3 luglio '17 - lunedì 3rd July / Monday visione post - 22 Unostudio del Cnr ha individuato dove le correnti portano l'immondizia galleggiante. La massima concentrazione tra Toscana e Corsica: 10 chili per chilometro quadrato (Da la Repubblica - 17 dicembre '16 - L'ambiente / Elena Dusi - Roma) Il Mediterraneo è diventato una zuppa di plastica. Un chilometro quadro, nei mari italiani, ne contiene in superficie fino a 10 chili. E' questo il record del Tirreno setten- trionale, fra Corsica e Toscana. Attorno a Sardegna, Sicilia e coste pugliesi, la media è invece di 2 chili. Sono valori superiori perfino alla famigerata "isola di plastica" nel vortice del Pacifico del nord: un'area di circa un milione di chilometri quadri in cui le correnti accumulano la spazzatura dell'oceano. Qui la densità delle microplastiche - i frammenti do pochi millimetri das cui è formata la "zuppa" - è di 335mila ogni chilo- metro quadrato. Nel Mediterraneo arriva a 1,25 milioni. Per evitarlo, tutta la spazza- tura dovrebbe andare nei cassonetti anzichè nell'ambiente. L'analisi che ha riguardato i mari della penisola arriva da un gruppo di biologi del Cnr ed è pubblicata su Scientific Reports. "A finire in mare sono soprattutto i rifiuti della nostra vita quotidiana" spiega uno dei coordinatori, Stefano Aliani, che con i colleghi nel 2013 ha raccolto i campioni di spazzatura a bordo della nave del Cnr Urania. "Sacchetti e bottiglie vengono degradati dalla luce. Nel giro di anni o perfino secoli, a seconda del tipo di plastica e dell'ambiente in cui finiscono, questi rifiuti si ri- ducono in poltiglia". I frammenti microscopici sono stati raccolti con una rete specia- le trainata dall?Urania in 74 punti di Adriatico e Tirreno. "Nel complesso - scrivono i biologi nello studio - la plastica è meno abbondante nell'Afriatico, con una media di 468 grammi per chilometro quadro, rispetto al Mediterraneo occidentale" con una media di 811 grammi. "La gravità della situazione del Mediterraneo non ci stupisce" dice Aliani. "E' un mare sostanzialmente chiuso, in cui una particella ha un tempo di permanenza di circa mille anni. Teoricamente, cioè, impiega tutto quel tempo per at- traversare la stretta imboccatura di Gibilterra. Nelle sue acque sboccano anche fiumi importanti come Danubio, Don, Po e Rodano". Anche se i mari diventano sempre più torbidi (si calcola che dei 300 milioni di tonnellate all'anno di plastica prodotta nel mondo, una dozzina finiscano in mare), quale sia la sorte di buona parte della spazza- tura resta un mistero. "Non sappiamo dove sia oggi tutta la plastica che abbiamo pro- dotto" spiega Aliani. "Quella che ritroviamo nelle nostre spedizioni non si avvicina neanche lontanamente all'ammontare che secondo i nostri calcoli dovrebbe esere fini- to in mare. Può darsi che molta si perda in fondo agli oceani, dove non abbiamo la possibilità di osservarla". - La responsabilità delle zuppe marine va in buona parte al packaging non riciclabile. In Europa scatole e involucri contribuiscono al 40% del- la produzione di questo materiale e a più del 10% dei rifiuti. Il 92% della plastica tro- vata in mare è composta da frammenti di meno di 5 millimetri. Tracce sono comparse in Artide e Antartide. Sono finite inglobate in alcune rocce (un campione dei cosiddet- ti "plastiglomerati" è stato osservato alle Hawaii nel 2014) e si sono infilate nei sedi- menti dei fondali oceanici. Questo materiale è perfino stato proposto come uno dei se- gni distintivi dell'antropocene, l'era geologica caratterizzata dai segni della presenza umana sulla Terra. "Per l'ecosistema marino, i danni sono molteplici" conferma Alia- ni. "Il pericolo più evidente per gli animali è il soffocamento". Ma questi frammenti possono anche essere ingoiati dal plancton, le minuscole creature che si trovano alla base della catena alimentare del mare. In Spagna è nata un'azienda - la Ecoalf - che raccoglie sacchetti e bottiglie finite nelle reti dei pescatori e li ricicla producendo vesti- ti. "Il problema non è solo la plastica in sè" prosegue il biologo del Cnr "Mancano studi approfonditi, ma si pensa che questo materiale sia inerte per gli organismi". Più pericolose sono le sostanze che alla plastica vengono combinate durante i processi in- dustriali, per fornirle le caratteristiche volute. "Potrebbero agire come pseudo-ormoni, creando scompensi nel sistema endocrino. "Abbiamo osservato il problema nelle balene". Le tappe e i dati Le spedizioni - I campioni di plastica sono stati raccolti durante due spedizioni nel 2013 sulla nave Urania del Cnr. I 74 campionamenti sono avvenuti fra Tirreno e Adriatico. La rete - La rete era trainata per 5 minuti a 1,5-2 nodi. Le plastiche sono state suddivise per dimensioni e osservate al microscopio.
