6 maggio '16 - venerdì 6th May / Friday
Risultati delle partite
Udinese 1 Chievo 0 Juventus 2 Empoli 0 Milan 3 Palermo 2
Torino 5 Fiorentina 0 Carpi 0 Bologna 0 Frosinone 3 Sampdoria 0
Sassuolo 1 Lazio 2 Genoa 2 Napoli 2
Verona 0 Inter 0 Roma 3 Atalanta 1
CLASSIFICA
JUVENTUS 88 / Napoli 76 / Roma 74 / Inter 64 / Fiorentina 60 / Sassuolo 55 /
Milan 54 / Lazio 51 / Chievo 49 / Torino 45 / Genoa, Empoli 43 / Atalanta,
Bologna 41 / Sampdoria 40 / Udinese 38 / Carpi, Palermo 35 / Frosinone 31 /
Verona H. 25
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venerdì 6 maggio 2016
martedì 3 maggio 2016
Calcio - Premier League inglese / L'impresa di Claudio Ranieri: lo scudetto al Leicester, prima volta
3 maggio '16 - martedì 3rd May / Tuesday visione post - 14
Claudio Ranieri / PRIMA
La favola del Leicester
Ranieri, lacrime e conto alla rovescia: l'Inghilterra ora vuole l'happy end
Una storia italiana
Claudio Ranieri si commuove dopo l'ennesima vittoria del suo Leicester, più vicino al
più incredibile dei trionfi: a 5 partite dalla fine ha 7 punti di vantaggio. E' la favola
sportiva dell'anno. E ora tutta l'Inghilterra fa il tifo per il lieto fine.
__________________
Un signore con gli occhiali sottili e i capelli grigi si mangia un pò di lacrime, ed è la più bella immagine della domenica. Piange educatamente, Claudio Ranieri, com'è nel suo stile, perchè
sa benissimo che il Leicester puù realizzare l'impresa dell'anno, altro che Messi e Cristiano
Ronaldo. Ha 7 punti di vantaggio sul Tottenham a cinque giornate dalla fine, sogna lui e so-
gnano in tanti: il piccolo Leicester è già la squadra di tutti. E' lo sport come lo vorremmo.
E' un minuscolo, enorme universo di civiltà e possibilità. Ha giocatori che stavano in fabbri-
ca e ora corrono pazzamente. Ha vecchi tifosi increduli, come se il Sassuolo vincesse lo scu-
detto (comunque è settimo, eh?). In tanti, ieri, hanno cambiato canale e sono andati via dal-
la serie A che prende a calci in testa la gente e tira petardi ai giocatori (Palermo) e che vive
di sospetti, isteri, vittimismi e piagnistei. Molto meglio le lacrime felici di Ranieri, persona
per bene, uno che nella vita ha insegnato, ha lavorato tanto e vinto poco, dalla Vigor lame-
zia alla Premier passando per Spèagna, Francia, Grecia, Juve, Roma, Inter e altre geogra-
fie, senza mai una caduta di gusto...
(da la Repubblica - lunedì 11 aprile 2016 - RSport / Maurizio Crosetti)
RANIERI
Tre punti ed è fatta:
il Tottenham pareggia in casa contro il Wba e ora è a -7 dal Leicester a tre turni
dalla fine. Le Foxes possono vincere la Premier già domenica a Manchester se bat-
tono lo United. Merito anche degli uomini della panchina, come il bomber Ulloa
riempieLeicester gran riserva - Con la panca va in fuga
No Vardy no party? Il team di Ranieri ha dimostrato di poter attingere anche fra i
sostituti. Come il bomber patagonico Ulloa, il 12° uomo, decisivo nelle ultime due
gare. O i ragazzini Schlupp e Gray, tutto cuore, corsa e polmoni.
___________
L'impresa di Ranieri
una medicina per il calcio
Quello che sta facendo Claudio Ranieri a Leicester è una medicina per il football.
Ci vuole ogni tanto. La cosa che emoziona milioni di persone nel mondo, e ci riempie
gli occhi, non è certo il modo di giocare del Leicester - che il tecnico romano ha costruito
attorno a uno scheletro elementare con un impianto semplice, quasi primordiale - ma è
il senso dell'impresa, la grandiosità palpabile di un'utopia che si trasforma in realtà.
C'è una vibrazione contagiosa che parte dall'ombelico di Leicester e attraversa il pianeta,
non solo quello british , non soltanto quello del pallone. Dopo aver saputo che il principe
William segue con passione le imprese delle Foxes, Ranieri ha invitato il futuro re a Leice-
ster per partecipare ai festeggiamenti. - Passo dopo passo, sono caduti tutti i veli su quel-
la che sta diventando una delle più grandi imprese di tutti i tempi nella storia del calcio
inglese ed europeo. Come nel paradosso di Achille e la Tartaruga, la squadra di Ranieri
si è lasciata alle spalle tutti gli avversari più forti, veloci, ricchi e potenti. Adesso soltanto
l'irriducibile Tottenham di Mauricio Pochettino ha una remota chance di scavalcare il Leicester nelle tre tappe che mancano al traguardo...
