27 agosto '15 - giovedì 27th August / Thursday visione post -11
Immigrazione / profughi
con problema più ampio che include:
Immigrazione - Clandestini - Migranti - Profughi
_________________________
Luciano Finesso
LEGGO E RILEGGO alcuni titoli principali e altri titolini e sottotitoli
di alcuni quotidiani e riviste,
e li RIPORTO, RISCRIVO tali e quali qui di seguito, in ordine sparso sia
del passato che più recenti:
Dai barconi libici alla Macedonia la grande ondata dei migranti. LA FLOTTA INFINITA
L'emergenza: Sos dal Mediterraneo
salvi tremila migranti, battaglia in Macedonia
In un solo giorno soccorsi 23 barconi alla deriva. Scafisti arrestati: si facevano pagare
per aprire le stive.
Quell'esodo senza fine che travolge i confini d'Europa.
Crescono i luoghi a cui non si farà più ritorno, non illudiamoci di arginare il mare.
Quei bambini che piangono al di là del filo spinato in fuga dalla tragedia siriana.
La Macedonia apre le frontiere, in Italia 4.400 arrivi.
Gas e granate sui profughi
ma la frontiera di Skopje cede alla marea umana
Centinaia sui treni e intanto da Bruxelles arriva una promessa di intervento,
anche attraverso l'Unhcr.
La polemica e l'intervento:
Il presidente della Commissione Ue critica il populismo degli Stati:
"Questa gente fugge dalla guerra e dalla disperazione".
Juncker: l'Europa in cui voglio vivere non è quella dei
muri contro i profughi
Esseri umani -
Quando parliamo di migrazioni parliamo di esseri umani.
Solo che queste persone non possono vivere come noi
perchè non hanno avuto la fortuna di nascere in una
delle regioni più ricche del mondo.
Le idee - Nessuno Stato può farcela da solo
25 agosto -
Il vertice - Migranti, Merkel pressa Italia e Grecia: "Aprite subito i centri di registrazione"
La cancelliera tedesca incontra il presidente francese Hollande:
"Basta ritardi. Legislazione unica in tutta la Ue" -
La storia - L'odissea di Merhani, il profugo bambino:
"Non lasciatemi solo" / Dall'Eritrea, in 10 mesi ha attraversato
fiumi e deserti. "Per la paura non dormivo. Ho lasciato la mia famiglia, di loro non so più nulla".
Merhani, bambino profugo di 12 anni, è sbarcato ieri al porto di Palermo insieme ad altri 45 minori
"non accompagnati".
CONTINUA... to be continued...
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giovedì 27 agosto 2015
CULTURA-Cibo / Libro - "Ti ho visto che ridevi": quando la Calabria invase le Langhe
27 agosto '15 - giovedì 27th August - Thursday visione post - 5
Il collettivo LOU PALANCA ricostruisce la storia
di un incontro cruciale per la cucina italiana
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio '15 - cultura / di Giuliano Santoro)
Come la Calabria invase le Langhe, a tutto slow food
Dietro al miracolo gastronomico delle Langhe, patria di Slow Food e terra d'elezione
del cibo di qualità, ci sono decenni di lavoro silenzioso e culture popolari che vengono
da centinaia di chilometri più a Sud. Ci sono donne meridionali, provenienti soprattut-
to dall'entroterra calabrese, che accettarono di trasferirsi in Piemonte, per trovare ma-
rito e mettere su famiglia con uomini rimasti soli nelle terre narrate da Fenoglio e
Pavese. Se ne accorse Nuto Revelli, scrittore e storico dei "vinti", che diede voce alle
donne calabresi di Piemonte in "L'anello forte". Quella storia diventa adesso la trama
di "Ti ho visto che ridevi" (Rubbettino), romanzo firmato da Lou Palanca, sigla dietro
la quale si nasconde un gruppo di autori.
Le storie di Lou Palanca sono spiazzanti come i gol da calcio d'angolo di Massimo
Palanca, bomber del Catanzaro degli anni 80, cui lo pseudonimo rende tributo. Il
viaggio di "Ti ho visto che ridevi" comincia quando Luigi, giornalista quarantenne,
scopre che la donna che lo ha cresciuto non è la madre biologica. Colei che lo ha ge-
nerato si chiama Dora e vive per l'appunto nelle Langhe, dove ha dovuto riparare
per aver dato alla luce il figlio illegittimo. Dora si sposta da una campagna all'altra
sempre a "spartire la fame con la fatica". In Calabria aveva preso parte alle lotte
contadine stroncate dai latifondisti.
La madre che si dilegua verso le asprezze piemontesi è metafora di un Sud la cui
identità è ormai mescolata a quella del Nord. La donna abbandona la sua terra
per sbarcare nelle Langhe, dove regnano silenzi e diffidenze. Luoghi e sapori del
Nord e del Sud trovano forme inconsuete. Le Langhe appaiono sotto una luce di-
versa dalla terra da cartolina dei feticci culinari. E la forza misteriosa che spinge
il protagonista sulle tracce della madre descrive una Calabria dolente e rassegna-
ta, affascinante perchè spaesata. Si viaggia seguendo itinerari piemontesi e calabri,
le ricette di tartufo e il suino nero, bevendo Dolcetto e Magliocco, risalendo i sentie-
ri di un Paese che ha bisogno di riprendere il filo con il passato rimosso.
Lucianone
Il collettivo LOU PALANCA ricostruisce la storia
di un incontro cruciale per la cucina italiana
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio '15 - cultura / di Giuliano Santoro)
Come la Calabria invase le Langhe, a tutto slow food
Dietro al miracolo gastronomico delle Langhe, patria di Slow Food e terra d'elezione
del cibo di qualità, ci sono decenni di lavoro silenzioso e culture popolari che vengono
da centinaia di chilometri più a Sud. Ci sono donne meridionali, provenienti soprattut-
to dall'entroterra calabrese, che accettarono di trasferirsi in Piemonte, per trovare ma-
rito e mettere su famiglia con uomini rimasti soli nelle terre narrate da Fenoglio e
Pavese. Se ne accorse Nuto Revelli, scrittore e storico dei "vinti", che diede voce alle
donne calabresi di Piemonte in "L'anello forte". Quella storia diventa adesso la trama
di "Ti ho visto che ridevi" (Rubbettino), romanzo firmato da Lou Palanca, sigla dietro
la quale si nasconde un gruppo di autori.
