15 ottobre '15 - giovedì 15th October / Thursday
(da la Repubblica - 12 ottobre '15)
Storica Albania:
con il ct De Biasi arrivano i primi europei
Leggendaria Albania che con De Biasi ct, dopo 11 qualificazioni europee e
11 mondiali senza speranza, accede per la prima volta a una fase finale.
Infatti ieri (domenica 11 ottobre, ndr) storica vittoria in Armenia per 0-3.
Pass europeo anche per Romania (0-3 alle FarOer), Germania e Polonia
(ancora Lewandowski decisivo, 13 reti in 10 partite di girone).
Ora le squadre ammesse sono 16. Danimarca e Irlanda ai playoff.
L'Ungheria spera di essere la migliore 3^ - ma c'è anche l'Ucraina.
Questi i risultati di ieri (11 ottobre):
Armenia - Albania 0 - 3
FarOer - Romania 0 - 3
Finlandia - Irlanda del Nord 1 - 1
Grecia - Unghera 4 - 3
Serbia - Portogallo 1 - 2
Germania - Georgia 2 - 1
Gibilterra - Scozia 0 - 6
Polonia - Irlanda 2 - 1
Amichevole: Danimarca - Francia 1 - 2
Lucianone
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giovedì 15 ottobre 2015
martedì 13 ottobre 2015
Riflessioni - I ricchi despoti dell'Arabia Saudita / Su Expo 2015
13 ottobre '15 / martedì 13th Octeber / Tuesday visione post - 10
E' difficile, nell'abbondanza e nella varietà dei crimini di Stato commessi in giro
per il mondo, riuscire a fare spicco, attirandosi la compatta repulsione di tutta o
quasi l'opinione pubblica mondiale. C'è riuscita l'Arabia Saudita annunciando la
condanna a morte (per decapitazione seguita da crocefissione fino ad avvenuta pu-
trefazione, vogliamo commentare?) di un ragazzo di 21 anni, Alì al Nimr, reo di
avere partecipato, quando aveva 17 anni, a una manifestazione contro la teocra-
àsua natura compete solo con la stalino-monarchia della Corea del Nord.
Ha spiegato bene lo scritt;ore marocchino Tahar Ben Jelloun (repubblica di ieri)
quanto rivoltante sia l'assassinio che sta per compiersi; e quanto vergognosa l'in-
capacità dei governi democratici di provare a impedirlo con qualcosa di meno
virtuale dei belati di protesta. Come è arcinoto, eccellenti rapporti d'affari con
quei ricchi despoti rendono Usa e Europa molto arrendevoli nei loro confronti;
al puntodi includere l'Arabia Saudita nel novero dei "paesi islamici moderati",
grottesca definizione che annega nel petrolio dignità e diritti. Ma ci sarà pure,
accidenti, uno straccio di trattato internazionale (firmato anche dai sauditi!)
da far valere, o perlomeno da far presente. Per il poco che serve, questi i due
indirizzi mail ufficiali sauditi ai quali inviare la propria indignazione:
ambasciata.saudita@arabia-saudita.it e item@mofa.gov.sa. Su Twitter l'hash-
tag utile è #freenimr. Molti, nel mondo e in Italia, i siti, i partiti politici e i gior-
nali (come l'Unità) che fanno campagna, basta cliccare Alì al Nimr e si trova un
pò di tutto. Almeno provarci
(da la Repubblica - 26/ 09/ '15 - L'AMACA / Michele Serra)
A parte l'emozionante, magnifico padiglione Zero (quello delle Nazioni Unite),
Expo non brilla per l'impostazione critica. Nel proprio spazio espositivo ogni
Paese tende, comprensibilmente, a illustrare i propri meriti in tema di agricol-
tura e cibo, come in ogni' fiera di questo mondo. ma ne esce un'immagine trop-
po pacificata, troppo morbida della questione, che come si sa è molto spinosa
e piena di implicazioni politiche e sociali.
Per quel poco che si riesce a visitare in una giornata, colpiscono le eccezioni del
padiglione più grande, l'appena citato Padiglione Zero, e di quello più piccolo.
Il solo nel quale campeggiano da protagoniste le parole fame, sete, ingiustizia,
ferite del pianeta, ferite dell'umanità. E' il padiglione della Santa Sede, nazione
anomala e non dotata, a quanto se ne sa, di una fiorente agricoltura. L'allesti-
mento rimanda diritto - e non poteva essere altrimenti - alla dura enciclica di
papa Bergoglio sulla "cura della casa comune", la Terra. Lo zelo, la fatica vir-
tuosa, l'ordine di Expo hanno il solo difetto di farci credere che questa cura sia
in pieno corso, e dunque di rassicurarci più del necessario e più del verosimile.
Un breve passaggio nel piccolo padiglione vaticano aiuta a non cullarsi troppo
nelle illusioni.
(da la Repubblioca - 25/ 09/ '15 - L'AMACA - Michele Serra)
Lucianone
E' difficile, nell'abbondanza e nella varietà dei crimini di Stato commessi in giro
per il mondo, riuscire a fare spicco, attirandosi la compatta repulsione di tutta o
quasi l'opinione pubblica mondiale. C'è riuscita l'Arabia Saudita annunciando la
condanna a morte (per decapitazione seguita da crocefissione fino ad avvenuta pu-
trefazione, vogliamo commentare?) di un ragazzo di 21 anni, Alì al Nimr, reo di
avere partecipato, quando aveva 17 anni, a una manifestazione contro la teocra-
àsua natura compete solo con la stalino-monarchia della Corea del Nord.
