lunedì 6 luglio 2020

Ultime notizie - dall'italia e dal mondo / Latest news

6 luglio '20 - lunedì                                6th July / Monday                           visione post - 3

ROMA - Coronavirus
Scattano i controlli a Fiumicino: 14 positivi
Sul volo proveniente da Dacca (Bangladesh) sono stati fatti 225 tamponi. Il 6,2 per cento dei
passeggeri è stato messo in isolamento. Oggi è stata inaugurata l'unità di crisi anti-Covid.

Il volo proveniente da Dacca rimette indietro le lancette della paura. Oggi su 225 passeggeri
provenienti dal Paese asiatico e sottoposti al test secondo i protocolli sanitari previsti dalla
nuova ordinanza emanata  dal presidente  della regione Lazio, Nicola Zingaretti, il 6,2 per
cento è stato bloccato nella sala controlli dell'aeroporto. i passeggeri risultati positivi sono
naturalmente stati messi tutti in isolamento.

Covid19 nel Mondo
Negli Stati Uniti 130mila morti / India terzo Paese per contagi
Per la prima volta in cento anni l'Australia sbarra le frontiere fra due dei suoi Stati.
L'appello di 239 esperti all'Oms per inasprire raccomandazioni. In Francia riapre
il Louvre, ma il virus torna a far paura in Austria e Svizzera.

Australia - Lockdown
A Melbourne lockdown per 5 milioni di persone.
Il premier dello stato australiano: "Non c'è alternativa". I cittadini di Melbourne dovranno
restare nelle proprie abitazioni a partire da giovedì. Secondo quanto riporta la Bbc il blocco
durerà per sei settimane.  La seconda città più grande dell'Australia  ha visto  un'impennata 
dei casi nelle ultime settimane. Ha registrato 191 nuove infezioni nella sola giornata di oggi.

ITALIA - Cuneo
"Sei negra e donna, non hai diritti": gli insulti razzisti del calciatore del Mongreale (Mondovi)
Un calciatore del Mongreale, Marco Rossi, 19 anni, ha postato sul social un video contro
un'influencer di colore di Milano: "Sei negra e donna, non hai diritti". Ma la giovane non 
ha lasciato che la vicenda passasse sotto silenzio e ha scatenato contro il ragazzo i social.
La scuola che il ragazzo frequenta ha preso le distanze.

Lucianone
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sabato 4 luglio 2020

SPORT - calcio / Serie A - 28^ giornata 2019/20

4 luglio '20 - sabato                                   4th July / Saturday                       visione post - 2

Risultati delle partite
Juventus   4     Brescia   2     Cagliari   4     Lazio          2     Milan   2     Napoli   3
Lecce        0     Genoa    2      Torino     2     Fiorentina   1     Roma   0     Spal      1

Sampdoria   1     Sassuolo     3     Udinese    2     Parma   1
Bologna      2      H, Verona   3     Atalanta   3      Inter     2

Lucianone




venerdì 3 luglio 2020

Riflessioni - Razzisti del passato: asintomatici

3 luglio '20 - venerdì                                    3rd july / Friday                          visione post - 2

(da la Repubblica - 14 giugno '20 - L'amaca / Michele Serra)
Razzisti asintomatici
L'elenco dei razzisti del passato è immenso, anche perchè la maggior parte di loro non sapeva
di esserlo (erano razzisti asintomatici). Cose che oggi ci paiono obbrobriose ieri erano la norma,
secondo la legge e secondo la morale. La Conquista spagnola dubitava della natura umana dei
nativi americani: ed eravamo già in quella che gli storici chiamano Epoca Moderna.  La guerra
di Secessione americana, rivolta degli Stati schiavisti del Sud contro il Nord abrogazionista, ini-
zia nel 1861. E' la data di nascita di mio bisnonno, appena quattro generazioni fa. Ed è lo stesso
anno in cui la Russia zarista abolì la servitù della gleba. Quanto all'idea che la donna abbia gli
stessi diritti degli uomini, è recentissima. In Italia le donne  hanno avuto il diritto di voto  solo
dopo la caduta del fascismo: la novità riguarda, dunque, i nostri genitori. Questa, a pensarci be-
ne, è una buona notizia. Significa che i criteri che buona parte delle società umane si è data, in
termini di parità dei diritti e dignità della persona, sono molto recenti.  In buona parte sono fi-
gli dell'Illuminismo, del Liberalismo e del socialismo: diavolerie moderne. Sognifics che sia-
mo nuovi alla libertà, inesperti di libertà. Significa, anche, che i nostri avi (e le nostre statue)
vanno giudicati con intelligenza, e una certa magnanimità. Se il monumento al negriero, o al
capo militare genocida (sto parlando, perchè non ci siano equivoci, del maresciallo Graziani)
suscitano ripugnanza, l'oltraggio a Churchill risulta invece settario e ingeneroso. Noi siamo
nativi della democrazia e dell'uguaglianza, i nostri avi no. Questo ci suggerisce, nei giudizi,
prudenza.

