13 febbraio '19 - mercoledì 13th February / Wednesday visione post - 7
Chi è salito almeno una volta sulla ferrovia Cuneo-Nizza non può non capire la scelta del
sindaco di Cuneo di esporre, in simbiosi, i due tricolori, quello italiano e quello francese,
come segno di fratellanza tra i due Paesi e - inevitabilmente di dissenso con la demente po-
litica antifrancese del nostro governicchio nazionalista. La Cuneo-Nizza è un formidabile
merletto di gallerie e ponti di ferro e cemento che traversa le Alpi Marittime, da Cuneo fi-
no al mare, a partire dalla fine dell'Ottocento. La guerra la distrusse e ci vollero quasi
quarant'anni per ricostruirla. Entra e esce dalle montagne, entra e esce da due Paesi che
sono lo stesso paese. un susseguirsi di ardesia viola e vallate verdi che precipita nel Medi-
terraneo. Quando abolirono la dogana Francia-Italia lungo la val Roya ci sentimmo feli-
ci in tanti, e grati all'Europa, perchè finalmente scompariva una delle frontiere più inna-
turali mai viste al mondo. Dentro il grande triangolo montuoso Cuneo-Ventimiglia-Nizza
si è italiani e francesi nello stesso tempo e spesso nelle stesse famiglie, è un meticciato che
neppure la guerra mondiale riuscì a mettere davvero in crisi. Mia bisnonna, italiana di
Nizza, sposò un francese di Breglio (oggi Breil sur Roya). Fu una famiglia bilingue, co-
smopolita, feconda e allegra. Morì per un attacco di cuore, su una panchina del porto di
Nizza, pochi giorni dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini alla Francia, già invsa
dai nazisti.
(da Repubblica - 9 febbraio '19 - L'Amaca / Michele Serra)
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mercoledì 13 febbraio 2019
sabato 2 febbraio 2019
SPORT - calcio / Serie B - 21^ giornata 2018/19
2 febbraio '19 - sabato 2nd February / Saturday visione post - 8
Risultati e classifica
Foggia 0 Ascoli 0 Cittadella 3 Cremonese 2 Salernitana 1
Crotone 2 Perugia 3 Carpi 1 Palermo 0 Lecce 2
Livorno 0 Venezia 2 Brescia 4 H. Verona 2
Pescara 0 Padova 1 Spezia 4 Cosenza 2
PALERMO 37 / Brescia 36 / Lecce, Pescara 34 / H. Verona 31 / Benevento,
Cittadella 30 / Perugia 29 / Spezia 28 / Salernitana 27 / Cremonese 26 /
Venezia, Ascoli 25 / Cosenza 21 / Foggia 18 / Crotone, Carpi 17 / Livorno 16 /
Padova 15
Continua... to be continued...
Risultati e classifica
Foggia 0 Ascoli 0 Cittadella 3 Cremonese 2 Salernitana 1
Crotone 2 Perugia 3 Carpi 1 Palermo 0 Lecce 2
Livorno 0 Venezia 2 Brescia 4 H. Verona 2
Pescara 0 Padova 1 Spezia 4 Cosenza 2
PALERMO 37 / Brescia 36 / Lecce, Pescara 34 / H. Verona 31 / Benevento,
Cittadella 30 / Perugia 29 / Spezia 28 / Salernitana 27 / Cremonese 26 /
Venezia, Ascoli 25 / Cosenza 21 / Foggia 18 / Crotone, Carpi 17 / Livorno 16 /
Padova 15
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venerdì 1 febbraio 2019
Nuove riflessioni Del Venerdì - Le società attuali chiuse in un mondo di paure ed esclusioni. Perchè?
1 febbraio '19 - venerdì 1st February / Friday visone post - 9
Muri, confini, barriere, ghetti, sgomberi, periferie degradate, zone off limits, luoghi di
estrema povertà-indigenza-disperazione non lontani da luoghi di benessere-ricchezza.
Paura, diffidenza, rabbia, rancore, odio, fanatismo, incomprensione, disintegrazione, intolleranza, insofferenza.
Questo è un elenco sintetico del nostro mondo attuale e rappresenta la sostanza di come si
sono ridotte in grande maggioranza le società del ventunesimo secolo. Il progresso tecnolo-
gico ci ha anche portato a un regresso sociale e in parte economico, e soprattutto ha rinchiu-
so quei confini che la globalizzazione tendeva ad aprire, facendo sognare un mondo nuovo, aperto ed espansivo per tutti terzo e quarto mondo compresi (cioè dei poveri/superpoveri).
Ma tutto è fallito e la parte ricca delle società si è rinchiusa nella difesa dei suoi confini e
delle sue ricchezze, escludendo le zone povere del mondo e anzi approfondendo le criticità
di quei paesi dopo averne depredato le risorse a proprio vantaggio.
CONTINUA...to be continued...
Muri, confini, barriere, ghetti, sgomberi, periferie degradate, zone off limits, luoghi di
estrema povertà-indigenza-disperazione non lontani da luoghi di benessere-ricchezza.
Paura, diffidenza, rabbia, rancore, odio, fanatismo, incomprensione, disintegrazione, intolleranza, insofferenza.
Questo è un elenco sintetico del nostro mondo attuale e rappresenta la sostanza di come si
sono ridotte in grande maggioranza le società del ventunesimo secolo. Il progresso tecnolo-
gico ci ha anche portato a un regresso sociale e in parte economico, e soprattutto ha rinchiu-
so quei confini che la globalizzazione tendeva ad aprire, facendo sognare un mondo nuovo, aperto ed espansivo per tutti terzo e quarto mondo compresi (cioè dei poveri/superpoveri).
Ma tutto è fallito e la parte ricca delle società si è rinchiusa nella difesa dei suoi confini e
delle sue ricchezze, escludendo le zone povere del mondo e anzi approfondendo le criticità
di quei paesi dopo averne depredato le risorse a proprio vantaggio.
CONTINUA...to be continued...
Storie - La romena Madalina, che lotta per la casa
1 febbraio '19 - venerdì 1st February / Friday visione post - 8
(da il manifesto - 24 gennaio '19 - Giansandro Merli / Roma) "Sono stata convocata dai carabinieri, mi sono presentata in caserma e ho ricevuto un
provvedimento di allontanamento dal territorio italiano per cinque anni. Dicono che
non sono integrata" afferma Madalina, cittadina europea nata in Romania e residente
a Roma. La donna è un'attivista del movimento per il diritto all'abitare, da anni si bat-
te per le persone che non riescono a pagare un affitto. Per questo adesso rischia di do-
versene andare dal paese in cui si è costruita una vita.
