giovedì 16 febbraio 2017

L'Opinione del Giovedì - Il rivoluzionario Papa Francesco e l'ultraconservatore Donald Trump

16 febbraio '17 - giovedì                  16th February / Thursday                  visione post - 10           

Dopo Papa Paolo II (il polacco Woytila), molto amato dai devoti e non fino al punto da
venire a ragione santificato anche per alcuni miracoli accertati, sembrava proprio  che
non potessero esistere altri "Vescovi di Dio"  alla sua altezza. Invece spuntò alla fine, e
in brevissimo tempo, un Papa che seppe e ha continuato a sapere a tutt'oggi  prendere
il posto di Karl Woytila in modo  non solo  altrettanto carismatico, ma addirittura con
un piglio da protagonista, e però umile e allo stesso tempo rivoluzionario: cosa assolu-
tamente mai vista prima in un Papa di Roma. Questo Papa eccezionale aveva scelto di
prendere come nome FRANCESCO, e mai nessun Papa prima aveva scelto quel nome.

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lunedì 6 febbraio 2017

Riflessioni - La lingua degli italiani: migliorata o peggiorata?

14 febbraio '17 - martedì                14th February / Tuesday                   visione post - 11

Gli italiani parlano peggio, come sostiene l'appello  di alcuni linguisti e docenti, oppure
meglio, come dice un contrappello altrettanto firmato?   Il problema è che non esiste un
metro di misura oggettivo: la lingua è uno strumento e non un fine, ognuno se ne serve
a seconda dell'uso che intende farne. Se ti preme migliorare il tuo pensiero e aumentare
le tue capacità logico-cognitive, sarai costretto ad affinare l'uso delle parole. Se ti basta
quello che già sei e quello che già sai non hai alcun bisogno di distinguere  tra coordina-
te e subordinate, e di conseguenza il congiuntivo, come direbbero alla Crusca, va a farsi
fottere.   La lingua  non rispecchia solamente  il titolo di studio, che pure un poco conta;
rispecchia soprattutto le ambizioni di chi la usa e il rispetto che ha di sè. Vale, come eter-
no paradigma, lo sforzo emozionante dell'operaio che si sforza di parlare bene in assem-
blea, e si scusa di non farlo abbastanza; di contro ci sono senatori della Repubblica (ti-
po Razzi) che considerano "popolare", e forse spiritoso, parlare un italiano orrendo. 
Il problema, come si sarebbe detto una volta, è politico: chi ambisce a non essere più 
subalterno cerca di alzare il proprio livello e con esso quello del suo italiano. Chi non
ambisce parla come Razzi.
(da la Repubblica - 11/02/'17 - L'Amaca / Michele Serra)


martedì 31 gennaio 2017

SPORT - calcio / Serie B - 23^ giornata 2016/17

31 gennaio '17 - martedì                 31st January / Tuesday

RISULTATI delle partite
Frosinone   1     Avellino   2     Bari        0     Benevento   3     Cesena   2     Novara   1
Brescia        0      Entella    2     Perugia   0     Carpi          0     Ascoli     2     Pisa         1

Pro Vercelli   1     Ternana      1     Vicenza   1     Verona H.      2     Spezia   3
Trapani         3      Cittadella   0     Spal         1     Salernitana   0     Latina   2

CLASSIFICA
VERONA H.   44  /   Frosinone   41  /   Spal   40  /   Benevento   39  /   Cittadella   37  /
Carpi, Entella   33  /   Perugia   32  /   Spezia   31  /   Bari   30  /   Novara   29  /   Ascoli  28  /
Brescia, Salernitana, Vicenza   27  /   Latina   26  /   Avellino, Pisa   25  /   
Cesena, Pro Vercelli   24  /   Ternana   23  /   Trapani   19





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sabato 28 gennaio 2017

SPORT - calcio / Serie A - 21^ giornata 2016/17

28 gennaio '17 - sabato                  28th January / Saturday                   visione post - 15

RISULTATI delle partite
Chievo        0     Milan     1     Juventus   2     Bologna   2     Empoli    1     Genoa      2
Fiorentina   3      Napoli   2      Lazio        0     Torino      0     Udinese   0     Crotone   2

