venerdì 23 ottobre 2015

LIBRO / Psicologia per bambini - "Il coniglio che voleva addormentarsi"

23 ottobre '15 - venerdì              23rd October / Friday                         visione post - 27

Il libro di uno psicologo scandinavo scala le classifiche 
di Amazon e diventa un fenomeno editoriale. 
La storia va letta usando diversi toni di voce e
sbadigliando insieme ai figli finchè non arriva
il sonno.

(da la Repubblica - 27/ 08/ '15 -  Il caso / Raffaella De Santis)
La favola dei miracoli - 
così il coniglio bestseller mette i bimbi a nanna
Non è una novità che i conigli siano i più grandi amici dei bambini. Spopolano nelle favole
almeno quanto gli orsi. Qualcuno dovrebbe divertirsi a calcolarne la frequenza. Il fenomeno
del momento però è un coniglio diverso dagli altri, un coniglio che ha il potere di far addor-
mentare i bambini. Si chiama Camillo ed è il protagonista di un bestseller, "Il coniglio  che
voleva addormentarsi".  Lo ha scritto Carl - Johan Forssén Ehrlin, uno psicologo compor-
tamentale svedese al suo debutto come autore di testi per bambini. La storia è delle più sem-
plici, la trama  è quasi  inesistente, ma il segreto è tutto qui: nella noia, che da che mondo è mondo è il più grande soporifero che esista. Si tratta di sole ventisei pagine in cui il coniglio incontra altri personaggi, dallo Zio Sbadiglio  al Gufo Occhi Pesanti  alla Lumaca Sonnac-
chiosa.  Nessuna avventura eccitante, qualche chiacchiera  e  lo Zio Sbadiglio (destino dei 
nomi!)  che dà al nipote alcuni consigli per prendere sonno. Il risultato? Camillo si addor- menterà insieme a vostro figlio.
Secondo risultato, non previsto: il manualetto della buonanotte, autopubblicato dall'autore sulla piattaforma Amazon Createspace, ha inaspettatamente scalato le classifiche del colosso online, piazzandosi nella top ten in Francia, Germania e Inghilterra (dove ha venduto più di Harper Lee, "Và, metti una sentinella").  Un fenomeno editoriale inedito. Tanto che Alison
Forrestal, direttore di Amazon Libri nel Regno Unito, ha dichiarato il suo stupore  al Tele-
graph: "Mai visto un autore indipendente arrivare italiaal primo posto". Il libro, sia la ver-sione ebook che cartacea, è stato tradotto in sette lingue. La versione Kindle italiana costa
4,99 (invece dei 15,60). Qualche anno fa aveva avuto un discreto successo il libro del neuro-
psichiatra spagnolo Edward Estivill, "Fate la nanna", ma non a questi livelli.  In realtà rac-
contandola così sembra semplice ma non lo è. Anzi la gestazione di questo album illustrato,
è seria.   Il professor Ehrlin ha impiegato tre anni e mezzo a scrivere le sue ventisei pagine.
L'idea gli è venuta un giorno mentre viaggiava in auto con la madre. Quel giorno è succes-
so quello che succede spesso: il guidatore parla e l'altro passeggero si addormenta. Ma Ehr-
lin non si è scoraggiato, nè offeso. Si è invece interrogato: "Mi sono chiesto perchè la storia
che stavo raccontando fosse così adatta a conciliare il sonno". La risposta è il libro. "Ho but-
tato giù la storia  su un tovagliolo  una sera - ha raccontato Ehrlin - ma poi avevo bisogno di
tempo perchè le tecniche fossero usate nel modo corretto". Tra le tecniche narcpotiche consi-
gliate c'è l'attenzione al tono della voce. Bisogna saperla modulare, capire quando fermarsi,
quando rallentare, costruire un ritmo ipnotico. Un pò come le vecchie filastrocche, le nenie
orali della tradizione favolistica popolare. Il professore lo ha sperimentato sul figlio Leon,
quando era nella pancia della madre.
"Le favole della buonanotte agiscono sull'inconscio del bambino", scrive nell'introduzione.
Per questo lo sbadiglio non solo è tollerato, ma è raccomandato. Non a caso Ehrlin è anche
un linguista, dunque sa che il linguaggio è un sistema articolato di segni, in cui il suono del-
la voce ha un grande ruolo. Bisognerebbe invece analizzare perchè nelle favole i conigli so-
no tanto gettonati.  Forse anche  la scelta dell'animale protagonista  ha avuto il suo effetto
sul mercato. La storia è corredata da illustrazioni (opera di Irina Maununen) e si sa che il
coniglio non ha un aspetto aggressivo, tutt'altro, quindi concilia il relax. E' per seguire il
Coniglio Bianco che Alice intraprende il suo viaggio nel Paese delle Meraviglie. Il coniglio
ripete in modo ipnotico: "E' tardi, è tardi". Un ritornello che era già  una favola della buo-
nanotte.

