15 luglio '14 - martedì 15th July / Thursday visione post - 9
Esteri - Medioriente
GAZA: tregua interrotta / Riprendono i raid e
i razzi / Prima vittima israeliana
In mattinata Israele aveva approvato la proposta egiziana di cessate
il fuoco, rifiutata invece da Hamas, che ha lanciato 76 razzi verso
il territorio dello Stato ebraico. L'ira di Netanyahu: "Pagheranno".
Lieberman: "Prendere controllo Striscia di Gaza". Mogherini in
Medio Oriente, Abu Mazen giovedì al Cairo.
Cronaca - Caserta / Castel Volturno
Bianchi contro neri nella terra di nessuno / "Fate
qualcosa o ci uccideremo a vicenda"
Tensione nel centro del Casertano dopo il ferimento
domenica di due ivoriani. Blocchi stradali di italiani e immigrati
Il sangue è ancora a terra, in via Lista. È il punto in cui la polveriera dei dimenticati, la Pescopagano dei nigeriani ghanesi senegalesi mischiati e nascosti tra i cittadini italiani, ha visto precipitare la pigra serata da finalissima Mondiale nella cupa fiammeggiante sommossa alla "Rodney King" casertana. E ora la striscia di Gaza di questa frazione di Castel Volturno toccata dal mare, a metà tra due comuni e nessuno Stato a curarsene, è divisa anche in due blocchi di protesta, che per la prima volta alzano le mani solo per ufficializzare l'odio, e in fondo la fatica e l'incapacità di andare avanti così. Da soli, con le loro leggi che non danno certezze e il loro dio che non risponde.
Calcio - Torino
Juventus: svolta clamorosa
con Conte che rassegna le dimissioni.
Risoluzione del contratto tra il club e il tecnico che lascia dopo tre anni e altrettanti scudetti vinti ''Fatto un percorso stupendo''. Il saluto di Andrea Agnelli: ''Sei stato un grande condottiero, grazie di tutto''. Buffon: ''Un fulmine a ciel sereno''.
Lucianone
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martedì 15 luglio 2014
domenica 13 luglio 2014
Salute - medicina / La ricercatrice Sara Richter: contro l'Aids
13 luglio '14 - domenica 13th July / Sunday visione post - 41
Sara Richter: "Studio le cellule latenti per
trovare in fretta un nuovo farmaco contro l'Aids".
Europa e Stati Uniti hanno investito sul lavoro della
dottoressa dell'Università di Padova che ora guida un team
(da 'Il Corriere della Sera' - 22/06/2014 - Barbara Millucci)
Una corsa contro il tempo. Per combattere la morte. E rendere omaggio alla vita.
L'Aids ha ripreso ad uccidere. Oggi come ieri. Non solo omosessuali. Nuovi ceppi
e batteri Hiv sconosciuti fino a poco tempo fa, sono in grado di trapassare le pillo-
le curative in commercio, vanificando i progressi medici e la massiccia prevenzione
anni 80. Il virus torna prepotentemente alla ribalta. Non solo sullo schermo. "The
Normal Heart", il film di Ryan Murphy tratto dall'omonima opera teatrale di Lar-
ry Kramer, attivista gay, sieropositivo e fondatore della più grande associazione
che sostiene i malati di Aids nel mondo, incolla milioni di americani alla tv. Che
tornano ad avere paura. E a cercare risposte.
La scienza, che non ha mai smesso di testare antidoti in grado di debellare defini-
tivamente i batteri, confida ora le proprie speranze nei risultati di laboratorio di
una giovane ricercatrice dell'ateneo di Padova, Sara Richter, che ha scoperto una
nuova cura. "I farmaci in commercio colpiscono il morbo che viene prodotto, ma
non il materiale genetico del virus nella cellula latentemente infettata che rimane
del tutto invisibile alle medicine esistenti", racconta la studiosa. "Questa cellula
latente, eludendo la terapia antivirale, può in realtà produrre il virus in un secon-
do momento" impedendo la guarigione. Il team di ricercatori sta dimostrando al-
la comunità scientifica mondiale che esiste un pezzo del materiale genetico virale
che può essere riconosciuto da farmaci in grado "di colpire non solo le cellule at-
tive, ma anche quelle latentemente infettate", aggiunge la dottoressa.
Europa ed America hanno investito sulla Richter la bellezza di 5 milioni di euro.
"Ho vinto un finanziamento europeo di 2 milioni di euro per progetti scientifici
d'eccellenza per il 2014 - 2018", racconta. (Arrivando prima su circa 4 mila con-
correnti). "A questi si aggiungono altri due milioni da un altro bando sempre
della ue per giovani ricercatori ed una borsa di studio di 1 milione della fonda-
zione di Bill Gates che finanzia idee innovative. Con questi fondi ho acquistato
strumenti per il laboratorio, come i robot che sveltiscono il lavoro di base per
processare i campioni, e pago il mio tema di giovani ricercatori all'Università",
aggiunge la virologa che, dopo un dottorato a Padova, si è specializzata in Usa.
Bisogna fare in fretta. Perchè molte vite rischiano di spegnersi nei prossimi an-
ni. Gli scienziati prevedono una nuova pandemia Hiv entro i prossimi 20 anni.
Si parla di 150 mila persone malate, spesso a loro insaputa. Solo in Italia si re-
gistrano 4 mila nuovi contagi. Circa unterzo degli infetti si trova in Lombardia
(27%), Lazio (14%), Emilia-Romagna (10%). "Solo a Milano ci sono 3 infezio-
ni al giorno", afferma il Presidente di Anlaids (Associazione nazionale per la lot-
ta contro l'Aids), Mauro Moroni. Dall'Aids d'altronde non si guarisce, ma ci si
cura. Certamente più di prima, ma non per sempre. "Si può vivere con l'Hiv
prendendo ogni giorno cocktail di nedicine, che aiutano sicuramente ad andare
avanti, ma alla lunga non producono più effetti. Con il tempo, anche il virus può
resistere a questi rimedi e continuare a danneggiare il sistema immunitario",
prosegue il medico. "Non so se riuscirò ad ottenere i risultati che l'Europa si
attende da me. Mi piacerebbe aprire una società in Italia o vendere i diritti
della scoperta a ditte farmaceutiche. In America funziona così...."
Lucianone
Sara Richter: "Studio le cellule latenti per
trovare in fretta un nuovo farmaco contro l'Aids".
Europa e Stati Uniti hanno investito sul lavoro della
dottoressa dell'Università di Padova che ora guida un team
(da 'Il Corriere della Sera' - 22/06/2014 - Barbara Millucci)
Una corsa contro il tempo. Per combattere la morte. E rendere omaggio alla vita.
L'Aids ha ripreso ad uccidere. Oggi come ieri. Non solo omosessuali. Nuovi ceppi
e batteri Hiv sconosciuti fino a poco tempo fa, sono in grado di trapassare le pillo-
le curative in commercio, vanificando i progressi medici e la massiccia prevenzione
anni 80. Il virus torna prepotentemente alla ribalta. Non solo sullo schermo. "The
Normal Heart", il film di Ryan Murphy tratto dall'omonima opera teatrale di Lar-
ry Kramer, attivista gay, sieropositivo e fondatore della più grande associazione
che sostiene i malati di Aids nel mondo, incolla milioni di americani alla tv. Che
tornano ad avere paura. E a cercare risposte.
La scienza, che non ha mai smesso di testare antidoti in grado di debellare defini-
tivamente i batteri, confida ora le proprie speranze nei risultati di laboratorio di
una giovane ricercatrice dell'ateneo di Padova, Sara Richter, che ha scoperto una
nuova cura. "I farmaci in commercio colpiscono il morbo che viene prodotto, ma
non il materiale genetico del virus nella cellula latentemente infettata che rimane
del tutto invisibile alle medicine esistenti", racconta la studiosa. "Questa cellula
latente, eludendo la terapia antivirale, può in realtà produrre il virus in un secon-
do momento" impedendo la guarigione. Il team di ricercatori sta dimostrando al-
la comunità scientifica mondiale che esiste un pezzo del materiale genetico virale
che può essere riconosciuto da farmaci in grado "di colpire non solo le cellule at-
tive, ma anche quelle latentemente infettate", aggiunge la dottoressa.
