20 novembre '15 - venerdì 20th November / Friday visione post - 24
(da la Repubblica - 18/11/'15 - LettereCommenti &Idee / Moisés Naìm)
Ecco cosa sta rivoluzionando
le guerre del terzo millennio
Un tempo (le guerre) erano fra tribù. O fra città-Stato. O un impero contro un altro.
Oppure fra nazioni. Ma oggi chi è che muove guerra? Lo Stato islamico ha dichiarato
guerra a Paesi, religioni, sette. E anche a gruppi come al Qaeda, Hamas, Hezbollah e i
Talebani. Ma che cos'è lo Stato islamico? Nonostante i suoi sforzi per sembrare uno
Stato e svolgere alcune delle funzioni normalmente svolte dai governi, l'Is (o Daesh)
non è uno Stato, bensì un'organizzazione terroristica difficile da classificare, non gover-
nativa, militarizzata e islamista, sostanzialmente priva di requisiti di statualità.
E qui si annida un problema. In relazione al massacro di Parigi, il presidente Francois
Hollande ha detto: "Questo è un atto di guerra condotto da un esercito terrorista". Gli
atti di guerra un tempo erano il monopolio degli Stati-nazione. E' evidente che non è
più così. Un tempo si parlava di "bande" o "gruppi" terroristi. ora non più. E il presi-
dente Barack Obama ha detto che gli attacchi di Parigi non sono stati "solo un attacco
contro la Francia, ma un attacco contro l'umanità e i valori universali che tutti condividiamo"..
Da questo punto di vista, non è uno Stato-nazione e i suoi cittadini che sono stati attaccati
a Parigi, ma un insieme di credenze e di principi. E' evidente che abbiamo bisogno di un
nuovo linguaggio per capire quello che sta succedendo.
E più di dieci anni dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti,
le teorie prevalenti sulla natura della minaccia, le sue cause e i modi migliori per com-
batterla sono confuse e fonte di dibattiti accesi quanto inconcludenti. Ma c'è di più.
Questo nuovo secolo non ci ha portato solo nuove forme di conflitto armato e nuovi tipi
di combattimenti, ma ha anche trasformato le armi più usate, quelle che fanno più morti
e più danni. Esplosivi artigianali, droni o velivoli telecomandati, cyberguerre e attentato-
ri suicidi sono le armi più distruttive, diffuse e letali nei conflitti odierni. - L'uso degli at-
tentatori suicidi, ovviamente, non è una novità. Nella seconda guerra mondiale, per esem-
pio, 3.860 piloti militari giapponesi, i famosi kamikaze, si suicidarono cercando di portare
il proprio aereo a schiantarsi contro una nave nemica (solo il 19 per cento di loro ci riuscì.
Fra il 1981 e il giugno di quest'anno, invece, ci sono stati 4.620 attacchi suicidi che hanno
fatto 45mila vittime. A questo triste numero dobbiamo ora aggiungere le vittime della re-
cente carneficina a Parigi, e altre in altri Paesi.
Una ulteriore arma usata sempre più di frequente, e che ha avuto un impatto distruttivo
enorme, sono gli ordigni improvvisati, bombe, di fabbricazione artigianale solitamente
collocate vicino a una località molto trafficata e fatte esplodere a distanza, con un telefo-
no cellulare o anche un semplice telecomando apriporta. sostanzialmente si tratta di mi-
ne anti-uomini artigianali, e le mine anti-uomo sono armi che fanno parte da tempo degli
arsenali militari di ogni Paese. Ma mentre nella seconda guerra mondiale le mine causa-
rono il 5 per cento delle vittime militari americane, nelle guerre di Iraq e Afghanistan so-
no state responsabili della stragrande maggioranza dei caduti. Ultimamente questi ordi-
gni improvvisati, oltre che seppelliti sotto una strada in attesa del passaggio di una mac-
china (ricordiamo che così fu ucciso anche Giovanni Falcone dalla mafia) o di un plotone
di soldati, e poi fatti esplodere a distanza, vengono agganciati al corpo di un attentatore
suicida, diventando un'arma devastante ed efficace, come si è visto negli attacchi di Pari-
gi. - Un'altra arma nuova, che sta cambiando anch'essa la natura della guerra nel XXI
secolo, sono i droni, velivoli senza pilota comandati a distanza. Gran parte dei leader di
Al Qaeda, dei Talebani e dello Stato islamico sono stati uccisi mediante missili lanciati
da droni. Anche se di solito sono le forze armate tecnologicamente avanzate del pianeta
- e in particolare gli Stati Uniti - a usare i droni, è solo questione di tempo prima che an-
che i gruppi terroristici comincino a utilizzarli. Purtroppo, la combinazione di ordigni
improvvisati e droni offre un'altra nuova e potente arma ai terroristi.
Infine la cyberguerra. Oggi quasi tutte le forze armate del mondo dispongono di persone
e risorse dedicate esclusivamente a difendere la loro nazione contro attacchi informatici,
e per spiare e lanciare attacchi informatici contro altre nazioni. I gruppi terroristici han-
no imparato anche loro a usare internet ,per coordinare e finanziare le loro operazioni,
reclutare militanti in tutto il mondo e lanciare efficaci campagne di propaganda.
Che cos'hanno in comune questi quattro tipi di armi che stanno rivoluzionando le guerre?
Che non sono più il monopolio dei militari e dei loro governi. In passato, le armi più im-
portanti e letali erano sotto il controllo di forze armate professionali e dei rispettivi gover-
ni. Ora non più. Ora potete comprare un drone online e trovare su internet le istruzioni
per fabbricare un esplosivo atigianale. E se siete in grado di farlo voi, sono in grado di far-
lo anche i terroristi. Inoltre, alcuni gruppi terroristici hanno a disposizione persone dispo-
ste a suicidarsi, un'opzione che gli eserciti delle percontemporanee non hanno.
