18 aprile '17 - martedì 18th April / Tuesday visione post - 15
RISULTATI delle partite
Ascoli 1 Avellino 1 Cittadella 1 Latina 0 Pisa 0 Pro Vercelli 1
Frosinone 1 Carpi 0 Benevento 0 Vicenza 1 Cesena 1 Entella 0
Spezia 1 Ternana 1 Trapani 3 Brescia 1 Novara 2
Bari 0 Salernitana 0 Perugia 0 Spal 3 Verona H. 2
CLASSIFICA
Spal 64 / Frosinone 62 / Verona H. 59 / Benevento, Cittadella 54 / Perugia 52 /
Spezia 51 / Bari, Entella 50 / Carpi 48 / Novara 47 / Salernitana 46 /
Avellino 44 / Pro Vercelli 42 / Ascoli, Cesena 39 / Trapani 38 / Vicenza 37 /
Brescia 35 / Ternana 35 / Pisa 32 / Latina 31
Continua... to be continued...
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martedì 18 aprile 2017
lunedì 17 aprile 2017
Cultura / LIBRO recuperato - "Rosso nella notte bianca" di Stefano Valenti
17 aprile '17 - lunedì 17th April / Monday visione post - 31
Una storia di Resistenza e di vendetta:
questa, dice lo scrittore Stefano Valenti, è "la mia
Valtellina bianca di neve rossa di sangue"
(da la Repubblica - 10 aprile '16 - Milano/Cultura - Annarita Briganti, con intervista)
La vendetta è un piatto che va servito freddo. Nel caso del nuovo romanzo di Stefano Valenti,
Rosso nella notte bianca (Feltrinelli), Ulisse ci mette 48 anni per "sistemare le cose". Nel no-
vembre del 1994 il protagonista, settantenne, torna in Valtellina, aspetta un altro anziano del
paese davanti al bar e lo uccide a picconate. Scopriremo cosa l'ha spinto a questo ge-
sto estremo, che ha a che fare con la morte di sua sorella e con la scia di sangue della Re-
sistenza, che si combatteva su quei monti. Premio Campiello Opera Prima con La fabbrica
del panico, classe '64, valtellinese, Valenti fa rivivere una letteratura montanara e di "lotta"
che comprende nomi quali Revelli, Rigoni Stern e il Fenoglio di Una questione privata, cita-
to in epigrafe.
Che cos'è la Valtellina per lei?
"Mio padre faceva l'operaio a Sesto San Giovanni. A quarant'anni ha mollato tutto per fare
il pittore, tornando sulle montagne, dove vivevano i nonni, portando con sè la sua famiglia.
Dai 3 ai 13 anni sono cresciuto in questa terra, che ha il più alto tasso di suicidi insieme al
Trentino e al versante austriaco della Svizzera. Se alzi gli occhi, non vedi il cielo. I terreni
sono difficilmente coltivabili. C'erano povertà e emigrazione. Anche quando mi sono ritra-
sferito a Milano, per completare gli studi, sono rimasto legato a quei paesaggi. E' il luogo
dell'infanzia dove cercare la forza data dall'ostilità della natura".
Secondo volume di una "trilogia sulla fabbrica", che ruolo ha il lavoro in questo libro?
"Sia Ulisse sia sua madre si spaccano le ossa in una fabbrica tessile della Valsusa. Il lavoro
in catena di montaggio era diviso in due parti di 4 ore con una breve pausa per fare tutto.
se avevi bisogno di andare in bagno prima, dovevi trovare qualcuno che ti sostituisse. Le
macchine non si potevano spegnere mai. si respiravano gas tossici. Si estraeva la ghisa
bollente dai forni. "Ti mando in fabbrica se non studi", ci dicevano da piccoli, era il no-
stro lupo cattivo. I nuovi operai oggi sono i precari, ma non sono sicuro che siano al cen-
tro del dibattito politico e neanche di chi li rappresenti".
Vendicarsi è una cosa buona, in assenza, sembrerebbe, di giustizia?
" 'Rosso nella notte bianca' è basato sulla storia vera di un ex partigiano, ma non è un
inno alla giustizia fai da te. Ulisse vendica sua sorella, segnata dalla violenza della guer-
ra, perchè è capace di farlo, essendo pazzo. M'interessa il disturbo psichico, che affligge
tutti i miei personaggi. Soffrivo di depressione e attacchi di panico, che ho attutito con
la chimicsono malata e la psicoterapia. Mi sentivo in colpa per il mio stato, poi ho capito
che tutti gli uomini, in gradazioni diverse, sono malati".
Studi artistici, una carriera da traduttore, il successo come romanziere. Cosa rappresenta
la scrittura per lei?
"Se stessi bene, non starei chiuso in casa a scrivere. Scrivere ti da una visione più nitida
della realtà, ma non ti toglie il dolore. Ho scoperto che mi piaceva raccontare storie una
decina di anni fa, quando ho iniziato a tradurre, con sessioni di 10,12 ore di lavoro al
giorno, 7 giorni su 7. Prima avevo tentato di dipingere, avevo fatto lo scenografo, il mon-
tatore. Il Campiello mi permette di tradurre meno, mi ha riscattato dai "fallimenti" del
passato, mi ha dato autostima. La scrittura è uno strumento per farsi amare, e qualche
volta funziona".
L' AUTORE
Valtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva.
