5 marzo '16 - sabato 5th March / Saturday visione post - 15
In Ungheria, anzi precisamente nell'Ungheria di Orbàn, vengono creati giochi di guerra:
con campi paramilitari per ragazzini. Sarebbe un "modello educativo" fatto per prepa-
rare i futuri cittadini ungheresi (agli antipodi dell'Europa di Bruxelles).
Questa è una notizia che ho letto solo pochi giorni fa in un settimanale datato ancora al
mese di dicembre scorso (12 dicembre 2015). E ho subito, chiaramente, collegato questo
fatto a quello dell'innalzamento ungherese dei muri contro i migranti-profughi. Dunque
le cose (come spesso accade) quadrano in modo completo - la quadratura del cerchio in-
somma - dove uno Stato conservatore/super populista si chiude a riccio, innalzando bar-
riere razziste e allevando una progenie di soldatini pronti a difendersi dagli straccioni
musulmani. - Mi torna molto alla memoria quelle scene dei film sugli Indiani e le trup-
pe dell'esercito americano: chiusi nel fortino, i riservisti dell'esercito a stelle e strisce si
difendevano dagli assalti delle tribù indiane che scorazzavano intorno al forte sui caval-
li, e con archi e frecce (in seguito si sarebbero procurati fucili pure loro).
Solo che questi nuovi Indiani = Profughi/migranti dalle guerre e dalla fame sono senza
cavalli e senza nessun tipo di arma bellica, ma sono per lo più donne e bambini inermi
che chiedono asilo e un pò di pietà. Solo che adesso siamo già, se non erro, nel 2016,
e però ci sono alcuni paesi europei che confondono facilmente la pietà con Spietatezza.
Luciano Finesso
Tra i prossimi post verrà pubblicato un Dossier proprio sui 'Giochi di guerra' concepiti
nello Stato che ha dato inizio alla costruzione e all'innalzamento dei muri in Europa,
l'Ungheria di Orbàn appunto. Giochi di guerra (ma che in realtà non sono proprio gio-
chi) in cui vengono coinvolti come protagonisti bambini con tanto di uniforme, mitra-
gliatrici (kalashnikov) e maschere antigas.
(Lucianone)
Lucianone
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sabato 5 marzo 2016
Scienze - Le onde gravitazionali esistono: Einstein aveva ragione
5 marzo '16 - sabato 5th March / Saturday visione post - 24
Albert Einstein aveva ragione
e questa scoperta ci serve
Il fisico tedesco le aveva ipotizzate 100 anni fa. Ora la conferma: prodotte
dagli eventi cosmici violenti, le onde gravitazionali esistono.
Un grande salto per le nostre conoscenze. Ma anche per migliorare
i satelliti e la stabilità delle case. Ecco perchè.
(dal settimanale "Oggi" - 24/02/'16 - Attualità / Edoardo Rosati - Milano)
Ci si sente infinitamente piccoli dinanzi alla sconcertante grandiosità di certe scoperte
scientifiche. Come quella che vede protagoniste le onde gravitazionali. E' merito di un
team di studiosi statun itensi ed europei, che lavorano alle tre super- antenne (interfero-
metri, nel gergo tecnico) Ligo e Virgo: i due Ligo che giorno e notte hanno registrato gli
echi provenienti dallo spazio profondo negli Usa (a Livingston, Louisiana, e ad Hanford,
nello Stato di Washington) e Virgo, che "abita" in Italia, nel Comune di Cascina (Pisa) e
che in autunno si unirà ai Ligo nella ricerca (non appena ultimati i lavori per aumentar-
ne la sensibilità).
Una scoperta epocale. Che conferma per l'ennesima volta il "funzionamento" dell'uni-
verso previsto dalla mente inarrivabile di Albert Einstein. - Per afferrare il mistero la
èarola chiave è: gravità. Archiviate per sempre l'idea che questo fenomeno sia dovuto
a una potente "calamita" naturale, a un'impalpabile forza attrattiva che fa cadere le
cose, che la Terra, a sua volta, esercita sulla Luna e grazie vvin-quale il Sole tiene av-
vinghiato attorno a sè il nostro pianeta (e tutti gli altri). No. La visione di Einstein ha
dipinto uno scenario rivoluzionario. Che, per estrema semplicità, deve portarci a im-
maginare lo Spazio come un infinito telo deformabile. Teso e resistente. Avete presen-
te i tappeti elastici su cui saltano a perdifiato i bambini?
"Increspature" decisive
Prendete adesso una palla da bowling e lanciatela su questo lenzuolo di gomma. Il
tessuto cederà sotto la massa della sfera. S'infossa. Si curva verso il basso. Se ades-
so provassimo a tirare una biglia su quella stessa superficie, bè, non potrà sfrecciare
dritta, in linea retta: finirà inevitabilmente per essere deviata dall'avvallamento. E
per girarci attorno. Ecco come funzionano le orbite di un pianeta, di una cometa, di
un satellite artificiale o di un veicolo spaziale: non sono oggetti calamitati da una
"forza" arcana a distanza. Si comportano, invece, proprio come quella biglia: ruota-
no attorno a un corpo celeste (la palla da bowling) che è più massiccio di loro e che
per questo ha abbassato il "telo elastico" dello Spazio. - Einstein ha chiamato "Spa-
zio-Tempo" Quest'invisibile tappeto flessibile (perxhè noi ci muoviamo nel vuoto se-
guendo lunghezze, larghezze e profondità, ma anche con un "prima" e un "dopo"),
Ecco pertanto riformulato il concetto di gravità: è l'effetto della curvatura dello
Un cataclisma spaziale
E' proprio ciò che è successo: due buchi neri, due frementi corpi celesti, si sono esibiti
in una danza vorticosa, prima di scontrarsi a una velocità di circa 150 mila chilometri
al secondo e fondersi in un'unica perla scura, pari a 62 volte la massa solare. E' acca-
duto a una distanza di 1,3 miliardi di anni luce. Un cataclisma che ha prodotto un'on-
da nell'universo. E come un messaggio in bottiglia nell'oceano di stelle, ha conservato
la memoria di quel mirabile evento cosmico. Oggi, finalmente, gli scienziati sono riu-
sciti a "leggere" e a udire quello sconvolgimento lontano: un "bip" di un secondo.
Sufficiente per gridare vittoria. "E' davvero l'alba di una nuova era, per l'astrofisica",
commenta entusiasta Fulvio Ricci, professore a la "Sapienza" - Univeristà di Roma, ri-
cercatore dell'INFN, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e coordinatore della colla-
borazione internazionale Virgo, uno dei fanta-macchinari rivelatori di onde che ha for-
nito un ruolo nevralgico nella lettura finale dei dati. "Le onde gravitazionali erano una
saorta di chimera: ne ipotizzavamo l'esistenza, ma adesso le abbiamo osservate in ma-
niera diretta". Più o meno è come aver scoperto la Stele di Rosetta, la pietra di granito
fondamentale nella decifrazione dei geroglifici egizi. "Allo stesso modo, potremo final-
mente sondare i fenomeni dell'universo con nuovi occhi, perchè le onde gravitazionali,
rispetto a quelle elettromagnetiche, hanno una natura del tutto diversa, essendo gene-
rate dal movimento dei corpi celesti e riuscendo a trasportare intatta l'informazione
sul fenomeno che le ha originate". Significa per esempio, spiega Ricci, poter scanda-
gliare lo stato della materia in condizioni straordinariamente compresse, come avvie-
ne nelle stelle di neutroni, che sono corpi celesti pazzescamente densi: immaginate di racchiudere in una sfera col diametro equivalente all'estensione di Roma una volta e
mezza la massa del Sole!
