5 febbraio '16 - venerdì 5th February / Friday visione post - 33 Il pioniere dei writers dice: "L'arte democratica siamo noi" (da la Repubblica - Milano/Cultura - 14 gennaio '16 - Michele Tavola) Il papà di Bansky "La street art c'era già secoli fa a Pompei" E' uno dei pionieri della street art e nell'ambiente dei graffitari un mito vivente. Il parigino Blek le Rat, al secolo Xavier Prou, continua a essere uno dei protago- nisti mondiali dell'arte urbana e a influenzare generazioni di writers. (Oggi alle 18.30 sarà all'Istituto Francese di via Magenta e da settimana prossima apre la sua prima personale italiana nella nuova galleria Wunderkammern, già attiva a Roma e da ora anche a Milano in via Ausonio, tra i cui soci figura Dorothy de Rubeis, moglie di Giuseppe Sala, candidato alle primarie del centrosinistra per la poltrona di sindaco). M. Tavola - Blek le Rat, si riconosce sotto l'etichetta di padre della street art? "Non ho inventato niente, la street art c'era già a Pompei duemila anni fa. Oggi è solo tornata l'esigenza, sempre esistita, di comunicare e di usare i muri per farlo. Il movimento è più potente che mai e sono sicuro che ha ancora un grande futuro perchè noi ci rivolgiamo a tutti. Non come l'arte concettuale, che per me è la mor- te dell'arte, ripiegata su sè stessa e accessibile a una piccola setta di iniziati. So di farmi dei nemici dicendo questo, ma pazienza. Noi, street artist, invece, propo- niamo una vera democratizzazione dell'arte". M. Tavola -Il suo marchio distintivo, da 35 anni a questa parte, è l'uso dello stencil e anche in questo caso le viene riconosciuto una primogenitura. "E anche in questo caso non è vero. Certamente sono uno di quelli che l'ha diffuso nel movimento street, ma ancora una volta ho adattato alle mie esigenze qualcosa che già esisteva. A Padova nel 1961, avevo dieci anni ed ero in vacanza con la mia famiglia, ho visto sui muri alcune vestigia della propaganda fascista: volti di Mus- solini, di profilo con l'elmetto, di una forza visiva impressionante. Vent'anni dopo a Parigi ho provato a fare i primi graffiti di notte, con la bomboletta, ma non pa- droneggiavo la tecnica e sono venuti malissimo. Allora mi sono ricordato del Duce a Padova e ho iniziato con lo stencil". M. Tavola - Sui muri si vede di tutto, ma il dibattito su cosa sia arte e cosa no è ancora aperto. Qual è il suo punto di vista? "Amo molto le tag dei ragazzini che agiscono di notte, non è il mio modo di lavorare ma li rispetto. E' vero che alcuni hanno un approccio aggressivo e distruttivo, ma na- sce dalla necessità di comunicare e di non farsi distruggere dalla città (Blek si avvici- na alla finestra e indica la facciata di un edificio di via Ausonio). Le vede quelle tag fatte con la bomboletta? Per me sono un regalo alla città". M. Tavoosito di dipinti fatti di nottela - Probabilmente chi vive lì la pensa diversamente. " Non è importante, certo costerà ripulirle, ma per me conta di più che chi le ha fatte aveva un'esigenza vitale di esprimersi, urgenza di lasciare un segno e affermare la propria esistenza". M. Tavola - A proposito di dipinti fatti di noptte, lei ha avuto qualche problema con la giustizia. "Un cattivo ricordo. Nel 1992 stavo dipingendo per strada una Madonna col bambino ispirata a Caravaggio e mi ha preso la polizia. Mi hanno processato e condannato. Mi hanno umiliato. Sono deluso dal mio paese e non espongo più in Francia. Se Bansky fosse stato francese non avrebbe avuto lo stesso successo". M. Tavola - Già, Bansky, che di lei ha detto: "Ogni volta che dipingo qualcosa, scopro che Blek le Rat l'aveva già fatto vent'anni fa". Cosa pensa di lui? Lui rappresenta la nuova generazione, io sono "old school". Bansky a venticinque anni aveva già capito il sistema dell'arte, io ne ho impiegati 40 per comprenderlo. Si dice che da ragazzino fosse un teppistello e per questo mi è ancora più simpatico, ma è dotato di talento e intelligenza fuori dal comune".