"Sono arrivata qui dieci anni fa - racconta - Mio padre era rom e mia madre romena.
Siamo finiti a vivere in un campo. Quando ho deciso di rimanere in Italia mi sono iscrit-
lta a scuola per studiare la lingua e la storia di questo paese. Poi ho conosciuto i movi-
menti e sono riuscita a lasciare il campo, ambiente in cui non mi sentivo a mio agio".
Madalina prende la licenza media e inizia a frequentare una scuola superiore per adul-
dti, vuole diventare operatrice socio-sanitaria. " Non mi sono diplomata perchè il giorno
dell'esame c'è stato uno sgombero e ho scelto di stare vicino alle famiglie che stavano
perdendo la casa. Per riprovarci avrei dovuto pagare, ma non avevo soldi perchè ero
disoccupata". - Qualche tempo dopo viene assunta in una cooperativa che fa le puli-
zie nei supermercati. A febbraio dello scorso anno l'impresa chiude e tutti i lavoratori
rimangono senza impiego. Il decreto che le intima di andarsene risale allo stesso mese,
anche se rimane in standby fino al 15 gennaio di quest'anno. Emesso sotto il governo
precedente, notificato con il nuovo: un'inquietante continuità. "Il provvedimento di
allontanamento - spiega l'avvocato Francesco Romeo, che difende la donna - è basato
su denunce mai tradotte in sentenze, nè tantomeno in processi. Queste dimostrerebbe-
ro una mancanza di integrazione nella società italiana. Un ragionamento tautologico
che nasconde un sostrato di violenza. La violenza non riguarda solo il processo pena-
le, le condanne, gli arresti, ma anche queste misure amministrative che impongono
la rottura di legami e relazioni costruite con fatica".
Madalina tiene a sottolineare che tutte le denunce ricevute riguardano la sua attività
politica di difesa dei diritti delle persone senza casa. Nessun interesse individuale die-
tro quelle azioni. "Non è Madalina a essere messa sotto accusa, ma l'attivista. Voglio-
no spaventare tutti gli stranieri che lottano - afferma - Per questo è importante che
la risposta sia di solidarietà e non di paura. Venerdì primo febbraio faremo un'assem-
blea nell'occupazione di via Casal Boccone 112". Accanto a lei siede Debora, uns don-
na romana che la guarda e annuisce. "Sei anni fa venivo fuori da una separazione - di-
ce senza riuscire a trattenere le lacrime - Ero finita per strada. Incontrai Madalina e
le spiegai la situazione. Non ci conoscevamo, ma mi invitò a stare da lei. Da allora vi-
viamo insieme, anche adesso che ho un nuovo fidanzato. Siamo grandi amiche".
Integrazione è un concetto ambiguo. Dignità no.
Lucianone
(da il manifesto - 24 gennaio '19 - Giansandro Merli / Roma) "Sono stata convocata dai carabinieri, mi sono presentata in caserma e ho ricevuto un
provvedimento di allontanamento dal territorio italiano per cinque anni. Dicono che
non sono integrata" afferma Madalina, cittadina europea nata in Romania e residente
a Roma. La donna è un'attivista del movimento per il diritto all'abitare, da anni si bat-
te per le persone che non riescono a pagare un affitto. Per questo adesso rischia di do-
versene andare dal paese in cui si è costruita una vita.
"Sono arrivata qui dieci anni fa - racconta - Mio padre era rom e mia madre romena.
Siamo finiti a vivere in un campo. Quando ho deciso di rimanere in Italia mi sono iscrit-
lta a scuola per studiare la lingua e la storia di questo paese. Poi ho conosciuto i movi-
menti e sono riuscita a lasciare il campo, ambiente in cui non mi sentivo a mio agio".
Madalina prende la licenza media e inizia a frequentare una scuola superiore per adul-
dti, vuole diventare operatrice socio-sanitaria. " Non mi sono diplomata perchè il giorno
dell'esame c'è stato uno sgombero e ho scelto di stare vicino alle famiglie che stavano
perdendo la casa. Per riprovarci avrei dovuto pagare, ma non avevo soldi perchè ero
disoccupata". - Qualche tempo dopo viene assunta in una cooperativa che fa le puli-
zie nei supermercati. A febbraio dello scorso anno l'impresa chiude e tutti i lavoratori
rimangono senza impiego. Il decreto che le intima di andarsene risale allo stesso mese,
anche se rimane in standby fino al 15 gennaio di quest'anno. Emesso sotto il governo
precedente, notificato con il nuovo: un'inquietante continuità. "Il provvedimento di
allontanamento - spiega l'avvocato Francesco Romeo, che difende la donna - è basato
su denunce mai tradotte in sentenze, nè tantomeno in processi. Queste dimostrerebbe-
ro una mancanza di integrazione nella società italiana. Un ragionamento tautologico
che nasconde un sostrato di violenza. La violenza non riguarda solo il processo pena-
le, le condanne, gli arresti, ma anche queste misure amministrative che impongono
la rottura di legami e relazioni costruite con fatica".
Madalina tiene a sottolineare che tutte le denunce ricevute riguardano la sua attività
politica di difesa dei diritti delle persone senza casa. Nessun interesse individuale die-
tro quelle azioni. "Non è Madalina a essere messa sotto accusa, ma l'attivista. Voglio-
no spaventare tutti gli stranieri che lottano - afferma - Per questo è importante che
la risposta sia di solidarietà e non di paura. Venerdì primo febbraio faremo un'assem-
blea nell'occupazione di via Casal Boccone 112". Accanto a lei siede Debora, uns don-
na romana che la guarda e annuisce. "Sei anni fa venivo fuori da una separazione - di-
ce senza riuscire a trattenere le lacrime - Ero finita per strada. Incontrai Madalina e
le spiegai la situazione. Non ci conoscevamo, ma mi invitò a stare da lei. Da allora vi-
viamo insieme, anche adesso che ho un nuovo fidanzato. Siamo grandi amiche".
Integrazione è un concetto ambiguo. Dignità no.
