giovedì 11 febbraio 2016

L'opinione del Giovedì - Lavoro giovani: non abbattersi, ma perseverare nella ricerca, anche se non facile

11 febbraio '16 - giovedì              11th February / Thursday

Cultura / Piccolo libro - Sensazioni e vocaboli in "Lost in translation"

11 febbraio '16 - giovedì              11th February / Thursday                      visione post - 35

(da la Repubblica - 25/10/'15 - Little People / Alessandra Rota)
In quella parola così strana
c'è un segreto
Piccolo libro da maneggiare con cura perchè è davvero prezioso. Quello che fa Ella Frances
Sanders è raccontare le sensazioni in una parola. Un solo vocabolo serve per descrivere  un
mondo di emozioni, magari nascoste.  Tradotto e illustrato con grande bravura (e ironia) da
Ilaria Piperno, è un manuale per anime globalizzate che non credono nell'aridità del linguag-
gio tecnologico. E' un libro per piccoli, grandi, per tutti. Leggerne una pagina al giorno signi-
fica scoprire nuovi orizzonti o apprezzarne il lato già conosciuto. Come? Attraverso la tradu-
zione di una parola:   Mangata  in svedese  è  la scia luminosa  della luna  che si riflette  sul- l'acqua. Gezellig (olandese) è la sensazione di un maglione caldo addosso mentre si beve una tazza di tè con una persona cara accanto. Kilig (in Tagalog, lingua austronesiana parlata nel-
le Filippine) è la sensazione di avere una farfalla nello stomaco in situazioni romantiche.
Ancora: Pisan zapra in malese è il tempo necessario per mangiare una banana. E poi Nunchi
(coreano) che è l'arte sottile di comprendere e sentire l'amore altrui; Poronkusema (finlande-
se) che altro non è che la distanza che una renna può percorrere prima di fare una pausa.  
Mamihlapinatapai è un sostantivo difficilissimo da pronunciare anche nella Terra del fuoco
(Cile, Argentina), ma il concetto è chiarissimo: la tacita intesa tra due persone che pensano
e desiderano la stessa cosa, ma nessuno dei due vuol fare il primo passo.
E volendo c'è Jugaad, in hindi, soluzione efficace di un problema con risorse minime.
Bellissimo.

LIBRO:  Lost in translation - di Ella Frances Sanders; tradotto e illustrato da
                                                Ilaria Piperno - Marcos y Marcos, pagg. 48, euro 15

Lucianone

domenica 7 febbraio 2016

Sport - calcio / Serie A - 24^ giornata 2015/16

7 febbraio '16 - domenica                 7th February / Sunday                   visione post - 23

Risultati delle partite
Bologna      1     Genoa   0     Verona H.   3     Frosinone   0      Milan       1     Napoli   1
Fiorentina   1     Lazio    0      Inter           3     Juventus     2      Udinese   1     Carpi     0

Sassuolo   2     Torino   1     Atalanta    0     Roma           2     
Palermo   2      Chievo  2     Empoli       0     Sampdoria  1

CLASSIFICA
Napoli   56  /   Juventus   54  /   Fiorentina   46  /   Inter   45  /   Roma   44  /   Milan   40  /   
Sassuolo, Empoli   34  /   Lazio   33  /   Chievo, Bologna   30  /   Torino, Atalanta   28  /
Palermo   26  /   Udinese   27  /   Genoa   25  /   Sampdoria   24  /   Carpi, Frosinone   19  / 
Verona H.   15


     

Il Commento e... le cifre

Continua... to be continued...






venerdì 5 febbraio 2016

Personaggio / intervista - Blek le Rat, pioniere della street art

5 febbraio '16 - venerdì               5th February / Friday                   visione post - 33
  
Il pioniere dei writers dice: 
"L'arte democratica siamo noi"