Lucianone
Albert Einstein aveva ragione
e questa scoperta ci serve
Il fisico tedesco le aveva ipotizzate 100 anni fa. Ora la conferma: prodotte
dagli eventi cosmici violenti, le onde gravitazionali esistono.
Un grande salto per le nostre conoscenze. Ma anche per migliorare
i satelliti e la stabilità delle case. Ecco perchè.
(dal settimanale "Oggi" - 24/02/'16 - Attualità / Edoardo Rosati - Milano)
Ci si sente infinitamente piccoli dinanzi alla sconcertante grandiosità di certe scoperte
scientifiche. Come quella che vede protagoniste le onde gravitazionali. E' merito di un
team di studiosi statun itensi ed europei, che lavorano alle tre super- antenne (interfero-
metri, nel gergo tecnico) Ligo e Virgo: i due Ligo che giorno e notte hanno registrato gli
echi provenienti dallo spazio profondo negli Usa (a Livingston, Louisiana, e ad Hanford,
nello Stato di Washington) e Virgo, che "abita" in Italia, nel Comune di Cascina (Pisa) e
che in autunno si unirà ai Ligo nella ricerca (non appena ultimati i lavori per aumentar-
ne la sensibilità).
Una scoperta epocale. Che conferma per l'ennesima volta il "funzionamento" dell'uni-
verso previsto dalla mente inarrivabile di Albert Einstein. - Per afferrare il mistero la
èarola chiave è: gravità. Archiviate per sempre l'idea che questo fenomeno sia dovuto
a una potente "calamita" naturale, a un'impalpabile forza attrattiva che fa cadere le
cose, che la Terra, a sua volta, esercita sulla Luna e grazie vvin-quale il Sole tiene av-
vinghiato attorno a sè il nostro pianeta (e tutti gli altri). No. La visione di Einstein ha
dipinto uno scenario rivoluzionario. Che, per estrema semplicità, deve portarci a im-
maginare lo Spazio come un infinito telo deformabile. Teso e resistente. Avete presen-
te i tappeti elastici su cui saltano a perdifiato i bambini?
"Increspature" decisive
Prendete adesso una palla da bowling e lanciatela su questo lenzuolo di gomma. Il
tessuto cederà sotto la massa della sfera. S'infossa. Si curva verso il basso. Se ades-
so provassimo a tirare una biglia su quella stessa superficie, bè, non potrà sfrecciare
dritta, in linea retta: finirà inevitabilmente per essere deviata dall'avvallamento. E
per girarci attorno. Ecco come funzionano le orbite di un pianeta, di una cometa, di
un satellite artificiale o di un veicolo spaziale: non sono oggetti calamitati da una
"forza" arcana a distanza. Si comportano, invece, proprio come quella biglia: ruota-
no attorno a un corpo celeste (la palla da bowling) che è più massiccio di loro e che
per questo ha abbassato il "telo elastico" dello Spazio. - Einstein ha chiamato "Spa-
zio-Tempo" Quest'invisibile tappeto flessibile (perxhè noi ci muoviamo nel vuoto se-
guendo lunghezze, larghezze e profondità, ma anche con un "prima" e un "dopo"),
Ecco pertanto riformulato il concetto di gravità: è l'effetto della curvatura dello
Un cataclisma spaziale
E' proprio ciò che è successo: due buchi neri, due frementi corpi celesti, si sono esibiti
in una danza vorticosa, prima di scontrarsi a una velocità di circa 150 mila chilometri
al secondo e fondersi in un'unica perla scura, pari a 62 volte la massa solare. E' acca-
duto a una distanza di 1,3 miliardi di anni luce. Un cataclisma che ha prodotto un'on-
da nell'universo. E come un messaggio in bottiglia nell'oceano di stelle, ha conservato
la memoria di quel mirabile evento cosmico. Oggi, finalmente, gli scienziati sono riu-
sciti a "leggere" e a udire quello sconvolgimento lontano: un "bip" di un secondo.
Sufficiente per gridare vittoria. "E' davvero l'alba di una nuova era, per l'astrofisica",
commenta entusiasta Fulvio Ricci, professore a la "Sapienza" - Univeristà di Roma, ri-
cercatore dell'INFN, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e coordinatore della colla-
borazione internazionale Virgo, uno dei fanta-macchinari rivelatori di onde che ha for-
nito un ruolo nevralgico nella lettura finale dei dati. "Le onde gravitazionali erano una
saorta di chimera: ne ipotizzavamo l'esistenza, ma adesso le abbiamo osservate in ma-
niera diretta". Più o meno è come aver scoperto la Stele di Rosetta, la pietra di granito
fondamentale nella decifrazione dei geroglifici egizi. "Allo stesso modo, potremo final-
mente sondare i fenomeni dell'universo con nuovi occhi, perchè le onde gravitazionali,
rispetto a quelle elettromagnetiche, hanno una natura del tutto diversa, essendo gene-
rate dal movimento dei corpi celesti e riuscendo a trasportare intatta l'informazione
sul fenomeno che le ha originate". Significa per esempio, spiega Ricci, poter scanda-
gliare lo stato della materia in condizioni straordinariamente compresse, come avvie-
ne nelle stelle di neutroni, che sono corpi celesti pazzescamente densi: immaginate di racchiudere in una sfera col diametro equivalente all'estensione di Roma una volta e
mezza la massa del Sole!
Lucianone
SOCIETA' e politica / Svezia - Diritti e dialogo in difesa dei più deboli
5 marzo '16 - sabato 5th March / Saturday visione post - 28
La ministra degli Esteri svedese, Margot Wallstròm, afferma:
"Dalla lotta per il disarmo ai no a Riad: ecco la mia sfida per
una diplomazia in nome dei più deboli".
(la Repubblica - 19/10/2015 - L'intervista / Andrea Tarquini - Stoccolma)
"Diritti e dialogo, così in Svezia
il femminismo etico è andato al potere"
"Io sono pragmatica, punto ai risultati nella diplomazia internazionale. Ma credo in un
nuovo approccio, etico e neofemminista. Condizioni e diritti della donna sono barometro
e tornasole dei singoli paesi e del mondo, difenderli secondo me è nell'interesse strategi-
co svedese europeo e globale. Non temo chi sfido, anzi sfido per dialogare". Così Margot
Wallstròm, socialdemocratica, la coraggiosa, potentissima ministra degli Esteri svedese,
spiega il suo credo. Sfida tutti: riconosce la Palestina, blocca contratti di miliardi per ar-
mi svedesi a Riad in nome dei diritti umani e delle donne, annuncia il riconoscimento
del Sahara Occidentale, si batte per il disarmo e denuncia le provocazioni armate di Pu-
tin contro il pacifico regno. Elegantissima in abito pantalone nero e camicetta caffelatte,
parla nel suo studio stile Luigi XIV al ministero degli Esteri reale, leader segreta della
potenza del nord, insieme a un team di donne che ha in pugno i dicasteri-chiave.
Nuova etica, femminismo in politica. Cosa significa?
"Insisto, prima di tutto pragmatismo: orientarsi a risultati efficaci. Ma senza mai tradire valori
e principi: in questo senso sono bifronte. Difendo gli interessi svedesi pensando che sono an-
che quelli del mondo globale. Siamo qui al governo per cambiare la realtà, da superpotenza
del cuore, non per far carriera. Me lo dissi subito: dove voglio arrivare? Così lavorai alla Com-
missione europea e all'Onu: dandomi valori-guida. E imparando ad ascoltare tutti prima di de-
cidere: partiti, ong, sindacati, aziende, ogni voce dei paesi reali. Le priorità ascoltate dagli altri
fanno governare meglio. E' anche un credo femminista saper ascoltare".
