4 marzo '13 - lunedì 4th March / Monday
Caro Lucio, ti canto
Da Piazza Maggiore a Bologna, stasera le star della musica
italiana al grande concerto-omaggio a Dalla, a un anno dal-
la morte dell'artista.
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lunedì 4 marzo 2013
Sport - calcio / Serie B - 29^ giornata: I POSTICIPI
4 marzo '13 - lunedì 4th March / Monday
Serie B: Verona-Padova 0-2 /Due schiaffi di Farias e Cutolo
Serie B: Verona-Padova 0-2 /Due schiaffi di Farias e Cutolo
Nel posticipo della 29ª giornata di Serie B k.o. la squadra di Mandorlini nel derby veneto. Successo esterno del Bari che sorpassa in classifica il Vicenza grazie alla rete di Caputo. Finiti i posticipi: Vicenza-Bari, 1-0 per i pugliesi, e Verona-Padova, con la vittoria per 2-0 della squadra di Colomba.
VERONA - PADOVA 0-2 — Il Verona è improduttivo, il Padova essenziale. La differenza è negli attimi, quelli che l’Hellas non coglie e che la coppia Farias-Cutolo sa afferrare con due lampi quando la gara vive i minuti-chiave. Colomba rafforza il sesto posto, mentre i punti fra il Verona e il Livorno secondo tornano ad essere quattro. Il Padova non si risparmia, in campo con Babacar, Farias e il fischiatissimo Cutolo, ex reduce del Verona di Ventura che perse la serie B dopo 64 anni per mano dello Spezia. Solito tridente per Mandorlini, con Cacia centravanti circondato da Sgrigna e Gomez. Tornano Moras ed Hallfredsson. Arretra nella posizione di terzino sinistro Martinho, decisivo a Bari. Con lui in campo l’Hellas viaggia a 2,22 punti a partita, senza il brasiliano la media scende a 1,33. La partita è equilibrata in avvio, ma il Verona diventa ben presto pericoloso. Con Gomez al 10’, la cui inzuccata a colpo sicuro sul servizio dalla sinistra di Hallfredsson è troppo centrale. Silvestri si salva con una deviazione d’istinto. Il Verona genera gioco ed occasioni, al 23’ tocca a Laner dal limite dell’area piccola vedersi respingere da Silvestri un destro troppo timido. Cutolo al 25’ spara alto da posizione defilata dopo una lunga volata iniziata sulla fascia destra, Silvestri al 32’ è ancora bravissimo stavolta su Sgrigna, dopo un’azione rifinita da Gomez ma non conclusa a dovere dall’ex del Torino. Intanto il Verona ha perso Moras per un problema fisico, dalla mezzora in poi al centro della difesa del Verona si piazza Ceccarelli. Farias si fa vedere con un destro a giro lontano dai pali di Rafael, l’Hellas spinge più a sinistra con Martinho ed Hallfredsson ma non sfonda. Così il pallone giusto capita sul sinistro di Cutolo quando il 45’ è passato da quasi un minuto. Il rasoterra finisce fuori alla sinistra di Rafael, l’ultimo assalto del tempo sotto la Curva Sud è infruttuoso. Squadre negli spogliatoi. Si riparte nel segno di Jorginho, suggeritore al 2’ per il sinistro fuori di Gomez e pericoloso al 3’ con un fendente di controbalzo che sfiora il palo. Si perde nel possesso palla il Verona, punito severamente al quarto d’ora da Diego Farias, uno dei dei tanti ex della serata, freddo nell’infilare alle spalle di Rafael un rimpallo generato da una carambola fra Jorginho e Laner sul tocco di De Feudis destinato dalla parte opposta. La prima mossa di Mandorlini è Rivas al posto di Laner (ammonito), con i soli Hallfredsson ed un ispirato Jorginho davanti alla difesa. Il Verona non ha neanche il tempo di assestarsi che il Padova (22’) raddoppia con Cutolo, che dalla sinistra scappa sul filo del fuorigioco e infila Rafael sotto la traversa. Punito col giallo Cutolo, che esulta con le mani alle orecchie quasi a chiamare il Bentegodi che l’aveva sonoramente fischiato. La stessa scena di un anno fa. Colomba si protegge con Dellafiore e toglie proprio Cutolo. Il Verona pieno di punte e mezzepunte ma impoverito nella mediana si perde col passare dei minuti, mentre il Padova resta alto e guadagna metri. Al 35’ Rafael è miracoloso su Farias, al 37’ Bonazzoli di testa sfiora il palo e legittima sempre più il punteggio. Silvestri dice due volte di no a Gomez, ma è troppo tardi. Quattro minuti di recupero, al terzo Farias timbra il palo. Vince il Padova, con pieno merito. (Alessandro De Pietro - da Gazzettadello Sport.it)

La rete dell' 1- 0 di Farias (del Padova)
Continua...to be continued...
Continua...to be continued...
Società-politica / Notizie e curiosità in breve
4 marzo '13 - lunedì 4th March / Monday visioni post - 7
LA NEBULOSA del SAGITTARIO
Questa foto l'ho pescata sul sito del giornale l'Arena.it di Verona. Molto simile alla
situazione attuale del nostro Paese! Non se ne esce: dobbiamo chiedere l'estremo
aiuto di qualche extraterrestre? (L u c i a n o n e)
..
TRENITALIA
Differito lo sciopero dell'8 marzo
Differito lo sciopero nazionale del personale di Trenitalia proclamato
per venerdì 8 marzo. Lo annunciano Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti,
Ugl e Fast -Ferrovie spiegando che "la protesta contro le azioni uni-
laterali messe in atto dall'azienda in materia di occupazione viene
differita, a seguito dell'intervento della Commissione di garanzia e
sarà riprogrammata".
AUTOSTRADE
Sciopero di 4 ore, ieri domenica 3/3/'13
Sciopero degli addetti turnisti di Autostrade per l'Italia. La potesta
ha interessato anche gli operatori nei zaselli, ed è stata indetta dai
sindacati "a seguito della scelta aziendale di procedere a azioni uni-
laterali in tema di organizzazione del lavoro, di gestione delle inter-
nalizzazioni nelle direzioni generali, di mobilità territoriale del per-
sonale".
PARMALAT
Tribunale si riserva la decisione
Si è conclusa al tribunale di Parma l'udienza in camera di consiglio
del procedimento civile sull'operazione di acquisto di Lactalis Usa
da parte di Parmalat. Il presidente del tribunale Roberto Piscopo
si è riservato di decidere sulla richiesta delle procura di Parma.
che ha chiesto la revoca del cda. Per prendere la decisione il tri-
bunale ha 15 giorni di tempo.
CALZATURE
Cala il valore della produzione
La crisi si fa sentire anche sul settore calzaturiero che nel 2012
ha visto scendere la produzione dell' 1,4% in valore (7,1 miliardi
di euro) e del 4,1 in volume, al di sotto della quota di 200 milioni
di paia. "E' sempre più urgente parlare di economia reale - ha
detto Cleto Sagripanti, presidente di Anci, durante la presenta-
zione della Fiera milanese Micam - Chiediamo il recupero di
uno strumento come la legge 1083".