(da La Gazzetta dello Sport - martedì 26 aprile 2016 - DECATREND / di Alessandro De Calò)
Lucianone
Claudio Ranieri / PRIMA
La favola del Leicester
Ranieri, lacrime e conto alla rovescia: l'Inghilterra ora vuole l'happy end
Una storia italiana
Claudio Ranieri si commuove dopo l'ennesima vittoria del suo Leicester, più vicino al
più incredibile dei trionfi: a 5 partite dalla fine ha 7 punti di vantaggio. E' la favola
sportiva dell'anno. E ora tutta l'Inghilterra fa il tifo per il lieto fine.
__________________
Un signore con gli occhiali sottili e i capelli grigi si mangia un pò di lacrime, ed è la più bella immagine della domenica. Piange educatamente, Claudio Ranieri, com'è nel suo stile, perchè
sa benissimo che il Leicester puù realizzare l'impresa dell'anno, altro che Messi e Cristiano
Ronaldo. Ha 7 punti di vantaggio sul Tottenham a cinque giornate dalla fine, sogna lui e so-
gnano in tanti: il piccolo Leicester è già la squadra di tutti. E' lo sport come lo vorremmo.
E' un minuscolo, enorme universo di civiltà e possibilità. Ha giocatori che stavano in fabbri-
ca e ora corrono pazzamente. Ha vecchi tifosi increduli, come se il Sassuolo vincesse lo scu-
detto (comunque è settimo, eh?). In tanti, ieri, hanno cambiato canale e sono andati via dal-
la serie A che prende a calci in testa la gente e tira petardi ai giocatori (Palermo) e che vive
di sospetti, isteri, vittimismi e piagnistei. Molto meglio le lacrime felici di Ranieri, persona
per bene, uno che nella vita ha insegnato, ha lavorato tanto e vinto poco, dalla Vigor lame-
zia alla Premier passando per Spèagna, Francia, Grecia, Juve, Roma, Inter e altre geogra-
fie, senza mai una caduta di gusto...
(da la Repubblica - lunedì 11 aprile 2016 - RSport / Maurizio Crosetti)
RANIERI
Tre punti ed è fatta:
il Tottenham pareggia in casa contro il Wba e ora è a -7 dal Leicester a tre turni
dalla fine. Le Foxes possono vincere la Premier già domenica a Manchester se bat-
tono lo United. Merito anche degli uomini della panchina, come il bomber Ulloa
riempieLeicester gran riserva - Con la panca va in fuga
No Vardy no party? Il team di Ranieri ha dimostrato di poter attingere anche fra i
sostituti. Come il bomber patagonico Ulloa, il 12° uomo, decisivo nelle ultime due
gare. O i ragazzini Schlupp e Gray, tutto cuore, corsa e polmoni.
___________
L'impresa di Ranieri
una medicina per il calcio
Quello che sta facendo Claudio Ranieri a Leicester è una medicina per il football.
Ci vuole ogni tanto. La cosa che emoziona milioni di persone nel mondo, e ci riempie
gli occhi, non è certo il modo di giocare del Leicester - che il tecnico romano ha costruito
attorno a uno scheletro elementare con un impianto semplice, quasi primordiale - ma è
il senso dell'impresa, la grandiosità palpabile di un'utopia che si trasforma in realtà.
C'è una vibrazione contagiosa che parte dall'ombelico di Leicester e attraversa il pianeta,
non solo quello british , non soltanto quello del pallone. Dopo aver saputo che il principe
William segue con passione le imprese delle Foxes, Ranieri ha invitato il futuro re a Leice-
ster per partecipare ai festeggiamenti. - Passo dopo passo, sono caduti tutti i veli su quel-
la che sta diventando una delle più grandi imprese di tutti i tempi nella storia del calcio
inglese ed europeo. Come nel paradosso di Achille e la Tartaruga, la squadra di Ranieri
si è lasciata alle spalle tutti gli avversari più forti, veloci, ricchi e potenti. Adesso soltanto
l'irriducibile Tottenham di Mauricio Pochettino ha una remota chance di scavalcare il Leicester nelle tre tappe che mancano al traguardo...
(da La Gazzetta dello Sport - martedì 26 aprile 2016 - DECATREND / di Alessandro De Calò)
Lucianonelunedì 2 maggio 2016
Sport - calcio / Serie B - 39^ giornata 2015/16
2 maggio '16 - lunedì 2nd May / Monday visione psot - 14
Il CROTONE ha conquistato la serie A: è la prima volta dei calabresi
Un'altra impresa è quella del BENEVENTO, che raggiunge la B per la prima volta
Risultati delle partite
Modena 1 Ascoli 2 Brescia 0 Cagliari 2 Lanciano 1 Latina 0
Crotone 1 Salernitana 2 Vicenza 1 Livorno 2 Avellino 2 Spezia 0
Perugia 0 Trapani 0 Virtus Entella 0 Como 1 Cesena 2
Bari 0 Novara 0 Pescara 0 Ternana 2 Pro Vercelli 1
CLASSIFICA
CROTONE 78 / Cagliari 74 / Trapani 66 / Pescara, Bari 65 / Spezia 62 /
Cesena, Virtus Entella 61 / Novara 59 / Brescia 54 / Perugia 53 / Avellino 48 /
Ascoli 45 / Vicenza 45 / Pro Vercelli 42 / Latina, Modena, Salernitana 41 /
Lanciano 39 / Livorno 37 / Como 29
Continua... to be continued...
