26 luglio '14 - sabato 26th July - Saturday visione post - 5
Terrificante l'idea che la politica "in streaming" possa prendere piede e dilagare,
costringendoci a simulare competenza e esprimere giudizi sull'intero scibile tecnico-
tattico della nostra faticosa comunità: dagli incontri al vertice alle minute faccende
che per fortuna qualcuno ha l'incarico di affrontare anche per nostro conto, grazie
a quel geniale espediente che è la delega politica. Sappiamo bene di avere delega-
to spesso e volentieri chi difettava di competenza o ci rappresentava male o tradi-
va il nostro mandato: e che questo è il nodo della presente, drammatica crisi politi-
ca. Ma se il rimedio è improvvisarci tutti esperti di questioni inevitabilmente a noi
ignote, mipiacciando e dimispiacciando con velocità ebete, beh è un rimedio peg-
giore del male. - Non "il popolo del web", che non esiste, ma una nuova casta ve-
loce di polpastrello e avida di potere è destinata, in quel caso, a soppiantare la
vecchia democrazia rappresentativa. Tutti gli altri - milioni di altri - saranno solo
il pubblico /mipiacciante e midispiacciante) di un gigoco ancora più ristretto e an-
cora più oscuro, disputato tra nuove consorterie presuntuose e, nella peggiore
delle ipotesi, tra bande di fanatici o di manipolatori.
(da la Repubblica - 21/02/'14 - L'AMACA - Michele Serra)
La stazione di Capalbio Scalo è una delizia, con i binari dritti che sbucano dai
pini e dentro i pini spariscono. gli oleandri in fiore, la luce marina che rende tut-
to nitido e smagliante. Di una biglietteria neppure una remota traccia, dicono
che le ultime biglietterie ferroviarie furono abolite già dagli etruschi, se ne tro-
va ancora qualcuna in funzione nelle stazioni molto grandi, ammesso di riuscire
a individuarle nel dedalo di negozi di abbigliamento, di scarpe, di orologi, le pa-
rafarmacie, i bancomat.
Online i biglietti, per i treni minori, non si possono fare. Ma ci sono ben due
macchine obliteratrici automatiche, si farà lì il biglietto. No, sono spente, for-
se svenute, forse morte. Indigeni gentili (il barista, un passante) e altri viag-
giatori dicono però che certamente sarà possibile fare il biglietto sul treno.
Ci sarà il bigliettaio. Il treno arriva e sembra al passo con l'insperato decoro
della stazione: pare sfuggito, per qualche strano caso, alle cure dei writers e
dunque non è orribilmente tatuato, è un trenino bianco e azzurro di bell'aspet-
to. Si parte per Roma. Di bigliettai o altri obliteratori facenti funzione, anche
precari, anche in subappalto, o volontari, o controllori rimasti sul treno da
precedenti epoche ferroviarie: neppure l'ombra. Dimmi, mio bel trenino: in
quanti ci hai portato gratis dalla Toscana a Roma? E quanto ha risparmiato
la tua mamma Trenitalia, decimando il personale, e quanto perde impeden-
do di pagare il biglietto a chi vorrebbe tanto pagarlo?
(da la Repubblica - 26/07/'14 - L'AMACA - Michele Serra)
Lucianone
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sabato 26 luglio 2014
giovedì 24 luglio 2014
Personaggi - calcio / La bella storia del portiere Simone Scuffet
24 luglio '14 - giovedì 24th July / Thursday visione post - 8
Imbattibile Scuffet, che chiede aiuto
al prof di ginnastica / Il n.1 dell'Udinese
e i miracoli a S. Siro
(da la Repubblica - 29/03/2014 - Francesco Saverio Intorcia)
Il sindaco di Remanzacco gli ha consegnato la maglia numero 1 della Nazionale, al
diavolo la scaramanzia. Mazzarri, invece, dopo la notte stregata di San Siro, ha evo-
cato il paranormale: "Ci sono cose che non dipendono più da noi, se la palla non entra".
Si riferiva alle mani insuperabili di Simone Scuffet (18 anni da compiere il 31 maggio),
il ragazzino che l'ha costretto a mangiarsi la bottiglietta d'acqua per la rabbia e che poi
ha scambiato la maglia con Handanovic: "Lui a Udine mi ha insegnato tanto, è il mio
punto di riferimento - spiega Scuffet -. Tutti mi hanno fatto i complimenti a San Siro, ma
i suoi mi hanno fatto doppiamente piacere". -
La più bella novità del campionato è un predestinato sbucato dal vivaio dell'Udinese due
mesi fa, una sera a Bologna. Brkic (il 1° portiere) si arrende nel riscaldamento, Kelava
(2°) è pronto, ma Guidolin indica il baby Scuffet. Anche Buffon, alla stesssa età, scavalcò
Bucci e Nista a Parma in un colpo solo. Spiega l'allenatore dei friulani: "Ho preso una de-
cisione molto forte in una partita decisiva per la stagione e per la mia panchina: mi sono
messo nelle mani di un ragazzo di 17 anni che però aveva già mostrato freddezza e qualità
in allenamento. Ora il difficile è lasciarlo fuori".
Quella sera, i signori Fabrizio e Donatella Scuffet guardano in salotto Udinese Channel, apprendono che giocherà il loro bimbo e corrono al pub, a vedere la partita con tutto il pae-
se. Lui chiude imbattuto, va a far festa sotto i tifosi e dedica la vittoria al Friuli intero.
Un senso d'appartenenza e una incredibile personalità che confermerà in ogni intervista,
senza scomporsi per l'interesse della Roma e della Juventus. Sicuro del nuovo contratto
quinquennale, maturo ai microfoni come tra i pali, a ogni domanda risponde spedito da at-
tore consumato. Il suo prof di ginnastica delle medie, Lucio Pasqualini, racconta: "Mi chie-
de consigli su come affrontare la tensione e comportarsi nelle interviste". Di sè, Simone
dice: "Sono un ragazzo semplice, la mia forza è la famiglia. Credo in Dio, ma non sono
praticante. Ho scelto il numero 22 perchè mi porta fortuna". Più precoce di Buffon, Peruz-
zi e Zoff, è il secondo portiere più giovane ad avere debuttato in A dopo Pacchiarotti del
Pescara. Figlio unico, fidanzato con Letizia, pallavolista, agli allenamenti parcheggia la mi-
nicar di fianco alla Bentley di Di Natale. Un marziano di semplicità, anche negli hobby. Il
tamburello: con la scuola arrivò alle finali studentesche. o il biliardo, scoperto guardando-
lo in tv con papà fabrizio, che fa il bidello ed era portiere all'Aurora Remanzacco, la squa-
dra in cui portò Simone a sei anni (poi Moimacco, Donatello Calcio, Udinese). Simone non
sta sempre su Thitter, ha un migliaio di seguaci (Balotelli 2 milioni): ma qui, giovedì sera,
"Scuffet" era fra le dieci parole di tendenza in Italia, dietro la visita di Obama. Dino Zoff
l'ha promosso ("Grande istinto, ora deve fare le cose semplici"), Marchegiani anche:
"Colpisce per la serenità, se ha un'incertezza non si fa condizionare". Con l'U17, nel 2013,
è arrivato secondo all'Europeo (parando due rigori in finale con la Russia) e agli ottavi nel
Mondiale. Con Prandelli, lo stage all'Acqua Acetosa. Secondo il presidente dell'Udinese
Soldati, "portarlo in Brasile lo aiuterebbe a crescere". Scuffet non si scompone: "Il Mon-
diale è un sogno, non un pensiero. Resto concentrato sul campionato, alla mia età ogni
partita è un'emozione speciale".
Continua... to be continued...
Imbattibile Scuffet, che chiede aiuto
al prof di ginnastica / Il n.1 dell'Udinese
e i miracoli a S. Siro
(da la Repubblica - 29/03/2014 - Francesco Saverio Intorcia)
Il sindaco di Remanzacco gli ha consegnato la maglia numero 1 della Nazionale, al
diavolo la scaramanzia. Mazzarri, invece, dopo la notte stregata di San Siro, ha evo-
cato il paranormale: "Ci sono cose che non dipendono più da noi, se la palla non entra".
Si riferiva alle mani insuperabili di Simone Scuffet (18 anni da compiere il 31 maggio),
il ragazzino che l'ha costretto a mangiarsi la bottiglietta d'acqua per la rabbia e che poi
ha scambiato la maglia con Handanovic: "Lui a Udine mi ha insegnato tanto, è il mio
punto di riferimento - spiega Scuffet -. Tutti mi hanno fatto i complimenti a San Siro, ma
i suoi mi hanno fatto doppiamente piacere". -
La più bella novità del campionato è un predestinato sbucato dal vivaio dell'Udinese due
mesi fa, una sera a Bologna. Brkic (il 1° portiere) si arrende nel riscaldamento, Kelava
(2°) è pronto, ma Guidolin indica il baby Scuffet. Anche Buffon, alla stesssa età, scavalcò
Bucci e Nista a Parma in un colpo solo. Spiega l'allenatore dei friulani: "Ho preso una de-
cisione molto forte in una partita decisiva per la stagione e per la mia panchina: mi sono
messo nelle mani di un ragazzo di 17 anni che però aveva già mostrato freddezza e qualità
in allenamento. Ora il difficile è lasciarlo fuori".
