20 febbraio '14 - giovedì 2'th February / Thursday
Una larga minoranza di parlamentari e di intellettuali
si sta battendo contro l'acquisto di nuovi caccia F35, chiedendo che quei miliardi di euro
siano destinati a interventi sociali: per esempio, mettere a norma le scuole pericolanti.
(Analogo proposito venne espresso in campagna elettorale da Bersani, non so con quale e quanto
giubilo da parte dell'intero partito, come è noto non compattiissimo quando sente odore di scelte
ritenute "troppo radicali"). - Sottoscrivo con convinzione. Ma nella certezza della sconfitta.
Ostano, ovviamente, impedimenti tecnico-amministrativi (contratti già firmati, per esempio).
Ma più ancora osta (è di ostacolo, impedimento) la rassegnata rigidità che il corso della po-
litica ha via via assunto. Non so se chiamarlo "pensiero unico"; certamente è la progressiva
scomparsa di ogni conflitto - dunque di ogni possibilità di scelta - dal nostro orizzonte politi-
co. E' come se tutto fosse già determinato da tecnocrazie e lobbies e oligarchie che sanno,
loro sì, quel che ci serve e quello che non ci serve. Sono quelli che hanno già firmato
(anche per nostro conto) i contratti. Mi chiedo quando, se e come ci troveremo nuovamen-
te di fronte alla facoltà di scegliere qualcosa.
(da 'la Repubblica' - 15 giugno 2013 - L'AMACA / Michele Serra)
Lucianone
.
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giovedì 20 febbraio 2014
mercoledì 19 febbraio 2014
Psicologia - Saggio di Paul Bloom sulla moralità / L'uomo nasce buono ma...
19 febbraio '14 - mercoledì 19th February / Wednesday visioni post - 98
Secondo uno psicologo di Yale
studi sui lattanti dicono che la MORALITA'
è innata. E ha un limite.
(da 'il venerdì di Repubblica' - 10 / 01 / 2013 - Alex Saragosa)
L'uomo nasce buono
(ma solo con quelli della sua tribù)
Michael ha appena visto uno spettacolo con tre marionette. Una giocava con una
palla, l'altra gliela portava via, la terza la recuperava, rendendola alla prima. Poi
le marionette sono state messe davanti a Michael, ognuna con una caramella in
grembo e Michael doveva decidere a chi toglierla. Il bambino ha preso la cara-
mella del "cattivo" e subito dopo gli ha assestato un colpo sulla testa. La scenet-
ta proviene da un esperimento condotto all'Infanto Cognition Center dell'Univer-
sità di Yale dallo psicologo Paul Bloom, e ciò che lo rende straordinario è il fatto
che Michael, come gli altri bambini testati, ha meno di un anno, non parla e nes-
suno gli ha ancora insegnato a distinguere il bene dal male. Eppure lui dimostra
di conoscere già la differenza.
Questo e altri esperimenti sono descritti in 'Just Babies, The Origins of Good
and Evil', dove Blooms esplora il mondo delle attitudini morali innate. "Da
qualche anno la ricerca dimostra che nasciamo con capacità sorprendenti. I
neonati di poche ore, per esempio, possono tirare fuori la lingua in risposta
allo stesso gesto di un adulto". Altre nozioni su cosa i lattanti "sappiano"
sono arrivate grazie a una tecnica elaborata per capire che cosa passi loro
per la mente: in particolare, per comprendere quale interesse e sorpresa
susciti qualcosa in un piccolissimo, si valuta il tempo che passa a fissarla.
"Grazie a questo metodo oggi sappiamo che, dai tre mesi, i bambini resta-
no più colpiti da scene che mostrano un comportamento ingiusto che da
quelle dove tutti si comportano bene. E che crescendo desiderano punire
chi si comporta male". Altri esperimenti hanno dimostrato che i cuccioli
d'uomo provano empatia verso chi è in difficoltà e disapprovano le ripar-
tizioni ingiuste di risorse.
"Empatia e senso di giustizia innati, che si trovano anche in altre specie
sociali, come lupi o ratti, hanno un senso evolutivo: sono indispensabili
per l'esistenza di gruppi cooperativi, dove chi si comporta in modo egoi-
stico deve essere punito". Su questa base, però, cultura, tradizioni ed
educazione possono costruire di tutto. "Altri esperimenti hanno mostra-
to come l'empatia dei bambini sia rivolta solo verso i membri di quello
che percepiscono come il proprio gruppo sociale e che in loro esiste
una forte spinta a creare delle tribù: basta vestire di rosso o di blu i
membri di un campo estivo, per creare gruppi competitivi fra loro.
Inoltre i piccoli non conoscono il disgusto: questa emozione si apprende
con l'educazione e serve a evitare il contatto con sostanze tossiche o in-
fette, ma viene spesso 'dirottata' per disumanizzare i gruppi 'nemici',
dagli omosessuali agli esponenti di altre razze o religioni.".
Gli adulti quindi, riducendo o estendendo il concetto di comunità e di
oggetto o essere disgustoso, possono modificare radicalmente i pic-
coli esseri "morali per natura". Trasformandoli quasi in tutto, dal
benefattore universale allo spietato genocida.
Lucianone
Secondo uno psicologo di Yale
studi sui lattanti dicono che la MORALITA'
è innata. E ha un limite.
(da 'il venerdì di Repubblica' - 10 / 01 / 2013 - Alex Saragosa)
L'uomo nasce buono
(ma solo con quelli della sua tribù)
Michael ha appena visto uno spettacolo con tre marionette. Una giocava con una
palla, l'altra gliela portava via, la terza la recuperava, rendendola alla prima. Poi
le marionette sono state messe davanti a Michael, ognuna con una caramella in
grembo e Michael doveva decidere a chi toglierla. Il bambino ha preso la cara-
mella del "cattivo" e subito dopo gli ha assestato un colpo sulla testa. La scenet-
ta proviene da un esperimento condotto all'Infanto Cognition Center dell'Univer-
sità di Yale dallo psicologo Paul Bloom, e ciò che lo rende straordinario è il fatto
che Michael, come gli altri bambini testati, ha meno di un anno, non parla e nes-
suno gli ha ancora insegnato a distinguere il bene dal male. Eppure lui dimostra
di conoscere già la differenza.