6 febbraio '16 - venerdì 6th February / Friday visione post - 14 Ricerca Usa: "L'isolamento è la malattia del nostro secolo. Due volte più grave dell'obesità, aumenta la mortalità del 14%" (da la Repubblica - 14/03/'15 - Lo studio / Enrico Franceschini - Londra) Cent'anni di solitudine nell'era dei social network: non abbiamo più amici Cent'anni di solitudine. E' il titolo del più famoso romanzodi Gabriel Garcia Marquez. Ma è anche una malattia della nostra era, forse "la" malattia del ventunesimo secolo: il secolo della rivoluzione digitale, degli smart phone, dei social network, delle chat, dei messaggini, di Instagram, dei videogames giocati in collettivo online, cioè di tutto quello che ci da la sensazione di essere in contatto con il prossimo ma che di fatto contribuisce a isolarci nel chiuso delle nostre case, delle nostre vite. Passiamo sempre più tempo in compagnia di presunti amici o di perfetti sconosciuti nella realtà virtuale e di fatto sem- pre più tempo da soli nella nostra esistenza reale. Questo etra un fatto noto. Sapevamo o perlomeno sospettavamo che fosse un malessere sociale. Adesso sappiamo che è una vera e propria malattia. - Ce lo comunica una grande indagine scientifica, condotta su un campione di tre milioni di persone e pubblicata sulla rivista Perspectives in Psycho- logical Sciences, dfi cui il Times e altri giornali britannici hanno anticipato ieri le con- clusioni. E' un rapporto quanto mai allarmante: la solitudine, affermano gli scienziati della Brigham Young University, l'università dello Utah che ha condotto la ricerca, rappresenta una minaccia alla salute simile all'obesità. Per la precisione, due volte più grave dell'obesità: le persone che soffrono di solitudine, riporta lo studio america- no, hanno infatti un "rischio di mortalità" del 14 per cento più alto rispetto alla me- dia. L'aumento del rischio provocato dall'obesità è del 7 per cento. Quello causato dall'estrema povertà, per avere un termine di paragone, del 19 per cento. In pratica si può dire che vivere soli accorcia la vita. E ciò vale, afferma la ricerca Usa, sia per coloro che vivono male la propria solitudine, sia per chi imbocca la solitudine come scelta e apparentemente è felice di stare per i fatti propri. "Solitudine e isolamento possono apparire come due condizioni differenti", osserva il professor Julianne Holt- Lunstad, che ha diretto l'indagine, "ma non è così. Ci può essere una persona circon- data di gente che si sente lo stesso molto sola. altri possono isolarsi deliberatamente perchè preferiscono stare soli. L'effetto sulla longevità, tuttavia, è lo stesso per l'uno e per l'altro caso". Un effetto paragonabile ai danni dell'obesità, ammonisce il rap- porto, e che perciò le autorità sanitarie devono esaminare molto seriamente: "L'im- patto delle relazioni sociali sulla salute è enorme", avverte lo studioso. L'indagine non si limita a segnalare il problema, ne fotografa anche le dimensioni, facendo squillare un secondo, ancora più sonoro campanello d'allarme: da quando il fenomeno viene analizzato, ovvero da quando esistono statistiche in merito, non ci sono mai state tante persone che vivono in solitudine come accade oggi. "Stiamo vivendo al più alto tasso di solitudine della storia umana ed è un dato che si riscontra