IL METODO
      La voce
1 -  Per conciliare il sonno del bambino, il libro suggerisce di leggere le favole
       con la giusta intonazione. Bisogna sapere quando fermarsi e preferire un
       ritmo molto lento. 
2 -  Le parole
      Per l'autore ci sono parole chiave che agiscono sulla mente dei bambini insonni
      aiutandoli a rilassarsi.  Nel libro  ricorrono per 80 volte  i termini "dormire"  e
      "addormentarsi". 
3 -  I disegni
      Secondo Ehrlin i disegni sono un corredo aggiuntivo, ma non bisogna
      obbligare i bambini a guardarli. Meglio però che le immagini di una favola
      siano riposanti.
4 -  Gli sbadigli
      Uno dei punti chiave del metodo dello psicologo svedese è lo sbadiglio: i genitori
      non devono vergognarsi  di leggere la fiaba sbadigliando, ma sono esortati a farlo.
5 -  La trama
      Una favola soporifera non deve contenere elementi che possano turbare il bambino:
      meglio una trama semplice e lineare e pochi personaggi nei quali si possa rispecchiare.

Lucianone

mercoledì 21 ottobre 2015

SPORT / Storie - SARA: la pallavolo nell'anima

21 ottobre '15 - mercoledì                21st October / Wednesday             visione post - 20

Sara Anzanello, campionessa del mondo di pallavolo, racconta 
il suo dramma e la rinascita dopo il trapianto di fegato a cui si
è dovuta sottoporre nel 2013 per colpa di una epatite fulminante.
Ora la campionessa del mondo, a lungo centrale della nazionale
azzurra, torna a giocare in serie B a Novara, dopo oltre due anni
di stop e riabilitazione. 

