18 luglio '14 - venerdì \8th July / Friday visione post - 24
Globalizzazione e sdemocrazia, tecnologia e paralisi
(cioè 'Frontiere, confini eccetera...)
di Lucianone
Odio, odio, odio, odio - cioè egoismo ed egoismo - dilagano nel mondo perchè
tutto è governato da interessi, da ciò di cui gli interessi han bisogno: soldi, da-
naro, money, Geld, dinero e quindi sempre più avidità, sempre più potere da
esibire. E subito insieme le religioni - e il conseguente conflitto/battaglia di reli-
gioni - portano ancora a odio, odio, odio che cova dentro e poi esplode in modo
oggi sempre più barbaro seppure sofisticato in quanto ammantato, avviluppato
di e dalla tecnologia avanzata. Le armi più usate da tale tecnologia computeriz-
zata sono i DRONI e i RAZZI e attraverso di loro le distanze vengono pressochè
annullate e il tempo impiegato è quasi istantaneo. Allora frontiere e confini van-
no scomparendo, e la globalizzazione anche qui prende il sopravvento, solo che
deve ora essere chiamata "globalizzazione armata". Questo tipo di globalizza-
zione si sta combattendo ormai tra due aree sempre più ben definite: quella
occidentale a capitalismo avanzato (post capitalismo tecnologico) e quella orien-
tale a terrorismo-jadismo islamico espansivo. Quest'ultimo ha come un chiaro
obiettivo la caduta dell'impero occidentale corrotto ed è in una fase di esaspera-
to attacco frontale, approfittando della rinascita dei localismi regionali, dei clan
e dei nazionalismi fanatici. In questo contesto si stanno invadendo e distruggen-
do i confini mentali e territoriali, si stanno frantumando frontiere dove la parola
globo non le accetta più, si stanno evolvendo, cambiando le trincee che diventa-
no dei veri e propri tunnel o gallerie sotterranee che servono sia a offesa che a
difesa. Di lì partono lanci di missili/razzi e lì ci si protegge dal lancio dei missili
avversari. Non è più battaglia di trincea, è adesso guerra totale che viola sem-
pre più gli spazi aerei, e confonde lo spazio aereo di guerra con quello civile-tu-
ristico e diventa: la confusione ricercata, e il miscuglio avvenuto dello spazio
aereo totale e globalizzato, dove la pace deve lasciare appunto più spazio alle
incursioni di guerra (tecnologica).
CONTINUA...
To be continued...
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venerdì 18 luglio 2014
giovedì 17 luglio 2014
L'Opinione del giovedì - Da Belo Horizonte a Castel Volturno
18 luglio '14 - giovedì 18th July / Thursday visione post - 6
Brasile - Italia = Belo Horizonte - Castel Volturno
Dando questa equazione (chi lo volesse vedere come risultato, ha comunque
lo stesso effetto), parto dalla nazione sudamericana dove si è concluso non da molto il Campeonado do Mundo, dove tutto il mondo era più o meno concentrato e in cui si sono consumati gli ultimi sussulti, pianti e disperati lamenti per quel calcio carioca che ha
smesso definitivamente di essere il più magico e attraente del pianeta. Infatti quel 7-1
tedesco ha lasciato un segno indelebile, come sappiamo tutti ormai, sulla storia del cal-
cio (e forse non solo).
Pianti Collettivi con i più piccoli consolati dagli adulti; non capisco, ma è solo calcio
ragazzi, un gioco! e qui sta la tragedia brasiliana: avere preso questo, d'accordo bellissi-
mo gioco del pallone, troppo sul serio, e adesso sono veramente andati tutti nel pallone -
che più non si può! - Il Brasile è sempre stato, dai tempi immemori di Pelè e poco prima,
tutto Carneval do Rio e sogo de pelota e il popolo non ha pensato che a questo tutto l'an-
no. Ma la povertà ha anche voluto la sua parte per tanto tempo nei decenni passati. Solo
dopo l'ascesa di Lula a presidente del Brasile si è iniziata quella rapida ripresa economi-
ca fatta di più investimenti, quelli giusti, e meno sprechi e più risorse fino a recuperare
in parte il deficit economico e a coprire alcune profonde sacche di povertà.
Lula aveva anche tolto parecchie ingiustizie sociali. Ma tanto resta ancora e resterà da
fare per migliorare la situazione socio-economica di tanta tuttora parte di popolazione
povera brasilera che da un bel pò ha chiesto meno strutture-infrastrutture sportive mi-
liardarie e più soldi e lavoro per chi ne ha bisogno. Tanto più che anche nel Brasile del-
la 'ripresa economica' si è comunque allargato (come in quasi tutto il pianeta) il divario quantitativo/qualitativo tra poveri e ricchi. (Lucianone)
E ADESSO? Questa storica sconfitta con la Germania potrebbe far scatenare clamorose
reazioni. Sugli spalti dello stadio di Belo Horizonte si è levato più volte un coro minac-
cioso nei confronti di Dilma Rousseff, presidente attuale del Brasile. Tra pochi mesi ci
saranno le elezioni e questa sconfitta da contare con il pallottoliere è un autogol clamo-
roso. Non sarà facile per la pupilla di Lula confermarsi alla guida del Paese. E forse
questa batosta potrebbe riaccendere quelle proteste di piazza che si erano spente di col-
po perchè Neymar e compagni non dovevano "essere disturbati". Tutti uniti per vincere
con il pallone. Ma da oggi le classi sociali più deboli, quelle che non riescono ad aggan.
ciare la crescita del Paese, potrebbero tornare a ribellarsi. Non a caso i primi problemi
nascono quando ancora la Germania sta continuando la sua mattanza. Si parla di picco-
li disordini sulla spiaggia di Capocabana e per le vie di Recife. (tratto da 'la Gazzetta
dello Sport 9/7/'14 - Luca Calamai)
E dal Brasile di Belo Horizonte, dal Brasile di Cassano e Balotelli scoppiati e Prandelli
dimesso con l'Italia sfasciata, arriviamo all'Italia del sud di Castel Volturno, alla nostra
"striscia di Gaza" di Pescopagano (frazione appunto di Castel Volturno, provincia di Ca-
serta). Balotelli non aveva saputo, alla fine della disfatta, trattenersi dai suoi lamenti e-stemporanei: "Ce l'avete con noi neri, vi sfogate su di noi. Ma noi neri sappiamo fare
gruppo tra di noi, ci comportiamo meglio perchè abbiamo il senso di appartenenza", nè
più nè meno erano state queste le sue parole e il suo sfogo. Ed ecco che il 13 luglio si
avverano in un certo senso le parole di Mario (il preveggente). Gli africani di Pescopa-
gano 'fanno gruppo' e s'incazzano con i residenti bianchi locali che li avrebbero strapaz-
zati e anche in verità "sparati", ferendo due di loro, senegalesi.
E volendo riportare anche un pò di cronaca (del giorno dopo) di quegli istanti drammati-
ci, "il sangue è ancora a terra in via Lista; è il punto in cui la polveriera dei dimenticati,
la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini ita-
liani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeg-
giante sommossa alla Rodney King casertana". E, come dice la stessa cronaca, questa
frazione di Castel Volturno (ossia Pescopagano) toccata dal mare, si trova a metà tra 2
comuni e nessuno Stato a curarsene. E qui chiaramente, con lo Stato e l'Italia assenti e
pe una volta giustificati dalla distrazione del Mondiale calcistico, si formano i gruppi an-
tagonisti tra loro di disperati che si dividono in "due blocchi di protesta, che per la pri-
ma volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità
di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che
non risponde".
Lucianone
Brasile - Italia = Belo Horizonte - Castel Volturno
Dando questa equazione (chi lo volesse vedere come risultato, ha comunque
lo stesso effetto), parto dalla nazione sudamericana dove si è concluso non da molto il Campeonado do Mundo, dove tutto il mondo era più o meno concentrato e in cui si sono consumati gli ultimi sussulti, pianti e disperati lamenti per quel calcio carioca che ha
smesso definitivamente di essere il più magico e attraente del pianeta. Infatti quel 7-1
tedesco ha lasciato un segno indelebile, come sappiamo tutti ormai, sulla storia del cal-
cio (e forse non solo).
Pianti Collettivi con i più piccoli consolati dagli adulti; non capisco, ma è solo calcio
ragazzi, un gioco! e qui sta la tragedia brasiliana: avere preso questo, d'accordo bellissi-
mo gioco del pallone, troppo sul serio, e adesso sono veramente andati tutti nel pallone -
che più non si può! - Il Brasile è sempre stato, dai tempi immemori di Pelè e poco prima,
tutto Carneval do Rio e sogo de pelota e il popolo non ha pensato che a questo tutto l'an-
no. Ma la povertà ha anche voluto la sua parte per tanto tempo nei decenni passati. Solo
dopo l'ascesa di Lula a presidente del Brasile si è iniziata quella rapida ripresa economi-
ca fatta di più investimenti, quelli giusti, e meno sprechi e più risorse fino a recuperare
in parte il deficit economico e a coprire alcune profonde sacche di povertà.