Europa ed America hanno investito sulla Richter la bellezza di 5 milioni di euro.
"Ho vinto un finanziamento europeo di 2 milioni di euro per progetti scientifici
d'eccellenza per il 2014 - 2018", racconta. (Arrivando prima su circa 4 mila con-
correnti). "A questi si aggiungono altri due milioni da un altro bando sempre
della ue per giovani ricercatori ed una borsa di studio di 1 milione della fonda-
zione di Bill Gates che finanzia idee innovative. Con questi fondi ho acquistato
strumenti per il laboratorio, come i robot che sveltiscono il lavoro di base per
processare i campioni, e pago il mio tema di giovani ricercatori all'Università",
aggiunge la virologa che, dopo un dottorato a Padova, si è specializzata in Usa.
Bisogna fare in fretta. Perchè molte vite rischiano di spegnersi nei prossimi an-
ni. Gli scienziati prevedono una nuova pandemia Hiv entro i prossimi 20 anni.
Si parla di 150 mila persone malate, spesso a loro insaputa. Solo in Italia si re-
gistrano 4 mila nuovi contagi. Circa unterzo degli infetti si trova in Lombardia
(27%), Lazio (14%), Emilia-Romagna (10%). "Solo a Milano ci sono 3 infezio-
ni al giorno", afferma il Presidente di Anlaids (Associazione nazionale per la lot-
ta contro l'Aids), Mauro Moroni. Dall'Aids d'altronde non si guarisce, ma ci si
cura. Certamente più di prima, ma non per sempre. "Si può vivere con l'Hiv
prendendo ogni giorno cocktail di nedicine, che aiutano sicuramente ad andare
avanti, ma alla lunga non producono più effetti. Con il tempo, anche il virus può
resistere a questi rimedi e continuare a danneggiare il sistema immunitario",
prosegue il medico. "Non so se riuscirò ad ottenere i risultati che l'Europa si
attende da me. Mi piacerebbe aprire una società in Italia o vendere i diritti
della scoperta a ditte farmaceutiche. In America funziona così...."
Lucianone
Sport - calcio/ Mondiale Brasile 2014 - LA FINALISSIMA: Germania vs Argentina
13 luglio '14 - domenica 13th July / Sunday visione post - 21
Argentina o Germania ?
La notte della Coppa (anteprima - commento)
Tutto si decide ormai dopo le nove (ora italiana), e dopo le 16 (quattro
pomeridiane in Brasile) a Rio de Janeiro. Lì la sfida si consumerà tra
un'europea e una sudamericana, lì fra poco si saprà se vale di più l'at-
tacco più prolifico di questo torneo mondiale 2014 o una delle difese
più forti del torneo (tre i gol subiti dall'albaceleste).
Sarà sfida Messi - Neuer, ma anche sfida tra due squadre che, al di
là di singoli episodi fortunati/sfortunati, han saputo leggere sempre
molto bene le singole partite e i rispettivi avversari, mantenendo una
costante regolarità di atteggiamenti offensivi/difensivi, l'Argentina
contando su una difesa ferrea e su puntate improvvise quanto effi-
caci in contropiedi spesso micidiali (Messi ha realizzato quattro reti,
ma poteva con più fortuna andare oltre), la Germania puntando su
un gruppo quadrato in ogni reparto ha avuto nelle partite decisive
(Algeria e Brasile) la forza di un attacco che ha saputo risolvere
situazioni impreviste e opposte: la difficile gestione dell'incontro
con la squadra africana/algerina che poteva anche compromette-
re tutto il buono fin lì costruito, e la fin troppo facile gara con la
favorita squadra di casa con la conseguente goleada inaspettata
ma del tutto meritata senza risparmiare, giustamente, le proprie
virtù calcistiche, al di là dei pianti brasiliani.
Dunque questa è una notte da campioni, la notte decisiva per
sapere se la Coppa verrà alzata da Messi e Higuain o da Neuer
e Mùller.
(Lucianone)
_____________________________________________________________________________
La partita della finale
Risultato >>>>>> Germania 1
Argentina 0
Rio De Janeiro,
In cima al mondo c'è un ragazzo piccolino e paffutello che non si chiama Leo
ma Mario, e di cognome non fa Messi ma Gòtze: un giovanotto che però sa
combinare cose tipo quell'altro. Come nei sogni di ogni bambino che si rispet-
ti, ecco un pallone da stoppare col petto e mandare in porta al volo, e insieme
a quel pallone va in rete un grosso atto di giustizia. Perchè la Germania è da
anni una squadra meravigliosa e nuova, figlia di un progetto chiaro, multiet-
nica, spettacolare, solida e corretta, un esempio per chiunque voglia organiz-
zare calcio su questo pianeta. le loro scuole sono un modello educativo anche
oltre lo sport.
La festa di piazza argentina vira nella tristezza del mare d'inverno: ha perso
la squadra peggiore, senza che il suo fuoriclasse forse già in declino abbia sa-
puto evitarlo. Leo Messi non è più del tutto lui da un paio d'anni, questa era
l'occasione forse irripetibile. La Coppa nel cofanetto di velluto nero se ladoppiop
prende dunque la Germania, prima europea a riuscirci in Sudamerica, e con
quattro titoli mondiali raggiunge l'Italia, anche se nella realtà delle cose ci
stacca in modo siderale.
Tutto il cammino del mondiale è stato rispettato nell'epilogo, anche se le finali sono luoghi
subdoli e pieni di trappole. Più viva la Germania nel primo tempo, invece il secondo è stato
una specie di pasta pasticciata. L'argentina pareva più tonica, più convinta di sè stessa,
mentre i tedeschi davano l'idea di star perdendo un'opportunità come l'Olanda contro Messi.
L'equilibrio dentro la confusione l'ha poi spostato Gòtze, entrato solo all'87' dopo che Klose
aveva vagato parecchio. - E il luminoso talento di Memmingen (appunto Gòtze), 22 anni appena
compiuti, all'ombra all'inizio del mondiale fino a perdere il posto, ha saputo aspettare la propria classe
sulla riva del fiume e l'ha acciuffata. Nel frattempo, il glorioso Maracanà si era già acceso di strane lu-
ci rosse e blu che l'hanno fatto assomigliare a una buffa astronave giocattolo, non certo a un antico
tempio... Zero assoluto nella ripresa, solo un brivido per un'uscita di Neuer a ginocchio alto
su Higuain: lui, e il collega centravanti Klose sono stati sostituiti prima del 90'. Meglio l'ar-
gentino, ma poca roba entrambi: resta un mistero la rinuncia a Tevez, visti Aguero e Pala-
cio, due che non hanno nemmeno un grammo di classe e di rabbia in più dello juventino.
Ed è stato proprio il sostituto di Miro (Klose), il paffutello Gòtze, a prendersi la coppa con
quella meravigliosa volante....
(da la Repubblica - 14 luglio '14 - Maurizio Crosetti)
Vince la Germania. Era previsto. Però fa molta fatica, la vittoria arriva ai supplementari.
La Germania merita di vincere questo mondiale per come ha giocato nell'ultimo mese, ma
ieri l'Argentina ha fatto di tutto per impedirglielo. ll ct Sabella con quell'aria e quel vestito
triste da padre della sposa che non è del tutto sicuro della serietà dello sposo, ha attuato un
doppio sbarramento difensivo contro il quale si sono spezzate tutte le idee della Germania.
Le speranze dell'Argentina erano soprattutto su Messi, la pulce, il piccolo mago, l'uomo dai
dribbling e dai tiri impossibili. Peccato per l'Argentina che messi non sia mai stato in parti-
ta. Anche l'ultima occasione, una punizione dal limite nei minuti di recupero del secondo
tempo supplementare, l'ha tirata alta di tre metri. Non è da lui. Ed è il segno che forse, co-
me tanti, è arrivato spremuto a questo appuntamento. Però, per quest'appuntamento, l'Ar-
gentina si è messa il vestito di gala. Ha giocato come non aveva mai fatto in questo Mon.
diale. Ha messo paura fin dall'inizio alla Germania.
Continua... to be continued...
Argentina o Germania ?