in tutto il pianeta", dice il dottor Tim Smith, co-autore della ricerca. "Il mondo dell'era digitale, precisa, è di fronte a una vera e propria "epidemia" di solitudine, lo stesso termine che viene normalmente usato per descrivere la di- lagante diffusione dell'obesità". Per certi versi, le due malattie vanno a braccetto: mangiamo troppo e stiamo troppo soli. Difficile non immaginare un adolescente che ingurgita fast food chiuso nella sua stanza collegato a un computer o a un tablet o a uno smart phone o a tutti e tre gli strumenti contemporaneamente. Ma non è un problema soltanto dei giovani, tenuto conto che la categoria di età che gioca di più ai videogames è la fascia dai 25 ai 40 anni e che fra gli anziani la solitudine è così cresciuta che per fare loro compagnia bisogna ricorrere alle badanti a pagamento. Dopo millenni di coesio- ne sociale, il genere umano sta dunque vivendo i suoi "cent'anni di solitudine" e non è chiaro se ci sia una medicina in grado di curare questa malattia dell'uomo contemporaneo. Lucianone
4 febbraio '16 - giovedì 4th February / Thursday visione post - 14 Durante la Prima guerra mondiale, interi centri abitati vengono devastati dai bombardamenti. I testimoni oculari ne riferiscono con stupore misto ad angoscia. Così, per esempio, l'intellettuale tedesco Ernst Jùnger (1895- 1998) scrive nel suo diario di guerra dal fronte occidentale, inti- tolato Nelle tempeste d'acciaio (1920): "Il villaggio di Guillemont sembrava comple- tamente scomparso; soltanto una macchia biancastra tra i crateri indicava il luogo dove la calce delle case era stata polverizzata. Davanti a noi c'era la stazione, fracas- sata come un giocattolo da bambini; e più in là il bosco di Delville ridotto in trucioli". Di Fossalta c'era rimasto poco o niente. Benni, certe volte, provava a immaginarselo, il paese, ma era difficile, in mezzo alle macerie, alla distruzione, capire come fosse stata la vita prima della guerra. Della chiesa rimaneva ben poco. Così delle case perchè, gli aveva spiegato Sisto, l'anno prima, i mangiasego (i tedeschi) s'erano fatti avanti di brut- to e avevano fatto un macello. Quasi tutta la gente se n'era scappata via, lasciando le ca- se, portandosi dietro gli animali e qualche panno che riusciva a salvare. Fuggivano e non sapevano nemmeno dove. Certo, lontano dal fronte. Ma era un lontano che non si capiva quanto gli avrebbe fatti camminare, perchè il fronte, le trincee, i cannoni, sem- brava che avessero preso tutto lo spazio che prima serviva per vivere. Non c'era campo, nè ruscello, nè fiume, nè collina, nè montagna che, prima o poi, bombe, carri e mortai non avrebbero preteso di occupare. Sono due spunti che ho riportato dal libro-romanzo che sto leggendo - Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba, di Luisa Mattia - e che tratta su La grande Guerra 1914- 1918, descrivendo ciò che succede al campo di Fossalta di Piave dove: Benni, un sedicen- ne grande e grosso come Maciste, conosce il futuro scrittore americano Ernest Hemingway; con lui improvviserà concertini per tenere alto il morale della truppa e conquistare il cuore di Emilia, ma un giorno Ernest non torna al campo e Benni, armato solo della sua tromba, si avventura sulla linea di fuoco per cercarlo... Continua... to be continued...
