6 dicembre '18 - giovedì 6th December / Thursday visione post - 7
Ben vengano le proiezioni "pirata", in piazze gremite di ragazzi, del film su Stefano
Cucchi. Servono a tenere vivi , in un colpo solo, non uno, ma due casi politici di enor-
me importanza. Il primo è il diritto di non morire per mano di Stato. Il secondo è il
tema, davvero epocale, della sopravvivenza dell'arte come mestiere e come lavoro:
perchè va detto con franchezza, ai ragazzi che considerano la visione "libera" di quel
film un gesto politico (e lo è), che è un gesto politico anche andare al cinema, o scari-
care a pagamento i contenuti artistici o informativi o culturali ai quali si attribuisce
valore. Quel film ha un regista, Alessio Cremonini, e un produttore, Lucky Red. E'
costato dei quattrini, ha dato un lavoro a tecnici, operai, attori, comprimari. Non c'è
pezza: se il lavoro artistico non viene più retribuito, perchè un film (o un libro, o una
sinfonia) è come un tavolo, come un campo coltivato, come un viaggio, come una bi-
cicletta. Alla faccia "dell'ispirazione" e del talento, implica lavoro, brucia tempo, ri-
chiede capacità tecniche. Chi ci racconta di "nuovi modi" collettivi di produrre ar-
te e cultura dice una mezza verità (la rete è in sè un catalizzatore di energie), ma
mente sulla natura stessa del lavoro artistico, che è appunto lavoro, dunque fatica,
competenze, esperienze, rischio intellettuale e rischio di impresa.
La parola "gratuitp" è una menzogna da Paese dei Balocchi, e bisognerà comincia-
re a dirlo se non si vuole diventare tutti ciuchi.
(da la Repubblica - 18 sett. '18 - L'Amaca / Michele Serra)
Lucianone
DI TUTTO e di PIU Ambiente / Appuntamenti / Arte / / Cibo-cucina / Commenti / Cultura / Curiosità-comicità / Dossier / Economia-Finanza / Fotografia / Inchiesta / Intervista / Istruzione / Lavoro / Lettere / Libri / Medicina / Motori / Musica / Natura / Opinione del Giovedì / Personaggi / Psicologia / Reportage / Riflessioni-Idee / Salute / Scienze / Società-Politica / Spettacoli (cinema/tv) / Sport / Stampa-giornali / Storie / Tecnologia-Internet / Ultime notizie / Viaggi
giovedì 6 dicembre 2018
martedì 4 dicembre 2018
Ultime notizie - dall' Italia / Latest news
4 dicembre '18 - martedì 4th December / Tuesday visione post - 8
Roma - Polemiche Salvini con Spataro
Il ministro dell'Interno Salvini svela blitz su twitter / Insorge il magistrato di Torino
Spataro: "danno a indagini" / Il ministro: "Vai in pensione" / Martina (Pd): "Senza
parole" / Lo scrittore Saviano: "Un fesso pericoloso"
La tirata d'orecchie è netta: "Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell'Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso". A farla, al ministro Matteo Salvini, è il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, dopo che il vicepremier leghista aveva aperto la mattina con tweet trionfanti su arresti di stranieri avvenuti in varie città d'Italia.. Erano le 8.57 del mattino quando il numero uno del Viminale ha twittato: "49 mafiosi, colpevoli di estorsioni, incendi e aggressioni, sono stati arrestati poche ore fa dai Carabinieri in provincia di Palermo. Le buone notizie non finiscono qui. Altri 15 mafiosi nigeriani sono stati arrestati a Torino dalla Polizia, che poi ha ammanettato altri 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano. Grazie alle Forze dell'Ordine! La giornata comincia bene!".
Ma la giornata, per il ministro dell'Interno, non è proseguita altrettanto bene. La reazione di Spataro non si è fatta attendere, ed è arrivata sotto forma di un duro comunicato stampa: "All'inizio della mattinata odierna - scrive il procuratore - il Ministro dell'Interno ha diffuso un tweet in cui, facendo seguito ad altro precedente, afferma: '..non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia', facendo seguire riferimenti ad arresti avvenuti altrove". Spataro non fornisce ulteriori elementi sull'indagine in corso: si tratta, secondo indiscrezioni, di un'inchiesta su traffico di prostituzione e spaccio di droga che arriva a distanza di anni da una precedente prima tranche sulla mafia nigeriana e in particolare sul gruppo criminale degli "Eiye"che si è conclusa nel gennaio scorso con 21 condanne fino a dieci anni di carcere.
"In relazione ai soli fatti di Torino - prosegue Spataro - il Procuratore della Repubblica osserva che, al di là delle modalità di diffusione, la notizia in questione: è intervenuta mentre l'operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa; la polizia giudiziaria non ha fermato "15 mafiosi nigeriani", ma sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della Dda di questo Ufficio, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torino. Il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestazione della violazione dell'art. 416 bis c.p.; coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è ancora in corso".
La diffusione della notizia, aggunge Spataro, "contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione della notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato. Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell'Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell'azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie. Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso".
Roma - Manovra
Il ministro dell'Economia Tria: "Confronto con Ue prosegue, ma ora decisioni politiche"
Lavori fermi in commissione / Le opposizioni in pressing: "Il governo spieghi se il deficit
cala".
Nuovo stallo in commissione Bilancio alla Camera, dove non è ancora ripreso l'esame degli emendamenti alla manovra. La seduta si è aperta con la richiesta di tutte le opposizioni di avere spiegazioni dal governo sull'andamento della trattativa con la Ue e sulle modifiche al deficit per evitare la procedura di infrazione. "Da giorni e settimane stiamo discutendo di qualcosa che non esiste, sembra che ci sia già un accordo per ridurre deficit al 2%", ha detto il capogruppo Dem Luigi Marattin, seguito da Andrea Mandelli (Fi), da Guido Crosetto di Fdi e di Leu, Stefano Fassina, e dal rappresentante del misto Salvatore Caiata.
Palermo - Mafia
Colpo alla nuova Cupola di Cosa nostra / Arrestato l'erede di Riina
E' il boss Settimo Mineo, gioielliere / 46 arresti
La Cupola di Cosa nostra è tornata a riunirsi, il 29 maggio scorso. Non accadeva dal 1993. I capi delle famiglie di Palermo si sono ritrovati per eleggere il nuovo padrino, l’erede di Totò Riina morto un anno fa. E’ l’ottantenne Settimo Mineo, ufficialmente gioielliere con negozio in corso Tukory, il più anziano fra i boss della mafia siciliana, il giudice Falcone l’aveva arrestato nel 1984 e lui spavaldo aveva detto all’interrogatorio: “Non so di che parla, cado dalle nuvole”. Una vita per la mafia. Ma il mandato di Settimo Mineo è già scaduto: all’alba, la procura di Palermo diretta da Francesco Lo Voi ha fatto scattare un maxi blitz dei carabinieri nei confronti di 46 fra boss e gregari. E tra i fermati c’è anche il capo dei capi che avrebbe dovuto inaugurare la nuova era mafiosa. Con lui, tre componenti della Cupola, i rappresentanti del mandamento di Porta Nuova, Gregorio Di Giovanni; di Misilmeri-Belmonte, Filippo Salvatore Bisconti; di Villabate, Francesco Colletti. Come Mineo, tutti scarcerati di recente dopo aver scontato condanne per mafia.
