26 aprile '13 - venerdì 26th April / Friday visioni post - 7
Sette anni dopo Gomorra esce Zero Zero Zero,
un libro-inchiesta sulla droga che fa girare il mondo
(da la Repubblica - 2 aprile 2013 )
Saviano racconta i segreti dell'impero di polvere bianca
(e altre cose interessanti)
Roberto Saviano
Prendi un elastico e comincia a tenderlo. All'inizio non c'è quasi
resistenza. Lo allunghi senza difficoltà. Sino a quando raggiunge
la massima tensione oltre la quale l'elstico si spezza. L'economia
di oggi funziona come il tuo elastico. Quell'elastico è il comporta-
mento secondo le regole di concorrenza leale e secondo la legge.
In principio tutto era facile, le risorse disponibili, il mercato pron-
to a essere invaso da ogni nuova merce capace di renderti la vita
più bella e più comoda. Quando compravi, sentivi di aver fatto un
salto verso un futuro migliore. Se producevi, ti percepivi nella stes-
sa dimensione. Radio. Automobili. Frigoriferi. Lavatrici. Aspira-
polvere. Scarpe eleganti e scarpe sportive. Rasoi elettrici. Pelleicce.
Televisori. Viaggi organizzati. Abiti firmati. Computer portatili.
Cellulari. Non dovevi tirare più di tanto l'elastico delle regole.
Oggi siamo vicini al punto di rottura. Ogni nicchia è stata con-
quistata, ogni bisogno soddisfatto. Le mani che tendono l'elasti-
co si spingono sempre più in là, rifuggono la saturazione allar-
gandolo ancora di un millimetro nella speranza che quello sforzo
non sia davvero l'ultimo.
Al limite ti attrezzi per delocalizzare all'Est o provi a lavorare in
nero ed evadere le tasse. Cerchi di tirare l'elastico il più possibile.
E' la dura vita dell'im prenditore. Di Mark Zuckerberg ne nasce
uno al secolo. Pochissimi possono generare ricchezza soltanto da
un'idea e, per quanto vincente, quell'idea non genera un indotto
solido. Gli altri sono costretti a una guerra di posizione per piaz-
zare beni e servizi che magari durano il tempo di un battito d'ali.
Tutti i beni sono costretti a sottostare alla regola dell'elastico.
Tutti tranne uno. La cocaina.
Non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina.
Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come inve-
stire in cocaina. Nemmeno i rialzi azionari da record sono parago-
nabili agli "interessi" che da la coca. Nel 2012, anno di uscita del-
l' iPhone 5 e del mini iPad, la Apple è diventata la società più capi-
talizzata che si sia mai vista su un listino azionario. Le azioni Apple
hanno subito un rialzo in Borsa del 67 per cento in un solo anno.
Un rialzo notevole per i numeri della finanza. Se avessi investito
mille euro in azioni Apple all'inizio del 2012, ora ne avresti mille-
seicentosettanta. Non male. Ma se avessi investito mille euro in coca
all'inizio del 2012, ora ne avresti centottantaduemila (182mila!): 100
volte di più che investendo nel titolo azionario record dell'anno.
La cocaina è un bene rifugio. La cocaina è un bene anticiclico. La
cocaina è il vero bene che non teme nè la scarsità di risorse nè l'in-
flazione dei mercati. Ci sono moltissimi angoli del mondo che vivo-
no senza ospedali, senza web, senza acqua corrente. Ma non senza
coca. Dice l'Onu che nel 2009 se ne sono consumate ventuno ton-
nellate in Africa, quattordici in Asia, due in Oceania. Più di 101
in tutta l'America Latina e Caraibi.
CONTINUA...to be continued...
DI TUTTO e di PIU Ambiente / Appuntamenti / Arte / / Cibo-cucina / Commenti / Cultura / Curiosità-comicità / Dossier / Economia-Finanza / Fotografia / Inchiesta / Intervista / Istruzione / Lavoro / Lettere / Libri / Medicina / Motori / Musica / Natura / Opinione del Giovedì / Personaggi / Psicologia / Reportage / Riflessioni-Idee / Salute / Scienze / Società-Politica / Spettacoli (cinema/tv) / Sport / Stampa-giornali / Storie / Tecnologia-Internet / Ultime notizie / Viaggi
venerdì 26 aprile 2013
Appuntamenti / Arte - A Milano, Torino e Roma
26 aprile '13 - venerdì 26th April / Friday visioni post - 8
A Milano
La Mostra -
L'utilizzo del corpo nell'arte contemporanea:
fotografie, collage e video al Museo Pecci
Corpi in azione Corpi in visione / Museo Pecci
Ripa di Porta Ticinese, 113
martedì- sabato, ore 15 - 19
fino al 15 giugno - ingresso libero
La Mostra -
Le opere di Andy Warhol
le popolari serigrafie del divo pop, dalle scatole di zuppa
Campbell ai ritratti di freud e Zio Sam
Museo del Novecento
Via Marconi, 1 - fino all'8 settembre
lunedì, 14.30 - 19.30
martedì - domenica, 9.30 - 19.30
giovedì e sabato fino 22.30
info 0288444061
A Roma
Empire State - Arte a New York oggi
Roma - Palazzo delle Esposizioni
fino al 21 luglio 2013
Da Koons a Schnabel lo Stato dell'Impero
Al Palaexpò di Roma 25 artisti per raccontare
la creatività nella New York del disincanto
Lucianone
A Milano
La Mostra -
L'utilizzo del corpo nell'arte contemporanea:
fotografie, collage e video al Museo Pecci
Corpi in azione Corpi in visione / Museo Pecci
Ripa di Porta Ticinese, 113
martedì- sabato, ore 15 - 19
fino al 15 giugno - ingresso libero
La Mostra -
Le opere di Andy Warhol
le popolari serigrafie del divo pop, dalle scatole di zuppa
Campbell ai ritratti di freud e Zio Sam
Museo del Novecento
Via Marconi, 1 - fino all'8 settembre
lunedì, 14.30 - 19.30
martedì - domenica, 9.30 - 19.30
giovedì e sabato fino 22.30
info 0288444061
A Roma
Empire State - Arte a New York oggi
Roma - Palazzo delle Esposizioni
fino al 21 luglio 2013
Da Koons a Schnabel lo Stato dell'Impero
Al Palaexpò di Roma 25 artisti per raccontare
la creatività nella New York del disincanto
Lucianone
La Storia (recente) - America: l'attacco a Boston / racconto e video
26 aprile '13 - venerdì 26th April / Friday visioni post - 9
(da la Repubblica - 20 aprile 2013 - di Alexander Stille)
Il racconto
In trappola in una città surreale
simbolo dei fantasmi d'America
Boston
Eccomi bloccato per caso a Boston, proprio il giorno in cui la città è stata chiusa:
per le strade è in corso la caccia all'uomo, ai terroristi accusati d'avere esploso le
bombe alla maratona. E' un'esperienza surreale. "mi raccomando, resti al sicuro!",
mi dice il rappresentante di una ditta di auto a noleggio. L'ho contattato al telefo-
no nel disperato tentativo di trovare un modo per tornare a New York. Mi parla co-
me se su di me incombesse un pericolo imminente.
