25 febbraio '14 - martedì 25th February / Tuesday visione post - 5 Ci si incorpora la password. Come? Ingoiando una pillola (da 'il venerdì di Repubblica' - 10 gennaio '14 / Miti D'Oggi - Marino Niola) Non riuscite a entrare nella vostra casella di posta? Il vostro conto online vi nega l'accesso perchè avete dimenticato la password? Nessun problema. Basta prendere una pillola e la dannata formula alfanumerica apparirà per magia sul telefonino. E tutto grazie alla Edible password pill, la me- moria da assumere ogni mattina per via orale. Brevettata da Motorola, la capsula è entrata di prepotenza nella classifica delle invenzioni dell'anno stilata da Time e da Qualcomm. Si prende ap- pena svegli e il chip si accende con i succhi gastrici. Una volta attivata la pastiglia emette un segnale specifico da 18 bit, simile a quello dell'elettro- cardiogramma, che può essere captato dallo smartphone o dal computer. E poichè Motorola appartiene a Google, molto presto accedere alla propria casella gmail diventerà facile come mandar giù una compressa. Sono poi in arrivo anche tatuaggi elettronici per aprire in un lampo ogni cancello virtuale e nessun Login sarà più un problema. La pillola hi-tech , di fatto, trasforma il nostro stomaco in un hard disk esterno. O meglio interno. A riprova che i progressi della tecnologia ci rendono sempre più ibridi. Modificano i confini del corpo, rimettono in questione il rapporto tra natura e cultura. Con la somatizzazione progres- siva del digitale che fa tutt'uno con la natura vivente. Così la connessione permanente diventa tessuto connettivo, trasformando ciascuno di noi nel dispositivo di se stesso. E poichè il chip prende il posto di funzioni menta- li come il ricordo, la memoria remota si trasforma in intermittenza del cuore. E' la ricerca del tempo perduto 2.0. Ma più che a Proust fa pensare a Mary Poppins. Lucianone
24 febbraio '14 - lunedì 24th February / Monday visione post - 6 ( da 'la Repubblica' - 18/02/'14 - di Moisés Naìm ) Sorpresa Sudamerica In Venezuela ammazzano gli studenti e il Governo chiude una rete televisiva che ha osato trasmettere le proteste di piazza. L'Argentina continua a correre senza freni verso il preci- pizio economico. I presidenti di tutta l'America Latina si sono riuniti in un vertice demo- cratico... all'Avana. L'economia brasiliana è entrata in recessione e il 2014 sarà il quarto anno consecutivo di crescita economica fiacca. I brasiliani ultimamente scendono in stra- da non per ballare, ma per protestare. Nel 2013 il Paese carioca ha subito la più grande fuga di capitali da oltre un decennio. E' il segnale che la festa è finita per l'America lati- na? No. Mentre le cattive notizie in arrivo da quella regione si accavallano, questa settimana quat- tro presidenti latinoamericani si sono riuniti a Cartagena, in Colombia, per dare vita a un patto economico. Si chiama Alleanza del Pacifico e ne fanno parte Messico, Colombia, Pe- rù e Cile. Si sarebbe tentati di ignorare la notizia e pasare ad altro. Che può esserci di più noioso di un vertice di capi di Stato? E chi è l'ingenuo che può credere alle promesse di presidenti che cercano di dimostrare quanto è stata importante la loro riunione quando in realtà, di norma, questi eventi servono solo a ingrassare le società che organizzano ricevi- menti? Non c'è da stupirsi, quindi, che pochi si siano accorti dell'esistenza di questa Al- leanza del Pacifico. e che quelli che se ne sono accorti l'abbiano ignorata. Stavolta, però, potrebbe esere un errore non prendere sul serio questo tentativo di integra- re le quattro economie di maggior successo dell'America Latina. Messico, Colombia, Perù e Cile sono i Paesi con la migliore crescita economica e l'inflazione più bassa di tutta la regione. Complessivamente rappresentano il 36 percento dell'economia dell'America La- tina, il 50 percento di tutto il suo commercio