Lucianone

domenica 28 giugno 2020

Società / Italia - Liliana Segre: l'incontro con gli studenti della Lombardia

28 giugno '20 - domenica                             28th June / Sunday                     visione post - 2

(da la Repubblica - 21 gennaio '20 - di Zita Dazzi)
Liliana Segre: "I nazisti erano i bulli di allora"
"Siete fortissimi, siete portatori di vita". "Non cadete nell'indifferenza e siate capaci di pietà, di pro- teggere i vostri genitori quando sono deboli e soffrono".  Imparate  a "fare silenzio qualche volta", a "stare soli, magari di sera, con la vostra coscienza per prendere le scelte giuste". Provate qualche volta a capire "che cosa vuol dire il freddo, la fame, soprattutto quando fate  il viaggio della Memoria. Non si vada mai 'in gita' ai campi di sterminio".
Che farà un discorso "come una nonna ai nipoti", Liliana Segre, 90 anni, lo dice subito, quando si 
presenta ai 2.400 studenti di tutta la Lombardia riuniti a Milano,, al teatro degli Arcimboldi, nella
periferia moderna e universitaria della Bicocca. Quello che intona  è un potente  inno alla vita, in
collegamento streaming con migliaia di classi di tutta Italia.  Spiega che "quelli di Auschwitz era-
no i bulli di allora. Non gli odiatori da tastiera di oggi, ma professionisti dell'odio. Uomini norma-
li che si ritenevano superiori. così sono i bulli: bisogna compiangerli.  E' il bullo che va curato, e
non la vittima, che deve essere coraggiosa e denunciare, mentre gli altri non devono essere indif-
ferenti e stare col bullo solo perchè lui urla più forte".
Un discorso fatto davanti alla ministra dell'istruzione Lucia Azzolina, che prende un impegno so-
lenne: "Siamo noi la sua scorta, tutta la scuola si onora  di essere la scorta  contro ogni rigurgito
negazionista e fascista e contro ogni odio e nella difesa della Costituzione italiana". La senatrice 
a vita inizia il racconto dai suoi 13 anni, quando venne espulsa per le leggi razziali dalla scuola
media di via Ruffini, nell'indifferenza delle sue amichette. Guardando a quella montagna di do-
lore riesce a sorridere: "A me dispiace da matti avere novant'anni e sapere che ne ho pochi an-
cora davanti. Anche se gli odiatori ogni giorno mi augurano di morire, mi dispiace tantissimo
di dover abbandonare la vita.  Perchè la mia vita mi piace moltissimo". I ragazzi la ascoltano
in un silenzio assoluto per un'ora e mezza, prima di dedicarle una lunga standing ovation con
i cuori disegnati sui cartelli gialli. Liliana declina  il suo racconto  in una chiave contempora-
nea: "Oggi c'è la tendenza a tenere gli adolescenti sotto una teca, ma io voglio dirvi, ragazzi:
voi avete tutta la forza della gioventù. Dovete imparare che si può aspettare domani  e non 
avere subito tutto.Che non bisogna mai sprecare il cibo, perchè il cibo è sacro, come sa chi
ha patito la fame. Dovete imparare a voler bene e l'importanza di parole come fratellanza e 
pietà. Siete più forti dei vostri genitori: non aggrappatevi a loro, ma siate voi forza per loro".
La storia della bambina che viaggia nel carro bestiame assieme agli ebrei che piangono e 
pregano, tenendo per mano suo papà che finirà nel camino, strappa le lacrime della platea.
Lei sa quali episodi narrare per farsi capire: "Gli amici veri sono quelli che ti stanno vicino
quando sei solo, quando sei in disgrazia, povero, escluso. Non quando sei ricco e famoso.
Noi ne avemmo pochissimi, eroici. Grazie a loro  ho qualche ricordo  non tragico, che mi 
ha aiutato a continuare a sperare e a capire che l'essere umano è variegato".
Il suo è un messaggio di speranza, un auspicio per il futuro: "Quando sono diventata nonna
ho imparato a non odiare più nemmeno i ragazzi tedeschi che ci avevano insultato, che ave-
vano bevuto il nazismo nel latte delle loro madri.  Mi scoprii diversa, pronta  a  fare  il mio 
dovere di testimone senza usare mai la parola odio e vendetta, solo così ero utile. A 14 anni, 
dopo la liberazione dal campo, avrei potuto sparare al mio carnefice in fuga. Ma capii che io
non ero il mio assassino, che non avrei mai potuto uccidere nessuno. Non raccolsi quella pi-
stola e da quel momento sono diventata quella donna libera e di pace che sono adesso".

