5 giugno '13 - mercoledì 5th June / Wednesday
Iscriversi all'università negli Usa:
costa e non sempre serve
Il sindaco di New York Bloomberg ha tirato il sasso nello stagno, invitando i ragazzi
a non andare all'università e a diventare artigiani. Ma il fatto è che nemmeno negli
Usa, paese che piace ai nostri laureati che non trovano lavoro in Italia, sono più si-
curi che un college sia sempre un investimento fruttuoso. Il dubbio gli è venuto per
2 ragioni abbastanza decisive.
LA PRIMA: un'università privata negli Stati Uniti costa in media 21.600 euro all'an-
no. Aggiungendo il mantenimento dello studente, una laurea in 4 anni (in corso) vola
in media a quota 130mila euro. LA SECONDA: anche negli States si è scoperto che
una laurea non dà automaticamente lavoro. In più ci sono studi che dimostrano la so-
stanziale identità di reddito tra un laureato all'università della Pennsylvania (34mila
euro all'anno di retta) e al college Penn State (statale, 12.300 euro all'anno).
Sono molti i miti universitari a stelle e strisce che si stanno sfaldando. Jeff Selingo,
autore di un saggio molto documentato sul tema, ne distrugge almeno tre. Non è vero
che le università Usa sono le migliori del mondo. Un 14° posto nel ranking globale si
scontra con un costo medio tra i più alti. Non è vero che tutti gli studenti si laureano
in corso e non perdono tempo. Solo il 40% ci riesce. Non è vero che la laurea determi-
na il futuro in azienda. Sempre più datori di lavoro guardano alle reali capacità e non
ai titoli e ai nomi dei college. Se avete figli che stanno per finire la scuola superiore,
ragionate con loro in modo molto concreto sui costi e sugli obiettivi che hanno in testa.
Non è detto che abbia ragione Bloomberg, ma è certo che sia sempre più indispensabi-
le fare i conti bene prima di investire decine di migliaia di euro all'anno sulla forma-
zione superiore. In America hanno tirato su una generazione di debitori. Giovani che
non solo non trovano lavoro dopo la laurea, ma che inoltre hanno contratto mutui pe-
santi per studiare. Oggi la chiamano Generation I.O.U. (Io ti devo).
(da 'La Gazzetta dello Sport' - 31 maggio 2013 - di Francesco Carla, Presidente
www.finanzaworld.it)
Competitività: l'Italia scende al 44° posto,
la causa: 'non sa diversificare'
Mercoledì (29 maggio) era arrivato il plausa dell'Ue che aveva ritirato la
"procedura d'infrazione" all'Italia. Ieri, giovedì 30 maggio, è invece arri-
vata la bocciatura dell'Institute for management development (Imd) di Lo-
sanna (Svizzera). Nella Classifica internazionale della competitività, stila-
ta ogni anno, l'Italia è scesa dal 40esimo al 44esimo posto (dietro il Perù)
ed è stata inserita anche tra i "perdenti", cioè tra i Paesi che hanno perso
più di 5 posizioni dal 1997 ad oggi. Tra le motivazioni il "non aver diversi-
ficato la sua industria e controllato la spesa pubblica".
La graduatoria, che comprende 60 Stati e assegna il primo posto agli Usa,
vede il peggioramento di Spagna (da 39 a 45), Portogallo (da 41 a 46) e
Francia (28 a 29). A mettere un dito nella piaga ci ha pensato pure l'Ocse
che ha diffuso i dati sulla disoccupazione italiana: nel Paese il 39% dei
giovani è senza lavoro. "Servono azioni di ampio respiro, non solo urgenti",
il monito lanciato.
Lucianone
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mercoledì 5 giugno 2013
Ultime notizie - dall'Italia e dal mondo / Latest news
5 giugno '13 - mercoledì 5th June / Wednesday
Economia
La Fed pronta a comprare il debito
pubblico italiano / Berlino perde l'egemonia
Cambia la geografia politica mondiale. Gli Stati Uniti spostano
l'attenzione dal Medio Oriente alla Ue e valutano la possibilità
di comprare il debito dei Paesi in difficoltà (come l'Italia).
Interni / Italia
Grillo mette le mani sulla Vigilanza Rai
Il leghista Giacomo Stucchi al Copasir, Roberto Fico alla
Vigilanza Rai e Dario Stefano (Sel) alla giunta di Palazzo
Madama. Protesta di Sel.
Cronaca
Sentenza Stefano Cucchi: assolti tutti i poliziotti
Condannati solo i medici per omicidio colposo, assolti infermieri e agenti.
I familiari: "Giustizia ingiusta, andremo avavnti".
Continua... to be continued...
Economia
La Fed pronta a comprare il debito
pubblico italiano / Berlino perde l'egemonia
Cambia la geografia politica mondiale. Gli Stati Uniti spostano
l'attenzione dal Medio Oriente alla Ue e valutano la possibilità
di comprare il debito dei Paesi in difficoltà (come l'Italia).
Interni / Italia
Grillo mette le mani sulla Vigilanza Rai
Il leghista Giacomo Stucchi al Copasir, Roberto Fico alla
Vigilanza Rai e Dario Stefano (Sel) alla giunta di Palazzo
Madama. Protesta di Sel.
Cronaca
Sentenza Stefano Cucchi: assolti tutti i poliziotti
Condannati solo i medici per omicidio colposo, assolti infermieri e agenti.
I familiari: "Giustizia ingiusta, andremo avavnti".
Continua... to be continued...
lunedì 3 giugno 2013
Sport - Tennis / Roland Garros
4 giugno '13 - martedì 4th June / Tuesday visione post - 6
Parigi
(sabato, 1 giugno e domenica 2 giugno)
Schiavone vecchio stile!
Domina la francese Marion Bartoli, numero 13 del mondo, con un secco
6-2 6-1. E' bella carica Francesca, e dice: "Sono innamorata di questo
torneo e se batto la Azarenka mangio due chili duìi terra rossa" e poi
continua "Ho gestito bene a livello tattico, sapevo bene come giocare.
Marion fa fatica a muoversi e ad andare su e giù continuamente: dal
momento in cui ho trovato la chiave per entrare,. l'ho usata, aprivo la
porta e la riaprivo".
Francesca non corre, vola, non colpisce pennella, non tira, fa sempre
centro, non prova, riesce. Di dritto e di rovescio, ubriaca di slice e top
spin, cross stretti e dritti lungolinea, servizi e risposte, smorzate e lob
e la povera Bartoli -bimane totale - e il disperato papà Walter in tri-
buna: "Non so che cosa sia successo, più i game andavano avanti
meno mi sentivo coinvolta, il suo gioco mi dà fastidio. Fisicamente
mi ha spinto al limite". Una lezione di tennis? Risponde Francesca:
"No, Marion, sulla terra, mi soffre tantissimo, ha caratteristiche per
terreni veloci e altri rimbalzi: io sono totalmente diversa, le mischio
le carte, non do mai ritmo, ho caratteristiche che non le piacciono.
Eppoi ho giocato ordinata e con freddezza sui punti importanti, co-
sì ho fatto la differenza".
