lunedì 25 marzo 2013

Economia italiana (per capire) - La crescita perduta

25 marzo '13 - lunedì            25th March / Monday                  visioni post - 15

Per capire meglio alcuni aspetti economici riguardanti l'Italia e le
altre nazioni, soprattutto dell'Eurozona, comincio a dare notizie
ricavate, per lo più, da lunghi articoli  del giornalista-economista
Alessandro Penati (cui seguiranno altri noti e meno noti) così da
avere un quadro più allargato-approfondito sull'argomento.
(Lucianone)

(da la Repubblica - 6 dicembre 2012  -  Alessandro Penati)
Mercato
Bill Gates, Carlos Slim e la crescita perduta
Da 15 anni la crescita italiana  non tiene il passa  con  l'Europa
del "nord" e gli altri paesi industrializzati: il divario di reddito si
allarga e il debito pubblico diventa meno sostenibile. Da almeno
60 siamo alle prese con la questione meridionale. Questi i grandi
problemi del paese.    
Che cosa ci sia all'origine della differente prosperità economica
di nazioni o regioni, e che cosa determini la loro capacità di cre-
scere , è l'argomento del libro 'Why Nations Fail'  (D. Acemoglu
e J. Robinson): un'analisi che mette in luce elementi rilevanti per
per l'Italia di oggi.
La spiegazione "geografica" (clima, risorse naturali) e  quella  "sociologica" 
(credo religioso, cultura, struttura familiare) sono state contraddette dall'evi-
denza empirica. La spiegazione più frequente è la "miopia": la scarsa crescita
è frutto di politiche economiche errate, prodotto della "miopia" di una classe
dirigente.  Basterebbe dunque una élite illuminata che attui le politiche giu-
ste. Ed è la convinzione prevalente in Italia: la ricetta per la crescita è nota,
ma  è compito  di  una nuova élite (governo tecnico, Bce, Ue, concertazione
sindacati- impree, eccetera) metterla in atto.    Questo libro documenta che
non è così.
Le istituzioni economiche determinano gli incentivi all'istruzione, al risparmio,
all'investimento, all'innovazione, all'adozione di nuove tecnologie. In definitiva
la capacità di crescita.  Le istituzioni economiche sono quindi cruciali; ma è il
processo politico  che  determina le istituzioni economiche e sono le istituzioni
politiche che determinano il funzionamento di questo processo.
La crescita dipende quindi da quanto l'agenda della politica e delle istituzioni
è dettata dagli interessi della classe dirigente, piuttosto che dei cittadini.
La crescita sarà minore  dove un'élite radicata  privilegia le politiche che conso-
lidano il suo potere. Crescita economica, infatti, significa rimpiazzare il vecchio
col nuovo, adattandosi rapidamente a nuove tecnologie e cambiamenti, spostan-
do capitale e lavoro verso i settori più produttivi: la celebre "distruzione creativa",
che però destabilizza relazioni  e  posizioni consolidate, alterando potere politico
ed economico. - Una classe dirigente difficilmente si darà da fare per indebolirsi
con le proprie mani.
Nogales, Arizona, ha un reddito pro capite triplo di Sonora, Messico; ha scuole e 
strade migliori, meno corruzione e criminalità. Eppure, solo una barriera di confi-
ne separa le due città. La spiegazione sta nella storia di due tra i più ricchi uomini
al mondo: l'americano Bill Gates e il messicano Carlos Slim. Il primo ha costruito
la sua fortuna creando Microsoft: il sistema educativo  gli ha dato l'istruzione ap-
propriata; le istituzioni economiche  gli hanno permesso  di creare una nuova im-
presa e fornito i finanziamenti; il mercato del lavoro di assumere personale quali-
ficato; un mercato aperto di vendere i suoi prodotti ed espandersi. Le stesse istitu-
zioni, a garanzia dell'interesse collettivo, hanno però controllato che non abusas-
se del potere monopolistico.
Carlos Slim, invece, ha costruito la sua di fortuna conquistando il monopolio della
telefonia dalla privatizzazione di Telemex, pur non essendo il miglior offerente, con
risorse  ottenute  a debito; e preservandolo, sei anni dopo, vincendo contro l'accusa
di monopolio dell'Antitrust messicano. In un paese dove dominano le relazioni e la 
corruzione della classe politica. Questo dovrebbe ricordarci qualcosa.
Per crescere e ridurre le disparità regionali non basta enunciare e promettere riforme
economiche. Ci vuole una critical juncture, ovvero un evento critico che rompa l'equi-
librio delle istituzioni politiche, e quindi economiche, della società.
Oggi, non mi illuderei che governo tecnico, riforma elettorale, movimentismo, federa-
lismo, fiscal and growth compact possano rappresentare uno di questi snodi cruciali.
La nostra juncture critica poteva essere l'apertura ai capitali e alla concorrenza inter-
nazionali a seguito della crisi del 1993 e del'ingresso nell'Euro: avrebbero potuto spaz-
zare relazioni  e  rendite, disintermediare il sistema bancario, e imporre al Paese rifor-
me e liberalizzazioni.     Un'occasione perduta perchè le nostre élite si sono arroccate
con successo: con il nobile pretesto di tutelare la stabilità del sistema finanziario, del-
l'interesse nazionale e dell'occupazione.