Quella sera, i signori Fabrizio e Donatella Scuffet guardano in salotto Udinese Channel, apprendono che giocherà il loro bimbo e corrono al pub, a vedere la partita con tutto il pae-
se. Lui chiude imbattuto, va a far festa sotto i tifosi e dedica la vittoria al Friuli intero.
Un senso d'appartenenza e una incredibile personalità che confermerà in ogni intervista,
senza scomporsi per l'interesse della Roma e della Juventus. Sicuro del nuovo contratto
quinquennale, maturo ai microfoni come tra i pali, a ogni domanda risponde spedito da at-
tore consumato. Il suo prof di ginnastica delle medie, Lucio Pasqualini, racconta: "Mi chie-
de consigli su come affrontare la tensione e comportarsi nelle interviste". Di sè, Simone
dice: "Sono un ragazzo semplice, la mia forza è la famiglia. Credo in Dio, ma non sono
praticante. Ho scelto il numero 22 perchè mi porta fortuna". Più precoce di Buffon, Peruz-
zi e Zoff, è il secondo portiere più giovane ad avere debuttato in A dopo Pacchiarotti del
Pescara. Figlio unico, fidanzato con Letizia, pallavolista, agli allenamenti parcheggia la mi-
nicar di fianco alla Bentley di Di Natale. Un marziano di semplicità, anche negli hobby. Il
tamburello: con la scuola arrivò alle finali studentesche. o il biliardo, scoperto guardando-
lo in tv con papà fabrizio, che fa il bidello ed era portiere all'Aurora Remanzacco, la squa-
dra in cui portò Simone a sei anni (poi Moimacco, Donatello Calcio, Udinese). Simone non
sta sempre su Thitter, ha un migliaio di seguaci (Balotelli 2 milioni): ma qui, giovedì sera,
"Scuffet" era fra le dieci parole di tendenza in Italia, dietro la visita di Obama. Dino Zoff
l'ha promosso ("Grande istinto, ora deve fare le cose semplici"), Marchegiani anche:
"Colpisce per la serenità, se ha un'incertezza non si fa condizionare". Con l'U17, nel 2013,
è arrivato secondo all'Europeo (parando due rigori in finale con la Russia) e agli ottavi nel
Mondiale. Con Prandelli, lo stage all'Acqua Acetosa. Secondo il presidente dell'Udinese
Soldati, "portarlo in Brasile lo aiuterebbe a crescere". Scuffet non si scompone: "Il Mon-
diale è un sogno, non un pensiero. Resto concentrato sul campionato, alla mia età ogni
partita è un'emozione speciale".
Continua... to be continued...
domenica 20 luglio 2014
Cultura - Piergiorgio Odifreddi: la bellezza matematica...
20 luglio '14 - domenica 20th July / Sunday visione post - 10
La matematica: è una disciplina in crisi, molti
la odiano, è insegnata male, Ecco come capire (e amare)
la scienza dei numeri.
(da la Repubblica - 28 /03/2014 - R2Cultura)
di Piergiorgio Odifreddi
La bellezza matematica nascosta nel mondo
L'artista, il musicista e il poeta percepiscono le meraviglie del mondo attorno a sè,
raffigurandole e trasfigurandole nelle loro opere. Osservano i variopinti colori dei
fiori nei prati, riproducendoli in tele realiste o impressioniste. Ascoltano i gorgheg-
gianti canti degli uccelli, riverberandoli in composizioni pastorali. Guardano oltre
una siepe, fingendosi sovrumani silenzi e profondissima quiete. Osservano la danza
della graziosa e silenziosa Luna, domandandosi che ci fa in cielo.
Ma rispetto all'artista, al musicista o al poeta, il matematico va oltre, e la sovrappo-
sizione non altrove. E la sua visione del mondo non sottrae bellezza alla descrizione
dell'umanista, ma gliene aggiunge. Perchè la bellezza c'è a tutti i livelli della Natura,
dal microcosmo al macrocosmo: non solo al livello antropico, al quale siamo tutti abi-
tuati e allertati, ma che rimane marginale e secondario rispetto al tutto.
Ad esempio, quando il matematico osserva un fiore, dietro al numero dei suoi petali
nota la successione di Fibonacci e la proporzione aurea alla quale essa tende. Dietro
ai suoi colori, riconosce le lunghezze e le frequenze di velocissime onde luminose.
Dietro alle infinite gradazioni della tavolozza della Natura o del pittore, isola le tre
lunghezze corrispondenti ai tre colori fondamentali intercettati dai tre tipi di coni del-
la retina dei nostri occhi. >>>Dietro alla "luce visibile", identifica la piccola finestra
aperta dalla nostra vista sullo spettro elettromagnetico, e ne riconosce molte altre
aperte dalla scienza del Novecento, dalle onde radio alle microonde ai raggi X.
E poi, quando il matematico ascolta il canto di un uccello, dietro alla sua altezza e al
suo volume riconosce la lunghezza e l'ampiezza di più lente onde sonore. Dietro al
suo timbro, isola i suoni puri delle componenti armoniche, esattamente come fa l'o-
recchio attravrso la complessa struttura del timpano. E condensando le informazioni
di ciascuna armonica in tre soli numeri, corrispondenti alla lunghezza, l'ampiezza e la
fase della rispettiva onda, può approssimare le caratteristiche di ciascun suono me-
diante liste di terne di numeri, che vengono scritte digitalmente nei compact disk e
rilette acusticamente nei lettori cd. s
E ancora, quando il matematico guarda agli andirivieni palesemente errabondi della
Luna e dei pianeti, vi scorge l'effetto della regolarità nascosta di moti di cerchi su
cerchi. E descrive la sovrapposizione di questi moti nello stesso modo in cui descri-
ve la sovrapposizione delle armoniche dei suoni, scoprendo e confermando il potere
unificatore del linguaggio astratto delle formule.
Naturalmente, questi non sono che esempi dello sguardo del matematico sul mondo,
che si estende a ogni branca del sapere, da quelle frequentate dal pittore, dal musi-
cista e dal poeta, a quelle praticate dal teologo, dal filosofo e dal politico. L'intera
scolastica, ad esempio, fu un tentativo di affrontare il discorso su Dio dal punto di
vista razionale della logica. La filosofia moderna iniziò con un Discorso sul metodo,
che identificava appunto nella matematica il modello da seguire per fare discorsi
chiari e distinti. E la politica alta, purificata dai bassi interessi, si affida a numeri,
curve e teoremi per risolvere problemi che vanno dalle leggi elettorali alle scelte
decisionali.
Ma se la matematica costituisce uno strumento così versatile, fertile e indispensa-
bile per capire il mondo naturale e umano, comìè che quasi tutti la odiamo visceral-
mente, e si vantano di non averci mai capito niente? Che gli artisti, i musicisti e i
poeti si lasciano guidare più dalle viscere che dalla testa? I credenti si affidano
più alla fede irrazionale, che al pensiero logico? I filosofi seguono le chiacchiere
degli esistenzialisti, più che i ragionamenti dei razionalisti? I politici incarnano l'ar-
te del voltagabbana, e disdegnano la legge di non contraddizione? I media rincorro-
no avidamente srittori e artisti, anche da quattro soldi, ma evitano accuratamente
gli scienziati, anche da Nobel? E, amarus in fundo, gli studenti considerano la ma-
tematica la loro bestia nera e il loro incubo? Una prima spiegazione, fisiologica,
l'ha data Howard Gardner nei suoi studi sui vari tipi di intelligenza. A un estremo,
la prima a svilupparsi nel bambino è l'intelligenza musicale, fin dai primi anni di vi-
ta. All'altro estremo, l'intelligenza logico-matematica è l'ultima ad arrivare, con la
pubertà e l'adolescenza. Così, mentre si conoscono geni precocissimi come Mozart
o Mendellsohn, che a quattro anni suonano e compongono, anche matematici pre-
coci come Pascal o Gauss sono sbocciati solo tra i sedici e i diciott'anni. Il che si-
gnifica che la matematica richiede una maturità e uno sviluppo che non si hanno
ancora alle elementari e alle medie, quando la si subisce come una perversa vio-
lenza e la si interiorizza come un indelebile trauma.
Una seconda spiegazione, psicologica, deriva dalla natura stessa di un gioco come
la matematica, in cui non si può sgarrare, e tanto meno barare: basta lasciarsi scap-
pare un segno sbaglato, o non chiudere una parentesi, per subire una débàcle. Mol-
to più facile abbassare il tiro, seguire le linee di minima resistenza e rivolgersi a
giochi con regole meno vincolanti o, come nel romanticismo, addirittura inesistenti.