17 giugno '17 - sabato 17th June / Saturday visione post - 13 Quando a dire "io so, ma non ho le prove" era Pasolini, si trattava di un intellettuale cosciente di dare scandalo, forte solamente del proprio pensiero, e rischiando di suo. Ma se a dire "io so, ma non ho le prove" è un procuratore della Repubblica, ovvero una persona che solo attraverso le prove dovrebbe esprimersi, allora c'è qualcosa che non va. Anche perchè a rischiare, se è un magistrato inquirente e non uno scrittore a pronunciare l'"io so", sono i potenziali inquisiti. Africa. faccenda del salvataggio in mare dei migranti salpati dall'Africa. Come è facile capire, tra dire che la presenza delle navi ong vicino alle coste libiche "costituisce un un incentivo indiretto" al traffico di umani (rapporto Frontex) e dire che "le ong sono in combutta con i trafficanti" sono due posizioni un pò diverse. Nel primo caso si tratterebbe di un eccesso di zelo umanitario, nel secondo di un'ignobile speculazione e soprattutto di un crimine. Cercare di usare le parole con precisione, per i giudici, per i politici, per i giornalisti, dovrebbe essere importante quanto per i migranti indossare il salvagente. (Da la Repubblica - 29/04/2017 - L'Amaca / Michele Serra)
Si capisce che la Tav, che costa caterve di denaro pubblico, tiene aperti per anni enormi cantieri, buca le montagne, sposta milioni di metri cubi di detriti, cambia l'orografia e il regime delle acque sotterranee, divida gli animi e inneschi forti proteste. Ma cavare qual- che ulivo per far passare un tubo sottoterra, e poi rimetterlo al suo posto, il tutto a spese di una società privata, come è possibile che produca una rivolta che non ha alcuna vera pezza d'appoggio di carattere ambientale o tecnico o naturalistico? La sola spiegazione plausibile è il sentimento di esclusione, motore di molte delle meno ragionevoli prese di posizione politiche degli ultimi anni (vedi quel coacervo di ostilità assortite che chiamiamo pupulismo). Molte persone, molte comunità si sentono escluse da ogni decisione e da ogni scelta. Dunque sono ostili per principio a quella decisione e a quella scelta, indipendentemente dalla sua utilità e dalla sua bontà. A questo si ag- giunge la crisi drammatica del concetto stesso di delega, di autorità, di classe dirigente. O si prova a costruire con pazienza e rispetto un rapporto decente, e nuovo, tra gover- nati e governanti, o anche spostare un vaso di gerani sarà il possibile innesco di una ri- voluzione. (Da la Repubblica - 28/04/'17 - L'Amaca / Michele Serra)
16 giugno '17 - venerdì 16th June / Friday visione post - 27 (da la Repubblica - 23/12/2013 - Arianna Finos / Londra) Oprah Winfrey e Forest Whitake, la regina dei media americani e l'attore premio Oscar si sono spesi fino allo sfinimento per The Butler - Un mggiordomo alla Casa Bianca, epo- pea delle lotte per i diritti civili e i traguardi degli afroamericani, raccontata attraverso la storia vera di Eugene Allen, servitore per 34 anni (dal '57 alll'86) di sette presidenti de- gli Stati Uniti. Come già per Precious, il "black pack" di famosi e potenti (ci sono anche la comunità afroamericana Mariah Carey e Lenny Kravitz) ha chiamato a raccolta la co- munità afroamericana: 116 milioni di dollari d'incasso solo in Usa, per un film che ne è costato trenta. Ma non ha convinto i critici la rilettura fin troppo politicamente corretta di 50 anni di battaglie contro la discriminazione, raccontata attraverso il rapporto tra un padre e un figlio: l'ex schiavo diventato il primo maggiordomo nero alla White House (Whitaker) e il figlio, leader delle Pantere Nere, interpretato da David Oyelowo. Signora Winfrey, dai tempi di Il colore viola è cambiata la presenza degli afroamericani nel cinema. Winfrey: "Sì, lo dimostrano film come 12 anni schiavo, Fruitvale station, Mandela-Longwalk to freedom. Spero che il successo di The Butler spinga in questa direzione. Ma, piuttosto che sottolineare che ci sono buoni film sui neri o sui gay, sarebbe meglio dire solo che sono buoni film: mostrarli come la normalità, sottolinenado le similitudini, piuttosto che le differenze. CONTINUA... to be continued...