FERROVIE PERDUTE
A spasso su Itinerari dimenticati (domenica 3 marzo)
50 eventi in tutta Italia, per riscoprire le linee ferroviarie d'epoca.
Ma non è solo uno sfizio per cultori: l'appuntamento (25mila pre-
senze l'anno scorso) permette di immergersii in angoli dimenticati
del paesaggio italiano. Che possono diventare piste ciclabili, per
trekking o cavallo. Viaggi con treni storici, camminate e mostre:
dalla Via dello Zolfo in Sicilia alla Adriatico.Appennino nelle
Marche fino all Pisa-Marina di Pisa.Tirrenia in Toscana e la
Transiberiana d'Italia nel Molise - Per informazioni: ferroviedimenticate.it
LIGABUE TRA GENIO E FOLLIA
Lucca celebra il maestro: la storia dell'artista in 80 opere
"Antonio Ligabue. Istinto, genialità e follia" è la mostra che si
è aperta, sabato 2 marzo, a Lucca per ripercorrere, attraverso 80
opere legate alle differenti tecniche espressive (olio su tela, dise-
gni, grafiche e sculture) la storia di uno degli artisti più contro-
versi e imprevedibili della storia dell'arte del '900. Ma il percorso
dell'esposizione intende indagare Antonio Ligabue (1899-1965)
non solo come uomo e artista, ma soprattutto nel suo rapporto
tra arte e follia.
Al LUCCA CENTER OF CONTEMPORARY ART, fino al 9 giugno.
Antonio Ligabue : collage di disegni
C'è "Priscilla" per i ritardatari
Lo show è a Roma
A 15 mesi dal debutto italiano , il musical "Priscilla " è ancora in scena e offre
ai... ritardatari l'occasione di scoprire uno dei musical più scintillanti e travolgenti
allestiti negli ultimi anni. Lanciato nel 2006, "Priscilla" ha ricevuto molti premi inter-
nazionali, tra cui un Oliver Award, un What's on Stage Award come 'Best New
Musical'' e un Tony Award per i Costumi.
Appuntamento al Teatro Brancaccio di Roma, fino al 7 aprile. Biglietti da 19 euro
Lucianone.
LA NEBULOSA del SAGITTARIO
Questa foto l'ho pescata sul sito del giornale l'Arena.it di Verona. Molto simile alla
situazione attuale del nostro Paese! Non se ne esce: dobbiamo chiedere l'estremo
aiuto di qualche extraterrestre? (L u c i a n o n e)
..
TRENITALIA
Differito lo sciopero dell'8 marzo
Differito lo sciopero nazionale del personale di Trenitalia proclamato
per venerdì 8 marzo. Lo annunciano Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti,
Ugl e Fast -Ferrovie spiegando che "la protesta contro le azioni uni-
laterali messe in atto dall'azienda in materia di occupazione viene
differita, a seguito dell'intervento della Commissione di garanzia e
sarà riprogrammata".
AUTOSTRADE
Sciopero di 4 ore, ieri domenica 3/3/'13
Sciopero degli addetti turnisti di Autostrade per l'Italia. La potesta
ha interessato anche gli operatori nei zaselli, ed è stata indetta dai
sindacati "a seguito della scelta aziendale di procedere a azioni uni-
laterali in tema di organizzazione del lavoro, di gestione delle inter-
nalizzazioni nelle direzioni generali, di mobilità territoriale del per-
sonale".
PARMALAT
Tribunale si riserva la decisione
Si è conclusa al tribunale di Parma l'udienza in camera di consiglio
del procedimento civile sull'operazione di acquisto di Lactalis Usa
da parte di Parmalat. Il presidente del tribunale Roberto Piscopo
si è riservato di decidere sulla richiesta delle procura di Parma.
che ha chiesto la revoca del cda. Per prendere la decisione il tri-
bunale ha 15 giorni di tempo.
CALZATURE
Cala il valore della produzione
La crisi si fa sentire anche sul settore calzaturiero che nel 2012
ha visto scendere la produzione dell' 1,4% in valore (7,1 miliardi
di euro) e del 4,1 in volume, al di sotto della quota di 200 milioni
di paia. "E' sempre più urgente parlare di economia reale - ha
detto Cleto Sagripanti, presidente di Anci, durante la presenta-
zione della Fiera milanese Micam - Chiediamo il recupero di
uno strumento come la legge 1083".
FERROVIE PERDUTE
A spasso su Itinerari dimenticati (domenica 3 marzo)
50 eventi in tutta Italia, per riscoprire le linee ferroviarie d'epoca.
Ma non è solo uno sfizio per cultori: l'appuntamento (25mila pre-
senze l'anno scorso) permette di immergersii in angoli dimenticati
del paesaggio italiano. Che possono diventare piste ciclabili, per
trekking o cavallo. Viaggi con treni storici, camminate e mostre:
dalla Via dello Zolfo in Sicilia alla Adriatico.Appennino nelle
Marche fino all Pisa-Marina di Pisa.Tirrenia in Toscana e la
Transiberiana d'Italia nel Molise - Per informazioni: ferroviedimenticate.it
LIGABUE TRA GENIO E FOLLIA
Lucca celebra il maestro: la storia dell'artista in 80 opere
"Antonio Ligabue. Istinto, genialità e follia" è la mostra che si
è aperta, sabato 2 marzo, a Lucca per ripercorrere, attraverso 80
opere legate alle differenti tecniche espressive (olio su tela, dise-
gni, grafiche e sculture) la storia di uno degli artisti più contro-
versi e imprevedibili della storia dell'arte del '900. Ma il percorso
dell'esposizione intende indagare Antonio Ligabue (1899-1965)
non solo come uomo e artista, ma soprattutto nel suo rapporto
tra arte e follia.
Al LUCCA CENTER OF CONTEMPORARY ART, fino al 9 giugno.
Antonio Ligabue : collage di disegni
C'è "Priscilla" per i ritardatari
Lo show è a Roma
A 15 mesi dal debutto italiano , il musical "Priscilla " è ancora in scena e offre
ai... ritardatari l'occasione di scoprire uno dei musical più scintillanti e travolgenti
allestiti negli ultimi anni. Lanciato nel 2006, "Priscilla" ha ricevuto molti premi inter-
nazionali, tra cui un Oliver Award, un What's on Stage Award come 'Best New
Musical'' e un Tony Award per i Costumi.