Una storia di Resistenza e di vendetta:
questa, dice lo scrittore Stefano Valenti, è "la mia
Valtellina bianca di neve rossa di sangue"
(da la Repubblica - 10 aprile '16 - Milano/Cultura - Annarita Briganti, con intervista)
La vendetta è un piatto che va servito freddo. Nel caso del nuovo romanzo di Stefano Valenti,
Rosso nella notte bianca (Feltrinelli), Ulisse ci mette 48 anni per "sistemare le cose". Nel no-
vembre del 1994 il protagonista, settantenne, torna in Valtellina, aspetta un altro anziano del
paese davanti al bar e lo uccide a picconate. Scopriremo cosa l'ha spinto a questo ge-
sto estremo, che ha a che fare con la morte di sua sorella e con la scia di sangue della Re-
sistenza, che si combatteva su quei monti. Premio Campiello Opera Prima con La fabbrica
del panico, classe '64, valtellinese, Valenti fa rivivere una letteratura montanara e di "lotta"
che comprende nomi quali Revelli, Rigoni Stern e il Fenoglio di Una questione privata, cita-
to in epigrafe.
Che cos'è la Valtellina per lei?
"Mio padre faceva l'operaio a Sesto San Giovanni. A quarant'anni ha mollato tutto per fare
il pittore, tornando sulle montagne, dove vivevano i nonni, portando con sè la sua famiglia.
Dai 3 ai 13 anni sono cresciuto in questa terra, che ha il più alto tasso di suicidi insieme al
Trentino e al versante austriaco della Svizzera. Se alzi gli occhi, non vedi il cielo. I terreni
sono difficilmente coltivabili. C'erano povertà e emigrazione. Anche quando mi sono ritra-
sferito a Milano, per completare gli studi, sono rimasto legato a quei paesaggi. E' il luogo
dell'infanzia dove cercare la forza data dall'ostilità della natura".
Secondo volume di una "trilogia sulla fabbrica", che ruolo ha il lavoro in questo libro?
"Sia Ulisse sia sua madre si spaccano le ossa in una fabbrica tessile della Valsusa. Il lavoro
in catena di montaggio era diviso in due parti di 4 ore con una breve pausa per fare tutto.
se avevi bisogno di andare in bagno prima, dovevi trovare qualcuno che ti sostituisse. Le
macchine non si potevano spegnere mai. si respiravano gas tossici. Si estraeva la ghisa
bollente dai forni. "Ti mando in fabbrica se non studi", ci dicevano da piccoli, era il no-
stro lupo cattivo. I nuovi operai oggi sono i precari, ma non sono sicuro che siano al cen-
tro del dibattito politico e neanche di chi li rappresenti".
Vendicarsi è una cosa buona, in assenza, sembrerebbe, di giustizia?
" 'Rosso nella notte bianca' è basato sulla storia vera di un ex partigiano, ma non è un
inno alla giustizia fai da te. Ulisse vendica sua sorella, segnata dalla violenza della guer-
ra, perchè è capace di farlo, essendo pazzo. M'interessa il disturbo psichico, che affligge
tutti i miei personaggi. Soffrivo di depressione e attacchi di panico, che ho attutito con
la chimicsono malata e la psicoterapia. Mi sentivo in colpa per il mio stato, poi ho capito
che tutti gli uomini, in gradazioni diverse, sono malati".
Studi artistici, una carriera da traduttore, il successo come romanziere. Cosa rappresenta
la scrittura per lei?
"Se stessi bene, non starei chiuso in casa a scrivere. Scrivere ti da una visione più nitida
della realtà, ma non ti toglie il dolore. Ho scoperto che mi piaceva raccontare storie una
decina di anni fa, quando ho iniziato a tradurre, con sessioni di 10,12 ore di lavoro al
giorno, 7 giorni su 7. Prima avevo tentato di dipingere, avevo fatto lo scenografo, il mon-
tatore. Il Campiello mi permette di tradurre meno, mi ha riscattato dai "fallimenti" del
passato, mi ha dato autostima. La scrittura è uno strumento per farsi amare, e qualche
volta funziona".
L' AUTORE
Stefano Valenti
Stefano Valenti (1964), valtellinese, vive a Milano. Ultimati gli studi artistici, si è dedicato alla traduzione letteraria. Il suo romanzo d’esordio, La fabbrica del panico (Feltrinelli 2013), ha vinto il Premio Campiello Opera Prima 2014, il Premio Volponi Opera Prima 2014 e il Premio Nazionale di Narrativa Bergamo 2015. Ha ancora pubblicato con Feltrinelli Rosso nella notte bianca (2016). Per i “Classici” ha tradotto Germinale (2013) di Émile Zola e Il giro del mondo in ottanta giorni (2014) di Jules Verne.
Trama del libro / descrizioneValtellina. Novembre 1994. Il settantenne Ulisse Bonfanti attende Mario Ferrari davanti al bar e lo ammazza a picconate. E, alla gente che accorre, dice di chiamare i carabinieri, che vengano a prenderlo, lui ha fatto quello che doveva.
Erano quarantotto anni che Ulisse mancava da quei monti. Dopo avere lavorato tutta la vita con la madre Giuditta in una fabbrica tessile della Valsusa, è tornato e si è rifugiato nella vecchia baita di famiglia, o almeno in quel che ne è rimasto dopo un incendio appiccato nel 1944.
Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina.
È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.
Dopo La fabbrica del panico, Stefano Valenti fa della morte violenta di una giovane donna il trauma di un uomo, ossessionato dalla religione, e al contempo il trauma di tutta una stagione civile del nostro paese. Con una scrittura febbrile e allucinata, Valenti evoca passioni, crudeltà, tensioni mai sopite, destini che devono trovare compimento e voce.
Lucianone
Non un fiato, non un filo di fumo, non una presenza tutto intorno. In questo abbandono, tormentato da deliri e allucinazioni, Ulisse trascorre l’ultima notte di libertà: riposa davanti al camino, cammina nei boschi, rivive la tragedia che ha marchiato la sua esistenza. Dimenticato da tutti, si rinchiude come un animale morente in quella malga dove nessuno si è avventurato da decenni. I ricordi della povertà contadina, della guerra, della fabbrica, delle tragedie familiari, si alternano in una tormentata desolazione. Una desolazione che nasce dal trovarsi nel paese dove, nel 1946, è morta la sorella Nerina.
È la stessa Nerina a narrare quanto accaduto. Uno di fronte all’altra, la neve sullo sfondo, Ulisse e la giovane sorella si raccontano le verità di sangue che rendono entrambi due fantasmi sospesi sul vuoto della Storia.
Dopo La fabbrica del panico, Stefano Valenti fa della morte violenta di una giovane donna il trauma di un uomo, ossessionato dalla religione, e al contempo il trauma di tutta una stagione civile del nostro paese. Con una scrittura febbrile e allucinata, Valenti evoca passioni, crudeltà, tensioni mai sopite, destini che devono trovare compimento e voce.
Lucianone
domenica 16 aprile 2017
SPORT - Calcio / Serie A - 32^ giornata 2016/17
16 aprile '17 - domenica 16th April / Sunday visione post - 8
RISULTATI delle partite
Inter 2 Cagliari 4 Fiorentina 1 Genoa 2 Palermo 0 Pescara 0
Milan 2 Chievo 0 Empoli 2 Lazio 2 Bologna 0 Juventus 2
Roma 1 Torino 1 Sassuolo 2 Napoli 3
Atalanta 1 Crotone 1 Sampdoria 1 Udinese 0
Il Commento
di Luciano Finesso
C'è solo una squadra che quest'anno sta sorprendendo, almeno fino a questa trenta-
duesima giornata, per la regolarità di risultati positivi. E non sto parlando della Juve.
E allora di quale? Ma è l'Atalanta, signori miei, che all'inizio del torneo no le avresti
dato una cicca di pronostico favorevole, fino al punto di esser lì a lottare per la Euro-
pa League, nondimeno. Avremmo in tanti, credo, pensato allora, alla partenza, che
si sarebbe barcamenata a metà zona-rischio scivoloni nei gradini della retrocessione.
E invece eccola là nei piani alti... E oggi si è permessa il lusso di pareggiare a Roma.
Ed era addirittura in vantaggio sui giallorossi di Spalletti... Questa Dea è proprio
indomita, e arriverà lontano!
Lucianone
RISULTATI delle partite
Inter 2 Cagliari 4 Fiorentina 1 Genoa 2 Palermo 0 Pescara 0
Milan 2 Chievo 0 Empoli 2 Lazio 2 Bologna 0 Juventus 2
Roma 1 Torino 1 Sassuolo 2 Napoli 3
Atalanta 1 Crotone 1 Sampdoria 1 Udinese 0
Il Commento
di Luciano Finesso
C'è solo una squadra che quest'anno sta sorprendendo, almeno fino a questa trenta-
duesima giornata, per la regolarità di risultati positivi. E non sto parlando della Juve.
E allora di quale? Ma è l'Atalanta, signori miei, che all'inizio del torneo no le avresti
dato una cicca di pronostico favorevole, fino al punto di esser lì a lottare per la Euro-
pa League, nondimeno. Avremmo in tanti, credo, pensato allora, alla partenza, che
si sarebbe barcamenata a metà zona-rischio scivoloni nei gradini della retrocessione.
E invece eccola là nei piani alti... E oggi si è permessa il lusso di pareggiare a Roma.
Ed era addirittura in vantaggio sui giallorossi di Spalletti... Questa Dea è proprio
indomita, e arriverà lontano!
Lucianone
SOCIETA' - economia/storia- Una tesi originale: le catastrofi danno più uguaglianza
16 aprile '17 - domenica 16th April / Sunday visione post - 16
PIU' UGUAGLIANZA? CON LE CATASTROFI
(da Corriere della Sera / LETTURA - 18/12/'16 - di Giuseppe Sarcina / New York)
Non esiste un programma politico per eliminare le diseguaglianze economiche. Solo
"quattro forze" sono efficaci: le grandi guerre, il fallimento degli Stati, le rivoluzioni,
le epidemie. "Sì, certo: non è una tesi incoraggiante, ma è quello che emerge analiz-
zando i processi che nel tempo hanno causato le differenze nella distribuzione della
ricchezza". Walter Scheidel, 50 anni, nato a Vienna, è uno storico. I suoi primi studi
si sono concentrati sull'antichità classica, poi ha allargato il campo d'osservazione
alle vicende sociali ed economiche. Ora insegna alla Stanford University in California
e ha appena terminato un lavoro di grande ambizione, come suggerisce il titolo del li-
bro in uscita negli Stati Uniti per Princeton University Press e nel corso del 2017 anche
in diversi Paesi europei, Italia compresa: The Great Leveler. Violence and the History
of Inequality from the Stone Age to the Twenty-First Century ("La grande livella. La
violenza e la storia dell'ineguaglianza, dall'età della pietra al XXI secolo"). Scheidel
ne parla qui per la prima volta al pubblico italiano.