(Spunti da la Gazzetta dello Sport - 2 giugno 2013)
ALTRI INCONTRI
Donne - La Vinci è fuori con Serena Williams
Uomini - Avanti anche Federer con Simon, ma con molta difficoltà
Federer (Svi) b. Simon (Fra) 6-1, 4-6, 2-6, 6-2, 6-3
S. Williams (Usa) b. Vinci (Ita) 6-1, 6-3
Errani (Ita) b. Suarez (Spa) 5-7, 4-6, 6-3
Sara Errani, opposta alla spagnola
Suarez Navarro, fatica ma alla fine
entra nei quarti
La causa maggiore delle difficoltà della Errani con la Suarez è dovuto
al rovescio bimane. Spiegazione: proprio l'anno scorso, in una ricerca
svolta a Parigi sulla scomparsa del rovescio bimane la spagnola l'aveva
giustificata con una divertente spiegazione: "Al mio Paese, alle Canarie,
non sapevamo dell'esistenza di un colpo simile". Con questo colpo, sul
quale si accaniva ciecamente Sara, costrettavi in parte dal suo proprio
bimane incrociato, in parte dalla miopia del suo allenatore, Suarez Na-
varro era riuscita a sottrarre tre games importanti a Sara, per conclude-
re il primo 7 a 5. Nel secondo, un'altra serie di violenti incroci portava
la Navarro ad un 4 a 2 che sembrava l'inizio della fine. Ma a questo punto
usciva fuori la solidità mentale e la personalità di Sara, capace, nonstan-
te un malore accusato e nonostante l'equivoco tattico, a chiudere il 2° set
e addirittura il terzo, dopo un vantaggio di ben 5 a 1, mutato alla fine in
un meno disinvolto 6-3.
(Spunti da la Repubblica - 3 giugno 2013)
Parigi
(lunedì, 3 giugno)
La Leonessa d'Italia Francesca Schiavone
cede alla favorita Victoria Azarenka
CONTINUA...to be continued...
Parigi
(sabato, 1 giugno e domenica 2 giugno)
Schiavone vecchio stile!
Domina la francese Marion Bartoli, numero 13 del mondo, con un secco
6-2 6-1. E' bella carica Francesca, e dice: "Sono innamorata di questo
torneo e se batto la Azarenka mangio due chili duìi terra rossa" e poi
continua "Ho gestito bene a livello tattico, sapevo bene come giocare.
Marion fa fatica a muoversi e ad andare su e giù continuamente: dal
momento in cui ho trovato la chiave per entrare,. l'ho usata, aprivo la
porta e la riaprivo".
Francesca non corre, vola, non colpisce pennella, non tira, fa sempre
centro, non prova, riesce. Di dritto e di rovescio, ubriaca di slice e top
spin, cross stretti e dritti lungolinea, servizi e risposte, smorzate e lob
e la povera Bartoli -bimane totale - e il disperato papà Walter in tri-
buna: "Non so che cosa sia successo, più i game andavano avanti
meno mi sentivo coinvolta, il suo gioco mi dà fastidio. Fisicamente
mi ha spinto al limite". Una lezione di tennis? Risponde Francesca:
"No, Marion, sulla terra, mi soffre tantissimo, ha caratteristiche per
terreni veloci e altri rimbalzi: io sono totalmente diversa, le mischio
le carte, non do mai ritmo, ho caratteristiche che non le piacciono.
Eppoi ho giocato ordinata e con freddezza sui punti importanti, co-
sì ho fatto la differenza".
(Spunti da la Gazzetta dello Sport - 2 giugno 2013)
ALTRI INCONTRI
Donne - La Vinci è fuori con Serena Williams
Uomini - Avanti anche Federer con Simon, ma con molta difficoltà
Federer (Svi) b. Simon (Fra) 6-1, 4-6, 2-6, 6-2, 6-3
S. Williams (Usa) b. Vinci (Ita) 6-1, 6-3
Errani (Ita) b. Suarez (Spa) 5-7, 4-6, 6-3
Sara Errani, opposta alla spagnola
Suarez Navarro, fatica ma alla fine
entra nei quarti
La causa maggiore delle difficoltà della Errani con la Suarez è dovuto
al rovescio bimane. Spiegazione: proprio l'anno scorso, in una ricerca
svolta a Parigi sulla scomparsa del rovescio bimane la spagnola l'aveva
giustificata con una divertente spiegazione: "Al mio Paese, alle Canarie,
non sapevamo dell'esistenza di un colpo simile". Con questo colpo, sul
quale si accaniva ciecamente Sara, costrettavi in parte dal suo proprio
bimane incrociato, in parte dalla miopia del suo allenatore, Suarez Na-
varro era riuscita a sottrarre tre games importanti a Sara, per conclude-
re il primo 7 a 5. Nel secondo, un'altra serie di violenti incroci portava
la Navarro ad un 4 a 2 che sembrava l'inizio della fine. Ma a questo punto
usciva fuori la solidità mentale e la personalità di Sara, capace, nonstan-
te un malore accusato e nonostante l'equivoco tattico, a chiudere il 2° set
e addirittura il terzo, dopo un vantaggio di ben 5 a 1, mutato alla fine in
un meno disinvolto 6-3.
(Spunti da la Repubblica - 3 giugno 2013)
Parigi
(lunedì, 3 giugno)
La Leonessa d'Italia Francesca Schiavone
cede alla favorita Victoria Azarenka
CONTINUA...to be continued...
domenica 2 giugno 2013
Musica / intervista - Perchè Springsteen è il migliore
2 giugno '13 - domenica 2nd June - Sunday visioni post - 12
Jon Landau: "Vi svelo perchè Springsteen
è il migliore"
(da la Repubblica / R2SPETTACOLI - 23/05/2013 - Gino Castaldo da Oslo)
Il 22 maggio del 1974 Jon Landau, allora un quotato giornalista musicale, dopo
aver visto un concerto di Bruce Springsteen scrisse su un giornale di Boston una
frase che avrebbe fatto epoca: "Ho visto il futuro del rock'n'roll".
Oltre a quello del rock Landau vide anche il suo di futuro. perchè da quel momento
lui e il Boss non si sono mai più separati. "Ero un giornalista, ma avevo voglia di
produrre dischi, volevo essere come Phil Spector. E tutto cambiò quando mi chiamò
Bruce. Imparammo a conoscerci, diventammo amici e lui mi chiese dei consigli per-
chè aveva molte difficoltà con l'album che stava realizzando, che era Born to run.
Da allora sono stato sempre al suo fianco, come coproduttore, manager, consigliere".
Landau torna in Italia insieme a Springsteen per un breve tour che parte stasera
(23 maggio) in piazza del Plebiscito a Napoli, praticamente un debutto perchè mai
il rocker americano nella sua lunga carriera si è esibito nella piazza di una città.
La tournèe italiana proseguirà poi a Padova (stadio Euganeo) il 31 maggio, a Mi-
lano (stadio Meazza) il 3 giugno per poi tornare a Roma (all'Ippodromo delle Ca-
pannelle) l'11 luglio.
INTERVISTA
G. Castaldo - "Si potrebbe dire che sia diventato il suo angelo custode, l'alter ego
creativo e organizzativo, di cui Springsteen si fida ciecamente. Si è mai pentito di
questa scelta?".
J. Landau - "Mai, neanche una volta. Siamo profondamente amici. Che dire? Bruce
è il migliore con cui si possa lavorare. Non si ferma mai. Spinge sempre avanti. Fa
cose che gli altri non fanno. E' sempre in crescita, e in costante cambiamento".
G. Castaldo - "Springsteen ha detto che i suoi concerti, la band, i tour, sono come la
sua seconda casa. E' così anche per lei?".
J. Landau - "Abbiamo creato intorno anoi una situazione familiare,. lavoriamo solo
con gente che ci piace e questo col tempo dà la sensazione di una famiglia. Se uno fa
la primadonna, se è troppo concentrato su se stesso, questo non è il posto giusto. Gra-
zie a questo non perdiamo tempo, non ci stressiamo per cose inutili. Non c'è mai stato
conflitto. A volte quasi mi dispiace dirlo perchè i giornalisti, specialmente in America,
vorrebbero sempre scrivere di cose più brutte, ma è così".
G. Castaldo - "Da decenni tutti cercano di spiegare il fenomeno Bruce. Se per un attimo
tornasse a fare il giornalista, lei come lo spiegherebbe?".
