      Inter     3     Sassuolo   0     Lecce       2     Udinese   1     Fiorentina   1

Spal       1     H. Verona   1     Juventus       2
Torino   1      Lazio         5      Sampdoria   0

La Juventus si aggiudica lo scudetto 2019/20, a due giornate dalla conclusione del campionato

37^ giornata
Parma      1     Inter       2     Lazio      2     Sampdoria   1     Sassuolo   5     Udinese   1
Atalanta   2      Napoli   0     Brescia   0      Milan          4     Genoa       0     Lecce      2

H. Verona   3     Cagliari    2     Fiorentina   4     Torino   2
Spal            0     Juventus   0     Bologna      0     Roma    3

CLASSIFICA

JUVENTUS   83  /   Inter   79  /   Atalanta, Lazio   78  /   Roma   67  /   Milan   63  /   Napoli   59  /
Sassuolo   51  /   H. Verona   49  /   Fiorentina, Parma, Bologna   46  /   Cagliari   45  /   Udinese   42  /
Sampdoria   41  /   Torino   39  /   Genoa   36  /   Lecce   35  /   Brescia   24  /   Spal   20

L'analisi -
La Juve è la squadra campione d'Italia 2019/20, e con questo sono nove scudetti di fila. E li ha
conquistati con tre allenatori diversi: Conte, Allegri e Sarri. Se ne deduce - ma non è del tutto
una novità - che al di là del valore dei tecnici che si sono succeduti alla guida della "Signora",
il valore aggiuntivo e preponderante che alza il livello del team bianconero è la Società, è l'A-
zienda Juve che a livello organizzativo, a livello di competenza e insomma di serietà totale è
al di sopra di tutte le altre società di almeno due spanne buone. Ecco perchè sarà molto duro
batterla in futuro da parte delle altre squadre più o meno titolate. La Juve, al di là dei suoi al-
ti e bassi che si sono evidenziati soprattutto nella parte finale del campionato attuale, è una
fortezza molto poco espugnabile, in quanto alle spalle  c'è molta sostanza organizzativa, di
gruppo e di sistema collaudato di autostima e quindi di intro-empatia tra giocatori e società.
L'Inter di Conte e la Lazio di Simone Inzaghi sono state le due squadre che più di tutte le fa-
vorite iniziali indiziate a tener testa al gruppo bianconero di Torino, sono riuscite a dare del
filo da torcere, almeno fino alle prime partite del dopo lockdown, alla Zebra di mister Sarri.
Poi si sono via via sciolte, la Lazio quasi evaporata, l'Inter con freno a mano non ha saputo
approfittare dei vistosi ultimi capitomboli della Juve dalla difesa sempre più sbandata.
Atalanta, non una sorpresa ormai, e Milan, sorpresa ma forse non troppo con un Ibrahimovic
in più, sono state le due squadre che hanno vinto di più nel girone di ritorno del dopo Lock-
down, ed è stato naturale il loro pareggio  nell'incontro diretto della 36^ giornata.
Il definitivo responso per la retrocessione nella B, riguarda ormai solo Lecce e Genoa - visto
che Brescia e Spal sono già scese nella serie cadetta - che sono divise da appena un punto. 
E al Verona e al Parma si dovranno appellare pugliesi e liguri per ottenere un solo 'pass'  di 
permanenza nella massima serie.
- Luciano Finesso -

L' Opinione del Giovedì - Ma finita l'epoca della mascherina fissa e alla portata, dovremo mantenere quella mentale della -psichica della distanza (?)

30 luglio '20 - giovedì                               30th July / Thursday                           visione post - 4