internazionale e il 41 percento di tutti gli in- vestimenti esteri. Se questa economi fosse un Paese, sarebbe l'ottava economia mondiale e la settima potenza esportatrice. I quattro Paesi che ne fanno parte sono in cima alle clas- sifiche di competitività dell'America Latina. Considerando che l'interscambio fra di loro rappresenta appena il 4 percento del loro commercio totale, è evidente che le potenzialità di sviluppo sono colossali. - Da questo punto di vista l'Alleanza del Pacifico no rappre- senta certo una novità: l'America Latina ha una lunga storia di progetti di integrazione economica animati da grandi speranze ma che alla fine si sono risolti in un insuccesso. Il Mercosur è un buon esempio in tal senso: quando, nel 1991, l'Argentina, il Brasile, il Paraguay e l'Uruguay annunciarono l'unione delle loro economie ci fu un grande en- tusiasmo. Le potenzialità insite nell'unione di due colossi come il Brasile e l'Argentina erano evidenti. Ma i risultati, purtroppo, non sono stati all'altezza: dopo oltre un decen- nio, il commercio tra i membri del Mercosur rappresenta un misero 15 percento del loro commercio totale (contro il 20 per cento dell'interscambio con l'Europa e il 14 percento di quello con la Cina). - L'Alleanza del Pacifico non è stata ben accolta dai leader del Mercosur e di altri blocchi regionali. Il boliviano Evo Morales, per esempio, ha dichia- rato che è una cospirazione ordita a Washington per dividere la regione. Rafael Correa, il presidente ecuadoriano, l'ha liquidata così: "Più neoliberismo, più libero scambio". In Brasile Lula da Silva ha dichiarato che è un tentativo di resuscitare l'aborrito Con- senso di Washington, mentre l'ex ministro degli Esteri Antònio Patriota ha detto che è "solo marketing , una nuova confezione per un prodotto vecchio". Marco Aurélio Gar- cia, il principale consigliere internazionale di Dilma Rousseff, l'ha definita "irrilevan- te". Come rispondono i quattro presidenti dell' Alleanza? "Noi non siamo contro nes- suno. E' un'alleanza economica, non un'iniziativa politica"., ha detto il presidente co- lombiano , Juan Manuel Santos. "Abbiamo una visione comune sulla gestione dell'eco- nomia, un approccio comune verso gli investimenti esteri e rispettiamo la proprietà pri- vata". - La risposta più forte, però, l'hanno data forse con le decisioni che hanno as- sunto. I quattro Paesi hanno già eliminato i dazi doganali sul 92 per cento dei prodotti e hanno eliminato la necessità di visti per chi viaggia per promuovere commercio e inve- stimenti. Hanno creto le condizioni per integrare le loro Borse valori e in diversi Paesi le quattro nazioni sono rappresentate da un'unica sede diplomatica.
20 febbraio '14 - giovedì 2'th February / Thursday Una larga minoranza di parlamentari e di intellettuali si sta battendo contro l'acquisto di nuovi caccia F35, chiedendo che quei miliardi di euro siano destinati a interventi sociali: per esempio, mettere a norma le scuole pericolanti. (Analogo proposito venne espresso in campagna elettorale da Bersani, non so con quale e quanto giubilo da parte dell'intero partito, come è noto non compattiissimo quando sente odore di scelte ritenute "troppo radicali"). - Sottoscrivo con convinzione. Ma nella certezza della sconfitta. Ostano, ovviamente, impedimenti tecnico-amministrativi (contratti già firmati, per esempio). Ma più ancora osta (è di ostacolo, impedimento) la rassegnata rigidità che il corso della po- litica ha via via assunto. Non so se chiamarlo "pensiero unico"; certamente è la progressiva scomparsa di ogni conflitto - dunque di ogni possibilità di scelta - dal nostro orizzonte politi- co. E' come se tutto fosse già determinato da tecnocrazie e lobbies e oligarchie che sanno, loro sì, quel che ci serve e quello che non ci serve. Sono quelli che hanno già firmato (anche per nostro conto) i contratti. Mi chiedo quando, se e come ci troveremo nuovamen- te di fronte alla facoltà di scegliere qualcosa. (da 'la Repubblica' - 15 giugno 2013 - L'AMACA / Michele Serra) Lucianone