Roma - Polemiche Salvini con Spataro
Il ministro dell'Interno Salvini svela blitz su twitter / Insorge il magistrato di Torino
Spataro: "danno a indagini" / Il ministro: "Vai in pensione" / Martina (Pd): "Senza
parole" / Lo scrittore Saviano: "Un fesso pericoloso"
La tirata d'orecchie è netta: "Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell'Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso". A farla, al ministro Matteo Salvini, è il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, dopo che il vicepremier leghista aveva aperto la mattina con tweet trionfanti su arresti di stranieri avvenuti in varie città d'Italia.. Erano le 8.57 del mattino quando il numero uno del Viminale ha twittato: "49 mafiosi, colpevoli di estorsioni, incendi e aggressioni, sono stati arrestati poche ore fa dai Carabinieri in provincia di Palermo. Le buone notizie non finiscono qui. Altri 15 mafiosi nigeriani sono stati arrestati a Torino dalla Polizia, che poi ha ammanettato altri 8 spacciatori (titolari di permesso di soggiorno per motivi umanitari e clandestini) a Bolzano. Grazie alle Forze dell'Ordine! La giornata comincia bene!".
Ma la giornata, per il ministro dell'Interno, non è proseguita altrettanto bene. La reazione di Spataro non si è fatta attendere, ed è arrivata sotto forma di un duro comunicato stampa: "All'inizio della mattinata odierna - scrive il procuratore - il Ministro dell'Interno ha diffuso un tweet in cui, facendo seguito ad altro precedente, afferma: '..non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia', facendo seguire riferimenti ad arresti avvenuti altrove". Spataro non fornisce ulteriori elementi sull'indagine in corso: si tratta, secondo indiscrezioni, di un'inchiesta su traffico di prostituzione e spaccio di droga che arriva a distanza di anni da una precedente prima tranche sulla mafia nigeriana e in particolare sul gruppo criminale degli "Eiye"che si è conclusa nel gennaio scorso con 21 condanne fino a dieci anni di carcere.
"In relazione ai soli fatti di Torino - prosegue Spataro - il Procuratore della Repubblica osserva che, al di là delle modalità di diffusione, la notizia in questione: è intervenuta mentre l'operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi di danni al buon esito della stessa; la polizia giudiziaria non ha fermato "15 mafiosi nigeriani", ma sta eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della Dda di questo Ufficio, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torino. Il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestazione della violazione dell'art. 416 bis c.p.; coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è ancora in corso".
La diffusione della notizia, aggunge Spataro, "contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di polizia giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione della notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato. Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell'Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell'azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie. Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso".
Roma - Manovra
Il ministro dell'Economia Tria: "Confronto con Ue prosegue, ma ora decisioni politiche"
Lavori fermi in commissione / Le opposizioni in pressing: "Il governo spieghi se il deficit
cala".
Nuovo stallo in commissione Bilancio alla Camera, dove non è ancora ripreso l'esame degli emendamenti alla manovra. La seduta si è aperta con la richiesta di tutte le opposizioni di avere spiegazioni dal governo sull'andamento della trattativa con la Ue e sulle modifiche al deficit per evitare la procedura di infrazione. "Da giorni e settimane stiamo discutendo di qualcosa che non esiste, sembra che ci sia già un accordo per ridurre deficit al 2%", ha detto il capogruppo Dem Luigi Marattin, seguito da Andrea Mandelli (Fi), da Guido Crosetto di Fdi e di Leu, Stefano Fassina, e dal rappresentante del misto Salvatore Caiata.
Palermo - Mafia
Colpo alla nuova Cupola di Cosa nostra / Arrestato l'erede di Riina
E' il boss Settimo Mineo, gioielliere / 46 arresti
La Cupola di Cosa nostra è tornata a riunirsi, il 29 maggio scorso. Non accadeva dal 1993. I capi delle famiglie di Palermo si sono ritrovati per eleggere il nuovo padrino, l’erede di Totò Riina morto un anno fa. E’ l’ottantenne Settimo Mineo, ufficialmente gioielliere con negozio in corso Tukory, il più anziano fra i boss della mafia siciliana, il giudice Falcone l’aveva arrestato nel 1984 e lui spavaldo aveva detto all’interrogatorio: “Non so di che parla, cado dalle nuvole”. Una vita per la mafia. Ma il mandato di Settimo Mineo è già scaduto: all’alba, la procura di Palermo diretta da Francesco Lo Voi ha fatto scattare un maxi blitz dei carabinieri nei confronti di 46 fra boss e gregari. E tra i fermati c’è anche il capo dei capi che avrebbe dovuto inaugurare la nuova era mafiosa. Con lui, tre componenti della Cupola, i rappresentanti del mandamento di Porta Nuova, Gregorio Di Giovanni; di Misilmeri-Belmonte, Filippo Salvatore Bisconti; di Villabate, Francesco Colletti. Come Mineo, tutti scarcerati di recente dopo aver scontato condanne per mafia.
L’intercettazione - È stato Colletti a svelare l’ultimo mistero dei boss, e non sospettava certo di essere intercettato. Al suo autista, Filippo Cusimano, ha raccontato della riunione della commissione provinciale a cui aveva partecipato alcune ore prima, il 29 maggio. “Si è fatta comunque una bella cosa - diceva orgoglioso - per me è una bella cosa questa… molto seria… molto… con bella gente… bella. Grande. Gente di paese… gente vecchi… gente di ovunque”. E poi aggiungeva dettagli sui partecipanti, dettagli che hanno incastrato Mineo e gli altri.
Lucianone
sabato 1 dicembre 2018
Scienze / Cosmo - Scontro tra due stelle: la prima collisione spaziale vista e "ascoltata"
1 dicembre '18 - sabato 1st December / Saturday visione post - 9
(da la Repubblica - 17 ottobre '17 - Elena Dusi / Roma)
Tutto l'oro del cosmo
Un'onda gracìvitazionale seguiota da un lampo gamma, radiazione ottica e infrarossa,
raggi X e onde radio, con uno sbuffo finale di polvere d'oro e platino scagliati nell'uni-
verso a un terzo della velocità della luce. "Sembravano fuochi d'artificio" strabuzza
gli occhi ancora oggi David Shoemaker, coordinatore dell'antenna gravitazionale Ligo.
In questo scontro fra due stelle di neutroni avvenuto a 130 milioni di anni luce nella
costellazione dell'Idra si è formato l'equivalente di 10 Terre in oro, e un bottino più o
meno equivalente in platino. - L'universo non aveva mai offerto uno spettacolo simile.
O, meglio, noi non eravamo mai stati in grado di apprezzarlo come lo scorso 17 agosto,
quando 70 telescopi sulla Terrae e nello spazio si sono orientati su due stelle di neutro-
ni grandi 1,2 e 1,6 volte il Sole, arrischiatesi troppo vicine l'una all'altra. L'attrazione
reciproca le ha spinte in una danza vorticosa che, una spirale dopo l'altra, le ha prima
smembrate e poi fatte scontrare. Lo spettacolo ha interrotto le vacanze di 4.500 astro-
nomi, più o meno un terzo di quelli viventi. "Ero al campeggio. Ho preso il computer
e mi sono subito collegato con i nostri telescopi in Cina" racconta ad esempio Paolo
D'Avanzo dell'Istituto Nazionale d'Astrofisica. (Inaf).
Ad aprire le danze sono state le tre antenne gravitazionali di Stati Uniti e Italia. Non
paghe di aver vinto il Nobel per la fisica il 3 ottobre, Ligo (due strumenti alle estremi-
tà est e ovest degli Usa) e Virgo (uno strumento a Cascina, Pisa, realizzato dall'Istitu-
tp Nazionale di Fisica Nucleare) hanno captato all'unisono un'onda gravitazionale.