Svolta rispetto al precedente governo conservatore?
"Qui vige consenso bipertisan su molto: aiuto ai paesi poveri, cultura politica solidale, pacifi-
smo, europeismo convinto. Ma in 4 aree esistono differenze".
Quali?
"Primo, dobbiamo essere molto più attivi per la pace. La crisi russo-ucraina è top priority, ci
occorre una prospettiva a lungo termine, europea: investire sulle forze democratiche russe, e
ucraine, senza timore d'irritare nessuno. Poi la politica estera femminista".
Che significa?
Quando cominciai a parlarne molti sogghignarono. Invece è analisi lucida della situazione
mondiale. Come sono trattate le donne, qual è il loro ruolo nelle società, dove c'è o no un'a-
genda o road map per i loro diritti all'eguaglianza, a studiare e lavorare, a fare economia e
politica estera, al futuro? Sono interrogativi-chiave per la sicurezza e la pace nel mondo.
Uno smart power femminile - nè hard nè soft power, uno smart power - è decisivo per far
andare avanti meglio il mondo. Nei diritti umani come nell'economia, dai paesi più ricchi
ai più poveri. La politica estera femminista è un metodo: diritti, rappresentanza, ruolo so-
ciale delle donne, sono chiavi per capire ogni situazione. Senza le donne, la Tunisia del
Nobel non sarebbe una storia di successo. E in ogni guerra, la politica estera femminista
è uno strumento per capire meglio, decidere, agire. Dove le donne sono maltrattate o di-
scriminate - loro, metà della popolazione e spesso spina dorsale della stabilità sociale -
di solito bvengono calpestati i diritti umani e sprecate le qualità di metà del cielo, a dan-
no di ogni individuo, dell'economia, della società. La politica estera femminista è più ef-
ficiente, nell'interesse di tutti. Per questo qui offriamo training per future donne-negozia-
trici e leader di tutto il mondo".
Col suo no alle armi a Riad, a causa delle violazioni di diritti umani e discriminazione
delle donne, ha sfidato anche l'industria militare svedese: duro?
"Sono una pacifista pragmatica. Noi democrazia neutrale abbiamo un'importante industria
militare, io ho approvato un aumento in corsa delle spese per la Difesa pensando alle con-
tinue provocazioni russe, ai nostri piloti che quasi ogni giorno decollano su allarme con i
loro piccoli caccia Gripen contro i bombardieri atomici. Ma ci guida un principio: espor-
tiamo armi solo a paesi democratici e non aggressivi. Con i sauditi dopo certe parole con-
tro di me che preferisco ignorare ci siamo parlati, abbiamo concordato di dissentire. Con
una linea dura in nome di valori si può riuscire a continuare il dialogo".
Dialogare senza rinunciare a valori e principi?
"Mai dal 1945 abbiamo tanti conflitti come nel mondo multipolare di oggi: una quarantina,
di cui almeno 11 guerre combattute. Sempre più scontri accesi da fattori religiosi, etnici o
d'identità, e tentazioni di corsa all'arma atomica. In questo mondo complesso, l'apparente
idealismo di una pragmatica politica estera femminista, quindi più pacifista e solidale, è
strumento diplomatico più indispensabile che mai. Sapendo che devi avere il coraggio di
incassare pugni o colpi bassi, e continuare a offrire con chiarezza estrema sui valori dialo-
go a governi, anche Iran o Turchia, a ong e società civili, ovunque. L'alternativa è soggia-
cere a interessi economici e militari o a superpotenze.
Lucianone
La ministra degli Esteri svedese, Margot Wallstròm, afferma:
"Dalla lotta per il disarmo ai no a Riad: ecco la mia sfida per
una diplomazia in nome dei più deboli".
(la Repubblica - 19/10/2015 - L'intervista / Andrea Tarquini - Stoccolma)
"Diritti e dialogo, così in Svezia
il femminismo etico è andato al potere"
"Io sono pragmatica, punto ai risultati nella diplomazia internazionale. Ma credo in un
nuovo approccio, etico e neofemminista. Condizioni e diritti della donna sono barometro
e tornasole dei singoli paesi e del mondo, difenderli secondo me è nell'interesse strategi-
co svedese europeo e globale. Non temo chi sfido, anzi sfido per dialogare". Così Margot
Wallstròm, socialdemocratica, la coraggiosa, potentissima ministra degli Esteri svedese,
spiega il suo credo. Sfida tutti: riconosce la Palestina, blocca contratti di miliardi per ar-
mi svedesi a Riad in nome dei diritti umani e delle donne, annuncia il riconoscimento
del Sahara Occidentale, si batte per il disarmo e denuncia le provocazioni armate di Pu-
tin contro il pacifico regno. Elegantissima in abito pantalone nero e camicetta caffelatte,
parla nel suo studio stile Luigi XIV al ministero degli Esteri reale, leader segreta della
potenza del nord, insieme a un team di donne che ha in pugno i dicasteri-chiave.
Nuova etica, femminismo in politica. Cosa significa?
"Insisto, prima di tutto pragmatismo: orientarsi a risultati efficaci. Ma senza mai tradire valori
e principi: in questo senso sono bifronte. Difendo gli interessi svedesi pensando che sono an-
che quelli del mondo globale. Siamo qui al governo per cambiare la realtà, da superpotenza
del cuore, non per far carriera. Me lo dissi subito: dove voglio arrivare? Così lavorai alla Com-
missione europea e all'Onu: dandomi valori-guida. E imparando ad ascoltare tutti prima di de-
cidere: partiti, ong, sindacati, aziende, ogni voce dei paesi reali. Le priorità ascoltate dagli altri
fanno governare meglio. E' anche un credo femminista saper ascoltare".
Svolta rispetto al precedente governo conservatore?
"Qui vige consenso bipertisan su molto: aiuto ai paesi poveri, cultura politica solidale, pacifi-
smo, europeismo convinto. Ma in 4 aree esistono differenze".
Quali?
"Primo, dobbiamo essere molto più attivi per la pace. La crisi russo-ucraina è top priority, ci
occorre una prospettiva a lungo termine, europea: investire sulle forze democratiche russe, e
ucraine, senza timore d'irritare nessuno. Poi la politica estera femminista".
Che significa?
Quando cominciai a parlarne molti sogghignarono. Invece è analisi lucida della situazione
mondiale. Come sono trattate le donne, qual è il loro ruolo nelle società, dove c'è o no un'a-
genda o road map per i loro diritti all'eguaglianza, a studiare e lavorare, a fare economia e
politica estera, al futuro? Sono interrogativi-chiave per la sicurezza e la pace nel mondo.
Uno smart power femminile - nè hard nè soft power, uno smart power - è decisivo per far
andare avanti meglio il mondo. Nei diritti umani come nell'economia, dai paesi più ricchi
ai più poveri. La politica estera femminista è un metodo: diritti, rappresentanza, ruolo so-
ciale delle donne, sono chiavi per capire ogni situazione. Senza le donne, la Tunisia del
Nobel non sarebbe una storia di successo. E in ogni guerra, la politica estera femminista
è uno strumento per capire meglio, decidere, agire. Dove le donne sono maltrattate o di-
scriminate - loro, metà della popolazione e spesso spina dorsale della stabilità sociale -
di solito bvengono calpestati i diritti umani e sprecate le qualità di metà del cielo, a dan-
no di ogni individuo, dell'economia, della società. La politica estera femminista è più ef-
ficiente, nell'interesse di tutti. Per questo qui offriamo training per future donne-negozia-
trici e leader di tutto il mondo".