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19 febbraio '14 - mercoledì 19th February / Wednesday visioni post - 98 Secondo uno psicologo di Yale studi sui lattanti dicono che la MORALITA' è innata. E ha un limite. (da 'il venerdì di Repubblica' - 10 / 01 / 2013 - Alex Saragosa) L'uomo nasce buono (ma solo con quelli della sua tribù) Michael ha appena visto uno spettacolo con tre marionette. Una giocava con una palla, l'altra gliela portava via, la terza la recuperava, rendendola alla prima. Poi le marionette sono state messe davanti a Michael, ognuna con una caramella in grembo e Michael doveva decidere a chi toglierla. Il bambino ha preso la cara- mella del "cattivo" e subito dopo gli ha assestato un colpo sulla testa. La scenet- ta proviene da un esperimento condotto all'Infanto Cognition Center dell'Univer- sità di Yale dallo psicologo Paul Bloom, e ciò che lo rende straordinario è il fatto che Michael, come gli altri bambini testati, ha meno di un anno, non parla e nes- suno gli ha ancora insegnato a distinguere il bene dal male. Eppure lui dimostra di conoscere già la differenza. Questo e altri esperimenti sono descritti in 'Just Babies, The Origins of Good and Evil', dove Blooms esplora il mondo delle attitudini morali innate. "Da qualche anno la ricerca dimostra che nasciamo con capacità sorprendenti. I neonati di poche ore, per esempio, possono tirare fuori la lingua in risposta allo stesso gesto di un adulto". Altre nozioni su cosa i lattanti "sappiano" sono arrivate grazie a una tecnica elaborata per capire che cosa passi loro per la mente: in particolare, per comprendere quale interesse e sorpresa susciti qualcosa in un piccolissimo, si valuta il tempo che passa a fissarla. "Grazie a questo metodo oggi sappiamo che, dai tre mesi, i bambini resta- no più colpiti da scene che mostrano un comportamento ingiusto che da quelle dove tutti si comportano bene. E che crescendo desiderano punire chi si comporta male". Altri esperimenti hanno dimostrato che i cuccioli d'uomo provano empatia verso chi è in difficoltà e disapprovano le ripar- tizioni ingiuste di risorse. "Empatia e senso di giustizia innati, che si trovano anche in altre specie sociali, come lupi o ratti, hanno un senso evolutivo: sono indispensabili per l'esistenza di gruppi cooperativi, dove chi si comporta in modo egoi- stico deve essere punito". Su questa base, però, cultura, tradizioni ed educazione possono costruire di tutto. "Altri esperimenti hanno mostra- to come l'empatia dei bambini sia rivolta solo verso i membri di quello che percepiscono come il proprio gruppo sociale e che in loro esiste una forte spinta a creare delle tribù: basta vestire di rosso o di blu i membri di un campo estivo, per creare gruppi competitivi fra loro. Inoltre i piccoli non conoscono il disgusto: questa emozione si apprende con l'educazione e serve a evitare il contatto con sostanze tossiche o in- fette, ma viene spesso 'dirottata' per disumanizzare i gruppi 'nemici', dagli omosessuali agli esponenti di altre razze o religioni.". Gli adulti quindi, riducendo o estendendo il concetto di comunità e di oggetto o essere disgustoso, possono modificare radicalmente i pic- coli esseri "morali per natura". Trasformandoli quasi in tutto, dal benefattore universale allo spietato genocida. Lucianone
18 febbraio '14 - martedì 18th February / Tuesday UCRAINA Kiev, riesplode la protesta di piazza: 13 morti, uccisi 6 poliziotti. Guerriglia in piazza, fuoco sulle forze dell'ordine.
Tensione a Kiev, 13 morti e 150
feriti. - Biltz alla sede del partito del Ianukovich
Riprendono gli scontri tra manifestanti e polizia. Esplosioni in piazza Maidan. La Russia accusa i paesi occidentali. Appello di Ban Ki-moon contro la violenza.
