sabato 8 giugno 2013

Lettere - ''Come onorare le vittime delle stragi"

8 giugno '13 - sabato            8th June / Saturday                          visione post - 4

(da 'La Stampa' - 12 maggio 2013 /domenica)

Costruire cose buone
di Agnese Moro
Aprire gli archivi e dialogare. Così
si onorano le vittime delle stragi.
Quello che mi emoziona della Giornata della memoria delle vittime del
terrorismo e delle stragi che  dal 2008  si svolge  il 9 di maggio a Roma,
ospitata dalle alte cariche dello stato, sono i volti delle persone che, co-
me me, hanno perso in quella stagione qualcuno che amavano.
Molti di loro li conosco personalmente e so quanto  sono complicate le
loro vite, e con quanta intelligenza e coraggio le vivono.  Mi sorprende
sempre la loro compostezza, il modo dignitoso, e spesso pieno di spirito,
con il quale affrontano la loro condizione.  Ammiro la lorocapacità di
riflettere, di distinguere, di non semplificare. Così come il loro non ar-
rendersi a verità di comodo, a interpretazioni semplicistiche ed edulco-
rate, a colpi di spugna, a strumentalizzazioni.   E' gente che è passata
attraverso l'inferno, che ha visto il peggio di questo Paese, eppure de-
dica tanto del proprio tempo libero a spiegare ai giovani e ai giovanis-
simi  quello che è stato, testimoniando loro la propria fiducia nel fat-
to che un mondo diverso è possibile e insieme lo si può e lo si deve co-
struire.. Uniti in questo, e in tante altre cose importanti, ai familiari
delle vittime innocenti delle mafie.
Credo che loro e i loro morti  meriterebbero  che il 9 maggio, e ogni
giorno, fosse detta la verità sulle dinamiche  e  sugli avvenimenti di
quegli anni; su come le tensioni e le ingiustificabili violenze di quel
periodo furono utilizzate  da alcuni di coloro  che avrebbero dovuto
difendere la Repubblica per cambiare, a vantaggio di pochi, il corso
della sua storia e la natura della nostra vita democratica. Tra costo-
ro un ruolo da protagonista negativo spetta al senatore Giulio An-
dreotti, cosa colpevolmente taciuta in tanti - e anche autorevoli -
ricordi di lui apparsi in questi giorni.
Tacere, dissimulare,. come facevano i burocrati della vecchia Unio-
ne Sovietica , proporre interpretazioni ammaestrate  non fa che of-
fendere  i morti e i vivi, e una società che ormai non accetta più di
essere oggetto di simili atteggiamenti. Aprire gli archivi, ma anco-
ra di più un serio e pacato dialogo su quegli anni, con la parteci-
pazione di tutti, è l'unico modo per onorare davvero persone che
con i loro tentativi "generosi e ingenui" (come disse mio padre
si se stesso) - da poliziotti, carabinieri, avvocati, giornalisti, giu-
dici o cittadini - cercarono di rendere vera la nostra bella Costi-
tuzione. Pagandolo caro.

Lucianone

Riflessioni - Chiarezza sulla faziosità dei media /

8 giugno '13 - sabato          8th June / Saturday                        visioni post - 7

(da la Repubblica - 5 giugno 2013)
L'AMACA  
(di Michele Serra)
Il telegiornale più fazioso è il Tg4, Bruno Vespa è il conduttore di talk show più
schierato. E' il sensazionale responso del "popolo del web", chiamato ad espri-
mersi sul blog di Grillo allo scopo di fare (finalmente!) chiarezza sulla faziosità
dei media.   Prima di questa storica assemblea digitale, eravamo tutti convinti
che il tigì 4 fosse preso a modello dalla Bbc, che Bruno Vespa fosse il maestro
della Gabanelli, che Berlusconi  non avesse  tre reti nazionali, che la Rai  non
fosse in mano ai partiti, che i media italiani  stillassero  libertà  e  coraggio da
ogni poro.
Mettiamola così: di molte sgradevoli questioni italiane eravamo già al corrente
in parecchi, prima che Grillo e i suoi webers venissero a spiegarcelo.     Nostro
grave torto, semmai, è non essere riusciti a risolverle, quelle questioni. E dun-
que non è alla loro rivelazione (per giunta urlata) che si è interessati. Semmai
alla loro soluzione, anche parziale, anche modesta. E' tradizione della peggiore
sinistra  mobilitarsi  con  propositi palingenetici, e minacciare sfracelli, per poi
concludere che il mondo è incurabile e conviene ritirarsi e giocare alle bocce.
Eravamo capaci anche da soli. Anche prima del web.