HO ASPETTATO un bel pò di giorni (18 per la precisione), prima di cominciare a sviluppare questo 
post. Nel frattempo mi sono documentato, ho letto, ho seguito le notizie in tv e alla radio più o meno
come tutti. Soprattutto ho comprato libri che affrontano  la terribile questione della pandemia da co-
ronavirus, e della loro lettura ne scriverò dopo. E comunque sono libri che mi hanno aperto gli occhi
e la mente, dunque fatto riflettere. - Ma per rimanere al titolo, per ora, di questo post  -  l' argomento
della mascherina, e magari aggiungo quello del distanziamento direttamente connesso  -  , mi chiedo
e vi chiedo quante persone in Italia (poi si può affrontare anche lo stesso problema in Europa e fuori
i confini europei, in primis la Cina dove il coronavirus ha avuto origine) sono state salvate dall'uso
della mascherina. Risposta pressochè naturale: tantissime, una miriade. Questo perchè si era capito
già negli ospedali cinesi di Wuhan che il contagio del virus via aerea colpiva bocca e naso attraver-
so i quali si introducevano le goccioline contenenti quel malefico virus, e allora l'uso sistematico
delle mascherine, insieme alla distanza necessaria dalle altre persone, poteva evitare in buona parte
il diffondersi del male, che provocava polmonite acuta con alveoli bruciati e soffocamento respira-
torio, i meccanismi e i passaggi attraverso cui agisce questo coronavirus.
Anche nell'Ospedale di Alzano Lombardo, quando si capì che quei ricoveri da polmonite doppia
erano conseguenze da coronavirus, a fine febbraio e primi di marzo cominciarono a comparire le
mascherine sulle facce dei dottori e delle infermiere per la prima volta, e i parenti dei pazienti  e
i pazienti stessi sui lettini sbarrarono gli occhi. Ma furono quelle protezioni che da lì in avanti si
dovettero incominciare a indossare da parte di tutti una volta dichiarata ufficiale la pandemia. E
la mascherina è diventata ormai un obbligo, magari da tenere a portata di mano o di braccio o
in tasca (come gli occhiali da sole) anche all'aperto finchè non si troverà il vaccino o i vaccini
definitivi che possano guarire - si spera anche far sparire - questo virus curandolo come si fa
con l'influenza invernale normale.
Ma oltre alla mascherina medica protettrice, l'altro elemento di difesa dal Covid19 è stato quello
della distanza da mantenere con il prossimo per non essere contagiati. distanza di circa due me-
tri all'inizio, poi ridotta sempre più fino ad arrivare al limite di un metro a tutt'oggi.



CONTINUA...
to be continued...


STORIE / personaggio - Anna Maria: la custode dei segreti delle rose

30 luglio '20 - giovedì                            30th July / Thursday                              visione post - 4

(da la Repubblica - 19 luglio '20 - di Brunella Giovara)