Lucianone
martedì 29 gennaio 2019
Intervista - L'artista Elaine Mitchener e il suo progetto "Sweet Tooth"
29 gennaio '19 - martedì 29th January / Tuesday visione post - 9
(da il manifesto - 6 gennaio '19 - di Marcello Lorrai)
Il suono della paura
Quando la musica può cambiare la vita
"Ho registrato lìesperienza di milioni di persone : la privazione della libertà,
la vendita all'asta, la lavorazione della canna per produrre zucchero".
Erlaine Mitchener è una giovane vocalist britannica i cui interessi spaziano dal jazz alla musica contemporanea, dall'improvvisazione alla performance, dal movimento alla dan-
za. Ha in repertorio i Song Books di John Cage. Ha interpretato Manga Scroll di Chri-
stian Marclay, oggi forse più conosciuto nell'ambito dell'arte contemporanea che della
musica, e lavori del compositore sperimentale Alvin Lucier e di Ben Patterson, uno dei
protagonisti di Fluxus. Il suo Sweet Tooth, che ha avuto la sua prima londinese nel feb-
braio 2018, è una vibrante riflessione in chiave di teatro musicale sulla schiavitù a par-
tire dalle sue origini giamaicane. Ha allestito un programma di Vocal Classics of the
Black Avant-Garde, con brani di Jenne Lee, Archie Shepp, Joseph Jarman, Eric Dol-
phy (lo riproporrà domani a Londra al Cafè Oto). Sta preparando un omaggio a Jen-
ne Lee, la più grande vocalist del free (prima il 14 giugno nella capitale britannica, al
Kings Place). .E con il pianista Alexander Hawkins, uno dei più brillanti e dinamici protagonisti della giovane generazione dell'improvvisazione europea, ha inciso in quar-
tetto UpRoot (Intakt, 2017) intestato ad entrambi. Lo scorso settembre è stata ospite in
Sardegna per il festival 'Ai confini del jazz', sua prima esibizione italiana.
Inizio intervista
- Come ha iniziato a cantare?
E.M. - Sono nata a Londra. I miei genitori sono giamaicani. Ho cominciato a cantare in chiesa.
gospel, ho fatto parte di un gruppo vocale di ragazze: in questo senso il mio è stato un per--
corso molto tradizionale. Poi ho studiato canto al Trinity College of Music e ho preso lì il mio
diploma, poi ho continuato alla Goldsmiths University. Ammiravo il canto classico, l'ho studia-
to alla Trinity, e ho imparato a cantare in italiano, francese, tedesco: arie, brani del repertorio
tradizionale e la base di quella tecnica è veramente importante per quello che faccio adesso.
Mi piace andare alle opere, mi piace sentire le cantanti, le ammiro e sono una grossa ispirazio-
ne., ma ho capito presto che non avrei voluto avere una carriera da cantante classica tradizio-
nale, perchè i miei interessi sono più ampi.
- Cosa le mancava?
E.M. - Se da giovane hai cantato gospel in chiesa, ti sei trovata a dover eseguire delle canzo-
ni all'ultimo momento, giusto il tempo di capire il titolo e di sperare che il pianista o l'organi-
sta la suoni in una chiave in cui puoi cantarla: e, semplicemente, lo fai. E quando hai impa-
rato a farlo da molto giovane hai imparato ad improvvisare, e a farlo senza avere paura, ed è
una cosa che ti piace oltre che un allenamento eccezionale per una attività come musicista
professionista. Ho anche imparato che le canzoni aiutano le persone a guardare a se stessi,
e a prendere delle decisioni importanti: una canzone può cambiarti la vita. Questo me lo ha insegnato la chiesa, non ilmusic college. Dopo ho trovato veramente difficile sentire in questa prospettiva le arie di Mozart o di Puccini: io conosco il senso di questi brani che musicamen-
te sono meravigliosi, ma sono qualcosa che non è per me esperienza reale. Il music college ha
un pò ucciso il mio amore per il canto, e ne sono uscita non molto convinta.
- E come è arrivata poi all'attività professionale?
E.M. - Ho fatto altre cose, cantavo un pò ma avevo paura di farla diventare una carriera, per-
chè è dura. Cantare come lavoro mi spaventava, avevo degli amici che lo facevano e vedevo
che lotta era. Hai un'ora di gioia e dopo ti dici: quando sarà la prossima performance? Quan-
do entreranno altri soldi? Lavoravo per la Ricordi come promotion manager, promuovevo
compositori a Londra, e ho appreso molto sul business della musica classica, un impiego de- cisamen interessante. E' successo che qualcuno dei miei clienti ha scoperto che cantavo e mi
hanno chiesto di farlo nei lavori dei compositori che cercavano di far eseguire. Mi hanno in-
coraggiata. In definitiva ero una performer: la porta si era aperta. E così ho cambiato lavoro.
- Quando è entrata in contatto con la scena improvvisativa?
E.M. - Avevo quattordici-quindici anni e il mio insegnante di flauto a scuola era un improv-
visatore free, neil Metcalfe. Siamo diventati amici, io ero troppo piccola per andare ai con-
certi, ma lui è stato il mio primo contatto con questa scena. Poi ho cominciato ad entrare in
questo ambito con il mio ex marito, pianista: oltre che con Neil ho lavorato molto con Steve
Beresford, Evan Parker, Mark Sanders, John Butcher, David Toop, e sono stata guest con
la London Improvisers Orchestra. Amo molto lavorare con un vocalist come Phil Minton.
E' una scena ricca con improvvisatori di talento.
- Un recensore ha scritto che grazie all'intensità della sua interpretazione, ha fatto tremare
le pietre della chiesa di Londra in cui ha presentato "Sweet Tooth".
E,M. - Mio padre è morto cinque anni fa e pensavo a cosa avevamo in comune, per esempio
amavamo lo zucchero. E ho cominciato a ragionare sulle varie implicazioni dello zucchero,
a come può fare male alla salute, a come viene prodotto e, rispetto al passato, al fatto che
era una merce molto costosa. Ma anche al costo umano necessario per fornire questo bene
in paesi lontani dal luogo da cui lo zucchero proveniva. Ho lavorato con uno storico: mi af-
fascinava come il sistema della schiavitù potesse stare in piedi ed era solo attravesro la pau-
ra e la disumanizzazione. Questo è stato il mio punto di partenza: il suono della paura.