  
La vignetta di Altan

Lucianone

domenica 24 marzo 2013

Sport - calcio / Serie B - 33^ giornata 2012/13

24 marzo '13 - domenica         24th March / Sunday                                     4

Ribaltone Hellas Verona in  7'! 

Ok il Livorno

Rallenta il Sassuolo, Empoli k.o.
 33ª giornata: Mandorlini da 0-2 a 3-2 con il Crotone; i toscani battono 2-0 il Lanciano; capolista bloccata in casa dalla Ternana. L'Empoli cade in casa nel posticipo con il Bari. Ok Novara, Reggina e Pro Vercelli.
Grande rimonta del Verona nella 33ª giornata di Serie B: la squadra di Mandorlini va sotto 0-2 in casa con il Crotone, poi mette a segno il ribaltone in 9 minuti. Successo importante in vista del big match in casa del Sassuolo, che rallenta ancora, bloccato sullo 0-0 dalla Ternana. Tiene il passo in chiave secondo posto il Livorno: 2-0 al Lanciano. Si stacca invece l'Empoli che precipita a 10 punti dal secondo posto: i play-off sono a rischio. Ok Novara, Reggina e Pro Vercelli. Pari Brescia-Cittadella e Vicenza-Ternana. Negli anticipi di ieri il Cesena ha vinto 2-1 a Grosseto, mentre il Modena ha battuto fuori casa 1-0 il Padova.

Verona-Crotone 3-2 — Tre gol in nove minuti, per restare secondi e lasciare dietro il Livorno prima di Sassuolo. Il Verona soffre le pene dell’inferno ma batte il Crotone, sprofonda sullo 0-2 ma risale con l’orgoglio e le mosse di Mandorlini dopo l’intervallo. Pioggia battente al Bentegodi, ritmo lento ed equilibrio totale. Il Crotone in avvio fa un figurone. Senza paura e sempre pronto a ripartire. Dall’altra parte Hallfredsson si accomoda in panchina, dopo i 76 minuti giocati a Lubiana contro la Slovenia di Bacinovic, rimasto a guardare con la sua Nazionale ed in campo al Bentegodi in una mediana con Jorginho e Nielsen. L’Hellas fa fatica come non mai a prendere in mano il pallino del gioco, perché il Crotone conferma di avere piedi buoni e personalità sufficiente per tenere lontano il pallone da Caglioni. Così nessuno si meraviglia più di tanto quando (34’) Eramo spunta in piena area sull’angolo di Ciano e infila Rafael. Il primo tempo è tutto qui, fra un Verona bloccato ed un Crotone spigliato forte della spinta di tre partite vinte nelle ultime quattro giornate. Si torna negli spogliatoi senza recupero con un risultato quanto meno inatteso. Il Bentegodi non crede ai suoi occhi quando (13’) De Giorgio dalla sinistra si beve Nielsen e Cacciatore chiudendo a giro di destro là dove Rafael non può arrivare. Per accendere il Verona però ci vuole un attimo, perché Mandorlini ha in panchina gente come Hallfredsson e Ferrari, in campo già sei minuti prima dello spunto di De Giorgio. Sotto la doccia vanno Bacinovic e Rivas. E coi due centravanti (Cacia più Ferrari) più l’adrenalina dell’islandese la musica diventa un’altra. A dare una mano a Mandorlini ci si mettono anche i centrali di Drago, immobili quando Cacia (15’) è solo ai limiti dell’area piccola a raccogliere di testa l’invito di Cacciatore e fermi (19’) pure sullo spunto di Agostini, il cui invito davanti a Caglioni trova troppo comodamente il piatto vincente di Cacia. Il Verona spinge ancora, dalla parte sinistra della difesa del Crotone qualcosa non funziona se (23’) Cacciatore può di nuovo alzare la testa e cogliere il rimorchio centrale del neoentrato Sgrigna, che non poteva trovare momento migliore per segnare il primo gol con la sua nuova maglia. Il Crotone si ributta nella metà campo avversaria, crea di nuovo pericoli dalle parti di Rafael. Tre minuti di recupero, battaglia aspra sotto la pioggia. Poi la fine. L’Hellas resta secondo. (Alessandro De Pietro  -  da La Gazzetta dello Sport.it)

Continua...to be continued...