Cervarese Santa Croce (Padova)
La signora delle rose ha le mani rovinate dal lavoro, infatti si definisce "una contadina", invece della
signora che è.  Fosse tutto normale, adesso sarebbe nel campo a innestare, perchè questo è un la-
voro che si fa nella settimana più calda dell'estate. Adesso, ad esempio. Ma il campo è vuoto, Anna Maria Sgarabottolo ha rinunciato alla sua missione, un pò anche alla sua vita. Per 30 anni ha coltiva-
to, solo rose, e solo rose antiche, è diventata il riferimento dei collezionisti di tutta Europa, poi ha 
detto basta.
Una volta un cliente è arrivato qui nel vivaio, un posto famoso, anche se perso nella campagna tra le
province di Padova e Vicenza, e le ha detto: "Dàme un rosaro". Un rosaio qualunque, detto in dialet-
to, ma il problema non era la lingua, il problema era che alla gente  importa di comprare  "qualcosa
che copra e fiorisca tanto", cosa sia poi, non importa.  Invece è una questione di cultura, che passa
attraverso la fatica di chi studia, preserva, mantiene vive le specie introvabili. Al vivaio La Campa-
nella arrivavano signore da Torino e Milano, da Roma e dall'Inghilterra, dedite al giardinaggio co-
me religione, compravano varietà speciali, oppure trovavano Anna Maria la castello di Masino, in
Piemonte, dove c'erano rassegne importanti, e così la Crépuscule, rampicante e vigorosa, rustica,
rifiorente e facile da coltivare, viaggiava nei giardini con i suoi fiori doppi color albicocca, o la Fé-
licité Parmentier, categoria "Alba", anno 1934, una delle più vecchie quindi, "un colore meraviglio-
so, rosa pallido, e un profumo di testa che sale al cervello", e Anna Maria fa il gesto, così, "su per
il naso", una cosa che inebria, "nessuna rosa moderna ha quei profumi".
Sia chiaro: si è signori nell'anima, anche se non nel portafoglio, se si sa apprezzare una Rose du
Maitre d'E'cole, dal color magenta (e bisogna sapere quale è, il colore magenta), anno 1840, fio-
ri piatti e quartati, tra i più grandi di tutte le Gallica. Sapere anche che si pensava fosse dedicata 
a un maestro di scuola, invece il nome arriva da un villaggio vicino ad Angers. "Ho sempre stu-
diato, ricercato, coltivato", Anna Maria lo dice nella casa vecchia, "in questa cucina  io ci sono 
nata", poi è andata alla scuola agraria di Padova e ha trovato "il mio maestro giardiniere, Egidio
Cristofanon. Lui mi ha insegnato a potare le rose, a fare una collezione di storiche". 
C'è stato anche dell'altro, "era morto di leucemia mio fratello più piccolo, ero in crisi, poi un giorno
so no passata su una strada, in questa campagna, c'erano dei cespugli di rosa canina... ".  
Da allora, "ho lavorato tanto, ma tanto", perchè ha sempre fatto la produzione, e la vendita. Altri in-
vece "comprano e rivendono". E' un mestiere diverso, "per me  il commerciale  non esiste. Io sono 
una vera collezionista, ma sono anche una semplice contadina, e mi sono stancata. Ho la mia storia,
però finisce qui".  Molti clienti (3 mila tra Italia, Francia, Germania. Svezia, Svizzera...) hanno pian-
to e scritto sulla pagina Facebook (7 mila fan), pensando che la collezione di 1400 rose tra Gallica, Centifolia e Damasco, vada dispersa (peraltro finisce in parte in un nuovo vivaio tenuto dall'allieva
Cristina). Chi resta a tenere alto il livello, una volta chiusa La Campanella?  "In Italia, Sergio Scu-
du, del vivaio S'Orrosa ad Ardea, fa rose tè e cinesi. E il belga Lens, rose antiche e anche botaniche".
 Intanto si può passeggiare nel grande roseto, che resterà visitabile ai veri appassionati. E passare attraverso il tunnel delle sarmentose, la fioritura è quasi tutta finita, resistono nel caldo alcune ca-
nine, e penduline, intanto lei racconta la storia di Joséphine De Beauharnais, poi imperatrice, che
assunse alla Malmaison ibridatori e botanici, giardinieri come il Bonpland, e ne ottenne "rose dop-
pie e stradoppie". Spiega che un tempo non esistevano rose rosse o gialle, ma solo bianche o rosa,
poi arrivò in Europa  la Foetida persiana  a metà Ottocento (gialla), e la Chinensis mutabilis, nel
1873, "che porta il fiore rosso". A chi interessano queste cose? Beh, a molti.  "Ad esempio a Pia
Pera, che ho molto ammirato e purtroppo è morta", sicuramente sapeva apprezzare le Charles de
Mills (1786), cremisi-porpora, così ricca di petali da sembrare una peonia. A quelli che partono
da una pianta presa al supermercato, poi comincia una storia diversa, e si va a caccia di rarità.
"Bisogna volergli bene, alle rose. Anche perchè ognuna ha il suo carattere"., dice Anna Maria.
Romano Levi, "grappaiolo angelico" di Nèive, l'avrebbe definita una donna selvatica, per rac-
contarne il carattere brusco ma anche gentile, una donna in maglietta stinta e pantaloni corti,
corti anche i capelli, con le mani vuote perchè non ha più granchè da fare. Però sapiente, "io
riconosco le rose dalle spine", non è da tutti.

Lucianone

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mercoledì 29 luglio 2020

SPORT - calcio / Serie A - 34^ e 35^ giornata - 2019/20

29 luglio '20 - mercoledì                               29th July / Wednesday                   visione post - 2

Risultati delle partite

34^ giornata
H. Verona   1     Cagliari     1     Milan       5     Parma          2     Brescia   2     Fiorentina   2
Atalanta       1      Sassuolo   1     Bologna   1     Sampdoria   3     Spal        1     Torino         0

Genoa   2     Napoli      2     Roma   2     Juventus   2     
Lecce    1     Udinese   1      Inter    2      Lazio       1

35^ giornata
Atalanta   1   Sassuolo   1     Parma   2     Inter            0     Lecce     3     Spal      1     Sampdoria   1
Bologna    0    Milan        2     Napoli   1     Fiorentina   0     Brescia   1     Roma   6      Genoa         2

Torino         1     Udinese    2     Lazio      2
H. Verona   1     Juventus   1     Cagliari   1

Lucianone

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Società / Usa - Il ritorno della "questione razzismo": sviluppi e sbocchi della protesta dopo la morte di Floyd

29 luglio '20 - mercoledì                                 29th July / Wednesday                      visione post - 5