Considerazioni  personali
(Lucianone)
Il fatto che Grillo e i suoi discepoli del web, in particolare del suo
blog, dicano cose ormai scontate, in quanto sono ultrarisapute, si
aggiunge purtroppo al fatto che gli obiettivi dei suoi strali siano
stati ultimamente la Gabanelli (di Rai 3) e Rodotà, proprio quel-
li che lui stesso (nei suoi comizi ululanti) aveva proposto  come
possibili candidati a Presidente della Repubblica, coinvolgendo
tanti grillini che ci avevano fortemente creduto, soprattutto sul
nome di Rodotà. -  Peccato, proprio peccato, perchè all'inizio,
ma solo all'inizio un pò a Grillo e al suo potere trascinatore e
di contestatore/protestatario ci avevo creduto anch'io. Ma quei
vaffà... un pò troppo spesso lanciati  a ripetizione,,, 
E poi il progetto, il disegno politico, le proposte concrete?
Lo scagliarsi più contro Bersani che contro Berlusconi... e poi
adesso ci viene a dire che il TG4 è il peggiore. Perchè prima
forse non lo era? Mah...

Lucianone

giovedì 6 giugno 2013

Sport - Tennis / Roland Garros

6 giugno '13 - giovedì           6th June / Thursday

Parigi
(martedì, 4 giugno '13)
L'azzurra Sara Errani è in semifinale
Per il quarto anno di fila un'azzurra fra le migliori 4 del torneo:
la romagnola  supera  la polacca Radwanska (una top 5) e oggi
(giovedì 6 giugno) tenterà l'impresa con Serena Williams.
Fuori Federer battuto da Tsonga.

(giovedì, 6 giugno)
Niente da fare per Sara Errani che viene travolta
da Serena Williams / Per l'americana finale con
Maria Sharapova che mette ko Masha Azarenka

Williams ingiocabile, l'azzurra si arrende 6-0 6-1 in meno di un'ora. La russa può difendere il titolo conquistato lo scorso anno: sconfitta in tre set la numero 3 bielorussa Azarenka


Fine partita e stretta di mano: Williams "montagna insuperabile"
e Sara ne prende atto (comunque brava lo stesso!)

Se nel tennis esistessero le categorie del pugilato, il match tra Serena Williams e Sara Errani non si sarebbe mai disputato. E invece la seconda semifinale del Roland Garros si è trasformata in una autentica esecuzione chiusa dalla numero 1 del mondo in appena 46 minuti per 6-0 6-1.
La gara — Sara ha avuto una palla game nel secondo gioco dell'incontro e poi ha dovuto aspettare 37 minuti per riuscire a tenere l'unico turno di battuta di tutto il match. Prima e dopo il buio totale. Eppure si trattava di una semifinale di uno slam e di un match tra la prima e la quinta giocatrice del mondo..
Servizio — Ma la disparità sta tutta nella prestazione fuori dal comune di Serena Williams che ha conquistato 40 dei 52 punti con colpi vincenti. Serena ha servito in media prime a 172 km/h e seconde a 139, Sara invece prime a 130 e seconde a 112. Il tabellone elettronico che segnava la velocità del servizio - tarato per servizi superiori a 100 kmh - spesso non ha neppure indicato la velocità della seconda della Errani. L'azzurra ha messo a segno appena 2 colpi vincenti e commesso solo 3 errori. Come dire che non ha praticamente potuto giocare a tennis. E in finale Serena Williams - alla seconda qui a Parigi dopo la vittoria del 2002 sulla sorella Venus - affronterà la siberiana Maria Sharapova che ha conquistato il diritto di difendere il titolo superando in semifinale la bielorussa Victoria Azarenka per 6-1 2-6 6-4.
(da LaGazzettadelloSport.it )

La cavalcata di Sara Errani

Reazione — "Quando hai di fronte una giocatrice come Serena che ti sta sovrastando, cerchi di provarci punto dopo punto, pensi che magari non giocherà così per l'intero incontro, che arriverà anche il tuo momento. Solo che oggi non è arrivato". Sono le prime parole di Sara Errani dopo la sconfitta: "Serena è stata impressionante per potenza e continuità - aggiunge l'azzurra - praticamente non ha sbagliato mai. Certo il punteggio è stato severo e mi dispiace per i tifosi, che magari speravano di assistere ad un match più lungo ed equilibrato. Quando si esprime così Serena diventa ingiocabile".