Questo e altri esperimenti sono descritti in 'Just Babies, The Origins of Good
and Evil', dove Blooms esplora il mondo delle attitudini morali innate. "Da
qualche anno la ricerca dimostra che nasciamo con capacità sorprendenti. I
neonati di poche ore, per esempio, possono tirare fuori la lingua in risposta
allo stesso gesto di un adulto". Altre nozioni su cosa i lattanti "sappiano"
sono arrivate grazie a una tecnica elaborata per capire che cosa passi loro
per la mente: in particolare, per comprendere quale interesse e sorpresa
susciti qualcosa in un piccolissimo, si valuta il tempo che passa a fissarla.
"Grazie a questo metodo oggi sappiamo che, dai tre mesi, i bambini resta-
no più colpiti da scene che mostrano un comportamento ingiusto che da
quelle dove tutti si comportano bene. E che crescendo desiderano punire
chi si comporta male". Altri esperimenti hanno dimostrato che i cuccioli
d'uomo provano empatia verso chi è in difficoltà e disapprovano le ripar-
tizioni ingiuste di risorse.
"Empatia e senso di giustizia innati, che si trovano anche in altre specie
sociali, come lupi o ratti, hanno un senso evolutivo: sono indispensabili
per l'esistenza di gruppi cooperativi, dove chi si comporta in modo egoi-
stico deve essere punito". Su questa base, però, cultura, tradizioni ed
educazione possono costruire di tutto. "Altri esperimenti hanno mostra-
to come l'empatia dei bambini sia rivolta solo verso i membri di quello
che percepiscono come il proprio gruppo sociale e che in loro esiste
una forte spinta a creare delle tribù: basta vestire di rosso o di blu i
membri di un campo estivo, per creare gruppi competitivi fra loro.
Inoltre i piccoli non conoscono il disgusto: questa emozione si apprende
con l'educazione e serve a evitare il contatto con sostanze tossiche o in-
fette, ma viene spesso 'dirottata' per disumanizzare i gruppi 'nemici',
dagli omosessuali agli esponenti di altre razze o religioni.".
Gli adulti quindi, riducendo o estendendo il concetto di comunità e di
oggetto o essere disgustoso, possono modificare radicalmente i pic-
coli esseri "morali per natura". Trasformandoli quasi in tutto, dal
benefattore universale allo spietato genocida.
Lucianone
Sport - calcio / serie B - 25^ giornata 2013/14
19 febbraio '14 - mercoledì 19th February / Wednesday visione post - 3
Risultati delle partite
Avellino 1 Brescia 1 Cesena 0 Empoli 1 Latina 1 Modena 4
Lanciano 3 Ternana 1 Palermo 0 Carpi 1 Cittadella 0 Bari 0
Padova 1 Reggina 1 Siena 1 Spezia 3 Pescara 1
Novara 0 Trapani 1 Juve Stabia 0 Crotone 1 Varese 2
Classifica
PALERMO 46 / Empoli 42 / Lanciano 40 / Cesena, Avellino 39 /
Trapani, Latina, Spezia 38 / Brescia 37 / Crotone 36 / Carpi 35 /
Siena, Pescara 34 / Modena, Varese 32 / Ternana 30 / Bari 26 /
Novara 24 / Reggina 22 / Padova, Cittadella 21 / Juve Stabia 14
Risultati delle partite
Avellino 1 Brescia 1 Cesena 0 Empoli 1 Latina 1 Modena 4
Lanciano 3 Ternana 1 Palermo 0 Carpi 1 Cittadella 0 Bari 0
Padova 1 Reggina 1 Siena 1 Spezia 3 Pescara 1
Novara 0 Trapani 1 Juve Stabia 0 Crotone 1 Varese 2
Classifica
PALERMO 46 / Empoli 42 / Lanciano 40 / Cesena, Avellino 39 /
Trapani, Latina, Spezia 38 / Brescia 37 / Crotone 36 / Carpi 35 /
Siena, Pescara 34 / Modena, Varese 32 / Ternana 30 / Bari 26 /
Novara 24 / Reggina 22 / Padova, Cittadella 21 / Juve Stabia 14
martedì 18 febbraio 2014
Ultime notizie - dall'Italia e dal mondo / Latest news
18 febbraio '14 - martedì 18th February / Tuesday
UCRAINA
Kiev, riesplode la protesta di piazza: 13 morti, uccisi 6 poliziotti.
Guerriglia in piazza, fuoco sulle forze dell'ordine.
Gli agenti delle forze speciali `Berkut´ sono tanti e ben equipaggiati, ma devono vedersela con migliaia e migliaia di dimostranti, alcuni dei quali armati di spranghe, qualcuno, una minoranza, anche di pistole. Alle granate della polizia i manifestanti hanno rispondosto con pietre, molotov e fuochi d’artificio. Un copione purtroppo già visto più volte a Kiev nelle ultime settimane.
UCRAINA
Kiev, riesplode la protesta di piazza: 13 morti, uccisi 6 poliziotti.
Guerriglia in piazza, fuoco sulle forze dell'ordine.
Tensione a Kiev, 13 morti e 150
feriti. - Biltz alla sede del partito del Ianukovich
Riprendono gli scontri tra manifestanti e polizia. Esplosioni in
piazza Maidan. La Russia accusa i paesi occidentali. Appello
di Ban Ki-moon contro la violenza.

piazza Maidan. La Russia accusa i paesi occidentali. Appello
di Ban Ki-moon contro la violenza.
Si rinfiamma la protesta in Ucraina e le strade del centro di Kiev tornano a macchiarsi di sangue. Sono almeno tredici i morti nella battaglia tra polizia e manifestanti oggi nella capitale, ma il bilancio potrebbe essere destinato a salire ulteriormente.
Dopo una giornata tesissima infatti, centinaia di poliziotti in assetto antisommossa hanno assaltato in serata Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza da tre mesi cuore della rivolta antigovernativa.
