14 marzo '19 - giovedì 14th March / Thursday visione post - 5
(da Corriere della Sera - 7 marzo '19 )
Un estratto da "Le ragazze di via Rivoluzione" (Solferino), che racconta storie di donne in
Medio Oriente: dall'amore tra Rima e Nael, lei crfistiana e lui musulmano, nella Damasco
divisa dalla guerra, al gesto indimenticabile di Vida che in via Enghelab, via della Rivolu-
zione, a <teheran, si toglie il velo bianco e lo sventola come una bandiera.
(da "Le ragazze di via Rivoluzione) -
Fu strano arrivare in una città in guerra dove, a un primo sguardo, la guerra non si vedeva.
L'autostrada era trafficata e così anche il centro di Damasco. I mercati erano aperti. Il mio
hotel era pieno - anche se presto scoprii che molti ospiti erano famiglie borghesi scappate
da altre zone della Siria. Al contrario, nei sobborghi, giungle di cemento cresciute per ospi-
tare la gente arrivata dalle campagne, la guerra si vedeva e si sentiva: erano circondati dal-
le forze governative, e le zone più attive contro il regime erano bombardate dall'artiglieria.
A differenza di Homs, Damasco non si era divisa solo lungo linee confessionali - sunniti
contro Assad, alauiti e cristiani con lui. Qui, come ad Aleppo, era anche una questione di
classe sociale. I ricchi, anche se sunniti, stavano con il governo perchè non volevano ve-
der turbata la stabilità politica ed economica, mentre i più poveri si erano ribellati.
Una sera fui invitata a una cena a casa di un intellettuale nel quartiere residenziale di Bar-
zeh, nel nord-est della capitale: era spaccato in pro-Assad e anti-Assad, a volte anche nel-
lo stesso edificio. La maggior parte degli invitati erano studenti, scrittori e artisti che non
facevano mistero di detestare il regime. Una ragazza, Rasha, mi disse scherzando: "Ho
avuto molti amanti, ma non si riesce più a trovare un fidanzato decente, sono tutti in pri-
gione". Uno studente di teatro mi raccontò di essere stato chiamato per la leva obbliga-
toria: avrebbe potuto disertare e unirsi all'Esercito siriano libero, ma aveva paura di la-
sciare la sua casa, la sua città,, tutto... e poi non era meglio che ci fosse gente come lui
nell'esercito regolare - si chiedeva - piuttosto che soltanto i fedelissimi del presidente?
Dopo cena restai a dormire in quell'appartamento: se infatti i mukhabarat, gli uomini
dell'intelligence avessero fermato quei ragazzi con me a bordo sarebbero probabilmen-
te stati guai. In piena notte controllavano i documenti dei passeggeri agli angoli delle
strade: gli agenti erano giovani, con i jeans scoloriti, le felpe con cappuccio e i kala-
shnikov - Fu al caffè Pages , in centro, che incontrai Rima per la prima volta. Molti
giovani pro-rivoluzione si riunivano lì. C'erano cristiani, drusi, sunniti, sciiti, gente
di Homs, dei villaggi. Sul tardi si spostavano a casa di qualcuno o in un altro locale
"fidato" a bere arak e cantare vecchie canzoni fino alle quattro del mattino. Rima, una
ragazza pallida dai capelli corvini a caschetto, trasportava due grossi vassoi pieni di
yabrag, gli involtini di foglie di vite. Li avevano cucinati donne di Homs che si erano
rifugiate a Damasco per sfuggire alla guerra civile: madri, mogli, sorelle, che avevano
perso gli uomini della famiglia ed erano rimaste senza un soldo. E lei cercava di ven-
dere gli involtini per aiutarle. Rima, cristiana, aveva ventinove anni e studiava giorna-
lismo. Anche se la maggioranza della comunità cristiana appoggiava Assad, lei si era
subito schierata con i manifestanti. "Nei primi due mesi della rivoluzione avevo tan-
tissima paura" mi raccontò. "Ma quando sono andata alla prima protesta, nel giugno
2011, la paura si è come infranta in mille pezzi e e ho capito che non sarei più torna-
ta indietro. Qualcosa nel mio sangue nmi diceva che dovevo partecipare, che dovevo
lottare contro le ingiustizie nel mio Paese. Era davvero incredibile che la gente scen-
desse in piazza qui, in Siria, "il regno del silenzio" come lo chiamava un vecchio dis-
sidente. Non che la paura sia sparita: è con me, ogni giorno e ogni notte. Ogni volta
che qualcuno bussa alla porta, penso che le forze dell'ordine siano venute a prender-
mi. Ma non posso fermarmi".