Si rinfiamma la protesta in Ucraina e le strade del centro di Kiev tornano a macchiarsi di sangue. Sono almeno tredici i morti nella battaglia tra polizia e manifestanti oggi nella capitale, ma il bilancio potrebbe essere destinato a salire ulteriormente.
Dopo una giornata tesissima infatti, centinaia di poliziotti in assetto antisommossa hanno assaltato in serata Maidan Nezalezhnosti, la piazza Indipendenza da tre mesi cuore della rivolta antigovernativa.
Nel pomeriggio, le autorità avevano lanciato un ultimatum ai dimostranti per sgomberare il Maidan entro due ore (alle 18, le 17 in Italia). La polizia ha atteso due ore in più, poi, alle otto di sera in punto, è entrata in azione premendo su due lati della piazza.
Una barricata in piazza dell'Indipendenza a Kiev
Gli agenti delle forze speciali `Berkut´ sono tanti e ben equipaggiati, ma devono vedersela con migliaia e migliaia di dimostranti, alcuni dei quali armati di spranghe, qualcuno, una minoranza, anche di pistole. Alle granate della polizia i manifestanti hanno rispondosto con pietre, molotov e fuochi d’artificio. Un copione purtroppo già visto più volte a Kiev nelle ultime settimane.
Tra i morti negli scontri di oggi ci sono sei poliziotti e un militante del partito delle Regioni del presidente Viktor Ianukovich. Almeno sette degli altri sei deceduti dovrebbero invece essere manifestanti antigovernativi.
Le violenze sono scoppiate stamattina, quando un cordone di agenti ha impedito a un corteo di migliaia di dimostranti di avvicinarsi al parlamento, dove si sarebbe dovuta discutere una riforma costituzionale chiesta dall’opposizione per ridurre i poteri del presidente. Non è chiaro chi abbia iniziato gli scontri. Fatto sta che i combattimenti si sono presto propagati in altri punti del centro di Kiev. Quelli più violenti sono avvenuti proprio davanti al parlamento, tra via Institutska e via Shovkovichna, ma altri scontri si sono registrati anche a parco Marinski - dove sono accampate centinaia di simpatizzanti del governo - e in via Grushevski, teatro dei combattimenti di fine gennaio in cui hanno perso la vita almeno quattro persone. E proprio in via Grushevski la polizia ha piegato la resistenza dei manifestanti e si è aperta un varco tra le barricate a forza di manganellate e fucilate (per lo più con proiettili di gomma) arrivando fino alle porte del «fortino» di Maidan.
Gli agenti sono però accusati di aver usato anche fucili caricati con proiettili convenzionali. Secondo il direttore sanitario del centro medico degli insorti, Oleg Musii, uno dei manifestanti morti è stato colpito alla testa da un colpo di arma da fuoco. Altri due hanno invece perso la vita per delle ferite alla testa, mentre non è chiara la causa del decesso degli ultimi due, un uomo e una donna di mezza età.
D’altra parte, anche gli insorti sono accusati di usare armi da fuoco, e secondo il ministero dell’Interno ucraino almeno due poliziotti sono stati colpiti da proiettili di pistola. Nelle violenze sono inoltre morti due agenti e almeno 37 sono rimasti feriti. I feriti tra i manifestanti, invece, secondo l’opposizione sono più di 150, ma si tratta di un bilancio del primo pomeriggio di oggi.
Stamane, inoltre, un impiegato del partito di Ianukovich è morto quando alcune centinaia di manifestanti hanno fatto irruzione a colpi di molotov nella sede del movimento politico in via Lipska. Secondo il Kyiv Post, tra le persone che hanno scavalcato l’inferriata esterna dell’edificio del partito c’era anche la giornalista e militante dell’opposizione Tetiana Chornovol, assalita brutalmente nella notte di Natale.
Intanto in serata, poco prima dell’attacco della polizia a Maidan, un gruppetto di insorti ha occupato nuovamente il municipio di Kiev, sgomberato domenica scorsa dai dimostranti per permettere l’entrata in vigore di un’amnistia per i manifestanti.