Lula aveva anche tolto parecchie ingiustizie sociali. Ma tanto resta ancora e resterà da
fare per migliorare la situazione socio-economica di tanta tuttora parte di popolazione
povera brasilera che da un bel pò ha chiesto meno strutture-infrastrutture sportive mi-
liardarie e più soldi e lavoro per chi ne ha bisogno. Tanto più che anche nel Brasile del-
la 'ripresa economica' si è comunque allargato (come in quasi tutto il pianeta) il divario quantitativo/qualitativo tra poveri e ricchi. (Lucianone)
E ADESSO? Questa storica sconfitta con la Germania potrebbe far scatenare clamorose
reazioni. Sugli spalti dello stadio di Belo Horizonte si è levato più volte un coro minac-
cioso nei confronti di Dilma Rousseff, presidente attuale del Brasile. Tra pochi mesi ci
saranno le elezioni e questa sconfitta da contare con il pallottoliere è un autogol clamo-
roso. Non sarà facile per la pupilla di Lula confermarsi alla guida del Paese. E forse
questa batosta potrebbe riaccendere quelle proteste di piazza che si erano spente di col-
po perchè Neymar e compagni non dovevano "essere disturbati". Tutti uniti per vincere
con il pallone. Ma da oggi le classi sociali più deboli, quelle che non riescono ad aggan.
ciare la crescita del Paese, potrebbero tornare a ribellarsi. Non a caso i primi problemi
nascono quando ancora la Germania sta continuando la sua mattanza. Si parla di picco-
li disordini sulla spiaggia di Capocabana e per le vie di Recife. (tratto da 'la Gazzetta
dello Sport 9/7/'14 - Luca Calamai)
E dal Brasile di Belo Horizonte, dal Brasile di Cassano e Balotelli scoppiati e Prandelli
dimesso con l'Italia sfasciata, arriviamo all'Italia del sud di Castel Volturno, alla nostra
"striscia di Gaza" di Pescopagano (frazione appunto di Castel Volturno, provincia di Ca-
serta). Balotelli non aveva saputo, alla fine della disfatta, trattenersi dai suoi lamenti e-stemporanei: "Ce l'avete con noi neri, vi sfogate su di noi. Ma noi neri sappiamo fare
gruppo tra di noi, ci comportiamo meglio perchè abbiamo il senso di appartenenza", nè
più nè meno erano state queste le sue parole e il suo sfogo. Ed ecco che il 13 luglio si
avverano in un certo senso le parole di Mario (il preveggente). Gli africani di Pescopa-
gano 'fanno gruppo' e s'incazzano con i residenti bianchi locali che li avrebbero strapaz-
zati e anche in verità "sparati", ferendo due di loro, senegalesi.
E volendo riportare anche un pò di cronaca (del giorno dopo) di quegli istanti drammati-
ci, "il sangue è ancora a terra in via Lista; è il punto in cui la polveriera dei dimenticati,
la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini ita-
liani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeg-
giante sommossa alla Rodney King casertana". E, come dice la stessa cronaca, questa
frazione di Castel Volturno (ossia Pescopagano) toccata dal mare, si trova a metà tra 2
comuni e nessuno Stato a curarsene. E qui chiaramente, con lo Stato e l'Italia assenti e
pe una volta giustificati dalla distrazione del Mondiale calcistico, si formano i gruppi an-
tagonisti tra loro di disperati che si dividono in "due blocchi di protesta, che per la pri-
ma volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità
di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che
non risponde".
Lucianone
Internet - Cittadino digitale e Costituzione
18 luglio '14 - giovedì 18th July / Thursday visione post - 9
Internet ha bisogno di una propria Costituzione. Perchè?
A 25 anni dalla nascita il web necessita di garanzie che lo
mettano al riparo dalle violazioni alla sua libertà.
(da 'la Repubblica' - 15/03/2014 . R2Cultura / Stefano Rodotà)
'Internet, il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto, la rete che avvolge
l'intero pianeta, non ha sovrano'. Nel 1996, John Perry Barlow apriva così la sua Dichiara-
zione d'indipendenza del Cyberspazio. Questa affermazione orgogliosa riflette il sentire di
un mondo, di una sterminata platea in continua crescita fino agli attuali oltre due miliardi
di persone, che si identifica con una invincibile natura di Internet, libertaria fino all'anar-
chia, coerente con il progetto di dar vita a una rete di comunicazione che nessuno potesse
bloccare o controllare. Ma è pure un'affermazione che ha dovuto subire le dure repliche
da una realtà nella quale non solo Internet è variamente oggetto di regolazione, ma soprat-
tutto conosce violazioni continue di quello statuto di libertà che si riteneva poter essere af-
fidato alla propria , esclusiva virtù salvifica. Perciò è venuto il tempo non di regole costrit-
tive, ma dell'opposto, di garanzie costituzionali per i diritti della rete e in rete. Ma il raffor-
zamento istituzionale della libertà in questa sua nuova dimensione non può valere solo
contro l'invadenza degli Stati. Deve proiettarsi anche verso i nuovi "signori dell'informa-
zione" che, attraverso le gigantesche raccolte di dati, governano le nostre vite. Proprio il
modo d'essere di questi soggetti - si chiaqmino Apple o Amazon. Google o Microsoft, Fa-
cebook o Yahoo! - ci racconta una compresenza di opportunità per la libertà e la democra-
zia e di potere sovrano esercitato senza controllo sulle vite di tutti. Non un Giano bifron-
te, però, ma un intreccio che può essere sciolto solo da una iniziativa "costituzionale" an-
ch'essa nuova, che trovi proprio nella rete le sue modalità di costruzione.
Un esempio può essere ritrovato nella vicenda dell' Internet Bill of Rights, una proposta
maturata all'interno delle iniziative dell'Onu sulla società dell'informazione e che si è venu-
ta consolidando attraverso il lavoro di diversi gruppi, dynamic coalitions spontanee e infor-
mali che hanno poi trovato forme di unificazione e metodi comuni, che si sono manifesta-
ti negli Internet Governance Forum promossi in questi anni proprio dall'Onu. La scelta del-
l'antica formula del Bill of Rights ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole li-
mitare la libertà in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perchè possa continuare
a fiorire. Per questo servono garanzie "costituzionali". Ma, conformemente alla natura
della rete, il riconoscimento di principi e diritti non può essere calato dall'alto. Deve esse-
re il risuòltato di un processo, di una partecipazione larga di una molteplicità di soggetti
che possono intervenire in modo attivo, grazie soprattutto a una tecnologia che mette tut-
ti e ciascuno in grado di formulare progetti, di metterli a confronto, di modificarli, in defi-
nitiva di sottoporli a un controllo e una elaborazione comuni, di trasferire nel settore della
regolazione giuridica forme e procedure tipiche del "metodo wiki", dunque con progressi-
vi aggiustamenti e messe a punto dei testi proposti. Siamo così al di là di un altro schema
tradizionale , che contrappone percorsi bottom-up a quelli top-down. Si instaurano relazio-
ni tra pari, la costruzione diviene orizzontale. - Nel corso di questo processo si potrà ap-
prodare a risultati parziali, all'integrazione tra codici di autoregolamentazione e altre for-
me di disciplina; a normative comuni per singole aree del mondo, come dimostra l'Unione
europea, la regione del pianeta dove più intensa è la tutela di questi diritti; e come potreb-
be avvenire per materie dive è già stata raggiunta una maturità culturale e istituzionale,
come quella della protezione dei dati personali. Le obiezioni tradizionali - chi è il legislato-
re? quale giudice renderà applicabili i diritti proclamati? - appartengono al passato, non si
rendono conto che "la valanga dei diritti umani sta travolgendo le ultime trincee della so-
vranità statale", come ha scritto Antonio Cassese.
Tutto questo accade in un contesto in cui le istituzioni tradizionali non vengono tagliate
fuori, ma contrinuiscono a una impresa di rinnovamento che, al tempo stesso, può muta-
re o rafforzare-il loro ruolo. L'Onu si presenta come punto di riferimento per un mondo
che si struttura proprio per cogliere una occasione da essa offerta. Il Parlamento euro-
peo prende atto di una iniziativa non istituzionalizzata, e fa esplicito riferimento all'In-
ternet Bill of Rights in una risoluzione del 2011.
Stiamo entrando in una dimensione difficilmente descrivibile con i tradizionali concetti
della modernità politica, a cominciare appunto da quelli di Stato e di democrazia rappre-
sentativa. Ma questa transizione non ci assicura che il suo esito sia quello dell'entrata
nella post-democrazia. Entriamo nella dimensione dell'inedito, e proprio perchè si trat-
ta di un processo inedito, non si può valutarlo con i criteri del passato, nè attribuire una
sorta di autoevidenza a qualsiasi vicenda che ci accada di registrare.
