12 febbraio '16 - venerdì 12th February / Friday visione post - 15 Risultati delle due partite (giovedì e venerdì) Lazio 5 Carpi 1 Verona H. 2 Roma 3 Nella classifica parziale: la Lazio supera Empoli e Sassuolo; il Verona H. rimane sotto a 4 lunghezze dal Carpi (e dal Frosinone) Commento breve e riflessioni Benone!, sempre meglio... Adesso ci si mette anche una scadenza di calendario assurda: si parte addirittura da giovedì per arrivare a lunedì (e allora perchè no anche una partita il martedì e magari due il mercoledì?). Ma chi l'ha conce- pito un calendario della A di questo genere? Se volete affossare le squadre mi- nori della provincia, ditelo dall'inizio e ci mettiamo l'anima in pace. Giovedì 11 febbraio: nell'orario serale gioca l'Hellas Verona contro la Lazio, allo stadio olimpico di Roma, e sulla groppa i gialloblù hanno una partitona da 3-3, in cui hanno dato l'anima contro l'Inter di mister Mancini. Logico che ar- rivino alla trasferta del giovedì (solo 4 giorni dopo) spompati al massimo grado, si è visto soprattutto nel 2° tempo, e con una Lazio rilassata dagli ultimi pareg gi facili. Uguale discorso per il Carpi: gli si impone di giocare il venerdì contro la Roma rigenerata e rinata dalla cura Spalletti. Anticipi, dunque, scioccanti. Al Frosinone, chissà perchè, tocca un sabato più rilassante contro, per di più, un Empoli quasi già salvo in anticipo. Già tutto scritto prima nel destino? Mah, misteri da oroscopo! (Lucianone)
11 febbraio '16 - giovedì 11th February / Thursday visionepost - 35 (da la Repubblica - 25/10/'15 - Little People / Alessandra Rota) In quella parola così strana c'è un segreto Piccolo libro da maneggiare con cura perchè è davvero prezioso. Quello che fa Ella Frances Sanders è raccontare le sensazioni in una parola. Un solo vocabolo serve per descrivere un mondo di emozioni, magari nascoste. Tradotto e illustrato con grande bravura (e ironia) da Ilaria Piperno, è un manuale per anime globalizzate che non credono nell'aridità del linguag- gio tecnologico. E' un libro per piccoli, grandi, per tutti. Leggerne una pagina al giorno signi- fica scoprire nuovi orizzonti o apprezzarne il lato già conosciuto. Come? Attraverso la tradu- zione di una parola: Mangata in svedese è la scia luminosa della luna che si riflette sul- l'acqua. Gezellig(olandese) è la sensazione di un maglione caldo addosso mentre si beve una tazza di tè con una persona cara accanto. Kilig (in Tagalog, lingua austronesiana parlata nel- le Filippine) è la sensazione di avere una farfalla nello stomaco in situazioni romantiche. Ancora: Pisan zapra in malese è il tempo necessario per mangiare una banana. E poi Nunchi (coreano) che è l'arte sottile di comprendere e sentire l'amore altrui;Poronkusema (finlande- se) che altro non è che la distanza che una renna può percorrere prima di fare una pausa. Mamihlapinatapai è un sostantivo difficilissimo da pronunciare anche nella Terra del fuoco (Cile, Argentina), ma il concetto è chiarissimo: la tacita intesa tra due persone che pensano e desiderano la stessa cosa, ma nessuno dei due vuol fare il primo passo. E volendo c'è Jugaad, in hindi, soluzione efficace di un problema con risorse minime. Bellissimo. LIBRO: Lost in translation - di Ella Frances Sanders; tradotto e illustrato da Ilaria Piperno - Marcos y Marcos, pagg. 48, euro 15 Lucianone