(da 'la Repubblica' - 12/ 10/ '15 -  La storia / di Maurizio Crosetti)
LA VITA DI SARA
Lei corre piano senza smettere, girando intorno al campo di pallavolo. Ha una tuta grigia 
sopra le gambe magrissime. Ogni tanto  alza gli occhi  e  guarda le altre giocare, segue il
volo dei palloni. La lentezza dei gesti, la tenacia. Quel fischio che fa la palla quando sbat-
te a terra e si sente da fuori, fino alla ferrovia, dietro il palazzetto dello sport. Nuvole, tra
poco piove. 
Girare in tondo, correre, saltellare tra i pioli  di una specie di scala  appoggiata a terra,
afferrare un pallone rosa e sorridere. "E' tutto una prima volta".  Legarsi con l'elastico
in vita al preparatore atletico Marco, mimare il gesto del muro, fare salti laterali e torsioni.
I rintocchi di un campanile nel mezzogiorno, oltre la distesa dei prati. "Io lo faccio per me". 
Sara Anzanello era una campionessa del mondo. Si prese l'epatite fulminante quando gio-
cava a Baku, marzo 2013, la trasportarono a Milano, sei giorni in coma, il trapianto di fe-
gato, 25 chili persi, il ritorno dentro se stessa e infine in palestra, dopo due anni e mezzo.
Con l'Agil Novara dove tutto cominciò: aveva 19 anni, ora ne ha 35. E un obiettivo: torna-
re a gennaio.  -  "Prima mi sono allenata per una vita decente, per non dover dipendere da-
gli altri, per camminare da sola, per potermi specchiare e sentirmi di nuovo io. Ora mi alle-
no per la pallavolo, perchè un giorno sarò io a dire basta, non un medico. Mi piace ancora
da matti, l'occhio e il gesto non si dimenticano, la forza verrà. E il corpo tornerà rapido co-
me la testa".  Le altre 'altezzaragazze hanno preso i borsoni, invece Sara continua in palestra. 
Un'ora e mezza il pomeriggio e  un'altra in piscina. Nulla di estremo o patetico, solo la forza
della vita quando vive. "Le ricordo tutte le mie prime volte dopo il trapianto. La prima vol-
ta che ho toccato  di nuovo  l'acqua, che ho rivisto il sole, che ho camminato.  La paura di
non essere all'altezza, di fare solo compassione. Bisogna capire e accettare i limiti, ma io
mica li conosco, i miei. Mi bastava essere di nuovo in piedi, però quest'estate  ho giocato
con i bambini del mio Camp, a Jesolo, e mi sono detta: io ritorno. Sto ricostruendo il cor-
po come piace a me, sono contenta, le magagne di un'atleta di 35 anni sono pane quotidia-
no, il polso, il ginocchio, io in più ho questo fegato. Ma lo sapete quante cose fa, un fegato?".
La squadra gioca in B1.  Le altre ragazze sorridono alla campionessa del mondo di Berlino
2002, all'azzurra famosa e quasi perduta. Le mani picchiano il pallone, l'aria schiocca nel
silenzio. Sara si mette il giubbotto, beve un pò d'acqua.
"Siamo fragilità e forza, siamo macchine semplici e complesse. Qui volevano una chioccia
per far crescere la squadra, sono felice di esserci e credo di potermi rendere utile. La pre-
sidentessa del Novara si chiama suor Giovanna Saporiti, sì, è una suora". Il senso, sempre
lì si torna.  "Una storia del genere  ti fa capire  che  devi essere positiva  anche con quello
che non puoi cambiare, e che spesso  i presunti problemi  sono invece enormi scemenze,
cose superabilissime". 
Il fegato di Sara apparteneva a un maceratese di 58 anni, morto per emorragia cerebrale. La
moglie decise la donazione, ancora poche ore è sarebbe stato tardi.  Ma il capello a cui sia-
mo legati, quell'affacciata di finestra, può diventare un cavo d'acciaio. "Devo fare gli esami
del sangue ogni tre mesi e la paura ce l'hai prima, non ci si abitua mai. Però non mi sento
in bilico, anche se so di avere meno difese immunitarie del normale. La vita sana, beh, per
l'atleta è la regola: mai mangiato fritti, solo pasta e bistecche, anche il mio nuovo fegato sa-
rà d'accordo. Sono altri, semmai, i parametri che cambiano, i riferimenti. Si impara ad ap-
prezzare la lentezza, a godersi le piccole cose, i genitori, gli amici, il mare, Jesolo.  Io ho
fatto la prima vacanza che avevo 26 anni. Lo sport è grande  ma ne toglie, di cose".
Come Abidal, come lo sciagurato Armstrong quando ancora pareva vero, anche Sara An-
zanello sa che un campione che guarisce è una forza diffusa a disposizione di chi soffre e
vacilla. "Non mi sento un simbolo, però credo che una storia come la mia possa servire a chi
sta aspettando un nuovo organo, oppure a chi insegue il primo passo dopo un trapianto: io
impiegai un mese e restai in ospedale un anno, eppure eccomi qui. Certo, penso ai miei pri-
vilegi, soprattutto psicologici: chi ha perso una finale scudetto all'ultima palla sa che lo scon-
forto è un precipizio dal quale si può risalire. E sa pure che l'ultima palla è sempre la penul-
tima, perchè un'altra partita dovrà pur venire, al limite un'altra sconfitta".
L'odore di palestra, la luce che precipita dalle vetrate. Il linoleum, il giallo dei neon. Le panche,
i gradoni di cemento. A gennaio, allora. "Sì, e penso di esserci. Mi chiedono: e chi te lo fa fare?
La risposta è facile: io".  Sara è grandiosa quando dice "forse bisogna rivalutare la retorica
dello sport: possiede comunque una forza enorme". E poi ci ride sopra.



Lucianone

Lettera / Idee - Quale progetto dopo l'Expo Universale di Milano

21 ottobre '15 - mercoledì                 21st October / Wednesday                visione post - 8