Col suo no alle armi a Riad, a causa delle violazioni di diritti umani e discriminazione
delle donne, ha sfidato anche l'industria militare svedese: duro?
"Sono una pacifista pragmatica. Noi democrazia neutrale abbiamo un'importante industria
militare, io ho approvato un aumento in corsa delle spese per la Difesa pensando alle con-
tinue provocazioni russe, ai nostri piloti che quasi ogni giorno decollano su allarme con i
loro piccoli caccia Gripen contro i bombardieri atomici. Ma ci guida un principio: espor-
tiamo armi solo a paesi democratici e non aggressivi. Con i sauditi dopo certe parole con-
tro di me che preferisco ignorare ci siamo parlati, abbiamo concordato di dissentire. Con
una linea dura in nome di valori si può riuscire a continuare il dialogo".
Dialogare senza rinunciare a valori e principi?
"Mai dal 1945 abbiamo tanti conflitti come nel mondo multipolare di oggi: una quarantina,
di cui almeno 11 guerre combattute. Sempre più scontri accesi da fattori religiosi, etnici o
d'identità, e tentazioni di corsa all'arma atomica. In questo mondo complesso, l'apparente
idealismo di una pragmatica politica estera femminista, quindi più pacifista e solidale, è
strumento diplomatico più indispensabile che mai. Sapendo che devi avere il coraggio di
incassare pugni o colpi bassi, e continuare a offrire con chiarezza estrema sui valori dialo-
go a governi, anche Iran o Turchia, a ong e società civili, ovunque. L'alternativa è soggia-
cere a interessi economici e militari o a superpotenze.
Lucianone
venerdì 4 marzo 2016
Sport - calcio / Serie A - 27^ giornata 2015/16
4 marzo '16 - venerdì 4th March / Friday visione post - 10
Risultati delle partite
Empoli 1 Milan 1 Palermo 0 Carpi 1 Chievo 1 Sampdoria 2
Roma 3 Torino 0 Bologna 0 Atalanta 1 Genoa 0 Frosinone 0
Udinese 2 Juventus 2 Lazio 0 Fiorentina 1
Verona H. 0 Inter 0 Sassuolo 2 Napoli 1
CLASSIFICA
Juventus 61 / Napoli 58 / Roma, Fiorentina 53 / Inter 48 / Milan 47 /
Sassuolo 41 / Lazio 37 / Bologna 35 / Chievo, Empoli 34 / Torino 32 /
Atalanta, Udinese 30 / Genoa, Sampdoria 28 / Palermo 27 / Frosinone 23 /
Carpi 21 / Verona H. 18
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Empoli 1 Milan 1 Palermo 0 Carpi 1 Chievo 1 Sampdoria 2
Roma 3 Torino 0 Bologna 0 Atalanta 1 Genoa 0 Frosinone 0
Udinese 2 Juventus 2 Lazio 0 Fiorentina 1
Verona H. 0 Inter 0 Sassuolo 2 Napoli 1
CLASSIFICA
Juventus 61 / Napoli 58 / Roma, Fiorentina 53 / Inter 48 / Milan 47 /
Sassuolo 41 / Lazio 37 / Bologna 35 / Chievo, Empoli 34 / Torino 32 /
Atalanta, Udinese 30 / Genoa, Sampdoria 28 / Palermo 27 / Frosinone 23 /
Carpi 21 / Verona H. 18
Continua... to be continued...
lunedì 29 febbraio 2016
Storie - In Pakistan 'on the road' con Zenith
29 febbraio '16 - lunedì 29th February / Monday visione post - 6
(da la Repubblica - 22/02/2016 - La storia / Francesca De Benedetti)
" Torna da dove sei venuta! In cucina! ". Zenith Irfan ha 21 anni e almeno una certezza:
l'ultima cosa che farà è chiudersi in casa a preparare pane chapati o pollo karahi, come in-
vece le intima di fare uno sconosciuto mentre lei attraversa in moto il passo del Khunjerab,
al confine tra il suo Pakistan e la Cina.
Zenith è studentessa di marketing alla School of Economics di Lahore, ma nel suo paese e
ormai in tutto il mondo è "One girl, two wheels", la ragazza su due ruote: così ha battez-
zato il suo seguitissimo blog su Facebook. Ai social, Zenith consegna giorno dopo giorno
io suoi "diari della motocicletta". "Non sapevo neppure che ci fossero precedenti famosi,
non conoscevo i diari di Che Guevara. Non ho ispiratori se non mio padre", ci racconta
Zenith. Che però nel suo piccolo una rivoluzione l'ha fatta: la "rivoluzione a bordo", in
un paese dove una donna on the road non è la norma ma un tabù, soprattutto nelle zone
rurali, le più conservatrici. In moto si va tutt'al più al seguito di un uomo, sedute rigoro-
samente alla amazzone, a gambe chiuse. Anche la bicicletta è perlopiù "cosa da maschi":
se ci sale una donna, è costume che lo faccia con le cosce di lato, ben serrate.
Ma ora la "ragazza su due ruote" ispira miriadi di coetanee pachistane, la sua posta Face-
book si intasa di messaggi, altre donne organizzano corse in motocicletta. Com'è comincia-
ta, questa contagiosa storia d'amore con una Honda Cd-70? "Ho perso mio papà quan-
d'ero piccina - racconta Zenith - e a 12 anni mia madre ha sfogliato con me l'album di fa-
miglia. 'Tuo padre aveva un sogno che non ha potuto realizzare, cioè attraversare il Paki-
stan in moto', mi ha detto insinuando in me l'idea che quel sogno potesse rivivere grazie
a me". L'idea per un pò è rimasta in cantina assieme ai ricordi. Poi "nel giugno del 2015,
alla School of Economics ci hanno dato una settimana di pausa. Mi chiedevo cosa fare ed
è stato allora che mi sono ricordata di quell'idea folle: il viaggio in moto. Tutta la famiglia
mi ha dato una mano, mio fratello mi ha venduto la sua Honda, mia madre l'ha convinto
a insegnarmi a usarla".
Quell'estate Zenith mette in borsa una torcia, ginocchiere, jeans e magliette, crema solare,
corde elastiche, coltellino pieghevole e insetticida. Trova spazio anche per il make-up,
"ma l'essenziale". La sua prima avventura a due ruote dura cinque giorni, è un tour del
Kashmir, con tappa a Muzaffarabad. "E' stato così bello che ci ho preso gusto. Appena
ho potuto, sono risalita sulla Honda per un viaggio di tre settimane fino al confine con
la Cina, al passo del Khunjerab". E' stato lì che un uomo le ha urlato di "tornarsene a ca-
sa", ma lei ha tirato dritto. "Non mi sono mai sentita sola, anche perchè ero con un grup-
petto di motociclisti; nessuno ha tentato di molestarmi. Ma devo dire che le reazioni della
gente, a vedere una donna su due ruote, spesso erano di stupore o fastidio. Quando mi fer-
mavo a chiedere informazioni tutta bardata con il casco e le protezioni. il più delle volte
mi scambiavano per un maschio. Ma poi, quando capivano che ero una femmina, rimane-
vano così scioccati che non davo loro neppure il tempo di reagire: un rombo di motori e
ripartivo a gran velocità. L'unico momento in cui ho provato davvero paura è stato vicino
al lago Saiful Muluk. Mi si sono rotti i freni mentre scendevo lungo le montagne e mi -
salvata facendomi forza con le ginocchia contro il fango. Credetemi, rifarei tutto. Ho desi-
derato queste avventure e mi sono goduta ogni istante. Mi è piaciuta soprattutto Shigar,
nel nord del Pakistan: era tutto così bello da lasciarmi incantata per giorni". Il diario vir-
tuale di Zenith riempe con le immagini quello che le parole non spiegano: in foto, le ragaz-
zine le si raccolgono attorno estasiate, ci sono i pashtun che le sorridono, o lei seduta al
centro della strada bagnata dal sole, mentre medita. Su Facebook Zenith cita pure Fran-
klin Delano Roosevelt: "L'unica cosa che dovete temere è la paura". "Una donna che viag-
gia da sola è ancora un tabù, come lo è una ragazza che va in moto. Ma io voglio correre
libera", dice lei. E non lascia spazio a incertezze: "Per noi donne le cose possono cambiare,
i social mi consentono di dare l'ispirazione a tante altre ragazze. Mi scrivono un sacco di
messaggi al giorno, ormai ci facciamo coraggio a vicenda nell'inseguire i nostri sogni". La
scelta di Zenith è contagiosa: "Il governo sta attrezzando le donne di scooter, la polizia in-
segna loro a guidarli, la mia esperienza ha ispirato una vera e propria campagna. Si chia-
ma Women on wheels".
