25 luglio 2012 - mercoledì 25th July / Wednesdayvisioni del post - 14
Ad aver catalizzato l'attenzione del pubblico nelle Olimpiadi del 1984 era stato Carl Lewis, il "padrone del vento".e in seguito chiamato anche "il cigno". In quattro edizioni dei Giochi olimpici, Carl Lewis ha vinto 9 medaglie d'oro: le prime 4 a Los Angeles (100m, 200m, 4x100m e salto in lungo) e l'ultima ad Atlanta, nel 1996. Otto anni prima, a Seul '88, è stato ar- gento nei 200m. (la Repubblica - 11 luglio 2012 - Emanuela Audisio) Il volo arrogante del cigno Carl padrone del vento Lewis si volta indietro: c'è il vuoto. li guarda per l'ultima volta nello specchietto retrovisore. Poi sfreccerà e li farà sentire tutti vecchi. E' in quel momento che nasce la sua leggenda: a Los Angeles '84. - Su quella pista nasce la leggenda del nuovo Owens e con lui la corsa diventa anche eleganza. Nove record del mondo, nove ori, dieci anni da imbattibile. Ma l'America non si è mai in- namorata di quel nero che guardava tutti troppo dall'alto. Un anno prima di Los Angeles '84 ai campionati americani Lewis aveva vinto 100, 200 e lungo. Nessuno ci riusciva dal 1886, cioè da Malcom Ford. - Carl Lewis è figlio di due insegnanti, molto sportivi. E' un cigno leggero, anche arrogante: vols con eleganza, quasi senza fatica, senza far rumore. Gli altri calpestano la pista, Lewis la sfiora. La sua corsa non sfregia: tanta estetica, ginocchia sempre alte. L'America non è ancora abituata a questo Grande Gatsby che spoglia lo sport di tutto il suo sudore e loa sua bestia- lità per rivestirlo in maniera elegante e chic. Lewis volerà solo in prima classe, solo in suite di albergo di lusso, solo in limousine, solo se è chiaro che non si mette sotto contratto un atleta, ma si riceve la grazia da un mito.
A Los Angeles è ancora un ragazzo di 23 anni che deve realizzarsi: può tutto, ma al collo non ha ancora niente. Si prende i cento metri in ma- niera netta e indolore: agli ottanta metri Sammy Graddy , suo compagno, è avanti e pensa di vincere, ma con la coda dell'occhio vede qualcosa, come un colpo di vento. E' Lewis che in un attimo lo brucia e lo inchio- da nel passato con 9''99, con 20 centesimi di vantaggio. Quei 100 metri da zucchero filato sono l'inizio della favola, la prima costruzione dell'uomo che 18 anni fa volle farsi re e creare un regno perfetto senza aggressioni e brutalità, dove ci si misurava socratica- mente con se stessi, senza abbruttirsi. - Lewis fu Atene, lottò e supe- rò Sparta, senza mai sporcarsi le mani. Non attraversò il pianeta, ci volò sopra: nove volte recordman del mondo in proprio o in staffetta senza mai cercare di strapazzare il tempo andando in altura, dieci anni senza mai perderenel lungo. E poi ancora un primato della velocità nei 100 metri stabilito a 30 anni, un'età in cui nello sprint non esiste più futuro, quattro Olimpiadi, quattro successi nella stessa specialità, eguagliando il discobolo di Al Oerter, il record di nove ori (più un argento). L'America puritana a Los Angeles inizia ad applaudire Lewis, ma se ne tiene distante: sospettosa di non vederlo mai con una donna, difidente dei suoi tacchi a spillo indossati in Europa per un cartel- lone pubblicitario, soprattutto dopo la dichiarazione del tuffatore sieropositivo Greg Louganis: "Carl è molto più gay di me". Lewis è un campione, ma non è simpatico. Lo accusano: troppo bianco, troppo poco nero, troppo dandy, troppo poco maschio. Si merita la battutaccia di Reagan che in campagna elettorale va a chiedergli il voto: "Ho fatto molto per voi". Lewis: "Per noi neri?". Reagan: "No, per voi ricchi". Lewis viene fischiato dal pubblico e dai giocatori di basket Nba quando convinto di poter fare Michael Jackson , vestito di paillettes argentate, va a cantare e stona l'inno americano ad una partita. Fa storcere la bocca perfino al grande Jesse Owens: "Non vorrei rimpiangere il fatto di avergli dato la mano, in lui ho visto solo egoismo e arroganza".