Sembrava routine, ma questa volta lo spettacolo era solo all'inizio. A differenza delle,
onde osservate in precedenza (ben 4 in due anni), il 17 agosto a scuotere la trama del-
lo spazio-tempo - come teorizzò Einstein - non era stato lo scontro di due buchi neri,
fenomeno oscuro e impenetrabile agli occhi dei telescopi. Per settimane le stelle di
neutroni hanno inondato la Terra con ogni tipo di radiazione. Circa 70 osservatori
fra grandi e piccoli, vecchi e nuovi, yerrestri e orbitanti hanno contribuito con un
tassello all'analisi dello spettacolo pirotecnico. Le osservazioni della kilonova (la sua
luce equivalente a mille supernovae) sono proseguite per tutto settembre. E ieri, con
una decina di conferenze stampa contemporanee, i 91 enti scientifici coinvolti hanno
presentato la scoperta. - "Una giornata storica per la scienza" l'ha definita il presi-
dente dell'Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston. Per la prima volta , come in
una bottega da alchinista, l'universo ci ha mostrato come forgia oro, platino, uranio
nelle sue fucine cosmiche. "L0ingrediente di partenza sono proprio i neutroni" spie-
ga D'Avanzo. "L'energia dell'esplosione gli consente di combinarsi, formando i me-
talli più pesanti del ferro, che si raccolgono nelle nubi interstellari da cui nascono i
pianeti". A catturare quell'oro non arriveremo mai, ma gli scienziati oggi si senton-
no come se l'avessero toccato con mano.
Lucianone
(da la Repubblica - 17 ottobre '17 - Elena Dusi / Roma)
Tutto l'oro del cosmo
Un'onda gracìvitazionale seguiota da un lampo gamma, radiazione ottica e infrarossa,
raggi X e onde radio, con uno sbuffo finale di polvere d'oro e platino scagliati nell'uni-
verso a un terzo della velocità della luce. "Sembravano fuochi d'artificio" strabuzza
gli occhi ancora oggi David Shoemaker, coordinatore dell'antenna gravitazionale Ligo.
In questo scontro fra due stelle di neutroni avvenuto a 130 milioni di anni luce nella
costellazione dell'Idra si è formato l'equivalente di 10 Terre in oro, e un bottino più o
meno equivalente in platino. - L'universo non aveva mai offerto uno spettacolo simile.
O, meglio, noi non eravamo mai stati in grado di apprezzarlo come lo scorso 17 agosto,
quando 70 telescopi sulla Terrae e nello spazio si sono orientati su due stelle di neutro-
ni grandi 1,2 e 1,6 volte il Sole, arrischiatesi troppo vicine l'una all'altra. L'attrazione
reciproca le ha spinte in una danza vorticosa che, una spirale dopo l'altra, le ha prima
smembrate e poi fatte scontrare. Lo spettacolo ha interrotto le vacanze di 4.500 astro-
nomi, più o meno un terzo di quelli viventi. "Ero al campeggio. Ho preso il computer
e mi sono subito collegato con i nostri telescopi in Cina" racconta ad esempio Paolo
D'Avanzo dell'Istituto Nazionale d'Astrofisica. (Inaf).
Ad aprire le danze sono state le tre antenne gravitazionali di Stati Uniti e Italia. Non
paghe di aver vinto il Nobel per la fisica il 3 ottobre, Ligo (due strumenti alle estremi-
tà est e ovest degli Usa) e Virgo (uno strumento a Cascina, Pisa, realizzato dall'Istitu-
tp Nazionale di Fisica Nucleare) hanno captato all'unisono un'onda gravitazionale.
Sembrava routine, ma questa volta lo spettacolo era solo all'inizio. A differenza delle,
onde osservate in precedenza (ben 4 in due anni), il 17 agosto a scuotere la trama del-
lo spazio-tempo - come teorizzò Einstein - non era stato lo scontro di due buchi neri,
fenomeno oscuro e impenetrabile agli occhi dei telescopi. Per settimane le stelle di
neutroni hanno inondato la Terra con ogni tipo di radiazione. Circa 70 osservatori
fra grandi e piccoli, vecchi e nuovi, yerrestri e orbitanti hanno contribuito con un
tassello all'analisi dello spettacolo pirotecnico. Le osservazioni della kilonova (la sua
luce equivalente a mille supernovae) sono proseguite per tutto settembre. E ieri, con
una decina di conferenze stampa contemporanee, i 91 enti scientifici coinvolti hanno
presentato la scoperta. - "Una giornata storica per la scienza" l'ha definita il presi-
dente dell'Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston. Per la prima volta , come in
una bottega da alchinista, l'universo ci ha mostrato come forgia oro, platino, uranio
nelle sue fucine cosmiche. "L0ingrediente di partenza sono proprio i neutroni" spie-
ga D'Avanzo. "L'energia dell'esplosione gli consente di combinarsi, formando i me-
talli più pesanti del ferro, che si raccolgono nelle nubi interstellari da cui nascono i
pianeti". A catturare quell'oro non arriveremo mai, ma gli scienziati oggi si senton-
no come se l'avessero toccato con mano.
Lucianone
SPORT - calcio / Serie B - 13^ giornata 2018/19
1 dicembre '18 - sabato 1st December / Saturday visione post - 7
Risultati e classifica
H. Verona 1 Livorno 0 Padova 0 Venezia 2 Benevento 2 Pescara 1
Palermo 1 Cittadella 0 Carpi 1 Brescia 1 Perugia 1 Ascoli 1
Spezia 0 Lecce 2 Crotone 0
Foggia 0 Cremonese 0 Cosenza 1
PALERMO 28 / Pescara 23 / Lecce 22 / Benevento 21 / Cittadella, Salernitana /
H. Verona 19 / Brescia 18 / Spezia, Perugia 17 / Ascoli 16 / Cremonese, Venezia 15
Crotone 12 / Cosenza, Padova 11 / Carpi 10 / Foggia, Livorno 8
Risultati e classifica
H. Verona 1 Livorno 0 Padova 0 Venezia 2 Benevento 2 Pescara 1
Palermo 1 Cittadella 0 Carpi 1 Brescia 1 Perugia 1 Ascoli 1
Spezia 0 Lecce 2 Crotone 0
Foggia 0 Cremonese 0 Cosenza 1
PALERMO 28 / Pescara 23 / Lecce 22 / Benevento 21 / Cittadella, Salernitana /
H. Verona 19 / Brescia 18 / Spezia, Perugia 17 / Ascoli 16 / Cremonese, Venezia 15
Crotone 12 / Cosenza, Padova 11 / Carpi 10 / Foggia, Livorno 8
Il commento
Avrebbe dovuto essere la giornata di un possibile riscatto del Verona Hellas e del Pescara, entrambe col turno casalingo da sfruttare al massimo. Hanno invece pareggiato, ma se il Pescara poteva approfittare del suo pubblico e di una squadra (Ascoli) mediocre, la squadra scaligera aveva dall'inizio l'handicap di assenza quasi totale dei suoi sostenitori e soprattutto di quelli della Curva sud; e poi il match era contro un Palermo in piena ascesa e
in ottima salute. Ne hanno invece giustamente approfittato Lecce e Benevento che pure tra
le mura domestiche hanno però centrato l'obiettivo dei tre punti e si mantengonmo saldi nella zona playoff.
