19 agosto '17 - sabato 19th August / Saturday visione post - 24
1^ giornata (andata)
Atalanta - Roma / Bologna - Torino / Crotone - Milan / H. Verona - Napoli
Inter - Fiorentina / Juventus - Cagliari / Lazio - Spal / Sampdoria - Benevento
Sassuolo - Genoa / Udinese - Chievo
Presentazione Squadre
Milan
La rivoluzioone cinese cambia i connotati del Diavolo dopo il trentennio berlusconiano
finito col fiatone dopo un ciclo irripetibile di vittorie. La nuova società che fa capo al- l'imprenditore Yonghong Li, ma che è gestita completamente dall'ad Marco Fassone
e dal ds Massimiliano Mirabelli, ha messo a disposizione di Montella un organico di
zecca, spendendo 216 milioni sul mercato. Puntellata la difesa con Musacchio e con il
fiore all'occhiello Bonucci, rivoluzionate le fasce con conti e Rodriguez, rafforzato il centrocampo con Kessie e Biglia e aggiunte qualità in attacco con il fantasioso Calha-
noglu, il rapido Borini e Andrè Silva, arrivato con l'ingombrante etichetta di "cocco"
di Cristiano Ronaldo, in tanti hanno salutato una squadra intera che i tifosi tifosi non
rimpiangeranno: De Sciglio, Kucka, Poli, Vangioni, Lapadula ed Ely hanno lasciato
per sempre la squadra con cessioni a titolo definitivo, Bertalucci è andato a cercare
di rigenersrsi al Genoa, Deulofeu, Ocampos e Pasalic hanno finito il loro periodo di
prestito mentre Honda, scaduto il contratto, è andato a giovare in Messico. E non va
dimenticato poi il rinnovo di Gianluigi Donnarumma: il primo vero grande punto e-
sclamativo della nuova dirigenza.
Inter
Tra i volti nuovi della formazione nerazzurra quello che avrà quasi certamente una
maglia da titolare in dote e Borja Valero, le cui caratteristiche sono uniche nella ro-
sa di Spalletti. A meno di acquisti degli ultimi giorni di mercato, anche Skriniar
avrà un posto in dote al fianco di Miranda, davanti al confermato Handanovic,
Si riparte dal 4-2-3-1, dai gol di Icardi e il possibile riscatto di Joao Mario, ma an-
che da quel Gagliardini acquistato in gennaio e il cui stato di forma ad alti livelli
è durato troppo poco nella scorsa stagione.
Roma
Tante facce nuove, qualche addio pesante (Salah e Ruediger oltre a Paredes) ma anche
la sensazione che il lavoro di Monchi abbia completato una rosa competitiva completa.
Colmate alcune lacune storiche come quella dei terzini, con l'arrivo della "doppia K",
Karsdorp e Kolarov. Sulla carta, la Roma ha il centrocampo più forte del campionato
con De Rossi, Strootman, Gonalons, Pellegrini e, soprattutto, Radja Nainggolan, trat-
tenuto con un contratto da top player. Là davanti, Defrel è qualcosa in più di un vice
Dzeko.
Fiorentina
Nell'ipotetico 4-2-3-1 di Pioli ci si attende molto da Saponara, ma Corvino ha messo a
disposizione del tecnico anche il talento di Eysseric. Con Chiesa intoccabile a destra,
c'è da scoprire l'impatto sul calcio italiano di Zekhnini. Notevole l'abbassamento del-
l'età media rispetto alla scorsa stagione: si tratta di una formazione under 25.
Juventus
La Juventus è ancora la squadra più forte, sia negli undici sia aprendo tutta la rosa
titolari. Restano però alcuni dubbi: perchè lo scorso anno vinse di pochissimi punti
perdendo cinque partite, perchè per farlo fu coatretta a metà campionato a cambia-
re completamente modulo di gioco; quanto può pesare l'assenza di Bonucci e la man-
canza di acquisti in mezzo al campo? E' molto difficile che Khedira e Pjanic reggano
per 50 partite e che Douglas Costa faccia il tornante puro alla Cuadrado. Può farlo
Bernardeschi, non Douglas Costa che è soprattutto un grande fantasista muscolare.
L'assenza di Bonucci toglierà alla Juve una decina di metri di campo nel ripartire,
questo costringerà Khedira a rimanere più vicino alla difesa e allungherà la squa-
dra. In sostanza, la profondità che questo modulo toglie e che è stata cercata in
Douglas Costa e Bernardeschi, rimarrà in sospeso per i maggiori vuoti che si cree-
ranno tra la difesa, Khedira e Pjanic. E' un problema serio che però Allegri può ri-
solvere spesso con Marchisio, l'anno scorso convalescente, ora tornato ai suoi livelli.
Lucianone
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sabato 19 agosto 2017
Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
19 agosto '17 - sabato 19th August / Saturday visione post - 23
SPAGNA
Attentato terroristico a Barcellona
La Catalogna smentisce Madrid: "La cellula non è stata smantellata".
Caccia al terrorista in fuga. Cresce ruolo dell'imam di Ripoll.
Resta sempre in fuga - dopo la serie di conferme smentite - l’autore materiale dell’attentato, il marocchino 22enne Younes Abouyaaqoub. Secondo la polizia spagnola sarebbe in Francia.
ITALIA
Italia - sport
Calcio - Serie A
Anticipi: Juventus - Cagliari 3 - 0 / H. Verona - Napoli 1 - 3
SPAGNA
Attentato terroristico a Barcellona
La Catalogna smentisce Madrid: "La cellula non è stata smantellata".
Caccia al terrorista in fuga. Cresce ruolo dell'imam di Ripoll.
Nell’inchiesta sulla strage della Rambla cresce il peso di Abdelbaki El Satty, il quarantenne imam marocchino di Ripoll sospettato di essere il leader della cellula jihadista che ha seminato morte e terrore a Barcellona e Cambrils. La polizia ha perquisito per tre ore il suo appartamento nel centro della cittadina dei Pirenei, insospettata culla della sanguinosa banda dei baby-terroristi. È da qui che arrivano 10 dei 12 membri della cellula. Tutti marocchini, come El Satty: sarebbe lui il responsabile del rapido indottrinamento dei ragazzi marocchini di Ripoll, alcuni di solo 17 o 18 anni. Dopo essere stato rilasciato dal carcere di Castellon nel 2012, dove era recluso per una vicenda legata all’immigrazione, El Satty era arrivato a Ripoll due anni fa. Da mesi la cellula stava preparandosi a colpire. E ora la polizia non esclude che siano di El Satty i resti biologici ritrovati nel covo di Alcanar dopo l’esplosione che lo ha distrutto mercoledì notte, probabilmente dovuta a una cattiva manipolazione degli ordigni che i terroristi stavano preparando. L’incidente ha fatto due morti e un ferito, ora in arresto. E ha costretto i terroristi a cambiare piani.