E lasciar perdere una disciplina che costringe a estenuanti esercizi e sfibranti con-
centrazioni, incompatibili con la tempesta di "stacchi pubblicitari" a cui si viene di-
seducati fin da bambini.
Una terza spiegazione, sociologica, ha a che fare con il potere. La maggioranza dei
ruoli dirigenziali, dai ministeri ai media, è distribuita per tradizione in accordo al
motto di Croce: "Comanda chi ha studiato greco e latino, e lavora chi conosce le
materie utili". E non si può pretendere che gli umanisti aprano passivamente le
porte al "nemico", o evitino attivamente di denigrarlo, magari con la scusa che
"così vuole la gente": i due terzi della quale comunque non legge un libro all'anno,
mentre il rimanente terzo si concentra sui romanzi.
Un'ultima spiegazione, pedagogica, ha a che fare con l'anacronismo della nostra
scuola. Ministri e funzionari insensibili e inesperti, programmi e testi antiquati e
aridi, esercizi sadici e noiosi inflitti con metodi di insegnamento antidiluviani, com-
pletano l'opera di allontanamento anche degli studenti meglio disposti.
Con queste premesse, non cìè da stupirsi che la matematica sia così poco apprezzata
e capita: semmai, ci sarebbe da stupirsi del contrario. Peccato però che, in un mondo
tecnologico, chi non la conosce finisca per rimanere un vero e proprio analfabeta.
Con gran cruccio di quei governi e di quelle società che prima fanno di tutto per bru-
ciare la terra attorno alla matematica, e poi si preoccupano di esserci riusciti, doman-
dandosi impotenti e tardivi come rimediare.
Lucianone
La matematica: è una disciplina in crisi, molti
la odiano, è insegnata male, Ecco come capire (e amare)
la scienza dei numeri.
(da la Repubblica - 28 /03/2014 - R2Cultura)
di Piergiorgio Odifreddi
La bellezza matematica nascosta nel mondo
L'artista, il musicista e il poeta percepiscono le meraviglie del mondo attorno a sè,
raffigurandole e trasfigurandole nelle loro opere. Osservano i variopinti colori dei
fiori nei prati, riproducendoli in tele realiste o impressioniste. Ascoltano i gorgheg-
gianti canti degli uccelli, riverberandoli in composizioni pastorali. Guardano oltre
una siepe, fingendosi sovrumani silenzi e profondissima quiete. Osservano la danza
della graziosa e silenziosa Luna, domandandosi che ci fa in cielo.
Ma rispetto all'artista, al musicista o al poeta, il matematico va oltre, e la sovrappo-
sizione non altrove. E la sua visione del mondo non sottrae bellezza alla descrizione
dell'umanista, ma gliene aggiunge. Perchè la bellezza c'è a tutti i livelli della Natura,
dal microcosmo al macrocosmo: non solo al livello antropico, al quale siamo tutti abi-
tuati e allertati, ma che rimane marginale e secondario rispetto al tutto.
Ad esempio, quando il matematico osserva un fiore, dietro al numero dei suoi petali
nota la successione di Fibonacci e la proporzione aurea alla quale essa tende. Dietro
ai suoi colori, riconosce le lunghezze e le frequenze di velocissime onde luminose.
Dietro alle infinite gradazioni della tavolozza della Natura o del pittore, isola le tre
lunghezze corrispondenti ai tre colori fondamentali intercettati dai tre tipi di coni del-
la retina dei nostri occhi. >>>Dietro alla "luce visibile", identifica la piccola finestra
aperta dalla nostra vista sullo spettro elettromagnetico, e ne riconosce molte altre
aperte dalla scienza del Novecento, dalle onde radio alle microonde ai raggi X.
E poi, quando il matematico ascolta il canto di un uccello, dietro alla sua altezza e al
suo volume riconosce la lunghezza e l'ampiezza di più lente onde sonore. Dietro al
suo timbro, isola i suoni puri delle componenti armoniche, esattamente come fa l'o-
recchio attravrso la complessa struttura del timpano. E condensando le informazioni
di ciascuna armonica in tre soli numeri, corrispondenti alla lunghezza, l'ampiezza e la
fase della rispettiva onda, può approssimare le caratteristiche di ciascun suono me-
diante liste di terne di numeri, che vengono scritte digitalmente nei compact disk e
rilette acusticamente nei lettori cd. s
E ancora, quando il matematico guarda agli andirivieni palesemente errabondi della
Luna e dei pianeti, vi scorge l'effetto della regolarità nascosta di moti di cerchi su
cerchi. E descrive la sovrapposizione di questi moti nello stesso modo in cui descri-
ve la sovrapposizione delle armoniche dei suoni, scoprendo e confermando il potere
unificatore del linguaggio astratto delle formule.
Naturalmente, questi non sono che esempi dello sguardo del matematico sul mondo,
che si estende a ogni branca del sapere, da quelle frequentate dal pittore, dal musi-
cista e dal poeta, a quelle praticate dal teologo, dal filosofo e dal politico. L'intera
scolastica, ad esempio, fu un tentativo di affrontare il discorso su Dio dal punto di
vista razionale della logica. La filosofia moderna iniziò con un Discorso sul metodo,
che identificava appunto nella matematica il modello da seguire per fare discorsi
chiari e distinti. E la politica alta, purificata dai bassi interessi, si affida a numeri,
curve e teoremi per risolvere problemi che vanno dalle leggi elettorali alle scelte
decisionali.
Ma se la matematica costituisce uno strumento così versatile, fertile e indispensa-
bile per capire il mondo naturale e umano, comìè che quasi tutti la odiamo visceral-
mente, e si vantano di non averci mai capito niente? Che gli artisti, i musicisti e i
poeti si lasciano guidare più dalle viscere che dalla testa? I credenti si affidano
più alla fede irrazionale, che al pensiero logico? I filosofi seguono le chiacchiere
degli esistenzialisti, più che i ragionamenti dei razionalisti? I politici incarnano l'ar-
te del voltagabbana, e disdegnano la legge di non contraddizione? I media rincorro-
no avidamente srittori e artisti, anche da quattro soldi, ma evitano accuratamente
gli scienziati, anche da Nobel? E, amarus in fundo, gli studenti considerano la ma-
tematica la loro bestia nera e il loro incubo? Una prima spiegazione, fisiologica,
l'ha data Howard Gardner nei suoi studi sui vari tipi di intelligenza. A un estremo,
la prima a svilupparsi nel bambino è l'intelligenza musicale, fin dai primi anni di vi-
ta. All'altro estremo, l'intelligenza logico-matematica è l'ultima ad arrivare, con la
pubertà e l'adolescenza. Così, mentre si conoscono geni precocissimi come Mozart
o Mendellsohn, che a quattro anni suonano e compongono, anche matematici pre-
coci come Pascal o Gauss sono sbocciati solo tra i sedici e i diciott'anni. Il che si-
gnifica che la matematica richiede una maturità e uno sviluppo che non si hanno
ancora alle elementari e alle medie, quando la si subisce come una perversa vio-
lenza e la si interiorizza come un indelebile trauma.
Una seconda spiegazione, psicologica, deriva dalla natura stessa di un gioco come
la matematica, in cui non si può sgarrare, e tanto meno barare: basta lasciarsi scap-
pare un segno sbaglato, o non chiudere una parentesi, per subire una débàcle. Mol-
to più facile abbassare il tiro, seguire le linee di minima resistenza e rivolgersi a
giochi con regole meno vincolanti o, come nel romanticismo, addirittura inesistenti.
E lasciar perdere una disciplina che costringe a estenuanti esercizi e sfibranti con-
centrazioni, incompatibili con la tempesta di "stacchi pubblicitari" a cui si viene di-
seducati fin da bambini.
Una terza spiegazione, sociologica, ha a che fare con il potere. La maggioranza dei
ruoli dirigenziali, dai ministeri ai media, è distribuita per tradizione in accordo al
motto di Croce: "Comanda chi ha studiato greco e latino, e lavora chi conosce le
materie utili". E non si può pretendere che gli umanisti aprano passivamente le
porte al "nemico", o evitino attivamente di denigrarlo, magari con la scusa che
"così vuole la gente": i due terzi della quale comunque non legge un libro all'anno,
mentre il rimanente terzo si concentra sui romanzi.
Un'ultima spiegazione, pedagogica, ha a che fare con l'anacronismo della nostra
scuola. Ministri e funzionari insensibili e inesperti, programmi e testi antiquati e
aridi, esercizi sadici e noiosi inflitti con metodi di insegnamento antidiluviani, com-
pletano l'opera di allontanamento anche degli studenti meglio disposti.
Con queste premesse, non cìè da stupirsi che la matematica sia così poco apprezzata
e capita: semmai, ci sarebbe da stupirsi del contrario. Peccato però che, in un mondo
tecnologico, chi non la conosce finisca per rimanere un vero e proprio analfabeta.