IL LIBRO
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giovedì 14 marzo 2019
mercoledì 13 marzo 2019
> Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
13 marzp '19 - mercoledì 13th March / Wednesday visione post - 10
LONDRA - Brexit
Approvato emendamento che esclude il "no deal" / Ma è caos
Il testo apptopo rovato con 312 voti contro 308. La premier May: "Questo non esclude che
bisogna trovare un accordo". E presenta una mozione per far slittare la scadenza del
29 marzo..
ROMA
Stop al Boeing 737 Max anche negli Stati Uniti / L'annuncio di Trump
Al lungo elenco dei Paesi che hanno bloccato l'aereo si sono aggiunti India, Nuova Zelanda,
Dubai e altre nazioni. E qualche compagnia inizia a guardare ai modelli Airbus o altri della
casa americana. A rischio i conti del colosso americano: questo velivolo rappresenta l'80%
delle richieste totali. Norwegian chiede i danni.
Anche gli Stati Uniti fermano i voli del Boeing 737 Max 8 e 9. La decisione, "con effetto immediato", è stata annunciata personalmente dal presidente Donald Trump. "La
sicurezza del popolo americano, di tutte le persone, è la nostra preoccupazione principale", ha rimarcato il capo della Casa Bianca.
Il colosso aeronautico di Seattle, preceduto proprio da un tweet di Trump, ha ribadito la sua piena fiducia nel modello, ma ha annunciato di aver raccomandato, "per abbondanza di precauzione e per rassicurare il pubblico, alla Federal Aviation Administration (FAA), la temporanea sospensione dell'intera flotta di 371 velivoli 737 Max".
Lucianone
sabato 9 marzo 2019
SPORT - calcio - Serie B / 27^ giornata
9 marzo '19 - sabato 9th March / Saturday visione post - 12
Risultati e classifica
Foggia 1 Brescia 0 Carpi 1 Padova 0 Palermo 2 Perugia 3
Cosenza o Cittadella 1 Ascoli 1 Crotone 0 Lecce 1 Salernitana 1
Pescara 2 H. Verona 1 Livorno 2
Spezia 0 Venezia 0 Benevento 0
BRESCIA 47 / Palermo 46 / Pescara 44 / Benevento 43 / H. Verona 42 / Lecce 41 /
Perugia 38 / Spezia 37 / Cittadella 36 / Salernitana 34 / Cosenza 32 / Ascoli 30 /
Cremonese 27 / Livorno, Venezia, Foggia 26 / Crotone 23 / Carpi 22 / Padova 20
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Risultati e classifica
Foggia 1 Brescia 0 Carpi 1 Padova 0 Palermo 2 Perugia 3
Cosenza o Cittadella 1 Ascoli 1 Crotone 0 Lecce 1 Salernitana 1
Pescara 2 H. Verona 1 Livorno 2
Spezia 0 Venezia 0 Benevento 0
BRESCIA 47 / Palermo 46 / Pescara 44 / Benevento 43 / H. Verona 42 / Lecce 41 /
Perugia 38 / Spezia 37 / Cittadella 36 / Salernitana 34 / Cosenza 32 / Ascoli 30 /
Cremonese 27 / Livorno, Venezia, Foggia 26 / Crotone 23 / Carpi 22 / Padova 20
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venerdì 8 marzo 2019
Nuove riflessioni Del Venerdì - La possibile rinascita della sinistra dopo le primarie del Pd vinte da Zingaretti
8 marzo '19 - venerdì 8th March / Friday visione post - 10
Le primarie del Pd che si sono tenute il 3 marzo, domenica, erano piuttosto importanti
dal momento che dovevao far capire due cose essenziali per la sinistra: se ci fosse an-
cora una partecipazione appena decente o bassa/molto bassa oppure abbastanza inten-
sa da poter eleggere sopra il 50% uno dei tre candidati alla segreteria del partito.
I sondaggi davano già Nicola Zingaretti come possibile vincitore, e ora i sondaggi diffi-
cilmente vengono smentiti dalla votazione reale. Comunque è necessario ripetere che
l'attesa era soprattutto palpitante per la partecipazione del "popolo" della sinistra;
poi era quasi scontato che il vincente era Zingaretti, ex governatore della regione La-
zio.