Sharapova - Azarenka
BATTAGLIA — E' stata una semifinale decisamente brutta, quella tra Sharapova e Azarenka, giocata da entrambe con tanta tensione. Maria, dopo aver perduto il primo game dell'incontro con due doppi falli, ha facilmente conquistato la prima frazione infilando 6 giochi consecutivi grazie ai continui e ripetuti errori della Azarenka. Masha si è spesso intestardita sulla diagonale di rovescio perdendo però il controllo del colpo. Vika è cresciuta molto nel corso del secondo set che ha completamente ribaltato l'andamento del match con Masha che chiudeva con l'immancabile doppio fallo. Alla fine del secondo set la gara veniva sospesa per pioggia e al rientro in campo Vika teneva a fatica il primo game del terzo set salvando un break point. Masha si apriva benissimo il campo con il dritto nel break point del terzo game e chiudeva con un rovescio incrociato di rara bellezza salendo 2-1 e servizio. Ma quattro doppi falli davano il contro break alla bielorussa che tornava in partita sul 2 pari. Masha trovava dieci minuti perfetti e volava sul 5-2. Qui mancava 4 match point (altri due doppi falli consecutivi), si faceva riprendere sul 5-4, ma alla fine chiudeva con un ace sul match point numerio 5 dopo 2 ore e 10 minuti. Maria ha chiuso con 12 ace, 11 doppi falli, appena il 62% di prime, 42 vincenti e 39 errori gratuiti. Per Vika 3 ace, il 72% di prime, appena 15 vincenti e 22 errori gratuiti. Ora i precedenti tra le due sono di 7 vittorie e 6 per Victoria Azarenka che aveva perduto anche l'ultima sfida dell'ottobre scorso in semifinale al Masters di Istanbul.
  Maria Sharapova: vincitrice al Roland Garros 2012

FINALE DONNE :   Maria Sharapova  vs  Serena Williams

Lucianone

 

mercoledì 5 giugno 2013

Società - Usa e università / Italia e competitività

5 giugno '13 - mercoledì             5th June / Wednesday

Iscriversi all'università negli Usa:
costa e non sempre serve
Il sindaco di New York Bloomberg ha tirato il sasso nello stagno, invitando i ragazzi
a non andare all'università e a diventare artigiani. Ma il fatto è che nemmeno negli
Usa, paese che piace ai nostri laureati che non trovano lavoro in Italia, sono più si-
curi che un college sia sempre un investimento fruttuoso. Il dubbio gli è venuto per
2 ragioni abbastanza decisive.  
LA PRIMA: un'università privata negli Stati Uniti costa in media 21.600 euro all'an-
no. Aggiungendo il mantenimento dello studente, una laurea in 4 anni (in corso) vola
in media a quota 130mila euro.    LA SECONDA: anche negli States si è scoperto che
una laurea non dà automaticamente lavoro. In più ci sono studi che dimostrano la so-
stanziale identità di reddito tra un laureato all'università della Pennsylvania (34mila
euro all'anno di retta) e al college Penn State (statale, 12.300 euro all'anno). 
Sono molti i miti universitari a stelle e strisce che si stanno sfaldando.  Jeff Selingo,
autore di un saggio molto documentato sul tema, ne distrugge almeno tre. Non è vero
che le università Usa sono le migliori del mondo. Un 14° posto nel ranking globale si
scontra con un costo medio tra i più alti. Non è vero che tutti gli studenti si laureano
in corso e non perdono tempo. Solo il 40% ci riesce. Non è vero che la laurea determi-
na il futuro in azienda. Sempre più datori di lavoro guardano alle reali capacità e non
ai titoli e ai nomi dei college.  Se avete figli che stanno per finire la scuola superiore,
ragionate con loro in modo molto concreto sui costi e sugli obiettivi che hanno in testa.
Non è detto che abbia ragione Bloomberg, ma è certo che sia sempre più indispensabi-
le fare i conti bene prima di investire decine di migliaia di euro all'anno sulla forma-
zione superiore.  In America hanno tirato su una generazione di debitori. Giovani che
non solo non trovano lavoro dopo la laurea, ma che inoltre hanno contratto mutui pe-
santi per studiare. Oggi la chiamano Generation I.O.U. (Io ti devo).
(da 'La Gazzetta dello Sport' - 31 maggio 2013 - di Francesco Carla, Presidente
www.finanzaworld.it)
Competitività: l'Italia scende al 44° posto,
la causa: 'non sa diversificare'
Mercoledì (29 maggio) era arrivato il plausa dell'Ue che aveva ritirato la
"procedura d'infrazione" all'Italia.  Ieri, giovedì 30 maggio, è invece arri-
vata la bocciatura dell'Institute for management development (Imd) di Lo-
sanna (Svizzera). Nella Classifica internazionale della competitività, stila-
ta ogni anno, l'Italia è scesa dal 40esimo al 44esimo posto (dietro il Perù)
ed è stata inserita anche tra i "perdenti", cioè tra i Paesi che hanno perso
più di 5 posizioni dal 1997 ad oggi. Tra le motivazioni il "non aver diversi-
ficato  la sua industria e controllato la spesa pubblica".
La graduatoria, che comprende 60 Stati e assegna il primo posto agli Usa,
vede  il  peggioramento  di Spagna (da 39 a 45), Portogallo (da 41 a 46)  e
Francia (28 a 29). A mettere un dito nella piaga ci ha pensato pure l'Ocse
che ha diffuso  i dati  sulla  disoccupazione italiana: nel Paese il 39%  dei
giovani è senza lavoro. "Servono azioni di ampio respiro, non solo urgenti",
il monito lanciato.