In Sweet Tooth registro l'esperienza di milioni di persone. La privazione della libertà. la
tortura, le punizioni, la vendita all'asta, la lavorazione della canna per produrre lo zuc-
chero, i momenti in cui gli schiavi potevano divertirsi e cantare, momenti in cui c'era
anche qualcosa di sovversivo che poteva portare alla rivolta, che era la paranoia dei pro-
prietari di piantagioni. A Londra Sweet Tooth è stata presentata a St George's, a Bloom-
sbury, una chiesa aperta nel settecento al culmine della tratta, che ebbe tra suoi benefat-
tori ricchi schiavisti e che poi ha avuto un ruolo nel movimento abolizionista. In maggio
invece è stata proposta al Museum of London Docklands, dove veniva immaganizzato lo
zucchero proveniente dai Caraibi. Sweet Tooth è un lavoro difficile da presentare, fisi-
camente difficile anche per i musicisti, Sylvia Hallett, Jason Jarde e Mark Sanders, che
devono muoversi in scena. Per me è un lavoro non solo sulla schiavitù ma su noi oggi,
perchè gli esseri umani hanno una incredibile caèpacità di infliggere sofferenze. Mi au-
guro ci spinga a porci delle domande su di noi, sul perchè noi beneficiamo dello sfrut-
tamento che avviene in altre parti del mondo.
- Ascoltandola dal vivo con Alexander Hawkins era impossibile non pensare a Jeanne
Lee...
E.M. - Dovevo avere 18 anni e Neil Metcalfe mi diede una cassetta dicendomi: penso che
ti potrebbe piacere. Era Jeanne Lee con Ran Blake. Non è che non mi sia piaciuta ma non
la capii, era chiamato jazz ma non lo era, suonava piuttosto come una cosa contemporanea,
avantgarde, e la sua non era una voce così "jazz": non era una voce brutta ma nemmeno
"bella" in senso convenzionale. Una voce con un vibrato molto veloce, ma che non si esten-
de. Non trovi in lei la normale cantante di jazz, non è Sarah Vaughan, non è Ella Fitzgerald,
non è quel tipo di voce. Ma questo la rende più interessante. Ricordo di avere sentito la cas-
setta e poi di non averla più ascoltata per anni. Ma poi ci sono tornata. Lei amava Abbey Lin-
coln, c'è un suono come Abbey Lincoln, viene fuori da quella linea, ma è estremamente per-
sonale e muove la tecnica oltre, verso altre direzioni. E poi la danza, Fluxus, John Cage, la
sound poetry: sono stata colpita dalla somiglianza degli interessi, non potevo credere che
questa donna aveva fatto tanti anni fa queste cose che io sto cercando di fare adesso. Qual-
cuno ha detto che lei è la mia madre spirituale: io cerco di mantenere la mia individualità
ma mi interessa questa linea. E riconosco che dentro di me è ben presente.
Lucianone
(da il manifesto - 6 gennaio '19 - di Marcello Lorrai)
Il suono della paura
Quando la musica può cambiare la vita
"Ho registrato lìesperienza di milioni di persone : la privazione della libertà,
la vendita all'asta, la lavorazione della canna per produrre zucchero".
Erlaine Mitchener è una giovane vocalist britannica i cui interessi spaziano dal jazz alla musica contemporanea, dall'improvvisazione alla performance, dal movimento alla dan-
za. Ha in repertorio i Song Books di John Cage. Ha interpretato Manga Scroll di Chri-
stian Marclay, oggi forse più conosciuto nell'ambito dell'arte contemporanea che della
musica, e lavori del compositore sperimentale Alvin Lucier e di Ben Patterson, uno dei
protagonisti di Fluxus. Il suo Sweet Tooth, che ha avuto la sua prima londinese nel feb-
braio 2018, è una vibrante riflessione in chiave di teatro musicale sulla schiavitù a par-
tire dalle sue origini giamaicane. Ha allestito un programma di Vocal Classics of the
Black Avant-Garde, con brani di Jenne Lee, Archie Shepp, Joseph Jarman, Eric Dol-
phy (lo riproporrà domani a Londra al Cafè Oto). Sta preparando un omaggio a Jen-
ne Lee, la più grande vocalist del free (prima il 14 giugno nella capitale britannica, al
Kings Place). .E con il pianista Alexander Hawkins, uno dei più brillanti e dinamici protagonisti della giovane generazione dell'improvvisazione europea, ha inciso in quar-
tetto UpRoot (Intakt, 2017) intestato ad entrambi. Lo scorso settembre è stata ospite in
Sardegna per il festival 'Ai confini del jazz', sua prima esibizione italiana.
Inizio intervista
- Come ha iniziato a cantare?
E.M. - Sono nata a Londra. I miei genitori sono giamaicani. Ho cominciato a cantare in chiesa.
gospel, ho fatto parte di un gruppo vocale di ragazze: in questo senso il mio è stato un per--
corso molto tradizionale. Poi ho studiato canto al Trinity College of Music e ho preso lì il mio
diploma, poi ho continuato alla Goldsmiths University. Ammiravo il canto classico, l'ho studia-
to alla Trinity, e ho imparato a cantare in italiano, francese, tedesco: arie, brani del repertorio
tradizionale e la base di quella tecnica è veramente importante per quello che faccio adesso.
Mi piace andare alle opere, mi piace sentire le cantanti, le ammiro e sono una grossa ispirazio-
ne., ma ho capito presto che non avrei voluto avere una carriera da cantante classica tradizio-
nale, perchè i miei interessi sono più ampi.
- Cosa le mancava?
E.M. - Se da giovane hai cantato gospel in chiesa, ti sei trovata a dover eseguire delle canzo-
ni all'ultimo momento, giusto il tempo di capire il titolo e di sperare che il pianista o l'organi-
sta la suoni in una chiave in cui puoi cantarla: e, semplicemente, lo fai. E quando hai impa-
rato a farlo da molto giovane hai imparato ad improvvisare, e a farlo senza avere paura, ed è
una cosa che ti piace oltre che un allenamento eccezionale per una attività come musicista
professionista. Ho anche imparato che le canzoni aiutano le persone a guardare a se stessi,
e a prendere delle decisioni importanti: una canzone può cambiarti la vita. Questo me lo ha insegnato la chiesa, non ilmusic college. Dopo ho trovato veramente difficile sentire in questa prospettiva le arie di Mozart o di Puccini: io conosco il senso di questi brani che musicamen-
te sono meravigliosi, ma sono qualcosa che non è per me esperienza reale. Il music college ha
un pò ucciso il mio amore per il canto, e ne sono uscita non molto convinta.
