domenica 2 giugno 2013

Dossier - Post-Austerity: sbagliata la politica del rigore

2 giugno '13 - domenica             2nd June / Sunday                         visioni post - 22

La politica del rigore  si è dimostrata   inefficace e anche
la sua base teorica si rivela sbagliata. E i governi europei
incominciano a trarne tutte le conseguenze.

LA FINE DI UN'IDEOLOGIA MORALISTA
CHE HA AGGRAVATO LA CRISI

(da la Repubblica - R2DIARIO / 16/05/2013  -  Federico Rampini)
La parabola del pensiero unico neoliberista sta volgendo al termine, la sua fine consuma
anche l'ideologia dell'austerity. Eppure l'austerity ha cercato di accreditarsi - soprattutto
nella sua versione europea - come l'antidoto agli eccessi del liberismo. Meglio ancora. co-
me una forma di catarsi, di espiazione. E' un aspetto importante, che spiega la pervicacia
della Germania nell'applicare e imporre al resto d'Europa ricette disastrose che prolunga-
no la recessione.  Spiega anche perchè interi pezzi  dell'establishment europeo siano stati
soggiogati dall'austerity  fino ad accettarla  come verità suprema (salvo scoprire  che "il
re è nudo". con la scoperta che  la famosa soglia invalicabile del 90%  di debito/Pil  era
un errore di calcolo). -  In partenza, i tedeschi furono tra i primi a mettere sotto accusa il neoliberismo, come causa della crisi del 2008. Videro in quel disastro sistemicon della fi-
nanza mondiale, scatenato da Wall Street, la condanna della "economia del debito". E
avevano ragione in quel contesto. I mutui subprime furono il fattore dirompente.  Quei
mutui "scadenti" (questa la traduzione più sincera) erano tali  perchè concessi a fami-
glie già  troppo indebitate, o dai redditi  palesemente insufficienti  per ripagare  le rate.
Elargendo con facilità credito a tutti, Wall Street  aveva  inventato un by-pass finanzia-
rio per risolvere un gigantesco problema sociale: la dilatazione patologica delle disegua-
glianze, l'impoverimento dei lavoratori e del ceto medio, il crollo della capacità di rispar-
mio delle famiglie, la difficoltà di accesso alla prima casa.  Il SISTEMA poteva funzionare
finchè la bolla speculativa faceva lievitare il valore degli immobili;  le famiglie sovrainde-
bitate potevano sempre sperare di rivendere la casa per ripagare i debiti.   I banchieri, dal
canto loro, si erano apparentemente immunizzati dal rischio, frazionando e cartolarizzan-
do i loro crediti, spalmando il rischio sui mercati e sugli investitori.
Quando il castello di carte è crollato è stato giusto puntare il dito contro  "la cultura del
debito facile". Questa cultura made in Usa , si era avvalsa dell'ideologia liberista: la con-
vinzione cioè che i mercati stessi avevano la capacità di autoregolarsi.   Uno dei massimi
guru di quel pensiero unico fu Alan Greenspan, presidente della Federal  Reserve duran-
te l'Età dell'Oro (Clinton-Bush), il quale aveva sempre snobbato  gli allarmi  sulle bolle
speculative e debitorie, perchè convinto che i mercati nel loro  perfetto equilibrio erano
già in grado di calcolare il rischio, di proteggersi, di ritrovare un equilibrio naturale.
Dopo il 2008, è dalla Germania che sono giunte alcune delle requisitorie più spietate
contro l'americanizzazione della finanza, l'esportazione della cultura del debito facile
verso paesi tanto diversi come l'Irlanda o la Spagna. A ragione la Germania di Angela
Merkel stabilì nelle sue diagnosi un nesso forte  tra il fenomeno sub-prime e l'altra di-
mensione dei debiti: la tendenza degli Stati Uniti  ad accumulare deficit commerciali
e passività con il resto del mondo (soprattutto le potenze esportatrici come Cina, Giap-
pone, Germania).  L'abitudine, cioè, degli Stati Uniti di "vivere al di sopra dei propri
mezzi". - Da quel momento in poi, la Germania si è convinta della propria superiori-
tà morale, oltre che economica.  La sua visione etica, sulle virtù della parsimonia, è
diventata un lasciapassare per reintrodurre nel senso comune  una vecchia versione
del liberismo. Lo chiamano 'ordo-liberalismus', ha avuto radici profonde nel mondo 
germanico. Somiglia all'ideologia che professava Herbert  Hoover , presidente ame-
ricano nel crac del 1929.   Hoover non era un mostro insensibile alle sofferenze dei
disoccupati. Provò ad attivare alcune leve dello Stato per attutire i colpi della Gran-
de Depressione.    Era però fermamente convinto che l'America dovesse "purgarsi"
per gli eccessi  del periodo precedente  (The Gilded Age, l'Età del Jazz, querlla del
Grande Gatsby): debiti, bolle speculative, eccesso dei consumi.  Una visione mora-
listica dell'economia, insieme con la fiducia nelle capacità autoregolatrici del mer-
cato, conducevano a pensare  che "sette anni di vacche magre"  dovessero biblica-
mente castigare il troppo benessere dell'era precedente.  A  questo  si aggiungeva
una fede dalle tinte moralistiche, sulle virtù del pareggio di bilancio.
ripresa Usa dura ormai da tre anni. Genera posti di lavoro a unra temibile.
L'AMERICA DIMOSTRA CHE DIVINCOLARSI DAL PENSIERO UNICO
NEO-LIBERISTA - anche nelle sue varianti moralistico puritane - E' IL PASSAG-
GIO OBBLIGATO PER INIZIARE A RIPARARE L'ENORME DISASTRO SOCIALE.
Obama ha aggiornato la lezione di John Maynard Keynes, l'unico pensiero forte
non-autoritario generato dagli anni Trenta: prima bisogna rilanciare la crescita,
ad ogni costo (il "costo" di Obama: un deficit/Pil oltre il 10% durante il periodo
più buio della recessione, 2009/2010). Quando l'economia torna a generare lavo-
ro, il risanamento  dei conti pubblici  è più facile: lo dimostra  il calo  del debito
pubblico Usa, in atto per la prima volta dal 2007, trainato dall'aumento del get-
tito fiscale. Lo Stato è anche, nella dottrina Obama, il catalizzatore di una nuo-
va stagione di innovazione: dalla Green Economy  alla rifondazione  dei nostri
sistemi educativi.
Il modello California, il più grosso degli Stati Uniti ad avere raggiunto il pareg-
gio di bilancio aumentando le tasse sui ricchi, dimostra questo anti-dogma, l'an-
tidoto al neoliberismo: lo sviluppo riparte solo se il potere d'acquisto viene diffu-
so  nei  ceti  più  numerosi, classi lavoratrici e ceto medio, la cui sofferenza è  la
prova  di un fallimento storico delle politiche gemelle. Austerity e neoliberismo
affondano abbracciate insieme.

