Neve sui campi di Serie A Ma domani piove e si gioca
Mentre nevica in tutto il Nord, le previsioni indicano un miglioramento nel weekend -Tanta acqua sugli anticipi Udinese - Palermo e Lazio - Inter. Variabile domenica
Nevica nel nordItalia. Da ovest avanza infatti il ciclone atlantico Giunone, mentre il centrosud è battuto dalla pioggia. Il meteo segnala neve al nordovest fino a domani anche sulla Pianura Padana, soprattutto in Lombardia e su tutto Piemonte, Alpi, Prealpi. Ma vediamo le previsioni sui campi della Serie A, partendo dagli anticipi di sabato, con la speranza che la neve sugli spalti negli spazi senza copertura venga tolta dagli addetti ai lavori per garantire la massima sicurezza ai tifosi.
UDINESE-PALERMO — Si gioca alle 18, ma è scongiurato il rischio neve. Il barometro indica infatti pioggia fitta, con una temperatura variabile fra i 6 i 7 gradi.
LAZIO-INTER — Sfida tra prime della classe all'Olimpico che scendono in campo alle 20.45. Anche nella capitale è prevista pioggia, ma debole e in esaurimento intorno alle 22. Ben più alta la temperatura rispetto al Friuli: fra i 12 e i 13 gradi centigradi.
FIORENTINA-SIENA — Il derby toscano si gioca domenica a pranzo (ore 12.30). Poca pioggia che dovrebbe lasciare il posto a timidi raggi di sole. Buona la temperatura; 14 gradi circa.
PARMA-CAGLIARI — In campo alle 15. Torna il sole, ma la nevicata favorirà la formazione di nebbie. Temperatura: 2°.
Guarin spala la neve davanti casa
Milanello fotografata da Boateng
CHIEVO-ROMA — Nubi sparse a Verona che faranno spazio a un po' di sole; freddo umido: circa 5°.
GENOA-TORINO — Dopo la bufera di neve, poco nuvoloso a Marassi; 92 per cento di umidità e circa 5°.
MILAN- PESCARA — Idem come al Tardini, ma a San Siro farà molto freddo: dalle 15 sempre sottozero.
CATANIA-SAMPDORIA — Il meteo dice poco nuvoloso con una temperatura variabile tra i 13° e i 14°.
JUVENTUS-ATALANTA — Anche a Torino vale la legge di Parma e Milano, ma rispetto a San Siro un paio di gradi in più.
NAPOLI-BOLOGNA — E' il posticipo della domenica (ore 20.45). Pioggia e schiarite al San Paolo e circa 11°
14 dicembre '12 - venerdì 14th December / Fridayvisioni post- 13
Riflessioni di Lucianone Parlare di nascita e di morte fino alla fine del secolo scorso aveva una rilevanza che, secondo me, oggi (cioè nel nuovo secolo) non ha più negli stessi termini e nella medesima vi- sione generale del mondo e della gente che lo popola. Il cambiamento di tale rilevanza è dato senz'altro dalla sempre più radicata invasione e invadenza delle tecnologie moderne, prima fra tutte la televisione, poi Internet e infi- ne il cellulare e i suoi molteplici ibridi derivati. Nel secolo scorso nascita e morte avevano ancora una rilevanza molto forte, spesso fondamentale per scandire il passare del del tempo. Oggi questa rilevanza è pressochè scomparsa, poichè l'aspetto tecnologico-tecnico ha oltrepassatol'aspetto umano, filosofico e spirituale dando un senso del tempo e dell'esistenza chiuso, compatto, rigido, e quasi sempre disumano. Oggi il tem- po sembra illimitato, si vive molto di più, ci sembra quasi che la morte sia un optional, ci sentiamo insomma quasi immortali e si guarda sempre più all'aspetto esteriore, l'edonismo, i soldi, la salute ottimale e in generale il benessere totale. Ma è proprio questo benessere che ci è tolto ogni giorno di più, viene colpita la nostra sicurezza, almeno quella fino a ieri sicura del ceto me- dio, e comunque ad esserne colpiti sono soprattutto i giovani o in altri termini i figli e i nipoti della generazione più anziana e quest'ultima si sente spesso minacciata nella sua sicurezza di lavoro o nella continuità sempre più prolungata del tempo la- vorativo prima della pensione. Ed è qui che si rivela la piena contraddizione dell'attuale società post-capitalista/finanziaria:
14 dicembre '12 - venerdì 14th December / Friday visione post - 12
"Basta: non ho più voglia di canzoni" Lo dice Francesco Guccini, che dà il suo saluto al mondo canoro con l'ultimo disco che, infatti, ha per titolo "L'ultima Thule". Adesso che ha visto tutto questo - dati cause, pretesto e attuali conclusioni -
Francesco Guccini smette di scrivere canzoni. Ma non c'è niente di avvelena-
to nell'annuncio del ritiro, anzi tranquillità e ciglio asciutto alla presentazione
del suo ultimo (in ogni senso, ora) disco, "L'ultima Thule".
