martedì 13 maggio 2014

Salute - Milano: allergie in aumento, soprattutto nei bambini

13 maggio '14 - martedì          13th May / Tuesday

Erbacce, betulle e querce:
così la primavera fa esplodere le allergie
Sempre di più la popolazione che le subisce.

(da 'la Repubblica' - 27/04/2014 - Laura Asnaghi)
Con l'arrivo dei primi caldi esplodono le allergie, mitigate solo parzialmente dalle
piogge... Ma appena smette il maltempo  e  il termometro supera i 20 gradi, per chi
soffre di allergie inizia  la stagione difficile  di starnuti, occhi che lacrimano, raffred-
dori che non passano mai fino ad arrivare, nei casi più gravi, agli attacchi d'asma.
A Milano l'emergenza pollini riguarda almeno 100 mila persone. Sono circa il 10 per 
cento degli adulti , con punte del 30 per cento tra i ragazzi con meno di 14 anni. 
In questo fine aprile a scatenare le allergie sono in larghissima parte le graminacee,
vale a dire le erbacce con spighe  e piccoli fiori  che crescono  spontanee  nei campi
incolti e lungo i bordi delle strade.   Ma a far vacillare la salute dei milanesi  (e non 
solo) contribuiscono anche le betulle, i noccioli, le querce, i cipressi e i castagni.
A differenza di quel che si tende comunemente a credere, i pollini sono invisibili ad 
ad occhio nudo, mentre i "piumini" che fluttuano nell'aria sono batuffoli che conten-
gono i semi liberati dalle piante, "I pollini sono insidiosi ed evitare il contatto è mol-
to difficile. Ecco perchè chi soffre di allergie deve stare alla larga da parchi e giardi-
ni". Chi parla è Luca Bernardo, il direttore  del Dipartimento materno-infantile del
Fatebenefratelli, a cui fa capo anche la Macedonio Melloni. Questo polo ospedalie-
ro è quello che garantisce il maggior numero di prestazioni sul fronte della lotta alle
allergie. Sono 17 mila all'anno, di cui 5 mila erogate dal Fatebene, più altre 12 mila
garantite dal servizio pediatrico della Melloni.     "Sono interventi con una crescita 
esponenziale - spiega Luca Bernardo - alla Melloni siamo passati da 9 mila presta-
zioni di 5 anni fa a 12 mila. E questo fenomeno è determinato dal fatto che a Milano,
città con un forte tasso di inquinamento, i piccoli  sono  più esposti al riswchio di svi-
luppare allergie, che possono degenerare anche in gravi forme d'asma". Nell'ultimo
mese i bambini arrivati al pronto soccorso  in preda a pesanti crisi respiratorie, sca-
tenate da allergie, sono stati dodici. Tutti sono stati sottoposti a ossigenoterapia, un
intervento che i medici definiswcono "al limite della rianimazione e che la dice lunga
su quanto possa essere devastante una allergia". Nel panorama milanese, il Fatebe-
ne non è il solo che opera su questo fronte. Niguarda, Policlinico, Buzzi e San Paolo
sono gli altri poli di riferimento insieme a San Raffaele e Humanitas.  Ma è il Fate-
benefratelli che ha più medaglie. Non a caso è il solo in Lombardia - e tra i 5 alivel-
lo nazionale - che ha iniziato a garantire le terapie di desesibilizzazione dei bambini
a richio di shock anafilattico se mangiano pesce, frutta o mandorle e noccioline. "E'
una terapia che prevede 15 giorni di ricovero e almeno un anno di cure . spiega Lu-
ca Bernardo - ma poi ci si libera dall'incubo di rischiare la vita solo per aver mangia-
to un gamberetto o una noce".
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Da dove vengono i pericoli

GRAMINACEE
Comunemente definite erbacce, sono la fonte  numero uno
delle allergie primaverili. Si trovano nei campi incolti, sulle
massicciate e lungo le strade.
BETULLA
Attenzione a questa pianta fonte di allergie molto amata 
perchè decorativa e di facile crescita, presente in molti
parchi cittadini e giardini privati.

Continua... 
to be continued...

domenica 11 maggio 2014

Società - Sui social network / L'uso di Facebook in tempo di crisi (visto da R. Saviano)

11 maggio '14 - domenica         11th May / Sunday                           visione post - 6


Centri storici deserti. Coprifuoco. Negozi che chiudono.
Ma nuove sale giochi, distributori di alcol e solarium. E'
l'Italia che mi raccontano i giovani attraverso i social
network. E che non è quella di Tg e talk show.

