18 febbraio '17 - sabato 18th February / Saturday visione post - 16
(da la Repubblica - 27 nov. '16 - Roberto Esposito)
L'equilibrio che si spezza
Che la globalizzazione sia entrata, forse per la prima volta, in una crisi profonda è sotto
gli occhi di tutti. Certo, sul piano tecnologico, il mondo è sempre più connesso. E nel-
l'economia finanziaria l'interdipendenza tra i mercati si è addirittura accentuata, Ma
sul terreno politico i punti di arresto, e anche di arretramento, sono altrettanto visto-
si. L'idea di uno spazio globale senza frontiere batte ogni giorno contro nuovi muri.
Tutt'altro che occasione di crescita comune, la globalizzazione sta diventando l'arena
di scontro tra identità contrapposte. La Brexit e la vittoria di Trump sono le conse-
guenze di un'onda lunga che da tempo porta acqua al mulino dell'isolazionismo. Gli
Stati tornano a parlare il linguaggio della sovranità nazionale e delle sfere d'influen-
za. Contro una logica cosmopolitica, la politica riprende a radicarsi nel territorio -
se perfino il terrorismo globale cerca di costruirsi un profilo statale. Dopo che per
qualche tempo si è pensato che non esistesse più un "fuori", l'esclusione prevale
sull'inclusione. Per dirla con i filosofi, il "negativo" ricomincia a far sentire la sua
voce attraverso emigrazioni forzate, guerre, terrorismo.
Ma la crisi politica della globalizzazione non si limita a segnare nuove linee di frat-
tura tra Stati sovrani. Essa configura in maniera inedita i regimi politici, scompo-
nendone gli elementi costitutivi. Ad andare in crescente difficoltà è la forma istitu-
zionale che da tempo siamo abituati a chiamare "liberal-democrazia". Se già, alle
porte dell'Europa, Russia e Turchia hanno imboccato un percorso autoritario, an-
che gli Stati Uniti di Trump sembrano tentati di girare le spalle all'alleanza occi-
dentale, per candidarsi a leader dell'antiglobalizzazione. Ma è soprattutto in Euro-
pa che il binomio democrazia-liberalismo pare disgregarsi in una maniera che tra-
sforma, e insieme deforma, entrambi i suoi termini-. Per almeno un escolo il luogo
tra democrazia e liberalismo è stato il rapporto tra diritti individuali e sovranità
popolare. Esso implicava che gli interessi individuali si integrassero con le scelte
politiche di governi legittimamente eletti, in un equilibrio di poteri garantito dal-
la Costituzione. E' appunto questo equilibrio complessivo che rischia oggi di spez-
zarsi nella prevalenza dei diritti individuali su quelli collettivi, del mercato globa-
le sulle volontà nazionali, della logica finanziaria sulle scelte politiche.
Certo, nei nostri sistemi politici, il diritto costituisce il collante della democrazia.
La stessa idea di democrazia presuppone un insieme di regole condivise, all'inter-
no delle quali le forze politiche si misurano contendendosi il governo dei rispetti-
vi Paesi. Ma ciò è possibile per gli Stati nazionali. Negli organismi sopranaziona-
li - come l'Unione Europea - la legislazione tutela un sistema di interessi che non
coincide con il diritto pubblico. Il quale resta, al momento, appannaggio degli
Stati nazionali. In fondo il contenzioso aperto da alcuni di essi - tra cui anche
l'Italia - riguarda proprio questa differenza. Che è quella che sempre più tende
a separare neoliberalismo e democrazia. Mentre il primo presuppone un merca-
to regolato dal principio di concorrenza, garantito da istanze terze di natura non
politica, la democrazia ha al proprio centro la volontà popolare espressa dai go-
verni politici. In questo senso è vero che non esistono governi puramente tecnici.
Un governo nazionale esprime comunque scelte in ultima analisi politiche. Ed è
quello che manca all'Unione Europea. Non essendo espressione di un unico po-
polo, essa sconta necessariamente un deficit di democrazia. A essere sempre più
contestato - con accenti spesso populisti - è un progetto costruito su una trama
di accordi giuridici adeguati alla logica globale del mercato, ma privi di legitti-
mità politica.
In questo modo la latente divaricazione tra liberalismo e democrazia spinge l'u-
no e l'altra verso due estremi che rischiano di allontanarsi sempre di più. Da un
lato il sistema globale neoliberale tende ad emanciparsi dai governi nazionali,
dettando loro le proprie regole, senza farsi carico degli interessi e delle volontà
dei popoli. Dall'altro le democrazie, chiuse nei confini dei singoli Stati, incorpo-
rano dosi sempre maggiori di populismo anti-istituzionale, col rischio di can-
cellare le indispensabili mediazioni rappresentative. Così i due processi oppo-
sti di globalizzazione e nazionalizzazione minacciano di deflagrare. Quando la
via da seguire sarebbe un'altra. Quella di articolare istituti democratici e istan-
ze sovranazionali, diritto pubblico e diritto privato. La stessa Unione Europea,
con tutte le sue contraddizioni, costituisce per sempre l'unico spazio in cui tali
esigenze possono trovare una misura comune. Solo se ciò accadrà, un'Europa
politica potrà competere da pari a pari con gli altri grandi spazi in cui si divide
il mondo.
