23 dicembre '18 - domenica 23rd December / Sunday visione post - 5
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
Commedia teatrale, tratta dal romanzo di Mark Haddon
Regia di Bruni e De Capitani
Elfo Puccini di Milano, corso Buenos Aires 33
Fino al 13 gennaio 2019 - biglietti 32,50/17 euro
info - tel. 02.00660608
Umbria Jazz Winter - 26^ edizione
Orvieto - dal 28 dicembre 2018 al 1 gennaio 2019
Prevendite on-line
www.umbriajazz.com
Mickey 90- L'arte di un sogno
Mostra - al Castello di Desenzano del Garda
Fino al 10 febbraio 2019
La mostra è aperta venerdì, sabato e domenica
e nei giorni festivi e di vacanze scolastiche, ore 10-18
Ingresso: 8/5 euro - tel. 030.9994161
Mostra permanente di Fotografia - Siena
Miti del jazz anni Sessanta - ritratti in bianco/nero di Roberto Polillo
Accademia nazionale del jazz della Fortezza Medicea di Siena,
sede dal 1977 di Siena jazz.-
Allestimento firmato da Cesare Mari - Ingresso gratuito
Negli scatti di Polillo ci sono tra i musicisti più famosi Louis Armstrong,
Miles Davis, Duke Ellington, Ornette Coleman, Archie Shepp.
Spettacoli musicali pop, jazz e classica-- 31 dicembre
Firenze - musica pop
piazzale Michelangelo, con F. Renga, Baby K. e Lorenzo, Baglioni
Firenze - musica classica e jazz
piazza della Signoria e piazza Carmine
31 dicembre
"Rogo del vecchione" - a Bologna
Tradizione storica: un gigantesco falò simbolo della fine dell'anno
trascorso, bruciato per accogliere il nuovo.
Napoli - Il rapper Rocco Hunt
Piazza del Plebiscito
Roma - Vinicio Capossela
Circo Massimo
Milano - Francesco Gabbani
Piazza del Duomo
Salerno -Max Gazzè e Clementino
Bari- Annalisa
Lucianone
DI TUTTO e di PIU Ambiente / Appuntamenti / Arte / / Cibo-cucina / Commenti / Cultura / Curiosità-comicità / Dossier / Economia-Finanza / Fotografia / Inchiesta / Intervista / Istruzione / Lavoro / Lettere / Libri / Medicina / Motori / Musica / Natura / Opinione del Giovedì / Personaggi / Psicologia / Reportage / Riflessioni-Idee / Salute / Scienze / Società-Politica / Spettacoli (cinema/tv) / Sport / Stampa-giornali / Storie / Tecnologia-Internet / Ultime notizie / Viaggi
domenica 23 dicembre 2018
mercoledì 19 dicembre 2018
Istruzione - Università di Firenze: premio in denaro per chi si laurea, evitando il fuoricorso
19 dicembre '18 - mercoledì 19th December / WEdnesday visione post - 6
(da la Repubblica - 25 giugno '18 - Valeria Strambi / Firenze)
Laurearsi in tempo: d'ora in avanti ci sarà un motivo in più per farlo. Almeno all'Università
di Firenze, che ha deciso di premiare gli studenti che riusciranno a raggiungere il titolo in pa-
ri, con un bonus da 500 euro. Un vero e proprio assegno che andrà dritto nelle tasche di 1.100
giovani iscritti a uno dei 128 corsi dell'ateneo toscano. Potranno partecipare al bando, pubbli-
cato sul sito web dell'Università, tutti coloro che si sono laureati alla triennale, alla magistrale
o ai corsi a ciclo unico tra il novembre 2017 e il dicembre 2018. Chi intende candidarsi dovrà farlo entro il 31 gennaio 2019 e la graduatoria con i nomi dei prescelti verrà pubblicata a mar-
zo. Ma come saranno individuati i vincitori? "Il prerequisito è aver terminato la carriera ac-
cademica nei tempi stabiliti dal proprio corso di studi - spiega il rettore dell'Università di Fi-
renze, Luigi Dei - Poi terremo conto in ordine di priorità, del voto di laurea, della media pon
derata degli esami e della condizione economica dello studente in base all'Isee. In caso di ex
aequo , il premio sarà assegnato al candidato con l'età più bassa".
E' una rivoluzione che va ad alimentare la dura battaglia che l'ateneo toscano ha intrapreso.
I numeri di chi impiega più del previsto per finire gli studi continuano a essere preoccupanti,
sebbene l'ultimo rapporto Almalaurea riveli che la percentuale dei laureati regolari, in un
anno, è passata dal 40 al 42%. "Si tratta di un incentivo per spronare gli studenti a mette
cela tutta per terminare il percorso in tempo - specifica il rettore - E' la prima volta che lo facciamo, ma la scelta di destinare 550 mila euro a un'iniziativa del genere va in una dire-
zione precisa. Volevamo dare un "segnale". Con questo meccanismo otterrà il bonus il 30%
circa dei ragazzi che si laureano in pari. "Un'alternativa era dare 300 euro a testa e coinvl-
gere un numero più alto di iscritti, ma il premio avrebbe perso di valore, sia dal punto di e-
conomico sia come forma di gratificazione. I vincitori potraqnno spendere i 500 euro come
meglio credono: "Un'altra opzione era detrarre questi soldi dalle tasse universitarie, però
avremmo tolto ai ragazzi l'opportunità di scegliere, obbligandoli in qualche modo a prose-
guire il percorso da noi e a iscriversi alla nostra magistrale - aggiunge Dei . Così, invece,
gli studenti decideranno in autonomia cosa fare del premio, che potrà diventaqre uno scon-
to sulle tasse future, oppure potrà servire per acquistare libri, tablet, per contribuire a pa-
gare un master all'estero o semplicemente per andare in vacanza".
Ogni corso di studi, anche in base alla percentuale di laureati regolari che vanta, ha a di-
sposizione un numero massimo di possibili beneficiari del bonus. Scienze dell'educazione
domina la classifica con 56 borse, poi economia aziendale (52), infermieristica (50), medi-
cina (46), architettura (49) e giurisprudenza (30). Due borse per archeologia, 7 per filolo-
gia moderna, 15 per chimica, 8 per informatica, 9 per scienze agrarie e 3 per statistica.
Almeno una borsa è comunque garantita per ciascun corso, così che nessuno resti fuori.
Per la premiazione non c'è ancora una data, ma il rettore ha già in mente una dedica
speciale: "Vorrei che la cerimonia di conferimento dei premi avvenisse in corrisponden-
za dell'anniversario della strage del bus Erasmus in Spagna, nella quale hanno perso la
vita 13 studentesse tra cui 3 ragazze iscritte al nostro ateneo - annuncia Dei - E' un ge-
sto simbolico per delle giovani che avrebbero potuto partecipare al bando ed essere pre-
miate, ma che purtroppo non possono farlo".