Sono in una casa confortevole a Cambridge, parte dell'area metropolitana di Boston
vicina a Watertown, dove si concentra la ricerca per il secondo dei due fratelli rite-
nuti responsabili della recente strage. Eppure, è una bellissima giornata di primave-
ra, la tranquillità sembra assoluta: non c'è un'anima per la strada. (Un ragazzo nel-
la casa accanto tenta di lanciare - senza risultato - un aquilone dal giardinetto recin-
tato, infatti nemmeno lui può uscire). Siamo a circa dieci chilometri dal luogo dove
si troverebbe il ragazzo diciannovenne che la polizia ha braccato a Watertown. Per-
ciò la raccomandazione del noleggiatore d'auto - a 30 chilometri di distanza - suona
come una precauzione risibile. Dobbiamo soltanto schivare la noia, aspettando che
le autorità ci permettano di circolare, per poter partire.
E' sempre stato così nei due giorni della mia imprevista avventura a Boston: un misto
di dramma e di normalità in un'America che fatica a trovare la risposta giusta al ter-
rorismo. Sono partito da New York giovedì (quattro giorni dopo l'esplosione delle
bombe che hanno fatto tre morti) per un impegno tra i più innocenti immaginabili:
una conferensa al Circolo italiano di Boston, un'associazione di amanti della cultu-
ra italiana. Già la stazione ferroviaria di New York era zeppa di militari e poliziotti
con cani addestrati a fiutare gli esplosivi. "Se vedete qualcosa informateci".
Appena arrivato alla stazione di Boston sento la stessa voce meccanica, che ripete:
"Se vedete qualcosa, informateci". ho sfiorato tutti i luoghi centrali di questo dram-
ma: sceso dal treno a pochi passi dal luogo della strage, ho preso la metropolitana a
Kendall Square, a Cambridge, dove i due presunti terroristi hanno tentato una rapi-
na un puio di ore dopo; ho tenuto un discorso accanto a Memorial Drive, dove han-
(da la Repubblica - 20 aprile 2013 - di Alexander Stille)
Il racconto
In trappola in una città surreale
simbolo dei fantasmi d'America
Boston
Eccomi bloccato per caso a Boston, proprio il giorno in cui la città è stata chiusa:
per le strade è in corso la caccia all'uomo, ai terroristi accusati d'avere esploso le
bombe alla maratona. E' un'esperienza surreale. "mi raccomando, resti al sicuro!",
mi dice il rappresentante di una ditta di auto a noleggio. L'ho contattato al telefo-
no nel disperato tentativo di trovare un modo per tornare a New York. Mi parla co-
me se su di me incombesse un pericolo imminente.
Sono in una casa confortevole a Cambridge, parte dell'area metropolitana di Boston
vicina a Watertown, dove si concentra la ricerca per il secondo dei due fratelli rite-
nuti responsabili della recente strage. Eppure, è una bellissima giornata di primave-
ra, la tranquillità sembra assoluta: non c'è un'anima per la strada. (Un ragazzo nel-
la casa accanto tenta di lanciare - senza risultato - un aquilone dal giardinetto recin-
tato, infatti nemmeno lui può uscire). Siamo a circa dieci chilometri dal luogo dove
si troverebbe il ragazzo diciannovenne che la polizia ha braccato a Watertown. Per-
ciò la raccomandazione del noleggiatore d'auto - a 30 chilometri di distanza - suona
come una precauzione risibile. Dobbiamo soltanto schivare la noia, aspettando che
le autorità ci permettano di circolare, per poter partire.
E' sempre stato così nei due giorni della mia imprevista avventura a Boston: un misto
di dramma e di normalità in un'America che fatica a trovare la risposta giusta al ter-
rorismo. Sono partito da New York giovedì (quattro giorni dopo l'esplosione delle
bombe che hanno fatto tre morti) per un impegno tra i più innocenti immaginabili:
una conferensa al Circolo italiano di Boston, un'associazione di amanti della cultu-
ra italiana. Già la stazione ferroviaria di New York era zeppa di militari e poliziotti
con cani addestrati a fiutare gli esplosivi. "Se vedete qualcosa informateci".
Appena arrivato alla stazione di Boston sento la stessa voce meccanica, che ripete:
"Se vedete qualcosa, informateci". ho sfiorato tutti i luoghi centrali di questo dram-
ma: sceso dal treno a pochi passi dal luogo della strage, ho preso la metropolitana a
Kendall Square, a Cambridge, dove i due presunti terroristi hanno tentato una rapi-
na un puio di ore dopo; ho tenuto un discorso accanto a Memorial Drive, dove han-
no ucciso un poliziotto. E Watertown - dove s'è svolto lo scontro a fuoco, e dove ora
la polizia cerca il più giovane dei due fratelli - è la zona dove abitano i miei suoce-
ri: il posto dove sto normalmente a Boston, tranne stavolta perchè i suoceri non ci
sono.
Insomma, ho anticipato i terroristi in quasi tutte le loro tappe più importanti senza
esserne consapevole. L'altro ieri mi sono coricato ignaro dei tragici eventi del gior-
no, e quando gli amici di New York mi hanno telefonato per chiedermi se io stessi
bene, non sapevo di che parlassero.
Stavo preparandomi a partire con un treno, presto la mattina - devo incontrare de-
gli studenti New York e prendere mio figlio a scuola alle tre e mezzo del pomerig-
gio -ma fra le sette e le nove si è bloccato gradualmente tutto: la metro, i treni, gli
autobus, i taxi, gli aerei. Si capisce la volontà di chiudere le strade nel quartiere
dove abitano i fratelli Tsarnaev, e dove forse potrebbe esserci ancora qualche bom-
ba. Si capisce che è necessario fermare tutto a Watertown, dove pare si sia rifugia-
to il giovane Dzhokhar Tsarnaev, questo per evitare morti innocenti e lasciare
libere di lavorare le forze dell'ordine. Però, io mi chiedo: era proprio necessario
l'intera area metropolitana di Boston, tappando circa 4 milioni di persone in casa?
Gli Stati Uniti hanno poca dimestichezza con il terrorismo e lo dimostrano. Si va
dalla A alla Zeta con una velocità impressionante. I politici - terrorizzati soprattutto
dell'accusa di non aver fatto abbastanza - adottano sempre le misure più drastiche.
lo spiegamento di forze qui a Boston sarebbe appropriato per affrontare un intero
esercito di uomini di Al Qaeda, mentre mi sembra piuttosto evidente (già dal tipo
di bomba casalinga usata usta alla maratona) che questi sono due ragazzi isolati,
terroristi improvvisati e autodidatti. Pericolosi sì ma non capaci di mettere in gi-
nocchio una grande città.
Qui a Boston amano ripetere "non ci faremo intimidire!". Però, è già fatto.
Muoiono oltre 30 mila americani ogni anno (circa 11 mila omicii, più 19
mila suicidi),eppure non riusciamo ad autorizzare i più elementari controlli
sulle armi. Ma ora che muioni 3 persone per una bomba, succede il finimon-
do! Forse dobbiamo mettere le cose nella giusta prospettiva - e questo vale
per entrambe le questioni.