Lucianone
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sabato 18 febbraio 2017
giovedì 16 febbraio 2017
L'Opinione del Giovedì - Il rivoluzionario Papa Francesco e l'ultraconservatore Donald Trump
16 febbraio '17 - giovedì 16th February / Thursday visione post - 10
Dopo Papa Paolo II (il polacco Woytila), molto amato dai devoti e non fino al punto da
venire a ragione santificato anche per alcuni miracoli accertati, sembrava proprio che
non potessero esistere altri "Vescovi di Dio" alla sua altezza. Invece spuntò alla fine, e
in brevissimo tempo, un Papa che seppe e ha continuato a sapere a tutt'oggi prendere
il posto di Karl Woytila in modo non solo altrettanto carismatico, ma addirittura con
un piglio da protagonista, e però umile e allo stesso tempo rivoluzionario: cosa assolu-
tamente mai vista prima in un Papa di Roma. Questo Papa eccezionale aveva scelto di
prendere come nome FRANCESCO, e mai nessun Papa prima aveva scelto quel nome.
CONTINUA... to be continued...
Dopo Papa Paolo II (il polacco Woytila), molto amato dai devoti e non fino al punto da
venire a ragione santificato anche per alcuni miracoli accertati, sembrava proprio che
non potessero esistere altri "Vescovi di Dio" alla sua altezza. Invece spuntò alla fine, e
in brevissimo tempo, un Papa che seppe e ha continuato a sapere a tutt'oggi prendere
il posto di Karl Woytila in modo non solo altrettanto carismatico, ma addirittura con
un piglio da protagonista, e però umile e allo stesso tempo rivoluzionario: cosa assolu-
tamente mai vista prima in un Papa di Roma. Questo Papa eccezionale aveva scelto di
prendere come nome FRANCESCO, e mai nessun Papa prima aveva scelto quel nome.
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lunedì 6 febbraio 2017
Riflessioni - La lingua degli italiani: migliorata o peggiorata?
14 febbraio '17 - martedì 14th February / Tuesday visione post - 11
Gli italiani parlano peggio, come sostiene l'appello di alcuni linguisti e docenti, oppure
meglio, come dice un contrappello altrettanto firmato? Il problema è che non esiste un
metro di misura oggettivo: la lingua è uno strumento e non un fine, ognuno se ne serve
a seconda dell'uso che intende farne. Se ti preme migliorare il tuo pensiero e aumentare
le tue capacità logico-cognitive, sarai costretto ad affinare l'uso delle parole. Se ti basta
quello che già sei e quello che già sai non hai alcun bisogno di distinguere tra coordina-
te e subordinate, e di conseguenza il congiuntivo, come direbbero alla Crusca, va a farsi
fottere. La lingua non rispecchia solamente il titolo di studio, che pure un poco conta;
rispecchia soprattutto le ambizioni di chi la usa e il rispetto che ha di sè. Vale, come eter-
no paradigma, lo sforzo emozionante dell'operaio che si sforza di parlare bene in assem-
blea, e si scusa di non farlo abbastanza; di contro ci sono senatori della Repubblica (ti-
po Razzi) che considerano "popolare", e forse spiritoso, parlare un italiano orrendo.
Il problema, come si sarebbe detto una volta, è politico: chi ambisce a non essere più
subalterno cerca di alzare il proprio livello e con esso quello del suo italiano. Chi non
ambisce parla come Razzi.
(da la Repubblica - 11/02/'17 - L'Amaca / Michele Serra)
Gli italiani parlano peggio, come sostiene l'appello di alcuni linguisti e docenti, oppure
meglio, come dice un contrappello altrettanto firmato? Il problema è che non esiste un
metro di misura oggettivo: la lingua è uno strumento e non un fine, ognuno se ne serve
a seconda dell'uso che intende farne. Se ti preme migliorare il tuo pensiero e aumentare
le tue capacità logico-cognitive, sarai costretto ad affinare l'uso delle parole. Se ti basta
quello che già sei e quello che già sai non hai alcun bisogno di distinguere tra coordina-
te e subordinate, e di conseguenza il congiuntivo, come direbbero alla Crusca, va a farsi
fottere. La lingua non rispecchia solamente il titolo di studio, che pure un poco conta;
rispecchia soprattutto le ambizioni di chi la usa e il rispetto che ha di sè. Vale, come eter-
no paradigma, lo sforzo emozionante dell'operaio che si sforza di parlare bene in assem-
blea, e si scusa di non farlo abbastanza; di contro ci sono senatori della Repubblica (ti-
po Razzi) che considerano "popolare", e forse spiritoso, parlare un italiano orrendo.
Il problema, come si sarebbe detto una volta, è politico: chi ambisce a non essere più
subalterno cerca di alzare il proprio livello e con esso quello del suo italiano. Chi non
ambisce parla come Razzi.