Continua...
to be continued...
(da la Repubblica - 22/02/2016 - La storia / Francesca De Benedetti)
" Torna da dove sei venuta! In cucina! ". Zenith Irfan ha 21 anni e almeno una certezza:
l'ultima cosa che farà è chiudersi in casa a preparare pane chapati o pollo karahi, come in-
vece le intima di fare uno sconosciuto mentre lei attraversa in moto il passo del Khunjerab,
al confine tra il suo Pakistan e la Cina.
Zenith è studentessa di marketing alla School of Economics di Lahore, ma nel suo paese e
ormai in tutto il mondo è "One girl, two wheels", la ragazza su due ruote: così ha battez-
zato il suo seguitissimo blog su Facebook. Ai social, Zenith consegna giorno dopo giorno
io suoi "diari della motocicletta". "Non sapevo neppure che ci fossero precedenti famosi,
non conoscevo i diari di Che Guevara. Non ho ispiratori se non mio padre", ci racconta
Zenith. Che però nel suo piccolo una rivoluzione l'ha fatta: la "rivoluzione a bordo", in
un paese dove una donna on the road non è la norma ma un tabù, soprattutto nelle zone
rurali, le più conservatrici. In moto si va tutt'al più al seguito di un uomo, sedute rigoro-
samente alla amazzone, a gambe chiuse. Anche la bicicletta è perlopiù "cosa da maschi":
se ci sale una donna, è costume che lo faccia con le cosce di lato, ben serrate.
Ma ora la "ragazza su due ruote" ispira miriadi di coetanee pachistane, la sua posta Face-
book si intasa di messaggi, altre donne organizzano corse in motocicletta. Com'è comincia-
ta, questa contagiosa storia d'amore con una Honda Cd-70? "Ho perso mio papà quan-
d'ero piccina - racconta Zenith - e a 12 anni mia madre ha sfogliato con me l'album di fa-
miglia. 'Tuo padre aveva un sogno che non ha potuto realizzare, cioè attraversare il Paki-
stan in moto', mi ha detto insinuando in me l'idea che quel sogno potesse rivivere grazie
a me". L'idea per un pò è rimasta in cantina assieme ai ricordi. Poi "nel giugno del 2015,
alla School of Economics ci hanno dato una settimana di pausa. Mi chiedevo cosa fare ed
è stato allora che mi sono ricordata di quell'idea folle: il viaggio in moto. Tutta la famiglia
mi ha dato una mano, mio fratello mi ha venduto la sua Honda, mia madre l'ha convinto
a insegnarmi a usarla".
Quell'estate Zenith mette in borsa una torcia, ginocchiere, jeans e magliette, crema solare,
corde elastiche, coltellino pieghevole e insetticida. Trova spazio anche per il make-up,
"ma l'essenziale". La sua prima avventura a due ruote dura cinque giorni, è un tour del
Kashmir, con tappa a Muzaffarabad. "E' stato così bello che ci ho preso gusto. Appena
ho potuto, sono risalita sulla Honda per un viaggio di tre settimane fino al confine con
la Cina, al passo del Khunjerab". E' stato lì che un uomo le ha urlato di "tornarsene a ca-
sa", ma lei ha tirato dritto. "Non mi sono mai sentita sola, anche perchè ero con un grup-
petto di motociclisti; nessuno ha tentato di molestarmi. Ma devo dire che le reazioni della
gente, a vedere una donna su due ruote, spesso erano di stupore o fastidio. Quando mi fer-
mavo a chiedere informazioni tutta bardata con il casco e le protezioni. il più delle volte
mi scambiavano per un maschio. Ma poi, quando capivano che ero una femmina, rimane-
vano così scioccati che non davo loro neppure il tempo di reagire: un rombo di motori e
ripartivo a gran velocità. L'unico momento in cui ho provato davvero paura è stato vicino
al lago Saiful Muluk. Mi si sono rotti i freni mentre scendevo lungo le montagne e mi -
salvata facendomi forza con le ginocchia contro il fango. Credetemi, rifarei tutto. Ho desi-
derato queste avventure e mi sono goduta ogni istante. Mi è piaciuta soprattutto Shigar,
nel nord del Pakistan: era tutto così bello da lasciarmi incantata per giorni". Il diario vir-
tuale di Zenith riempe con le immagini quello che le parole non spiegano: in foto, le ragaz-
zine le si raccolgono attorno estasiate, ci sono i pashtun che le sorridono, o lei seduta al
centro della strada bagnata dal sole, mentre medita. Su Facebook Zenith cita pure Fran-
klin Delano Roosevelt: "L'unica cosa che dovete temere è la paura". "Una donna che viag-
gia da sola è ancora un tabù, come lo è una ragazza che va in moto. Ma io voglio correre
libera", dice lei. E non lascia spazio a incertezze: "Per noi donne le cose possono cambiare,
i social mi consentono di dare l'ispirazione a tante altre ragazze. Mi scrivono un sacco di
messaggi al giorno, ormai ci facciamo coraggio a vicenda nell'inseguire i nostri sogni". La
scelta di Zenith è contagiosa: "Il governo sta attrezzando le donne di scooter, la polizia in-
segna loro a guidarli, la mia esperienza ha ispirato una vera e propria campagna. Si chia-
ma Women on wheels".
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Personaggio / musica - Il maestro Ezio Bosso
29 febbraio '16 - lunedì 29th February / Monday visione post - 30
(da la Repubblica - 12/02/'16 - L'intervista / Angelo Carotenuto - Bordighera)
L'uomo che ha stupito il festival è un italiano che gira il mondo in carrozzina e domani
(13 febbraio) dirigerà la Lithuanian Orchestra a Vilnius. Non aveva mai inciso un disco, E'
arrivato all'Ariston e i telespettatori sono passati da 11 a 13 milioni. Si è svegliato in testa
alla classifica di iTunes col suo esordio (The 12th room), ha acceso il pc e ha trovato 145
mila persone in più iscritte alla sua pagina Facebook.
Ezio Bosso dal 2011 fa i conti con una malattia neurodegenerativa che agisce sui neuroni.