Lucianone
Stavo preparandomi a partire con un treno, presto la mattina - devo incontrare de-
gli studenti New York e prendere mio figlio a scuola alle tre e mezzo del pomerig-
gio -ma fra le sette e le nove si è bloccato gradualmente tutto: la metro, i treni, gli
autobus, i taxi, gli aerei. Si capisce la volontà di chiudere le strade nel quartiere
dove abitano i fratelli Tsarnaev, e dove forse potrebbe esserci ancora qualche bom-
ba. Si capisce che è necessario fermare tutto a Watertown, dove pare si sia rifugia-
to il giovane Dzhokhar Tsarnaev, questo per evitare morti innocenti e lasciare
libere di lavorare le forze dell'ordine. Però, io mi chiedo: era proprio necessario
l'intera area metropolitana di Boston, tappando circa 4 milioni di persone in casa?
Gli Stati Uniti hanno poca dimestichezza con il terrorismo e lo dimostrano. Si va
dalla A alla Zeta con una velocità impressionante. I politici - terrorizzati soprattutto
dell'accusa di non aver fatto abbastanza - adottano sempre le misure più drastiche.
lo spiegamento di forze qui a Boston sarebbe appropriato per affrontare un intero
esercito di uomini di Al Qaeda, mentre mi sembra piuttosto evidente (già dal tipo
di bomba casalinga usata usta alla maratona) che questi sono due ragazzi isolati,
terroristi improvvisati e autodidatti. Pericolosi sì ma non capaci di mettere in gi-
nocchio una grande città.
Qui a Boston amano ripetere "non ci faremo intimidire!". Però, è già fatto.
Muoiono oltre 30 mila americani ogni anno (circa 11 mila omicii, più 19
mila suicidi),eppure non riusciamo ad autorizzare i più elementari controlli
sulle armi. Ma ora che muioni 3 persone per una bomba, succede il finimon-
do! Forse dobbiamo mettere le cose nella giusta prospettiva - e questo vale
per entrambe le questioni.
Lucianone
lunedì 22 aprile 2013
Politica / Italia - Elezione del presidente / Fasi e sviluppo - In inglese
22 aprile '13 - luned' 22nd April / Monday visioni post - 5
With both the PD and the PdL abstaining, electors rushed through the third round in order to reach the fourth ballot, where Prodi would require only 504 votes to become the 12th president of Italy . It soon became clear that the parliamentarians would be working on Saturday and voting at least one more time. Prodi finally totalled 395, while the votes for Stefano Rodotá held relatively firm at 213. Beppe Grillo’s M5S had proved much more disciplined than the PD, which should have been able to rely on the votes of 410 parliamentarians, as well as those of allies in other parties on the left.
The repercussions were quick to follow: Prodi withdrew his candidacy and made it clear that he was not at all happy to have been placed in such a position, and the President of the PD, Rosy Bindi, resigned. And then the rumours were confirmed; Pier Luigi Bersani had announced that he would resign as soon as the successor to Napolitano was elected. His pact with the devil had led to his downfall.
Lucianone
In the first 1007 ballot on Thursday, the electors voted 521 for Marini and 240 for Stefano Rodotá.
None of the other 30 names reached three figures. 2 votes were cast for a certain Franco Marino, and one forItaly ’s answer to Pamela Anderson, actress and showgirl Valeria Marini. Was this a Freudian slip or was one of the participants not taking the process altogether seriously? We can assume the latter in the case of the “grand electors” who voted for Veronica Lario, the soon to be ex-wife of Silvio Berlusconi, and porn star Rocco Siffredi.
With many disaffected PD voters joining supporters of Grillo’s Five-Star Movement (M5S) in chants of “Rodotá! Rodotá!” outside parliament, and his rival Matteo Renzi heading to Rome from Florence, Bersani played for time, announcing that his members would vote scheda bianca (white ballot paper), i.e. abstain, for the following two rounds. In other words, they would wait for the fourth round when a simple majority would suffice. As the votes were tallied, President of the Chamber of Deputies Laura Boldrini repeatedly called out, “Bianca, Bianca, Bianca”, until her counterpart at the Senate, Pietro Grasso quipped under his breath, “This Bianca woman is going to be elected.”
None of the other 30 names reached three figures. 2 votes were cast for a certain Franco Marino, and one for
With many disaffected PD voters joining supporters of Grillo’s Five-Star Movement (M5S) in chants of “Rodotá! Rodotá!” outside parliament, and his rival Matteo Renzi heading to Rome from Florence, Bersani played for time, announcing that his members would vote scheda bianca (white ballot paper), i.e. abstain, for the following two rounds. In other words, they would wait for the fourth round when a simple majority would suffice. As the votes were tallied, President of the Chamber of Deputies Laura Boldrini repeatedly called out, “Bianca, Bianca, Bianca”, until her counterpart at the Senate, Pietro Grasso quipped under his breath, “This Bianca woman is going to be elected.”
On Friday morning, Bersani tried a new approach. The cheers and standing ovation that greeted his announcement that the PD would now be voting for former Prime Minister Romano Prodi seemed to indicate he was on the right track. Prodi is Berlusconi’s nemesis, the only leader to defeat him at the polls, and that alone is enough to make him a hero for many in the PD for whom Berlusconi is the devil. Alessandra Mussolini, Benito’s granddaughter and a deputy in Berlusconi’s People of Freedom party (PdL), was of a different opinion, as she made clear by wearing a top crudely painted with the words “Il diavolo veste Prodi” (The Devil wears Prodi – a joke not really good enough to justify ruining a perfectly good T-shirt.)
domenica 21 aprile 2013
Riflessioni / generali e particolari - Italia, Europa, America
22 aprile '13 - lunedì 22nd April / Monday visioni post - 8
Sull'Italia
Stiamo vivendo in Italia una crisi economica epocale, in cui dovremmo
unire tutte le nostre forze (intendo come forze politiche e istituzioni) per
affrontare in modo risoluto e senza perdere troppo tempo questa dram-
matica situazione che peggiora ogni giorno. E invece le varie forze par-
lamentari non hanno trovato di meglio che rivolgersi ancora una volta
a Napolitano (stiamo diventando una repubblica presidenziale?). E va
escluso chiaramente il movimento 5Stelle, che comunque ha avuto a
suo tempo la possibilita di agire subito con l'unione del Pd. Ma è stato
meglio così, vista la fine del maggiore partito di sinistra? Si direbbe di
sì. Lo sbandamento clamoroso e il quasi sfaldamento successivo del
partito di Bersani, con le dimissioni di quest'ultimo sono un segnale
molto chiaro del declino definitivo della partitocrazia, dopo le profon-
de crisi della Lega e dello stesso Pdl, e la scomparsa dei vari partiti-
ni di centro, destra e sinistra, vedi Di Pietro, Fini, Ingroia eccetera;
si è salvato di poco il partito di Monti, che pure era partito con gran-
di progetti (ricordare l'agenda-Monti), ma ha decretato la sconfitta
di Casini. Insomma c'è stata una debàcle generale di tutte le vecchie
formazioni politiche che non hanno saputo rinnovarsi e che, nè più nè
meno hanno permesso che covasse e si creasse al loro interno il tar-
lo della corruzione spesso collusa con la malavita di stampo mafioso
fino anche a identificare certi politici come veri e propri mafiosi.