J. Landau - "Ricordo una notte di tanti anni fa, all'inizio della nostra collaborazione.
Bruce era sul divano che cercava di scrivere una canzone. Non era ancora famoso, can-
tava nei club, i primi due dischi avevano venduto poco. Gli chiesi cosa voleva fare della
sua vita. Lui mi rispose: forse quando avrò 75 anni saprò esattamente cosa voglio fare
della mia vita. il segreto è questo. Dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti fino a
oggi, lui sta sempre cercando di fare la miglior canzone di sempre, il miglior disco di
sempre, il miglior concerto di sempre. Tutti gli artisti di successo oggi sono dentro un
meccanismo terribile: capricci, protezione, promozione a oltranza, video. Noi non fac-
ciamo nulla di tutto questo. Ci sono le canzoni, i dischi, i concerti, e questo è tutto.
Parte del talento di bruce è fisico. E da questo punto di vista è un miracolo perchè ha
più energia oggi di prima, ed è naturale al 100 per 100".
G. Castaldo - "C'è qualche sua canzone in cui si riconosce in modo particolare?"
J. Landau - "Sì, due. La prima è una meravigliosa canzone intitolata Valentine's day.
Una notte chiamai Bruce al telefono. Non ero andato al concerto perchè quella sera
era nata mia figlia Kate, ed ero sopraffatto dall'emozione. Fu un bellissima conversa-
zione. Quando poi ascoltai Valentine's day capii che si riferiva alla nostra chiacchie-
rata. Non gliel'ho mai chiesto, ma so che è così. La seconda è Dancin' in the dark.
Lavorammo fianco a fianco per molti mesi all'album Born in Usa. Sembrava che non
dovesse mai finire. Alla fine ottenemmo una lista di pezzi, ed era eccezionale. Ma non
era chiaro quale potesse essere il primo singolo, allora gli dissi: secondo me abbiamo
il secondo singolo, il terzo singolo e così via, ma non il primo. Lui si arrabbiò. Disse:
ho scritto più di settanta canzoni per quest'album e non ho intenzione di scriverne
ancora, per cui se vuoi un hit single, scrivitelo da solo. Era molto sarcastico e io la-
sciai cadere l'argomento. Poi però andammo in studio per finire altre cose e lui prese
la chitarra. Disse: ho qualcosa da registrare. E tirò fuori Dancin' in the dark. Sono
sempre stato convinto che la frase "you can't start a fire without a spark" fosse rife-
rita a me. Che la "scintilla" fossi io". Fine dell'intervista
B. SPRINGSTEEN LIVE at Rod Laver Arena Melbourne, Australia
March 24 2013 - Born in the U.S.A.
Sydney Allphones (Australia) - marzo 22 2013 / TheAussiemusicman - Born in the USA
Lucianone
Jon Landau: "Vi svelo perchè Springsteen
è il migliore"
(da la Repubblica / R2SPETTACOLI - 23/05/2013 - Gino Castaldo da Oslo)
Il 22 maggio del 1974 Jon Landau, allora un quotato giornalista musicale, dopo
aver visto un concerto di Bruce Springsteen scrisse su un giornale di Boston una
frase che avrebbe fatto epoca: "Ho visto il futuro del rock'n'roll".
Oltre a quello del rock Landau vide anche il suo di futuro. perchè da quel momento
lui e il Boss non si sono mai più separati. "Ero un giornalista, ma avevo voglia di
produrre dischi, volevo essere come Phil Spector. E tutto cambiò quando mi chiamò
Bruce. Imparammo a conoscerci, diventammo amici e lui mi chiese dei consigli per-
chè aveva molte difficoltà con l'album che stava realizzando, che era Born to run.
Da allora sono stato sempre al suo fianco, come coproduttore, manager, consigliere".
Landau torna in Italia insieme a Springsteen per un breve tour che parte stasera
(23 maggio) in piazza del Plebiscito a Napoli, praticamente un debutto perchè mai
il rocker americano nella sua lunga carriera si è esibito nella piazza di una città.
La tournèe italiana proseguirà poi a Padova (stadio Euganeo) il 31 maggio, a Mi-
lano (stadio Meazza) il 3 giugno per poi tornare a Roma (all'Ippodromo delle Ca-
pannelle) l'11 luglio.
INTERVISTA
G. Castaldo - "Si potrebbe dire che sia diventato il suo angelo custode, l'alter ego
creativo e organizzativo, di cui Springsteen si fida ciecamente. Si è mai pentito di
questa scelta?".
J. Landau - "Mai, neanche una volta. Siamo profondamente amici. Che dire? Bruce
è il migliore con cui si possa lavorare. Non si ferma mai. Spinge sempre avanti. Fa
cose che gli altri non fanno. E' sempre in crescita, e in costante cambiamento".
G. Castaldo - "Springsteen ha detto che i suoi concerti, la band, i tour, sono come la
sua seconda casa. E' così anche per lei?".
J. Landau - "Abbiamo creato intorno anoi una situazione familiare,. lavoriamo solo
con gente che ci piace e questo col tempo dà la sensazione di una famiglia. Se uno fa
la primadonna, se è troppo concentrato su se stesso, questo non è il posto giusto. Gra-
zie a questo non perdiamo tempo, non ci stressiamo per cose inutili. Non c'è mai stato
conflitto. A volte quasi mi dispiace dirlo perchè i giornalisti, specialmente in America,
vorrebbero sempre scrivere di cose più brutte, ma è così".
G. Castaldo - "Da decenni tutti cercano di spiegare il fenomeno Bruce. Se per un attimo
tornasse a fare il giornalista, lei come lo spiegherebbe?".
J. Landau - "Ricordo una notte di tanti anni fa, all'inizio della nostra collaborazione.
Bruce era sul divano che cercava di scrivere una canzone. Non era ancora famoso, can-
tava nei club, i primi due dischi avevano venduto poco. Gli chiesi cosa voleva fare della
sua vita. Lui mi rispose: forse quando avrò 75 anni saprò esattamente cosa voglio fare
della mia vita. il segreto è questo. Dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti fino a
oggi, lui sta sempre cercando di fare la miglior canzone di sempre, il miglior disco di
sempre, il miglior concerto di sempre. Tutti gli artisti di successo oggi sono dentro un
meccanismo terribile: capricci, protezione, promozione a oltranza, video. Noi non fac-
ciamo nulla di tutto questo. Ci sono le canzoni, i dischi, i concerti, e questo è tutto.
Parte del talento di bruce è fisico. E da questo punto di vista è un miracolo perchè ha
più energia oggi di prima, ed è naturale al 100 per 100".
G. Castaldo - "C'è qualche sua canzone in cui si riconosce in modo particolare?"
J. Landau - "Sì, due. La prima è una meravigliosa canzone intitolata Valentine's day.
Una notte chiamai Bruce al telefono. Non ero andato al concerto perchè quella sera
era nata mia figlia Kate, ed ero sopraffatto dall'emozione. Fu un bellissima conversa-
zione. Quando poi ascoltai Valentine's day capii che si riferiva alla nostra chiacchie-
rata. Non gliel'ho mai chiesto, ma so che è così. La seconda è Dancin' in the dark.
Lavorammo fianco a fianco per molti mesi all'album Born in Usa. Sembrava che non
dovesse mai finire. Alla fine ottenemmo una lista di pezzi, ed era eccezionale. Ma non
era chiaro quale potesse essere il primo singolo, allora gli dissi: secondo me abbiamo
il secondo singolo, il terzo singolo e così via, ma non il primo. Lui si arrabbiò. Disse:
ho scritto più di settanta canzoni per quest'album e non ho intenzione di scriverne
ancora, per cui se vuoi un hit single, scrivitelo da solo. Era molto sarcastico e io la-
sciai cadere l'argomento. Poi però andammo in studio per finire altre cose e lui prese
la chitarra. Disse: ho qualcosa da registrare. E tirò fuori Dancin' in the dark. Sono
sempre stato convinto che la frase "you can't start a fire without a spark" fosse rife-
rita a me. Che la "scintilla" fossi io". Fine dell'intervista
March 24 2013 - Born in the U.S.A.