Palermo   0     Pescara     1     Atalanta       1     Roma      1
Inter         1     Sassuolo   3     Sampdoria   0     Cagliari   0

CLASSIFICA
Juventus   45  /   Roma, Napoli   44  /   Lazio   40  /   Milan   37  /   Inter   36  /   Atalanta   35  /
Fiorentina   33  /   Torino   30  /   Cagliari   26  /   Chievo, Udinese   25  /   Sampdoria   24  /
Bologna, Genoa   23  /   Sassuolo   21  /   Empoli   18  /   Palermo   10  /   Crotone, Pescara   9  /

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giovedì 26 gennaio 2017

Musica / personaggio - Il punk francese Christophe Chassol

26 gennaio '17 - giovedì               26th January / Thursday             visione post - 11


(da la Repubblica - 26 ottobre '16 - Giuseppe Videtti / Palermo)
Ogni rumore è musica, colonna sonora del momento, frammento di vita, sound track
del big bang rimasto intrappolato nel cosmo. l'alfabeto armonico di Christophe Chas-
sol sconfina dal pentagramma, spazia nelle metropoli e nelle giungle, cataloga i versi 
degli animali, le lingue e i dialetti.  Il musicista francese di origini martiricane, che il 
4 novembre presenta  lo spettacolo Big Sun  al Romaeuropa Festival - un tour che si  
concluderà il 13 novembre  alla Philharmonie di Parigi  in occasione dello Steve Rei-
ch's Anniversary - non si fa incastrare dalle etichette.  Per soddisfare la morbosità 
dei critici ne ha inventata una, "ultrascore".  "Una definizione scherzosa: una sor-
ta di musica per armonizzare il reale che si serve di tutti gli elementi di una colon-
na sonora", spiega dopo la performance al Teatro Massimo di Palermo.
Big Sun che lo vede in scena con le sue tastiere insieme a un percussionista, è un blog
di suoni su proiezioni di immagini girate in Martinica  (dopo analoghe esperienze in
India e a New Orleans); un caos sonoro che a tratti fa pensare al Miles Davis di Bitches
Brew e alle reiterazioni dei maestri del minimalismo. "E' stata un'idea folgorante arri-
vata dopo l'ascesa di You-Tube, che mi ha consentito l'accesso a milioni di video", spie-
ga Chassol, che ha collaborato con Sèbastien Tellier  e  Laurie Anderson  (con la quale
ha in cantiere un progetto per la sonorizzazione di una mostra su Leonard Cohen che
si terrà l'anno prossimo). "All'epoca avevo composto dozzine di colonne sonore, ma a
quel punto mi sono trovato davanti a un milione di possibilità; in una incisione ho uti-
lizzato la voce di Obama, il suo potente discorso di rielezione. Ne è rimasto colpito an-
che Frank Ocean: colui che ha spalancato  nuove frontiere all'hip hop  l'ha chiamato
per una collaborazione.
A New Orleans Chassol arrivò dopo il disastro dell'uragano Katrina. Nello stesso anno,
il 2005, perse entrambi i genitori in un incidente aereo in Venezuela. "Non ce l'avrei fat-
ta a superare lo choc se non fossi stato testimone della resilienza di quella gente  di fron-
te alla morte", racconta. Ora, dopo un'esperienza parecchio formativa nella città sacra 
di Varanasi, in India, esplora con Big Sun suoni e ritmi della Martinica, un ritorno alle
origini,  una rivelazione per l'artista, che non aveva mai pertecipato al carnevale  nella
terra dei suoi genitori. "Più entusiasmante di quello di Rio", commenta, mentre super-
visiona le immagini sulle quali innesta la musica dal vivo. Sembra di ascoltare una mo-
derna trascrizione del Catalogue d'oiseaux di Olivier  Messiaen quando Chassol accor-
da il pianoforte sul melodioso richiamo degli uccelli, ma fa anche pensare a Chick Co-
rea quando accelera in un funk l'incedere di un rapper di strada. "Il punto di parten-
za è stato la musica concreta di Pierre Henry e éPierre Schaeffer, una loro composizio-
ne degli anni Cinquanta, Symphonie pour un homme seul, ha cambiato le mie prospet-
tive, per me fu come guardare un film, ascoltavo e davanti ai miei occhi scorrevano im-
magini.