Ha spiegato bene lo scritt;ore marocchino Tahar Ben Jelloun (repubblica di ieri)
quanto rivoltante sia l'assassinio che sta per compiersi; e quanto vergognosa l'in-
capacità dei governi democratici di provare a impedirlo con qualcosa di meno
virtuale dei belati di protesta. Come è arcinoto, eccellenti rapporti d'affari con
quei ricchi despoti rendono Usa e Europa molto arrendevoli nei loro confronti;
al puntodi includere l'Arabia Saudita nel novero dei "paesi islamici moderati",
grottesca definizione che annega nel petrolio dignità e diritti. Ma ci sarà pure,
accidenti, uno straccio di trattato internazionale (firmato anche dai sauditi!)
da far valere, o perlomeno da far presente. Per il poco che serve, questi i due
indirizzi mail ufficiali sauditi ai quali inviare la propria indignazione:
ambasciata.saudita@arabia-saudita.it e item@mofa.gov.sa. Su Twitter l'hash-
tag utile è #freenimr. Molti, nel mondo e in Italia, i siti, i partiti politici e i gior-
nali (come l'Unità) che fanno campagna, basta cliccare Alì al Nimr e si trova un
pò di tutto. Almeno provarci
(da la Repubblica - 26/ 09/ '15 - L'AMACA / Michele Serra)
A parte l'emozionante, magnifico padiglione Zero (quello delle Nazioni Unite),
Expo non brilla per l'impostazione critica. Nel proprio spazio espositivo ogni
Paese tende, comprensibilmente, a illustrare i propri meriti in tema di agricol-
tura e cibo, come in ogni' fiera di questo mondo. ma ne esce un'immagine trop-
po pacificata, troppo morbida della questione, che come si sa è molto spinosa
e piena di implicazioni politiche e sociali.
Per quel poco che si riesce a visitare in una giornata, colpiscono le eccezioni del
padiglione più grande, l'appena citato Padiglione Zero, e di quello più piccolo.
Il solo nel quale campeggiano da protagoniste le parole fame, sete, ingiustizia,
ferite del pianeta, ferite dell'umanità. E' il padiglione della Santa Sede, nazione
anomala e non dotata, a quanto se ne sa, di una fiorente agricoltura. L'allesti-
mento rimanda diritto - e non poteva essere altrimenti - alla dura enciclica di
papa Bergoglio sulla "cura della casa comune", la Terra. Lo zelo, la fatica vir-
tuosa, l'ordine di Expo hanno il solo difetto di farci credere che questa cura sia
in pieno corso, e dunque di rassicurarci più del necessario e più del verosimile.
Un breve passaggio nel piccolo padiglione vaticano aiuta a non cullarsi troppo
nelle illusioni.
(da la Repubblioca - 25/ 09/ '15 - L'AMACA - Michele Serra)
Lucianone
SOCIETA' - economia / Germania: in crisi l'immagine del made in Germany (dopo la truffa della Vw)
13 ottobre '15 - martedì 13th October / Tuesday visione post - 8
(da la Repubblica - 26/ 09/ '15 - LettereCommenti&Idee / Peter Schneider)
... E quindi l'anima tedesca è in crisi, perchè scopre all'improvviso che un simbolo
decennale del suo successo di Paese risorto nel dopoguerra dalle macerie, democrazia
solida e aperta al mondo - Io dico per Vw, non so quantquesi e quali altri produttori mon-
diali siano coinvolti - è fondata da tempo sull'inganno. L'anima tedesca è in crisi, per-
chè questo inganno fa a pezzi l'immagine di credibilità attendibile che a fatica il Paese
si era ricostruito. Il caso colpisce al cuore l'anima tedesca , anche perchè abbiamo sempre
pensato che tutti gli altri paesi sono corrotti, ma noi no: addio all'illusione di essere diversi,
migliori rispetto agli altri, in Europa e nel mondo.
Inutile illudersi, noi tedeschi e il resto d'Europa e del mondo, che sia in gioco solo la reputazione
di Vw (Volkswagen): è in gioco l'immagine del made in Germany quale sinonimo costitutivo
della ricostruzione postbellica, e della fierezza di se stessi, delle virtù tedesche - onestà, serietà,
affidabilità - che dopo il 1945 ci fu così arduo ritrovare. Sono spesso in America, sento spesso
dire dagli amici americani che per loro i sinonimi della Germania nel loro immaginario collet-
tivo sono "Hitler and good engineering". Ora purtroppo quel primo Truffa con cui Vw si è
creata un vantaggio illegale e scorretto rispetto alla concorrenza mondiale, e questa sua truffa
pesa oggi sulla coscienza della nazione.
Riflettendo ancor più a fondo, emergono altre consapevolezze amare: per anni Vw e forse altri
produttori hanno mentito al mondo. Proprio loro simbolo del Made in Germany, di eccellenze
di un Paese ecologista come pochi altri, hanno detto il falso, hanno sostenuto che è possibile
produrre e vendere auto sempre più grandi, potenti e pesanti ma sempre meno inquinanti. Fu
soprattutto l'industria dell'auto tedesca e americana a illudere i consumatori mondiali convin-
cendoli che i SUV, quelle orrende jeep di lusso sinonimo di visibile egoismo arrogante, erano
ecologici. E' una menzogna di cui adesso paghiamo il conto. La situazione è tanto seria, che
persino la Schadenfreude (la gioia maligna per le disgrazie altrui, in questo caso gioia di altri
per la disgrazia tedesca) non fa piacere. Nella mia vita , ho avuto la fortuna di vivere nella
Germania più felice, migliore, più amata dal mondo che la Storia abbia mai visto. Fino a po-...
chi giorni fa era così... anche con Angela Merkel e le sue braccia aperte ai migranti, risposta
civile europea ai razzisti come Orbàn. Ma adesso ci troviamo a una cesura seria. Non siamo
alla fine della Storia di questa Germania felice e in pace col mondo, ma alla fine della sua
identificazione folle con i successi dell'industria dell'auto.
Continua... to be continued...
(da la Repubblica - 26/ 09/ '15 - LettereCommenti&Idee / Peter Schneider)
... E quindi l'anima tedesca è in crisi, perchè scopre all'improvviso che un simbolo
decennale del suo successo di Paese risorto nel dopoguerra dalle macerie, democrazia
solida e aperta al mondo - Io dico per Vw, non so quantquesi e quali altri produttori mon-
diali siano coinvolti - è fondata da tempo sull'inganno. L'anima tedesca è in crisi, per-
chè questo inganno fa a pezzi l'immagine di credibilità attendibile che a fatica il Paese
si era ricostruito. Il caso colpisce al cuore l'anima tedesca , anche perchè abbiamo sempre
pensato che tutti gli altri paesi sono corrotti, ma noi no: addio all'illusione di essere diversi,
migliori rispetto agli altri, in Europa e nel mondo.