SILLABARIO /  post-austerity
I miti peggiori sono che l'austerità porterà alla ripresa e che un aumento
della spesa governativa non lo farà. Il ragionamento è che il mondo degli
affari, vedendo i conti del governo più in ordine, sarà più fiducioso e che
tale aumento di fiducia porterà a maggiori investimenti.
E' interessante notare come, in base a questo ragionamento, chi lo sostie-
ne dovrebbe appoggiare la nostra prima strategia per la ripresa economica.
aumentare l'investimento pubblico. Poichè vi sono opportunità di investi-
mento pubblico ampiamente riconosciute quali fonti di ritorno attesi ele-
vati, ben più elevati  del tasso di interesse  che il governo deve pagare per
prendere  a prestito  il denaro, un maggiore investimento pubblico porte-
rebbe nel lungo periodo a un debito pubblico inferiore: e la convinzione
che sarebbe così dovrebbe instillare fiducia, portando a un'esplosione di
attività economica.
JOSEPHE  STIGLITZ

Le tappe della crisi economica
1.  -  Nel 2007-2008 esplode la crisi dei mutui subprime negli Usa.
Nel 2010 L'europa viene travolta dalla crisi del debito.
2.  -  Irlanda, Portogallo e soprattutto Grecia sono i Paesi più
colpiti dalla crisi. Vengono salvati dall'Ue che impone l'austerity.
3.  -  Anche l'Italia va in crisi e rischia il fallimento.  Cade il go-
verno Berlusconi, arriva Monti che approva dure politiche di rigore
con la cosiddetta "cura Monti".
4:  -  Cresce il numero di economisti e capi di governo che chiedono
la fine dell'austerity imposta dalla germania di Merkel.

John Maynard Keynes
'Il momento giusto per le politiche di austerità
è l'espansione, non la recessione'.
(Lettera al Presidente Roosevelt, 1937)

Enrico Berlinguer
'L'austerità deve avere come scopo giustizia, efficienza,
ordine e una moralità nuova'
(Austerità: occasione per trasformare l'Italia, 1977) 

Lucianone

Ambiente - Gli attivisti della frutta

2 giugno '13 - domenica           2nd June / Sunday                       visioni post - 10

Negli Usa cresce un nuovo movimento
"Fallen fruit": è il progetto che riqualifica le periferie con 
installazioni verdi / Limoni e banani nei parchi urbani
"Le città salvate dagli alberi"
       -   Ecco gli attivisti della frutta   -