- Luciano Finesso -
Lucianone
martedì 27 novembre 2018
SOCIETA' / Brasile - La vittoria del clan Bolsonaro e l'America Latina
27 novbembre '18 - martedì 27th November / Tuesday visione post - 8
(da 'il manifesto' - 30 ottobre '18 - Roberto Livi)
Tremano le vene dell'America Latina
La netta vittoria di Jair Bolsonaro mette in pericolo 30 anni di democrazia in Brasile
Un candidato neo fascista sale al potere non grazie alla forza delle armi ma a un consen-
so popolare basato su un pericolosissimo cocktail. Da un lato un (falso) populismo nazio-
nalista e antisistema, dall'altro l'appoggio della corrente più integralista dell'evangelismo
americano, scatenato in una guerra senza quartiere a Sodoma e Gomorra.
Non è solo il Brasile che trema. Bolsonaro sarà il presidente di estrema destra in una re-
gione dove di recente gli elettori hanno scelto leader conservatori o di destra in paesi co-
me Argentina, Cile, Paraguay, Perù e Colombia. Il Cono sud dell'America latina corre
il pericolo di precipitare - se non ai tempi orribili dell'Operazione Condor condotta dal-
le dittature militari di Pinochet e Videla - nella tenaglia di un blocco autoritario, neoli-
berista e subordinato alla politica imperiale degli Usa ai tempi di Trump.
Le conseguenze non tarderanno a farsi sentire per il Venezuela bolivariano, che vede al-
le sue frontiere due governi di destra (Colombia) ed estrema destra (Brasile) pronti ad
appoggiare un eventuale azione militare "umanitaria" degli Stati Uniti. E per Cuba che
torna a subire una politica da guerra fredda da parte dell'Amministrazione di super fal-
chi di Donald Trump. - Fernando Haddad, il candidato sconfitto del partito dei lavora-
tori (Pt) lo ha detto chiaramente e con coraggio nel suo intervento dopo i risultati finali
delle presidenziali: il Brasile popolare deve prepararsi a un periodo di resistenza e di
lotta per la democrazia. Non si tratta di difendere un partito o una parte della sinistra
ma di organizzare un vasto movimento popolare per la difesa della libertà di espressio-
ne e di organizzazione popolare e della vita democratica. Nel gigante sudamericano vi
sono molti movimentio popolari e di lotta sociale, dai Senza terra ai Senza tetto, dagli.
ecologisti alle femministe-. Tutti sono ora in pericolo. "O se ne vanno fuori dal paese
o vanno in galera", è la ricetta promossa da Bolsonaro. Il suo programma di sicurez-
za fa tremare le vene: pene più severe e riduzione dell'età (a 16 anni) per essere re-
sponsabili penalmente, armi per tutti e licenza d'uccidere per le forze dell'ordine, che
già hanno un triste primato continentale. Secondo il Forum Brasileiro de Seguranca
Pùblica, tenuto conto delle proporzioni tra le popolazioni, la polizia brasiliana uccide
19 volte di più di quella statunitense. A Bolsonaro però va bene così perchè "un poli-
ziotto che non uccide non è un poliziotto".
Il nuovo presidente ha promesso mano dura anche contro le riserve degli indios e le
aree di conservazione dell'Amazzonia, le principali barriere di contenimento alla de-
vastazione della più grande foresta tropicale e polmone verde del mondo. "Non avran-
no nemmeno un centimetro di terra". Il ministero dell'Ambiente sarà incorporato a
quello dell'Agricoltura che - parola di Bolsonaro - agirà in consonanza col "settore
produttivo". Ovvero lascerà "mano libera" all'agrobusiness, ai pascoli delle grandi
fazendas, ai latifondisti della soja, alle attività minerarie e ai grileiros, potenti locali
che si impadroniscono delle terre pubbliche a colpi di pistola. E che poi le disbosca-
no selvaggiamente.
Il "fenomeno" Bolsonaro - un parlamentare semisconosciuto che in 28 anni non è
riuscito a far approvare un solo progetto di legge e che vede il suo partito passare
da un pugno di parlamentari a 53 deputati - non si può spiegare senza l'appoggio
dei poteri forti militari, economici e finanziari e dei maggiori mass media.
Perchè le classi dominanti si sono sbilanciate a favore di una sorta di psicopatico
come Bolsonaro, il cui prossimo governo, come afferma l'analista Xosè Hermida,
promette una società polarizzata e "con licenza di odisre"? Come osserva Gram-
sci nei Quaderni, in situazione di "crisi organica", quando si produce una rottura
nell'articolazione esistente tra le classi dominanti e i loro rappresentanti politici e
intellettuali, la bporghesia e i suoi alleati si sbarazzano dei loro portavoce tradizio-
li e cercano una figura provvidenziale che permetta di affrontare le sfide del mo-
mento. - In questo caso le classi dominanti brasiliane si propongono di portare a
compimento il "golpe" attuato due anni fa con Temer e che l'attuale presidente -
e i suoi alleati conservatori - non sono stati in grado di assicurare: mettere un pun-
to finale all'"eredità" dei governi del Pt. E iniziare un'epoca di neoliberismo con
un presidente malleabile, che si affida in materia economic a un Chicago boy col
tu rbo, Paulo Guedes, con una sola filosofia: privatizzare e privatizzare.
Di recente un noto commentatore "liberal" ha affermato che in questa fase i nemi-
ci della democrazia in America latina rischiano di essere i giudici (che in Brasile
hanno messo in galera Lula) e non i generali. E che in questa situazione rappresen-
ta un progresso per il sub-continente. L'elezione di Bolsonaro è una solenne smentita.
Lucianone
(da 'il manifesto' - 30 ottobre '18 - Roberto Livi)
Tremano le vene dell'America Latina
La netta vittoria di Jair Bolsonaro mette in pericolo 30 anni di democrazia in Brasile
Un candidato neo fascista sale al potere non grazie alla forza delle armi ma a un consen-
so popolare basato su un pericolosissimo cocktail. Da un lato un (falso) populismo nazio-
nalista e antisistema, dall'altro l'appoggio della corrente più integralista dell'evangelismo
americano, scatenato in una guerra senza quartiere a Sodoma e Gomorra.
Non è solo il Brasile che trema. Bolsonaro sarà il presidente di estrema destra in una re-
gione dove di recente gli elettori hanno scelto leader conservatori o di destra in paesi co-
me Argentina, Cile, Paraguay, Perù e Colombia. Il Cono sud dell'America latina corre
il pericolo di precipitare - se non ai tempi orribili dell'Operazione Condor condotta dal-
le dittature militari di Pinochet e Videla - nella tenaglia di un blocco autoritario, neoli-
berista e subordinato alla politica imperiale degli Usa ai tempi di Trump.
