17 giugno '13 - lunedì 17th June / Monday visioni post - 9
L'Under 21 europea è in finale: domani alle 18 Stupenda l'impresa degli azzurrini di Mangia / Lottano come leoni e cincono grazie alla prodezza di Borini su assist di Insigne. Gli olan- desi non hanno creato occasioni decisive, solo un palo; ma i nostri hanno saputo comcretizzare / Siamo in finale con la Spagna: si ri- propone la supersfida di Euro 2012.
La Nazionale di Prandelliinizia benissimo la Confederation Cup con un 2 - 1 al Messico. In primo piano Pirlo, Balotelli e Di Sciglio. E' il nostro SuperMario a decidere, nel st., la partita con un grande gol da centravanti puro. Pirlo, alla sua centesima partita con la Nazionale, festeggia il primo gol al Maracanà con una punizione fantastica e il pubblico carioca va in visibilio.
(da La Gazzetta dello Sport - 17 giugno 2013 - Luigi Garlando da Rio De Janeiro / Brasile) La racconteremo come la prima vittoria dell'Italia al Maracanà e diremo che quel giorno Andrea Pirlo segnò una punizione così bella che tutto lo stadio di Rio cominciò a scandire il suo nome e anche il Cristo del Corco- vado, che s'intravedeva dal tetto dello stadio, sembrava avesse aperto le braccia per applaudire. E poi racconteremo che Pirlo, il migliore nel giorno della centesima maglia azzurra, fece altre meraviglie tanto che il Maracanà si è messo ad applaudirlo a scena aperta come un tempo faceva con Pelè e Zico. Stessa pasta. E poi racconteremo che il gol della vittoria, quello del 2 - 1 sul Messico, lo ha segnato un italiano nero come Pelè e che come Pelè, alla prima in Nazionale al Maracanà, l'ha messa dentro. CONTINUA... to be continued...
16 giugno '13 - domenica 16th June / Sunday visioni post - 16
Carrozza, nuovo ministro dell'Istruzione Con l'insediamento del governo Letta, il 28 aprile scorso, passaggio di consegne al vertice del ministero dell'Istruzione con la nomina a mini- stro di Maria Chiara Carrozza. Pisana, classe 1965, il neoministro è lau- reata in fisica e dottore di ricerca in ingegneria; professore ordinario di bioingegneria industriale presso la Scuola superiore di studi universita- ri e di perfezionamento Sant'Anna di Pisai ateneo di cui è stata rettore per due mandati, dal 2007 al 2013. Tra gli ambiti di studio la robotica biomedica, biomeccatronica e neurobotica. Si è occupata, in particolare, di bioingegneria della riabilitazione. E' stata eletta deputata nelle liste del Pd. Il quadro parlamentare è stato completato con le nomine dei presidenti delle commissioni: Giancarlo Galan (Pdl) alla presidenza della commissione cultura della Camera dei Deputati; Andrea Marcucci (Pd) è stato eletto presidente della commissione istru- zione e beni culturali del senato. Nelle scorse settimane sono stati nominati i sottosegretari: a Gabriele Toccafondi sono assegnate tra le altre, le deleghe che riguardano gli ordinamenti e i programmi scolastici del secondo ciclo di istruzione e formazione, il sitema delle scuole paritarie e non paritarie, l'istruzio- ne tecnica e professionale e i rapporti con i sistemi formativi delle Regioni, il monitoraggio dell'attuazione della legge 30 dicembre 2010, n.240, la legge Gelmini di riforma delle università; a Gian Luca Galletti sono assegnate, tra le altre, le deleghe sul monitoraggio delle attività del Ministero sulla sicurezza nelle scuole ed edilizia scolastica, gli indirizzi per l'attuazione e l'implementazione della contabilità economico patri- moniale nelle università, gli indirizzi in materia di ricerca industriale. Al sottosegretario Marco Rossi Doria invece, sono state conferite, tra le altre, le deleghe sugli ordinamenti della scuola dell'infanzia e del primo ciclo, i servizi per l'integrazione degli studenti disabili, immigarti, l'edu- cazione alla legalità e le problematiche relative alla dispersione scolasti- ca.