(da la Repubblica - 16/05/2013 - Massimo Vincenzi da New York)
La ricetta è abbondante, colorata, c'è dentro di tutto: arte, internet, design, agricoltura,
cibo biologico, spirito hippie, controcultura  tanta fantasia..E' una macedonia. Di frutta,
come si chiama il progetto: "Fallen Fruit". I creatori sono tre artisti: Austin Young, Ma-
tias Vieneger e David Allen Burns che  nell'era dei generi che si mischiano, fondono le
loro multiple passioni, creando un movimento, che dalla California va alla conquista del
resto dell'America e oltre.
I tre, come racconta il New York Times, cercano spazi verdi ubblici e qui iniziano a piantare
con occhio artistico, i pali di legno colorato su cui far arrampicare gli alberi da frutta. Poi se-
guono la loro crescita, girano video, scattano foto, creano installazioni dentro un'infinita per-
formance che fa vivere la natura.
Ma non è solo una questione artistica, con i principali musei di Los Angeles che si contendono
le loro opere, è qualcosa di più. I tre scelgono zone non molto centrali, anzi meglio periferie iso
late e maltenute, come il quartier di Del Aire, "da non confondere cn Bel Air", come sorride uno
degli abitanti. E' qui che grazie ai tre ragazzi è nato il primo parco di alberi da frutta, Hanno se-
minato 27 piante e oltre sessanta ne hanno distribuite  alla gente, con l'obiettivo di coinvolgere
tutta la comunità.  "E' una sorta di progetto urbano di riqualificazione che parte dal basso", di-
cono i responsabili dell'amministrazione cittadina, che dopo la diffidenza iniziale ora ci mettono
soldi e faccia.  -  "E' un'esperienza collettiva, che mette in contatto persone diverse per cultura,
censo e storie individuali. Tutti assieme trovano una ragione comune su cui impegnarsi", spiega-
no gli artisti, che hanno una visione più romantica del loro lavoro: "La nostra è arte sociale. La
gente  si mette assieme: pianta, coltiva, cura la frutta e intanto, quasi senza accorgersene  rein-
venta lo spazio in cui vive. lo rende più bello, accogliente". E poi ancora: "Cosa c'è di meglio
che vedere alberi in fiore dalle proprie finestre o camminare per strade delimitate da piante?
Noi recuperiamo  un simbolo antico della California, che era stato ucciso dal cemento  e lo
portiamo nel futuro". -  Alle parole seguono i fatti. Attorno a questi parchi crescono ristoran-
ti e mercatini di prodotti a chilometri zero: tutto serve a  riempire "il deserto alimentare" che
c'era prima. Con il rito periodico della marmellata, dove vengono cucinate in forni da cam-
po gustose composte che poi vengono mangiate all'aperto come in una sagra di paese. Per
la gioia degli abitanti che non si pongono molti dilemmi artistici.
La comunità è fisica , ma anche virtuale. I tre ragazzi infatti usano in maniera strategica in-
ternet, soprattutto nelle sue declinazioni sociali. I loro account Facebook e Twitter hanno
numeri da record e qui si danno appuntamento tutti gli amanti della cultura slow. Ma non
è folclore: qui si trovano e mettono in contatto contadini da ogni parte d'America che tro-
vano imprenditori interessati ai loro prodotti. Oltre, ovviamente, alle notizie sulle prossime
performance da andare a vedere, sui prossimi quartieri da andare a rianimare. "E' una pic-
cola rivoluzione. Con la loro fantasia stanno rendendo tutti protagonisti attivi del cambia-
mento. Costringono all'azione anche le strutture pubbliche solitamente imprigionate nella
lentezza della loro burocrazia": li promuove Margaret Crawford dell'università di Berkeley.

In parallelo essi portano avanti  l'altra faccia del loro progetto: la mappatura degli alberi
da frutta sia nei parchi pubblici che nei cortili delle case private. E per farlo non si ferma-
no mai, viaggiano  da San Francisco  a Madrid, da Seattle a Copenaghen, dai canali  di.
Venezia sino aj ghiacci dell'artico.  Qui riprendono delle bacche che resistono al freddo
e danno un titolo poetico al video: 'la frutta più solitaria del mondo'. La filosofia del cen-
simento è la stessa:    "La gente spesso abita vicino a questi alberi e non se ne accorge.
Invece noi così restituiamo alle persone la bellezza"-
Sono artisti. E quando guardano i bambini giocare nelle giostre vicino ai loro frutti più
colorati, non trattengono la gioia: "Guardate che belli quegli alberi. Non chiedono nien-
te e danno tutto in eterno: sono un simbolo per tutti noi". E in effetti le immagini colora-
te delle performance mettono di buon umore. Sarà perchè, come dicono loro, "la frutta
è ottimista". Oltre che buona.

Riflessioni personali

Continua... to be continued...

giovedì 30 maggio 2013

L'opinione del giovedì - Cambiamenti e lentezza / La Democrazia e la Rete

30 maggio '13 - giovedì              30th May / Thursday                       visioni post - 8