(da la Repubblica - 11/02/'17 - L'Amaca / Michele Serra)
martedì 31 gennaio 2017
SPORT - calcio / Serie B - 23^ giornata 2016/17
31 gennaio '17 - martedì 31st January / Tuesday
RISULTATI delle partite
Frosinone 1 Avellino 2 Bari 0 Benevento 3 Cesena 2 Novara 1
Brescia 0 Entella 2 Perugia 0 Carpi 0 Ascoli 2 Pisa 1
Pro Vercelli 1 Ternana 1 Vicenza 1 Verona H. 2 Spezia 3
Trapani 3 Cittadella 0 Spal 1 Salernitana 0 Latina 2
CLASSIFICA
VERONA H. 44 / Frosinone 41 / Spal 40 / Benevento 39 / Cittadella 37 /
Carpi, Entella 33 / Perugia 32 / Spezia 31 / Bari 30 / Novara 29 / Ascoli 28 /
Brescia, Salernitana, Vicenza 27 / Latina 26 / Avellino, Pisa 25 /
Cesena, Pro Vercelli 24 / Ternana 23 / Trapani 19
COMMENTO...
RISULTATI delle partite
Frosinone 1 Avellino 2 Bari 0 Benevento 3 Cesena 2 Novara 1
Brescia 0 Entella 2 Perugia 0 Carpi 0 Ascoli 2 Pisa 1
Pro Vercelli 1 Ternana 1 Vicenza 1 Verona H. 2 Spezia 3
Trapani 3 Cittadella 0 Spal 1 Salernitana 0 Latina 2
CLASSIFICA
VERONA H. 44 / Frosinone 41 / Spal 40 / Benevento 39 / Cittadella 37 /
Carpi, Entella 33 / Perugia 32 / Spezia 31 / Bari 30 / Novara 29 / Ascoli 28 /
Brescia, Salernitana, Vicenza 27 / Latina 26 / Avellino, Pisa 25 /
Cesena, Pro Vercelli 24 / Ternana 23 / Trapani 19
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sabato 28 gennaio 2017
SPORT - calcio / Serie A - 21^ giornata 2016/17
28 gennaio '17 - sabato 28th January / Saturday visione post - 15
RISULTATI delle partite
Chievo 0 Milan 1 Juventus 2 Bologna 2 Empoli 1 Genoa 2
Fiorentina 3 Napoli 2 Lazio 0 Torino 0 Udinese 0 Crotone 2
Palermo 0 Pescara 1 Atalanta 1 Roma 1
Inter 1 Sassuolo 3 Sampdoria 0 Cagliari 0
CLASSIFICA
Juventus 45 / Roma, Napoli 44 / Lazio 40 / Milan 37 / Inter 36 / Atalanta 35 /
Fiorentina 33 / Torino 30 / Cagliari 26 / Chievo, Udinese 25 / Sampdoria 24 /
Bologna, Genoa 23 / Sassuolo 21 / Empoli 18 / Palermo 10 / Crotone, Pescara 9 /
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RISULTATI delle partite
Chievo 0 Milan 1 Juventus 2 Bologna 2 Empoli 1 Genoa 2
Fiorentina 3 Napoli 2 Lazio 0 Torino 0 Udinese 0 Crotone 2
Palermo 0 Pescara 1 Atalanta 1 Roma 1
Inter 1 Sassuolo 3 Sampdoria 0 Cagliari 0
CLASSIFICA
Juventus 45 / Roma, Napoli 44 / Lazio 40 / Milan 37 / Inter 36 / Atalanta 35 /
Fiorentina 33 / Torino 30 / Cagliari 26 / Chievo, Udinese 25 / Sampdoria 24 /
Bologna, Genoa 23 / Sassuolo 21 / Empoli 18 / Palermo 10 / Crotone, Pescara 9 /
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giovedì 26 gennaio 2017
Musica / personaggio - Il punk francese Christophe Chassol
26 gennaio '17 - giovedì 26th January / Thursday visione post - 11
(da la Repubblica - 26 ottobre '16 - Giuseppe Videtti / Palermo)
Ogni rumore è musica, colonna sonora del momento, frammento di vita, sound track
del big bang rimasto intrappolato nel cosmo. l'alfabeto armonico di Christophe Chas-
sol sconfina dal pentagramma, spazia nelle metropoli e nelle giungle, cataloga i versi
degli animali, le lingue e i dialetti. Il musicista francese di origini martiricane, che il
4 novembre presenta lo spettacolo Big Sun al Romaeuropa Festival - un tour che si
concluderà il 13 novembre alla Philharmonie di Parigi in occasione dello Steve Rei-
ch's Anniversary - non si fa incastrare dalle etichette. Per soddisfare la morbosità
dei critici ne ha inventata una, "ultrascore". "Una definizione scherzosa: una sor-
ta di musica per armonizzare il reale che si serve di tutti gli elementi di una colon-
na sonora", spiega dopo la performance al Teatro Massimo di Palermo.
Big Sun che lo vede in scena con le sue tastiere insieme a un percussionista, è un blog
di suoni su proiezioni di immagini girate in Martinica (dopo analoghe esperienze in
India e a New Orleans); un caos sonoro che a tratti fa pensare al Miles Davis di Bitches
Brew e alle reiterazioni dei maestri del minimalismo. "E' stata un'idea folgorante arri-
vata dopo l'ascesa di You-Tube, che mi ha consentito l'accesso a milioni di video", spie-
ga Chassol, che ha collaborato con Sèbastien Tellier e Laurie Anderson (con la quale
ha in cantiere un progetto per la sonorizzazione di una mostra su Leonard Cohen che
si terrà l'anno prossimo). "All'epoca avevo composto dozzine di colonne sonore, ma a
quel punto mi sono trovato davanti a un milione di possibilità; in una incisione ho uti-
lizzato la voce di Obama, il suo potente discorso di rielezione. Ne è rimasto colpito an-
che Frank Ocean: colui che ha spalancato nuove frontiere all'hip hop l'ha chiamato
per una collaborazione.