11 giugno '17 - domenica 11th June / Sunday visione post - 15 COSTRUIRE IL NOVECENTO - Quando la pittura europea parlava italiano Capolavori della collezione Giovanardi Bologna - Palazzo Fava, via Manzoni 2 Fino al 25 giugno 2017 PICASSO NAPOLI PARADE Picasso-Mediterraneo 2017-2019 Museo di Capodimonte / Antiquarium di Pompei Fino al 10 luglio '17 BOTERO Roma - Complesso del Vittoriano, Ala Brasini Fino al 27 agosto '17 www.il vittoriano.com Racconti di Zafferano / di e con Maria Pilar Pérez Aspa Milano - Teatro Ringhiera, via Boifava 17 Fino al 24 giugno Biglietti 22 euro (compresa la cena) - Prenotazione obbligatoria - tel. 02.36592538 Il cibo, le sue pratiche, le sue ritualità, la sua vocazione conviviale. Maria Pilar Pérez Aspa tesse la trama di un racconto gastronomico attraverso le parole di Proust, Vicent, Montalban, Fernando de Rojas trasformandole in un esperimento di letteratura ai fornelli che preve- de anche la preparazione di una paella secondo la ricetta dell'epoca di Cervantes da consumare insieme al pubblico. Area Musica Estate - TONY ALLEN - Film of Life Milano - Orto Botanico Città Studi In caso di pioggia, l'evento si terrà presso la Sala Attilio Levi 29 giugno - giovedì, ore 21.30 Il batterista nigeriano Tony Allen, che con Fela Kuti è uno dei padri dell'Afro beat, presenta il fortunato progetto Film of Life nel quale riscrive con giovani musicisti francesi la sceneggiatura della sua vita e propone una musica che dall'afro beat, suo storico background, allunga i tentacoli verso il dub, il jazz, il rock. McCOY TYNER - Echoes with a friend Milano - Orto Botanico Città Studi 6 luglio - giovedì, ore 21.30 In caso di pioggia l'evento si terrà presso il Teatro Menotti, in via Ciro Menotti 11 Rassegna Rock a Villa di Serio (BG) Pan del Diavolo - venerdì 21 luglio '17 Collettico C+C=Maxigross - sabato 22 luglio Irene Grandi & Pastis (Marco e Saverio Lanza) - domenica 23 luglio ARTE - mostra Mondi africani - dalle radici al futuro "L'arte africana oggi tra politica, economia, questioni di genere, globalizzazione, tradizione, futuro e nuove sfide". PAC - Milano, via Palestro 14 fino all'11 settembre '17 Il percorso della mostra documenta le ricerche estetiche in corso fra Algeria e Ghana, Costa d'Avorio, Malì, Nigeria, Senegal, Uganda o Zimbabwe. L'arte africana di oggi viaggia in parallelo al resto del pianeta. Ci sono grandi artisti che usano linguaggi e media spesso all'avanguardia, ma non rinunciano a un carattere identitario, alle radici culturali dei singoli paesi, a costumi, fol- clori, simboli, iconografie e soggetti attecchiti da secoli nei vari territori. Un antidoto all'omologazione dell'arte standardizzata. Lucianone
5 giugno '17 - lunedì 5th June / Monday visione post - 19 Se ci sono dettagli discutibili o lati oscuri o punti interrogativi, nella vita e nella morte di Ayse Karacagil per favore non diteceli. Non vogliamo saperli. Vogliamo tenerci la sua sto- ria così come ce l'ha raccontata e disegnata Zerocalcare: una ragazza turca che fugge dal- la galera di Erdogan, va a combattere con i curdi contro l'Isis e muore (pochi giorni fa) con le armi in pugno, come una garibaldina, come una partigiana, come una combattente per la libertà. Possiamo solo immaginare quale affronto sia, per i nazislamisti dell'Isis, doversi battere con un esercito promiscuo come quello curdo, uomini e donne insieme. Tantissime donne, che sanno bene quale sorte le aspetta, se vincono i neri del Califfato. Ayse era una ragazza ed è morta a Raqqa, che prima o poi sarà liberata anche per suo merito. Le siamo riconoscenti per almeno due motivi. Il primo è averci ricordato che per la libertà si può anche morire. L'altro è, per così dire, più recente e perfino più prezioso: in un momento storico in cui diventa sempre più difficile distinguere tra i buoni e i catti- vi, tra le cose giuste e quelle sbagliate, non abbiamo alcun dubbio sul fatto che lei era dalla parte delle cose giuste. E per questo era buona. (Da la Repubblica - 2 giugno '17 - L'Amaca / Michele Serra) Lucianone