Nel pomeriggio, le autorità avevano lanciato un ultimatum ai dimostranti per sgomberare il Maidan entro due ore (alle 18, le 17 in Italia). La polizia ha atteso due ore in più, poi, alle otto di sera in punto, è entrata in azione premendo su due lati della piazza.
Gli agenti delle forze speciali `Berkut´ sono tanti e ben equipaggiati, ma devono vedersela con migliaia e migliaia di dimostranti, alcuni dei quali armati di spranghe, qualcuno, una minoranza, anche di pistole. Alle granate della polizia i manifestanti hanno rispondosto con pietre, molotov e fuochi d’artificio. Un copione purtroppo già visto più volte a Kiev nelle ultime settimane.
Tra i morti negli scontri di oggi ci sono sei poliziotti e un militante del partito delle Regioni del presidente Viktor Ianukovich. Almeno sette degli altri sei deceduti dovrebbero invece essere manifestanti antigovernativi.
Le violenze sono scoppiate stamattina, quando un cordone di agenti ha impedito a un corteo di migliaia di dimostranti di avvicinarsi al parlamento, dove si sarebbe dovuta discutere una riforma costituzionale chiesta dall’opposizione per ridurre i poteri del presidente. Non è chiaro chi abbia iniziato gli scontri. Fatto sta che i combattimenti si sono presto propagati in altri punti del centro di Kiev. Quelli più violenti sono avvenuti proprio davanti al parlamento, tra via Institutska e via Shovkovichna, ma altri scontri si sono registrati anche a parco Marinski - dove sono accampate centinaia di simpatizzanti del governo - e in via Grushevski, teatro dei combattimenti di fine gennaio in cui hanno perso la vita almeno quattro persone. E proprio in via Grushevski la polizia ha piegato la resistenza dei manifestanti e si è aperta un varco tra le barricate a forza di manganellate e fucilate (per lo più con proiettili di gomma) arrivando fino alle porte del «fortino» di Maidan.
Gli agenti sono però accusati di aver usato anche fucili caricati con proiettili convenzionali. Secondo il direttore sanitario del centro medico degli insorti, Oleg Musii, uno dei manifestanti morti è stato colpito alla testa da un colpo di arma da fuoco. Altri due hanno invece perso la vita per delle ferite alla testa, mentre non è chiara la causa del decesso degli ultimi due, un uomo e una donna di mezza età.
D’altra parte, anche gli insorti sono accusati di usare armi da fuoco, e secondo il ministero dell’Interno ucraino almeno due poliziotti sono stati colpiti da proiettili di pistola. Nelle violenze sono inoltre morti due agenti e almeno 37 sono rimasti feriti. I feriti tra i manifestanti, invece, secondo l’opposizione sono più di 150, ma si tratta di un bilancio del primo pomeriggio di oggi.
Stamane, inoltre, un impiegato del partito di Ianukovich è morto quando alcune centinaia di manifestanti hanno fatto irruzione a colpi di molotov nella sede del movimento politico in via Lipska. Secondo il Kyiv Post, tra le persone che hanno scavalcato l’inferriata esterna dell’edificio del partito c’era anche la giornalista e militante dell’opposizione Tetiana Chornovol, assalita brutalmente nella notte di Natale.
Intanto in serata, poco prima dell’attacco della polizia a Maidan, un gruppetto di insorti ha occupato nuovamente il municipio di Kiev, sgomberato domenica scorsa dai dimostranti per permettere l’entrata in vigore di un’amnistia per i manifestanti.
La situazione in Ucraina rischia di sprofondare in una guerra civile e inviti alla «moderazione» e condanne delle violenze sono arrivati dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, dal capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, dalla Casa Bianca, dalla Nato e dal Consiglio d’Europa. Mentre Mosca accusa l’Occidente: il ritorno della violenza nelle strade di Kiev è il «risultato diretto» della politica occidentale, ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota, accusando «i politici occidentali e le organizzazioni europee» di incoraggiare «le provocazioni contro il potere legale» in Ucraina.
ROMA
Artigiani e commercianti in piazza: "Siamo 60 mila, il governo ci ascolti"
Roma invasa da manifestanti arrivati da tutta Italia per esprimere
il malessere delle imprese: «Siamo disperati». In piazza anche il M5S e la Lega
Imprenditori in piazza, per chiedere una svolta al nuovo governo Renzi. L’Italia delle pmi artigiane e del commercio ha riempito Piazza del Popolo per partecipare alla mobilitazione «Senza impresa non c’è Italia, riprendiamoci il futuro», organizzata da Rete Imprese Italia.

ROMA
Artigiani e commercianti in piazza: "Siamo 60 mila, il governo ci ascolti"
Roma invasa da manifestanti arrivati da tutta Italia per esprimere
il malessere delle imprese: «Siamo disperati». In piazza anche il M5S e la Lega
Imprenditori in piazza, per chiedere una svolta al nuovo governo Renzi. L’Italia delle pmi artigiane e del commercio ha riempito Piazza del Popolo per partecipare alla mobilitazione «Senza impresa non c’è Italia, riprendiamoci il futuro», organizzata da Rete Imprese Italia.
Da tutta la Penisola sono arrivate decine di migliaia di imprenditori, 60 mila per gli organizzatori, più del previsto, che si sono assiepati in tutta la piazza, intorno all’obelisco e su fino alla terrazza del Pincio. Un evento storico per protestare contro le riforme che non arrivano, contro un fisco opprimente e una burocrazia soffocante. Ambulanti, negozianti, balneari, artigiani, hanno sventolato bandiere bianche, blu, verdi, con i vessilli di Confesercenti,
Confcommercio, Cna, Casartigiani e Confartigianato, le cinque associazioni che aderiscono a Rete Imprese Italia. Poco dopo le 12, come da programma, si sono alternati sul palco i loro leader, il portavoce di Rete Imprese e presidente di Confesercenti Marco Venturi, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il presidente di Confartigianto Giorgio Merletti, di Cna Daniele Vaccarino e di Casartigiani Giacomo Basso. Tutti e cinque si sono ritrovati uniti per gridare alla politica, alle istituzioni e al nuovo governo che si sta costituendo, delusione, rabbia e un «enorme malessere».