Lucianone

Ultime notizie - dall'Italia e dal mondo / Latest news

5 giugno '13 - mercoledì           5th June / Wednesday

Economia
La Fed pronta a comprare il debito
pubblico italiano / Berlino perde l'egemonia
Cambia la geografia politica mondiale. Gli Stati Uniti spostano
l'attenzione dal Medio Oriente alla Ue e valutano la possibilità
di comprare il debito dei Paesi in difficoltà (come l'Italia).
Interni / Italia
Grillo mette le mani sulla Vigilanza Rai
Il leghista Giacomo Stucchi al Copasir, Roberto Fico alla
Vigilanza Rai e Dario Stefano (Sel) alla giunta di Palazzo
Madama. Protesta di Sel.

Cronaca
Sentenza Stefano Cucchi: assolti tutti i poliziotti
Condannati solo i medici per omicidio colposo, assolti infermieri e agenti.
I familiari: "Giustizia ingiusta, andremo avavnti".

Continua... to be continued...

lunedì 3 giugno 2013

Sport - Tennis / Roland Garros

4 giugno '13 - martedì          4th June / Tuesday                        visione post - 6

Parigi  
(sabato, 1 giugno e domenica 2 giugno)
Schiavone vecchio stile!
Domina la francese Marion Bartoli, numero 13 del mondo, con un secco
6-2 6-1.  E' bella carica Francesca,  e dice: "Sono innamorata di questo 
torneo e se batto la Azarenka mangio due chili duìi terra rossa" e poi
continua "Ho gestito bene a livello tattico, sapevo bene come giocare.
Marion fa fatica a muoversi  e ad andare su e giù continuamente: dal
momento in cui ho trovato la chiave per entrare,. l'ho usata, aprivo la
porta e la riaprivo".
Francesca non corre, vola, non colpisce pennella, non tira, fa sempre
centro, non prova, riesce. Di dritto e di rovescio, ubriaca di slice e top
spin, cross stretti e dritti lungolinea, servizi e risposte, smorzate e lob
e la povera Bartoli -bimane totale - e il disperato papà Walter in tri-
buna:   "Non so che cosa sia successo, più i game andavano avanti 
meno mi sentivo coinvolta, il suo gioco mi dà fastidio. Fisicamente
mi ha spinto al limite".  Una lezione di tennis? Risponde Francesca:
"No, Marion, sulla terra, mi soffre tantissimo, ha caratteristiche per
terreni veloci e altri rimbalzi: io sono totalmente diversa, le mischio
le carte, non do mai ritmo, ho caratteristiche  che non  le piacciono.
Eppoi ho giocato ordinata e con freddezza sui punti importanti,  co-
sì ho fatto la differenza". 
 (Spunti da la Gazzetta dello Sport - 2 giugno 2013)
ALTRI INCONTRI    
Donne  -   La Vinci è fuori con Serena Williams
Uomini  -  Avanti anche Federer con Simon, ma con molta difficoltà
Federer (Svi) b. Simon (Fra) 6-1, 4-6, 2-6, 6-2, 6-3
S. Williams (Usa) b. Vinci (Ita) 6-1, 6-3
Errani (Ita) b. Suarez (Spa) 5-7, 4-6, 6-3  

Sara Errani, opposta alla spagnola
Suarez Navarro, fatica ma alla fine
entra nei quarti
La causa maggiore delle difficoltà della Errani con la Suarez  è dovuto
al rovescio bimane.     Spiegazione: proprio l'anno scorso, in una ricerca
svolta a Parigi sulla scomparsa del rovescio bimane la spagnola l'aveva
giustificata con una divertente spiegazione: "Al mio Paese, alle Canarie,
non sapevamo dell'esistenza di un colpo simile".   Con questo colpo, sul
quale si accaniva  ciecamente Sara, costrettavi in parte  dal suo proprio
bimane incrociato, in parte dalla miopia del suo allenatore, Suarez Na-
varro era riuscita a sottrarre tre games importanti a Sara, per conclude-
re il primo 7 a 5.  Nel secondo, un'altra serie di violenti incroci portava
la Navarro ad un 4 a 2 che sembrava l'inizio della fine. Ma a questo punto
usciva fuori la solidità mentale e la personalità di Sara, capace, nonstan-
te un malore accusato e nonostante l'equivoco tattico, a chiudere il 2° set
e addirittura il terzo, dopo un vantaggio di ben 5 a 1, mutato alla fine in
un meno disinvolto 6-3.
(Spunti da la Repubblica - 3 giugno 2013)

Parigi
(lunedì, 3 giugno)
La Leonessa d'Italia Francesca Schiavone
cede alla favorita Victoria Azarenka
CONTINUA...to be continued...

domenica 2 giugno 2013

Musica / intervista - Perchè Springsteen è il migliore

2 giugno '13 - domenica           2nd June - Sunday                         visioni post - 12

Jon Landau: "Vi svelo perchè Springsteen
 è il migliore"

(da la Repubblica / R2SPETTACOLI  - 23/05/2013 - Gino Castaldo da Oslo)