5 febbraio '16 - venerdì 5th February / Friday visione post - 33 Il pioniere dei writers dice: "L'arte democratica siamo noi" (da la Repubblica - Milano/Cultura - 14 gennaio '16 - Michele Tavola) Il papà di Bansky "La street art c'era già secoli fa a Pompei" E' uno dei pionieri della street art e nell'ambiente dei graffitari un mito vivente. Il parigino Blek le Rat, al secolo Xavier Prou, continua a essere uno dei protago- nisti mondiali dell'arte urbana e a influenzare generazioni di writers. (Oggi alle 18.30 sarà all'Istituto Francese di via Magenta e da settimana prossima apre la sua prima personale italiana nella nuova galleria Wunderkammern, già attiva a Roma e da ora anche a Milano in via Ausonio, tra i cui soci figura Dorothy de Rubeis, moglie di Giuseppe Sala, candidato alle primarie del centrosinistra per la poltrona di sindaco). M. Tavola - Blek le Rat, si riconosce sotto l'etichetta di padre della street art? "Non ho inventato niente, la street art c'era già a Pompei duemila anni fa. Oggi è solo tornata l'esigenza, sempre esistita, di comunicare e di usare i muri per farlo. Il movimento è più potente che mai e sono sicuro che ha ancora un grande futuro perchè noi ci rivolgiamo a tutti. Non come l'arte concettuale, che per me è la mor- te dell'arte, ripiegata su sè stessa e accessibile a una piccola setta di iniziati. So di farmi dei nemici dicendo questo, ma pazienza. Noi, street artist, invece, propo- niamo una vera democratizzazione dell'arte". M. Tavola -Il suo marchio distintivo, da 35 anni a questa parte, è l'uso dello stencil e anche in questo caso le viene riconosciuto una primogenitura. "E anche in questo caso non è vero. Certamente sono uno di quelli che l'ha diffuso nel movimento street, ma ancora una volta ho adattato alle mie esigenze qualcosa che già esisteva. A Padova nel 1961, avevo dieci anni ed ero in vacanza con la mia famiglia, ho visto sui muri alcune vestigia della propaganda fascista: volti di Mus- solini, di profilo con l'elmetto, di una forza visiva impressionante. Vent'anni dopo a Parigi ho provato a fare i primi graffiti di notte, con la bomboletta, ma non pa- droneggiavo la tecnica e sono venuti malissimo. Allora mi sono ricordato del Duce a Padova e ho iniziato con lo stencil". M. Tavola - Sui muri si vede di tutto, ma il dibattito su cosa sia arte e cosa no è ancora aperto. Qual è il suo punto di vista? "Amo molto le tag dei ragazzini che agiscono di notte, non è il mio modo di lavorare ma li rispetto. E' vero che alcuni hanno un approccio aggressivo e distruttivo, ma na- sce dalla necessità di comunicare e di non farsi distruggere dalla città (Blek si avvici- na alla finestra e indica la facciata di un edificio di via Ausonio). Le vede quelle tag fatte con la bomboletta? Per me sono un regalo alla città". M. Tavoosito di dipinti fatti di nottela - Probabilmente chi vive lì la pensa diversamente. " Non è importante, certo costerà ripulirle, ma per me conta di più che chi le ha fatte aveva un'esigenza vitale di esprimersi, urgenza di lasciare un segno e affermare la propria esistenza". M. Tavola - A proposito di dipinti fatti di noptte, lei ha avuto qualche problema con la giustizia. "Un cattivo ricordo. Nel 1992 stavo dipingendo per strada una Madonna col bambino ispirata a Caravaggio e mi ha preso la polizia. Mi hanno processato e condannato. Mi hanno umiliato. Sono deluso dal mio paese e non espongo più in Francia. Se Bansky fosse stato francese non avrebbe avuto lo stesso successo". M. Tavola - Già, Bansky, che di lei ha detto: "Ogni volta che dipingo qualcosa, scopro che Blek le Rat l'aveva già fatto vent'anni fa". Cosa pensa di lui? Lui rappresenta la nuova generazione, io sono "old school". Bansky a venticinque anni aveva già capito il sistema dell'arte, io ne ho impiegati 40 per comprenderlo. Si dice che da ragazzino fosse un teppistello e per questo mi è ancora più simpatico, ma è dotato di talento e intelligenza fuori dal comune".