Le guerre non sono più solo una faccenda che riguarda i governi. Come quello che sta succedendo in moltissimi altri ambiti dell'attività umana, dal prendere untaxi al preno-
tare una stanza dove dormire, la guerra è rivoluzionata da gruppi e individui che metto-
no insieme tecnologie, strategie e forme di organizzazione nuove per alterarne in modo
drastico la natura. Significa che i terroristi hanno dei vantaggi che gli garantiscono la
vittoria nel lungo periodo? Ovviamente no. Ma per fermarli e fare in modo che eventi
come quelli che abbiamo visto a Parigi non si ripetano bisognerà che le democrazie cam-
bino radicalmente il loro modo di concepire la guerra, i combattenti, le armi, l'intelligen-
ce e lo spionaggio. Dobbiamo distruggere i distruttori.
Lucianone
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venerdì 20 novembre 2015
mercoledì 18 novembre 2015
Riflessioni - Sul governatore De Luca / Parlando di Pasolini
à18 novembre '15 - mercoledì 18th November / Wednesday visione post - 19
Modi e toni del governatore De Luca sono, da tempo, così imbarazzanti
da rendere quasi superfluo il dibattito sulla sostanza delle vicende che lo
coinvolgono. Per dirla in breve, De Luca è uno che riuscirebbe a figurare
nel torto anche quando avesse ragione. Detto questo, il tentativo del Pd di
scaricarlo con disinvoltura non può essere digerito: nè da De Luca nè da
chiunque pretenda dalla politica, per quanto sdrucita, un minimo di dignità.
Caricare chiunque sapendo che chiunque può essere poi scaricato non è un
metodo decente e neppure funzionale. E questo vale per Marino tanto quan-
to per De Luca, due casi diversissimi che minacciano di avere un esito mol-
to simile: acclamati all'ingresso come portatori di voti e di successo, denigra-
ti all'uscita come scomoda zavorra, come corpi estranei: quasi si fossero pre-
sentati in perfetta solitudine sulla scena politica.
Un partito è un organismo collettivo, deve farsi carico di scelte (giuste e sba-
gliate) da rivendicare comunque. Il Pd che sceglie De Luca. pur conoscendo-
ne i problemi giuridici e caratteriali, è lo stesso Pd che oggi dà l'impressione
di volersene liberare.
Non è serio. Meglio, molto meglio sarebbe un partito che si fa carico dei propri
errori piuttosto che illudersi di farla franca dicendo "è colpa sua, non è adatto,
non è capace, non è all'altezza" eccetera. De Luca è del Pd. E' il Pd che deve ri-
spondere di De Luca.
(da la Repubblica - 13/11/'15 - L'Amaca / Michele Serra)
Pasolini piace a tutti, nel quarantesimo della sua morte atroce è quasi impossibile
trovare qualcuno che ne parli con sufficienza o con insolenza (forse i nazisti del-
l'Illinois, ma non seguo il loro blog...). Di questa unanimità postuma si può pensare
tutto il male possibile, ma anche qualcosa di meno malizioso e di meno ovvio. Per
esempio che l'enormità dell'artista, il corpus della sua opera letteraria, poetica,
saggistica, giornalistica, cinematografica, drammaturgica, si stagli con tale eviden-
za nella storia del nostro Novecento da imporlo come uno dei grandissimi di sem--
pre. Perfino la sua morte, che ha conferito alla sua persona fisica una potenza ico-
nografica sconvolgente..., non basta a mettere in secondo piano la sua opera.
Nemmeno il corpo martirizzato di PPP può offuscare il corpus delle sue opere.
Non è quello che ha scritto Pasolini; è come lo ha scritto, a fare la differenza.
Molti altri tentarono e tentano, quanto a veemenza delle intenzioni, di essere
Pasolini. Ma senza arrivare a esserlo. Ovvero,, senza la sua stessa luce nelle parole,
e senza le stesse tenebre. L'infarinatura sociologica o pseudopolitica che possiede
buona parte del discorso culturale e giornalistico italiano non aiuta a capire che
il testo (dunque l'arte) è infinitamente più importante ed espressivo (o inespressi-
vo) di ogni altro elemento contestuale. Leggere o rileggere Pasolini è la sola manie-
ra per conoscerlo, misurarlo, amarlo.
(da la Repubblica - 3 novembre '15 - L'Amaca / Michele Serra)
Continua... to be continued...,
Modi e toni del governatore De Luca sono, da tempo, così imbarazzanti
da rendere quasi superfluo il dibattito sulla sostanza delle vicende che lo
coinvolgono. Per dirla in breve, De Luca è uno che riuscirebbe a figurare
nel torto anche quando avesse ragione. Detto questo, il tentativo del Pd di
scaricarlo con disinvoltura non può essere digerito: nè da De Luca nè da
chiunque pretenda dalla politica, per quanto sdrucita, un minimo di dignità.
Caricare chiunque sapendo che chiunque può essere poi scaricato non è un
metodo decente e neppure funzionale. E questo vale per Marino tanto quan-
to per De Luca, due casi diversissimi che minacciano di avere un esito mol-
to simile: acclamati all'ingresso come portatori di voti e di successo, denigra-
ti all'uscita come scomoda zavorra, come corpi estranei: quasi si fossero pre-
sentati in perfetta solitudine sulla scena politica.
Un partito è un organismo collettivo, deve farsi carico di scelte (giuste e sba-
gliate) da rivendicare comunque. Il Pd che sceglie De Luca. pur conoscendo-
ne i problemi giuridici e caratteriali, è lo stesso Pd che oggi dà l'impressione
di volersene liberare.
Non è serio. Meglio, molto meglio sarebbe un partito che si fa carico dei propri
errori piuttosto che illudersi di farla franca dicendo "è colpa sua, non è adatto,
non è capace, non è all'altezza" eccetera. De Luca è del Pd. E' il Pd che deve ri-
spondere di De Luca.
(da la Repubblica - 13/11/'15 - L'Amaca / Michele Serra)
Pasolini piace a tutti, nel quarantesimo della sua morte atroce è quasi impossibile
trovare qualcuno che ne parli con sufficienza o con insolenza (forse i nazisti del-
l'Illinois, ma non seguo il loro blog...). Di questa unanimità postuma si può pensare
tutto il male possibile, ma anche qualcosa di meno malizioso e di meno ovvio. Per
esempio che l'enormità dell'artista, il corpus della sua opera letteraria, poetica,
saggistica, giornalistica, cinematografica, drammaturgica, si stagli con tale eviden-
za nella storia del nostro Novecento da imporlo come uno dei grandissimi di sem--
pre. Perfino la sua morte, che ha conferito alla sua persona fisica una potenza ico-
nografica sconvolgente..., non basta a mettere in secondo piano la sua opera.