Con gran cruccio di quei governi e di quelle società che prima fanno di tutto per bru-
ciare la terra attorno alla matematica, e poi si preoccupano di esserci riusciti, doman-
dandosi impotenti e tardivi come rimediare.
Lucianone
sabato 19 luglio 2014
Ultime notizie - dall'Italia e dal Mondo / Latest news
19 luglio '14 - domenica 19th July / Sunday visione post - 12
Esteri - Gaza / Israele
A Gaza 340 morti palestinesi, un civile e due
soldati d'Israele / Abu Mazen dal n. 1 di Hamas
Continua l'offensiva di Israele a Gaza.
L’esercito dello Stato ebraico avanza. Uccisi due militari e un civile.
Il leader dell’Anp in Qatar per cercare un’intesa per il cessate il fuoco
Esteri - Ucraina / Russia
Boeing abbattuto, Ucraina accusa i filorussi:
Cronaca - Roma
Test medicina: il Tar dà ragione agli studenti / Ammessi
oltre duemila bocciati
L'Udu: "Concorso dichiarato illeggittimo. Di fatto eliminato il numero chiuso". Il ricorso presentato per il plico manomesso a Bari e una serie di violazioni dell'anonimato
Esteri - Gaza / Israele
A Gaza 340 morti palestinesi, un civile e due
soldati d'Israele / Abu Mazen dal n. 1 di Hamas
Continua l'offensiva di Israele a Gaza.
L’esercito dello Stato ebraico avanza. Uccisi due militari e un civile.
Il leader dell’Anp in Qatar per cercare un’intesa per il cessate il fuoco
Israele intensifica a Gaza la caccia ai tunnel di Hamas, nella convinzione che da lì arrivi, insieme ai razzi, il pericolo maggiore. E oggi due soldati israeliani sono morti nel contrastare il tentativo di un commando di Hamas di infiltrarsi, proprio attraverso un tunnel, nel sud di Israele.
Al secondo giorno dell’operazione terrestre, i morti nella Striscia sono circa 100 per un totale complessivo, secondo i media, di oltre 340 (alcuni delle stesse famiglie) e 2270 feriti, mentre Israele vede salire a cinque le sue vittime complessive, compresi i due soldati e un civile colpito oggi da un razzo nel Neghev. Se la guerra sembra prendere in queste ultime ore il contorno della scontro diretto, non cambia il quadro complessivo che vede il susseguirsi di raid sulla Striscia (450 gli obiettivi colpiti) e la pioggia di razzi nel centro-sud d’Israele (57 solo oggi, senza contare quello finito stasera «per sbaglio» nel Sinai, ferendo un soldato egiziano).
Dall’altro ieri, invece, la diplomazia sembra silente e stenta a raggiungere almeno il risultato primario del cessate il fuoco. Da un lato c’è la mediazione egiziana, accettata da Israele, respinta da Hamas, ma condivisa dalla comunità internazionale e a quanto pare anche dal leader palestinese Abu Mazen. Dall’altro - secondo indiscrezioni stampa - la fazione islamica avrebbe fatto sapere le sue condizioni per un cessate il fuoco e che, a suo dire, sembrano appoggiate da Qatar e Turchia e a conoscenza degli Usa. Tra le condizioni, la riapertura del valico di Rafah con l’Egitto, la liberazione di tutti i detenuti arrestati in Cisgiordania dopo il rapimento dei tre ragazzi ebrei, la rimozione del blocco di Gaza. A riaprire uno spiraglio ci prova intanto lo stesso Abu Mazen, atteso domani proprio a Doha, in Qatar, da un incontro con il capo politico in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, con l’obiettivo dichiarato di riallacciare i fili di un cessate il fuoco.
Colonne di fumo si levano su Gaza City
Esteri - Ucraina / Russia
Boeing abbattuto, Ucraina accusa i filorussi:
"Distruggono le prove"
Ma i ribelli negano: «Non abbiamo il controllo delle scatole nere».
Merkel e Putin: «Inchiesta internazionale». Obama chiede chiarezza
Merkel e Putin: «Inchiesta internazionale». Obama chiede chiarezza
Prosegue il rimpallo delle accuse sulla responsabilità del disastro aereo nei cieli dell’Ucraina orientale, costato la vita a 298 persone. Il governo ucraino chiama ancora in causa i filorussi che starebbero «distruggendo le prove» sul luogo del disastro, mentre Mosca adombra che siano stati missili ucraini a colpire il boeing. Sul terreno, gli ispettori internazionali faticano ad accedere alla zona, che è controllata dai ribelli.
A due giorni dall’abbattimento del volo della Malaysia Airlines, i primi funzionari stranieri sono arrivati sul posto - una vasta distesa di rottami con ancora i corpi delle vittime - ma l’accoglienza degli uomini armati che si trovano nella zona si è presentata subito ostile. Il team dell’Osce ha riferito di essere rimasto sul posto poco più di un’ora prima di essere stato costretto ad andarsene dai filorussi, che secondo Kiev starebbero facendo di tutto per ostacolare le indagini. In particolare, cercando di distruggere, «con il sostegno della Russia, le prove del loro crimine internazionale», trasportando i resti dell’aereo in Russia e portando i corpi delle vittime all’obitorio di Donetsk. I ribelli replicano che è Kiev che lavora per «sabotare le indagini» e chiedono anzi agli esperti stranieri di arrivare sul posto «prima possibile» per ragioni umanitarie.
Italia - Meteo
Weekend rovente fino a oltre 36°. poi violenti temporali
Temperature in calo da oggi pomeriggio / Acquazzoni
sulle alpi / Bel tempo ancora da martedì
Giornate calde, con temperature che sfioreranno il 36°, in attesa dell'arrivo di forti temporali e grandinate. Saranno rovesci violenti perché il calore accumulatosi in questi giorni si scontrerà con l'aria più fresca atlantica. Nel fine settimana il sole e il bel tempo saranno dominanti su gran parte del paese. A fine giornata, domenica, le cose cambieranno con temporali dalle Alpi del Nordovest verso quelle lombarde. Sole prevalente invece sulle pianure, ma con temporali in arrivo entro la sera a Ovest.
Test medicina: il Tar dà ragione agli studenti / Ammessi
oltre duemila bocciati
L'Udu: "Concorso dichiarato illeggittimo. Di fatto eliminato il numero chiuso". Il ricorso presentato per il plico manomesso a Bari e una serie di violazioni dell'anonimato
Lucianone
venerdì 18 luglio 2014
Riflessioni doppie - Su Frontiere, Confini, Trincee e... Spazi aerei
18 luglio '14 - venerdì \8th July / Friday visione post - 24
Globalizzazione e sdemocrazia, tecnologia e paralisi
(cioè 'Frontiere, confini eccetera...)
di Lucianone
Odio, odio, odio, odio - cioè egoismo ed egoismo - dilagano nel mondo perchè
tutto è governato da interessi, da ciò di cui gli interessi han bisogno: soldi, da-
naro, money, Geld, dinero e quindi sempre più avidità, sempre più potere da
esibire. E subito insieme le religioni - e il conseguente conflitto/battaglia di reli-
gioni - portano ancora a odio, odio, odio che cova dentro e poi esplode in modo
oggi sempre più barbaro seppure sofisticato in quanto ammantato, avviluppato
di e dalla tecnologia avanzata. Le armi più usate da tale tecnologia computeriz-
zata sono i DRONI e i RAZZI e attraverso di loro le distanze vengono pressochè
annullate e il tempo impiegato è quasi istantaneo. Allora frontiere e confini van-
no scomparendo, e la globalizzazione anche qui prende il sopravvento, solo che
deve ora essere chiamata "globalizzazione armata". Questo tipo di globalizza-
zione si sta combattendo ormai tra due aree sempre più ben definite: quella
occidentale a capitalismo avanzato (post capitalismo tecnologico) e quella orien-
tale a terrorismo-jadismo islamico espansivo. Quest'ultimo ha come un chiaro
obiettivo la caduta dell'impero occidentale corrotto ed è in una fase di esaspera-
to attacco frontale, approfittando della rinascita dei localismi regionali, dei clan
e dei nazionalismi fanatici. In questo contesto si stanno invadendo e distruggen-
do i confini mentali e territoriali, si stanno frantumando frontiere dove la parola
globo non le accetta più, si stanno evolvendo, cambiando le trincee che diventa-
no dei veri e propri tunnel o gallerie sotterranee che servono sia a offesa che a
difesa. Di lì partono lanci di missili/razzi e lì ci si protegge dal lancio dei missili
avversari. Non è più battaglia di trincea, è adesso guerra totale che viola sem-
pre più gli spazi aerei, e confonde lo spazio aereo di guerra con quello civile-tu-
ristico e diventa: la confusione ricercata, e il miscuglio avvenuto dello spazio
aereo totale e globalizzato, dove la pace deve lasciare appunto più spazio alle
incursioni di guerra (tecnologica).
CONTINUA...
To be continued...