Chassol veniva dal conservatorio, dove già a quattro anni frequentava corsi di piano-
forte, poi una borsa di studio  al Berklee College of Music, a Boston, una noia infinita
per uno spirito libero, "anche se a quell'età un poò di disciplina non guasta".  E avevo
accesso alla biblioteca più fornita del mondo, il mio paradiso. In realtà già in quegli an-
ni avevo un sogno preciso: diventare Ennio Morricone. La sua musica aveva attirato la
mia attenzione fin da bambino. E' geniale perchè usa accordi semplici combinati in un
sistema armonico complesso, elegante e sofisticato".   Si accende l'ennesima sigaretta:
"Per la verità non ho mai smesso di pensare a me stesso come a un punk. Ho avuto un'a- dorazione per i Clash, Robert Smith dei Cure è stato il mio primo idolo; gli altri, Morri-
cone, Miles Davis, Igor Stravinsky e, tra i classici, Debussy, Ravel e Fauré. Sono un arti-
sta sul filo el rasoio - tra classica, jazz e punk. I miei dicevano di frenare gli entusiasmi,
ma dovevo essere  fedele ai miei principi. Ho sempre pensato che l'artista è un uomo che
può permettersi il lusso a fare le cose in cui crede. senza limitazioni. Eccomi, finalmente
sono un artista di lusso".




Lucianone

mercoledì 25 gennaio 2017

sport - calcio / Serie B - 22^ giornata 2016/17

25 gennaio '17 - mercoledì                 25th January / Wednesday               visione post - 11

RISULTATI delle partite
Brescia   0     Carpi        0    Cittadella    2     Latina    2     Pisa         1    Spal             2
Avellino   2     Vicenza   0     Bari            0     Verona   0     Ternana   0     Benevento   0

Trapani   2     Entella        2     Salernitana   1     Perugia   3     Ascoli

Novara    1     Frosinone   1     Spezia            0     Cesena    3     Pro Vercelli   (rinviata)

CLASSIFICA
VeronaH.   41  /   Spal   39  /   Frosinone   38  /   Cittadella   37  /   Benevento   36  /
Carpi   33  /   Entella   32  /   Perugia   31  /   Bari   29  /   Novara, Spezia   28  /
Ascoli, Brescia, Salernitana   27  /   Latina, Vicenza   26  /   Avellino, Pisa, Pro Vercelli   24  /
Cesena   23  /   Ternana   20  /   Trapani   16

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mercoledì 18 gennaio 2017

ULTIME NOTIZIE >>> dall'ITALIA / Latest news

20 gennaio '17 - venerdì                     20th January / Friday                   visione post - 11

ABRUZZO - Hotel Rigopiano

Slavina sull'hotel: dieci sopravvissuti, fra cui 4 bambini / Cinque persone ancora da
estrarre / Le ricerche proseguono in condizioni estreme, per il timore di crolli o di 
nuove slavine / Riconosciute le due vittime
Ci sono almeno dieci sopravvissuti al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, travolto da una slavina di neve e detriti mercoledì. Lo conferma quando cala il buio, dopo ore in cui le cifre sono state più volte annunciate e smentite, il Capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio: «Giornata complicata ma non priva di elementi positivi. Cinque persone estratte dall’Hotel Rigopiano, una donna e 4 bambini, 5 le altre persone individuate da estrarre». Hanno resistito a freddo e paura per oltre due giorni, protetti da un solaio nella zona dove c’erano il bar e la sala biliardo. Tra i sopravvissuti, ancora in trappola, ci sarebbero Gianpaolo Matrone (33 anni) Vincenzo Forti (25 anni), Giorgia Galassi (22 anni), Francesca Bronzi (25 anni) e Stefano Feniello (28 anni).  