Le conseguenze non tarderanno a farsi sentire per il Venezuela bolivariano, che vede al-
le sue frontiere due governi di destra (Colombia) ed estrema destra (Brasile) pronti ad
appoggiare un eventuale azione militare "umanitaria" degli Stati Uniti. E per Cuba che
torna a subire una politica da guerra fredda da parte dell'Amministrazione di super fal-
chi di Donald Trump. - Fernando Haddad, il candidato sconfitto del partito dei lavora-
tori (Pt) lo ha detto chiaramente e con coraggio nel suo intervento dopo i risultati finali
delle presidenziali: il Brasile popolare deve prepararsi a un periodo di resistenza e di
lotta per la democrazia. Non si tratta di difendere un partito o una parte della sinistra
ma di organizzare un vasto movimento popolare per la difesa della libertà di espressio-
ne e di organizzazione popolare e della vita democratica. Nel gigante sudamericano vi
sono molti movimentio popolari e di lotta sociale, dai Senza terra ai Senza tetto, dagli.
ecologisti alle femministe-. Tutti sono ora in pericolo. "O se ne vanno fuori dal paese
o vanno in galera", è la ricetta promossa da Bolsonaro. Il suo programma di sicurez-
za fa tremare le vene: pene più severe e riduzione dell'età (a 16 anni) per essere re-
sponsabili penalmente, armi per tutti e licenza d'uccidere per le forze dell'ordine, che
già hanno un triste primato continentale. Secondo il Forum Brasileiro de Seguranca
Pùblica, tenuto conto delle proporzioni tra le popolazioni, la polizia brasiliana uccide
19 volte di più di quella statunitense. A Bolsonaro però va bene così perchè "un poli-
ziotto che non uccide non è un poliziotto".
Il nuovo presidente ha promesso mano dura anche contro le riserve degli indios e le
aree di conservazione dell'Amazzonia, le principali barriere di contenimento alla de-
vastazione della più grande foresta tropicale e polmone verde del mondo. "Non avran-
no nemmeno un centimetro di terra". Il ministero dell'Ambiente sarà incorporato a
quello dell'Agricoltura che - parola di Bolsonaro - agirà in consonanza col "settore
produttivo". Ovvero lascerà "mano libera" all'agrobusiness, ai pascoli delle grandi
fazendas, ai latifondisti della soja, alle attività minerarie e ai grileiros, potenti locali
che si impadroniscono delle terre pubbliche a colpi di pistola. E che poi le disbosca-
no selvaggiamente.
Il "fenomeno" Bolsonaro - un parlamentare semisconosciuto che in 28 anni non è
riuscito a far approvare un solo progetto di legge e che vede il suo partito passare
da un pugno di parlamentari a 53 deputati - non si può spiegare senza l'appoggio
dei poteri forti militari, economici e finanziari e dei maggiori mass media.
Perchè le classi dominanti si sono sbilanciate a favore di una sorta di psicopatico
come Bolsonaro, il cui prossimo governo, come afferma l'analista Xosè Hermida,
promette una società polarizzata e "con licenza di odisre"? Come osserva Gram-
sci nei Quaderni, in situazione di "crisi organica", quando si produce una rottura
nell'articolazione esistente tra le classi dominanti e i loro rappresentanti politici e
intellettuali, la bporghesia e i suoi alleati si sbarazzano dei loro portavoce tradizio-
li e cercano una figura provvidenziale che permetta di affrontare le sfide del mo-
mento. - In questo caso le classi dominanti brasiliane si propongono di portare a
compimento il "golpe" attuato due anni fa con Temer e che l'attuale presidente -
e i suoi alleati conservatori - non sono stati in grado di assicurare: mettere un pun-
to finale all'"eredità" dei governi del Pt. E iniziare un'epoca di neoliberismo con
un presidente malleabile, che si affida in materia economic a un Chicago boy col
tu rbo, Paulo Guedes, con una sola filosofia: privatizzare e privatizzare.
Di recente un noto commentatore "liberal" ha affermato che in questa fase i nemi-
ci della democrazia in America latina rischiano di essere i giudici (che in Brasile
hanno messo in galera Lula) e non i generali. E che in questa situazione rappresen-
ta un progresso per il sub-continente. L'elezione di Bolsonaro è una solenne smentita.
Lucianone
Società / Italia - RIACE: Mimmo Lucano e le ragioni profonde di chi lo avversa
27 novembre '18 - lunedì 27th November / Monday visione post - 11
(da 'il manifesto' - 25 ottobre '18 - Vincenzo Romania)
E' un errore credere che Mimmo Lucano costituisca un problema solo per Salvini,
o solo per gli intolleranti. Così come è limitante soffermarsi sulla liceità dei rilievi critici
mossi alle sue decisioni da amministratore del Comune e dello Sprar di Riace.
Il dispositivo legale che lo allontana dalla sua comunità svela piuttosto la materia del
vulnus democratico: la lotta simbolica che fa da perno all'alleanza - non più implicita e
certamente inopportuna - fra varie forme di potere, nazionali e locali.
Mimmo Lucano dà fastidio non soltanto perchè ospita dei rifugiati, facendoli lavorare
per il bene proprio e quello del suo Comune. Dà fastidio anche e soprattutto perchè af-
ferma la possibilità si un modello partecipativo al bene comune, reale ed efficace. Un
esempio, quasi unico in Calabria, di privati che collaborano al bene pubblico, senza
subire intermediazioni mafiose. Una forma di ristrutturazione delle architetture della
convivenza che contrasta con gli aridi calanchi, i prati bruciati e gli scheletri di opere
abusive che s'incontrano percorrendo la strada statale 106 jonica verso Riace e vol-
gendo gli occhi al mare. Ma anche con quella religiosità popolare, estaticamente di-
sperata, che a settembre celebra i santi Cosimo e Damiano, protettori di Riace. E che
ricorda piuttosto le teorie di quel Tommaso Campanella che secoli prima scappò dal-
la vicina Stilo, quando il potere religioso e quello politico lo perseguirono a causa del-
la sua concezione utopica. - Chi, come chi scrive, ha vissuto in quelle terre sa come
l'esempio di Mimmo Lucano contrasti nettamente con il modello sociale su cui si ba-
sano le ndrine e su cui si basa il successo della Lega anche in Calabria. Entrambi si
avvalgono di un modello atomizzato di spazio pubblico, privatizzato fino all'osso,
che impedisce la costituzione di legami sociali solidi alternativi. Uno scheletro di go-
vernance federalista di piccoli poteri ,locali connessi, che arrogano a sè il controllo
degli affari pubblici. Un modello che trova opposizioni e resilienze non solo a Riace,
ma anche nella vicina Roccella Jonica, dove il tessuto associativo ha reso più appeti-
bile la vita culturale e civica. A Gioiosa Jonica, dove lo Sprar ha fatto, al pari di Ria-
ce, un ottimo lavoro negli ultimi anni. O in tutte quelle aree della Locride ove gli at-
tori del terzo settore e quelli del mondo religioso si sono alleati per contrastare l'ar-
retramento civico e sociale delle comunità e hanno provato a usare i beni confisca-
ti alle mafie per finalità educative e sociali. Con tutte le difficoltà del caso.
Ma c'è ancora troppa gente che odia Mimmo Lucano, anche fra i suoi conterranei.
Chi commenta con ironico disprezzo le sue vicende sui social media. Chi cela il pro-
prio disprezzo dietro le paure per 'un pericolo nero', irrilevante rispetto a quel pe-
ricolo mafioso che per tanti anni hanno tollerato. O subito.. Sono animati, i suoi
detrattori, da un mix di rancore storico per un abbandono reale delle infrastruttu-
re e dei servizi (dal ponte sull'Allaro, alle ferrovie, all'ospedale di Locri) e da una
rassegnazione fatalistica, che guarda con invidia e quasi fastidio a tutto ciò che
non vi si adatta. Un kafkiano "tanto peggio tanto meglio", ormai troppo aduso al-
le architetture spoglie delle case mai terminate che ingombrano il cielo, per riusci-
re a guardare con speranza all'orizzonte prossimo.