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Le primarie del Pd che si sono tenute il 3 marzo, domenica, erano piuttosto importanti
dal momento che dovevao far capire due cose essenziali per la sinistra: se ci fosse an-
cora una partecipazione appena decente o bassa/molto bassa oppure abbastanza inten-
sa da poter eleggere sopra il 50% uno dei tre candidati alla segreteria del partito.
I sondaggi davano già Nicola Zingaretti come possibile vincitore, e ora i sondaggi diffi-
cilmente vengono smentiti dalla votazione reale. Comunque è necessario ripetere che
l'attesa era soprattutto palpitante per la partecipazione del "popolo" della sinistra;
poi era quasi scontato che il vincente era Zingaretti, ex governatore della regione La-
zio.
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Musica - Il jazz e la scuola: poco feeling
8 marzo '19 - venerdì 8th March / Friday visione post - 12
(da la Repubblica - 12 gennaio '19 - Corrado Zunino)
Il jazz da un anno e mezzo è fuori dalla scuola italiana: c'era entrato da poco, nel setttembre
2010. Nelle cinque stagioni di vita dentro le aule il genere è riuscito a illudere quattrocento
docenti precari di poter insegnare skat e improvvisazione a studenti che, a loro volta, voleva-
no apprendere al liceo fraseggio e repertorio. I ragazzi sono stati costretti a tornare, dal set-
tembre 2017 ormai, al canto lirico, ai corsi di liuto e eufonio. Il jazz è stato bandito: la buro-
crazia che segue le riforme scolastiche l'ha espulso. Ora 930 docenti di scuola e d'accademia
chiedono di ripensarci. - Il breve rapporto della musica di Louis Armstrong e Milkes Davis
con la scuola italiana prende corpo con la Riforma Gelmini,, che ha consentito al jazz di in-
sediarsi nei licei musicali (nati, questi, nel 2006 con la Moratti). Si spegna, il rapporto, sui
decreti che seguono la Buona scuola quando il ministero guidato da Valeria Fedeli accorpa
le classi di concorso. Con la semplificazione delle discipline gli uffici dimenticano di inseri-
re la "classe jazz" in un codice, ed è la fine. Non esiste un testo che apertamente escluda il
genere, fin lì insegnato, attraverso voci più larghe ("Musica istruzione secondo grado), è la
vecchia dizione). Con l'accorpamento solo gli strumenti della classica trovano il loro codice
(Ab55 per la chitarra, Ac55 per il clarinetto) e una dignità. Nel nuovo decreto non c'è nulla
invece, per gli strumenti jazz. Le segreterie, spiazzate, provano a chiedere lumi ai dirigen-
ti scolastici che si rivolgono agli Uffici regionali. Di fronte a un'assenza amministrativa le
scelte dei presidi sono due, prese a braccio: alcuni licei musicalio fermano le iscrizioni al
primo anno di jazz lasciando che le classi esistenti vadano in scadenza. Altri presidi, la
maggior parte in verità, sciolgono immediatamente tutte le classi dove si insegnava la mu-
sica dell'improvvisazione ottenendo due risultati: l'alunno jazz, se vuole continuare a st
diare musica, deve spostarsi su un corso di classica. Il suo docente, semplicemente, se ne
va a casa. A casa, sì: i professori jazz da due anni sono esclusi dall'insegnamento e pure
dalle graduatorie di istituto da dove provenivano. "Licenziati senza appello", dice il ma-
estro Stefano Luigi Mangia, diploma di sassofono, che dal Salento guida il Coordinamen-
to nazionale per il ripristino del jazz nei Licei musicali, "nessun insegnante della scuola
pubblica è stato trattato in questo modo".