Nemmeno il corpo martirizzato di PPP può offuscare il corpus delle sue opere.
Non è quello che ha scritto Pasolini; è come lo ha scritto, a fare la differenza.
Molti altri tentarono e tentano, quanto a veemenza delle intenzioni, di essere
Pasolini. Ma senza arrivare a esserlo. Ovvero,, senza la sua stessa luce nelle parole,
e senza le stesse tenebre. L'infarinatura sociologica o pseudopolitica che possiede
buona parte del discorso culturale e giornalistico italiano non aiuta a capire che
il testo (dunque l'arte) è infinitamente più importante ed espressivo (o inespressi-
vo) di ogni altro elemento contestuale. Leggere o rileggere Pasolini è la sola manie-
ra per conoscerlo, misurarlo, amarlo.
(da la Repubblica - 3 novembre '15 - L'Amaca / Michele Serra)
Continua... to be continued...,
martedì 17 novembre 2015
Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
18 novembre '15 - mercoledì 16th November / Wednesday
Italia - Allarme Fbi su San Pietro, Duomo e Scala
Francia - Parigi, blitz nel covo jihadista: 8 arresti / Sparati 5.000 colpi,
"morto Abaaoud"
Parigi - "Abbracciatemi se vi fidate di me", le reazioni al musulmano bendato / Il
giovane ha chiesto a chi si trovava a Place de la Republique un gesto dimostrativo /
Tanta gente commossa e un applauso alla fine.
Hasna, è la prima kamikaze a farsi esplodere in Europa: cugina di Abaaoud, "mente"
degli attentati di venerdì, si è fatta esplodere nel blitz a Saint Denis; nata a Parigi
non era mai stata in Siria.
Francia - Marsiglia
Tensione in Francia: Prof di fede ebraica accoltellato da tre uomini.
Gli assalitori, a bordo di uno scooter, avrebbero inneggiato allo stato islamico
gridando insulti antisemiti. L'uomo non è in pericolo di vita. Maxioperazione
di polizia in tutta la città.
ITALIA - Venezia
Strage di Parigi: Venezia piange Valeria Solesin / Candele in Piazza San Marco
Centinaia di persone si sono riunite per ricordare la ricercatrice italiana morta
negli attentati di Parigi, uccisa al concerto del Bataclan / Piazza San Marco gremita,
il minuto di silenzio e poi l'applauso per Valeria.
Lucianone
Italia - Allarme Fbi su San Pietro, Duomo e Scala
Francia - Parigi, blitz nel covo jihadista: 8 arresti / Sparati 5.000 colpi,
"morto Abaaoud"
Parigi - "Abbracciatemi se vi fidate di me", le reazioni al musulmano bendato / Il
giovane ha chiesto a chi si trovava a Place de la Republique un gesto dimostrativo /
Tanta gente commossa e un applauso alla fine.
Hasna, è la prima kamikaze a farsi esplodere in Europa: cugina di Abaaoud, "mente"
degli attentati di venerdì, si è fatta esplodere nel blitz a Saint Denis; nata a Parigi
non era mai stata in Siria.
Francia - Marsiglia
Tensione in Francia: Prof di fede ebraica accoltellato da tre uomini.
Gli assalitori, a bordo di uno scooter, avrebbero inneggiato allo stato islamico
gridando insulti antisemiti. L'uomo non è in pericolo di vita. Maxioperazione
di polizia in tutta la città.
ITALIA - Venezia
Strage di Parigi: Venezia piange Valeria Solesin / Candele in Piazza San Marco
Centinaia di persone si sono riunite per ricordare la ricercatrice italiana morta
negli attentati di Parigi, uccisa al concerto del Bataclan / Piazza San Marco gremita,
il minuto di silenzio e poi l'applauso per Valeria.
Lucianone
Società - Attacchi terroristici dell'Isis a Parigi / l' Europa blindata: Commento e Analisi
17 novembre '15 - martedì 17th November / Tuesday visione post - 32
Commento e analisi
(di Luciano Finesso)
Attacchi terroristici asimmetrici e strage di civili in Francia, Parigi
1. Lo shock - la paura e il terrore - il pianto
2. La scossa - la rabbia - l'orgoglio
3. La comprensione ragionata e lucida
1. "Miei cari compatrioti, mentre sto parlando sono in corso degli attacchi terroristici
senza precedenti nell'agglomerato parigino. Ci sono diverse decine di morti, ci sono
molti feriti, è un orrore". Sono state queste le prime parole del presidente francese Hollande
che hanno fatto subito seguito allo shock che milioni di persone stavano provando davanti
ai loro televisori: immagini di atti terroristici molto simili ad una guerra, ma naturalmente
un tipo di guerra speciale essendo modernamente concepita come "asimmetrica", una guer-
ra asimmetrica in cui chi la conduce lo fa in modo improvviso, cioè senza preavviso, e in cui
non è assolutamente noto il luogo dove avviene l'attacco. E' una guerra che personalmente
definisco subdola, vigliacca. Anche perchè, come ulteriore aggravante, colpisce cittadini e
quindi civili indifesi. Ecco perchè Hollande ha parlato di orrore, ecco perchè il primo normale
sentimento per tutti coloro che hanno assistito da casa davanti alle tivù è stato di shock, uno
shock tremendo e spaventoso.
Chi, come me e altre persone in Italia, hanno saputo le prime notizie da Parigi, hanno dovuto
attendere la fine della partita di calcio Italia-Belgio e i suoi commenti relativi e lo speaker di-
ceva "siamo in attesa di collegarc'i con Parigi per uno speciale in quanto Parigi è sotto assedio".