Globalizzazione e sdemocrazia, tecnologia e paralisi
(cioè 'Frontiere, confini eccetera...)
di Lucianone
Odio, odio, odio, odio - cioè egoismo ed egoismo - dilagano nel mondo perchè
tutto è governato da interessi, da ciò di cui gli interessi han bisogno: soldi, da-
naro, money, Geld, dinero e quindi sempre più avidità, sempre più potere da
esibire. E subito insieme le religioni - e il conseguente conflitto/battaglia di reli-
gioni - portano ancora a odio, odio, odio che cova dentro e poi esplode in modo
oggi sempre più barbaro seppure sofisticato in quanto ammantato, avviluppato
di e dalla tecnologia avanzata. Le armi più usate da tale tecnologia computeriz-
zata sono i DRONI e i RAZZI e attraverso di loro le distanze vengono pressochè
annullate e il tempo impiegato è quasi istantaneo. Allora frontiere e confini van-
no scomparendo, e la globalizzazione anche qui prende il sopravvento, solo che
deve ora essere chiamata "globalizzazione armata". Questo tipo di globalizza-
zione si sta combattendo ormai tra due aree sempre più ben definite: quella
occidentale a capitalismo avanzato (post capitalismo tecnologico) e quella orien-
tale a terrorismo-jadismo islamico espansivo. Quest'ultimo ha come un chiaro
obiettivo la caduta dell'impero occidentale corrotto ed è in una fase di esaspera-
to attacco frontale, approfittando della rinascita dei localismi regionali, dei clan
e dei nazionalismi fanatici. In questo contesto si stanno invadendo e distruggen-
do i confini mentali e territoriali, si stanno frantumando frontiere dove la parola
globo non le accetta più, si stanno evolvendo, cambiando le trincee che diventa-
no dei veri e propri tunnel o gallerie sotterranee che servono sia a offesa che a
difesa. Di lì partono lanci di missili/razzi e lì ci si protegge dal lancio dei missili
avversari. Non è più battaglia di trincea, è adesso guerra totale che viola sem-
pre più gli spazi aerei, e confonde lo spazio aereo di guerra con quello civile-tu-
ristico e diventa: la confusione ricercata, e il miscuglio avvenuto dello spazio
aereo totale e globalizzato, dove la pace deve lasciare appunto più spazio alle
incursioni di guerra (tecnologica).
CONTINUA...
To be continued...
giovedì 17 luglio 2014
L'Opinione del giovedì - Da Belo Horizonte a Castel Volturno
18 luglio '14 - giovedì 18th July / Thursday visione post - 6
Brasile - Italia = Belo Horizonte - Castel Volturno
Dando questa equazione (chi lo volesse vedere come risultato, ha comunque
lo stesso effetto), parto dalla nazione sudamericana dove si è concluso non da molto il Campeonado do Mundo, dove tutto il mondo era più o meno concentrato e in cui si sono consumati gli ultimi sussulti, pianti e disperati lamenti per quel calcio carioca che ha
smesso definitivamente di essere il più magico e attraente del pianeta. Infatti quel 7-1
tedesco ha lasciato un segno indelebile, come sappiamo tutti ormai, sulla storia del cal-
cio (e forse non solo).
Pianti Collettivi con i più piccoli consolati dagli adulti; non capisco, ma è solo calcio
ragazzi, un gioco! e qui sta la tragedia brasiliana: avere preso questo, d'accordo bellissi-
mo gioco del pallone, troppo sul serio, e adesso sono veramente andati tutti nel pallone -
che più non si può! - Il Brasile è sempre stato, dai tempi immemori di Pelè e poco prima,
tutto Carneval do Rio e sogo de pelota e il popolo non ha pensato che a questo tutto l'an-
no. Ma la povertà ha anche voluto la sua parte per tanto tempo nei decenni passati. Solo
dopo l'ascesa di Lula a presidente del Brasile si è iniziata quella rapida ripresa economi-
ca fatta di più investimenti, quelli giusti, e meno sprechi e più risorse fino a recuperare
in parte il deficit economico e a coprire alcune profonde sacche di povertà.
Lula aveva anche tolto parecchie ingiustizie sociali. Ma tanto resta ancora e resterà da
fare per migliorare la situazione socio-economica di tanta tuttora parte di popolazione
povera brasilera che da un bel pò ha chiesto meno strutture-infrastrutture sportive mi-
liardarie e più soldi e lavoro per chi ne ha bisogno. Tanto più che anche nel Brasile del-
la 'ripresa economica' si è comunque allargato (come in quasi tutto il pianeta) il divario quantitativo/qualitativo tra poveri e ricchi. (Lucianone)
E ADESSO? Questa storica sconfitta con la Germania potrebbe far scatenare clamorose
reazioni. Sugli spalti dello stadio di Belo Horizonte si è levato più volte un coro minac-
cioso nei confronti di Dilma Rousseff, presidente attuale del Brasile. Tra pochi mesi ci
saranno le elezioni e questa sconfitta da contare con il pallottoliere è un autogol clamo-
roso. Non sarà facile per la pupilla di Lula confermarsi alla guida del Paese. E forse
questa batosta potrebbe riaccendere quelle proteste di piazza che si erano spente di col-
po perchè Neymar e compagni non dovevano "essere disturbati". Tutti uniti per vincere
con il pallone. Ma da oggi le classi sociali più deboli, quelle che non riescono ad aggan.
ciare la crescita del Paese, potrebbero tornare a ribellarsi. Non a caso i primi problemi
nascono quando ancora la Germania sta continuando la sua mattanza. Si parla di picco-
li disordini sulla spiaggia di Capocabana e per le vie di Recife. (tratto da 'la Gazzetta
dello Sport 9/7/'14 - Luca Calamai)
E dal Brasile di Belo Horizonte, dal Brasile di Cassano e Balotelli scoppiati e Prandelli
dimesso con l'Italia sfasciata, arriviamo all'Italia del sud di Castel Volturno, alla nostra
"striscia di Gaza" di Pescopagano (frazione appunto di Castel Volturno, provincia di Ca-
serta). Balotelli non aveva saputo, alla fine della disfatta, trattenersi dai suoi lamenti e-stemporanei: "Ce l'avete con noi neri, vi sfogate su di noi. Ma noi neri sappiamo fare
gruppo tra di noi, ci comportiamo meglio perchè abbiamo il senso di appartenenza", nè
più nè meno erano state queste le sue parole e il suo sfogo. Ed ecco che il 13 luglio si
avverano in un certo senso le parole di Mario (il preveggente). Gli africani di Pescopa-
gano 'fanno gruppo' e s'incazzano con i residenti bianchi locali che li avrebbero strapaz-
zati e anche in verità "sparati", ferendo due di loro, senegalesi.
E volendo riportare anche un pò di cronaca (del giorno dopo) di quegli istanti drammati-
ci, "il sangue è ancora a terra in via Lista; è il punto in cui la polveriera dei dimenticati,
la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini ita-
liani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeg-
giante sommossa alla Rodney King casertana". E, come dice la stessa cronaca, questa
frazione di Castel Volturno (ossia Pescopagano) toccata dal mare, si trova a metà tra 2
comuni e nessuno Stato a curarsene. E qui chiaramente, con lo Stato e l'Italia assenti e
pe una volta giustificati dalla distrazione del Mondiale calcistico, si formano i gruppi an-
tagonisti tra loro di disperati che si dividono in "due blocchi di protesta, che per la pri-
ma volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità
di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che
non risponde".
Lucianone
Brasile - Italia = Belo Horizonte - Castel Volturno
Dando questa equazione (chi lo volesse vedere come risultato, ha comunque
lo stesso effetto), parto dalla nazione sudamericana dove si è concluso non da molto il Campeonado do Mundo, dove tutto il mondo era più o meno concentrato e in cui si sono consumati gli ultimi sussulti, pianti e disperati lamenti per quel calcio carioca che ha
smesso definitivamente di essere il più magico e attraente del pianeta. Infatti quel 7-1
tedesco ha lasciato un segno indelebile, come sappiamo tutti ormai, sulla storia del cal-
cio (e forse non solo).
Pianti Collettivi con i più piccoli consolati dagli adulti; non capisco, ma è solo calcio
ragazzi, un gioco! e qui sta la tragedia brasiliana: avere preso questo, d'accordo bellissi-
mo gioco del pallone, troppo sul serio, e adesso sono veramente andati tutti nel pallone -
che più non si può! - Il Brasile è sempre stato, dai tempi immemori di Pelè e poco prima,
tutto Carneval do Rio e sogo de pelota e il popolo non ha pensato che a questo tutto l'an-
no. Ma la povertà ha anche voluto la sua parte per tanto tempo nei decenni passati. Solo
dopo l'ascesa di Lula a presidente del Brasile si è iniziata quella rapida ripresa economi-
ca fatta di più investimenti, quelli giusti, e meno sprechi e più risorse fino a recuperare
in parte il deficit economico e a coprire alcune profonde sacche di povertà.