La Thule è il luogo che nelle leggende antiche era oltre i confini del mondo
conosciuto, e dice Guccini "ho sempre pensato che il mio ultimo disco si sa-
rebbe chiamato così. Solo che lo pensavo già quando facevo Radici".
Era il 1972, e con canzoni come 'La locomotiva' e 'Il vecchio e il bambino'
cominciò a essere uno dei più carismatici cantautori italiani, ricco di ironia,
folk, impegno, disincanto, cultura, memoria, malinconia.
"Comporre mi è sempre più difficile - continua il cantautore emiliano -
la voglia si è esaurita, quel che dovevo dire l'ho detto. Ed escludo di fare
altri tour. E poi smettono Quentin Tarantino, Michael Phelps e Philip Roth;
potrò dedicarmi anche io ad altro, no?". Un "altro" che non sarà poi troppo
diverso dal comporre canzoni: "Continuerò a scrivere libri". E se involonta-
riamente gli scappasse una canzone? "La darei a Beppe Carletti, che me
la chiede da tempo per il mezzo secolo dei Nomadi. Ad altri colleghi ne
darei anche, ma non ne vogliono: si vede che sono considerato ai margini
di un certo mondo". Lo dice senza rimpianti, "anche perchè non ne ho. Ho
iniziato per caso, solo perchè volevo suonare, e poi l'Equipe 84 e i Noma-
di cantarono Auschwitze e Dio è morto. Il mio vero desiderio era fare lo
scrittore, invece mi son ritrovato cantautore".
A 72 anni potrà dedicarsi a tempo pieno al sogno di ragazzo, sembra quasi
una sua canzone. In tutto questo ci sarebbe anche da dire qualcosa sulla sua
ultima creazione "L'ultima Thule", disco di otto inediti atteso da altrettanti
anni. Disco gucciniano che più non si può. C'è l'impegno politico, con Su in collina e Quel giorno d'aprile dedicate ai partigiani, e Il testamento di un pagliaccio, "canzone di satira politica, e il pagliaccio siamo noi cit-
tadini,. umiliati da situazioni sconcertanti". E c'è molto la terra, nel senso
delle piccole comunità, dei ricordi, del passato: in Canzone di notte n.4,
che apre il disco, due cugini gli parlano nel dialetto di Pavana, il paese
d'origine dove è tornato a vivere, " e dove da ragazzo ha vissuto gioie
infinite, che i giovani di ora non potranno mai provare con le Playstation,
tipo rubare le patate, cuocerle su un falò, bere latte appena munto dalle
capre". E l'intero album è registrato al mulino di famiglia, che ora è un
bed and breakfast. "Nell'androne batteria e contrabbasso, in magazzino
sax e chitarre, io in sala da pranzo".
Pavana è appena oltre il confine fra Toscana ed Emilia, come a dire a
metà strada fra Renzi e Bersani, e naturalmente Guccini non si sottrae
a commentare le primarie: "Bell'episodio di democrazia, anche se so-
spetto che non tutti i votanti fossero di sinistra. Spero che l'affluenza
non cali troppo al ballottaggio. Io ho scelto Bersani". Ma l'impressio-
ne è che la politica gli scaldi meno il cuore. Questione di età, forse,
"sono nato nella prima metà del '900, non ho il telefonino, metto i CD
al contrario, non capisco i discografici che usano parole tipo"banner"
e "preorder". E se mi metto a contare quanti amici e parenti sono mor-
ti non finisco più. Mi piace sperare in una specie di panteismo. Ave-
vo anche pensato a una Spoon River di Pavana, poi ho lasciato stare.