La famiglia salva  

Trasportati all’ospedale di Pescara, Adriana Vranceau e Gianfilippo Parete, moglie e figlio di Giampiero Parete, uno dei due sopravvissuti insieme al tecnico Fabio Salzetta che si trovava nel piazzale al momento del crollo e ha dato l’allarme. Li ha riabbracciati fra le lacrime. Sono stati loro i primi due a essere tirati fuori dai soccorritori. Salva anche l’altra figlia di Parente, Ludovica: i vigili del fuoco hanno annunciato con un tweet di avere recuperato lei e gli altri due bambini che risultavano fra i dispersi, Samuel Di Michelangelo, 7 anni, e Edoardo Di Carlo, 10 anni. «Le condizioni fortunate che hanno permesso ai superstiti di restare vivi sono state l’avere a disposizione abbigliamento pesante e non essere stati a contatto con la neve perché la struttura, seppur parzialmente crollata, li ha protetti» ha detto Tullio Spina, il primario della rianimazione dell’ospedale di Pescara. 


“Salvi grazie agli abiti pesanti”  

«Le condizioni fortunate che hanno permesso ai superstiti di restare vivi sono state l’avere a disposizione abbigliamento pesante, da neve, e il poter restare in zone comunque chiuse nonostante i danni alla struttura, dunque non all’aperto. Ciò ha permesso che non si raffreddassero troppo», hanno detto i medici dell’ospedale di Pescara, in un punto stampa sulle condizioni mediche dei primi superstiti dell’Hotel Rigopiano. «Queste persone sono sotto osservazione - prosegue lo staff medico - e oltre al trattamento medico e ai monitoraggi sono seguite dai nostri psicologi. Il tempo del ricovero ce lo dirà l’andamento dello stato clinico dei pazienti».  
Per trovarli, i soccorritori hanno provato e provato. Hanno urlato. Hanno sguinzagliato i cani, ma la risposta era il silenzio. La neve attutiva suoni e rumori. Secondo Bini, i sopravvissuti sapevano che qualcuno li cercava, ma non riuscivano a farsi sentire. E’ stato anche osservato del fumo, ma non è chiaro se avessero acceso un fuoco o se fosse un principio di incendio, osservato anche in altri settori del Rigopiano. In ogni caso, il vice brigadiere spiega che con le fiamme si rischia di esaurire velocemente l’ossigeno, in una bolla d’aria simile. Difficilmente, poi, questo fuoco avrebbe scaldato. Epperò, continua a spiegare Bini, paradossalmente la neve - con un effetto igloo - aiuta a mantenere un ambiente relativamente caldo, a patto di creare una “sacca d’aria”. “In passato abbiamo salvato persone vittime di una slavina senza macerie, che erano all’interno di una sacca e vi erano rimasti per tre ore”, dice. 

“Un disastro indescrivibile con due scenari diversi: la valanga, che affrontiamo sempre, e una catastrofe naturale come un terremoto”. A descrivere l’orrore è Walter Milan, portavoce del Soccorso alpino e dalle prime ore sul campo per coordinare i soccorsi. Sguardo preoccupato, racconta il tipo di delicato intervento sostenuto dal Cnsas: “Noi come Soccorso alpino interveniamo in questo contesto molto difficile in cui ci vogliono tante persone e tanto tempo per esaminare in maniera metodica la valanga - ha spiegato - Noi dobbiamo controllare centimetro per centimetro, dividiamo la valanga in porzioni molto piccole con spaghi e paletti e sondiamo per essere certi che in quel punto non c’è nessuno”. Lo scenario trovato nei pressi del resort di lusso, d’altronde, era dal punto vista ’fisico’ assai complesso: “La valanga è molto importante e ha un fronte di oltre 30 metri: scivolando verso valle ha creato degli accumuli, con ’onde’ alte fino a 5 metri”.  

(da www.lastampa.it)


 I SOCCORRITORI

Lucianone

STORIE / società >> Olanda - Giovani e anziani: l'ottima integrazione

18 gennaio '17 - mercoledì                18th January / Wednesday                visione post - 6