- E come è arrivata poi all'attività professionale?
E.M. - Ho fatto altre cose, cantavo un pò ma avevo paura di farla diventare una carriera, per-
chè è dura. Cantare come lavoro mi spaventava, avevo degli amici che lo facevano e vedevo
che lotta era. Hai un'ora di gioia e dopo ti dici: quando sarà la prossima performance? Quan-
do entreranno altri soldi? Lavoravo per la Ricordi come promotion manager, promuovevo
compositori a Londra, e ho appreso molto sul business della musica classica, un impiego de- cisamen interessante. E' successo che qualcuno dei miei clienti ha scoperto che cantavo e mi
hanno chiesto di farlo nei lavori dei compositori che cercavano di far eseguire. Mi hanno in-
coraggiata. In definitiva ero una performer: la porta si era aperta. E così ho cambiato lavoro.
- Quando è entrata in contatto con la scena improvvisativa?
E.M. - Avevo quattordici-quindici anni e il mio insegnante di flauto a scuola era un improv-
visatore free, neil Metcalfe. Siamo diventati amici, io ero troppo piccola per andare ai con-
certi, ma lui è stato il mio primo contatto con questa scena. Poi ho cominciato ad entrare in
questo ambito con il mio ex marito, pianista: oltre che con Neil ho lavorato molto con Steve
Beresford, Evan Parker, Mark Sanders, John Butcher, David Toop, e sono stata guest con
la London Improvisers Orchestra. Amo molto lavorare con un vocalist come Phil Minton.
E' una scena ricca con improvvisatori di talento.
- Un recensore ha scritto che grazie all'intensità della sua interpretazione, ha fatto tremare
le pietre della chiesa di Londra in cui ha presentato "Sweet Tooth".
E,M. - Mio padre è morto cinque anni fa e pensavo a cosa avevamo in comune, per esempio
amavamo lo zucchero. E ho cominciato a ragionare sulle varie implicazioni dello zucchero,
a come può fare male alla salute, a come viene prodotto e, rispetto al passato, al fatto che
era una merce molto costosa. Ma anche al costo umano necessario per fornire questo bene
in paesi lontani dal luogo da cui lo zucchero proveniva. Ho lavorato con uno storico: mi af-
fascinava come il sistema della schiavitù potesse stare in piedi ed era solo attravesro la pau-
ra e la disumanizzazione. Questo è stato il mio punto di partenza: il suono della paura.
In Sweet Tooth registro l'esperienza di milioni di persone. La privazione della libertà. la
tortura, le punizioni, la vendita all'asta, la lavorazione della canna per produrre lo zuc-
chero, i momenti in cui gli schiavi potevano divertirsi e cantare, momenti in cui c'era
anche qualcosa di sovversivo che poteva portare alla rivolta, che era la paranoia dei pro-
prietari di piantagioni. A Londra Sweet Tooth è stata presentata a St George's, a Bloom-
sbury, una chiesa aperta nel settecento al culmine della tratta, che ebbe tra suoi benefat-
tori ricchi schiavisti e che poi ha avuto un ruolo nel movimento abolizionista. In maggio
invece è stata proposta al Museum of London Docklands, dove veniva immaganizzato lo
zucchero proveniente dai Caraibi. Sweet Tooth è un lavoro difficile da presentare, fisi-
camente difficile anche per i musicisti, Sylvia Hallett, Jason Jarde e Mark Sanders, che
devono muoversi in scena. Per me è un lavoro non solo sulla schiavitù ma su noi oggi,
perchè gli esseri umani hanno una incredibile caèpacità di infliggere sofferenze. Mi au-
guro ci spinga a porci delle domande su di noi, sul perchè noi beneficiamo dello sfrut-
tamento che avviene in altre parti del mondo.
- Ascoltandola dal vivo con Alexander Hawkins era impossibile non pensare a Jeanne
Lee...
E.M. - Dovevo avere 18 anni e Neil Metcalfe mi diede una cassetta dicendomi: penso che
ti potrebbe piacere. Era Jeanne Lee con Ran Blake. Non è che non mi sia piaciuta ma non
la capii, era chiamato jazz ma non lo era, suonava piuttosto come una cosa contemporanea,
avantgarde, e la sua non era una voce così "jazz": non era una voce brutta ma nemmeno
"bella" in senso convenzionale. Una voce con un vibrato molto veloce, ma che non si esten-
de. Non trovi in lei la normale cantante di jazz, non è Sarah Vaughan, non è Ella Fitzgerald,
non è quel tipo di voce. Ma questo la rende più interessante. Ricordo di avere sentito la cas-
setta e poi di non averla più ascoltata per anni. Ma poi ci sono tornata. Lei amava Abbey Lin-
coln, c'è un suono come Abbey Lincoln, viene fuori da quella linea, ma è estremamente per-
sonale e muove la tecnica oltre, verso altre direzioni. E poi la danza, Fluxus, John Cage, la
sound poetry: sono stata colpita dalla somiglianza degli interessi, non potevo credere che
questa donna aveva fatto tanti anni fa queste cose che io sto cercando di fare adesso. Qual-
cuno ha detto che lei è la mia madre spirituale: io cerco di mantenere la mia individualità
ma mi interessa questa linea. E riconosco che dentro di me è ben presente.
Lucianone
mercoledì 23 gennaio 2019
SPORT - calcio / serie B - 20^ giornata 2018/19
24 gennaio '18 - mercoledì 24th January / Wedfnesday visione post - 10
RISULTATI
Carpi 0 Cosenza 0 Crotone 0 Lecce 1 Padova 3 Palermo 1
Foggia 2 Ascoli 0 Cittadella 0 Benevento 1 Verona 0 Salernitana 2
Perugia 0 Pescara 0 Spezia 1
Brescia 2 Cremonese 0 Venezia 1
Lucianone
RISULTATI
Carpi 0 Cosenza 0 Crotone 0 Lecce 1 Padova 3 Palermo 1
Foggia 2 Ascoli 0 Cittadella 0 Benevento 1 Verona 0 Salernitana 2
Perugia 0 Pescara 0 Spezia 1
Brescia 2 Cremonese 0 Venezia 1
Lucianone
Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
24 gennaio '18 - mercoledì 24th January / Wednesday visione post - 8
VENEZUELA
Guaidò si proclama presidente / Usa, Canada e molti altri Paesi lo riconoscono
Il parlamento si rivolta contro Maduro / Decine di migliaia in piazza.