15 giugno '13 - sabato 15th June / Saturdayvisioni post- 17
E' ora di affrontare la questione dei centri sociali, che non si risolve con i manganelli
(da la Repubblica - 10/06/2013 / da le pagine di Milano - Ivan Berni) L'ultimo sgombro di un centro sociale, in via Cola di Rienzo (a Milano), ha avuto, per contorno, un breve scontro con la polizia, l'incendio di alcu- ni cassonetti sulla circonvallazione e, qualche ora dopo, l'occupazione di un altro stabile abbandonato, poco distante, in via del Fusaro, da parte dei giovani sgomberati il giorno prima. Una quindicina di giorni fa lo sgombero del centro sociale Zam ha seguito, con qualche variante, ana- logo copione: barricate e tafferugli con la polizia in via Olgiati, alla Ba- rona. Manifestazione di protesta, con manganellate ai giovani sotto le finestre di Palazzo Marino. E il giorno dopo occupazione di un altro spazio abbandonato: la scuola dismessa (di proprietà comunale) di via Santa Croce. La ripetizione del canovaccio conferma alcune cose note, peraltro, da decenni: i centri sociali occupati non sono un problema di ordine pub- blico. Lo diventano nel momento in cui si affida alla polizia il compito di chiuderli. La repressione dell'illegalità delle occupazioni non induce i protagonisti a cambiare comportamenti e opzioni. L'invito del Comu- ne a partecipare a bandi per l'assegnazione di spazi, che presume una qualche forma associativa e l'identificazione di un soggetto giuridico non funziona: chi sceglie di occupare rifiuta "l'istituzionalizzazione", o perlomeno rigetta l'idea di un rigido percorso burocratico che preve- de statuti, quote, regolamenti. Piaccia o meno, questa è la realtà: i gruppi di giovani "autorganizzati" che occupano spazi abbandonati pera fare musica, cultura, attività spor- tive e spesso servizi importanti per i quartieri dove si sono insediati, non sono "imbrigliabili" nelle maglie di istituzioni che sentono lontane, se non addirittura nemiche. E' così da almeno 38 anni, ovvero dal lon- tano 1975, quando un gruppo di militanti "canisciolti" occupò i capan- noni abbandonati di via Leoncavallo, dando vita al prototipo di tutti i centri sociali: il Leonka, per l'appunto. Fa una certa impressione, a tale distanza di tempo, constatare che il conflitto fra istituzioni e "okkupanti" (o squatter) si ripropone in fon- do negli stessi termini. E si dovrebbe anche constatare l'obiettiva biz- zarria che, quasi quarant'anni dopo, il Leoncavallo è ancora un cen- tro sociale occupato, a dispetto di tentativi di "legalizzazione" in cor- so dai tempi di Albertini; che il suo portavoce Daniele Farina è il re- sponsabile cittadino di Sel, cioè della forza politica più vicina al sin- daco Giuliano Pisapia, nonchè un ex deputato già vicepresidente della Commissione giustizia: che in Consiglio comunale siede nei banchi della maggioranza, l'avvocato Mirko Mazzali, ovvero il lega- le che negli ultimi vent'anni ha sempre difeso i giovani occupanti nelle aule di Tribunale. Per questo sarebbe ora, forse, di affrontare il toro per le corna e discutere, apertamente, davanti alla città, del problema politico posto dai centri sociali e dalle generazioni di giovani, ed ex giova ni, che hanno attraversato questa esperienza negli ultimi decenni. L'epilogo, augurabilmente, dovrebbe essere un passo avanti del "movimento" verso il rispetto della legalità e forme di interlocu- zione aperte con l'istituzione. Mentre da parte di Palazzo Marino ci si aspetta il riconoscimento politico , e il rispetto, di una storia fatta di sperimentazione, di cultura di strada, di nuovo protagoni- smo sociale, di capacità di identificare e rispondere anuovi biso- gni. E fatta, certo, anche di trasgressione. Non curabile a man- ganellate.
15 giugno '13 - sabato 15th June / Saturday visioni post - 33 E' questa la Turchia(o meglio il governo turco) che dovrebbe entrare nella Ue? Con un ministro islamico che, dopo dieci anni di governo spadroneggia da un bel pò come un sultano d'altri tempi? Adesso la Turchia è divisa in due: pro Erdogan e contro Erdogan. Lui, il sultano, è riuscito a dividere in due il paese, o meglio ha voluto dividerlo in due parti ben distinte: gli abitanti della città che ne hanno piene le tasche di questo ministro/padrone/tiranno e dunque arrogante e arroccato su posizioni di as- soluto comando; e dall'altra parte ci sono quelli di periferia e campagna, i suoi fedeli islamici ortodossi che per ora sembrano adorarlo (anche la Russia del Putin accentra- tore/zarista conta molto sul popolo della campagna e la contestazione si concentra a Mosca e in altre grandi città). Così la massa di giovani (soprattutto giovani) nei grandi centri di Ankara e Istanbul non mollano e affollano le piazze. Vi ricordate la prima piazza famosa per la protesta che ha dato inizio alla Primavera araba? Era Tahrir Square. Poi è arrivato Zuccotti Park negli States, e adesso, guarda caso, con la piazza