Cimentarsi con il problema del modo complessivo in cui la tecnologia incontra il tema
delle libertà e istituisce lo spazio politico, significa proprio fare i conti con processi rea-
li. E proprio riflettendo su Internet possono essere in iudividuate le vie di un costituzio-
nalismo globale possibile, non affidato a norme sovrastatuali incorporate nei diritti sta-
tuali. Vale a dire, una costituzione del diritto per espansione, orizzontale, un insieme di
ordini giuridici correlati, non punto d'arrivo, ma strutturati in modo da sostenere la sfi-
da di un tempo sempre mutevole, quasi una costituzione infinita.
Lucianone
Internet ha bisogno di una propria Costituzione. Perchè?
A 25 anni dalla nascita il web necessita di garanzie che lo
mettano al riparo dalle violazioni alla sua libertà.
(da 'la Repubblica' - 15/03/2014 . R2Cultura / Stefano Rodotà)
'Internet, il più grande spazio pubblico che l'umanità abbia conosciuto, la rete che avvolge
l'intero pianeta, non ha sovrano'. Nel 1996, John Perry Barlow apriva così la sua Dichiara-
zione d'indipendenza del Cyberspazio. Questa affermazione orgogliosa riflette il sentire di
un mondo, di una sterminata platea in continua crescita fino agli attuali oltre due miliardi
di persone, che si identifica con una invincibile natura di Internet, libertaria fino all'anar-
chia, coerente con il progetto di dar vita a una rete di comunicazione che nessuno potesse
bloccare o controllare. Ma è pure un'affermazione che ha dovuto subire le dure repliche
da una realtà nella quale non solo Internet è variamente oggetto di regolazione, ma soprat-
tutto conosce violazioni continue di quello statuto di libertà che si riteneva poter essere af-
fidato alla propria , esclusiva virtù salvifica. Perciò è venuto il tempo non di regole costrit-
tive, ma dell'opposto, di garanzie costituzionali per i diritti della rete e in rete. Ma il raffor-
zamento istituzionale della libertà in questa sua nuova dimensione non può valere solo
contro l'invadenza degli Stati. Deve proiettarsi anche verso i nuovi "signori dell'informa-
zione" che, attraverso le gigantesche raccolte di dati, governano le nostre vite. Proprio il
modo d'essere di questi soggetti - si chiaqmino Apple o Amazon. Google o Microsoft, Fa-
cebook o Yahoo! - ci racconta una compresenza di opportunità per la libertà e la democra-
zia e di potere sovrano esercitato senza controllo sulle vite di tutti. Non un Giano bifron-
te, però, ma un intreccio che può essere sciolto solo da una iniziativa "costituzionale" an-
ch'essa nuova, che trovi proprio nella rete le sue modalità di costruzione.
Un esempio può essere ritrovato nella vicenda dell' Internet Bill of Rights, una proposta
maturata all'interno delle iniziative dell'Onu sulla società dell'informazione e che si è venu-
ta consolidando attraverso il lavoro di diversi gruppi, dynamic coalitions spontanee e infor-
mali che hanno poi trovato forme di unificazione e metodi comuni, che si sono manifesta-
ti negli Internet Governance Forum promossi in questi anni proprio dall'Onu. La scelta del-
l'antica formula del Bill of Rights ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole li-
mitare la libertà in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perchè possa continuare
a fiorire. Per questo servono garanzie "costituzionali". Ma, conformemente alla natura
della rete, il riconoscimento di principi e diritti non può essere calato dall'alto. Deve esse-
re il risuòltato di un processo, di una partecipazione larga di una molteplicità di soggetti
che possono intervenire in modo attivo, grazie soprattutto a una tecnologia che mette tut-
ti e ciascuno in grado di formulare progetti, di metterli a confronto, di modificarli, in defi-
nitiva di sottoporli a un controllo e una elaborazione comuni, di trasferire nel settore della
regolazione giuridica forme e procedure tipiche del "metodo wiki", dunque con progressi-
vi aggiustamenti e messe a punto dei testi proposti. Siamo così al di là di un altro schema
tradizionale , che contrappone percorsi bottom-up a quelli top-down. Si instaurano relazio-
ni tra pari, la costruzione diviene orizzontale. - Nel corso di questo processo si potrà ap-
prodare a risultati parziali, all'integrazione tra codici di autoregolamentazione e altre for-
me di disciplina; a normative comuni per singole aree del mondo, come dimostra l'Unione
europea, la regione del pianeta dove più intensa è la tutela di questi diritti; e come potreb-
be avvenire per materie dive è già stata raggiunta una maturità culturale e istituzionale,
come quella della protezione dei dati personali. Le obiezioni tradizionali - chi è il legislato-
re? quale giudice renderà applicabili i diritti proclamati? - appartengono al passato, non si
rendono conto che "la valanga dei diritti umani sta travolgendo le ultime trincee della so-
vranità statale", come ha scritto Antonio Cassese.
fuori, ma contrinuiscono a una impresa di rinnovamento che, al tempo stesso, può muta-
re o rafforzare-il loro ruolo. L'Onu si presenta come punto di riferimento per un mondo
che si struttura proprio per cogliere una occasione da essa offerta. Il Parlamento euro-
peo prende atto di una iniziativa non istituzionalizzata, e fa esplicito riferimento all'In-
ternet Bill of Rights in una risoluzione del 2011.
Stiamo entrando in una dimensione difficilmente descrivibile con i tradizionali concetti
della modernità politica, a cominciare appunto da quelli di Stato e di democrazia rappre-
sentativa. Ma questa transizione non ci assicura che il suo esito sia quello dell'entrata
nella post-democrazia. Entriamo nella dimensione dell'inedito, e proprio perchè si trat-
ta di un processo inedito, non si può valutarlo con i criteri del passato, nè attribuire una
sorta di autoevidenza a qualsiasi vicenda che ci accada di registrare.
Cimentarsi con il problema del modo complessivo in cui la tecnologia incontra il tema
delle libertà e istituisce lo spazio politico, significa proprio fare i conti con processi rea-
li. E proprio riflettendo su Internet possono essere in iudividuate le vie di un costituzio-
nalismo globale possibile, non affidato a norme sovrastatuali incorporate nei diritti sta-
tuali. Vale a dire, una costituzione del diritto per espansione, orizzontale, un insieme di
ordini giuridici correlati, non punto d'arrivo, ma strutturati in modo da sostenere la sfi-
da di un tempo sempre mutevole, quasi una costituzione infinita.
Lucianone
martedì 15 luglio 2014
Ultime notizie - dall'italia e dal Mondo / Latest news
15 luglio '14 - martedì 15th July / Thursday visione post - 9
Esteri - Medioriente
GAZA: tregua interrotta / Riprendono i raid e
i razzi / Prima vittima israeliana
In mattinata Israele aveva approvato la proposta egiziana di cessate
il fuoco, rifiutata invece da Hamas, che ha lanciato 76 razzi verso
il territorio dello Stato ebraico. L'ira di Netanyahu: "Pagheranno".
Lieberman: "Prendere controllo Striscia di Gaza". Mogherini in
Medio Oriente, Abu Mazen giovedì al Cairo.
Cronaca - Caserta / Castel Volturno
Bianchi contro neri nella terra di nessuno / "Fate
qualcosa o ci uccideremo a vicenda"
Tensione nel centro del Casertano dopo il ferimento
domenica di due ivoriani. Blocchi stradali di italiani e immigrati
Il sangue è ancora a terra, in via Lista. È il punto in cui la polveriera dei dimenticati, la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini italiani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeggiante sommossa alla "Rodney King" casertana. E ora la striscia di Gaza di questa frazione di Castel Volturno toccata dal mare, a metà tra due comuni e nessuno Stato a curarsene, è divisa anche in due blocchi di protesta, che per la prima volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che non risponde.
Calcio - Torino
Juventus: svolta clamorosa
con Conte che rassegna le dimissioni.
Risoluzione del contratto tra il club e il tecnico che lascia dopo tre anni e altrettanti scudetti vinti ''Fatto un percorso stupendo''. Il saluto di Andrea Agnelli: ''Sei stato un grande condottiero, grazie di tutto''. Buffon: ''Un fulmine a ciel sereno''.
Lucianone
Esteri - Medioriente
GAZA: tregua interrotta / Riprendono i raid e
i razzi / Prima vittima israeliana
In mattinata Israele aveva approvato la proposta egiziana di cessate
il fuoco, rifiutata invece da Hamas, che ha lanciato 76 razzi verso
il territorio dello Stato ebraico. L'ira di Netanyahu: "Pagheranno".
Lieberman: "Prendere controllo Striscia di Gaza". Mogherini in
Medio Oriente, Abu Mazen giovedì al Cairo.