Mercoledì era all'Ariston, suonava e sorrideva, mentre la violinista dell'orchestra in un an-
golo piangeva. Seduto ai bordi di una piscina a Bordighera, maglia scura e foulard colora-
tissimo, la mattina dopo racconta una rivoluzione. Fuma un paio di sigarette. E' un uomo
sereno. "Forse esiste un bisogno di ascoltare cose meno urlate e più sincere. Forse esiste
una necessità di sentirsi meno Superman. Ai miei concerti vengono ragazzi giovani e an-
ziani. Non è vero che la gente non va a sentire Bach e Chopin. C'è qualcuno a cui fa co-
modo raccontarlo, per paura che i giovani si accostino a certi autori. La musica è un'azione
condivisa. Uno come me deve togliere la paura che ne esista di noiosa".
Quanto è speciale il piano che lei suona?
"I tasti del mio amico Steinway pesano quasi la metà rispetto agli altri: 29 grammi contro
56. Altrimenti non ce la farei a suonarli, mi stanco, si gelano le dita. A guardarmi ora sono
persino fichissimo. Ho pure un preparatore, Pietro AzzolaMa fino a poco fa era una discus-
sione continua per avere un piano così".
Perchè s'è dovuto trasferire a Londra?
"Perchè lì hanno avuto sin dall'inizio meno paura della mia musica. Io sono cresciuto con un
fratello più grande di dodici anni e una sorella di sei. Avevamo una chitarrina jazz, un flauti-
no, uno xilofono. I miei erano operai, non giravano soldi veri, presi lezioni da una prozia vec-
chissima, da bimbo pensavo fosse nata nel '600. Quando mi sono diplomato, ho scelto uno
strumento che potesse darmi da vivere: il contrabbasso. C'erano più posti liberi nelle orche-
stre".
Se la ricorda la sua prima composizione?
"Avrò avuto 11 anni, l'età in cui Mozart era già a 300. Era bruttissima, scritta con una penna
rossa. Sarà chiusa in qualche cassetto o in qualche cassonetto. A questo punto sospetto che
verrà fuori postuma,ne sono certo".
Da dove viene la forza della sua ironia? Su twitter ha risposto al blog satirico Spinoza che
prendeva in giro la sua capigliatura "da coglione".
"Non mi sono offeso. Spinoza mi piace un casino. Potrei mai prendermi sul serio? Io sono
già così, come mi vedete. Se facessi il tronfio, sai che noia. Solo la musica merita tutto l'im-
pegno".
Crede di essere piaciuto perchè la sua storia è esemplare?
"Gli esempi veri non si vedono quasi mai. Ho messo in pubblico le mie mani e la mia faccia.
Cos' come scolto le storie degli altri, ogni tanto provo a raccontare un pezzetto della mia. So-
no un essere umano, uno solo, se vi girate a guardare ne trovate tanti".
Lei è credente?
"Sono diversamente credente. Sono così ateo da non sopportare gli altri atei. Qualsiasi cosa
riguardi la religione, nmasce come un aiuto a vivere. Non è bellissimo? Che noia raccontarsi
che tutto finisce. Il mistero è parte della fede cristiana ma può essere usato con ambivalenza.
Credere è un equilibrio delicato".
In che cosa trova ristoro?
"Nell'ascolto degli altri, negli sguardi, nella capacità di farsi compagnia. Amo le preghiere.
Il Padre nostro è magnifico. Credo nella poesia. In Emily Dickinson, oppure nella sempli-
cità di Prévert. La musica mi ha dato una bella vita, mi ha fatto viaggiare, conoscere la
filosofia, la pneumologia, la meteorologia. Mi ha fatto incontrare l'amore".
E cosa le ha tolto?
"Da ragazzo mi impediva di andare a giocare a rugby, sport che amo più del calcio. Col
calcio si litiga, col rugby si va a bere una birra. A sciola ero un caprone, La musica mi ha
insegnato a incuriosirmi, Un amore non può toglierti qualcosa. Mi fanno ridere quelli che
raccontano di essersi sacrificati per amore. Peggio per loro.".
Cosa pensa che possa ancora cambiare nella sua vita?
"E' strano. Sembra che prima di Sanremo io non avessi mai suonato in vita mia. La diffe-
renza è che adesso ve ne siete accorti. Ero su Facebook sin dalla sua apertura. Mi convin-
se un'amica dicendo che serviva a scambiarsi foto. Io sono gentile e rispondo a tutti. Ora
con duemila messaggi al giorno come faccio? Me lo farò spiegare da Morandi. Solo che
io devo pure studiare. Sono un pò spaventato, poi mi dico che le cose succedono quando
devono succedere".
Vale anche per quello che le è capitato cinque anni fa? Doveva succedere?
"Per forza devo crederlo. Mi guardi. Ho forse un'alternativa? Restare fermi non serve.
Certe volte muovendo un passo, si scopre una luce più bella".
Che cosa le manca oggi?
"Quei bei viaggi lunghi che facevo una volta. In Vietnam, in Argentina, nella Terra del
Fuoco, alla fine del mondo".
Bosso, c'è qualcosa che le fa paura?
"Le paure servono. Non è utile scacciarle. Ho paura che la paura un giorno mi paralizzi.
Questo sì. Ma non vale solo per me. Mi spaventa che possa accadere a chiunque".
_____________________________________________________
Lucianone
(da la Repubblica - 12/02/'16 - L'intervista / Angelo Carotenuto - Bordighera)
L'uomo che ha stupito il festival è un italiano che gira il mondo in carrozzina e domani
(13 febbraio) dirigerà la Lithuanian Orchestra a Vilnius. Non aveva mai inciso un disco, E'
arrivato all'Ariston e i telespettatori sono passati da 11 a 13 milioni. Si è svegliato in testa
alla classifica di iTunes col suo esordio (The 12th room), ha acceso il pc e ha trovato 145
mila persone in più iscritte alla sua pagina Facebook.
Ezio Bosso dal 2011 fa i conti con una malattia neurodegenerativa che agisce sui neuroni.
Mercoledì era all'Ariston, suonava e sorrideva, mentre la violinista dell'orchestra in un an-
golo piangeva. Seduto ai bordi di una piscina a Bordighera, maglia scura e foulard colora-
tissimo, la mattina dopo racconta una rivoluzione. Fuma un paio di sigarette. E' un uomo
sereno. "Forse esiste un bisogno di ascoltare cose meno urlate e più sincere. Forse esiste
una necessità di sentirsi meno Superman. Ai miei concerti vengono ragazzi giovani e an-
ziani. Non è vero che la gente non va a sentire Bach e Chopin. C'è qualcuno a cui fa co-
modo raccontarlo, per paura che i giovani si accostino a certi autori. La musica è un'azione
condivisa. Uno come me deve togliere la paura che ne esista di noiosa".
Quanto è speciale il piano che lei suona?
"I tasti del mio amico Steinway pesano quasi la metà rispetto agli altri: 29 grammi contro
56. Altrimenti non ce la farei a suonarli, mi stanco, si gelano le dita. A guardarmi ora sono
persino fichissimo. Ho pure un preparatore, Pietro AzzolaMa fino a poco fa era una discus-
sione continua per avere un piano così".
Perchè s'è dovuto trasferire a Londra?
"Perchè lì hanno avuto sin dall'inizio meno paura della mia musica. Io sono cresciuto con un
fratello più grande di dodici anni e una sorella di sei. Avevamo una chitarrina jazz, un flauti-
no, uno xilofono. I miei erano operai, non giravano soldi veri, presi lezioni da una prozia vec-
chissima, da bimbo pensavo fosse nata nel '600. Quando mi sono diplomato, ho scelto uno
strumento che potesse darmi da vivere: il contrabbasso. C'erano più posti liberi nelle orche-
stre".
Se la ricorda la sua prima composizione?