Taksim (a Istanbul, Turchia) c'è in ballo un altro parco, Gezi Park. Ecco allora l'importanza degli spazi da occupare, piazze e parchi, l'importanza di una nuova coscienza popolare, che non può che partire dal centro delle grandi città metropolitane (dove la modernità e la cultura si sono radicate), ecco la ripar- tenza di nuove ribellioni/rivoluzioni popolari (non pupuliste!, termine spregiativo usato dal potere finanziario/delle multinazionali/ degli affaristi.banchieri sovranazionali) che si prendono carico con riunioni partecipative di massa di luoghi simbolo per cambiare la vita del paese che abitano: senza sopraffazioni, soprusi, corruzioni, regole imposte che nel caso della Turchia vogliono distruggere un parco, polmone della città per farci supermarket , negozi e una moschea in più. - Questo popolo di città che si raccoglie e si raduna attraverso il passaparola di Facebook e di Twitter ha una storia che adesso vado a raccontare. Poi, di seguito comporrò una specie di Diario con gli articoli raccolti dai giornali che in questo periodo hanno riportato gli avvenimenti di piazza Taksim e la repressione brutale conseguente messa in atto dai poliziotti/aguzzini di Erdogan. (Lucianone) Hanno un'anima progressista. GEOGRAFIA DELLA PIAZZA Le proteste di piazza Taksim hanno compiuto un miracolo: gruppi e partiti che hanno sempre combattuto tra loro sono riusciti a costruire una lotta comune. Ecco i principali Urbanisti, architetti, ingegneri - Sono loro i primi a mobilitarsi contro la cementifi- cazione del parco Gezi. Sono scesi in piazza con le loro organizzazioni di categoria, con gli studenti e con le associazioni per i beni comuni come Mustereklerimiz. Hanno mandato due rappresentanti a negoziare con Erdogan, che ha loro promesso di sotto- porre a un tribunale la questione del parco. In realtà il premier ha imposto un ultimatum: io vi do udienza, ma voi sgomberate la piazza. Nessuna risposta alle 5 richieste dei mani- festanti: 1) Gezi deve restare un parco. 2) Dimissioni di governanti e poliziotti responsa- bili di violenze. 3) Proibizione di lacrimogeni e sostanze simili. 4) Rilascio dei cittadini arrestati. 5) Abolizione di tutti i divieti di riunione nelle piazze. Musulmani anticapitalisti - Sono frange radicali ma molto numerose. Sono religiosi come il partito di Erdogan ma ne contestano l'autoritarismo. In piazza Taksim hanno pregato e si sono astenuti dal bere alcol. Gay e transessuali - Molto attivi sia tra le barricate che nei gruppi di lavoro organiz- zati nel parco.Hanno manifestato in modo vistoso ma mai offensivo della morale degli altri manifestanti. Kemalisti - I militanti del partito repubblicano (Chp) hanno sempre difeso la laicitò dello Stato ma anche la supremazia dei militari. Gli altri manifestanti li considerano "di destra" ma hanno visto in piazza Taksim che alcuni Curdi - Con i kemalisi, che hanno sempre difeso la "turchità" della nazione contro le rivendicazioni delle minoranze, si sono sempre odiati. Alcuni di loro hanno parla- to per la prima volta con un repubblicano proprio in piazza Taksim. Hanno litigato, ma poi sono andati insieme a costruire le barricate. Precari - Movimenti di giovani lavoratori con contratti atipici. Alcuni lavorano nel- l'ospedale di Shishli, che ha ricoverato molti dei manifestanti feriti. Ai medici stranie- ri, invece, è stato ordinato di andarsene.
Tifosi - A manifestare si sono viste anche decine di migliaia di ultras di squadre rivali: Besiktas, Galatasaray e Fenerbance. Se nel caso del Besiktas era già noto l'orientamento anarchico, ecologista e anti sessista del gruppo ultras Carsi, nel ca- so delle altre due squadre i tifosi sono sempre stati lontani dalla difesa dei beni co- muni e dalla contestazione politica. Gente comune - La maggior parte dei manifestanti è alla prima esperienza politica. Si è unito per protestare e all'inizio è rimasto fuori dalle discussioni organizzate. Poi le associazioni hanno deciso di rivedere la partecipazione ai forum in senso orizzon- tale: alle prime riunioni militanti e novizi si sono presi per i capelli, ma poi hanno cominciato a collaborare. A quel punto è arivato lo sgombero della piazza.