La gente, il popolo di tutto ciò non ne può più, e allo stesso tempo si
trova impaurito, in quanto destabilizzata dalla crisi economica cre-
scente e allibita per l'incapacità dei politici attuali di saper governa-
re e dirigere in modo positivo questa crisi.
Sull'Europa
La costruzione dell'Europa è nata per l'euro, cioè per creare una moneta
comune a tutti quei Paesi del continente che avessero voluto aderirvi.
L'Unione europea è dunque nata unicamente per una questione economi-
ca. Alla base di questa costruzione non c'è una base politica comune nè
una concezione di fondo solidaristica, pur di mercato, con un unico presi-
dente centrale e una banca unica di riferimento. Esiste solo Bruxelles, e
la Bce e la Commissione (esaminatrice), e dietro tutto questo c'è natural-
mente la Germania e Angela Merkel.
Continua...to be continued...
Sull'Italia
Stiamo vivendo in Italia una crisi economica epocale, in cui dovremmo
unire tutte le nostre forze (intendo come forze politiche e istituzioni) per
affrontare in modo risoluto e senza perdere troppo tempo questa dram-
matica situazione che peggiora ogni giorno. E invece le varie forze par-
lamentari non hanno trovato di meglio che rivolgersi ancora una volta
a Napolitano (stiamo diventando una repubblica presidenziale?). E va
escluso chiaramente il movimento 5Stelle, che comunque ha avuto a
suo tempo la possibilita di agire subito con l'unione del Pd. Ma è stato
meglio così, vista la fine del maggiore partito di sinistra? Si direbbe di
sì. Lo sbandamento clamoroso e il quasi sfaldamento successivo del
partito di Bersani, con le dimissioni di quest'ultimo sono un segnale
molto chiaro del declino definitivo della partitocrazia, dopo le profon-
de crisi della Lega e dello stesso Pdl, e la scomparsa dei vari partiti-
ni di centro, destra e sinistra, vedi Di Pietro, Fini, Ingroia eccetera;
si è salvato di poco il partito di Monti, che pure era partito con gran-
di progetti (ricordare l'agenda-Monti), ma ha decretato la sconfitta
di Casini. Insomma c'è stata una debàcle generale di tutte le vecchie
formazioni politiche che non hanno saputo rinnovarsi e che, nè più nè
meno hanno permesso che covasse e si creasse al loro interno il tar-
lo della corruzione spesso collusa con la malavita di stampo mafioso
fino anche a identificare certi politici come veri e propri mafiosi.
La gente, il popolo di tutto ciò non ne può più, e allo stesso tempo si
trova impaurito, in quanto destabilizzata dalla crisi economica cre-
scente e allibita per l'incapacità dei politici attuali di saper governa-
re e dirigere in modo positivo questa crisi.
Sull'Europa
La costruzione dell'Europa è nata per l'euro, cioè per creare una moneta
comune a tutti quei Paesi del continente che avessero voluto aderirvi.
L'Unione europea è dunque nata unicamente per una questione economi-
ca. Alla base di questa costruzione non c'è una base politica comune nè
una concezione di fondo solidaristica, pur di mercato, con un unico presi-
dente centrale e una banca unica di riferimento. Esiste solo Bruxelles, e
la Bce e la Commissione (esaminatrice), e dietro tutto questo c'è natural-
mente la Germania e Angela Merkel.
Continua...to be continued...
Economia / La crisi finanziaria in Italia - Intervista a Stiglitz: più coraggio o il baratro
21 aprile '13 - domenica 21st April / Sunday visioni post - 13
Il premio Nobel per l'Economia avverte: è il momento
di uscire dalla trappola del rigore /
E poi fa una previsione: se non ci sarà una svolta il
vostro Paese condannato a una recessione lunga /
Stiglitz continua: "Penalizzati a vantaggio della Germania. Più Europa e meno
euro; se si resta a metà guado l'Italia paga il prezzo più alto".
(da la Repubblica - 12 aprile 2013 - di Federico Rampini da New York)
"L'Italia è vittima di un fallimento dell'austerity europea, state pagando un
prezzo più elevato della Grande Depressione, le vostre imprese sono penaliz-
zate a tutto vantaggio di quelle tedesche. Non accusate Beppe Grillo di popu-
lismo: i temi che solleva sono legittimi, compresa l'opzione estrema di un'uscita
dall'euro. Niente governissimo Pd-Pdl, per salvarsi l'Italia deve tagliare i ponti
con la corruzione dell'era Berlusconi".
Joseph Stiglitz, premio Nobel dell'economia, parla nel suo "tempio", alla Columbia
University di New York. l'occasione è una conferenza molto dotta, patrocinata dal-
la Italian Academy e dal nostro Istituto di cultura. Il tema è impegnativo e attuale:
Stiglitz smonta uno per uno tutti i dogmi del pensiero economico neoclassico, o del-
le sue versioni neoliberiste. Se cìè uno che ha le carte in regola per istruire ques-
sto processo, è lui. Gia consigliere di Bill Clinton alla Casa Bianca, iniziò a conte-
stare il pensiero unico sulla globalizzazione negli anni Novanta; fu licenziato da vi-
cepresidente della Banca mondiale per le sue critiche all'istituzione; più di recente
fu uno dei primi a solidarizzare con gli "indignados" spagnoli e a giustificare le ri-
volte anti-austerity. Con rigore teorico implacabike, fa a pezzi l'idea di un homo
economicus razionale, di un mercato capace di auto-regolarsi. Espone l'inutilità
del Pil come misuratore di benessere (lui stesso ha ispirato molti governi e orga-
nismi internazionali nella ricerca di indicatori alternativi). Stigmatizza l'avidità
dei banchieri e lo strapotere delle oligarchie capitalistiche.
Finita la conferenza, Stiglitz accetta di parlare di noi: l'Italia nella trappola del-
l'austerity, e come uscirne. Il premio Nobel sa di essere diventato il massimo
"guru" economico del Movimento 5 Stelle. E non si tira indietro. Conosce la
situazione politica italiana, risponde atutte le domande, anche le più delicate.
Difende Grillo, pur spingendolo nella direzione di un accordo con il Pd.
Domanda - "Grillo ha proposto un referendum sull'euro, le sembra concepibi-
le agitare la possibilità di una nostra uscita dalla moneta unica?".
Risposta - "L'eurozona deve cambiare le sue politiche di austerity. Perchè l'euro
funzioni occorrono una vera unione bancaria con regole comuni, un'assicurazione
unica per i depositi dei risparmiatori, una vigilanza europea; poi ci vuole la vera
unione fiscale, l'emissione di euro-bond. Il sistema attuale è instabile, incompiuto.