(da 'Corriere della sera' - 10/ 10/ '15 - di Corrado Passera)
La visione ambiziosa
di un progetto dopo l'Expo
Caro direttore, il dopo Expo è una occasione formidabile per creare all'interno della nostra
Città Metropolitana  un nuovo moderno centro  di sviluppo e di lavoro. Questo però solo a
patto di interpretare la vocazione del territorio all'apertura e metterci buonsenso e pragma-
tismo milanesi.  -  Colgo infatti una paura nelle amministrazioni coinvolte a muoversi con
coraggio: sembrano avvitarsi in dibattiti senza svolgimento e per mancanza di progettualità stanno trasformando l'opportunità in un problema quasi irrisolvibile.
La destinazione dell'area Expo dev'essere il motore di una grande, nuova, moderna urbana
di 5-6 milioni di metri quadri, il "quadrante Nord Ovest di Milano", strategicamente collo-
cato in un'area metropolitana tra le più dinamiche d'Europa.  "Milano non può, nel nome
dell'identità, perdere la sua vocazione all'apertura. La forza di questa città sta in una soli-
da identità e nella capaciotà di integrare il nuovo, non solo di contenerlo spazialme,da dove, 
allargare l'orizzonte di opportunità, lavoro e benessere per i cittadini di oggi, , i nostri figli
e i nostri nipoti. Un orizzonte che muove lungo due coordinate: aprire e valorizzare.
Aprire: non più un'Expo da distruggere e ricostruire cercando difficili equilibri urbanisti-
ci e finanziari solo al suo interno, ma aprendosi al contesto ben più interessante del "qua-
drante Nord Ovest di Milano" dove Expo è inserita. 
Valorizzare: il dopo Expo non deve rifare da capo Expo, ma esaltare il più possibile quan-
to è stato investito, completando quanto ancora incompiuto. Le vie d'acqua che circondano
Expo, da mettere a disposizione dell'agricoltura, la piattaforma strutturale e impiantistica
su cui è stato costruito Expo, le piste ciclabili, nodo della "mobilità lenta"  in uscita verso
Nord Ovest.  Per fondare un nuovo centro della Città Metropolitana attiviamo le leve del
quadrante Nord Ovest  a partire  da infrastrutture logistiche  (autostrade, metropolitana,
passante ferroviario, alta velocità nazionale e presto internazionale, aeroporti) che già ser-
vono i due motori di quest'area: Fiera ed Expo.
A questo si possono unire altre aree convergendo verso una prossimitò di scopo e una col-
laborazione eccezionali.  Tra la zona delle cascine e le parti degli scali ferroviari limitrofe
ad Expo esistono aree che potrebbero dar vita ad un vero parco agro-rurale urbano di di-
mensioni simili a Expo, valorizzando una delle identità più forti della nostra Città Metro-
politana. Un parco in grado di rispondere alla domanda di verde espressa nel referendum
del 2011 con costi nettamente più bassi  rispetto a quelli  della trasformazione in verde di
metà dell'area espositiva. Contigua esiste una seconda area della stessa ampiezza con de-
stinazione industriale artigianale, che ha subito un progressivo degrado e oggi è in buona
parte inutilizzata. Un'adeguata riqualificazione ne potrebbe fare un parco tecnologico di
nuova generazione.  -   Lo spazio  attorno a Cascina Merlata  rappresenta poi  una terza 
area equivalente  ad Expo con funzione residenziale, complementare ad altri progetti co-
me la parte residenziale di un nuovo campus. Tutti questi "pezzi" vanno composti in un
unico sistema, perchè presi singolarmente hanno limiti difficili da superare.

.Continua... to be continued...

giovedì 15 ottobre 2015

Sport - calcio / Europei 2016 - Le qualificazioni

15 ottobre '15 - giovedì               15th October / Thursday

(da la Repubblica - 12 ottobre '15)
Storica Albania:
con il ct De Biasi arrivano i primi europei
Leggendaria Albania che con De Biasi ct, dopo 11 qualificazioni europee e
11 mondiali senza speranza, accede per la prima volta a una fase finale.
Infatti ieri (domenica 11 ottobre, ndr) storica vittoria in Armenia per 0-3.
Pass europeo anche per Romania (0-3 alle FarOer), Germania e Polonia 
(ancora Lewandowski decisivo, 13 reti in 10 partite di girone).
Ora le squadre ammesse sono 16. Danimarca e Irlanda ai playoff.
L'Ungheria spera di essere la migliore 3^ - ma c'è anche l'Ucraina.
Questi i risultati di ieri (11 ottobre):
Armenia - Albania  0 - 3
FarOer - Romania  0 - 3
Finlandia - Irlanda del Nord  1 - 1
Grecia - Unghera  4 - 3
Serbia - Portogallo  1 - 2
Germania - Georgia  2 - 1
Gibilterra - Scozia   0 - 6
Polonia - Irlanda   2 - 1
Amichevole:  Danimarca - Francia  1 - 2

Lucianone

martedì 13 ottobre 2015

Riflessioni - I ricchi despoti dell'Arabia Saudita / Su Expo 2015

13 ottobre '15 / martedì            13th Octeber / Tuesday                  visione post - 10