Giuseppe Sarcina - Il suo libro sembra la continuazione della ricerca di Thomas Pi-
ketty, "Il Capitale nel XXI secolo".
W. Scheidel - "E' così. Mi sono ispirato a Piketty. Sono partito da due questioni che
mi sembrano irrisolte nella sua opera comunque fondamentale. La prima: l'indagi-
ne è circoscritta solo agli ultimi due-tre secoli. Mi sono detto: forse vale la pena di
andare più in profondità, se vogliamo individuare le forze che nel lungo periodo
trainano le disuguaglianze. Secondo: in Piketty c'è come uno scarto tra i risultati
dell'inchiesta storica e l'ultimo capitolo in cui suggerisce misure di politica fiscale
in grado di attenuare le differenze di reddito e ricchezza tra i gruppi sociali".
G. Sarcina - Cominciamo dal primo tema: che cosa ha scoperto risalendo nel tempo?
"Tra gli esseri umani c'è sempre stata una diseguaglianza in termini di capacità fisi-
che e mentali. Gli assetti sociali hanno rispecchiato queste differenze, fin dall'epoca
dei cacciatori del Pleistocene. Con la comparsa dell'agricoltura e dell'allevamento,
diventa più chiara la ripartizione squilibrata delle risorse. Questa tendenza si è raf-
forzata con la formazione degli Stati nazionali guidati dalle élite e poi con l'indu-
strializzazione".
G. Sarcina - Lei descrive un percorso lineare, come se la natura dell'uomo coincides-
se pienamente con la sua storia...
"In questo lungo itinerario sono visibili solo quattro fattori di rottura. Il primo è la
guerra, ma bisogna fare attenzione. Solo i due conflitti mondiali del XX secolo han-
no davvero ridotto le diseguaglianze, specie negli Stati Uniti, in Gran Bretagna,
Francia e Giappone. Nel mio libro cito in particolare l'esempio nipponico.
CONTINUA... to be continued...
PIU' UGUAGLIANZA? CON LE CATASTROFI
(da Corriere della Sera / LETTURA - 18/12/'16 - di Giuseppe Sarcina / New York)
Non esiste un programma politico per eliminare le diseguaglianze economiche. Solo
"quattro forze" sono efficaci: le grandi guerre, il fallimento degli Stati, le rivoluzioni,
le epidemie. "Sì, certo: non è una tesi incoraggiante, ma è quello che emerge analiz-
zando i processi che nel tempo hanno causato le differenze nella distribuzione della
ricchezza". Walter Scheidel, 50 anni, nato a Vienna, è uno storico. I suoi primi studi
si sono concentrati sull'antichità classica, poi ha allargato il campo d'osservazione
alle vicende sociali ed economiche. Ora insegna alla Stanford University in California
e ha appena terminato un lavoro di grande ambizione, come suggerisce il titolo del li-
bro in uscita negli Stati Uniti per Princeton University Press e nel corso del 2017 anche
in diversi Paesi europei, Italia compresa: The Great Leveler. Violence and the History
of Inequality from the Stone Age to the Twenty-First Century ("La grande livella. La
violenza e la storia dell'ineguaglianza, dall'età della pietra al XXI secolo"). Scheidel
ne parla qui per la prima volta al pubblico italiano.
Giuseppe Sarcina - Il suo libro sembra la continuazione della ricerca di Thomas Pi-
ketty, "Il Capitale nel XXI secolo".
W. Scheidel - "E' così. Mi sono ispirato a Piketty. Sono partito da due questioni che
mi sembrano irrisolte nella sua opera comunque fondamentale. La prima: l'indagi-
ne è circoscritta solo agli ultimi due-tre secoli. Mi sono detto: forse vale la pena di
andare più in profondità, se vogliamo individuare le forze che nel lungo periodo
trainano le disuguaglianze. Secondo: in Piketty c'è come uno scarto tra i risultati
dell'inchiesta storica e l'ultimo capitolo in cui suggerisce misure di politica fiscale
in grado di attenuare le differenze di reddito e ricchezza tra i gruppi sociali".
G. Sarcina - Cominciamo dal primo tema: che cosa ha scoperto risalendo nel tempo?
"Tra gli esseri umani c'è sempre stata una diseguaglianza in termini di capacità fisi-
che e mentali. Gli assetti sociali hanno rispecchiato queste differenze, fin dall'epoca
dei cacciatori del Pleistocene. Con la comparsa dell'agricoltura e dell'allevamento,
diventa più chiara la ripartizione squilibrata delle risorse. Questa tendenza si è raf-
forzata con la formazione degli Stati nazionali guidati dalle élite e poi con l'indu-
strializzazione".
G. Sarcina - Lei descrive un percorso lineare, come se la natura dell'uomo coincides-
se pienamente con la sua storia...