Le storie di Lou Palanca sono spiazzanti come i gol da calcio d'angolo di Massimo
Palanca, bomber del Catanzaro degli anni 80, cui lo pseudonimo rende tributo. Il
viaggio di "Ti ho visto che ridevi" comincia quando Luigi, giornalista quarantenne,
scopre che la donna che lo ha cresciuto non è la madre biologica. Colei che lo ha ge-
nerato si chiama Dora e vive per l'appunto nelle Langhe, dove ha dovuto riparare
per aver dato alla luce il figlio illegittimo. Dora si sposta da una campagna all'altra
sempre a "spartire la fame con la fatica". In Calabria aveva preso parte alle lotte
contadine stroncate dai latifondisti.
La madre che si dilegua verso le asprezze piemontesi è metafora di un Sud la cui
identità è ormai mescolata a quella del Nord. La donna abbandona la sua terra
per sbarcare nelle Langhe, dove regnano silenzi e diffidenze. Luoghi e sapori del
Nord e del Sud trovano forme inconsuete. Le Langhe appaiono sotto una luce di-
versa dalla terra da cartolina dei feticci culinari. E la forza misteriosa che spinge
il protagonista sulle tracce della madre descrive una Calabria dolente e rassegna-
ta, affascinante perchè spaesata. Si viaggia seguendo itinerari piemontesi e calabri,
le ricette di tartufo e il suino nero, bevendo Dolcetto e Magliocco, risalendo i sentie-
ri di un Paese che ha bisogno di riprendere il filo con il passato rimosso.
Lucianone
mercoledì 26 agosto 2015
Istruzione / salute - Non studiare nuoce alla salute
26 agosto '15 - mercoledì 26th August / Wednesday
Una ricerca americana dice che diplomati e laureati
sono più longevi, soprattutto perchè vivono meglio
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio 2015 / Scienze - di Elena Dusi)
Non studiare nuoce alla salute, come le sigarette
Tutti sappiamo quanto sia dannoso fumare. Ma ora, cifre alla mano, uno studio
dell'Università del Colorado mostra che smettere di studiare è letale come le si-
garette. E non solo perchè un basso titolo di studio e il tabagismo sono spesso
legati, ma anche perchè l'educazione va più facilmente a braccetto con uno stile
di vita corretto per quanto riguarda alimentazione ed esercizio fisico, con un la-
ro meno usurante per il corpo, uno stipendio più alto e una psiche più equilibrata.
Tutti fattori che allungano la vita.
Trattandosi di statistiche, è facile farsi venire in mente esempi che smentiscono
la regola. E c'è anche da dire che l'Italia, campione di longevità in Europa, è il
fanalino di coda per numero di laureati (22,4 per cento su una media del 38 per
cento) e abbandoni scolastici (17 per cento contro la media europea dell'11,9
per cento. Ma da noi la dieta mediterranea spariglia le statistiche e4 rende im-
possibile il confronto, per esempio, con una realtà come quella statunitense.
I ricercatori di Denver, comunque, sono risaliti fino al 1925 prendendo un cam-
pione di un milione di americani. E sono arrivati alla conclusione che, negli Stati
Uniti, 110 mila persone morte nel 2010 avrebbero potuto vivere più a lungo se
non avessero abbandonato anzitempo l'università, 145 mila se avessero comple-
tato la scuola secondaria fino alla maturità e addirittura 545 mila se avessero
raggiunto uno dei massimi livelli di educazione nei Paesi anglosassoni - il bacca-
laureato. - Questi numeri sono confrontabili con quelli dei fumatori che non sa-
rebbero morti se non avessero mai acceso la prima sigaretta. "Consideriamo
sempre dieta, fumo e alcol come fattori di rischio. Ma un intervento della politi-
ca per favorire l'accesso all'educazione potrebbe migliorare significativamente
la situazione" scrivono gli autori della ricerca, pubblicata da Plos One.
L'ignoranza uccide soprattutto attraverso le malattie cardiovascolari, mentre i
dati della mortalità per cancro sono distribuiti più uniformemente secondo i tito-
li di studio. E l'effetto benefico dei libri si fa sentire equamente fra donne e uo-
mini, bianchi e afroamericani.
I dati italiani sono in parte sovrapponibili a quelli americani per quanto riguarda
istruzione e fumo. Nel 2013 nella fascia d'età tra 25 e 44 anni, informa l'Istat ad
avere il vizio della sigaretta erano il 16,1 per cento delle persone con un titolo di
studio basso. La proporzione si inverte però fra i più anziani. Gli over 65 che han-
no diploma e laurea fumano in proporzione più che doppia rispetto a chi ha una
semplice licenza media.(12 contro 5,4 per cento).
L'effetto benefico dei libri, confermano i ricercatori, si è fatto sentire soprattutto
sull'aumento dell'aspettativa di vita degli ultimi decenni.
Lucianone
Una ricerca americana dice che diplomati e laureati
sono più longevi, soprattutto perchè vivono meglio
(da il venerdì di Repubblica - 31 luglio 2015 / Scienze - di Elena Dusi)
Non studiare nuoce alla salute, come le sigarette
Tutti sappiamo quanto sia dannoso fumare. Ma ora, cifre alla mano, uno studio
dell'Università del Colorado mostra che smettere di studiare è letale come le si-
garette. E non solo perchè un basso titolo di studio e il tabagismo sono spesso
legati, ma anche perchè l'educazione va più facilmente a braccetto con uno stile
di vita corretto per quanto riguarda alimentazione ed esercizio fisico, con un la-
ro meno usurante per il corpo, uno stipendio più alto e una psiche più equilibrata.
Tutti fattori che allungano la vita.
Trattandosi di statistiche, è facile farsi venire in mente esempi che smentiscono
la regola. E c'è anche da dire che l'Italia, campione di longevità in Europa, è il
fanalino di coda per numero di laureati (22,4 per cento su una media del 38 per
cento) e abbandoni scolastici (17 per cento contro la media europea dell'11,9
per cento. Ma da noi la dieta mediterranea spariglia le statistiche e4 rende im-
possibile il confronto, per esempio, con una realtà come quella statunitense.
I ricercatori di Denver, comunque, sono risaliti fino al 1925 prendendo un cam-
pione di un milione di americani. E sono arrivati alla conclusione che, negli Stati
Uniti, 110 mila persone morte nel 2010 avrebbero potuto vivere più a lungo se
non avessero abbandonato anzitempo l'università, 145 mila se avessero comple-
tato la scuola secondaria fino alla maturità e addirittura 545 mila se avessero
raggiunto uno dei massimi livelli di educazione nei Paesi anglosassoni - il bacca-
laureato. - Questi numeri sono confrontabili con quelli dei fumatori che non sa-
rebbero morti se non avessero mai acceso la prima sigaretta. "Consideriamo
sempre dieta, fumo e alcol come fattori di rischio. Ma un intervento della politi-
ca per favorire l'accesso all'educazione potrebbe migliorare significativamente
la situazione" scrivono gli autori della ricerca, pubblicata da Plos One.