Media spagnoli: il piano A era distruggere la Sagrada Familia
Il piano iniziale della cellula jihadista che ha colpito sulla Rambla prevedeva un attacco con tre furgoni carichi di esplosivo Tatp e bombole di gas per distruggere la Sagrada Familia, il celeberrimo tempio di Antoni Gaudì simbolo di Barcellona, scrive El Confidencial citando fonti delle indagini. I jihadisti hanno dovuto rinunciare al loro “piano A” e ripiegare in tutta fretta sugli attacchi alla Rambla e a Cambrils dopo che mercoledì notte una esplosione probabilmente provocata da un errore nella manipolazione degli ordigni ha distrutto il covo di Alcanar.
ITALIA
Roma - Il Viminale espelle due marocchini e un siriano per motivi di sicurezza
Site: l' Isis sui social, "Prossimo obiettivo è l'Italia"
Dopo Spagna e Russi, “il prossimo obiettivo dell’Isis è l’Italia”. È quanto si legge sul canale di comunicazione usato dal Califfato su Telegram secondo quanto riferisce l’organizzazione Usa Site che monitora l’attività jihadista sul web.
Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è al lavoro a Palazzo Chigi. Secondo quanto si apprende, il premier è in costante contatto con il ministro degli Esteri Alfano e con il ministro dell’Interno Minniti per seguire gli sviluppi degli attentati che hanno coinvolto i nostri connazionali e per le misure di prevenzione e sicurezza adottate in Italia. Gentiloni interverrà domenica all’apertura del Meeting di Rimini.
Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è al lavoro a Palazzo Chigi. Secondo quanto si apprende, il premier è in costante contatto con il ministro degli Esteri Alfano e con il ministro dell’Interno Minniti per seguire gli sviluppi degli attentati che hanno coinvolto i nostri connazionali e per le misure di prevenzione e sicurezza adottate in Italia. Gentiloni interverrà domenica all’apertura del Meeting di Rimini.
Intanto due cittadini marocchini e un cittadino siriano sono stati espulsi dal territorio nazionale per motivi di sicurezza. Lo rende noto il Viminale. Con questi rimpatri, 70 nel solo 2017, salgono a 202 i soggetti gravitanti in ambienti dell’estremismo religioso espulsi con accompagnamento nel proprio Paese dal gennaio 2015 ad oggi.
Calcio - Serie A
Anticipi: Juventus - Cagliari 3 - 0 / H. Verona - Napoli 1 - 3
Lucianone
lunedì 14 agosto 2017
Appuntamenti / Brescia - La rassegna rock 'Onda d'Urto'
14 agosto '17 - lunedì 14th August / Monday visione post - 10
(da la Repubblica - 9 agosto '17 - Milano / Spettacoli - Luigi Bolognini)
Due giudici di XFactor, un santone del rock indipendente americano, heavy metal, punk,
pop, una spruzzatina di teatro. Senza perdere la tenerezza, ovvero lo sguardo antagonista
e critico sul mondo. Ecco servita anche quest'anno, ed è il ventiseiesimo, la festa di Radio
Onda d'Urto, un caposaldo dell'estate non solo a Brescia, ma anche in tutta la Lombardia.
Centomila spettatori ogni anno ovviamente non si ottengono solo dalla sinistra, con 10 ri-
storanti che servono dalla salamella ai cibi etnici, e con stand che propongono offerte eque
e solidali e ospitano collettivi e realtà sociali del territorio (uno significativo è dellaVal
Trompia, dove l'anno scorso ci furono rivolte anti migranti).
Certo, aiutano i prezzi calmierati: nessun concerto sopra i 15 euro, e c'è anche un abbona-
mento per 16 delle 18 serate a 40 euro. "E un'altra carta vincente è organizzare iniziative
anche per bambini e ragazzi, dai gonfiabili su cui tuffarsi ai laboratori, così da diventare
un appuntamento per famiglie", spiega Umberto Gobbi, coordinatore della redazione del-
l'emittente. Ma il segreto per raggiungere anche quest'anno quota 100mila è un cartellone
davvero di qualità dove non manca niente, messo assieme dal direttore artistico Luciano
Taffurelli, che quest'anno ha voluto esagerare: in tante serate il concerto sarà doppio, se
non triplo. In totale da oggi al 26 agosto in 18 serate ci saranno 40 concerti.
"Abbiamo verificato - spiega Gobbi - che alcuni gruppi trovano forza nelle abbinate, e i
costi sono sopportabili". A proposito di costi, gran ruolo l'ha ovviamente il volontariato:
lo staff di 400 persone lavora per la causa.
Si è partiti quindi mercoledì 9 agosto all'insegna del rap con Coez, uno che per la verità
dall'hip hop sta allontanandosi sempre più, e Willie Peyote. Lo stesso genere che chiude-
rà il 26 agosto con Bassi Maestro, Enigma, e Mistman l'ultima sera.
Il nome più grande di tutto il festival è sicuramente Thurston Moore. Fondatore del So-
nic Youth, band leggendaria del noise rock anni Novanta, intellettuale, gran chitarrista:
il 24 agosto proporrà il nuovo disco, Rock'n'roll consciousness. Il 25, per stare sull'indie
rock, ecco Afterhours ("Manuel Agnelli ci tiene a fare una data da noi ogni anno") e
Paolo Benvegnu'. Poi il 19 agosto l'accoppiata bomba Lo stato sociale e Management
del dolore post-poeratorio; Nada con la Toys Orchestra il 20 agosto e Brunori Sas e La
rappresentante di lista arrivano il 22.
Grande spazio al reggae, con quattro serate: la sudafricana Nkulee dube, affiancata da
Junior sprea (10 agosto), i franco-tedeschi Irie révoltés, all'ultima data prima di scio-
gliersi (17), il giamaicano Don Carl.os (18) e la kenyota treesha, insieme ai Patois bro-
thers (23).
Come sempre, infine, tanti suoni hard: per il metal Suffocation e Powertrip a Ferrago-
sto e Terror il 16, per il punk Derozer e Punkreas il 21 agosto.
Lucianone
(da la Repubblica - 9 agosto '17 - Milano / Spettacoli - Luigi Bolognini)
Due giudici di XFactor, un santone del rock indipendente americano, heavy metal, punk,
pop, una spruzzatina di teatro. Senza perdere la tenerezza, ovvero lo sguardo antagonista
e critico sul mondo. Ecco servita anche quest'anno, ed è il ventiseiesimo, la festa di Radio
Onda d'Urto, un caposaldo dell'estate non solo a Brescia, ma anche in tutta la Lombardia.