Lewis non si darà mai, impegnato a far passeggiare il suo cane Ramsete, a innaffiare i fiori del giardino, a sistemare la colle- zione di cristallo Baccarat, a occuparsi della sua dieta vegeta- riana, a rispondere al telefono alla signora Clinton che lo chiama dall'aereo. Nè si preoccuperà dei risultati degli avver- sari, tutti figli di un dio minore. Lewis era Lewis. Continua...to be continued...
25 luglio 2012 - mercoledì 25th July / Wednesday visioni del post - 7
Ho recuperato un articolo molto interessante che riguarda l'anno scolastico appena trascorso e dà un resoconto abbastanza comple- to dei risultati complessivi nei vari istituti italiani.
Anno scolatico 2011/2012: I prof. si scoprono meno severi Il dopo-Gelmini archivia "l'era del rigore"
(da 'la Repubblica' - 11 luglio 2012 - Corrado Zunino)
E' definitivamente archiviata l'era del rigore, se mai è esistita. Nelle scuole medie e superiori italiane crescono i promossi, in maniera sensibile. Diminuiscono i rimandati (oggi si chiamano "sospesi") e pure i bocciati. Gli ammessi alla classe superiore crescono in tutti i tipi di scuole: l icei scientifici e classici, licei artistici e istituti d'arte e, soprattutto, scuole tecniche e professionali, da sempre luoghi scolastici difficili. Nel dettaglio, i promossi aumentano soprattutto al terzo e al quarto anno superiore. Non sono dati definitivi, ma sono probanti: si sono testate l'85 per cento delle scuole medie inferiori e il 91 per cento delle medie superiori. Non sono ancora pronti i risultati degli ammessi all'ultima maturità, ma il dato dei "non ammessi" all'anno successivo delle scuole superiori è in netto arretramento: il 10,9% contro l'11,7. - E se si guarda l'arco degli ultimi cinque anni, si vede che in questo 2011-2012 c'è la performance migliore (meno bocciati): nel 2008 erano stati il 5 per cento in più. Nelle superiori chi passa al primo turno sono solo 6 su 10 e un quarto dei ragazzi, va detto, viene rimandato. Negli istituti tecinici, poi, i ri- mandati sono uno su tre, nei professionali i bocciati quasi il venti per cento, ma tuti questi dati sono in miglioramento. I numeri confermano che quella italiana è la scuola formalmente più severa d'Europa. Altrove, in Francia, in Spagna , in tutta la Scandi- navia ma anche in Inghilterra, la bocciatura è rara nell'età dell'ob- bligo se non di fronte a eccezionalità e l'approccio degli insegnanti resta "friendly" con gli scolari adolescenti. E' un dato di fatto, però, che in Italia i numeri siano migliorati con il cambio al ministero (era stata Mariastella Gelmini ad annunciare l'avvento del rigore). Continua... to be continued...