(da 'l'Espresso' - 20/09/2012 - L'antitaliano / Roberto Saviano)
Com'è diversa la crisi via Facebook
Volevo capire. Oltre un milione e 600 mila persone  che mi seguono sulla pagina Facebook
e quasi 250 mila sulla neonata pagina Twitter: volevo capire se questa immensa comunità
che commenta riflette discute, avrebbe potuto costruire un bacino per racconatre in forma
diretta come la crisi  sta cambiando  le mappe delle città. I negozi che a centinaia muoiono, 
i locali che si svuotano, la sera che diventa per molti centri cittadini coprifuoco. 
L'esperimento è stato incredibile nella sua semplicità.  Migliaia di risposte  in pochissimo
tempo, con racconti in prima persona, senza mediazioni. La crisi ci viene spiegata dai tg e
dai giornali , eppure le persone sentono quelle descrizioni distanti. Ce la raccontano i talk 
show  che necessariamente devono far ruotare tutto attorno a un evento che certo suscita
empatia, ma che spesso è troppo eccezionale per poter essere condiviso: un suicidio, l'as-
sedio di un ufficio  dell'Agenzia delle Entrate  di un disperato, operai che protestano sulle
gru.  -  Mi interessava la percezione individuale, la verità che si sente nello stomaco. Vo-
levo utilizzare Facebook e Twitter come spazi di condivisione e di scambio e anche se do-
vessero mostrare verità troppo individuali, smentite dai dati, sarebbero verità necessarie
che meritano lettura e ascolto.
A quanto pare la geografia urbana, negli ultimi mesi, risulta completamente mutata. Pres-
sochè ovunque chiudono attività e difficilmente al loro posto ne aprono di nuove.  I centri
storici restano deserti e si riempiono i centri commerciali. Da Secondigliano a Genova, da
Avezzano a Bergamo  la sensazione  è  che le città  siano  meno sicure  perchè  le persone 
hanno smesso di frequentarle di sera, di stare per strada. Troppi i luoghi totalmente abban-
donati.  Pasquale scrive che a Casavatore "il coprifuoco è anticipato" e Patrizia che a Ge-
nova "quando chiudono negozi e bar, tutto diventa buio, deserto".    Poi c'è chi scrive che
questa crisi ha compromesso l'umore e l'ottimismo.  Che "si  potrebbe anche  vivere c on
qualche euro in meno, ma quello che non si può fare è vivere senza sorridere". I pochi sol-
di che restano dalle spese quotidiane non si pensa più di investirli. E  così spuntano "sale, 
giochi, solarium, centri di scommesse, distributori automatici di alcol".
Si ha la sensazione che la vita, con quel poco che ti offre, vada vissuta ora, goduta subito.
Se i ristoranti li si vede pieni, se le spiagge sono affollate, non è perchè gli italiani fingono
una crisi che non c'è, ma perchè si preferisce in fin dei conti portare i figli al mare dal mo-
mento che una casa e un mutuo non ce li si può più permettere.     E se Marina scrive che 
"in Sicilia la disoccupazione  è entrata  a far parte  del nostro Dna, la si accetta come una
malattia rara, non curabile" e Daniele  che questa crisi non ha portato "in provincia di Ca- 
gliari nulla di diverso, stesse difficoltà con l'aggravante dell'insularità", alcuni fanno nota-
re come nelle regioni in la crisi la si affronta da decenni, l'umore sia generalmente  miglio-
re, più alto rispetto " alle grandi  aree urbane del Nord, dove troppe serrande  si sono ab-
bassate per non rialzarsi mai più".
E poi, anche se minoritaria, c'è la caccia al cinese "che compra negozi in fallimento, all'ex- tracomunitario "che sulla spiaggia vende metce e non fa gli scontrini": i migranti in Italia
trovano forse  le peggiori leggi  per l'immigrazione d'Europa, attenzione quindi a non tra-
sformare il momento difficile in una guerra di poveri contro disperati.   C'è  chi teme  poi 
che la crisi rappresenti un'opportunità per chi dispone di grossi capitali da investire - or-
ganizzazioni criminali - e chi pur non disponendo di grossi capitali sa, perchè la storie ce
lo insegna, che ad avere spirito d'iniziativa la crisi può essere un'opportunità per molti.
Ma questo è un discorso difficile da fare in un'Italia piegata, che non vede prospettive.
Giulia ha ventitrè anni e come molti ha dovuto lasciare la sua città, eppure ha voglia di
raccontare i lati positivi della crisi: "sembra un ossimoro" scrive, "eppure dai momenti 
grigi a volte siamo in grado di tirar fuori le cose migliori, perchè sottoposti a pressanti e
urgenti stimoli".  E Teresa: "La crisi e la successiva chiusura dell'azienda ci ha portati
a Istanbul... che meravigliosa sorpresa!".