Lucianone
(da la Repubblica - 25 giugno '18 - Valeria Strambi / Firenze)
Laurearsi in tempo: d'ora in avanti ci sarà un motivo in più per farlo. Almeno all'Università
di Firenze, che ha deciso di premiare gli studenti che riusciranno a raggiungere il titolo in pa-
ri, con un bonus da 500 euro. Un vero e proprio assegno che andrà dritto nelle tasche di 1.100
giovani iscritti a uno dei 128 corsi dell'ateneo toscano. Potranno partecipare al bando, pubbli-
cato sul sito web dell'Università, tutti coloro che si sono laureati alla triennale, alla magistrale
o ai corsi a ciclo unico tra il novembre 2017 e il dicembre 2018. Chi intende candidarsi dovrà farlo entro il 31 gennaio 2019 e la graduatoria con i nomi dei prescelti verrà pubblicata a mar-
zo. Ma come saranno individuati i vincitori? "Il prerequisito è aver terminato la carriera ac-
cademica nei tempi stabiliti dal proprio corso di studi - spiega il rettore dell'Università di Fi-
renze, Luigi Dei - Poi terremo conto in ordine di priorità, del voto di laurea, della media pon
derata degli esami e della condizione economica dello studente in base all'Isee. In caso di ex
aequo , il premio sarà assegnato al candidato con l'età più bassa".
E' una rivoluzione che va ad alimentare la dura battaglia che l'ateneo toscano ha intrapreso.
I numeri di chi impiega più del previsto per finire gli studi continuano a essere preoccupanti,
sebbene l'ultimo rapporto Almalaurea riveli che la percentuale dei laureati regolari, in un
anno, è passata dal 40 al 42%. "Si tratta di un incentivo per spronare gli studenti a mette
cela tutta per terminare il percorso in tempo - specifica il rettore - E' la prima volta che lo facciamo, ma la scelta di destinare 550 mila euro a un'iniziativa del genere va in una dire-
zione precisa. Volevamo dare un "segnale". Con questo meccanismo otterrà il bonus il 30%
circa dei ragazzi che si laureano in pari. "Un'alternativa era dare 300 euro a testa e coinvl-
gere un numero più alto di iscritti, ma il premio avrebbe perso di valore, sia dal punto di e-
conomico sia come forma di gratificazione. I vincitori potraqnno spendere i 500 euro come
meglio credono: "Un'altra opzione era detrarre questi soldi dalle tasse universitarie, però
avremmo tolto ai ragazzi l'opportunità di scegliere, obbligandoli in qualche modo a prose-
guire il percorso da noi e a iscriversi alla nostra magistrale - aggiunge Dei . Così, invece,
gli studenti decideranno in autonomia cosa fare del premio, che potrà diventaqre uno scon-
to sulle tasse future, oppure potrà servire per acquistare libri, tablet, per contribuire a pa-
gare un master all'estero o semplicemente per andare in vacanza".
Ogni corso di studi, anche in base alla percentuale di laureati regolari che vanta, ha a di-
sposizione un numero massimo di possibili beneficiari del bonus. Scienze dell'educazione
domina la classifica con 56 borse, poi economia aziendale (52), infermieristica (50), medi-
cina (46), architettura (49) e giurisprudenza (30). Due borse per archeologia, 7 per filolo-
gia moderna, 15 per chimica, 8 per informatica, 9 per scienze agrarie e 3 per statistica.
Almeno una borsa è comunque garantita per ciascun corso, così che nessuno resti fuori.
Per la premiazione non c'è ancora una data, ma il rettore ha già in mente una dedica
speciale: "Vorrei che la cerimonia di conferimento dei premi avvenisse in corrisponden-
za dell'anniversario della strage del bus Erasmus in Spagna, nella quale hanno perso la
vita 13 studentesse tra cui 3 ragazze iscritte al nostro ateneo - annuncia Dei - E' un ge-
sto simbolico per delle giovani che avrebbero potuto partecipare al bando ed essere pre-
miate, ma che purtroppo non possono farlo".
Lucianone
martedì 18 dicembre 2018
Personaggio / simbolo - Parisa Pourtaherian: la fotografa iraniana che aggira i divieti negli stadi
18 dicembre '18' - martedì 18th December / Tuesday visione post - 5
(da Corriere della Sera - 18/08/'18 - Alessandra Muglia)
Quando si è arrampicata con il teleobiettivo sul tetto di una casa vista stadio per riprendere
la partita inaugurale del campionato di calcio, non immaginava che quel gesto avrebbe fat-
to storia in Iran. Del resto non le sembrava una trovata particolarmente originale: "E' quel-
lo che ho visto fare mesi prima ad alcuni tifosi, mi sono ispirata a loro", racconta al 'Corrie-
re' Parisa Pourtaherian, 26 anni e modestia da vendere. Dopo quegli scatti è stata acclama-
ta come prima DONNA a fotografare un incontro di calcio maschile in Iran, Paese dove gli
stadi sono off limits per le signore se in campo giocano gli uomini. Ma questo primato "non
significa che sia la più brava! Abbiamo reporter di talento e di grande esperienza nelle di-
verse discipline sportive" si schernisce. - Da quattro anni Parisa lavora per la prima agen-
zia di foto del suo Paese. Photoaman, e ha fatto trasferte anche in Europa. Ma ora, per la
prima volta, invece delle sue istantanee agli atleti, a fare il giro del mondo sono le immagi-
ni con lei sul tetto, in jeans e capelli rossi che spuntano dall'hijab (copricapo obbligatorio,
lo sguardo concentrato accanto al teleobiettivo. A immortalarla sono stati i suoi colleghi
maschi all'interno dello stadio che non si sono persi il momento. Gli scatti sono finiti sui
social, rilanciati migliaia di volte e accompagnati da apprezzamenti: una ola virtuale non sfuggita ai media internazionali che ha trasformato Parisa in un'"eroina", riuscita a drib-
blare i divieti del regime senza violare la legge. "Non pensavo proprio che avrei ricevuto
tutti quei messaggi da persone che npon mi conoscevano", dice. Del resto a spingerla a
trovare un modo per aggirare i divieti dei mullah sono state le sue due grandi passioni:
il calcio e la fotografia: "In Iran le restrizioni per le donne riguardano il football, nel ba-
sket e nella pallavolo non ci sono. Ma io amavo il calcio, ancora oggi ne vado matta, ho
iniziato a fare fotografie in questo sport. Ho avuto l'opportunità di lavorare con la più
famosa scuola d'Iran, quella di Mahdi Mahdavi, l'ex capitano della nazionale. Con loro
sono stata in Svezia, Germania e Austria". Quando si tratta delle partite dei professio-
nisti però scattano le restrizioni per le donne. In tante non si arrendono: molte sono sta-
te arrestate in questi ultimi anni (35 soltanto a febbraio) per aver tentato di "espugnare"
il tempio degli uomini e assistere a una partita travestite da maschi. Come le tifose pro-
tagoniste di Offside, il film Orso d'argento a Berlino nel 2006 di Jafar Panahi, da allora
costretto a filmare in clandestinità. "I divieti possono rendere più difficile il lavoro per
le donne - dice Parisa -, ma io non desidto e vado avanti: senza violare la legge e tenen-
domi al largo da qualsiasi polemica. Per esempio salendo sui tetti". Cos' a fine luglio è
andata a Ghaemshahr, nel nord del Paese, dove il Nassaji Mazandaranù, una delle più
vecchie squadre iraniane, ospitava lo Zob Ahan di Isfahan. Il match è finito 0-1 con gol
al quindicesimo. Che lei non ha potuto fotografare, impegnata com'era a bussare alle
porte per convincere qualcuno a farla salire sul tetto. Dopo tre ore ecco Parisa compari-
re tra le tegole a sfidare i divieti. E pensare che fino a qualche anno fa era una "pessimi-
sta", "negativa", scoraggiata dagli eventi. "Poi la lettura di alcuni libri (per esempio di
Wayne Dyer e Oprah Winfrey) mi ha aiutata a cambiare".