21 luglio 2012 - sabato 21st July / Saturdayvisioni del post - 35
La crisi economica dell'Eurozona (parte 1^)
La Germania davanti al bivio (di Barbara Spinelli - la Repubblica - 11 luglio 2012) ...Il Sud Europa non si stanca di ammonire Berlino, evocando l'espandersi di sentimenti antitedeschi. Ma conoscono poco i sentimenti antieuropei che si addensano in Germania. Citiamo, fra gli epiteti usati dai frequentatori dei giornali sul web, i più significativi: gli italiani, greci, spagnoli, portoghesi sono scocconi, parassiti, perfidi, svergognati. Puntando l'indice sul passato tedesco, sono soprattutto ricat- tatori. Sono "cani, e che abbaino pure alla loro altezza". Un lettore conclude. "Chi ha amici simili, non ha più bisogno di nemici". L'astio colpisce anche europeisti come gli ex can- cellieri Schmidt e Kohl, i verdi trittin e Roth, l'ex ministro degli Esteri Joschka Fischer ("un depravato morale"): sono "traditori del popolo", "odiatori della Germania". Bastano queste citazioni per capire che sarà pieno di insidie il cammino degli europei verso una progressiva messa in co- mune dei debiti. La parola solidarietà è vista come una trap- pola, tesa per costringere i tedeschi a svenarsi per espiare chissà quale colpa. Questo clima va tenuto presente, quando si parla di scudo antispread o Fondi salva.stati o si celebrano i progressi rag- giunti ai vertici europei. E' un clima incendiario che le classi dirigenti tedesche non sanno evidentemente governare. il più delle volte lo lusingano, altre volte lo contrastano , ma aven- done paura. Manca tragicamente la pedagogica capacità di spiegare le cose "nei dettagli": è l'accusa, pesante, che il Presidente Gauck ha rivolto sabato al governo. Nè serve la politica dei piccoli passi: solo un salto qualitativo (Unione politica, potenziamento della Bce) creerebbe la scossa che calmerebbe gli animi oltre che i mercati. Le misure piccole sono vissute come una tortura della goccia cinese. Ma nes- suno osa, e tra chi osa di meno nelle classi dirigenti ci sono gli economisti: una corporazione che ovunque ha mancato - salvo eccezioni - l'appuntamento con la crisi del 2007-2008. Ben 172 economisti tedeschi, e non dei minori, hanno fir- mato giovedì un appello in cui intimano al governo di non
cedere alle pressioni e ricusare le misure concordate al
vertice del 28 giugno, troppo costose per Berlino. Pur non
firmando, è d'accordo anche il governatore della Bundes-
bank Weidmann, ostile a scudi salva spread e unione ban-
caria. Weidmann è membro di un'istituzione comunitaria
(il Consiglio direttivo della Bce), e l'uscita è quantomeno
anomala.
All'appello dei 172 hanno risposto due contro-appelli, firmati tra gli altri da Peter Bofinger e Bert Rùrup, membri del Consiglio degli esperti economici che nel 2011 suggerì una messa in comune parziale dei debiti: i 172 sono accusati di nazionalismo e incompetenza. Siamo, insomma, di fronte a un grande dibattito che lascerà tracce, non dissimile dalla disputa fra storici del 1986-87 attorno ala passato nazista. Oggi è l'eco- nomia al centro, e il ruolo più o meno egemonico, o dominatore che Berlino deve svolgere nell'Unione. L'economia può sembrare un tema minore, ma per la storia tedesca non lo è affatto. Quando la Repubblica federale nacque dalle rovine della guerra, l'economia prese il posto della coscienza nazionale, statale e de- mocratica. - Quanto all'egemonia: molti invitano la Merkel a esercitarla - Obama per primo - ma Berlino tentenna. Non dubita del proprio modello economico, che giudica anzi l'unico valido, superiore a ogni altro. Quel che fatica a fare, è guidare con efficace magna- nimità i Paesi deboli dell'Unione, come fecero gli ame- ricani col Piano Marshall nel dopoguerra. Irretita in dogmi contabili, la Germania ricade nel passato: sa comandare, non ancora guidare. Il dogma non è solo quello che impone di mettere la "casa in ordine" prima di creare unioni transnazio- nali (l'assioma non tiene perchè l'unione sovrana- zionale muta l'ordine casalingo). - Dogmatico è il primato dell'economia, fonte pressochè unica dello Stato e della democrazia. Divenne tale soprattutto nel dopoguerra, quando ai tedeschi era negato il di- ritto di divenire Stato giuridico, ma ha radici lontane. E' dai tempi dell'Unione doganale (il Zollverein del 1834 e 1866) che i tedeschi fanno dell'economia il sifone della comunità politica. - L'Unione europea deve ricalcare quel modello, che peraltro fallì quan- do la Prussia inglobò la Confederazione tedesca del nord: prima viene l'economia, poi la politica, lo Stato, il consenso dei popoli. Come scrive Marco D' Eramo su Micromega, anche in Europa, come nello Zollverein "è la moneta a 'battere' lo Stato invece dello Stato a battere la mo- neta". - La Merkel e il ministro Schàuble nuotano contro una corrente forte e anche contro se stessi, quando implorano un'unione politica federale: non ascoltarli, come non fu ascoltato Kohl, è letale.