Il 22 maggio del 1974 Jon Landau, allora un quotato giornalista musicale, dopo
aver visto un concerto di Bruce Springsteen scrisse su un giornale di Boston una
frase che avrebbe fatto epoca: "Ho visto il futuro del rock'n'roll".
Oltre a quello del rock Landau vide anche il suo di futuro. perchè da quel momento
lui e il Boss non si sono mai più separati.  "Ero un giornalista, ma avevo voglia di 
produrre dischi, volevo essere come Phil Spector. E tutto cambiò quando mi chiamò
Bruce. Imparammo a conoscerci, diventammo amici e lui mi chiese dei consigli per-
chè aveva molte difficoltà con l'album che stava realizzando, che era Born to run.
Da allora sono stato sempre al suo fianco, come coproduttore, manager, consigliere".
Landau torna in Italia insieme a Springsteen  per un breve tour  che parte stasera
(23 maggio) in piazza del Plebiscito a Napoli, praticamente un debutto perchè mai
il rocker americano nella sua lunga carriera si è esibito nella piazza di una città.
La tournèe italiana proseguirà poi a Padova (stadio Euganeo) il 31 maggio, a Mi-
lano (stadio Meazza) il 3 giugno per poi tornare a Roma (all'Ippodromo delle Ca-
pannelle) l'11 luglio.

INTERVISTA
G. Castaldo  - "Si potrebbe dire che sia diventato il suo angelo custode, l'alter ego 
creativo e organizzativo, di cui Springsteen si fida ciecamente. Si è mai pentito di
questa scelta?".
J. Landau - "Mai, neanche una volta. Siamo profondamente amici. Che dire? Bruce
è il migliore con cui si possa lavorare. Non si ferma mai.  Spinge sempre avanti.  Fa 
cose che gli altri non fanno. E' sempre in crescita, e in costante cambiamento".
G. Castaldo - "Springsteen ha detto che i suoi concerti, la band, i tour, sono come la
sua seconda casa. E' così anche per lei?".
J. Landau - "Abbiamo creato intorno anoi una situazione familiare,. lavoriamo solo
con gente che ci piace e questo col tempo dà la sensazione di una famiglia. Se uno fa
la primadonna, se è troppo concentrato su se stesso, questo non è il posto giusto. Gra-
zie a questo non perdiamo tempo, non ci stressiamo per cose inutili. Non c'è mai stato
conflitto. A volte quasi mi dispiace dirlo perchè i giornalisti, specialmente in America,
vorrebbero sempre scrivere di cose più brutte, ma è così".
G. Castaldo - "Da decenni tutti cercano di spiegare il fenomeno Bruce. Se per un attimo
tornasse a fare il giornalista, lei come lo spiegherebbe?".
J. Landau - "Ricordo una notte di tanti anni fa, all'inizio  della  nostra collaborazione.
Bruce era sul divano che cercava di scrivere una canzone. Non era ancora famoso, can-
tava nei club, i primi due dischi avevano venduto poco. Gli chiesi cosa voleva fare della
sua vita. Lui mi rispose: forse quando avrò 75 anni  saprò  esattamente cosa voglio fare
della mia vita. il segreto è questo.     Dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti fino a
oggi, lui sta sempre cercando di fare  la miglior canzone  di sempre, il miglior disco  di
sempre, il miglior concerto di sempre.  Tutti gli artisti di successo oggi sono dentro un
meccanismo terribile: capricci, protezione, promozione a oltranza, video. Noi non fac-
ciamo nulla di tutto questo. Ci sono le canzoni, i dischi, i concerti, e questo è tutto.
Parte del talento di bruce è fisico. E da questo punto di vista è un miracolo perchè ha
più energia oggi di prima, ed è naturale al 100 per 100".
G. Castaldo - "C'è qualche sua canzone in cui si riconosce in modo particolare?"
J. Landau - "Sì, due. La prima è una meravigliosa canzone intitolata Valentine's day.
Una notte chiamai Bruce al telefono. Non ero andato al concerto  perchè quella sera
era nata mia figlia Kate, ed ero sopraffatto dall'emozione. Fu un bellissima conversa-
zione. Quando poi ascoltai Valentine's day capii che si riferiva alla nostra chiacchie-  
rata. Non gliel'ho mai chiesto, ma so che è così.      La seconda è Dancin' in the dark. 
Lavorammo fianco a fianco per molti mesi all'album Born in Usa. Sembrava che non
dovesse mai finire. Alla fine ottenemmo una lista di pezzi, ed era eccezionale. Ma non
era chiaro quale potesse essere il primo singolo, allora gli dissi: secondo me abbiamo
il secondo singolo, il terzo singolo e così via, ma non il primo. Lui si arrabbiò. Disse:
ho scritto più di settanta canzoni  per quest'album  e  non ho intenzione di scriverne
ancora, per cui se vuoi un hit single, scrivitelo da solo.  Era molto sarcastico e io la-
sciai cadere l'argomento. Poi però andammo in studio per finire altre cose e lui prese
la chitarra. Disse: ho qualcosa da registrare. E tirò fuori Dancin' in the dark.  Sono
sempre stato convinto che la frase "you can't start a fire without a spark"  fosse rife-
rita a me. Che la "scintilla" fossi io".     Fine dell'intervista