Lucianone


Sport - calcio / Serie A - 37^ giornata 2013/14

11 maggio '14 - domenica         11th May / Sunday                           visione post - 8

Risultati delle partite
Verona   2     Inter   4     Atalanta   2     Bologna   1     Cagliari   0     Livorno       0
Udinese   2     Lazio   1    Milan        1     Catania    2     Chievo    1     Fiorentina   1

Sampdoria   2     Sassuolo   4     Torino   1     Roma       0
Napoli         5      Genoa      2      Parma   1    Juventus   1 

Classifica squadre
JUVENTUS   99  /   Roma   85  /   Napoli   75  /   Fiorentina   64  /   Inter   60  /   Torino   56  /
Parma   55  /   Milan, Verona   54  /   Lazio   53  /   Atalanta   50  /   Sampdoria   44  /
Udinese   43  /   Genoa   41  /   Cagliari   39  /   Sassuolo   34  /   Chievo   33  /   Bologna,
Catania   29  /   Livorno   25

Cagliari  -  Chievo   /   0  -  1
Veronesi evitano la B con gol di Dainelli nella ripresa / Un colpo di testa
del difensore regala un altro anno di serie A a Corini. 
Chievo salvo, quindi. Con una giornata d’anticipo e dopo un anno di sofferenze: ora è irraggiungibile da Bologna e Catania. Salvo dopo una vittoria brutta e faticosa (1-0, gol di Dainelli), ma in questi casi non bisogna andare per il sottile. Il Cagliari però si è impegnato, ha sfiorato due volte il gol: insomma avrebbe meritato il pari.
I giocatori del Chievo fsteggiano la salvezza acciuffata per un pelo, un gol|

GOL SALVEZZA — Il secondo tempo è come il primo: calma piatta. Poi arriva il gol salvezza: colpo di testa di Dainelli su angolo da sinistra di Radovanovic con Avramov che sbaglia l’uscita. Agazzi blinda la vittoria volando sulla punizione di Tabanelli, c’è tempo per le (giuste) proteste del Cagliari su contatto in area Dramè-Ibarbo. E finisce. Chievo salvo, ma che fatica.

Verona  -  Udinese   /    2  -  2
Hellas: pareggio giusto, ma che peccato!  

Archetti (Gazzetta): «Ha pesato l'assenza di Iturbe» Bisantis (RadioRai): «Ma è un Verona da applausi».

Il Verona doveva soltanto vincere per lasciare intatte le speranze di centrare l'obiettivo Europa. La squadra di Mandorlini era più motivata e decisa di giocarsela fino in fondo. 
Tre punti potevano non bastare ma mettevano pressione alle rivali per il sesto posto. Sembrava fatta ma nel recupero, come lunedì con la Lazio, l'Hellas stanca e sulle gambe, ha subito la rete del pareggio. Il gol di Badu è stata una doccia fredda per tutta la tifoseria dell'Hellas, ma forse ha reso giustizia e fissato il risultato di parità che alla fine è quello più giusto. È questo in sintesi il commento degli inviati della stampa nazionale a partire da Pietro Leotto del Messaggero Veneto che spiega così la partita. «Per 50 minuti la gara è stata in mano al Verona. Poi un episodio (quello tra Domizzi e Gomez) ha acceso gli animi e nella testa dei giocatori dell'Udinese deve essere successo qualcosa tant'è che Di Natale con un gol capolavoro ha dimezzato subito lo svantaggio. Nel finale un po' il calo fisico e mentale del Verona, costretto a difendersi spesso in affanno, la reazione rabbiosa dell'Udinese che voleva fare risultato, hanno fatto la differenza. Mi dispiace per l'Hellas perché sarebbe stato bello vedere una squadra della cosiddetta provincia italiana in una competizione Europea». 

Danilo (Udinese) salva sulla linea la conclusione di Luca Toni

Atalanta  -  Milan  /   2  -  1




Sport - calcio / Serie B - 38^ giornata 2013/14

11 maggio '14 - domenica          11th May / Sunday                    visione post - 14

Risultati delle partite
Padova   0     Empoli     3     Avellino   2      Bari               3    Latina      2     Modena   3
Cesena    1     Crotone   1     Spezia      0     Juve Stabia   0    Ternana   0     Novara    1

Palermo     1     Pescara   1     Reggina   1     Trapani      1     Varese   0
Lanciano   1     Siena       0     Brescia     1     Vittadella   2     Carpi     2

Classifica squadre
PALERMO   79  /   Empoli   65  /   Latina   61  /   Cesena   59  /   Crotone   58  /
Modena, Lanciano   56  /   Avellino   55  /   Bari, Spezia   54  /   Trapani   53  /
Siena, Carpi   52  /   Brescia, Pescara   50  /   Ternana, Cittadella   45  /   Varese   43  /
Novara   40  /   Padova   35  /   Reggina   26  /   Juve Stabia   18

REGGINA già retrocessa in Lega Pro (dopo altri 2 punti di penalizzazione)
L'ammenda della Commissione disciplinare per alcune irregolarità nei pagamenti
delle ritenute Irpef e degli emolumenti. L'amministratore unico Ranieri inibito per
5 mesi.
La Reggina è retrocessa a tavolino in Lega Pro, dopo che la Commissione disciplinare ha inflitto 2 punti di penalizzazione (e un'ammenda di 7mila euro) da scontarsi nella corrente stagione sportiva per alcune irregolarità nei pagamenti delle ritenute Irpef e degli emolumenti dovuti ai propri tesserati. Inibizione di 5 mesi per l'amministratore unico Giuseppe Ranieri e di 2 mesi per il presidente del collegio sindacale della società Sergio Giordano. In virtù di questa penalizzazione, la Reggina è aritmeticamente retrocessa in Lega Pro. La squadra amaranto non riuscirebbe infatti a sorpassare il Novara anche vincendo le ultime 5 partite, visto che i piemontesi sono avanti negli scontri diretti.
(da  Gazzetta. it  -  07 maggio '14)