Centomila spettatori ogni anno ovviamente non si ottengono solo dalla sinistra, con 10 ri-
storanti che servono dalla salamella ai cibi etnici, e con stand che propongono offerte eque
e solidali e ospitano collettivi e realtà sociali del territorio (uno significativo è dellaVal
Trompia, dove l'anno scorso ci furono rivolte anti migranti).
Certo, aiutano i prezzi calmierati: nessun concerto sopra i 15 euro, e c'è anche un abbona-
mento per 16 delle 18 serate a 40 euro. "E un'altra carta vincente è organizzare iniziative
anche per bambini e ragazzi, dai gonfiabili su cui tuffarsi ai laboratori, così da diventare
un appuntamento per famiglie", spiega Umberto Gobbi, coordinatore della redazione del-
l'emittente. Ma il segreto per raggiungere anche quest'anno quota 100mila è un cartellone
davvero di qualità dove non manca niente, messo assieme dal direttore artistico Luciano
Taffurelli, che quest'anno ha voluto esagerare: in tante serate il concerto sarà doppio, se
non triplo. In totale da oggi al 26 agosto in 18 serate ci saranno 40 concerti.
"Abbiamo verificato - spiega Gobbi - che alcuni gruppi trovano forza nelle abbinate, e i
costi sono sopportabili". A proposito di costi, gran ruolo l'ha ovviamente il volontariato:
lo staff di 400 persone lavora per la causa.
Si è partiti quindi mercoledì 9 agosto all'insegna del rap con Coez, uno che per la verità
dall'hip hop sta allontanandosi sempre più, e Willie Peyote. Lo stesso genere che chiude-
rà il 26 agosto con Bassi Maestro, Enigma, e Mistman l'ultima sera.
Il nome più grande di tutto il festival è sicuramente Thurston Moore. Fondatore del So-
nic Youth, band leggendaria del noise rock anni Novanta, intellettuale, gran chitarrista:
il 24 agosto proporrà il nuovo disco, Rock'n'roll consciousness. Il 25, per stare sull'indie
rock, ecco Afterhours ("Manuel Agnelli ci tiene a fare una data da noi ogni anno") e
Paolo Benvegnu'. Poi il 19 agosto l'accoppiata bomba Lo stato sociale e Management
del dolore post-poeratorio; Nada con la Toys Orchestra il 20 agosto e Brunori Sas e La
rappresentante di lista arrivano il 22.
Grande spazio al reggae, con quattro serate: la sudafricana Nkulee dube, affiancata da
Junior sprea (10 agosto), i franco-tedeschi Irie révoltés, all'ultima data prima di scio-
gliersi (17), il giamaicano Don Carl.os (18) e la kenyota treesha, insieme ai Patois bro-
thers (23).
Come sempre, infine, tanti suoni hard: per il metal Suffocation e Powertrip a Ferrago-
sto e Terror il 16, per il punk Derozer e Punkreas il 21 agosto.
Lucianone
sabato 12 agosto 2017
Ultime notizie - dall'Italia e dal mondo / Latest news
11 agosto '17 - sabato 11th August / Saturday visione post - 10
Stati Uniti
Virginia - Scontri durante la matcia dei suprematisti bianchi: un morto.
Italia - Problema profughi
Medici Senza Frontiere sospende i salvataggi nel Mediterraneo:
"La Libia spara. E' troppo pericoloso"
Kenya
Scontri dopo il voto / La denuncia dell'opposizione: "Almeno 100 morti"
Venezuela
Trump rifiuta la telefonata con Maduro e non esclude l'opzione militare
Puglia / Foggia
"Mafia del Gargano": arrestato appartenente al clan Libergolis
Nepal
Il bilancio delle inondazioni causate dalle piogge battenti monsoniche: 49 morti e 36 dispersi.
Piogge che da venerdì flagellano il Nepal meridionale.
Lo riferisce il quotidiano Republica di Kathmandu. Nella sua pagina online il giornale precisa che gli smottamenti del terreno e gli straripamenti di vari fiumi hanno causato anche 17 feriti.
Lucianone
Stati Uniti
Virginia - Scontri durante la matcia dei suprematisti bianchi: un morto.
Italia - Problema profughi
Medici Senza Frontiere sospende i salvataggi nel Mediterraneo:
"La Libia spara. E' troppo pericoloso"
Kenya
Scontri dopo il voto / La denuncia dell'opposizione: "Almeno 100 morti"
Venezuela
Trump rifiuta la telefonata con Maduro e non esclude l'opzione militare
Puglia / Foggia
"Mafia del Gargano": arrestato appartenente al clan Libergolis
Nepal
Il bilancio delle inondazioni causate dalle piogge battenti monsoniche: 49 morti e 36 dispersi.
Piogge che da venerdì flagellano il Nepal meridionale.
Lo riferisce il quotidiano Republica di Kathmandu. Nella sua pagina online il giornale precisa che gli smottamenti del terreno e gli straripamenti di vari fiumi hanno causato anche 17 feriti.
Lucianone
venerdì 11 agosto 2017
INTERVISTA / attualità profughi - Una volontaria ostetrica si racconta a Roberto Saviano
11 agosto '17 - venerdì 11th August / Friday visione post - 12
( da la Repubblica - 29 aprile '17 - Roberto Saviano)
... ONG che, come Medici Senza Frontiere, nei territori di guerra sono unici luoghi di
soccorso. Ho incontrato una persona che ha deciso concretamente di aiutare a casa loro.
Si chiama Ileana Boneschi, ha 28 anni, è un'ostetrica di Medici Senza Frontiere e fa na-
scere bambini in zone di guerra, dove esistono emergenze sanitarie che non riusciamo
nemmeno a immaginare, dove ogni parto è un miracolo. "Non si parla mai delle donne
incinte quando si pensa a una guerra", dice. Ed è proprio così. Ileana ha partecipato a
due missioni in Sud Sudan dove è in atto una guerra etnica.
R. Saviano - Come hai deciso di diventare un'ostetrica? Hai detto che studiavi danza...
poi cos'è successo?-
- "Ho studiato danza da quando ero piccina, dai tempi dell'asilo. Ero uno scricciolo...
Mi piaceva da morire, era bellissimo. Poi sono cresciuta e ho fatto il liceo artistico.
Tra le cose più importanti che l'artistico mi ha dato c'è l'aver allenato la mia sensibi-
lità a meravigliarsi del mondo. Ricordo che in quegli anni, che erano già gli anni Due-
mila, la mia attenzione cadeva su storie che arrivavano da mondi lontani. Storie di in-
sofferenza e ingiustizia. Ed è lì che ho cominciato a percepire questo stato di debito
che avevo nei confronti della vita: da una parte io, più che fortunata, dall'altra gente
che non aveva niente, nemmeno mezza delle fortune che avevo io, ogni giorno. E quel
debito lo soffrivo, come lo soffro ora e quindi l'unico modo che ho trovato per riusci-
re a gestirlo è stato chiedermi: cosa faccio per combatterlo?".