"Il mio desiderio è che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini. Ma non solo.
Vorrei poter coprire un match del Manchester United, per cui tifo da bambina, al'Old
Trafford". Lo stadio soprannominato "il teatro dei sogni", che per Parisa, se va avanti
così, si avvereranno.
Lucianone
(da Corriere della Sera - 18/08/'18 - Alessandra Muglia)
Quando si è arrampicata con il teleobiettivo sul tetto di una casa vista stadio per riprendere
la partita inaugurale del campionato di calcio, non immaginava che quel gesto avrebbe fat-
to storia in Iran. Del resto non le sembrava una trovata particolarmente originale: "E' quel-
lo che ho visto fare mesi prima ad alcuni tifosi, mi sono ispirata a loro", racconta al 'Corrie-
re' Parisa Pourtaherian, 26 anni e modestia da vendere. Dopo quegli scatti è stata acclama-
ta come prima DONNA a fotografare un incontro di calcio maschile in Iran, Paese dove gli
stadi sono off limits per le signore se in campo giocano gli uomini. Ma questo primato "non
significa che sia la più brava! Abbiamo reporter di talento e di grande esperienza nelle di-
verse discipline sportive" si schernisce. - Da quattro anni Parisa lavora per la prima agen-
zia di foto del suo Paese. Photoaman, e ha fatto trasferte anche in Europa. Ma ora, per la
prima volta, invece delle sue istantanee agli atleti, a fare il giro del mondo sono le immagi-
ni con lei sul tetto, in jeans e capelli rossi che spuntano dall'hijab (copricapo obbligatorio,
lo sguardo concentrato accanto al teleobiettivo. A immortalarla sono stati i suoi colleghi
maschi all'interno dello stadio che non si sono persi il momento. Gli scatti sono finiti sui
social, rilanciati migliaia di volte e accompagnati da apprezzamenti: una ola virtuale non sfuggita ai media internazionali che ha trasformato Parisa in un'"eroina", riuscita a drib-
blare i divieti del regime senza violare la legge. "Non pensavo proprio che avrei ricevuto
tutti quei messaggi da persone che npon mi conoscevano", dice. Del resto a spingerla a
trovare un modo per aggirare i divieti dei mullah sono state le sue due grandi passioni:
il calcio e la fotografia: "In Iran le restrizioni per le donne riguardano il football, nel ba-
sket e nella pallavolo non ci sono. Ma io amavo il calcio, ancora oggi ne vado matta, ho
iniziato a fare fotografie in questo sport. Ho avuto l'opportunità di lavorare con la più
famosa scuola d'Iran, quella di Mahdi Mahdavi, l'ex capitano della nazionale. Con loro
sono stata in Svezia, Germania e Austria". Quando si tratta delle partite dei professio-
nisti però scattano le restrizioni per le donne. In tante non si arrendono: molte sono sta-
te arrestate in questi ultimi anni (35 soltanto a febbraio) per aver tentato di "espugnare"
il tempio degli uomini e assistere a una partita travestite da maschi. Come le tifose pro-
tagoniste di Offside, il film Orso d'argento a Berlino nel 2006 di Jafar Panahi, da allora
costretto a filmare in clandestinità. "I divieti possono rendere più difficile il lavoro per
le donne - dice Parisa -, ma io non desidto e vado avanti: senza violare la legge e tenen-
domi al largo da qualsiasi polemica. Per esempio salendo sui tetti". Cos' a fine luglio è
andata a Ghaemshahr, nel nord del Paese, dove il Nassaji Mazandaranù, una delle più
vecchie squadre iraniane, ospitava lo Zob Ahan di Isfahan. Il match è finito 0-1 con gol
al quindicesimo. Che lei non ha potuto fotografare, impegnata com'era a bussare alle
porte per convincere qualcuno a farla salire sul tetto. Dopo tre ore ecco Parisa compari-
re tra le tegole a sfidare i divieti. E pensare che fino a qualche anno fa era una "pessimi-
sta", "negativa", scoraggiata dagli eventi. "Poi la lettura di alcuni libri (per esempio di
Wayne Dyer e Oprah Winfrey) mi ha aiutata a cambiare".
"Il mio desiderio è che le donne abbiano le stesse opportunità degli uomini. Ma non solo.
Vorrei poter coprire un match del Manchester United, per cui tifo da bambina, al'Old
Trafford". Lo stadio soprannominato "il teatro dei sogni", che per Parisa, se va avanti
così, si avvereranno.
Lucianone
domenica 16 dicembre 2018
SPORT- calcio / Serie B - 15^ giornata 2018/19
16 dicembre '18 - domenica 16th December / Sunday visione post - 9
Risultati e classifica
e commento
Pescara 2 Padova 1 Lecce 0 Spezia 4 Venezia 1 Cremonese 0
Carpi 0 Palermo 3 Perugia 0 Cosenza 0 Ascoli 0 Cittadella 0
Livorno 3 Benevento 0 Salernitana 1
Foggia 1 H. Verona 1 Brescia 3
PALERMO 29 / Lecce, Pescara 26 / Brescia, Cittadella 24 / H. Verona 22 /
Benevento, Perugia 21 / Spezia, Salernitana 20 / Ascoli, Cremonese, Venezia 19 /
Cosenza 14 / Crotone 12 / Padova 11 / Carpi 10 / Foggia, Livorno 9
Il commento
Possibili previsioni nelle prime sei posizioni, in classifica, piuttosto azzeccate: Palermo
e Pescara si potevano dare vincenti con due squadre di fondo-zona e così è stato; Lecce
e Cittadella avrebbero avuto vita un pò dura con avversari tosti come Perugia e Cremo-
nese e ancor più i veneti in quel di Cremona, e anche qui il pareggio va bene a tutti nè
più ne meno; Brescia e Verona H: due formazioni che avevano bisogno (la veneta anco-
ra di più) di punti pesanti per non perdere terreno nella sfida playoff, e se la veneta sca
ligera doveva prima o poi provare a risorgere, la vera sorpresa sono le rondinelle che
stanno scalando partita dopo partita verso le zone di vetta a respirare aria di A. Ma la
stagione è ancora lunga e Brescia sa bene che dovrà guadagnarsela fino in fondo!
- Luciano Finesso -
Lucianone
Risultati e classifica
e commento
Pescara 2 Padova 1 Lecce 0 Spezia 4 Venezia 1 Cremonese 0
Carpi 0 Palermo 3 Perugia 0 Cosenza 0 Ascoli 0 Cittadella 0
Livorno 3 Benevento 0 Salernitana 1
Foggia 1 H. Verona 1 Brescia 3
PALERMO 29 / Lecce, Pescara 26 / Brescia, Cittadella 24 / H. Verona 22 /
Benevento, Perugia 21 / Spezia, Salernitana 20 / Ascoli, Cremonese, Venezia 19 /
Cosenza 14 / Crotone 12 / Padova 11 / Carpi 10 / Foggia, Livorno 9
Il commento
Possibili previsioni nelle prime sei posizioni, in classifica, piuttosto azzeccate: Palermo
e Pescara si potevano dare vincenti con due squadre di fondo-zona e così è stato; Lecce
e Cittadella avrebbero avuto vita un pò dura con avversari tosti come Perugia e Cremo-
nese e ancor più i veneti in quel di Cremona, e anche qui il pareggio va bene a tutti nè
più ne meno; Brescia e Verona H: due formazioni che avevano bisogno (la veneta anco-
ra di più) di punti pesanti per non perdere terreno nella sfida playoff, e se la veneta sca
ligera doveva prima o poi provare a risorgere, la vera sorpresa sono le rondinelle che
stanno scalando partita dopo partita verso le zone di vetta a respirare aria di A. Ma la
stagione è ancora lunga e Brescia sa bene che dovrà guadagnarsela fino in fondo!