Già un primo sentimento, stato d'animo di ansia e di iniziale paura ci ha preso noi che eravamo
lì in attesa che le prime notizie si tramutassero in realtà dei fatti. E questi si sono fatti concreti
subito dopo con quelle scene dallo stadio di Parigi invaso sul prato del campo da spettatori in-
creduli e spaventati, terrorizzati poi, che si abbracciavano (come a proteggersi) alle notizie via
cellulari degli attacchi dei terroristi-assassini ijadisti al di fuori dello stadio, con un kamikaze
che si era fatto esplodere, e di altri attacchi nei bar e ristoranti del centro di Parigi con persone
inermi colpite a morte. Poi sono arrivate le scene sempre più drammatiche, incalzanti di gente
che fuggiva all'esterno della Sala concerti 'Bataclan', dove era palpabilissimo il terrore che vi
aleggiava con auto di polizia con sirene spiesterminatogate e un mezzo esercito di poliziotti e
di forze speciali schierate (le teste di cuoio) che erano pronte a intervenire all'interno dell'edificio
dove numerosi terroristi tenevano in ostaggio centinaia di giovani spettatori (di un concerto rock).
Poi si è saputo come il tutto è finito: con 129 cittadini, di varie nazionalità, morti sotto i colpi
dei kalshnikov e delle granate dei macellai mandati dall'Isis. Quasi tutti i terroristi sono stati
uccisi a loro volta dai poliziotti francesi e durante il blitz nella sala concerti 'Rataplan'.
Dunque una notte di paura e terrore, e che è ciò che vogliono che proviamo i miliziani del se-
dicente stato islamico. La paura e il terrore sono proseguiti fino al giorno dopo, sabato, e da
domenica in poi sono seguiti i sentimenti del dolore e del pianto, come giusto che sia. Il sotto-
scritto è nato in Francia, e ha poi vissuto gran parte della giovinezza in una città veneta, dun-
que veneto come lo era Valeria Solesin. Per cui mi sento doppiamente toccato.
Tutti giovani, tutti ragazzi erano lì in quella carneficina di Parigi. Poi dicono che ricordiamo, commemoriamo solo i morti trucidati qui, nelle nostre città europee, e ci dimentichiamo subi-
to e facilmente di tutti quelli che i terroristi fanno fuori negli altri Paesi, soprattutto nel con-
tinente africano: Nigeria, Somalia, Congo, Mali eccetera. Ma non lo trovo del tutto vero. Noi
siamo qui, abitiamo qui ed è giusto che pensiamo di più ai nostri; gli altri penseranno di più
ai loro morti, alle loro stragi - ma comunque, sì, è giusto, bisogna commemorare e avere un
pensiero per tutte queste persone nel mondo che vengono uccise da gente che si è inventata
un Dio (malvagio) inesistente che penserebbe solo alla vendetta e a sacrificare, uccidendo,
chi non la pensa come lui, un Allah che escluderebbe tutte le altre religioni. E allora questo
fatto ci dà sì una scossa (o almeno sembra che ce la stia finalmente dando a noi occidentali),
in quanto abbiamo avuto in Europa due guerre mondiali che hanno sterminato le .
2. E comunque la scossa noi occidentali europei l'abbiamo avuta già da un pò nell'apprendere
che tra gli affiliati dell'Isis vi sono moltissimi foreign fighters (combattenti stranieri) e che
sono appunto giovani, in tanti casi giovanissimi ragazzi/ragazze, di vari Paesi europei. Questo
ci scuote non poco, pensando che potrebbero essere nostri figli, nipoti, cugini. E infatti spesso
si sente che i loro genitori o fratelli non li conoscevano così bene, che la loro fuga in Siria o in
Iraq e nei paesi del terrore, nei territori dell'Is non era assolutamete conosciuta dai parenti. E
così l'Isis (o Is che si voglia dire) riesce a convincerli, a stregarli diciamo, e li fa convertire alla
sua folle ideologia del terrore e della morte per volontà divina. Poi veniamo anche a sapere che
questi foreign fighters vengono pagati in verità ed esce tutto l'aspetto mercenario di questi arruo-
lamenti. Si viene anche a conoscenza di un'altra verità atroce: tra i kamikaze utilizzati dall'Isis vi
sono bambini e bambine, di nove e dieci anni e poco più, costretti a immolarsi per questo Allah
spietato e inumano. E a questo punto la paura e il terrore iniziali, poi la scossa o meglio le diver-
se scosse date dalla vastità e gravità della situazione, lasciano il posto alla rabbia e al dovere ur-
gente di reagire (senza quindi cedere alle paure, ai timori) e dare una risposta forte a questi folli
barbari del ventunesimo secolo. E allora qui subentra l'orgoglio, quello di paesi e nazioni ferite
a morte che finalmente hanno un sussulto davanti a queste stragi. Finalmente! E qui ricordiamo
le parole ammonitrici di Oriana Fallaci dopo l'11 settembre americano. Anche l'Occidente euro-
peo sembra svegliarsi, sembra capire che quelle teste mozzate dai boia guidati dall'Isis non era-
no solo fantasmi televisivi. Rabbia e orgoglio, finalmente, per affrontare questa cruda realtà.
Ma occorre affrontarla con più lucidità, rispetto all'11 settembre, con maggiore approfondimen-
to storico e strategia militare rispetto alle conclusioni azzardate e ai risultati disastrosi che ave-
vano seguito quella data, che ha segnato il punto storico del non ritorno e dell'inizio di guerra
moderna-permanente e senza soluzione di continuità.
3. Bisogna partire da una comprensione ragionata e lucida degli avvenimenti che sono accaduti
dopo l'invasione dell'Iraq da parte dell'esercito americano, e nello stesso tempo dalla com-
prensione del mondo islamico e della sua evoluzione storica-geografica e insieme geo-politica.
Continua... to be continued...
Commento e analisi
(di Luciano Finesso)
Attacchi terroristici asimmetrici e strage di civili in Francia, Parigi
1. Lo shock - la paura e il terrore - il pianto
2. La scossa - la rabbia - l'orgoglio
3. La comprensione ragionata e lucida
1. "Miei cari compatrioti, mentre sto parlando sono in corso degli attacchi terroristici
senza precedenti nell'agglomerato parigino. Ci sono diverse decine di morti, ci sono
molti feriti, è un orrore". Sono state queste le prime parole del presidente francese Hollande
che hanno fatto subito seguito allo shock che milioni di persone stavano provando davanti
ai loro televisori: immagini di atti terroristici molto simili ad una guerra, ma naturalmente
un tipo di guerra speciale essendo modernamente concepita come "asimmetrica", una guer-
ra asimmetrica in cui chi la conduce lo fa in modo improvviso, cioè senza preavviso, e in cui
non è assolutamente noto il luogo dove avviene l'attacco. E' una guerra che personalmente
definisco subdola, vigliacca. Anche perchè, come ulteriore aggravante, colpisce cittadini e
quindi civili indifesi. Ecco perchè Hollande ha parlato di orrore, ecco perchè il primo normale
sentimento per tutti coloro che hanno assistito da casa davanti alle tivù è stato di shock, uno
shock tremendo e spaventoso.