L'ignoranza uccide soprattutto attraverso le malattie cardiovascolari, mentre i
dati della mortalità per cancro sono distribuiti più uniformemente secondo i tito-
li di studio. E l'effetto benefico dei libri si fa sentire equamente fra donne e uo-
mini, bianchi e afroamericani.
I dati italiani sono in parte sovrapponibili a quelli americani per quanto riguarda
istruzione e fumo. Nel 2013 nella fascia d'età tra 25 e 44 anni, informa l'Istat ad
avere il vizio della sigaretta erano il 16,1 per cento delle persone con un titolo di
studio basso. La proporzione si inverte però fra i più anziani. Gli over 65 che han-
no diploma e laurea fumano in proporzione più che doppia rispetto a chi ha una
semplice licenza media.(12 contro 5,4 per cento).
L'effetto benefico dei libri, confermano i ricercatori, si è fatto sentire soprattutto
sull'aumento dell'aspettativa di vita degli ultimi decenni.
Lucianone
martedì 25 agosto 2015
Sport - calcio / Serie A - 1^ giornata - 2015/2016
25 agosto '15 - martedì 25th August / Tuesday visione post - 12
Risultati delle partite
Verona 1 Lazio 2 Empoli 1 Fiorentina 3 Frosinone 1 Inter 1
Roma 1 Bologna 1 Chievo 3 Milan 0 Torino 2 Atalanta 0
Juventus 0 Palermo 1 Sampdoria 5 Sassuolo 2
Udinese 1 Genoa 0 Carpi 2 Napoli 1
Classifica
Sampdoria - Chievo - Fiorentina - Lazio - Sassuolo . Torino - Inter - Palermo - Udinese 3 /
Roma - Verona 1 /
Bologna - Frosinone - Napoli - Atalanta - Genoa - Juventus - Empoli - Milan - Carpi 0
La prima delusione arriva dalla Roma che non va oltre il pareggio con l'Hellas,
anche se gli scaligeri non sono poi gli ultimi arrivati, visto che a Toni si è aggiunto
quest'anno Pazzini, comunque vedremo... Le altre delusioni vengono da Juventus
e Milan, ma soprattutto i bianconeri che a Torino si fanno infilare dall'Udinese. Le
sorprese vengono dal Sassuolo e dalla Sampdoria. Ma il campionato è solo all'inizio
e c'è ancora il calcio mercato in corso.
(Lucianone).
Prima delusione aspettando l'antiJuve
(da la Repubblica . Sport / 23-08-'15 / Maurizio Crosetti)
La Roma cammina e sbaglia anche i passaggi da, anche perchè dieci centimetri: di sicuro
la Juve non si raggiunge passeggiando. Invece la Lazio è più tecnica, anche perchè si è
preparata per la Champions e mercoledì si giocherà tutto nella città dell'aspirina.
I primi flash del campionato sono più che altro dei fermo immagine, e i più fermi di tutti
sono i giallorossi. Li circonda uno strano torpore, forse il 22 agosto è troppo presto per
essere svegli, ma quel vento di novità di cui si è chiacchierato per settimane è caduto di
colpo, una bonaccia clamorosa. Togli Iturbe e metti Salah, levi Totti e piazzi Dzeko e
niente cambia, è il solito ricamo appiccicoso. E chissà perchè nel finale, col pari da schio-
dare, entra Ibarbo e non il capitano: se non allora, quando? il primo gol del campionato
si è fatto attendere a lungo, ed è stato un buco difensivo. Il secondo, una papera del por-
tiere. Poco d'altro al Bentegodi, se non l'enorme numero di svirgolate ed errori di misura.
Continua... to be continued...
Risultati delle partite
Verona 1 Lazio 2 Empoli 1 Fiorentina 3 Frosinone 1 Inter 1
Roma 1 Bologna 1 Chievo 3 Milan 0 Torino 2 Atalanta 0
Juventus 0 Palermo 1 Sampdoria 5 Sassuolo 2
Udinese 1 Genoa 0 Carpi 2 Napoli 1
Classifica
Sampdoria - Chievo - Fiorentina - Lazio - Sassuolo . Torino - Inter - Palermo - Udinese 3 /
Roma - Verona 1 /
Bologna - Frosinone - Napoli - Atalanta - Genoa - Juventus - Empoli - Milan - Carpi 0
La prima delusione arriva dalla Roma che non va oltre il pareggio con l'Hellas,
anche se gli scaligeri non sono poi gli ultimi arrivati, visto che a Toni si è aggiunto
quest'anno Pazzini, comunque vedremo... Le altre delusioni vengono da Juventus
e Milan, ma soprattutto i bianconeri che a Torino si fanno infilare dall'Udinese. Le
sorprese vengono dal Sassuolo e dalla Sampdoria. Ma il campionato è solo all'inizio
e c'è ancora il calcio mercato in corso.
(Lucianone).
Prima delusione aspettando l'antiJuve
(da la Repubblica . Sport / 23-08-'15 / Maurizio Crosetti)
La Roma cammina e sbaglia anche i passaggi da, anche perchè dieci centimetri: di sicuro
la Juve non si raggiunge passeggiando. Invece la Lazio è più tecnica, anche perchè si è
preparata per la Champions e mercoledì si giocherà tutto nella città dell'aspirina.
I primi flash del campionato sono più che altro dei fermo immagine, e i più fermi di tutti
sono i giallorossi. Li circonda uno strano torpore, forse il 22 agosto è troppo presto per
essere svegli, ma quel vento di novità di cui si è chiacchierato per settimane è caduto di
colpo, una bonaccia clamorosa. Togli Iturbe e metti Salah, levi Totti e piazzi Dzeko e
niente cambia, è il solito ricamo appiccicoso. E chissà perchè nel finale, col pari da schio-
dare, entra Ibarbo e non il capitano: se non allora, quando? il primo gol del campionato
si è fatto attendere a lungo, ed è stato un buco difensivo. Il secondo, una papera del por-
tiere. Poco d'altro al Bentegodi, se non l'enorme numero di svirgolate ed errori di misura.