Mimmo Lucano può far bene alla rifondazione civile della Locride, tanto quanto
ha fatto del bene alle persone che ha accolto. Il suo esempio rinnova in questa ter-
ra quei valori di accoglienza ereditati dalla Magna Grecia e mai del tutto smarriti.
Spero pertanto che vi resti a lungo, e che la sua piccola Città del Sole restituisca
un pò di vista all cecità istituzionale e civica di chi lo contrasta .
(Sociologia, Università di Padova)
Lucianone
(da 'il manifesto' - 25 ottobre '18 - Vincenzo Romania)
E' un errore credere che Mimmo Lucano costituisca un problema solo per Salvini,
o solo per gli intolleranti. Così come è limitante soffermarsi sulla liceità dei rilievi critici
mossi alle sue decisioni da amministratore del Comune e dello Sprar di Riace.
Il dispositivo legale che lo allontana dalla sua comunità svela piuttosto la materia del
vulnus democratico: la lotta simbolica che fa da perno all'alleanza - non più implicita e
certamente inopportuna - fra varie forme di potere, nazionali e locali.
Mimmo Lucano dà fastidio non soltanto perchè ospita dei rifugiati, facendoli lavorare
per il bene proprio e quello del suo Comune. Dà fastidio anche e soprattutto perchè af-
ferma la possibilità si un modello partecipativo al bene comune, reale ed efficace. Un
esempio, quasi unico in Calabria, di privati che collaborano al bene pubblico, senza
subire intermediazioni mafiose. Una forma di ristrutturazione delle architetture della
convivenza che contrasta con gli aridi calanchi, i prati bruciati e gli scheletri di opere
abusive che s'incontrano percorrendo la strada statale 106 jonica verso Riace e vol-
gendo gli occhi al mare. Ma anche con quella religiosità popolare, estaticamente di-
sperata, che a settembre celebra i santi Cosimo e Damiano, protettori di Riace. E che
ricorda piuttosto le teorie di quel Tommaso Campanella che secoli prima scappò dal-
la vicina Stilo, quando il potere religioso e quello politico lo perseguirono a causa del-
la sua concezione utopica. - Chi, come chi scrive, ha vissuto in quelle terre sa come
l'esempio di Mimmo Lucano contrasti nettamente con il modello sociale su cui si ba-
sano le ndrine e su cui si basa il successo della Lega anche in Calabria. Entrambi si
avvalgono di un modello atomizzato di spazio pubblico, privatizzato fino all'osso,
che impedisce la costituzione di legami sociali solidi alternativi. Uno scheletro di go-
vernance federalista di piccoli poteri ,locali connessi, che arrogano a sè il controllo
degli affari pubblici. Un modello che trova opposizioni e resilienze non solo a Riace,
ma anche nella vicina Roccella Jonica, dove il tessuto associativo ha reso più appeti-
bile la vita culturale e civica. A Gioiosa Jonica, dove lo Sprar ha fatto, al pari di Ria-
ce, un ottimo lavoro negli ultimi anni. O in tutte quelle aree della Locride ove gli at-
tori del terzo settore e quelli del mondo religioso si sono alleati per contrastare l'ar-
retramento civico e sociale delle comunità e hanno provato a usare i beni confisca-
ti alle mafie per finalità educative e sociali. Con tutte le difficoltà del caso.
Ma c'è ancora troppa gente che odia Mimmo Lucano, anche fra i suoi conterranei.
Chi commenta con ironico disprezzo le sue vicende sui social media. Chi cela il pro-
prio disprezzo dietro le paure per 'un pericolo nero', irrilevante rispetto a quel pe-
ricolo mafioso che per tanti anni hanno tollerato. O subito.. Sono animati, i suoi
detrattori, da un mix di rancore storico per un abbandono reale delle infrastruttu-
re e dei servizi (dal ponte sull'Allaro, alle ferrovie, all'ospedale di Locri) e da una
rassegnazione fatalistica, che guarda con invidia e quasi fastidio a tutto ciò che
non vi si adatta. Un kafkiano "tanto peggio tanto meglio", ormai troppo aduso al-
le architetture spoglie delle case mai terminate che ingombrano il cielo, per riusci-
re a guardare con speranza all'orizzonte prossimo.
Mimmo Lucano può far bene alla rifondazione civile della Locride, tanto quanto
ha fatto del bene alle persone che ha accolto. Il suo esempio rinnova in questa ter-
ra quei valori di accoglienza ereditati dalla Magna Grecia e mai del tutto smarriti.
Spero pertanto che vi resti a lungo, e che la sua piccola Città del Sole restituisca
un pò di vista all cecità istituzionale e civica di chi lo contrasta .
(Sociologia, Università di Padova)
Lucianone
sabato 24 novembre 2018
Ultime notizie - dall'italia e dal Mondo / Latest news
24 novembre '18 - sabato 24th December / Saturday visione post - 9
PARIGI
Gilet gialli, scontri sugli Champs-Elysées: lancio di lacrimogeni e
guerriglia a Parigi
Soltanto quando cala la sera, dopo le 19, la polizia riesce a liberare gli Champs-Elysees. Restano le luminarie appena accese per Natale, tutte rosse come i fuochi che ancora divampano sulla «avenue più bella del mondo», devastata da 8 ore di guerriglia. «Grazie alle forze dell’ordine, vergogna per chi le ha aggredite», ha tuonato Macron. Sfila via tristemente, in secondo piano, la stragrande maggioranza di gilet gialli arrivati dalla campagna, dalla Francia dimenticata. Cercavano giustizia fiscale e potere d’acquisto, hanno trovato i lacrimogeni e gli idranti.
PARIGI
Gilet gialli, scontri sugli Champs-Elysées: lancio di lacrimogeni e
guerriglia a Parigi
Soltanto quando cala la sera, dopo le 19, la polizia riesce a liberare gli Champs-Elysees. Restano le luminarie appena accese per Natale, tutte rosse come i fuochi che ancora divampano sulla «avenue più bella del mondo», devastata da 8 ore di guerriglia. «Grazie alle forze dell’ordine, vergogna per chi le ha aggredite», ha tuonato Macron. Sfila via tristemente, in secondo piano, la stragrande maggioranza di gilet gialli arrivati dalla campagna, dalla Francia dimenticata. Cercavano giustizia fiscale e potere d’acquisto, hanno trovato i lacrimogeni e gli idranti.
Le donne, i pensionati, i lavoratori delle campagne, danno appuntamento al «terzo atto, sabato prossimo». Ma ci credono in pochi, oggi erano 106.000 in tutta la Francia contro i 280.000 di una settimana fa. A Parigi, a ferro e fuoco per tutta la giornata, erano soltanto in 8 mila. I casseur, i black bloc, un centinaio di estremisti di destra sono stati i protagonisti della giornata. «C’è il freddo e la pioggia, la stanchezza dopo una settimana di blocchi stradali. E per molti di noi anche la difficoltà di trovare i soldi per venire a Parigi», ha detto uno dei manifestanti, un signore di mezza età arrivato dal sud della Francia e alla sua prima manifestazione di protesta.
Le ragioni di gilet gialli sono passate in secondo piano per una giornata. Si temeva che la giornata sarebbe stata difficile, gli Champs-Elysees e la Concorde erano stati vietati, la prefettura aveva autorizzato i manifestanti a riunirsi nella grande spianata di Champ de Mars, più controllabile e lontana dai luoghi nevralgici del potere, l’Eliseo, l’Assemblea nazionale, l’ambasciata americana. Tutto è diventato subito surreale: prima delle 10 i gilet gialli erano già sugli Champs-Elysees, con la polizia che è arretrata a protezione dello sbocco sulla Concorde. La piazza e la zona dell’Eliseo sono diventati in breve due bunker, mentre un drappello di un centinaio di casseur pronti a tutto ha dato fuoco alle polveri.