- Luciano Finesso -
Lucianone
Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
16 dicembre '18 - domenica 16th December / Sunday visione post - 9
Roma
Aggressione a Laurea Boldrini, ex presidente della Camera
Boldrini aggredita all'aeroprto al grido "Prima gli italiani" / L'ex presidente della
Camera è stata affrontata verbalmente da un uomo prima all'imbarco e poi sull'aereo
Aggredita all’aeroporto e poi sull’aereo. Vittima l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. «”Prima gli italiani, vergogna, prima gli italiani”. Un tizio sulla sessantina, paonazzo e schiumante di rabbia ha apostrofato così Laura Boldrini a Fiumicino, mentre faceva il check-in al gate di imbarco per Milano. Lei ha risposto con un sorriso ed è entrata». Lo racconta su Facebook Flavio Alivernini, responsabile della Comunicazione dell’ex Presidente della Camera, testimone diretto dell’aggressione. Boldrini, sempre secondo il racconto, «ha preso posto sull’aereo e lui, non pago de’aggressione verbale di pochi minuti prima, una volta a bordo ha continuato ad importunarla. Le ha urlato contro con rabbia e cattiveria ”Vergognati», prima gli italiani, prima gli italiani. Si è chinato su di lei continuando a gridare”. «Io - prosegue il post - ero tre file più indietro e ho fatto un balzo in avanti per farle da scudo. Poi l’ho invitato a prendere posto e se n’è finalmente andato anche grazie alle proteste nei suoi confronti del personale di bordo e di alcuni passeggeri. Questa è la storia. Ve la racconto da giornalista, così come l’avrei mandata al giornale se lavorassi ancora in redazione»«Poi Poi ce n’è un’altra, di storia. Quella di chi lancia gli slogan #PrimaGliItaliani e fa le campagne social con le facce dei nemici da colpire, che magari riescono pure nell’intento di portare qualche persona di più in piazza in un Paese rabbioso e rancoroso che non vede l’ora di prendersela con qualcuno. Ma se il risultato poi è che gli avversari politici vengono aggrediti davvero? Cosa aspetta Salvini a manifestare la sua solidarietà a Laura Boldrini stavolta?
Nuoro - Sardegna
La deputata M5S Mara Lapi aggredita al supermercato
La donna sarebbe stata aggredita prima verbalmente e poi fisicamente / in corso indagini per ricostruire l'accadutoUna costola rotta, problemi al polmone e tante contusioni: è il bilancio dell’aggressione subita dalla parlamentare Mara Lapia, del Movimento 5 Stelle, nel parcheggio di un supermercato di Nuoro sabato sera. A riferirlo è Francesco D’Uva, capogruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera, definendo l’aggressione come «gravissima e intollerabile». D’Uva ha dichiarato che la parlamentare è stata prima aggredita verbalmente e poi fisicamente, ma «sono in corso indagini per ricostruire l’accaduto». «Tutta la solidarietà del gruppo del MoVimento 5 Stelle va alla nostra portavoce», ha concluso. Solidarietà e vicinanza sono stati espressi anche da Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna (Forza Italia), dai deputati della Lega e di Fratelli d'Italia, dalla deputata di Leu Laura Boldrini, dal ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro e dal presidente della Camera, Roberto Fico.
Strasburgo - strage jadhista
Antonio Megalizzi, l'italiano ucciso nella strage del mercatino di Strasburgo era un giovane
comune e speciale / Combatteva una battaglia in cui tanti non riescono a credere: l'Europa sì,
ma soprattutto il futuro.
La morte di Antonio Megalizzi, il giornalista ventinovenne la cui vita è rimasta in bilico per un paio di giorni, ha risvegliato il lato buono degli italiani: non buonista, ma buono, quello della compassione e di una partecipazione inusuale nel clima di cattiveria crescente che secondo il Censis caratterizzerebbe l’Italia degli ultimi tempi.
Antonio non era un tipo comune, o meglio lo era ma per tanti versi non lo era, eppure è riuscito a sollecitare una commozione che continua a esprimersi, anche sui social, a distanza di due o tre giorni dalla tragedia, tanti quanti di solito ci basterebbero per passare ad altro (la prossima tragedia, la prossima commedia, la prossima farsa).

Riad - Arabia Saudita
Il rap infuoca Riad / Le saudite senza velo ballano in pista
stava mettendo in pratica con i suoi amici universitari di Trento quel "Imagine", che
è anche il motto, slogan, sottotitolo quasi di questo mio blog. E lo dedico a te Antonio
che ormai sei lassù: Imagine, imagine, imagine, imagine........
Luciano Finesso -
Roma
Aggressione a Laurea Boldrini, ex presidente della Camera
Boldrini aggredita all'aeroprto al grido "Prima gli italiani" / L'ex presidente della
Camera è stata affrontata verbalmente da un uomo prima all'imbarco e poi sull'aereo
Aggredita all’aeroporto e poi sull’aereo. Vittima l’ex presidente della Camera Laura Boldrini. «”Prima gli italiani, vergogna, prima gli italiani”. Un tizio sulla sessantina, paonazzo e schiumante di rabbia ha apostrofato così Laura Boldrini a Fiumicino, mentre faceva il check-in al gate di imbarco per Milano. Lei ha risposto con un sorriso ed è entrata». Lo racconta su Facebook Flavio Alivernini, responsabile della Comunicazione dell’ex Presidente della Camera, testimone diretto dell’aggressione. Boldrini, sempre secondo il racconto, «ha preso posto sull’aereo e lui, non pago de’aggressione verbale di pochi minuti prima, una volta a bordo ha continuato ad importunarla. Le ha urlato contro con rabbia e cattiveria ”Vergognati», prima gli italiani, prima gli italiani. Si è chinato su di lei continuando a gridare”. «Io - prosegue il post - ero tre file più indietro e ho fatto un balzo in avanti per farle da scudo. Poi l’ho invitato a prendere posto e se n’è finalmente andato anche grazie alle proteste nei suoi confronti del personale di bordo e di alcuni passeggeri. Questa è la storia. Ve la racconto da giornalista, così come l’avrei mandata al giornale se lavorassi ancora in redazione»«Poi Poi ce n’è un’altra, di storia. Quella di chi lancia gli slogan #PrimaGliItaliani e fa le campagne social con le facce dei nemici da colpire, che magari riescono pure nell’intento di portare qualche persona di più in piazza in un Paese rabbioso e rancoroso che non vede l’ora di prendersela con qualcuno. Ma se il risultato poi è che gli avversari politici vengono aggrediti davvero? Cosa aspetta Salvini a manifestare la sua solidarietà a Laura Boldrini stavolta?