IL Latina  batte la Ternana (che resta in nove), le reti di Viviani e 
Jefferson. Balzo di Modena e Avellino, il Lanciano fa pari col Palermo,
il Trapani cade in casa col Cittadella e i veneti sorpassano il Varese in
zona playout.
Nella 38ª giornata di Serie B si trasforma la zona playoff. Il Latina si conferma terzo con la vittoria per 2-0 con la Ternana in nove, salgono Modena e Avellino, grazie al successo rispettivamente per 3-1 sul Novara e 2-0 sullo Spezia. Pareggia il Lanciano, che fa 1-1 in casa del Palermo, mentre il Cittadella fa il colpaccio in casa del Trapani per 2-1 e sorpassa il Varese. 




giovedì 8 maggio 2014

Ambiente - "Cambiamo clima": in mostra l'impegno dei giovani italiani

8 maggio '14 - giovedì             8th May - Thursday                        visione post - 13

Venti reportage fotografici sui giovani italiani
che aiutano la Terra a diventare più verde
C'è chi coltiva orti idroponici sui tetti delle case,
popolari, chi cerca l'antidoto ai veleni dei campi
inquinati, chi ricicla gli scarti e li trasforma in
Alta moda. Li ha raccontati una mostra, a Roma.

(da 'la Repubblica'  -  18/04/2014  -  R2 /  Irene Maria Scalise)
Luigi vive respirando piano per non morire. Di mestiere fa il guardiano dell'inferno. 
Passa sei ore al giorno, in un container a Giugliano, per controllare  quella  puzza di 
uova marce che arriva dalle discariche più grandi della Campania. Antonio ha realiz-
zato un orto idroponico sul tetto delle case popolari.  Pietro  e  Nuccio  ogni mattina
guidano le loro asine  per le strade  di Castelbuono  e ritirano, porta a porta, i rifiuti
del paese. Grazie a loro Castelbuono nelle Madonie è diventato uno dei Comuni più
attenti al rispetto dell'ambiente.  Elena e Antonia  hanno sdoganato, nell'Alta moda,
i principi del riciclo e del recupero. Serena e Giusy hanno progettato una mappa on-
line del verde per combattere il brutto delle città- Letizia e Roberto lavorano all'Or-
to Botanico di Tor Vergata e, da tre anni, provano a trasformare una graminacea in 
una pianta capace di rimediare agli errori dell'uomo. Uno strumento biologico di bo-
nifica da usare nella Terra dei fuochi. 
Cosa hanno in comune le loro storie?  Sono quelle di "eroi" della Terra.  Per questi 
angeli senza gloria, che di mestiere hanno scelto la custodia dell'ambiente, c'è come
moneta la soddisfazione di vedere il mondo che cambia grazie all'impegno quotidiano.
Ma c'è chi ha scelto di fotografarli.  Così, in occasione della 44^ Giornata della Ter-
ra, smettono di essere trasparenti e diventano protagonisti di venti reportage fotogra-
fici nella mostra 'Cambiamo Clima'(organizzata da Earth Day Italia e Shoot4Change,
al Maxxi di Roma dal 22 al 29 aprile).
"I guardiani delle discariche", spiega Mario De Biase, commissario alle bonifichedel-
le Terre de Fuochi, "vivono respirando il biogas di 900 mila tonnellate di rifiuti e non
hanno nessuna mascherina".  Aggiunge Antonio Amendola, fondatore S4C, che li  ha
fotografati: "E' un mestiere alienante perchè non fanno praticamente nulla e in più da
16 mesi, non percepiscono lo stipendio, ma perseverano perchè  'è meglio avere una
promessa di lavoro che non avere niente' ".     Una pianta ci salverà, sembra essere il 
mantra dei dottorandi  Roberto Braglia  e Letizia Zanetti, da tre anni impegnati in un
progetto di ricerca per la bonifica dei terreni inquinati tramite le piante. "Lavoriamo
all'Orto Botanico di Tor Vergata e stiamo sperimentando le specie di piante in grado
di rimuovere gli elementi inquinanti creati dall'uomo", spiega Braglia, "abbiamo indi-
viduato una graminacea capace di assorbire attraverso le sue radici profonde metalli
pesanti e pesticidi organici nocivi, imprigionandoli nelle foglie".