venerdì 22 marzo 2013

Lavoro/occupazione - Nuovi agricoltori: contadini imprenditori

22 marzo '13 - sabato       22nd March / Saturday                          visioni post - 16

Oggi si riparte dalla terra, abbandonata dai padri a partire dagli anni '60/'70
per entrare nelle fabbriche di città e metropoli; si riparte dalla coltivazione
delle terre per combattere la crisi. Almeno un bel pò di giovani ci provano,
quelli più coraggiosi che intendono uscire da un tunnel disoccupazionale
che sembra privo di sbocchi.  Ma ci vogliono entrare, potendo, in modo im-
prenditoriale, magari trasformando la terra in oro. E per l'economia italia-
na può essere ossigeno indispensabile. Ecco al riguardo un articolo recupe-
to dalla carta stampata che sviluppa bene questo aspetto dell'occupazione
giovanile.   (Lucianone)

(da la Repubblica - Stili di vita - 18/01/2013 - Carlo Petrini)
La disoccupazione giovanile si attesta intorno al 37%: l'agricoltura
potrebbe offrire delle possibilità  /  I posti di lavoro sono in crescita
del 6% in tale settore e in tutta Italia compaiono esempi virtuosi.

Circa vent'anni fa il sistema universitario francese si rivoluzionò con l'intento di
ringiovanire la classe docente che stava vistosamente invecchiando, e questo po-
neva una serie di questioni non solo occupazionali ma anche di visione della cul-
tura e dell'insegnamento. Iniziarono così a velocizzarsi e semplificarsi i passaggi
da studente  a ricercatore, da ricercatore ad assistente, da assistente a docente  e
nel giro di qualche anno il sistema di rinnovò con beneficio di tutti.
La nostra agricoltura  è  più o meno  in quella situazione: pochi operatori, con
un'elevata età media, con culture legate ai decenni passati  e poche prospettive
di futuro, quindi scarso carburante per il presente.  -   A questo si aggiunge un
dato che sgomenta:  la  disoccupazione  giovanile  veleggia  intorno  al 37%, e
quella complessiva si attesta all'11% appesantendo destini ed esistenze indivi-
duali e familiari, e sostanzialmente  sprecando  un tesoro  di intelligenze e po-
tenzialità. Sembrerebbe un classico 2+2. l'agricoltura ha bisogno di giovani, i
giovani hanno bisogno di lavoro. Dovrebbe risultare  logico e immediato  che
la prima preoccupazione della politica oggi dovrebbe essere quella di facilita-
re l'accesso dei giovani (ma anche dei quarantenni e cinquantenni che stagna-
no da anni in cassa integrazione o che si ritrovano senza un lavoro fino a poco
tempo fa considerato "sicuro") in agricoltura.

C'E' CHI STUDIA PER RILEVARE L'AZIENDA DI FAMIGLIA
Da qualche parte  ci stanno provando: a Cervere, in provincia di Cuneo, il
Conservatorio di Valorizzazione e Tutela del Porro, ha fatto il suo 2+2.  La
domanda  di Porro  di Cervere cresce, la produzione non è sufficiente, tante
persone in paese sono senza lavoro.   Non era un 2+2 scontato: i produttori
del consorzio avrebbero potuto semplicemente aumentare le loro produzioni,
affittare  o  acquistare altri terreni, il loro ruolo  di imprenditori agricoli li 
avrebbe giustificati.   Ma si sono ricordati che prima di essere imprenditori
agricoli sono cittadini, sono parte di una comunitò. Sicchè hanno proposto
un bando per disoccupati (www.porro-cervere.cn.it/): loro ci mettono la ter-
ra e la formazione per la prima stagione, e il supporto alla commercializza-
zione del prodotto.   Poi, dopo questo anno di prova, chi vuole continuare,
chi si sarà appassionato e avrà dimostrato di poter fare questa cosa con se-
rietà, potrà avere l'aiuto di una banca locale per avviare la sua impresa.
Tantissime sono  poi  le iniziative individuali, al punto che, nonostante
tutto, il comparto agricolo pare essere l'unico in questo paese a segnare
andamenti positivi, con il numero dei posti di lavoro in crescita di circa
il 6% e le imprese agricole guidate da giovani in crescita del 4%.
Si tratta, certo, qualche volta, di trentenni che decidono di riprendere e
rivitalizzare aziende di famiglia, sicchè si farebbe i fretta a dire beh, cer-
to, se hai la terra il più è fatto. Non è così: certo avere la terra aiuta, ma
gli investimenti  necessari  per metterla  in produzione  sono imponenti,
così come sono  spaventose  le trafile burocratiche  che occorre seguire
per realizzare a norma di legge i propri sogni incastrando i regolamenti
comunali con quelli nazionali, cercando la via per accedere a finanzia-
menti regionali o europei, insomma destinando una quantità impressio-
nante ad altro, prima di fare davvero agricoltura. E' questa la storia di
due laureati dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: uno,
Nicola del Vecchio, tornato in Molise per avviare la sua azienda  sui ter-
reni di famiglia (famiglia di medici e avvocati, che di quei terreni non si
era mai preoccupata più di tanto limitandosi a darli in affitto) e l'altro,
Carlo Fiorani, tornato in Lombardia  per far ripartire con criteri di so-
stenibilità un'azienda agricola lasciata da tempo al suo destino...