«Il nuovo presidente del Consiglio ci deve convocare, noi non molleremo, saremo propositivi ma incalzanti», ha detto Venturi e poi, rivolto alla politica, ha affermato: «i partiti devono capire che senza di noi il Paese si ferma, senza imprese non c’è lavoro e non c’è futuro» ricordando che 372 mila imprese hanno chiuso i battenti nel 2013, oltre 1.000 al giorno. Merletti, incarnando il disappunto degli artigiani, a un certo punto si è rivolto direttamente al Premier incaricato e lo ha pubblicamente sollecitato: «Matteo stai preoccupato, se non abbasserai le tasse alle piccole imprese ti faremo nero». Un monito a cui è seguito un vero e proprio sfogo: «non ne possiamo più come imprenditori e cittadini di essere soffocati dalle tasse e dalla burocrazia. Ci hanno rotto i coglioni», ha urlato accompagnato da un grido di acclamazione. «Basta, basta. Fatevi sentire: vale più un urlo di tanti discorsi» ha fatto eco un altro rappresentante degli artigiani, Giacomo Basso, che con soddisfazione ha detto «oggi piazza del Popolo diventa piazza del Popolo degli imprenditori italiani».
Non meno incisivo anche il leader di Confcommercio Carlo Sangalli nell’arringare la folla. «Siamo stanchi, chiediamo rispetto, meritiamo più rispetto. Famiglie e imprese - ha sostenuto - sono sull’orlo della disperazione ma poi come esortava Papa Francesco non ci faremo rubare la speranza». E ancora, «se non avremo risposte ci ritroveremo ancora e saremo più numerosi e più determinati» ha minacciato Sangalli.
«La politica ci ha deluso, ma non abbiamo perso la speranza, abbiamo perso la pazienza, non siamo sereni, siamo incazzati» ha affermato il presidente di Cna Daniele Vaccarino per il quale «gli invisibili oggi sono tornati visibili”. «Troppe tasse, troppe spese, un credito sempre più scarso, poche risorse per lo sviluppo e un peso insostenibile della burocrazia» lamenta Rete Imprese Italia, «un attore sociale ignorato per anni dalla politica» e che oggi chiede considerazione in ragione del «peso economico» delle micro, piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dei servizi di mercato che producono il 62% del Pil, il 69% del fatturato e contano il 58,8% degli occupati. Rete Imprese Italia, in attesa di interloquire con il nuovo governo, comunque porta avanti il suo manifesto di proposte sintetizzate in 10 punti: riformare gli assetti istituzionali e garantire la governabilità, fare la riforma fiscale, far ripartire le imprese e uscire dall’emergenza occupazionale, dare credito alle imprese, proseguire nell’azione di semplificazione, tornare alla legalità, portare a competere più imprese sui mercati internazionali, innovare il sistema dei trasporti e della logistica, ridurre i costi energetici per le pmi e superare il Sistri, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti.
visione post - 196
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Lucianone
lunedì 17 febbraio 2014
Sport - Olimpiadi invernali di Sochi / Le medaglie
17 / 18 febbraio '14 - lunedì 17 / 18 February / Monday visioni post - 8
Inaugurazione - 7 febbraio '14
Prime gare - 7 / 8 febbraio
FONDO
Prima gara del fondo e subito oro per la Norvegia con
Marit Bjorgen, che nella skiathlon batte la svedese
Kalla (+ 1"8) e la connazionale Weng (13"2).
Migliore delle azzurre Marina Piller 16^, Agreiter 30"
e Brocard 32^.
PATTINAGGIO di velocità
Tripletta olandese nel pattinaggio di velocità: nei 5000
metri maschili l'oro va a Sven Kramer, argento e bronzo
per i suoi connazionali Blohuijsen Bergsma. L'azzurro
Andrea Giovannini chiude 17°.
PATTINAGGIhristiehO artistico
Splendido esordio sul ghiaccio di Sochi per Carolina Kostner
che, nel giorno del suo 27° compleanno, ha centrato il secondo
posto nella prova del corto team event con 70.84 (nuovo record
italiano) alle spalle della russa Yulia Lipnitskaya (72.90).
Grazie a questo risultato l'Italia entra nella rosa delle cinque
nazioni finaliste.
SNOWBOARD
E' statunitense il primo oro olimpico nella storia dello slopestyle.
A vincerlo è il ventenne Sage Kotsenburg. Con il punteggio di
93,50 ha preceduto il norvegese Staale Sandbech (91.75) e il ca-
nadese Mark McMorris, bronzo con 88.75. Forfait per un infor-
tunio al polso del favoritissimo Shaun White.
FREESTYLE
Storico nel freestyle gobbe : oro e azgento a due sorelle, le canadesi
Justine e Chloe Dufour-Lapointe. Bronzo all'americana Kearney. La
terza sorella, Maxime, è 12^, preceduta dall'azzurra Scanzio.
SHORT-TRACK
Argento per l'Italia con Arianna Fontana, che ammette "Sono stata
fortunata". Non lo è stata invece la favorita Fan Kexin, cinese, sci-
volata in semifinale. - La caduta che fa ruzzolare tutte la innesca in
curva l'inglese Elise Christie, capitombola la prima, la coreana Seung
Hi Park, e dietro di lei Arianna, vistosamente ostacolata, scivola an-
che la britannica. La cinese, turista per caso, passa e raccoglie il pri-
mo posto. L'azzurra rincorre, mentre la coreana che si è rimessa in
piedi, finisce come un pugile suonato, ancora a terra. Al traguardo
Arianna è terza, ma l'inglese viene squalificata, per il suo sciagura-
to tentativo di sorpasso.