Il CROTONE ha conquistato la serie A: è la prima volta dei calabresi
Un'altra impresa è quella del BENEVENTO, che raggiunge la B per la prima volta
Risultati delle partite
Modena 1 Ascoli 2 Brescia 0 Cagliari 2 Lanciano 1 Latina 0
Crotone 1 Salernitana 2 Vicenza 1 Livorno 2 Avellino 2 Spezia 0
Perugia 0 Trapani 0 Virtus Entella 0 Como 1 Cesena 2
Bari 0 Novara 0 Pescara 0 Ternana 2 Pro Vercelli 1
CLASSIFICA
CROTONE 78 / Cagliari 74 / Trapani 66 / Pescara, Bari 65 / Spezia 62 /
Cesena, Virtus Entella 61 / Novara 59 / Brescia 54 / Perugia 53 / Avellino 48 /
Ascoli 45 / Vicenza 45 / Pro Vercelli 42 / Latina, Modena, Salernitana 41 /
Lanciano 39 / Livorno 37 / Como 29
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domenica 1 maggio 2016
Appuntamenti - Danza, Arte, Fotografia
1 maggio '16 - domenica 1st May / Sunday visione post - 12
'Festival Danza Estate' - Bergamo
"A corpo libero" di Silvia Gribaudi
Auditorium di Piazza della Libertà - Bergamo
4 maggio 2016 / ore 20,30
"(X) No, non distruggeremo l'auditorium di Bergamo"
del collettivo Cinetico
Auditorium di Piazza della Libertà - Bergamo
15 maggio '16 / ore 20,30
"10 Miniballetti"
Auditorium di Piazza della Libertà - BG
16 maggio '16
"La guerra granda delle donne" - Naturalis Labor
Auditorium di Piazza della Libertà
21 - 22 maggio '16
"Bolero" di Ziya Azazi
Teatro Sociale - Bergamo alta / Prima europea
4 - 5 giugno
"Tablao Flamenco"
Circolo Arci Maite - Bergamo alta / Prima nazionale
9 giugno - ore 18.00
Fotografia
HERB RITTS - Fotografie /
'IN EQUILIBRIO'
Milano - Palazzo della Ragione, Piazza dei Mercanti 1
Fino al 5 giugno 2016
Sulla Rotta delle Spezie - terre, popoli,conquiste
Colori, fascino e storia delle spezie visti
dai fotografi del National Geographic
Torino - Museo d'Arte Orientale
30 maggio - 27 settembre 2016
Arte
Storie dell'Impressionismo
I grandi protagonisti da Monet a Renoir da Van Gogh a Gauguin
Treviso - Museo Santa Caterina
29 ottobre 2016 - 17 aprile 2017
Lucianone
'Festival Danza Estate' - Bergamo
"A corpo libero" di Silvia Gribaudi
Auditorium di Piazza della Libertà - Bergamo
4 maggio 2016 / ore 20,30
"(X) No, non distruggeremo l'auditorium di Bergamo"
del collettivo Cinetico
Auditorium di Piazza della Libertà - Bergamo
15 maggio '16 / ore 20,30
"10 Miniballetti"
Auditorium di Piazza della Libertà - BG
16 maggio '16
"La guerra granda delle donne" - Naturalis Labor
Auditorium di Piazza della Libertà
21 - 22 maggio '16
"Bolero" di Ziya Azazi
Teatro Sociale - Bergamo alta / Prima europea
4 - 5 giugno
"Tablao Flamenco"
Circolo Arci Maite - Bergamo alta / Prima nazionale
9 giugno - ore 18.00
Fotografia
HERB RITTS - Fotografie /
'IN EQUILIBRIO'
Milano - Palazzo della Ragione, Piazza dei Mercanti 1
Fino al 5 giugno 2016
Sulla Rotta delle Spezie - terre, popoli,conquiste
Colori, fascino e storia delle spezie visti
dai fotografi del National Geographic
Torino - Museo d'Arte Orientale
30 maggio - 27 settembre 2016
Arte
Storie dell'Impressionismo
I grandi protagonisti da Monet a Renoir da Van Gogh a Gauguin
Treviso - Museo Santa Caterina
29 ottobre 2016 - 17 aprile 2017
Lucianone
Riflessioni - Su Breivik e sulla giustizia norvegese / Poco materiale on line su Prince: perchè?
1 maggio '16 - domenica 1st May / Sunday visione post - 11
Perchè i norvegesi si sentono costretti a trattare "umanamente" il nazista Breivik,
un ripugnante assassino di ragazzi inermi? Non perchè lui meriti la qualifica di es-
sere umano. Ma perchè la meritano loro. Questo, credo, è il senso di una sentenza
che sta facendo inevitabilmente discutere...