6 febbraio '16 - venerdì 6th February / Friday visione post - 14 Ricerca Usa: "L'isolamento è la malattia del nostro secolo. Due volte più grave dell'obesità, aumenta la mortalità del 14%" (da la Repubblica - 14/03/'15 - Lo studio / Enrico Franceschini - Londra) Cent'anni di solitudine nell'era dei social network: non abbiamo più amici Cent'anni di solitudine. E' il titolo del più famoso romanzodi Gabriel Garcia Marquez. Ma è anche una malattia della nostra era, forse "la" malattia del ventunesimo secolo: il secolo della rivoluzione digitale, degli smart phone, dei social network, delle chat, dei messaggini, di Instagram, dei videogames giocati in collettivo online, cioè di tutto quello che ci da la sensazione di essere in contatto con il prossimo ma che di fatto contribuisce a isolarci nel chiuso delle nostre case, delle nostre vite. Passiamo sempre più tempo in compagnia di presunti amici o di perfetti sconosciuti nella realtà virtuale e di fatto sem- pre più tempo da soli nella nostra esistenza reale. Questo etra un fatto noto. Sapevamo o perlomeno sospettavamo che fosse un malessere sociale. Adesso sappiamo che è una vera e propria malattia. - Ce lo comunica una grande indagine scientifica, condotta su un campione di tre milioni di persone e pubblicata sulla rivista Perspectives in Psycho- logical Sciences, dfi cui il Times e altri giornali britannici hanno anticipato ieri le con- clusioni. E' un rapporto quanto mai allarmante: la solitudine, affermano gli scienziati della Brigham Young University, l'università dello Utah che ha condotto la ricerca, rappresenta una minaccia alla salute simile all'obesità. Per la precisione, due volte più grave dell'obesità: le persone che soffrono di solitudine, riporta lo studio america- no, hanno infatti un "rischio di mortalità" del 14 per cento più alto rispetto alla me- dia. L'aumento del rischio provocato dall'obesità è del 7 per cento. Quello causato dall'estrema povertà, per avere un termine di paragone, del 19 per cento. In pratica si può dire che vivere soli accorcia la vita. E ciò vale, afferma la ricerca Usa, sia per coloro che vivono male la propria solitudine, sia per chi imbocca la solitudine come scelta e apparentemente è felice di stare per i fatti propri. "Solitudine e isolamento possono apparire come due condizioni differenti", osserva il professor Julianne Holt- Lunstad, che ha diretto l'indagine, "ma non è così. Ci può essere una persona circon- data di gente che si sente lo stesso molto sola. altri possono isolarsi deliberatamente perchè preferiscono stare soli. L'effetto sulla longevità, tuttavia, è lo stesso per l'uno e per l'altro caso". Un effetto paragonabile ai danni dell'obesità, ammonisce il rap- porto, e che perciò le autorità sanitarie devono esaminare molto seriamente: "L'im- patto delle relazioni sociali sulla salute è enorme", avverte lo studioso. L'indagine non si limita a segnalare il problema, ne fotografa anche le dimensioni, facendo squillare un secondo, ancora più sonoro campanello d'allarme: da quando il fenomeno viene analizzato, ovvero da quando esistono statistiche in merito, non ci sono mai state tante persone che vivono in solitudine come accade oggi. "Stiamo vivendo al più alto tasso di solitudine della storia umana ed è un dato che si riscontra in tutto il pianeta", dice il dottor Tim Smith, co-autore della ricerca. "Il mondo dell'era digitale, precisa, è di fronte a una vera e propria "epidemia" di solitudine, lo stesso termine che viene normalmente usato per descrivere la di- lagante diffusione dell'obesità". Per certi versi, le due malattie vanno a braccetto: mangiamo troppo e stiamo troppo soli. Difficile non immaginare un adolescente che ingurgita fast food chiuso nella sua stanza collegato a un computer o a un tablet o a uno smart phone o a tutti e tre gli strumenti contemporaneamente. Ma non è un problema soltanto dei giovani, tenuto conto che la categoria di età che gioca di più ai videogames è la fascia dai 25 ai 40 anni e che fra gli anziani la solitudine è così cresciuta che per fare loro compagnia bisogna ricorrere alle badanti a pagamento. Dopo millenni di coesio- ne sociale, il genere umano sta dunque vivendo i suoi "cent'anni di solitudine" e non è chiaro se ci sia una medicina in grado di curare questa malattia dell'uomo contemporaneo. Lucianone