SALTO A SQUADRE
Trionfo Germania / Austria detronizzata
La Germania (Wank, Kraus, Wellinger e Freund) detronizza l'Austria,
che nel salto a squadre aveva vinto le ultime sette medaglie d'oro tra
Olimpiadi e campionati del mondo e non perdeva un evento importan-
te dai Mondiali 2005. Nell'Austria ha saltato anche Thomas Morgen-
stern, che solo un mese fa ha rischiato la vita dopo una caduta in alle-
namento. Terzo il Giappone del 41enne Kasai.
Continua... to be continued
Inaugurazione - 7 febbraio '14
Prime gare - 7 / 8 febbraio
FONDO
Prima gara del fondo e subito oro per la Norvegia con
Marit Bjorgen, che nella skiathlon batte la svedese
Kalla (+ 1"8) e la connazionale Weng (13"2).
Migliore delle azzurre Marina Piller 16^, Agreiter 30"
e Brocard 32^.
PATTINAGGIO di velocità
Tripletta olandese nel pattinaggio di velocità: nei 5000
metri maschili l'oro va a Sven Kramer, argento e bronzo
per i suoi connazionali Blohuijsen Bergsma. L'azzurro
Andrea Giovannini chiude 17°.
PATTINAGGIhristiehO artistico
Splendido esordio sul ghiaccio di Sochi per Carolina Kostner
che, nel giorno del suo 27° compleanno, ha centrato il secondo
posto nella prova del corto team event con 70.84 (nuovo record
italiano) alle spalle della russa Yulia Lipnitskaya (72.90).
Grazie a questo risultato l'Italia entra nella rosa delle cinque
nazioni finaliste.
SNOWBOARD
E' statunitense il primo oro olimpico nella storia dello slopestyle.
A vincerlo è il ventenne Sage Kotsenburg. Con il punteggio di
93,50 ha preceduto il norvegese Staale Sandbech (91.75) e il ca-
nadese Mark McMorris, bronzo con 88.75. Forfait per un infor-
tunio al polso del favoritissimo Shaun White.
FREESTYLE
Storico nel freestyle gobbe : oro e azgento a due sorelle, le canadesi
Justine e Chloe Dufour-Lapointe. Bronzo all'americana Kearney. La
terza sorella, Maxime, è 12^, preceduta dall'azzurra Scanzio.
SHORT-TRACK
Argento per l'Italia con Arianna Fontana, che ammette "Sono stata
fortunata". Non lo è stata invece la favorita Fan Kexin, cinese, sci-
volata in semifinale. - La caduta che fa ruzzolare tutte la innesca in
curva l'inglese Elise Christie, capitombola la prima, la coreana Seung
Hi Park, e dietro di lei Arianna, vistosamente ostacolata, scivola an-
che la britannica. La cinese, turista per caso, passa e raccoglie il pri-
mo posto. L'azzurra rincorre, mentre la coreana che si è rimessa in
piedi, finisce come un pugile suonato, ancora a terra. Al traguardo
Arianna è terza, ma l'inglese viene squalificata, per il suo sciagura-
to tentativo di sorpasso.
SALTO A SQUADRE
Trionfo Germania / Austria detronizzata
La Germania (Wank, Kraus, Wellinger e Freund) detronizza l'Austria,
che nel salto a squadre aveva vinto le ultime sette medaglie d'oro tra
Olimpiadi e campionati del mondo e non perdeva un evento importan-
te dai Mondiali 2005. Nell'Austria ha saltato anche Thomas Morgen-
stern, che solo un mese fa ha rischiato la vita dopo una caduta in alle-
namento. Terzo il Giappone del 41enne Kasai.
Continua... to be continued
sabato 15 febbraio 2014
Sport - calcio / serie A - 23^ giornata 2013/14
Risultati delle partite visione post - 10
Fiorentina 2 Udinese 3 Napoli 3 Torino 1 H. Verona 2
Atalanta 0 Chievo 0 Milan 1 Bologna 2 Juventus 2
Lazio 0 Livorno 0 Parma 0 Sampdoria 1 Inter 1
Roma 0 Genoa 1 Catania 0 Cagliari 0 Sassuolo 0
Classifica
JUVENTUS 60 / Roma 51 / Napoli 47 / Fiorentina 44 / Inter, H. Verona 36 /
Parma, Torino 33 / Lazio, Milan 32 / Genoa 30 / Sampdoria 28 / Atalanta 27 /
Udinese 26 / Cagliari 24 / Bologna 21 / Chievo 18 / Livorno, Sassuolo 17 /
Catania 16
Fiorentina 2 Udinese 3 Napoli 3 Torino 1 H. Verona 2
Atalanta 0 Chievo 0 Milan 1 Bologna 2 Juventus 2
Lazio 0 Livorno 0 Parma 0 Sampdoria 1 Inter 1
Roma 0 Genoa 1 Catania 0 Cagliari 0 Sassuolo 0
Classifica
JUVENTUS 60 / Roma 51 / Napoli 47 / Fiorentina 44 / Inter, H. Verona 36 /
Parma, Torino 33 / Lazio, Milan 32 / Genoa 30 / Sampdoria 28 / Atalanta 27 /
Udinese 26 / Cagliari 24 / Bologna 21 / Chievo 18 / Livorno, Sassuolo 17 /
Catania 16
Continua... to be continued...
mercoledì 12 febbraio 2014
Storie - Alaska: il bus mito "142"
12 febbraio '14 - mercoledì 12th February - Wednesday visioni post - 4
(da 'la Repubblica' del 24/01/14 - Vittorio Zucconi - Washington)
"Quel bus ormai è un pericolo"
L'Alaska è stanca di Into the wild
In quel rottame visse e morì l'eroe Chris McCandless. Per raggiungerlo
i turisti si espongono a rischi enormi. Anche letali.