A New Orleans Chassol arrivò dopo il disastro dell'uragano Katrina. Nello stesso anno,
il 2005, perse entrambi i genitori in un incidente aereo in Venezuela. "Non ce l'avrei fat-
ta a superare lo choc se non fossi stato testimone della resilienza di quella gente di fron-
te alla morte", racconta. Ora, dopo un'esperienza parecchio formativa nella città sacra
di Varanasi, in India, esplora con Big Sun suoni e ritmi della Martinica, un ritorno alle
origini, una rivelazione per l'artista, che non aveva mai pertecipato al carnevale nella
terra dei suoi genitori. "Più entusiasmante di quello di Rio", commenta, mentre super-
visiona le immagini sulle quali innesta la musica dal vivo. Sembra di ascoltare una mo-
derna trascrizione del Catalogue d'oiseaux di Olivier Messiaen quando Chassol accor-
da il pianoforte sul melodioso richiamo degli uccelli, ma fa anche pensare a Chick Co-
rea quando accelera in un funk l'incedere di un rapper di strada. "Il punto di parten-
za è stato la musica concreta di Pierre Henry e éPierre Schaeffer, una loro composizio-
ne degli anni Cinquanta, Symphonie pour un homme seul, ha cambiato le mie prospet-
tive, per me fu come guardare un film, ascoltavo e davanti ai miei occhi scorrevano im-
magini.
Chassol veniva dal conservatorio, dove già a quattro anni frequentava corsi di piano-
forte, poi una borsa di studio al Berklee College of Music, a Boston, una noia infinita
per uno spirito libero, "anche se a quell'età un poò di disciplina non guasta". E avevo
accesso alla biblioteca più fornita del mondo, il mio paradiso. In realtà già in quegli an-
ni avevo un sogno preciso: diventare Ennio Morricone. La sua musica aveva attirato la
mia attenzione fin da bambino. E' geniale perchè usa accordi semplici combinati in un
sistema armonico complesso, elegante e sofisticato". Si accende l'ennesima sigaretta:
"Per la verità non ho mai smesso di pensare a me stesso come a un punk. Ho avuto un'a- dorazione per i Clash, Robert Smith dei Cure è stato il mio primo idolo; gli altri, Morri-
cone, Miles Davis, Igor Stravinsky e, tra i classici, Debussy, Ravel e Fauré. Sono un arti-
sta sul filo el rasoio - tra classica, jazz e punk. I miei dicevano di frenare gli entusiasmi,
ma dovevo essere fedele ai miei principi. Ho sempre pensato che l'artista è un uomo che
può permettersi il lusso a fare le cose in cui crede. senza limitazioni. Eccomi, finalmente
sono un artista di lusso".
(da la Repubblica - 26 ottobre '16 - Giuseppe Videtti / Palermo)
Ogni rumore è musica, colonna sonora del momento, frammento di vita, sound track
del big bang rimasto intrappolato nel cosmo. l'alfabeto armonico di Christophe Chas-
sol sconfina dal pentagramma, spazia nelle metropoli e nelle giungle, cataloga i versi
degli animali, le lingue e i dialetti. Il musicista francese di origini martiricane, che il
4 novembre presenta lo spettacolo Big Sun al Romaeuropa Festival - un tour che si
concluderà il 13 novembre alla Philharmonie di Parigi in occasione dello Steve Rei-
ch's Anniversary - non si fa incastrare dalle etichette. Per soddisfare la morbosità
dei critici ne ha inventata una, "ultrascore". "Una definizione scherzosa: una sor-
ta di musica per armonizzare il reale che si serve di tutti gli elementi di una colon-
na sonora", spiega dopo la performance al Teatro Massimo di Palermo.
Big Sun che lo vede in scena con le sue tastiere insieme a un percussionista, è un blog
di suoni su proiezioni di immagini girate in Martinica (dopo analoghe esperienze in
India e a New Orleans); un caos sonoro che a tratti fa pensare al Miles Davis di Bitches
Brew e alle reiterazioni dei maestri del minimalismo. "E' stata un'idea folgorante arri-
vata dopo l'ascesa di You-Tube, che mi ha consentito l'accesso a milioni di video", spie-
ga Chassol, che ha collaborato con Sèbastien Tellier e Laurie Anderson (con la quale
ha in cantiere un progetto per la sonorizzazione di una mostra su Leonard Cohen che
si terrà l'anno prossimo). "All'epoca avevo composto dozzine di colonne sonore, ma a
quel punto mi sono trovato davanti a un milione di possibilità; in una incisione ho uti-
lizzato la voce di Obama, il suo potente discorso di rielezione. Ne è rimasto colpito an-
che Frank Ocean: colui che ha spalancato nuove frontiere all'hip hop l'ha chiamato
per una collaborazione.