Appuntamento al Teatro Brancaccio di Roma, fino al 7 aprile. Biglietti da 19 euro
Lucianone.
sabato 2 marzo 2013
Sport - calcio / Serie B - 29^ giornata 2012/13
2 marzo '13 - sabato 2nd March / Saturday visioni post
-
-
Serie B: Sassuolo in testacoda. Si rialzano Livorno e Brescia. L'Empoli va
29ª giornata: Clamoroso tonfo in casa della capolista contro l'ultima della classe: il Grosseto fa il colpo. Belingheri e Corvia fanno tornare il sorriso a Nicola e Calori. Doppio Big-Mac castiga il Varese. Crotone-Ascoli sospesa dopo il primo tempo (1-0). Lunedì: Vicenza-Bari (ore 19) e Verona-Padova (ore 21)
La sorpresa della giornata è davvero straordinaria: cade davanti al proprio pubblico il Sassuolo. Il Grosseto fa il colpo con due gol di Piovaccari. Gioranta di doppiette: quelle di Belingheri e Corvia rilanciano Livorno e Brescia. Maccarone, invece, castiga due volte in 20' il Varese che reagisce solo nella ripresa, ma non basta e l'Empoli lo aggancia al quarto posto. A Crotone Maiello festeggia il gol contro l'Ascoli facendosi una "nuotata", poi dopo l'intervallo l'arbitro decide di sospendere la partita per l'impraticabilità del campo a causa della pioggia. La Reggina beffa il Novara che spreca il colpo del ko con Gonzalez che sbaglia un rigore.
Sassuolo - Grosseto 0-2 — Il Grosseto piazza il colpo che non ti aspetti e sbanca il Braglia, regolando la capolista Sassuolo che cade nel modo più fragoroso e inatteso contro i maremmani. Bravi a capitalizzare una gara ordinata e attenta, ben preparata da Moriero e ben giocata dal 4-2-3-1 varato dal tecnico biancorosso, e che cambia padrone in avvio di ripresa, quando Piovaccari va a prendersi la rete del vantaggio. Prima, imprecisioni assortite avevano condotto ad un primo tempo avaro più di reti che di occasioni – le migliori, tuttavia, capitano al Grosseto, con Som e Soddimo, mentre il Sassuolo recrimina sulla palla gol che Catellani spreca al 37’ – e dopo la capolista continua a faticare. Altri errori per Troiano e ancora Catellani, e soprattutto Pavoletti che quando scade l’ora di gioco, allacciandosi la scarpa in fuorigioco, vanifica il gol di Troiano. Regala, il Sassuolo, e il Grosseto raccoglie, andandosi a prendere, ancora con Piovaccari alla mezz'ora della ripresa, il gol del raddoppio che chiude il match ben oltre il tentativo di rimonta del Sassuolo, che reclama un rigore ma sbaglia troppo per chiedere di più e si fa beffe della statistica. Il Grosseto non vinceva in trasferta dall’aprile del 2012, la stessa giornata (36ma) il Sassuolo subiva l’ultima sconfitta in casa prima di quella di ieri. (da La Gazzettadello Sport.it / Stefano Fogliani)
Lucianone
Lucianone
Politica / Economia - ITALIA / Paese bloccato e al limite
2 marzo '13 - sabato 2nd March / Saturday visioni post - 4
RIPARTIRE DALL'ECONOMIA REALE
I disoccupati non aspettano. E neanche le imprese, i piccoli artigiani, commercianti.
Il Paese reale presenta il conto della recessione, mentre la politica resta impigliata
nello "scacco matto" prodotto dalle elezioni. Finora dall'Europa arrivano segnali di
fiduciosa attesa, ma prima o poi qualcuno dovrà pure presentare un programma con
obiettivi precisi. E gli obiettivi, visti i numeri di ieri, sembrano sempre più lontani.
Vero è che nelle sabbie mobili della decrescita ci siamo (ormai) quasi tutti. Persino
il ministro delle finanze olandesi Jeroem Dijsselbloem, oggi presidente dell'Euro-
gruppo, descritto come un laburista "di ferro" (nel senso del rigorismo) ieri ha do-
vuto ammettere che neanche l'Olanda riuscirà a stare sotto la soglia del 3% di
deficit, e che quindi serve un allentamento. Purtroppo Mario Monti non ha fatto lo
stesso, come ha ricordato due giorni fa. Per tenere testa a Merkel, il premier italia-
no ha preferito "uccidere" famiglie e imprese.
Oggi la strada dell'allentamento dei vincoli si sta facendo più concreta. Ma basterà
un semplice rinvio degli obiettivi per far ripartire un'Italia con il terzo debito del
mondo? "La situazione è talmente difficile e complicata che dobbiamo metterci tutti
insieme per ritrovare la crescita dell'economia reale, indipendentemente dagli schie-
ramenti", ha dichiarato ieri il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, riproponen-
do di fatto un esecutivo di larghe intese, che però per ora non si vede all'orizzonte
DATI ESPLOSIVI
I dati forniti dall'Istat sono una miscela esplosiva per i mercati, che l'Italia non può
permetteri di ignorare visto che ogni anno rifinanziano emissioni per oltre 400 mi-
liardi. Nel 2012 la ricchezza è diminuita del 2,4%, il doppio di quanto si era stimato
all'inizio dell'anno. Il debito pubblico tocca quota 127 %, il più alto da inizio anni
'90, quando poi l'allora premier calò la sua ghigliottina sui conti correnti.
Ma il numero davvero preoccupante è il dato sulla disoccupazione: a gennaio 3 mi-
lioni di persone sono in cerca di lavoro e i precari superano quota 2,8 milioni.
Questa è la fotografia della recessione italiana, questa è la "tragedia" di cui ha
parlato due giorni fa il presidente della Bce Mario Draghi.
I risultati delle politiche di austerità sono catastrofici. La storiella che prima si
rimettono in ordine i conti, e poi sarà più facile ripartire, viene smentita dai fatti.
L'Italia sarebbe vicina al pareggio di bilancio (sempre se si depurano i dati dal
ciclo economico, cioè non computando la parte di deficit causata dalla recessio-
ne) , ma è lontana dalla ricchezza e dalla piena occupazione. I due obiettivi evi-
dentemente non stanno insieme. In più "con lo scoppio della crisi finanziaria nel
2008 i Peasi piigs (cioè quelli in disordine con i conti, tra cui anche l'Italia) del-
l'eurozona hanno scoperto di essere in una situazione analoga a tutti quei Paesi
dell'Asia o dell'America latina che negli anni Ottanta e Novanta si erano indebi-
tati in dollari, cioè di una moneta di cui non avevano il controllo". Così scrive
Ruggero Paladini in un'analisi pubblicata sul sito www.nens.it.
Insomma, il deficit scende, ma il debito aumenta (al contrario di quanto pensavano
i rigoristi, e aumenterà sempre di più perchè il Pil scenderà sempre di più sotto i
colpi dei tagli. Oggi c'è qualche controllo in più sulla moneta, dopo la scelta di Dra-
ghi di varare gli Omt (outright monetary transaction), ovvero misure salva-Stati
attraverso l'intervento della Bce.
Continua...to be continued...
RIPARTIRE DALL'ECONOMIA REALE
I disoccupati non aspettano. E neanche le imprese, i piccoli artigiani, commercianti.
Il Paese reale presenta il conto della recessione, mentre la politica resta impigliata
nello "scacco matto" prodotto dalle elezioni. Finora dall'Europa arrivano segnali di
fiduciosa attesa, ma prima o poi qualcuno dovrà pure presentare un programma con
obiettivi precisi. E gli obiettivi, visti i numeri di ieri, sembrano sempre più lontani.