Il riciclo da indossare è invece il motto delle stiliste  Elena Todros e Antonina De Luca:
"La nostra idea nasce  da una modalità di lavoro  perchè noi  disegniamo cappelli ed è
più facile in capi piccoli usare scarti, che poi dipingiamo e trasformiamo in pezzi unici".
Il sogno di un bambino può andare d'accordo con la natura, una volta diventati adulti.
E' il caso di Dino Massignani, custode della riserva di San Massimo, in provincia di Pavia:
"Da bambino vedevo le piante di riso spuntare dagli specchi d'acqua - spiega - oggi sono
diventato il custode di un bosco ed eccomi a fare il produttore di riso, devo essere attento
a un ambiente complesso e unico. Ho imparato  a non usare  prodotti chimici e a lasciare
nelle risaie l'acqua per completare il loro ciclo vitale".


Lucianone


martedì 6 maggio 2014

Lettere (risposte e commenti) - I poliziotti spiegati... / Quel tetto necessario...

7 maggio '14 - mercoledì          7th May / Wednesday                  visione post - 14

I poliziotti spiegati a mio figlio
Caro Augias, sono padre di un figlio diciottenne. Cerco di infondere dei principi
dei valori, cerco di smontare  la falsa ideologia  che  temo  apprenda  negli stadi 
che frequenta dove, con cori osceni, si istilla l'idea che laq polizia è "infame". 
Cerco di fargli  comprendere  che  non tutti sono fascisti camuffati, non tutti sfo-
gano le frustrazioni con abusi a volte tanto violenti da causare la morte. Vorrei
convincerlo che sono lo scudo del cittadino, che grazie a loro  il territorio è con-
trollato la notte (anche se con i tagli è sempre più difficile). Però non posso nem-
meno vivere con l'incubo che se mio figlio fosse fermato per un controllo la notte 
sul motorino e dovesse rispondere  male  rischia di entrare vivo  in commissaria-
to ed uscirne morto. Magari con un certificato medico che parla di arresto cardia-
co. La notizia dell'applauso  ai condannati  al congresso sindacale della polizia
mi ha smontato anni di lavoro, ore di tentativi di trovare una soluzione interme-
dia. E' inconcepibile che un sindacato non capisca il danno che fa con un atteg-
giamento che  svilisce tutto il corpo  e  offende  la stragrande maggioranza  di 
onesti seri professionali servitori dello Stato.
                                                                            Marco Bernardi
(da 'la Repubblica' - 03/05/'14  / LettereCommenti&Idee) 
 La risposta di Corrado Augias:
L'indecente applauso ai poliziotti condannati è stato giustamente criticato da molti
rappresentanti della Repubblica a cominciare dai più alti. L'aspetto più preoccupan-
te non è la reazione degli agenti presenti in quella sala  bensì  quella del segretario 
del sindacato Sap che a freddo, cioè senza "giiustificazioni" emotive, ha paragonato
la morte di un ragazzo di 19 anni a quella di un incidente stradale. In altre parole ha
detto che imbattersi di notte in una pattuglia è  l'equivalente di una guida incauta su
fondo scivoloso. Parole irresponsabili. - Un altro aspetto intollerabile è la contestazio-
ne sindacale della sentenza.    Quel sindacato di polizia è sceso al livello di un qualun
que pregiudicato che  consideri una sentenza definitiva  nei suoi confronti  "un colpo 
di Stato". E' chiaro da dove viene òl'incitamento ma resta una differenza fondamen-
tale: un pregiudicato, tanto più se  in una condizione  mentale precaria, risponde per 
per se stesso, un sindacato parla a nome dei suoi aderenti. Circola nei corpi di poli-
zia uno spirito corporativo che non di rado sconfina in un atteggiamento para-fasci-
sta. Lo hanno esasperato la crisi  e i cattivi stipendi così come hanno contribuito la
difficoltà e il rischio di affrontare manifestazioni sempre più violente.   Fino  a  non 
molti anni fa si parlava di "frange violente staccatesi dal corteo"; oggi gli "antago-
nisti" vanno in piazza già attrezzati per lo scontro fidico duro. C'è il diritto di mani-
festare però dice la Costituzione "pacificamente senz'armi". Nemmeno contro que-
sta degenerazione si è fatto abbastanza.

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Quel tetto necessario agli stipendi pubblici
"L'amare il proprio lavoro, che purtroppo è privilegio di pochi, costituisce
la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è
una verità che non molti conoscono" (Primo Levi).  Una apparente verità 
che invece tutti danno per certa è quella  secondo la quale  son necessari
alti stipendi  per aver validi manager.  Nulla di più falso, dimostrato dal 
fatto che i manager della nostra Pubblica amministrazione son pagati il
triplo rispetto ai loro golleghi dei paesi scandinavi; ma in quei paesi i ser-
vizi funzionano.   E' più probabile che ai posti di lavoro apicali della Pa 
arrivino persone attratte dal denaro  o  motivate dal piacere di far bene
il proprio mestiere, se son previsti stipendi molto alti?   E' ora di porre 
quel tetto al fine di far emergere manager volenterosi  e soprattutto co-
raggiosi in forza delle loro idee innovatrici.  Questo tetto dovrebbe  at-
testarsi  sui 50.00 euro  lordi annui.  E sulla medesima cifra dovrebbe 
attestarsi lo stipendio dei parlamentari in quanto, come sosteneva Al-
cide De Gasperi, "la politica  è servizio  rivolto ai cittadini, non deve
lasciare spazio al lucro e alle ambizioni personali".   
                                                                  Guido Gilli  -   Pinerolo (Torino)
(da 'la Repubblica' - 03/05/'14)