Prima della riforma i corsi allestiti nelle medie superiori - i Licei musicali nel Paese sono
145, dieci paritari - erano in sintonia con quelli del Conservatorio, il percorso di laurea
dei musicisti. Con l'accorpamento delle discipline, e l'abrogazione dello studio a livello
scolastico, gli studenti che aspirano a fare e vivere di jazz oggi non riescono più a supe-
rare gli esami d'ammissione al Conservatorio. "Mancano le basi, crollano sull'improv-
visazione", dice il professor Mangia, "riesce a salvarsi chi può permettersi lezioni pri-
vate". L'accorpamento del dopo Buona scuola ha creato il vuoto, ma il Coordinamen-
to accusa l'attuale governo di sordità: "L'indifferenza alle nostre lettere è glaciale", di-
ce Mangia. Musicisti-prof hanno costruito un documento con 930 firme sotto per chie-
dere: "Riattivate i corsi di strumento jazz". Sottoscrivono il pianista Gianni Lenoci,
allievo di Mal Waldrom, e la cantante Ada Montellanico, formata alla Scuola di mus
ca popolare di Testaccio, a Roma. Sono docenti di conservatorio e, da quel punto os-
servano i guasti della fine del jazz al liceo: "Stiamo perdendo aspiranti musicisti nel-
l'età della formazione, e il ministro di un Paese di straordinaria cultura musicale do-
vrebbe dire una parola".
Lucianone
(da la Repubblica - 12 gennaio '19 - Corrado Zunino)
Il jazz da un anno e mezzo è fuori dalla scuola italiana: c'era entrato da poco, nel setttembre
2010. Nelle cinque stagioni di vita dentro le aule il genere è riuscito a illudere quattrocento
docenti precari di poter insegnare skat e improvvisazione a studenti che, a loro volta, voleva-
no apprendere al liceo fraseggio e repertorio. I ragazzi sono stati costretti a tornare, dal set-
tembre 2017 ormai, al canto lirico, ai corsi di liuto e eufonio. Il jazz è stato bandito: la buro-
crazia che segue le riforme scolastiche l'ha espulso. Ora 930 docenti di scuola e d'accademia
chiedono di ripensarci. - Il breve rapporto della musica di Louis Armstrong e Milkes Davis
con la scuola italiana prende corpo con la Riforma Gelmini,, che ha consentito al jazz di in-
sediarsi nei licei musicali (nati, questi, nel 2006 con la Moratti). Si spegna, il rapporto, sui
decreti che seguono la Buona scuola quando il ministero guidato da Valeria Fedeli accorpa
le classi di concorso. Con la semplificazione delle discipline gli uffici dimenticano di inseri-
re la "classe jazz" in un codice, ed è la fine. Non esiste un testo che apertamente escluda il
genere, fin lì insegnato, attraverso voci più larghe ("Musica istruzione secondo grado), è la
vecchia dizione). Con l'accorpamento solo gli strumenti della classica trovano il loro codice
(Ab55 per la chitarra, Ac55 per il clarinetto) e una dignità. Nel nuovo decreto non c'è nulla
invece, per gli strumenti jazz. Le segreterie, spiazzate, provano a chiedere lumi ai dirigen-
ti scolastici che si rivolgono agli Uffici regionali. Di fronte a un'assenza amministrativa le
scelte dei presidi sono due, prese a braccio: alcuni licei musicalio fermano le iscrizioni al
primo anno di jazz lasciando che le classi esistenti vadano in scadenza. Altri presidi, la
maggior parte in verità, sciolgono immediatamente tutte le classi dove si insegnava la mu-
sica dell'improvvisazione ottenendo due risultati: l'alunno jazz, se vuole continuare a st
diare musica, deve spostarsi su un corso di classica. Il suo docente, semplicemente, se ne
va a casa. A casa, sì: i professori jazz da due anni sono esclusi dall'insegnamento e pure
dalle graduatorie di istituto da dove provenivano. "Licenziati senza appello", dice il ma-
estro Stefano Luigi Mangia, diploma di sassofono, che dal Salento guida il Coordinamen-
to nazionale per il ripristino del jazz nei Licei musicali, "nessun insegnante della scuola
pubblica è stato trattato in questo modo".