Continua... to be continued...
lunedì 24 agosto 2015
Società / Politica - La crisi europea e la problematica degli Stati centro-europei
24 agosto '15 - lunedì 24th August / Monday visione post - 10
(da la Repubblica - 08 /08 /'15 - LettereCommenti&Idee / di Christian Salmon)
IL LEVIATANO CHE MINACCIA L'EUROPA
La crisi greca ci costringe, ancora una volta, a rispondere a una domanda: "Qual è
la nostra idea di Europa?". Nel 1986 Milan Kundera aveva risposto così: "E' europeo
chi ha nostalgia dell'Europa". Oggi come allora sembra che l'Europa possa essere solo
un sentimento passato. Oggi come allora: Kundera pensava all'Est, noi pensiamo alla
Grecia. Nell'autunno 1956, quando l'Armata rossa entrò a Budapest, pochi minuti prima
che il suo ufficio fosse sventrato dal fuoco dell'artiglieria, il direttore dell'agenzia di
stampa ungherese inviò al mondo intero un telex disperato, che si chiudeva con le parole:
"Qui si muore per l'Ungheria e per l'Europa.". Quest'episodio dell'insurrezione magiara
mi è tornato in mente il 3 luglio scorso ad Atene, tre giorni prima del referendum greco,
nell'ufficio del direttore dell'emittente radiofonica Sto Kokkino. Ovviamente la sede della
radio non era accrechiata da carri armati (le banche hanno sostituito i blindati in quest'oc-
cupazione di nuovo genere); ma nel 2015 il suo direttore, Kostas Arvanitis, parlava lo stes-
so linguaggio del suo collega di Budapest nel 1956. Non menzionò il debito e neppure la
Troika, ma parlò dell'Europa, quella dei Lumi. E della Francia, "che è stata sempre al
nostro fianco quando lottavamo contro la dittatura". Si sentiva tradito. "Qui ad Atene
abbiamo le statue dei filosofi dell'Illuninismo, perchè è a loro che dobbiamo l'idea di uno
Stato greco indipendente. Oggi ci sentiamo abbandonati dall'Europa. Peggio ancora l'Eu-
ropa ci è diventata nemica. Sta conducendo contro di noi una guerra finanziaria che non
dice il suo nome. Con l'obiettivo di cancellarci dalla carta geografica europea. Oggi la
canzone di Gavroche risuona amaramente alle nostre orecchie". Ne mormora le parole
in greco: "Sono cascato a terra, la colpa è di Voltaire, il naso nel rigagnolo, la colpa è
di Rousseau...".
Tornato a Parigi, mi sono rammentato di aver letto l'episodio del direttore dell'agenzia
di stampa ungherese in un articolo di Milan Kundera, pubblicato nel 1983 dalla rivista
Débat. In quello scritto, intitolato "Un Occident Kidnappé, ou la tragédie de l'Europe
Centrale" (Un Occidente sotto sequestro, o la tragedia dell'Europa centrale), Kundera
insorgeva contro la divisione artificiale che aveva tagliato in due l'Europa deportando
all'Est il mosaico delle piccole nazioni centro-europee, situate geograficamente al centro,
culturalmente in Occidente e politicamente ad Est - col risultato di proiettarle fuori dalla
loro propria storia. Una piccola nazione - scriveva Kundera - è una realtà la cui esisten-
za può essere messa in discussione in qualsiasi momento, che può scomparire, e chi mai
lo sa. Ciò che queste piccole nazioni avevano in comune non era nè una lingua, nè un pa-
trimonio culturale, ma l'esperienza della loro debolezza, di fronte ai grandi imperi che le
circondano. Non un'identità comune, ma esperienze consimili di un'esistenza fragile e
problematica. Esperienze che si riflettono nella pittura, nella musica, nei romanzi centro-
europei. Di fatto, le piccole nazioni confrontate con i grandi imperi sono costrette più
delle altre a porsi il problema della loro esperienza collettiva. Perciò la questione della
sovranità dello Stato, del rapporto con l'Altro, della lingua, della storia - tutte le grandi
questioni filosofiche del XX° secolo esaminate dalla psicanalisi, dalla linguistica, dai ro-
manzi di Musil, di Broch o di Kafka trovano qui il loro terreno d'elezione.
Nel prisma centroeuropeo, l'Europa appariva così non come un impero continentale in
via di consolidamento e di unificazione, e neppure come una struttura federale chiama-
ta ad assorbire progressivamente gli Stati che la compongono, ma come una zona
sismica ove si scontrano due modi di "fare Europa":
Continua... to be continued...
(da la Repubblica - 08 /08 /'15 - LettereCommenti&Idee / di Christian Salmon)
IL LEVIATANO CHE MINACCIA L'EUROPA
La crisi greca ci costringe, ancora una volta, a rispondere a una domanda: "Qual è
la nostra idea di Europa?". Nel 1986 Milan Kundera aveva risposto così: "E' europeo
chi ha nostalgia dell'Europa". Oggi come allora sembra che l'Europa possa essere solo
un sentimento passato. Oggi come allora: Kundera pensava all'Est, noi pensiamo alla
Grecia. Nell'autunno 1956, quando l'Armata rossa entrò a Budapest, pochi minuti prima
che il suo ufficio fosse sventrato dal fuoco dell'artiglieria, il direttore dell'agenzia di
stampa ungherese inviò al mondo intero un telex disperato, che si chiudeva con le parole:
"Qui si muore per l'Ungheria e per l'Europa.". Quest'episodio dell'insurrezione magiara
mi è tornato in mente il 3 luglio scorso ad Atene, tre giorni prima del referendum greco,
nell'ufficio del direttore dell'emittente radiofonica Sto Kokkino. Ovviamente la sede della
radio non era accrechiata da carri armati (le banche hanno sostituito i blindati in quest'oc-
cupazione di nuovo genere); ma nel 2015 il suo direttore, Kostas Arvanitis, parlava lo stes-
so linguaggio del suo collega di Budapest nel 1956. Non menzionò il debito e neppure la
Troika, ma parlò dell'Europa, quella dei Lumi. E della Francia, "che è stata sempre al
nostro fianco quando lottavamo contro la dittatura". Si sentiva tradito. "Qui ad Atene
abbiamo le statue dei filosofi dell'Illuninismo, perchè è a loro che dobbiamo l'idea di uno
Stato greco indipendente. Oggi ci sentiamo abbandonati dall'Europa. Peggio ancora l'Eu-
ropa ci è diventata nemica. Sta conducendo contro di noi una guerra finanziaria che non
dice il suo nome. Con l'obiettivo di cancellarci dalla carta geografica europea. Oggi la
canzone di Gavroche risuona amaramente alle nostre orecchie". Ne mormora le parole
in greco: "Sono cascato a terra, la colpa è di Voltaire, il naso nel rigagnolo, la colpa è
di Rousseau...".