(da la Repubblica - 5 giugno '20 - di Michael Walzer)
Che cosa manca alla protesta
- Perchè la rabbia esplosa in America non riuscirà a ottenere
il cambiamento? Il problema da risolvere resta il razzismo -
Scrivo nel settimo giorno delle proteste provocate dall'uccisione di George Floyd da parte della polizia. Quelle che protestano sono persone responsabili, buoni cittadini (più qualcun altro). Esprimono una rabbia moralmente necessaria, ma dubito che riescano a ottenere quei cambiamen-
ti in cui sperano (e io con loro).
Il razzismo è profondamente radicato nella vita americana, è istituzionalizzato tanto a livello nazio-
nale che locale. Non sarà vinto dalle odierne versioni  della politica liberale  e  di sinistra.  Il movi-
mento per i diritti civili degli anni Sessanta ottenne delle vittorie importanti perchè sia i predicatori
battisti che gli studenti che parteciparono ai sit-in di protesta capirono che c'era bisogno di una po-
litica di coalizione.  I leader religiosi che marciarono a Selma rappresentavano organizzazioni pro-
testanti, cattoliche ed ebraiche che potevano contare su un gran numero di attivisti. Alle marce si 
unirono anche leader sindacali come Walter Reuther. I giovani del nord  che fecero picchettaggio
davanti ai negozi  Woolworth (io ero uno di loro) erano uniti nel Northern Support Movement.
Martin Luther King e i suoi collaboratori parlavano una lingua che sapeva arrivare al cuore e coin-
volgere americani di ogni ceto.
Negli anni seguenti, le cose sono state molto diverse. I nazionalisti neri della fine degli anni Sessan-
ta andavano avanti per conto proprio; la loro era una politica orgogliosa ma senza prospettive. Il lin-
guaggio dei loro leader non cercava mai di attrarre chi non fosse nero. Non riuscì ad attrarre nemme-
no tanti neri, del resto. Nelle coalizioni razziali e di classe che elessero quattro presidenti democrati-
ci, Johnson, Carter, Clinton e Obama, e che ispirarono il Medicare, la riforma dell'immigrazione e 
l'Affordable Care Act (la riforma sanitaria Obamacare, ndt), si contò sui neri americani, che fecero
sentire il loro peso e furono sempre presenti.  Nessuna politica liberale  o  di sinistra  era possibile
senza di loro. - I bianchi americani, invece, non si sono uniti in una coalizione finalizzata a contra-
stare il razzismo in modo coerente e attivo.  Siamo scesi in piazza ogni volta che c'erano delle ma-
nifestazioni, ma non abbiamo saputo creare una presenza organizzativa. Il vecchio movimento per
i diritti civili degli anni Sessanta è andato poi incontro a una strana dissoluzione, in gran parte po-
co studiata.  Prendiamo la più celebre organizzazione per i diritti civili dell'ultimo decennio: Black
Lives Matter. Se si considerano gli omicidi compiuti dalla polizia attualmente oggetto  delle prote-
ste, Blm non sembra avere un grande successo; è stata molto ammirata, ma è praticamente inutile.
Perchè? Blm era fiera di non avere leader e decentralizzata - molto simile, in questo, a Occupy Wall
Street, a sua volta e per le stesse ragioni, politicamente inefficace. Ma questa è solo una parte della storia. Molti bianchi, giovani e anziani, si sono uniti alle manifestazioni promosse da Blm, ma non
si sono organizzati, nè hanno cercato di dare vita a proprie organizzazioni di riferimento: a una Hi-
spanic Lives Matter, o a una Native American Lives Matter, o perfino a una White Lives Matter.
Il gruppo numericamente più grande di americani uccisi dalla polizia è costituito da uomini bian-
chi di mezza età (vedi Frank Zimring, Who Police Kill).  Senza dubbio sarebbe difficile organiz-
zarli, ma provarci sarebbe sicuramente utile.  Blm non vincerà mai da sola; le minoranze hanno
bisogno di amici, anche se è difficile chiedere l'amicizia. In realtà, se si tiene conto  della storia
americana, non dovrebbe essere necessario chiederla; gli amici dovrebbero farsi avanti da soli.
Sì, Blm dovrebbe reclutare  degli alleati con cui organizzarsi; ma la cosa più importante, però,
è che ognuno di noi si offra come volontario.
Oggi il movimento dei lavoratori in generale  e i rappresentanti sindacali in particolare dovrebbero
chiedere ai sindacati di polizia di schierarsi con i lavoratori bianchi e neri contro il razzismo. E' po-
co probabile a breve termine, ma dovrebbe essere  compito dei sindacati  creare questa coalizione,
contribuendo anche ad avvicinare  gli attivisti per i diritti civili  e quelli per i diritti sindacali. Leg-
gendo il New York Times e guardando la televisione, non ho sentito un solo leader sindacale espri-
mersi sull'uccisione di Floyd.   -   Una sera, in televisione, ho visto una scritta su un muro: "Salva 
una vita; uccidi un poliziotto". L'autore ha espresso con la bomboletta la propria sconfitta; la sua
è di nuovo una politica che non porta a nulla. Gli altri manifestanti dovrebbero protestare contro
questo slogan perverso. Tuttavia, ci deve essere un impegno organizzato in ambito liberale  e  di 
sinistra per cambiare il comportamento della polizia prima di denunciare a qualsiasi autorità i mi-
litanti che chiamano "porci" i poliziotti e lanciano minacce di morte.
Costruire una coalizione di bianchi e di neri contro il razzismo richiede anche di saper interpretare 
meglio la violenza e i saccheggi. Secondo testimoni attendibili (Arthur Waskow li cita nel suo Rap-
porto Shalom del primo giugno), gran parte dei saccheggi di Minneapolis -St, Paul sono stati opera
di "acceleratori" di destra, fascisti bianchi che vogliono affrettare  quella che pensano sia una guer-
ra razziale inevitabile.  Sono facili da condannare, ma ci sono anche i nostri stessi teppisti, che agi-
scono accanto ai manifestanti o che marciano dietro di loro.  L'atteggiamento più comune della si-
nistra nei loro confronti è inadeguato e potremmo riassumerlo così: "Certo che sono contro il sac-
cheggio, ma dobbiamo sempre ricordare che il saccheggio su larga scala dell'America è opera dei
capitalisti predatori". Sì, va bene, ricordiamocelo sempre. E i capitalisti predatori non saranno pro- 
babilmente nostri alleati  nella lotta  contro il razzismo, ma gli immigrati che hanno un negozio, i
proprietari di piccole imprese, persino i direttori  e  i commessi  delle catene di negozi, sarebbero probabilmente pronti a manifestare contro la brutalità della polizia, se non fossero impegnati a di-
fendere i loro mezzi di sussistenza.   Nella  lotta  contro  il razzismo, anche la piccola borghesia, 
spesso disprezzata  a sinistra, è un'alleata necessaria.
Ciò che le proteste  hanno mostrato finora  è un movimento impressionante, ma radicalmente di-
sorganizzato o, meglio, privo di organizzazione , generoso, moralmente giusto, ma senza la gam-
ma sociale, l'organizzazione, o l'unità necessaria per vincere. Sarebbe un grave errore continuare
le proteste e rifiutarsi di parlare di ciò che manca.