L'opinione
(di Lucianone)
I cambiamenti in questo governo delle larghe intese (o piuttosto delle
lunghe attese) sono stati pochi, anzi pochissimi, anzi, meglio ancora
centellinati. Come quando vuoi gustare un vino di cui si decanta il
suo grande pregio, ma il proprietario della bottiglia (o bottiglie) te
lo fa assaggiare goccia a goccia, per paura... Boh! che lo sprechi e
che finisca presto o che tu non sappia valutarlo al meglio o che ti
ubriachi in fretta e ti dimentichi il sapore...boh! diremmo ancora noi.
ma, sappiamo, noi, cioè il popolino (una volta si diceva con spregio
il popolo "bue") che il paragone con il vino non regge.  Si tratta di
una cosa ben diversa. Magari fosse semplicemente la storia del vino
o del cibo, per dire: è solo un esempio, chiaro!
Si tratta invece di persone giovani che non trovano più lavoro, si
tratta di famiglie che impoveriscono ogni giorno e che guardano
che cosa risolve il governo delle larghe intese.  Si tratta di tanti
esodati che non hanno più la forza di tirare avanti, e aspettano
e guardano al Palazzo da dove dovrebbero arrivare le soluzioni
del problema, anzi adesso dei problemi.
Ma la risposta è sempre la stessa: sulla falsariga di "faremo, faremo
e faremo...". La riforma del sistema elettorale: la richiesta del Paese
è basta porcellum, qualsiasi altra cosa ma non porcellum. La rispo-
sta: faremo, faremo. Ridurre almeno della metà i parlamentari, che
sono ancora pressochè strapagati e spesso le aule parlamentari sono
mezze vuote. Risposta: faremo, agiremo non appena possibile.
CONTINUA...
to be continued...

mercoledì 29 maggio 2013

Ultime notizie - ITALIA / Latest news

29 maggio - mercoledì          29th May / Wednesday                   visioni post - 5

E' morta Franca Rame / Cultura in lutto
Una vita fra teatro e impegno civile
Una vita di passione: Il profilo/ Dal debutto sul palco all'esperienza in Senato. E l'incubo dello stupro nel '73Le reazioni/ Da Zingaretti al ministro Bray, da Gad Lerner a Venditti: il cordoglio per la scomparsa dell'attrice

Elezioni Comunali
Grillo sconfitto. "Colpa degli italiani"
Base in rivolta: "Adesso vada in televisione"
Caos Lega, il voto negativo riapre il dibattito interno
Bossi: "Maroni deve fare un passo indietro" / Il Senatur
sul segretario: "Non può fare tutto lui, io tradito dal
partito".

ECONOMIA
Deficit, l'Ue chiude la procedura contro Roma
Letta: "E' merito di Monti e degli italiani" / Ma l'Ocse
taglia le stime: ripresa solo nel 2014
C'è il via libera, ora l'ultima parola spetta all' Ecofin /
Le richieste: "Tagliare il debito, subito le riforme"
Ma l'Istituto parigino vede nero.

CRONACHE
Confermati i 4 ergastoli per l'omicidio di Lea Garofolo.
La testimone di giustizia fu uccisa nel 2009 / La figlia
Denise: "Voglio il funerale a Milano".
Mantova e il terremoto dimenticato:
"Tanti danni, i rimborsi non bastano" / Un anno fa la
scossa che interessò 41 Comuni con duemila sfollati /
La Provincia: "Combattiamo per riuscire ad avere ciò
che ci spetta".

Lucianone

lunedì 27 maggio 2013

SPORT - Giro d'Italia / Calcio-Coppa Italia / Tennis: Roland Garros

26 maggio '13 - domenica       26th May / Sunday                          visioni post - 5

96° Giro d'Italia  -  Trionfa Vincenzo Nibali
Bocciati i favoriti / E Di Luca è l'asino
Le pagelle:
La maglia rosa Nibali è da 10, sul podio a Cavendish un bel 9
e a Visconti un 8, meritato soprattutto  nelle ultime tappe.
Vanotti, migliore dei bergamaschi, si prende un 7 per due
settimane da campioncino.

(da 'L'Eco di Bergamo' - Ildo Serantoni)
Nibali (voto 10) - Padrone della rosa dal primo all'ultimo giorno.
Tre settimane regali, impreziosite  da due vittorie  di tappa  e dal
gentile omaggio fatto a Santambrogio sul traguardo di Bardonec-
chia. Aveva già conquistato due podi al Giro e uno al Tour, aveva 
già vinto una Vuelta: questa è la definitiva consacrazione  a cam-
pione, quel campione da grandi Giri che il nostro ciclismo cerca-
va da anni.  L'ultima immagine è impagabile: emozionato sul po- 
dio mentre per lui, siciliano, sale sul pennone più alto la bandie-
ra tricolore e salgono al cielo le note dell'inno di Mameli.
A Brescia...


Cavendish (voto 9) - Cinque volate, cinque vittorie. il più forte sprinter
del mondo onora il Giro fin sull'ultimo traguardo, dopo svrt evitasto il
pericolo del tempo massimo nelle tappe di montagna. Il britannico con
gli attributi è lui, non quell'altro che era venuto al Giro per vincere e
invece è tornato a casa dopo una settimana.