Tornato a Parigi, mi sono rammentato di aver letto l'episodio del direttore dell'agenzia
di stampa ungherese in un articolo di Milan Kundera, pubblicato nel 1983 dalla rivista
Débat. In quello scritto, intitolato "Un Occident Kidnappé, ou la tragédie de l'Europe
Centrale" (Un Occidente sotto sequestro, o la tragedia dell'Europa centrale), Kundera
insorgeva contro la divisione artificiale che aveva tagliato in due l'Europa deportando
all'Est il mosaico delle piccole nazioni centro-europee, situate geograficamente al centro,
culturalmente in Occidente e politicamente ad Est - col risultato di proiettarle fuori dalla
loro propria storia. Una piccola nazione - scriveva Kundera - è una realtà la cui esisten-
za può essere messa in discussione in qualsiasi momento, che può scomparire, e chi mai
lo sa. Ciò che queste piccole nazioni avevano in comune non era nè una lingua, nè un pa-
trimonio culturale, ma l'esperienza della loro debolezza, di fronte ai grandi imperi che le
circondano. Non un'identità comune, ma esperienze consimili di un'esistenza fragile e
problematica. Esperienze che si riflettono nella pittura, nella musica, nei romanzi centro-
europei. Di fatto, le piccole nazioni confrontate con i grandi imperi sono costrette più
delle altre a porsi il problema della loro esperienza collettiva. Perciò la questione della
sovranità dello Stato, del rapporto con l'Altro, della lingua, della storia - tutte le grandi
questioni filosofiche del XX° secolo esaminate dalla psicanalisi, dalla linguistica, dai ro-
manzi di Musil, di Broch o di Kafka trovano qui il loro terreno d'elezione.
Nel prisma centroeuropeo, l'Europa appariva così non come un impero continentale in
via di consolidamento e di unificazione, e neppure come una struttura federale chiama-
ta ad assorbire progressivamente gli Stati che la compongono, ma come una zona
sismica ove si scontrano due modi di "fare Europa":
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venerdì 7 agosto 2015
Ultime notizie - dall' italia e dal Mondo / Latest news
7 agosto '15 - venerdì 7th August / Friday visione post - 5
IN VATICANO
Il Papa: "Respingere i migranti è atto di guerra" / Salvini: "No, è un dovere"
Scontro aperto Papa - Lega di Salvini.
Al Movimento eucaristico giovanile ricevuto in udienza: i conflitti tra culture
si risolvono soltanto rispettando l'identità dell'altro.
Respingere migranti in mare è "un conflitto non risolto,, è guerra, si chiama violenza, si
chiama uccidere". Rispondendo alle domande di alcun i ragazzi del movimento eucari-
stico giovanile ricevuto stamane in udienza, papa Francesco oggi si è riferito "a quei
fratelli nostri rohjingya ", la popolazione musulmana in fuga dal Myamnar nell'Oceano
Indiano, respinta da diversi Paesi dell'area. Ma è chiaro che il pensiero è volato subito
ai migranti del Mediterraneo, scossos da una tragedia dopo l'altra. Ed è arrivata a
stretto giro sui social la replica del leader della Lega Nord, Matteo Salvini: "Respingere
i clandestini è un crimine? No, è un dovere".
USA - Lavoro/ economia
L'America crea 21,5 mila posti di lavoro / Il dollaro sale / Più vicino il rialzo dei tassi
GRECIA - Rifugiati
Ora è la Grecia la porta per entrare in Europa / Migranti record: caos totale su tre isole / Tsipras:
"Non ce la facciamo da soli"
ROMA - Renzi e direzione Pd
Renzi: a settembre masterplan per il rilancio del Sud / Rottamare il piagnisteo
RUSSIA - Putin shock
Putin ordina la distruzione di 100 tonnellate di cibo sotto embargo I I cittadini protestano
L'embargo sui prodotti d'importazione è scattato un anno fa. Coldiretti: danni per
240 milioni al mde in Italy agroalimentare.
Lucianone
IN VATICANO
Il Papa: "Respingere i migranti è atto di guerra" / Salvini: "No, è un dovere"
Scontro aperto Papa - Lega di Salvini.
Al Movimento eucaristico giovanile ricevuto in udienza: i conflitti tra culture
si risolvono soltanto rispettando l'identità dell'altro.
Respingere migranti in mare è "un conflitto non risolto,, è guerra, si chiama violenza, si
chiama uccidere". Rispondendo alle domande di alcun i ragazzi del movimento eucari-
stico giovanile ricevuto stamane in udienza, papa Francesco oggi si è riferito "a quei
fratelli nostri rohjingya ", la popolazione musulmana in fuga dal Myamnar nell'Oceano
Indiano, respinta da diversi Paesi dell'area. Ma è chiaro che il pensiero è volato subito
ai migranti del Mediterraneo, scossos da una tragedia dopo l'altra. Ed è arrivata a
stretto giro sui social la replica del leader della Lega Nord, Matteo Salvini: "Respingere
i clandestini è un crimine? No, è un dovere".
USA - Lavoro/ economia
L'America crea 21,5 mila posti di lavoro / Il dollaro sale / Più vicino il rialzo dei tassi
GRECIA - Rifugiati
Ora è la Grecia la porta per entrare in Europa / Migranti record: caos totale su tre isole / Tsipras:
"Non ce la facciamo da soli"
ROMA - Renzi e direzione Pd
Renzi: a settembre masterplan per il rilancio del Sud / Rottamare il piagnisteo
RUSSIA - Putin shock
Putin ordina la distruzione di 100 tonnellate di cibo sotto embargo I I cittadini protestano
L'embargo sui prodotti d'importazione è scattato un anno fa. Coldiretti: danni per
240 milioni al mde in Italy agroalimentare.
Lucianone
mercoledì 5 agosto 2015
Sport / calcio - Tutto sul nuovo Bologna
5 agosto '15 - mercoledì 5th August / Wednesday visione post - 5
Il mercato del Bologna
Il colombiano Quintero è il nuovo acquisto del Bologna; è stato preso in prestito
dal Porto. Spunta Pinilla, Zuculini invece non piace più.
...Al Bologna manca comunque ancora la coppia gol da sistemare davanti al fantasista
(Quintero). I vecchi obiettivi, intanto, scoloriscono: Defrel, pur non ancora tramontato,
sembra sempre più lontano da Casteldebole; Sau, invece, non si muove più da Cagliari,
come ha dichiarato lui stesso. Borriello, svincolato, è un nome che piace molto in so-
cietà: l'idea consiste nell'offrirgli un contratto tarato sul rilancio personale, consegnan-
do così un messaggio ad altri che han chiesto tempo. Uno di loro è Okaka, che indugia
ancora sul triennale da 750.000 netti che langue da due settimane.