Lucianone

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Riflessioni - La famigliaTrump pubblicizza fagioli: i veri segnali della fine del mondo

29 luglio '20 - mercoledì                             29th July / Wednesday                          visione post - 2

(da la Repubblica - 18 luglio '20 - L'Amaca / Michele Serra) 
Segni della fine del mondo
L'immagine di Donald Trump che pubblicizza fagioli seduto alla sua scrivania  (la scrivania del
presidente degli Stati Uniti) ha qualcosa di folle. credo che folle sia il termine più preciso. Nessu-
na valutazione politica è possibile, nessun metro etico, o ideologico, è in grado di misurare un ge-
sto che sarebbe stato perfetto per la vecchia rubrica di Cuore "Segni della fine del mondo". 
Ovviamente  c'è un pregresso "politico"  della vicenda, un commerciante di fagioli ispanico che 
sostiene Trump, l'opposizione che invita a boicottarlo perchè Trump ha detto, a più riprese, cose
orribili sugli ispanici, infine il presidente che replica al boicottaggio costruendo sulla sua scriva-
nia un altarino di fagioli in scatola.  Ma l'immagine dell'uomo di turno alla Casa Bianca  che in-
neggia ai legumi (e anche la figlia, a pochi metri, yeah!) è talmente potente, nella sua devastante
rinuncia a ogni decoro istituzionale, a ogni gravità del potere, da far pensare  che  la politica sia,
oltre che una scienza impropria, una scienza del passato.  Un disperato tentativo di lettura razio-
nale dell'accaduto suggerisce che "la fantasia al potere", slogan nato in anni di delirante libertà,
sia infine inverato dalla destra più spregiudicata. ma bisogna essere molto ottimisti per sperare
che alla Casa Bianca sieda un dadaista. Più probabile  l'ipotesi  del progressivo  deragliamento
psichico dell' Occidente. Segni della fine del mondo, appunto.

Lucianone