R. Saviano - E cosa hai fatto?
"Sapevo che saldare quel debito era impossibile, però potevo fare qualcosa per bilan-
ciare un pò la fortuna che mi accompagna da sempre".
R. Saviano - E quindi...
" Pensai che diventare medico fosse il modo migliore per riuscire a fare questa cosa, e
non un medico a caso, ma un chirurgo di guerra, proprio perchè la chirurgia non è so-
lo di testa ma è anche di mani, di pratica, e io sentivo il bisogno di fare qualcosa.
Quando ho compiuto i 18 anni i miei genitori mi regalarono Pappagalli verdi di Gino
Strada e nella dedica mi scrissero: 'Temiamo che ci stiamo facendo un autogol rega-
landoti questo libro'. Sapevano che mi avrebbe portato lontano da loro...".
R. Saviano - Ma non sei diventata chirurgo però.
"No! Feci il test per Medicina, ma non lo passai per un quarto di punto, un maledetto
- o benedetto, chi lo sa? - quarto di punto. Però avevo provato anche l'ingresso al cor-
so di laurea in Ostetricia, ed entrai. Iniziai e presto mi appassionai perchè è un lavoro
meraviglioso. Durante il corso di studio avevo bisogno di dirmi; 'ho fatto questa scelta
per poi lsvorare là' ".
R. Saviano - Là dove?
"Là in Africa, dove c'è bisogno".
R. Saviano - Poi arrivò la laurea, le prime esperienze di volontariato all'estero. Quindi
facesti l'application per Medici senza frontiere.
"Sì! era il Ferragosto del 2013. Scelsi Mfs perchè la sentivo assolutamente vicina alla
mia idea di assistenza medica in certi contesti. Essendo un'associazione gigante non
davo affatto per scontato che mi prendessero. Ma a ottobre 2013, mentre ero in repar-
to, mi arrivò una chiamata da Roma: ricordo la frase 'Benvenuta in Msf!, mi sciolsi".
R. Saviano - Dove ti mandarono?
"Sarei dovuta partire per il Myanmar, principalmente per dare assistenza ai Rohin-
gya, ma poi per problemi di sicurezza la missione viene ridotta e non partii più".
R. Saviano - Prima missione subito fallita. Ci sei rimasta male?
"No, capisco subito che in Msf il primo requisito è la flessibilità perchè come è natura-
le per territori dove c'è instabilità, i piani possono cambiare all'iòtimo minuto. Poi pe-
rò sono partita davvero".
R. Saviano - Per dove?
"Per il Sud Sudan dove l'unico modo per spostarsi sono questi piccoli aerei caravan di
Msf. Arrivo a Nasir, nell'Upper Nile State e inizio a capire come vanno le cose. Dopo 48
ore mi dicono che la linea del fronte si sta spostando verspo l'ospedale - noi eravamo in
zona ribelle - e quindi era il caso di ridurre il numero di espatriati (gli espatriati, nelle
missioni, sono le persone dello staff internazionale, ndr.) del progetto. Ero l'ultima arri-
vata e mi chiedono se posso tornare a Juba. rientro successivamente a Nasir e abbiamo
informazioni che i soldati stanno avanzando molto velocemente verso la zona dove si tro-
va l'ospedale, quindi tutto il nostro team deve mettere in pratica il piano di evacuazione
attraverso il fiume Sobat, direzione Etiopia. E' buio, prendiamo la barca e percorriamo
per un pezzo il fiume. Sbarchiamo e dormiamo nel nulla; nella direzione opposta vedia-
mo uomini e ragazzi ubriachissimi che sfrecciavano verso il fronte sparando a salve per
gasarsi".
R. Saviano - Che ne fu dell'ospedale a Nasir?
"Completamente distrutto".
R. Saviano - Hai avuto paura?
"Può sembrare strano, ma mai. Msf ha una gestione della sicurezza che secondo me è
fenomenale ed è lo strumento essenziale per fare missioni in posti remoti mettendoti
nelle condizioni di sentirti sicuro".
R. Saviano - E qual è il tuo lavoro lì?
"Quando si fugge, quando la popolazione resta per settimane lontana dai villaggi la
prima emergenza è la malnutrizione. Poi bisogna allestire una sala operatoria, cosa
fondamentale per salvare le donne, quando i tagli cesarei sono indispensabili. I trasfe-
rimenti all'ospedale di Bentiu a 130 chilometri di distanza erano difficilissimi, questo
vuol dire che le donne che non sono riuscite a trasferire le ho perse davanti ai miei oc-
chi. E poi le trasfusioni: se c'è bisogno di una trasfusione trovare un donatore compa-
tibile tra HIV e malattie sessualmente trasmissibili è come vincere alla lotteria".
R. Saviano - Come vedi la situazione in Sud Sudan?
"Drammatica. Se si pensa, ad esempio che la violenza sessuale è usata come arma di
guerra. Io avevo a che fare con vittime abusate da gruppi rivali ma il giorno dopo po-
teva accadere il contrario"..
R. Saviano - Qui non si fanno più figli, invece là se ne fanno moltissimi.
La differenza credo risieda nella possibilità di poter fare delle scelte. Se non vedi alter-
native riproduci i modelli che hai. L'hai visto fare a tua nonna, a tua madre, a tua so-
rella...".
R. Saviano - Ma la contraccezione?
"Anche chi conosce i metodi contraccettivi fa molti figli perchè considerano i bambini
sempre un dono e perchè sanno che un'alta percentuale di loro non sopravviverà".
R. Saviano - Che ne pensi dlle polemiche di questi giorni sulle ong? Ti sei fatta un'idea
del perchè siano partite e quale sia il loro scopo?
Se tutti quelli checommentano e aliomentano questa polemica avessero visto una mam-
ma o un bambino in difficoltà, nessuno avrebbe più parole, ma tutti si metterebbero a
fare"._
_________________
Ileana è una delle moltissime anime di Msf che come altre Ong organizza la solidarietà
non rendendola una parola sospetta. Ho voluto che si raccontasse perchè il racconto è la migliore risposta, forse l'unica, alle insinuazioni di questi giorni. Persone come Ileana
hanno trasformato l'aiutiamoli a casa loro nella più umana delle declinazioni: aiutiamoci.
Lucianone
Continua... to be continued...
( da la Repubblica - 29 aprile '17 - Roberto Saviano)
... ONG che, come Medici Senza Frontiere, nei territori di guerra sono unici luoghi di
soccorso. Ho incontrato una persona che ha deciso concretamente di aiutare a casa loro.