4 febbraio '16 - giovedì 4th February / Thursday visione post - 13 Risultati delle partite Sassuolo 0 Frosinone 1 Empoli 1 Fiorentina 2 Verona H. 2 Roma 2 Bologna 0 Udinese 1 Carpi 1 Atalanta 1 Inter 1 Juventus 1 Lazio 0Palermo 0 Sampdoria 2 Chievo 0 Genoa 0 Napoli 2 Milan 2 Torino 2 CLASSIFICA Napoli 53 / Juventus 51 / Fiorentina 45 / Inter 44 / Roma 41 / Milan 39 / Sassuolo, Empoli 33 / Lazio 32 / Bologna 29 / Torino 28 / Chievo, Atalanta 27 / Udinese 26 / Palermo 25 / Genoa 24 / Sampdoria 24 / Carpi, Frosinone 19 / Verona H. 14 Il Commento Non sembra vero! Ma è così: è la vera, stupenda, nuda verità. Il Verona, o Hellas Veron per chi è stretto osservante della tradizione, ha vinto. Ultima squadra europea che non ave- va ancora vinto nei principali rispettivi tornei di calcio (questo bisogna dirlo), si è tolta al- la fine quest'onta. Ed evviva, vinceremo il tricolor, come urlavano al termine della partita i suoi sostenitori-fan incrollabili e meravigliosi. E' toccato a Pazzini togliersi questa soddi- sfazione, dato che il Toni capocannoniere della passata stagione sembra non avere ormai quasi più cartucce disponibili, sia per gli acciacchi infiniti e sia, quindi, per l'"età" vera e propria (diciamo che ha fatto anche troppo). Ora è giunta, speriamo bene, l'ora di Paz- zini. Poi il nuovo tecnico Del Neri ci sta mettendo del suo, non solo per i risultati positivi: la squadra sembra in generale più motivata, e in certi momenti ricaricata. Solo che ora sono necessari veri e propri filotti di vittorie, o non si va da nessuna parte e la B è dietro l'angolo, purtroppo. Guardando le posizioni di classifica sopra la squadra veneta, oltre a Carpi e Frosinone anche le squadre genovesi stanno zoppicando, soprattutto la Samp- doria. Ma, si sa, i veneti non devono contare sulle disgrazie altrui, ma battersi da leoni fino al termine, con la mentalità del "possiamo farcela". Vedere, come esempio, la forte risalita del Bologna. Squadre in evidente calo sono invece l'Udinese e la stessa Atalanta battuta, appunto, dal Verona. Altalenante è il Chievo, che comunque ha tutte le possibi- lità e capacità per raggiungere la salvezza senza grossi patemi. Risalendo verso le grandi, spicca la rimonta del Milan e l'insicurezza di un Inter, partita con ben altro spirito: si è persa una marea di punti rispetto al duo Juve-Napoli, e lo stesso Mancini sembra aver perso la bussola. Vedremo se la perderà anche contro l'Hellas Verona, sabato prossimo, all'ora di pranzo. Luciano Finesso
4 febbraio '16 - giovedì 4th February / Thursday visione post - 11
Gli uccelli di otto Paesi spiati con il Gps: molti si accontentano del cibo che trovano nelle discariche (da la Repubblica - 29/01/'16 - R2 L'Ambiente / Silvia Bencivelli) La cicogna non migra più, il viaggio finisce in città Le cicogne stanno diventando sedentarie e non migrano più. Quello che le muoveva nel viaggio prima dell'inizio dell'inverno, infatti, adesso lo trovano anche qui. Per la preci- sione, nelle nostre discariche. Lo mostra una ricerca tedesca pubblicata sulla rivista Science Advances, per la quale si sono seguiti settanta giovani esemplari di cicogna bianca nati in Armenia, Grecia, Polonia, Russia, Spagna, Germania, Tunisia e Uzbe- kistan, grazie a piccoli dispositivi dotati di Gps. - I risultati sono stati molto difformi, ma segnalano l'inizio di un cambiamento importante: le cicogne starebbero imparan- do a cibarsi dei rifiuti che trovano vicino alle industrie e ai margini delle città, quindi non hanno più bisogno di affrontare lunghi viaggi pericolosi verso Sud. Ed è facile im- maginare che sempre più spesso passeranno l'inverno con noi. Per i ricercatori, è un ulteriore esempio di come alcune specie animali modifichino il proprio comportamen- to a causa dell'influenza dell'uomo. Ma quali saranno le conseguenze a lungo termine non lo sanno nemmeno loro. La cicogna bianca, infatti, per antica tradizione, migrerebbe dall'Europa in Africa al- l'inizio dell'inverno. a non migrerebbe tanto per il freddo, quanto per trovare il cibo, che d'inverno