(La Gazzetta dello Sport - lunedì, 17 giugno 2013 - 'Altri mondi') Guerriglia a Istanbul /Urticanti sulla folla / Erdogan: "Ora pulizia" Ancora violenze dopo lo sgombero di piazza Taksim: quasi 800 feriti. Un milione di militanti per il premier. Lunga e feroce la mattanza di Istanbul: per tutta la notte di sabato e ancora ieri scontri brutali tra manifestanti e poliziotti. E una tensione irreale ha avvolto la Turchia dopo la decisione di sgomberare con la forza piazza Taksim, luogo simbolo della protesta con- tro il governo Erdogan. Alla fine, è doloroso il biolancio della battaglia noturna: secon- do l'Unione medici, i feriti arrivano a 788, mentre il governatore della regione si ferma al numero 44. Un bambino di 14 anni, colpito da un lacrimogeno, sarebbe in gravi con- dizioni. E poi molti feriti hanno preferito evitare gli ospedali per non essere identificati, dopo la caccia all'uomo andata avanti per ore: sabato i lacrimogeni sono arrivati, perfi- no, nelle stanze del Divan Hotel, l'albergo in cui si rifugiavano i dimostranti. E sui social media continuano a rincorrersi voci secondo cui la polizia avrebbe usato contro la folla gas urticanti: diverse fotografie mostrano, infatti, strane piaghe provocate dall'acqua spa- rata dagli idranti e corretta con agenti chimici. Città divisa - La guerriglia, con tanto di medici egiornalisti picchiati, ieri ha avuto lo stesso volto disumano: le forze anti-sommossa hanno impedito l'accesso a chi voleva riprendersi piazza Taksim, in cui una ventina di giardinieri si affannavano a sistemare le aiuole. E le manifestazioni hanno unito diverse città: a Kizilay, cuore di Ankara, la polizia ha bloc- cato il feretro del giovane manifestante Ethem Sarisuluk, ucciso proprio lì da un agente con una pallottola al cervello. I due grandi sindacati di sinistra, Kesk e Disk, hanno proclamato uno sciopero generale che da oggi avrà come epicentro Istanbul, città che però resta divisa come non mai. Lontano dalle violenze attorno al parco Gezi, c'era una piazza stracolma e di un rosso accecante: le bandiere della Turchia stavolta sventolavano per acclamare Tayyip Erdogan. Il premier ha parlato a Kazlicesme, , quartiere di periferia, a un milione di militanti del suo partito: "Se i media internazionali vogliono una fotografia della Turchia, la fotografia è questa qui", ha detto tornando ad attaccare la stampa straniera. "Ripuliremo piazza Taksim, andatevene in montagna a mettere le tende"", ha detto sfidando i manifestanti. E, intanto, la battaglia continuava, solo qualche chilometro più in là. (Filippo Conticelli) (da La Gazzetta dello Sport - domenica, 2 giugno 2013) Rivolta anti-Erdogan. La Turchia nel caos. I feriti sono oltre mille. Ancora proteste contro la distruzione di un parco a Istanbul. Il premier ammette gli eccessi della polizia. Due giorni per diventare simbolo potente: parco Gezi non appartiene più alla sola Turchia. E' il centro di gravità di una protesta che monta e su cui tanti soffiano dall'estero: nel mirino la sottile deriva islamista di Tayyip Erdogan. Così ieri (sabato) si è ripetuto il copione degli scon- tri tra manifestanti anti-governativi e polizia perchè per il secondo giorno consecutivo sono proseguite le proteste contro il disboscamento del parco di Gezi, sulla piazza Taksim di Istan- bul. L' l'esecutivo s'è messo in testa di costruire un centro commerciale e una nuova moschea. E nell'escalation di violenze sono stati sparati lacrimogeni dagli elicotteri sulle decine di miglia- ia di manifestanti. I feriti sarebbero circa mille, quattro avrebbero perso la vista, un deputato curdo e tre cronisti sarebbero stati colpiti da candelotti lanciati ad altezza d'uomo. Poi anco- ra fratture sparse, problemi respiratori per i gas e, alla fine, 95 arresti: di questi 81 dopo in- terrogatorio e col rischio di essere incriminati. Non bastasse, i militanti hanno invaso gran parte della Turchia con 90 manifestazioni in tutto il Paese (si parla di 993 fermati in totale): ma soprattutto ad Ankara e Smirne la gente è scesa in strada per chiedere le dimissioni di Erdogan, il "sultano" che vorrebbe "re-islamizzare il paese di Ataturk". Determinante come ormai succede l'uso dei Social, attraverso cui la gente si è radunata e ha diffuso le immagini delle violenze. Molti hanno perfino denunciato "blocchi parziali a Twitter e Facebook".
ATATURK - Gezi Park,cuore della Istanbul europea, unico polmome verde,
luogo magico della città popolato da 600 vecchi alberi: per difenderli dalle ru- spe, la gente ieri lanciava pietre agli agenti minacciosi. Ma, ben oltre l'ambien- tlismo, la guerriglia ha un'origine politica e ha sfiorato gli attivisti del principale partito di opposizione, il Chp: loro dovevano manifestare sulla riva asiatica con- tro gli ultimi divieti sull'alcol, ma hanno passato il ponte sul Bosforo per raggiun- gere piazza Taksim sotto assedio. Poi Erdogan ha di colpo ammorbidito l'atteggiamento inflessibile: il premier ha ammesso eccessi ed errori della polizia.Decisivo l'intervento del capo dello Stato, Abdullah Gul, che poco prima aveva chiesto "moderazione"" e denuncia- to un livello di scontro "inquietante" in una telefonata col premier.Il progetto del centro commerciale resta in piedi, ma dopo il ritiro della polizia la zona è stata inondata ancora da manifestanti. E sono rifioriti i ritratti del mitico Ataturk, l'eroe nazionale simbolo di laicismo e della nuova primavera turca.
(da La Gazzetta dello Sport - lunedì, 3 giugno 2013 - 'Altri mondi') Ancora rivolte in Turchia: 1700 gli arresti Terzo giorno di protesta ad Ankara. Erdogan accusa: "E' colpa di Twitter" CONTINUA... to be continued...