Chi, come me e altre persone in Italia, hanno saputo le prime notizie da Parigi, hanno dovuto
attendere la fine della partita di calcio Italia-Belgio e i suoi commenti relativi e lo speaker di-
ceva "siamo in attesa di collegarc'i con Parigi per uno speciale in quanto Parigi è sotto assedio".
Già un primo sentimento, stato d'animo di ansia e di iniziale paura ci ha preso noi che eravamo
lì in attesa che le prime notizie si tramutassero in realtà dei fatti. E questi si sono fatti concreti
subito dopo con quelle scene dallo stadio di Parigi invaso sul prato del campo da spettatori in-
creduli e spaventati, terrorizzati poi, che si abbracciavano (come a proteggersi) alle notizie via
cellulari degli attacchi dei terroristi-assassini ijadisti al di fuori dello stadio, con un kamikaze
che si era fatto esplodere, e di altri attacchi nei bar e ristoranti del centro di Parigi con persone
inermi colpite a morte. Poi sono arrivate le scene sempre più drammatiche, incalzanti di gente
che fuggiva all'esterno della Sala concerti 'Bataclan', dove era palpabilissimo il terrore che vi
aleggiava con auto di polizia con sirene spiesterminatogate e un mezzo esercito di poliziotti e
di forze speciali schierate (le teste di cuoio) che erano pronte a intervenire all'interno dell'edificio
dove numerosi terroristi tenevano in ostaggio centinaia di giovani spettatori (di un concerto rock).
Poi si è saputo come il tutto è finito: con 129 cittadini, di varie nazionalità, morti sotto i colpi
dei kalshnikov e delle granate dei macellai mandati dall'Isis. Quasi tutti i terroristi sono stati
uccisi a loro volta dai poliziotti francesi e durante il blitz nella sala concerti 'Rataplan'.
Dunque una notte di paura e terrore, e che è ciò che vogliono che proviamo i miliziani del se-
dicente stato islamico. La paura e il terrore sono proseguiti fino al giorno dopo, sabato, e da
domenica in poi sono seguiti i sentimenti del dolore e del pianto, come giusto che sia. Il sotto-
scritto è nato in Francia, e ha poi vissuto gran parte della giovinezza in una città veneta, dun-
que veneto come lo era Valeria Solesin. Per cui mi sento doppiamente toccato.
Tutti giovani, tutti ragazzi erano lì in quella carneficina di Parigi. Poi dicono che ricordiamo, commemoriamo solo i morti trucidati qui, nelle nostre città europee, e ci dimentichiamo subi-
to e facilmente di tutti quelli che i terroristi fanno fuori negli altri Paesi, soprattutto nel con-
tinente africano: Nigeria, Somalia, Congo, Mali eccetera. Ma non lo trovo del tutto vero. Noi
siamo qui, abitiamo qui ed è giusto che pensiamo di più ai nostri; gli altri penseranno di più
ai loro morti, alle loro stragi - ma comunque, sì, è giusto, bisogna commemorare e avere un
pensiero per tutte queste persone nel mondo che vengono uccise da gente che si è inventata
un Dio (malvagio) inesistente che penserebbe solo alla vendetta e a sacrificare, uccidendo,
chi non la pensa come lui, un Allah che escluderebbe tutte le altre religioni. E allora questo
fatto ci dà sì una scossa (o almeno sembra che ce la stia finalmente dando a noi occidentali),
in quanto abbiamo avuto in Europa due guerre mondiali che hanno sterminato le .
2. E comunque la scossa noi occidentali europei l'abbiamo avuta già da un pò nell'apprendere
che tra gli affiliati dell'Isis vi sono moltissimi foreign fighters (combattenti stranieri) e che
sono appunto giovani, in tanti casi giovanissimi ragazzi/ragazze, di vari Paesi europei. Questo
ci scuote non poco, pensando che potrebbero essere nostri figli, nipoti, cugini. E infatti spesso
si sente che i loro genitori o fratelli non li conoscevano così bene, che la loro fuga in Siria o in
Iraq e nei paesi del terrore, nei territori dell'Is non era assolutamete conosciuta dai parenti. E
così l'Isis (o Is che si voglia dire) riesce a convincerli, a stregarli diciamo, e li fa convertire alla
sua folle ideologia del terrore e della morte per volontà divina. Poi veniamo anche a sapere che
questi foreign fighters vengono pagati in verità ed esce tutto l'aspetto mercenario di questi arruo-
lamenti. Si viene anche a conoscenza di un'altra verità atroce: tra i kamikaze utilizzati dall'Isis vi
sono bambini e bambine, di nove e dieci anni e poco più, costretti a immolarsi per questo Allah
spietato e inumano. E a questo punto la paura e il terrore iniziali, poi la scossa o meglio le diver-
se scosse date dalla vastità e gravità della situazione, lasciano il posto alla rabbia e al dovere ur-
gente di reagire (senza quindi cedere alle paure, ai timori) e dare una risposta forte a questi folli
barbari del ventunesimo secolo. E allora qui subentra l'orgoglio, quello di paesi e nazioni ferite
a morte che finalmente hanno un sussulto davanti a queste stragi. Finalmente! E qui ricordiamo
le parole ammonitrici di Oriana Fallaci dopo l'11 settembre americano. Anche l'Occidente euro-
peo sembra svegliarsi, sembra capire che quelle teste mozzate dai boia guidati dall'Isis non era-
no solo fantasmi televisivi. Rabbia e orgoglio, finalmente, per affrontare questa cruda realtà.
Ma occorre affrontarla con più lucidità, rispetto all'11 settembre, con maggiore approfondimen-
to storico e strategia militare rispetto alle conclusioni azzardate e ai risultati disastrosi che ave-
vano seguito quella data, che ha segnato il punto storico del non ritorno e dell'inizio di guerra
moderna-permanente e senza soluzione di continuità.