Inutile illudersi, noi tedeschi e il resto d'Europa e del mondo, che sia in gioco solo la reputazione
di Vw (Volkswagen): è in gioco l'immagine del made in Germany quale sinonimo costitutivo
della ricostruzione postbellica, e della fierezza di se stessi, delle virtù tedesche - onestà, serietà,
affidabilità - che dopo il 1945 ci fu così arduo ritrovare. Sono spesso in America, sento spesso
dire dagli amici americani che per loro i sinonimi della Germania nel loro immaginario collet-
tivo sono "Hitler and good engineering". Ora purtroppo quel primo Truffa con cui Vw si è
creata un vantaggio illegale e scorretto rispetto alla concorrenza mondiale, e questa sua truffa
pesa oggi sulla coscienza della nazione.
Riflettendo ancor più a fondo, emergono altre consapevolezze amare: per anni Vw e forse altri
produttori hanno mentito al mondo. Proprio loro simbolo del Made in Germany, di eccellenze
di un Paese ecologista come pochi altri, hanno detto il falso, hanno sostenuto che è possibile
produrre e vendere auto sempre più grandi, potenti e pesanti ma sempre meno inquinanti. Fu
soprattutto l'industria dell'auto tedesca e americana a illudere i consumatori mondiali convin-
cendoli che i SUV, quelle orrende jeep di lusso sinonimo di visibile egoismo arrogante, erano
ecologici. E' una menzogna di cui adesso paghiamo il conto. La situazione è tanto seria, che
persino la Schadenfreude (la gioia maligna per le disgrazie altrui, in questo caso gioia di altri
per la disgrazia tedesca) non fa piacere. Nella mia vita , ho avuto la fortuna di vivere nella
Germania più felice, migliore, più amata dal mondo che la Storia abbia mai visto. Fino a po-...
chi giorni fa era così... anche con Angela Merkel e le sue braccia aperte ai migranti, risposta
civile europea ai razzisti come Orbàn. Ma adesso ci troviamo a una cesura seria. Non siamo
alla fine della Storia di questa Germania felice e in pace col mondo, ma alla fine della sua
identificazione folle con i successi dell'industria dell'auto.
Continua... to be continued...
domenica 11 ottobre 2015
Società / Esteri attualità - Tutto sulla Turchia e la sua situazione esplosiva
11 ottobre '15 - domenica 11th October / Sunday VISIONE POST - 14
Kamikaze ad Ankara: 95 pacifisti uccisi / i corpi coperti con le bandiere curde.
Due le esplosioni durante una manifestazione
Proteste in piazza: "Governo assassino"
- Da IL REPORTAGE di 'la Repubblica' di 11 ottobre 2015 (l'inviato Marco Ansaldo)
La strage. Il sangue a tre settimane dal voto. Nessuna rivendicazione.
Le autorità hanno proibito le immagini del massacro in tv. Bloccati i
social network. Adesso si teme che la situazione di tensione nel paese
possa aggravarsi. Gli analisti: "Nel mirino il successo elettorale del
partito filo-curdo".
Ankara Gazi - Stazione di Ankara, è scritto in alto, a lettere cubitali. La democrazia turca,
oggi, ha finito la sua corsa qui, davanti a un edificio colossale, come vorrebbe essere la nuova Turchia di Erdogan, ma adesso pericolante e imbrattata di rosso per il sangue dei quasi cento pacifisti curdi morti in questa piazzola dove si staccano i biglietti ferroviari.
Ci sono per terra decine di bandiere curde, calpestate e sporche: molte sono state usate per
coprire i corpi delle vittime fino all'arrivo dei soccorritori. C'è un donna che piange al tele-
fono, e urla: "Zia, è un massacro!". Si odono, ancora nella notte, le sirene lancinanti delle
ambulanze, perchè 60 persone sono morte qui sul colpo, ma le altre sono decedute negli
ospedali, dove i cittadini di Ankara adesso accorrono per dare il sangue.
Ankara la capitale - Il centro politico e diplomatico del paese. Un città in ginocchio.
Nessuno si aspettava una strage di queste proporzioni. Nessuno qui. E' il paesone anatolico
diventato capitale, voluta e fondata quasi cento anni fa dal laico Ataturk, si sente adesso
colpita al cuore, come oggi tutto il paese. - Diyarbakir, nel sud-est dell'Anatolia, è triste-
mente abituata al suono delle bombe. Istanbul, ora, teme l'ondata degli attacchi, prima
del voto del 1 novembre. Ma Ankara no. "Il vaso di Pandora si è aperto - commenta un
imprenditore straniero che ha lunga esperienza di Turchia - e in vista delle elezioni legi-
slative massacri rischiano di accadere in altre città".
Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto, ma la gente scende in piazza lo stesso, qui nella
zona di Kizilay, come a Istanbul, Batman, Diyarbakir, e grida: "Erdogan ladro assassino,
dimettiti. Stato assassino". Il presidente, che nonostante l'emorragia di 9 punti elettorali
lo scorso giugno, conta sempre sul 40% dei voti, si fida della sua rivoluzione sociale: i "tur-
chi neri" dell'Anatolia, adesso al potere, lo sostengono e lo idolatrano .
Ma la Turchia bianca, circassa, bionda e dagli occhi azzurri come era Ataturk, quella della
costa, delle grandi città laiche come Istanbul e Smirne, socialdemocratica e pronta ad aprire
ai curdi, letteralmente lo odia. E lo vuole vedere, come minimo, fuori dal paese.
Tre giorni di lutto sono stati annunciati. Ma il governo ieri ha proibito le immagini del mas-
sacro in tv. E, al solito, i social network come Facebook e Twitter sono stati bloccati. Cioè
una democrazia impedita.
Per questo ieri mattina manifestavano i curdi, le associazioni di medici, avvocati, sindaca-
listi, davanti alla Stazione di Ankara. Ballavano al modo curdo, uno di fianco all'altro,
uomini intervallati alle donne, tenendosi per mano e muovendo i piedi. Una danza gioiosa,
come vediamo ora in Turchia solo alla Cnn e ad AlJazeera. Ma poi trasformata in un mas-
sacro dalle dimensioni mai raggiunte prima. Il più samguinoso attacco terroristico nella
storia della Turchia.
IL POTERE VIOLENTO CENSURA LA VERITA'
La giornata di ieri è stata orribile e qui ciò che la gente pensa è che la situazione ha
due risvolti differenti. Uno riguarda le elezioni del primo novembre, con Erdogan e
il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo che vogliono continuare a governare.