Il primato economico ha una storia nel pensiero tedesco che va esplorata, se non vogliamo che l'unità europea de- generi in guerra prima verbale, poi civile. Alle origini, c'è l'esperienza d'un Paese vinto dalla guerra, dimezzato, che nell'economia vide un surrogato di sovranità statale. Gli artefici del nuovo Stato economico furono Ludwig Erhard e i cosiddetti ordoliberali, che negli anni fra le due guerre avevano osteggiato l'idea keynesiana che i mercati possa- no, debbano esser governati. L'ordoliberalismo divenne il credo della repubblica federale, la via per uscire dallo statalismo nazista. Vale la pena ricor- dare come ne parla Michel Foucalt, nelle lezioni del 1978-79. Le parole-chiave furono quelle che Erhard, futuro Cancellie- re e allora responsabile dell'amministrazione nella zona oc- cupata dagli anglo-americani, pronunciò il 28 aprile '48: "Bisogna liberare l'economia dai vincoli statali (...) ed evi- tare sia l'anarchia sia lo Stato-termite. Solo uno Stato ca- pace di stabilire al contempo la libertà e la responsabilità dei cittadini può legittimamente parlare in nome del popo- lo". - Decaduto lo Stato, solo la libera economia poteva ricostituirlo. Un marco solido, una crescita forte, una bilan- cia dei pagamenti salda: divennero la sovranità sostitutiva della Germania. "La storia aveva detto no allo Stato tede- sco, ma d'ora in poi sarà l'economia a consentirgli di affer- marsi", e in più di dimenticare un nazismo che non "parlava in nome del popolo" (Focault, Nascita della biopolitica, Fel- trinelli 2005). Mettere la casa in ordine, e soltanto dopo farsi Stato. il pro- totipo dello Zollverein fu ripreso da Erhard, e ora va applica- to all'Europa. Gli Stati sono incitati a cdere sovranità, ma la costituzione europea sarà economica e di marca tedesca o non sarà. E' stupefacente la disinvoltura con cui un uomo in- telligente come Thomas Schmid, vicino nel '68 a Fischer e a Cohn-Bendit, confonda il comando con l'egemonia, nel car- teggio con Ezio Mauro apparso il 28 giugno su Repubblica.: "La Germania deve usare la sua forza per aiutare altri, de- ve diventare un amministratore e garante per la stabilità riconquistata di Stati oggi deboli (...) deve essere egemone, ma in modo amichevole". Forse è qui uno dei nodi da sciogliere, nelle discussioni fra governi e fra economisti. L'operazione tedesca è singolare. Parla di Federazione, ma intanto tratta i paesi meridionali dell'Eurozona come se fossero nazioni dimezzate e vinte in guerra, i cui Stati hanno perduto non tanto consistenza, quanto legittimità. Come se tutti dovessero percorrere la via tedesca, pur venendo da storie così diverse. ___________________________________________________________________________