Sta come la carcassa di una balena di ferro caduta chissà come nel cuore
dell'Alaska , che attira, e uccide, incauti cercatori di sogni. L'autobus nu-
mero 142, "the magic bus" nel quale morì Chris McCandless nel mezzo
dell'Alaska selvaggia quattordici anni or sono cercando una niuova vita
"into the wild", nel nulla primitivo, è da rimuovere. Ogni anno, individui,
stralunati capitani Ahab in caccia della loro balena bianca, convertiti dal-
la letura el libro di Krakauer e dalla visione del film di Sean Penn, si av-
venturano nel pellegrinaggio verso la carcassa dell'autobus. E i volontari,
i "trooper" dell'Alaska, i vigili del fuoco, rangers dei paesi vicini sono
stanchi di ripescare i semi-annegati nei guadi che diventano improvvisa-
mente rapide tumultuose, dispersi prossimi all'assideramento o alla mor-
te di inedia. Se e quando arrivano in tempo.
Per anni, la carcassa del vecchio scuolabus giallo riverniciato di bianco
numero di matricola 142 usato per trasportare braccianti a una miniera
di antimonio poi chiusa, e abbandonato quando si spezzò un semiasse,
era rimasto in una angolo di nulla fra il massiccio del Monte McKinley,
il parco naturale del Denali di seimila acri, 24 mila chilometri quadrati
(l'intera Lombardia) e Fairbanks, distante 500 km. Ignorato fino al 1992,
quando un ragazzo cresciuto negli addomesticati sobborghi di Washing-
ton, Chris McCandless, ne scoprì l'esistenza. Sentì il richiamo della fo-
resta e dopo un trekking di quasi seimila chilometri lo raggiunse. Con
viveri per pochi giorni, un sacco a pelo e la certezza di potersi nutrire
di quello che la natura attorno a lui offriva, da piccoli roditori a porco-
spini a bacche ed erbe. Chris fu trovato per caso, morto, dentro il sac-
co a pelo nell'autobus ormai senza vetri ed esposto ai meno 40 gradi
che soffiano dal ghiacciaio vicino e dal Polo. Lo trovarono cacciatori
che inseguivano alci lungo il "Sentiero del panico".
Furono peima un articolo intitolato"Morte di un innocente! scritto da
John Krakauer per la rivista Outside nel 1996 poi divenuto libro e il
film "Into the Wild" voluto da Sean Penn a scatenare sotto la comoda
pelle dell'America suburbana il cuore mai spento del pioniere che pul-
sa dentro questa nazione. - Chris si era portato due libri, uno di Jack
Kerouac, l'Omero di queste terre meravigliosamente crudeli, l'altro
di Lev Tolstoj. Ma attorno a lui, al culto della "wilderness", all'os-
sessione della ricerca di una nuova frontiera e di una nuova vita,
ruotavano secoli di letteratura avventurosa, il bisogno di "andare
via", la voglia di primitivismo, da London a Conrad, da Melville a
Kerouac a Thoreau. Coagulati nel rifiuto della società dei consumi
e dei sobborghi, dall'alienazione del giovane Holden.
Ma l'Alaska, con le sue dimensioni pari a cinque volte l'Italia e una
popolazione pari a quella di Genova, non è un film, non è letteratura.
Se il mito, e la popolarità dell'Ultima Frontiera continuano a cresce-
re allagando i canali televisivi con le stupende corse di slitte, gli abi-
tanti, i locali, i nativi Inuit, conoscono la realtà di quel mondo. Inva-
no avvertono tutti i "sandalistas", come ironuìicamente sono chia-
mati in Centro America gli americani con gli occhi sgranati in cerca
di avventura, che quella terra è spietata. I rangers raccolgono ogni
anno i resti spolpati di campeggiatori che alzano le loro tendine nel-
le valli del Denali a primavera, quando le orse partoriscono i loro
cuccioli, per seere più vicini a quei meravigliosi animali e ai goffi,
soffici, teneri piccoli.
Ma la trappola del "Magic Bus£" numero 142 non sono gli orsi
bruni, è l'acqua. Per raggiungerla, i pellegrini che vogliono paga-
re tributo a quel ragazzo che aveva applicato fino in fondo il pro-
prio motto, "stare fermi è esistere, viaggiare è vivere", devono
guadare due piccoli corsi d'acqua, il Teklanika e il Savage, il
"Selvaggio". Facilmente attraversabile, nei periodi di siccità, il
Teklanika, che Krakauer nel suo libro considera il "Rubicone"
dal quale il ritorno e spesso impossibile, si gonfia e si trasforma
sotto la pioggia in un mostro che trascina senza preavviso chi
tenti di guadarlo a piedi o a bordo di patetici canottini gonfiabi-
li, i soli che possano essere portati a braccia. Fu nelle acque
del Teklanika che una pellegrina svizzera venne inghiottita e
uccisa.
CONTINUA... to be continued...
(da 'la Repubblica' del 24/01/14 - Vittorio Zucconi - Washington)
"Quel bus ormai è un pericolo"
L'Alaska è stanca di Into the wild
In quel rottame visse e morì l'eroe Chris McCandless. Per raggiungerlo
i turisti si espongono a rischi enormi. Anche letali.
Sta come la carcassa di una balena di ferro caduta chissà come nel cuore
dell'Alaska , che attira, e uccide, incauti cercatori di sogni. L'autobus nu-
mero 142, "the magic bus" nel quale morì Chris McCandless nel mezzo
dell'Alaska selvaggia quattordici anni or sono cercando una niuova vita
"into the wild", nel nulla primitivo, è da rimuovere. Ogni anno, individui,
stralunati capitani Ahab in caccia della loro balena bianca, convertiti dal-
la letura el libro di Krakauer e dalla visione del film di Sean Penn, si av-
venturano nel pellegrinaggio verso la carcassa dell'autobus. E i volontari,
i "trooper" dell'Alaska, i vigili del fuoco, rangers dei paesi vicini sono
stanchi di ripescare i semi-annegati nei guadi che diventano improvvisa-
mente rapide tumultuose, dispersi prossimi all'assideramento o alla mor-
te di inedia. Se e quando arrivano in tempo.