Cronaca - Caserta / Castel Volturno
Bianchi contro neri nella terra di nessuno / "Fate
qualcosa o ci uccideremo a vicenda"
Tensione nel centro del Casertano dopo il ferimento
domenica di due ivoriani. Blocchi stradali di italiani e immigrati
Il sangue è ancora a terra, in via Lista. È il punto in cui la polveriera dei dimenticati, la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini italiani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeggiante sommossa alla "Rodney King" casertana. E ora la striscia di Gaza di questa frazione di Castel Volturno toccata dal mare, a metà tra due comuni e nessuno Stato a curarsene, è divisa anche in due blocchi di protesta, che per la prima volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che non risponde.
Calcio - Torino
Juventus: svolta clamorosa
con Conte che rassegna le dimissioni.
Risoluzione del contratto tra il club e il tecnico che lascia dopo tre anni e altrettanti scudetti vinti ''Fatto un percorso stupendo''. Il saluto di Andrea Agnelli: ''Sei stato un grande condottiero, grazie di tutto''. Buffon: ''Un fulmine a ciel sereno''.
Lucianone
domenica 13 luglio 2014
Salute - medicina / La ricercatrice Sara Richter: contro l'Aids
13 luglio '14 - domenica 13th July / Sunday visione post - 41
Sara Richter: "Studio le cellule latenti per
trovare in fretta un nuovo farmaco contro l'Aids".
Europa e Stati Uniti hanno investito sul lavoro della
dottoressa dell'Università di Padova che ora guida un team
(da 'Il Corriere della Sera' - 22/06/2014 - Barbara Millucci)
Una corsa contro il tempo. Per combattere la morte. E rendere omaggio alla vita.
L'Aids ha ripreso ad uccidere. Oggi come ieri. Non solo omosessuali. Nuovi ceppi
e batteri Hiv sconosciuti fino a poco tempo fa, sono in grado di trapassare le pillo-
le curative in commercio, vanificando i progressi medici e la massiccia prevenzione
anni 80. Il virus torna prepotentemente alla ribalta. Non solo sullo schermo. "The
Normal Heart", il film di Ryan Murphy tratto dall'omonima opera teatrale di Lar-
ry Kramer, attivista gay, sieropositivo e fondatore della più grande associazione
che sostiene i malati di Aids nel mondo, incolla milioni di americani alla tv. Che
tornano ad avere paura. E a cercare risposte.
La scienza, che non ha mai smesso di testare antidoti in grado di debellare defini-
tivamente i batteri, confida ora le proprie speranze nei risultati di laboratorio di
una giovane ricercatrice dell'ateneo di Padova, Sara Richter, che ha scoperto una
nuova cura. "I farmaci in commercio colpiscono il morbo che viene prodotto, ma
non il materiale genetico del virus nella cellula latentemente infettata che rimane
del tutto invisibile alle medicine esistenti", racconta la studiosa. "Questa cellula
latente, eludendo la terapia antivirale, può in realtà produrre il virus in un secon-
do momento" impedendo la guarigione. Il team di ricercatori sta dimostrando al-
la comunità scientifica mondiale che esiste un pezzo del materiale genetico virale
che può essere riconosciuto da farmaci in grado "di colpire non solo le cellule at-
tive, ma anche quelle latentemente infettate", aggiunge la dottoressa.
Europa ed America hanno investito sulla Richter la bellezza di 5 milioni di euro.
"Ho vinto un finanziamento europeo di 2 milioni di euro per progetti scientifici
d'eccellenza per il 2014 - 2018", racconta. (Arrivando prima su circa 4 mila con-
correnti). "A questi si aggiungono altri due milioni da un altro bando sempre
della ue per giovani ricercatori ed una borsa di studio di 1 milione della fonda-
zione di Bill Gates che finanzia idee innovative. Con questi fondi ho acquistato
strumenti per il laboratorio, come i robot che sveltiscono il lavoro di base per
processare i campioni, e pago il mio tema di giovani ricercatori all'Università",
aggiunge la virologa che, dopo un dottorato a Padova, si è specializzata in Usa.
Bisogna fare in fretta. Perchè molte vite rischiano di spegnersi nei prossimi an-
ni. Gli scienziati prevedono una nuova pandemia Hiv entro i prossimi 20 anni.
Si parla di 150 mila persone malate, spesso a loro insaputa. Solo in Italia si re-
gistrano 4 mila nuovi contagi. Circa unterzo degli infetti si trova in Lombardia
(27%), Lazio (14%), Emilia-Romagna (10%). "Solo a Milano ci sono 3 infezio-
ni al giorno", afferma il Presidente di Anlaids (Associazione nazionale per la lot-
ta contro l'Aids), Mauro Moroni. Dall'Aids d'altronde non si guarisce, ma ci si
cura. Certamente più di prima, ma non per sempre. "Si può vivere con l'Hiv
prendendo ogni giorno cocktail di nedicine, che aiutano sicuramente ad andare
avanti, ma alla lunga non producono più effetti. Con il tempo, anche il virus può
resistere a questi rimedi e continuare a danneggiare il sistema immunitario",
prosegue il medico. "Non so se riuscirò ad ottenere i risultati che l'Europa si
attende da me. Mi piacerebbe aprire una società in Italia o vendere i diritti
della scoperta a ditte farmaceutiche. In America funziona così...."
Lucianone
Sara Richter: "Studio le cellule latenti per
trovare in fretta un nuovo farmaco contro l'Aids".
Europa e Stati Uniti hanno investito sul lavoro della
dottoressa dell'Università di Padova che ora guida un team
(da 'Il Corriere della Sera' - 22/06/2014 - Barbara Millucci)
Una corsa contro il tempo. Per combattere la morte. E rendere omaggio alla vita.
L'Aids ha ripreso ad uccidere. Oggi come ieri. Non solo omosessuali. Nuovi ceppi
e batteri Hiv sconosciuti fino a poco tempo fa, sono in grado di trapassare le pillo-
le curative in commercio, vanificando i progressi medici e la massiccia prevenzione
anni 80. Il virus torna prepotentemente alla ribalta. Non solo sullo schermo. "The
Normal Heart", il film di Ryan Murphy tratto dall'omonima opera teatrale di Lar-
ry Kramer, attivista gay, sieropositivo e fondatore della più grande associazione
che sostiene i malati di Aids nel mondo, incolla milioni di americani alla tv. Che
tornano ad avere paura. E a cercare risposte.
La scienza, che non ha mai smesso di testare antidoti in grado di debellare defini-
tivamente i batteri, confida ora le proprie speranze nei risultati di laboratorio di
una giovane ricercatrice dell'ateneo di Padova, Sara Richter, che ha scoperto una
nuova cura. "I farmaci in commercio colpiscono il morbo che viene prodotto, ma
non il materiale genetico del virus nella cellula latentemente infettata che rimane
del tutto invisibile alle medicine esistenti", racconta la studiosa. "Questa cellula
latente, eludendo la terapia antivirale, può in realtà produrre il virus in un secon-
do momento" impedendo la guarigione. Il team di ricercatori sta dimostrando al-
la comunità scientifica mondiale che esiste un pezzo del materiale genetico virale
che può essere riconosciuto da farmaci in grado "di colpire non solo le cellule at-
tive, ma anche quelle latentemente infettate", aggiunge la dottoressa.
Europa ed America hanno investito sulla Richter la bellezza di 5 milioni di euro.
"Ho vinto un finanziamento europeo di 2 milioni di euro per progetti scientifici
d'eccellenza per il 2014 - 2018", racconta. (Arrivando prima su circa 4 mila con-
correnti). "A questi si aggiungono altri due milioni da un altro bando sempre
della ue per giovani ricercatori ed una borsa di studio di 1 milione della fonda-
zione di Bill Gates che finanzia idee innovative. Con questi fondi ho acquistato
strumenti per il laboratorio, come i robot che sveltiscono il lavoro di base per
processare i campioni, e pago il mio tema di giovani ricercatori all'Università",
aggiunge la virologa che, dopo un dottorato a Padova, si è specializzata in Usa.
Bisogna fare in fretta. Perchè molte vite rischiano di spegnersi nei prossimi an-
ni. Gli scienziati prevedono una nuova pandemia Hiv entro i prossimi 20 anni.
Si parla di 150 mila persone malate, spesso a loro insaputa. Solo in Italia si re-
gistrano 4 mila nuovi contagi. Circa unterzo degli infetti si trova in Lombardia
(27%), Lazio (14%), Emilia-Romagna (10%). "Solo a Milano ci sono 3 infezio-
ni al giorno", afferma il Presidente di Anlaids (Associazione nazionale per la lot-
ta contro l'Aids), Mauro Moroni. Dall'Aids d'altronde non si guarisce, ma ci si
cura. Certamente più di prima, ma non per sempre. "Si può vivere con l'Hiv
prendendo ogni giorno cocktail di nedicine, che aiutano sicuramente ad andare
avanti, ma alla lunga non producono più effetti. Con il tempo, anche il virus può
resistere a questi rimedi e continuare a danneggiare il sistema immunitario",
prosegue il medico. "Non so se riuscirò ad ottenere i risultati che l'Europa si
attende da me. Mi piacerebbe aprire una società in Italia o vendere i diritti
della scoperta a ditte farmaceutiche. In America funziona così...."