E' difficile, nell'abbondanza e nella varietà dei crimini di Stato commessi in giro
per il mondo, riuscire a fare spicco, attirandosi la compatta repulsione di tutta o
quasi l'opinione pubblica mondiale. C'è riuscita l'Arabia Saudita annunciando la 
condanna a morte (per decapitazione seguita da crocefissione fino ad avvenuta pu-
trefazione, vogliamo commentare?) di un ragazzo di 21 anni, Alì al Nimr, reo di 
avere partecipato, quando aveva 17 anni, a una manifestazione contro la teocra-
àsua natura compete solo con la stalino-monarchia della Corea del Nord.
Ha spiegato bene lo scritt;ore marocchino Tahar Ben Jelloun (repubblica di ieri) 
quanto rivoltante sia l'assassinio che sta per compiersi; e quanto vergognosa l'in-
capacità dei governi democratici di provare a impedirlo con qualcosa di meno
virtuale dei belati di protesta.  Come è arcinoto, eccellenti rapporti d'affari con
quei ricchi despoti rendono Usa e Europa molto arrendevoli nei loro confronti;
al puntodi includere l'Arabia Saudita nel novero dei "paesi islamici moderati",
grottesca definizione che annega nel petrolio dignità e diritti.  Ma ci sarà pure,
accidenti, uno straccio di trattato internazionale (firmato anche dai sauditi!)
da far valere, o perlomeno da far presente. Per il poco che serve, questi i due
indirizzi mail ufficiali sauditi ai quali inviare la propria indignazione: 
ambasciata.saudita@arabia-saudita.it e item@mofa.gov.sa. Su Twitter l'hash-
tag utile è #freenimr.  Molti, nel mondo e in Italia, i siti, i partiti politici e i gior-
nali (come l'Unità) che fanno campagna, basta cliccare Alì al Nimr e si trova un
pò di tutto. Almeno provarci 
(da la Repubblica - 26/ 09/ '15 -  L'AMACA  / Michele Serra)

A parte l'emozionante, magnifico padiglione Zero (quello delle Nazioni Unite),
Expo non brilla per l'impostazione critica. Nel proprio spazio espositivo ogni
Paese tende, comprensibilmente, a illustrare i propri meriti in tema di agricol-
tura e cibo, come in ogni' fiera di questo mondo. ma ne esce un'immagine trop-
po pacificata, troppo morbida della questione, che come si sa è molto spinosa
e piena di implicazioni politiche e sociali. 
Per quel poco che si riesce a visitare in una giornata, colpiscono le eccezioni del
padiglione più grande, l'appena citato Padiglione Zero, e di quello più piccolo.
Il solo nel quale campeggiano da protagoniste le parole fame, sete, ingiustizia,
ferite del pianeta, ferite dell'umanità. E' il padiglione della Santa Sede, nazione
anomala e non dotata, a quanto se ne sa, di una fiorente agricoltura.  L'allesti-
mento rimanda diritto - e non poteva essere altrimenti - alla dura enciclica  di
papa Bergoglio sulla "cura della casa comune", la Terra. Lo zelo, la fatica vir-
tuosa, l'ordine di Expo hanno il solo difetto di farci credere che questa cura sia 
in pieno corso, e dunque di rassicurarci più del necessario e più del verosimile. 
Un breve passaggio nel piccolo padiglione vaticano aiuta a non cullarsi troppo
nelle illusioni.
(da la Repubblioca - 25/ 09/ '15 -  L'AMACA - Michele Serra)

Lucianone

SOCIETA' - economia / Germania: in crisi l'immagine del made in Germany (dopo la truffa della Vw)

13 ottobre '15 - martedì              13th October / Tuesday                   visione post - 8