Prima della riforma i corsi allestiti nelle medie superiori - i Licei musicali nel Paese sono
145, dieci paritari - erano in sintonia con quelli del Conservatorio, il percorso di laurea
dei musicisti. Con l'accorpamento delle discipline, e l'abrogazione dello studio a livello
scolastico, gli studenti che aspirano a fare e vivere di jazz oggi non riescono più a supe-
rare gli esami d'ammissione al Conservatorio. "Mancano le basi, crollano sull'improv-
visazione", dice il professor Mangia, "riesce a salvarsi chi può permettersi lezioni pri-
vate". L'accorpamento del dopo Buona scuola ha creato il vuoto, ma il Coordinamen-
to accusa l'attuale governo di sordità: "L'indifferenza alle nostre lettere è glaciale", di-
ce Mangia. Musicisti-prof hanno costruito un documento con 930 firme sotto per chie-
dere: "Riattivate i corsi di strumento jazz". Sottoscrivono il pianista Gianni Lenoci,
allievo di Mal Waldrom, e la cantante Ada Montellanico, formata alla Scuola di mus
ca popolare di Testaccio, a Roma. Sono docenti di conservatorio e, da quel punto os-
servano i guasti della fine del jazz al liceo: "Stiamo perdendo aspiranti musicisti nel-
l'età della formazione, e il ministro di un Paese di straordinaria cultura musicale do-
vrebbe dire una parola".
Lucianone
Società - Venezuela: situazione complessa e confusa: l'America di Trump sembra fare il doppio gioco
8 marzo '19 - venerdì 8th March / Friday visione post . 8
martedì 5 marzo 2019
SPORT - calcio / Serie B - 26^ giornata 2018/19
5 marzo '19 - martedì 5th March / Tuesday
Risultati
Benevento 2 Ascoli 2 Cosenza 1 Crotone 3 Lecce 2 Padova 1
Pescara 1 Foggia 2 Carpi 0 Palermo 0 Verona 1 Brescia 1
Salernitana 2 Venezia 2 Spezia 3
Cremonese 0 Perugia 3 Livorno 0
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Benevento 2 Ascoli 2 Cosenza 1 Crotone 3 Lecce 2 Padova 1
Pescara 1 Foggia 2 Carpi 0 Palermo 0 Verona 1 Brescia 1
Salernitana 2 Venezia 2 Spezia 3
Cremonese 0 Perugia 3 Livorno 0
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Appuntamenti - Avvenimenti a Bergamo e provincia
5 marzo '19 - martedì 5th March / Tuesday visione post - 10
BERGAMO - Città del folclore
"Tra Sacro e Profano" - Festa di mezza Quaresima
28 - 31 marzo 2019
28 marzo > Passione / sacra rappresentazione in antico dialetto bergamasco
29 marzo - Gran Ballo in Maschera / 1^ edizione
30 marzo - Bèrghem Folk / !° corso mascherato - gruppi folkloristici
31 marzo - Sfilata dei carri in città / inizio ore 15
GANDINO - Museo della Basilica
"Iconae Mariae" / Il volto di Dio nelle icone della Madre
Esposizione prolungata fino al 7 aprile '19
CLUSONE - Galleria d'arte Franca Pezzoli Arte Cotemporanea
Franca Pezzoli omaggia Peter KADOLPH
Lo stile e la ricerca artistica in mostra a Clusone
Fino al 4 aprile '19
BERGAMOMVM
Un colle che divenne città
Palazzo della Ragione / Bergamo, Città Alta
martedì e venerdì: ore 9.30 - 13.00 / 14.30 - 18.00
sabato, domenica e festivi: 10.30 - 18.30
Ingresso gratuito - Fino al 19 maggio
Lucianone
BERGAMO - Città del folclore
"Tra Sacro e Profano" - Festa di mezza Quaresima
28 - 31 marzo 2019
28 marzo > Passione / sacra rappresentazione in antico dialetto bergamasco
29 marzo - Gran Ballo in Maschera / 1^ edizione
30 marzo - Bèrghem Folk / !° corso mascherato - gruppi folkloristici
31 marzo - Sfilata dei carri in città / inizio ore 15
GANDINO - Museo della Basilica
"Iconae Mariae" / Il volto di Dio nelle icone della Madre
Esposizione prolungata fino al 7 aprile '19
CLUSONE - Galleria d'arte Franca Pezzoli Arte Cotemporanea
Franca Pezzoli omaggia Peter KADOLPH
Lo stile e la ricerca artistica in mostra a Clusone
Fino al 4 aprile '19
BERGAMOMVM
Un colle che divenne città
Palazzo della Ragione / Bergamo, Città Alta
martedì e venerdì: ore 9.30 - 13.00 / 14.30 - 18.00
sabato, domenica e festivi: 10.30 - 18.30
Ingresso gratuito - Fino al 19 maggio
Lucianone
venerdì 1 marzo 2019
Nuove riflessioni Del Venerdì - Ormai si respira aria di elezioni europee. Aspettando il risveglio del Pd e le primarie.