Non potrebbe esserci occasione più dolorosa, più difficile, più estrema, per mettere
alla prova il vincolo che lega una democrazia a quei principi di rispetto dell'integri-
tàù dell'uomo - perfino di quell'uomo mostruoso - che è esttamente ciò che lui odia
e vorrebbe distruggere: perchè è un nazista e non crede nei diritti umani.
Quella sentenza, compresa la tempesta emotiva che suscita, va tenuta a mente anche
nel durissimo confronto con l'altro mostro che abbiamo di fronte, il jihadismo, Con-
trapporre agli sgozzatori, ai carnefici, ai rapitori e mercanti di donne, ai distruttori
di Palmira la fragile bandiera del diritto e della libertà può sembrare folle, o puerile, .
o masochista. Ma non essere come loro (come Breivik, come Jihadi John, come il se-
dicente califfo genocida) è la nostra sola possibilità non solo di salvezza; anche di vit-
toria.
(da la Repubblica - 22/04/'16 - L'Amaca / Michele Serra)
Il materiale di Prince udibile e visibile on line è pochissimo, e quasi tutto a pagamento.
E stiamo parlando di uno degli artisti più dinamici e "contemporanei" degli ultimi 30
anni. Tra i primissimi a mettere in rete la sua musica, è stato anche tra i primi a levar-
la, o a fare di tutto perchè ciò avvenisse. Fino a fare causa (lui potente e ricco) a singo-
li utenti che scaricavano sue canzoni e addirittura sue fotografie (!) senza pagare i
diritti. Un avido? Un tirchio? O un artista che (come dichiarò molto laconicamente)
voleva "proteggere il suo catalogo"?.
Ognuno, ovviamente, la pensi come crede. La mia sensazione è che non i quattrini, ma
la perdita di controllo sul proprio lavoro, sulla propria immagine, sulla propria perxo-
na siano la vera ragione del rapporto molto conflittuale di Prince con la rete. Voleva
essere il regista del suo film (nessuno più di un artista può desiderare di esserlo) e non
una delle tante icone/figurine pop in balia di miliardi di collezionisti. La custodia o ad-
dirittura la sottrazione di se stessi - fino dai tempi di Salinger e della sua ormai leggen-
daria, maniacale sparizione dalla scena pubblica - è una delle poche armi a disposizio-
ne dell'essere umano nell'epoca della sua massima riproducibilità tecnica. E il discorso
non riguarda solo gli artisti.
(da la Repubblica - 23 aprile '16 - L'Amaca / Michele Serra)
Lucianone
Perchè i norvegesi si sentono costretti a trattare "umanamente" il nazista Breivik,
un ripugnante assassino di ragazzi inermi? Non perchè lui meriti la qualifica di es-
sere umano. Ma perchè la meritano loro. Questo, credo, è il senso di una sentenza
che sta facendo inevitabilmente discutere...
Non potrebbe esserci occasione più dolorosa, più difficile, più estrema, per mettere
alla prova il vincolo che lega una democrazia a quei principi di rispetto dell'integri-
tàù dell'uomo - perfino di quell'uomo mostruoso - che è esttamente ciò che lui odia
e vorrebbe distruggere: perchè è un nazista e non crede nei diritti umani.
Quella sentenza, compresa la tempesta emotiva che suscita, va tenuta a mente anche
nel durissimo confronto con l'altro mostro che abbiamo di fronte, il jihadismo, Con-
trapporre agli sgozzatori, ai carnefici, ai rapitori e mercanti di donne, ai distruttori
di Palmira la fragile bandiera del diritto e della libertà può sembrare folle, o puerile, .
o masochista. Ma non essere come loro (come Breivik, come Jihadi John, come il se-
dicente califfo genocida) è la nostra sola possibilità non solo di salvezza; anche di vit-
toria.
(da la Repubblica - 22/04/'16 - L'Amaca / Michele Serra)
Il materiale di Prince udibile e visibile on line è pochissimo, e quasi tutto a pagamento.
E stiamo parlando di uno degli artisti più dinamici e "contemporanei" degli ultimi 30
anni. Tra i primissimi a mettere in rete la sua musica, è stato anche tra i primi a levar-
la, o a fare di tutto perchè ciò avvenisse. Fino a fare causa (lui potente e ricco) a singo-
li utenti che scaricavano sue canzoni e addirittura sue fotografie (!) senza pagare i
diritti. Un avido? Un tirchio? O un artista che (come dichiarò molto laconicamente)
voleva "proteggere il suo catalogo"?.
Ognuno, ovviamente, la pensi come crede. La mia sensazione è che non i quattrini, ma
la perdita di controllo sul proprio lavoro, sulla propria immagine, sulla propria perxo-
na siano la vera ragione del rapporto molto conflittuale di Prince con la rete. Voleva
essere il regista del suo film (nessuno più di un artista può desiderare di esserlo) e non
una delle tante icone/figurine pop in balia di miliardi di collezionisti. La custodia o ad-
dirittura la sottrazione di se stessi - fino dai tempi di Salinger e della sua ormai leggen-
daria, maniacale sparizione dalla scena pubblica - è una delle poche armi a disposizio-
ne dell'essere umano nell'epoca della sua massima riproducibilità tecnica. E il discorso
non riguarda solo gli artisti.