13 giugno '13 - giovedì 13th June / Thursdayvisioni post- 5
(da la Repubblica - 11/06/2013 - Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini) Un percorso per l'Europa Il tasso di disoccupazione in Francia è balzto al 10,8% nel primo trimestre del 2013 raggiungendo il livello più alto dal 1998, mentre i giornali hanno riportato, alcuni con grande rilievo, altri con scettica sufficienza, le dichiarazioni del presidente Hollande sulla necessità di riprendere decisamente il cammino verso l'unità politica europea. Non è possibile ignorare queste dichiarazioni per l'autorità della persona da cui prio- vengono e perchè sono pronunciate in nome di un Paese che si è distinto finora nel difendere con accanimento competenze e prerogative nazionali. Tuttavia non è la pri- ma voltra che il tema dell'unità politica viene appassionatamente evocato in Francia (vedi Mitterand) senza che ne seguano misure corrispondenti. Anche nel discorso di Hollande il richiamo all'unità europea non si accompagna ad alcuna misura specifica rivolta a rafforzarla: la retorica europeistica non è un'esclusiva italiana. Ricordiamo che le riforme realizzate sul cammino dell'unità sono state accompagnate non da discorsi appassionati ma da un percorso concreto: ad esempio le modalità di transizione dalle monete locali all'euro vennero stabilite dal Trattato di Maastricht del 1992 relativo alla creazione dell'Unione economica e monetaria. Oggi sarebbe quanto mai necessario definire un percorso segnato da scadenze temporali in un do- cumento di impegno politico, così come è avvenuto per la nascita dell'euro. Un gruppo di Pesi propulsori come la Francia, l'Italia e la Spagna potrebbe prendere un'iniziativa in tal senso al fine di fare pressione sulla Germania, che si è sempre op- posta ad una Banca Centrale sul modello della Federal Reserve, alla creazione di un debito pubblico sovranazionale e all'emissione degli Eurobond per finanziare un gran- de piano di sviluppo a livello continentale. L'Europa si trova infatti di fronte ad un bivio: o diventa realmente uno Stato federale con un bilancio, una politica estera, una politica della difesa, una politica industriale ed energetica comuni oppure è destinata a disintegrarsi sotto i colpi dei mercati finan- ziari. La crisi economica, politica e sociale scoppiata nel 2007/2008 ha reso evidente come la liberazione dei movimenti dei capitali avviata negli anni '80 (con la Thatcher e Re- agan) abbia determinato un completo rovesciamento dei rapporti di forza sia tra capi- tale e lavoro, sia tra capitalismo e democrazia. Con questa crisi è crollato anche uno dei pilastri su cui si reggono l'economia neoclassica e l'ideologia liberista: il principio secondo il quale i mercati sono razionali e si autoregolano. Il mantra dell'economia, l'autoregolazione del mercato, si è dissolto improvvisamente e per molti (ma non per tutti) inaspettatamente. Ormai è chiaro che i mercati finanziari sono meccanismi autoreferenziali che amplifi- cano le fisiologiche fluttuazioni cicliche: essi non tendono all'equilibrio ma generano instabilità alimentando fenomeni di accumulazione "esplosiva". Quando c'è cresci- ta i mercati gettano benzina sul fuoco e accelerano l'espansione; quando c'è una crisi trascinano l'economia verso la depressione entrando in rotta di collisione con gli stati, con i lavoratori e con le imprese industriali, specie con quelle piccole e me- die che dipendono in modo preminente dal finanziamento bancario. Alle tendenze distruttive dei mercati finanziari si è aggiunta la sciagurata decisione di riequilibrare i bilanci pubblici che ha aggravato la fase recessiva dei paesi del Sud Europa. Di conseguenza, il sistema bancario privato ha contratto ulteriormente l'offerta di credito all'economia reale. Recessione, misure di risanamento, fughe di capitali e restrizione del credito hanno prodotto una MISCELA ESPLOSIVA che ha esasperato le difficoltà alimentando un circolo vizioso che potrebbe portare alla di- sintegrazione dell'Unione monetaria. Il fatto è che non abbiamo più tempo: dobbiamo passare dai discorsi retorici ad azioni concrete se vogliamo salvare tutto il lavoro che ha portato alla costruzione della moneta unica europea.
(da la Repubblica - 10 giugno 2013 - Enrico Franceschini incontra Garton Ash / di Maurizio Bologni) Lavoro ai giovani oppure l'Europa finisce qui "La Germania ci ha dato ricette sbagliate, anche i tedesci cominciano a capirlo. Occorre dare speranza ai giovani spagnoli, italiani, portoghesi e greci di trovare un lavoro in due anni, altrimenti prevarranno i contrari all'Europa". Lo ha detto Timothy Garton Ash, editorialista e professore di studi europei a Oxford nell'in tervista condotta da Enrico Franceschini su "Perchè diventare europei fa paura ai cittadini europei?". La risposta di Garton Ash: "La costruzione dell'Europa è stata spinta da chi ha visto il brutto film della guerra, ma le nuove generazioni non serbano il ricordo di quel brutto film e vedono che le cose vanno a peggiora- re. Dobbiamo uscire in strada e chiedere loro perchè sono delusi e cosa vorreb- bero. E penso agli Stati Uniti d'Europa come ad un ufo, da costruire con un meto- do inedito, necessario per dialogare alla pari coi colossi tra cui tra cui ora Cina e India". - Garton Ash ha puntato l'indice contro Mitterand e Andreotti: "Volle- ro il marco nell'unità monetaria, ma rifiutarono alla Germania il controllo dei bi- lanci di Francia e Italia e quindi l'unione fiscale". Ammettere la Turchia nell'Ue? "Sì, è un Paese giovane che apre verso l'Oriente, ma occorre che dimostri di avere i requisiti di democrazia, libertà, rispetto delle donne e delle minoranze. Per mancanza di alcuni di questi requisiti l'Ue avrebbe dovuto negare l'ingresso all'Italia se a chiederlo fosse stato un governo Berlu- sconi. - Il politologo ritiene poi che l'euroscetticismo in Inghilterra possa essere bilanciato da un auspicabile miglioramento economico e dall'europeismo di scoz- zesi, irlandesi e gallesi. A Franceschini, che ha ricordato che il professore fu chiamato a fare lezioni d'Europa a George Bush e Margaret Thatcher, ha repli- cato: "Ho fallito con entrambi. Dopo la mia lezione la Thatcher si sedette in punta di sedia e pronunciò una sola frase: "Ho capito, sarò gentile con la Ger- mania".