Visconti (voto 8) - Mesi fa sembrava un ex corridore: era in preda a una
depressione pericolosa, la sola vista della bicicletta gli faceva venire la
nausea. Sulle strade del Giro ritrova se stesso: come uomo e come cam-
pione. le imprese del Galibier e di Vicenza sono l'inizio di una nuova
carriera. Un altro siciliano tenace, che sa quello che vuole. Da amare.
Betancur-Majka (7,5)  -  Il colombiano e il polacco hanno duellato per
tre settimane fino agli ultimi metri delle Tre Cime di Lavaredo, per la
conquista della maglia bianca di miglior giovane  che si sono palleg-
giati più volte. E alla fine ha premiato Betancur per menio di 1'. Me-
ritano lo stesso giudizio.
CalcioCoppa Italia
E' la Lazio ad aggiudicarsi la Coppa / Roma - Lazio  0 - 1
I biancocelesti sono in Europa / Decide un gol di Lulic

Il gol del bosniaco a un quarto d'ora dalla fine regala il sesto trofeo alla Lazio e un posto ai gironi di Europa League.   -     Squadre lunghissime e tanta tensione: 8 ammoniti e un espulso. La Lazio spinge di più e alla fine si vede premiata in un match intenso ma non bello


FESTA BIANCOCELESTE ALL'OLIMPICO:








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  • Tennis - Roland Garros
    Debutto senza ostacoli per Sara Errani -
    Nel Roland Garros dell'anno scorso la Errani aveva compiuto il miracolo
    di raggiungere la finale del torneo. Adesso, in questo Roland Garros parte
    dal N. 5, ma non si emoziona più di tanto. Il suo debutto è travolgente e si
    impone sull'olandese Rus 6-1 6-2 in appena 54 minuti.   E poi confessa al
    termine:  "Ero in tensione. la ricetta è pensare esclusivamente al tennis".
    E prosegue "Difendo la finale dello scorso anno". Le altre, tanto per dire,
    sono avvisate. Al secondo turno troverà la kazaka Putintseva.

    Lucianone

    domenica 26 maggio 2013

    Sport - Finale di Champions League: coppa al Bayern

    26 maggio '13 - domenica          26th May / Sunday

    Champions
    la finale di Wembley
    è decisa da Robben. Ai gialloneri
    non bastano Gundogan e Reus
    Le pagelle di 
    Borussia Dortmund  -  Bayern Monaco   1  -  2
    Borussia Dortmund
    Weidenfeller   6,5  -  Tiene in piedi il Dortmund con molti interventi,
    alcuni non belli ma tremendamente efficaci. Attento in uscita e pronto
    tra i pali.    E' merito suo se il Bayern deve attendere fino all'89' per
    vincere.
    Piszczek   5,5  -  Non è al meglio e si vede. Se la cava come può contro
    i guizzi di Ribery ma è in difficoltà e non incide in fase offensiva.
    Schmelzer   5,5  -  Spesso in inferiorità numerica dalla sua parte contro
    Robben e Lham, spesso in affanno. E' sfortunato in occasione dell'1 - 0
    del bayern quando tiene in gioco l'òlandese e poi è ingannato da una
    leggera deviazione che permette alla sfera di arrivare a Mandzukic.
    Hummels   5  -  In affanno tutta la gara. Diversi errori, molti dei quali
    di attenzione e posizione. Più bravo quando si sgancia in avanti dove
    mostra le sue grandi doti tecniche. Ma dietro è in difficoltà.   

    Società - Don Gallo e Don Puglisi: due grandi preti di strada e di periferia

    26 maggio '13 - domenica             26 May / Sunday                            visioni post - 15


    In questi giorni due preti, che piacciono a me ma credo anche
    a tante altre persone più o

    meno come me, hanno fatto parlare
    la loro anima che non c'è più, hanno fatto sentire ancora le loro
    parole rivolte agli ultimi, agli umili della terra, ai poveri e ai di-
    seredati. Preti che ci hanno fatto sentire e vedere come quello
    che conta è l'azione quotidiana (e non parole a vuoto) verso chi
    ha bisogno, il prossimo in difficoltà.  Sono le grandi figure di
    Don Gallo (scomparso mercoledì scorso) e Don Puglisi (di cui
    ricorre l'anniversario della morte dovuta ad uccisione di mafia),
    che ci servono molto come esempi  in questi tempi  di degrado
    morale e sociale/economico, di crisi non solo economica ma di
    qualsiasi valore positivo, tempi in cui si assiste solo a una aspra
    conflittualità e a un esasperato individualismo e in campo politi-
    co e in campo sociale.
    (Lucianone) 



      La morte di Don Gallo
    Se ne è andato Don Andrea Gallo, il prete degli ultimi:
    una vita in strada sul filo dell'eresia. Ci ha lasciato mer-
    coledì 22 maggio.
    Aveva 84 anni, di Genova, famoso anche perchè "aveva
    costretto gli atei a pregare per lui". Animava la Comunità
    di San Benedetto al Porto, a Genova.