Dalle urne del 7 giugno non è uscito un governo condiviso, ma il partito al potere ha
la maggioranza e vuole comunque guidare la Turchia, anche se gli p sempre più dif-
ficile. Così fanno salire il clima di tensione. Un'intenzione che si è vista anche ieri
nella conferenza stampa del primo ministro Ahmet Dovutoglu, che ha detto: "Vi
parlo non come leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, ma come presiden-
te di questo governo di transizione, perchè ci avete dato il vostro voto".
Il secondo lato del problema riguarda la Siria. La Turchia è contro il regime di As-
sad, ma è anche contro il potere curdo che si sta affermando nella regione siriana
del Rojava. Questi due aspetti ora convivono: non so quale sarà il risultato. Poi,
vedo che nel sudest della Turchia gli esponenti locali del Partito democratico del
popolo curdo hanno subito decine di attacchi e non si agisce contro chi li ha com-
piuti. L'obiettivo principale è il leader curdo Dermirtas perchè è lui che ha otte-
nuto il 13% a giugno rovinando il piano di Erdogan per costituire una Repubbli-
ca presidenziale. La situazione sta diventando sempre più violenta. Prima delle e-
lezioni di giugno, la campagna elettorale non era così. Oggi Twitter e Facebook
sono stati oscurati e le immagini della stazione di Ankara non possono andare in
televisione: il governo ha dichiarato tre giorni di lutto ma al tempo stesso impedi-
sce che se ne parli. Sotto attacco ci sono sempre le stesse persone: i curdi, la gente
di sinistra, i sindacalisti. Così è stato a Suruc a luglio, così è stato a Diyarbakir a
giugno, così è stato oggi ad Ankara.
(Testo raccolto da Marco Ansaldo)
DIARIO TURCO - Burhan Sònmez
Continua... to be continued...
Kamikaze ad Ankara: 95 pacifisti uccisi / i corpi coperti con le bandiere curde.
Due le esplosioni durante una manifestazione
Proteste in piazza: "Governo assassino"
- Da IL REPORTAGE di 'la Repubblica' di 11 ottobre 2015 (l'inviato Marco Ansaldo)
La strage. Il sangue a tre settimane dal voto. Nessuna rivendicazione.
Le autorità hanno proibito le immagini del massacro in tv. Bloccati i
social network. Adesso si teme che la situazione di tensione nel paese
possa aggravarsi. Gli analisti: "Nel mirino il successo elettorale del
partito filo-curdo".
Ankara Gazi - Stazione di Ankara, è scritto in alto, a lettere cubitali. La democrazia turca,
oggi, ha finito la sua corsa qui, davanti a un edificio colossale, come vorrebbe essere la nuova Turchia di Erdogan, ma adesso pericolante e imbrattata di rosso per il sangue dei quasi cento pacifisti curdi morti in questa piazzola dove si staccano i biglietti ferroviari.
Ci sono per terra decine di bandiere curde, calpestate e sporche: molte sono state usate per
coprire i corpi delle vittime fino all'arrivo dei soccorritori. C'è un donna che piange al tele-
fono, e urla: "Zia, è un massacro!". Si odono, ancora nella notte, le sirene lancinanti delle
ambulanze, perchè 60 persone sono morte qui sul colpo, ma le altre sono decedute negli
ospedali, dove i cittadini di Ankara adesso accorrono per dare il sangue.
Ankara la capitale - Il centro politico e diplomatico del paese. Un città in ginocchio.
Nessuno si aspettava una strage di queste proporzioni. Nessuno qui. E' il paesone anatolico
diventato capitale, voluta e fondata quasi cento anni fa dal laico Ataturk, si sente adesso
colpita al cuore, come oggi tutto il paese. - Diyarbakir, nel sud-est dell'Anatolia, è triste-
mente abituata al suono delle bombe. Istanbul, ora, teme l'ondata degli attacchi, prima
del voto del 1 novembre. Ma Ankara no. "Il vaso di Pandora si è aperto - commenta un
imprenditore straniero che ha lunga esperienza di Turchia - e in vista delle elezioni legi-
slative massacri rischiano di accadere in altre città".
Il governo ha dichiarato tre giorni di lutto, ma la gente scende in piazza lo stesso, qui nella
zona di Kizilay, come a Istanbul, Batman, Diyarbakir, e grida: "Erdogan ladro assassino,
dimettiti. Stato assassino". Il presidente, che nonostante l'emorragia di 9 punti elettorali
lo scorso giugno, conta sempre sul 40% dei voti, si fida della sua rivoluzione sociale: i "tur-
chi neri" dell'Anatolia, adesso al potere, lo sostengono e lo idolatrano .
Ma la Turchia bianca, circassa, bionda e dagli occhi azzurri come era Ataturk, quella della
costa, delle grandi città laiche come Istanbul e Smirne, socialdemocratica e pronta ad aprire
ai curdi, letteralmente lo odia. E lo vuole vedere, come minimo, fuori dal paese.
Tre giorni di lutto sono stati annunciati. Ma il governo ieri ha proibito le immagini del mas-
sacro in tv. E, al solito, i social network come Facebook e Twitter sono stati bloccati. Cioè
una democrazia impedita.
Per questo ieri mattina manifestavano i curdi, le associazioni di medici, avvocati, sindaca-
listi, davanti alla Stazione di Ankara. Ballavano al modo curdo, uno di fianco all'altro,
uomini intervallati alle donne, tenendosi per mano e muovendo i piedi. Una danza gioiosa,
come vediamo ora in Turchia solo alla Cnn e ad AlJazeera. Ma poi trasformata in un mas-
sacro dalle dimensioni mai raggiunte prima. Il più samguinoso attacco terroristico nella
storia della Turchia.
IL POTERE VIOLENTO CENSURA LA VERITA'
La giornata di ieri è stata orribile e qui ciò che la gente pensa è che la situazione ha
due risvolti differenti. Uno riguarda le elezioni del primo novembre, con Erdogan e
il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo che vogliono continuare a governare.
Dalle urne del 7 giugno non è uscito un governo condiviso, ma il partito al potere ha
la maggioranza e vuole comunque guidare la Turchia, anche se gli p sempre più dif-
ficile. Così fanno salire il clima di tensione. Un'intenzione che si è vista anche ieri
nella conferenza stampa del primo ministro Ahmet Dovutoglu, che ha detto: "Vi
parlo non come leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, ma come presiden-
te di questo governo di transizione, perchè ci avete dato il vostro voto".