Nuoro - Sardegna
La deputata M5S Mara Lapi aggredita al supermercato
La donna sarebbe stata aggredita prima verbalmente e poi fisicamente / in corso indagini per ricostruire l'accadutoUna costola rotta, problemi al polmone e tante contusioni: è il bilancio dell’aggressione subita dalla parlamentare Mara Lapia, del Movimento 5 Stelle, nel parcheggio di un supermercato di Nuoro sabato sera. A riferirlo è Francesco D’Uva, capogruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera, definendo l’aggressione come «gravissima e intollerabile». D’Uva ha dichiarato che la parlamentare è stata prima aggredita verbalmente e poi fisicamente, ma «sono in corso indagini per ricostruire l’accaduto». «Tutta la solidarietà del gruppo del MoVimento 5 Stelle va alla nostra portavoce», ha concluso. Solidarietà e vicinanza sono stati espressi anche da Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna (Forza Italia), dai deputati della Lega e di Fratelli d'Italia, dalla deputata di Leu Laura Boldrini, dal ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro e dal presidente della Camera, Roberto Fico.
Strasburgo - strage jadhista
Antonio Megalizzi, l'italiano ucciso nella strage del mercatino di Strasburgo era un giovane
comune e speciale / Combatteva una battaglia in cui tanti non riescono a credere: l'Europa sì,
ma soprattutto il futuro.
La morte di Antonio Megalizzi, il giornalista ventinovenne la cui vita è rimasta in bilico per un paio di giorni, ha risvegliato il lato buono degli italiani: non buonista, ma buono, quello della compassione e di una partecipazione inusuale nel clima di cattiveria crescente che secondo il Censis caratterizzerebbe l’Italia degli ultimi tempi.
Antonio non era un tipo comune, o meglio lo era ma per tanti versi non lo era, eppure è riuscito a sollecitare una commozione che continua a esprimersi, anche sui social, a distanza di due o tre giorni dalla tragedia, tanti quanti di solito ci basterebbero per passare ad altro (la prossima tragedia, la prossima commedia, la prossima farsa).

Riad - Arabia Saudita
Il rap infuoca Riad / Le saudite senza velo ballano in pista
Ragazzi e ragazze saltellano sulle note dei Black Eyed Peas ad uno dei primi eventi misti "all'occidentale". Ma gli attivisti: ipocriti, il regime uccide i dissidenti.
Il primo concerto rap
È il primo concerto rap all’«occidentale» nella storia dell’Arabia Saudita dove sono ammessi uomini e donne insieme, suonano i Black Eyed Peas. Sullo sfondo le rovine di Ad Diriyah, l’antica capitale del regno, vicino al palco la pista dove corrono le monoposto elettriche della Formula E. L’ha voluto il principe Mohammed Bin Salman questo evento, un Gran Premio di auto senza benzina nel Paese del petrolio. Per aprirsi al mondo.
IL COMMENTO
Antonio poteva benissimo essere mio figlio. E avrei benissimo potuto dire:"me l'hanno ucciso!".
Sì, le forze del male - in questo caso un nemico ancora ben vivo qui in Europa, l'Isis - me
l'hanno portato via, ce lo hanno portato via. Lui era un grande, uno che voleva costruire,
un ragazzo che aveva deciso di stare dalla parte giusta, fuori dai litigi, arrabbiature, rancori.
Lui voleva una Europa unita veramente, costruendo una radio per l'Europa, dell'Europa,
in cui si parlassero tutte le lingue.
.Lui credeva nel futuro, nell'unità dei popoli e in un mondo migliore, soprattutto. El'hanno portato via, ce lo hanno portato via. Lui era un grande, uno che voleva costruire,
un ragazzo che aveva deciso di stare dalla parte giusta, fuori dai litigi, arrabbiature, rancori.
Lui voleva una Europa unita veramente, costruendo una radio per l'Europa, dell'Europa,
in cui si parlassero tutte le lingue.
stava mettendo in pratica con i suoi amici universitari di Trento quel "Imagine", che
è anche il motto, slogan, sottotitolo quasi di questo mio blog. E lo dedico a te Antonio
che ormai sei lassù: Imagine, imagine, imagine, imagine........
Luciano Finesso -
mercoledì 12 dicembre 2018
SOCIETA' / politica - Europa: ritorno alle tribù, e come uscirne per creare nuovi orizzonti
12 dicembre '18 - mercoledì 12th December / Wednesday visione post - 15
(da LA STAMPA - 16 settembre '18 - Maurizio Molinari)
L'Europa nella morsa delle tribù
E'un domino di emozioni. linguaggi e identità tribali che attraversa l'intera Unione euro-
pea manifestandosi nelle forme più diverse: l'estrema destra polacca o ungherese ripudia i migranti come appestati, la Cdu di Merkel cede terreno alle posizioni sui respingimenti dei conservatori bavaresi, nuove forze populiste si fanno largo in Svezia e Paesi Bassi, il cancel-
liere austriaco fa comizi in Alto Adige sui doppi passaporti a dispetto dell'opposizione di
Roma, lo schieramento della polizia francese fra Ventimiglia e Bardonecchia è oramai mas-
siccio, la Brexit britannica minaccia di paralizzare Dover-Calais e gli assalti dei disperati maghrebini alle alle reti metalliche di Ceuta si moltiplicano. E' lo scenario di un'Europa do-
ve i confini sono tornati prepotentemente protagonisti alle spese del progetto di spazio co-
mune europeo. Le forze anti-migranti crescono a vista d'occhio in più Paesi, Italia compre-
sa, perchè l'assenza di capacità e volontà - degli Stati di trovare politiche comuni spinge le singole opinioni pubbliche a cercare sicurezza nel nazionalismo atavico, ovvero nella nega-
zione dell'idea stessa di Unione europea.
In maniera analoga i Paesi europei stentano ad aggredire le diseguaglianze economiche
frutto della globalizzazione perchè la lotta-alla povertà avviene ancora quasi ovunque con
strumenti tradizionali - sussidi, occupazione, sgravi fiscali - e non con con investimenti sul-
la formazione per poter rigenerare una forza lavoro - giovane o meno - indebolita e minac
ciata dall'innovazione della tecnologia. Ciò significa che milioni di famiglie residenti nelle
aree più disagiate del Vecchio Continente, dalla Francia rurale alla Germania Est, dalle
periferie italiane a quelle di Malmoe si sentono aggredite su due fronti - migranti e dise-
guaglianze - senza che nessun leader europeo riesca neanche ad elaborare una soluzione
concreta, innovativa, coraggiosa per soccorrerli.
I partiti della protesta, populisti o meno, hanno così gioco facile nel presentarsi ai nastri
di partenza della campagna per le europee 2019 puntando a imporsi su rivali tradiziona-
li espressione di un establishment che oltre ad essere espressione del Novecento è anche
inefficiente. Se la dinamica non cambierà, il vento populista e sovranista investirà Bru-
xelles precipitando le istituzioni verso un pericoloso ritorno alla stagione della sovranità
degli Stati ovvero al periodo pre-Maastricht. - Per frenare tale china c'è bisogno di un
nuovo serbatoio di idee capaci di assegnare all'Europa ambiziosi orizzonti. Le disegua-
glianze per essere identificate richiedono il superamento dell'attuale formulazione del
Pil, per essere contrastate hanno bisogno di imponenti investimenti nella formazione ed
il motore di tutto ciò deve essere una nuova dottrina economica il cui obiettivo è riquali-
ficare coloro che sono stati espulsi dal ciclo produttivo a causa delle nuove tecnologie.