Scontri e cariche della polizia, in breve la celebre avenue è stata avvolta dal fumo dei lacrimogeni. Lo scenario evidenziava una spaccatura fra una parte degli Champs Elysees in guerra, con i passamontagna neri e intenta a spaccare panche e addirittura fare a pezzi il selciato per costruirsi sassi da lanciare agli agenti. L’altra pacifica e in attesa degli eventi, che si limitava a cori contro Macron e che arrivava in molti casi a simpatizzare con la polizia.
ROMA
Cortei e manifestazioni: di donne e studenti / Un'alleanza contro Salvini
A migliaia hanno partecipato alla manifestazione contro la violenza sulle donne
a Roma. In piazza anche molti giovani, gli stessi che hanno partecipato alle
proteste delle scorse settimane. A unire le due proteste è lo stesso nemico: la
società delineata dalla Lega.
Scontri e cariche della polizia, in breve la celebre avenue è stata avvolta dal fumo dei lacrimogeni. Lo scenario evidenziava una spaccatura fra una parte degli Champs Elysees in guerra, con i passamontagna neri e intenta a spaccare panche e addirittura fare a pezzi il selciato per costruirsi sassi da lanciare agli agenti. L’altra pacifica e in attesa degli eventi, che si limitava a cori contro Macron e che arrivava in molti casi a simpatizzare con la polizia.
Il pomeriggio è trascorso fra incendi di auto, distruzione di tutto l’arredo urbano, sedie dei ristoranti, tavolini, materiale degli innumerevoli cantieri lasciati aperti e disponibili ai teppisti. Molte le vetrine dei negozi di lusso degli Champs-Elysees che sono andate in frantumi, alcuni punti vendita di grandi marche di lusso sono stati saccheggiati e svuotati. I feriti sono stati una ventina, fra i quali 4 poliziotti. I fermati 130 in tutta la Francia, 42 a Parigi ma in serata la situazione era ancora bollente, nonostante l’evacuazione degli Champs-Elysees.
ROMA
Cortei e manifestazioni: di donne e studenti / Un'alleanza contro Salvini
A migliaia hanno partecipato alla manifestazione contro la violenza sulle donne
a Roma. In piazza anche molti giovani, gli stessi che hanno partecipato alle
proteste delle scorse settimane. A unire le due proteste è lo stesso nemico: la
società delineata dalla Lega.
«Odio la Legaaaa...», canta la parte giovane del corteo. «Odio la Legaaaa...» cantano dopo un istante tutte e tutti senza distinzioni di età. Era uno dei cori delle due piazze degli studenti, è lo stesso che si sente in questo pomeriggio in cui a sfilare per le strade di Roma sono le donne ma anche tanti studenti uniti dallo stesso obiettivo e dagli stessi nemici: Matteo Salvini, i politici della Lega e l'Italia che stanno provando a creare.
Sono migliaia di persone, arrivate come ogni anno per manifestare contro la violenza sulle donne da tutte le regioni d'Italia. Stavolta però oltre agli slogan di protesta contro i femminicidi da parte di compagni, mariti o ex che non accennano a calare, c'è anche altro.
Lucianone
«Non abbiamo mai avuto governi amici, figuriamoci oggi!» avvertono dal carro dell'organizzazione all'inizio del corteo. Dietro quel «figuriamoci oggi» ci sono sei mesi di carezze continue all'Italia cattolica, maschilista e conservatrice con proclami e annunci di epocali riforme tutte sulle spalle delle donne, dal ddl Pillon alle città antiaborto a partire da Verona.
Ci sono state altre occasioni per farsi sentire nelle scorse settimane ma la manifestazione del 24 novembre organizzata dal movimento «Non una di meno» diventa la platea nazionale da cui far arrivare la propria voce.
«La notte ci piace, vogliamo uscire in pace. Ci piace anche il giorno, levatevi di torno» scandiscono.
«La notte ci piace, vogliamo uscire in pace. Ci piace anche il giorno, levatevi di torno» scandiscono.
Oppure: «Salvini, sessista: sei il primo della lista!»
Ancora: «Donne alla riscossa, Salvini nella fossa!»
«Vogliamo pillole, non Pillon!» Lucianone
venerdì 23 novembre 2018
SPORT - calcio / Serie B - 12^ giornata 2018/19
23 novembre '18 - venerdì 23rd November / Friday visione post - 8
Risultati e classifica
Perugia 2 Ascoli 2 Carpi 2 Cremonese 1 Salernitana 1
Crotone 1 Padova 3 Benevento 2 Livorno 0 Spezia 0
Cosenza 2 Brescia 4 Cittadella 3 Palermo 3
Lecce 3 Verona 2 Venezia 2 Pescara 0
PALERMO 24 / Pescara 22 / Salernitana 20 / Lecce, Cittadella19 /
H. Verona, Brescia 18 / Benevento, Perugia 17 / Spezia 16 / Cremonese, Ascoli 15 /
Venezia, Crotone 12 / Padova 11 / Cosenza 8 / Foggia, Carpi 7 / Livorno 5
Lucianone
Risultati e classifica
Perugia 2 Ascoli 2 Carpi 2 Cremonese 1 Salernitana 1
Crotone 1 Padova 3 Benevento 2 Livorno 0 Spezia 0
Cosenza 2 Brescia 4 Cittadella 3 Palermo 3
Lecce 3 Verona 2 Venezia 2 Pescara 0
PALERMO 24 / Pescara 22 / Salernitana 20 / Lecce, Cittadella19 /
H. Verona, Brescia 18 / Benevento, Perugia 17 / Spezia 16 / Cremonese, Ascoli 15 /
Venezia, Crotone 12 / Padova 11 / Cosenza 8 / Foggia, Carpi 7 / Livorno 5
Lucianone
giovedì 15 novembre 2018
Personaggio - Il cantante Aviv Geffen, idolo israeliano contro il governo
15 novembre '18 - giovedì 15th November /Thursday visione post - 9
(da la Repubblica - 26 gennaio '18 - Alberto Stabile / Beirut)
Aviv Geffen contro Avigdor Lieberman. La stella del rock israeliano contro il ministro
della Difesa. La creatività a volte sfrontata che ammicca alla sinistra contro il conformi-
smo nazionalista preoccupato di conservare il potere. Più distanti di così non potrebbe-
ro essere. Ma a metterli l'uno di fronte all'altro è stata la poesia che il padre del cantan-
te, il poeta Yehonatan Geffen, ha composto per Ahed Tamimi, la sedicenne palestinese
diventata un'icona della lotta contro l'occupazione, incarcerata e messa sotto processo
per aver schiaffeggiato un soldato israeliano. - Nella sua lirica, Geffen padre paragona
Ahed ad Anna Frank (oltre che alla poetessa israeliana di origine ungherese Hanna Sze-
nes, considerata un'eroina nazionale, e a Giovanna D'Arco). Apriti cielo. Per Lieberman
quel confronto con Anna Frank è blasfemo e allora ordina immediatamente che Yehona-
tan Geffen venga bandito dalla radio militare. Il poeta che ha osato tanto non dovrà più
essere intervistato, nè le sue canzoni (anche Yehonatan è un apprezzato autore di musi-
ca) dovranno più essere trasmesse.