Il secondo lato del problema riguarda la Siria. La Turchia è contro il regime di As-
sad, ma è anche contro il potere curdo che si sta affermando nella regione siriana
del Rojava. Questi due aspetti ora convivono: non so quale sarà il risultato. Poi,
vedo che nel sudest della Turchia gli esponenti locali del Partito democratico del
popolo curdo hanno subito decine di attacchi e non si agisce contro chi li ha com-
piuti. L'obiettivo principale è il leader curdo Dermirtas perchè è lui che ha otte-
nuto il 13% a giugno rovinando il piano di Erdogan per costituire una Repubbli-
ca presidenziale. La situazione sta diventando sempre più violenta. Prima delle e-
lezioni di giugno, la campagna elettorale non era così. Oggi Twitter e Facebook
sono stati oscurati e le immagini della stazione di Ankara non possono andare in
televisione: il governo ha dichiarato tre giorni di lutto ma al tempo stesso impedi-
sce che se ne parli. Sotto attacco ci sono sempre le stesse persone: i curdi, la gente
di sinistra, i sindacalisti. Così è stato a Suruc a luglio, così è stato a Diyarbakir a
giugno, così è stato oggi ad Ankara.
(Testo raccolto da Marco Ansaldo)
DIARIO TURCO - Burhan Sònmez
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Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
11 ottobre '15 - domenica 11th October / Sunday visione post - 7
ESTERI - Turchia
La strage dei pacifisti: Ankara accusa l'Isis / Turchi in piazza tra lacrime e rabbia
Morto l'insegnante dell'immagine simbolo / L'ultimo selfie dei ragazzi sul pullman.
ESTERI - Iraq
La caccia al califfo Baghdadi: l'esercito iracheno tenta di eliminare il capo dell'Isis
Colpito il convoglio di Al Baghdadi / Fonti ospedaliere: tra le salme lui non c'è.
ITALIA . politica / Legge di stabilità
Renzi: "Porteremo in Italia 500 professori universitari che insegnano all'estero".
SPORT - Motociclismo
Motegi (Giappone ) - Il pilota De Angelis è ancora in terapia intensiva dopo lo
schianto durante le prove libere sulla pista giapponese.
ESTERI - Svezia
Il Nobel per l'Economia conferito a Angus Deaton per l'analisi sui consumi
la povertà e il welfare / Famose le sue teorie sulla percezione della felicità
in base ai livelli di reddito.
CRONACHE - Italia
Genova - In auto contromano in A7 ubriaco e drogato: muore una
donna e sette persone ferite / Lo schianto sulla rampa che scende
dalla barriera autostradale di Genova Ovest.
Lucianone
ESTERI - Turchia
La strage dei pacifisti: Ankara accusa l'Isis / Turchi in piazza tra lacrime e rabbia
Morto l'insegnante dell'immagine simbolo / L'ultimo selfie dei ragazzi sul pullman.
ESTERI - Iraq
La caccia al califfo Baghdadi: l'esercito iracheno tenta di eliminare il capo dell'Isis
Colpito il convoglio di Al Baghdadi / Fonti ospedaliere: tra le salme lui non c'è.
ITALIA . politica / Legge di stabilità
Renzi: "Porteremo in Italia 500 professori universitari che insegnano all'estero".
SPORT - Motociclismo
Motegi (Giappone ) - Il pilota De Angelis è ancora in terapia intensiva dopo lo
schianto durante le prove libere sulla pista giapponese.
ESTERI - Svezia
Il Nobel per l'Economia conferito a Angus Deaton per l'analisi sui consumi
la povertà e il welfare / Famose le sue teorie sulla percezione della felicità
in base ai livelli di reddito.
CRONACHE - Italia
Genova - In auto contromano in A7 ubriaco e drogato: muore una
donna e sette persone ferite / Lo schianto sulla rampa che scende
dalla barriera autostradale di Genova Ovest.
Lucianone
Inchiesta - San Marino: porto franco di parte degli evasori italiani
11 ottobre '15 - domenica 11th October / Sunday visione post - 7
Sono circa più di ventimila gli italiani che hanno
portato a San Marino i soldi evasi al fisco.
La Finanza: in 10 anni 22 miliardi portati
nella piccola repubblica
(da 'la Repubblica' - 25/ 09/ '15 - di Paolo Biondani)
Se non si affrettano a salire sul treno dell'ultima sanatoria fiscale (la cosiddetta voluntary
disclosure) gli evasori che hanno nascosto soldi a San Marino, rischiano di essere travolti
dalla giustizia. La Guardia di Finanza e la Procura di Forlì, con un nuovo metodo d'in-
dagine, sono riusciti a schedare tutti gli italiani che, tra il 2006 e il 2014, hanno avuto rap-
porti bancari con il mini-stato nel cuore della Romagna. Si tratta di circa 27 mila soggetti
che in questi anni di crisi hanno esportato a San Marino una montagna di soldi: più di 22 miliardi di euro. Ora si indaga per accertare quanto di questo tesoro sia stato accumulato
con l'evasione fiscale e in alcuni casi con reati peggiori, come la bancarotta fraudolenta o
il riciclaggio di denaro mafioso.
Grazie alla nuova inchiesta il comando provinciale della Finanza ha acquisito un patri-
monio di segreti bancari che supera di tre volte la famosa lista Falciani, che riguardava
7.499 italiani con circa 6,8 miliardi depositati fino al 2007 nella banca svizzera Hsbc.
La nuova lista comprende invece tutti i movimenti bancari registrati nell'ultimo decennio
tra Italia e San Marino, in entrambe le direzioni, per un totale di 33 miliardi. La prima fa-
se delle indagini riguarda i 22 miliardi usciti dall'Italia e interessa 26.953 soggetti, tra cui
circa 2.500 società. L'inchiesta, diretta dal procuratore capo Sergio Sottani, è destinata a
proseguire per mesi. - Se la lista Falciani aveva svelato conti ricchissimi con punte da ol-
tre 600 milioni di dollari, i segreti bancari sanmarinesi fotografano un'evasione di massa,
con migliaia di piccoli e medi imprenditori, commercianti e professionisti che occultano
al fisco quello che possono. Finora è stato chiuso solo un primissimo gruppo di verifiche.