"In questo lungo itinerario sono visibili solo quattro fattori di rottura. Il primo è la
guerra, ma bisogna fare attenzione. Solo i due conflitti mondiali del XX secolo han-
no davvero ridotto le diseguaglianze, specie negli Stati Uniti, in Gran Bretagna,
Francia e Giappone. Nel mio libro cito in particolare l'esempio nipponico.
CONTINUA... to be continued...
giovedì 13 aprile 2017
SPORT - calcio / Serie B - 34^ giornata 2016/17
13 aprile '17 - giovedì 13th April / Thursday visione post - 23
RISULTATI delle partite
Bari 2 Benevento 2 Carpi 0 Cesena 1 Entella 2 Frosinone 1
Latina 0 Ternana 1 Pro Vercelli 0 Brescia 1 Ascoli 1 Avellino 1
Perugia 2 Salernitana 0 Spal 2 Verona H. 0 Vicenza 0
Pisa 2 Cittadella 0 Novara 0 Spezia 1 Trapani 1
CLASSIFICA
Frosinone, Spal 61 / Verona H. 58 / Benevento 54 / Perugia 52 / Cittadella 51 /
Entella, Bari 50 / Carpi, Spezia 48 / Novara, Salernitana 46 / Avellino 41 /
Pisa, Ternana 32 / Latina 31
Lucianone
RISULTATI delle partite
Bari 2 Benevento 2 Carpi 0 Cesena 1 Entella 2 Frosinone 1
Latina 0 Ternana 1 Pro Vercelli 0 Brescia 1 Ascoli 1 Avellino 1
Perugia 2 Salernitana 0 Spal 2 Verona H. 0 Vicenza 0
Pisa 2 Cittadella 0 Novara 0 Spezia 1 Trapani 1
CLASSIFICA
Frosinone, Spal 61 / Verona H. 58 / Benevento 54 / Perugia 52 / Cittadella 51 /
Entella, Bari 50 / Carpi, Spezia 48 / Novara, Salernitana 46 / Avellino 41 /
Pisa, Ternana 32 / Latina 31
Lucianone
mercoledì 12 aprile 2017
Spettacolo / cinema - "ARRIVAL": l'eterna voglia di extraterrestri
12 aprile '17 - mercoledì 12th April / Wednesday visione post - 13
(da la Repubblica - 19/01/'17 - Al cinema / di Paolo D'Agostini)
LA FANTASCIENZA cinematografica, che però è molto spesso figlia di quella letteraria,
naturalmente non è più quella di una volta. Incrinata l'opposizione bipolare della guerra
fredda e diventata la partita globale (un pò come anche nelle storie spionistiche) multipo-
lare, tramontate le speranze guerrafondaie di vincitori e vinti con la conseguente afferma-
zione della necessità di cooperare sia pur obtorto collo, è cresciuta nel tempo una visione
umanistica e filosofica.
Se due pietre miliari del mutamento restano il 2001 Odissea nello spazio di Kubrick (1968)
e Solaris di Tarkovskij (1972), è con Spielberg, quello di Incontri ravvicinati del terzo tipo e
ET, che il contatto dell'umanità terrestre con l'alieno prende forma all'insegna della spinta
alla comprensione, allo scambio, all'amicizia, alla tenerezza. Senza dimenticare esempi
recenti di umanizzazione dell'esplorazione scientifica di altri mondi con incidente, appun-
to umano malgrado la possente copertura tecnologica, e smarrimento nello spazio: dall'ot-
mo Gravity di Cuaron al non ottimo ma curioso Passengers.
Spielberghiano è il ceppo cui si appella il regista canadese Denis Villeneuve nel suo Arrival
presentato all'ultima Mostra di Venezia nel settembre 2016. Pur senza riuscire ad attingere
alla magica semplicità del grande collega, alla classicità universale del massimo creatore di
fiabe contemporaneo.
TRAMA - Amy Adams, scienziata del linguaggio, si fa subito incontro allo spettatore come
portatrice di un terribile dolore: quello della perdita della giovanissima figlia.
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(da la Repubblica - 19/01/'17 - Al cinema / di Paolo D'Agostini)
LA FANTASCIENZA cinematografica, che però è molto spesso figlia di quella letteraria,
naturalmente non è più quella di una volta. Incrinata l'opposizione bipolare della guerra
fredda e diventata la partita globale (un pò come anche nelle storie spionistiche) multipo-
lare, tramontate le speranze guerrafondaie di vincitori e vinti con la conseguente afferma-
zione della necessità di cooperare sia pur obtorto collo, è cresciuta nel tempo una visione
umanistica e filosofica.
Se due pietre miliari del mutamento restano il 2001 Odissea nello spazio di Kubrick (1968)
e Solaris di Tarkovskij (1972), è con Spielberg, quello di Incontri ravvicinati del terzo tipo e
ET, che il contatto dell'umanità terrestre con l'alieno prende forma all'insegna della spinta
alla comprensione, allo scambio, all'amicizia, alla tenerezza. Senza dimenticare esempi
recenti di umanizzazione dell'esplorazione scientifica di altri mondi con incidente, appun-
to umano malgrado la possente copertura tecnologica, e smarrimento nello spazio: dall'ot-
mo Gravity di Cuaron al non ottimo ma curioso Passengers.
Spielberghiano è il ceppo cui si appella il regista canadese Denis Villeneuve nel suo Arrival
presentato all'ultima Mostra di Venezia nel settembre 2016. Pur senza riuscire ad attingere
alla magica semplicità del grande collega, alla classicità universale del massimo creatore di
fiabe contemporaneo.