Frattanto da Napoli riecheggiano ancora offerte per Oikonomou. Di Vaio le ha rispedite
al mittente, una sorta di polizza sulla permanenza del greco. Non, passando ai mediani,
sull'infortunato Zuculini e su Djokovic, che non rientrano nei piani di Rossi. Cui continua
a piacere Nocerino. E da Bergamo in serata due ipotesi, Livaja e Pinilla.
Lucianone
Il mercato del Bologna
Il colombiano Quintero è il nuovo acquisto del Bologna; è stato preso in prestito
dal Porto. Spunta Pinilla, Zuculini invece non piace più.
...Al Bologna manca comunque ancora la coppia gol da sistemare davanti al fantasista
(Quintero). I vecchi obiettivi, intanto, scoloriscono: Defrel, pur non ancora tramontato,
sembra sempre più lontano da Casteldebole; Sau, invece, non si muove più da Cagliari,
come ha dichiarato lui stesso. Borriello, svincolato, è un nome che piace molto in so-
cietà: l'idea consiste nell'offrirgli un contratto tarato sul rilancio personale, consegnan-
do così un messaggio ad altri che han chiesto tempo. Uno di loro è Okaka, che indugia
ancora sul triennale da 750.000 netti che langue da due settimane.
Frattanto da Napoli riecheggiano ancora offerte per Oikonomou. Di Vaio le ha rispedite
al mittente, una sorta di polizza sulla permanenza del greco. Non, passando ai mediani,
sull'infortunato Zuculini e su Djokovic, che non rientrano nei piani di Rossi. Cui continua
a piacere Nocerino. E da Bergamo in serata due ipotesi, Livaja e Pinilla.
Lucianone
lunedì 3 agosto 2015
POLITICA - società / USA: la riscossa di Obama
3 agosto '15 - lunedì 3rd August / Monday visione post - 7
(da 'la Repubblica' - 31 /07 /'15 - LettereCommenti&Idee / Moisés Naim)
Se le rivoluzioni del 1989 hanno cambiato il mondo, quelle del 2015 cambieranno gli
Stati Uniti. Il 1989 fu l'anno della caduta dei muri, del tracollo delle dittature comuni-
ste, della perdita di prestigio di idee politiche ed economiche errate. Nella prima me-
tà del 2015 sono avvenuti negli Stati Uniti cambiamenti rivoluziunari nei rapporti in-
ternazionali, in politica sociale e nelle regole che definiscono cos'è una famiglia. E
questi sviluppi negli Usa non mancheranno di ripercuotersi anche al di là dei loro
confini.
Barak Obama giunse al potere se anni e mezzo fa. Milioni di persone si entusiasmarono
per questo giovane senatore con un nome, un aspetto e una storia che secondo molti
esperti avrebbero costituito ostacoli insormontabili alla conquista della presidenza Usa.
Ma gli esperti si sbagliavano. Obama vinse le elezioni. Quattro anni dopo fu rieletto, an-
corchè come presidente avesse raffreddato gli entusiasmi. Il suo arrivo alla Casa Bianca
non aveva prodotto i risultati sperati. L'uomo si era trasformato in un leader cauto, distan-
te, incapace di piegare i suoi avversari interni ed esterni. Non solo i dirigenti del partito
repubblicano ma anche i capi di governo dell'Iran, della Cina, della Russia e del Medio
Oriente sembravano più efficaci e potenti del Presidente degli Stati Uniti.
Di fatto, al suo arrivo alla Casa Bianca, Obama si trovò alle prese con un elenco di emer-
genze da affrontare immediatamente, tra cui la maggior catastrofe economica da oltre
mezzo secolo, due guerre che gli Usa stavano perdendo, un indice sempre crescente di disuguaglianze economiche, e infine un rinnovato e ambizioso attivismo internazionale
di Mosca e Pechino. A tutto questo si aggiungeva la prostrazione degli alleati europei,
colpiti dalla crisi. Il prestigio e l'influenza internazionale degli Stati Uniti toccavano il
punto più basso dai tempi della guerra del Vietnam. - Secondo i suoi critici, il problema
era Obama - il suo passato, ka sua ideologia, la sua inesperienza, la sua personalità.
Molti osservatori vedevano il suo passaggio alla Casa Bianca come un'occasione man-
cata, ricordando che negli Stati Uniti i presidenti riescono a imporre grandi cambiamenti
solo nella prima parte del loro mandato - anche perchè le elezioni legislative di medio ter-
mine danno in genere la maggioranza alle opposizioni. E' accaduto anche stavolta. Con
le due Camere del Congresso in mano ai suoi rivali, tutto faceva pensare che in pratica
la presidenza di Obama fosse giunta al suo termine; e dunque non c'era da aspettarsi
granchè nell'ultimo scorsio del suo mandato
Ma non è andata così. Anche stavolta gli esperti hanno fatto male i loro conti. ,Nel 2015
Obama è riuscito a portare avanti iniziative di grande respiro, che sembravano impossi-
bili solo qualche mese prima. - C'è stato l'accordo con l'Iran, che avrà conseguenze eco-
nomiche e geopolitiche enormi. E la normalizzazione dei rapporti con Cuba - la fine di ol-
tre mezzo secolo di ostilità col regime dei Castro.
Sorprendendo molti osservatori, Obama è inoltre riuscito a ottenere l'ppoggio del Senato
per negoziare la partecipazione del suo Paese all'Accordo di partenariato e libero scam-
bio transpacifico (o Tpp, che sta per Trans Pacific Partnership Agreement) con altri 11
Paesi della regione Asia - Pacifico. Potenzialmente, il Tpp potrebbe trasformare i rappor-
ti economici in questa parte del mondo, oltre a creare un importante contrappeso alla Ci-
na. - Tutto questo sta avvenendo in un contesto di recupero e di crescita dell'economia,
statunitense: disoccupazione ridotta al 5,3% e in ulteriore calo, ripresa dell'industria,
mentre il Paese si è trasformato nella principale potenza energetica mondiale, superando
lìarabia Saudita e la Russia. Certo, manca ancora un recupero dei salari medi, e le disu-
guaglianze rimangono a livelli inaccettabili; ma anche su questi temi spinosi Obama ha
adottato misure che potrebbero invertire la tendenza. La sua riforma sanitaria ad esem-
pio avrà senza dubbio un impatto economico e sociale positivo e importante.
Infine, l'estate 2015 è iniziata nel segno di una decisione che cambierà la vita di milioni di
persone finora emarginate. Nel giugno scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha lega-
lizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un'iniziativa appoggiata dalla Casa
Bianca. Obama si merita una vacanza.