Venezuela nel caos -
CARACAS - Si impenna, improvvisamente, la tensione in Venezuela. Il giovane Juan Guaidó, leader dell'Assemblea nazionale, si è autoproclamato presidente "pro tempore" del Paese, lui che guida il Parlamento dominato dall'opposizione e dichiarato nei giorni scorsi "illegittimo" dal Tribunale supremo controllato dal regime.
In piazza, davanti ai sostenitori riuniti a Caracas, Guaidó ha lanciato ufficialmente la sua sfida a Nicolás Maduro, che due settimane fa si era insediato per un secondo mandato presidenziale, ma l'opposizione non ha mai riconosciuto il risultato delle elezioni e diversi Paesi considerano illegittimo il leader chavista.
Donald Trump è stato il primo a riconoscere Guaidó come capo dello Stato. "Non consideriamo nulla, ma tutte le opzioni sono sul tavolo", ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca quando gli è stato chiesto se intendesse inviare i militari statunitensi in Venezuela. Al presidente americano hanno fatto seguito i riconoscimenti di Canada, Argentina, Brasile, Perù, Ecuador, Costa Rica, Paraguay e Messico.
In serata anche il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha dichiarato: "Spero che tutta l'Europa si unisca nel sostegno alle forze democratiche in Venezuela. A differenza di Maduro, l'Assemblea parlamentare, incluso Juan Guaidò, ha un mandato democratico dai cittadini venezuelani".
ROMA
scontro nel governo per Trivelle / Ministro Costa: "Non firmo, pronto a lasciare"
A riscchio il decreto semplificazioni
Rinvio in Senato / Salta riunione della commissione
L'ira della presidente Casellati: "Rispetto per le istituzioni
M5S:: "Non arretriamo di un centimetro"
Sulle trivelle in mare è scontro nel governo. Da un lato il ministro dell'Ambiente Sergio Costa che annuncia il no politico a qualsiasi autorizzazione. Dall'altro la Lega, con il sottosegretario all'Economia, il leghista Massimo Garavaglia che replica: "L'iter è in corso, Costa non può fare quello che vuole". La soluzione di compromesso, che doveva essere inserita nel decreto Semplificazioni, è saltata. Come anche la seduta in commissione al Senato che era stata prevista per la serata. Mentre il ministro Toninelli assicura che nella notte sarà trovata una soluzione. Senza un'intesa, l'intero decreto potrebbe essere travolto.
ITALIA -
Castelnuovo di Porto
Via migranti e operatori dal CARA.
Chiuso il Cara, un sistema che funzionava
Lucianone
VENEZUELA
Guaidò si proclama presidente / Usa, Canada e molti altri Paesi lo riconoscono
Il parlamento si rivolta contro Maduro / Decine di migliaia in piazza.
Venezuela nel caos -
CARACAS - Si impenna, improvvisamente, la tensione in Venezuela. Il giovane Juan Guaidó, leader dell'Assemblea nazionale, si è autoproclamato presidente "pro tempore" del Paese, lui che guida il Parlamento dominato dall'opposizione e dichiarato nei giorni scorsi "illegittimo" dal Tribunale supremo controllato dal regime.
In piazza, davanti ai sostenitori riuniti a Caracas, Guaidó ha lanciato ufficialmente la sua sfida a Nicolás Maduro, che due settimane fa si era insediato per un secondo mandato presidenziale, ma l'opposizione non ha mai riconosciuto il risultato delle elezioni e diversi Paesi considerano illegittimo il leader chavista.
Donald Trump è stato il primo a riconoscere Guaidó come capo dello Stato. "Non consideriamo nulla, ma tutte le opzioni sono sul tavolo", ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca quando gli è stato chiesto se intendesse inviare i militari statunitensi in Venezuela. Al presidente americano hanno fatto seguito i riconoscimenti di Canada, Argentina, Brasile, Perù, Ecuador, Costa Rica, Paraguay e Messico.In serata anche il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha dichiarato: "Spero che tutta l'Europa si unisca nel sostegno alle forze democratiche in Venezuela. A differenza di Maduro, l'Assemblea parlamentare, incluso Juan Guaidò, ha un mandato democratico dai cittadini venezuelani".
ROMA
scontro nel governo per Trivelle / Ministro Costa: "Non firmo, pronto a lasciare"
A riscchio il decreto semplificazioni
Rinvio in Senato / Salta riunione della commissione
L'ira della presidente Casellati: "Rispetto per le istituzioni
M5S:: "Non arretriamo di un centimetro"
Sulle trivelle in mare è scontro nel governo. Da un lato il ministro dell'Ambiente Sergio Costa che annuncia il no politico a qualsiasi autorizzazione. Dall'altro la Lega, con il sottosegretario all'Economia, il leghista Massimo Garavaglia che replica: "L'iter è in corso, Costa non può fare quello che vuole". La soluzione di compromesso, che doveva essere inserita nel decreto Semplificazioni, è saltata. Come anche la seduta in commissione al Senato che era stata prevista per la serata. Mentre il ministro Toninelli assicura che nella notte sarà trovata una soluzione. Senza un'intesa, l'intero decreto potrebbe essere travolto.
ITALIA -
Castelnuovo di Porto
Via migranti e operatori dal CARA.