Lucianone
Sport - calcio/ Mondiale Brasile 2014 - LA FINALISSIMA: Germania vs Argentina
13 luglio '14 - domenica 13th July / Sunday visione post - 21
Argentina o Germania ?
La notte della Coppa (anteprima - commento)
Tutto si decide ormai dopo le nove (ora italiana), e dopo le 16 (quattro
pomeridiane in Brasile) a Rio de Janeiro. Lì la sfida si consumerà tra
un'europea e una sudamericana, lì fra poco si saprà se vale di più l'at-
tacco più prolifico di questo torneo mondiale 2014 o una delle difese
più forti del torneo (tre i gol subiti dall'albaceleste).
Sarà sfida Messi - Neuer, ma anche sfida tra due squadre che, al di
là di singoli episodi fortunati/sfortunati, han saputo leggere sempre
molto bene le singole partite e i rispettivi avversari, mantenendo una
costante regolarità di atteggiamenti offensivi/difensivi, l'Argentina
contando su una difesa ferrea e su puntate improvvise quanto effi-
caci in contropiedi spesso micidiali (Messi ha realizzato quattro reti,
ma poteva con più fortuna andare oltre), la Germania puntando su
un gruppo quadrato in ogni reparto ha avuto nelle partite decisive
(Algeria e Brasile) la forza di un attacco che ha saputo risolvere
situazioni impreviste e opposte: la difficile gestione dell'incontro
con la squadra africana/algerina che poteva anche compromette-
re tutto il buono fin lì costruito, e la fin troppo facile gara con la
favorita squadra di casa con la conseguente goleada inaspettata
ma del tutto meritata senza risparmiare, giustamente, le proprie
virtù calcistiche, al di là dei pianti brasiliani.
Dunque questa è una notte da campioni, la notte decisiva per
sapere se la Coppa verrà alzata da Messi e Higuain o da Neuer
e Mùller.
(Lucianone)
_____________________________________________________________________________
La partita della finale
Risultato >>>>>> Germania 1
Argentina 0
Rio De Janeiro,
In cima al mondo c'è un ragazzo piccolino e paffutello che non si chiama Leo
ma Mario, e di cognome non fa Messi ma Gòtze: un giovanotto che però sa
combinare cose tipo quell'altro. Come nei sogni di ogni bambino che si rispet-
ti, ecco un pallone da stoppare col petto e mandare in porta al volo, e insieme
a quel pallone va in rete un grosso atto di giustizia. Perchè la Germania è da
anni una squadra meravigliosa e nuova, figlia di un progetto chiaro, multiet-
nica, spettacolare, solida e corretta, un esempio per chiunque voglia organiz-
zare calcio su questo pianeta. le loro scuole sono un modello educativo anche
oltre lo sport.
La festa di piazza argentina vira nella tristezza del mare d'inverno: ha perso
la squadra peggiore, senza che il suo fuoriclasse forse già in declino abbia sa-
puto evitarlo. Leo Messi non è più del tutto lui da un paio d'anni, questa era
l'occasione forse irripetibile. La Coppa nel cofanetto di velluto nero se ladoppiop
prende dunque la Germania, prima europea a riuscirci in Sudamerica, e con
quattro titoli mondiali raggiunge l'Italia, anche se nella realtà delle cose ci
stacca in modo siderale.
Tutto il cammino del mondiale è stato rispettato nell'epilogo, anche se le finali sono luoghi
subdoli e pieni di trappole. Più viva la Germania nel primo tempo, invece il secondo è stato
una specie di pasta pasticciata. L'argentina pareva più tonica, più convinta di sè stessa,
mentre i tedeschi davano l'idea di star perdendo un'opportunità come l'Olanda contro Messi.
L'equilibrio dentro la confusione l'ha poi spostato Gòtze, entrato solo all'87' dopo che Klose
aveva vagato parecchio. - E il luminoso talento di Memmingen (appunto Gòtze), 22 anni appena
compiuti, all'ombra all'inizio del mondiale fino a perdere il posto, ha saputo aspettare la propria classe
sulla riva del fiume e l'ha acciuffata. Nel frattempo, il glorioso Maracanà si era già acceso di strane lu-
ci rosse e blu che l'hanno fatto assomigliare a una buffa astronave giocattolo, non certo a un antico
tempio... Zero assoluto nella ripresa, solo un brivido per un'uscita di Neuer a ginocchio alto
su Higuain: lui, e il collega centravanti Klose sono stati sostituiti prima del 90'. Meglio l'ar-
gentino, ma poca roba entrambi: resta un mistero la rinuncia a Tevez, visti Aguero e Pala-
cio, due che non hanno nemmeno un grammo di classe e di rabbia in più dello juventino.
Ed è stato proprio il sostituto di Miro (Klose), il paffutello Gòtze, a prendersi la coppa con
quella meravigliosa volante....
(da la Repubblica - 14 luglio '14 - Maurizio Crosetti)
Vince la Germania. Era previsto. Però fa molta fatica, la vittoria arriva ai supplementari.
La Germania merita di vincere questo mondiale per come ha giocato nell'ultimo mese, ma
ieri l'Argentina ha fatto di tutto per impedirglielo. ll ct Sabella con quell'aria e quel vestito
triste da padre della sposa che non è del tutto sicuro della serietà dello sposo, ha attuato un
doppio sbarramento difensivo contro il quale si sono spezzate tutte le idee della Germania.
Le speranze dell'Argentina erano soprattutto su Messi, la pulce, il piccolo mago, l'uomo dai
dribbling e dai tiri impossibili. Peccato per l'Argentina che messi non sia mai stato in parti-
ta. Anche l'ultima occasione, una punizione dal limite nei minuti di recupero del secondo
tempo supplementare, l'ha tirata alta di tre metri. Non è da lui. Ed è il segno che forse, co-
me tanti, è arrivato spremuto a questo appuntamento. Però, per quest'appuntamento, l'Ar-
gentina si è messa il vestito di gala. Ha giocato come non aveva mai fatto in questo Mon.
diale. Ha messo paura fin dall'inizio alla Germania.
Continua... to be continued...
Argentina o Germania ?
La notte della Coppa (anteprima - commento)
Tutto si decide ormai dopo le nove (ora italiana), e dopo le 16 (quattro
pomeridiane in Brasile) a Rio de Janeiro. Lì la sfida si consumerà tra
un'europea e una sudamericana, lì fra poco si saprà se vale di più l'at-
tacco più prolifico di questo torneo mondiale 2014 o una delle difese
più forti del torneo (tre i gol subiti dall'albaceleste).
Sarà sfida Messi - Neuer, ma anche sfida tra due squadre che, al di
là di singoli episodi fortunati/sfortunati, han saputo leggere sempre
molto bene le singole partite e i rispettivi avversari, mantenendo una
costante regolarità di atteggiamenti offensivi/difensivi, l'Argentina
contando su una difesa ferrea e su puntate improvvise quanto effi-
caci in contropiedi spesso micidiali (Messi ha realizzato quattro reti,
ma poteva con più fortuna andare oltre), la Germania puntando su
un gruppo quadrato in ogni reparto ha avuto nelle partite decisive
(Algeria e Brasile) la forza di un attacco che ha saputo risolvere
situazioni impreviste e opposte: la difficile gestione dell'incontro
con la squadra africana/algerina che poteva anche compromette-
re tutto il buono fin lì costruito, e la fin troppo facile gara con la
favorita squadra di casa con la conseguente goleada inaspettata
ma del tutto meritata senza risparmiare, giustamente, le proprie
virtù calcistiche, al di là dei pianti brasiliani.
Dunque questa è una notte da campioni, la notte decisiva per
sapere se la Coppa verrà alzata da Messi e Higuain o da Neuer
e Mùller.
(Lucianone)
_____________________________________________________________________________
La partita della finale
Risultato >>>>>> Germania 1
Argentina 0
Rio De Janeiro,
In cima al mondo c'è un ragazzo piccolino e paffutello che non si chiama Leo
ma Mario, e di cognome non fa Messi ma Gòtze: un giovanotto che però sa
combinare cose tipo quell'altro. Come nei sogni di ogni bambino che si rispet-
ti, ecco un pallone da stoppare col petto e mandare in porta al volo, e insieme
a quel pallone va in rete un grosso atto di giustizia. Perchè la Germania è da
anni una squadra meravigliosa e nuova, figlia di un progetto chiaro, multiet-
nica, spettacolare, solida e corretta, un esempio per chiunque voglia organiz-
zare calcio su questo pianeta. le loro scuole sono un modello educativo anche
oltre lo sport.