Si chiama Ileana Boneschi, ha 28 anni, è un'ostetrica di Medici Senza Frontiere e fa na-
scere bambini in zone di guerra, dove esistono emergenze sanitarie che non riusciamo
nemmeno a immaginare, dove ogni parto è un miracolo. "Non si parla mai delle donne
incinte quando si pensa a una guerra", dice. Ed è proprio così. Ileana ha partecipato a
due missioni in Sud Sudan dove è in atto una guerra etnica.
R. Saviano - Come hai deciso di diventare un'ostetrica? Hai detto che studiavi danza...
poi cos'è successo?-
- "Ho studiato danza da quando ero piccina, dai tempi dell'asilo. Ero uno scricciolo...
Mi piaceva da morire, era bellissimo. Poi sono cresciuta e ho fatto il liceo artistico.
Tra le cose più importanti che l'artistico mi ha dato c'è l'aver allenato la mia sensibi-
lità a meravigliarsi del mondo. Ricordo che in quegli anni, che erano già gli anni Due-
mila, la mia attenzione cadeva su storie che arrivavano da mondi lontani. Storie di in-
sofferenza e ingiustizia. Ed è lì che ho cominciato a percepire questo stato di debito
che avevo nei confronti della vita: da una parte io, più che fortunata, dall'altra gente
che non aveva niente, nemmeno mezza delle fortune che avevo io, ogni giorno. E quel
debito lo soffrivo, come lo soffro ora e quindi l'unico modo che ho trovato per riusci-
re a gestirlo è stato chiedermi: cosa faccio per combatterlo?".
R. Saviano - E cosa hai fatto?
"Sapevo che saldare quel debito era impossibile, però potevo fare qualcosa per bilan-
ciare un pò la fortuna che mi accompagna da sempre".
R. Saviano - E quindi...
" Pensai che diventare medico fosse il modo migliore per riuscire a fare questa cosa, e
non un medico a caso, ma un chirurgo di guerra, proprio perchè la chirurgia non è so-
lo di testa ma è anche di mani, di pratica, e io sentivo il bisogno di fare qualcosa.
Quando ho compiuto i 18 anni i miei genitori mi regalarono Pappagalli verdi di Gino
Strada e nella dedica mi scrissero: 'Temiamo che ci stiamo facendo un autogol rega-
landoti questo libro'. Sapevano che mi avrebbe portato lontano da loro...".
R. Saviano - Ma non sei diventata chirurgo però.
"No! Feci il test per Medicina, ma non lo passai per un quarto di punto, un maledetto
- o benedetto, chi lo sa? - quarto di punto. Però avevo provato anche l'ingresso al cor-
so di laurea in Ostetricia, ed entrai. Iniziai e presto mi appassionai perchè è un lavoro
meraviglioso. Durante il corso di studio avevo bisogno di dirmi; 'ho fatto questa scelta
per poi lsvorare là' ".
R. Saviano - Là dove?
"Là in Africa, dove c'è bisogno".
R. Saviano - Poi arrivò la laurea, le prime esperienze di volontariato all'estero. Quindi
facesti l'application per Medici senza frontiere.
"Sì! era il Ferragosto del 2013. Scelsi Mfs perchè la sentivo assolutamente vicina alla
mia idea di assistenza medica in certi contesti. Essendo un'associazione gigante non
davo affatto per scontato che mi prendessero. Ma a ottobre 2013, mentre ero in repar-
to, mi arrivò una chiamata da Roma: ricordo la frase 'Benvenuta in Msf!, mi sciolsi".
R. Saviano - Dove ti mandarono?
"Sarei dovuta partire per il Myanmar, principalmente per dare assistenza ai Rohin-
gya, ma poi per problemi di sicurezza la missione viene ridotta e non partii più".
R. Saviano - Prima missione subito fallita. Ci sei rimasta male?
"No, capisco subito che in Msf il primo requisito è la flessibilità perchè come è natura-
le per territori dove c'è instabilità, i piani possono cambiare all'iòtimo minuto. Poi pe-
rò sono partita davvero".
R. Saviano - Per dove?
"Per il Sud Sudan dove l'unico modo per spostarsi sono questi piccoli aerei caravan di
Msf. Arrivo a Nasir, nell'Upper Nile State e inizio a capire come vanno le cose. Dopo 48
ore mi dicono che la linea del fronte si sta spostando verspo l'ospedale - noi eravamo in
zona ribelle - e quindi era il caso di ridurre il numero di espatriati (gli espatriati, nelle
missioni, sono le persone dello staff internazionale, ndr.) del progetto. Ero l'ultima arri-
vata e mi chiedono se posso tornare a Juba. rientro successivamente a Nasir e abbiamo
informazioni che i soldati stanno avanzando molto velocemente verso la zona dove si tro-
va l'ospedale, quindi tutto il nostro team deve mettere in pratica il piano di evacuazione
attraverso il fiume Sobat, direzione Etiopia. E' buio, prendiamo la barca e percorriamo
per un pezzo il fiume. Sbarchiamo e dormiamo nel nulla; nella direzione opposta vedia-
mo uomini e ragazzi ubriachissimi che sfrecciavano verso il fronte sparando a salve per
gasarsi".
R. Saviano - Che ne fu dell'ospedale a Nasir?
"Completamente distrutto".
R. Saviano - Hai avuto paura?
"Può sembrare strano, ma mai. Msf ha una gestione della sicurezza che secondo me è
fenomenale ed è lo strumento essenziale per fare missioni in posti remoti mettendoti
nelle condizioni di sentirti sicuro".
R. Saviano - E qual è il tuo lavoro lì?
"Quando si fugge, quando la popolazione resta per settimane lontana dai villaggi la
prima emergenza è la malnutrizione. Poi bisogna allestire una sala operatoria, cosa
fondamentale per salvare le donne, quando i tagli cesarei sono indispensabili. I trasfe-
rimenti all'ospedale di Bentiu a 130 chilometri di distanza erano difficilissimi, questo
vuol dire che le donne che non sono riuscite a trasferire le ho perse davanti ai miei oc-
chi. E poi le trasfusioni: se c'è bisogno di una trasfusione trovare un donatore compa-
tibile tra HIV e malattie sessualmente trasmissibili è come vincere alla lotteria".
R. Saviano - Come vedi la situazione in Sud Sudan?
"Drammatica. Se si pensa, ad esempio che la violenza sessuale è usata come arma di
guerra. Io avevo a che fare con vittime abusate da gruppi rivali ma il giorno dopo po-
teva accadere il contrario"..