1 marzo '19 - venerdì 1st March / Friday visione post - 15
Italia, Francia, Germania ma anche Spagna e Paesi cosiddetti di Visegrad, e altri Paesi
nordici dentro la sfera Ue stanno preparando le loro agende politiche interne con occhi
e vibrazioni rivolti e indirizzate verso i loro obiettivi più o meno europei, al di fuori dun-
que dei loro confini: con modalità e intenzioni differenti. Insomma si sta sempre più re-
spirando un'aria che porta venticelli di preparazione alle elezioni europee, alla designa-
zione di un nuovo Parlamento europeo probabilmente rinnovato se non stravolto.
In Italia c'è un governo del tutto anomalo rispetto agli altri paesi europei: la formazione
di una specie di doppio governo tenuto in piedi da due vice-ministri con un primo mini-
stro che viene più o meno diretto e manovrato da quei due leader (vice-ministri) di dee
formazioni politiche parecchio antitetiche ma con un interesse in comune, il Potere. E se
una delle due formazioni, il movimento CinqueStelle, era stato spinto alle origini da un
vero interesse (in buona parte di spirito di sinistra) alla causa delle istanze popolari e
molto vicine alle persone che chiedevano giustiza sociale ed economica, si è poi, con
l'alleanza al partito della Lega di Salvini (l'altra formazione politica), appiattita su una vo-
lontà di mantenimento di sola posizione di potere, accondiscendendo per esso ai diver-
si obiettivi della Lega (fino ad arrivare ad aiutare il suo capo Salvini nell'evitare il pro-
esso per il sequestro di migranti sulla nave Diciotti), e mantenendo in cambio unicamen-
te l'obiettivo del reddito di cittadinanza. Insomma le istanze rivoluzionarie dell'ispirato-
re del movimento 5S, Grillo, venivano via via sempre più sfumando sotto la guida di Di
Maio. Allora è rientrato in campo per breve periodo Di Battista a dare una mano a Di
Maio, ma la pensata di andar a far visita ai gilet gialli di Parigi, oltretutto quelli più fo-
cosi e incendiari si è rivelato controproducente per il movimento. E infatti Di Maio ha
dovuto fare rapida retromarcia; e comunque quella visita ai galletti francesi incazzati
era un chiaro tentativo dei 5Stelle di allargare a possibili alleanze per le Europee an-
che se i tempi e la scelta della compagnia si sono rivelati quasi subito un grande errore.
Altro discorso deve essere fatto per quanto riguarda il partito di Salvini. La Lega, che
è il partito più vecchio in Italia, è stata rifondata da Salvini che da partitino del Nord
Italia (la Lega della Padania) lo ha trasformato allargandolo a tutta la penisola, e ad-
dirittura aggiungendo Il suo nome "Salvini leader" sotto la dicitura "Lega". E dando
dunque da subito una precisa impronta personalizzante e egocentrica, prendendo l'e-
redità del creatore della Lega Nord, Umberto Bossi. E se come Bossi, anche Salvi-
ni ha una giovinezza da comunista (durata un bel pò), a differenza del boss fondato-
re della Lega Nord - che non ha mai voluto aver a che fare con fascisti di alcun ge-
nere anche dopo aver lasciato l'ideologia comunista e aver fondato il nuovo partito
padano - Matteo Salvini appena si insedia al comando della Lega (e aver aggiunto il
logo 'Salvini premier') accetta e spesso cerca l'appoggio della destra fascista, di For-
za Nuova e perfino della destra estremista di Casa Pound. Dunque Salvini sdogana
la destra (nazi)-fascista, e questo nella prospettiva di formare un partito sovranista
che possa collegarsi con quei partiti delle destre dell'est Europa che guardano alla
guida di Victor Orban in Ungheria e che assieme a Polonia, repubblica Ceca e Slo-
vacchia vengono a formare l'alleanza di Visegrad. Intanto in Italia il nuovo capo
della Lega riesce a sfondare nel Centro e Sud Italia, sia con i voti della destra sia
con i voti, non pochi, di quei delusi dalla sinistra Pidina di Renzi, soprattutto in
quelle zone operaie e in quei borghi e ghetti abbandonati, trascurati e spesso mai
'visitati' dalla sinistra del Pd.