Ci vuole più Europa oppure meno euro, non si può restare a metà del guado.
Alcune posizini del M5S sono fondate: un Paese come l'Italia potrebbe arrivare
fino al punto di dover abbandonare l'euro per salvare l'Europa, Sarebbe preferi-
bile di no, sarebbe meglio che fosse l'Europa ad abbandonare l'austerity".
Domanda - "Perchè ritiene che per l'Italia possa diventare insostenibile l'appar-
tenenza a questa unione monetaria?".
Risposta - "Le regole attuali dell'Unione europea restringono la vostra possibilità
di fare una politica industriale, di cui avete gran bisogno. Il mercato unico all'ori-
gine doveva creare condizioni eque di competizione, una concorrenza leale. Ma è
fallito. Anzi: la competizione fra nazioni europee non è mai stata così diseguale.
Le imprese italiane oggi devono pagare tassi d'interesse molto più alti delle im-
prese tedesche, anche ammesso che riescano ad avere accesso al credito banca-
rio. Questa non è concorrenza leale, è un mercato squilibrato, altamente instabi-
le. Se non cambia, mom vedo via d'uscita".
Intervento di F. Rampini - "Per il momento non c'è segnale che l'eurozona voglia
cambiare rotta in modo sostanziale, rinnegando l'austerity voluta dalla Germania".
J. Stiglitz - "In assenza di una svolta radicale e strutturale delle politiche econo-
miche europee, è probabile che l'Italia sia condannata a rimanere a lungo in reces-
sione. Oggi il vostro reddito nazionale è inferiore a quello del 2007, il danno eco-
nomico che subite è superiore perfino a quello della Grande Depressione degli an-
ni Trenta. Questo non è l'effetto ineluttabile di un terremoto o di uno tsunami, è
un fallimento economico determinato da politiche sbagliate. L'Unione europea de-
ve ammetterlo, deve rilanciare la crescita, e allora anche il vostro debito pubblico
diventerà governabile".
Intervento di F. Rampini - "Dunque lei difende un referendum sull'euro, che viene
considerato un fuga in avanti populista".
J. Stiglitz - "Gli italiani devono poter valutare, e mi rendo conto che questa valu-
tazione è molto complessa. Dovete soppesare da una parte le possibilitò concrete
di ottenere un cambiamento drastico nelle attuali politiche europee; dall'altra gli
eventuali costi di una uscita dall'euro. Dibattere queste idee non è populismo, è
democrazia. Si tratta di restituire sovranità ai cittadini, che hanno il diritto di vo-
lere un futuro migliore. Affermare che le politiche economiche hanno peggiorato
le vostre condizioni di vita non è populismo".
Domanda - "Nell'immediato, dati i vincoli della nostra appartenenza all'euro, cosa
può fare un governo italiano?".
Risposta di J. S. - "Voi avete rinunciato a gran parte della vostra sovranità entrando
nell'euro, la vostra libertà è limitata. Ma ci sono cose che potete fare. Rendere il vo-
stro sistema bancario più efficiente per stimolare la crescita. Passare al setaccio le
voci della spesa pubblica. Riformare la corporate governance del vostro capitalismo.
Aggredire quei problemi di corruzione di cui Silvio Berlusconi è una manifestazione".
Intervento di F. Rampini - Vasto programma per cui bisogna avere un governo. A 50
giorni dalle elezioni non si è trovato un nuovo governo. Le posizioni sembrano incon-
ciliabili, il M5S non ha accettato compromessi"
J. Stiglitz - "In ogni democrazia è necessario che ci siano dei compromessi. Si parte
da posizioni diverse, ma bisogna lavorare assieme. Capisco la preoccupazione di non
cedere sulle posizioni di principio. Io credo che una maggioranza di italiani abbia alcu-
ne esigenze comuni: una riforma dello Stato ; far ripartire la crescita; di conseguenza
cambiare le politiche di austerità".
Domanda - "Cosa pensa dell'ipotesi di un governissimo tra Pd e Pdl?"
Risposta - "Questo mi sembra il compromesso più difficile da raggiungere. Il
livello di corruzione associato a Berlusconi e al suo partito non è compatibile
con i programmi di governo di quelle forze che si battono contro la corruzione.
Vedo più naturale una convergenza con Grillo".
F. Rampini - "Tra le proposte considerate demagogiche c'è quella di un sala-
rio di cittadinanza garantito a tutti ".
J. Stiglitz - "L'India, che resta una nazione povera, ha introdotto un sistema
di occupazione garantita per le popolazioni rurali. Bisogna partire dal principio
che la disoccupazione è il fallimento di una società. E la società deve assumer-
si la sua responsabilità, deve riuscire a generare una forma di sostegno, com-
misurata alle sue risorse. Non è populismo affermare che il 12% di disoccupa-
zione è un fallimento dell'Europa. Non c'è dramma più grave di questo, di
quando ci sono venti disoccupati che si presentano per un solo posto di lavoro.
Domanda - "Lei è stato uno dei pionieri nell'elaborazione di nuovi indicatori
del benessere collettivo. Dal Prodotto interno lordo si è passati al Fil (felicità
interna lorda) e altri misuratori alternativi come l'indice di sviluppo sociale.
Qual'è l'utilità di questa ricerca?"
Risposta - "Il Pil non ci da una misura delle cose che contano davvero per noi:
per esempio la qualità dell'ambiente, la sostenibilità dello sviluppo, la disegua-
glianza, la giustizia sociale. Per fare due esempi ispirati dagli Stati Uniti: abbia-
mo un sistema sanitario molto inefficiente e molto costoso, ma proprio i suoi
alti costi contribuiscono a "gonfiare" il valore del Pil; Abbiamo degli Stati Usa
che spendono per le prigioni più di quanto stanziano per le loro università,
ma anche la spesa carceraria va a contribuire al Pil. - Sul tema della giustizia
sociale un tempo la dottrina economica prevalente diceva che la distribuzione
del reddito è irrilevante, anzi arrivava a sostenere che le diseguaglianze contri-
buiscono a rendere efficiente un'economia di mercato. Invece oggi anche il
Fondo monetario internazionale ammette che esiste una correlazione fra dise-
guaglianze e instabilità.".
Domanda - "Ai leader europei che continuano a pensare che l'austerity ci tirerà
fuori dalla crisi, lei cosa dice?"
Risposta - "E' come la medicina medievale che pretendeva di curare i malati a
furia di salassi , togliendogli sempre più sangue. Questa gente seleziona solo le
informazioni che conferma le loro idee preconcette. L'austerity non funziona nep-
pure per l'obiettivo che si prefigge, di ridurre il debito pubblico. Se non abbiamo
la capacità di trarre le lezioni di questa crisi, come fu fatto dopo la crisi del 1929,
temo che saremo condannati ad un'ulteriore ricaduta".
Lucianone
Il premio Nobel per l'Economia avverte: è il momento
di uscire dalla trappola del rigore /
E poi fa una previsione: se non ci sarà una svolta il
vostro Paese condannato a una recessione lunga /
Stiglitz continua: "Penalizzati a vantaggio della Germania. Più Europa e meno
euro; se si resta a metà guado l'Italia paga il prezzo più alto".