La situazione in Ucraina rischia di sprofondare in una guerra civile e inviti alla «moderazione» e condanne delle violenze sono arrivati dal segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, dal capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, dalla Casa Bianca, dalla Nato e dal Consiglio d’Europa. Mentre Mosca accusa l’Occidente: il ritorno della violenza nelle strade di Kiev è il «risultato diretto» della politica occidentale, ha affermato il ministero degli Esteri russo in una nota, accusando «i politici occidentali e le organizzazioni europee» di incoraggiare «le provocazioni contro il potere legale» in Ucraina.
ROMA Artigiani e commercianti in piazza: "Siamo 60 mila, il governo ci ascolti" Roma invasa da manifestanti arrivati da tutta Italia per esprimere il malessere delle imprese: «Siamo disperati». In piazza anche il M5S e la Lega Imprenditori in piazza, per chiedere una svolta al nuovo governo Renzi. L’Italia delle pmi artigiane e del commercio ha riempito Piazza del Popolo per partecipare alla mobilitazione «Senza impresa non c’è Italia, riprendiamoci il futuro», organizzata da Rete Imprese Italia.
Da tutta la Penisola sono arrivate decine di migliaia di imprenditori, 60 mila per gli organizzatori, più del previsto, che si sono assiepati in tutta la piazza, intorno all’obelisco e su fino alla terrazza del Pincio. Un evento storico per protestare contro le riforme che non arrivano, contro un fisco opprimente e una burocrazia soffocante. Ambulanti, negozianti, balneari, artigiani, hanno sventolato bandiere bianche, blu, verdi, con i vessilli di Confesercenti,
Confcommercio, Cna, Casartigiani e Confartigianato, le cinque associazioni che aderiscono a Rete Imprese Italia. Poco dopo le 12, come da programma, si sono alternati sul palco i loro leader, il portavoce di Rete Imprese e presidente di Confesercenti Marco Venturi, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, il presidente di Confartigianto Giorgio Merletti, di Cna Daniele Vaccarino e di Casartigiani Giacomo Basso. Tutti e cinque si sono ritrovati uniti per gridare alla politica, alle istituzioni e al nuovo governo che si sta costituendo, delusione, rabbia e un «enorme malessere».
«Il nuovo presidente del Consiglio ci deve convocare, noi non molleremo, saremo propositivi ma incalzanti», ha detto Venturi e poi, rivolto alla politica, ha affermato: «i partiti devono capire che senza di noi il Paese si ferma, senza imprese non c’è lavoro e non c’è futuro» ricordando che 372 mila imprese hanno chiuso i battenti nel 2013, oltre 1.000 al giorno. Merletti, incarnando il disappunto degli artigiani, a un certo punto si è rivolto direttamente al Premier incaricato e lo ha pubblicamente sollecitato: «Matteo stai preoccupato, se non abbasserai le tasse alle piccole imprese ti faremo nero». Un monito a cui è seguito un vero e proprio sfogo: «non ne possiamo più come imprenditori e cittadini di essere soffocati dalle tasse e dalla burocrazia. Ci hanno rotto i coglioni», ha urlato accompagnato da un grido di acclamazione. «Basta, basta. Fatevi sentire: vale più un urlo di tanti discorsi» ha fatto eco un altro rappresentante degli artigiani, Giacomo Basso, che con soddisfazione ha detto «oggi piazza del Popolo diventa piazza del Popolo degli imprenditori italiani».
Non meno incisivo anche il leader di Confcommercio Carlo Sangalli nell’arringare la folla. «Siamo stanchi, chiediamo rispetto, meritiamo più rispetto. Famiglie e imprese - ha sostenuto - sono sull’orlo della disperazione ma poi come esortava Papa Francesco non ci faremo rubare la speranza». E ancora, «se non avremo risposte ci ritroveremo ancora e saremo più numerosi e più determinati» ha minacciato Sangalli.