"Avrò avuto 11 anni, l'età in cui Mozart era già a 300. Era bruttissima, scritta con una penna
rossa. Sarà chiusa in qualche cassetto o in qualche cassonetto. A questo punto sospetto che
verrà fuori postuma,ne sono certo".
Da dove viene la forza della sua ironia? Su twitter ha risposto al blog satirico Spinoza che
prendeva in giro la sua capigliatura "da coglione".
"Non mi sono offeso. Spinoza mi piace un casino. Potrei mai prendermi sul serio? Io sono
già così, come mi vedete. Se facessi il tronfio, sai che noia. Solo la musica merita tutto l'im-
pegno".
Crede di essere piaciuto perchè la sua storia è esemplare?
"Gli esempi veri non si vedono quasi mai. Ho messo in pubblico le mie mani e la mia faccia.
Cos' come scolto le storie degli altri, ogni tanto provo a raccontare un pezzetto della mia. So-
no un essere umano, uno solo, se vi girate a guardare ne trovate tanti".
Lei è credente?
"Sono diversamente credente. Sono così ateo da non sopportare gli altri atei. Qualsiasi cosa
riguardi la religione, nmasce come un aiuto a vivere. Non è bellissimo? Che noia raccontarsi
che tutto finisce. Il mistero è parte della fede cristiana ma può essere usato con ambivalenza.
Credere è un equilibrio delicato".
In che cosa trova ristoro?
"Nell'ascolto degli altri, negli sguardi, nella capacità di farsi compagnia. Amo le preghiere.
Il Padre nostro è magnifico. Credo nella poesia. In Emily Dickinson, oppure nella sempli-
cità di Prévert. La musica mi ha dato una bella vita, mi ha fatto viaggiare, conoscere la
filosofia, la pneumologia, la meteorologia. Mi ha fatto incontrare l'amore".
E cosa le ha tolto?
"Da ragazzo mi impediva di andare a giocare a rugby, sport che amo più del calcio. Col
calcio si litiga, col rugby si va a bere una birra. A sciola ero un caprone, La musica mi ha
insegnato a incuriosirmi, Un amore non può toglierti qualcosa. Mi fanno ridere quelli che
raccontano di essersi sacrificati per amore. Peggio per loro.".
Cosa pensa che possa ancora cambiare nella sua vita?
"E' strano. Sembra che prima di Sanremo io non avessi mai suonato in vita mia. La diffe-
renza è che adesso ve ne siete accorti. Ero su Facebook sin dalla sua apertura. Mi convin-
se un'amica dicendo che serviva a scambiarsi foto. Io sono gentile e rispondo a tutti. Ora
con duemila messaggi al giorno come faccio? Me lo farò spiegare da Morandi. Solo che
io devo pure studiare. Sono un pò spaventato, poi mi dico che le cose succedono quando
devono succedere".
Vale anche per quello che le è capitato cinque anni fa? Doveva succedere?
"Per forza devo crederlo. Mi guardi. Ho forse un'alternativa? Restare fermi non serve.
Certe volte muovendo un passo, si scopre una luce più bella".
Che cosa le manca oggi?
"Quei bei viaggi lunghi che facevo una volta. In Vietnam, in Argentina, nella Terra del
Fuoco, alla fine del mondo".
Bosso, c'è qualcosa che le fa paura?
"Le paure servono. Non è utile scacciarle. Ho paura che la paura un giorno mi paralizzi.
Questo sì. Ma non vale solo per me. Mi spaventa che possa accadere a chiunque".
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Lucianone
Sport - Serie B / 28^ giornata 2015/16
29 febbraio '16 - lunedì 29th February / Monday visione post - 9
Risultati delle partite
Novara 1 Cesena 2 Avellino 2 Brescia 2 Crotone 2 Latina 0
Pro Vercelli 1 Cagliari 0 Livorno 1 Como 1 Vicenza 0 Modena 1
Pescara 2 Ternana 2 Trapani 1 Entella 2 Lanciano 1
Ascoli 2 Spezia 2 Salernitana 1 Perugia 1 Bari 0
CLASSIFICA
Cagliari 61 / Crotone 59 / Pescara 49 / Cesena 46 / Novara 43 /
Virtus Entella, Spezia 43 / Brescia 42 / Bari 41 / Avellino 40 / Trapani 37 /
Ternana 36 / Perugia 34 / Latina 33 / Ascoli, Modena 32 / Vicenza 30 /
Pro Vercelli, Lanciano 29 / Salernitana 26 / Como 21
Il Commento
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Novara 1 Cesena 2 Avellino 2 Brescia 2 Crotone 2 Latina 0
Pro Vercelli 1 Cagliari 0 Livorno 1 Como 1 Vicenza 0 Modena 1
Pescara 2 Ternana 2 Trapani 1 Entella 2 Lanciano 1
Ascoli 2 Spezia 2 Salernitana 1 Perugia 1 Bari 0
CLASSIFICA
Cagliari 61 / Crotone 59 / Pescara 49 / Cesena 46 / Novara 43 /
Virtus Entella, Spezia 43 / Brescia 42 / Bari 41 / Avellino 40 / Trapani 37 /
Ternana 36 / Perugia 34 / Latina 33 / Ascoli, Modena 32 / Vicenza 30 /
Pro Vercelli, Lanciano 29 / Salernitana 26 / Como 21
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sabato 27 febbraio 2016
Sport - calcio / Serie A - 26^ giornata 2015/16
27 febbraio '16 - sabato 27th February / Saturday visione post - 12
Risultati delle partite
Atalanta 2 Bologna 0 Frosinone 0 Genoa 2 Inter 3
Fiorentina 3 Juventus 0 Lazio 0 Udinese 1 Sampdoria 1
Roma 5 Sassuolo 3 Torino 0 Verona H. 3 Napoli 1
Palermo 0 Empoli 2 Carpi 0 Chievo 1 Milan 1
CLASSIFICA
Juventus 58 / Napoli 56 / Fiorentina 52 / Roma 50 / Inter 48 / Milan 43 /
Sassuolo 38 / Lazio 37 / Bologna, Empoli 34 / Torino 32 / Chievo 31 /
Atalanta 29 / Genoa 28 / Udinese 27 / Palermo 26 / Sampdoria 25 /
Frosinone 23 / Carpi 20 / Verona H. 18
IL PUNTO
sulla salvezza
Si salvi chi può! Diventa sempre più vero il famoso detto, perchè tutto risulta ancora
possibile a tutt'oggi, dopo la chiusura della ventiseiesima giornata di A, dove squadre
(insospettabili a inizio campionato) come Udinese, Palermo e Sampdoria non si posso-
no dire tranquille e dovranno lottare ancora un bel pò per uscire dalle sabbie mobili ri-
succhianti le tre destinate alla serie cadetta (la B). Dopo la quasi sonante vittoria del-
l'Hellas sul Chievo, dei pareggi senza gol di Carpi e Frosinone, e delle sconfitte di Udi-
nese, Samp e Palermo, ecco che è ancora tutta da rivedere la lotta lì in fondo. Più bello,
più entusiasmante, certo! E tenendo conto che Genoa e Atalanta non possono neppure
loro permettersi troppi passi falsi!
(Lucianone)
Il Commento
Continua...
to be continued...