Chiuso il Cara, un sistema che funzionava
Lucianone
lunedì 14 gennaio 2019
Spettacoli / cinema - "BlacKkKlansman": film di Spike Lee sull'America e la rappresentazione della razza
14 gennaio '18 - lunedì 14th January / Monday visione post - 7
(da la Repubblica - 27 settembre '18 - Emiliano Morreale)
La storia raccontata in questo film, vincitore del Gran premio della giuria al Festival di
Cannes, è di quelle che si dicono perfette per il cinema, e il suo regista ideale era cer-
tamente Spike Lee. Ron Stallworth, poliziotto afroamericano di Colorado Springs, nei
primi anni Settanta si infiltrò nel Ku Klux Klan locale tenendo i contatti al telefono, e
mandando di persona un collega collegato con un radiomicrofono. Il film ha una voca-
zione esplicitamente politica, vuol comunicare col grande pubblico attraverso i mecca-
nismi spettacolari: da un lato, quindi, toni da commedia action (retti benissimo dalla
coppia di attori John David Washington e Adam Driver, nel ruolo dei due poliziotti in-
filtrati); dall'altro improvvise aperture didattiche: un finto filmato iniziale con Alex
Baldwin che lancia proclami contro lo strapotere di neri ed ebrei, un discorso di Sto-
kely Carmichael sul significato del "potere nero", un monologo in cui Driver spiega
al collega come "fare il nero", il racconto di un linciaggio fatto da un Harry Belafon-
te novantaduenne e davvero impressionante, alternato con un discorso del capo del
KKK David Duke. E, dall'altro lato, in bocca ai cattivi ci sono slogan di sinistra at-
tualità ("Make America Great Again", "America First", eccetera), a volte in manie-
ra un pò troppo calcata. Con dei toni così carichi e dei cattivi lombrosiani, un rischio
è di mostrare gli adepti del Klan come un branco di idioti, dunque in fondo poco pe-
ricolosi anche, se ben inseriti in un sistema e in un'ideologia. Per sventare questo pe-
ricolo, Lee nel finale esplicita la portata attuale del suo film, e mostra le dimostrazio-
ni di Charlottesville, durante un raduno di suprematisti bianchi, neonazisti eccetera,
e le scandalose affermazioni del presidente Trump in quell'occasione.
Eppure questo film che, a parte l'eccessiva lunghezza, riesce a centrare l'obioettivo
che si era prefisso, mostra tra le sue stesse pieghe un progetto ancora più ambizioso
che il regista accenna soltanro. E' un film sulla rappresentazione della razza, sulle
colpe del cinema stesso (a cominciare ovviamente da La nascita di una nazione di
Griffith e da Via col vento, entramni citati), con la proposta parallela di un sotterra-
neo contro-canone "sporco" che parte dal cinema blaxploitation degli anni 70. Una
linea purtroppo soltanto abbozzata, che avrebbe fatto di BlacKkKlansman un film
più ricco e appassionante.
Lucianone
(da la Repubblica - 27 settembre '18 - Emiliano Morreale)
La storia raccontata in questo film, vincitore del Gran premio della giuria al Festival di
Cannes, è di quelle che si dicono perfette per il cinema, e il suo regista ideale era cer-
tamente Spike Lee. Ron Stallworth, poliziotto afroamericano di Colorado Springs, nei
primi anni Settanta si infiltrò nel Ku Klux Klan locale tenendo i contatti al telefono, e
mandando di persona un collega collegato con un radiomicrofono. Il film ha una voca-
zione esplicitamente politica, vuol comunicare col grande pubblico attraverso i mecca-
nismi spettacolari: da un lato, quindi, toni da commedia action (retti benissimo dalla
coppia di attori John David Washington e Adam Driver, nel ruolo dei due poliziotti in-
filtrati); dall'altro improvvise aperture didattiche: un finto filmato iniziale con Alex
Baldwin che lancia proclami contro lo strapotere di neri ed ebrei, un discorso di Sto-
kely Carmichael sul significato del "potere nero", un monologo in cui Driver spiega
al collega come "fare il nero", il racconto di un linciaggio fatto da un Harry Belafon-
te novantaduenne e davvero impressionante, alternato con un discorso del capo del
KKK David Duke. E, dall'altro lato, in bocca ai cattivi ci sono slogan di sinistra at-
tualità ("Make America Great Again", "America First", eccetera), a volte in manie-
ra un pò troppo calcata. Con dei toni così carichi e dei cattivi lombrosiani, un rischio
è di mostrare gli adepti del Klan come un branco di idioti, dunque in fondo poco pe-
ricolosi anche, se ben inseriti in un sistema e in un'ideologia. Per sventare questo pe-
ricolo, Lee nel finale esplicita la portata attuale del suo film, e mostra le dimostrazio-
ni di Charlottesville, durante un raduno di suprematisti bianchi, neonazisti eccetera,
e le scandalose affermazioni del presidente Trump in quell'occasione.
Eppure questo film che, a parte l'eccessiva lunghezza, riesce a centrare l'obioettivo
che si era prefisso, mostra tra le sue stesse pieghe un progetto ancora più ambizioso
che il regista accenna soltanro. E' un film sulla rappresentazione della razza, sulle
colpe del cinema stesso (a cominciare ovviamente da La nascita di una nazione di
Griffith e da Via col vento, entramni citati), con la proposta parallela di un sotterra-
neo contro-canone "sporco" che parte dal cinema blaxploitation degli anni 70. Una
linea purtroppo soltanto abbozzata, che avrebbe fatto di BlacKkKlansman un film
più ricco e appassionante.
Lucianone
giovedì 3 gennaio 2019
L'Opinione del Giovedì - Male e Bene: sapere sempre distinguerli. Nè neutrali, nè indifferenti.
3 gennaio '19 - giovedì 3rd January / Thursday visione post - 9
La banalità del Male / barbarie
"Ormai sta diventando normale. Tragicamente normale. Ordinaria amministrazione.
Odio antisemita quotidiano. Insulti razzisti in razione giornaliera. Dentro gli stadi, fuo-
ri degli stadi. Persino durante le feste. Sui muri delle città." (è l'apertura di un arti-
colo di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 10 gennaio di quest'anno - 2019,
e il pezzo - un commento - ha per titolo "Se l'odio razzista diventa "normale" dentro
e fuori gli stadi). "Nessun provvedimento per il mantenimento dell'ordine pubblico, ovviamente doveroso e necessario in sè, può però contrastare da solo questa orribile
banalizzazione dell'antisemitismo, questo odio per l'ebreo ridotto a una "merda" da
oltraggiare insieme agli odiati avversari calcistici. Come se fosse normale, scontato,
accettabile. Come se fosse una ragazzata un pò spinta. No, la mascalzonata antisemi-
ta non è banale, l'insulto razzista non è normale. A questa deriva va posto un argine.
Perchè anche la barbarie non diventi banalità quotidiana" (e questa è la chiusura del
commento di Pierluigi Battista, a margine dei fatti accaduti subito dopo la festa della
Lazio calcistica - anniversario per i 119 anni della società Lazio - con guerriglia degli
ultras contro i poliziotti, e susseguenti volantini antisemiti lasciati per le strade roma-
ne).