La notte della Coppa (anteprima - commento)
Tutto si decide ormai dopo le nove (ora italiana), e dopo le 16 (quattro
pomeridiane in Brasile) a Rio de Janeiro. Lì la sfida si consumerà tra
un'europea e una sudamericana, lì fra poco si saprà se vale di più l'at-
tacco più prolifico di questo torneo mondiale 2014 o una delle difese
più forti del torneo (tre i gol subiti dall'albaceleste).
Sarà sfida Messi - Neuer, ma anche sfida tra due squadre che, al di
là di singoli episodi fortunati/sfortunati, han saputo leggere sempre
molto bene le singole partite e i rispettivi avversari, mantenendo una
costante regolarità di atteggiamenti offensivi/difensivi, l'Argentina
contando su una difesa ferrea e su puntate improvvise quanto effi-
caci in contropiedi spesso micidiali (Messi ha realizzato quattro reti,
ma poteva con più fortuna andare oltre), la Germania puntando su
un gruppo quadrato in ogni reparto ha avuto nelle partite decisive
(Algeria e Brasile) la forza di un attacco che ha saputo risolvere
situazioni impreviste e opposte: la difficile gestione dell'incontro
con la squadra africana/algerina che poteva anche compromette-
re tutto il buono fin lì costruito, e la fin troppo facile gara con la
favorita squadra di casa con la conseguente goleada inaspettata
ma del tutto meritata senza risparmiare, giustamente, le proprie
virtù calcistiche, al di là dei pianti brasiliani.
Dunque questa è una notte da campioni, la notte decisiva per
sapere se la Coppa verrà alzata da Messi e Higuain o da Neuer
e Mùller.
(Lucianone)
_____________________________________________________________________________
La partita della finale
Risultato >>>>>> Germania 1
Argentina 0
Rio De Janeiro,
In cima al mondo c'è un ragazzo piccolino e paffutello che non si chiama Leo
ma Mario, e di cognome non fa Messi ma Gòtze: un giovanotto che però sa
combinare cose tipo quell'altro. Come nei sogni di ogni bambino che si rispet-
ti, ecco un pallone da stoppare col petto e mandare in porta al volo, e insieme
a quel pallone va in rete un grosso atto di giustizia. Perchè la Germania è da
anni una squadra meravigliosa e nuova, figlia di un progetto chiaro, multiet-
nica, spettacolare, solida e corretta, un esempio per chiunque voglia organiz-
zare calcio su questo pianeta. le loro scuole sono un modello educativo anche
oltre lo sport.
La festa di piazza argentina vira nella tristezza del mare d'inverno: ha perso
la squadra peggiore, senza che il suo fuoriclasse forse già in declino abbia sa-
puto evitarlo. Leo Messi non è più del tutto lui da un paio d'anni, questa era
l'occasione forse irripetibile. La Coppa nel cofanetto di velluto nero se ladoppiop
prende dunque la Germania, prima europea a riuscirci in Sudamerica, e con
quattro titoli mondiali raggiunge l'Italia, anche se nella realtà delle cose ci
stacca in modo siderale.
Tutto il cammino del mondiale è stato rispettato nell'epilogo, anche se le finali sono luoghi
subdoli e pieni di trappole. Più viva la Germania nel primo tempo, invece il secondo è stato
una specie di pasta pasticciata. L'argentina pareva più tonica, più convinta di sè stessa,
mentre i tedeschi davano l'idea di star perdendo un'opportunità come l'Olanda contro Messi.
L'equilibrio dentro la confusione l'ha poi spostato Gòtze, entrato solo all'87' dopo che Klose
aveva vagato parecchio. - E il luminoso talento di Memmingen (appunto Gòtze), 22 anni appena
compiuti, all'ombra all'inizio del mondiale fino a perdere il posto, ha saputo aspettare la propria classe
sulla riva del fiume e l'ha acciuffata. Nel frattempo, il glorioso Maracanà si era già acceso di strane lu-
ci rosse e blu che l'hanno fatto assomigliare a una buffa astronave giocattolo, non certo a un antico
tempio... Zero assoluto nella ripresa, solo un brivido per un'uscita di Neuer a ginocchio alto
su Higuain: lui, e il collega centravanti Klose sono stati sostituiti prima del 90'. Meglio l'ar-
gentino, ma poca roba entrambi: resta un mistero la rinuncia a Tevez, visti Aguero e Pala-
cio, due che non hanno nemmeno un grammo di classe e di rabbia in più dello juventino.
Ed è stato proprio il sostituto di Miro (Klose), il paffutello Gòtze, a prendersi la coppa con
quella meravigliosa volante....
(da la Repubblica - 14 luglio '14 - Maurizio Crosetti)
Vince la Germania. Era previsto. Però fa molta fatica, la vittoria arriva ai supplementari.
La Germania merita di vincere questo mondiale per come ha giocato nell'ultimo mese, ma
ieri l'Argentina ha fatto di tutto per impedirglielo. ll ct Sabella con quell'aria e quel vestito
triste da padre della sposa che non è del tutto sicuro della serietà dello sposo, ha attuato un
doppio sbarramento difensivo contro il quale si sono spezzate tutte le idee della Germania.
Le speranze dell'Argentina erano soprattutto su Messi, la pulce, il piccolo mago, l'uomo dai
dribbling e dai tiri impossibili. Peccato per l'Argentina che messi non sia mai stato in parti-
ta. Anche l'ultima occasione, una punizione dal limite nei minuti di recupero del secondo
tempo supplementare, l'ha tirata alta di tre metri. Non è da lui. Ed è il segno che forse, co-
me tanti, è arrivato spremuto a questo appuntamento. Però, per quest'appuntamento, l'Ar-
gentina si è messa il vestito di gala. Ha giocato come non aveva mai fatto in questo Mon.
diale. Ha messo paura fin dall'inizio alla Germania.
Continua... to be continued...
Curiosità - 50 anni fa
13 luglio '14 - domenica 13th July / Sunday visione post - 7
(da la RepubblicaMilano 2013 - Filippo Azimonti)
"Da sabato il latte a 110 lire al litro". La decisione del comitato dei
prezzi interessa tutti i Comuni della provincia. Riuniti a Milano gli as-
sessori all'annona della Lombardia. (17 ottobre 1963, giovedì. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - Filippo Azimonti)
"Un'auto falcia sette passanti: tre morti e cinque feriti". La sciagura a San Donato.
La macchina piomba nel Redefossi: madre e figlio annegano, anche uno degli investi-
ti inghiottito dalle acque. (31 marzo 1964, martedì. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"Sulle nuove targhe lettere e cifre combinate". Le lettere dell'alfabeto saranno
impiegate per sostituire le due cifre iniziali delle targhe di immatricolazione. La
prima provincia ad adottarle sarà quella di Milano. (26 marzo 1964, mercoledì. La Stampa)
(da la RepubblicaMilano 2013 - F. Azimonti)
"Il dolore della cittadinanza espresso in migliaia di firme". Ininterrotto pellegrinaggio
alla sede del Consolato degli Stati Uniti dopo l'assassinio di Kennedy. Un manifesto a
lutto della Giunta comunale. (24 novembre 1963, domenica. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2012 - F. Azimonti)
"Si può cominciare la costruzione del canale navigabile Milano-Po". Approvato il
disegno di legge. Entro cinque anni l'opera potrebbe essere compiuta. Vedremo
arrivare a Rogoredo "bettoline" e altre navi da carico. (29 settembre 1962, sabato,
Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"I grattacieli gemelli di piazza della Repubblica". Approvato il progetto per la
costruzione del secondo edificio all'angolo di via Turati. Sostituirà con i suoi 70
metri d'altezza l'attuale palazzo costruito alla fine dell'Ottocento. (22 marzo 1964,
sabato. Corriere della Sera)
/da la RepubblicaMilano 2011 - F. Azimonti)
"Scappa senza motivo e il metronotte gli spara". Sospettando di un furto in tabac-
cheria, alle 4,15 in piazza San Pietro e Lino ha bloccato un giovane e quando ha
tentato la fuga gli ha scaricato addosso l'intero caricatore ferendolo gravemente
(9 ottobre 1961, lunedì. Il Giorno)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"Quindicimila buche sulle strade cittadine e crepe per 23mila metri quadrati".
Provvisorie le riparazioni eseguite: mancano i fondi per i lavori dirottati per
tappare in buchi del bilancio Atm. (14 aprile 1964, martedì. Il Corriere della Sera)
Lucianone
Continua... to be continued...