R. Saviano - Qui non si fanno più figli, invece là se ne fanno moltissimi.
La differenza credo risieda nella possibilità di poter fare delle scelte. Se non vedi alter-
native riproduci i modelli che hai. L'hai visto fare a tua nonna, a tua madre, a tua so-
rella...".
R. Saviano - Ma la contraccezione?
"Anche chi conosce i metodi contraccettivi fa molti figli perchè considerano i bambini
sempre un dono e perchè sanno che un'alta percentuale di loro non sopravviverà".
R. Saviano - Che ne pensi dlle polemiche di questi giorni sulle ong? Ti sei fatta un'idea
del perchè siano partite e quale sia il loro scopo?
Se tutti quelli checommentano e aliomentano questa polemica avessero visto una mam-
ma o un bambino in difficoltà, nessuno avrebbe più parole, ma tutti si metterebbero a
fare"._
_________________
Ileana è una delle moltissime anime di Msf che come altre Ong organizza la solidarietà
non rendendola una parola sospetta. Ho voluto che si raccontasse perchè il racconto è la migliore risposta, forse l'unica, alle insinuazioni di questi giorni. Persone come Ileana
hanno trasformato l'aiutiamoli a casa loro nella più umana delle declinazioni: aiutiamoci.
Lucianone
Continua... to be continued...
martedì 1 agosto 2017
ARTE / Grandi mostre - Il pittore della montagna: Giovanni Segantini
1 agosto '17 - martedì 1st August / Tuesday visione post - 26
(da la Repubblica - 18 settembre '14 - Milano-Cultura / Chiara Gatti)
Il pittore della montagna che sognava di salire in vetta per essere sempre più vicino al cielo.
E' un Giovanni Segantini (1858 - 1899) pieno d'aria e di vento quello arrivato ieri sera a Pa-
lazzo Reale (Milano) per un'antologica incantevole. Centoventi le opere firmate dal maestro
dell'Ottocento italiano, signore delle Alpi e dei prati rigogliosi, della neve e del silenzio. Sce-
nari entrati nell'immaginario comune per gli orizzonti immensi che abbracciano le catene
dell'Engadina con la potenza di un grandangolo in pittura. Proprio zoomando sul sentimen-
to panico del creato, sulla sintonia del suo cuore silvestre con le forze della natura, il percor-
so propone una lettura ragionata che non si limita a mettere in fila capolavori, ma ne spiega,
la genesi, i simboli, l'evoluzione, complice un fondo di disegni testimoni di ogni fase di stu-
dio, di ogni dettaglio costruito in autonomia prima di ricomporsi, come un mosaico, in una visione totale. - Un lavoro di analisi reso possibile grazie alla curatela scientifica di chi Se-
gantini l'ha esplorato per decenni: Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo generale, e
Diana Segantini, la pronipote, che come lui ha le vette nel sangue. Insieme hanno coordi-
nato l'esposizione prodotta da Skira con la Fondazione Mazzotta (il catalogo è una favola);
la più grande da quella di Trento dell'87 e la più importante insieme con quella recente al-
la Fondazione Beyeler di Basilea. Pochi precedenti per un nome che meritava un "ritorno
a Milano", come recita il titolo sui manifesti, pensando alla sua lunga assenza dal sistema
delle mostre in città - l'ultima in Permanente negli anni Settanta, ma molti quadri oggi e-
sposti si possono apprezzare in pianta stabile alla Gam di via Palestro - e che allude an
che a un ritorno ideale nella città che lo accolse da ragazzo, dopo il suo arrivo orfano e di-
sperato dal Trentino allora austriaco tirolese, che lo vide crescere sui banchi di Brera, tra-
sferirsi in Brianza e poi scappare tra i boschi e le cime lontane. Via, per sempre.
... Segantini e il suo inno a un'armonia superiore fanno fare pace con Palazzo Reale e il suo
trend esterofilo. Subito, dalla prima sala, dagli autoritratti magnetici che bucano la carta,
si capisce che il viaggio è iniziatico; le nature morte giovanili mescolano scuola barocca
e senso di precarietà, i primi scorsi campestri, i temporali, la fatica di vivere dei contadi-
ni gravano come macigni fino al momento in cui la fuga gli spalanca i polmoni e intona la
sua ode epica alla valle e al mondo. Se l'istinto, davanti a soggetti come Riposo all'ombra
o Mezzogiorno sulle Alpi, è quello di osservarli da vicino per contare le schegge di colore
della sua maniera "divisa" per poi indietreggiare e vedere i toni fondersi, la sorpresa vie-
ne dall'incontro con opere ipnotiche come A messa prima, dove una scalinata grigia inghiot-
te un parroco strizzato dalla melanconia, o Ave Maria a trasbordo col suo senso del sacro al-
le stelle, arrivata al Museo Segantini di St. Moritz insieme con altri pezzi importanti.
Tranne il celebre Trittico delle Alpi, che non esce mai, ma è evocato dagli studi che lo gene-
rarono, lasciati incompiuti quando Giovanni, rapito dalla sua montagna incantata, a picco
su Pontresina, morì quarantenne per un attacco di peritonite, troppo lontano dal mondo
perchè il mondo potesse salvarlo.

Mezzogiorno sulle Alpi - Giovanni Segantini / 1891
Lucianone
(da la Repubblica - 18 settembre '14 - Milano-Cultura / Chiara Gatti)
Il pittore della montagna che sognava di salire in vetta per essere sempre più vicino al cielo.
E' un Giovanni Segantini (1858 - 1899) pieno d'aria e di vento quello arrivato ieri sera a Pa-
lazzo Reale (Milano) per un'antologica incantevole. Centoventi le opere firmate dal maestro
dell'Ottocento italiano, signore delle Alpi e dei prati rigogliosi, della neve e del silenzio. Sce-
nari entrati nell'immaginario comune per gli orizzonti immensi che abbracciano le catene
dell'Engadina con la potenza di un grandangolo in pittura. Proprio zoomando sul sentimen-
to panico del creato, sulla sintonia del suo cuore silvestre con le forze della natura, il percor-
so propone una lettura ragionata che non si limita a mettere in fila capolavori, ma ne spiega,
la genesi, i simboli, l'evoluzione, complice un fondo di disegni testimoni di ogni fase di stu-
dio, di ogni dettaglio costruito in autonomia prima di ricomporsi, come un mosaico, in una visione totale. - Un lavoro di analisi reso possibile grazie alla curatela scientifica di chi Se-
gantini l'ha esplorato per decenni: Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo generale, e
Diana Segantini, la pronipote, che come lui ha le vette nel sangue. Insieme hanno coordi-
nato l'esposizione prodotta da Skira con la Fondazione Mazzotta (il catalogo è una favola);
la più grande da quella di Trento dell'87 e la più importante insieme con quella recente al-
la Fondazione Beyeler di Basilea. Pochi precedenti per un nome che meritava un "ritorno
a Milano", come recita il titolo sui manifesti, pensando alla sua lunga assenza dal sistema
delle mostre in città - l'ultima in Permanente negli anni Settanta, ma molti quadri oggi e-
sposti si possono apprezzare in pianta stabile alla Gam di via Palestro - e che allude an
che a un ritorno ideale nella città che lo accolse da ragazzo, dopo il suo arrivo orfano e di-
sperato dal Trentino allora austriaco tirolese, che lo vide crescere sui banchi di Brera, tra-
sferirsi in Brianza e poi scappare tra i boschi e le cime lontane. Via, per sempre.