(da la Repubblica - 26/ 09/ '15 -  LettereCommenti&Idee / Peter Schneider)
... E quindi l'anima tedesca è in crisi, perchè scopre all'improvviso che un simbolo
decennale del suo successo di Paese risorto nel dopoguerra dalle macerie, democrazia
solida e aperta al mondo - Io dico per Vw, non so quantquesi e quali altri produttori mon-
diali siano coinvolti - è fondata da tempo sull'inganno. L'anima tedesca è in crisi, per-
chè questo inganno fa a pezzi l'immagine di credibilità attendibile che a fatica il Paese
si era ricostruito. Il caso colpisce al cuore l'anima tedesca , anche perchè abbiamo sempre
pensato che tutti gli altri paesi sono corrotti, ma noi no: addio all'illusione di essere diversi,
migliori rispetto agli altri, in Europa e nel mondo.
Inutile illudersi, noi tedeschi e il resto d'Europa e del mondo, che sia in gioco solo la reputazione
di Vw (Volkswagen): è in gioco  l'immagine  del made in Germany quale sinonimo costitutivo
della ricostruzione postbellica, e della fierezza di se stessi, delle virtù tedesche - onestà, serietà,
affidabilità - che dopo il 1945 ci fu così arduo ritrovare. Sono spesso in America, sento spesso
dire dagli amici americani che per loro i sinonimi della Germania nel loro immaginario collet-
tivo sono "Hitler and good engineering". Ora purtroppo quel primo   Truffa  con cui  Vw si è
creata un vantaggio illegale e scorretto rispetto alla concorrenza mondiale, e questa sua truffa
pesa oggi sulla coscienza della nazione.
Riflettendo ancor più a fondo, emergono altre consapevolezze amare: per anni Vw e forse altri
produttori hanno mentito al mondo. Proprio loro simbolo del Made in Germany, di eccellenze
di un Paese  ecologista  come pochi altri, hanno detto il falso, hanno sostenuto che è possibile
produrre e vendere auto sempre più grandi, potenti e pesanti ma sempre meno inquinanti. Fu
soprattutto l'industria dell'auto tedesca e americana a illudere i consumatori mondiali convin-
cendoli che i SUV, quelle orrende jeep di lusso sinonimo di visibile egoismo arrogante, erano
ecologici. E' una menzogna di cui adesso paghiamo il conto. La situazione è tanto seria, che
persino la Schadenfreude (la gioia maligna per le disgrazie altrui, in questo caso gioia di altri
per la disgrazia tedesca) non fa piacere.  Nella mia vita , ho avuto  la fortuna  di vivere nella
Germania più felice, migliore, più amata dal mondo che la Storia abbia mai visto. Fino a po-...
chi giorni fa era così... anche con Angela Merkel e le sue braccia aperte ai migranti, risposta
civile europea ai razzisti come Orbàn. Ma adesso ci troviamo a una cesura seria. Non siamo
alla fine della Storia  di questa Germania  felice e in pace col mondo, ma alla fine della sua
identificazione folle con i successi dell'industria dell'auto.

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domenica 11 ottobre 2015

Società / Esteri attualità - Tutto sulla Turchia e la sua situazione esplosiva

11 ottobre '15 - domenica           11th October / Sunday             VISIONE POST - 14

Kamikaze ad Ankara: 95 pacifisti uccisi / i corpi coperti con le bandiere curde.
Due le esplosioni durante una manifestazione
Proteste in piazza: "Governo assassino"

-  Da IL REPORTAGE di 'la Repubblica' di 11 ottobre 2015  (l'inviato Marco Ansaldo)
La strage. Il sangue a tre settimane dal voto. Nessuna rivendicazione.
Le autorità hanno proibito le immagini del massacro in tv. Bloccati i
social network. Adesso si teme che la situazione di tensione nel paese
possa aggravarsi. Gli analisti: "Nel mirino il successo elettorale del
partito filo-curdo".
Ankara Gazi -  Stazione di Ankara, è scritto in alto, a lettere cubitali. La democrazia turca, 
oggi, ha finito la sua corsa qui, davanti a un edificio colossale, come vorrebbe essere la nuova Turchia di Erdogan, ma adesso pericolante e imbrattata di rosso per il sangue dei quasi cento pacifisti curdi morti in questa piazzola dove si staccano i biglietti ferroviari.
Ci sono per terra decine di bandiere curde, calpestate e sporche: molte sono state usate per 
coprire i corpi delle vittime fino all'arrivo dei soccorritori. C'è un donna che piange al tele-
fono, e urla: "Zia, è un massacro!". Si odono, ancora nella notte, le sirene lancinanti delle
ambulanze, perchè 60 persone  sono morte  qui sul colpo, ma le altre sono decedute negli 
ospedali, dove i cittadini di Ankara adesso accorrono per dare il sangue. 
Ankara la capitale -  Il centro politico e diplomatico del paese. Un città in ginocchio.
Nessuno si aspettava una strage di queste proporzioni. Nessuno qui. E' il paesone anatolico
diventato capitale, voluta e fondata quasi cento anni fa dal laico Ataturk, si sente adesso
colpita al cuore, come oggi tutto il paese. - Diyarbakir, nel sud-est dell'Anatolia, è triste-
mente abituata al suono delle bombe. Istanbul, ora, teme l'ondata degli attacchi, prima
del voto del 1 novembre. Ma Ankara no.  "Il vaso di Pandora si è aperto - commenta un
imprenditore straniero che ha lunga esperienza di Turchia - e in vista delle elezioni legi-
slative massacri rischiano di accadere in altre città".
Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto, ma la gente scende in piazza lo stesso, qui nella
zona di Kizilay, come a Istanbul, Batman, Diyarbakir, e grida: "Erdogan ladro assassino, 
dimettiti. Stato assassino".  Il presidente, che nonostante l'emorragia di 9 punti elettorali
lo scorso giugno, conta sempre sul 40% dei voti, si fida della sua rivoluzione sociale: i "tur-
chi neri" dell'Anatolia, adesso al potere, lo sostengono e lo idolatrano . 
Ma la Turchia bianca, circassa, bionda e dagli occhi azzurri come era Ataturk, quella della
costa, delle grandi città laiche come Istanbul e Smirne, socialdemocratica e pronta ad aprire
ai curdi, letteralmente lo odia. E lo vuole vedere, come minimo, fuori dal paese. 
Tre giorni di lutto sono stati annunciati. Ma il governo ieri ha proibito le immagini del mas-
sacro in tv. E, al solito, i social network come Facebook e Twitter sono stati bloccati.  Cioè
una democrazia impedita.
Per questo ieri mattina manifestavano i curdi, le associazioni di medici, avvocati, sindaca-
listi, davanti alla Stazione di Ankara.  Ballavano al modo curdo, uno di fianco all'altro,
uomini intervallati alle donne, tenendosi per mano e muovendo i piedi. Una danza gioiosa,
come vediamo ora in Turchia solo alla Cnn e ad AlJazeera.  Ma poi trasformata in un mas-
sacro dalle dimensioni mai raggiunte prima. Il più samguinoso attacco terroristico nella
storia della Turchia.