Qualche indagato ha già ammesso gli addebiti e risarcito il fisco, Altri respingono le ac-
cuse. La cifra più alta finora scoperta, circa 69 milioni, era intestata all'irreprensibile si-
gnora F.S., risultata in realtà una familiare dell'industriale marchigiano Alberto Brusco-
li, titolare del mobilificio Imab Group, che si è assunto ogni responsabilità. Due terzi dei
nomi si concentrano nelle vicine Emilioa Romagna e Marche: 10.128 solo in provincia di
Rimini, 1.879 tra Forlì e Cesena, 2.867 tra Pesaro e Urbino. Qui, tra i destinatari delle
prime verifiche, spicca Germano Lucchi, ex presidente della Cassa di Risparmio di Cese-
na, accusato di aver nascosto a San Marino 5 milioni e 200 mila euro. Su altri banchieri
le indagini non sono ancora concluse. Tra gli industriali del Sud la somma più consisten-
te finora è stata contestata ai titolari della Nusco Porte, un'azienda di Nola controllata
dall'omonima famiglia, che secondo la Finanza custodiva circa 29 milioni a San Marino.
La nuova inchiesta sta svelando anche i retroscena di nuove bancarotte. Come il crack
del più grande costruttore della Romagna, Pierino Isoldio, fallito lasciando voragini di
debiti. A San Marino la Finanza gli ha trovato più di 15 milioni. Partendo da questa
traccia, ora la Procura di Forlì ha chisto di confiscargli altr ricchezze non dichiarate fi-
no a 300 milioni.
Le indagini più inquietanti riguardano personaggi della Campania, Calabria e Puglia,
che a San Marino hanno incassato somme enormi, pur dichiarandosi nullatenenti: il
sospetto è che siano tesorieri di organizzazioni mafiose.
Lucianone
Sono circa più di ventimila gli italiani che hanno
portato a San Marino i soldi evasi al fisco.
La Finanza: in 10 anni 22 miliardi portati
nella piccola repubblica
(da 'la Repubblica' - 25/ 09/ '15 - di Paolo Biondani)
Se non si affrettano a salire sul treno dell'ultima sanatoria fiscale (la cosiddetta voluntary
disclosure) gli evasori che hanno nascosto soldi a San Marino, rischiano di essere travolti
dalla giustizia. La Guardia di Finanza e la Procura di Forlì, con un nuovo metodo d'in-
dagine, sono riusciti a schedare tutti gli italiani che, tra il 2006 e il 2014, hanno avuto rap-
porti bancari con il mini-stato nel cuore della Romagna. Si tratta di circa 27 mila soggetti
che in questi anni di crisi hanno esportato a San Marino una montagna di soldi: più di 22 miliardi di euro. Ora si indaga per accertare quanto di questo tesoro sia stato accumulato
con l'evasione fiscale e in alcuni casi con reati peggiori, come la bancarotta fraudolenta o
il riciclaggio di denaro mafioso.
Grazie alla nuova inchiesta il comando provinciale della Finanza ha acquisito un patri-
monio di segreti bancari che supera di tre volte la famosa lista Falciani, che riguardava
7.499 italiani con circa 6,8 miliardi depositati fino al 2007 nella banca svizzera Hsbc.
La nuova lista comprende invece tutti i movimenti bancari registrati nell'ultimo decennio
tra Italia e San Marino, in entrambe le direzioni, per un totale di 33 miliardi. La prima fa-
se delle indagini riguarda i 22 miliardi usciti dall'Italia e interessa 26.953 soggetti, tra cui
circa 2.500 società. L'inchiesta, diretta dal procuratore capo Sergio Sottani, è destinata a
proseguire per mesi. - Se la lista Falciani aveva svelato conti ricchissimi con punte da ol-
tre 600 milioni di dollari, i segreti bancari sanmarinesi fotografano un'evasione di massa,
con migliaia di piccoli e medi imprenditori, commercianti e professionisti che occultano
al fisco quello che possono. Finora è stato chiuso solo un primissimo gruppo di verifiche.
Qualche indagato ha già ammesso gli addebiti e risarcito il fisco, Altri respingono le ac-
cuse. La cifra più alta finora scoperta, circa 69 milioni, era intestata all'irreprensibile si-
gnora F.S., risultata in realtà una familiare dell'industriale marchigiano Alberto Brusco-
li, titolare del mobilificio Imab Group, che si è assunto ogni responsabilità. Due terzi dei
nomi si concentrano nelle vicine Emilioa Romagna e Marche: 10.128 solo in provincia di
Rimini, 1.879 tra Forlì e Cesena, 2.867 tra Pesaro e Urbino. Qui, tra i destinatari delle
prime verifiche, spicca Germano Lucchi, ex presidente della Cassa di Risparmio di Cese-
na, accusato di aver nascosto a San Marino 5 milioni e 200 mila euro. Su altri banchieri
le indagini non sono ancora concluse. Tra gli industriali del Sud la somma più consisten-
te finora è stata contestata ai titolari della Nusco Porte, un'azienda di Nola controllata
dall'omonima famiglia, che secondo la Finanza custodiva circa 29 milioni a San Marino.
La nuova inchiesta sta svelando anche i retroscena di nuove bancarotte. Come il crack
del più grande costruttore della Romagna, Pierino Isoldio, fallito lasciando voragini di
debiti. A San Marino la Finanza gli ha trovato più di 15 milioni. Partendo da questa
traccia, ora la Procura di Forlì ha chisto di confiscargli altr ricchezze non dichiarate fi-
no a 300 milioni.
Le indagini più inquietanti riguardano personaggi della Campania, Calabria e Puglia,
che a San Marino hanno incassato somme enormi, pur dichiarandosi nullatenenti: il
sospetto è che siano tesorieri di organizzazioni mafiose.
Lucianone
sabato 10 ottobre 2015
Riflessioni - Su Turchia, Israele e altri punti caldi e bollenti del Pianeta / Sul futuro dei giovani e giovanissimi
11 ottobre '15 - domenica 11th October / Sunday
Ho deciso, dopo gli avvenimenti, che si sono succeduti, e ancora mentre scrivo stanno
accadendo in tanti punti della Terra, di cominciare a fare riflessioni che ogni tanto
sostituiscano l'Opinione del Giovedì.