 B. SPRINGSTEEN LIVE at Rod Laver Arena Melbourne, Australia
 March 24  2013  -  Born in the U.S.A.




    Sydney Allphones (Australia)  -  marzo 22 2013 / TheAussiemusicman - Born in the USA

Lucianone

Dossier - Post-Austerity: sbagliata la politica del rigore

2 giugno '13 - domenica             2nd June / Sunday                         visioni post - 22

La politica del rigore  si è dimostrata   inefficace e anche
la sua base teorica si rivela sbagliata. E i governi europei
incominciano a trarne tutte le conseguenze.

LA FINE DI UN'IDEOLOGIA MORALISTA
CHE HA AGGRAVATO LA CRISI

(da la Repubblica - R2DIARIO / 16/05/2013  -  Federico Rampini)
La parabola del pensiero unico neoliberista sta volgendo al termine, la sua fine consuma
anche l'ideologia dell'austerity. Eppure l'austerity ha cercato di accreditarsi - soprattutto
nella sua versione europea - come l'antidoto agli eccessi del liberismo. Meglio ancora. co-
me una forma di catarsi, di espiazione. E' un aspetto importante, che spiega la pervicacia
della Germania nell'applicare e imporre al resto d'Europa ricette disastrose che prolunga-
no la recessione.  Spiega anche perchè interi pezzi  dell'establishment europeo siano stati
soggiogati dall'austerity  fino ad accettarla  come verità suprema (salvo scoprire  che "il
re è nudo". con la scoperta che  la famosa soglia invalicabile del 90%  di debito/Pil  era
un errore di calcolo). -  In partenza, i tedeschi furono tra i primi a mettere sotto accusa il neoliberismo, come causa della crisi del 2008. Videro in quel disastro sistemicon della fi-
nanza mondiale, scatenato da Wall Street, la condanna della "economia del debito". E
avevano ragione in quel contesto. I mutui subprime furono il fattore dirompente.  Quei
mutui "scadenti" (questa la traduzione più sincera) erano tali  perchè concessi a fami-
glie già  troppo indebitate, o dai redditi  palesemente insufficienti  per ripagare  le rate.
Elargendo con facilità credito a tutti, Wall Street  aveva  inventato un by-pass finanzia-
rio per risolvere un gigantesco problema sociale: la dilatazione patologica delle disegua-
glianze, l'impoverimento dei lavoratori e del ceto medio, il crollo della capacità di rispar-
mio delle famiglie, la difficoltà di accesso alla prima casa.  Il SISTEMA poteva funzionare
finchè la bolla speculativa faceva lievitare il valore degli immobili;  le famiglie sovrainde-
bitate potevano sempre sperare di rivendere la casa per ripagare i debiti.   I banchieri, dal
canto loro, si erano apparentemente immunizzati dal rischio, frazionando e cartolarizzan-
do i loro crediti, spalmando il rischio sui mercati e sugli investitori.
Quando il castello di carte è crollato è stato giusto puntare il dito contro  "la cultura del
debito facile". Questa cultura made in Usa , si era avvalsa dell'ideologia liberista: la con-
vinzione cioè che i mercati stessi avevano la capacità di autoregolarsi.   Uno dei massimi
guru di quel pensiero unico fu Alan Greenspan, presidente della Federal  Reserve duran-
te l'Età dell'Oro (Clinton-Bush), il quale aveva sempre snobbato  gli allarmi  sulle bolle
speculative e debitorie, perchè convinto che i mercati nel loro  perfetto equilibrio erano
già in grado di calcolare il rischio, di proteggersi, di ritrovare un equilibrio naturale.
Dopo il 2008, è dalla Germania che sono giunte alcune delle requisitorie più spietate
contro l'americanizzazione della finanza, l'esportazione della cultura del debito facile
verso paesi tanto diversi come l'Irlanda o la Spagna. A ragione la Germania di Angela
Merkel stabilì nelle sue diagnosi un nesso forte  tra il fenomeno sub-prime e l'altra di-
mensione dei debiti: la tendenza degli Stati Uniti  ad accumulare deficit commerciali
e passività con il resto del mondo (soprattutto le potenze esportatrici come Cina, Giap-
pone, Germania).  L'abitudine, cioè, degli Stati Uniti di "vivere al di sopra dei propri
mezzi". - Da quel momento in poi, la Germania si è convinta della propria superiori-
tà morale, oltre che economica.  La sua visione etica, sulle virtù della parsimonia, è
diventata un lasciapassare per reintrodurre nel senso comune  una vecchia versione
del liberismo. Lo chiamano 'ordo-liberalismus', ha avuto radici profonde nel mondo 
germanico. Somiglia all'ideologia che professava Herbert  Hoover , presidente ame-
ricano nel crac del 1929.   Hoover non era un mostro insensibile alle sofferenze dei
disoccupati. Provò ad attivare alcune leve dello Stato per attutire i colpi della Gran-
de Depressione.    Era però fermamente convinto che l'America dovesse "purgarsi"
per gli eccessi  del periodo precedente  (The Gilded Age, l'Età del Jazz, querlla del
Grande Gatsby): debiti, bolle speculative, eccesso dei consumi.  Una visione mora-
listica dell'economia, insieme con la fiducia nelle capacità autoregolatrici del mer-
cato, conducevano a pensare  che "sette anni di vacche magre"  dovessero biblica-
mente castigare il troppo benessere dell'era precedente.  A  questo  si aggiungeva
una fede dalle tinte moralistiche, sulle virtù del pareggio di bilancio.
ripresa Usa dura ormai da tre anni. Genera posti di lavoro a unra temibile.
L'AMERICA DIMOSTRA CHE DIVINCOLARSI DAL PENSIERO UNICO
NEO-LIBERISTA - anche nelle sue varianti moralistico puritane - E' IL PASSAG-
GIO OBBLIGATO PER INIZIARE A RIPARARE L'ENORME DISASTRO SOCIALE.
Obama ha aggiornato la lezione di John Maynard Keynes, l'unico pensiero forte
non-autoritario generato dagli anni Trenta: prima bisogna rilanciare la crescita,
ad ogni costo (il "costo" di Obama: un deficit/Pil oltre il 10% durante il periodo
più buio della recessione, 2009/2010). Quando l'economia torna a generare lavo-
ro, il risanamento  dei conti pubblici  è più facile: lo dimostra  il calo  del debito
pubblico Usa, in atto per la prima volta dal 2007, trainato dall'aumento del get-
tito fiscale. Lo Stato è anche, nella dottrina Obama, il catalizzatore di una nuo-
va stagione di innovazione: dalla Green Economy  alla rifondazione  dei nostri
sistemi educativi.
Il modello California, il più grosso degli Stati Uniti ad avere raggiunto il pareg-
gio di bilancio aumentando le tasse sui ricchi, dimostra questo anti-dogma, l'an-
tidoto al neoliberismo: lo sviluppo riparte solo se il potere d'acquisto viene diffu-
so  nei  ceti  più  numerosi, classi lavoratrici e ceto medio, la cui sofferenza è  la
prova  di un fallimento storico delle politiche gemelle. Austerity e neoliberismo
affondano abbracciate insieme.