(da la RepubblicaMilano 2013 - Filippo Azimonti)
"Da sabato il latte a 110 lire al litro". La decisione del comitato dei
prezzi interessa tutti i Comuni della provincia. Riuniti a Milano gli as-
sessori all'annona della Lombardia. (17 ottobre 1963, giovedì. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - Filippo Azimonti)
"Un'auto falcia sette passanti: tre morti e cinque feriti". La sciagura a San Donato.
La macchina piomba nel Redefossi: madre e figlio annegano, anche uno degli investi-
ti inghiottito dalle acque. (31 marzo 1964, martedì. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"Sulle nuove targhe lettere e cifre combinate". Le lettere dell'alfabeto saranno
impiegate per sostituire le due cifre iniziali delle targhe di immatricolazione. La
prima provincia ad adottarle sarà quella di Milano. (26 marzo 1964, mercoledì. La Stampa)
(da la RepubblicaMilano 2013 - F. Azimonti)
"Il dolore della cittadinanza espresso in migliaia di firme". Ininterrotto pellegrinaggio
alla sede del Consolato degli Stati Uniti dopo l'assassinio di Kennedy. Un manifesto a
lutto della Giunta comunale. (24 novembre 1963, domenica. Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2012 - F. Azimonti)
"Si può cominciare la costruzione del canale navigabile Milano-Po". Approvato il
disegno di legge. Entro cinque anni l'opera potrebbe essere compiuta. Vedremo
arrivare a Rogoredo "bettoline" e altre navi da carico. (29 settembre 1962, sabato,
Il Corriere della Sera)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"I grattacieli gemelli di piazza della Repubblica". Approvato il progetto per la
costruzione del secondo edificio all'angolo di via Turati. Sostituirà con i suoi 70
metri d'altezza l'attuale palazzo costruito alla fine dell'Ottocento. (22 marzo 1964,
sabato. Corriere della Sera)
/da la RepubblicaMilano 2011 - F. Azimonti)
"Scappa senza motivo e il metronotte gli spara". Sospettando di un furto in tabac-
cheria, alle 4,15 in piazza San Pietro e Lino ha bloccato un giovane e quando ha
tentato la fuga gli ha scaricato addosso l'intero caricatore ferendolo gravemente
(9 ottobre 1961, lunedì. Il Giorno)
(da la RepubblicaMilano 2014 - F. Azimonti)
"Quindicimila buche sulle strade cittadine e crepe per 23mila metri quadrati".
Provvisorie le riparazioni eseguite: mancano i fondi per i lavori dirottati per
tappare in buchi del bilancio Atm. (14 aprile 1964, martedì. Il Corriere della Sera)
Lucianone
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giovedì 10 luglio 2014
Sport - calcio / Mondiale Brasile 2014 - Le semifinali
10 luglio '14 - giovedì 10th July / Thursday visione post - 13
Le partite delle Semifinali
Risultati
Brasile - Germania 1 - 7 !!!
Olanda - Argentina 2 - 4 (dopo i rigori)
C o m m e n t i
Tanti, tantissimi dicono sia stata una partita da sbalordimento (in buonissima parte è
vero: tanti troppi gol da una parte sola) e dicono anche - soprattutto i distrutti fan bra-
siliani - che le assenze di Neymar e Thiago Silva siano state determinanti in quel 7-1
così perentorio, drastico, imperioso. Sono d'accordo solo per la metà, diciamo, perchè
se non un 7-1 tennistico, ci avrei scommesso un 4- 0 o 5- 0 lo stesso, in quanto: il Brasi-
le non ha mai convinto (nelle partite precedenti) nè come gioco nè come gruppo/squa-
dra, spesso slegati, avulsi, bloccati e solo con la Colombia hanno dato o dovuto dare
il massimo, e comunque con gol su calci piazzati. Insomma è quasi sempre stato un
Brasile insipido, incartato e spesso lento. E si era sempre in attesa del vero Brasile.
Invano!
Perciò per me è stato un mezzo sbalordimento: attonito sì, ma soprattutto per la forza
della Alemanna più che per l'arrendevolezza dei cariocas. Con una squadra panzer di
questo tipo sarebbero naufragati anche Neymar e T. Silva, e così meglio per loro non
esserci stati. Salvatr in tempo dal destino avverso! Tutta la storia calcistica delle squa-
dre brasiliane dal passato ad oggi, e poi anche la tristeza/sconsolateza del popolo brasi-
liano per questo grande affronto calcistico della Germania sono da approfondire.
Che noia, che noia, che noia! Anche il punto esclamativo si sarebbe annoiato. Una partita,
quella tra gli albacelesti e i tulipani, che poteva fare concorrenza alle peggiori partite da
oratorio fine-estate. Sarà che pensavano alla grandezza della Germania del martedì pre-
cedente e al confronto si sentivano piccoli, inadeguati, sarà che tiravano a campare per
preservare energie in vista della possibile finale con i temuti germanici, sarà che pensa-
vano solo ai rigori (soprattutto gli argentini), sta di fatto che una partita peggiore al Mon.
diale non si era mai vista. - Ma a deludermi personalmente è stata in gran parte l'Olanda
di Arjen Robben, che non ha mai provato, fin dal primo tempo, ad attaccare in modo serio,
convinto come in altri precedenti match. Delusione di vedere un'Olanda incartata, che an-
dava indietro come un gambero, no verticalizzazione (mi fa schifo!) e si faceva irretire dal
gioco spezzettato degli argentini. Nel secondo tempo a sprazzi è stata meglio invece pro-
prio l'Argentina, che nei supplementari ci ha provato ancora talvolta, escluso Messi (ma
c'era in campo? Se sì, non pervenuto), L'unica vera emozione dall'Olanda quell'incursione
presso la porta argentina di Robben anticipato di un soffio dal difensore biancoazzurro di
turno.
E poi i rigori quasi cercati, con un Romero para tutto (ma sembra che un pallone sia poi
rientrato in porta, filmato da spettatori col cellulare e comunque non valido, ma solo x le
polemiche) e dall'altra parte con l'assenza di Krul, possibile portiere olandese para tutto,
e così sono determinanti i tiri di Vlaar e Sneijder bloccati dal portiere disprezzato della
Sampdoria. cioè lo stesso Romero, che si riscatta portando Messi la pulce alla finalissima
di Rio. E lì, se la Celeste imiterà la partita dell'Olanda con i prediletti della Merkel saran-
no cavoli... o no?
(Lucianone)
Lucianone
Le partite delle Semifinali
Risultati
Brasile - Germania 1 - 7 !!!
Olanda - Argentina 2 - 4 (dopo i rigori)
C o m m e n t i
Tanti, tantissimi dicono sia stata una partita da sbalordimento (in buonissima parte è
vero: tanti troppi gol da una parte sola) e dicono anche - soprattutto i distrutti fan bra-
siliani - che le assenze di Neymar e Thiago Silva siano state determinanti in quel 7-1
così perentorio, drastico, imperioso. Sono d'accordo solo per la metà, diciamo, perchè
se non un 7-1 tennistico, ci avrei scommesso un 4- 0 o 5- 0 lo stesso, in quanto: il Brasi-
le non ha mai convinto (nelle partite precedenti) nè come gioco nè come gruppo/squa-
dra, spesso slegati, avulsi, bloccati e solo con la Colombia hanno dato o dovuto dare
il massimo, e comunque con gol su calci piazzati. Insomma è quasi sempre stato un
Brasile insipido, incartato e spesso lento. E si era sempre in attesa del vero Brasile.
Invano!
Perciò per me è stato un mezzo sbalordimento: attonito sì, ma soprattutto per la forza
della Alemanna più che per l'arrendevolezza dei cariocas. Con una squadra panzer di
questo tipo sarebbero naufragati anche Neymar e T. Silva, e così meglio per loro non
esserci stati. Salvatr in tempo dal destino avverso! Tutta la storia calcistica delle squa-
dre brasiliane dal passato ad oggi, e poi anche la tristeza/sconsolateza del popolo brasi-
liano per questo grande affronto calcistico della Germania sono da approfondire.