Vero è che nelle sabbie mobili della decrescita ci siamo (ormai) quasi tutti. Persino
il ministro delle finanze olandesi Jeroem Dijsselbloem, oggi presidente dell'Euro-
gruppo, descritto come un laburista "di ferro" (nel senso del rigorismo) ieri ha do-
vuto ammettere che neanche l'Olanda riuscirà a stare sotto la soglia del 3% di
deficit, e che quindi serve un allentamento. Purtroppo Mario Monti non ha fatto lo
stesso, come ha ricordato due giorni fa. Per tenere testa a Merkel, il premier italia-
no ha preferito "uccidere" famiglie e imprese.
Oggi la strada dell'allentamento dei vincoli si sta facendo più concreta. Ma basterà
un semplice rinvio degli obiettivi per far ripartire un'Italia con il terzo debito del
mondo? "La situazione è talmente difficile e complicata che dobbiamo metterci tutti
insieme per ritrovare la crescita dell'economia reale, indipendentemente dagli schie-
ramenti", ha dichiarato ieri il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, riproponen-
do di fatto un esecutivo di larghe intese, che però per ora non si vede all'orizzonte
DATI ESPLOSIVI
I dati forniti dall'Istat sono una miscela esplosiva per i mercati, che l'Italia non può
permetteri di ignorare visto che ogni anno rifinanziano emissioni per oltre 400 mi-
liardi. Nel 2012 la ricchezza è diminuita del 2,4%, il doppio di quanto si era stimato
all'inizio dell'anno. Il debito pubblico tocca quota 127 %, il più alto da inizio anni
'90, quando poi l'allora premier calò la sua ghigliottina sui conti correnti.
Ma il numero davvero preoccupante è il dato sulla disoccupazione: a gennaio 3 mi-
lioni di persone sono in cerca di lavoro e i precari superano quota 2,8 milioni.
Questa è la fotografia della recessione italiana, questa è la "tragedia" di cui ha
parlato due giorni fa il presidente della Bce Mario Draghi.
I risultati delle politiche di austerità sono catastrofici. La storiella che prima si
rimettono in ordine i conti, e poi sarà più facile ripartire, viene smentita dai fatti.
L'Italia sarebbe vicina al pareggio di bilancio (sempre se si depurano i dati dal
ciclo economico, cioè non computando la parte di deficit causata dalla recessio-
ne) , ma è lontana dalla ricchezza e dalla piena occupazione. I due obiettivi evi-
dentemente non stanno insieme. In più "con lo scoppio della crisi finanziaria nel
2008 i Peasi piigs (cioè quelli in disordine con i conti, tra cui anche l'Italia) del-
l'eurozona hanno scoperto di essere in una situazione analoga a tutti quei Paesi
dell'Asia o dell'America latina che negli anni Ottanta e Novanta si erano indebi-
tati in dollari, cioè di una moneta di cui non avevano il controllo". Così scrive
Ruggero Paladini in un'analisi pubblicata sul sito www.nens.it.
Insomma, il deficit scende, ma il debito aumenta (al contrario di quanto pensavano
i rigoristi, e aumenterà sempre di più perchè il Pil scenderà sempre di più sotto i
colpi dei tagli. Oggi c'è qualche controllo in più sulla moneta, dopo la scelta di Dra-
ghi di varare gli Omt (outright monetary transaction), ovvero misure salva-Stati
attraverso l'intervento della Bce.
Continua...to be continued...
Cultura - Il personaggio / Stéphane Hessel, autore di "Indignatevi!"
2 marzo '13 - sabato 2nd March / Saturday visioni post - 10
Addio all'uomo che disse al mondo "Indignatevi!"
Stéphane Hessell è morto a 95 anni. Nel 2010 era diventato famoso con
il saggio che ha dato origine a movimenti e proteste.
(da la Repubblica / R2CULTURA - 28/02/2013 - di Anais Ginori)
"Mi permetta di recitarle una poesia". Nell'inverno della sua esistenza,
Stéphane Hessel assaporava un'impeovvisa primavera. Aveva interrotto la
conversazione, alzandosi in piedi per declamare i versi de 'Il cimitero ma-
rino' di Paul Valéry. L'amore per la poesia, combinato a una memoria
prodigiosa, erano il suo vanto. Qualche conoscente lo prendeva in giro
per il vezzo che esibiva spesso, preferibilmente con le signore. Eppure, in
quel febbraio di 2 anni fa, mentre parlava di giovani e politica, guerra e
coraggio, diritti umani e conformismo, aveva un'energia contagiosa, con
quel sorriso infantile che solo la vecchiaia restituisce a volte. A prima vi-
sta poteva sembrare puerile, naif. Come lo slogan Indignatevi!, e tutti
quei punti esclamativi, diventati il suo marchio di fabbrica. Impegnatevi!,
Vivete! Impossibile sottrarsi ai suoi ripetuti moniti a mezzo stampa.
"Finchè posso camminare, parlare, capire cosa sta succedendo - spiegava -
ho la responsabilità di esercitare la mia influenza". I suoi amici racconta-
no che ha continuato a progettare viaggi, adunate, pamphlet fino a poco
prima di morire, martedì notte, a Parigi, all'età di 95 anni. Non si ricorda,
in tempi recenti, un successo editoriale di tale portata: olgtre cinque milio-
ni di copie vendute in quasi cento paesi, movimenti di protesta, dagli Indi-
gnados ai ragazzi di Occupy Wall Street, che hanno usato come manifesto
quel libello scritto nell'ottobre 2010, quasi per caso.
L'editrice Sylvie Crossman aveva visto Hessel a una riunione di vecchi
combattenti, mentre recitava il programma del Consiglio della Resistenza.
Propose al diplomatico in pensione di scrivere un promemoria per i più
giovani, ricordando i valori della Resistenza e la loro importanza per il
presente. - Mancava un titolo, Indignez-vous! disse Crossman, fondatrice
di 'Indigene' dopo aver lasciato il lavoro di giornalista a Le Monde.
Pochi conoscevano allora l'autore, ebreo tedesco naturalizzato in Fran-
cia nel 1939, scampato per miracolo ai campi di concentramento, entrato
nella Resistenza, poi diventato diplomatico, tra i promotori della Dichia-
razione universale dei diritti dell'Uomo.
Nel 2006 aveva scritto la sua biografia "Danza con il secolo" (Addedito.
re). All'epoca, Libération fece un ritratto di lui intitolato 'Il figlio di
Jules e Jim'. Sua madre pittrice, Hélène, aveva infatti ispirato il perso-
naggio del romanzo di Henri-Pierre Roché dal quale Francois Truffaut
trasse il film. - Ora la peccaminosa Hélène,riscoperta in vari libri è di-
ventata piuttosto la "mamma di Hessel" e persino Franz, il padre, tra-
duttore di Proust in Germania e amico di Walter Benjamin, ha benefi-
ciato del successo ardivo del figlio. Le sue opere sono state ripubblica-
te anche in Italia. Hessel è diventato una sorta di passepartout dal pun-
to di vista editoriale. Ha accumulato negli ultimi tre anni di vita una
bibliografia che altri avrebbero impiegato decenni a mettere insieme.