Lucianone
(da 'la Repubblica' - 31 /07 /'15 - LettereCommenti&Idee / Moisés Naim)
Se le rivoluzioni del 1989 hanno cambiato il mondo, quelle del 2015 cambieranno gli
Stati Uniti. Il 1989 fu l'anno della caduta dei muri, del tracollo delle dittature comuni-
ste, della perdita di prestigio di idee politiche ed economiche errate. Nella prima me-
tà del 2015 sono avvenuti negli Stati Uniti cambiamenti rivoluziunari nei rapporti in-
ternazionali, in politica sociale e nelle regole che definiscono cos'è una famiglia. E
questi sviluppi negli Usa non mancheranno di ripercuotersi anche al di là dei loro
confini.
Barak Obama giunse al potere se anni e mezzo fa. Milioni di persone si entusiasmarono
per questo giovane senatore con un nome, un aspetto e una storia che secondo molti
esperti avrebbero costituito ostacoli insormontabili alla conquista della presidenza Usa.
Ma gli esperti si sbagliavano. Obama vinse le elezioni. Quattro anni dopo fu rieletto, an-
corchè come presidente avesse raffreddato gli entusiasmi. Il suo arrivo alla Casa Bianca
non aveva prodotto i risultati sperati. L'uomo si era trasformato in un leader cauto, distan-
te, incapace di piegare i suoi avversari interni ed esterni. Non solo i dirigenti del partito
repubblicano ma anche i capi di governo dell'Iran, della Cina, della Russia e del Medio
Oriente sembravano più efficaci e potenti del Presidente degli Stati Uniti.
Di fatto, al suo arrivo alla Casa Bianca, Obama si trovò alle prese con un elenco di emer-
genze da affrontare immediatamente, tra cui la maggior catastrofe economica da oltre
mezzo secolo, due guerre che gli Usa stavano perdendo, un indice sempre crescente di disuguaglianze economiche, e infine un rinnovato e ambizioso attivismo internazionale
di Mosca e Pechino. A tutto questo si aggiungeva la prostrazione degli alleati europei,
colpiti dalla crisi. Il prestigio e l'influenza internazionale degli Stati Uniti toccavano il
punto più basso dai tempi della guerra del Vietnam. - Secondo i suoi critici, il problema
era Obama - il suo passato, ka sua ideologia, la sua inesperienza, la sua personalità.
Molti osservatori vedevano il suo passaggio alla Casa Bianca come un'occasione man-
cata, ricordando che negli Stati Uniti i presidenti riescono a imporre grandi cambiamenti
solo nella prima parte del loro mandato - anche perchè le elezioni legislative di medio ter-
mine danno in genere la maggioranza alle opposizioni. E' accaduto anche stavolta. Con
le due Camere del Congresso in mano ai suoi rivali, tutto faceva pensare che in pratica
la presidenza di Obama fosse giunta al suo termine; e dunque non c'era da aspettarsi
granchè nell'ultimo scorsio del suo mandato
Ma non è andata così. Anche stavolta gli esperti hanno fatto male i loro conti. ,Nel 2015
Obama è riuscito a portare avanti iniziative di grande respiro, che sembravano impossi-
bili solo qualche mese prima. - C'è stato l'accordo con l'Iran, che avrà conseguenze eco-
nomiche e geopolitiche enormi. E la normalizzazione dei rapporti con Cuba - la fine di ol-
tre mezzo secolo di ostilità col regime dei Castro.
Sorprendendo molti osservatori, Obama è inoltre riuscito a ottenere l'ppoggio del Senato
per negoziare la partecipazione del suo Paese all'Accordo di partenariato e libero scam-
bio transpacifico (o Tpp, che sta per Trans Pacific Partnership Agreement) con altri 11
Paesi della regione Asia - Pacifico. Potenzialmente, il Tpp potrebbe trasformare i rappor-
ti economici in questa parte del mondo, oltre a creare un importante contrappeso alla Ci-
na. - Tutto questo sta avvenendo in un contesto di recupero e di crescita dell'economia,
statunitense: disoccupazione ridotta al 5,3% e in ulteriore calo, ripresa dell'industria,
mentre il Paese si è trasformato nella principale potenza energetica mondiale, superando
lìarabia Saudita e la Russia. Certo, manca ancora un recupero dei salari medi, e le disu-
guaglianze rimangono a livelli inaccettabili; ma anche su questi temi spinosi Obama ha
adottato misure che potrebbero invertire la tendenza. La sua riforma sanitaria ad esem-
pio avrà senza dubbio un impatto economico e sociale positivo e importante.
Infine, l'estate 2015 è iniziata nel segno di una decisione che cambierà la vita di milioni di
persone finora emarginate. Nel giugno scorso, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha lega-
lizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un'iniziativa appoggiata dalla Casa
Bianca. Obama si merita una vacanza.
Lucianone
domenica 2 agosto 2015
Società / solidarietà - Intervista ai filantropi del Mediterraneo
2 agosto '15 - domenica 2nd August / Sunday visione post - 5
Da due anni Regina e Christopher Catambrone solcano il Mediterraneo
con una nave comprata apposta per soccorrere gli immigrati.
"Siamo originari del Sud Italia: l'emigrazione e le sue tragedie fanno
parte della nostra storia".
(da 'la Repubblica' - 18 maggio 2015 - di Emanuele Lauria / Palermo)
Sulla home page dell'organizzazione hanno messo un contatore: il numero che compare,
da ieri, è 4.441. Sono le vite salvate sinora da Moas, l'organizzazione fondata da una cop-
pia italo-americana di facoltosi imprenditori che dal 2014 si occupa di cercare e soccorre-
re i migranti in difficoltà nel Mediterraneo. Chris e Regina Catambrone sono gli unici
"privati" a dare assistenza in un mare sempre più segnato da tragici naufragi. Per uno
scherzo del destino la loro missione, sabato, ha consegnato l'ultimo carico di disperati
(405) a Messina, sull'altra riva di quello Stretto dove la storia dei Catambrone cominciò-
Ed è una storia di eccezionale solidarietà che la signora Regina, per la prima volta, rac-
conta dall'inizio.
REGGIO CALABRIA, qualche anno addietro
"E' lì che conobbi Chris. Lui aveva deciso di ritrovare le sue radici, dopo essere stato
costretto ad abbandonare New Orleans a causa dell'uragano Katrina. Venne a vivere
a Reggio, vicino a casa mia, e non lontano dalla provincia di Catanzaro che il suo bisnon-
no aveva lasciato per l'America nel secolo scotso. Il problema dell'emigrazione , per noi
meridionali, è sentito perchè fa parte della nostra storia".
COSA vi ha spinto a occuparvi di quest'altro , più tragico, fenomeno migratorio?