Il punto di forza da cui è partito Salvini in Italia per il suo programma, insieme a
5S, è stato quello dell'immigrazione: bloccare i porti italiani ("porti chiusi") allo
sbarco dei migranti con motivazioni varie (sono già troppi in Italia, pericolo dei
possibili terroristi islamici infiltrati, da ultimo evitare le morti in mare dei migran-
ti, e quindi meno partono dalle coste libiche-africane meno affogano). La diminu-
zione (o la cessazione) delle traversate in gommone e delle morti dei migranti è
diventato un suo vanto particolare, usato sempre come per altri argomenti a uso
di propaganda. Questa stessa linea di programma migratorio verrebbe certamen-
te replicato dal leader della Lega e ministro degli Interni italiano anche per le ele-
zioni europee di maggio, avendo l'appoggio dei Paesi di Visegrad che hasnno
sempre rifiutato la redistribuzione dei migranti richiesta dalla Ue, in particolre
dalla Germania della Merkel. E alle riunioni svoltesi per ridefinire il Trattato di
Dublino sull'immigrazione, in particolare sulla questione della redistribuzione,
Salvini non si è mai presentato, mostrando così di preferire e favorire le tesi sui
migranti dei Paesi sovranisti dell'Est Europa.
Per far fronte all'avanzata delle destre europee, sempre più agguerrite, le forze
socialiste e quelle popolari del centro dovranno unirsi nell'affrontare le elezioni
europee. E già ora i leader dei vari partiti di diverse nazioni hanno cominciato
a incontrarsi per mettere a punto le prime strategie. Per quel che riguarda il Pd,
che in Italia è la formazione a sinistra ancora di una certa consistenza, ma note-
volmente ridimensionata dall'ultima cocente sconfitta del 4 marzo '18, la sua cri-
si non è per niente risolta ma una certa rielaborazione dei motivi della sconfitta
si sta facendo lentamente avanti, soprattutto dopo che l'ex segretario Renzi si
è un pò defilato, e si è capito da parte di tutti che l'unità del partito deve aeeere
messa come priorità per combattere la destra di governo. Ma probabilmente il
risveglio e la possibile rinascita del Pd si possono aspettare e, si spera, avere
dopo le primarie del 3 marzo, cioè tra pochissimo.
Luciano Finesso
Lucianone
Italia, Francia, Germania ma anche Spagna e Paesi cosiddetti di Visegrad, e altri Paesi
nordici dentro la sfera Ue stanno preparando le loro agende politiche interne con occhi
e vibrazioni rivolti e indirizzate verso i loro obiettivi più o meno europei, al di fuori dun-
que dei loro confini: con modalità e intenzioni differenti. Insomma si sta sempre più re-
spirando un'aria che porta venticelli di preparazione alle elezioni europee, alla designa-
zione di un nuovo Parlamento europeo probabilmente rinnovato se non stravolto.
In Italia c'è un governo del tutto anomalo rispetto agli altri paesi europei: la formazione
di una specie di doppio governo tenuto in piedi da due vice-ministri con un primo mini-
stro che viene più o meno diretto e manovrato da quei due leader (vice-ministri) di dee
formazioni politiche parecchio antitetiche ma con un interesse in comune, il Potere. E se
una delle due formazioni, il movimento CinqueStelle, era stato spinto alle origini da un
vero interesse (in buona parte di spirito di sinistra) alla causa delle istanze popolari e
molto vicine alle persone che chiedevano giustiza sociale ed economica, si è poi, con
l'alleanza al partito della Lega di Salvini (l'altra formazione politica), appiattita su una vo-
lontà di mantenimento di sola posizione di potere, accondiscendendo per esso ai diver-
si obiettivi della Lega (fino ad arrivare ad aiutare il suo capo Salvini nell'evitare il pro-
esso per il sequestro di migranti sulla nave Diciotti), e mantenendo in cambio unicamen-
te l'obiettivo del reddito di cittadinanza. Insomma le istanze rivoluzionarie dell'ispirato-
re del movimento 5S, Grillo, venivano via via sempre più sfumando sotto la guida di Di
Maio. Allora è rientrato in campo per breve periodo Di Battista a dare una mano a Di
Maio, ma la pensata di andar a far visita ai gilet gialli di Parigi, oltretutto quelli più fo-
cosi e incendiari si è rivelato controproducente per il movimento. E infatti Di Maio ha
dovuto fare rapida retromarcia; e comunque quella visita ai galletti francesi incazzati
era un chiaro tentativo dei 5Stelle di allargare a possibili alleanze per le Europee an-
che se i tempi e la scelta della compagnia si sono rivelati quasi subito un grande errore.