C'E'  CHI PARTE DA ZERO
Ma c'è anche chi parte esattamente da zero: niente famiglie di agricoltori
alle spalle,niente terreni, niente capitali.   Qualche volta   anche niente
competenze. E' la storia di alcuni giovani viticoltori che si stanno cimen-
tando nel campo del vino: I Dirupi (Valtellina), Didier Gerbelle  (Valle
d'Aosta), Simone Scaletta (Langhe), Gianluca Colombo di Segni di Lan.
ga (Langhe), Val Faccenda (Roero), Andrea Tirelli  (Colli Tortonesi):
storie impastate di curiosità, passione, allegria e fiducia, ma anche di
umiltà e di gratitudine  verso chi può dare una mano, insegnare, fare
rete.  -  Forse è questo l'asso nella manica che hanno i giovani rispetto
ai loro  colleghi contadini  con  qualche decennio  in più:  fanno rete,
chiedono formazione e informazione, usano i vicini di casa o i social
network, ma alla fine riescono a capire perchè non dovevano potare
quando hanno potato o non dovevano lavorare il pane in quel modo
lì. E soprattutto sanno tante cose diverse: hanno formazioni in campo
umanistico, ambientale, politico, economico.  E decidono di darsi al-
l'agricoltura, portando in dono quel che sanno e ricevendo quel che
chiunque vorrà insegnargl
La nuova economia si rafforza quando questi giovani agricoltori sanno
operare in tutta la filiera, producono i cereali per fare il pane o alleva-
no pecore per produrre formaggi, studiano forme di nuova commercia-
lizzazione diretta. E proprio l'Università di Scienze Gastronomiche di
Pollenzo nei prossimi mesi metterà in cantiere  corsi di apprendistato
per salumieri, micro birrai, panettieri, affinatori di formaggi, proprio
per rispondere a queste esigenze.
La domanda allora è:  cosa aspetta la nostra classe politica per ridurre
una burocrazia asfissiante? Che cosa aspetta la nostra classe dirigente
ad occuparsi di questo settore? A mettersi a studiare questo ambito per
fare in modo che parlare di Made in Italy non diventi, a breve, un par-
lare a vanvera?    Cosa aspettano a capire che sta lì, in quei campi, in
quelle mani, in quei cervelli e in quella voglia di sudare, l'identità di
questo nostro paese? Bisogna che quel mestiere torni ad essere presti-
gioso e soddisfacente, che torni ad essere uno dei mestieri principi ver-
so cui l'uomo naturalmente tende, e deve avere riconoscimento a livel-
lo sociale ed economico.  L'era del "vai a zappare" detto a chi non pa-
reva particolarmente dotato per gli studi è finita da un pezzo.  Oggi a
zappare ci vanno, ci vorrebbero andare, quelli che  studiando  hanno
capito  che è a aprtire dal cibo che si cambia il mondo, e si migliora
l'ambiente, la salute, la qualità della vita di tutti.
La società civile ha capito bene che, come giustamente titolava un
sito di settore qualche giorno fa, è ora di "salire in agricoltura".
E' ora che lo capiscano, anzi sono già in grave ritardo, istituzioni,
politica e banche.

CIFRE
I nuovi agricoltori con meno di 35 anni
6%       Nell'Unione europea
3%       In Italia
7,9%   In Francia
7,7%   In Germania
Le imprese agricole degli under 35 in Italia
65 mila  pari al 10% della imprenditorialità giovanile del Paese
di cui
50%  cerca di espandere la sua attività
78%  punta al miglioramento dei prodotti
80%  cerca nuovi canali commerciali (vendita diretta, ecc.)
Rapporto età-estensione delle aziende
(agricoltori under 35 - media Ue 18%)
8%     Meno di 10 ettari
19%   Almeno 50 ettari
18%   Da 50 a 100 ettari
Continua...to be continued...

mercoledì 20 marzo 2013

Ultime notizie - Dall'Italia / Latest news

21 marzo '13 - giovesì            21st Maech / Thursday                  visioni post - 6

Politica
Grillo al Colle: “A noi il governo”
“A M5S la vigilanza su Rai e Servizi”

Berlusconi: "Il Pd non può avere tutto: Camere,
governo e pure Quirinale"