3. Bisogna partire da una comprensione ragionata e lucida degli avvenimenti che sono accaduti
dopo l'invasione dell'Iraq da parte dell'esercito americano, e nello stesso tempo dalla com-
prensione del mondo islamico e della sua evoluzione storica-geografica e insieme geo-politica.
Continua... to be continued...
sabato 14 novembre 2015
Ultime notizie - dal Mondo - Attacco terroristico a PARIGI con i primi racconti, commenti e analisi / Latest news and videos
14 novembre '15 - sabato 14th November / Saturday VISIONE POST - 30
PARIGI - 13 novembre 2015
Ieri notte è stata una strage di cittadini a Parigi,
da parte di terroristi - criminali che hanno colpito
sette punti della metropoli francese: usando Kalashnikov,
granate, bombe e kamikaze.
L'Isis ha devastato il cuore dell'Europa e ha dichiarato
guerra aperta agli europei.
Nessuno Stato europeo può stare tranquillo!
11 settembre 2001 - New York
13 novembre 2015 - Parigi
L'umanità è sotto attacco
(colpita la nostra libertà)
Da questa notte, 13 novembre, sappiamo cos'è una guerra nel cuore di
una città. Da questa notte, sappiamo che a Parigi si può morire come a
Bagdad, come a Beirut, come a Tripoli. Un attacco terroristico e militare,
sferrato quasi simultaneamente alla capitale francese, alla Francia e
di fatto all'Europa che rivive in diretta la tragedia dell'11 settembre americano.
Mentre l'Isis inneggia e rivendica, mentre è ancora tutto confuso e
complicato indicare singole matrici e responsabilità di un piano criminale,
la spaventosa evidenza degli avvenimenti è la più ineluttabile prova che
la nostra vita di europei liberi non sarà più come prima.
Tutte le questioni della sicurezza, dello scontro di civiltà, dei metodi da
impiegare contro la minaccia terroristica, della risposta politica e militare
al terrorismo, della privacy e delle garanzie democratiche si riassumono
nella cappa di dolore e paura che aleggia questa notte sulla capitale francese.
A Parigi, l'atmosfera è al tempo stesso terribile e surreale. Una metropoli ,
assediata e deserta, pattugliata da centinaia di agenti in assetto di guerra,
sconvolta da allarmi e falsi allarmi, prigioniera di un incubo di cui non erano
mancate numerose avvisaglie ma di cui le proporzioni erano inimmaginabili.
I terroristi hanno colpito alla cieca, falciando cittadini inermi, ragazzi in una
sala di concerto, clienti di un ristorante. Hanno sparato nella moltitudine del-
la notte parigina, come sempre luccicante, euforica, spensierata.
...Parigi brucia, come nei giorni terribili dell'occupazione tedesca. Parigi bru-
cia come negli anni della guerra d'Algeria e degli attentati a De Gaulle, Parigi
brucia come New York. Questa notte, è un luogo dell'umanità assediata dalla barbarie.
(da 'Corriere della Sera' - Massimo Nava)
I segnali rimasti inascoltati
- Il lungo assedio -
Pensavamo di cavarcela con una passeggiata di un milione di persone sui boulevard
di Parigi, nel gennaio scorso, dopo la carneficina del Charlie Hebdo.
Tutti insieme, tutti "Je suis Charlie" e dopo dimenticare, rimuovere, scusarsi: "Se la
sono andata a cercare". Poi è successo a Copenaghen, quando un convegno sulla
libecqbdi niente. - Avevamo fatto finta di niente anche in Canada, quando ad essere
assediato è stato il Parlamento. Ma il Canada era lontano, anche l'Australia era
lontana. Anche l'Isis sembrava lontanissimo.
E in Italia, cosa poteva accadere, mica che un ebreo sarebbe stato accoltellato a Milano
all'uscita di un ristorante kosher, kosher come il supermercato dove, subito dopo la strage
del settimanale che aveva osato pubblicare le vignette su Maometlleto, un altro massacro ha
colpito gli ebrei francesi. E adesso l'apocalisse di ieri sera, di stanotte.
Davvero era così' imprevedibile? Davvero chi diceva che l'Europa stava diventando un
campo di battaglia esagerava, fomentava la guerra di religione, seguiva le orme di Michel
che pure è costretto a vivere blindato perchè l'islamismo fondamentalista non gli perdona
"Sottomissione"?-
L'Europa è al centro di questa guerra. E chi la conduce, spargendo sangue, lutti e paura,
non è un semplice terrorista, ma un combattente di una guerra santa che non conosce con-
fini, così come lo Stato islamico non conosce i confini e le frontiere dei vecchi Stati, dall'Iraq
alla Siria, disegnati con il crollo dell' Impero ottomano.
(da 'Corriere della Sera' - Pierluigi Battista)
Continua... to be continued...
PARIGI - 13 novembre 2015
Ieri notte è stata una strage di cittadini a Parigi,
da parte di terroristi - criminali che hanno colpito
sette punti della metropoli francese: usando Kalashnikov,
granate, bombe e kamikaze.
L'Isis ha devastato il cuore dell'Europa e ha dichiarato
guerra aperta agli europei.
Nessuno Stato europeo può stare tranquillo!
Attacchi a Parigi - Bandiere Commissione Ue a mezz'asta
a Bruxelles11 settembre 2001 - New York
13 novembre 2015 - Parigi
L'umanità è sotto attacco
(colpita la nostra libertà)
Da questa notte, 13 novembre, sappiamo cos'è una guerra nel cuore di
una città. Da questa notte, sappiamo che a Parigi si può morire come a
Bagdad, come a Beirut, come a Tripoli. Un attacco terroristico e militare,
sferrato quasi simultaneamente alla capitale francese, alla Francia e
di fatto all'Europa che rivive in diretta la tragedia dell'11 settembre americano.
Mentre l'Isis inneggia e rivendica, mentre è ancora tutto confuso e
complicato indicare singole matrici e responsabilità di un piano criminale,
la spaventosa evidenza degli avvenimenti è la più ineluttabile prova che
la nostra vita di europei liberi non sarà più come prima.