Diversi pamphlet, raccolte di articoli o interviste, dialoghi a più voci,
una nuova biografia ("A conti fatti, o quasi", pubblicata da Bompia-
ni) e, ovviamente, un saggio sulla sua passione per la poesia.
Uno sfruttamento commerciale intensivo, e s'immaginano già titoli
postumi pronti a uscire. Dai temi dell'ecologia al disarmo nucleare,
dalle primarie del partito socialista fino al ruolo delle banche: non
c'è praticamente argomento che Hessel non abbia trattato, cercando
di distillare in pochissimo tempo un immenso capitale di esperienza.
Si concedeva a tutti, aveva inflazionato la sua immagine e il suo no-
me, senza timore del ridicolo. Sentiva di giocarsi tutto, ora e subito.
Aveva un senso di urgenza che rendeva più convincente ogni sua pa-
rola. Gran parte dei diritti d'autore dei suoi libri sono andati in be-
neficenza, in particolare ai progetti filantropici sviluppati dall'as-
sociazione fondata insieme all'ex primo ministro Michel Rocard.
Molti lo hanno criticato per questo ruolo di nuovo maitre à penser,
qualcuno è arrivato a dire che si era inventato parte della sua avven-
turosa vita. E' statocriticato per aver firmato una petizione in favore
del boicottaggio dei prodotti israeliani, accusato di "antisemitismo",
poi difeso da alcuni intellettuali amici. "Non m'importano più le
critiche - rispondeva - alla mia età si può finalmente essere liberi".
Molti gli hanno comunque riconosciuto un'onestà intellettuale di
fondo. "Un grande uomo" ha detto (ieri) il presidente Francois
Hollande. Fino all'ultimo ha continuato a rispondere a interviste,
partecipare a incontri pubblici, con un'inesauribile voglia di di-
battere. Ha dimostrato che si può parlare ai giovani, che la frattu-
ra generazionale, se esiste, è soprattutto tra padri e figli.
Continua...to be continued...
Addio all'uomo che disse al mondo "Indignatevi!"
Stéphane Hessell è morto a 95 anni. Nel 2010 era diventato famoso con
il saggio che ha dato origine a movimenti e proteste.
(da la Repubblica / R2CULTURA - 28/02/2013 - di Anais Ginori)
"Mi permetta di recitarle una poesia". Nell'inverno della sua esistenza,
Stéphane Hessel assaporava un'impeovvisa primavera. Aveva interrotto la
conversazione, alzandosi in piedi per declamare i versi de 'Il cimitero ma-
rino' di Paul Valéry. L'amore per la poesia, combinato a una memoria
prodigiosa, erano il suo vanto. Qualche conoscente lo prendeva in giro
per il vezzo che esibiva spesso, preferibilmente con le signore. Eppure, in
quel febbraio di 2 anni fa, mentre parlava di giovani e politica, guerra e
coraggio, diritti umani e conformismo, aveva un'energia contagiosa, con
quel sorriso infantile che solo la vecchiaia restituisce a volte. A prima vi-
sta poteva sembrare puerile, naif. Come lo slogan Indignatevi!, e tutti
quei punti esclamativi, diventati il suo marchio di fabbrica. Impegnatevi!,
Vivete! Impossibile sottrarsi ai suoi ripetuti moniti a mezzo stampa.
"Finchè posso camminare, parlare, capire cosa sta succedendo - spiegava -
ho la responsabilità di esercitare la mia influenza". I suoi amici racconta-
no che ha continuato a progettare viaggi, adunate, pamphlet fino a poco
prima di morire, martedì notte, a Parigi, all'età di 95 anni. Non si ricorda,
in tempi recenti, un successo editoriale di tale portata: olgtre cinque milio-
ni di copie vendute in quasi cento paesi, movimenti di protesta, dagli Indi-
gnados ai ragazzi di Occupy Wall Street, che hanno usato come manifesto
quel libello scritto nell'ottobre 2010, quasi per caso.
L'editrice Sylvie Crossman aveva visto Hessel a una riunione di vecchi
combattenti, mentre recitava il programma del Consiglio della Resistenza.
Propose al diplomatico in pensione di scrivere un promemoria per i più
giovani, ricordando i valori della Resistenza e la loro importanza per il
presente. - Mancava un titolo, Indignez-vous! disse Crossman, fondatrice
di 'Indigene' dopo aver lasciato il lavoro di giornalista a Le Monde.
Pochi conoscevano allora l'autore, ebreo tedesco naturalizzato in Fran-
cia nel 1939, scampato per miracolo ai campi di concentramento, entrato
nella Resistenza, poi diventato diplomatico, tra i promotori della Dichia-
razione universale dei diritti dell'Uomo.
Nel 2006 aveva scritto la sua biografia "Danza con il secolo" (Addedito.
re). All'epoca, Libération fece un ritratto di lui intitolato 'Il figlio di
Jules e Jim'. Sua madre pittrice, Hélène, aveva infatti ispirato il perso-
naggio del romanzo di Henri-Pierre Roché dal quale Francois Truffaut
trasse il film. - Ora la peccaminosa Hélène,riscoperta in vari libri è di-
ventata piuttosto la "mamma di Hessel" e persino Franz, il padre, tra-
duttore di Proust in Germania e amico di Walter Benjamin, ha benefi-
ciato del successo ardivo del figlio. Le sue opere sono state ripubblica-
te anche in Italia. Hessel è diventato una sorta di passepartout dal pun-
to di vista editoriale. Ha accumulato negli ultimi tre anni di vita una
bibliografia che altri avrebbero impiegato decenni a mettere insieme.
Diversi pamphlet, raccolte di articoli o interviste, dialoghi a più voci,
una nuova biografia ("A conti fatti, o quasi", pubblicata da Bompia-
ni) e, ovviamente, un saggio sulla sua passione per la poesia.
Uno sfruttamento commerciale intensivo, e s'immaginano già titoli
postumi pronti a uscire. Dai temi dell'ecologia al disarmo nucleare,
dalle primarie del partito socialista fino al ruolo delle banche: non
c'è praticamente argomento che Hessel non abbia trattato, cercando
di distillare in pochissimo tempo un immenso capitale di esperienza.
Si concedeva a tutti, aveva inflazionato la sua immagine e il suo no-
me, senza timore del ridicolo. Sentiva di giocarsi tutto, ora e subito.
Aveva un senso di urgenza che rendeva più convincente ogni sua pa-
rola. Gran parte dei diritti d'autore dei suoi libri sono andati in be-
neficenza, in particolare ai progetti filantropici sviluppati dall'as-
sociazione fondata insieme all'ex primo ministro Michel Rocard.
Molti lo hanno criticato per questo ruolo di nuovo maitre à penser,
qualcuno è arrivato a dire che si era inventato parte della sua avven-
turosa vita. E' statocriticato per aver firmato una petizione in favore
del boicottaggio dei prodotti israeliani, accusato di "antisemitismo",
poi difeso da alcuni intellettuali amici. "Non m'importano più le
critiche - rispondeva - alla mia età si può finalmente essere liberi".