"Nell'estate del 2013 eravamo in vacanza nel Mediterraneo. Lasciammo Lampedusa con
una barca a motore presa in affitto, proprio alla vigilia della storica visita di papa France-
sco. Sulla rotta verso Tunisi, la rotta delle stragi, vidi a pelo d'acqua una giacca beige, pro-
babilmente appartenuta a qualche poveretto morto in mare. Quell'immagine cambiò tutto.
Decidemmo di fare qualcosa, di dare un contributo per affrontare questa tragedia. Aveva-
mo dei soldi da parte, invece di acquistare una casa decidemma di comprare una nave.
Una nave che finora ha salvato 4.400 persone. Una spesa ben ripagata".
QUANTO vi è costata sinora questa missione?
"Otto milioni di dollari l'anno scorso. Nle 2014 abbiamo finanziato l'operazione con le no-
stre risorse, non ci sembrava giusto chiedere un aiuto solo sulla base di un'idea. A ottobre,
chiusa la prima campagna con un bilancio di 3 mila persone soccorse, abbiamo aperto una
sottoscrizione. Che finora ha fruttato circa 100 mila euro, oltre ai 180 mila euro donati da
un imprenditore tedesco. Ahimè, siamo lontani dal target prefissato per questa seconda
parte dell'attività appena cominciata, che dovrebbe concludersi a ottobre (tre milioni cir-
ca, ndr.) Temiamo di non farcela".
C'E' CHI SUL WEB , commenta la vostra iniziativa chiedendovi polemicamente di ospi-
tarli a casa, i naufragki raccolti in mare.
"Cosa significa casa mia? Casa mia, come la casa di questa gente che fugge per necessi-
tà, è il mondo. Non c'è un'umanità di serie A e di serie B. Io non sapevo cosa fosse l'orro-
re prima di quest'esperienza. Ho visto persone stipate come sardine nella stanza dei mo-
tori, senza aria, in mezzo ai loro stessi bisogni. Le foto non volevamo neppure pubblicarle,
se l'abbiamo fatto è anche per svegliare le coscienze".
QUAL E' ILO VOSTRO RAPPORTO con le forze ufficiali in azione nel Mediterraneo?
"Non c'è alcuna carta scritta. Noi ci siamo proposti e, in raccordo con le autorità, interve-
niamo su richiesta per fornire una sorta di pronto soccorso: facciamo uno screening sani-
tario dei migranti salvati, diamo loro da mangiare, li vestiamo. Poi, teoricamente, dovrem-
mo trasbordarli su altre navi.
Continua... to be continued....
Da due anni Regina e Christopher Catambrone solcano il Mediterraneo
con una nave comprata apposta per soccorrere gli immigrati.
"Siamo originari del Sud Italia: l'emigrazione e le sue tragedie fanno
parte della nostra storia".
(da 'la Repubblica' - 18 maggio 2015 - di Emanuele Lauria / Palermo)
Sulla home page dell'organizzazione hanno messo un contatore: il numero che compare,
da ieri, è 4.441. Sono le vite salvate sinora da Moas, l'organizzazione fondata da una cop-
pia italo-americana di facoltosi imprenditori che dal 2014 si occupa di cercare e soccorre-
re i migranti in difficoltà nel Mediterraneo. Chris e Regina Catambrone sono gli unici
"privati" a dare assistenza in un mare sempre più segnato da tragici naufragi. Per uno
scherzo del destino la loro missione, sabato, ha consegnato l'ultimo carico di disperati
(405) a Messina, sull'altra riva di quello Stretto dove la storia dei Catambrone cominciò-
Ed è una storia di eccezionale solidarietà che la signora Regina, per la prima volta, rac-
conta dall'inizio.
REGGIO CALABRIA, qualche anno addietro
"E' lì che conobbi Chris. Lui aveva deciso di ritrovare le sue radici, dopo essere stato
costretto ad abbandonare New Orleans a causa dell'uragano Katrina. Venne a vivere
a Reggio, vicino a casa mia, e non lontano dalla provincia di Catanzaro che il suo bisnon-
no aveva lasciato per l'America nel secolo scotso. Il problema dell'emigrazione , per noi
meridionali, è sentito perchè fa parte della nostra storia".
COSA vi ha spinto a occuparvi di quest'altro , più tragico, fenomeno migratorio?
"Nell'estate del 2013 eravamo in vacanza nel Mediterraneo. Lasciammo Lampedusa con
una barca a motore presa in affitto, proprio alla vigilia della storica visita di papa France-
sco. Sulla rotta verso Tunisi, la rotta delle stragi, vidi a pelo d'acqua una giacca beige, pro-
babilmente appartenuta a qualche poveretto morto in mare. Quell'immagine cambiò tutto.
Decidemmo di fare qualcosa, di dare un contributo per affrontare questa tragedia. Aveva-
mo dei soldi da parte, invece di acquistare una casa decidemma di comprare una nave.
Una nave che finora ha salvato 4.400 persone. Una spesa ben ripagata".
QUANTO vi è costata sinora questa missione?
"Otto milioni di dollari l'anno scorso. Nle 2014 abbiamo finanziato l'operazione con le no-
stre risorse, non ci sembrava giusto chiedere un aiuto solo sulla base di un'idea. A ottobre,
chiusa la prima campagna con un bilancio di 3 mila persone soccorse, abbiamo aperto una
sottoscrizione. Che finora ha fruttato circa 100 mila euro, oltre ai 180 mila euro donati da
un imprenditore tedesco. Ahimè, siamo lontani dal target prefissato per questa seconda
parte dell'attività appena cominciata, che dovrebbe concludersi a ottobre (tre milioni cir-
ca, ndr.) Temiamo di non farcela".
C'E' CHI SUL WEB , commenta la vostra iniziativa chiedendovi polemicamente di ospi-
tarli a casa, i naufragki raccolti in mare.
"Cosa significa casa mia? Casa mia, come la casa di questa gente che fugge per necessi-
tà, è il mondo. Non c'è un'umanità di serie A e di serie B. Io non sapevo cosa fosse l'orro-
re prima di quest'esperienza. Ho visto persone stipate come sardine nella stanza dei mo-
tori, senza aria, in mezzo ai loro stessi bisogni. Le foto non volevamo neppure pubblicarle,
se l'abbiamo fatto è anche per svegliare le coscienze".
QUAL E' ILO VOSTRO RAPPORTO con le forze ufficiali in azione nel Mediterraneo?
"Non c'è alcuna carta scritta. Noi ci siamo proposti e, in raccordo con le autorità, interve-
niamo su richiesta per fornire una sorta di pronto soccorso: facciamo uno screening sani-
tario dei migranti salvati, diamo loro da mangiare, li vestiamo. Poi, teoricamente, dovrem-
mo trasbordarli su altre navi.
Continua... to be continued....
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