    (da la Repubblica - 23/05/2013 - Massimo Calandri)
    Genova  -  Dicono che il cuore abbia cessato di battere alle ore 17:45
    di ieri (mercoledì), ma non è vero. Il cuore di Don Andrea Gallo con-
    tinua a pulsare. In direzione ostinata e contraria, come ha sempre fat-
    to. Come quello di Fabrizio De Andrè che con il "prete degli ultimi"
    aveva stretto un'amicizia forte e discreta, molto genovese: "Perchè
    non vuole fare di tutto  per mandarmi in paradiso", mugugnava -
    sollevato - il cantautore"... Se ne è andato ieri pomeriggio, nono-
    stante un diluvio di preghiere - "Anche quelle di noi atei: non mol-
    lare proprio ora!", gli tweettavano irriducibili - , confortato dall'a
    more dei suoi ragazzi  della  Comunità di San Benedetto al Porto.
    A luglio avrebbe compiuto 85 anni. Giovedì scorso un caffè bevu-
    to in canonica con Davide Ballardini, l'allenatore di calcio che
    qualche giorno prima aveva contribuito  alla salvezza del"suo"
    Genoa. Poi si è messo a letto nel suo piccolo studio, circondato
    dalle immagini dei cari - la mamma Maria Tomasina, Papa Gio-
    vanni, Don Bosco - , ad aspettare. Sempre al servizio dei dimen-
    ticati. Sempre e comunque contro.
    "Mi  restano  poca carne, ossa malandate  e  una  testa  sempre  più
    balenga", mormoraca l'altro giorno. Ma no, è sempre stato un leone
    Fino all'ultimo istante e da quando era ventenne e novizio. con i Sa-
    lesiani a Varazze.   Poi le missioni in Brasile, però c'era la dittatura
    ed era tornato - frustrato, ancora obbediente a Genova.
    Da sacerdote il primo esemplare incarico: la Garaventa, nave-scuola
    riformatorio per minorenni in grado  di "raddrizzare"  anche le teste
    più dure. Non quella di don Gallo,. ostinato e contrario: per tre anni
    cercò di introdurre un metodo educativo basato sulla fiducia  e la li-
    bertà, conquistandosi l'affetto dei giovani ma gli anatemi dei superio-
    ri, che lo costrinsero a lasciare l'incarico". A quei tempi nei carruggi
    era una vita  che  non si facevano prigionieri, , però questo "strano"
    prete riusciva a toccare le corde dei più deboli. E quando il cardinale
    Giuseppe Siri, conservatore come nessuno mai, ne ordinò il trasferi-
    mento - "I contenuti delle sue prediche non sono religiosi ma politi-
    ci, non cristiani ma comunisti" - , nell'angiporto scoppiò una rivolu-
    zione che era un urlo di libertà, un anelito di amore.
    Don Federico Rebora nei primi anni Settanta lo accolse nella par-
    rocchia di San Benedetto.   "Così è cominciato tutto", raccontava
    Don Andrea e intanto gli veniva una bella luce negli occhi. I vico-
    li, un tossicomane agonizzante.   "A quei tempi l'eroina era quasi
    sconosciuta, gli ospedali rifiutavano il ricovero perchè per la legge
    di allora i consumatori dovevano essere arrestati. Ma il ragazzo sta-
    va morendo. Dove lo porto?". In chiesa ogni giorno era già un via
    vai di disperati. "E' nata la comunità di San Benedetto.". La bat-
    taglia per riconoscere i tossicodipendenti come malati. L'accoglien-
    za dei disperati, degli ultimi. Di quelli che tutti rifiutavano. Anche
    i "trans" del ghetto, che  nella Comunità  trovano finalmente una 
    zona "franca" dove potersi sentire come tutti gli altri. Amati, com-
    presi. - Senza volerlo Don Andrea diventa un simbolo, una bandie.
    ra. Con i fatti, con l'esempio di ogni giorno. Perchè ci mette sempre
    la faccia, basta chiamarlo per una causa "giusta", e cioè perdente:
    disponibile, infaticabile. Un provocatore, se serve. "La droga è una
    sostanza, in sè non è un bene o un male. Dipende dall'uso che se ne
    fa". Confessa: "Ho ceduto alle tentazioni della carne, fra i trenta e
    i quarant'anni. Un peccatore sì, ma non incallito". Con quel sigaro
    ad incallirgli le dita e il cappello nero, in prima linea nei giorni del
    tragico G8 di Genova. Una carezza per Carlo Giuliani, il ragazzo di
    Piazza Alimonda. Un anno fa sponsor determinante di Marco Doria,
    sindaco arancione che spariglia la tradizione Pd. Il mese scorso l'ul-
    tima battaglia pubblica, a favore di un teatro genovese che rischia la
    chiusura, il Modena. Ormai parlava a fatica: "Scusate, se non riesco
    a chiudere le parentesi. Ma non mi arrendo".
    No, non si è mai arreso. Ed è per questo che nei vicoli di Genova di-
    cono che il cuore di don Gallo continui a battere.