SILLABARIO /  post-austerity
I miti peggiori sono che l'austerità porterà alla ripresa e che un aumento
della spesa governativa non lo farà. Il ragionamento è che il mondo degli
affari, vedendo i conti del governo più in ordine, sarà più fiducioso e che
tale aumento di fiducia porterà a maggiori investimenti.
E' interessante notare come, in base a questo ragionamento, chi lo sostie-
ne dovrebbe appoggiare la nostra prima strategia per la ripresa economica.
aumentare l'investimento pubblico. Poichè vi sono opportunità di investi-
mento pubblico ampiamente riconosciute quali fonti di ritorno attesi ele-
vati, ben più elevati  del tasso di interesse  che il governo deve pagare per
prendere  a prestito  il denaro, un maggiore investimento pubblico porte-
rebbe nel lungo periodo a un debito pubblico inferiore: e la convinzione
che sarebbe così dovrebbe instillare fiducia, portando a un'esplosione di
attività economica.
JOSEPHE  STIGLITZ

Le tappe della crisi economica
1.  -  Nel 2007-2008 esplode la crisi dei mutui subprime negli Usa.
Nel 2010 L'europa viene travolta dalla crisi del debito.
2.  -  Irlanda, Portogallo e soprattutto Grecia sono i Paesi più
colpiti dalla crisi. Vengono salvati dall'Ue che impone l'austerity.
3.  -  Anche l'Italia va in crisi e rischia il fallimento.  Cade il go-
verno Berlusconi, arriva Monti che approva dure politiche di rigore
con la cosiddetta "cura Monti".
4:  -  Cresce il numero di economisti e capi di governo che chiedono
la fine dell'austerity imposta dalla germania di Merkel.