Venerdì l’incarico.
Occhi puntati sulle richieste dei Cinque Stelle: “Cariche istituzionali mercanteggiate tra i partiti”
Oggi tocca a Pdl-Lega e a Bersani 
Occhi puntati sul Quirinale. Le consultazioni sono partite ieri, ma oggi è la giornata clou con le audizioni di Beppe Grillo (senza Gianroberto Casaleggio colpito da un’influenza), Pdl-Lega e Pierluigi Bersani.  
LA GIORNATA  
Giorgio Napolitano intende fare presto e vuole numeri certi in Parlamento per conferire il mandato esplorativo al Pd, che alle elezioni ha ottenuto la maggioranza assoluta solo alla Camera. In vista c’è un incarico lampo per Bersani, ma non si esclude l’opzione di un esecutivo di responsabilità nazionale, il cosiddetto “piano B” di cui si parla da giorni, gradito ai montiani e al Pdl. Dopo l’incontro con la delegazione M5S saliranno al Colle le delegazioni del Pdl e della Lega Nord che hanno deciso di presentarsi insieme per dare alla coalizione di centrodestra un segnale di compattezza. Alle 15,15 è previsto l’incontro tra il presidente Giorgio Napolitano e il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi. Alle 18, infine, sarà sul Colle la delegazione del Pd guidata dal segretario Pier Luigi Bersani. Difficilmente l’incarico ’”esplorativo’’ o “pieno” verrà assegnato da Napolitano questa sera. E’ più probabile che arrivi domani.  

ELEZIONI POLITICHE 2013

Bersani corregge la rotta
e valuta il passo laterale / Il segretario del Pd poterebbe fare da regista


Pier Luigi Bersani, segretario del Pd
Il Quirinale, il piano B di Napolitano Un governo di scopo super partes

L’obiettivo resta chiarissimo, e non muta: un governo per il cambiamento. Di tutto il resto - a chi l’incarico, in che tempi e con quale mandato - Pier Luigi Bersani discuterà oggi al calar del sole con Giorgio Napolitano: senza rigidità o, addirittura, impuntature. «Pier Luigi, naturalmente, se la sente di gestire questa fase - annota Stefano Di Traglia, fidatissimo portavoce -. Ha inviato a tutti i parlamentari gli otto punti base del possibile programma, e questo vuol dire che vuole ed è pronto a governare. Ma adesso occorre abbassare la tensione su chi e quando avrà un mandato dal Quirinale: perchè questo è compito di Napolitano, di cui ci fidiamo pienamente».  

Atletica
21/03/2013 - personaggio

Addio Mennea, re della velocità azzurra

L’ex campione è morto a 60 anni.
Oro olimpico a Mosca nel 1980,
il suo record sui 200 durò 17 anni.
La camera ardente nella sede Coni
Roma 
È morto stamattina in una clinica a Roma, all’età di 60 anni, Pietro Mennea, ex velocista azzurro, olimpionico e primatista mondiale dei 200 metri dal 1979 al 1996. L’ex campione, soprannominato “Freccia del Sud”, da tempo lottava con un male incurabile. Nato a Barletta nel 1952, al di fuori dello sport è stato un avvocato e politico. Nel 2006 ha fondato con la moglie Manuela Olivieri la “Fondazione Pietro Mennea”, sostenendo la ricerca medico-scientifica, associazioni culturali e sportive. Tra gli obiettivi la lotta al doping, attraverso la diffusione dei valori nel mondo dello sport. 

Camera ardente al Coni  
Appresa la notizia della morte del campione Pietro Mennea, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, è rientrato precipitosamente da Milano, dove si trovava per impegni di lavoro. Il numero 1 dello sport italiano ha disposto l’allestimento della camera ardente per oggi pomeriggio, nella sede del Coni, a Roma.  

«Grande uomo di sport»  
«È una situazione troppo dolorosa, si fa fatica a fare commenti, perché non solo era un grande uomo di sport, ma anche un grande amico. Proprio qualche settimana fa ci eravamo ripromessi di vederci presto, al telefono. E non ci siamo riusciti. Per la Fidal è un giorno tristissimo». Alfio Giomi, il presidente della Federazione Italiana Atletica Leggera ha commentato così la scomparsa dell’ex campione. 