4 giugno '17 - domenica 4th June / Sunday visione post - 28 PERCHE' LA JUVE E' CROLLATA Come spiegare il secondo tempo di Cardiff L'impressione è che il secondo tempo di Cardiff resterà tra i misteri storici del calcio italiano. Come la Corea, Milan-Liverpool , lo Zambia. Non è comprensibile - non per una squadra mentalmente forte come la Juve - questo crollo totale e improvviso dopo essere stata la più solida di tutto il torneo. Non era la Juve quel gruppo anarchico e senz'anima che ha vagato negli ultimi 45', i reparti lontani, i collegamenti saltati, l'in- capacità addirittura di superare la trequarti avversaria. Cosa è successo nell'interval- lo, di cosa si è parlato, cosa mai è scattato nella testa di Allegri e dei giocatori? Spiegazioni possibili: troppa sicurezza, improvvisa crisi atletica, sofferenza tattica, paura di vincere, inesperienza al cospetto del Real. O forse una combinazione di tutto. (da 'La Gazzetta dello Sport' - Fabio Licari / da Cardiff-Galles) Ci eravamo tutti, chi più chi un pò meno, illusi: questa volta la Signore ce la può fare, siamo alla pari, sì, insomma ce la giochiamo alla pari con questo Real, non come col Barcellona, adesso c'è più esperienza, più consapevolezza dei propri mezzi. Niente di niente: l'illusione è rimasta tale. Settima finale persa, ragazzi, e il vecchio e talvolta buon proverbio "c'è sempre la prima volta" va ancora una volta rinviato... E adesso tutti a chiederci il perchè di questa disfatta. Sì, d'accordo il primo tempo è stato all'altezza della Juve del campionato e il Real è stato pressochè dominato, ma tutto è finito lì. E ci è rimasto solo il ricordo di quel gol straordinario di Mandzukic al 27' che, pareggiando, ci faceva sperare molto bene per la seconda parte. Il vuoto, il buco nero è stato l'intervallo che ci ha restituito una Juve trasformata in tutti i sensi: ma quelli peggiori. Dal 16' al 19' (3 minuti) i bianconeri incassano due gol, quando in tutto il torneo ne avevano subiti solo tre. Perchè? La domanda ritor- na pressante. La motivazione di una sconfitta così inopinata e pesante è da attribui- re alla difesa? Direi di no! Il primo vero responsabile della sconfitta è l'attacco, so- prattutto del secondo tempo. Un attacco dove Dybala era uscito dallo spogliatoio ridotto a fantasma vero e propeio, dove Higuain arretrava sempre più e mai vera- mente si proponeva nello specchio dell'area avversaria, dove Khedira invece di da- re propulsione nel centrocampo avanzato faceva solo la bella statuina. Solo a que- to punto e si era al 15' del 2° tempo, anche la difesa e i migliori - Dani Alves, Pjanic, Mandzukic - seguivano l'andazzo dei tre citati e la partita non aveva più storia: quel- li del Real Madrid, da vecchie volpi - e Ronaldo per primo - si infilavano nei buchi, nei vuoti e nelle voragini create dai bianconeri di Allegri e facevano sfracelli su un cadavere a portata di piede. Basta! Non infieriamo più. Ma diciamo lo stesso grazie a questa Juventus che ha onorato il calcio italiano e ci ha regalato una finale con il Real stellare. Teniamoci il ricordo del primo tempo, inventandoci, per quanto pos- sibile, un finale diverso! - Luciano Finesso - Lucianone
29 maggio '17 - domenica 29th May / Sunday visione post - 21 (da La Repubblica - 20 marzo '17 - R2Spettacoli - Natalia Aspesi) Lo sconosciuto mascherato come fosse Diabolik è penetrato in casa, l'assale, la colpisce con pugni e calci, la getta sul pavimento, la sovrasta, la immobilizza, le strappa il vestito, le calze, le mutande e la sodomizza. Marty, il bel gattone grigio, osserva immobile e in- curiosito la scena di massima violenza, come noi spettatori, che senza emozione ci chie- diamo, ma lei urla per il dolore, il terrore, l'umiliazione oppure perchè sta provando un piacere irrefrenabile e ignoto? Lo stupro è già avvenuto e il film comincia con la vittima che pochi minuti dopo, il viso ferito e il corpo sanguinante, si mette imperturbabile a rac- cogliere i cocci di un vaso schiantato durante la colluttazione, a fare un bel bagno caldo e a ordinare sushi per telefono. E' successo, ma è come se non fosse successo niente, o è