    Palermo
    Don Puglisi: martire antimafia
    Centomila persone alla cerimonis di beatificazione del parroco di periferia
    In mezzo alle 100.000mila persone che, sabato mattina 25 maggio, affollavano il
    prato del Foro italico sul lungomare di Palermo per partecipare alla beatificazio-
    ne di don Pino Puglisi "martire" di mafia, c'era uno striscione che riportava una
    delle frasi che il parroco di Brancaccio era solito ripetere:  "Se ognuno di noi fa
    qualcosa, allora si può fare molto".    Associata ad un altro ricorrente invito del
    prete palermitano, quello a scegliere "da che parte stare" . fra la giustizia e la so-
    praffazione, fra il coraggio e l'omertà, fra la mafia e l'antimafia -, è la sintesi più
    efficace del ministero pastorale, ma anche civile, di Don Puglisi. E la chiave per
    comprendere sia  le ragioni che hanno spinto decine di migliaia di persone - grup-
    pi organizzati come gli scout, semplici fedeli e cittadini, molti da fuori Sicilia . a
    partecipare alla cerimonia religiosa, sia l'apprezzamento che il prete palermitano
    raccoglie dai non credenti e da chi si colloca fuori dal tempio.
    "Don Pino Puglisi non fu mai prete per mestiere", ha detto nell'omelia l'arcive-
    scovo di Palermo, il cardinal Paolo Romeo..  Non quindi "un onesto burocrate
    del sacro che amministra i sacramenti, insegna un pò di catechismo e soccorre
    qualche famiglia in difficoltà ponendo ai parrocchiani meno interrogativi pos-
    sibili", spiega Augusto Cavadi, studioso palermitano dei rapporti fra Chiesa e
    mafia. Ma UN PRETE CHE SI IMPEGNAVA NEL TERRITORIO E SI PRE-
    OCCUPAVA DEI BISOGNI ANCHE MATERIALI DEI SUOI PARROCCHIANI:
    allora le lotte per la costruzione delle fogne, di un presidio socio-sanitario e di una
    scuola media a Brancaccio , quartiere feudo dei fratelli Graviano - condannati co-
    me mandanti dell'omicidio - lasciato nel degrado per mantenere i suoi abitanti di-
    pendenti dai fav ori e dal dominio mafioso: le marce antimafia, gli scontri  con  i  
    democristiani locali, i legami spezzati con i padrini in prima fila nella processio-
    ne di San Gaetano, il patrono della parrocchia.
    Lo ricordano i cittadini di Brancaccio che erano al Foro Italico: "Avevo 15 anni
    quando l'ho conosciuto. mi ha colpito la sua onestà limpida ma anche il silenzio
    assordante delle istituzioni quando denunciava i problemi del quartiere", raccon-
    ta Mimmo De Lisi, oggi assistente sociale al centro 'Padre nostro' di Palermo.

    CONTINUA...
    to be continued...

    venerdì 24 maggio 2013

    Spettacoli / musica - Springsteen a Napoli: "Sono tornato a casa mia, ciao napoletani"

    24 maggio '13 - venerdì            24th May / Friday                          visione post - 12

    Il Boss è tornato nella sua terra d'origine: i nonni
    partirono da Napoli per l'America.
    Grande spettacolo di Springsteen
    nella piazza napoletana del Plebiscito
    «Io sono del Sud Italia ed è bello essere a casa». Con queste parole Bruce Springsteen ha salutato il pubblico aprendo il concerto in piazza Plebiscito a Napoli, sulle note di «O sole mio' suonata dalla E Street Band. Springsteen ha fatto il suo ingresso sul palco a metà canzone portando in mano un cartone giallo a forma di sole con il titolo della nota canzone tradizionale napoletana. Dopo il saluto del "Boss", in ottimo italiano, il concerto vero e proprio è iniziato con "Long walk home".





    Lucianone

    giovedì 23 maggio 2013

    Ultime notizie - dall'Italia e dal mondo / Latest news

    23 maggio '13 - giovedì          23rd May / Thursday                  visioni post - 3

    Londra  -
    Soldato decapitato a Londra: aggressione terroristica /
    Vietato ai militari di mostrarsi in pubblico in divisa.
    LONDRA - Fonti investigative citate dall'agenzia Reuters hanno confermato il verosimile legame con la Nigeria dei due sospetti responsabili della feroce aggressione e dell'uccisione del soldato britannico, aggredito e decapitato ieri seraa a Londra.
    Le fonti, parlando sotto copertura dell'anonimato, hanno ipotizzato legami nigeriani, senza fornire dettagli. Legami che sarebbero comunque emersi sulla base delle prime risultanze delle indagini e dell'esame delle immagini video in cui compaiono i due sospetti attentatori, uno dei quali scandisce minacce e slogan islamici. In precedenza la stessa voce era circolata su Twitter, dove un presunto conoscente aveva individuato uno dei due killer come Michael Adeboloja: giovane di origine nigeriana trapiantato a Londra e che avrebbe cambiato il suo nome in 'Mujahid' dopo essersi convertito dal cristianesimo all'Islam.
    Il primo ministro britannico. «Questo non è solo un attacco alla Gran Bretagna, questo è tradire l'Islam. Non c'è nulla nell'Islam che giustifichi questo atto». Parlando davanti a Downing Street il giorno dopo l'attacco il primo ministro David Cameron ha citato la capo scout diventata eroina, Ingrid Loyau-Kennett, che ieri ha affrontato gli attentatori sul posto del massacro. «Quando le è stato detto 'Vogliamo cominciare una guerra a Londra', lei ha risposto: 'siete soli contro molti, perderete'. Così facendo, lei ha parlato per tutti noi', ha detto il premier.