Sydney Allphones (Australia) - marzo 22 2013 / TheAussiemusicman - Born in the USA
Lucianone
Dossier - Post-Austerity: sbagliata la politica del rigore
2 giugno '13 - domenica 2nd June / Sunday visioni post - 22
La politica del rigore si è dimostrata inefficace e anche
la sua base teorica si rivela sbagliata. E i governi europei
incominciano a trarne tutte le conseguenze.
LA FINE DI UN'IDEOLOGIA MORALISTA
CHE HA AGGRAVATO LA CRISI
(da la Repubblica - R2DIARIO / 16/05/2013 - Federico Rampini)
La parabola del pensiero unico neoliberista sta volgendo al termine, la sua fine consuma
anche l'ideologia dell'austerity. Eppure l'austerity ha cercato di accreditarsi - soprattutto
nella sua versione europea - come l'antidoto agli eccessi del liberismo. Meglio ancora. co-
me una forma di catarsi, di espiazione. E' un aspetto importante, che spiega la pervicacia
della Germania nell'applicare e imporre al resto d'Europa ricette disastrose che prolunga-
no la recessione. Spiega anche perchè interi pezzi dell'establishment europeo siano stati
soggiogati dall'austerity fino ad accettarla come verità suprema (salvo scoprire che "il
re è nudo". con la scoperta che la famosa soglia invalicabile del 90% di debito/Pil era
un errore di calcolo). - In partenza, i tedeschi furono tra i primi a mettere sotto accusa il neoliberismo, come causa della crisi del 2008. Videro in quel disastro sistemicon della fi-
nanza mondiale, scatenato da Wall Street, la condanna della "economia del debito". E
avevano ragione in quel contesto. I mutui subprime furono il fattore dirompente. Quei
mutui "scadenti" (questa la traduzione più sincera) erano tali perchè concessi a fami-
glie già troppo indebitate, o dai redditi palesemente insufficienti per ripagare le rate.
Elargendo con facilità credito a tutti, Wall Street aveva inventato un by-pass finanzia-
rio per risolvere un gigantesco problema sociale: la dilatazione patologica delle disegua-
glianze, l'impoverimento dei lavoratori e del ceto medio, il crollo della capacità di rispar-
mio delle famiglie, la difficoltà di accesso alla prima casa. Il SISTEMA poteva funzionare
finchè la bolla speculativa faceva lievitare il valore degli immobili; le famiglie sovrainde-
bitate potevano sempre sperare di rivendere la casa per ripagare i debiti. I banchieri, dal
canto loro, si erano apparentemente immunizzati dal rischio, frazionando e cartolarizzan-
do i loro crediti, spalmando il rischio sui mercati e sugli investitori.
Quando il castello di carte è crollato è stato giusto puntare il dito contro "la cultura del
debito facile". Questa cultura made in Usa , si era avvalsa dell'ideologia liberista: la con-
vinzione cioè che i mercati stessi avevano la capacità di autoregolarsi. Uno dei massimi
guru di quel pensiero unico fu Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve duran-
te l'Età dell'Oro (Clinton-Bush), il quale aveva sempre snobbato gli allarmi sulle bolle
speculative e debitorie, perchè convinto che i mercati nel loro perfetto equilibrio erano
già in grado di calcolare il rischio, di proteggersi, di ritrovare un equilibrio naturale.
Dopo il 2008, è dalla Germania che sono giunte alcune delle requisitorie più spietate
contro l'americanizzazione della finanza, l'esportazione della cultura del debito facile
verso paesi tanto diversi come l'Irlanda o la Spagna. A ragione la Germania di Angela
Merkel stabilì nelle sue diagnosi un nesso forte tra il fenomeno sub-prime e l'altra di-
mensione dei debiti: la tendenza degli Stati Uniti ad accumulare deficit commerciali
e passività con il resto del mondo (soprattutto le potenze esportatrici come Cina, Giap-
pone, Germania). L'abitudine, cioè, degli Stati Uniti di "vivere al di sopra dei propri
mezzi". - Da quel momento in poi, la Germania si è convinta della propria superiori-
tà morale, oltre che economica. La sua visione etica, sulle virtù della parsimonia, è
diventata un lasciapassare per reintrodurre nel senso comune una vecchia versione
del liberismo. Lo chiamano 'ordo-liberalismus', ha avuto radici profonde nel mondo
germanico. Somiglia all'ideologia che professava Herbert Hoover , presidente ame-
ricano nel crac del 1929. Hoover non era un mostro insensibile alle sofferenze dei
disoccupati. Provò ad attivare alcune leve dello Stato per attutire i colpi della Gran-
de Depressione. Era però fermamente convinto che l'America dovesse "purgarsi"
per gli eccessi del periodo precedente (The Gilded Age, l'Età del Jazz, querlla del
Grande Gatsby): debiti, bolle speculative, eccesso dei consumi. Una visione mora-
listica dell'economia, insieme con la fiducia nelle capacità autoregolatrici del mer-
cato, conducevano a pensare che "sette anni di vacche magre" dovessero biblica-
mente castigare il troppo benessere dell'era precedente. A questo si aggiungeva
una fede dalle tinte moralistiche, sulle virtù del pareggio di bilancio.
NEO-LIBERISTA - anche nelle sue varianti moralistico puritane - E' IL PASSAG-
GIO OBBLIGATO PER INIZIARE A RIPARARE L'ENORME DISASTRO SOCIALE.
Obama ha aggiornato la lezione di John Maynard Keynes, l'unico pensiero forte
non-autoritario generato dagli anni Trenta: prima bisogna rilanciare la crescita,
ad ogni costo (il "costo" di Obama: un deficit/Pil oltre il 10% durante il periodo
più buio della recessione, 2009/2010). Quando l'economia torna a generare lavo-
ro, il risanamento dei conti pubblici è più facile: lo dimostra il calo del debito
pubblico Usa, in atto per la prima volta dal 2007, trainato dall'aumento del get-
tito fiscale. Lo Stato è anche, nella dottrina Obama, il catalizzatore di una nuo-
va stagione di innovazione: dalla Green Economy alla rifondazione dei nostri
sistemi educativi.
Il modello California, il più grosso degli Stati Uniti ad avere raggiunto il pareg-
gio di bilancio aumentando le tasse sui ricchi, dimostra questo anti-dogma, l'an-
tidoto al neoliberismo: lo sviluppo riparte solo se il potere d'acquisto viene diffu-
so nei ceti più numerosi, classi lavoratrici e ceto medio, la cui sofferenza è la
prova di un fallimento storico delle politiche gemelle. Austerity e neoliberismo
affondano abbracciate insieme.
SILLABARIO / post-austerity
I miti peggiori sono che l'austerità porterà alla ripresa e che un aumento
della spesa governativa non lo farà. Il ragionamento è che il mondo degli
affari, vedendo i conti del governo più in ordine, sarà più fiducioso e che
tale aumento di fiducia porterà a maggiori investimenti.
E' interessante notare come, in base a questo ragionamento, chi lo sostie-
ne dovrebbe appoggiare la nostra prima strategia per la ripresa economica.
aumentare l'investimento pubblico. Poichè vi sono opportunità di investi-
mento pubblico ampiamente riconosciute quali fonti di ritorno attesi ele-
vati, ben più elevati del tasso di interesse che il governo deve pagare per
prendere a prestito il denaro, un maggiore investimento pubblico porte-
rebbe nel lungo periodo a un debito pubblico inferiore: e la convinzione
che sarebbe così dovrebbe instillare fiducia, portando a un'esplosione di
attività economica.
JOSEPHE STIGLITZ
Le tappe della crisi economica
1. - Nel 2007-2008 esplode la crisi dei mutui subprime negli Usa.
Nel 2010 L'europa viene travolta dalla crisi del debito.
2. - Irlanda, Portogallo e soprattutto Grecia sono i Paesi più
colpiti dalla crisi. Vengono salvati dall'Ue che impone l'austerity.
3. - Anche l'Italia va in crisi e rischia il fallimento. Cade il go-
verno Berlusconi, arriva Monti che approva dure politiche di rigore
con la cosiddetta "cura Monti".