12 giugno '13 - mercoledì 12th June / Wednesdayvisioni post - 8
(da 'La Stampa' - 9 giugno 2013) Sfogo di Mario Balotelli dopo l'espulsione di Praga, poi arrivano le scuse Le parole su twitter ore 0,30 'scrivete pure quello che volete, ma alla Confederation Cup tifate un'altra Nazione ve lo dico con il CUORE (e rivedete la partita BENE TUTTA) ore 0,45 Io l'umiltà so bene cos'è e ho un'educazione e rispetto insegnatemi dai miei GENITORI ma voi non mi conoscete per niente ore2,55, nove dei quali finiscono presto Sono italiano e voglio il meglio per la mia nazionale ma non sono Superman. Quindi portate rispetto VOI Poco dopo le ore 13 Buon giorno... ieri la mia reazione non è stata giusta, chiedo scusa... SCUSA... Alla mia squadra... Devo imparare... Ancora Balotelli litiga sul web con i tifosi: "Cambiate squadra". Il ct si arrabbia: "Dovremo parlare anche di questo" Essere SuperMario (dice lui) vuol dire fare il massimo per l'Italia, mica avere i poteri della Dc Comics: "Sono italiano e voglio il meglio per la mia nazionale, ma non sono Superman. Quindi portate rispetto VOI". Balotelli lo scrive via tweet, poco prima delle tre del mattino, appena at- terrato da Praga, dopo una notte sballata: l'espulsione, i calci e pugni nel tunnel degli spogliatoi, e poi altri cazzottt, dati e presi, ma per via telematica, nei tweet con i tifosi. Dieci "cinguettii" , tra la mezzanotte e le tre nove dei quali finiscono presto fuori dalla vetrina del suo profi- lio. Quand'è l'alba, in bella vista ne resta appeso solo uno: "Scrivete pure quello che volete, ma alla Confederation cup tifate un'altra nazio- ne ve lo dico con il CUORE (e rivedete la partita BENE TUTTA). A modo tutto suo, un gesto d'attaccamento all'azzurro. Ma il ct cesare prandelli si dimostra piuttosto arrabbiato. "Sinceramente mi piace di più il secondo messaggio di Mario...". Quello delle scuse. Il ct gli concede un'attenuante ("Non è un giocatore come tutti gli altri"), ma poi pretende fili dritto: "Si deve rendere conto che quello che gli chiedia- mo è di fare il calciatore, non il personaggio, e di non pensare che possa risolvere da solo la partita". Invece è più da Red carpet che da area di ri- gore. "A livello mediatico non è uguale agli altri: giriamo il mondo con campioni come Buffon e Pirlo, e il più osannato è Balotelli". Nonostan- te rischi sempre il sette in condotta: "Deve essere uno dei giocatori im- portanti - aggiunge Prandelli - ma l'atteggiamento deve essere da gioca- tore di una squadra". Altro consiglio: "Lo deve capire: come tutti i gran- di, sarà sempre oggetto di provocazioni. Se supera anche quella prova, dà una mazzata all'avversario: altrimenti è destinato a essere sempre provo- cato". - Da manuale sarebbe non rispondere, sul prato e pure su twitter, s'intuisce: "Nei prossimi giorni avremo modo di parlare anche di questo". Dell'uso istintivo, e spesso autolesionista del web, perchè non è il primo pasticcio. - Già furibondo per come era andata a Praga, Balotelli si sfo- ga su internet, innescato dai tweet: quando hai oltre 800mila followers, ovvero seguaci, cueiosi e nemici pronti a sbirciare ogni sussurro, diven- ta facile esplodere. Lui attacca giusto prima del decollo da Praga, e ri- sponde a chi gli dice di cambiare bandiera: "Tifate un'altra nazione", voi. Tra i critici ci sono tifosi juventini, e SuperMario non lascia per- dere. Passano cinque minuti: "Io l'umiltà so bene cos'è e io ha un'edu- cazione e rispetto insegnatemi dai miei GENITORI ma voi non mi co- noscete per niente". La lite s'interrompe giusto il tempo del volo, poi Balo riappare: "Non guardate la nazionale, non guardate me e non occupate posto sul mio Twitter. Grazie".