(da la Repubblica - 23 aprile '16 - L'Amaca / Michele Serra)
Lucianone
sabato 30 aprile 2016
Arte - Il pittore Hans Hartung: una vita di talento e dolore
30 aprile '16 - domenica 30th April / Sunday
giovedì 28 aprile 2016
Sport -calcio / Serie B - 38^ giornata 2015/\6
28 aprile '16 - giovedì 28th April / Thursday
Risultati delle partite
Bari 1 Cagliari 1 Crotone 2 Pescara 2 Pro Vercelli 1
Modena 1 Lanciano 1 Como 0 Brescia 1 Avellino 1
Ternana 1 Trapani 2 Vicenza 0 Salernitana 3 Latina 0 Novara 2
Ascoli 3 Cesena 1 Spezia 3 Livorno 1 Entella 1 Perugia 2
Lucianone
Risultati delle partite
Bari 1 Cagliari 1 Crotone 2 Pescara 2 Pro Vercelli 1
Modena 1 Lanciano 1 Como 0 Brescia 1 Avellino 1
Ternana 1 Trapani 2 Vicenza 0 Salernitana 3 Latina 0 Novara 2
Ascoli 3 Cesena 1 Spezia 3 Livorno 1 Entella 1 Perugia 2
Lucianone
mercoledì 27 aprile 2016
Società / Norvegia - Il killer Breivik e i suoi diritti
27 aprile '16 - mercoledì 27th April / Wednesday visione del post - 10
(da 'L'Arena' - 21 aprile '16 - di Ferdinando Camon)
Se la Norvegia s'inchina al killer
Anders Behring Breivik è il terrorista norvegese noto in tutto il mondo per una strage
di 77 innocenti, giudicata da un tribunale sulla base di un diritto che, per quanto grave
sia il tuo crimine (puoi anche sterminare tutta una città), non può darti più di 21 anni
di carcere. E 21 anni ha ricevuto Breivik. Essendo 77 le vittime, fa 3 anni virgola 6 me-
si per ogni vittima. Le vittime, disarmate e pacifiche, scappavano da tutte le parti, lui
le inseguiva con l'arma in pugno, lucido e crudele, e le eliminava con un colpo ciascuna,
da distanza ravvicinata. C'è freddezza, odio e ferocia, in quella strage. Ma contro chi?
Contro l'umanità. Non conosceva nessuno, odiava tutti. Le spiegazioni che ha dato poi,
una volta catturato, sono assurde e deliranti. In tutti i Diritti del mondo, una condanna
ha diverse funzioni, tra cui una funzione afflittiva, una funzione redentiva e una funzio-
ne protettiva della società. Il criminale deve soffrire, per quello che ha fatto. Deve redi-
mersi nel tempo della carcerazione. La società deve ritenere che la condanna sia tale da
imèpedire che nasca qualunque istinto di emulazione. La redenzione dovrebbe procede-
re di pari passo con l'espiazione, più passa il tempo dell'espiazione, più buono diventa
il condannato. Così non va, per Breivik. Abbiamo filmati e foto in cui si ripresenta da-
vanti ai giudici, e li saluta tendendo la mano destra col saluto nazista. Durante la carce-
razione, ha protestato perchè voleva l'wi-fi. Aveva una tv, ne voleva un'altra. Protesta-
va per lo spazio, ne voleva di più. Eppure hja una cella di 31 metri quadri, composta di
tre aree. Un'area notte, un'area studio e un'area ginnica. Ha una macchina da scrivere,
una playstation, un lettore Dvd. Eppure ha piantato causa al governo, accusandolo di
riservargli un trattamento disumano. Si sente solo, vuole incontrare gli altri detenuti,
e comunicare cob i fans nazisti all'esterno. Il motivo per cui oggi tutto il mondo torna
a parlare di questo pluriassassino è che lo Stato gli dà ragione: ha stabilito che il suo
trattamento è disumano, non può continuare così, deve cambiare subito.
A questo punto, la conclusione che mi viene spontanea è che con questo modo di sen.
tenziare, un anno e sei mesi di carcere per ogni assassinato, tre aree-cella con diverti-
menti di ogni tipo, e per di più condanna dello Stato per eccesso di severità, con que-
sto modo di sentenziare la Giusdtizia non fa andar via la voglia di fare come Breivik,
ma fa venir voglia di fare come lui. Non fa giustizia, fa un'altra cosa: istigazione a de-
linquere.