4: - Cresce il numero di economisti e capi di governo che chiedono
la fine dell'austerity imposta dalla germania di Merkel.
John Maynard Keynes
'Il momento giusto per le politiche di austerità
è l'espansione, non la recessione'.
(Lettera al Presidente Roosevelt, 1937)
Enrico Berlinguer
'L'austerità deve avere come scopo giustizia, efficienza,
ordine e una moralità nuova'
(Austerità: occasione per trasformare l'Italia, 1977)
Lucianone
La politica del rigore si è dimostrata inefficace e anche
la sua base teorica si rivela sbagliata. E i governi europei
incominciano a trarne tutte le conseguenze.
LA FINE DI UN'IDEOLOGIA MORALISTA
CHE HA AGGRAVATO LA CRISI
(da la Repubblica - R2DIARIO / 16/05/2013 - Federico Rampini)
La parabola del pensiero unico neoliberista sta volgendo al termine, la sua fine consuma
anche l'ideologia dell'austerity. Eppure l'austerity ha cercato di accreditarsi - soprattutto
nella sua versione europea - come l'antidoto agli eccessi del liberismo. Meglio ancora. co-
me una forma di catarsi, di espiazione. E' un aspetto importante, che spiega la pervicacia
della Germania nell'applicare e imporre al resto d'Europa ricette disastrose che prolunga-
no la recessione. Spiega anche perchè interi pezzi dell'establishment europeo siano stati
soggiogati dall'austerity fino ad accettarla come verità suprema (salvo scoprire che "il
re è nudo". con la scoperta che la famosa soglia invalicabile del 90% di debito/Pil era
un errore di calcolo). - In partenza, i tedeschi furono tra i primi a mettere sotto accusa il neoliberismo, come causa della crisi del 2008. Videro in quel disastro sistemicon della fi-
nanza mondiale, scatenato da Wall Street, la condanna della "economia del debito". E
avevano ragione in quel contesto. I mutui subprime furono il fattore dirompente. Quei
mutui "scadenti" (questa la traduzione più sincera) erano tali perchè concessi a fami-
glie già troppo indebitate, o dai redditi palesemente insufficienti per ripagare le rate.
Elargendo con facilità credito a tutti, Wall Street aveva inventato un by-pass finanzia-
rio per risolvere un gigantesco problema sociale: la dilatazione patologica delle disegua-
glianze, l'impoverimento dei lavoratori e del ceto medio, il crollo della capacità di rispar-
mio delle famiglie, la difficoltà di accesso alla prima casa. Il SISTEMA poteva funzionare
finchè la bolla speculativa faceva lievitare il valore degli immobili; le famiglie sovrainde-
bitate potevano sempre sperare di rivendere la casa per ripagare i debiti. I banchieri, dal
canto loro, si erano apparentemente immunizzati dal rischio, frazionando e cartolarizzan-
do i loro crediti, spalmando il rischio sui mercati e sugli investitori.
Quando il castello di carte è crollato è stato giusto puntare il dito contro "la cultura del
debito facile". Questa cultura made in Usa , si era avvalsa dell'ideologia liberista: la con-
vinzione cioè che i mercati stessi avevano la capacità di autoregolarsi. Uno dei massimi
guru di quel pensiero unico fu Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve duran-
te l'Età dell'Oro (Clinton-Bush), il quale aveva sempre snobbato gli allarmi sulle bolle
speculative e debitorie, perchè convinto che i mercati nel loro perfetto equilibrio erano
già in grado di calcolare il rischio, di proteggersi, di ritrovare un equilibrio naturale.
Dopo il 2008, è dalla Germania che sono giunte alcune delle requisitorie più spietate
contro l'americanizzazione della finanza, l'esportazione della cultura del debito facile
verso paesi tanto diversi come l'Irlanda o la Spagna. A ragione la Germania di Angela
Merkel stabilì nelle sue diagnosi un nesso forte tra il fenomeno sub-prime e l'altra di-
mensione dei debiti: la tendenza degli Stati Uniti ad accumulare deficit commerciali
e passività con il resto del mondo (soprattutto le potenze esportatrici come Cina, Giap-
pone, Germania). L'abitudine, cioè, degli Stati Uniti di "vivere al di sopra dei propri
mezzi". - Da quel momento in poi, la Germania si è convinta della propria superiori-
tà morale, oltre che economica. La sua visione etica, sulle virtù della parsimonia, è
diventata un lasciapassare per reintrodurre nel senso comune una vecchia versione
del liberismo. Lo chiamano 'ordo-liberalismus', ha avuto radici profonde nel mondo
germanico. Somiglia all'ideologia che professava Herbert Hoover , presidente ame-
ricano nel crac del 1929. Hoover non era un mostro insensibile alle sofferenze dei
disoccupati. Provò ad attivare alcune leve dello Stato per attutire i colpi della Gran-
de Depressione. Era però fermamente convinto che l'America dovesse "purgarsi"
per gli eccessi del periodo precedente (The Gilded Age, l'Età del Jazz, querlla del
Grande Gatsby): debiti, bolle speculative, eccesso dei consumi. Una visione mora-
listica dell'economia, insieme con la fiducia nelle capacità autoregolatrici del mer-
cato, conducevano a pensare che "sette anni di vacche magre" dovessero biblica-
mente castigare il troppo benessere dell'era precedente. A questo si aggiungeva
una fede dalle tinte moralistiche, sulle virtù del pareggio di bilancio.
ripresa Usa dura ormai da tre anni. Genera posti di lavoro a unra temibile.
L'AMERICA DIMOSTRA CHE DIVINCOLARSI DAL PENSIERO UNICONEO-LIBERISTA - anche nelle sue varianti moralistico puritane - E' IL PASSAG-
GIO OBBLIGATO PER INIZIARE A RIPARARE L'ENORME DISASTRO SOCIALE.
Obama ha aggiornato la lezione di John Maynard Keynes, l'unico pensiero forte
non-autoritario generato dagli anni Trenta: prima bisogna rilanciare la crescita,
ad ogni costo (il "costo" di Obama: un deficit/Pil oltre il 10% durante il periodo
più buio della recessione, 2009/2010). Quando l'economia torna a generare lavo-
ro, il risanamento dei conti pubblici è più facile: lo dimostra il calo del debito
pubblico Usa, in atto per la prima volta dal 2007, trainato dall'aumento del get-
tito fiscale. Lo Stato è anche, nella dottrina Obama, il catalizzatore di una nuo-
va stagione di innovazione: dalla Green Economy alla rifondazione dei nostri
sistemi educativi.
Il modello California, il più grosso degli Stati Uniti ad avere raggiunto il pareg-
gio di bilancio aumentando le tasse sui ricchi, dimostra questo anti-dogma, l'an-
tidoto al neoliberismo: lo sviluppo riparte solo se il potere d'acquisto viene diffu-
so nei ceti più numerosi, classi lavoratrici e ceto medio, la cui sofferenza è la
prova di un fallimento storico delle politiche gemelle. Austerity e neoliberismo
affondano abbracciate insieme.
SILLABARIO / post-austerity
I miti peggiori sono che l'austerità porterà alla ripresa e che un aumento
della spesa governativa non lo farà. Il ragionamento è che il mondo degli
affari, vedendo i conti del governo più in ordine, sarà più fiducioso e che
tale aumento di fiducia porterà a maggiori investimenti.
E' interessante notare come, in base a questo ragionamento, chi lo sostie-
ne dovrebbe appoggiare la nostra prima strategia per la ripresa economica.
aumentare l'investimento pubblico. Poichè vi sono opportunità di investi-
mento pubblico ampiamente riconosciute quali fonti di ritorno attesi ele-
vati, ben più elevati del tasso di interesse che il governo deve pagare per
prendere a prestito il denaro, un maggiore investimento pubblico porte-
rebbe nel lungo periodo a un debito pubblico inferiore: e la convinzione
che sarebbe così dovrebbe instillare fiducia, portando a un'esplosione di
attività economica.