Lucianone

venerdì 26 giugno 2020

Nuove riflessioni Del Venerdì - Il mondo poliziesco e violento che ci aspetterà domani... ?

26 giugno '20 - venerdì                                  26th June / Friday                     visione post -      



SPORT - calcio / Serie A - 27^ giornata 2019/20

26 giugno '20 - venerdì                              26th June / Friday                       visione post - 3

Risultati delle partite
Fiorentina   1     Lecce   1     Bologna    0     Spal         0     H. Verona   0     Genoa   1
Brescia        1      Milan   4     Juventus   2     Cagliari    1     Napoli        2      Parma   4

Torino      1     Inter           3     Atalanta   3     Roma           2
Udinese   0     Sassuolo   3     Lazio       2     Sampdoria   1

CLASSIFICA
Iuventus   66  /   Lazio   62  /   Inter   58  /   Atalanta   54  /   Roma   48  /   Napoli   42  /
Milan, Parma   39  /   H. Verona   38  /   Cagliari   35  /   Bologna   34  /   Sassuolo   33  /
Fiorentina, Torino   31  /   Udinese   28  /   Sampdoria   26  /   Genoa, Lecce   25  /   Spal   18  /
Brescia   17

Lucianone.


LIBRI - "Dalmar. La disfavola degli elefanti" di Kaha Mohamed Aden

26 giugno '20 - venerdì                              26th June / Friday                           visione post - 3