successo troppo? Oppure semplicemente ciò che potrebbe distruggere la nostra vita va immediatamente cancellato ed è l'indifferenza a proteggerci oggi dalle angosce del mon- do? Elle, diretto dall'olandese Paul Verhoeven, sceneggiato dall'americano David Birke, trat- to dal romanzo Oh.. (pubblicato in Italia da Voland) del francese di origine armena Phi- lippe Djian, è ambientato, come la gran parte del cinema francese, tra la borghesia pari- gina di successo, protagonista la francese Isabelle- ni Huppert al suo ultracentesimo film, ùil Golden Globe per la miglior protagonista di un film drammatico. Critiche entusiasti- che ovunque soprattutto per lei, ma anche per l'incontro grandiosamente fortunato tra un regista di solito non molto apprezzato e ambiguamente sporcaccione e una diva che più va avanti negli anni più si adatta ai cineprecipizi del disordine erotico. Lui ha diret- to nel 1992 Basic Instinct con una Sharon Stone appositamente gelida, che la leggenda sostiene essere stata senza mutande, lei dieci anni dopo in La pianista di Haneke è stata una donna disturbata e molto sadomaso. - Tsabelle Huppert, oltre ad essere una grande attrice, ha due virtù: quella di essere senza tempo e molto attraente a più di 60 anni, ri- scattando così tutte le donne che si sentono scarto a 50 anni; quella di saper rappresen- tare in certi suoi film come questo, e con la massima disinvoltura, una tipologia molto apprezzata dall'immaginario maschile, cioè quello di una donna bella, elegante, matu- ra ma fisicamente adolescenziale, di gran classe, finanziariamente autonoma e forse anche colta, apparentemente inavvicinabile eppure dedita a ogni possibile promiscuità e avventatezza erotica. Tornando al film "Elle", Michèle ha alle spalle una storia orribile, un padre molto reli- gioso che quando lei era bambina, uscì di casa armato e uccise una settantina di bam- bini in un campo vacanze. Ancora oggi, dopo decenni, a Michèle capita che qualcuno in xtrada le sputi in faccia, la insulti in un bar. Così non può dimenticare e difende la sua disperazione di un tempo rifiutandosi di andare a trovare in prigione il vecchio pa- dre ormai morente. Lei sa che non c'è legame tra quella tragedia che ha spezzato tante vite e anche la sua, e quello stupro che comunque non vuole denunciare e che, come fos- se niente, cenando a champagne in un ristorante, racconta agli amici sere dopo. Ma in- tanto fa rifare le serrature di casa, compra uno spray urticante e un martello, perchè la ragione le dice che se il criminale tornerà (e intanto le manda messaggini osceni, tipo "sei stretta per la tua età") dovrà difendersi; ma il corpo non è d'accordo, il ricordo dell'oltraggio, se ho capito, non l'abbandona. Michèle, nel film, dirige con l'amica Anna un laboratorio che produce videogame di fan- taerotismo e visionandoli, le capita di dire: "Quegli orgasmi femminili sono troppo timi- di!". Vive sola con l'amato vecchio gatto, e gli uomini che la circondano le appaiono un disastro, come purtroppo accade nella realtà a tante ultracinquantenni: ha cacciato di casa il marito noioso, il figlio ventenne con lavori precari vive con una ragazza incinta che lo domina e maltratta, il marito della sua carissima amica Anna è il suo amante non amato; c'è il giovane gigolò che sua madre paga e vuole sposare, c'è un vicino belloccio e simpatico che l'attrae: spiandolo non vista dalla finestra, lei si masturba. Uno di questi maschi, oppure uno dei suoi giovani collaboratori in ufficio, potrebbe essere ,lo stuprato- re; lo vuole sapere per vendicarsi o al contrario per precipitarsi nel piacere masochista senza maschera, senza ipocrisia, senza inganno? Dice all'amica: "La vergogna non è un'emozione abbastanza profonda da impedirti di fare ciò che non dovresti". Il romanzo più profondo e eccitante di masochismo femminile l'ha scritto una donna, la scrittrice Do- minique Aury che con lo pseudonimo di Pauline Rèage ha pubblicato in Francia, nel 1954, il suo celebre Histoire d'O. Il romanzo di Djian è avvincente e il film con qualche piccola variazione, ne segue ogni pagina.