«La politica ci ha deluso, ma non abbiamo perso la speranza, abbiamo perso la pazienza, non siamo sereni, siamo incazzati» ha affermato il presidente di Cna Daniele Vaccarino per il quale «gli invisibili oggi sono tornati visibili”. «Troppe tasse, troppe spese, un credito sempre più scarso, poche risorse per lo sviluppo e un peso insostenibile della burocrazia» lamenta Rete Imprese Italia, «un attore sociale ignorato per anni dalla politica» e che oggi chiede considerazione in ragione del «peso economico» delle micro, piccole e medie imprese del commercio, del turismo, dei servizi di mercato che producono il 62% del Pil, il 69% del fatturato e contano il 58,8% degli occupati. Rete Imprese Italia, in attesa di interloquire con il nuovo governo, comunque porta avanti il suo manifesto di proposte sintetizzate in 10 punti: riformare gli assetti istituzionali e garantire la governabilità, fare la riforma fiscale, far ripartire le imprese e uscire dall’emergenza occupazionale, dare credito alle imprese, proseguire nell’azione di semplificazione, tornare alla legalità, portare a competere più imprese sui mercati internazionali, innovare il sistema dei trasporti e della logistica, ridurre i costi energetici per le pmi e superare il Sistri, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti. visione post - 196
17 / 18 febbraio '14 - lunedì 17 / 18 February / Monday visioni post - 8 Inaugurazione - 7 febbraio '14 Prime gare - 7 / 8 febbraio FONDO Prima gara del fondo e subito oro per la Norvegia con Marit Bjorgen, che nella skiathlon batte la svedese Kalla (+ 1"8) e la connazionale Weng (13"2). Migliore delle azzurre Marina Piller 16^, Agreiter 30" e Brocard 32^. PATTINAGGIO di velocità Tripletta olandese nel pattinaggio di velocità: nei 5000 metri maschili l'oro va a Sven Kramer, argento e bronzo per i suoi connazionali Blohuijsen Bergsma. L'azzurro Andrea Giovannini chiude 17°. PATTINAGGIhristiehO artistico Splendido esordio sul ghiaccio di Sochi per Carolina Kostner che, nel giorno del suo 27° compleanno, ha centrato il secondo posto nella prova del corto team event con 70.84 (nuovo record italiano) alle spalle della russa Yulia Lipnitskaya (72.90). Grazie a questo risultato l'Italia entra nella rosa delle cinque nazioni finaliste. SNOWBOARD E' statunitense il primo oro olimpico nella storia dello slopestyle. A vincerlo è il ventenne Sage Kotsenburg. Con il punteggio di 93,50 ha preceduto il norvegese Staale Sandbech (91.75) e il ca- nadese Mark McMorris, bronzo con 88.75. Forfait per un infor- tunio al polso del favoritissimo Shaun White. FREESTYLE Storico nel freestyle gobbe : oro e azgento a due sorelle, le canadesi Justine e Chloe Dufour-Lapointe. Bronzo all'americana Kearney. La terza sorella, Maxime, è 12^, preceduta dall'azzurra Scanzio. SHORT-TRACK Argento per l'Italia con Arianna Fontana, che ammette "Sono stata fortunata". Non lo è stata invece la favorita Fan Kexin, cinese, sci- volata in semifinale. - La caduta che fa ruzzolare tutte la innesca in curva l'inglese Elise Christie, capitombola la prima, la coreana Seung Hi Park, e dietro di lei Arianna, vistosamente ostacolata, scivola an- che la britannica. La cinese, turista per caso, passa e raccoglie il pri- mo posto. L'azzurra rincorre, mentre la coreana che si è rimessa in piedi, finisce come un pugile suonato, ancora a terra. Al traguardo Arianna è terza, ma l'inglese viene squalificata, per il suo sciagura- to tentativo di sorpasso.
SALTO A SQUADRE Trionfo Germania / Austria detronizzata La Germania (Wank, Kraus, Wellinger e Freund) detronizza l'Austria, che nel salto a squadre aveva vinto le ultime sette medaglie d'oro tra Olimpiadi e campionati del mondo e non perdeva un evento importan- te dai Mondiali 2005. Nell'Austria ha saltato anche Thomas Morgen- stern, che solo un mese fa ha rischiato la vita dopo una caduta in alle- namento. Terzo il Giappone del 41enne Kasai. Continua... to be continued