A New Orleans Chassol arrivò dopo il disastro dell'uragano Katrina. Nello stesso anno,
il 2005, perse entrambi i genitori in un incidente aereo in Venezuela. "Non ce l'avrei fat-
ta a superare lo choc se non fossi stato testimone della resilienza di quella gente di fron-
te alla morte", racconta. Ora, dopo un'esperienza parecchio formativa nella città sacra
di Varanasi, in India, esplora con Big Sun suoni e ritmi della Martinica, un ritorno alle
origini, una rivelazione per l'artista, che non aveva mai pertecipato al carnevale nella
terra dei suoi genitori. "Più entusiasmante di quello di Rio", commenta, mentre super-
visiona le immagini sulle quali innesta la musica dal vivo. Sembra di ascoltare una mo-
derna trascrizione del Catalogue d'oiseaux di Olivier Messiaen quando Chassol accor-
da il pianoforte sul melodioso richiamo degli uccelli, ma fa anche pensare a Chick Co-
rea quando accelera in un funk l'incedere di un rapper di strada. "Il punto di parten-
za è stato la musica concreta di Pierre Henry e éPierre Schaeffer, una loro composizio-
ne degli anni Cinquanta, Symphonie pour un homme seul, ha cambiato le mie prospet-
tive, per me fu come guardare un film, ascoltavo e davanti ai miei occhi scorrevano im-
magini.
Chassol veniva dal conservatorio, dove già a quattro anni frequentava corsi di piano-
forte, poi una borsa di studio al Berklee College of Music, a Boston, una noia infinita
per uno spirito libero, "anche se a quell'età un poò di disciplina non guasta". E avevo
accesso alla biblioteca più fornita del mondo, il mio paradiso. In realtà già in quegli an-
ni avevo un sogno preciso: diventare Ennio Morricone. La sua musica aveva attirato la
mia attenzione fin da bambino. E' geniale perchè usa accordi semplici combinati in un
sistema armonico complesso, elegante e sofisticato". Si accende l'ennesima sigaretta:
"Per la verità non ho mai smesso di pensare a me stesso come a un punk. Ho avuto un'a- dorazione per i Clash, Robert Smith dei Cure è stato il mio primo idolo; gli altri, Morri-
cone, Miles Davis, Igor Stravinsky e, tra i classici, Debussy, Ravel e Fauré. Sono un arti-
sta sul filo el rasoio - tra classica, jazz e punk. I miei dicevano di frenare gli entusiasmi,
ma dovevo essere fedele ai miei principi. Ho sempre pensato che l'artista è un uomo che
può permettersi il lusso a fare le cose in cui crede. senza limitazioni. Eccomi, finalmente
sono un artista di lusso".
Lucianone
mercoledì 25 gennaio 2017
sport - calcio / Serie B - 22^ giornata 2016/17
25 gennaio '17 - mercoledì 25th January / Wednesday visione post - 11
RISULTATI delle partite
Brescia 0 Carpi 0 Cittadella 2 Latina 2 Pisa 1 Spal 2
Avellino 2 Vicenza 0 Bari 0 Verona 0 Ternana 0 Benevento 0
Trapani 2 Entella 2 Salernitana 1 Perugia 3 Ascoli
Novara 1 Frosinone 1 Spezia 0 Cesena 3 Pro Vercelli (rinviata)
CLASSIFICA
VeronaH. 41 / Spal 39 / Frosinone 38 / Cittadella 37 / Benevento 36 /
Carpi 33 / Entella 32 / Perugia 31 / Bari 29 / Novara, Spezia 28 /
Ascoli, Brescia, Salernitana 27 / Latina, Vicenza 26 / Avellino, Pisa, Pro Vercelli 24 /
Cesena 23 / Ternana 20 / Trapani 16
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RISULTATI delle partite
Brescia 0 Carpi 0 Cittadella 2 Latina 2 Pisa 1 Spal 2
Avellino 2 Vicenza 0 Bari 0 Verona 0 Ternana 0 Benevento 0
Trapani 2 Entella 2 Salernitana 1 Perugia 3 Ascoli
Novara 1 Frosinone 1 Spezia 0 Cesena 3 Pro Vercelli (rinviata)
CLASSIFICA
VeronaH. 41 / Spal 39 / Frosinone 38 / Cittadella 37 / Benevento 36 /
Carpi 33 / Entella 32 / Perugia 31 / Bari 29 / Novara, Spezia 28 /
Ascoli, Brescia, Salernitana 27 / Latina, Vicenza 26 / Avellino, Pisa, Pro Vercelli 24 /
Cesena 23 / Ternana 20 / Trapani 16
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mercoledì 18 gennaio 2017
ULTIME NOTIZIE >>> dall'ITALIA / Latest news
20 gennaio '17 - venerdì 20th January / Friday visione post - 11
ABRUZZO - Hotel Rigopiano
Slavina sull'hotel: dieci sopravvissuti, fra cui 4 bambini / Cinque persone ancora da
estrarre / Le ricerche proseguono in condizioni estreme, per il timore di crolli o di
nuove slavine / Riconosciute le due vittime
Ci sono almeno dieci sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina di neve e detriti mercoledì. Lo conferma quando cala il buio, dopo ore in cui le cifre sono state più volte annunciate e smentite, il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: «Giornata complicata ma non priva di elementi positivi. Cinque persone estratte dall’Hotel Rigopiano, una donna e 4 bambini, 5 le altre persone individuate da estrarre». Hanno resistito a freddo e paura per oltre due giorni, protetti da un solaio nella zona dove c’erano il bar e la sala biliardo. Tra i sopravvissuti, ancora in trappola, ci sarebbero Gianpaolo Matrone (33 anni) Vincenzo Forti (25 anni), Giorgia Galassi (22 anni), Francesca Bronzi (25 anni) e Stefano Feniello (28 anni).