JOSEPHE STIGLITZ
Le tappe della crisi economica
1. - Nel 2007-2008 esplode la crisi dei mutui subprime negli Usa.
Nel 2010 L'europa viene travolta dalla crisi del debito.
2. - Irlanda, Portogallo e soprattutto Grecia sono i Paesi più
colpiti dalla crisi. Vengono salvati dall'Ue che impone l'austerity.
3. - Anche l'Italia va in crisi e rischia il fallimento. Cade il go-
verno Berlusconi, arriva Monti che approva dure politiche di rigore
con la cosiddetta "cura Monti".
4: - Cresce il numero di economisti e capi di governo che chiedono
la fine dell'austerity imposta dalla germania di Merkel.
John Maynard Keynes
'Il momento giusto per le politiche di austerità
è l'espansione, non la recessione'.
(Lettera al Presidente Roosevelt, 1937)
Enrico Berlinguer
'L'austerità deve avere come scopo giustizia, efficienza,
ordine e una moralità nuova'
(Austerità: occasione per trasformare l'Italia, 1977)
Lucianone
Ambiente - Gli attivisti della frutta
2 giugno '13 - domenica 2nd June / Sunday visioni post - 10
Negli Usa cresce un nuovo movimento
"Fallen fruit": è il progetto che riqualifica le periferie con
installazioni verdi / Limoni e banani nei parchi urbani
"Le città salvate dagli alberi"
- Ecco gli attivisti della frutta -
(da la Repubblica - 16/05/2013 - Massimo Vincenzi da New York)
La ricetta è abbondante, colorata, c'è dentro di tutto: arte, internet, design, agricoltura,
cibo biologico, spirito hippie, controcultura tanta fantasia..E' una macedonia. Di frutta,
come si chiama il progetto: "Fallen Fruit". I creatori sono tre artisti: Austin Young, Ma-
Negli Usa cresce un nuovo movimento
"Fallen fruit": è il progetto che riqualifica le periferie con
installazioni verdi / Limoni e banani nei parchi urbani
"Le città salvate dagli alberi"
- Ecco gli attivisti della frutta -
(da la Repubblica - 16/05/2013 - Massimo Vincenzi da New York)
La ricetta è abbondante, colorata, c'è dentro di tutto: arte, internet, design, agricoltura,
cibo biologico, spirito hippie, controcultura tanta fantasia..E' una macedonia. Di frutta,
come si chiama il progetto: "Fallen Fruit". I creatori sono tre artisti: Austin Young, Ma-
tias Vieneger e David Allen Burns che nell'era dei generi che si mischiano, fondono le
loro multiple passioni, creando un movimento, che dalla California va alla conquista del
resto dell'America e oltre.
I tre, come racconta il New York Times, cercano spazi verdi ubblici e qui iniziano a piantare
con occhio artistico, i pali di legno colorato su cui far arrampicare gli alberi da frutta. Poi se-
guono la loro crescita, girano video, scattano foto, creano installazioni dentro un'infinita per-
formance che fa vivere la natura.
Ma non è solo una questione artistica, con i principali musei di Los Angeles che si contendono
le loro opere, è qualcosa di più. I tre scelgono zone non molto centrali, anzi meglio periferie iso
late e maltenute, come il quartier di Del Aire, "da non confondere cn Bel Air", come sorride uno
degli abitanti. E' qui che grazie ai tre ragazzi è nato il primo parco di alberi da frutta, Hanno se-
minato 27 piante e oltre sessanta ne hanno distribuite alla gente, con l'obiettivo di coinvolgere
tutta la comunità. "E' una sorta di progetto urbano di riqualificazione che parte dal basso", di-
cono i responsabili dell'amministrazione cittadina, che dopo la diffidenza iniziale ora ci mettono
soldi e faccia. - "E' un'esperienza collettiva, che mette in contatto persone diverse per cultura,
censo e storie individuali. Tutti assieme trovano una ragione comune su cui impegnarsi", spiega-
no gli artisti, che hanno una visione più romantica del loro lavoro: "La nostra è arte sociale. La
gente si mette assieme: pianta, coltiva, cura la frutta e intanto, quasi senza accorgersene rein-
venta lo spazio in cui vive. lo rende più bello, accogliente". E poi ancora: "Cosa c'è di meglio
che vedere alberi in fiore dalle proprie finestre o camminare per strade delimitate da piante?
Noi recuperiamo un simbolo antico della California, che era stato ucciso dal cemento e lo
portiamo nel futuro". - Alle parole seguono i fatti. Attorno a questi parchi crescono ristoran-
ti e mercatini di prodotti a chilometri zero: tutto serve a riempire "il deserto alimentare" che
c'era prima. Con il rito periodico della marmellata, dove vengono cucinate in forni da cam-
po gustose composte che poi vengono mangiate all'aperto come in una sagra di paese. Per
la gioia degli abitanti che non si pongono molti dilemmi artistici.
La comunità è fisica , ma anche virtuale. I tre ragazzi infatti usano in maniera strategica in-
ternet, soprattutto nelle sue declinazioni sociali. I loro account Facebook e Twitter hanno
numeri da record e qui si danno appuntamento tutti gli amanti della cultura slow. Ma non
è folclore: qui si trovano e mettono in contatto contadini da ogni parte d'America che tro-
vano imprenditori interessati ai loro prodotti. Oltre, ovviamente, alle notizie sulle prossime
performance da andare a vedere, sui prossimi quartieri da andare a rianimare. "E' una pic-
cola rivoluzione. Con la loro fantasia stanno rendendo tutti protagonisti attivi del cambia-
mento. Costringono all'azione anche le strutture pubbliche solitamente imprigionate nella
lentezza della loro burocrazia": li promuove Margaret Crawford dell'università di Berkeley.
In parallelo essi portano avanti l'altra faccia del loro progetto: la mappatura degli alberi
da frutta sia nei parchi pubblici che nei cortili delle case private. E per farlo non si ferma-
no mai, viaggiano da San Francisco a Madrid, da Seattle a Copenaghen, dai canali di.
Venezia sino aj ghiacci dell'artico. Qui riprendono delle bacche che resistono al freddo
e danno un titolo poetico al video: 'la frutta più solitaria del mondo'. La filosofia del cen-
simento è la stessa: "La gente spesso abita vicino a questi alberi e non se ne accorge.
Invece noi così restituiamo alle persone la bellezza"-
Sono artisti. E quando guardano i bambini giocare nelle giostre vicino ai loro frutti più
colorati, non trattengono la gioia: "Guardate che belli quegli alberi. Non chiedono nien-
te e danno tutto in eterno: sono un simbolo per tutti noi". E in effetti le immagini colora-
te delle performance mettono di buon umore. Sarà perchè, come dicono loro, "la frutta
è ottimista". Oltre che buona.
Riflessioni personali
Continua... to be continued...
late e maltenute, come il quartier di Del Aire, "da non confondere cn Bel Air", come sorride uno
degli abitanti. E' qui che grazie ai tre ragazzi è nato il primo parco di alberi da frutta, Hanno se-
minato 27 piante e oltre sessanta ne hanno distribuite alla gente, con l'obiettivo di coinvolgere
tutta la comunità. "E' una sorta di progetto urbano di riqualificazione che parte dal basso", di-
cono i responsabili dell'amministrazione cittadina, che dopo la diffidenza iniziale ora ci mettono
soldi e faccia. - "E' un'esperienza collettiva, che mette in contatto persone diverse per cultura,
censo e storie individuali. Tutti assieme trovano una ragione comune su cui impegnarsi", spiega-
no gli artisti, che hanno una visione più romantica del loro lavoro: "La nostra è arte sociale. La
gente si mette assieme: pianta, coltiva, cura la frutta e intanto, quasi senza accorgersene rein-
venta lo spazio in cui vive. lo rende più bello, accogliente". E poi ancora: "Cosa c'è di meglio
che vedere alberi in fiore dalle proprie finestre o camminare per strade delimitate da piante?