Ho deciso, dopo gli avvenimenti, che si sono succeduti, e ancora mentre scrivo stanno
accadendo in tanti punti della Terra, di cominciare a fare riflessioni che ogni tanto
sostituiscano l'Opinione del Giovedì.
giovedì 8 ottobre 2015
Ultime notizie / in breve - dall'italia e dal Mondo / Latest news
8 ottobre '15 - giovedì 8th October / Thursday visione post - 4
POLITICA
Marino si dimette da sindaco di Roma
"Ma ho dieci giorni per ripensarci. Ora voglio una verifica seria.
Temo il ritorno di mafia e corruzione".
ECONOMIA
- Pietro Scott Jovane lascia Rcs dopo tre anni: buonuscita da 750 mila euro.
- Arriva in Italia l'apprendistato alla tedesca
- Il vicepresidente Palenzona e altri due manager di Unicredit
indagati dall'Antimafia.
CULTURA
Il Nobel per la Letteratura a Svetlana Alexievich (Bielorussa)
E' un premio all'impegno civile.
ESTERI - Stati Uniti
Il soldato Usa che sventò la strage Tgv
è stato accoltellato in California.
ESTERI - Gerusalemme
Polveriera Israele : uccisi sei palestinesi / L'ira di Hamas: "Liberare Gerusalemme"
CRONACHE - Italia
Ferrara - L'assistente è down, mamma porta via la figlia (10 mesi) dal nido.
Lucianone
POLITICA
Marino si dimette da sindaco di Roma
"Ma ho dieci giorni per ripensarci. Ora voglio una verifica seria.
Temo il ritorno di mafia e corruzione".
ECONOMIA
- Pietro Scott Jovane lascia Rcs dopo tre anni: buonuscita da 750 mila euro.
- Arriva in Italia l'apprendistato alla tedesca
- Il vicepresidente Palenzona e altri due manager di Unicredit
indagati dall'Antimafia.
CULTURA
Il Nobel per la Letteratura a Svetlana Alexievich (Bielorussa)
E' un premio all'impegno civile.
ESTERI - Stati Uniti
Il soldato Usa che sventò la strage Tgv
è stato accoltellato in California.
ESTERI - Gerusalemme
Polveriera Israele : uccisi sei palestinesi / L'ira di Hamas: "Liberare Gerusalemme"
CRONACHE - Italia
Ferrara - L'assistente è down, mamma porta via la figlia (10 mesi) dal nido.
Lucianone
IDEE / Parlando di accoglienza - Migranti, profughi, rifugiati: niente distinzioni, ma fare di più
8 ottobre '15 - giovedì 8th October / Thursday visione post - 23
(da la Repubblica - 25 settembre '15 - LettereCommenti&Idee / Carlo Petrini)
LA SOLIDARIETA' DAL BASSO
"Traditi da un mercante menzognero, vanno, oggetto di scherno allo straniero. Bestie da
soma, dispregiati iloti. Carne da cimitero. Vanno a campar d'angoscia in lidi ignoti".
De Amicis nel 1882 cantava così ne Gli emigranti le esistenze di coloro che a Genova face-
vano la fila per salire sulle navi in partenza per altre terre, per scappare lontano da casa.
E' certo utile tener presente la nostra storia nel momento in cui non passa giorno in cui i
media snocciolino il loro drammatico bollettino sulla tragedia che ben conosciamo. Una
moltitudine di persone cerca di varcare confini chiusi, s'imbarca e s'incammina in cerca
di futuro, scappa da orrori tremendi, o semplicemente dalla fame. Già, anche la fame cau-
sata dal landgrabbing e dall'ingordigia neocolonialista e non soltanto le guerre e la ferocia
cieca e idiota di certi fanatici. Perchè non si possono fare distinzioni tra mtigranti, profughi,
rifugiati e le cause che li spingono a fuggire. Ciò che si può fare è prendere atto che quest'-
onda di umanità disperata non si fermerà, si protrarrà per anni e cambierà profondamente
la geopolitica europea, la composizione sociale di interi territori e città. Ma rendersi piena-
mente conto della situazione è ciò che si può fare come minimo, mentre in verità è giunto il
momento di non limitarsi ad aprire gli occhi.
Si può fare di più. Una società civile matura deve essere capace di superare ogni ostacolo e
appartenenza, deve saper compattarsi e reagire con forza, senza esitazione e senza distinguo.
In Italia questo tipo di realtà di base esiste, il terreno è fertile, ma non può dare frutto se non
è dissodato. Mi sento di fare un appello affinchè questa progettualità comune si concretizzi
in forme di accoglienza semplici e minime, ma diffuse in tutto il Paese e molto solide, struttu-
rate e coordinate. Una rete umana in cui ogni soggetto partecipante garantisce di superare
le differenze e gli steccati che lo separano dagli altri suoi componenti e quindi in qualche mo-
do rinuncia a un pezzo della propria "sovranità" fuper condividere - con le altre associazioni,
sindacati, parrocchie, comitati locali, partiti e chiunque lo voglia - la missione civile di dare
tutta l'assistenza, l'aiuto e l'amicizia di cui ha bisogno chi arriva, disperato, impaurito, scos-
so, morto di fatica e distrutto nell'anima. Un'aggregazione dal basso che si faccia carico di noncondizioni per realizzar sie quell'accoglienza che non può essere lasciata nelle mani di
prefetti e sindaci proprio perchè non passa solo da strutture e numeri ma richiede una comunità accogliente.
Nel piccolo, l'associazione che rappresento, Slow Food insieme alla rete di Terra Madre, sta rispondendo a livello europeo, in particolare in Germania, Francia e Belgio. Perchè se
da un lato c'è un preoccupante stallo della politica, finora inadeguata, dall'altro c'è anche
un diffuso senso di impotenza da parte di chi invece è motivato da un afflato solidale. Tante persone che, al contrario di chi è animato da intolleranza ignorante, vorrebbero fare qualco-
sa di utile e solidale ma non sanno come agire o a chi rivolgersi. E' necessario, improrogabi-
le, auspicabile creare situazioni di accoglienza stabili e durature, per stemperare gli attriti, offrire risposte, lavorare in direzione, compreso di un'integrazione civile e pacifica. Bisogna attivarsi.