Lula aveva anche tolto parecchie ingiustizie sociali. Ma tanto resta ancora e resterà da
fare per migliorare la situazione socio-economica di tanta tuttora parte di popolazione
povera brasilera che da un bel pò ha chiesto meno strutture-infrastrutture sportive mi-
liardarie e più soldi e lavoro per chi ne ha bisogno. Tanto più che anche nel Brasile del-
la 'ripresa economica' si è comunque allargato (come in quasi tutto il pianeta) il divario quantitativo/qualitativo tra poveri e ricchi. (Lucianone)
E ADESSO? Questa storica sconfitta con la Germania potrebbe far scatenare clamorose
reazioni. Sugli spalti dello stadio di Belo Horizonte si è levato più volte un coro minac-
cioso nei confronti di Dilma Rousseff, presidente attuale del Brasile. Tra pochi mesi ci
saranno le elezioni e questa sconfitta da contare con il pallottoliere è un autogol clamo-
roso. Non sarà facile per la pupilla di Lula confermarsi alla guida del Paese. E forse
questa batosta potrebbe riaccendere quelle proteste di piazza che si erano spente di col-
po perchè Neymar e compagni non dovevano "essere disturbati". Tutti uniti per vincere
con il pallone. Ma da oggi le classi sociali più deboli, quelle che non riescono ad aggan.
ciare la crescita del Paese, potrebbero tornare a ribellarsi. Non a caso i primi problemi
nascono quando ancora la Germania sta continuando la sua mattanza. Si parla di picco-
li disordini sulla spiaggia di Capocabana e per le vie di Recife. (tratto da 'la Gazzetta
dello Sport 9/7/'14 - Luca Calamai)
E dal Brasile di Belo Horizonte, dal Brasile di Cassano e Balotelli scoppiati e Prandelli
dimesso con l'Italia sfasciata, arriviamo all'Italia del sud di Castel Volturno, alla nostra
"striscia di Gaza" di Pescopagano (frazione appunto di Castel Volturno, provincia di Ca-
serta). Balotelli non aveva saputo, alla fine della disfatta, trattenersi dai suoi lamenti e-stemporanei: "Ce l'avete con noi neri, vi sfogate su di noi. Ma noi neri sappiamo fare
gruppo tra di noi, ci comportiamo meglio perchè abbiamo il senso di appartenenza", nè
più nè meno erano state queste le sue parole e il suo sfogo. Ed ecco che il 13 luglio si
avverano in un certo senso le parole di Mario (il preveggente). Gli africani di Pescopa-
gano 'fanno gruppo' e s'incazzano con i residenti bianchi locali che li avrebbero strapaz-
zati e anche in verità "sparati", ferendo due di loro, senegalesi.
E volendo riportare anche un pò di cronaca (del giorno dopo) di quegli istanti drammati-
ci, "il sangue è ancora a terra in via Lista; è il punto in cui la polveriera dei dimenticati,
la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini ita-
liani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeg-
giante sommossa alla Rodney King casertana". E, come dice la stessa cronaca, questa
frazione di Castel Volturno (ossia Pescopagano) toccata dal mare, si trova a metà tra 2
comuni e nessuno Stato a curarsene. E qui chiaramente, con lo Stato e l'Italia assenti e
pe una volta giustificati dalla distrazione del Mondiale calcistico, si formano i gruppi an-
tagonisti tra loro di disperati che si dividono in "due blocchi di protesta, che per la pri-
ma volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità
di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che
non risponde".
Lucianone
Internet - Cittadino digitale e Costituzione
18 luglio '14 - giovedì 18th July / Thursday visione post - 9
Internet ha bisogno di una propria Costituzione. Perchè?
A 25 anni dalla nascita il web necessita di garanzie che lo
mettano al riparo dalle violazioni alla sua libertà.
(da 'la Repubblica' - 15/03/2014 . R2Cultura / Stefano Rodotà)
'Internet, il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto, la rete che avvolge
l'intero pianeta, non ha sovrano'. Nel 1996, John Perry Barlow apriva così la sua Dichiara-
zione d'indipendenza del Cyberspazio. Questa affermazione orgogliosa riflette il sentire di
un mondo, di una sterminata platea in continua crescita fino agli attuali oltre due miliardi
di persone, che si identifica con una invincibile natura di Internet, libertaria fino all'anar-
chia, coerente con il progetto di dar vita a una rete di comunicazione che nessuno potesse
bloccare o controllare. Ma è pure un'affermazione che ha dovuto subire le dure repliche
da una realtà nella quale non solo Internet è variamente oggetto di regolazione, ma soprat-
tutto conosce violazioni continue di quello statuto di libertà che si riteneva poter essere af-
fidato alla propria , esclusiva virtù salvifica. Perciò è venuto il tempo non di regole costrit-
tive, ma dell'opposto, di garanzie costituzionali per i diritti della rete e in rete. Ma il raffor-
zamento istituzionale della libertà in questa sua nuova dimensione non può valere solo
contro l'invadenza degli Stati. Deve proiettarsi anche verso i nuovi "signori dell'informa-
zione" che, attraverso le gigantesche raccolte di dati, governano le nostre vite. Proprio il
modo d'essere di questi soggetti - si chiaqmino Apple o Amazon. Google o Microsoft, Fa-
cebook o Yahoo! - ci racconta una compresenza di opportunità per la libertà e la democra-
zia e di potere sovrano esercitato senza controllo sulle vite di tutti. Non un Giano bifron-
te, però, ma un intreccio che può essere sciolto solo da una iniziativa "costituzionale" an-
ch'essa nuova, che trovi proprio nella rete le sue modalità di costruzione.
Un esempio può essere ritrovato nella vicenda dell' Internet Bill of Rights, una proposta
maturata all'interno delle iniziative dell'Onu sulla società dell'informazione e che si è venu-
ta consolidando attraverso il lavoro di diversi gruppi, dynamic coalitions spontanee e infor-
mali che hanno poi trovato forme di unificazione e metodi comuni, che si sono manifesta-
ti negli Internet Governance Forum promossi in questi anni proprio dall'Onu. La scelta del-
l'antica formula del Bill of Rights ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole li-
mitare la libertà in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perchè possa continuare
a fiorire. Per questo servono garanzie "costituzionali". Ma, conformemente alla natura
della rete, il riconoscimento di principi e diritti non può essere calato dall'alto. Deve esse-
re il risuòltato di un processo, di una partecipazione larga di una molteplicità di soggetti
che possono intervenire in modo attivo, grazie soprattutto a una tecnologia che mette tut-
ti e ciascuno in grado di formulare progetti, di metterli a confronto, di modificarli, in defi-
nitiva di sottoporli a un controllo e una elaborazione comuni, di trasferire nel settore della
regolazione giuridica forme e procedure tipiche del "metodo wiki", dunque con progressi-
vi aggiustamenti e messe a punto dei testi proposti. Siamo così al di là di un altro schema
tradizionale , che contrappone percorsi bottom-up a quelli top-down. Si instaurano relazio-
ni tra pari, la costruzione diviene orizzontale. - Nel corso di questo processo si potrà ap-
prodare a risultati parziali, all'integrazione tra codici di autoregolamentazione e altre for-
me di disciplina; a normative comuni per singole aree del mondo, come dimostra l'Unione
europea, la regione del pianeta dove più intensa è la tutela di questi diritti; e come potreb-
be avvenire per materie dive è già stata raggiunta una maturità culturale e istituzionale,
come quella della protezione dei dati personali. Le obiezioni tradizionali - chi è il legislato-
re? quale giudice renderà applicabili i diritti proclamati? - appartengono al passato, non si
rendono conto che "la valanga dei diritti umani sta travolgendo le ultime trincee della so-
vranità statale", come ha scritto Antonio Cassese.
Tutto questo accade in un contesto in cui le istituzioni tradizionali non vengono tagliate
fuori, ma contrinuiscono a una impresa di rinnovamento che, al tempo stesso, può muta-
re o rafforzare-il loro ruolo. L'Onu si presenta come punto di riferimento per un mondo
che si struttura proprio per cogliere una occasione da essa offerta. Il Parlamento euro-
peo prende atto di una iniziativa non istituzionalizzata, e fa esplicito riferimento all'In-
ternet Bill of Rights in una risoluzione del 2011.
Stiamo entrando in una dimensione difficilmente descrivibile con i tradizionali concetti
della modernità politica, a cominciare appunto da quelli di Stato e di democrazia rappre-
sentativa. Ma questa transizione non ci assicura che il suo esito sia quello dell'entrata
nella post-democrazia. Entriamo nella dimensione dell'inedito, e proprio perchè si trat-
ta di un processo inedito, non si può valutarlo con i criteri del passato, nè attribuire una
sorta di autoevidenza a qualsiasi vicenda che ci accada di registrare.