(da La Lettura / Corriere della Sera - 7 giugno '20 - di Itala Vivan)
Anche gli elefanti sono profughi
Il destino dell'esule è commemorare la patria perduta e raffigurarsela, ricreandola. Così accade
anche a Kaha Aden con la sua Somalia da cui è fuggita  adolescente  per stabilirsi in Italia, en-
trando in una nuova patria in una seconda lingua nella quale ama raccontare storie. L'ultima di
queste, Dalmar. La disfavola degli elefanti (Unicopli), narra le avventure di un branco di elefan-
ti fuggiaschi da una terra tropicale minacciata da ombre di guerra, e fortunosamente approdati
su un'isola sconosciuta, popolata da orsi e api.  L'isola è, da sempre, il luogo letterario dove si
colloca l'utopia, appunto non-luogo, ossia luogo fittizio d'un mondo immaginario narrato allu-
sivamente e con un doppio livello di riferimento, in modo da offrire motivo di riflessione criti-
ca sul reale pur mentre intrattiene e diverte il lettore trascinandolo in vicende curiose e sor-
prendenti situate in una dimensione ironicamente immaginaria.
Questo schema strutturale si presta in modo particolarmente felice alla vena narrativa di Kaha
Aden, dando libero spazio  alla sua invenzione  giocosa e sorridente e, allo stesso tempo, isti-
tuendo una solida piattaforma concettuale su cui misurare gli eventi e i personaggi, per ripor-
tarli con sottintesa astuzia a fatti del ricordo e della storia. per identificarli, cioè, attraverso la
memoria della sua Somalia, suggerendo con tranquilla serietà un obliquo monito per il presen-
te e il dovunque.
Il lettore si ritrova all'interno di una movimentata favola che cattura l'attenzione con il ritmo 
scatenato e balzano, sempre imprevedibile, e la capacità di giocare con luoghi, eventi e per-
sonaggi creando intrecci avvincenti. Una favola che si compone in un lieto fine, ma si tiene
in equilibrio sul bordo oscuro dell'abisso ed è insidiata da ombre e minacce, mentre il suo 
rovescio, celato o meglio sottinteso, allude al disordine e alla guerra. perciò viene definita
"disfavola", come una medaglia a due facce, un racconto di mondi e personaggi immagina-
ri che suggeriscono la possibilità del proprio contrario, ossia di una realtà terribilmente ne-
gativa.
Dalmar, che dà il titolo al libro. è un vispo cucciolo di elefante che trasmette alla vicenda
una briosa vivacità di monelleria infantile. Insieme alla madre, la sbadata elefantessa Bilan,
e alla zia Idman, capobranco e guida avveduta degli elefanti fuggiaschi, Dalmar si salva dal
naufragio grazie al provvidenziale aiuto di un gruppo di allegri dugonghi che a nuoto trasci-
nano gli elefanti a riva.  E' grazie a lui  che avviene il contatto  con gli abitanti locali, api e 
orsi, unici sopravvissuti a una guerra di liberazione ferocemente distruttiva: ecco la prima 
aperta allusione alla Somalia dilaniata dagli scontri interclanici dei signori della guerra do-
po la cacciata del dittatore Siad Barre nel 1991. Gli elefanti scopriranno la terribile realtà
dei massacri - avvenuti nel passato e sepolti nel silenzio complice di tutti gli orsi - durante
la traversata della foresta, quando incontrano le ombre in pena delle vittime.  Il loro cam-
mino si trasforma così in una sorta di discesa agli inferi che li condurrà alla compassione,
grazie all'intervento  di un saggio e antico animale, la lumaca Babulusha, la quale rivela
a Idman gli orrori della storia. - Da questo momento in poi il filo della narrazione è sco-
pertamente duplice, e continui riferimenti richiamano la storia della Somalia, che Kaha
Haden intende riportare alla luce, disseppellendo le memorie della guerra civile che ha
straziato il Paese e distrutto lo stato negli scontri fra clan e sottoclan iniziati dal clan de-
gli Hawiye contro quello dei Darrod. Il brivido di orrore suscitato dal resoconto di Ba-
bulusha si acquieta dinanzi alle lacrime di Idman, ma non verrà più dimenticato: poi-
chè gli elefanti  sono il simbolo  della linga memoria, e perciò sono stati scelti come.
protagonisti principali della disfavola.
E' una lunga tradizione della favola, quella dei personaggi animali che adombrano gli umani nei
loro comportamenti, come testimoniano gli esempi di Esopo e Fedro nell'antichità classica e, in
un tempo a noi vicino, l'indimenticabile, distopica Fattoria degli animali  di George Orwell.
Ma in Africa la presenza dei personaggi animali  è ancora vivissima  nella tradizione orale che
Kaha aden riprende piegandola con grazia ai propri intenti, ma anche al gioco del divertimento
che determina la costruzione narrativa.  Se gli elefanti, grandi e saggi, dimostrano l'importanza
della coesione sociale  e  la necessità della condivisione responsabile  dell'autorità di governo, 
gli orsi non risalgono certo  alla tradizione africana, e suscitano  l'idea di una latente brutalità
mascherata da apparente bonomia. Gli orsi della disfavola si riveleranno  potenzialmente ag-
grassivi e legati all'appartenenza clanica: ma proprio per questo debbono venir costretti a ri-
cordare il proprio passato di violenza.  Poi ci sono le api, in tregua armata con gli orsi, rette
con ferrea disciplina dalla illuminata regina Bilquis  che sovrintende  a stuoli di api operaie
contrassegnate da semplici numeri. Di tutti gli animali che popolavano un tempo l'isola, so-
no rimasti solo questi, insieme a topi e ratti. Gli altri sono stati sterminati, perchè diversi.
Se si entra nel gioco dei rimandi alla storia della Somalia, il discorso sui crimini della guer-
ra civile appare evidente, corroborato da frequenti accenni  alla "guerra leggera"  e al ruolo
di Usa e Urss nella vicenda nazionale somala.
Non si vuole ripercorrere qui la complessa trama di questo bel libro, che vede elefanti e orsi 
darsi a strani banchetti a base di salmone, discutere accordi di buon vicinato, e quindi impe-
gnarsi in scambi di cortesie volte a proteggere gli uni e gli altri dal sopraggiungere del nevo-
so inverno, stagione inedita per i giganteschi animali africani.  L'implicita esortazione alla
collaborazione nella diversità risuona  in chiari accenti  nelle immagini di Kaha Aden che
chiude la sua disfavola  con il piccolo Dalmar  che si proclama  felice  di andare "a casa",
avendo ormai accettato la nuova patria, l'isola nuova che si trasforma  in un territorio  di
sicuro rifugio capace di accogliere dei profughi sfuggiti alla guerra.