IL POTERE VIOLENTO CENSURA LA VERITA'
La giornata di ieri è stata orribile e qui ciò che la gente pensa è che la situazione ha
due risvolti differenti.  Uno riguarda le elezioni del primo novembre, con Erdogan e
il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo che vogliono continuare a governare.
Dalle urne del 7 giugno non è uscito un governo condiviso, ma il partito al potere ha
la maggioranza e vuole comunque guidare la Turchia, anche se gli p sempre più dif-
ficile.  Così fanno salire il clima di tensione.  Un'intenzione che si è vista  anche ieri
nella conferenza stampa  del primo ministro  Ahmet Dovutoglu, che ha detto:  "Vi 
parlo non come leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, ma come presiden-
te di questo governo di transizione, perchè ci avete dato il vostro voto".
Il secondo lato del problema riguarda la Siria. La Turchia è contro il regime di As-
sad, ma è anche contro il potere curdo che si sta affermando nella regione siriana
del Rojava.  Questi due aspetti ora convivono: non so quale sarà il risultato.  Poi, 
vedo che nel sudest della Turchia gli esponenti locali del Partito democratico del
popolo curdo hanno subito decine di attacchi e non si agisce contro chi li ha com-
piuti. L'obiettivo principale è il leader curdo Dermirtas  perchè è lui che ha otte-
nuto il 13% a giugno rovinando il piano di Erdogan per costituire una Repubbli-
ca presidenziale. La situazione sta diventando sempre più violenta. Prima delle e-
lezioni di giugno, la campagna elettorale non era così.  Oggi Twitter e Facebook
sono stati oscurati e le immagini della stazione di Ankara non possono andare in 
televisione: il governo ha dichiarato tre giorni di lutto ma al tempo stesso impedi-
sce che se ne parli. Sotto attacco ci sono sempre le stesse persone: i curdi, la gente
di sinistra, i sindacalisti. Così è stato a Suruc a luglio, così è stato a Diyarbakir a
giugno, così è stato oggi ad Ankara.
                                                                            (Testo raccolto da Marco Ansaldo)  
DIARIO TURCO  - Burhan Sònmez

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11 ottobre '15 - domenica             11th October / Sunday               visione post - 7

ESTERI  -  Turchia

La strage dei pacifisti: Ankara accusa l'Isis / Turchi in piazza tra lacrime e rabbia
Morto l'insegnante dell'immagine simbolo / L'ultimo selfie dei ragazzi sul pullman.
ESTERI  -  Iraq
La caccia al califfo Baghdadi: l'esercito iracheno tenta di eliminare il capo dell'Isis
Colpito il convoglio di Al Baghdadi / Fonti ospedaliere: tra le salme lui non c'è.

ITALIA . politica / Legge di stabilità
Renzi: "Porteremo in Italia 500 professori universitari che insegnano all'estero".

SPORT - Motociclismo
Motegi (Giappone ) -  Il pilota De Angelis è ancora in terapia intensiva dopo lo
schianto durante le prove libere sulla pista giapponese.

ESTERI -  Svezia
Il Nobel per l'Economia conferito a Angus Deaton per l'analisi sui consumi
la povertà e il welfare / Famose le sue teorie sulla percezione della felicità
in base ai livelli di reddito.  