La notte dei gufi - Diario di un vecchio analista di Borsa - Agosto, Monti mio non ti conosco. Mi dispiace ma la Merkel, formatasi alla dura scuola dell'attesa di cotture ed amalga- ma da cucina, fa melina e rimanda a settembre il tanto ago- gnato scudo anti spread. - Figurati se non lasciava l'Italia sulla graticola. La Cancelliera è più una cancellata chiusa in faccia a Grilli (ministro italiano dell'Economia). A settembre, forse, se ne riparlerà, col fresco e quando la speculazione d'agosto avrà già sbranato chi di dovere e di rigore, Tutto chiacchiere e distintivo, tanto lo spread, ve lo cantate e ve lo suonate, sotto la regia della Bce che co- me una gatta di ultima istanza arriva provvidenziale. La Spagna sarebbe già fallita senza la sua elemosina calco- lata. Madrid non può pagare i servizi pubblici, restano quelli igienici. Con tutto il terrorismo di questo fantomatico mese assolato della finanza, teatro di scorribande dei grandi lupi della speculazione affamati di società e Paesi lasciati soli, alla fine nessuno va più in vacanza. Tutti in mutande in giro per casa a godersi lo spread. (da Affari&Finanza di 'la Repubblica' - 23 luglio 2012)
Lucianone ...a godersi lo spread, e per fortuna anche le Olimpiadi londinesi, fra poco.
19 luglio 2012 - giovedì 19th July / Thursday visioni del post - 7
Napolitano contro Di Pietro Messineo: la trattativa Stato- mafia c'è stata Palermo . Indagato Dell'Utri La procura convoca anche Marina Berlusconi Per la trattativa Stato-mafia ora è indagato anche Dell'Utri per un 'estorsione a Silvio Berlusconi. Estorsione che gli avrebbe fruttato 40 milioni di euro. I pm di Palermo vogliono convocare Marina Berlusconi come teste. Il Quirinale attacca il leader dell'Idv Di Pietro accusandolo di diffamazione. Siria - Uccisi i fedeli di Assad Morti il ministro della Difesa e il cognato del rais. La Russia frena l'Onu, rinviato il voto sulle sanzioni. Attacco dei ribelli a Damasco: colpito il cuore del regime Assef Shawkat , ex capo dell'intelligence militare e cognato del presidente Bashar al Assad, il ministro della Difesa Daud Rajha e il generale Hassan Turkmani (capo della "cellula di crisi" incaricata di stroncare la rivolta) sono rimasti uccisi in un attentato dinamitardo nel cuore di Damasco. La Russia frena sul voto Onu per colpire con le sanzioni il regime. Merkel: dubbi sul progetto Ue Il Colle chiama Monti Allarme Fmi: in pericolo la sopravvivenza dell'euro "La relazione negativa tra gli Stati, le banche e l'economia reale sono più forti che mai. E nonostante le azioni intraprese, i mercati finanziari restano sotto grande pressione, sollevando dubbi sulla stessa sopravvivenza dell'eurozona". L'allarme è del Fondo Monetario Internazionale. Parole preoccupate vengono anche dal cancelliere tede- sco Angela Merkel che esprime dubbi sul progetto Ue. Napolitano ha convocato monti per discutere della situazione.