Risultati delle partite
Atalanta 2 Bologna 0 Frosinone 0 Genoa 2 Inter 3
Fiorentina 3 Juventus 0 Lazio 0 Udinese 1 Sampdoria 1
Roma 5 Sassuolo 3 Torino 0 Verona H. 3 Napoli 1
Palermo 0 Empoli 2 Carpi 0 Chievo 1 Milan 1
CLASSIFICA
Juventus 58 / Napoli 56 / Fiorentina 52 / Roma 50 / Inter 48 / Milan 43 /
Sassuolo 38 / Lazio 37 / Bologna, Empoli 34 / Torino 32 / Chievo 31 /
Atalanta 29 / Genoa 28 / Udinese 27 / Palermo 26 / Sampdoria 25 /
Frosinone 23 / Carpi 20 / Verona H. 18
IL PUNTO
sulla salvezza
Si salvi chi può! Diventa sempre più vero il famoso detto, perchè tutto risulta ancora
possibile a tutt'oggi, dopo la chiusura della ventiseiesima giornata di A, dove squadre
(insospettabili a inizio campionato) come Udinese, Palermo e Sampdoria non si posso-
no dire tranquille e dovranno lottare ancora un bel pò per uscire dalle sabbie mobili ri-
succhianti le tre destinate alla serie cadetta (la B). Dopo la quasi sonante vittoria del-
l'Hellas sul Chievo, dei pareggi senza gol di Carpi e Frosinone, e delle sconfitte di Udi-
nese, Samp e Palermo, ecco che è ancora tutta da rivedere la lotta lì in fondo. Più bello,
più entusiasmante, certo! E tenendo conto che Genoa e Atalanta non possono neppure
loro permettersi troppi passi falsi!
(Lucianone)
Il Commento
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Riflessioni - I vecchi e la morte (programmata) / Ma non era una crisi "di sistema"?
.
27 febbraio '16 - sabato 27th February / Saturday visione post - 17
Ormai vegliardo, al termine di una vita luminosa e fervida (è uno dei maestri del-
l'astrattismo italiano), Eugenio Carmi ha scelto di morire in Svizzera, nel giorno
del suo novantaseiesimo compleanno, dopo avere spiegato ai quattro figli che pre-
feriva essere lui, non il suo cancro, a decidere quando e come congedarsi. Ma il
giorno prima dell'addio, senza interventi esterni, Carmi è morto motu proprio, bef-
fando le proprie stesse disposizioni.
Conoscendolo. ho potuto sorridere del suo finale stoico e al tempo stesso spiritoso.
Mi è tornato in mente il capo indiano del "Piccolo Grande Uomo", che presagendo
la fine si fa portare dal nipote (Dustin Hoffman) in cima a una montagna per lasciar-
si morire. All'opposto di Carmi, inopinatamente il vecchio si alza dal suo giaciglio di
commiato e sentenzia: oggi non è un buon giorno per morire, riportatemi a casa. In
entrambe le storie, quella vera e quella finta, la morte non è orrore e scompiglio, ma
un silenzioso mistero da affronatre senza schiamazzi. Chissà perxhè questo voler mo-
rire, che è anche un saper morire, viene giudicato dagli zelanti un atto di arroganza.
Quando è invece l'umiltà - la coscienza della fine - a circondare quei morenti così
composti, così a noi fraterni. Ti abbraccio, caro Carmi, e con te tutti coloro che si af-
(da la Repubblica - 19/02/'16 - L'amaca / Michele Serra)
Ma non si era detto, otto anni fa (quando la immobiliare rivelò che il mondo
si reggeva sulla compravendita dei debiti pubblici e privati, ovvero su un vuoto tra-
vestito da pieno), che la crisi era "di sistema"? Che il cedimento non era passeggero,
ma strutturale? Che in troppi eravamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità? Che
niente sarebbe stato più come prima? Sì, ce lo ricordiamo benissimo: si era detto pro-
prio così.
E allora perchè mai la Borsa dovrebbe per forza tornare ai livelli degli anni d'oro, i
debiti, anche i più incalliti, evaporare, il Pil lievitare, l'economia ripartire al galoppo,
la crisi sparire? Perchè questa rinnovata meraviglia su un tonfo che era stato valutato
senza risalita? Ci dev'essere un "pensiero magico" che impedisce di prendere atto del-
la paurosa fragilità di un sistema nel quale il lavoro non vale più una cicca, la produzio-
ne mondiale di beni ammonta a circa un settimo della ricchezza finanziaria, il risparmio
è solo un gruzzolo virtuale in balia di videate ondeggianti che affastellano numerini (mi-
ca pane o coperte di lana: numerini). Gli econimisti capiscono un sacco, ovviamente. Ma
non mi sorprenderebbe scoprire che un economista, senza rendere pubblica la notizia,
abbia messo patate in cantina, legna in legnaia, riso e farina in dispenza, e qualche ban-
conota sotto il materasso.
(la Repubblica - 12/02/'16 - L'amaca / Michele Serra)
Lucianone
27 febbraio '16 - sabato 27th February / Saturday visione post - 17
Ormai vegliardo, al termine di una vita luminosa e fervida (è uno dei maestri del-
l'astrattismo italiano), Eugenio Carmi ha scelto di morire in Svizzera, nel giorno
del suo novantaseiesimo compleanno, dopo avere spiegato ai quattro figli che pre-
feriva essere lui, non il suo cancro, a decidere quando e come congedarsi. Ma il
giorno prima dell'addio, senza interventi esterni, Carmi è morto motu proprio, bef-
fando le proprie stesse disposizioni.
Conoscendolo. ho potuto sorridere del suo finale stoico e al tempo stesso spiritoso.
Mi è tornato in mente il capo indiano del "Piccolo Grande Uomo", che presagendo
la fine si fa portare dal nipote (Dustin Hoffman) in cima a una montagna per lasciar-
si morire. All'opposto di Carmi, inopinatamente il vecchio si alza dal suo giaciglio di
commiato e sentenzia: oggi non è un buon giorno per morire, riportatemi a casa. In
entrambe le storie, quella vera e quella finta, la morte non è orrore e scompiglio, ma
un silenzioso mistero da affronatre senza schiamazzi. Chissà perxhè questo voler mo-
rire, che è anche un saper morire, viene giudicato dagli zelanti un atto di arroganza.
Quando è invece l'umiltà - la coscienza della fine - a circondare quei morenti così
composti, così a noi fraterni. Ti abbraccio, caro Carmi, e con te tutti coloro che si af-
(da la Repubblica - 19/02/'16 - L'amaca / Michele Serra)
Ma non si era detto, otto anni fa (quando la immobiliare rivelò che il mondo
si reggeva sulla compravendita dei debiti pubblici e privati, ovvero su un vuoto tra-
vestito da pieno), che la crisi era "di sistema"? Che il cedimento non era passeggero,
ma strutturale? Che in troppi eravamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità? Che
niente sarebbe stato più come prima? Sì, ce lo ricordiamo benissimo: si era detto pro-
prio così.
E allora perchè mai la Borsa dovrebbe per forza tornare ai livelli degli anni d'oro, i
debiti, anche i più incalliti, evaporare, il Pil lievitare, l'economia ripartire al galoppo,
la crisi sparire? Perchè questa rinnovata meraviglia su un tonfo che era stato valutato
senza risalita? Ci dev'essere un "pensiero magico" che impedisce di prendere atto del-
la paurosa fragilità di un sistema nel quale il lavoro non vale più una cicca, la produzio-
ne mondiale di beni ammonta a circa un settimo della ricchezza finanziaria, il risparmio
è solo un gruzzolo virtuale in balia di videate ondeggianti che affastellano numerini (mi-
ca pane o coperte di lana: numerini). Gli econimisti capiscono un sacco, ovviamente. Ma
non mi sorprenderebbe scoprire che un economista, senza rendere pubblica la notizia,
abbia messo patate in cantina, legna in legnaia, riso e farina in dispenza, e qualche ban-
conota sotto il materasso.
(la Repubblica - 12/02/'16 - L'amaca / Michele Serra)
Lucianone
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