(da la Repubblica - Milano/Cultura - 14 gennaio '16 - Michele Tavola)
Il papà di Bansky
"La street  art c'era già secoli fa a Pompei"
E' uno dei pionieri della street art e nell'ambiente dei graffitari un mito vivente.
Il parigino Blek le Rat, al secolo Xavier Prou, continua a essere uno dei protago-
nisti mondiali dell'arte urbana e a influenzare generazioni di writers. (Oggi alle
18.30 sarà all'Istituto Francese di via Magenta e da settimana prossima apre la
sua prima personale italiana nella  nuova galleria Wunderkammern, già attiva 
a Roma e da ora anche a Milano in via Ausonio, tra i cui soci figura Dorothy de
Rubeis, moglie di Giuseppe Sala, candidato alle primarie del centrosinistra per 
la poltrona di sindaco).
M. Tavola - Blek le Rat, si riconosce sotto l'etichetta di padre della street art?
"Non ho inventato niente, la street art c'era già a Pompei duemila anni fa. Oggi è
solo tornata l'esigenza, sempre esistita, di comunicare e di usare i muri per farlo.
Il movimento è più potente che mai e sono sicuro che ha ancora un grande futuro
perchè noi ci rivolgiamo a tutti. Non come l'arte concettuale, che per me è la mor-
te dell'arte, ripiegata su sè stessa e accessibile a una piccola setta di iniziati. So
di farmi dei nemici dicendo questo, ma pazienza. Noi, street artist, invece, propo-
niamo una vera democratizzazione dell'arte".
M. Tavola - Il suo marchio distintivo, da 35 anni a questa parte, è l'uso dello
stencil e anche in questo caso le viene riconosciuto una primogenitura.
"E anche in questo caso non è vero. Certamente sono uno di quelli che l'ha diffuso
nel movimento street, ma ancora una volta ho adattato alle mie esigenze qualcosa
che già esisteva. A Padova nel 1961, avevo dieci anni ed ero in vacanza con la mia
famiglia, ho visto sui muri alcune vestigia della propaganda fascista: volti di Mus-
solini, di profilo con l'elmetto, di una forza visiva impressionante. Vent'anni dopo
a Parigi ho provato a fare i primi graffiti di notte, con la bomboletta, ma non pa-
droneggiavo la tecnica e sono venuti malissimo. Allora mi sono ricordato del Duce
a Padova e ho iniziato con lo stencil".
M. Tavola - Sui muri si vede di tutto, ma il dibattito su cosa sia arte e cosa no è
ancora aperto. Qual è il suo punto di vista?
"Amo molto le tag dei ragazzini che agiscono di notte, non è il mio modo di lavorare
ma li rispetto. E' vero che alcuni hanno un approccio aggressivo e distruttivo, ma na-
sce dalla necessità di comunicare e di non farsi distruggere dalla città (Blek si avvici-
na alla finestra e indica la facciata di un edificio di via Ausonio).   Le vede quelle tag
fatte con la bomboletta? Per me sono un regalo alla città".
M. Tavoosito di dipinti fatti di nottela - Probabilmente chi vive lì la pensa diversamente.
" Non è importante, certo costerà ripulirle, ma per me conta di più che chi le ha fatte 
aveva un'esigenza vitale di esprimersi, urgenza di lasciare  un segno  e  affermare  la
propria esistenza".
M. Tavola - A proposito di dipinti fatti di noptte, lei ha avuto qualche problema con la
giustizia.
"Un cattivo ricordo. Nel 1992 stavo dipingendo per strada una Madonna col bambino
ispirata a Caravaggio e mi ha preso la polizia. Mi hanno processato e condannato. Mi
hanno umiliato. Sono deluso dal mio paese  e  non espongo più in Francia.  Se Bansky
fosse stato francese non avrebbe avuto lo stesso successo".
M. Tavola - Già, Bansky, che di lei ha detto: "Ogni volta che dipingo qualcosa, scopro
che Blek le Rat l'aveva già fatto vent'anni fa". Cosa pensa di lui?
Lui rappresenta la nuova generazione, io sono "old school". Bansky a venticinque anni
aveva già capito il sistema dell'arte, io ne ho impiegati 40 per comprenderlo. Si dice che 
da ragazzino fosse un teppistello e per questo mi è ancora più simpatico, ma è dotato di 
talento e intelligenza fuori dal comune". 