Sicilia sull'orlo del crac L'ira di Monti: chiede a Lombardo di lasciare Lo spettro di una Sicilia sull'orlo del baratro preoccupa Mario Monti. Il premier non intende tergiversare e prima di program- mare un intervento di risanamento contro la bancarotta - maga- ri attraverso il commissariamento - lancia un diktat al governa- tore della Sicilia Raffaele Lombardo chiedendogli conferma sulle sue dimissioni annunciate. Il governatore ripete da giorni di aver fissato la data in cui lascerà la carica: per il 31 luglio '12. In anticipo di oltre un anno rispetto alla naturale scadenza della legislatura a causa delle sue vicende giudiziarie e dopo il ritiro del sostegno in aula del Pd. Lombardo, dopo l'ultimatum del professore, ha chiesto di essere ricevuto a Palazzo Chigi. L'incontro è stato fissato per il 24 luglio. Palermo - I PM convocano Berlusconi Per testimoniare sul caso Dell'Utri Monti rinuncia allo scudo anti-spread L'Italia affronterà l'estate speculativa senza scudo, e con lo spread già a 480. Per fortuna Bankitalia conferma che i titoli italiani sono ancora richiesti all'estero, e il declas- samento di Moody's sembra rimasto senza effetto. Ma la partita di Monti si gioca anche sul fronte interno. I partiti che lo sostengono sono preoccupati e temono qualche blitz estivo con nuove manovre. E vorrebbero essere consultati. Ma Monti, per ora, non ha in agenda incontri con "ABC". I risparmi di Stato Corsa ad ostacoli per ridurre gli sprechi. Le auto blu scendono del 19% - Ticket: alt dalla Consulta Pochi risparmi, molte polemiche: lite sui tagli alle festività ed è bufera sull'accorpamento. Nel mirino le feste patrona- li, in salvo le ricorrenze religiose. Benzinai, sciopero sull'esodo I gestori contro la politica degli sconti dei petrolieri. Ma il garante: no, giorni protetti.
Tuttasalute La buccia della mela ottima contro l'obesità Il benefico effetto brucia-calorie della buccia delle mele è stato dimostrato dai ricercatori Usa del "Fraternal Order of Eagles Diabetes Research Center" dell' Università del- l'Iowa. - Tutto merito di una particolare sostanza , l'acido ursolico, in grado di aumentare l'attività del tessuto adiposo bruno, già noto per la sua capacità di bruciare in tempi brevi e in modo efficace le calorie di troppo, e inoltre di far scendere i livelli di concentrazione degli zuccheri e dei lipidi nel sangue. "Questo acido - dicono i ricercatori - fa crescere la musco- latura rispetto al grasso e aumentare il grasso bruno, un eccellente brucia grassi". Cosa che rendono la buccia del- le mele anche un'ottima alleata per diminuire il rischio di sviluppare disturbi e disfunzioni, come l'obesità. il dia- bete e le patologie epatiche. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Plos One". (da La Gazzetta dello Sport / Altri Mondi - Mabel Bocchi)
15 luglio 2012 - domenica 15th July - Sunday visioni post - 19
I rischi dei social network (1^ parte)
Perchè Facebook può essere pericoloso per i govanissimi?
Facebook sta studiando una tecnologia che dovrebbe consentire agli under 13 di iscriversi. In realtà a fine 2011 erano già almeno 7,5 milioni i ragazzini sotto i 13 anni che frequentavano il social network (dati di Consumer Reports) grazie a un sotterfugio: cam- biando la data di nascita all'atto dell'iscrizione. magari con la complicità dei genitori. L'esposizione a siti di ogni tipo, compresi quelli porno, dei giova- nissimi è in netto aumento. E c'è chi torna a raccomandare qual- che censura. Per evitare rischi.
Dibattiti, controversie e qualche convergenza La rivista 'Panorama' del 27 giugno '12 ci da, nella rubrica "Scenari social", due pareri diversi da parte di 2 studiosi che si occupano di questo problema. Ecco le loro analisi al riguardo, con consigli e av- vertimenti.