Così come sul fronte dell'immigrazione serve un approccio capace di coniugare l'inseri-
mento nel mondo del lavoro di lavoratori stranieri qualificati con l'integrazione di cul-
ture che non potrebbero essere più distanti perchè lo Stato di Diritto nelle democrazie
avanzate ha nel multiculturalismo un elemento di forza.
Si tratta insomma di ridisegnare l'Europa, in maniera a tal punto concreta sulle risor-
se e visionaria nelle ambizioni da esprimere una volontà rivoluzionaria capace di spaz-
zare via ogni tentazione di ritorno al passato più buio. Ma se nessun leader o partito si
assumerà tali responsabilità, l'esito di maggio è già segnato: uno tsunami populista in-
vestirà le istituzioni europee con conseguenze imprevedibili.
Lucianone
(da LA STAMPA - 16 settembre '18 - Maurizio Molinari)
L'Europa nella morsa delle tribù
E'un domino di emozioni. linguaggi e identità tribali che attraversa l'intera Unione euro-
pea manifestandosi nelle forme più diverse: l'estrema destra polacca o ungherese ripudia i migranti come appestati, la Cdu di Merkel cede terreno alle posizioni sui respingimenti dei conservatori bavaresi, nuove forze populiste si fanno largo in Svezia e Paesi Bassi, il cancel-
liere austriaco fa comizi in Alto Adige sui doppi passaporti a dispetto dell'opposizione di
Roma, lo schieramento della polizia francese fra Ventimiglia e Bardonecchia è oramai mas-
siccio, la Brexit britannica minaccia di paralizzare Dover-Calais e gli assalti dei disperati maghrebini alle alle reti metalliche di Ceuta si moltiplicano. E' lo scenario di un'Europa do-
ve i confini sono tornati prepotentemente protagonisti alle spese del progetto di spazio co-
mune europeo. Le forze anti-migranti crescono a vista d'occhio in più Paesi, Italia compre-
sa, perchè l'assenza di capacità e volontà - degli Stati di trovare politiche comuni spinge le singole opinioni pubbliche a cercare sicurezza nel nazionalismo atavico, ovvero nella nega-
zione dell'idea stessa di Unione europea.
In maniera analoga i Paesi europei stentano ad aggredire le diseguaglianze economiche
frutto della globalizzazione perchè la lotta-alla povertà avviene ancora quasi ovunque con
strumenti tradizionali - sussidi, occupazione, sgravi fiscali - e non con con investimenti sul-
la formazione per poter rigenerare una forza lavoro - giovane o meno - indebolita e minac
ciata dall'innovazione della tecnologia. Ciò significa che milioni di famiglie residenti nelle
aree più disagiate del Vecchio Continente, dalla Francia rurale alla Germania Est, dalle
periferie italiane a quelle di Malmoe si sentono aggredite su due fronti - migranti e dise-
guaglianze - senza che nessun leader europeo riesca neanche ad elaborare una soluzione
concreta, innovativa, coraggiosa per soccorrerli.
I partiti della protesta, populisti o meno, hanno così gioco facile nel presentarsi ai nastri
di partenza della campagna per le europee 2019 puntando a imporsi su rivali tradiziona-
li espressione di un establishment che oltre ad essere espressione del Novecento è anche
inefficiente. Se la dinamica non cambierà, il vento populista e sovranista investirà Bru-
xelles precipitando le istituzioni verso un pericoloso ritorno alla stagione della sovranità
degli Stati ovvero al periodo pre-Maastricht. - Per frenare tale china c'è bisogno di un
nuovo serbatoio di idee capaci di assegnare all'Europa ambiziosi orizzonti. Le disegua-
glianze per essere identificate richiedono il superamento dell'attuale formulazione del
Pil, per essere contrastate hanno bisogno di imponenti investimenti nella formazione ed
il motore di tutto ciò deve essere una nuova dottrina economica il cui obiettivo è riquali-
ficare coloro che sono stati espulsi dal ciclo produttivo a causa delle nuove tecnologie.
Così come sul fronte dell'immigrazione serve un approccio capace di coniugare l'inseri-
mento nel mondo del lavoro di lavoratori stranieri qualificati con l'integrazione di cul-
ture che non potrebbero essere più distanti perchè lo Stato di Diritto nelle democrazie
avanzate ha nel multiculturalismo un elemento di forza.
Si tratta insomma di ridisegnare l'Europa, in maniera a tal punto concreta sulle risor-
se e visionaria nelle ambizioni da esprimere una volontà rivoluzionaria capace di spaz-
zare via ogni tentazione di ritorno al passato più buio. Ma se nessun leader o partito si
assumerà tali responsabilità, l'esito di maggio è già segnato: uno tsunami populista in-
vestirà le istituzioni europee con conseguenze imprevedibili.
Lucianone
lunedì 10 dicembre 2018
Musica / amarcord - Festival di Woodstock: quel che resta
10 dicembre '18 - lunedì 10th December / Monday visione post - 16
(da la Repubblica - 1 dicembre '18 - di Ernesto Assante)
Quel che resta di Woodstock
Era il 16 agosto del 1969 quando 500mila persone si radunarono a Bethel, nei campi della
fattoria di Max Yasgur per dar vita al più grande festival della storia del rock, il festival di
Woodstock Cinquant'anni sono passati da quello che il cinema ha trasformato in un evento
planetario, con un film diretto da Michael Wardlheig che vinse un Oscar e ha inciso profon-
damente sulla cultura giovanile di quegli anni e degli anni seguenti.
Ma cosa è rimasto oggi di quel leggendario concerto che vide una generazione darsi conve-
gno per tre giorni di pace, amore e musica e provare a mettere in pratica il sogno degli hip-
pies e della controcultura? Se dovessimo guardare superficialmente come è il mondo di og-
gi, sarebbe facile dire che di Woodstock e dei suoi sogni non è rimasto nulla, anzi che la me-
moria collettiva ha sostenzialmente cancellatp quello che fu per molti versi la dimostrazio-
ne che un altro mondo era possibile. Troppo libera, troppo pericolosa dunque per società e
istituzioni, la Woodstock Nation, come la definì uno dei grandi esponenti della controcultu-
ra americana, Abbie Hoffman è oggi null'all'altro che un souvenir per vecchi fricchettoni
nostalgici? Non esattamente, perchè il seme lanciato - quando centinaia di migliaia di gio-
vani vissero per tre giorni senza polizia, denaro e regole se non quelle che loro stessi aveva-
no stabilito, condividendo tutto, senza alcun dramma, senza morti e feriti, senza tensioni,
sull'onda della musica rock che arrivava ininterrottamente dal palco - è riuscito in qual-
che modo a fiorire. Certo, non ci sono più gli hippies, non si usano più i pantaloni a zam-
pa d'elefante (anche se ciclicamente lo stile d'abbigliamento hippie torna di moda), persi-
no il rock non gode di buonissima salute, ma in altri campi l'eredità di Woodstock è pre-
sente nelle nostre vite. Ambientalismo e pacifismo erano due delle stelle polari della gio-
ventà di Woodstock, che ha contribuito in maniera decisa non solo a far diventare cen-
trali i temi della difesa dell'ambiente, ma ha anche fatto sì che generazioni diverse cre-
scessero pensando che non una guerra in particolare, ma tutte le guerre non dovessero
essere più combattute. E la New Age, con tutto il suo portato di spiritualismo, ricerca
interiore, scoperta di culture differenti da quella occidentale, ha preso il via dalla Wood-
stock Nation. Per non parlare di Internet, nata proprio dall'impegno di personaggi im-
portanti della controcultura californiana dell'epoca. E l'idea dei raduni musicali, dei fe-
stival. Magari oggi hanno cambiato suono e sono vcentrati sulla musica dei dj, ma con-
tinuamo a essere il principale momento comunitario delle giovani generazioni.