Lucianone
(da 'L'Arena' - 21 aprile '16 - di Ferdinando Camon)
Se la Norvegia s'inchina al killer
Anders Behring Breivik è il terrorista norvegese noto in tutto il mondo per una strage
di 77 innocenti, giudicata da un tribunale sulla base di un diritto che, per quanto grave
sia il tuo crimine (puoi anche sterminare tutta una città), non può darti più di 21 anni
di carcere. E 21 anni ha ricevuto Breivik. Essendo 77 le vittime, fa 3 anni virgola 6 me-
si per ogni vittima. Le vittime, disarmate e pacifiche, scappavano da tutte le parti, lui
le inseguiva con l'arma in pugno, lucido e crudele, e le eliminava con un colpo ciascuna,
da distanza ravvicinata. C'è freddezza, odio e ferocia, in quella strage. Ma contro chi?
Contro l'umanità. Non conosceva nessuno, odiava tutti. Le spiegazioni che ha dato poi,
una volta catturato, sono assurde e deliranti. In tutti i Diritti del mondo, una condanna
ha diverse funzioni, tra cui una funzione afflittiva, una funzione redentiva e una funzio-
ne protettiva della società. Il criminale deve soffrire, per quello che ha fatto. Deve redi-
mersi nel tempo della carcerazione. La società deve ritenere che la condanna sia tale da
imèpedire che nasca qualunque istinto di emulazione. La redenzione dovrebbe procede-
re di pari passo con l'espiazione, più passa il tempo dell'espiazione, più buono diventa
il condannato. Così non va, per Breivik. Abbiamo filmati e foto in cui si ripresenta da-
vanti ai giudici, e li saluta tendendo la mano destra col saluto nazista. Durante la carce-
razione, ha protestato perchè voleva l'wi-fi. Aveva una tv, ne voleva un'altra. Protesta-
va per lo spazio, ne voleva di più. Eppure hja una cella di 31 metri quadri, composta di
tre aree. Un'area notte, un'area studio e un'area ginnica. Ha una macchina da scrivere,
una playstation, un lettore Dvd. Eppure ha piantato causa al governo, accusandolo di
riservargli un trattamento disumano. Si sente solo, vuole incontrare gli altri detenuti,
e comunicare cob i fans nazisti all'esterno. Il motivo per cui oggi tutto il mondo torna
a parlare di questo pluriassassino è che lo Stato gli dà ragione: ha stabilito che il suo
trattamento è disumano, non può continuare così, deve cambiare subito.
A questo punto, la conclusione che mi viene spontanea è che con questo modo di sen.
tenziare, un anno e sei mesi di carcere per ogni assassinato, tre aree-cella con diverti-
menti di ogni tipo, e per di più condanna dello Stato per eccesso di severità, con que-
sto modo di sentenziare la Giusdtizia non fa andar via la voglia di fare come Breivik,
ma fa venir voglia di fare come lui. Non fa giustizia, fa un'altra cosa: istigazione a de-
linquere.
Lucianone
Idee - Le lacerazioni del mondo: possibile 'ricucirle'?
27 aprile '16 - mercoledì 27th April / Wednesday visione post - 21
(da la Repubblica - 22 aprile '16 - LettereCommenti&Idee / Alberto Melloni)
Ago e filo per ricucire le lacerazioni del mondo
Ogni epoca ha conosciuto le lacerazioni politiche, confessionali, ideologiche, nazionali,
spesso ben più gravi di quelle che percorrono il dibattito politico dentro i partiti o le
istituzioni. Ma quelle che la cronaca registra da noi in questi mesi sembrano più dram-
matiche: perchè non sono episodi ripetuti, ma l'espressione di una cultura dello scisma
che riverbera nel piccolo della nostra cultura perchè riempie col suo sordo rumore il
mondo. Anzichè percepire l'esistenza d'una "societas" entro la quale si danno conflitti
e lotte con una direzione, vediamo attorno a noi il progredire di spaccature che fanno
ogni "societas" personale o collettiva un'accozzaglia di brandelli e risentimenti. Dove
tutto può diventare e diventa occasione per temersi e minacciarsi. Pezze disordinate
destinate a rimanere tali finchè non nascerà un'arte della sutura, la cultura dell'ago e
del filo. - Renzo Piano, in uno slancio di ottimismo, ha usato proprio la figura del"rammendo" per parlare con aristocratica dolcezza delle periferie urbane: ma basta
salire sugli autobus che attraversano i centri storici per sentire il rumore della paura,
che estranea le anime. Zygmunt Bauman ci propone da anni la metafora della società li-
quida: consolatoria al fondo: perchè suppone una solidarietà fisica fra le molecole, una
qualche prevedibilità dei comportamenti. La formula del Papa sulla terza guerra mon-
diale a capitoli viene salutata con entusiasmo, e tutti sperano che abbia ragione: giacchè
le guerre, prima o poi, finiscono. - In realtà ognuno ha coscienza di vivere afflitto da un
tribalismo molteplice, premoderno e postmoderno: fatto di panni laceri e sospetti invin-
cibili - che solo di rado e in comunità obbligatorie come quelle della scuola, della cella o
dell'ospedale si abbassano un poco. Perchè sul piano generale la cultura della "sforbicia-
ta" (lo scisma vuol dir questo: tagliare ciò che era stato intessuto in un unico telo) colpi-
sce su vasta scala. Sale da un punto molto profondo, la cultura dello scisma, e affiora in
quelli che sono esantemi: nel turpiloquio dei "lettori" che commentano gli articoli di
giornale sul web, nello smozzicato linguaggio dei social, nella catechesi del trash che
ogni giorno addita agli odiati chi odiare di più. La scissione metodica divide un "loro""
sempre più simile al "tutti", e un "noi" sempre più vicino all'"io" solitario del consuma-
tore, reso impotente e ringhioso dalla crisi. Tutti bloccati nell'attesa che qualcosa, qual-
cuno impugni ago e filo e ricrei quel tessuto comune nel quale il contrasto, duro e neces-
sario, ridiventi processo e non insulto vitalista.