I Ballottaggi vinti dal Pd / Cappotto del centrosinistra: 16 - 0 / Marino strappa Roma ad Alemanno / Batosta per Lega e Pdl in tutta Italia / Il M5S crolla anche in Sicilia ed è vincente solo a Pomezia e in un paesino della Sardegna / Letta convinto: confermate le larghe intese Decisiva. comunque, anche l'astensione: al voto meno della metà de- gli elettori / Affluenza del 48,1% A Roma ha vinto Ignazio Marino del Pd, che Gianni Alemanno chiamava il "marziano" e che, sempre secondo Alemanno "non capiva niente di Roma". Il marziano libera la capitale 'Abbiamo liberato Roma - dice adesso Marino - e ora riprendiamoci Roma. Dobbiamo essere la guida morale del Paese. Ora voglio vede- re i romani sorridere'. - Tutti al Campidoglio? 'Assolutamente no - dice Marino - andateci voi, io non vengo. E spiega perchè, primo segno di discontinuità: "Il Campidoglio rappresenta la capitale, ha una sua sacralità. Il passaggio delle consegne deve avvenire in maniera formale, come il palazzo e la storia meritano". Il pensiero va a 5 anni fa, ai camerati che, a braccia tese, marcia- rono verso l'aula Giulio Cesare, presa di Roma volgare, saluti ro- mani che fecero il giro del mondo. Il nuovo sindaco fa capire che lo stile sarà un altro, che da qui, da Roma, si riparte "per riacqui- sire un ruolo di guida morale per il nostro Paese". Certo non può impedire che i militanti festeggino la sconfitta bruciante del sin- daco uscente: pugni chiusi, Bella Ciao. Decine di bandiere di Sel e alcune del Pd guadagnano piazza del Campidoglio. C'è chi si toglie la soddisfazione: "Fuori i fascisti! Chi non salta Aleman- no è". Striscione sulla scalinata: "Siamo di nuovo qua". Percentuali: I. Marino 63,9% G. Alemanno 36,1% A Siena il centrosinistra sventa il ribaltone e vince di misura dopo lo scandalo Mps. Un dirigente di banca renziano, Bruno Valen- tini, si aggiudica per un soffio la roccaforte toscana. "L'importante è essere arrivati primi", esulta il Pd senese. Valentini commenta: " Più che un vincitore mi sento il sim- bolo di un sistema che non può continuare così, che deve cambiare". Percentuali: Bruno Valentini 52% / Eugenio Neri 48% A Treviso con Giovanni Manildo il centrosinistra vola e il sindaco le- ghista uscente (il ventennale Gentilini) accusa Pdl e Lega: "Ho perso per colpa loro". poi getta la spugna:" Non farò ilo consigliere comunale". Il neosindaco Manildo: "Lego lo stupore negli occhi delle persone che mi fermano per strada, questa impresa andrà oltre i confini della città. Una lezione per il partito, il segre- to è aprire le primarie a tutti. Renzi mi ha dato una grande mano, il suo comizio ha contato, ed è stato tra i primi a chia- marmi per gli auguri". Percentuali: Manildo 55,5% / Gentilini 44,5% A Brescia
Politica / Italia ELEZIONI COMUNALI Ha votato solo il 48,51%, il centrosinistra si aggiudica i 10 capoluoghi di provincia (oltre Roma): Brescia, Lodi, Treviso, Siena, Imperia, Ancona, Viterbo, Barletta, Iglesias
Neoconsigliere a Treviso? Said Chaibi Che schiaffo per lo "sceriffo" leghista Gentilini. Nella Treviso che considerava sua e che passa al centro sinistra entra in consiglio comunale Said Chaibi, candidato di Sel e dai genitori di origini maghrebine. Domenica scorsa, 2 giugno, era stato minacciato e inseguito da alcuni uomini. .Undici a zero, successo pieno del centrosinistra nei ballottaggi per la carica di sindaco negli undici capoluoghi di provincia. Erano di centrodestra Brescia, Treviso, Imperia, Iglesias e Viterbo: il centrosinistra oggi impone i suoi sindaci al vertice di queste città: Emilio Del Bono, Giovanni Manildo, Carlo Capacci, Emilio Gariazzo e Leonardo Michelini. Il centrosinistra si conferma al comando, oltre che di Siena con Bruno Valentini, anche di Lodi con Simone Uggetti, Avellino con Paolo Foti, Ancona con Valeria Mancinelli e Barletta, dove approda l'ex portavoce di Giorgio Napolitano al Quirinale, Pasquale Cascella. Il centrosinistra conferma il sindaco a Ancona e Lodi, lo strappa al Pdl a Viterbo e Imperia. Crolla anche la roccaforte leghista di Treviso, da vent'anni amministrata dal Carroccio. Sconfitto 'lo sceriffo' Gentilini, anche in questo caso dal Pd Giovanni Manildo. Il Movimento 5 Stelle, escluso quasi ovunque dai ballottaggi per il pessimo esito al primo turno dei loro candidato, conquista il sindaco di Assemini e di Pomezia. Passa anche Pasquale Cascella, del Pd, ex portavoce del Presidente Napolitano, candidato sindaco a Barletta. AFFLUENZA CROLLA AL 48,5%: MENO 11,25%Si sono chiuse alle 15 le urne nei 67 comuni nei quali quasi 4,5 milioni di italiani tra ieri e oggi hanno votato al ballottaggio per l'elezione del sindaco e dei nuovi consigli comunali e municipali. Il dato definitivo dell'affluenza è decisamente basso: il 48,51%. L'affluenza a livello nazionale per il turno di ballottaggio nelle elezioni comunali è scesa, rispetto al 59,76% del primo turno, dell'11,25%
BARLETTA, CASCELLA (PD) VINCE LA SFIDA CON 62,89% Pasquale Cascella è il nuovo sindaco di Barletta. Cascella, candidato di una coalizione di centrosinistra (sostenuto da Pd, Scelta civica e altre quattro liste), ex portavoce di Napolitano, ha vinto con il 62,89% dei voti rispetto al 37,11% conquistato da Giovanni Alfarano, il candidato del Pdl appoggiato da «La Puglia prima di tutto e altre sei liste civiche. Cascella, già portavoce del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha riportato 23.749 voti contro i 14.014 di Alfarano, secondo quanto riportato dal comune di Barletta sul suo sito. M5S A POMEZIA IN NETTO VANTAGGIO Il candidato del MoVimento 5 Stelle Fabio Fucci, risulta nettamente in vantaggio anche a Pomezia, nel Lazio dove a metà scrutinio (scrutinate 24 sezioni su 49) ha il 63,3% dei voti, a fronte del 36,6% di Omero Schiumarini del centrosinistra.