Lucianone

SOCIETA' / Salute - I rischi della solitudine

6 febbraio '16 - venerdì                   6th February / Friday                   visione post - 14
    
Ricerca Usa: "L'isolamento è la malattia del nostro secolo.
Due volte più grave dell'obesità, aumenta la mortalità del 14%"

(da la Repubblica - 14/03/'15 - Lo studio / Enrico Franceschini - Londra)
Cent'anni di solitudine nell'era 
dei social network: non abbiamo più amici
Cent'anni di solitudine. E' il titolo del più famoso romanzodi Gabriel Garcia Marquez.
Ma è anche una malattia della nostra era, forse "la" malattia del ventunesimo secolo: il 
secolo   della   rivoluzione digitale, degli smart phone, dei social network, delle chat, dei
messaggini, di Instagram, dei videogames giocati in collettivo online, cioè di tutto quello 
che ci da la sensazione di essere in contatto con il prossimo ma che di fatto contribuisce 
a isolarci nel chiuso delle nostre case, delle nostre vite.  Passiamo sempre più tempo  in compagnia di presunti amici o di perfetti sconosciuti nella realtà virtuale e di fatto sem-
pre più tempo da soli nella nostra esistenza reale. Questo etra un fatto noto. Sapevamo 
o perlomeno sospettavamo che fosse un malessere sociale. Adesso sappiamo che è una 
vera e propria malattia. - Ce lo comunica una grande indagine scientifica, condotta su
un campione di tre milioni di persone e pubblicata sulla rivista Perspectives in Psycho-
logical Sciences, dfi cui il Times e altri giornali britannici hanno anticipato ieri le con-
clusioni. E' un rapporto quanto mai allarmante: la solitudine, affermano gli scienziati
della Brigham Young University, l'università dello Utah  che ha condotto  la ricerca,
rappresenta una minaccia alla salute simile all'obesità.    Per la precisione, due volte
più grave dell'obesità: le persone che soffrono di solitudine, riporta lo studio america-
no, hanno infatti un "rischio di mortalità" del 14 per cento più alto rispetto alla me-
dia. L'aumento del rischio provocato dall'obesità è del 7 per cento.   Quello  causato  
dall'estrema povertà, per avere un termine di paragone, del 19 per cento. In pratica
si può dire che vivere soli accorcia la vita. E ciò vale, afferma la ricerca Usa, sia per 
coloro che vivono male la propria solitudine, sia per chi imbocca la solitudine come
scelta e apparentemente è felice di stare per i fatti propri. "Solitudine e isolamento 
possono apparire come due condizioni differenti", osserva il professor Julianne Holt-
Lunstad, che ha diretto l'indagine, "ma non è così. Ci può essere una persona circon-
data di gente che si sente lo stesso molto sola. altri possono isolarsi deliberatamente
perchè preferiscono stare soli. L'effetto sulla longevità, tuttavia, è lo stesso per l'uno
e per l'altro caso". Un effetto paragonabile ai danni dell'obesità, ammonisce il rap-
porto, e che perciò le autorità sanitarie devono esaminare molto seriamente: "L'im-
patto delle relazioni sociali sulla salute è enorme", avverte lo studioso.
L'indagine non si limita a segnalare il problema, ne fotografa anche le dimensioni,
facendo squillare un secondo, ancora più sonoro campanello d'allarme: da quando
il fenomeno viene analizzato, ovvero da quando esistono statistiche in merito, non
ci sono mai state tante persone che vivono in solitudine come accade oggi. 
"Stiamo vivendo al più alto tasso di solitudine della storia umana ed è un dato che
si riscontra in tutto il pianeta", dice il dottor Tim Smith, co-autore della ricerca.
"Il mondo dell'era digitale, precisa, è di fronte a una vera e propria "epidemia"
di solitudine, lo stesso termine che viene normalmente usato per descrivere la di-
lagante diffusione dell'obesità". Per certi versi, le due malattie vanno a braccetto:
mangiamo troppo e stiamo troppo soli.  
Difficile non immaginare un adolescente che ingurgita fast food chiuso nella sua
stanza collegato a un computer o a un tablet o a uno smart phone  o  a tutti e tre
gli strumenti contemporaneamente.  Ma non è un problema soltanto dei giovani,
tenuto conto che la categoria di età che gioca di più ai videogames è la fascia dai
25 ai 40 anni e che fra gli anziani  la solitudine  è così cresciuta che per fare loro
compagnia bisogna ricorrere alle badanti a pagamento. Dopo millenni di coesio-
ne sociale, il genere umano sta dunque vivendo i suoi "cent'anni di solitudine" e
non è chiaro se ci sia una medicina in grado di curare questa malattia dell'uomo
contemporaneo.