Quello che segnala e sottolinea, preoccupato, il giornalista Battista è il fatto che si sta
assistendo a un assorbimento mentale passivo da parte di tanta gente di ciò che si ve-
de e si legge riguardo la barbarie che si palesa intorno e spesso anche dentro i campi
di calcio: perchè gli ululati razzisti contro i giocatori di colore e gli slogan antisemiti
e gli assalti alle forze dell'ordine o alle altre bande rivali sono pura Barbarie (in lette-
ra grande). E ad essere coinvolta è naturalmente l'intera società, ma si deve anche al-
lo stesso tempo capire cosa non va in questa società soprattutto quando, come anco-
ra dice lo stesso Pierluigi Battista, è chiaro che nessun provvedimento preso dalle for-
ze dell'ordine può da solo costituire una soluzione terminale per questa Barbarie. In
quanto (qui sono io a precisarlo) il giorno dopo o nei giorni successivi gli episodi di
barbara violenza vanno a ripetersi, e con delle morti pure periodiche. Si deve allora
per forza pensare ad un imbarbarimento della nostra stessa società. E non parlo so-
lo della società italiana, ma delle società intere o anche di quella globalizzata.
Ma rimanendo ad esaminare, nel nostro caso, la società italiana si vedono molti altri
aspetti di degrado di civiltà - altra espressione che spiega il vocabolo barbarie - che
ogni giorno ci appaiono in tivù o li scopriamo sulle pagine digitali dei cellulari o nel-
le pagine di quotidiani e riviste: genitori che picchiano insegnanti, studenti che offen-
dono la dignità di insegnanti fatti oggetto di spregio con atti inconcepibili fino a una
decina di anni fa, familiari di pazienti che picchiano dottori e infermieri, e perfino
maestre che compiono atti barbarici su piccoli alunni di elementari e d'asilo, e assi-
stenti di ricoveri d'anziani che maltrattano schiavizzandoli dei vecchi inermi.
Penso che questa nostra società, malata piuttosto gravemente, ha bisogno di riacqui-
stare la capacità di esaminare o riesaminare molto meglio quella che è la differenza
tra il Male e il Bene, ritrovando prima di tutto la giusta coscienza per farlo, Magari
usando la coscienza con la C maiuscola. Se non lo fa, è una società che rischia l'assue-
fazione al Male, ma credo che in certa parte di società sia già avvenuto: una partico-
lare assuefazione a fatti quotidiani di barbarie.
Continua...
to be continued...
La banalità del Male / barbarie
"Ormai sta diventando normale. Tragicamente normale. Ordinaria amministrazione.
Odio antisemita quotidiano. Insulti razzisti in razione giornaliera. Dentro gli stadi, fuo-
ri degli stadi. Persino durante le feste. Sui muri delle città." (è l'apertura di un arti-
colo di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 10 gennaio di quest'anno - 2019,
e il pezzo - un commento - ha per titolo "Se l'odio razzista diventa "normale" dentro
e fuori gli stadi). "Nessun provvedimento per il mantenimento dell'ordine pubblico, ovviamente doveroso e necessario in sè, può però contrastare da solo questa orribile
banalizzazione dell'antisemitismo, questo odio per l'ebreo ridotto a una "merda" da
oltraggiare insieme agli odiati avversari calcistici. Come se fosse normale, scontato,
accettabile. Come se fosse una ragazzata un pò spinta. No, la mascalzonata antisemi-
ta non è banale, l'insulto razzista non è normale. A questa deriva va posto un argine.
Perchè anche la barbarie non diventi banalità quotidiana" (e questa è la chiusura del
commento di Pierluigi Battista, a margine dei fatti accaduti subito dopo la festa della
Lazio calcistica - anniversario per i 119 anni della società Lazio - con guerriglia degli
ultras contro i poliziotti, e susseguenti volantini antisemiti lasciati per le strade roma-
ne).
Quello che segnala e sottolinea, preoccupato, il giornalista Battista è il fatto che si sta
assistendo a un assorbimento mentale passivo da parte di tanta gente di ciò che si ve-
de e si legge riguardo la barbarie che si palesa intorno e spesso anche dentro i campi
di calcio: perchè gli ululati razzisti contro i giocatori di colore e gli slogan antisemiti
e gli assalti alle forze dell'ordine o alle altre bande rivali sono pura Barbarie (in lette-
ra grande). E ad essere coinvolta è naturalmente l'intera società, ma si deve anche al-
lo stesso tempo capire cosa non va in questa società soprattutto quando, come anco-
ra dice lo stesso Pierluigi Battista, è chiaro che nessun provvedimento preso dalle for-
ze dell'ordine può da solo costituire una soluzione terminale per questa Barbarie. In
quanto (qui sono io a precisarlo) il giorno dopo o nei giorni successivi gli episodi di
barbara violenza vanno a ripetersi, e con delle morti pure periodiche. Si deve allora
per forza pensare ad un imbarbarimento della nostra stessa società. E non parlo so-
lo della società italiana, ma delle società intere o anche di quella globalizzata.
Ma rimanendo ad esaminare, nel nostro caso, la società italiana si vedono molti altri
aspetti di degrado di civiltà - altra espressione che spiega il vocabolo barbarie - che
ogni giorno ci appaiono in tivù o li scopriamo sulle pagine digitali dei cellulari o nel-
le pagine di quotidiani e riviste: genitori che picchiano insegnanti, studenti che offen-
dono la dignità di insegnanti fatti oggetto di spregio con atti inconcepibili fino a una
decina di anni fa, familiari di pazienti che picchiano dottori e infermieri, e perfino
maestre che compiono atti barbarici su piccoli alunni di elementari e d'asilo, e assi-
stenti di ricoveri d'anziani che maltrattano schiavizzandoli dei vecchi inermi.
Penso che questa nostra società, malata piuttosto gravemente, ha bisogno di riacqui-
stare la capacità di esaminare o riesaminare molto meglio quella che è la differenza
tra il Male e il Bene, ritrovando prima di tutto la giusta coscienza per farlo, Magari
usando la coscienza con la C maiuscola. Se non lo fa, è una società che rischia l'assue-
fazione al Male, ma credo che in certa parte di società sia già avvenuto: una partico-
lare assuefazione a fatti quotidiani di barbarie.
Continua...
to be continued...
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