Val Susa
I deputati grillini portano i No Tav nel cantiere
Nella lista stilata dai parlamentari
anche i contestatori più radicali,
inseriti come “collaboratori” di deputati
e senatori per accedere all’area off limits.

lunedì 18 marzo 2013

Economia - La crisi economica tra Svizzera, Italia e resto d'Europa: stipendi e cifre

18 marzo '13 - sabato          18th March / Saturday                 visioni post - 24

Le retribuzioni  (1)
Referendum in Svizzera: stop agli stipendi d'oro
Maggioranza quasi al 68%, stravince il sì al tetto per i manager - Limite
anche ai bonus
Lugano - Si chiama Thomas Minder il picolo industriale svizzero, con una fabbrichetta
che produce materiale per l'igiene dentale, che passerà alla storia per aver fatto piange-
re i tycoon delle grandi banche e delle multinazionali, quotate alla borsa di Zurigo.   Ai
quali è riuscito a tagliare, senza tante storie, stipendi e bonus a molti zeri.
Minder, che siede nel Parlamento federale  come indipendente, ha vinto il referendum
che lui stesso aveva denominato "contro le retribuzioni abusive", e al quale il 67,9 per
cento dell'elettorato ha dato il proprio consenso, una delle maggioranze più schiaccian-
ti della storia della confederazione.
"Minder ha vinto, innanzitutto, per la coincidenza tra crisi economica, avvertita pure in
Svizzera, con le notizie  sui bonus milionari  di molti supermanager", spiega l'avvocato
Paolo Bernasconi, presidente del comitato nazionale che si è battuto perchè il referen-
dum passasse.    "Tenga presente - aggiunge Bernasconi - che, finora, i dirigenti delle
aziende quotate in Borsa  potevano  decidere , personalmente, l'importo  del proprio
stipendio e dell'eventuale buonuscita, avallati da consigli d'amministrazione compiacen-
ti".   Ed è contro questo meccanismo perverso che si è sollevato il popolo svizzero. Il
quale ha deciso che, d'ora innanzi, sarà l'assemblea degli azionisti, quindi non più il Con-
siglio di amministrazione, a stabilire l'ammontare dei bonus e degli stipendi.
La storia della lotta della pulce Milder contro i titani della grande industria e della finanza,
inizia nel 2001, con il fallimento di Swissair. Al piccolo imprenditore di Sciaffusa non an-
dò giù che Mario Corti, l'amministratore delegato della compagnia fosse riuscito (nono-
stante quell'epilogo inglorioso) a intascare una liquidazione di 12 milioni e mezzo di fran-
chi, una decina di milioni di euro di oggi.  "Ed è stato, anche, alla luce di questo ed altri
scandali che abbiamo proposto che, in futuro, vengano vietate sia le liquidazioni che le
buonuscite", dice ancora l'avvocato Paolo Bernasconi..

Il Governo elvetico ha un anno di tempo per adeguare la normativa sulle aziende
quotate, alla luce del risultato del referendum.  Intanto coloro che erano opposti
alla tesi di Minder, continuano a dipingere un'economia svizzera che sarà contrad-
distinta da un esodo massiccio dei manager più capaci, verso mercati ancora di-
sponibili a versare retribuzioni multimilionarie. Secondo Paolo Bernasconi sono
favole: "all'estero, in generale, i manager sono pagati peggio e la concorrenza è
più forte". "Potrà piuttosto succedere - argomenta dal canto suo l'ex-presidente
del partito liberale svizzero, Fulvio Pelli - che una holding sia trasferita fuori dal-
la Confederazione, di modo che le retribuzioni dei suoi dirigenti verranno decise
all'estero , aggirando, in tal modo. la legge".   "Per tradizione - dice Pelli - i diri-
genti d'azienda svizzeri hanno sempre goduto di un'immagine austera. Poi , una
ventina d'anni fa, si è sposato il modello americano, con la conseguenza che si
è saputo di top manager, come il numero uno di Credit Suisse, Brady Dougan,
che in un solo anno è arrivato a guadagnare 60 milioni di franchi".
(da la Repubblica - 4 marzo 2013 - Franco Zantonelli)