Lucianone

Sport - calcio / Serie A - 36^ giornata 2013/14

6 maggio '14 - martedì              6th May / Tuesday                     visione post - 19

Risultati delle partite
Catania   -    Roma         4  -  1
Chievo     -    Torino        0  -  1
Genoa      -    Bologna     0  -  0
Parma      -    Samp         2  -  0
Udinese   -    Livorno       5  -  3
Milan      -     Inter            1  -  0
Lazio       -    Verona       3  -  3
Juventus -     Atalanta     1  -  0
Fiorentina  -  Sassuolo    3  -  4
Napoli       .   Cagliari      3  -  0

Classifica squadre
JUVENTUS  96  /   Roma   85  /   Napoli   72  /   Fiorentina   61  /   Inter   57  /   Torino   55  /
Parma, Milan   54  /   Verona H., Torino   53  /   Atalanta  47  /   Sampdoria   44  / 
Udinese   42  /   Genoa   41  /   Cagliari   39  /   Sassuolo   31  /   Chievo   30  /   Bologna  29  /
Catania   26  /   Livorno   25
Alla Juventus, la squadra dei record, lo scudetto 2013 / 14
97
I punti dell'Inter di Mancini del 2006/2007  - La Juve è a 96 (record del club)
e adesso, con 2 giornate a disposizione, può superare il record di 97 dell'Inter.
55
I punti in casa della Juve. Il Milan nel 2005/2006 ne fece 55 su 57; adesso la 
Juve è a 54 (record del club), e può farne 57. 
31
Le vittorie totali.
I bianconeri hanno battuto il record dell'Inter 2006/2007. Può arrivare a quota 33.
18
I successi casalinghi della Juve.
La Juventus ha stabilito il record del club e raggiunto il Torino 1948/49 e il 
Milan 2005/2006.
43
Le partite di fila in gol.
E' la striscia più lunga della serie A: le ultime 13 dell'anno scorso più le prime
30 di quest'anno.

Continua... to be continued...
  

domenica 4 maggio 2014

Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news

4 maggio '14 - domenica              4th May / Sunday                      visione post - 10            

Calcio  -  Catania
Roma  travolta 4-1 dal Catania /  La Juve vince 
lo scudetto in hotel
I bianconeri centrano lo storico tris. La squadra festeggia in ritiro
Domani sera la partita contro l’Atalanta sarà una passerella


Roma  -  cronaca  violenze di  Coppa 
Trattativa con gli ultrà, è polemica  /  Il questore nega
Ira vedova Raciti  /  Alfano: "Introdurre il Daspo a vita"

Val Susa
Attacco con bombe carta al cantiere della Tav
Notte di tensione e di paura in Val Susa
Gruppo di 15 incappucciati assalta le recinzioni a Chiomonte. 
Colpito un mezzo dell’Esercito, sfiorati i soldati e dispersi chiodi


Politica  -  Italia
Ancora Pelù a Renzi: "Non ti offendere per
una battuta. Io voglio darti consigli di sinistra"
Il rocker al premier: «L’accostamento a Gelli era solo provocatorio. 
Vorrei mettere insieme il meglio dei partiti e farne uno intelligente».


Esteri  -  Egitto
Egitto al bivio: inizia la campagna elettorale
Per la presidenza + sfida tra Al Sisi  e  Sababi
Il generale punta tutto sul patriottismo 
e sulla sicurezza. Lo sfidante candidato 
per il «Fronte di Salvezza Nazionale» 
ai giovani: «Continuiamo a sognare».



Esteri  -  Usa
Bimbo eroe muore a 8 anni  /  Per difendere 
la sorella dallo stupro
Stavano giocando nelle vicinanze di casa. 
Il piccolo è stato ucciso dall’aggressore con alcuni colpi di pietra.