Le sapienze spirituali e civili che ci appartengono ci hanno insegnato il valore di ago e filo.
La parola biblica, che ha infatti disilluso da sempre gli utopisti, ricorda a tutti che la per-
fezione andò perduta all'inizio del tempo, davanti all'albero del bene/male dove la più
dolce differenza della femmina e del maschio diventò occasione del primo "j'accuse":
scena, com'è noto, che impressionò assai il Creatore dei mondi, il quale nel primo lunedì
del tempo, compì un gesto profetico e si mise a cucire gli abiti dei progenitori. Con ago e
filo. - La sapienza costituzionale ha sempre pensato di non aver nulla di perfetto e di
non aver altro fondamento che la sua capacità di diffidare degli integralismi religiosi e
irreligiosi: ha dunque creato istituzioni che volevano tenere insieme la società e rendere
così possibile la fecondità comune della divergenza cucendola con principi, diritti, valo-
ri che sono l'ago e il filo della democrazia. Ma il mondo vede scossa, al ritmo del ciuffo
di Donald Trump, la fiducia nelle sapienze e nelle docrazie su scala globale.
E la società italiana ricalca nel suo piccolo questa tendenza. Le culture politiche si slab-
brano talmente tanto da aver reso le amministrative la madre di tutte le battaglie: come
se perdere o vincere Milano fosse la scena finale della "La guerra dei Roses" prodotto
dal Pd; con Sel che attende dalla sconfitta a Roma un oracolo sul proprio baricentro; la
destra che fa la sua prima resistenza alla desistenza; e il centrodestra che spera che il
taumaturgo delle sue incertezze venga da fuori. Le culture istituzionali si slabbrano,
perchè nel momento in cui la magistratura interroga il ministro dei rapporti col Parla-
mento sulla formazione della volontà politica di un Parlamento che troppo spesso il go-
verno ha trattato da notaio della propria agenda, si ha il senso di quanto profonde sia-
no le lacerazioni. I 14 partiti che sostengono Matteo Renzi ammirano, temono o sfrut-
tano molte cose di lui, ma non certo l'uso dell'ago e del filo; e di quelle forze che furono
movimenti di massa e "think tank" restano federazioni di minoranza e di smodate am-
bizioni, con pochi "tank" e ancor meno "think".
Vuol dire allora che ago e filo non si possono usare, che sono arnesi desueti o finiti? No:
e lo dimostrano due uomini così diversi come papa francesco e il patriarca Bartolomeo.
Loro hanno come vocazione quella di ricucire col filo del perdono le chiese così che di-
ventino per grazia la tunica "senza cuciture" di Gesù descritta dal vangelo di Giovanni:
e stanno obbedendo a quel comando. Ma il loro sforzo di unità viene visto da una politi-
ca analfabeta del religioso come un'eccezione del "pianetino cristiano", capace, se mai,
di impennate profetiche come la visita ai profughi di Lesbo. Invece è vero proprio il
contrario. Se il nome di Dio, usato nelle più irrefrenabili violenze, può essere usato per
fare perdono e unità, allora ogni ricucitura è possibile.
Se si cerca ago e filo, se si trovano la voglia di imparare a cucire e di rammendare.