La festa di piazza argentina vira nella tristezza del mare d'inverno: ha perso
la squadra peggiore, senza che il suo fuoriclasse forse già in declino abbia sa-
puto evitarlo. Leo Messi non è più del tutto lui da un paio d'anni, questa era
l'occasione forse irripetibile. La Coppa nel cofanetto di velluto nero se ladoppiop
prende dunque la Germania, prima europea a riuscirci in Sudamerica, e con
quattro titoli mondiali raggiunge l'Italia, anche se nella realtà delle cose ci
stacca in modo siderale.
Tutto il cammino del mondiale è stato rispettato nell'epilogo, anche se le finali sono luoghi
subdoli e pieni di trappole. Più viva la Germania nel primo tempo, invece il secondo è stato
una specie di pasta pasticciata. L'argentina pareva più tonica, più convinta di sè stessa,
mentre i tedeschi davano l'idea di star perdendo un'opportunità come l'Olanda contro Messi.
L'equilibrio dentro la confusione l'ha poi spostato Gòtze, entrato solo all'87' dopo che Klose
aveva vagato parecchio. - E il luminoso talento di Memmingen (appunto Gòtze), 22 anni appena
compiuti, all'ombra all'inizio del mondiale fino a perdere il posto, ha saputo aspettare la propria classe
sulla riva del fiume e l'ha acciuffata. Nel frattempo, il glorioso Maracanà si era già acceso di strane lu-
ci rosse e blu che l'hanno fatto assomigliare a una buffa astronave giocattolo, non certo a un antico
tempio... Zero assoluto nella ripresa, solo un brivido per un'uscita di Neuer a ginocchio alto
su Higuain: lui, e il collega centravanti Klose sono stati sostituiti prima del 90'. Meglio l'ar-
gentino, ma poca roba entrambi: resta un mistero la rinuncia a Tevez, visti Aguero e Pala-
cio, due che non hanno nemmeno un grammo di classe e di rabbia in più dello juventino.
Ed è stato proprio il sostituto di Miro (Klose), il paffutello Gòtze, a prendersi la coppa con
quella meravigliosa volante....
(da la Repubblica - 14 luglio '14 - Maurizio Crosetti)
Vince la Germania. Era previsto. Però fa molta fatica, la vittoria arriva ai supplementari.
La Germania merita di vincere questo mondiale per come ha giocato nell'ultimo mese, ma
ieri l'Argentina ha fatto di tutto per impedirglielo. ll ct Sabella con quell'aria e quel vestito
triste da padre della sposa che non è del tutto sicuro della serietà dello sposo, ha attuato un
doppio sbarramento difensivo contro il quale si sono spezzate tutte le idee della Germania.
Le speranze dell'Argentina erano soprattutto su Messi, la pulce, il piccolo mago, l'uomo dai
dribbling e dai tiri impossibili. Peccato per l'Argentina che messi non sia mai stato in parti-
ta. Anche l'ultima occasione, una punizione dal limite nei minuti di recupero del secondo
tempo supplementare, l'ha tirata alta di tre metri. Non è da lui. Ed è il segno che forse, co-
me tanti, è arrivato spremuto a questo appuntamento. Però, per quest'appuntamento, l'Ar-
gentina si è messa il vestito di gala. Ha giocato come non aveva mai fatto in questo Mon.
diale. Ha messo paura fin dall'inizio alla Germania.
Continua... to be continued...
Curiosità - 50 anni fa
13 luglio '14 - domenica 13th July / Sunday visione post - 7
(da la RepubblicaMilano 2013 - Filippo Azimonti)
"Da sabato il latte a 110 lire al litro". La decisione del comitato dei
prezzi interessa tutti i Comuni della provincia. Riuniti a Milano gli as-
sessori all'annona della Lombardia. (17 ottobre 1963, giovedì. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - Filippo Azimonti)
"Un'auto falcia sette passanti: tre morti e cinque feriti". La sciagura a San Donato.
La macchina piomba nel Redefossi: madre e figlio annegano, anche uno degli investi-
ti inghiottito dalle acque. (31 marzo 1964, martedì. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"Sulle nuove targhe lettere e cifre combinate". Le lettere dell'alfabeto saranno
impiegate per sostituire le due cifre iniziali delle targhe di immatricolazione. La
prima provincia ad adottarle sarà quella di Milano. (26 marzo 1964, mercoledì. La Stampa)
(da la RepubblicaMilano 2013 - F. Azimonti)
"Il dolore della cittadinanza espresso in migliaia di firme". Ininterrotto pellegrinaggio
alla sede del Consolato degli Stati Uniti dopo l'assassinio di Kennedy. Un manifesto a
lutto della Giunta comunale. (24 novembre 1963, domenica. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2012 - F. Azimonti)
"Si può cominciare la costruzione del canale navigabile Milano-Po". Approvato il
disegno di legge. Entro cinque anni l'opera potrebbe essere compiuta. Vedremo
arrivare a Rogoredo "bettoline" e altre navi da carico. (29 settembre 1962, sabato,
Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"I grattacieli gemelli di piazza della Repubblica". Approvato il progetto per la
costruzione del secondo edificio all'angolo di via Turati. Sostituirà con i suoi 70
metri d'altezza l'attuale palazzo costruito alla fine dell'Ottocento. (22 marzo 1964,
sabato. Corriere della Sera)
/da la RepubblicaMilano 2011 - F. Azimonti)
"Scappa senza motivo e il metronotte gli spara". Sospettando di un furto in tabac-
cheria, alle 4,15 in piazza San Pietro e Lino ha bloccato un giovane e quando ha
tentato la fuga gli ha scaricato addosso l'intero caricatore ferendolo gravemente
(9 ottobre 1961, lunedì. Il Giorno)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"Quindicimila buche sulle strade cittadine e crepe per 23mila metri quadrati".
Provvisorie le riparazioni eseguite: mancano i fondi per i lavori dirottati per
tappare in buchi del bilancio Atm. (14 aprile 1964, martedì. Il Corriere della Sera)
Lucianone
Continua... to be continued...
(da la RepubblicaMilano 2013 - Filippo Azimonti)
"Da sabato il latte a 110 lire al litro". La decisione del comitato dei
prezzi interessa tutti i Comuni della provincia. Riuniti a Milano gli as-
sessori all'annona della Lombardia. (17 ottobre 1963, giovedì. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - Filippo Azimonti)
"Un'auto falcia sette passanti: tre morti e cinque feriti". La sciagura a San Donato.
La macchina piomba nel Redefossi: madre e figlio annegano, anche uno degli investi-
ti inghiottito dalle acque. (31 marzo 1964, martedì. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"Sulle nuove targhe lettere e cifre combinate". Le lettere dell'alfabeto saranno
impiegate per sostituire le due cifre iniziali delle targhe di immatricolazione. La
prima provincia ad adottarle sarà quella di Milano. (26 marzo 1964, mercoledì. La Stampa)
(da la RepubblicaMilano 2013 - F. Azimonti)
"Il dolore della cittadinanza espresso in migliaia di firme". Ininterrotto pellegrinaggio
alla sede del Consolato degli Stati Uniti dopo l'assassinio di Kennedy. Un manifesto a
lutto della Giunta comunale. (24 novembre 1963, domenica. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2012 - F. Azimonti)
"Si può cominciare la costruzione del canale navigabile Milano-Po". Approvato il
disegno di legge. Entro cinque anni l'opera potrebbe essere compiuta. Vedremo
arrivare a Rogoredo "bettoline" e altre navi da carico. (29 settembre 1962, sabato,
Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"I grattacieli gemelli di piazza della Repubblica". Approvato il progetto per la
costruzione del secondo edificio all'angolo di via Turati. Sostituirà con i suoi 70
metri d'altezza l'attuale palazzo costruito alla fine dell'Ottocento. (22 marzo 1964,
sabato. Corriere della Sera)
/da la RepubblicaMilano 2011 - F. Azimonti)
"Scappa senza motivo e il metronotte gli spara". Sospettando di un furto in tabac-
cheria, alle 4,15 in piazza San Pietro e Lino ha bloccato un giovane e quando ha
tentato la fuga gli ha scaricato addosso l'intero caricatore ferendolo gravemente
(9 ottobre 1961, lunedì. Il Giorno)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"Quindicimila buche sulle strade cittadine e crepe per 23mila metri quadrati".
Provvisorie le riparazioni eseguite: mancano i fondi per i lavori dirottati per
tappare in buchi del bilancio Atm. (14 aprile 1964, martedì. Il Corriere della Sera)
Lucianone
Continua... to be continued...
giovedì 10 luglio 2014
Sport - calcio / Mondiale Brasile 2014 - Le semifinali
10 luglio '14 - giovedì 10th July / Thursday visione post - 13
Le partite delle Semifinali
Risultati
Brasile - Germania 1 - 7 !!!