Lucianone

mercoledì 24 giugno 2020

L'Opinione del Giovedì - Gli Stati Uniti di George Floyd, covid americano e la resa dei conti per D. Trump

18 giugno '20 - giovedì                         18th June / Thursday                           visione post - 3

Io personalmente ho sempre amato gli Stati Uniti d'America: 
ma quelli della contestazione  alla guerra americana contro il Vietnam, quelli dei due fratelli
Kennedy (Fitzerald e Bob), quelli del reverendo Martin Luther King "I have a dream"), cioè
quelli del Sogno americano e quelli della Democrazia, intesa come giustizia  prima  di tutto
sociale tra gli esseri umani, di qualunque colore e genere, di qualsiasi provenienza socio/
economica ma con l'obiettivo di colmare sempre più la differenza (spesso abissale) tra ricchi
e poveri, insomma una democrazia chiaramente di sinistra, mettendola sul piano politico.
Ma sappiamo che l'unico presidente americano che avrebbe potuto essere in grado - e che in
verità è sembrato in certi purtroppo rari momenti essere in grado - di ripristinare (almeno in
parte) quel "Sogno" interrotto con le morti di M. L. King e dei due Kennedy, è stato il primo
presidente di colore Barack Obama che passò due mandati e perciò per otto anni ebbe in ma-
no il governo degli States alla Casa Bianca. Con Obama al timone gli afroamericani avevano
riposto molte speranze. Di cambiamento, soprattutto sul problema razziale mai veramente ri-
solto. E tutti noi occidentali progressisti e di sinistra avevamo sperato tanto in lui. Di colore.
Un presidente finalmente di colore o abbronzato, come diceva il nostro ironico cavaliere.
Ma niente. Niente di veramente risolutivo sul piano dei diritti dei neri, della parità razziale
definitiva. Anzi, Obama alla fine è andato a deludere tutti i suoi concittadini afroamericani:
lo ha fatto, come dimostrato dal docu-film di Roger Moore, col tradimento dell'acqua inqui-
nata, bevendo nel bicchiere di Giuda il veleno propinato ai neri dei sobborghi di Chicago.
Ha tradito il suo popolo. Che gli ha giustamente voltato le spalle. 
E così è arrivato al potere il presidente repubblicano più bullo di tutti i presidenti degli Stati
Uniti messi assieme: un certo Donald, non dei mercati McDonald's, ma quasi: Trump detto
Donald. Populista, razzista, fiancheggiatore dei suprematisti e di tutte le destre americane,
amico dei populisti sudamericani come Bolsonaro ed europei come il nostro Salvini, Trump
è anche amico delle fake news più sgangherate e amante del "Law and order" con cui ha 
governato ultimamente tutti gli avvenimenti-sconvolgimenti riferiti al caso di George Floyd.
A Minneapolis, Minnesota, il 25 maggio 2020 - data che rimarrà nella storia degli Usa come
una lapide a futura memoria - l'afroamericano George Floyd muore, dopo che un agente fe-
derale gli tiene premuto il ginocchio sul collo per 8 minuti durante un arresto. Il video viene
visto in Rete e poi in Tv in tutto il mondo, e hanno subito inizio nel Minnesota le prime pro-
teste degli afroamericani e di consistenti gruppi e movimenti di bianchi americani che mar-
ciano per le vie della cittadina accompagnati dallo slogan del movimento (già nato in prece-
denza) "Black Lives Matter", cioè 'Le vite dei neri contano'. Dal primo di giugno le proteste
dilagano e si allargano a tutti gli Usa. Per sedarle il presidente Donald Trump minaccia di
dispiegare l'esercito.
E così il problema razziale, che sotto le ceneri è sempre covato negli Usa e che nè la Guerra
civile tra nordisti e sudisti nè diritti civili mai effettivamente messi in pratica a livello di raz-
za sono mai riusciti a risolvere definitivamente  con l'integrazione autentica di americani  e
afroamericani, ora è esploso in tutta la sua deflagrazione dopo i continui omicidi spesso an-
che giornalieri degli agenti federali e dei poliziotti dei vari Stati confederali  avvenuti negli
ultimi anni e, appunto, con sempre maggiore frequenza. A ciò si aggiunga la grave crisi eco-
nomica e di conseguenza sociale data dalla pandemia per coronavirus che in America è an-
data aggravandosi di giorno in giorno per l'atteggiamento superficiale del governo americano
e di Trump in particolare.