TRAMA - Amy Adams, scienziata del linguaggio, si fa subito incontro allo spettatore come
portatrice di un terribile dolore: quello della perdita della giovanissima figlia.
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Riflessioni - L'Appennino terremotato e la rimozione della natura
12 aprile '17 - mercoledì 12th April / Wednesday visione post - 15
"Come mai un luogo che è il baricentro del Paese è sentito dai governanti come
una lontana periferia?", si chiede Paolo Rumiz partendo per il suo viaggio nell'Ap-
pennino terremotato. E' una domanda fondamentale e non riguarda solo i "i go
vernanti", ma l'identità nazionale nel suo complesso; l'idea che abbiamo di Italia,
la sua rappresentazione mediatica, la sua immagine allo specchio.
Uno sguardo aereo sulla penisola fa capire che l'Appennino ne costituisce non solo
la spina dorsale, ma la porzione più grande: l'Italia è il Paese più montuoso d'Euro-
pa. Ma le grandi città sono nelle poche pianure e in riva al mare, e le fabbriche qua-
si tutte nella sola piana estesa, quella del Po, quel triangolo che, nelle immagini sa-
tellitari, è illuminato per intero, come Manhattan; mentre l'Appennino è buio.
L'evo industriale ci ha portati a un processo di inesorabile rimozione della natura
(la zona buia). L'Italia è scesa in pianura e ha abbandonato vallate, crinali e bor-
ghi. Non ne sa più nulla, o quasi nulla. Di qui molti dei dissesti, delle omissioni,
delle catastrofi. Esempio: che sia in corso, nell'Apennino nord-occidentale, una
siccità epocale, con i pozzi secchi e i fiumi vuoti, gli italiani non lo sanno. Se
non i pochissimi rimasti a guardia di pozzi e fiumi, su in montagna.
(da la Repubblica - 2 aprile '17 - L'amaca / Michele Serra)
Lucianone
"Come mai un luogo che è il baricentro del Paese è sentito dai governanti come
una lontana periferia?", si chiede Paolo Rumiz partendo per il suo viaggio nell'Ap-
pennino terremotato. E' una domanda fondamentale e non riguarda solo i "i go
vernanti", ma l'identità nazionale nel suo complesso; l'idea che abbiamo di Italia,
la sua rappresentazione mediatica, la sua immagine allo specchio.
Uno sguardo aereo sulla penisola fa capire che l'Appennino ne costituisce non solo
la spina dorsale, ma la porzione più grande: l'Italia è il Paese più montuoso d'Euro-
pa. Ma le grandi città sono nelle poche pianure e in riva al mare, e le fabbriche qua-
si tutte nella sola piana estesa, quella del Po, quel triangolo che, nelle immagini sa-
tellitari, è illuminato per intero, come Manhattan; mentre l'Appennino è buio.
L'evo industriale ci ha portati a un processo di inesorabile rimozione della natura
(la zona buia). L'Italia è scesa in pianura e ha abbandonato vallate, crinali e bor-
ghi. Non ne sa più nulla, o quasi nulla. Di qui molti dei dissesti, delle omissioni,
delle catastrofi. Esempio: che sia in corso, nell'Apennino nord-occidentale, una
siccità epocale, con i pozzi secchi e i fiumi vuoti, gli italiani non lo sanno. Se
non i pochissimi rimasti a guardia di pozzi e fiumi, su in montagna.
(da la Repubblica - 2 aprile '17 - L'amaca / Michele Serra)
Lucianone
lunedì 3 aprile 2017
SPORT - calcio / Serie B - 33^ giornata 2016/17
3 aprile '17 - lunedì 3rd April / Monday visione post - 8
RISULTATI delle partite
Ascoli 1 Avellino 1 Brescia 2 Cesena 1 Latina 0 Novara 1
Carpi 2 Spal 0 Entella 2 Frosinone 1 Cittadella 2 Ternana 2
Perugia 1 Pisa 0 Pro Vercelli 1 Spezia 1 Trapani 0
Vicenza 0 Salernitana 1 Bari 0 Benevento 3 Verona 2
CLASSIFICA
Frosinone 60 / Spal, Verona H. 58 / Benevento, Perugia 51 / Cittadella 50 /
Bari, Carpi, Entella 47 / Novara 46 / Salernitana, Spezia 45 / Avellino 40 /
Ascoli, Pro Vercelli 38 / Cesena 35 / Brescia, Vicenza 34 / Latina, Ternana,
Trapani 32 / Pisa 31
Continua... to be continued...