C'è anche una curiosità divertente. Forse non lo sapete, ma se alcuni di voi consumano
cereali a colazione è dovuto in gran parte a quello che è accaduto al festival: le centina-
ia di migliaia di ragazzi radunati, che in origine aveva previsto un'affluenza di circa
centomila persone, non solo non avevano servizi igienici, acqua potabile ed erano stati
colpiti da violenti nubifragi, ma non avevano più neanche da mangiare. Come risolve-
re il problema? "buongiorno. Stiamo pensando a una colazione a letto per 400 mila
persone, grazie", disse Hugh Romney, in arte Wavy Gravy, uno dei capi della comune
hippie Hog Farm, "non sarà bacon con bistecche, ma sarà comunque cibo decente e
ve lo stiamo portando. Vi sfameremo tutti. Questo non può che essere il paradiso, ra-
gazzi!". Quindi iniziò a distribuire a tutti dei cereali per colazione: "I ragazzi non a-
vevano mai visto la granola prima, e noi gliel'abbiamo portato direttamente nei loro
sacchi a pelo", ha ricordato in seguito Romney, e da allora granola e muesli sono di-
ventati una moda a tutti gli effetti. - Non tutto è perso, dunque, non tutto è dimenti-
cato. Perchè il sogno di Woodstock, cinquant'anni dopo, è ancora, magari un pò lo-
goro e impolverato, vivo e vitale.


Lucianone
(da la Repubblica - 1 dicembre '18 - di Ernesto Assante)
Quel che resta di Woodstock
Era il 16 agosto del 1969 quando 500mila persone si radunarono a Bethel, nei campi della
fattoria di Max Yasgur per dar vita al più grande festival della storia del rock, il festival di
Woodstock Cinquant'anni sono passati da quello che il cinema ha trasformato in un evento
planetario, con un film diretto da Michael Wardlheig che vinse un Oscar e ha inciso profon-
damente sulla cultura giovanile di quegli anni e degli anni seguenti.
Ma cosa è rimasto oggi di quel leggendario concerto che vide una generazione darsi conve-
gno per tre giorni di pace, amore e musica e provare a mettere in pratica il sogno degli hip-
pies e della controcultura? Se dovessimo guardare superficialmente come è il mondo di og-
gi, sarebbe facile dire che di Woodstock e dei suoi sogni non è rimasto nulla, anzi che la me-
moria collettiva ha sostenzialmente cancellatp quello che fu per molti versi la dimostrazio-
ne che un altro mondo era possibile. Troppo libera, troppo pericolosa dunque per società e
istituzioni, la Woodstock Nation, come la definì uno dei grandi esponenti della controcultu-
ra americana, Abbie Hoffman è oggi null'all'altro che un souvenir per vecchi fricchettoni
nostalgici? Non esattamente, perchè il seme lanciato - quando centinaia di migliaia di gio-
vani vissero per tre giorni senza polizia, denaro e regole se non quelle che loro stessi aveva-
no stabilito, condividendo tutto, senza alcun dramma, senza morti e feriti, senza tensioni,
sull'onda della musica rock che arrivava ininterrottamente dal palco - è riuscito in qual-
che modo a fiorire. Certo, non ci sono più gli hippies, non si usano più i pantaloni a zam-
pa d'elefante (anche se ciclicamente lo stile d'abbigliamento hippie torna di moda), persi-
no il rock non gode di buonissima salute, ma in altri campi l'eredità di Woodstock è pre-
sente nelle nostre vite. Ambientalismo e pacifismo erano due delle stelle polari della gio-
ventà di Woodstock, che ha contribuito in maniera decisa non solo a far diventare cen-
trali i temi della difesa dell'ambiente, ma ha anche fatto sì che generazioni diverse cre-
scessero pensando che non una guerra in particolare, ma tutte le guerre non dovessero
essere più combattute. E la New Age, con tutto il suo portato di spiritualismo, ricerca
interiore, scoperta di culture differenti da quella occidentale, ha preso il via dalla Wood-
stock Nation. Per non parlare di Internet, nata proprio dall'impegno di personaggi im-
portanti della controcultura californiana dell'epoca. E l'idea dei raduni musicali, dei fe-
stival. Magari oggi hanno cambiato suono e sono vcentrati sulla musica dei dj, ma con-
tinuamo a essere il principale momento comunitario delle giovani generazioni.
C'è anche una curiosità divertente. Forse non lo sapete, ma se alcuni di voi consumano
cereali a colazione è dovuto in gran parte a quello che è accaduto al festival: le centina-
ia di migliaia di ragazzi radunati, che in origine aveva previsto un'affluenza di circa
centomila persone, non solo non avevano servizi igienici, acqua potabile ed erano stati
colpiti da violenti nubifragi, ma non avevano più neanche da mangiare. Come risolve-
re il problema? "buongiorno. Stiamo pensando a una colazione a letto per 400 mila
persone, grazie", disse Hugh Romney, in arte Wavy Gravy, uno dei capi della comune
hippie Hog Farm, "non sarà bacon con bistecche, ma sarà comunque cibo decente e
ve lo stiamo portando. Vi sfameremo tutti. Questo non può che essere il paradiso, ra-
gazzi!". Quindi iniziò a distribuire a tutti dei cereali per colazione: "I ragazzi non a-
vevano mai visto la granola prima, e noi gliel'abbiamo portato direttamente nei loro
sacchi a pelo", ha ricordato in seguito Romney, e da allora granola e muesli sono di-
ventati una moda a tutti gli effetti. - Non tutto è perso, dunque, non tutto è dimenti-
cato. Perchè il sogno di Woodstock, cinquant'anni dopo, è ancora, magari un pò lo-
goro e impolverato, vivo e vitale.

Lucianone
giovedì 6 dicembre 2018
Personaggio - Eli Avivi: il profeta e lo Stato della pace
6 dicembre '18 - giovedì 6th DFecember / Thursday visione post - 7
(da la Repubblica - 18 maggio '18 - Marco Ansaldo ( Medio Oriente, Gerusalemma)
Eli, il profeta che inventò lo Stato della pace
La sua terra - uno Stato minuscolo, e non riconosciuto - aveva un inno nazionale (il rumo-
re del mare). La bandiera, tre strisce (azzurro, oro e blu). La Costituzione recitava: "Il pre-
sidente è democraticamente eletto dal proprio voto". Un solo voto. Perchè Eli Avivi, capo
di Stato del quasi impronunciabile Akhzivland, le elezioni le aveva vinte per una sola sche-
da a zero, nella sua prima e unica chiamata alle urne nell'anno della fondazione, il 1971.