Altro discorso deve essere fatto per quanto riguarda il partito di Salvini. La Lega, che
è il partito più vecchio in Italia, è stata rifondata da Salvini che da partitino del Nord
Italia (la Lega della Padania) lo ha trasformato allargandolo a tutta la penisola, e ad-
dirittura aggiungendo Il suo nome "Salvini leader" sotto la dicitura "Lega". E dando
dunque da subito una precisa impronta personalizzante e egocentrica, prendendo l'e-
redità del creatore della Lega Nord, Umberto Bossi. E se come Bossi, anche Salvi-
ni ha una giovinezza da comunista (durata un bel pò), a differenza del boss fondato-
re della Lega Nord - che non ha mai voluto aver a che fare con fascisti di alcun ge-
nere anche dopo aver lasciato l'ideologia comunista e aver fondato il nuovo partito
padano - Matteo Salvini appena si insedia al comando della Lega (e aver aggiunto il
logo 'Salvini premier') accetta e spesso cerca l'appoggio della destra fascista, di For-
za Nuova e perfino della destra estremista di Casa Pound. Dunque Salvini sdogana
la destra (nazi)-fascista, e questo nella prospettiva di formare un partito sovranista
che possa collegarsi con quei partiti delle destre dell'est Europa che guardano alla
guida di Victor Orban in Ungheria e che assieme a Polonia, repubblica Ceca e Slo-
vacchia vengono a formare l'alleanza di Visegrad. Intanto in Italia il nuovo capo
della Lega riesce a sfondare nel Centro e Sud Italia, sia con i voti della destra sia
con i voti, non pochi, di quei delusi dalla sinistra Pidina di Renzi, soprattutto in
quelle zone operaie e in quei borghi e ghetti abbandonati, trascurati e spesso mai
'visitati' dalla sinistra del Pd.
Il punto di forza da cui è partito Salvini in Italia per il suo programma, insieme a
5S, è stato quello dell'immigrazione: bloccare i porti italiani ("porti chiusi") allo
sbarco dei migranti con motivazioni varie (sono già troppi in Italia, pericolo dei
possibili terroristi islamici infiltrati, da ultimo evitare le morti in mare dei migran-
ti, e quindi meno partono dalle coste libiche-africane meno affogano). La diminu-
zione (o la cessazione) delle traversate in gommone e delle morti dei migranti è
diventato un suo vanto particolare, usato sempre come per altri argomenti a uso
di propaganda. Questa stessa linea di programma migratorio verrebbe certamen-
te replicato dal leader della Lega e ministro degli Interni italiano anche per le ele-
zioni europee di maggio, avendo l'appoggio dei Paesi di Visegrad che hasnno
sempre rifiutato la redistribuzione dei migranti richiesta dalla Ue, in particolre
dalla Germania della Merkel. E alle riunioni svoltesi per ridefinire il Trattato di
Dublino sull'immigrazione, in particolare sulla questione della redistribuzione,
Salvini non si è mai presentato, mostrando così di preferire e favorire le tesi sui
migranti dei Paesi sovranisti dell'Est Europa.
Per far fronte all'avanzata delle destre europee, sempre più agguerrite, le forze
socialiste e quelle popolari del centro dovranno unirsi nell'affrontare le elezioni
europee. E già ora i leader dei vari partiti di diverse nazioni hanno cominciato
a incontrarsi per mettere a punto le prime strategie. Per quel che riguarda il Pd,
che in Italia è la formazione a sinistra ancora di una certa consistenza, ma note-
volmente ridimensionata dall'ultima cocente sconfitta del 4 marzo '18, la sua cri-
si non è per niente risolta ma una certa rielaborazione dei motivi della sconfitta
si sta facendo lentamente avanti, soprattutto dopo che l'ex segretario Renzi si
è un pò defilato, e si è capito da parte di tutti che l'unità del partito deve aeeere
messa come priorità per combattere la destra di governo. Ma probabilmente il
risveglio e la possibile rinascita del Pd si possono aspettare e, si spera, avere
dopo le primarie del 3 marzo, cioè tra pochissimo.
Luciano Finesso
Lucianone
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