Molti gli hanno comunque riconosciuto un'onestà intellettuale di
fondo. "Un grande uomo" ha detto (ieri) il presidente Francois
Hollande. Fino all'ultimo ha continuato a rispondere a interviste,
partecipare a incontri pubblici, con un'inesauribile voglia di di-
battere. Ha dimostrato che si può parlare ai giovani, che la frattu-
ra generazionale, se esiste, è soprattutto tra padri e figli.
Continua...to be continued...
Sport - calcio / Notizie da Verona sportiva
2 marzo '13 - sabato 2nd March / Saturday visioni post - 6
Lucianone
CHIEVO
Non rinunciare ai gol di Pellissier
Non rinunciare ai gol di Pellissier
Una bandiera ammainata? Macchè. Un leone in gabbia, piuttosto. Se cercate una fotografia di Sergio Pellissier, oggi, non fate fatica, non sprecate immaginazione. Non è un orizzonte su cui si sta appoggiando un sole al tramonto. E' l'esatto contrario. E' un campione che s'interroga, si cerca, si aspetta. Magari s'incazza pure. E sa che prima o poi (meglio prima che poi...) ripasserà la palla giusta al momento giusto e lui sarà lì. Come sempre. Più di sempre. Questo non è un inno a Pellissier, nè un glorioso revival. Questo è, semplicemente, il momento di rifarsi una domanda. Facile facile, semplice semplice, persino banale e scontata. "Può il Chievo fare a meno di Pellissier?". Piano con le risposte, che non sono e non possono essere mai soltanto risposte tecniche. Il calcio ha altri valori, non c'è soltanto il modulo, lo schema, le diagonali, la difesa a 3 e l'attacco a 2. Ci sono sentimenti, valori, sensazioni, equilibri, che sono altrettanto fondamentali. E che distinguono una bandiera da un compagno di squadra. Un capitano dagli altri dello spogliatoio. Un simbolo, da tutto il resto. Sergio Pellissier è la bandiera, il capitano, il simbolo del Chievo. E allora, dove sta l'errore? L'ASPETTO TECNICO-TATTICO. Il bomber manca al Chievo, c'è poco da fare. Se c'erano dubbi, basta ripensare al match di Marassi. Dove il Chievo è stato bellino senza essere concreto, ha giocato bene ma non ha mai messo, per davvero, paura alla Samp. Obiezione: s'è vinto anche senza Pellissier. Seconda obiezione: magari, se avesse sempre giocato lui, non sarebbe esploso Paloschi. Vere, tutte e due. Ma qui non è in discussione il valore di Paloschi, nè tantomeno le legittime ambizioni di Samassa, Stoian, Hauche eccetera eccetera. Il discorso è diverso ed è tecnico e psicologico al tempo stesso. Pellissier non è un giocatore al tramonto. Può aver avuto momenti belli e meno belli, può aver accusato, anche, il peso di stagioni in cui s'è caricato il Chievo sulle spalle. In cui ha giocato acciaccato, mezzo rotto, influenzato, col mal di schiena, senza allenamento. Perchè senza di lui, non era Chievo. Non era tutto, ma è stato molto, di quel Chievo. In campo e fuori. Come gol e come esempio. Pellissier è stato al centro del Chievo. Anzi, il centro del Chievo. Oggi non lo è più. Le parole e le pacche sulle spalle non gli servono, come forse non gli servivano prima. Gli servirebbe giocare. La cosa che gli riesce meglio. L'ASPETTO PSICOLOGICO. Se lo conosci, non puoi aspettartelo diverso. Come può stare, sul piano umano, un giocatore simbolo di una squadra, che non gioca (quasi) da 12 partite? Male, risposta scontata. Nè gli si può chiedere di dare comunque l'esempio, di trascinare gli altri. Ma come fai a farlo, se non sei in pace con te stesso? Se ti senti improvvisamente messo all'angolo? Per carità, ci possono essere esempi diversi e giocatori che reagiscono in altro modo. Questione di carattere, anche. La realtà è che il Chievo, oggi, rischia di «perdere» Pellissier. Di non averlo al top nel momento clou del campionato. Quando negli anni scorsi, toccava a lui, quasi sempre solo a lui, inventarsi qualcosa. Più difficile farlo in 10 minuti, o in un quarto d'ora. Neanche Messi, ce la potrebbe sempre fare. Ultima osservazione: il calcio di oggi è cambiato, un tecnico non può trascurare gli indizi che gli arrivano dall'allenamento. Cioè, tradotto in altre parole, "tutti i giocatori sono uguali, gioca chi sta meglio". Scusate, frase bella, ma poco vera. O falsa, se preferite. I giocatori non sono uguali, sono profondamente diversi. Per caratteristiche, carattere, sensibilità, esperienza, qualità tecniche, doti morali. Se uno arriva al Chievo e vede Pellissier, sa di avere davanti uno che ha scritto un bel pezzo di storia del Chievo. Capisce di avere davanti una bandiera. Il capitano. Il simbolo. Senza offesa per nessuno, quelli come Pellissier non sono mai uguali agli altri.
(da L'Arena.it Raffaele Tomelleri)
mercoledì 27 febbraio 2013
Riflessioni - I Movimenti populisti della rete e l'ingovernabilità italiana
27 febbraio '13 - mercoledì 27th February / Wednesday visioni post - 14
Riflessioni a tutto campo
(di Lucianone)
L'Italia sta diventando un Paese laboratorio/guida per gli altri Paesi europei
per un cambiamento epocale della società occidentale e del suo sitema struttu-
rale istituzionale/politico? Sembrerebbe proprio così, almeno e anche soprat-
tutto dai risultati imprevisti di queste ultime elezioni nazionali italiane.
Ma resta il fatto che questo rivoluzionario movimento M5S che sembra posse-
dere le chiavi giuste per aprire quel laboratorio ha scelto, per esplodere del
tutto, uno dei momenti più delicati e critici per il Paese Italia, in un momento
cioè in cui ci doveva essere una scelta netta da parte dei cittadini per la guida
di questo Paese malato e stressato da anni di berlusconismo fallimentare e di
un montismo tecnico non adeguato, che ha basato tutto sull'austerità-rigorismo
(con un fisco che era già il più pesante d'Europa) e solo sul sanamento del debito.