4 febbraio '16 - giovedì 4th February / Thursday visione post - 14 Durante la Prima guerra mondiale, interi centri abitati vengono devastati dai bombardamenti. I testimoni oculari ne riferiscono con stupore misto ad angoscia. Così, per esempio, l'intellettuale tedesco Ernst Jùnger (1895- 1998) scrive nel suo diario di guerra dal fronte occidentale, inti- tolato Nelle tempeste d'acciaio (1920): "Il villaggio di Guillemont sembrava comple- tamente scomparso; soltanto una macchia biancastra tra i crateri indicava il luogo dove la calce delle case era stata polverizzata. Davanti a noi c'era la stazione, fracas- sata come un giocattolo da bambini; e più in là il bosco di Delville ridotto in trucioli". Di Fossalta c'era rimasto poco o niente. Benni, certe volte, provava a immaginarselo, il paese, ma era difficile, in mezzo alle macerie, alla distruzione, capire come fosse stata la vita prima della guerra. Della chiesa rimaneva ben poco. Così delle case perchè, gli aveva spiegato Sisto, l'anno prima, i mangiasego (i tedeschi) s'erano fatti avanti di brut- to e avevano fatto un macello. Quasi tutta la gente se n'era scappata via, lasciando le ca- se, portandosi dietro gli animali e qualche panno che riusciva a salvare. Fuggivano e non sapevano nemmeno dove. Certo, lontano dal fronte. Ma era un lontano che non si capiva quanto gli avrebbe fatti camminare, perchè il fronte, le trincee, i cannoni, sem- brava che avessero preso tutto lo spazio che prima serviva per vivere. Non c'era campo, nè ruscello, nè fiume, nè collina, nè montagna che, prima o poi, bombe, carri e mortai non avrebbero preteso di occupare. Sono due spunti che ho riportato dal libro-romanzo che sto leggendo - Hemingway e il ragazzo che suonava la tromba, di Luisa Mattia - e che tratta su La grande Guerra 1914- 1918, descrivendo ciò che succede al campo di Fossalta di Piave dove: Benni, un sedicen- ne grande e grosso come Maciste, conosce il futuro scrittore americano Ernest Hemingway; con lui improvviserà concertini per tenere alto il morale della truppa e conquistare il cuore di Emilia, ma un giorno Ernest non torna al campo e Benni, armato solo della sua tromba, si avventura sulla linea di fuoco per cercarlo... Continua... to be continued...
4 febbraio '16 - giovedì 4th February / Thursday visione post - 13 Risultati delle partite Sassuolo 0 Frosinone 1 Empoli 1 Fiorentina 2 Verona H. 2 Roma 2 Bologna 0 Udinese 1 Carpi 1 Atalanta 1 Inter 1 Juventus 1 Lazio 0Palermo 0 Sampdoria 2 Chievo 0 Genoa 0 Napoli 2 Milan 2 Torino 2 CLASSIFICA Napoli 53 / Juventus 51 / Fiorentina 45 / Inter 44 / Roma 41 / Milan 39 / Sassuolo, Empoli 33 / Lazio 32 / Bologna 29 / Torino 28 / Chievo, Atalanta 27 / Udinese 26 / Palermo 25 / Genoa 24 / Sampdoria 24 / Carpi, Frosinone 19 / Verona H. 14 Il Commento Non sembra vero! Ma è così: è la vera, stupenda, nuda verità. Il Verona, o Hellas Veron per chi è stretto osservante della tradizione, ha vinto. Ultima squadra europea che non ave- va ancora vinto nei principali rispettivi tornei di calcio (questo bisogna dirlo), si è tolta al- la fine quest'onta. Ed evviva, vinceremo il tricolor, come urlavano al termine della partita i suoi sostenitori-fan incrollabili e meravigliosi. E' toccato a Pazzini togliersi questa soddi- sfazione, dato che il Toni capocannoniere della passata stagione sembra non avere ormai quasi più cartucce disponibili, sia per gli acciacchi infiniti e sia, quindi, per l'"età" vera e propria (diciamo che ha fatto anche troppo). Ora è giunta, speriamo bene, l'ora di Paz- zini. Poi il nuovo tecnico Del Neri ci sta mettendo del suo, non solo per i risultati positivi: la squadra sembra in generale più motivata, e in certi momenti ricaricata. Solo che ora sono necessari veri e propri filotti di vittorie, o non si va da nessuna parte e la B è dietro l'angolo, purtroppo. Guardando le posizioni di classifica sopra la squadra veneta, oltre a Carpi e Frosinone anche le squadre genovesi stanno zoppicando, soprattutto la Samp- doria. Ma, si sa, i veneti non devono contare sulle disgrazie altrui, ma battersi da leoni fino al termine, con la mentalità del "possiamo farcela". Vedere, come esempio, la forte risalita del Bologna. Squadre in evidente calo sono invece l'Udinese e la stessa Atalanta battuta, appunto, dal Verona. Altalenante è il Chievo, che comunque ha tutte le possibi- lità e capacità per raggiungere la salvezza senza grossi patemi. Risalendo verso le grandi, spicca la rimonta del Milan e l'insicurezza di un Inter, partita con ben altro spirito: si è persa una marea di punti rispetto al duo Juve-Napoli, e lo stesso Mancini sembra aver perso la bussola. Vedremo se la perderà anche contro l'Hellas Verona, sabato prossimo, all'ora di pranzo. Luciano Finesso