    Roma
    Lavoro: il nodo delle risorse / Il governo punta agli incentivi
    L'incontro tra Giovannini e le parti sociali / Entro giugno
    il piano degli interventi.
    Molte proposte, un clima sicuramente positivo, ma anche una domanda che aleggiava sul tavolo: dove trovare i soldi che servono? Il primo incontro tra il ministro del Lavoro Giovannini e le parti sociali è servito ad avviare il percorso che dovrebbe portare a fine giugno, in concomitanza con il prossimo Consiglio europeo, a definire programmi di medio e lungo termine in particolare sull’occupazione del giovani. Ma la scadenza effettiva per i primi provvedimenti potrebbe anche slittare a luglio. Non ci sono per ora nuovi appuntamenti formalizzati, ma nei prossimi giorni le strutture del dicastero dovrebbero elaborare un documento, una sorta di proposta aperta che tenga conto di quanto emerso finora. Su questa bozza dovrebbero proseguire i contatti a livello tecnico. «Dobbiamo essere rapidi» ha comunque avvertito il ministro.

    I FONDI DISPONIBILI
    Ma quante risorse sarà possibile mettere effettivamente in campo? Ci sono i fondi europei del programma Youth Guarantee: la quota italiana è di 400 milioni, si tratta di anticiparne la disponibilità a quest’anno. Per il resto, molto dipenderà dai margini di manovra che si potrebbero aprire dopo il 29 maggio, dopo cioè l’uscita del nostro Paese dalla procedura per disavanzo eccessivo. Ma quegli spazi finanziari, se pure ci saranno dovranno servire anche alle esigenze di altri settori. Ne è consapevole Giovannini che ai partecipanti all’incontro ha spiegato di «essersi messo in fila a palazzo Chigi» per le priorità del suo dicastero. Certo le disponibilità non potranno arrivare ai 12 miliardi di cui si è parlato. «La vedo difficile» ha tagliato corto il ministro. Che comunque mantiene un atteggiamento pragmatico: «Bisogna sfruttare tutti i refoli di vento» ha sintetizzato, ricorrendo ad una metafora velistica, una volta uscito dalla riunione.

    Bruxelles -
    Letta incassa il sì UE: priorità all'occupazione dei giovani / Alla fine
    del vertice il premier ignorato da Angela Merkel / Ma lui spiega:
    "No, ci eravamo salutati trenta secondi prima".
    «L’emozione del battesimo» che dice di aver avuto appena ieri pomeriggio, quando si è seduto nella sala del Consiglio europeo, Enrico Letta sembra averla superata bene. Deve essere stata ben poca cosa rispetto alle emozioni che gli riserva la «strana maggioranza» che lo attende a casa dopo una sosta a Lipsia per i 150 anni della Spd tedesca. Al debutto sulla scena europea, il presidente del Consiglio si mostra sereno e non si sbilancia mai. Anche quando, dopo il summit, gli viene chiesto se sarà possibile evitare l’aumento dell’Iva: «Se ci saranno le risorse sarà auspicabile, ma dobbiamo discutere» anche dei tagli di spesa.

    Palermo  -
    Anniversario strage di Capaci 21 anni dopo l'uccisione
    di Falcone e la sua scorta / Napolitano: "Lotta instancabile
    alla mafia".
    «Abbiamo vinto la sfida del meteo, siamo qui insieme a voi». Il presidente del Senato Pietro Grasso ha salutato così i ragazzi siciliani che hanno accolto a Palermo con uno sventolio di bandierine tricolore e con le note dell'Inno di Mameli i coetanei arrivati da tutta Italia in decine di migliaia per il 21esimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D'Amelio. Sul palco dopo di lui ha preso la parola anche Don Ciotti, imbarcato sulla Nave proveniente da Napoli per esortare tutti a tenere viva la memoria dei due magistrati e di tutte le vittime della mafia.


    Grasso. «Ritengo inappropriato sostenere che proposte legislative di contrasto alla mafia, alla corruzione, al voto di scambio possano essere considerate divisive. L'unica divisione possibile nel contrasto alla corruzione è quella tra gli onesti e i corrotti». Lo ha detto il presidente del Senato Grasso a Palermo. Grasso, intervenendo alle commemorazioni della strage di Capaci, ha proseguito: «lo Stato deve essere e apparire forte, serio e credibile, rigoroso con coloro che lo contrastano, affidabile con i cittadini onesti». «Lo Stato deve essere ed apparire forte, serio e credibile. Rigoroso con coloro che lo contrastano e affidabile con i cittadini onesti», ha aggiunto Grasso, intervenendo dall'Aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, in occasione delle celebrazioni per il 21esimo anniversario delle stragi di Capaci e via d'Amelio. «Chi rappresenta le istituzioni - ha aggiunto - dovrebbe guardare alla vita di Falcone e Borsellino, ispirarsi al loro esempio e richiamarsi alle proprie responsabilità».

    Lucianone