10 giugno '13 - lunedì 10th June / Monday visioni post - 8
(da 'Il Corriere della Sera' - 9 giugno 2013 / Paolo Di Stefano) Quei caduti a guerra (quasi) finita Probabilmente anche per il capitano dei bersaglieri Giuseppe La Rosa ieri il bollettino del comando non segnalava niente di buono. Come per Paul Baumer, il protagonista del romanzo di Erich Maria Remarque, anche per lui doveva essere una giornata come tante, sul finire della guerra. anzi, a guerra finita. Si può morire anche a guerra finita, que- sta è la più amara delle beffe. Il ventenne soldato di Remarque, partito volontario per la Grande Guerra, era affondato in una trincea accanto ai suoi compagni, con un sole azzurro sopra la sua testa, quando gli ba- stò allungare la mano verso una farfalla che volteggiava lì davanti per essere adocchiato dal nemico e colpito a morte da una granata. Fu ri- trovato con la faccia riversa nella terra. Erano i giorni dell'armistizio. Anche per il siciliano La Rosa, 31 anni, da sei mesi in Afghanistan, questi dovevano essere probabilmente i giorni meno pericolosi, quan- do ormai i genitori al paese, Barcellona Pozzo di Gotto, stavano tiran- do un sospiro di sollievo per una guerra conclusa sulla carta.casa Insensata la morte in guerra, ancora più insensata, se possibile, la guerra a cose fatte, con il pensiero proiettato al ritorno. Giuseppe come Paul. Anche il comandante dell'esercito israeliano Uri Grossman, figlio dello scrittore David, fu colpito (da un missile anticar- ro libanese) quando già aveva negli occhi il suo congedo, con il proget- to di girare il mondo e poi di cominciare a studiare teatro. Caduto fuori dal tempo è il titolo di quella straordinaria lettera d'amore (e di dispe- razione) in forma di dialogo poetico che è il libro dedicato a Uri da suo padre: Vennero degli uomini, di notte, portavano una notizia...". Muoiono gli uomini, sul crinale incerto tra la guerra e la pace. Come gli americani rimasti sul terreno dopo la guerra in Iraq, un numero persino superiore a quello delle vittime cadute in pieno conflitto. An- che loro finiti fuori dal tempo. Senza dimenticare , spostandoci dalle nostre parti, le migliaia di morti su cui da anni litigano gli storici ita- liani: i cosiddetti revisionisti che fanno il conto dei fascisti trucidati per vendetta dopo il 25 aprile. Strascichi di sangue e di odio. In un libro appena uscito (postumo), il prete-operaio don Luisito Bianchi narra che proprio il 25 aprile, in extremis, un giovane seminarista della Bassa padana decise di afferrare una pistola nascosta nel pianoforte di casa e di schierarsi con i partigiani pieno di rimpianto per non averlo fatto prima; attraversando i portici del paese e volendo vendicare un ex compagno di scuola trafitto davanti ai suoi occhi da una raffica tedesca, non fece in tempo a sfilare la rivoltella dalla tunica che si accasciò ac- canto all'amico. Eroe per un giorno. Eroe fuori tempo massimo. Già allora i conflitti si chiudevano con la firma dei trattati di pace solo per le diplomazie, non per l'angoscia e il risentimento della gente. Ma se è vero che in fondo nessuna guerra è mai finita, figurarsi quando, come capita sempre più spesso, i sedicenti vincitori (per autoproclama- zione) lasciano sul campo una guerra guerreggiata in cui il fuoco può riesplodere senza preavviso: quando cioè la cronologia, così come il diaframma tra un prima e un dopo, diventa un'illusione e cadere fuori da un tempo tanto ingannevole è fatale. E' questa ormai la vera trincea, non più geografica ma temporale. Lucianone