Lucianone

giovedì 4 febbraio 2016

L'opinione del Giovedì - Guerre, profughi, esuli: il prima, il dopo e durante

4 febbraio '16 - giovedì              4th February / Thursday                   visione post - 14


Durante la Prima guerra mondiale, 
interi centri abitati  vengono devastati  dai bombardamenti.  I testimoni oculari ne
riferiscono con stupore misto ad angoscia. Così, per esempio, l'intellettuale tedesco
Ernst Jùnger (1895- 1998) scrive nel suo diario di guerra dal fronte occidentale, inti-
tolato Nelle tempeste d'acciaio (1920): "Il villaggio di Guillemont sembrava comple- 
tamente scomparso; soltanto una macchia biancastra tra i crateri indicava  il luogo
dove la calce delle case era stata polverizzata. Davanti a noi c'era la stazione, fracas-
sata come un giocattolo da bambini; e più in là il bosco di Delville ridotto in trucioli".
 Di Fossalta c'era rimasto poco o niente. Benni, certe volte, provava a immaginarselo, 
il paese, ma era difficile, in mezzo alle macerie, alla distruzione, capire come fosse stata
la vita prima della guerra. Della chiesa rimaneva ben poco.  Così delle case  perchè, gli
aveva spiegato Sisto, l'anno prima, i mangiasego (i tedeschi) s'erano fatti avanti di brut-
to e avevano fatto un macello. Quasi tutta la gente se n'era scappata via, lasciando le ca-
se, portandosi dietro gli animali  e  qualche panno che riusciva a salvare. Fuggivano e
non sapevano nemmeno dove. Certo, lontano dal fronte. Ma era un lontano che non si 
capiva quanto gli avrebbe fatti camminare, perchè il fronte, le trincee,  i cannoni, sem-
brava che avessero preso tutto lo spazio che prima serviva per vivere. Non c'era campo,
nè ruscello, nè fiume, nè collina, nè montagna che, prima o poi, bombe, carri  e  mortai 
non avrebbero preteso di occupare.
Sono due spunti che ho riportato dal libro-romanzo che sto leggendo - Hemingway e il
ragazzo che suonava la tromba, di Luisa Mattia - e che tratta su La grande Guerra 1914-
1918, descrivendo ciò che succede al campo di Fossalta di Piave dove:  Benni, un sedicen-
ne grande e grosso come Maciste, conosce il futuro scrittore americano Ernest Hemingway;
con lui improvviserà concertini per tenere alto il morale della truppa e conquistare il cuore
di Emilia, ma un giorno Ernest non torna al campo e Benni, armato  solo della sua tromba,
si avventura sulla linea di fuoco per cercarlo...

Continua... to be continued...