Che noia, che noia, che noia! Anche il punto esclamativo si sarebbe annoiato. Una partita,
quella tra gli albacelesti e i tulipani, che poteva fare concorrenza alle peggiori partite da
oratorio fine-estate. Sarà che pensavano alla grandezza della Germania del martedì pre-
cedente e al confronto si sentivano piccoli, inadeguati, sarà che tiravano a campare per
preservare energie in vista della possibile finale con i temuti germanici, sarà che pensa-
vano solo ai rigori (soprattutto gli argentini), sta di fatto che una partita peggiore al Mon.
diale non si era mai vista. - Ma a deludermi personalmente è stata in gran parte l'Olanda
di Arjen Robben, che non ha mai provato, fin dal primo tempo, ad attaccare in modo serio,
convinto come in altri precedenti match. Delusione di vedere un'Olanda incartata, che an-
dava indietro come un gambero, no verticalizzazione (mi fa schifo!) e si faceva irretire dal
gioco spezzettato degli argentini. Nel secondo tempo a sprazzi è stata meglio invece pro-
prio l'Argentina, che nei supplementari ci ha provato ancora talvolta, escluso Messi (ma
c'era in campo? Se sì, non pervenuto), L'unica vera emozione dall'Olanda quell'incursione
presso la porta argentina di Robben anticipato di un soffio dal difensore biancoazzurro di
turno.
E poi i rigori quasi cercati, con un Romero para tutto (ma sembra che un pallone sia poi
rientrato in porta, filmato da spettatori col cellulare e comunque non valido, ma solo x le
polemiche) e dall'altra parte con l'assenza di Krul, possibile portiere olandese para tutto,
e così sono determinanti i tiri di Vlaar e Sneijder bloccati dal portiere disprezzato della
Sampdoria. cioè lo stesso Romero, che si riscatta portando Messi la pulce alla finalissima
di Rio. E lì, se la Celeste imiterà la partita dell'Olanda con i prediletti della Merkel saran-
no cavoli... o no?
(Lucianone)
Ambiente - clima / La Grande sete e il clima malato
10 luglio '14 - giovedì 10th July / Thursday visione post - 10
Le previsioni dal rapporto del gruppo Onu
premiato con il Nobel nel 2007:
nel 2100 un miliardo di persone senza acqua sufficiente
nelle città, in aumento alluvioni e carestie; scenari cata-
strofici (e vie di fuga).
(da 'la Repubblica' - 31/03/2014 - Antonio Cianciullo)
La grande sete di fine secolo, il clima malato presenta il conto
Un miliardo di persone nella trappola delle città assetate. Due miliardi in più di bocche da
sfamare sul Pianeta e una produzione di mais, riso e grano che crolla del 2 per cento ogni
10 anni. Fino a 187 milioni di profughi costretti ad abbandonare la casa per fuggire dal-
acqua che avanza. Fino al 9 per cento del Pil globale risucchiato dalla lotta contro la risa-
lita del mare. - Sarà l'impatto, a fine secolo, del cambiamento climatico nell'ipotesi di un
aumento di 5 gradi rispetto ai livelli pre industriali: uno scenario in linea con le scelte pre-
senti, cioè con un'economia che non riesce a frenare l'uso di combustibili fossili e continua
ad aumentare le emissioni serra. Lo hanno firmato gli scienziati dell'Ipcc /Intergoverna-
mental Panel on Climate Change/, il gruppo di lavoro Onu premiato con Il Nobel per la pa-
ce.
Nella seconda parte del quinto rapporto (resa nota oggi), si spiega che il rischio di una ca-
tastrofe climatica non videne solo proiettato nello scenario della seconda metà del secolo,
ma è già reale. Il cambiamento climatico è in atto: l'ondata di calore che ha prodotto 70 mi-
la morti aggiuntive in Europa nel 2003, gli incendi che hanno devastato la Russia nel 2010,l'uragano che ha colpito NewYork nel 2012 sono il biglietto da visita di un possibile
futuro. Senza la mitigazione del trend, cioè senza un taglio delle emissioni di CO2 robusto
e rapido, "l'adattamento sarà impossibile per alcuni ecosistemi" e il numero di affamati
crescerà (25 milioni in più di bambini sotto i 5 anni malnutriti). - Ma non è una condanna
già scritta. Il conto che dovremo pagare per gli errori del passato non è ancora definito:
molto dipenderà da quello che faremo nei prossimi anni. Un passaggio veloce a un sistema
produttivo basato sull'efficienza, sulle fonti rinnovabili e sul riciclo dei materiali apre le por-
te dello scenario più favorevole, quello in cui i danni sono contenuti a livelli accettabili.
"E' l'intreccio perverso tra crescita demografica, consumi sbagliati e cambiamento climatico
che rischia di essere fatale", commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf.
"Già oggi l'energia solare intrappolata su ogni metro quadrato ha superato il limite di
guardia: senza interventi correttivi, a fine secolo si arriverà a un valore quattro volte supe-
riore. Una prospettiva che trascina con sè l'aumento di fame, conflitti e guerre".
Proprio perchè varie possibilità restano aperte, il ventaglio degli scenari tracciati dall'Ipcc
è ampio. Anche il più favorevole però non è indolore perchè - avvertono i climatologi - i
tempi di recupero dell'atmosfera sono lenti: più del 20% dell'anidride carbonica immessa
in atmosfera continua a bloccare la fuoriuscita del calore per oltre mille anni. E abbiamo
già sparato in cielo una quantità enorme di carbonio: 545 miliardi tonnellate, più della me-
tà del tetto oltre il quale si supererebbero i 2 gradi di aumento della temperatura rischian.
do un global warming catastrofico. - I margini per un intervento efficace ci sono ancora,
anche se si assottigliano anno dopo anno. Una rapida correzione di rotta riuscirebbe a ri-
durre da un miliardo a una cifra più vicina a quella attuale (150 milioni) il numero dei citta-
dini senza acqua sufficiente a disposizione; farebbe scendere da 5,2 miliardi a 1,7 le perso-
ne esposte al rischio di malaria nel 2050; salverebbe l'Amazzonia che, sotto l'assalto di
strade, fattorie e incendi, rischia di perdere la sua straordinaria ricchezza trasformandosi
in zona semi arida. - L'analisi Ipcc mostra anche come il global warming stia colpendo in
modo differenziato le varie aree del Pianeta. In Australia le siccità prolungate hanno già
messo in difficoltà l'ornitorinco, il koala e alcune specie di canguro. In Africa il crollo del-
la pesca, da cui dipende un terzo delle proteine necessarie alla sopravvivenza, arriverà
in alcune aree al 21 per cento. In Asia le città costiere saranno a rischio inondazione e la
pressione dei deserti interni crescerà. Alcuni Stati, le piccole isole a fior d'acqua, rischia-
no di sparire, cancellati dalla crescita dei mari. E il cambiamento toccherà anche l'Italia,
rendendo più disastrose piogge ormai di intensità monsonica: in Europa le alluvioni po-
tranno colpire fino a 5,5 milioni di persone, causando danni per 17 miliardi di euro l'anno.
I DATI e I NUMERI
1 miliardo senz'acqua - La popolazione delle città xhe vivrà
con poca acqua a disposizione.
-2% il raccolto - Il calo previsto ogni 10 anni della produzione
di grano, mais e riso.
187 milioni: l'esodo - La popolazione mondiale che dovrà lasciare le case
per l'acqua che avanza.
9% il Pil - L'investimento sul totale del Pil da impegnare contro
la risalita degli oceani.
+25 milioni
i bambini malnutriti - L'aumento della popolazione infantile destinata
a diventare vittima della fame.
Continua... to be continued...
Le previsioni dal rapporto del gruppo Onu
premiato con il Nobel nel 2007:
nel 2100 un miliardo di persone senza acqua sufficiente
nelle città, in aumento alluvioni e carestie; scenari cata-
strofici (e vie di fuga).