Per anni, la carcassa del vecchio scuolabus giallo riverniciato di bianco
numero di matricola 142 usato per trasportare braccianti a una miniera
di antimonio poi chiusa, e abbandonato quando si spezzò un semiasse,
era rimasto in una angolo di nulla fra il massiccio del Monte McKinley,
il parco naturale del Denali di seimila acri, 24 mila chilometri quadrati
(l'intera Lombardia) e Fairbanks, distante 500 km. Ignorato fino al 1992,
quando un ragazzo cresciuto negli addomesticati sobborghi di Washing-
ton, Chris McCandless, ne scoprì l'esistenza. Sentì il richiamo della fo-
resta e dopo un trekking di quasi seimila chilometri lo raggiunse. Con
viveri per pochi giorni, un sacco a pelo e la certezza di potersi nutrire
di quello che la natura attorno a lui offriva, da piccoli roditori a porco-
spini a bacche ed erbe. Chris fu trovato per caso, morto, dentro il sac-
co a pelo nell'autobus ormai senza vetri ed esposto ai meno 40 gradi
che soffiano dal ghiacciaio vicino e dal Polo. Lo trovarono cacciatori
che inseguivano alci lungo il "Sentiero del panico".
John Krakauer per la rivista Outside nel 1996 poi divenuto libro e il
film "Into the Wild" voluto da Sean Penn a scatenare sotto la comoda
pelle dell'America suburbana il cuore mai spento del pioniere che pul-
sa dentro questa nazione. - Chris si era portato due libri, uno di Jack
Kerouac, l'Omero di queste terre meravigliosamente crudeli, l'altro
di Lev Tolstoj. Ma attorno a lui, al culto della "wilderness", all'os-
sessione della ricerca di una nuova frontiera e di una nuova vita,
ruotavano secoli di letteratura avventurosa, il bisogno di "andare
via", la voglia di primitivismo, da London a Conrad, da Melville a
Kerouac a Thoreau. Coagulati nel rifiuto della società dei consumi
e dei sobborghi, dall'alienazione del giovane Holden.
Ma l'Alaska, con le sue dimensioni pari a cinque volte l'Italia e una
popolazione pari a quella di Genova, non è un film, non è letteratura.
Se il mito, e la popolarità dell'Ultima Frontiera continuano a cresce-
re allagando i canali televisivi con le stupende corse di slitte, gli abi-
tanti, i locali, i nativi Inuit, conoscono la realtà di quel mondo. Inva-
no avvertono tutti i "sandalistas", come ironuìicamente sono chia-
mati in Centro America gli americani con gli occhi sgranati in cerca
di avventura, che quella terra è spietata. I rangers raccolgono ogni
anno i resti spolpati di campeggiatori che alzano le loro tendine nel-
le valli del Denali a primavera, quando le orse partoriscono i loro
cuccioli, per seere più vicini a quei meravigliosi animali e ai goffi,
soffici, teneri piccoli.
bruni, è l'acqua. Per raggiungerla, i pellegrini che vogliono paga-
re tributo a quel ragazzo che aveva applicato fino in fondo il pro-
prio motto, "stare fermi è esistere, viaggiare è vivere", devono
guadare due piccoli corsi d'acqua, il Teklanika e il Savage, il
"Selvaggio". Facilmente attraversabile, nei periodi di siccità, il
Teklanika, che Krakauer nel suo libro considera il "Rubicone"
dal quale il ritorno e spesso impossibile, si gonfia e si trasforma
sotto la pioggia in un mostro che trascina senza preavviso chi
tenti di guadarlo a piedi o a bordo di patetici canottini gonfiabi-
li, i soli che possano essere portati a braccia. Fu nelle acque
del Teklanika che una pellegrina svizzera venne inghiottita e
uccisa.
CONTINUA... to be continued...
Sport - calcio / serie B - 24^ giornata 2013/14
12 febbraio '14 - mercoledì 12th February - Wednesday
Risultati delle partite
Lanciano 1 Bari 2 Carpi 1 Cittadella 0 Crotone 3 Novara 1
Cesena 1 Siena 1 Spezia 1 Modena 1 Pescara 0 Brescia 2
Juve Stabia 1 Palermo 1 Ternana 1 Trapani 0 Varese 0
Reggina 1 Padova 0 Avellino 1 Empoli 0 Latina 0
continua... to be continued...
Risultati delle partite
Lanciano 1 Bari 2 Carpi 1 Cittadella 0 Crotone 3 Novara 1
Cesena 1 Siena 1 Spezia 1 Modena 1 Pescara 0 Brescia 2
Juve Stabia 1 Palermo 1 Ternana 1 Trapani 0 Varese 0
Reggina 1 Padova 0 Avellino 1 Empoli 0 Latina 0
continua... to be continued...
sabato 8 febbraio 2014
Sport - Olimpiadi invernali / molta preoccupazione a Sochi (Russia)
8 febbraio '14 - sabato 8th February / Saturday visioni post - 5
(da 'la Repubblica' - 24 gennaio 2014 / Alessandra Retico da Kitzbùel)
Soldati e minacce, Sochi allarma lo sci
L'Olimpiade derlla solitudine Villaggio blindato, controlli di sicurezza così frequenti da
scoraggiare gli spostamenti non necessari, un agente di polizia ogni otto persone. Un
decalogo ad uso degli atleti: vietato fotografare.terze persone, vietato farlo soprattutto
in alcune zone. No a twitter, specie se i cinguettii hanno a che fare con parole scottan-
ti, a partire da "Olimpiade", appuntio. "A Sochi non sarà divertente". Christof Innerhofer
invece a Vancouver 2010 se l'era spassata. "Rimasi tre giorni ancora dopo la fine delle
gare e avrei prolungato ulteriormente il viaggio se avessi potuto. Un posto meraviglioso,
dove poter girare tranquillamente. In Russia non sarà così, già lo sappiamo". L'ex cam-
pione del mondo di superG, 29 anni, è uno degli uomini su cui la squadra azzurra pun-
ta nella velocità. (Ieri a Kitzbùel è stato tra i più rapidi in prova, quinto, svelto lo è pure
nei pensieri: "Non posso dire di aver paura, però neanche di essere supercontento per
per Sochi. Non ci sarà nessun contorno alle competizioni, nessun extra, la piacevolezza
di andare in giro ridotta a zero. Dispiace che ci sia gente che sfrutta lo sport per i propri
interessi, credo e spero che per la sicurezza non ci saranno problemi. Martina la mia fi-
danzata è un pò preoccupata, mi auguro che torneremo con la pelle salva. Certo, pen-
sare così alla vigilia, non lo definirei entusismante".