Così l'Italia è spezzata in due, tre parti e con primo un partito-non-partito nato
appunto da un movimento rivoluzionario sì nella sua composizione di rabbia
e protesta che contiene, ma ancora tutto da scoprire nelle sue effettive capacità
rappresentative parlamentari di poter fronteggiare quello che rimane della ca-
sta politica che ancora sopravvive, e soprattutto se dovrà avere continuamente
bisogno a Montecitorio deì suggerimenti astiosi e non sempre congrui del suo
leader Grillo. E dunque se i suoi capi, Grillo e Casaleggio, non vorranno par-
tecipare alla salvezza del Paese ma andranno a mirare unicamente allo sfascio,
come tuttora lascia pensare, per poi andare a nuove elezioni, ci sarà il serio ri-
schio che il movimento (non vero partito finchè non si assume responsabilità
di governo) si indebolisca. Magari comunque mi sbaglio e la tattica dei 2 capi
può anche risultare vincente, come finora, attraverso le piazze e non solo In-
ternet e la Rete, ha dimostrato di essere. - C'è però, a questo punto, un fatto
non da poco da sottolineare: usare questi tatticismi per arrivare alla vittoria
finale-totale metterebbe il movimento sullo stesso piano dei vecchi partiti co-
sì tanto aborriti. Contribuire a salvare l'Italia, cacciando via il vecchio mon-
do e la vecchia nomenclatura corrotta, o ambire a fare tutto da soli prendendo
in mano il potere? Non credo che questo ultimo fosse l'iniziale spirito ispira-
tore con cui era stato fondato il movimento. Oppure si? A Grillo e ai suoi la
risposta prossima ventura.
Dagli "Indignados" ai "Pirati" agli "Arancioni" ai "Grillini":
le tappe dei nuovi movimenti, che oggi vengono chiamati populisti
o espressioni del nuovo populismo, sono ben delineate e se all'inizio
con gli indignati si partiva dalla soffice ma testarda occupazione
delle piazze dalle metropoli spagnole fino al cuore della Wall
Street statunitense, adesso gli ultimi movimenti sorti in Europa
hanno una connotazione molto meno soffice, anzi molto carica
e battagliera fino a voler portare i cittadini giovani e preparati
nel cuore dei Parlamenti, per capovolgere dall'interno le strut-
ture, le istituzioni, le stesse democrazie imperanti che hanno
dato fino ad oggi la parola e il comando solo al ceto ricco e
benestante, solo ai politici di destra , di sinistra e di centro
che hanno fatto della finanza e della corruzione la loro patria.
Questi nuovi movimenti stanno spaventando l'alta finanza
mondiale basata sui mercati e sul profitto sfrenato, perchè
sono movimenti che danno istanza ai bisogni delle nuove
generazioni, bisogni (diritto al lavoro, eliminazione della
disoccupazione selvaggia, miglioramenti di vita ambientale)
fino ad oggi inascoltati e del tutto disattesi. Ma possono dare
nuova speranza anche ai più anziani a partire dai cinquan-
tenni esodati fino ai pensionati con la minima.
Questi movimenti nuovi, chiamati populisti, si organizzano
attraverso il web, la rete: questa è la grande novità. Dunque
quella stessa tecnologia moderna che in buona parte è stata
ed è ancora oggi la causa delle perdite dei posti di lavoro
nel mondo occidentale (dunque della disoccupazione dila-
gante, quasi inarrestabile), ora può cominciare ad aiutare
i giovani a rialzarsi, a preparare il terreno per poter forma-
re una nuova società futura che li affranchi dalla società
dei vecchi padri, dalla società anziana occidentale.
E' questo un discorso che avevo cominciato ad affrontare
in una 'Opinione del giovedì' in cui dicevo che forse l'Oc-
cidente è abitato da una generazione troppo vecchia (che
ha compresso e avvilito i giovani) che - dominando attra-
verso banche, rating, finanziarie sfrenate e un sistema ca-
pitalista selvaggio e auto-distruttivo - non ha saputo of-
frire e preparare nulla per le generazioni future, ma solo
deserto e macerie. - Si tratta certamente di una frattura
generazionale (ne parla anche Grillo), che comunque si
trascinerà ancora per lungo tempo.
Lucianone
Riflessioni a tutto campo
(di Lucianone)
L'Italia sta diventando un Paese laboratorio/guida per gli altri Paesi europei
per un cambiamento epocale della società occidentale e del suo sitema struttu-
rale istituzionale/politico? Sembrerebbe proprio così, almeno e anche soprat-
tutto dai risultati imprevisti di queste ultime elezioni nazionali italiane.
Ma resta il fatto che questo rivoluzionario movimento M5S che sembra posse-
dere le chiavi giuste per aprire quel laboratorio ha scelto, per esplodere del
tutto, uno dei momenti più delicati e critici per il Paese Italia, in un momento
cioè in cui ci doveva essere una scelta netta da parte dei cittadini per la guida
di questo Paese malato e stressato da anni di berlusconismo fallimentare e di
un montismo tecnico non adeguato, che ha basato tutto sull'austerità-rigorismo
(con un fisco che era già il più pesante d'Europa) e solo sul sanamento del debito.
Così l'Italia è spezzata in due, tre parti e con primo un partito-non-partito nato
appunto da un movimento rivoluzionario sì nella sua composizione di rabbia
e protesta che contiene, ma ancora tutto da scoprire nelle sue effettive capacità
rappresentative parlamentari di poter fronteggiare quello che rimane della ca-
sta politica che ancora sopravvive, e soprattutto se dovrà avere continuamente
bisogno a Montecitorio deì suggerimenti astiosi e non sempre congrui del suo
leader Grillo. E dunque se i suoi capi, Grillo e Casaleggio, non vorranno par-
tecipare alla salvezza del Paese ma andranno a mirare unicamente allo sfascio,
come tuttora lascia pensare, per poi andare a nuove elezioni, ci sarà il serio ri-
schio che il movimento (non vero partito finchè non si assume responsabilità
di governo) si indebolisca. Magari comunque mi sbaglio e la tattica dei 2 capi
può anche risultare vincente, come finora, attraverso le piazze e non solo In-
ternet e la Rete, ha dimostrato di essere. - C'è però, a questo punto, un fatto
non da poco da sottolineare: usare questi tatticismi per arrivare alla vittoria
finale-totale metterebbe il movimento sullo stesso piano dei vecchi partiti co-
sì tanto aborriti. Contribuire a salvare l'Italia, cacciando via il vecchio mon-
do e la vecchia nomenclatura corrotta, o ambire a fare tutto da soli prendendo
in mano il potere? Non credo che questo ultimo fosse l'iniziale spirito ispira-
tore con cui era stato fondato il movimento. Oppure si? A Grillo e ai suoi la
risposta prossima ventura.
Dagli "Indignados" ai "Pirati" agli "Arancioni" ai "Grillini":
le tappe dei nuovi movimenti, che oggi vengono chiamati populisti
o espressioni del nuovo populismo, sono ben delineate e se all'inizio
con gli indignati si partiva dalla soffice ma testarda occupazione
delle piazze dalle metropoli spagnole fino al cuore della Wall
Street statunitense, adesso gli ultimi movimenti sorti in Europa
hanno una connotazione molto meno soffice, anzi molto carica
e battagliera fino a voler portare i cittadini giovani e preparati
nel cuore dei Parlamenti, per capovolgere dall'interno le strut-
ture, le istituzioni, le stesse democrazie imperanti che hanno
dato fino ad oggi la parola e il comando solo al ceto ricco e
benestante, solo ai politici di destra , di sinistra e di centro
che hanno fatto della finanza e della corruzione la loro patria.