(da 'la Repubblica' - 31/03/2014 - Antonio Cianciullo)
La grande sete di fine secolo, il clima malato presenta il conto
Un miliardo di persone nella trappola delle città assetate. Due miliardi in più di bocche da
sfamare sul Pianeta e una produzione di mais, riso e grano che crolla del 2 per cento ogni
10 anni. Fino a 187 milioni di profughi costretti ad abbandonare la casa per fuggire dal-
acqua che avanza. Fino al 9 per cento del Pil globale risucchiato dalla lotta contro la risa-
lita del mare. - Sarà l'impatto, a fine secolo, del cambiamento climatico nell'ipotesi di un
aumento di 5 gradi rispetto ai livelli pre industriali: uno scenario in linea con le scelte pre-
senti, cioè con un'economia che non riesce a frenare l'uso di combustibili fossili e continua
ad aumentare le emissioni serra. Lo hanno firmato gli scienziati dell'Ipcc /Intergoverna-
mental Panel on Climate Change/, il gruppo di lavoro Onu premiato con Il Nobel per la pa-
ce.
Nella seconda parte del quinto rapporto (resa nota oggi), si spiega che il rischio di una ca-
tastrofe climatica non videne solo proiettato nello scenario della seconda metà del secolo,
ma è già reale. Il cambiamento climatico è in atto: l'ondata di calore che ha prodotto 70 mi-
la morti aggiuntive in Europa nel 2003, gli incendi che hanno devastato la Russia nel 2010,l'uragano che ha colpito NewYork nel 2012 sono il biglietto da visita di un possibile
futuro. Senza la mitigazione del trend, cioè senza un taglio delle emissioni di CO2 robusto
e rapido, "l'adattamento sarà impossibile per alcuni ecosistemi" e il numero di affamati
crescerà (25 milioni in più di bambini sotto i 5 anni malnutriti). - Ma non è una condanna
già scritta. Il conto che dovremo pagare per gli errori del passato non è ancora definito:
molto dipenderà da quello che faremo nei prossimi anni. Un passaggio veloce a un sistema
produttivo basato sull'efficienza, sulle fonti rinnovabili e sul riciclo dei materiali apre le por-
te dello scenario più favorevole, quello in cui i danni sono contenuti a livelli accettabili.
che rischia di essere fatale", commenta Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf.
"Già oggi l'energia solare intrappolata su ogni metro quadrato ha superato il limite di
guardia: senza interventi correttivi, a fine secolo si arriverà a un valore quattro volte supe-
riore. Una prospettiva che trascina con sè l'aumento di fame, conflitti e guerre".
Proprio perchè varie possibilità restano aperte, il ventaglio degli scenari tracciati dall'Ipcc
è ampio. Anche il più favorevole però non è indolore perchè - avvertono i climatologi - i
tempi di recupero dell'atmosfera sono lenti: più del 20% dell'anidride carbonica immessa
in atmosfera continua a bloccare la fuoriuscita del calore per oltre mille anni. E abbiamo
già sparato in cielo una quantità enorme di carbonio: 545 miliardi tonnellate, più della me-
tà del tetto oltre il quale si supererebbero i 2 gradi di aumento della temperatura rischian.
do un global warming catastrofico. - I margini per un intervento efficace ci sono ancora,
anche se si assottigliano anno dopo anno. Una rapida correzione di rotta riuscirebbe a ri-
durre da un miliardo a una cifra più vicina a quella attuale (150 milioni) il numero dei citta-
dini senza acqua sufficiente a disposizione; farebbe scendere da 5,2 miliardi a 1,7 le perso-
ne esposte al rischio di malaria nel 2050; salverebbe l'Amazzonia che, sotto l'assalto di
strade, fattorie e incendi, rischia di perdere la sua straordinaria ricchezza trasformandosi
in zona semi arida. - L'analisi Ipcc mostra anche come il global warming stia colpendo in
modo differenziato le varie aree del Pianeta. In Australia le siccità prolungate hanno già
messo in difficoltà l'ornitorinco, il koala e alcune specie di canguro. In Africa il crollo del-
la pesca, da cui dipende un terzo delle proteine necessarie alla sopravvivenza, arriverà
in alcune aree al 21 per cento. In Asia le città costiere saranno a rischio inondazione e la
pressione dei deserti interni crescerà. Alcuni Stati, le piccole isole a fior d'acqua, rischia-
no di sparire, cancellati dalla crescita dei mari. E il cambiamento toccherà anche l'Italia,
rendendo più disastrose piogge ormai di intensità monsonica: in Europa le alluvioni po-
tranno colpire fino a 5,5 milioni di persone, causando danni per 17 miliardi di euro l'anno.
I DATI e I NUMERI
1 miliardo senz'acqua - La popolazione delle città xhe vivrà
con poca acqua a disposizione.
-2% il raccolto - Il calo previsto ogni 10 anni della produzione
di grano, mais e riso.
187 milioni: l'esodo - La popolazione mondiale che dovrà lasciare le case
per l'acqua che avanza.
9% il Pil - L'investimento sul totale del Pil da impegnare contro
la risalita degli oceani.
+25 milioni
i bambini malnutriti - L'aumento della popolazione infantile destinata
a diventare vittima della fame.
Continua... to be continued...
mercoledì 9 luglio 2014
Sport - calcio / Mondiale Brasile 2014 - Quarti di finale
9 luglio '14 - mercoledì 9th July / Wednesday visione post - 17
Le partite dei Quarti
Risultati
Brasile - Colombia 2 - 1
Francia - Germania 0 - 1
Olanda - Costa Rica 4 - 3
Argentina - Belgio 1 - 0
C o m m e n t i
Il Brasile dei 5 titoli mondiali, favorito d'obbligo ma dal gioco involuto lontano anni luce
da quello giocoliero che conoscevamo (20 e più anni fa?), ce la fa con fatica a superare
la Colombia e in più lascia sul campo feriti gravi e importanti (Neymar) e sanzionati in ros-
so (Thiago Silva, non meno fondamentale), che nello scontro epico con la Germania faran-
no senza dubbio sentire la loro assenza. E comunque i brasileiros passano senza infamia e
senza lodi; ma la prova clou e definitiva sarà proprio con i teutonici e il loro portiere spazia-
le Neuer.
Una Germania quadrata in tutti i reparti elimina con lo sforzo minimo (una rete) i francesi-transalpini inconcludenti nelle idee e nelle conclusioni. Il team di Lòw è compatto, unito
come gruppo che si sa adattare alle circostanze e soprattutto all'avversario di turno. L'unica sbandata (come detto) con l'Algeria.
Era prevedibile la difficoltà degli arancioni con il CostaRica, che ha fatto soffrire tutti gli avversari incontrati finora (vedi su tutti l'Italia). Ma alla fine l'Olanda con esperienza e
quel Robben in più ha superato l'ostacolo caraibico, ma forse pagherà qualcosa (di sforzo
per supplementari e magari anche psicologico) nella fase semifinale con l'Argentina.
Tanto di cappello a questo Belgio che è riuscito ad arrivare ai quarti; solo che poi con
l'Argentina ha un pò esaurito quasi tutta la benzina e la carica relativa per superare una
delle squadre (del Suadamerica) favorite per la finalissima di domenica prossima. Comun-
que il Belgio ha avuto il merito di resistere molto più di Italia & Spagna.
(lucianone)
Lucianone
Le partite dei Quarti
Risultati
Brasile - Colombia 2 - 1
Francia - Germania 0 - 1
Olanda - Costa Rica 4 - 3
Argentina - Belgio 1 - 0
C o m m e n t i
Il Brasile dei 5 titoli mondiali, favorito d'obbligo ma dal gioco involuto lontano anni luce
da quello giocoliero che conoscevamo (20 e più anni fa?), ce la fa con fatica a superare
la Colombia e in più lascia sul campo feriti gravi e importanti (Neymar) e sanzionati in ros-
so (Thiago Silva, non meno fondamentale), che nello scontro epico con la Germania faran-
no senza dubbio sentire la loro assenza. E comunque i brasileiros passano senza infamia e
senza lodi; ma la prova clou e definitiva sarà proprio con i teutonici e il loro portiere spazia-
le Neuer.
Una Germania quadrata in tutti i reparti elimina con lo sforzo minimo (una rete) i francesi-transalpini inconcludenti nelle idee e nelle conclusioni. Il team di Lòw è compatto, unito
come gruppo che si sa adattare alle circostanze e soprattutto all'avversario di turno. L'unica sbandata (come detto) con l'Algeria.