Insomma alla morte ci penso, ovvio, e in questo disco ne parla la
canzone L'ultimavolta. Oh, ma sia chiaro, L'ultima volta è la mia
fine artistica, mica la mia fine e basta".
(da la Repubblica di giovedì 29 novembre - Luigi Bolognini)
DIRETTA TV Sky | La presentazione del libro di Vespa si trasforma in uno show. E Berlusconi, tra attacchi e minacce, dice: «Se Monti si candida, mi ritiro». Lo dice anche di Montezemolo. E persino di Alfano giura: potrebbe essere il candidato premier. E alla Lega che non ci sta dice: così cadono le giunte. Poi: «Stiamo trattando». Anatema contro Rai e Littizzetto: «La tv pubblica lascia che mi insultino». Il ministro tedesco Schaeuble attacca: «Meglio Monti» (VIDEO). Il NYT e il Financial Times definiscono la sua mossa «disastrosa»
Nuova ingerenza della Germania nella campagna elettorale. Il ministro Schaeuble promuove Monti e attacca Berlusconi. Intanto il Prof scarica le proprie responsabilità
Il Cavaliere si contraddice: "Sono in campo ma potrei essere solo il leader". Minaccia la Lega: "Accordo o cadono giunte". Attacca la Boccassini. Ex An verso scissione, Meloni esce. Lega: "Niente alleanza se c'è il Cavaliere"
11 dicembre '12 - martedì 11th December / Tuesday visione post - 7
Ieri -lunedì 10 dicembre
La crisi di governo MONTI: 'Ecco perchè mi dimetto' Il primo ministro Mario Monti ha deciso di dimettersi per la sfiducia data al suo governo dal Pdl. Non sa se si candiderà. Sui mercati è tornata la paura per l'Italia - Per il presidente del parlamento Europeo, Schulz, Berlusconi minaccia la stabilità Ue. Il premier Monti spiega meglio: "Sono preoccupato ma a questo punto non potevo evitarlo". Il giorno dopo (la decisione di dimettersi era stata presa sabatsera) ì senza amarezza, ma con molte preoccupazioni: "Sono convinto di aver fatto la cosa giusta - spiega Mario Monti - e in ogni caso non potevo farne a meno dopo quel che è successo. Ma sono preoccupato, naturalmente non per me, ma per quel che vedo". Quel che il presidente del consiglio vede, lo si osserva anche dall'estero, e la preoccupazione per la deriva politica, istituzionale, finanziaria dell'Ita- lia è ancora maggiore. A Monti, alla sua persona e alla sua politica, è lega- to il recupero di credibiltà faticosamente riconquistato dall'Italia in questi 13 mesi, dopo il baratro di fiducia e di consenso in cui era precipitato il no- stro Paese nei mesi di agonia del governo Berlusconi, prima della caduta del Cavaliere nel novembre di un anno fa. E questo clima internazionale di incertezza sul futuro dell'Italia e sulle capacità del Paese di rimanere ancorato all'Europa con una politica autonoma di responsabilità, si som- ma all'apprensione per le mosse di Berlusconi. (Questo è l'editoriale in prima pagina di Ezio Mauro su la Repubblica che poi continua all'interno del quotidiano...) - Per tutta la giornata Monti (e Napolitano dal Quirinale) hanno dovuto pendere atto di questo allarme internazionale, che può innescare una nuova spirale di sfiducia nei con- fronti dell'Italia, allargandosi dalle cancellerie europee agli Stati Uniti, ai mercati. - "Ho avuto molte telefonate dall'estero", dice ancora Monti. Telefonate per capire cos'era successo e che cosa può sussedere adesso, in un Paese che non ha ancora compiuto il suo