Questi nuovi movimenti stanno spaventando l'alta finanza
mondiale basata sui mercati e sul profitto sfrenato, perchè
sono movimenti che danno istanza ai bisogni delle nuove
generazioni, bisogni (diritto al lavoro, eliminazione della
disoccupazione selvaggia, miglioramenti di vita ambientale)
fino ad oggi inascoltati e del tutto disattesi. Ma possono dare
nuova speranza anche ai più anziani a partire dai cinquan-
tenni esodati fino ai pensionati con la minima.
Questi movimenti nuovi, chiamati populisti, si organizzano
attraverso il web, la rete: questa è la grande novità. Dunque
quella stessa tecnologia moderna che in buona parte è stata
ed è ancora oggi la causa delle perdite dei posti di lavoro
nel mondo occidentale (dunque della disoccupazione dila-
gante, quasi inarrestabile), ora può cominciare ad aiutare
i giovani a rialzarsi, a preparare il terreno per poter forma-
re una nuova società futura che li affranchi dalla società
dei vecchi padri, dalla società anziana occidentale.
E' questo un discorso che avevo cominciato ad affrontare
in una 'Opinione del giovedì' in cui dicevo che forse l'Oc-
cidente è abitato da una generazione troppo vecchia (che
ha compresso e avvilito i giovani) che - dominando attra-
verso banche, rating, finanziarie sfrenate e un sistema ca-
pitalista selvaggio e auto-distruttivo - non ha saputo of-
frire e preparare nulla per le generazioni future, ma solo
deserto e macerie. - Si tratta certamente di una frattura
generazionale (ne parla anche Grillo), che comunque si
trascinerà ancora per lungo tempo.
Lucianone
Sport - calcio / Serie B - 28^ giornata 2012/13
27 febbraio '13 - mercoledì 27th February / Wednesday
Lucianone
Serie B, Varese-Cesena 3-2: Troest eroe al 90'.
Bari-Verona 0-2, doppietta di Martinho
Posticipi 28ª giornata: lombardi avanti due volte e sempre rimontati, all'ultimo respiro il gol del k.o. del danese. Nell'altro posticipo l'Hellas passa in Puglia e si porta a -1 dal Livorno.
Vincono le big nei posticipi della 28ª giornata di Serie B. Il Varese doma il Cesena e rinsalda il quarto posto, il Verona passa a Bari e insidia la seconda posizione occupata dal Livorno. Ecco il resoconto dei due match nel dettaglio.
Varese - Cesena 3-2 — Fabrizio Castori era stato l’ultimo allenatore del Cesena a entrare al Franco Ossola: il 16 novembre del 2003 i romagnoli avevano perso 3-1 con il Varese. Dopo dieci anni, il tecnico è passato alla guida dei biancorossi e, ora, può sorridere per un successo contro la sua ex squadra. Il 3-2 dà una soddisfazione personale a Castori ma, soprattutto, rilancia il Varese dopo lo 0-2 del Bentegodi. La neve ha rimandato la partita suscitando lo sciopero degli ultrà di casa, zitti in segno di protesta contro la decisione di giocare alle 15 di mercoledì. Ma i 781 paganti che erano presenti a Masnago hanno potuto gustarsi emozioni intense fin da subito. Castori, che cambia sette titolari rispetto alla gara di sabato scorso con il Verona, fa debuttare dal primo minuto Struna e lo sloveno, dopo un contrasto con Tonucci, si procura al 4’ un calcio di punizione appena fuori dall’area romagnola. Filipe finta il tiro ma è Zecchin a calciare con il suo sinistro che diventa imprendibile per Ravaglia. L’1-0 guadagnato già al 5' carica i padroni di casa che insistono conquistando tre angoli di fila e chiamando in causa Ravaglia con Ebagua e Rea. Quando il raddoppio sembra nell’aria, ci pensa Granoche a piazzare il classico gol dell’ex al 14’: l’attaccante, tenuto in gioco da Carrozzieri, sfrutta l’assist di Giandonato e, dopo aver battuto con facilità Bressan, non esulta per rispetto nei confronti della squadra con cui l’anno scorso aveva conquistato i playoff. Il pari dura appena tre minuti perché al 17’ è una nuova prodezza a far esaltare i tifosi biancorossi: Carrozzieri lancia un pallone che Martinetti tocca di testa mettendo in moto Ebagua, la cui rovesciata di sinistro, dal limite, sorprende Ravaglia infilato sul primo palo. Il Cesena prova a reagire solo al 30’ con un diagonale di Succi che si spegne sul fondo. Nella ripresa è ancora il Varese a essere pericoloso: un colpo di testa di Martinetti va fuori al 6’ e poi Ravaglia para un tiro di Struna all’8’. Ma è la squadra di Bisoli a fare male: al 23’, un nuovo errore di Carrozzieri dà il via libera al cross da sinistra di Defrel che attraversa l’area varesina, mentre Lazaar atterra Granoche, e si trasforma nell’assist d’oro per D’Alessandro, libero di segnare. Il Varese non ci sta perché vuole interpretare al meglio il ruolo di salva playoff e punta al successo che arriva poco prima del 90': Filipe calcia una punizione da sinistra per la testa di Troest, pronto a batte Ravaglia e il Cesena, sconfitto al Franco Ossola dopo dieci anni. L’unico neo per la squadra di Castori è l’espulsione di Ebagua: rosso diretto per un fallo su Parfait in mezzo al campo che non sembrava così cattivo.
(Filippo Brusa - da La GazzettadelloSport.it)
(Filippo Brusa - da La GazzettadelloSport.it)
Bari-Verona 0-1 — Vola il Verona, ora ad un solo punto dal Livorno. Sprofonda il Bari, alla sesta caduta casalinga. Torrente rilancia l’ex Iunco in prima linea, Romizi a centrocampo e Rossi in retroguardia. Mandorlini, privo degli squalificati Bacinovic, Moras e Halfredsson, si affida a Maietta in difesa, Albertazzi sulla fascia destra e al tridente offensivo Sgrigna (altro ex), Gomez e Cacia. Il Bari parte bene, ma non morde. Un paio di tentativi di Iunco e Bellomo. Nessuna traccia del Verona, fino al primo errore dei padroni di casa. Minuto 28: Martinho ruba palla a De Falco (subentrato all’infortunato Romizi) e batte Lamanna con un gran sinistro. La reazione del Bari fa il solletico agli scaligeri: una botta dalla distanza di Iunco (salva Rafael). Al 37’ Cacia fallisce il raddoppio solo davanti a Lamanna. Sul finire del tempo ci provano Fedato e Bellomo, senza fortuna. Fuochi d’artificio in avvio di ripresa. Al 5’ Caputo fallisce da due passi, subito dopo Sgrigna conclude di poco a lato. Quindi gol annullato a Iunco (offside). Al 19’ Cacia, servito da Gomez, si fa ipnotizzare da Lamanna. Un minuto dopo sbaglia Caputo, solo davanti a Rafael. Alla mezz’ora il Bari resta in dieci: espulso Rossi per doppia ammonizione. Al 35’ il Bari protesta per un mani in area di Ceccarelli, poi i padroni di casa vorrebbero il penalty al 47’ per un mani di Albertazzi. Nell’azione successiva Martinho chiude il match in contropiede. (Franco Cirici)
Lucianone
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