(da la Repubblica - 12 aprile 2013 - di Federico Rampini da New York)
"L'Italia è vittima di un fallimento dell'austerity europea, state pagando un
prezzo più elevato della Grande Depressione, le vostre imprese sono penaliz-
zate a tutto vantaggio di quelle tedesche. Non accusate Beppe Grillo di popu-
lismo: i temi che solleva sono legittimi, compresa l'opzione estrema di un'uscita
dall'euro. Niente governissimo Pd-Pdl, per salvarsi l'Italia deve tagliare i ponti
con la corruzione dell'era Berlusconi".
Joseph Stiglitz, premio Nobel dell'economia, parla nel suo "tempio", alla Columbia
University di New York. l'occasione è una conferenza molto dotta, patrocinata dal-
la Italian Academy e dal nostro Istituto di cultura. Il tema è impegnativo e attuale:
Stiglitz smonta uno per uno tutti i dogmi del pensiero economico neoclassico, o del-
le sue versioni neoliberiste. Se cìè uno che ha le carte in regola per istruire ques-
sto processo, è lui. Gia consigliere di Bill Clinton alla Casa Bianca, iniziò a conte-
stare il pensiero unico sulla globalizzazione negli anni Novanta; fu licenziato da vi-
cepresidente della Banca mondiale per le sue critiche all'istituzione; più di recente
fu uno dei primi a solidarizzare con gli "indignados" spagnoli e a giustificare le ri-
volte anti-austerity. Con rigore teorico implacabike, fa a pezzi l'idea di un homo
economicus razionale, di un mercato capace di auto-regolarsi. Espone l'inutilità
del Pil come misuratore di benessere (lui stesso ha ispirato molti governi e orga-
nismi internazionali nella ricerca di indicatori alternativi). Stigmatizza l'avidità
dei banchieri e lo strapotere delle oligarchie capitalistiche.
Finita la conferenza, Stiglitz accetta di parlare di noi: l'Italia nella trappola del-
l'austerity, e come uscirne. Il premio Nobel sa di essere diventato il massimo
"guru" economico del Movimento 5 Stelle. E non si tira indietro. Conosce la
situazione politica italiana, risponde atutte le domande, anche le più delicate.
Difende Grillo, pur spingendolo nella direzione di un accordo con il Pd.
Domanda - "Grillo ha proposto un referendum sull'euro, le sembra concepibi-
le agitare la possibilità di una nostra uscita dalla moneta unica?".
Risposta - "L'eurozona deve cambiare le sue politiche di austerity. Perchè l'euro
funzioni occorrono una vera unione bancaria con regole comuni, un'assicurazione
unica per i depositi dei risparmiatori, una vigilanza europea; poi ci vuole la vera
unione fiscale, l'emissione di euro-bond. Il sistema attuale è instabile, incompiuto.
Ci vuole più Europa oppure meno euro, non si può restare a metà del guado.
Alcune posizini del M5S sono fondate: un Paese come l'Italia potrebbe arrivare
fino al punto di dover abbandonare l'euro per salvare l'Europa, Sarebbe preferi-
bile di no, sarebbe meglio che fosse l'Europa ad abbandonare l'austerity".
Domanda - "Perchè ritiene che per l'Italia possa diventare insostenibile l'appar-
tenenza a questa unione monetaria?".
Risposta - "Le regole attuali dell'Unione europea restringono la vostra possibilità
di fare una politica industriale, di cui avete gran bisogno. Il mercato unico all'ori-
gine doveva creare condizioni eque di competizione, una concorrenza leale. Ma è
fallito. Anzi: la competizione fra nazioni europee non è mai stata così diseguale.
Le imprese italiane oggi devono pagare tassi d'interesse molto più alti delle im-
prese tedesche, anche ammesso che riescano ad avere accesso al credito banca-
rio. Questa non è concorrenza leale, è un mercato squilibrato, altamente instabi-
le. Se non cambia, mom vedo via d'uscita".
Intervento di F. Rampini - "Per il momento non c'è segnale che l'eurozona voglia
cambiare rotta in modo sostanziale, rinnegando l'austerity voluta dalla Germania".
J. Stiglitz - "In assenza di una svolta radicale e strutturale delle politiche econo-
miche europee, è probabile che l'Italia sia condannata a rimanere a lungo in reces-
sione. Oggi il vostro reddito nazionale è inferiore a quello del 2007, il danno eco-
nomico che subite è superiore perfino a quello della Grande Depressione degli an-
ni Trenta. Questo non è l'effetto ineluttabile di un terremoto o di uno tsunami, è
un fallimento economico determinato da politiche sbagliate. L'Unione europea de-
ve ammetterlo, deve rilanciare la crescita, e allora anche il vostro debito pubblico
diventerà governabile".
Intervento di F. Rampini - "Dunque lei difende un referendum sull'euro, che viene
considerato un fuga in avanti populista".
J. Stiglitz - "Gli italiani devono poter valutare, e mi rendo conto che questa valu-
tazione è molto complessa. Dovete soppesare da una parte le possibilitò concrete
di ottenere un cambiamento drastico nelle attuali politiche europee; dall'altra gli
eventuali costi di una uscita dall'euro. Dibattere queste idee non è populismo, è
democrazia. Si tratta di restituire sovranità ai cittadini, che hanno il diritto di vo-
lere un futuro migliore. Affermare che le politiche economiche hanno peggiorato
le vostre condizioni di vita non è populismo".
Domanda - "Nell'immediato, dati i vincoli della nostra appartenenza all'euro, cosa
può fare un governo italiano?".
Risposta di J. S. - "Voi avete rinunciato a gran parte della vostra sovranità entrando
nell'euro, la vostra libertà è limitata. Ma ci sono cose che potete fare. Rendere il vo-
stro sistema bancario più efficiente per stimolare la crescita. Passare al setaccio le
voci della spesa pubblica. Riformare la corporate governance del vostro capitalismo.
Aggredire quei problemi di corruzione di cui Silvio Berlusconi è una manifestazione".
Intervento di F. Rampini - Vasto programma per cui bisogna avere un governo. A 50
giorni dalle elezioni non si è trovato un nuovo governo. Le posizioni sembrano incon-
ciliabili, il M5S non ha accettato compromessi"
J. Stiglitz - "In ogni democrazia è necessario che ci siano dei compromessi. Si parte
da posizioni diverse, ma bisogna lavorare assieme. Capisco la preoccupazione di non
cedere sulle posizioni di principio. Io credo che una maggioranza di italiani abbia alcu-
ne esigenze comuni: una riforma dello Stato ; far ripartire la crescita; di conseguenza
cambiare le politiche di austerità".
Domanda - "Cosa pensa dell'ipotesi di un governissimo tra Pd e Pdl?"
Risposta - "Questo mi sembra il compromesso più difficile da raggiungere. Il
livello di corruzione associato a Berlusconi e al suo partito non è compatibile
con i programmi di governo di quelle forze che si battono contro la corruzione.
Vedo più naturale una convergenza con Grillo".