RISULTATI delle partite
Ascoli 1 Avellino 1 Brescia 2 Cesena 1 Latina 0 Novara 1
Carpi 2 Spal 0 Entella 2 Frosinone 1 Cittadella 2 Ternana 2
Perugia 1 Pisa 0 Pro Vercelli 1 Spezia 1 Trapani 0
Vicenza 0 Salernitana 1 Bari 0 Benevento 3 Verona 2
CLASSIFICA
Frosinone 60 / Spal, Verona H. 58 / Benevento, Perugia 51 / Cittadella 50 /
Bari, Carpi, Entella 47 / Novara 46 / Salernitana, Spezia 45 / Avellino 40 /
Ascoli, Pro Vercelli 38 / Cesena 35 / Brescia, Vicenza 34 / Latina, Ternana,
Trapani 32 / Pisa 31
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Ambiente / Il personaggio - Sacha Dench: "Salverò i cigni di Bewick"
3 aprile '17 - lunedì 3rd April / Monday visione post - 16
L'animalista che ha volato per 7-000 chilometri sulla rotta dei cigni
Tutto questo per difendere una specie a rischio
(da la Repubblica - 19/12/'16 - Giuliano Aluffi, con intervista / Roma)
Professione: cigno umano. La biologa e ambientalista quarantunenne Sacha Dench ha
volato per oltre 7.000 chilometri - e dieci settimane - su un traballante parapendio a mo-
tore dalla tundra artica della Russia fino al Gloucestershire inglese, attraversando le fo-
reste della Lituania e i campi in Polonia e Germania, a una velocità media di 55 km ora-
ri e altezze comprese tra i 50 e i 200 metri suolo. L'avventurosa missione terminata
nei giorni scorsi - che ha portato la Dench ad essere anche la prima donna a traversare
la Manica su un velivolo di quel tipo - segue lo stesso itinerario che una specie animale,
i cigni di Bewick, percorre nello stesso periodo dell'anno. E lo scopo dell'animalista vo-
lante è proprio quello di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sul calo nella
popolazione mondiale di questi uccelli.
Sacha Dench, quali sono le minacce ai cigni che l'hanno spinta all'impresa?
"Soprattutto la caccia di frodo, ma anche la trasformazione delle zone umide in terre
agricole e gli incontri fatali dei cigni con le linee elettriche. Negli ultimi 30 anni la po-
polazione dei cigni di Bewick è calata del 40%: oggi ne rimangono meno di 18.000.
Siccome le cause sono diverse, e richiedono la collaborazione dei diversi Paesi attra-
versati dalla migrazione, che solo un'azione a forte impatto mediatico potesse avere
qualche effetto".
Come è nata l'operazione "Cigno umano"?
"Due anni fa, studiando come biologa la rotta dei cigni e il loro drammatico declin
ho pensato che la cosa migliore che si potesse fare per loro fosse sensibilizzare le
comunità locali, in modo da ridurre le fucilate che decimano questa specie protetta,
e capire insieme alle autorità energetiche e di protezione ambientale quali accorgi-
menti si possono prendere per evitarne la moria sui cavi elettrici. A darmi retta è
stato il Wildfowl and Wetlands Trust inglese, che ha supportato la missione".
Lungo il tragitto è stata seguita da un elicottero che l'ha rifornita di carburante nelle
tappe a terra. Ci sono stati imprevisti?
"Mi sono slogata una rotula vicino a San Pietroburgo durante un decollo su terreno
accidentato. Ho urlato per il dolore e mi sono gettata a terra, dove sono rimasta per
un pò a lamentarmi. Come per magia è spuntata fuori da un bosco una coppia di
gentilissimi contadini russi che mi ha donato dei mirtilli " ottimi per la salute".
Il giorno successivo, dopo aver verificato in ospedale che l'osso fosse intatto, insieme
a un nostro attivista ingegnere ho aggiunto delle ruote al paramotore in modo da po-
ter decollare senza forzare sulle gambe".
Anche se per una buona causa, non ha rischiato un pò troppo?
"Essendo single e senza figli, non ho dovuto rendere conto a nessuno. E comunque
sono sempre stata piuttosto spericolata: da sette anni volo con il parapendio e in
Australia, da dove provengo, facevo immersioni in apnea fino a 63 metri".
Ci sono stati momenti in cui ha pensato: ma chi me l'ha fatto fare?
Tanti. Soprattutto quando sono stata costretta a fermarmi per temperature di -25
gradi e tempeste di neve. Ma il momento più imbarazzante è stato proprio alla par-
tenza della missione in Russia: mentre ero lì davanti alle telecamere e agli attivisti,
mi sono resa conto che i 40-45 chili di attrezzatura che avevo con me erano vera-
mente troppi per decollare in sicurezza. Però ormai era troppo tardi per ripensar-
ci".
Gli incontri più interessanti con le popolazioni dei paesi attraversati?
"L'autonomia del paramotore era di circa tre ore di volo, così mi fermavo spesso.
In Russia molti erano sorpresi nel vedere questa strana visitatrice arrivata dal cie-
lo. Mi hanno fatto moltissime domande. Tra di loro c'erano moltissimi ragazzini
di 10-11 anni che le famiglie mandano a sparare ai cigni per procurarsi cibo. Non
sapevano nulla del viaggio lunghissimo di questi animali e così glielo ho racconta-
to. Spero che ora guardino ai cigni con occhi diversi".
E gli incontri con i cigni ceri e propri?
"Li ho visti più volte volare sopra di me tenendo sempre la tipica formazione a "V",
a volte anche in gruppi misti con le oche selvatiche. Ma verso la fine del percorso,
quando mi accingevo ad attraversare la Manica, sopra di me ne vedevo sempre di
meno: parecchi di loro passeranno questo inverno in Olanda o nel Nordest dell'In-
ghilterra".
E i meno fortunati?
"Anche i cigni che scampano alle fucilate spesso finiscono per mangiare i pallini di
piombo dei cacciatori trovati a terra e si intossicano. E una percentuale rimane vit-
tima delle intemperie. Alla partenza avevamo legato dei segnalatori Gps a cinque
cigni, per monitorarli. Uno di loro è morto in Estonia durante una tempesta".