... Segantini e il suo inno a un'armonia superiore fanno fare pace con Palazzo Reale e il suo
trend esterofilo. Subito, dalla prima sala, dagli autoritratti magnetici che bucano la carta,
si capisce che il viaggio è iniziatico; le nature morte giovanili mescolano scuola barocca
e senso di precarietà, i primi scorsi campestri, i temporali, la fatica di vivere dei contadi-
ni gravano come macigni fino al momento in cui la fuga gli spalanca i polmoni e intona la
sua ode epica alla valle e al mondo. Se l'istinto, davanti a soggetti come Riposo all'ombra
o Mezzogiorno sulle Alpi, è quello di osservarli da vicino per contare le schegge di colore
della sua maniera "divisa" per poi indietreggiare e vedere i toni fondersi, la sorpresa vie-
ne dall'incontro con opere ipnotiche come A messa prima, dove una scalinata grigia inghiot-
te un parroco strizzato dalla melanconia, o Ave Maria a trasbordo col suo senso del sacro al-
le stelle, arrivata al Museo Segantini di St. Moritz insieme con altri pezzi importanti.
Tranne il celebre Trittico delle Alpi, che non esce mai, ma è evocato dagli studi che lo gene-
rarono, lasciati incompiuti quando Giovanni, rapito dalla sua montagna incantata, a picco
su Pontresina, morì quarantenne per un attacco di peritonite, troppo lontano dal mondo
perchè il mondo potesse salvarlo.
Mezzogiorno sulle Alpi - Giovanni Segantini / 1891
Lucianone
venerdì 28 luglio 2017
Riflessioni - La perdita di peso della parola
28 luglio '17 - venerdì 28th July / Friday visione post - 9
Se un deputato può dare pubblicamente della "testa di circonciso" a un suo avversario
politico ebreo, perchè un modesto gestore di spiaggia dovrebbe farsi degli scrupoli quan-
do invita all'altoparlante a "sterminare i tossici"? Le leggi servono (compresaa quella
contro l'apologia del nazifascismo, che come ben sanno i bagnanti di Chioggia è apologia
dello sterminio), ma il vero problema è la contagiosa perdita di peso della parola, usata
con la leggerezza del rutto anche quando ha la pesantezza del sasso. Massimamente sui
social (vero, onorevole Corsaro?) che sono la dinamo inesauribile del deperimento verba-
le, ma anche sui giornali, in televisione, sulla scena pubblica, si tira a parlare così come si
tira a indovinare. Sappiamo bene quante vittime ha fatto nei secoli, e ancora fa per ma-
no jihadista, la sacralità del Verbo. Ma non è un buon rimedio questo parlare a vanvera,
e vomitare quello che capita addosso agli altri. Il rischio è che alla fine il cerchio si chiuda,
e si chiuda malamente: ovvero che l'uso scriteriato della parola (l'uso scriteriato della li-
bertà) riporti in auge, come rimedio reazionario, la Parola Sacra. Ne farebbe le spese la
parola libera, che è anche parola responsabile.
(Da la Repubblica - 14 luglio '17 - L'Amaca / Michele Serra)
Lucianone
Se un deputato può dare pubblicamente della "testa di circonciso" a un suo avversario
politico ebreo, perchè un modesto gestore di spiaggia dovrebbe farsi degli scrupoli quan-
do invita all'altoparlante a "sterminare i tossici"? Le leggi servono (compresaa quella
contro l'apologia del nazifascismo, che come ben sanno i bagnanti di Chioggia è apologia
dello sterminio), ma il vero problema è la contagiosa perdita di peso della parola, usata
con la leggerezza del rutto anche quando ha la pesantezza del sasso. Massimamente sui
social (vero, onorevole Corsaro?) che sono la dinamo inesauribile del deperimento verba-
le, ma anche sui giornali, in televisione, sulla scena pubblica, si tira a parlare così come si
tira a indovinare. Sappiamo bene quante vittime ha fatto nei secoli, e ancora fa per ma-
no jihadista, la sacralità del Verbo. Ma non è un buon rimedio questo parlare a vanvera,
e vomitare quello che capita addosso agli altri. Il rischio è che alla fine il cerchio si chiuda,
e si chiuda malamente: ovvero che l'uso scriteriato della parola (l'uso scriteriato della li-
bertà) riporti in auge, come rimedio reazionario, la Parola Sacra. Ne farebbe le spese la
parola libera, che è anche parola responsabile.
(Da la Repubblica - 14 luglio '17 - L'Amaca / Michele Serra)
Lucianone
domenica 23 luglio 2017
Cinema - Film "The dinner" con Richard Gere: delitti e recriminazioni
23 luglio '17 - domenica 23rd July / Sunday visione post - 24
(da La Repubblica - 18 maggio '17 - Al cinema / Paolo D'Agostini)
Questo di Oren Moverman è il terzo adattamento cinematografico del romanzo La cena
(Het Diner, 2013; in Italia Neri Pozza) dell'olandese Herman Koch, Dopo il primo firma-
to dal compatriota dello scrittore Menno Meyjes c'è stato nel 2014 quello del nostro Iva-
no De Matteo intitolato I nostri ragazzi. Più libera quest'ultima interpretazione e più let-
terale la nuova arrivata americana. Ma la dinamica drammaturgica è la stessa e riman-
da a molte altre assonanze con drammi a porte chiuse, "da camera" e con pochi perso-
naggi alle strette con i loro bilanci di vita: motivo pluri-frequentato da Roman Polanski.
Ma anche alimento di un paio di altri recenti film italiani, sia pur merscolando dramma
e commedia: Il nome del figlio di Francesca Archibugi e Dobbiamo parlare di Sergio Ru-
bini. Mentre il dilemma contenuto nella storia ci ricorda quello che accade in Il capitale
umano, il film di Paolo Virzì ispirato con molte licenze al romanzo omonimo di Stephen
Amidon.