Lucianone
(da la Repubblica - 22 aprile '16 - LettereCommenti&Idee / Alberto Melloni)
Ago e filo per ricucire le lacerazioni del mondo
Ogni epoca ha conosciuto le lacerazioni politiche, confessionali, ideologiche, nazionali,
spesso ben più gravi di quelle che percorrono il dibattito politico dentro i partiti o le
istituzioni. Ma quelle che la cronaca registra da noi in questi mesi sembrano più dram-
matiche: perchè non sono episodi ripetuti, ma l'espressione di una cultura dello scisma
che riverbera nel piccolo della nostra cultura perchè riempie col suo sordo rumore il
mondo. Anzichè percepire l'esistenza d'una "societas" entro la quale si danno conflitti
e lotte con una direzione, vediamo attorno a noi il progredire di spaccature che fanno
ogni "societas" personale o collettiva un'accozzaglia di brandelli e risentimenti. Dove
tutto può diventare e diventa occasione per temersi e minacciarsi. Pezze disordinate
destinate a rimanere tali finchè non nascerà un'arte della sutura, la cultura dell'ago e
del filo. - Renzo Piano, in uno slancio di ottimismo, ha usato proprio la figura del"rammendo" per parlare con aristocratica dolcezza delle periferie urbane: ma basta
salire sugli autobus che attraversano i centri storici per sentire il rumore della paura,
che estranea le anime. Zygmunt Bauman ci propone da anni la metafora della società li-
quida: consolatoria al fondo: perchè suppone una solidarietà fisica fra le molecole, una
qualche prevedibilità dei comportamenti. La formula del Papa sulla terza guerra mon-
diale a capitoli viene salutata con entusiasmo, e tutti sperano che abbia ragione: giacchè
le guerre, prima o poi, finiscono. - In realtà ognuno ha coscienza di vivere afflitto da un
tribalismo molteplice, premoderno e postmoderno: fatto di panni laceri e sospetti invin-
cibili - che solo di rado e in comunità obbligatorie come quelle della scuola, della cella o
dell'ospedale si abbassano un poco. Perchè sul piano generale la cultura della "sforbicia-
ta" (lo scisma vuol dir questo: tagliare ciò che era stato intessuto in un unico telo) colpi-
sce su vasta scala. Sale da un punto molto profondo, la cultura dello scisma, e affiora in
quelli che sono esantemi: nel turpiloquio dei "lettori" che commentano gli articoli di
giornale sul web, nello smozzicato linguaggio dei social, nella catechesi del trash che
ogni giorno addita agli odiati chi odiare di più. La scissione metodica divide un "loro""
sempre più simile al "tutti", e un "noi" sempre più vicino all'"io" solitario del consuma-
tore, reso impotente e ringhioso dalla crisi. Tutti bloccati nell'attesa che qualcosa, qual-
cuno impugni ago e filo e ricrei quel tessuto comune nel quale il contrasto, duro e neces-
sario, ridiventi processo e non insulto vitalista.
Le sapienze spirituali e civili che ci appartengono ci hanno insegnato il valore di ago e filo.
La parola biblica, che ha infatti disilluso da sempre gli utopisti, ricorda a tutti che la per-
fezione andò perduta all'inizio del tempo, davanti all'albero del bene/male dove la più
dolce differenza della femmina e del maschio diventò occasione del primo "j'accuse":
scena, com'è noto, che impressionò assai il Creatore dei mondi, il quale nel primo lunedì
del tempo, compì un gesto profetico e si mise a cucire gli abiti dei progenitori. Con ago e
filo. - La sapienza costituzionale ha sempre pensato di non aver nulla di perfetto e di
non aver altro fondamento che la sua capacità di diffidare degli integralismi religiosi e
irreligiosi: ha dunque creato istituzioni che volevano tenere insieme la società e rendere
così possibile la fecondità comune della divergenza cucendola con principi, diritti, valo-
ri che sono l'ago e il filo della democrazia. Ma il mondo vede scossa, al ritmo del ciuffo
di Donald Trump, la fiducia nelle sapienze e nelle docrazie su scala globale.
E la società italiana ricalca nel suo piccolo questa tendenza. Le culture politiche si slab-
brano talmente tanto da aver reso le amministrative la madre di tutte le battaglie: come
se perdere o vincere Milano fosse la scena finale della "La guerra dei Roses" prodotto
dal Pd; con Sel che attende dalla sconfitta a Roma un oracolo sul proprio baricentro; la
destra che fa la sua prima resistenza alla desistenza; e il centrodestra che spera che il
taumaturgo delle sue incertezze venga da fuori. Le culture istituzionali si slabbrano,
perchè nel momento in cui la magistratura interroga il ministro dei rapporti col Parla-
mento sulla formazione della volontà politica di un Parlamento che troppo spesso il go-
verno ha trattato da notaio della propria agenda, si ha il senso di quanto profonde sia-
no le lacerazioni. I 14 partiti che sostengono Matteo Renzi ammirano, temono o sfrut-
tano molte cose di lui, ma non certo l'uso dell'ago e del filo; e di quelle forze che furono
movimenti di massa e "think tank" restano federazioni di minoranza e di smodate am-
bizioni, con pochi "tank" e ancor meno "think".
Vuol dire allora che ago e filo non si possono usare, che sono arnesi desueti o finiti? No:
e lo dimostrano due uomini così diversi come papa francesco e il patriarca Bartolomeo.
Loro hanno come vocazione quella di ricucire col filo del perdono le chiese così che di-
ventino per grazia la tunica "senza cuciture" di Gesù descritta dal vangelo di Giovanni:
e stanno obbedendo a quel comando. Ma il loro sforzo di unità viene visto da una politi-
ca analfabeta del religioso come un'eccezione del "pianetino cristiano", capace, se mai,
di impennate profetiche come la visita ai profughi di Lesbo. Invece è vero proprio il
contrario. Se il nome di Dio, usato nelle più irrefrenabili violenze, può essere usato per
fare perdono e unità, allora ogni ricucitura è possibile.
Se si cerca ago e filo, se si trovano la voglia di imparare a cucire e di rammendare.
Lucianone
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