Olanda - Argentina 2 - 4 (dopo i rigori)
C o m m e n t i
Tanti, tantissimi dicono sia stata una partita da sbalordimento (in buonissima parte è
vero: tanti troppi gol da una parte sola) e dicono anche - soprattutto i distrutti fan bra-
siliani - che le assenze di Neymar e Thiago Silva siano state determinanti in quel 7-1
così perentorio, drastico, imperioso. Sono d'accordo solo per la metà, diciamo, perchè
se non un 7-1 tennistico, ci avrei scommesso un 4- 0 o 5- 0 lo stesso, in quanto: il Brasi-
le non ha mai convinto (nelle partite precedenti) nè come gioco nè come gruppo/squa-
dra, spesso slegati, avulsi, bloccati e solo con la Colombia hanno dato o dovuto dare
il massimo, e comunque con gol su calci piazzati. Insomma è quasi sempre stato un
Brasile insipido, incartato e spesso lento. E si era sempre in attesa del vero Brasile.
Invano!
Perciò per me è stato un mezzo sbalordimento: attonito sì, ma soprattutto per la forza
della Alemanna più che per l'arrendevolezza dei cariocas. Con una squadra panzer di
questo tipo sarebbero naufragati anche Neymar e T. Silva, e così meglio per loro non
esserci stati. Salvatr in tempo dal destino avverso! Tutta la storia calcistica delle squa-
dre brasiliane dal passato ad oggi, e poi anche la tristeza/sconsolateza del popolo brasi-
liano per questo grande affronto calcistico della Germania sono da approfondire.
Che noia, che noia, che noia! Anche il punto esclamativo si sarebbe annoiato. Una partita,
quella tra gli albacelesti e i tulipani, che poteva fare concorrenza alle peggiori partite da
oratorio fine-estate. Sarà che pensavano alla grandezza della Germania del martedì pre-
cedente e al confronto si sentivano piccoli, inadeguati, sarà che tiravano a campare per
preservare energie in vista della possibile finale con i temuti germanici, sarà che pensa-
vano solo ai rigori (soprattutto gli argentini), sta di fatto che una partita peggiore al Mon.
diale non si era mai vista. - Ma a deludermi personalmente è stata in gran parte l'Olanda
di Arjen Robben, che non ha mai provato, fin dal primo tempo, ad attaccare in modo serio,
convinto come in altri precedenti match. Delusione di vedere un'Olanda incartata, che an-
dava indietro come un gambero, no verticalizzazione (mi fa schifo!) e si faceva irretire dal
gioco spezzettato degli argentini. Nel secondo tempo a sprazzi è stata meglio invece pro-
prio l'Argentina, che nei supplementari ci ha provato ancora talvolta, escluso Messi (ma
c'era in campo? Se sì, non pervenuto), L'unica vera emozione dall'Olanda quell'incursione
presso la porta argentina di Robben anticipato di un soffio dal difensore biancoazzurro di
turno.
E poi i rigori quasi cercati, con un Romero para tutto (ma sembra che un pallone sia poi
rientrato in porta, filmato da spettatori col cellulare e comunque non valido, ma solo x le
polemiche) e dall'altra parte con l'assenza di Krul, possibile portiere olandese para tutto,
e così sono determinanti i tiri di Vlaar e Sneijder bloccati dal portiere disprezzato della
Sampdoria. cioè lo stesso Romero, che si riscatta portando Messi la pulce alla finalissima
di Rio. E lì, se la Celeste imiterà la partita dell'Olanda con i prediletti della Merkel saran-
no cavoli... o no?
(Lucianone)
Lucianone
Le partite delle Semifinali
Risultati
Brasile - Germania 1 - 7 !!!
Olanda - Argentina 2 - 4 (dopo i rigori)
C o m m e n t i
Tanti, tantissimi dicono sia stata una partita da sbalordimento (in buonissima parte è
vero: tanti troppi gol da una parte sola) e dicono anche - soprattutto i distrutti fan bra-
siliani - che le assenze di Neymar e Thiago Silva siano state determinanti in quel 7-1
così perentorio, drastico, imperioso. Sono d'accordo solo per la metà, diciamo, perchè
se non un 7-1 tennistico, ci avrei scommesso un 4- 0 o 5- 0 lo stesso, in quanto: il Brasi-
le non ha mai convinto (nelle partite precedenti) nè come gioco nè come gruppo/squa-
dra, spesso slegati, avulsi, bloccati e solo con la Colombia hanno dato o dovuto dare
il massimo, e comunque con gol su calci piazzati. Insomma è quasi sempre stato un
Brasile insipido, incartato e spesso lento. E si era sempre in attesa del vero Brasile.
Invano!
Perciò per me è stato un mezzo sbalordimento: attonito sì, ma soprattutto per la forza
della Alemanna più che per l'arrendevolezza dei cariocas. Con una squadra panzer di
questo tipo sarebbero naufragati anche Neymar e T. Silva, e così meglio per loro non
esserci stati. Salvatr in tempo dal destino avverso! Tutta la storia calcistica delle squa-
dre brasiliane dal passato ad oggi, e poi anche la tristeza/sconsolateza del popolo brasi-
liano per questo grande affronto calcistico della Germania sono da approfondire.
Che noia, che noia, che noia! Anche il punto esclamativo si sarebbe annoiato. Una partita,
quella tra gli albacelesti e i tulipani, che poteva fare concorrenza alle peggiori partite da
oratorio fine-estate. Sarà che pensavano alla grandezza della Germania del martedì pre-
cedente e al confronto si sentivano piccoli, inadeguati, sarà che tiravano a campare per
preservare energie in vista della possibile finale con i temuti germanici, sarà che pensa-
vano solo ai rigori (soprattutto gli argentini), sta di fatto che una partita peggiore al Mon.
diale non si era mai vista. - Ma a deludermi personalmente è stata in gran parte l'Olanda
di Arjen Robben, che non ha mai provato, fin dal primo tempo, ad attaccare in modo serio,
convinto come in altri precedenti match. Delusione di vedere un'Olanda incartata, che an-
dava indietro come un gambero, no verticalizzazione (mi fa schifo!) e si faceva irretire dal
gioco spezzettato degli argentini. Nel secondo tempo a sprazzi è stata meglio invece pro-
prio l'Argentina, che nei supplementari ci ha provato ancora talvolta, escluso Messi (ma
c'era in campo? Se sì, non pervenuto), L'unica vera emozione dall'Olanda quell'incursione
presso la porta argentina di Robben anticipato di un soffio dal difensore biancoazzurro di
turno.
E poi i rigori quasi cercati, con un Romero para tutto (ma sembra che un pallone sia poi
rientrato in porta, filmato da spettatori col cellulare e comunque non valido, ma solo x le
polemiche) e dall'altra parte con l'assenza di Krul, possibile portiere olandese para tutto,
e così sono determinanti i tiri di Vlaar e Sneijder bloccati dal portiere disprezzato della
Sampdoria. cioè lo stesso Romero, che si riscatta portando Messi la pulce alla finalissima
di Rio. E lì, se la Celeste imiterà la partita dell'Olanda con i prediletti della Merkel saran-
no cavoli... o no?
(Lucianone)
Ambiente - clima / La Grande sete e il clima malato
10 luglio '14 - giovedì 10th July / Thursday visione post - 10
Le previsioni dal rapporto del gruppo Onu
premiato con il Nobel nel 2007:
nel 2100 un miliardo di persone senza acqua sufficiente
nelle città, in aumento alluvioni e carestie; scenari cata-
strofici (e vie di fuga).
(da 'la Repubblica' - 31/03/2014 - Antonio Cianciullo)
La grande sete di fine secolo, il clima malato presenta il conto
Un miliardo di persone nella trappola delle città assetate. Due miliardi in più di bocche da
sfamare sul Pianeta e una produzione di mais, riso e grano che crolla del 2 per cento ogni
10 anni. Fino a 187 milioni di profughi costretti ad abbandonare la casa per fuggire dal-
acqua che avanza. Fino al 9 per cento del Pil globale risucchiato dalla lotta contro la risa-
lita del mare. - Sarà l'impatto, a fine secolo, del cambiamento climatico nell'ipotesi di un
aumento di 5 gradi rispetto ai livelli pre industriali: uno scenario in linea con le scelte pre-
senti, cioè con un'economia che non riesce a frenare l'uso di combustibili fossili e continua
ad aumentare le emissioni serra. Lo hanno firmato gli scienziati dell'Ipcc /Intergoverna-
mental Panel on Climate Change/, il gruppo di lavoro Onu premiato con Il Nobel per la pa-
ce.
Nella seconda parte del quinto rapporto (resa nota oggi), si spiega che il rischio di una ca-
tastrofe climatica non videne solo proiettato nello scenario della seconda metà del secolo,
ma è già reale. Il cambiamento climatico è in atto: l'ondata di calore che ha prodotto 70 mi-
la morti aggiuntive in Europa nel 2003, gli incendi che hanno devastato la Russia nel 2010,l'uragano che ha colpito NewYork nel 2012 sono il biglietto da visita di un possibile
futuro. Senza la mitigazione del trend, cioè senza un taglio delle emissioni di CO2 robusto
e rapido, "l'adattamento sarà impossibile per alcuni ecosistemi" e il numero di affamati
crescerà (25 milioni in più di bambini sotto i 5 anni malnutriti). - Ma non è una condanna
già scritta. Il conto che dovremo pagare per gli errori del passato non è ancora definito:
molto dipenderà da quello che faremo nei prossimi anni. Un passaggio veloce a un sistema
produttivo basato sull'efficienza, sulle fonti rinnovabili e sul riciclo dei materiali apre le por-
te dello scenario più favorevole, quello in cui i danni sono contenuti a livelli accettabili.