Noi recuperiamo un simbolo antico della California, che era stato ucciso dal cemento e lo
portiamo nel futuro". - Alle parole seguono i fatti. Attorno a questi parchi crescono ristoran-
ti e mercatini di prodotti a chilometri zero: tutto serve a riempire "il deserto alimentare" che
c'era prima. Con il rito periodico della marmellata, dove vengono cucinate in forni da cam-
po gustose composte che poi vengono mangiate all'aperto come in una sagra di paese. Per
la gioia degli abitanti che non si pongono molti dilemmi artistici.
La comunità è fisica , ma anche virtuale. I tre ragazzi infatti usano in maniera strategica in-
ternet, soprattutto nelle sue declinazioni sociali. I loro account Facebook e Twitter hanno
numeri da record e qui si danno appuntamento tutti gli amanti della cultura slow. Ma non
è folclore: qui si trovano e mettono in contatto contadini da ogni parte d'America che tro-
vano imprenditori interessati ai loro prodotti. Oltre, ovviamente, alle notizie sulle prossime
performance da andare a vedere, sui prossimi quartieri da andare a rianimare. "E' una pic-
cola rivoluzione. Con la loro fantasia stanno rendendo tutti protagonisti attivi del cambia-
mento. Costringono all'azione anche le strutture pubbliche solitamente imprigionate nella
lentezza della loro burocrazia": li promuove Margaret Crawford dell'università di Berkeley.
In parallelo essi portano avanti l'altra faccia del loro progetto: la mappatura degli alberi
da frutta sia nei parchi pubblici che nei cortili delle case private. E per farlo non si ferma-
no mai, viaggiano da San Francisco a Madrid, da Seattle a Copenaghen, dai canali di.
Venezia sino aj ghiacci dell'artico. Qui riprendono delle bacche che resistono al freddo
e danno un titolo poetico al video: 'la frutta più solitaria del mondo'. La filosofia del cen-
simento è la stessa: "La gente spesso abita vicino a questi alberi e non se ne accorge.
Invece noi così restituiamo alle persone la bellezza"-
Sono artisti. E quando guardano i bambini giocare nelle giostre vicino ai loro frutti più
colorati, non trattengono la gioia: "Guardate che belli quegli alberi. Non chiedono nien-
te e danno tutto in eterno: sono un simbolo per tutti noi". E in effetti le immagini colora-
te delle performance mettono di buon umore. Sarà perchè, come dicono loro, "la frutta
è ottimista". Oltre che buona.
Riflessioni personali
Continua... to be continued...
giovedì 30 maggio 2013
L'opinione del giovedì - Cambiamenti e lentezza / La Democrazia e la Rete
30 maggio '13 - giovedì 30th May / Thursday visioni post - 8
L'opinione
(di Lucianone)
I cambiamenti in questo governo delle larghe intese (o piuttosto delle
lunghe attese) sono stati pochi, anzi pochissimi, anzi, meglio ancora
centellinati. Come quando vuoi gustare un vino di cui si decanta il
suo grande pregio, ma il proprietario della bottiglia (o bottiglie) te
lo fa assaggiare goccia a goccia, per paura... Boh! che lo sprechi e
che finisca presto o che tu non sappia valutarlo al meglio o che ti
ubriachi in fretta e ti dimentichi il sapore...boh! diremmo ancora noi.
ma, sappiamo, noi, cioè il popolino (una volta si diceva con spregio
il popolo "bue") che il paragone con il vino non regge. Si tratta di
una cosa ben diversa. Magari fosse semplicemente la storia del vino
o del cibo, per dire: è solo un esempio, chiaro!
Si tratta invece di persone giovani che non trovano più lavoro, si
tratta di famiglie che impoveriscono ogni giorno e che guardano
che cosa risolve il governo delle larghe intese. Si tratta di tanti
esodati che non hanno più la forza di tirare avanti, e aspettano
e guardano al Palazzo da dove dovrebbero arrivare le soluzioni
del problema, anzi adesso dei problemi.
Ma la risposta è sempre la stessa: sulla falsariga di "faremo, faremo
e faremo...". La riforma del sistema elettorale: la richiesta del Paese
è basta porcellum, qualsiasi altra cosa ma non porcellum. La rispo-
sta: faremo, faremo. Ridurre almeno della metà i parlamentari, che
sono ancora pressochè strapagati e spesso le aule parlamentari sono
mezze vuote. Risposta: faremo, agiremo non appena possibile.
CONTINUA...
to be continued...
L'opinione
(di Lucianone)
I cambiamenti in questo governo delle larghe intese (o piuttosto delle
lunghe attese) sono stati pochi, anzi pochissimi, anzi, meglio ancora
centellinati. Come quando vuoi gustare un vino di cui si decanta il
suo grande pregio, ma il proprietario della bottiglia (o bottiglie) te
lo fa assaggiare goccia a goccia, per paura... Boh! che lo sprechi e
che finisca presto o che tu non sappia valutarlo al meglio o che ti
ubriachi in fretta e ti dimentichi il sapore...boh! diremmo ancora noi.
ma, sappiamo, noi, cioè il popolino (una volta si diceva con spregio
il popolo "bue") che il paragone con il vino non regge. Si tratta di
una cosa ben diversa. Magari fosse semplicemente la storia del vino
o del cibo, per dire: è solo un esempio, chiaro!
Si tratta invece di persone giovani che non trovano più lavoro, si
tratta di famiglie che impoveriscono ogni giorno e che guardano
che cosa risolve il governo delle larghe intese. Si tratta di tanti
esodati che non hanno più la forza di tirare avanti, e aspettano
e guardano al Palazzo da dove dovrebbero arrivare le soluzioni
del problema, anzi adesso dei problemi.
Ma la risposta è sempre la stessa: sulla falsariga di "faremo, faremo
e faremo...". La riforma del sistema elettorale: la richiesta del Paese
è basta porcellum, qualsiasi altra cosa ma non porcellum. La rispo-
sta: faremo, faremo. Ridurre almeno della metà i parlamentari, che
sono ancora pressochè strapagati e spesso le aule parlamentari sono
mezze vuote. Risposta: faremo, agiremo non appena possibile.
CONTINUA...
to be continued...
mercoledì 29 maggio 2013
Ultime notizie - ITALIA / Latest news
29 maggio - mercoledì 29th May / Wednesday visioni post - 5
E' morta Franca Rame / Cultura in lutto
Una vita fra teatro e impegno civile
Una vita di passione:
Il profilo/ Dal debutto sul palco all'esperienza in Senato. E l'incubo dello stupro nel '73
Le reazioni/ Da Zingaretti al ministro Bray, da Gad Lerner a Venditti: il cordoglio per la scomparsa dell'attrice
Elezioni Comunali
Grillo sconfitto. "Colpa degli italiani"
Base in rivolta: "Adesso vada in televisione"
Caos Lega, il voto negativo riapre il dibattito interno
Bossi: "Maroni deve fare un passo indietro" / Il Senatur
sul segretario: "Non può fare tutto lui, io tradito dal
partito".
ECONOMIA
Deficit, l'Ue chiude la procedura contro Roma
Letta: "E' merito di Monti e degli italiani" / Ma l'Ocse
taglia le stime: ripresa solo nel 2014
C'è il via libera, ora l'ultima parola spetta all' Ecofin /
Le richieste: "Tagliare il debito, subito le riforme"
Ma l'Istituto parigino vede nero.
CRONACHE
Confermati i 4 ergastoli per l'omicidio di Lea Garofolo.
La testimone di giustizia fu uccisa nel 2009 / La figlia
Denise: "Voglio il funerale a Milano".
Mantova e il terremoto dimenticato:
"Tanti danni, i rimborsi non bastano" / Un anno fa la
scossa che interessò 41 Comuni con duemila sfollati /
La Provincia: "Combattiamo per riuscire ad avere ciò
che ci spetta".