TRAMA - Si tratta del periodico appuntamento in un lussuoso ristorante, con abituale
strascico di tensioni e disagi, tra due fratelli e le rispettive mogli. I due uomini, ciascuno
assecondato dalla moglie, sono molto diversi e in costante polemica, in aspro attrito tra
loro. Soprattutto in un senso, in verità: il fratello che ha avuto meno successo nella vita,
di carattere più chiuso e di indole più moralista, non risparmia disapprovazione all'al-
tro, al suo stile giudicato prevaricatore e alle sue scelte giudicate strumentali e ciniche.
Costui è un uomo di successo e di potere (nel libro futuro primo ministro, in questo film deputato e candidato alla carica di governatore, in De Matteo avvocato rampante).
Le schermaglie, che il nuovo film dilata molto in continue interruzioni della continuità
della cena, nascondono la ragione profonda dell'incontro che emergerà solo poco a poco
con effetti deflagranti oltre che sorprendenti. I figli delle due coppie, cugini e amici, ma
con un'aggravante di responsabilità da parte di uno in particolare (e la sua identità e ap-
partenenza familiare sono decisive nell'imprevisto bilancio finale), hanno commesso un
atto gravissimo, durante una nottata di annoiato e alcolico girovagare, ai danni di una miserabile e indifesa barbona. Mano a mano che il nodo emerge, non senza che esso ven-
ga presentato secondo diverse angolazioni - con il loro affondare in radici e recriminazio-
ni lontane nel tempo - e alternando presente e flashback, emerge anche la reazione dei ge-
nitori e con essa le differenti sensibilità e consistenze etiche. Il momento della verità - que-
sti ragazzi devono o non devono pagare per quanto hanno commesso? - sovvertirà quanto
avremmo potuto aspettarci.
Richard Gere è il politico, Rebecca Hall e Laura Linney sono le due mogli, e Steve Coogan,
il fratello pieno di fragilità e di rospi, nel quartetto emerge per la sua performance che dà
ragione a quanti sostengono la polivalenza dell'attore comico e i limiti di quello drammati-
co, dunque in ultima analisi la superiorità del primo. Attore britannico che ricordiamo nel
toccante Philomena di Stephen Frears, Coogan è infatti soprattutto noto come comico.
Lucianone
(da La Repubblica - 18 maggio '17 - Al cinema / Paolo D'Agostini)
Questo di Oren Moverman è il terzo adattamento cinematografico del romanzo La cena
(Het Diner, 2013; in Italia Neri Pozza) dell'olandese Herman Koch, Dopo il primo firma-
to dal compatriota dello scrittore Menno Meyjes c'è stato nel 2014 quello del nostro Iva-
no De Matteo intitolato I nostri ragazzi. Più libera quest'ultima interpretazione e più let-
terale la nuova arrivata americana. Ma la dinamica drammaturgica è la stessa e riman-
da a molte altre assonanze con drammi a porte chiuse, "da camera" e con pochi perso-
naggi alle strette con i loro bilanci di vita: motivo pluri-frequentato da Roman Polanski.
Ma anche alimento di un paio di altri recenti film italiani, sia pur merscolando dramma
e commedia: Il nome del figlio di Francesca Archibugi e Dobbiamo parlare di Sergio Ru-
bini. Mentre il dilemma contenuto nella storia ci ricorda quello che accade in Il capitale
umano, il film di Paolo Virzì ispirato con molte licenze al romanzo omonimo di Stephen
Amidon.
TRAMA - Si tratta del periodico appuntamento in un lussuoso ristorante, con abituale
strascico di tensioni e disagi, tra due fratelli e le rispettive mogli. I due uomini, ciascuno
assecondato dalla moglie, sono molto diversi e in costante polemica, in aspro attrito tra
loro. Soprattutto in un senso, in verità: il fratello che ha avuto meno successo nella vita,
di carattere più chiuso e di indole più moralista, non risparmia disapprovazione all'al-
tro, al suo stile giudicato prevaricatore e alle sue scelte giudicate strumentali e ciniche.
Costui è un uomo di successo e di potere (nel libro futuro primo ministro, in questo film deputato e candidato alla carica di governatore, in De Matteo avvocato rampante).
Le schermaglie, che il nuovo film dilata molto in continue interruzioni della continuità
della cena, nascondono la ragione profonda dell'incontro che emergerà solo poco a poco
con effetti deflagranti oltre che sorprendenti. I figli delle due coppie, cugini e amici, ma
con un'aggravante di responsabilità da parte di uno in particolare (e la sua identità e ap-
partenenza familiare sono decisive nell'imprevisto bilancio finale), hanno commesso un
atto gravissimo, durante una nottata di annoiato e alcolico girovagare, ai danni di una miserabile e indifesa barbona. Mano a mano che il nodo emerge, non senza che esso ven-
ga presentato secondo diverse angolazioni - con il loro affondare in radici e recriminazio-
ni lontane nel tempo - e alternando presente e flashback, emerge anche la reazione dei ge-
nitori e con essa le differenti sensibilità e consistenze etiche. Il momento della verità - que-
sti ragazzi devono o non devono pagare per quanto hanno commesso? - sovvertirà quanto
avremmo potuto aspettarci.
Richard Gere è il politico, Rebecca Hall e Laura Linney sono le due mogli, e Steve Coogan,
il fratello pieno di fragilità e di rospi, nel quartetto emerge per la sua performance che dà
ragione a quanti sostengono la polivalenza dell'attore comico e i limiti di quello drammati-
co, dunque in ultima analisi la superiorità del primo. Attore britannico che ricordiamo nel
toccante Philomena di Stephen Frears, Coogan è infatti soprattutto noto come comico.
Lucianone
Ultime notizie - dall'italia e dal Mondo / Latest news
23 luglio '17 - domenica 23rd July / Sunday visione post - 9
Stati Uniti
Il presidente Donald Trump cambia idea: via libera a
nuove sanzioni contro la Russia.
Russia
L'opposizione russa sfila contro la censura sul web:
"L'unica alternativa a Putin".
Italia - Trentino
Valle dei Laghi: scatta la caccia all'orso che ha aggredito un uomo.
Ma le associazioni animaliste annunciano battaglia.
Italia - Problema siccità
Acqua razionata in 20 Comuni della provincia di Roma.
E la Calabria chiede lo stato di calamità.
Lucianone.
Stati Uniti
Il presidente Donald Trump cambia idea: via libera a
nuove sanzioni contro la Russia.
Russia
L'opposizione russa sfila contro la censura sul web:
"L'unica alternativa a Putin".
Italia - Trentino
Valle dei Laghi: scatta la caccia all'orso che ha aggredito un uomo.
Ma le associazioni animaliste annunciano battaglia.
Italia - Problema siccità
Acqua razionata in 20 Comuni della provincia di Roma.
E la Calabria chiede lo stato di calamità.
Lucianone.
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