Sport - calcio / Serie A - 23^ giornata 2015/16

4 febbraio '16 - giovedì           4th February / Thursday                     visione post - 13

Risultati delle partite
Sassuolo   0     Frosinone   1     Empoli    1     Fiorentina   2     Verona H.   2
Roma       2     Bologna      0     Udinese   1     Carpi           1      Atalanta     1

Inter      1     Juventus   1     Lazio     0     Palermo   0     Sampdoria   2
Chievo   0     Genoa       0     Napoli   2     Milan       2     Torino          2

CLASSIFICA
Napoli   53  /   Juventus   51  /   Fiorentina   45  /   Inter   44  /   Roma   41  /   Milan   39  /
Sassuolo, Empoli   33  /   Lazio   32   /   Bologna   29  /   Torino   28  /   Chievo, Atalanta   27  /
Udinese   26  /   Palermo   25  /   Genoa   24  /   Sampdoria   24  /   Carpi, Frosinone   19  /   
Verona H.   14

Il Commento 

Non sembra vero! Ma è così: è la vera, stupenda, nuda verità. Il Verona, o Hellas Veron
per chi è stretto osservante della tradizione, ha vinto. Ultima squadra europea che non ave-
va ancora vinto nei principali rispettivi tornei di calcio (questo bisogna dirlo), si è tolta al-
la fine quest'onta. Ed evviva, vinceremo il tricolor, come urlavano al termine della partita
i suoi sostenitori-fan incrollabili e meravigliosi. E' toccato a Pazzini togliersi questa soddi-
sfazione, dato che il Toni capocannoniere della passata stagione sembra non avere ormai
quasi più cartucce disponibili, sia per gli acciacchi infiniti  e  sia, quindi, per l'"età" vera
e propria (diciamo che ha fatto anche troppo). Ora è giunta, speriamo bene, l'ora di Paz-
zini. Poi il nuovo tecnico Del Neri ci sta mettendo del suo, non solo per i risultati positivi:
la squadra sembra in generale più motivata, e in certi momenti ricaricata. Solo che ora
sono necessari veri e propri filotti di vittorie, o non si va da nessuna parte e la B è dietro
l'angolo, purtroppo.  Guardando le posizioni di classifica sopra la squadra veneta, oltre
a Carpi e Frosinone anche le squadre genovesi stanno zoppicando, soprattutto la Samp-
doria. Ma, si sa, i veneti non devono contare sulle disgrazie altrui, ma battersi da leoni
fino al termine, con la mentalità del "possiamo farcela".  Vedere, come esempio, la forte
risalita del Bologna. Squadre in evidente calo sono invece l'Udinese e la stessa Atalanta
battuta, appunto, dal Verona. Altalenante è il Chievo, che comunque ha tutte le possibi-
lità e capacità per raggiungere la salvezza senza grossi patemi. Risalendo verso le grandi,
spicca la rimonta del Milan e l'insicurezza di un Inter, partita con ben altro spirito:  si  è
persa una marea di punti rispetto al duo Juve-Napoli, e  lo stesso Mancini  sembra  aver
perso la bussola. Vedremo  se la perderà anche contro l'Hellas Verona, sabato prossimo, 
all'ora di pranzo.
Luciano Finesso




Lucianone

Ambiente /animali ed ecosistema - Le cicogne cambiano abitudini

4 febbraio '16 - giovedì              4th February / Thursday                   visione post - 11

Gli uccelli di otto Paesi spiati
con il Gps: molti si accontentano
del cibo che trovano nelle discariche