Cimentarsi con il problema del modo complessivo in cui la tecnologia incontra il tema
delle libertà e istituisce lo spazio politico, significa proprio fare i conti con processi rea-
li. E proprio riflettendo su Internet possono essere in iudividuate le vie di un costituzio-
nalismo globale possibile, non affidato a norme sovrastatuali incorporate nei diritti sta-
tuali. Vale a dire, una costituzione del diritto per espansione, orizzontale, un insieme di
ordini giuridici correlati, non punto d'arrivo, ma strutturati in modo da sostenere la sfi-
da di un tempo sempre mutevole, quasi una costituzione infinita.
Lucianone
Internet ha bisogno di una propria Costituzione. Perchè?
A 25 anni dalla nascita il web necessita di garanzie che lo
mettano al riparo dalle violazioni alla sua libertà.
(da 'la Repubblica' - 15/03/2014 . R2Cultura / Stefano Rodotà)
'Internet, il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto, la rete che avvolge
l'intero pianeta, non ha sovrano'. Nel 1996, John Perry Barlow apriva così la sua Dichiara-
zione d'indipendenza del Cyberspazio. Questa affermazione orgogliosa riflette il sentire di
un mondo, di una sterminata platea in continua crescita fino agli attuali oltre due miliardi
di persone, che si identifica con una invincibile natura di Internet, libertaria fino all'anar-
chia, coerente con il progetto di dar vita a una rete di comunicazione che nessuno potesse
bloccare o controllare. Ma è pure un'affermazione che ha dovuto subire le dure repliche
da una realtà nella quale non solo Internet è variamente oggetto di regolazione, ma soprat-
tutto conosce violazioni continue di quello statuto di libertà che si riteneva poter essere af-
fidato alla propria , esclusiva virtù salvifica. Perciò è venuto il tempo non di regole costrit-
tive, ma dell'opposto, di garanzie costituzionali per i diritti della rete e in rete. Ma il raffor-
zamento istituzionale della libertà in questa sua nuova dimensione non può valere solo
contro l'invadenza degli Stati. Deve proiettarsi anche verso i nuovi "signori dell'informa-
zione" che, attraverso le gigantesche raccolte di dati, governano le nostre vite. Proprio il
modo d'essere di questi soggetti - si chiaqmino Apple o Amazon. Google o Microsoft, Fa-
cebook o Yahoo! - ci racconta una compresenza di opportunità per la libertà e la democra-
zia e di potere sovrano esercitato senza controllo sulle vite di tutti. Non un Giano bifron-
te, però, ma un intreccio che può essere sciolto solo da una iniziativa "costituzionale" an-
ch'essa nuova, che trovi proprio nella rete le sue modalità di costruzione.
Un esempio può essere ritrovato nella vicenda dell' Internet Bill of Rights, una proposta
maturata all'interno delle iniziative dell'Onu sulla società dell'informazione e che si è venu-
ta consolidando attraverso il lavoro di diversi gruppi, dynamic coalitions spontanee e infor-
mali che hanno poi trovato forme di unificazione e metodi comuni, che si sono manifesta-
ti negli Internet Governance Forum promossi in questi anni proprio dall'Onu. La scelta del-
l'antica formula del Bill of Rights ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole li-
mitare la libertà in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perchè possa continuare
a fiorire. Per questo servono garanzie "costituzionali". Ma, conformemente alla natura
della rete, il riconoscimento di principi e diritti non può essere calato dall'alto. Deve esse-
re il risuòltato di un processo, di una partecipazione larga di una molteplicità di soggetti
che possono intervenire in modo attivo, grazie soprattutto a una tecnologia che mette tut-
ti e ciascuno in grado di formulare progetti, di metterli a confronto, di modificarli, in defi-
nitiva di sottoporli a un controllo e una elaborazione comuni, di trasferire nel settore della
regolazione giuridica forme e procedure tipiche del "metodo wiki", dunque con progressi-
vi aggiustamenti e messe a punto dei testi proposti. Siamo così al di là di un altro schema
tradizionale , che contrappone percorsi bottom-up a quelli top-down. Si instaurano relazio-
ni tra pari, la costruzione diviene orizzontale. - Nel corso di questo processo si potrà ap-
prodare a risultati parziali, all'integrazione tra codici di autoregolamentazione e altre for-
me di disciplina; a normative comuni per singole aree del mondo, come dimostra l'Unione
europea, la regione del pianeta dove più intensa è la tutela di questi diritti; e come potreb-
be avvenire per materie dive è già stata raggiunta una maturità culturale e istituzionale,
come quella della protezione dei dati personali. Le obiezioni tradizionali - chi è il legislato-
re? quale giudice renderà applicabili i diritti proclamati? - appartengono al passato, non si
rendono conto che "la valanga dei diritti umani sta travolgendo le ultime trincee della so-
vranità statale", come ha scritto Antonio Cassese.
fuori, ma contrinuiscono a una impresa di rinnovamento che, al tempo stesso, può muta-
re o rafforzare-il loro ruolo. L'Onu si presenta come punto di riferimento per un mondo
che si struttura proprio per cogliere una occasione da essa offerta. Il Parlamento euro-
peo prende atto di una iniziativa non istituzionalizzata, e fa esplicito riferimento all'In-
ternet Bill of Rights in una risoluzione del 2011.
Stiamo entrando in una dimensione difficilmente descrivibile con i tradizionali concetti
della modernità politica, a cominciare appunto da quelli di Stato e di democrazia rappre-
sentativa. Ma questa transizione non ci assicura che il suo esito sia quello dell'entrata
nella post-democrazia. Entriamo nella dimensione dell'inedito, e proprio perchè si trat-
ta di un processo inedito, non si può valutarlo con i criteri del passato, nè attribuire una
sorta di autoevidenza a qualsiasi vicenda che ci accada di registrare.
Cimentarsi con il problema del modo complessivo in cui la tecnologia incontra il tema
delle libertà e istituisce lo spazio politico, significa proprio fare i conti con processi rea-
li. E proprio riflettendo su Internet possono essere in iudividuate le vie di un costituzio-
nalismo globale possibile, non affidato a norme sovrastatuali incorporate nei diritti sta-
tuali. Vale a dire, una costituzione del diritto per espansione, orizzontale, un insieme di
ordini giuridici correlati, non punto d'arrivo, ma strutturati in modo da sostenere la sfi-
da di un tempo sempre mutevole, quasi una costituzione infinita.
Lucianone
martedì 15 luglio 2014
Ultime notizie - dall'italia e dal Mondo / Latest news
15 luglio '14 - martedì 15th July / Thursday visione post - 9
Esteri - Medioriente
GAZA: tregua interrotta / Riprendono i raid e
i razzi / Prima vittima israeliana
In mattinata Israele aveva approvato la proposta egiziana di cessate
il fuoco, rifiutata invece da Hamas, che ha lanciato 76 razzi verso
il territorio dello Stato ebraico. L'ira di Netanyahu: "Pagheranno".
Lieberman: "Prendere controllo Striscia di Gaza". Mogherini in
Medio Oriente, Abu Mazen giovedì al Cairo.
Cronaca - Caserta / Castel Volturno
Bianchi contro neri nella terra di nessuno / "Fate
qualcosa o ci uccideremo a vicenda"
Tensione nel centro del Casertano dopo il ferimento
domenica di due ivoriani. Blocchi stradali di italiani e immigrati
Il sangue è ancora a terra, in via Lista. È il punto in cui la polveriera dei dimenticati, la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini italiani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeggiante sommossa alla "Rodney King" casertana. E ora la striscia di Gaza di questa frazione di Castel Volturno toccata dal mare, a metà tra due comuni e nessuno Stato a curarsene, è divisa anche in due blocchi di protesta, che per la prima volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che non risponde.
Calcio - Torino
Juventus: svolta clamorosa
con Conte che rassegna le dimissioni.
Risoluzione del contratto tra il club e il tecnico che lascia dopo tre anni e altrettanti scudetti vinti ''Fatto un percorso stupendo''. Il saluto di Andrea Agnelli: ''Sei stato un grande condottiero, grazie di tutto''. Buffon: ''Un fulmine a ciel sereno''.
Lucianone
Esteri - Medioriente
GAZA: tregua interrotta / Riprendono i raid e
i razzi / Prima vittima israeliana
In mattinata Israele aveva approvato la proposta egiziana di cessate
il fuoco, rifiutata invece da Hamas, che ha lanciato 76 razzi verso
il territorio dello Stato ebraico. L'ira di Netanyahu: "Pagheranno".
Lieberman: "Prendere controllo Striscia di Gaza". Mogherini in
Medio Oriente, Abu Mazen giovedì al Cairo.
Cronaca - Caserta / Castel Volturno
Bianchi contro neri nella terra di nessuno / "Fate
qualcosa o ci uccideremo a vicenda"
Tensione nel centro del Casertano dopo il ferimento
domenica di due ivoriani. Blocchi stradali di italiani e immigrati
Il sangue è ancora a terra, in via Lista. È il punto in cui la polveriera dei dimenticati, la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini italiani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeggiante sommossa alla "Rodney King" casertana. E ora la striscia di Gaza di questa frazione di Castel Volturno toccata dal mare, a metà tra due comuni e nessuno Stato a curarsene, è divisa anche in due blocchi di protesta, che per la prima volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che non risponde.