Avivi è ora morto a 88 anni in quello che aveva definito "Il Paese più pacifico del Medio Oriente". Un record, insomma. Però aveva avuto la vista lunga, sbarcando qui: perchè
il futuro Stato libero dell'Akhzivland era un piccolo parco naturale al confine tra Israe-
le e Libano, nominato nella Bibbia, piazzato sul mare e circondato da una splendida baia
abitata nei secoli da fenici, crociati, arabi ed ebrei. Un paradiso, all'epoca, dove negli an-
ni d'oro sbarcarono prima Paul Newman nelle pause di "Exodus", e Sophia Loren quan-
do girò "Judith", film girato in Israele che la vedeva protagonista. Più di recente, ci è ar-
rivata la top model israeliana Bar Refaeli. Era "l'altra Israele", o "il terzo Stato" dopo
quello ebraico e quello palestinese. Il suo presidente se n'è andato l'altro giorno per
una polmonite, una malattia antica che oggi si cura con un paio di settimane di anti-
biotici. Ma ad Akhzivland, dove lui continuava a coltivare l'aspetto di un profeta bi-
blico, capelli lunghi, barba bianca e la jalabyah (la tunica lunga), noin c'è mai stata lu-
ce elettrica nè acqua corrente. - Nato in Iran, la famiglia trasferitasi in Israele un anno
dopo, Eli all'età da militare si arruolò come marinaio partecipando a incursioni di guer-
ra. Dopo aver girovagato fra la Norvegia, la Groenlandia e gli eschimesi, il giovane av-
venturoso andò infine a trovare la sorella, che viveva nel villaggio a pochi chilometri
dal Libano. E lì ebbe il colpo di fulmine per la bellezza del posto. Cominciò a restaurar-
lo impossessandosene. Combattendo burocraticamente le autorità israeliane, rivendi-
cando l'area fino a richiedere il passaporto, stampando di persona i visti di ingresso.
Un luogo così, il decennio dopo gli anni Sessanta. divenne automaticamente il cuore
della Bohème locale e la valvola di sfogo di chi era in cerca di trasgressioni fatte di
sesso e droga, tutte cose in contrasto coi valori puritani del Paese. L'enclave, abitata
esclusivamente da lui e dalla moglie Rina, conosciuta nei dintorni, entrò poi seria-
mente in contrasto con le istituzioni governative. Fu chiusa e poi riaperta. Avivi ne
dichiarò l'indipendenza. Agli ospiti italiani spiegava: "Siamo un pò come il Vatica-
no". E la moglie diceva, ridendo: "Avete tutti il passaporto?
Continua... to be continued...
(da la Repubblica - 18 maggio '18 - Marco Ansaldo ( Medio Oriente, Gerusalemma)
Eli, il profeta che inventò lo Stato della pace
La sua terra - uno Stato minuscolo, e non riconosciuto - aveva un inno nazionale (il rumo-
re del mare). La bandiera, tre strisce (azzurro, oro e blu). La Costituzione recitava: "Il pre-
sidente è democraticamente eletto dal proprio voto". Un solo voto. Perchè Eli Avivi, capo
di Stato del quasi impronunciabile Akhzivland, le elezioni le aveva vinte per una sola sche-
da a zero, nella sua prima e unica chiamata alle urne nell'anno della fondazione, il 1971.
Avivi è ora morto a 88 anni in quello che aveva definito "Il Paese più pacifico del Medio Oriente". Un record, insomma. Però aveva avuto la vista lunga, sbarcando qui: perchè
il futuro Stato libero dell'Akhzivland era un piccolo parco naturale al confine tra Israe-
le e Libano, nominato nella Bibbia, piazzato sul mare e circondato da una splendida baia
abitata nei secoli da fenici, crociati, arabi ed ebrei. Un paradiso, all'epoca, dove negli an-
ni d'oro sbarcarono prima Paul Newman nelle pause di "Exodus", e Sophia Loren quan-
do girò "Judith", film girato in Israele che la vedeva protagonista. Più di recente, ci è ar-
rivata la top model israeliana Bar Refaeli. Era "l'altra Israele", o "il terzo Stato" dopo
quello ebraico e quello palestinese. Il suo presidente se n'è andato l'altro giorno per
una polmonite, una malattia antica che oggi si cura con un paio di settimane di anti-
biotici. Ma ad Akhzivland, dove lui continuava a coltivare l'aspetto di un profeta bi-
blico, capelli lunghi, barba bianca e la jalabyah (la tunica lunga), noin c'è mai stata lu-
ce elettrica nè acqua corrente. - Nato in Iran, la famiglia trasferitasi in Israele un anno
dopo, Eli all'età da militare si arruolò come marinaio partecipando a incursioni di guer-
ra. Dopo aver girovagato fra la Norvegia, la Groenlandia e gli eschimesi, il giovane av-
venturoso andò infine a trovare la sorella, che viveva nel villaggio a pochi chilometri
dal Libano. E lì ebbe il colpo di fulmine per la bellezza del posto. Cominciò a restaurar-
lo impossessandosene. Combattendo burocraticamente le autorità israeliane, rivendi-
cando l'area fino a richiedere il passaporto, stampando di persona i visti di ingresso.
Un luogo così, il decennio dopo gli anni Sessanta. divenne automaticamente il cuore
della Bohème locale e la valvola di sfogo di chi era in cerca di trasgressioni fatte di
sesso e droga, tutte cose in contrasto coi valori puritani del Paese. L'enclave, abitata
esclusivamente da lui e dalla moglie Rina, conosciuta nei dintorni, entrò poi seria-
mente in contrasto con le istituzioni governative. Fu chiusa e poi riaperta. Avivi ne
dichiarò l'indipendenza. Agli ospiti italiani spiegava: "Siamo un pò come il Vatica-
no". E la moglie diceva, ridendo: "Avete tutti il passaporto?
Continua... to be continued...
SPORT - calcio / Serie B - 14^ giornata 2018(19
6 dicembre '18 - giovedì 6th December / Thursday visione post - 8
Risultati e classifica
Palermo 0 Cittadella 3 Cosenza 2 Cremonese 1 Ascoli 3
Benevento 0 Salernitana 1 Padova 1 Crotone 0 Spezia 1
Brescia 2 Carpi 0 Perugia 2 Foggia 1
Livorno 0 Lecce 1 Pescara 1 Venezia 1
PALERMO 26 / Lecce 25 / Cittadella, Pescara 23 / Benevento, Brescia 21 /
Perugia, Salernitana 20 / Ascoli, H. Verona 19 / Cremonese 18 / Spezia 17 /
Venezia 16 / Cosenza 14 / Crotone 12 / Padova 11 / Carpi 10 / Foggia 9 /
Livorno 6
Lucianone
Risultati e classifica
Palermo 0 Cittadella 3 Cosenza 2 Cremonese 1 Ascoli 3
Benevento 0 Salernitana 1 Padova 1 Crotone 0 Spezia 1
Brescia 2 Carpi 0 Perugia 2 Foggia 1
Livorno 0 Lecce 1 Pescara 1 Venezia 1
PALERMO 26 / Lecce 25 / Cittadella, Pescara 23 / Benevento, Brescia 21 /
Perugia, Salernitana 20 / Ascoli, H. Verona 19 / Cremonese 18 / Spezia 17 /
Venezia 16 / Cosenza 14 / Crotone 12 / Padova 11 / Carpi 10 / Foggia 9 /
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