Luigi Foroni (psicologo-psicoterapeuta dell'età evolutiva) Nessuno vuole tornare ai piccioni viaggiatori. E parlare di censura potrebbe essere fuori luogo. Ma i controlli sono indispensabili. La tecnologia in mano ai giovanissimi è un'arma a doppio taglio. Azzera la solitudine, la noia e il si- lenzio. Aiuta a placare lo stress. E' autoaffermante. Però va dosata, perchè, al di là dei casi estremi di adescamenti, rischiamo che i nostri figli si distac- chino progressivamente dalla realtà. Con il paradosso che siamo noi i primi a incentivarli. O meglio: la reazione più diffusa fra i genitori dei ragazzini hi- tech è di ammirazione allo stato puro: "Che razza di genio ho messo al mon- do!". E ci si preoccupa poco delle conseguenze. Eppure, chi cresce con l'idea che basti schiacciare un bottone per diventare imperatori del mondo (grazie ai videogiochi) non avrà vita facile. i primi cam- panelli d'allarme suonano alle elementari, con genitori nel panico per le dif- ficoltà di apprendimento dei pargoli, il cui problema il più delle volte è uno solo: mancanza totale di volontà di applicarsi. Tutto qui. Come dire: giuste dosi di frustrazione nella vita dei nostri figli andrebbero introdotte un pò alla volta, compreso il divieto di campeggiare davanti al computer. Per qualsiasi scopo. E i siti a luci rosse? I giornaletti porno sono sempre esistiti, ma qui l'impatto è molto più forte. Ancora una volta conta l'educazione. Su questo punto però non c'è stato progresso nel rapporto genitori-figli. Parlare di sesso resta un tabù. E così il pericolo aumenta.
Stefano Mainetti (docente di tecnologie , applicazioni e servizi internet al Politecnico di Milano) Facebook può mettere tutti i filtri che vuole, ma il modo per aggirarli c'è sempre. E i ragazzini sono spesso più bravi dei genitori nel farlo. Non va bene. Gli adulti devono acquisire una giusta dose di conoscenze informati- che per accompagnare i figli nella scoperta si internet e insegnare loro co- sa è bene e cosa è male. Bisogna trasferire nel mondo virtuale le abitudi- ni dell'educazione spicciola. Tipo: la strada si attraversa con il semaforo verde, punto e basta. Il verde c'è pure online. Con software di ogni tipo che i genitori possono installare a seconda delle esigenze e dell'età dei fi- gli. Un esempio per tutti: basta un antivirus WatchDog (cane da guardia) per mettere al bando una serie di parole chiave. Quante e quali lo decidia- mo noi. Io ho un bambino di 10 anni e ogni volta che digita una parola da me se- gnalata gli si apre una finestra che lo avverte che quella ricerca è sotto la mia osservazione. O chiude o il sistema mi invierà una email perchè dia o meno l'autorizzazione a procedere. Le parole al bando? Sesso, dro- ga, pornografia, armi... Finora non ho ricevuto email. Altro avvertimento: le console per i videogiochi e gli smartphone vanno tenuti d'cchio e dotati di software per il controllo dei genitori. Molti non ci pensano. L'altro giorno un compagno di classe di mio figlio è venuto da noi con il suo computer. Ho chiesto di vederlo, non avewva filtri. Ho staccato il wi-fi- Fatelo anche voi.
13 luglio 2012 - venerdì 13th July / Friday visione post - 26
Ho scelto, durante il recupero di materiale inerente alle lettere più interessanti che si trovano su carta stampata, queste due lettere che fanno parte della Rubrica/posta tenuta da Michele Serra in 'il Venerdì di Repubblica' C'è pure la risposta dello stesso M. Serra. Dopo la visione e l'ascolto di alcuni video che possono rappresentare diverse forme di lentezze e velocità sonore- visive, completerò il tutto con un mio commento personale. - Lucianone - Sognare lentezza per colpa del web Caro Serra, mi riconosco nell'articolo su Repubblica che ha dedicato a Twitter. Chiarisco subito, io twitto e ritwitto e sono un entusiasta di internet. Ritengo che internet sia la più grande rivoluzione socio-economico- culturale dell'umanità, basti pensare alla quantità immane di infor- mazioni di alta qualità a cui tutti possiamo avere accesso a bassissi- mo