Tutte le questioni della sicurezza, dello scontro di civiltà, dei metodi da
impiegare contro la minaccia terroristica, della risposta politica e militare
al terrorismo, della privacy e delle garanzie democratiche si riassumono
nella cappa di dolore e paura che aleggia questa notte sulla capitale francese.
A Parigi, l'atmosfera è al tempo stesso terribile e surreale. Una metropoli ,
assediata e deserta, pattugliata da centinaia di agenti in assetto di guerra,
sconvolta da allarmi e falsi allarmi, prigioniera di un incubo di cui non erano
mancate numerose avvisaglie ma di cui le proporzioni erano inimmaginabili.
I terroristi hanno colpito alla cieca, falciando cittadini inermi, ragazzi in una
sala di concerto, clienti di un ristorante. Hanno sparato nella moltitudine del-
la notte parigina, come sempre luccicante, euforica, spensierata.
...Parigi brucia, come nei giorni terribili dell'occupazione tedesca. Parigi bru-
cia come negli anni della guerra d'Algeria e degli attentati a De Gaulle, Parigi
brucia come New York. Questa notte, è un luogo dell'umanità assediata dalla barbarie.
(da 'Corriere della Sera' - Massimo Nava)
I segnali rimasti inascoltati
- Il lungo assedio -
Pensavamo di cavarcela con una passeggiata di un milione di persone sui boulevard
di Parigi, nel gennaio scorso, dopo la carneficina del Charlie Hebdo.
Tutti insieme, tutti "Je suis Charlie" e dopo dimenticare, rimuovere, scusarsi: "Se la
sono andata a cercare". Poi è successo a Copenaghen, quando un convegno sulla
libecqbdi niente. - Avevamo fatto finta di niente anche in Canada, quando ad essere
assediato è stato il Parlamento. Ma il Canada era lontano, anche l'Australia era
lontana. Anche l'Isis sembrava lontanissimo.
E in Italia, cosa poteva accadere, mica che un ebreo sarebbe stato accoltellato a Milano
all'uscita di un ristorante kosher, kosher come il supermercato dove, subito dopo la strage
del settimanale che aveva osato pubblicare le vignette su Maometlleto, un altro massacro ha
colpito gli ebrei francesi. E adesso l'apocalisse di ieri sera, di stanotte.
Davvero era così' imprevedibile? Davvero chi diceva che l'Europa stava diventando un
campo di battaglia esagerava, fomentava la guerra di religione, seguiva le orme di Michel
che pure è costretto a vivere blindato perchè l'islamismo fondamentalista non gli perdona
"Sottomissione"?-
L'Europa è al centro di questa guerra. E chi la conduce, spargendo sangue, lutti e paura,
non è un semplice terrorista, ma un combattente di una guerra santa che non conosce con-
fini, così come lo Stato islamico non conosce i confini e le frontiere dei vecchi Stati, dall'Iraq
alla Siria, disegnati con il crollo dell' Impero ottomano.
(da 'Corriere della Sera' - Pierluigi Battista)
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martedì 10 novembre 2015
Sport - MotoGP / L'inutile rimonta di Rossi: gli spagnoli antisportivi cafoni gli fanno il biscottone!
10 novembre '15 - martedì 10th November / Tuesday visione post - 15
Ma così non Vale, proprio non vale!
Adesso, finita la gara, Marc Marquez nelle interviste cerca e trova tutte le
scuse possibili e gli alibi più diversi per tirarsi fuori da ogni colpa. O forse
sono i rimedi dietro cui va a pararsi per i quasi sicuri sensi di colpa? Fatto sta che quel
suo visetto d'angelo nasconde dietro tutte le diavolerie cui è ricorso fin dalla gara asiatica
di Sepang (e magari anche un pò prima). Invece, almeno Lorenzo ammette serafico che i
due della Honda, cioè pure Pedrosa, lo hanno aiutato. Anche se subito dopo fa la classica retromarcia inventandosi che i due erano in crisi, avvalorando le baggianate di Marc. E
infine, ciliegina sulla torta biscottata, va a dire che lui merita rispetto perchè ha vinto più
di tutti. Dispiace solo un pò per Pedrosa, che forse è stato messo in mezzo alla biscottata.
Ma lui almeno ci ha provato ad attaccare Lorenzo. Marquez lo ha bloccato. O forse era
tutta una magnifica messa in scena!
Sta di fatto che così proprio non vale, soprattutto non si deve rovinare un MotoGP che ha
sempre avuto nella sportività la sua ragione d'essere: il migliore deve prevalere dopo una
lotta all'ultimo giro basata sulla lealtà e la correttezza. Purtroppo questo non è stato, e c'è
il forte timore che nel prossimo futuro le cose non possano essere più come prima anche in
questo sport. Giochi di squadra, giochi di potere delle case motoristiche, e alla base giochi
di quattrini. Speriamo solo non si ripeta.
Noi comunque il nostro campione del mondo l'abbiamo già incoronato: è Vale, il nostro
Valentino, che a Valencia ha compiuto ben 21 sorpassi prima di giungere quarto e di es-
sere biscottato indegnamente dai tre spagnoli. Evviva Vale. Tu si che vali, eccome!
Luciano Finesso
Continua... to be continued...
Ma così non Vale, proprio non vale!
Adesso, finita la gara, Marc Marquez nelle interviste cerca e trova tutte le
scuse possibili e gli alibi più diversi per tirarsi fuori da ogni colpa. O forse
sono i rimedi dietro cui va a pararsi per i quasi sicuri sensi di colpa? Fatto sta che quel
suo visetto d'angelo nasconde dietro tutte le diavolerie cui è ricorso fin dalla gara asiatica
di Sepang (e magari anche un pò prima). Invece, almeno Lorenzo ammette serafico che i
due della Honda, cioè pure Pedrosa, lo hanno aiutato. Anche se subito dopo fa la classica retromarcia inventandosi che i due erano in crisi, avvalorando le baggianate di Marc. E
infine, ciliegina sulla torta biscottata, va a dire che lui merita rispetto perchè ha vinto più
di tutti. Dispiace solo un pò per Pedrosa, che forse è stato messo in mezzo alla biscottata.
Ma lui almeno ci ha provato ad attaccare Lorenzo. Marquez lo ha bloccato. O forse era
tutta una magnifica messa in scena!