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sabato 13 giugno 2020

SCIENZE / Era spaziale - La sfida di SpaceX e del suo creatore Elon Musk

13 giugno '20 - sabato                                   13th June / Saturday                       visione post - 2

(da Corriere della Sera - 31 maggio '20 - Giovanni Caprara)
Le nuvole su Cape Canaveral non sono riuscite questa volta a bloccare il ritorno nello spazio degli astronauti della Nasa dal suolo americano. E Robert Behnken (50 anni) e Douglas Hurley
(54 anni) sono volati in orbita sulla loro navicella bianca Crew Dragon. "Vi aspettiamo sulla stazione spaziale internazionale" aveva twittato il cosmonauta Ivan vagner dalla casa cosmica poche ore prima del lancio avvenuto alle 21.22 (ora italiana). Gli americani aspettavano da nove anni che accadesse, da quando videro salire  dalla stessa rampa di lancio 39A l'ultimo shuttle  Atlantis.  Poi arrivava Elon Musk che affittava la stessa storica rampa dalla quale sono partiti i conquistatori della Luna e l'adattava ai suoi razzi Falcon 9 per lanciare satelliti, navicelle per i rifornimenti della ISS e ora anche gli astronauti. E la missione più ambita, "storica" per il co-
smo sotto diversi aspetti, è finalmente arrivata aprendo un nuovo corso nelle attività spaziali.
Forse il segno più evidente erano le candide tute indossate dai due astronauti che assumevano quasi un'immagine da fantascienza. Non a caso Musk per realizzarle si era rivolto a Jose Fer-
nandez, noto stilista  di Hollywood che aveva disegnato anche i costumi per i supereroi.
La navicella è una sorta di robot volante perch compie il viaggio in completa autonomia, an-
che se gli astronauti possono intervenire se qualche cosa non funzionasse. Altrettanto autono-
mamente si aggancerà (oggi) alla stazione Iss dopo una giornata di intenso lavoro  per i due
collaudatori cosmici impegnati a verificare i comportamenti della loro astronave, al fine  di
assicurare i futuri impieghi commerciali. Non a caso entrambi hanno l'esperienza di due vo-
li sugli shuttle, una formazione da ingegneri, e Douglas Hurley era a bordo dell'ultimo shut-
tle nel 2011. Ora è ritornato in orbita  quasi a significare una continuità mai interrotta.
Per la Nasa è l'uscita dalla fase più nera perchè dopo aver speso cento miliardi di dollari per
costruire la stazione non aveva più un veicolo per arrivarci e doveva  pagare  biglietti salati
all'agenzia spaziale russa per salire sulle navicelle Soyuz. Per l'ultimo volo che ha affittato 
per quest'anno ha versato 90 milioni di dollari per un solo posto. Ma dal 2014 l'accordo si-
glato con Musk e con la società Boeing ha permesso la costruzione  delle prime due navi-
celle private che forniranno i collegamenti alla Iss quando servono ppagando solo la tarif-
fa del viaggio non più preoccupandosi della gestione dell'astronave.
Crew Dragon rimarrà agganciata alla stazione da uno a quattro mesi a seconda di come
andranno i collaudi anche se nelle future missioni potrà restare lassù molto di più, fino
a 210 giorni. E se tutto andrà bene entro l'anno inizieranno le sei spedizioni di servizio
per le quali Musk ha già ricevuto 2,6 miliardi di dollari. E per la prima si stanno già ad-
destrando quattro astronauti. Altrettanto accadrà con la navicella Starliner della Boeing
che presto seguirà la strada di Crew Dragon. Ma il volo è storico perchè le nuove astro-
navi aprono le porte dello spazio al mondo civile e commerciale. E intanto Musk lavora
per portarci anche su Marte.

Lucianone