Era prevedibile la difficoltà degli arancioni con il CostaRica, che ha fatto soffrire tutti gli avversari incontrati finora (vedi su tutti l'Italia). Ma alla fine l'Olanda con esperienza e
quel Robben in più ha superato l'ostacolo caraibico, ma forse pagherà qualcosa (di sforzo
per supplementari e magari anche psicologico) nella fase semifinale con l'Argentina.
Tanto di cappello a questo Belgio che è riuscito ad arrivare ai quarti; solo che poi con
l'Argentina ha un pò esaurito quasi tutta la benzina e la carica relativa per superare una
delle squadre (del Suadamerica) favorite per la finalissima di domenica prossima. Comun-
que il Belgio ha avuto il merito di resistere molto più di Italia & Spagna.
(lucianone)
Lucianone
lunedì 7 luglio 2014
Ultime notizie - dall'Italia / Latest news
7 luglio '14 - lunedì 7th July / Monday
Società - delinquenza/mafia
Vescovi contro la mafia: stop alle processioni / Dopo il caso
dell'inchino al boss mafioso a Oppido Mamertina.
Il sindaco di Oppido: "Ho peccato in leggerezza"
Le 'ndrine lanciano la sfida a Papa Francesco
_________________________________________
Dopo la scomunica ai mafiosi lanciata da papa Francesco a Campobasso e la "risposta" di sfida, con la sosta davanti alla casa di un boss durante una processione mariana a Oppido Mamertina, si leva alta anche la voce dei vescovi della zona. «Netta riprovazione dell'inconsulto e temerario
gesto di blasfema devozione che va all'opposto di quella dovuta alla Madre di Dio». Così il vescovo di Oppida Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, ribadisce la sua condanna riguardo all'episodio avvenuto durante la processione della Madonna delle Grazie a Oppido Mamertina, nella frazione Tresilico.
Drastico monsignor Salvatore Nunnari, presidente dei vescovi della Calabria, che all'Ansa dice: «Siccome sotto la vara (il carro trionfale della processione, ndr) può capitare che ci sia il mafioso di turno che fa poi il capo, allora bisogna avere il coraggio di fermare le processioni.
Previdenza
Pensioni sempre più leggere
La contromossa: spazio al secondo pilastro / Pa, attese 250mila uscite
Due - tre anni di età in più nel 2050-2060 consentiranno di alzare il tasso di sostituzione netto anche di dieci punti percentuali. È uno degli effetti del sistema contributivo con cui si calcolerà l'importo dell'assegno previdenziale dei 25-35enni di oggi.
La soluzione è a portata di mano ma, di fatto, non ha l'attrattività utile perché venga accolta da tutti coloro che ne avrebbero bisogno. I fondi pensione italiani offrono ai lavoratori l'opportunità di supportare le proprie rendite pensionistiche di primo pilastro con "pensioni di scorta" o di secondo pilastro, in grado di produrre un supporto tale da avvicinare i vitalizi futuri ai livelli ottenuti da coloro i quali sono andati in pensione nel recente passato. La «staffetta generazionale» avviata con il decreto sulla Pubblica amministrazione è indispensabile per dare fiato agli uffici e ringiovanire gli organici, ma darà un'altra botta ai conti della gestione ex Inpdap che sono già intensamente colorati di rosso.
Lucianone
Società - delinquenza/mafia
Vescovi contro la mafia: stop alle processioni / Dopo il caso
dell'inchino al boss mafioso a Oppido Mamertina.
Il sindaco di Oppido: "Ho peccato in leggerezza"
Le 'ndrine lanciano la sfida a Papa Francesco
_________________________________________
Dopo la scomunica ai mafiosi lanciata da papa Francesco a Campobasso e la "risposta" di sfida, con la sosta davanti alla casa di un boss durante una processione mariana a Oppido Mamertina, si leva alta anche la voce dei vescovi della zona. «Netta riprovazione dell'inconsulto e temerario
gesto di blasfema devozione che va all'opposto di quella dovuta alla Madre di Dio». Così il vescovo di Oppida Mamertina-Palmi, monsignor Francesco Milito, ribadisce la sua condanna riguardo all'episodio avvenuto durante la processione della Madonna delle Grazie a Oppido Mamertina, nella frazione Tresilico.
Drastico monsignor Salvatore Nunnari, presidente dei vescovi della Calabria, che all'Ansa dice: «Siccome sotto la vara (il carro trionfale della processione, ndr) può capitare che ci sia il mafioso di turno che fa poi il capo, allora bisogna avere il coraggio di fermare le processioni.
Previdenza
Pensioni sempre più leggere
La contromossa: spazio al secondo pilastro / Pa, attese 250mila uscite
Due - tre anni di età in più nel 2050-2060 consentiranno di alzare il tasso di sostituzione netto anche di dieci punti percentuali. È uno degli effetti del sistema contributivo con cui si calcolerà l'importo dell'assegno previdenziale dei 25-35enni di oggi.
La soluzione è a portata di mano ma, di fatto, non ha l'attrattività utile perché venga accolta da tutti coloro che ne avrebbero bisogno. I fondi pensione italiani offrono ai lavoratori l'opportunità di supportare le proprie rendite pensionistiche di primo pilastro con "pensioni di scorta" o di secondo pilastro, in grado di produrre un supporto tale da avvicinare i vitalizi futuri ai livelli ottenuti da coloro i quali sono andati in pensione nel recente passato. La «staffetta generazionale» avviata con il decreto sulla Pubblica amministrazione è indispensabile per dare fiato agli uffici e ringiovanire gli organici, ma darà un'altra botta ai conti della gestione ex Inpdap che sono già intensamente colorati di rosso.
Lucianone
Cultura - arte / Personaggio: Alfredo Jaar
7 luglio '14 - lunedì 7th July / Monday visione post - 12
Jaar: "L'arte cambia il mondo una persona alla volta"
L'artista cileno, intervistato, parla di bellezza e politica
( in occasione della grande mostra
"Abbiamo amato tanto la rivoluzione"
tenuta dalla Fondazione Merz di Torino
nel novembre 2013)
(da 'la Repubblica' - 12/11/2013 / R2 Cultura - Gregorio Botta, Torino)
"Abbiamo amato tanto la rivoluzione", dice una scritta al neon nell'enorme sala della
Fondazione Merz e la frase si riflette sullo spesso tappeto di vetro frantumato che copre
l'intero pavimento: 150 tonnellate di schegge, per la precisione. Il visitatore le sente
scricchiolare sotto i piedi come una presenza inquietante. Sta camminando sul suo passa-
to, sui sogni infranti di una generazione che voleva cambiare il mondo. Quanto rimpianto,
quanta nostalgia. "Sì - dice Alfredo Jaar - ma quanta possibilità di rinascere. Il vetro è un
un materiale che si ricicla, può avere un'altra vita, e un'altra e un'altra ancora".
Un suono stridulo si diffonde nella sala: proviene da un video girato nel 1981, nel Cile di
Pinochet. E' lo stesso artista che tenta di suonare un clarinetto e non sa come. Note sgra-
ziate ma necessarie. "Sotto la dittatura non si può parlare chiaro, ma bisogna comunque
tentare di far sentire una voce". Il piffero della rivoluzione suona come può, con il pessi-
mismo della ragione e l'ottimismo della volontà di gramsciana memoria. E infatti il volto
di Gramsci - che con Pasolini è uno dei numi tutelari dell'artista - campeggia, moltiplica-
to in dodici disegni. "Ne sono ossessionato: appena ho del tempo libero, lo disegno".
Se c'è un artista politico al mondo, questo è Alfredo Jaar, che ha appena inaugurato la
sua mostra (a cura di Claudia Gioia) a Torino. Coccolato dalla critica d'arte, esposto
ovunque, (ha firmato più di 60 opere pubbliche in tutto il mondo) invitato ad ogni bien-
nale importante (da Documenta all'ultima Venezia, dove ha esposto un poeticissimo
lavoro nel padiglione cileno) è sicuramente un caposcuola di quella wave estetica che
unisce arte e impegno, poesia e militanza.
"Io sono nato 57 anni fa in Cile - spiega Jaar - ho visto il golpe contro Allende: per fare
arte ho dovuto subito imparare a parlare poeticamente tra le righe, a parlare senza par-
lare. Capisce? Era l'arte della resistenza. Io avevo a che fare con la censura. Per me
l'arte è stata politica sin dal primo momento".