Lucianone

NonSport - calcio / Roma: finale amarissima e vergognosa di Coppa Italia

4 maggio '14 - domenica              4th May / Sunday                       visione post - 18

C o p p a   d e l l a   v e r g o g n a   a  Roma - Italia
(di Lucianone)
Purtroppo siamo qui ancora una volta a dover parlare di violenze fuori e
dentro gli stadi di calcio, a dover constatare che lo Stato, la politica sono
non solo mancanti ma ormai quasi del tutto assenti e i cittadini comuni e
normali sono soli, vulnerabilissimi e indifesi. C'è come la sensazione che
questa crisi cattiva, rapace e infinita stia sempre più logorando il tessuto
sociale e morale della nostra 'povera' Penisola. E come sempre, quando
ci sono grossi problemi economico/sociali ci vanno di mezzo i punti, i luo-
ghi più esposti, più fragili: vicinanze degli stadi, intorno agli stadi, ormai
da tempo anche dentro gli stessi stadi; ci vanno di mezzo giovani normali
che vogliono/vorrebbero assistere a normali partite di calcio: Ciro Espo-
sito che voleva vedersi tranquillo Fiorentina - Napoli, finale di Coppa Ita-
lia, il vigile del fuoco colpito da un razzo-fumogeno mentre faceva il suo
normale lavoro ai bordi del campo e tanti altri giovani, altri bambini, don-
ne, famiglie che vogliono/vorrebbero divertirsi e non andare alla guerra.
Perchè di questo si tratta ormai quando si vanno a vedere partite di cal-
cio, si spera solo che non succeda niente di grave, soprattutto a Roma,
ma anche a Milano o in altri stadi anche più piccoli, addirittura di serie
minori.  Allora ci chiediamo: perchè non sentiamo parlare quasi mai di
questi fatti, di queste violenze (che possono costare anche la vita) in al-
tri Paesi tipo Inghilterra/Gran Bretagna per esteso o Germania, mentre
nel nostro Belpaese (una volta, molto tempo fa lo era!) tali eventi estre-
mi, vergognosi, tragici sono diventati periodici, quasi cronici?
Il calcio inglese è stato infestato a suo tempo  dalla follia - hooligans, che
per parecchio tempo ha imperversato negli stadi londinesi e non solo. Poi
la questione è stata risolta alla radice, e con gli steward e con stadi dalla
struttura teatrale, per cui lo spettatore è a due passi dal giocatore in cam-
po: dunque la partita si gioca solo in campo, non sugli spalti a colpi di og-
getti volanti contro l'altra tifoseria o peggio di spranghe e bastoni, anche
perchè è vietata l'introduzione nello stadio di ogni oggetto contundente e
offensivo.   In Italia in uno stadio può essere introdotto di tutto, in Italia
comandano gli ultrà, i violenti di ogni colore e banda più o meno crimina-
le, dunque anche camorristi e figli di camorristi, come si è ben visto nel-
la fase pre-partita di Fiorentina-Napoli di Coppa di sabato sera. Questa
è l'amara verità, questa è la differenza tra il nostro calcio e quello ingle-
se o tedesco o spagnolo. Da noi i presidenti e le società sportive si fan-
no comandare dai caporioni ultrà, e così anche la polizia e lo Stato e la
politica sono ugualmente deboli e non reagiscono efficacemente contro
questo vero e propeio cancro che il calcio italiano si porta avanti da an-
ni senza andare alla radice del problema. 
Gli stadi non possono diventare o essere arene in cui una parte di tifosi 
dell'una e dell'altra squadra vanno a scatenare le loro frustrazioni, istin-
ti repressi o addirittura a sistemare dei conti tra bande delinquenziali o 
camorristiche-mafiose.  Lo stadio deve invece essere come teatro dove
si assiste a un normale spettacolo, magari  con cori d'incitamento e d'e-
sultanza, e non  lo stadio come luogo di rissa e di violenza. - 
Vedere poi il capitano del Napoli Hamsik  andare a parlare per "trattare"
(non per calmare) con un capo degli ultrà che con la sua maglia camorrista
chiedeva la liberazione di un assassino (di un prefetto) ha veramente fatto
passare il segno. E' stata la vergogna più grande, che tutto il mondo ha po-
tuto osservare, purtroppo!
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Scontri Roma,  stampa estera inorridita: "Coppa della vergogna"

La stampa internazionale a muso duro sulla notte di Coppa Italia: "Follia a Roma. La finale nelle mani di un figlio di un camorrista"

Una vergogna a cielo aperto. La stampa internazionale inorridisce davanti allo scempio della notte di terrore a Roma: da ogni angolo di mondo gli occhi di tutti hanno visto un'Italia fatta di scontri, feriti, un inno nazionale fischiato, un capo ultrà cui è lasciato stabilire l'inizio di una partita. Nessuno ha potuto godere dell'Italia di Coppa, quella tra Napoli e Fiorentina.