23 maggio '17 - martedì 23rd May / Tuesday visione post - 14 Quei batteri che in orbita diventano ancora più cattivi (da la Repubblica - 23 marzo '17 - di Elena Dusi) Provviste di cibo e pezzi di ricambio. Ma non solo. A bordo dell'ultimo razzo SpaceX approdato sulla Stazione spaziale internazionale c'è anche un cofanetto isolato con tre strati di sigillante. Contiene una colonia di Staphylococcus aureus resitenti agli antibio- tici: batteri letali che solo negli Stati Uniti uccidono 20mila persone all'anno. Mandandolo nello spazio, gli scienziati dell Nasa e dell'azienda biotech americana Na- nobiosym sperano di rendere questo batterio ancora più aggressivo. Vari indizi, raccol- ti a partire dagli anni '60, suggeriscono infatti che l'assenza di gravità - per motivi tut- t'altro che chiari - faccia moltiplicare i batteri più rapidamente, amplifichi le alterazio- ni del loro Dna, li renda più aggressivi e capaci di schivare meglio gli antibiotici. "Come fa la microgravità a influenzare la rapidità con cui si accumulano mutazioni ge- netiche? Questo è il primo quesito da chiarire. Poi, imparando a prevedere queste mu- tazioni, cercheremo di progettare un farmaco che contrasti i superbatteri" spiega Ani- ta Goel, laureta in fisica e in medicina e direttrice scientifica della società Nanobyosim. Gli strafilococchi spaziali torneranno sulla Terra fra un mese. Verranno sottoposti a un test del Dna e confrontati con la colonia gemella rimasta a Terra. Teoricamente, a- nalizzando le differenze fra i percorsi genetici seguiti dai due gruppi di microrganismi, si potrebbero fare passi avanti nella ricerca di antibiotici più efficaci. Ma queste sono tappe del futuro. Al momento resta moltissimo da capire su come una semplice varia- zione della forza di gravità cambi così tanto la virulenza dei batteri. "Non sono tanto le radiazioni cosmiche ad alterare il loro Dna, quanto proprio la microgravità" spiega Daniela Billi, astrobiologa dell' università di Tor Vergata a Roma che collabora con l'Agenzia spaziale italiana. "I batteri nello spazio modificano profondamente il loro, metabolismo e producono proteine diverse rispetto alla Terra diventando spesso più aggressivi". - Nel 2006, a bordo dello Shuttle Atlantis, Cheryl Nickerson dell'universi- tà dell'Arizona fece viaggiare una colonia di Salmonella. Subito dopo l'atterraggio in- fettò alcuni topi con i batteri tornati dallo spazio e altri topi con batteri identici ma ri- masti sulla Terra. Il primo gruppo di cavie si ammalò in maniera molto più grave e gli infettivologi diedero la colpa proprio alle mutazioni .genetiche acquisite dai batteri in orbita. "Poco più tardi, nel 2009, la Nasa lanciò dei microsatelliti chiamati Pharma- Sat con dei campioni di funghi a bordo. Al loro ritorno ci si accorse che erano necessa- rie dosi maggiori di antibiotici per ucciderli" prosegue Billi. Anche se, spiega Peter Taylor, microbiologo dell'University College London, ieri a Houston per una serie di incontri alla Nasa, "non tutti i ricercatori sono d'accordo su questi aspetti. Noi, in condizioni di microgravità simulata, abbiamo notato a l contrario una perdita di vi- rulenza dei batteri, mentre la vulnerabilità agli antibiotici non ha subito cambiamen- ti". Lucianone