Lucianone
L'animalista che ha volato per 7-000 chilometri sulla rotta dei cigni
Tutto questo per difendere una specie a rischio
(da la Repubblica - 19/12/'16 - Giuliano Aluffi, con intervista / Roma)
Professione: cigno umano. La biologa e ambientalista quarantunenne Sacha Dench ha
volato per oltre 7.000 chilometri - e dieci settimane - su un traballante parapendio a mo-
tore dalla tundra artica della Russia fino al Gloucestershire inglese, attraversando le fo-
reste della Lituania e i campi in Polonia e Germania, a una velocità media di 55 km ora-
ri e altezze comprese tra i 50 e i 200 metri suolo. L'avventurosa missione terminata
nei giorni scorsi - che ha portato la Dench ad essere anche la prima donna a traversare
la Manica su un velivolo di quel tipo - segue lo stesso itinerario che una specie animale,
i cigni di Bewick, percorre nello stesso periodo dell'anno. E lo scopo dell'animalista vo-
lante è proprio quello di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sul calo nella
popolazione mondiale di questi uccelli.
Sacha Dench, quali sono le minacce ai cigni che l'hanno spinta all'impresa?
"Soprattutto la caccia di frodo, ma anche la trasformazione delle zone umide in terre
agricole e gli incontri fatali dei cigni con le linee elettriche. Negli ultimi 30 anni la po-
polazione dei cigni di Bewick è calata del 40%: oggi ne rimangono meno di 18.000.
Siccome le cause sono diverse, e richiedono la collaborazione dei diversi Paesi attra-
versati dalla migrazione, che solo un'azione a forte impatto mediatico potesse avere
qualche effetto".
Come è nata l'operazione "Cigno umano"?
"Due anni fa, studiando come biologa la rotta dei cigni e il loro drammatico declin
ho pensato che la cosa migliore che si potesse fare per loro fosse sensibilizzare le
comunità locali, in modo da ridurre le fucilate che decimano questa specie protetta,
e capire insieme alle autorità energetiche e di protezione ambientale quali accorgi-
menti si possono prendere per evitarne la moria sui cavi elettrici. A darmi retta è
stato il Wildfowl and Wetlands Trust inglese, che ha supportato la missione".
Lungo il tragitto è stata seguita da un elicottero che l'ha rifornita di carburante nelle
tappe a terra. Ci sono stati imprevisti?
"Mi sono slogata una rotula vicino a San Pietroburgo durante un decollo su terreno
accidentato. Ho urlato per il dolore e mi sono gettata a terra, dove sono rimasta per
un pò a lamentarmi. Come per magia è spuntata fuori da un bosco una coppia di
gentilissimi contadini russi che mi ha donato dei mirtilli " ottimi per la salute".
Il giorno successivo, dopo aver verificato in ospedale che l'osso fosse intatto, insieme
a un nostro attivista ingegnere ho aggiunto delle ruote al paramotore in modo da po-
ter decollare senza forzare sulle gambe".
Anche se per una buona causa, non ha rischiato un pò troppo?
"Essendo single e senza figli, non ho dovuto rendere conto a nessuno. E comunque
sono sempre stata piuttosto spericolata: da sette anni volo con il parapendio e in
Australia, da dove provengo, facevo immersioni in apnea fino a 63 metri".
Ci sono stati momenti in cui ha pensato: ma chi me l'ha fatto fare?
Tanti. Soprattutto quando sono stata costretta a fermarmi per temperature di -25
gradi e tempeste di neve. Ma il momento più imbarazzante è stato proprio alla par-
tenza della missione in Russia: mentre ero lì davanti alle telecamere e agli attivisti,
mi sono resa conto che i 40-45 chili di attrezzatura che avevo con me erano vera-
mente troppi per decollare in sicurezza. Però ormai era troppo tardi per ripensar-
ci".
Gli incontri più interessanti con le popolazioni dei paesi attraversati?
"L'autonomia del paramotore era di circa tre ore di volo, così mi fermavo spesso.
In Russia molti erano sorpresi nel vedere questa strana visitatrice arrivata dal cie-
lo. Mi hanno fatto moltissime domande. Tra di loro c'erano moltissimi ragazzini
di 10-11 anni che le famiglie mandano a sparare ai cigni per procurarsi cibo. Non
sapevano nulla del viaggio lunghissimo di questi animali e così glielo ho racconta-
to. Spero che ora guardino ai cigni con occhi diversi".
E gli incontri con i cigni ceri e propri?
"Li ho visti più volte volare sopra di me tenendo sempre la tipica formazione a "V",
a volte anche in gruppi misti con le oche selvatiche. Ma verso la fine del percorso,
quando mi accingevo ad attraversare la Manica, sopra di me ne vedevo sempre di
meno: parecchi di loro passeranno questo inverno in Olanda o nel Nordest dell'In-
ghilterra".
E i meno fortunati?
"Anche i cigni che scampano alle fucilate spesso finiscono per mangiare i pallini di
piombo dei cacciatori trovati a terra e si intossicano. E una percentuale rimane vit-
tima delle intemperie. Alla partenza avevamo legato dei segnalatori Gps a cinque
cigni, per monitorarli. Uno di loro è morto in Estonia durante una tempesta".
Lucianone
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