Nel mio Piemonte, dove in un passato neanche tanto lontano fatto di migrazioni interne si
leggeva sui portoni delle case "non si affitta ai meridionali", sono già tanti gli esempi virtuo-
si. Associazioni, parrocchie che hanno risposto all'appello del Papa, comitati spontanei, sem-
plici cittadini che si sono mossi, e bene. L'Arci, per esempio, si sta attivando con tenacia ac-
canto alla Caritas attraverso uno straordinario impegno di volontari. Cito ancora, sempre
a mo' di esempio, soltanto il caso del Centro policulturale Baobab in via Cupa a Roma, che
ha saputo mettere insieme tante diverse realtà,compreso il quartiere in cui si trova, per ac-
cogliere moltitudin i di bambini che viaggiano soli e che devono raggiungere le loro famiglie
già in Europa, riuscendo anche a coinvolgere i migranti nella gestione del centro stesso.
Tanti pezzi di quella che si descrive come società civile si stanno mettendo insieme, in ma-
niera magari disordinata ma spontanea e generosa. - Penso che da questo punto di vista,
in considerazione anche della grande tradizione solidaristica della sinistra italiana, si pos-
sa ricostruire e far nascere, in un contesto straordinario, per così dire "interassociativo",
un nuovo soggetto che nobiliti la politica nella sua capacità di essere concreta quando è
fatta e ispirata dal basso, dall'intraprendenza dei semplici cittadini.
Lucianone
(da la Repubblica - 25 settembre '15 - LettereCommenti&Idee / Carlo Petrini)
LA SOLIDARIETA' DAL BASSO
"Traditi da un mercante menzognero, vanno, oggetto di scherno allo straniero. Bestie da
soma, dispregiati iloti. Carne da cimitero. Vanno a campar d'angoscia in lidi ignoti".
De Amicis nel 1882 cantava così ne Gli emigranti le esistenze di coloro che a Genova face-
vano la fila per salire sulle navi in partenza per altre terre, per scappare lontano da casa.
E' certo utile tener presente la nostra storia nel momento in cui non passa giorno in cui i
media snocciolino il loro drammatico bollettino sulla tragedia che ben conosciamo. Una
moltitudine di persone cerca di varcare confini chiusi, s'imbarca e s'incammina in cerca
di futuro, scappa da orrori tremendi, o semplicemente dalla fame. Già, anche la fame cau-
sata dal landgrabbing e dall'ingordigia neocolonialista e non soltanto le guerre e la ferocia
cieca e idiota di certi fanatici. Perchè non si possono fare distinzioni tra mtigranti, profughi,
rifugiati e le cause che li spingono a fuggire. Ciò che si può fare è prendere atto che quest'-
onda di umanità disperata non si fermerà, si protrarrà per anni e cambierà profondamente
la geopolitica europea, la composizione sociale di interi territori e città. Ma rendersi piena-
mente conto della situazione è ciò che si può fare come minimo, mentre in verità è giunto il
momento di non limitarsi ad aprire gli occhi.
Si può fare di più. Una società civile matura deve essere capace di superare ogni ostacolo e
appartenenza, deve saper compattarsi e reagire con forza, senza esitazione e senza distinguo.
In Italia questo tipo di realtà di base esiste, il terreno è fertile, ma non può dare frutto se non
è dissodato. Mi sento di fare un appello affinchè questa progettualità comune si concretizzi
in forme di accoglienza semplici e minime, ma diffuse in tutto il Paese e molto solide, struttu-
rate e coordinate. Una rete umana in cui ogni soggetto partecipante garantisce di superare
le differenze e gli steccati che lo separano dagli altri suoi componenti e quindi in qualche mo-
do rinuncia a un pezzo della propria "sovranità" fuper condividere - con le altre associazioni,
sindacati, parrocchie, comitati locali, partiti e chiunque lo voglia - la missione civile di dare
tutta l'assistenza, l'aiuto e l'amicizia di cui ha bisogno chi arriva, disperato, impaurito, scos-
so, morto di fatica e distrutto nell'anima. Un'aggregazione dal basso che si faccia carico di noncondizioni per realizzar sie quell'accoglienza che non può essere lasciata nelle mani di
prefetti e sindaci proprio perchè non passa solo da strutture e numeri ma richiede una comunità accogliente.
Nel piccolo, l'associazione che rappresento, Slow Food insieme alla rete di Terra Madre, sta rispondendo a livello europeo, in particolare in Germania, Francia e Belgio. Perchè se
da un lato c'è un preoccupante stallo della politica, finora inadeguata, dall'altro c'è anche
un diffuso senso di impotenza da parte di chi invece è motivato da un afflato solidale. Tante persone che, al contrario di chi è animato da intolleranza ignorante, vorrebbero fare qualco-
sa di utile e solidale ma non sanno come agire o a chi rivolgersi. E' necessario, improrogabi-
le, auspicabile creare situazioni di accoglienza stabili e durature, per stemperare gli attriti, offrire risposte, lavorare in direzione, compreso di un'integrazione civile e pacifica. Bisogna attivarsi.
Nel mio Piemonte, dove in un passato neanche tanto lontano fatto di migrazioni interne si
leggeva sui portoni delle case "non si affitta ai meridionali", sono già tanti gli esempi virtuo-
si. Associazioni, parrocchie che hanno risposto all'appello del Papa, comitati spontanei, sem-
plici cittadini che si sono mossi, e bene. L'Arci, per esempio, si sta attivando con tenacia ac-
canto alla Caritas attraverso uno straordinario impegno di volontari. Cito ancora, sempre
a mo' di esempio, soltanto il caso del Centro policulturale Baobab in via Cupa a Roma, che
ha saputo mettere insieme tante diverse realtà,compreso il quartiere in cui si trova, per ac-
cogliere moltitudin i di bambini che viaggiano soli e che devono raggiungere le loro famiglie
già in Europa, riuscendo anche a coinvolgere i migranti nella gestione del centro stesso.
Tanti pezzi di quella che si descrive come società civile si stanno mettendo insieme, in ma-
niera magari disordinata ma spontanea e generosa. - Penso che da questo punto di vista,
in considerazione anche della grande tradizione solidaristica della sinistra italiana, si pos-
sa ricostruire e far nascere, in un contesto straordinario, per così dire "interassociativo",
un nuovo soggetto che nobiliti la politica nella sua capacità di essere concreta quando è
fatta e ispirata dal basso, dall'intraprendenza dei semplici cittadini.
Lucianone
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