Lucianone
E' morta Franca Rame / Cultura in lutto
Una vita fra teatro e impegno civile
Una vita di passione:
Elezioni Comunali
Grillo sconfitto. "Colpa degli italiani"
Base in rivolta: "Adesso vada in televisione"
Caos Lega, il voto negativo riapre il dibattito interno
Bossi: "Maroni deve fare un passo indietro" / Il Senatur
sul segretario: "Non può fare tutto lui, io tradito dal
partito".
ECONOMIA
Deficit, l'Ue chiude la procedura contro Roma
Letta: "E' merito di Monti e degli italiani" / Ma l'Ocse
taglia le stime: ripresa solo nel 2014
C'è il via libera, ora l'ultima parola spetta all' Ecofin /
Le richieste: "Tagliare il debito, subito le riforme"
Ma l'Istituto parigino vede nero.
CRONACHE
Confermati i 4 ergastoli per l'omicidio di Lea Garofolo.
La testimone di giustizia fu uccisa nel 2009 / La figlia
Denise: "Voglio il funerale a Milano".
Mantova e il terremoto dimenticato:
"Tanti danni, i rimborsi non bastano" / Un anno fa la
scossa che interessò 41 Comuni con duemila sfollati /
La Provincia: "Combattiamo per riuscire ad avere ciò
che ci spetta".
Lucianone
lunedì 27 maggio 2013
SPORT - Giro d'Italia / Calcio-Coppa Italia / Tennis: Roland Garros
26 maggio '13 - domenica 26th May / Sunday visioni post - 5
96° Giro d'Italia - Trionfa Vincenzo Nibali
Bocciati i favoriti / E Di Luca è l'asino
Le pagelle:
La maglia rosa Nibali è da 10, sul podio a Cavendish un bel 9
e a Visconti un 8, meritato soprattutto nelle ultime tappe.
Vanotti, migliore dei bergamaschi, si prende un 7 per due
settimane da campioncino.
(da 'L'Eco di Bergamo' - Ildo Serantoni)
Nibali (voto 10) - Padrone della rosa dal primo all'ultimo giorno.
Tre settimane regali, impreziosite da due vittorie di tappa e dal
gentile omaggio fatto a Santambrogio sul traguardo di Bardonec-
chia. Aveva già conquistato due podi al Giro e uno al Tour, aveva
già vinto una Vuelta: questa è la definitiva consacrazione a cam-
pione, quel campione da grandi Giri che il nostro ciclismo cerca-
va da anni. L'ultima immagine è impagabile: emozionato sul po-
dio mentre per lui, siciliano, sale sul pennone più alto la bandie-
ra tricolore e salgono al cielo le note dell'inno di Mameli.
A Brescia...
Cavendish (voto 9) - Cinque volate, cinque vittorie. il più forte sprinter
del mondo onora il Giro fin sull'ultimo traguardo, dopo svrt evitasto il
pericolo del tempo massimo nelle tappe di montagna. Il britannico con
gli attributi è lui, non quell'altro che era venuto al Giro per vincere e
invece è tornato a casa dopo una settimana.
Visconti (voto 8) - Mesi fa sembrava un ex corridore: era in preda a una
depressione pericolosa, la sola vista della bicicletta gli faceva venire la
nausea. Sulle strade del Giro ritrova se stesso: come uomo e come cam-
pione. le imprese del Galibier e di Vicenza sono l'inizio di una nuova
carriera. Un altro siciliano tenace, che sa quello che vuole. Da amare.
Betancur-Majka (7,5) - Il colombiano e il polacco hanno duellato per
tre settimane fino agli ultimi metri delle Tre Cime di Lavaredo, per la
conquista della maglia bianca di miglior giovane che si sono palleg-
giati più volte. E alla fine ha premiato Betancur per menio di 1'. Me-
ritano lo stesso giudizio.
Calcio - Coppa Italia
E' la Lazio ad aggiudicarsi la Coppa / Roma - Lazio 0 - 1
I biancocelesti sono in Europa / Decide un gol di Lulic
Nel Roland Garros dell'anno scorso la Errani aveva compiuto il miracolo
di raggiungere la finale del torneo. Adesso, in questo Roland Garros parte
dal N. 5, ma non si emoziona più di tanto. Il suo debutto è travolgente e si
impone sull'olandese Rus 6-1 6-2 in appena 54 minuti. E poi confessa al
termine: "Ero in tensione. la ricetta è pensare esclusivamente al tennis".
E prosegue "Difendo la finale dello scorso anno". Le altre, tanto per dire,
sono avvisate. Al secondo turno troverà la kazaka Putintseva.
Lucianone
96° Giro d'Italia - Trionfa Vincenzo Nibali
Bocciati i favoriti / E Di Luca è l'asino
Le pagelle:
La maglia rosa Nibali è da 10, sul podio a Cavendish un bel 9
e a Visconti un 8, meritato soprattutto nelle ultime tappe.
Vanotti, migliore dei bergamaschi, si prende un 7 per due
settimane da campioncino.
(da 'L'Eco di Bergamo' - Ildo Serantoni)
Nibali (voto 10) - Padrone della rosa dal primo all'ultimo giorno.
Tre settimane regali, impreziosite da due vittorie di tappa e dal
gentile omaggio fatto a Santambrogio sul traguardo di Bardonec-
chia. Aveva già conquistato due podi al Giro e uno al Tour, aveva
già vinto una Vuelta: questa è la definitiva consacrazione a cam-
pione, quel campione da grandi Giri che il nostro ciclismo cerca-
va da anni. L'ultima immagine è impagabile: emozionato sul po-
dio mentre per lui, siciliano, sale sul pennone più alto la bandie-
ra tricolore e salgono al cielo le note dell'inno di Mameli.
A Brescia...
Cavendish (voto 9) - Cinque volate, cinque vittorie. il più forte sprinter
del mondo onora il Giro fin sull'ultimo traguardo, dopo svrt evitasto il
pericolo del tempo massimo nelle tappe di montagna. Il britannico con
gli attributi è lui, non quell'altro che era venuto al Giro per vincere e
invece è tornato a casa dopo una settimana.
depressione pericolosa, la sola vista della bicicletta gli faceva venire la
nausea. Sulle strade del Giro ritrova se stesso: come uomo e come cam-
pione. le imprese del Galibier e di Vicenza sono l'inizio di una nuova
carriera. Un altro siciliano tenace, che sa quello che vuole. Da amare.
Betancur-Majka (7,5) - Il colombiano e il polacco hanno duellato per
tre settimane fino agli ultimi metri delle Tre Cime di Lavaredo, per la
conquista della maglia bianca di miglior giovane che si sono palleg-
giati più volte. E alla fine ha premiato Betancur per menio di 1'. Me-
ritano lo stesso giudizio.
Calcio - Coppa Italia
E' la Lazio ad aggiudicarsi la Coppa / Roma - Lazio 0 - 1
I biancocelesti sono in Europa / Decide un gol di Lulic
Il gol del bosniaco a un quarto d'ora dalla fine regala il sesto trofeo alla Lazio e un posto ai gironi di Europa League. - Squadre lunghissime e tanta tensione: 8 ammoniti e un espulso. La Lazio spinge di più e alla fine si vede premiata in un match intenso ma non bello
FESTA BIANCOCELESTE ALL'OLIMPICO:
Tennis - Roland Garros
Debutto senza ostacoli per Sara Errani -Nel Roland Garros dell'anno scorso la Errani aveva compiuto il miracolo
di raggiungere la finale del torneo. Adesso, in questo Roland Garros parte
dal N. 5, ma non si emoziona più di tanto. Il suo debutto è travolgente e si
impone sull'olandese Rus 6-1 6-2 in appena 54 minuti. E poi confessa al
termine: "Ero in tensione. la ricetta è pensare esclusivamente al tennis".
E prosegue "Difendo la finale dello scorso anno". Le altre, tanto per dire,
sono avvisate. Al secondo turno troverà la kazaka Putintseva.
Lucianone
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