John Maynard Keynes
'Il momento giusto per le politiche di austerità
è l'espansione, non la recessione'.
(Lettera al Presidente Roosevelt, 1937)

Enrico Berlinguer
'L'austerità deve avere come scopo giustizia, efficienza,
ordine e una moralità nuova'
(Austerità: occasione per trasformare l'Italia, 1977) 

Lucianone

Ambiente - Gli attivisti della frutta

2 giugno '13 - domenica           2nd June / Sunday                       visioni post - 10

Negli Usa cresce un nuovo movimento
"Fallen fruit": è il progetto che riqualifica le periferie con 
installazioni verdi / Limoni e banani nei parchi urbani
"Le città salvate dagli alberi"
       -   Ecco gli attivisti della frutta   -

(da la Repubblica - 16/05/2013 - Massimo Vincenzi da New York)
La ricetta è abbondante, colorata, c'è dentro di tutto: arte, internet, design, agricoltura,
cibo biologico, spirito hippie, controcultura  tanta fantasia..E' una macedonia. Di frutta,
come si chiama il progetto: "Fallen Fruit". I creatori sono tre artisti: Austin Young, Ma-
tias Vieneger e David Allen Burns che  nell'era dei generi che si mischiano, fondono le
loro multiple passioni, creando un movimento, che dalla California va alla conquista del
resto dell'America e oltre.
I tre, come racconta il New York Times, cercano spazi verdi ubblici e qui iniziano a piantare
con occhio artistico, i pali di legno colorato su cui far arrampicare gli alberi da frutta. Poi se-
guono la loro crescita, girano video, scattano foto, creano installazioni dentro un'infinita per-
formance che fa vivere la natura.
Ma non è solo una questione artistica, con i principali musei di Los Angeles che si contendono
le loro opere, è qualcosa di più. I tre scelgono zone non molto centrali, anzi meglio periferie iso
late e maltenute, come il quartier di Del Aire, "da non confondere cn Bel Air", come sorride uno
degli abitanti. E' qui che grazie ai tre ragazzi è nato il primo parco di alberi da frutta, Hanno se-
minato 27 piante e oltre sessanta ne hanno distribuite  alla gente, con l'obiettivo di coinvolgere
tutta la comunità.  "E' una sorta di progetto urbano di riqualificazione che parte dal basso", di-
cono i responsabili dell'amministrazione cittadina, che dopo la diffidenza iniziale ora ci mettono
soldi e faccia.  -  "E' un'esperienza collettiva, che mette in contatto persone diverse per cultura,
censo e storie individuali. Tutti assieme trovano una ragione comune su cui impegnarsi", spiega-
no gli artisti, che hanno una visione più romantica del loro lavoro: "La nostra è arte sociale. La
gente  si mette assieme: pianta, coltiva, cura la frutta e intanto, quasi senza accorgersene  rein-
venta lo spazio in cui vive. lo rende più bello, accogliente". E poi ancora: "Cosa c'è di meglio
che vedere alberi in fiore dalle proprie finestre o camminare per strade delimitate da piante?
Noi recuperiamo  un simbolo antico della California, che era stato ucciso dal cemento  e lo
portiamo nel futuro". -  Alle parole seguono i fatti. Attorno a questi parchi crescono ristoran-
ti e mercatini di prodotti a chilometri zero: tutto serve a  riempire "il deserto alimentare" che
c'era prima. Con il rito periodico della marmellata, dove vengono cucinate in forni da cam-
po gustose composte che poi vengono mangiate all'aperto come in una sagra di paese. Per
la gioia degli abitanti che non si pongono molti dilemmi artistici.
La comunità è fisica , ma anche virtuale. I tre ragazzi infatti usano in maniera strategica in-
ternet, soprattutto nelle sue declinazioni sociali. I loro account Facebook e Twitter hanno
numeri da record e qui si danno appuntamento tutti gli amanti della cultura slow. Ma non
è folclore: qui si trovano e mettono in contatto contadini da ogni parte d'America che tro-
vano imprenditori interessati ai loro prodotti. Oltre, ovviamente, alle notizie sulle prossime
performance da andare a vedere, sui prossimi quartieri da andare a rianimare. "E' una pic-
cola rivoluzione. Con la loro fantasia stanno rendendo tutti protagonisti attivi del cambia-
mento. Costringono all'azione anche le strutture pubbliche solitamente imprigionate nella
lentezza della loro burocrazia": li promuove Margaret Crawford dell'università di Berkeley.

In parallelo essi portano avanti  l'altra faccia del loro progetto: la mappatura degli alberi
da frutta sia nei parchi pubblici che nei cortili delle case private. E per farlo non si ferma-
no mai, viaggiano  da San Francisco  a Madrid, da Seattle a Copenaghen, dai canali  di.
Venezia sino aj ghiacci dell'artico.  Qui riprendono delle bacche che resistono al freddo
e danno un titolo poetico al video: 'la frutta più solitaria del mondo'. La filosofia del cen-
simento è la stessa:    "La gente spesso abita vicino a questi alberi e non se ne accorge.
Invece noi così restituiamo alle persone la bellezza"-
Sono artisti. E quando guardano i bambini giocare nelle giostre vicino ai loro frutti più
colorati, non trattengono la gioia: "Guardate che belli quegli alberi. Non chiedono nien-
te e danno tutto in eterno: sono un simbolo per tutti noi". E in effetti le immagini colora-
te delle performance mettono di buon umore. Sarà perchè, come dicono loro, "la frutta
è ottimista". Oltre che buona.

Riflessioni personali

Continua... to be continued...