CRONACHE  -  Italia
Genova -  In auto contromano in A7 ubriaco e drogato: muore una 
donna e sette persone ferite / Lo schianto sulla rampa che scende 
dalla barriera autostradale di Genova Ovest.

Lucianone


Inchiesta - San Marino: porto franco di parte degli evasori italiani

11 ottobre '15 - domenica             11th October / Sunday                    visione post - 7

Sono circa più di ventimila gli italiani che hanno
portato a San Marino i soldi evasi al fisco.
La Finanza: in 10 anni 22 miliardi portati  
nella piccola repubblica

(da 'la Repubblica' - 25/ 09/ '15  -  di Paolo Biondani)
Se non si affrettano a salire sul treno dell'ultima sanatoria fiscale (la cosiddetta voluntary
disclosure) gli evasori che hanno nascosto soldi a San Marino, rischiano di essere travolti
dalla giustizia.   La Guardia di Finanza e la Procura di Forlì, con un nuovo  metodo d'in-
dagine, sono riusciti a schedare tutti gli italiani che, tra il 2006 e il 2014, hanno avuto rap-
porti bancari con il mini-stato nel cuore della Romagna. Si tratta di circa 27 mila soggetti 
che in questi anni di crisi hanno esportato a San Marino una montagna di soldi: più di 22 miliardi di euro. Ora si indaga per accertare quanto di questo tesoro sia stato accumulato
con l'evasione fiscale e in alcuni casi con reati peggiori, come la bancarotta fraudolenta o
il riciclaggio di denaro mafioso.
Grazie alla nuova inchiesta  il comando provinciale della Finanza  ha acquisito un patri-
monio di segreti bancari  che supera  di tre volte la famosa lista Falciani, che riguardava
7.499 italiani con circa 6,8 miliardi depositati fino al 2007 nella banca svizzera Hsbc.  
La nuova lista comprende invece tutti i movimenti bancari registrati nell'ultimo decennio
tra Italia e San Marino, in entrambe le direzioni, per un totale di 33 miliardi. La prima fa-
se delle indagini riguarda i 22 miliardi usciti dall'Italia e interessa 26.953 soggetti, tra cui
circa 2.500 società.  L'inchiesta, diretta dal procuratore capo Sergio Sottani, è destinata a
proseguire per mesi. -  Se la lista Falciani aveva svelato conti ricchissimi con punte da ol-
tre 600 milioni di dollari, i segreti bancari sanmarinesi fotografano un'evasione di massa,
con migliaia di piccoli e medi imprenditori, commercianti e professionisti che occultano
al fisco quello che possono. Finora è stato chiuso solo un primissimo gruppo di verifiche.
Qualche indagato ha già ammesso gli addebiti e risarcito il fisco, Altri respingono le ac-
cuse. La cifra più alta finora scoperta, circa 69 milioni, era intestata all'irreprensibile si-
gnora F.S., risultata in realtà una familiare dell'industriale marchigiano Alberto Brusco-
li, titolare del mobilificio Imab Group, che si è assunto ogni responsabilità. Due terzi dei
nomi si concentrano nelle vicine Emilioa Romagna e Marche: 10.128 solo in provincia di
Rimini, 1.879 tra Forlì e Cesena, 2.867 tra Pesaro e Urbino.  Qui, tra i  destinatari  delle
prime verifiche, spicca Germano Lucchi, ex presidente della Cassa di Risparmio di Cese-
na, accusato di aver nascosto a San Marino 5 milioni e 200 mila euro. Su altri banchieri 
le indagini non sono ancora concluse.  Tra gli industriali del Sud la somma più consisten-
te finora è stata contestata  ai titolari  della Nusco Porte, un'azienda di Nola  controllata 
dall'omonima famiglia, che secondo la Finanza custodiva circa 29 milioni a San Marino.
La  nuova inchiesta sta svelando anche i retroscena di nuove bancarotte. Come il crack 
del più grande costruttore della Romagna, Pierino Isoldio, fallito lasciando voragini di
debiti. A San Marino  la Finanza  gli ha trovato  più di 15 milioni. Partendo  da questa 
traccia, ora la Procura di Forlì ha chisto di confiscargli altr ricchezze non dichiarate fi-
no a 300 milioni.
Le indagini più inquietanti riguardano personaggi della Campania, Calabria e Puglia,
che a San Marino hanno incassato somme enormi, pur dichiarandosi nullatenenti: il
sospetto è che siano tesorieri di organizzazioni mafiose.

Lucianone