Sta di fatto che così proprio non vale, soprattutto non si deve rovinare un MotoGP che ha
sempre avuto nella sportività la sua ragione d'essere: il migliore deve prevalere dopo una
lotta all'ultimo giro basata sulla lealtà e la correttezza. Purtroppo questo non è stato, e c'è
il forte timore che nel prossimo futuro le cose non possano essere più come prima anche in
questo sport. Giochi di squadra, giochi di potere delle case motoristiche, e alla base giochi
di quattrini. Speriamo solo non si ripeta.
Noi comunque il nostro campione del mondo l'abbiamo già incoronato: è Vale, il nostro
Valentino, che a Valencia ha compiuto ben 21 sorpassi prima di giungere quarto e di es-
sere biscottato indegnamente dai tre spagnoli. Evviva Vale. Tu si che vali, eccome!
Luciano Finesso
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Riflessioni - Albo dei Consumatori e gratuità del web
10 novembre '15 - martedì 10th November / Tuesday visione post - 6
Difficile dire se sia vero o solamente verosimile la notizia che una base dell'Is è stata individuata e distrutta da missili americani perchè tre miliziani avevano messo in rete
un selfie che ne ha permesso la localizzazione (per la serie: per fortuna anche i terrori-
sti possono essere imbecilli). Si tratterebbe di un caso decisamente estremo di violazio-
ne della privacy: invece delle proposte commerciali indesiderate, arriva un missile. E
comunque tutti noi, anche i non terroristi dell'Is, siamo nella spaventosa condizione di
essere individuati, classificati secondo le abitudini di consumo e infine raggiunti da
quel missile incruento, ma non meno micidiale, che è l'inclusione (obbligatoria) nel-
l'Albo dei Consumatori. - Qualcuno comioncia a pensare che la totale gratuità del web
sia l'irresistibile esca chew ci fa abboccare, a miliardi, all'amo di una visibilità non sem-
pre gradita, e di una raggiungibilità non sempre cercata. Mi sembra un dibattito oppor-
tuno: anche perchè la gratuità del web è fittizia, visto che la paghiamo diventando a no-
stra volta un prodotto, vendibile nei giganteschi pacchetti di potenziali clienti di questo
o di quel servizio, di questo o di quel prodotto.
Cìè da chiedersi, però, se sia ancora possibile tornare indietro. La gratuità del web (per
esempio dei social network) è vissuta come una specie di "diritto". Di intoccabile conquista.
E provare a scavarci dentro, per capire che cosa contiene esattamente quella presunta gra-
tuità, e che conseguenze può avere sulla nostra vita personale, è faticoso tanto quanto rema-
re contro la corrente.
(da la Repubblica - 06/06/'15 - L'amaca / Michele Serra)
Lucianone
Difficile dire se sia vero o solamente verosimile la notizia che una base dell'Is è stata individuata e distrutta da missili americani perchè tre miliziani avevano messo in rete
un selfie che ne ha permesso la localizzazione (per la serie: per fortuna anche i terrori-
sti possono essere imbecilli). Si tratterebbe di un caso decisamente estremo di violazio-
ne della privacy: invece delle proposte commerciali indesiderate, arriva un missile. E
comunque tutti noi, anche i non terroristi dell'Is, siamo nella spaventosa condizione di
essere individuati, classificati secondo le abitudini di consumo e infine raggiunti da
quel missile incruento, ma non meno micidiale, che è l'inclusione (obbligatoria) nel-
l'Albo dei Consumatori. - Qualcuno comioncia a pensare che la totale gratuità del web
sia l'irresistibile esca chew ci fa abboccare, a miliardi, all'amo di una visibilità non sem-
pre gradita, e di una raggiungibilità non sempre cercata. Mi sembra un dibattito oppor-
tuno: anche perchè la gratuità del web è fittizia, visto che la paghiamo diventando a no-
stra volta un prodotto, vendibile nei giganteschi pacchetti di potenziali clienti di questo
o di quel servizio, di questo o di quel prodotto.
Cìè da chiedersi, però, se sia ancora possibile tornare indietro. La gratuità del web (per
esempio dei social network) è vissuta come una specie di "diritto". Di intoccabile conquista.
E provare a scavarci dentro, per capire che cosa contiene esattamente quella presunta gra-
tuità, e che conseguenze può avere sulla nostra vita personale, è faticoso tanto quanto rema-
re contro la corrente.
(da la Repubblica - 06/06/'15 - L'amaca / Michele Serra)
Lucianone
Sport - calcio / Serie A - 12^ giornata - 2015/16
10 novembre '15 - martedì 10th November / Tuesday visione post - 7
Risultati delle partite
Verona H. 0 Milan 0 Torino 0 Empoli 1 Frosinone 2 Palermo 1
Bologna 2 Atalanta 0 Inter 1 Juventus 3 Genoa 2 Chievo 0
Roma 2 Sassuolo 1 Napoli 1 Sampdoria 0
Lazio 0 Carpi 0 Udinese 0 Fiorentina 2
CLASSIFICA
FIORENTINA, INTER 27 / Roma 26 / Napoli 25 / Sassuolo 22 / Milan 20 /
Juventus, Atalanta, Lazio 18 / Sampdoria 16 / Torino 15 / Palermo, Empoli 14 /
Chievo, Genoa 13 / Bologna, Udinese 12 / Frosinone 11 / Verona, Carpi 6
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Risultati delle partite
Verona H. 0 Milan 0 Torino 0 Empoli 1 Frosinone 2 Palermo 1
Bologna 2 Atalanta 0 Inter 1 Juventus 3 Genoa 2 Chievo 0
Roma 2 Sassuolo 1 Napoli 1 Sampdoria 0
Lazio 0 Carpi 0 Udinese 0 Fiorentina 2
CLASSIFICA
FIORENTINA, INTER 27 / Roma 26 / Napoli 25 / Sassuolo 22 / Milan 20 /
Juventus, Atalanta, Lazio 18 / Sampdoria 16 / Torino 15 / Palermo, Empoli 14 /
Chievo, Genoa 13 / Bologna, Udinese 12 / Frosinone 11 / Verona, Carpi 6
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domenica 8 novembre 2015
Politica / economia - Affari e scandali Italia - Inchieste su: mazzette dei treni /
8 novembre '15 - domenica 8th November / Sunday
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