(da la Repubblica - 11 gennaio '17 - Pietro Del Re / Deventer - Olanda) 
La stanza di Jurrien Mentink è simile a quella di un qualsiasi campus universitario
olandese, salvo che il più giovane dei suoi vicini di corridoio sta per compiere 86 an-
ni. Infatti, sebbene lui ne abbia solo 23 di anni, da quando ha cominciato a studiare 
architettura questo ragazzo di bell'aspetto e con gli occhiali firmati vive in una casa
di riposo per anziani.  Accade a Deventer, cittadina a due ore di treno da Amsterdam,
dove i gestori del centro Humanitas hanno deciso  di offrire un alloggio  a una mezza
dozzina di studenti squattrinati, ai quali in cambio viene chiesto di trascorrere parte 
del loro tempo con gli ospiti del ricovero. "E' un modo per risparmiare i soldi dell'af-
fitto, e con i residenti ho imparato a divertirmi", dice Jurrien, che studia alla Saxion
University di Deventer e che da quasi quattro anni vive circondato da coinquilini che
potrebbero avere l'età dei suoi bisnonni.  "Non mi è stato chiesto di diventare amico
loro, ma di comportarmi come farebbe un buon vicino di casa. E visto che siamo nel-
la libertaria Olanda, posso anche portarmi le ragazze in camera.  Senza contare che
per studiare è il posto ideale perchè tranquillissimo". 
Gli studenti dedicano agli anziani dell'ospizio 30 ore al mese insegnando loro a scri-
vere le mail o a usare Skype, chiacchierando al capezzale di chi non può camminare
o partecipando alla festa di compleanno di chi non ha più nessuno con cui celebrar-
lo.  Per gli anziani, questi giovani sono spesso il solo prezioso legame  con il mondo 
Perciò, quando uno di loro rientra da una lezione, da una festa, da un concerto o da
un viaggio all'estero è ovvio che chi non s'è mosso dal centro gli chieda di condivide-
re le sue esperienze.  Secondo i geriatri che seguono gli ospiti di Deventer, la sola vi-
cinanza con gli studenti può nascondere virtù terapeutiche perchè in grado di conte-
nere l'arteriosclerosi, di allontanare la depressione o di abbassare la pressione arte-
riosa quand'è troppo alta.  La ricerca ha anche dimostrato che esiste un legame tra 
il declino mentale e la morta,lità e che le interazioni sociali con parenti o conoscenti 
sono essenziali per la salute di chi è avanti negli anni: un semplice saluto, una stret-
ta di mano o una battuta scambiata con uno studente del centro può rivelarsi addi-
rittura salvifica. tanto più quando diventa un'abitudine quotidiana.
L'idea di infondere un linfa di gioventù agli anziani di Humanitas è nata nel 2012, 
quando il governo olandese decise di diminuire i fondi per questo tipo di struttre, 
che furono costrette a licenziare parecchio personale. Il taglio del welfare riguarda-
va soprattutto gli ottantenni che erano ancora auto-sufficienti, e per i quali fino al-
l'epoca erano ancora previsti contributi a centri simili a questo. "Volevamo creare  
la più confortevole delle case di riposo, dove tutti avrebbero voluto stare", dice Pe-
ter Daniels, operatore sanitario di Humanitas  con una lunga coda di cavallo  e  lo 
sguardo dolce.  "Direi che ci siamo riusciti, perchè con gli studenti la vita degli an-
ziani è molto migliorata. Oggi, riceviamo richieste da giovani di tutto il mondo ma
possiamo accettare solo gli olandesi, perchè molti anziani non parlano neanche l'in-
glese. I ragazzi rimangono  mediamente 3 anni e siamo già alla seconda generazio-
ne: quelli che si sono appena laureati e ci hanno lasciato, anche se spesso tornano
da volontari".  -  Qui risiedono 160 anziani, i quali hanno tutti più di 85 anni, per-
chè è questa l'età minima per accedere al centro. Il decano ne ha 105. Ma Huma-
nitas è un ospizio modello a prescindere dagli studenti  che ospita.   Lo è  perchè
conta un barbiere , due negozi, una palestra, un pedicure, un centro fisioterapico
e uno per lo yoga, perchè vedi ovunque mensole cariche di libri, comode poltrone
e macchinette per il caffè e perchè vi lavorano 150 persone aiutate da 200 volonta-
ri. "Qui, quello che conta di più è il benessere individuale", aggiunge Daniels.
Per questo mtivo, quello che doveva essere un inedito esperimento intergenerazio-
nale è diventato un caso da manuale, o meglio, un esempio virtuoso che ha già fat-
to emuli:  altre  due strutture analoghe  hanno aperto  in Olanda, una a Lione, in
Francia, e una quarta a Cleveland, Ohio. A sentire il giovane Jurrien, per lui e per
gli altri studenti i benefici trascendono il guadagno economico. Un loro sorriso può
valere oro per un anziano in sedia a rotelle  ma ciò che offrono  gli ospiti del centro
può essere per i ragazzi altrettanto importante.  -  Dice lo studente: "Se non vivessi 
qui non sarei diventato l'uomo che sono. Una volta, quando salivo sull'autobus e ve-
devo un vecchio andavo a sedermi il più lontano possibile. Oggi invece gli vado vici-
no e cerco di attaccarci bottone, perchè so che il più delle volte ha molto da insegnar-
mi".