risanamento, e permane in una situazione difficile, complicata. Monti: "La mia decisione di dimissioni non ha avuto bisogno di un confronto politico. Mi sono confrontato solo con il Capo dello Stato. Ho pensato, inevitabilmente, a cosa rappresentò per l'Italia quel G8 di Cannes jn cui il governo fu messo alle strette. Ho preferito che l'annuncio cadesse a mercati chiusi per riassorbire un eventuale colpo. La dichiarazione fatta da Alfano l'ho interpretata veramente come un attestato di sfiducia anche se non espressa in modo formale. Tutto così era ormai chiaro. Il mio futuro? Non lo so, non lo so pro- prio. Oggi sono preoccupato. E non mi riferisco solo a quella parte politica da cui è venuto questo epilogo. E' una generale preoccupa- zione". Gliappuntamenti La cerimonia del Nobel a Oslo (Norvegia) - Oggi Monti sarà a Oslo per partecipare alla cerimonia di consegna del Nobel per la pace all'Unione europea. Sarà anche l'occasione per incontrare i vertice della Ue e i leader europei, tra i quali la Merkel, Hollande e Mariano Rajoy. La legge di stabilità - Appena rientrato a Roma, Monti si occuperà della legge di stabilità, indispensabile per evitare al Paese l'esercizio provvisorio. Monti prevede di dimettersi dopo il varo definitivo della legge da parte del Parlamento. I vertici europei - Si apre una settimana decisiva per i negoziati europei e il futuro dell'eurozona. Giovedì 13 e venerdì 14 sono previsti a Bruxelles l'atteso Eurogruppo straordinario sulla crisi della Grecia e il ver- tice Ue. Imercati Ore di tensione in tutta Europa in attesa della riapertura dei mercati, mentre il presidente della Bce Mario Draghi è a Oslo m secondo fonti economiche torna oggi a Francoforte per fronteggiare di persona la giornata. Come regiranno Borse, operatori, spread al ritorno di quel- lo che la 'Sueddeutsche Zeitung' definisce "lo spirito maligno di Ro- ma": la questione aperta sconvolge tutti.
Oggi - martedì 11 dicembre
L'addio di Monti fa scendere le Borse - Cade Milano Spread a quota 351: tre miliardi l'anno in più per lo Stato - Il premier: basta populismo
11 dicembre '12 - martedì 11th December / Thursday visioni post - 9
- Petrucciani - Il conflitto in Siria Andata in onda su Rai 5 domenica scorsa alle 21.15, l'avventura di un piccolo gigante chiamato Michel Petrucciani. La sua vita e la sua carriera sono state raccontate in Michel Petrucciani - Body & Soul, il documentario di Michael Radford (regista al quale Il postino fece guadagnare una nomination al- l'Oscar). Un ritratto dell'artista scomparso a soli 39 anni nel 1999, dal primo concerto da professionista a soli 13 anni al mi- lione e mezzo di album venduti, alle centinaia di esibizioni sui più importanti palcoscenici del mondo. - Un desiderio insaziabile di vita. Una volontà di ferro, un talento straordinario: Michel Petrucciani è stato questo e molto di più, un ragazzino diventato un gigante nonostante l'handicap che lo costrinse a rimanere piccolo. Lui e il pianoforte. Nel documenta- rio si sono susseguiti materiali d'archivio e interviste, la musica, la carriera e le passioni-donne, arte, viaggi - di un uomo sorretto da una certezza: "Non è necessario essere alti un metro e ottan- ta, quello che conta è nella testa e nel corpo, e soprattutto nella propria anima".