ABRUZZO - Hotel Rigopiano
Slavina sull'hotel: dieci sopravvissuti, fra cui 4 bambini / Cinque persone ancora da
estrarre / Le ricerche proseguono in condizioni estreme, per il timore di crolli o di
nuove slavine / Riconosciute le due vittime
Ci sono almeno dieci sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina di neve e detriti mercoledì. Lo conferma quando cala il buio, dopo ore in cui le cifre sono state più volte annunciate e smentite, il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: «Giornata complicata ma non priva di elementi positivi. Cinque persone estratte dall’Hotel Rigopiano, una donna e 4 bambini, 5 le altre persone individuate da estrarre». Hanno resistito a freddo e paura per oltre due giorni, protetti da un solaio nella zona dove c’erano il bar e la sala biliardo. Tra i sopravvissuti, ancora in trappola, ci sarebbero Gianpaolo Matrone (33 anni) Vincenzo Forti (25 anni), Giorgia Galassi (22 anni), Francesca Bronzi (25 anni) e Stefano Feniello (28 anni).
La famiglia salva
Trasportati all’ospedale di Pescara, Adriana Vranceau e Gianfilippo Parete, moglie e figlio di Giampiero Parete, uno dei due sopravvissuti insieme al tecnico Fabio Salzetta che si trovava nel piazzale al momento del crollo e ha dato l’allarme. Li ha riabbracciati fra le lacrime. Sono stati loro i primi due a essere tirati fuori dai soccorritori. Salva anche l’altra figlia di Parente, Ludovica: i vigili del fuoco hanno annunciato con un tweet di avere recuperato lei e gli altri due bambini che risultavano fra i dispersi, Samuel Di Michelangelo, 7 anni, e Edoardo Di Carlo, 10 anni. «Le condizioni fortunate che hanno permesso ai superstiti di restare vivi sono state l’avere a disposizione abbigliamento pesante e non essere stati a contatto con la neve perché la struttura, seppur parzialmente crollata, li ha protetti» ha detto Tullio Spina, il primario della rianimazione dell’ospedale di Pescara.
“Salvi grazie agli abiti pesanti”
«Le condizioni fortunate che hanno permesso ai superstiti di restare vivi sono state l’avere a disposizione abbigliamento pesante, da neve, e il poter restare in zone comunque chiuse nonostante i danni alla struttura, dunque non all’aperto. Ciò ha permesso che non si raffreddassero troppo», hanno detto i medici dell’ospedale di Pescara, in un punto stampa sulle condizioni mediche dei primi superstiti dell’Hotel Rigopiano. «Queste persone sono sotto osservazione - prosegue lo staff medico - e oltre al trattamento medico e ai monitoraggi sono seguite dai nostri psicologi. Il tempo del ricovero ce lo dirà l’andamento dello stato clinico dei pazienti».
Lucianone
Per trovarli, i soccorritori hanno provato e provato. Hanno urlato. Hanno sguinzagliato i cani, ma la risposta era il silenzio. La neve attutiva suoni e rumori. Secondo Bini, i sopravvissuti sapevano che qualcuno li cercava, ma non riuscivano a farsi sentire. E’ stato anche osservato del fumo, ma non è chiaro se avessero acceso un fuoco o se fosse un principio di incendio, osservato anche in altri settori del Rigopiano. In ogni caso, il vice brigadiere spiega che con le fiamme si rischia di esaurire velocemente l’ossigeno, in una bolla d’aria simile. Difficilmente, poi, questo fuoco avrebbe scaldato. Epperò, continua a spiegare Bini, paradossalmente la neve - con un effetto igloo - aiuta a mantenere un ambiente relativamente caldo, a patto di creare una “sacca d’aria”. “In passato abbiamo salvato persone vittime di una slavina senza macerie, che erano all’interno di una sacca e vi erano rimasti per tre ore”, dice.
“Un disastro indescrivibile con due scenari diversi: la valanga, che affrontiamo sempre, e una catastrofe naturale come un terremoto”. A descrivere l’orrore è Walter Milan, portavoce del Soccorso alpino e dalle prime ore sul campo per coordinare i soccorsi. Sguardo preoccupato, racconta il tipo di delicato intervento sostenuto dal Cnsas: “Noi come Soccorso alpino interveniamo in questo contesto molto difficile in cui ci vogliono tante persone e tanto tempo per esaminare in maniera metodica la valanga - ha spiegato - Noi dobbiamo controllare centimetro per centimetro, dividiamo la valanga in porzioni molto piccole con spaghi e paletti e sondiamo per essere certi che in quel punto non c’è nessuno”. Lo scenario trovato nei pressi del resort di lusso, d’altronde, era dal punto vista ’fisico’ assai complesso: “La valanga è molto importante e ha un fronte di oltre 30 metri: scivolando verso valle ha creato degli accumuli, con ’onde’ alte fino a 5 metri”.