Lucianone

sabato 14 gennaio 2017

Lettere - Argomenti: il vicequestore Rocco Schiavone e il dittatore Fidel Castro

14 gennaio '17 - sabato                  14th January / Saturday                   visione post - 9  

(da 'l'Espresso' - 4 dicembre 2016 - Risponde Stefania Rossini)
SCHIAVONE, il mio Dostoevskij 
Cara Rossini, chiedo scusa se parlo di una mia passione televisiva, cioè di Schiavone,
ma io sono per Rocco, confortato dal fatto che la serie di cui è protagonista viene ap-
prezzata dalla stampa. Schiavone non è edificante, ma nasce dalla penna di uno scrit-
tore che indaga la realtà, che si commuove per i pensionati che truffano sulla pensione
perchè non hanno altro. Rocco non dice che questo è giusto, ma afferma che purtroppo
accade. Prende a pugni lo stupratore di bambine, perchè la legge non riesce a fermarlo.
Perdona la moglie angariata da un marito violento, per far punire il marito. E quando
scopre che non è il consorte l'assassino, distrugge le prove pur di denunciarlo per omi-
cidio. Lui scava nella realtà per la verità, quella realtà che commuove e chiede giustizia.
Anche Simenon è tentato di fare del suo commissario un giudice, che talora ha la simpa-
tia dei suoi criminali. Non amare Schiavone sarebbe come non apprezzare Dostoevskij
perchè ci fa vivere l'animo demoniaco dei suoi assassini.
                                                                                                   Luciano Ferrari

Risposta di Stefania Rossini
La miniserie "Rocco Schiavone", trasmessa su Rai2 e ispirata ai romanzi di Antonio
Manzini, ha avuto certamente il successo che si deve a un prodotto ben fatto e ben in-
terpretato. Ma c'è stato un clamore in più che la dice lunga sull'assuefazione al peggio
dello spettatore delle reti pubbliche.  Schiavone si è fatto largo  tra i tanti Don Matteo
perchè è un poliziotto tormentato e scorretto, perchè fuma spinelli (scandalizzando Ga-
sparri) e perchè è pure colto, dato che cita Hegel. E ha bucato il piccolo schermo come
se lì sopra non avessero lasciato traccia (eppure ci sono passati) non solo i Marlowe in-
terpretati da Bogart e da Mitchum, ma neanche i noir francesi  con Lino Ventura o le
serie americane di base. Motivo di più per proporre, come già annunciato, una secon-
da stagione di questo vicequestore trasteverino  privo di certezze morali  e  di fiducia 
nella giustizia. Con l'augurio però che venga tenuta lontana quella che Riccardo Boc-
ca, nostra guida indiscussa lungo i sentieri televisivi, ci ha prontamente segnalato co-
me un'intrusa non invitata: la noia.

Fidel, un dittatore
E' inutile voler oggi voler far quadrare il cerchio.   Fidel Castro era un dittatore, e
infatti il potere come nelle monarchie è passato al fratello giovane, paradosso della 
storia. Alla sinistra degli anni Sessanta è parso il romantico Davide contro il Golia
imperialista, ma la verità vera era che fu un feroce dittatore, piaccia o non piaccia.
Come Mussolini, Hitler, Hoxha, Mao... Portò scuola e sanità al suo popolo affama-
to dalla dittatura di destra di Fulgencio Batista? Sì, vero, ma a che prezzo?
                                                                                                                 Fabrizio C.

Lucianone