DICONO DI NOI — La Bild apre con "Follia a Roma. Spari alla finale di Coppa in Italia", lo spagnolo Marca titola "Il Napoli alza la Coppa della vergogna" e poi attacca "Vorremmo parlare di calcio. Esclusivamente del senso puro e unico dello sport. Però certi atti fragili e vergognosi come quelli vissuti sabato a Roma soffocano le storie del calcio per lasciare nell'aria le miserie che circondano tutto ciò che genera passioni eccessive". Da Mundo Deportivostesso senso di disgusto: "La finale di Coppa Italia nelle mani di un figlio di un camorrista". "Il calcio italiano – sostiene El Pais – di nuovo ostaggio dei tifosi più violenti dentro e fuori lo stadio Olimpico". France Fooball sintetizza con "Napoli, dramma e festa", l'altro francese Le Monde titola: "Il Napoli si prende una finale di Coppa Italia segnata da feriti da arma da fuoco". L'inglese Daily mail scrive "Tre tifosi colpiti da spari per la Finale di Coppa Italia. Volenti scontri ritardano il calcio d'inizio", mentre la Bbc si produce con un video eloquente sui fatti nudi e crudi. Il New York Times, che d'abitudine non punta molto sul calcio, stavolta riserva un pezzo agli incresciosi fatti di Roma "La finale di Coppa Italia ritardata dagli scontri prima del match". Punta il dito anche dall'altra parte del mondo l'Australia, con The Sydney Morning Herald "Il Napoli vince la finale rovinata dalla violenza".
(da  www.Gazzetta.it   /  Azzurra Saggini)

Genny a'carogna  in azione  durante la partita di Coppa,  allo stadio Olimpico

Coppa Italia, Fiorentina - Napoli: Genny 'acarogna dà l'ok. Poi fischi all'inno

La finale è cominciata con 45 minuti di ritardo dopo un lungo tira e molla con i tifosi partenopei che avevano chiesto alla squadra di non giocare in segno di rispetto al sostenitore in fin di vita. Dopo un lancio di petardi (e il ferimento di un vigile del fuoco), il prefetto ha convinto i tifosi.


Dopo mezz'ora di summit, indecisioni e "Niente partita" della curva del Napoli, il Prefetto Giuseppe Pecoraro dà l'ordine di far giocare l'incontro e alla fine arriva l'ok anche degli ultrà. "Va bene, la partita si gioca ma i tifosi delle rispettive squadre rimarranno in silenzio". L'assenso di Genny 'a Carogna arriva alle 21.40 circa: il capo-ultrà del Napoli ha deciso che la finale di Coppa Italia tra gli azzurri e la Fiorentina può avere il via. Le telecamere lo inquadrano e i primi piani sulla sua maglia, con la scritta "Speziale libero", e il suo volto, che ricorda in parte quello di Ivan Bogdanov che incendiò un'Italia-Serbia, fanno il giro del mondo. Sui social (e non solo) parte lo sdegno: l'ultimo ok alla disputa dell'incontro arriva da un uomo che inneggia all'omicida di Filippo Raciti, il poliziotto ucciso a Catania il 2 febbraio 2007. Quello che pochi sanno invece è chi è quell'uomo. Si chiama Gennaro De Tommaso, capo dei Mastiffs, uno dei più noti gruppi ultrà del Napoli, figlio di un camorrista affiliato al clan Misso. È detto, appunto, Genny 'a carogna, e in passato è stato oggetto di Daspo, il divieto di assistere a manifestazioni sportive.
IL RETROSCENA — Lo stadio è pieno già dalle 20.30 e sembra tutto tranquillo, ma presto si diffonde la voce degli scontri del tardo pomeriggio:c'è un tifoso del Napoli ferito da un colpo di pistola ed è in fin di vita. Così gli ultrà chiedono di non giocare. Le forze dell'ordine chiedono al capitano Marek Hamsik di parlare al microfono: non basta. Lo slovacco si avvicina alla curva Nord, occupata dai tifosi del Napoli, insieme al d.s. Bigon e ai rappresentanti delle forze dell'ordine. Niente da fare, anzi. Parte il coro "fate ridere", poi il lancio di petardi che feriscono un vigile del fuoco.
L'OK — In tribuna, intanto, c'è un lungo conciliabolo tra Giovanni Malagò, presidente del Coni, Giancarlo Abate, presidente della Federcalcio, Maurizio Beretta, presidente della Lega, Andrea Della Valle, presidente della Fiorentina, Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, e persino Matteo Renzi, presidente del Consiglio. Discutono sul da farsi e, soprattutto, aspettano consigli dalle forze dell'ordine, dal prefetto e dal questore. La polizia dirama un comunicato secondo il quale gli episodi avvenuti vicino allo stadio Olimpico, dove sono rimaste ferite tre persone, non sembrano essere collegati "agli scontri tra tifosi, ma avrebbero cause occasionali". Forse è anche così che il prefetto convince gli ultrà fino all'ok di Genny 'a carogna che prima scavalca la recinzione, poi invita i suoi alla calma e infine dice sì. Si può giocare. Ma in silenzio. Sono le 21.45. Nessun coro. Partono, invece, i fischi all'inno nazionale cantato da Alessandra Amoroso. Poi anche la consegna del silenzio durante la partita cade. Non solo. A fine gara, dopo il trionfo degli azzurri, un paio di centinaia di tifosi del Napoli invadono l'Olimpico e alcuni di loro si avvicinano alla curva per dileggiare, con gesti volgari, i sostenitori viola. Tante brutte pagine di una giornata da dimenticare.

(da  Gazzetta. it)

Lucianone