Ovviamente non finisce qui. La prima a contrattaccare è la figlia del poeta, l'attrice e a
sua volta poetessa, Shira Geffen che interviene con una sua poesia in difesa del padre.
Poi, scende in campo Aviv, il mito rock di un'intera generazione di giovani israeliani
cresciuti ascoltando le sue canzoni che parlavano di amore e di suicidio, di pace, di
politica e di vita militare, i temi ricorrenti nell'esistenza di una gioventù alla quale
vengono imposti molti sacrifici che ai giovani di altri paesi non vengono chiesti.
"The moonlight children", i ragazzi del chiaro di luna, come li avev a battezzati Aviv,
lo avrebbero seguito ovunque, quel folletto che si presentava al suo pubblico avvolto
in costumi luccicanti di lustrini (un pò alla Renato Zero) e con gli occhi cerchiati di
rimmel. - Ma qui, nella sua risposta a Lieberman in difesa della libertà di espressio-
ne Aviv è serio e tagliente. Per cominciare, ricorda al ministro della Difesa di chi è
figlio ("mio padre èstato un ufficiale dei paracadutisti", in israele considerato il cor-
po d'elite per antonomasia) e soprattutto di chi è nipote. Una sorella di Moshè Dayan,
è infatti la sua nonna materna. "In famiglia abbiamo avuto un ministro della Difesa -
dice Aviv - che sapeva guardare da lontano alla sicurezza d'israele, nonostante aves-
se un occhio soltanto". Un ministro che prevalse sui paesi arabi e venne considerato
un eroe. "Lei invece è un eroe soltanto a parole". Per concludere che finchè Lieber-
man sarà ministro della Difesa, "Anyeh (Ismail, il leader di Hamas, ndr) e i versi di
mio padre potranno stare tranquilli". Parole che sicuramente Lieberman non gradi-
rà. Ma che mettono in luce la spaccatura profonda che percorre la società israelia-
na in questi anni segnati dal dominio della destra nazionalista e religiosa.
Aviv <geffen appartien ad un altro mondo, inconciliabilmente lontano da quello di
Lieberman e di molti ministri del governo Netanyahu. Nella esperienza formativa
di Aviv c'è sicuramente la sua partecipazione alla grande manifestazione di soste-
gno al processo di pace che si tenne a Piazza del Re d'Israele, oggi rinominata Piaz-
za Yitzhak Rabin, a Tel Aviv, il 4 novembre del 1995. Davanti ad un mare di gente,
il popolo della pace, Aviv cantò una sua canzone, "Livkot lekhà" (Piangere per te).
C'era anche Ytzhak Rabin quella sera fra le personalità schierate a favore del ne-
goziato, anzi la manifestazione era per lui e per Shimon Peres. Quella sera stessa,
lasciando la piazza, Rabin venne ucciso da Ygal Amir. Solo dopo si seppe che Aviv
aceca scritto quella canzone presentendo e temendo la fine di Rabin.
Il procuratore generale, Mendelblit ha deliberato che Lieberman non ha l'autorità
per emanare gli ordini emessi contro Yehoanatan Geffen.
Lucianone
(da la Repubblica - 26 gennaio '18 - Alberto Stabile / Beirut)
Aviv Geffen contro Avigdor Lieberman. La stella del rock israeliano contro il ministro
della Difesa. La creatività a volte sfrontata che ammicca alla sinistra contro il conformi-
smo nazionalista preoccupato di conservare il potere. Più distanti di così non potrebbe-
ro essere. Ma a metterli l'uno di fronte all'altro è stata la poesia che il padre del cantan-
te, il poeta Yehonatan Geffen, ha composto per Ahed Tamimi, la sedicenne palestinese
diventata un'icona della lotta contro l'occupazione, incarcerata e messa sotto processo
per aver schiaffeggiato un soldato israeliano. - Nella sua lirica, Geffen padre paragona
Ahed ad Anna Frank (oltre che alla poetessa israeliana di origine ungherese Hanna Sze-
nes, considerata un'eroina nazionale, e a Giovanna D'Arco). Apriti cielo. Per Lieberman
quel confronto con Anna Frank è blasfemo e allora ordina immediatamente che Yehona-
tan Geffen venga bandito dalla radio militare. Il poeta che ha osato tanto non dovrà più
essere intervistato, nè le sue canzoni (anche Yehonatan è un apprezzato autore di musi-
ca) dovranno più essere trasmesse.
Ovviamente non finisce qui. La prima a contrattaccare è la figlia del poeta, l'attrice e a
sua volta poetessa, Shira Geffen che interviene con una sua poesia in difesa del padre.
Poi, scende in campo Aviv, il mito rock di un'intera generazione di giovani israeliani
cresciuti ascoltando le sue canzoni che parlavano di amore e di suicidio, di pace, di
politica e di vita militare, i temi ricorrenti nell'esistenza di una gioventù alla quale
vengono imposti molti sacrifici che ai giovani di altri paesi non vengono chiesti.
"The moonlight children", i ragazzi del chiaro di luna, come li avev a battezzati Aviv,
lo avrebbero seguito ovunque, quel folletto che si presentava al suo pubblico avvolto
in costumi luccicanti di lustrini (un pò alla Renato Zero) e con gli occhi cerchiati di
rimmel. - Ma qui, nella sua risposta a Lieberman in difesa della libertà di espressio-
ne Aviv è serio e tagliente. Per cominciare, ricorda al ministro della Difesa di chi è
figlio ("mio padre èstato un ufficiale dei paracadutisti", in israele considerato il cor-
po d'elite per antonomasia) e soprattutto di chi è nipote. Una sorella di Moshè Dayan,
è infatti la sua nonna materna. "In famiglia abbiamo avuto un ministro della Difesa -
dice Aviv - che sapeva guardare da lontano alla sicurezza d'israele, nonostante aves-
se un occhio soltanto". Un ministro che prevalse sui paesi arabi e venne considerato
un eroe. "Lei invece è un eroe soltanto a parole". Per concludere che finchè Lieber-
man sarà ministro della Difesa, "Anyeh (Ismail, il leader di Hamas, ndr) e i versi di
mio padre potranno stare tranquilli". Parole che sicuramente Lieberman non gradi-
rà. Ma che mettono in luce la spaccatura profonda che percorre la società israelia-
na in questi anni segnati dal dominio della destra nazionalista e religiosa.
Aviv <geffen appartien ad un altro mondo, inconciliabilmente lontano da quello di
Lieberman e di molti ministri del governo Netanyahu. Nella esperienza formativa
di Aviv c'è sicuramente la sua partecipazione alla grande manifestazione di soste-
gno al processo di pace che si tenne a Piazza del Re d'Israele, oggi rinominata Piaz-
za Yitzhak Rabin, a Tel Aviv, il 4 novembre del 1995. Davanti ad un mare di gente,
il popolo della pace, Aviv cantò una sua canzone, "Livkot lekhà" (Piangere per te).
C'era anche Ytzhak Rabin quella sera fra le personalità schierate a favore del ne-
goziato, anzi la manifestazione era per lui e per Shimon Peres. Quella sera stessa,
lasciando la piazza, Rabin venne ucciso da Ygal Amir. Solo dopo si seppe che Aviv
aceca scritto quella canzone presentendo e temendo la fine di Rabin.
Il procuratore generale, Mendelblit ha deliberato che Lieberman non ha l'autorità
per emanare gli ordini emessi contro Yehoanatan Geffen.
Lucianone
Iscriviti a:
Post (Atom)