No, non lo è. Più rassegnazione che emozione. La delusione di doversi occupare di cose
che poco hanno a che fare con lo spirito olimpico. Dpo le mail recapiotate a molti comita-
ti olimpici europei compreso il Coni, ieri un altro messaggio di minacce alla segreteria del
presidente Giovanni Malagò ,che tende a sdrammatizzare come già fatto nelle ore prece-
denti, ma senza sottovalutare: "Non ci sentiamo assolutamente intimoriti, siamo in buona
compagnia, Certo, che in un'Olimpiade invernale ci siano più di 40mila persone addette
alla sicurezza non è normale. Mi sembra che il rapporto sia di 8 poliziotti ogni atleta ma
meglio così piuttosto che avre buchi nella sicurezza". - Eppure Nadia Fanchini sta pen-
sando di non partecipare (come confessato a Radio Capital) alla cerimonia di inaugura-
zione il 7 febbraio. Malagò, ancora: "Non dobbiamo creare preoccupazioni oltre quelle
che possono esistere. Ci sono professionisti abituati a gestire questi problemi, al mo-ù
mento ci danno ampoe rassicurazioni. Ad oggi la situazione è sotto controllo".
Però il pensiero, anche addpmesticato, anche rimandato, c'è. Il Ct dello sci Claudio Ra-
vetto non emana esttamente gioia: "Devi cercare di spazzare via tutto dalla testa. Ogni.
Olimpiade dà dei pensieri per vari motivi, qui forse qualcuno in più ce n'è. E' un'utopia
pensare che l'Olimpiade sia un gioco, ci investiamo tutti così tanto che diventa il palco-
scenico per ogni cosa. Poi ci sono i problemi pratici: da dove siamo noi nel villaggio in
montagna, scendere giù in città, al mare, sarà un'impresa. Tanti di quei controlli da sco-
raggiarti. Un clima fastidioso. Rimarremo quasi certamente blindati. Sentiamo pericolo?
E' una cosa così più grande di noi che non possiamo far altro che fidarci della sicurezza".
Lucianone
(da 'la Repubblica' - 24 gennaio 2014 / Alessandra Retico da Kitzbùel)
Soldati e minacce, Sochi allarma lo sci
L'Olimpiade derlla solitudine Villaggio blindato, controlli di sicurezza così frequenti da
scoraggiare gli spostamenti non necessari, un agente di polizia ogni otto persone. Un
decalogo ad uso degli atleti: vietato fotografare.terze persone, vietato farlo soprattutto
in alcune zone. No a twitter, specie se i cinguettii hanno a che fare con parole scottan-
ti, a partire da "Olimpiade", appuntio. "A Sochi non sarà divertente". Christof Innerhofer
invece a Vancouver 2010 se l'era spassata. "Rimasi tre giorni ancora dopo la fine delle
gare e avrei prolungato ulteriormente il viaggio se avessi potuto. Un posto meraviglioso,
dove poter girare tranquillamente. In Russia non sarà così, già lo sappiamo". L'ex cam-
pione del mondo di superG, 29 anni, è uno degli uomini su cui la squadra azzurra pun-
ta nella velocità. (Ieri a Kitzbùel è stato tra i più rapidi in prova, quinto, svelto lo è pure
nei pensieri: "Non posso dire di aver paura, però neanche di essere supercontento per
per Sochi. Non ci sarà nessun contorno alle competizioni, nessun extra, la piacevolezza
di andare in giro ridotta a zero. Dispiace che ci sia gente che sfrutta lo sport per i propri
interessi, credo e spero che per la sicurezza non ci saranno problemi. Martina la mia fi-
danzata è un pò preoccupata, mi auguro che torneremo con la pelle salva. Certo, pen-
sare così alla vigilia, non lo definirei entusismante".
No, non lo è. Più rassegnazione che emozione. La delusione di doversi occupare di cose
che poco hanno a che fare con lo spirito olimpico. Dpo le mail recapiotate a molti comita-
ti olimpici europei compreso il Coni, ieri un altro messaggio di minacce alla segreteria del
presidente Giovanni Malagò ,che tende a sdrammatizzare come già fatto nelle ore prece-
denti, ma senza sottovalutare: "Non ci sentiamo assolutamente intimoriti, siamo in buona
compagnia, Certo, che in un'Olimpiade invernale ci siano più di 40mila persone addette
alla sicurezza non è normale. Mi sembra che il rapporto sia di 8 poliziotti ogni atleta ma
meglio così piuttosto che avre buchi nella sicurezza". - Eppure Nadia Fanchini sta pen-
sando di non partecipare (come confessato a Radio Capital) alla cerimonia di inaugura-
zione il 7 febbraio. Malagò, ancora: "Non dobbiamo creare preoccupazioni oltre quelle
che possono esistere. Ci sono professionisti abituati a gestire questi problemi, al mo-ù
mento ci danno ampoe rassicurazioni. Ad oggi la situazione è sotto controllo".
Però il pensiero, anche addpmesticato, anche rimandato, c'è. Il Ct dello sci Claudio Ra-
vetto non emana esttamente gioia: "Devi cercare di spazzare via tutto dalla testa. Ogni.
Olimpiade dà dei pensieri per vari motivi, qui forse qualcuno in più ce n'è. E' un'utopia
pensare che l'Olimpiade sia un gioco, ci investiamo tutti così tanto che diventa il palco-
scenico per ogni cosa. Poi ci sono i problemi pratici: da dove siamo noi nel villaggio in
montagna, scendere giù in città, al mare, sarà un'impresa. Tanti di quei controlli da sco-
raggiarti. Un clima fastidioso. Rimarremo quasi certamente blindati. Sentiamo pericolo?
E' una cosa così più grande di noi che non possiamo far altro che fidarci della sicurezza".
Lucianone
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