(da la Repubblica - 29/01/'16 - R2 L'Ambiente / Silvia Bencivelli)
La cicogna non migra più,
il viaggio finisce in città
Le cicogne stanno diventando sedentarie e non migrano più. Quello che le muoveva nel
viaggio prima dell'inizio dell'inverno, infatti, adesso lo trovano anche qui. Per la preci-
sione, nelle nostre discariche.  Lo mostra  una ricerca tedesca  pubblicata  sulla rivista 
Science Advances, per la quale  si sono seguiti  settanta giovani esemplari   di cicogna 
bianca nati in Armenia, Grecia, Polonia, Russia, Spagna, Germania, Tunisia  e  Uzbe-
kistan, grazie a piccoli dispositivi dotati di Gps. - I risultati sono stati molto difformi, 
ma segnalano l'inizio di un cambiamento importante: le cicogne starebbero imparan-
do a cibarsi dei rifiuti che trovano vicino alle industrie e ai margini delle città, quindi
non hanno più bisogno di affrontare lunghi viaggi pericolosi verso Sud. Ed è facile im-
maginare che sempre più spesso passeranno l'inverno con noi.   Per i ricercatori, è un
ulteriore  esempio di come alcune specie animali modifichino il proprio comportamen-
to a causa dell'influenza dell'uomo. Ma quali saranno le conseguenze a lungo termine 
non lo sanno nemmeno loro.
La cicogna bianca, infatti, per antica tradizione, migrerebbe dall'Europa in Africa al-
l'inizio dell'inverno. a non migrerebbe tanto per il freddo, quanto per trovare il cibo,
che d'inverno qui è generalmente meno disponibile che d'estate.  Cioè la cicogna non
emigra solo per istinto, come i cosiddetti "migratori obbligati":  quelli che, come la 
rondine, sono geneticamente programmati per modificare il proprio corpo in previ-
sione dell'arrivo dell'inverno, e partire. La cicogna migra per opportunità, alla ricer-
ca di cibo, seguendo il gruppo secondo abitudini apprese e rotte non regolari. Ma co-
me per tutti i migratori il viaggio è un'abitudine rischiosa, in cui il rischio di morire 
è alto.  Quindi non sorprenda  scoprire che, poco alla volta, potendo farne a meno, i 
gruppi di cicogne stiano imparando a muoversi su rotte sempre più brevi e a nutrir-
si dei rifiuti dell'uomo che trovano a portata di mano. Del resto, è quello che è capi-
tato anche al gabbiano reale, sempre più presente nelle nostre città.
Quello che però ha colpito i ricercatori è che la rinuncia alla migrazione è risultata
molto disomogenea. A dimostrare che il comportamento migratorio è tutt'altro che
fisso e immutabile, anzi. Infatti, mentre le cicogne di Russia, Polonia e Grecia sono
partite per il consueto lungo viaggio fino al meridione del continente africano, quel-
le di Spagna, Tunisia e Germania si sono fermate a nord del Sahara. Quelle armene 
hanno fatto percorsi ancora più brevi, e le cicogne uzbeke non sono partite affatto.
Le cicogne che si sono fermate  a nord del Sahara  sono sopravvissute  mangiando
immondizia, spiegano i ricercatori, nei fast food delle discariche umane. E le cicogne
uzbeke si pensa che abbiano a nutrirsi degli scarti dell'industria ittica, rendendo così 
non più necessaria  la tradizionale lunghissima migrazione fino ad Afghanistan e Pa-
kistan. - Tutto questo potrebbe sembrare  una buona notizia  per le cicogne, almeno
nell'immediato, ma in realtà presenta alcuni svantaggi. Lo ha spiegato alla Bbc il pri-
mo ricercatore Andrea Flack  dell'Istituto di Ornitologia  del Max Planck Institute:
"Per una cicogna una discarica è un bel posto, perchè ci trova un sacco di cibo. Ma
il rischio c'è: un boccone sbagliato ed è morta".

Continua... to be continued...

martedì 2 febbraio 2016

Sport - calcio / Serie A - 22^ giornata 2015/16

2 febbraio '16 - martedì                 2nd February / Tuesday

Risultati delle partite 
Atalanta    1     Carpi       1    Roma          3     Bologna       3     Chievo      0    Genoa         0
Sassuolo  1    Palermo   1    Frosinone   1     Sampdoria   2     Juventus   4    Fiorentina   0

Milan   3     Napoli    5     Torino        0     Udinese   0
Inter    0     Empoli   1     Verona H.   0     Lazio      0

CLASSIFICA
Napoli   50  /   Juventus   48  /   Fiorentina   42  /   Inter   41  /   Roma   38  /   Milan   36  /
Sassuolo   33  /   Lazio, Empoli   32  /   Bologna   29  /   Torino, Chievo, Atalanta   27  /
Palermo, Udinese   25  /   Genoa   24  /   Sampdoria   23  /   Carpi   19  /   Frosinone   16  /
Verona H.   11  

Il Commento                                                                                                                                                                                                                
continua... to be continued...