(da www.lastampa.it)
I SOCCORRITORI
Lucianone
STORIE / società >> Olanda - Giovani e anziani: l'ottima integrazione
18 gennaio '17 - mercoledì 18th January / Wednesday visione post - 6
(da la Repubblica - 11 gennaio '17 - Pietro Del Re / Deventer - Olanda)
La stanza di Jurrien Mentink è simile a quella di un qualsiasi campus universitario
olandese, salvo che il più giovane dei suoi vicini di corridoio sta per compiere 86 an-
ni. Infatti, sebbene lui ne abbia solo 23 di anni, da quando ha cominciato a studiare
architettura questo ragazzo di bell'aspetto e con gli occhiali firmati vive in una casa
di riposo per anziani. Accade a Deventer, cittadina a due ore di treno da Amsterdam,
dove i gestori del centro Humanitas hanno deciso di offrire un alloggio a una mezza
dozzina di studenti squattrinati, ai quali in cambio viene chiesto di trascorrere parte
del loro tempo con gli ospiti del ricovero. "E' un modo per risparmiare i soldi dell'af-
fitto, e con i residenti ho imparato a divertirmi", dice Jurrien, che studia alla Saxion
University di Deventer e che da quasi quattro anni vive circondato da coinquilini che
potrebbero avere l'età dei suoi bisnonni. "Non mi è stato chiesto di diventare amico
loro, ma di comportarmi come farebbe un buon vicino di casa. E visto che siamo nel-
la libertaria Olanda, posso anche portarmi le ragazze in camera. Senza contare che
per studiare è il posto ideale perchè tranquillissimo".
Gli studenti dedicano agli anziani dell'ospizio 30 ore al mese insegnando loro a scri-
vere le mail o a usare Skype, chiacchierando al capezzale di chi non può camminare
o partecipando alla festa di compleanno di chi non ha più nessuno con cui celebrar-
lo. Per gli anziani, questi giovani sono spesso il solo prezioso legame con il mondo
Perciò, quando uno di loro rientra da una lezione, da una festa, da un concerto o da
un viaggio all'estero è ovvio che chi non s'è mosso dal centro gli chieda di condivide-
re le sue esperienze. Secondo i geriatri che seguono gli ospiti di Deventer, la sola vi-
cinanza con gli studenti può nascondere virtù terapeutiche perchè in grado di conte-
nere l'arteriosclerosi, di allontanare la depressione o di abbassare la pressione arte-
riosa quand'è troppo alta. La ricerca ha anche dimostrato che esiste un legame tra
il declino mentale e la morta,lità e che le interazioni sociali con parenti o conoscenti
sono essenziali per la salute di chi è avanti negli anni: un semplice saluto, una stret-
ta di mano o una battuta scambiata con uno studente del centro può rivelarsi addi-
rittura salvifica. tanto più quando diventa un'abitudine quotidiana.
L'idea di infondere un linfa di gioventù agli anziani di Humanitas è nata nel 2012,
quando il governo olandese decise di diminuire i fondi per questo tipo di struttre,
che furono costrette a licenziare parecchio personale. Il taglio del welfare riguarda-
va soprattutto gli ottantenni che erano ancora auto-sufficienti, e per i quali fino al-
l'epoca erano ancora previsti contributi a centri simili a questo. "Volevamo creare
la più confortevole delle case di riposo, dove tutti avrebbero voluto stare", dice Pe-
ter Daniels, operatore sanitario di Humanitas con una lunga coda di cavallo e lo
sguardo dolce. "Direi che ci siamo riusciti, perchè con gli studenti la vita degli an-
ziani è molto migliorata. Oggi, riceviamo richieste da giovani di tutto il mondo ma
possiamo accettare solo gli olandesi, perchè molti anziani non parlano neanche l'in-
glese. I ragazzi rimangono mediamente 3 anni e siamo già alla seconda generazio-
ne: quelli che si sono appena laureati e ci hanno lasciato, anche se spesso tornano
da volontari". - Qui risiedono 160 anziani, i quali hanno tutti più di 85 anni, per-
chè è questa l'età minima per accedere al centro. Il decano ne ha 105. Ma Huma-
nitas è un ospizio modello a prescindere dagli studenti che ospita. Lo è perchè
conta un barbiere , due negozi, una palestra, un pedicure, un centro fisioterapico
e uno per lo yoga, perchè vedi ovunque mensole cariche di libri, comode poltrone
e macchinette per il caffè e perchè vi lavorano 150 persone aiutate da 200 volonta-
ri. "Qui, quello che conta di più è il benessere individuale", aggiunge Daniels.
Per questo mtivo, quello che doveva essere un inedito esperimento intergenerazio-
nale è diventato un caso da manuale, o meglio, un esempio virtuoso che ha già fat-
to emuli: altre due strutture analoghe hanno aperto in Olanda, una a Lione, in
Francia, e una quarta a Cleveland, Ohio. A sentire il giovane Jurrien, per lui e per
gli altri studenti i benefici trascendono il guadagno economico. Un loro sorriso può
valere oro per un anziano in sedia a rotelle ma ciò che offrono gli ospiti del centro
può essere per i ragazzi altrettanto importante. - Dice lo studente: "Se non vivessi
qui non sarei diventato l'uomo che sono. Una volta, quando salivo sull'autobus e ve-
devo un vecchio andavo a sedermi il più lontano possibile. Oggi invece gli vado vici-
no e cerco di attaccarci bottone, perchè so che il più delle volte ha molto da insegnar-
mi".