F. Rampini - "Tra le proposte considerate demagogiche c'è quella di un sala-
rio di cittadinanza garantito a tutti ".
J. Stiglitz - "L'India, che resta una nazione povera, ha introdotto un sistema
di occupazione garantita per le popolazioni rurali. Bisogna partire dal principio
che la disoccupazione è il fallimento di una società. E la società deve assumer-
si la sua responsabilità, deve riuscire a generare una forma di sostegno, com-
misurata alle sue risorse. Non è populismo affermare che il 12% di disoccupa-
zione è un fallimento dell'Europa. Non c'è dramma più grave di questo, di
quando ci sono venti disoccupati che si presentano per un solo posto di lavoro.
Domanda - "Lei è stato uno dei pionieri nell'elaborazione di nuovi indicatori
del benessere collettivo. Dal Prodotto interno lordo si è passati al Fil (felicità
interna lorda) e altri misuratori alternativi come l'indice di sviluppo sociale.
Qual'è l'utilità di questa ricerca?"
Risposta - "Il Pil non ci da una misura delle cose che contano davvero per noi:
per esempio la qualità dell'ambiente, la sostenibilità dello sviluppo, la disegua-
glianza, la giustizia sociale. Per fare due esempi ispirati dagli Stati Uniti: abbia-
mo un sistema sanitario molto inefficiente e molto costoso, ma proprio i suoi
alti costi contribuiscono a "gonfiare" il valore del Pil; Abbiamo degli Stati Usa
che spendono per le prigioni più di quanto stanziano per le loro università,
ma anche la spesa carceraria va a contribuire al Pil. - Sul tema della giustizia
sociale un tempo la dottrina economica prevalente diceva che la distribuzione
del reddito è irrilevante, anzi arrivava a sostenere che le diseguaglianze contri-
buiscono a rendere efficiente un'economia di mercato. Invece oggi anche il
Fondo monetario internazionale ammette che esiste una correlazione fra dise-
guaglianze e instabilità.".
Domanda - "Ai leader europei che continuano a pensare che l'austerity ci tirerà
fuori dalla crisi, lei cosa dice?"
Risposta - "E' come la medicina medievale che pretendeva di curare i malati a
furia di salassi , togliendogli sempre più sangue. Questa gente seleziona solo le
informazioni che conferma le loro idee preconcette. L'austerity non funziona nep-
pure per l'obiettivo che si prefigge, di ridurre il debito pubblico. Se non abbiamo
la capacità di trarre le lezioni di questa crisi, come fu fatto dopo la crisi del 1929,
temo che saremo condannati ad un'ulteriore ricaduta".
Lucianone
Sport - calcio / Serie B - 38^ giornata 2012/13
21 aprile '13 - domenica 21st April / Sunday
Serie B. Il Sassuolo vede la A, tris Livorno. Il Modena sbanca Novara, blitz Varese
38ª giornata: la capolista batte il Bari e vola a +11 sul Verona (in campo lunedì) a quattro turni dalla fine. Paulinho (tripletta) trascina il Livorno a Grosseto che sbaglia due rigori. Corsa playoff: il Novara si ferma dopo 13 risultati utili, il Varese sbanca Terni, frenata dell’Empoli
Break del Sassuolo. La capolista supera il Bari (2-1) e vede il traguardo della promozione in Serie A: il vantaggio sale momentaneamente a undici punti sulla terza, il Verona, a quattro turni dalla fine della stagione regolare, con la squadra di Mandorlini in campo lunedì in posticipo. Mantiene il passo-promozione anche il Livorno, 3-0 al Grosseto, trascinato da una tripletta di Paulinho. Blitz del Modena a Novara, che non perdeva da 13 turni. I posticipi di lunedì, Ascoli-Padova (alle 19) e Verona-Brescia (alle 21), chiuderanno la giornata di Serie B.
Troianello, Pavoletti e Chibsah del Sassuolo festeggiano la quasi A
Continua...to be continued...
Troianello, Pavoletti e Chibsah del Sassuolo festeggiano la quasi A
Continua...to be continued...
Istruzione - Università / Medicina - No anglofilia
21 aprile '13 - domenica 21st April / Sunday visioni post - 8
L' università non pecchi di anglofilia
(da la Repubblica/Milano - 12/04/2013 - L'opinione / Giorgio Lambertenghi
Deliliers)
Studiare medicina in inglese, solo in inglese.
E' la cosiddetta "anglicizzazione" dell'Università, che sta contaminando anche
la facoltà di Medicina dell'Università Statale sulla scia di Bocconi e Politecnico.
E' un allarme che è diventato tormentone da quasi dieci anni, da quando a Ravenna
l'Accademia degli Incamminati presentò "Il Manifesto agli Italiani per l'italiano",
cui aderirono numerosi esponenti della cultura. -
Non che si tratti di negare la necessità di un'imternazionalizzazione degli studi
universitari, di medicina come di ingegneria, economia o biologia. E' ovvio che
l'ottima conoscenza della lingua inglese debba far parte obbligatoriamente del-
la preparazione dei nuovi laureati in materie tecnico-scientifiche, e probabil-
mente anche dei laureati in scienze umanistiche, se vogliono affacciarsi sul
mondo. - Nel caso del medico, lo richiede l'aggiornamento stesso, basato sul-
la partecipazione a convegli e a seminari internazionali e sulla necessaria con-
sultazione della più qualificata òletteratura scientifica, che ormai è quasi total-
mente in inglese. Anche lo sviluppo di carriera, che augurabilmente porterà i
nuovi medici a fare esperienza all'estero, non può più prescindere dall'ottima
conoscenza dell'inglese.
Queste sono le premesse utili e ragionevoli che non devono però cancellare
la domanda di fondo: è davvero indispensabile che i corsi di laurea in medi-
cina e chirurgia vengano svolti in inglese? Ed è vero che i giovani stessi de-
siderano la "anglicizzazione" della facoltà di Medicina? Non bisogna farsi
fuorviare dal consistente numero di domande di ammissione (con test in in-
glese che servono da griglia di selezione) presentate in sola lingua inglese
che alcune facoltà di Medicina hanno aperto da qualche anno, affiancando-
li ai corsi in italiano. Non dobbiamo dimenticare infatti che presentare do-
manda per i corsi in inglese può funzionare da "piano B", in una situazione
di numero chiuso che non si riesce facilmente a varcare.
Ma i corsi di laurea in medicina svolti soltanto in inglese devono, a mio giu-
dizio, restare "paralleli" al normale insegnamento universitario in italiano,
e non devono sopprimerlo. Non si vede la necessità che la facoltà di Medi-
cina dell'Università Statale di Milano adotti anche la lingua inglese, e que-
sto per due motivi. il primo motivo è che la nostra lingua madre ha un'invi-
diabile ricchezza di espressione, che è di grande utilità e sarà fondamenta-
le nel rapporto medico-paziente. Il secondo motivo è che l a lingua italiana
è una salvaguardia per la discussione delle varie problematiche etiche che
attualmente tormentano il campo medico-scientifico , e che sono stretta-
mente vincolate alla nostra cultura greco-latina, cultura di grande apertura
mentale, tenuta in onore anche ad Oxford.