Calcio - Torino
Juventus: svolta clamorosa
con Conte che rassegna le dimissioni.
Risoluzione del contratto tra il club e il tecnico che lascia dopo tre anni e altrettanti scudetti vinti ''Fatto un percorso stupendo''. Il saluto di Andrea Agnelli: ''Sei stato un grande condottiero, grazie di tutto''. Buffon: ''Un fulmine a ciel sereno''.
Lucianone
domenica 13 luglio 2014
Salute - medicina / La ricercatrice Sara Richter: contro l'Aids
13 luglio '14 - domenica 13th July / Sunday visione post - 41
Sara Richter: "Studio le cellule latenti per
trovare in fretta un nuovo farmaco contro l'Aids".
Europa e Stati Uniti hanno investito sul lavoro della
dottoressa dell'Università di Padova che ora guida un team
(da 'Il Corriere della Sera' - 22/06/2014 - Barbara Millucci)
Una corsa contro il tempo. Per combattere la morte. E rendere omaggio alla vita.
L'Aids ha ripreso ad uccidere. Oggi come ieri. Non solo omosessuali. Nuovi ceppi
e batteri Hiv sconosciuti fino a poco tempo fa, sono in grado di trapassare le pillo-
le curative in commercio, vanificando i progressi medici e la massiccia prevenzione
anni 80. Il virus torna prepotentemente alla ribalta. Non solo sullo schermo. "The
Normal Heart", il film di Ryan Murphy tratto dall'omonima opera teatrale di Lar-
ry Kramer, attivista gay, sieropositivo e fondatore della più grande associazione
che sostiene i malati di Aids nel mondo, incolla milioni di americani alla tv. Che
tornano ad avere paura. E a cercare risposte.
La scienza, che non ha mai smesso di testare antidoti in grado di debellare defini-
tivamente i batteri, confida ora le proprie speranze nei risultati di laboratorio di
una giovane ricercatrice dell'ateneo di Padova, Sara Richter, che ha scoperto una
nuova cura. "I farmaci in commercio colpiscono il morbo che viene prodotto, ma
non il materiale genetico del virus nella cellula latentemente infettata che rimane
del tutto invisibile alle medicine esistenti", racconta la studiosa. "Questa cellula
latente, eludendo la terapia antivirale, può in realtà produrre il virus in un secon-
do momento" impedendo la guarigione. Il team di ricercatori sta dimostrando al-
la comunità scientifica mondiale che esiste un pezzo del materiale genetico virale
che può essere riconosciuto da farmaci in grado "di colpire non solo le cellule at-
tive, ma anche quelle latentemente infettate", aggiunge la dottoressa.
Europa ed America hanno investito sulla Richter la bellezza di 5 milioni di euro.
"Ho vinto un finanziamento europeo di 2 milioni di euro per progetti scientifici
d'eccellenza per il 2014 - 2018", racconta. (Arrivando prima su circa 4 mila con-
correnti). "A questi si aggiungono altri due milioni da un altro bando sempre
della ue per giovani ricercatori ed una borsa di studio di 1 milione della fonda-
zione di Bill Gates che finanzia idee innovative. Con questi fondi ho acquistato
strumenti per il laboratorio, come i robot che sveltiscono il lavoro di base per
processare i campioni, e pago il mio tema di giovani ricercatori all'Università",
aggiunge la virologa che, dopo un dottorato a Padova, si è specializzata in Usa.
Bisogna fare in fretta. Perchè molte vite rischiano di spegnersi nei prossimi an-
ni. Gli scienziati prevedono una nuova pandemia Hiv entro i prossimi 20 anni.
Si parla di 150 mila persone malate, spesso a loro insaputa. Solo in Italia si re-
gistrano 4 mila nuovi contagi. Circa unterzo degli infetti si trova in Lombardia
(27%), Lazio (14%), Emilia-Romagna (10%). "Solo a Milano ci sono 3 infezio-
ni al giorno", afferma il Presidente di Anlaids (Associazione nazionale per la lot-
ta contro l'Aids), Mauro Moroni. Dall'Aids d'altronde non si guarisce, ma ci si
cura. Certamente più di prima, ma non per sempre. "Si può vivere con l'Hiv
prendendo ogni giorno cocktail di nedicine, che aiutano sicuramente ad andare
avanti, ma alla lunga non producono più effetti. Con il tempo, anche il virus può
resistere a questi rimedi e continuare a danneggiare il sistema immunitario",
prosegue il medico. "Non so se riuscirò ad ottenere i risultati che l'Europa si
attende da me. Mi piacerebbe aprire una società in Italia o vendere i diritti
della scoperta a ditte farmaceutiche. In America funziona così...."
Lucianone
Sara Richter: "Studio le cellule latenti per
trovare in fretta un nuovo farmaco contro l'Aids".
Europa e Stati Uniti hanno investito sul lavoro della
dottoressa dell'Università di Padova che ora guida un team
(da 'Il Corriere della Sera' - 22/06/2014 - Barbara Millucci)
Una corsa contro il tempo. Per combattere la morte. E rendere omaggio alla vita.
L'Aids ha ripreso ad uccidere. Oggi come ieri. Non solo omosessuali. Nuovi ceppi
e batteri Hiv sconosciuti fino a poco tempo fa, sono in grado di trapassare le pillo-
le curative in commercio, vanificando i progressi medici e la massiccia prevenzione
anni 80. Il virus torna prepotentemente alla ribalta. Non solo sullo schermo. "The
Normal Heart", il film di Ryan Murphy tratto dall'omonima opera teatrale di Lar-
ry Kramer, attivista gay, sieropositivo e fondatore della più grande associazione
che sostiene i malati di Aids nel mondo, incolla milioni di americani alla tv. Che
tornano ad avere paura. E a cercare risposte.
La scienza, che non ha mai smesso di testare antidoti in grado di debellare defini-
tivamente i batteri, confida ora le proprie speranze nei risultati di laboratorio di
una giovane ricercatrice dell'ateneo di Padova, Sara Richter, che ha scoperto una
nuova cura. "I farmaci in commercio colpiscono il morbo che viene prodotto, ma
non il materiale genetico del virus nella cellula latentemente infettata che rimane
del tutto invisibile alle medicine esistenti", racconta la studiosa. "Questa cellula
latente, eludendo la terapia antivirale, può in realtà produrre il virus in un secon-
do momento" impedendo la guarigione. Il team di ricercatori sta dimostrando al-
la comunità scientifica mondiale che esiste un pezzo del materiale genetico virale
che può essere riconosciuto da farmaci in grado "di colpire non solo le cellule at-
tive, ma anche quelle latentemente infettate", aggiunge la dottoressa.
Europa ed America hanno investito sulla Richter la bellezza di 5 milioni di euro.
"Ho vinto un finanziamento europeo di 2 milioni di euro per progetti scientifici
d'eccellenza per il 2014 - 2018", racconta. (Arrivando prima su circa 4 mila con-
correnti). "A questi si aggiungono altri due milioni da un altro bando sempre
della ue per giovani ricercatori ed una borsa di studio di 1 milione della fonda-
zione di Bill Gates che finanzia idee innovative. Con questi fondi ho acquistato
strumenti per il laboratorio, come i robot che sveltiscono il lavoro di base per
processare i campioni, e pago il mio tema di giovani ricercatori all'Università",
aggiunge la virologa che, dopo un dottorato a Padova, si è specializzata in Usa.
Bisogna fare in fretta. Perchè molte vite rischiano di spegnersi nei prossimi an-
ni. Gli scienziati prevedono una nuova pandemia Hiv entro i prossimi 20 anni.
Si parla di 150 mila persone malate, spesso a loro insaputa. Solo in Italia si re-
gistrano 4 mila nuovi contagi. Circa unterzo degli infetti si trova in Lombardia
(27%), Lazio (14%), Emilia-Romagna (10%). "Solo a Milano ci sono 3 infezio-
ni al giorno", afferma il Presidente di Anlaids (Associazione nazionale per la lot-
ta contro l'Aids), Mauro Moroni. Dall'Aids d'altronde non si guarisce, ma ci si
cura. Certamente più di prima, ma non per sempre. "Si può vivere con l'Hiv
prendendo ogni giorno cocktail di nedicine, che aiutano sicuramente ad andare
avanti, ma alla lunga non producono più effetti. Con il tempo, anche il virus può
resistere a questi rimedi e continuare a danneggiare il sistema immunitario",
prosegue il medico. "Non so se riuscirò ad ottenere i risultati che l'Europa si
attende da me. Mi piacerebbe aprire una società in Italia o vendere i diritti
della scoperta a ditte farmaceutiche. In America funziona così...."
Lucianone
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