Lucianone
(da la Repubblica - 11 gennaio '17 - Pietro Del Re / Deventer - Olanda)
La stanza di Jurrien Mentink è simile a quella di un qualsiasi campus universitario
olandese, salvo che il più giovane dei suoi vicini di corridoio sta per compiere 86 an-
ni. Infatti, sebbene lui ne abbia solo 23 di anni, da quando ha cominciato a studiare
architettura questo ragazzo di bell'aspetto e con gli occhiali firmati vive in una casa
di riposo per anziani. Accade a Deventer, cittadina a due ore di treno da Amsterdam,
dove i gestori del centro Humanitas hanno deciso di offrire un alloggio a una mezza
dozzina di studenti squattrinati, ai quali in cambio viene chiesto di trascorrere parte
del loro tempo con gli ospiti del ricovero. "E' un modo per risparmiare i soldi dell'af-
fitto, e con i residenti ho imparato a divertirmi", dice Jurrien, che studia alla Saxion
University di Deventer e che da quasi quattro anni vive circondato da coinquilini che
potrebbero avere l'età dei suoi bisnonni. "Non mi è stato chiesto di diventare amico
loro, ma di comportarmi come farebbe un buon vicino di casa. E visto che siamo nel-
la libertaria Olanda, posso anche portarmi le ragazze in camera. Senza contare che
per studiare è il posto ideale perchè tranquillissimo".
Gli studenti dedicano agli anziani dell'ospizio 30 ore al mese insegnando loro a scri-
vere le mail o a usare Skype, chiacchierando al capezzale di chi non può camminare
o partecipando alla festa di compleanno di chi non ha più nessuno con cui celebrar-
lo. Per gli anziani, questi giovani sono spesso il solo prezioso legame con il mondo
Perciò, quando uno di loro rientra da una lezione, da una festa, da un concerto o da
un viaggio all'estero è ovvio che chi non s'è mosso dal centro gli chieda di condivide-
re le sue esperienze. Secondo i geriatri che seguono gli ospiti di Deventer, la sola vi-
cinanza con gli studenti può nascondere virtù terapeutiche perchè in grado di conte-
nere l'arteriosclerosi, di allontanare la depressione o di abbassare la pressione arte-
riosa quand'è troppo alta. La ricerca ha anche dimostrato che esiste un legame tra
il declino mentale e la morta,lità e che le interazioni sociali con parenti o conoscenti
sono essenziali per la salute di chi è avanti negli anni: un semplice saluto, una stret-
ta di mano o una battuta scambiata con uno studente del centro può rivelarsi addi-
rittura salvifica. tanto più quando diventa un'abitudine quotidiana.
L'idea di infondere un linfa di gioventù agli anziani di Humanitas è nata nel 2012,
quando il governo olandese decise di diminuire i fondi per questo tipo di struttre,
che furono costrette a licenziare parecchio personale. Il taglio del welfare riguarda-
va soprattutto gli ottantenni che erano ancora auto-sufficienti, e per i quali fino al-
l'epoca erano ancora previsti contributi a centri simili a questo. "Volevamo creare
la più confortevole delle case di riposo, dove tutti avrebbero voluto stare", dice Pe-
ter Daniels, operatore sanitario di Humanitas con una lunga coda di cavallo e lo
sguardo dolce. "Direi che ci siamo riusciti, perchè con gli studenti la vita degli an-
ziani è molto migliorata. Oggi, riceviamo richieste da giovani di tutto il mondo ma
possiamo accettare solo gli olandesi, perchè molti anziani non parlano neanche l'in-
glese. I ragazzi rimangono mediamente 3 anni e siamo già alla seconda generazio-
ne: quelli che si sono appena laureati e ci hanno lasciato, anche se spesso tornano
da volontari". - Qui risiedono 160 anziani, i quali hanno tutti più di 85 anni, per-
chè è questa l'età minima per accedere al centro. Il decano ne ha 105. Ma Huma-
nitas è un ospizio modello a prescindere dagli studenti che ospita. Lo è perchè
conta un barbiere , due negozi, una palestra, un pedicure, un centro fisioterapico
e uno per lo yoga, perchè vedi ovunque mensole cariche di libri, comode poltrone
e macchinette per il caffè e perchè vi lavorano 150 persone aiutate da 200 volonta-
ri. "Qui, quello che conta di più è il benessere individuale", aggiunge Daniels.
Per questo mtivo, quello che doveva essere un inedito esperimento intergenerazio-
nale è diventato un caso da manuale, o meglio, un esempio virtuoso che ha già fat-
to emuli: altre due strutture analoghe hanno aperto in Olanda, una a Lione, in
Francia, e una quarta a Cleveland, Ohio. A sentire il giovane Jurrien, per lui e per
gli altri studenti i benefici trascendono il guadagno economico. Un loro sorriso può
valere oro per un anziano in sedia a rotelle ma ciò che offrono gli ospiti del centro
può essere per i ragazzi altrettanto importante. - Dice lo studente: "Se non vivessi
qui non sarei diventato l'uomo che sono. Una volta, quando salivo sull'autobus e ve-
devo un vecchio andavo a sedermi il più lontano possibile. Oggi invece gli vado vici-
no e cerco di attaccarci bottone, perchè so che il più delle volte ha molto da insegnar-
mi".
Lucianone
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