qui è generalmente meno disponibile che d'estate. Cioè la cicogna non emigra solo per istinto, come i cosiddetti "migratori obbligati": quelli che, come la rondine, sono geneticamente programmati per modificare il proprio corpo in previ- sione dell'arrivo dell'inverno, e partire. La cicogna migra per opportunità, alla ricer- ca di cibo, seguendo il gruppo secondo abitudini apprese e rotte non regolari. Ma co- me per tutti i migratori il viaggio è un'abitudine rischiosa, in cui il rischio di morire è alto. Quindi non sorprenda scoprire che, poco alla volta, potendo farne a meno, i gruppi di cicogne stiano imparando a muoversi su rotte sempre più brevi e a nutrir- si dei rifiuti dell'uomo che trovano a portata di mano. Del resto, è quello che è capi- tato anche al gabbiano reale, sempre più presente nelle nostre città. Quello che però ha colpito i ricercatori è che la rinuncia alla migrazione è risultata molto disomogenea. A dimostrare che il comportamento migratorio è tutt'altro che fisso e immutabile, anzi. Infatti, mentre le cicogne di Russia, Polonia e Grecia sono partite per il consueto lungo viaggio fino al meridione del continente africano, quel- le di Spagna, Tunisia e Germania si sono fermate a nord del Sahara. Quelle armene hanno fatto percorsi ancora più brevi, e le cicogne uzbeke non sono partite affatto. Le cicogne che si sono fermate a nord del Sahara sono sopravvissute mangiando immondizia, spiegano i ricercatori, nei fast food delle discariche umane. E le cicogne uzbeke si pensa che abbiano a nutrirsi degli scarti dell'industria ittica, rendendo così non più necessaria la tradizionale lunghissima migrazione fino ad Afghanistan e Pa- kistan. - Tutto questo potrebbe sembrare una buona notizia per le cicogne, almeno nell'immediato, ma in realtà presenta alcuni svantaggi. Lo ha spiegato alla Bbc il pri- mo ricercatore Andrea Flack dell'Istituto di Ornitologia del Max Planck Institute: "Per una cicogna una discarica è un bel posto, perchè ci trova un sacco di cibo. Ma il rischio c'è: un boccone sbagliato ed è morta". Continua... to be continued...
2 febbraio '16 - lunedì 2nd February / Monday visione post - 5 La valanga dei rifugiati e i muri che non servono (da 'La Gazzetta dello Sport' - 25/01/'16 - L'avventuroso / di Reinhold Messner) Che sconfitta se adesso in Europa tornano i confini Qui in Europa si respira sempre meno fiducia e sempre meno solidarietà. Scarseggia la prima per quanto riguarda le banche, le istituzioni e, massimamente, per i politici. Come se improvvisamente essi fossero tutti incapaci e, nello stesso tempo, tutti noi fossimo in grado di giudicare ogni fatto con conoscenza di causa e addirittura di proporre anche le ricette giuste per uscire dalle tante complicazioni dovute alla crisi e alla globalizzazione. Ai cui effetti molti Paesi stanno reagendo nel modo più ridicolo: provare a chiudersi nei propri confini. Anche a costo di distruggere il patto di Schengen. Sarebbe una pesante, sconfitta per l'Europa che, se venissero ripristinati i confini fra le varie nazioni, rischia davvero la catastrofe. Un passo indietro assurdo: come cercare di salvarsi da una valan- ga chiudendosi in una tendina. Intanto, poichè la valanga temuta è quella dei rifugiati, coloro che fuggono le guerre, la distruzione e la fame, alcuni Paesi i confini li chiudono anche fisicamente, costruendo muri e lanciando un nuovo promettente business. Evidentemente la storia non insegna molto. Questi muri, anche se sono tecnologici, sono ben poca cosa rispetto alla Grande Muraglia cinese. Una gigantesca opera che però non fu sufficiente a fermare i mongoli. Ma è più facile costruire un muro che esercitare la solidarietà. E i politici che, come la cancelliera Merkel, hanno il coraggio di farlo rischiano di veder compromessa la pro- pria carriera. Io sono stato anche solitario in montagna. Ma ci andavo perchè lì pote- vo essere responsabile solo di me stesso. Nella vita sociale nessuno può fare da solo. E in cordata la prima legge è la solidarietà. Continua... to be continued...