costo. Ciò posto, come tutte le cose umane,. Twitter, Facebook, in-ternet vanno vissuti con laicità, senza abdicare allo spirito critico. A me sembra che gli strali di cui lei è stato fatto oggetto segnalino il rischio di un'ortodossia della rete. Come insegna George Orwell in 1984, ogni ortodossia non ha bisogno di un pensiero, tanto che nel romanzo la neolingua che il Partito del grande Fratello vuole imporre in sostituzione dell'archelingua (l'inglese di Shakespeare, dice Orwell), è pensata come un armamentario di parole e di costru- zioni logiche ridotte all'osso, in cui le sfumature di senso devono es- sere abolite. In molte sue manifestazioni e senz'altro in quelle più popolari, è in- negabile che internet impoverisca il linguaggio e castri la profondità del pensiero. - Non vorrei che l'ortodossia della nuova era si tradu- cesse in una involontaria dittatura della brevità, una twittatura ag- gravata dall'ansia di esserci. Massimo Maggiore / email
Sognare velocità per colpa dei treni Caro Serra, strappa un sorriso l'idea di istituire (il 26 marzo) la Giornata mondiale della Lentezza. Lo scopo sarebbe quello di contrastare i ritmi sempre più frenetici e di riflettere sulle conseguenze di uno stile di vita sem- pre più indirizzato verso la velocità. A questa frenesia , che tanto sarebbe piaciuta ai Futuristi, fa da con- traltare la lentezza esasperante di molti aspetti della vita quotidiana: la corrispondenza recapitata quando non ha più senso riceverla, i treni dei pendolari che viaggiano con ritardi da diligenze dei film Western, processi celebrati quando gli imputati sono passati a mi- glior vita. esami ospedalieri fissati dopo l'aggravarsi dei sintomi che li avevano motivati, infrastrutture realizzate quando ormai si rivela- no inadeguate rispetto alle esigenze, nel frattempo mutate, che ave- vano determinato la loro progettazione. A quando la Giornat della Puntualità? Mauro Luglio / Monfalcone (Gorizia)
Michele Serra: Ecco due lettere che, messe in sequenza, provocano un gran bel dibattito. Massimo paventa una "dittatura della brevità", Mauro irride alla Giornata mondiale della Lentezza.- Masimo, pur essen- do entusiasta di internet, ne teme, come dire, gli eccessi di veloci- tà... e cita Orwell per ricordarci che s pazzare via la complessità prepara il terreno a una semplificazione di pensiero che facilita ogni arbitrio del potere (Le dittature, si sa, semplificano, e per questo a volte attraggono molti consensi). mauro ci ricorda che lla grande accelerazione virtuale non cor- risponde , però, una velocità reale, che siamo un Paese lento e forse fermo,. nel quale il tempo sembra essersi bloccato. Per indole, pià ancora che per convinzione, sono più attratto dalla lentezza (amo molto camminare in montagna) e dunque mi sento più in sintonia con Massimo che con Mauro.
13 luglio 2012 - venerdì 13th July / Friday visioni del post - 2
Confindustria: l'economia affonda Squinzi: dati peggiori del previsto - Il Pil calerà più del 2,4% Il governo rifà i conti - Grilli, ministro economia: ci mancano 6 miliardi - Bene l'asta dei bot, ma lo spread va a quota 466. Anche i tecnici del Senato criticano la spending review: solo tagli lineari Berlusconi in campo Il Cavaliere: "Basta con il Pdl, ora si cambia tutto" Il simbolo del partito sarà un aquilone. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto conferma il ritorno in campo di Berlusconi alle elezioni del 2013. Non si terranno le primarie e cambierà anche il simbolo del partito. Dubbio sulla Torino-Lione Tav, la Francia frena - "Progetto da ridiscutere" "Servono fondi Ue" Sul progetto di ferrovia ad alta velocità la Francia frena e chiede altri fondi europei. Il commissario italiano Mario Virano assicura: "Non c'è niente di strano, anche da noi si selezionano gli investimenti. Ma il tunnel non è in forse". Il governo francese alza la posta e afferma: "Per poter pas- sare alla sua concreta realizzazione servono nuovi finanzia- menti". Ai francesi la Tav dovrebbe costare 12 miliardi di euro.