"E' l'intreccio perverso tra crescita demografica, consumi sbagliati e cambiamento climatico
che rischia di essere fatale", commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf.
"Già oggi l'energia solare intrappolata su ogni metro quadrato ha superato il limite di
guardia: senza interventi correttivi, a fine secolo si arriverà a un valore quattro volte supe-
riore. Una prospettiva che trascina con sè l'aumento di fame, conflitti e guerre".
Proprio perchè varie possibilità restano aperte, il ventaglio degli scenari tracciati dall'Ipcc
è ampio. Anche il più favorevole però non è indolore perchè - avvertono i climatologi - i
tempi di recupero dell'atmosfera sono lenti: più del 20% dell'anidride carbonica immessa
in atmosfera continua a bloccare la fuoriuscita del calore per oltre mille anni. E abbiamo
già sparato in cielo una quantità enorme di carbonio: 545 miliardi tonnellate, più della me-
tà del tetto oltre il quale si supererebbero i 2 gradi di aumento della temperatura rischian.
do un global warming catastrofico. - I margini per un intervento efficace ci sono ancora,
anche se si assottigliano anno dopo anno. Una rapida correzione di rotta riuscirebbe a ri-
durre da un miliardo a una cifra più vicina a quella attuale (150 milioni) il numero dei citta-
dini senza acqua sufficiente a disposizione; farebbe scendere da 5,2 miliardi a 1,7 le perso-
ne esposte al rischio di malaria nel 2050; salverebbe l'Amazzonia che, sotto l'assalto di
strade, fattorie e incendi, rischia di perdere la sua straordinaria ricchezza trasformandosi
in zona semi arida. - L'analisi Ipcc mostra anche come il global warming stia colpendo in
modo differenziato le varie aree del Pianeta. In Australia le siccità prolungate hanno già
messo in difficoltà l'ornitorinco, il koala e alcune specie di canguro. In Africa il crollo del-
la pesca, da cui dipende un terzo delle proteine necessarie alla sopravvivenza, arriverà
in alcune aree al 21 per cento. In Asia le città costiere saranno a rischio inondazione e la
pressione dei deserti interni crescerà. Alcuni Stati, le piccole isole a fior d'acqua, rischia-
no di sparire, cancellati dalla crescita dei mari. E il cambiamento toccherà anche l'Italia,
rendendo più disastrose piogge ormai di intensità monsonica: in Europa le alluvioni po-
tranno colpire fino a 5,5 milioni di persone, causando danni per 17 miliardi di euro l'anno.
I DATI e I NUMERI
1 miliardo senz'acqua - La popolazione delle città xhe vivrà
con poca acqua a disposizione.
-2% il raccolto - Il calo previsto ogni 10 anni della produzione
di grano, mais e riso.
187 milioni: l'esodo - La popolazione mondiale che dovrà lasciare le case
per l'acqua che avanza.
9% il Pil - L'investimento sul totale del Pil da impegnare contro
la risalita degli oceani.
+25 milioni
i bambini malnutriti - L'aumento della popolazione infantile destinata
a diventare vittima della fame.
Continua... to be continued...
Le previsioni dal rapporto del gruppo Onu
premiato con il Nobel nel 2007:
nel 2100 un miliardo di persone senza acqua sufficiente
nelle città, in aumento alluvioni e carestie; scenari cata-
strofici (e vie di fuga).
(da 'la Repubblica' - 31/03/2014 - Antonio Cianciullo)
La grande sete di fine secolo, il clima malato presenta il conto
Un miliardo di persone nella trappola delle città assetate. Due miliardi in più di bocche da
sfamare sul Pianeta e una produzione di mais, riso e grano che crolla del 2 per cento ogni
10 anni. Fino a 187 milioni di profughi costretti ad abbandonare la casa per fuggire dal-
acqua che avanza. Fino al 9 per cento del Pil globale risucchiato dalla lotta contro la risa-
lita del mare. - Sarà l'impatto, a fine secolo, del cambiamento climatico nell'ipotesi di un
aumento di 5 gradi rispetto ai livelli pre industriali: uno scenario in linea con le scelte pre-
senti, cioè con un'economia che non riesce a frenare l'uso di combustibili fossili e continua
ad aumentare le emissioni serra. Lo hanno firmato gli scienziati dell'Ipcc /Intergoverna-
mental Panel on Climate Change/, il gruppo di lavoro Onu premiato con Il Nobel per la pa-
ce.
Nella seconda parte del quinto rapporto (resa nota oggi), si spiega che il rischio di una ca-
tastrofe climatica non videne solo proiettato nello scenario della seconda metà del secolo,
ma è già reale. Il cambiamento climatico è in atto: l'ondata di calore che ha prodotto 70 mi-
la morti aggiuntive in Europa nel 2003, gli incendi che hanno devastato la Russia nel 2010,l'uragano che ha colpito NewYork nel 2012 sono il biglietto da visita di un possibile
futuro. Senza la mitigazione del trend, cioè senza un taglio delle emissioni di CO2 robusto
e rapido, "l'adattamento sarà impossibile per alcuni ecosistemi" e il numero di affamati
crescerà (25 milioni in più di bambini sotto i 5 anni malnutriti). - Ma non è una condanna
già scritta. Il conto che dovremo pagare per gli errori del passato non è ancora definito:
molto dipenderà da quello che faremo nei prossimi anni. Un passaggio veloce a un sistema
produttivo basato sull'efficienza, sulle fonti rinnovabili e sul riciclo dei materiali apre le por-
te dello scenario più favorevole, quello in cui i danni sono contenuti a livelli accettabili.
che rischia di essere fatale", commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf.
"Già oggi l'energia solare intrappolata su ogni metro quadrato ha superato il limite di
guardia: senza interventi correttivi, a fine secolo si arriverà a un valore quattro volte supe-
riore. Una prospettiva che trascina con sè l'aumento di fame, conflitti e guerre".
Proprio perchè varie possibilità restano aperte, il ventaglio degli scenari tracciati dall'Ipcc
è ampio. Anche il più favorevole però non è indolore perchè - avvertono i climatologi - i
tempi di recupero dell'atmosfera sono lenti: più del 20% dell'anidride carbonica immessa
in atmosfera continua a bloccare la fuoriuscita del calore per oltre mille anni. E abbiamo
già sparato in cielo una quantità enorme di carbonio: 545 miliardi tonnellate, più della me-
tà del tetto oltre il quale si supererebbero i 2 gradi di aumento della temperatura rischian.
do un global warming catastrofico. - I margini per un intervento efficace ci sono ancora,
anche se si assottigliano anno dopo anno. Una rapida correzione di rotta riuscirebbe a ri-
durre da un miliardo a una cifra più vicina a quella attuale (150 milioni) il numero dei citta-
dini senza acqua sufficiente a disposizione; farebbe scendere da 5,2 miliardi a 1,7 le perso-
ne esposte al rischio di malaria nel 2050; salverebbe l'Amazzonia che, sotto l'assalto di
strade, fattorie e incendi, rischia di perdere la sua straordinaria ricchezza trasformandosi
in zona semi arida. - L'analisi Ipcc mostra anche come il global warming stia colpendo in
modo differenziato le varie aree del Pianeta. In Australia le siccità prolungate hanno già
messo in difficoltà l'ornitorinco, il koala e alcune specie di canguro. In Africa il crollo del-
la pesca, da cui dipende un terzo delle proteine necessarie alla sopravvivenza, arriverà
in alcune aree al 21 per cento. In Asia le città costiere saranno a rischio inondazione e la
pressione dei deserti interni crescerà. Alcuni Stati, le piccole isole a fior d'acqua, rischia-
no di sparire, cancellati dalla crescita dei mari. E il cambiamento toccherà anche l'Italia,
rendendo più disastrose piogge ormai di intensità monsonica: in Europa le alluvioni po-
tranno colpire fino a 5,5 milioni di persone, causando danni per 17 miliardi di euro l'anno.
I DATI e I NUMERI
1 miliardo senz'acqua - La popolazione delle città xhe vivrà
con poca acqua a disposizione.
-2% il raccolto - Il calo previsto ogni 10 anni della produzione
di grano, mais e riso.
187 milioni: l'esodo - La popolazione mondiale che dovrà lasciare le case
per l'acqua che avanza.
9% il Pil - L'investimento sul totale del Pil da impegnare contro
la risalita degli oceani.
+25 milioni
i bambini malnutriti - L'aumento della popolazione infantile destinata
a diventare vittima della fame.
Continua... to be continued...
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