Le retribuzioni   (2)
Le buste paga italiane al 12° posto in Europa - In Germania
guadagnano il 14% in più di noi
I lavoratori danesi guadagnano quasi il doppio di quelli italiani: 27,09 euro lordi
in media per ora contro 14,48. Ma a guadagnare più di noi nella Ue sono in tan-
ti: ben 11 Paesi, come emerge dall'indagine Istat "Struttura delle retribuzioni".
Siamo lontanissimi anche dall?Irlanda, che vanta una retribuzione lorda media di
22,23 euro, e dal Lussemburgo (21,95). - I nostri salari sono inferiori di oltre il
14% a quelli tedeschi, del 13% a quelli del Regno Unito e dell'11% a quelli fran-
cesi. Sono inferiori anche alla media dell'Eurozona, 15,22 euro, battono solo la
media Ue27 (14,02 euro), che però tiene conto anche di Paesi con salari bassis-
simi come la Bulgaria (2,04 euro l'ora), ultima in classifica, Romania (2,67), Let-
tonia (3,78) e Lituania (3,44).
I dati Istat riguardano le imprese e le istituzioni con almeno 10 dipendenti nell'in-
dustria e nei servizi, e non tengono conto dei contratti di apprendistato.
Le rilevazioni sono state effettuate nell'ottobre 2010, ma è difficile pensare che
le cose nel frattempo siano cambiate in meglio per il nostro Paese, tanto che il
51,1% degli italiani dichiara, secondo l'ultimo rapporto Eurispes, di percepire
retribuzioni "per niente" o "poco" soddisfacenti, contro un carico di lavoro ec-
cessivo per il 32,2% degli intervistati. A pesare sull'insoddisfazione della mag-
gioranza dei lavoratori italiani  sono  anche probabilmente le forti disparità di
trattamento. I dipendenti con almeno 15 anni  di anzianità aziendale percepi-
scono una retribuzione annua  superiore del 61,4%  rispetto  ai loro colleghi
assunti da meno di cinque anni.   Considerando le varie fasce di età, le diffe-
renze sono anche maggiori: la retribuzione lorda oraria media e di 9,6 euro
nella fascia d'età 14-19 anni, sale a 11,2 euro da 20-29 anni e fino a 23,5
euro per gli ultrasessantenni.  Sarà per quello che (conferma l'ultima edizio-
ne  dell'Osservatorio  sul  Diversity management  della  Sda  Bocconi)
"l'azienda non sembra essere tanto il luogo della guerra tra i sessi, quanto
quello della guerra tra le generazioni".

Lucianone

Sport - calcio / Serie B - 31^ giornata 2012-13

18 marzo '13 - lunedì       18th March / Monday

sabato 16 marzo 2013

POLITICA - Italia / Fatto il Parlamento

16 marzo '13 - sabato        16th March / Saturday

Eletti i presidenti dei due rami del Parlamento
Grasso e Boldrini, uno-due per il Pd
Insorge il Pdl: "occupazione militare"

Vittoria doppia nelle due camere per Pd e Sel

Le elezioni di Boldrini a Montecitorio e Grasso a palazzo Madama mandano su tutte le furie i vertici del Pdl

Una giornata convulsa con la doppia prova di forza della maggioranza (relativa) Pd-Sel che elegge due suoi rappresentanti sugli scranni più alti di Camera e Senato. E l'amarezza dei vertici del Pdl, che hanno sfiorato la riconferma di Renato Schifani a palazzo Madama, poi sfuggita dopo che si è compreso che l'inatteso asse con Scelta Civica di Monti non andasse in porto per le richieste, da un lato e dall'altro. Alla fine la quadra non è riuscita e per il Pdl a vincere oggi è stato ufficialmente «l'inciucio tra Pd e Grillo», che spinge Silvio Berlusconi e il partito ad invocare il ritorno al voto al più presto.
LA FRONDA - In realtà, il Cavaliere vede allargarsi la fronda di quelli che pur di non andare al voto - e i sospetti ricadono anche sulla Lega nonostante per ora l'asse con il Carroccio regga - sarebbero disponibili a non ostacolare la nascita di un governo targato Pd. In aggiunta al timore che le crepe all'interno dei grillini possano allargarsi a tutto vantaggio della sinistra. Con il solo risultato di escludere il Pdl e relegarlo ai margini, fuori da ogni trattativa per il Quirinale.
«L'OCCUPAZIONE» - Ma per il Cavaliere quella che non disdegna di definire una vera e propria occupazione militare da parte della sinistra potrebbe, nella partita sul successore di Napolitano, rivelarsi una carta a favore del Pdl. Certo, è una minima speranza e la rabbia c'è, anche per aver assistito allo sfumare del tentativo di blitz a palazzo Madama. Si sono presi tutto, si è sfogato con alcuni senatori dopo il voto che ha eletto Pietro Grasso - per il quale tra l'altro l'ex premier nutre rispetto e stima - alla guida del Senato. Bersani, avrebbe spiegato Berlusconi ai suoi, ha messo in piedi una operazione mirata a farmi fuori e ora i magistrati faranno il resto.

Piero Grasso e Laura Boldrini, presidenti del Senato e della Camera

Laura Boldrini è presidente della Camera

La deputata di Sel, candidata dal Pd, ha ottenuto 327 voti. Discorso molto applaudito: «Difendo i diritti degli ultimi»

Boldrini e Grasso Presidenti
Ora la sfida del governo

TUMBLR TWITTER E INSTAGRAM | Pietro Grasso (Pd) eletto presidente del Senato (VIDEO) con l'appoggio dei grillini siciliani. Laura Boldrini (Sel) nuovo presidente della Camera (VIDEO). Berlusconi attacca: «Occupazione militare».