1 febbraio '16 - lunedì 1st February / Monday visione post - 12 Risultati delle partite Empoli 2 Fiorentina 2 Frosinone 0 Inter 1 Juventus 1 Lazio 4 Milan 2 Torino 0 Atalanta 0 Carpi 1 Roma 0 Chievo 1 Palermo 4 Sampdoria 2 Sassuolo 0 Verona H. 1 Udinese 1 Napoli 4 Bologna 2 Genoa 1 CLASSIFICA Napoli 47 / Juventus 45 / Fiorentina, Inter 41 / Roma 35 / Milan 33 / Sassuolo, Empoli 32 / Lazio 31 / Chievo 27 / Torino, Bologna, Atalanta 26 / Palermo, Udinese 24 / Genoa, Sampdoria 23 / Carpi 18 / Frosinone 16 / Verona H. 10 Il Commento con... le cifre E' sempre più Napoli-Juve. Questo è ormai quello che si sente dire in giro. E non si può non essere d'accordo, sia per i risultati sempre più tondi, sia per la statura tecnica delle due squa- dre. Ma comunque quello che fa più impressione è la progressione di questo tandem micidia- le da inizio campionato ad oggi. Vedere per credere: alla 6^ giornata, il Napoli aveva 9 punti con il Milan; la Juve era a 5 punti seguita da Frosinone ed Empoli con quattro: dunque la bianconera aveva dieci lunghezze dalle prime della classe (Inter e Fiorentina a 15 punti) e il Napoli era a 6 lunghezze sotto. Sei giornate dopo, cioè alla 12^ giornata, lo svantaggio del- la squadra azzurra si era ridotto a sole 2 lunghezze (Inter, Fiorentina 27, Napoli 25) mentre la Juve aveva recuperato solo un punto (Juventus 18). Ma qui arriva il balzo della Vecchia (mica tanto!) Signora, che dalla giornata 12 alla giornata 17 incamera 15 punti, con cinque vittorie di fila e da 18 punticini arriva a una quota elevata di 33, portandola a 3 sole lunghez- ze dalla prima solitaria Inter a quota 36. Nel frattempo il Napoli aveva raggiunto la Fioren- tina (35) e a un solo passo dai nerazzurri. Poi sappiamo che dalla 17^ giornata ad oggi (21) è stato tutto un tripudio di Napoli-Juve e, salvo improbabili autolesionismi o incidenti infer- mieristici (vedi in parte Hellas Verona), lo scudetto si dovrebbe giocare unicamente tra que- sti due giganti. Osservazioni personali: prima non avrei dato nessuna chance a una Juve derelitta là a metà classifica, mentre del Napoli avevo sempre avuto massimo rispetto (so- prattutto per quel Higuain in più che si ritrova); adesso vedo la Juve favorita leggermen- te sul Napoli, per una questione di difesa che mi sembra più registrata, reattiva e coperta (quella dei bianconeri). Ma tutto chiaramente può ancora succedere, da qui a fine maggio. Giusto? Luciano Finesso