4 febbraio '16 - giovedì 4th February / Thursday visione post - 11
Gli uccelli di otto Paesi spiati con il Gps: molti si accontentano del cibo che trovano nelle discariche (da la Repubblica - 29/01/'16 - R2 L'Ambiente / Silvia Bencivelli) La cicogna non migra più, il viaggio finisce in città Le cicogne stanno diventando sedentarie e non migrano più. Quello che le muoveva nel viaggio prima dell'inizio dell'inverno, infatti, adesso lo trovano anche qui. Per la preci- sione, nelle nostre discariche. Lo mostra una ricerca tedesca pubblicata sulla rivista Science Advances, per la quale si sono seguiti settanta giovani esemplari di cicogna bianca nati in Armenia, Grecia, Polonia, Russia, Spagna, Germania, Tunisia e Uzbe- kistan, grazie a piccoli dispositivi dotati di Gps. - I risultati sono stati molto difformi, ma segnalano l'inizio di un cambiamento importante: le cicogne starebbero imparan- do a cibarsi dei rifiuti che trovano vicino alle industrie e ai margini delle città, quindi non hanno più bisogno di affrontare lunghi viaggi pericolosi verso Sud. Ed è facile im- maginare che sempre più spesso passeranno l'inverno con noi. Per i ricercatori, è un ulteriore esempio di come alcune specie animali modifichino il proprio comportamen- to a causa dell'influenza dell'uomo. Ma quali saranno le conseguenze a lungo termine non lo sanno nemmeno loro. La cicogna bianca, infatti, per antica tradizione, migrerebbe dall'Europa in Africa al- l'inizio dell'inverno. a non migrerebbe tanto per il freddo, quanto per trovare il cibo, che d'inverno qui è generalmente meno disponibile che d'estate. Cioè la cicogna non emigra solo per istinto, come i cosiddetti "migratori obbligati": quelli che, come la rondine, sono geneticamente programmati per modificare il proprio corpo in previ- sione dell'arrivo dell'inverno, e partire. La cicogna migra per opportunità, alla ricer- ca di cibo, seguendo il gruppo secondo abitudini apprese e rotte non regolari. Ma co- me per tutti i migratori il viaggio è un'abitudine rischiosa, in cui il rischio di morire è alto. Quindi non sorprenda scoprire che, poco alla volta, potendo farne a meno, i gruppi di cicogne stiano imparando a muoversi su rotte sempre più brevi e a nutrir- si dei rifiuti dell'uomo che trovano a portata di mano. Del resto, è quello che è capi- tato anche al gabbiano reale, sempre più presente nelle nostre città. Quello che però ha colpito i ricercatori è che la rinuncia alla migrazione è risultata molto disomogenea. A dimostrare che il comportamento migratorio è tutt'altro che fisso e immutabile, anzi. Infatti, mentre le cicogne di Russia, Polonia e Grecia sono partite per il consueto lungo viaggio fino al meridione del continente africano, quel- le di Spagna, Tunisia e Germania si sono fermate a nord del Sahara. Quelle armene hanno fatto percorsi ancora più brevi, e le cicogne uzbeke non sono partite affatto. Le cicogne che si sono fermate a nord del Sahara sono sopravvissute mangiando immondizia, spiegano i ricercatori, nei fast food delle discariche umane. E le cicogne uzbeke si pensa che abbiano a nutrirsi degli scarti dell'industria ittica, rendendo così non più necessaria la tradizionale lunghissima migrazione fino ad Afghanistan e Pa- kistan. - Tutto questo potrebbe sembrare una buona notizia per le cicogne, almeno nell'immediato, ma in realtà presenta alcuni svantaggi. Lo ha spiegato alla Bbc il pri- mo ricercatore Andrea Flack dell'Istituto di Ornitologia del Max Planck Institute: "Per una cicogna una discarica è un bel posto, perchè ci trova un sacco di cibo. Ma il rischio c'è: un boccone sbagliato ed è morta". Continua... to be continued...