I RETROSCENA
La nottata di trattative finita con la presa d’atto del «disimpegno» di Mario Monti, l’annuncio a sorpresa di Pier Luigi Bersani incontrando deputati e senatori Pd di primo mattino, il risultato positivo che arriva subito a Montecitorio e poi, dopo un pomeriggio caratterizzato da discussioni e spaccature dentro Scelta civica e Movimento 5 Stelle, il bis a Palazzo Madama. 
Due nomi tirati fuori dal cilindro dal leader Pd dopo aver registrato che l’offerta di «corresponsabilità» è caduta nel vuoto. «Con i Cinquestelle c’è stato un confronto non improduttivo ma che non è andato a buon fine, mentre da altri c’è stato un disimpegno che ha causato un’evidente sorpresa», dice Bersani incontrando alle otto e mezza del mattino i gruppi parlamentari Pd. Il riferimento è a Monti, che incassato il no del Colle alla sua candidatura alla presidenza del Senato si è rifiutato di proporre altri nomi di Scelta civica. Bersani lo aveva detto, «se costretti, faremo da soli». E a deputati e senatori democratici propone di votare due nomi, quello della ex portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati e quello dell’ex procuratore antimafia, invisi a Lega e Pdl, ma con i quali conta di sparigliare le carte, lanciare un chiaro segnale di rinnovamento e far uscire allo scoperto i parlamentari montiani e quelli del M5S. Una strategia che si rivela vincente. E che consente a Bersani di guardare con ottimismo alla prossima tappa, ovvero l’incarico a formare quel «governo di cambiamento» prospettato all’indomani delle elezioni. Perché se è vero, come il leader del Pd dice all’inizio della lunga giornata, che «questa legislatura nasce con degli elementi di fragilità», è anche vero, come dice quando è sera e ha incassato il doppio successo, «se si vuole, cambiare si può». 

Lucianone


Sport - calcio / Serie A - 29^ giornata: i due anticipi

16 marzo '13 / sabato      16th March / Saturday

Bologna  -  Juventus      0  -  2
Catania  -  Udinese        3  -  1

JUVENTUS   QUASI SCUDETTATA
CATANIA     AVANTI PER UN POSTO IN 'EUROPA LEAGUE'


Lucianone

venerdì 15 marzo 2013

Politica / società - Italia vista da Stampa tedesca online

15 marzo '13 - venerdì       15th March / Friday


Germania
Dopo le lodi lo Spiegel avverte:
Grillo pericolo per l'Europa

In un editoriale on line si attribuisce la forza di Grillo al risentimento contro la classe politica, il sistema parlamentare, Bruxelles e la Germania.
 Bisognerebbe augurarsi che Steinbrück abbia avuto ragione quando ha affermato che gli italiani hanno eletto due buffoni. Ma purtroppo sembra proprio che su uno dei due si sia sbagliato». Jan Fleischhauer, editorialista abbastanza noto e alquanto controverso, conclude così un commento su Beppe Grillo comparso sullo «Spiegel on line» richiamando la gaffe in cui il candidato socialdemocratico alla cancelleria si era prodotto all’indomani dell’apertura delle urne in Italia. E il senso della frase è chiaro: Berlusconi sarà pure un clown, ma Grillo non lo è affatto. È, come recita il titolo del commento, «l’uomo più pericoloso d’Europa».
Grillo, al qaeda bombardi roma

L'INTERVISTA
Fleischhauer prende spunto dall’intervista che il leader del movimento Cinque Stelle ha rilasciato giorni fa al quotidiano economico «Handelsblatt», nella quale sostiene (fra l’altro) che «de facto» l’Italia è già fuori dell’euro e che in capo a sei mesi i partiti rappresentati nel parlamento italiano saranno morti.


Per l’editorialista dello «Spiegel» si tratta di affermazioni che mettono a nudo il carattere antidemocratico di Grillo, che invece - sostiene - in Germania viene visto con una certa simpatia perché qua si ritiene, a torto, che le sue idee siano vicine a quelle dei Verdi e della sinistra. Ma si tratta di un pericoloso fraintendimento: la proposizione di contenuti ecologici e di rinnovamento della politica, come il sostegno alle energie alternative, una maggiore partecipazione dei cittadini, la protesta contro i politici disonesti e ingordi sono, secondo Fleischhauer soltanto la superficie. In realtà la forza del leader italiano è nel risentimento non solo contro la classe politica, ma contro il sistema parlamentare in sé, contro i burocrati di Bruxelles e, last not least, i tedeschi. Questa è la chiave del suo successo e con la democrazia ha poco a che vedere.
Il commentatore tedesco dice di condividere la tesi dello storico britannico Nicholas Farrell autore di una biografia di Mussolini al quale, recentemente, ha paragonato Grillo. Ambedue hanno tratto spunto per la loro avventura politica dalla sinistra e sono rimasti, in fondo all’anima, uomini di sinistra. Mussolini era nero, Grillo pare verde, ma tutti e due, secondo l’opinione di Farrell che Fleischhauer condivide a pieno, «hanno il cuore rosso».

Lucianone