L'Università deve richiedere una reale conoscenza della lingua inglese, ma
non deve commettere l peccato di anglofilia. Non possiamo certo dimentica-
re che l'inglese è lingua egemone per ragioni politiche, e saremmo ingenui
a non considerarlo un dato di fatto. Tuttavia, come ha scritto Claudio Ma-
gris, un intellettuale di apertura europea che nessuno potrebbe tacciare di
provincialismo, "la proposta di rendere obbligatorio l'insegnamento univer-
sitario in inglese rivela una mentalità servile, un complesso di servi che
considerano degno di stima solo lo stile dei padroni".
Lucianone
L' università non pecchi di anglofilia
(da la Repubblica/Milano - 12/04/2013 - L'opinione / Giorgio Lambertenghi
Deliliers)
Studiare medicina in inglese, solo in inglese.
E' la cosiddetta "anglicizzazione" dell'Università, che sta contaminando anche
la facoltà di Medicina dell'Università Statale sulla scia di Bocconi e Politecnico.
E' un allarme che è diventato tormentone da quasi dieci anni, da quando a Ravenna
l'Accademia degli Incamminati presentò "Il Manifesto agli Italiani per l'italiano",
cui aderirono numerosi esponenti della cultura. -
Non che si tratti di negare la necessità di un'imternazionalizzazione degli studi
universitari, di medicina come di ingegneria, economia o biologia. E' ovvio che
l'ottima conoscenza della lingua inglese debba far parte obbligatoriamente del-
la preparazione dei nuovi laureati in materie tecnico-scientifiche, e probabil-
mente anche dei laureati in scienze umanistiche, se vogliono affacciarsi sul
mondo. - Nel caso del medico, lo richiede l'aggiornamento stesso, basato sul-
la partecipazione a convegli e a seminari internazionali e sulla necessaria con-
sultazione della più qualificata òletteratura scientifica, che ormai è quasi total-
mente in inglese. Anche lo sviluppo di carriera, che augurabilmente porterà i
nuovi medici a fare esperienza all'estero, non può più prescindere dall'ottima
conoscenza dell'inglese.
Queste sono le premesse utili e ragionevoli che non devono però cancellare
la domanda di fondo: è davvero indispensabile che i corsi di laurea in medi-
cina e chirurgia vengano svolti in inglese? Ed è vero che i giovani stessi de-
siderano la "anglicizzazione" della facoltà di Medicina? Non bisogna farsi
fuorviare dal consistente numero di domande di ammissione (con test in in-
glese che servono da griglia di selezione) presentate in sola lingua inglese
che alcune facoltà di Medicina hanno aperto da qualche anno, affiancando-
li ai corsi in italiano. Non dobbiamo dimenticare infatti che presentare do-
manda per i corsi in inglese può funzionare da "piano B", in una situazione
di numero chiuso che non si riesce facilmente a varcare.
Ma i corsi di laurea in medicina svolti soltanto in inglese devono, a mio giu-
dizio, restare "paralleli" al normale insegnamento universitario in italiano,
e non devono sopprimerlo. Non si vede la necessità che la facoltà di Medi-
cina dell'Università Statale di Milano adotti anche la lingua inglese, e que-
sto per due motivi. il primo motivo è che la nostra lingua madre ha un'invi-
diabile ricchezza di espressione, che è di grande utilità e sarà fondamenta-
le nel rapporto medico-paziente. Il secondo motivo è che l a lingua italiana
è una salvaguardia per la discussione delle varie problematiche etiche che
attualmente tormentano il campo medico-scientifico , e che sono stretta-
mente vincolate alla nostra cultura greco-latina, cultura di grande apertura
mentale, tenuta in onore anche ad Oxford.
L'Università deve richiedere una reale conoscenza della lingua inglese, ma
non deve commettere l peccato di anglofilia. Non possiamo certo dimentica-
re che l'inglese è lingua egemone per ragioni politiche, e saremmo ingenui
a non considerarlo un dato di fatto. Tuttavia, come ha scritto Claudio Ma-
gris, un intellettuale di apertura europea che nessuno potrebbe tacciare di
provincialismo, "la proposta di rendere obbligatorio l'insegnamento univer-
sitario in inglese rivela una mentalità servile, un complesso di servi che
considerano degno di stima solo lo stile dei padroni".
Lucianone
sabato 20 aprile 2013
Ultime notizie - Italia / Elezione del presidente
20 aprile '13 - sabato 20th April / Saturday
Giorgio Napolitano rieletto
Presidente della Repubblica
Grillo: "E' golpe, a Roma in milioni"
Rodotà: "Sempre stato contrario a marce su Roma"
Spoglio concluso: al raggiungimento del quorum (video) applausi e contestazioni M5S: alla fine eletto con 738 voti. Rodotà 217. E' il primo "bis" della storia repubblicana. Dal Quirinale: "Non posso sottrarmi a responsabilità, ci sia analoga assunzione da parte di tutti". Rodotà da Bari: "Clima di tensione, ma quello che decide il Parlamento è democrazia". Bersani, Berlusconi e Monti al Colle. No dei Cinque Stelle. Anche Sel per Rodotà, durissimo attacco al Pd.. Renzi su Napolitano: "Fatto positivo". La Cei: "Presidente prenda in mano la situazione".
REPUBBLICA TV - Massimo Giannini: "Resa e metamorfosi della Repubblica" <<VIDEO-ascolto
Si infiamma la protesta dei Cinque Stelle. Convocata una manifestazione in piazza Montecitorio alle 19.30. Sel prende le distanze, Vendola: "Misura le parole". Al via l'iniziativa: "Adotta un parlamentare Pd". Crimi: "Hanno preferito inciuciare" -
Il leader: "Blog sotto attacco"
Lucianone
Giorgio Napolitano rieletto
Presidente della Repubblica
Grillo: "E' golpe, a Roma in milioni"
Rodotà: "Sempre stato contrario a marce su Roma"
Spoglio concluso: al raggiungimento del quorum (video) applausi e contestazioni M5S: alla fine eletto con 738 voti. Rodotà 217. E' il primo "bis" della storia repubblicana. Dal Quirinale: "Non posso sottrarmi a responsabilità, ci sia analoga assunzione da parte di tutti". Rodotà da Bari: "Clima di tensione, ma quello che decide il Parlamento è democrazia". Bersani, Berlusconi e Monti al Colle. No dei Cinque Stelle. Anche Sel per Rodotà, durissimo attacco al Pd.. Renzi su Napolitano: "Fatto positivo". La Cei: "Presidente prenda in mano la situazione".
REPUBBLICA TV - Massimo Giannini: "Resa e metamorfosi della Repubblica" <<VIDEO-ascolto
Si infiamma la protesta dei Cinque Stelle. Convocata una manifestazione in piazza Montecitorio alle 19.30. Sel prende le distanze, Vendola: "Misura le parole". Al via l'iniziativa: "Adotta un parlamentare Pd". Crimi: "Hanno preferito inciuciare" -
Il leader: "Blog sotto attacco"
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