Uno smartphone per raccontare la guerra è lo slogan di quelli de "La storia siamo noi" per il reportage 'Siria 2.0 - La battaglia di Aleppo', passato su RaiDue nella seconda serata di martedì. Che le immagini da smartphone siano ormai decisive nel materiale visivo-news non è una novità: diverso il caso nel continuare a cercare modo e modi da parte della tv per non farsi soverchiare. A La storia ci provano (qui il reportage è di Amedeo Ricucci, rimasto in Siria 20 giorni nello scorso ottobre), sceneggiano tutto con flash dalla re- dazione, i collegamenti Skype con l'inviato, la dialettica interna. Va da sè che l'ambizione di ridefinire il concetto di inviato di guerra con i mezzi attuali è impegnativa assai. Il rischio rimane quello della preponderanza dell'effetto visivo, a discapito del racconto spiegato a tutti. Ma è molto difficile, ed è anche vero che oggi alle prese con tutte le crisi in corso il pubblico rinuncia volentieri a scoprire davve- ro quale pericolo possano costituire i Salafiti. (da la Repubblica - 6 dicembre '12 /Canal Grande/ di Antonio Cipollina)
11 dicembre 2012 - martedì 11th December / Thuesday visioni post - 3
In un'intervista del 21 dicembre 1960 registrata su un nastro inedito (per un libro mai scritto) M. Luther King parla dell'importanza del movimento per i diritti civili e dell'Africa. King inoltre anticipa le conqui- ste dei neri. Tre anni dopo arriverà "I have a dream".
Martin Luther King aveva un sogno: rimasto più di mezzo secolo in soffitta. Il discorso è stato scovato da Stephen Tull tra le carte del padre nella casa di Chattanooga: "Intervista al Dr. King, 21 dicembre 1960" c'era scritto sul nastro realizzato per un libro che non si fece mai. Per gli storici è una scoperta eccezionale: tre anni prima di "I Have a Dream", otto anni prima che il sogno fosse ucciso a Memphis, il reverendo racconta i legami tra il movimento di liberazione in America e la sua Africa. E 50 anni prima che un nero salisse alla Casa Bianca profetizza: 'dobbiamo risolvere l'ingiustizia razziale se vogliamo restare leader nel mondo'. . (da 'la Repubblica' - 23 agosto 2012 - Angelo Aquaro)
di Martin Luther Sono convinto che quando, un domani, si scriveranno i libri di storia, gli
storici dovranno registrare il movimento dei sit in come una delle più
grandi epopee della nostra tradizione. Io credo che questo movimento
rappresenti la sua potenza ai livelli più alti di dignità e di disciplina.
Nessun uomo di buona volontà potrebbe non essere d'accordo con gli
scopi del movimento dei sit in: con l'obiettivo di abbattere tutte le bar-
riere basate sulla razza o sul colore. Ma la cosa che più mi colpisce di
questo movimento è il fatto che la gente abbia fatto propri i metodi
sviluppati nel solco della più alta tradizione della non violenza e dei
mezzi pacifici. E penso anzi che questa sia la cosa che rende questo
movimento unico e lo renda uno dei più significativi sviluppi dell'inte-
ra lotta per l'emancipazione razziale.
Penso che una delle cose più interessanti è che non si tratti soltanto di
un nobile movimento, coni suoi propri mezzi e i suoi propri fini. Pen-
so che una delle cose più interessanti sia il fatto che questo movimento
sta ottenendo qualcosa di concreto. E'per il risultato dei movimenti dei
sit in che in più di 112 città, oggi, è stato detto basta alla segregazione
ai banconi dei ristoranti negli stati di confine e negli stati del Sud.
Insomma, abbiamo finalmente sotto gli occhi le conquiste tangibili otte-
nute grazie a questo imponente e magnifico movimento, che ha trascina-
to gli uomini del Sud e ha elettrificato non solo la nostra nazione ma il
mondo intero. Un movimento che cerca di ottenere un obiettivo morale,
direi, attraverso mezzi morali. E tutto questo emerge dal pieno concetto
di amore: perchè se una persona è davvero una persona non violenta al-
lora vuol dire che è intrisa di spirito amorevole, (allora vuol dire) che
rifiuta di fare del male al suo avversario perchè ama il suo avversario.
(Anche per questo) in Africa c'è grande interesse e preoccupazione per
per la situazione negli Stati Uniti.
I leader africani in genere e la gente africana in particolare seguono con
grande preoccupazione la nostra lotta - e conoscono beme quello che sta
succedendo. Ho avuto l'opportunità di parlare con la maggior parte dei
leader più importanti dei paesi africani che hanno appena acquisito l'in-
dipendenza, ma anche con i leader dei paesi che sulla via dell'indipen-
denza si stanno incamminando adesso.