G. Botta - 'Fino a farla scappare dal Cile'.
A. Jaar - "La dittatura mi soffocava, dovevo fuggire. Ma mio padre mi convinse a lau-
rearmi in architettura prima di partire. Così quando arrivai a New York nell'82, per cin-
que anni mi mantenni lavorando come architetto. Ma nel frattempo cercavo di capire
il mondo dell'arte americano: gallerie, musei, artisti. Tutto, insomma. Era molto affasci-
nante, ma ho scoperto due cose fondamentali. La prima è che l'America era molto pro-
vinciale".
G. Botta - 'Provinciale? Erano gli anni '80, Manhattan era la capitale culturale del globo,
l'ombelico del mondo'.
A. Jaar - "Macchè. Si parlava solo di New York, di Stati Uniti, e mai di Asia, Africa,
America Latina. Esistevano solo artisti americani e al massimo qualche tedesco. Per
gli altri non c'era posto. Io, come sudamericano, non esistevo. La seconda cosa che ho
scoperto è che in America nenache il mondo esisteva. C'erano 35 conflitti internaziona-
li, e nessuno ne parlava. Per me era inconcepibile: per me la relazione tra conflitto e ar-
te è naturale, è il contesto nel quale viviamo".
G. Botta - 'Però l'America le ha dato anche la grande occasione della sua vita'.
A. Jaar - "Vero. Nell'86 presi in affitto tutti gli spazi pubblicitari di una stazione della
metropolitana di Spring Street, vicina a Wall Street, affissi grandi poster con le foto
che avevo scattato nelle miniere d'oro di Serra Pelada, in Brasile. Erano immagini di
un inferno dantesco: uomini seminudi, coperti di fango che come formiche brulicano
nella enorme cava della montagna. A fianco di ciascuna foto c'era una semplice scritta:
la quotazione del prezzo dell'oro in una delle Borse del mondo".
G. Botta - 'Pagò lei un intervento così costoso?
A. Jaar - "No, partecipai ad un concorso del Guggenheim per una borsa e a loro piaque
il progetto Così lo finanziarono: e pensi che io non ero nessuno in America, sono stati
bravi!,,, E da lì è cambiata tutta la mia vita. Achille Bonito Oliva mi portò alla Biennale
di Venezia, poi mi hanno invitato a Documenta e poi via via in tutto il mondo e ho potuto
dedicarmi solamente all'arte. Sono stato il primo sudamericano chiamato a Venezia: per
dirle che cos'era il mondo artistico all'epoca".
G. Botta - 'In effetti quel suo lavoro sull'oro crea uno shock visivo molto forte, mostran-
do il nesso tra due realtà che noi non siamo abituati a collegare. Da una parte il valore
asettico dell'oro, dall'altra il lavoro di uomini reali, la fatica fisica bestiale, le vite indi-
viduali spezzate in miniera. Ma a volte nell'arte politica il messaggio è preponderante:
se le opere fanno la morale che cosa resta dell'estetica?'.
A. Jaar - "Sì, capisco il rischio. Ma io voglio informare con poesia. Non cerco informa-
zione pura e non cerco poesia pura: ma un equilibrio perfetto tra le due. Perchè se l'ope-
ra è troppo bella, troppo poetica, allora perde l'informazione. Diventa vuota. Anche se è
bellissima, è solo decorazione. Ma se invece è troppo didattica, diventa banale. E' una
linea molto sottile quella che cerco. A me piace l'arte critica, l'arte che contiene un pen-
siero".
G. Botta - 'E infatti lei dice che l'arte è 99% pensiero e 1% fare'.
A. Jaar - "Sì, per me è un modello di vedere e pensare il mondo. Quando devo fare un
lavoro, che sia in Ruanda o in Australia, per prima cosa io vado, studio, mi informo, de-
vo capire. Il lavoro nasce dalla realtà che vedo: è il metodo che ho imparato dall'archi-
tettura.
Continuna... to be continued...
Jaar: "L'arte cambia il mondo una persona alla volta"
L'artista cileno, intervistato, parla di bellezza e politica
( in occasione della grande mostra
"Abbiamo amato tanto la rivoluzione"
tenuta dalla Fondazione Merz di Torino
nel novembre 2013)
(da 'la Repubblica' - 12/11/2013 / R2 Cultura - Gregorio Botta, Torino)
"Abbiamo amato tanto la rivoluzione", dice una scritta al neon nell'enorme sala della
Fondazione Merz e la frase si riflette sullo spesso tappeto di vetro frantumato che copre
l'intero pavimento: 150 tonnellate di schegge, per la precisione. Il visitatore le sente
scricchiolare sotto i piedi come una presenza inquietante. Sta camminando sul suo passa-
to, sui sogni infranti di una generazione che voleva cambiare il mondo. Quanto rimpianto,
quanta nostalgia. "Sì - dice Alfredo Jaar - ma quanta possibilità di rinascere. Il vetro è un
un materiale che si ricicla, può avere un'altra vita, e un'altra e un'altra ancora".
Un suono stridulo si diffonde nella sala: proviene da un video girato nel 1981, nel Cile di
Pinochet. E' lo stesso artista che tenta di suonare un clarinetto e non sa come. Note sgra-
ziate ma necessarie. "Sotto la dittatura non si può parlare chiaro, ma bisogna comunque
tentare di far sentire una voce". Il piffero della rivoluzione suona come può, con il pessi-
mismo della ragione e l'ottimismo della volontà di gramsciana memoria. E infatti il volto
di Gramsci - che con Pasolini è uno dei numi tutelari dell'artista - campeggia, moltiplica-
to in dodici disegni. "Ne sono ossessionato: appena ho del tempo libero, lo disegno".
Se c'è un artista politico al mondo, questo è Alfredo Jaar, che ha appena inaugurato la
sua mostra (a cura di Claudia Gioia) a Torino. Coccolato dalla critica d'arte, esposto
ovunque, (ha firmato più di 60 opere pubbliche in tutto il mondo) invitato ad ogni bien-
nale importante (da Documenta all'ultima Venezia, dove ha esposto un poeticissimo
lavoro nel padiglione cileno) è sicuramente un caposcuola di quella wave estetica che
unisce arte e impegno, poesia e militanza.
"Io sono nato 57 anni fa in Cile - spiega Jaar - ho visto il golpe contro Allende: per fare
arte ho dovuto subito imparare a parlare poeticamente tra le righe, a parlare senza par-
lare. Capisce? Era l'arte della resistenza. Io avevo a che fare con la censura. Per me
l'arte è stata politica sin dal primo momento".
G. Botta - 'Fino a farla scappare dal Cile'.
A. Jaar - "La dittatura mi soffocava, dovevo fuggire. Ma mio padre mi convinse a lau-
rearmi in architettura prima di partire. Così quando arrivai a New York nell'82, per cin-
que anni mi mantenni lavorando come architetto. Ma nel frattempo cercavo di capire
il mondo dell'arte americano: gallerie, musei, artisti. Tutto, insomma. Era molto affasci-
nante, ma ho scoperto due cose fondamentali. La prima è che l'America era molto pro-
vinciale".
G. Botta - 'Provinciale? Erano gli anni '80, Manhattan era la capitale culturale del globo,
l'ombelico del mondo'.
A. Jaar - "Macchè. Si parlava solo di New York, di Stati Uniti, e mai di Asia, Africa,
America Latina. Esistevano solo artisti americani e al massimo qualche tedesco. Per
gli altri non c'era posto. Io, come sudamericano, non esistevo. La seconda cosa che ho
scoperto è che in America nenache il mondo esisteva. C'erano 35 conflitti internaziona-
li, e nessuno ne parlava. Per me era inconcepibile: per me la relazione tra conflitto e ar-
te è naturale, è il contesto nel quale viviamo".
G. Botta - 'Però l'America le ha dato anche la grande occasione della sua vita'.
A. Jaar - "Vero. Nell'86 presi in affitto tutti gli spazi pubblicitari di una stazione della
metropolitana di Spring Street, vicina a Wall Street, affissi grandi poster con le foto
che avevo scattato nelle miniere d'oro di Serra Pelada, in Brasile. Erano immagini di
un inferno dantesco: uomini seminudi, coperti di fango che come formiche brulicano
nella enorme cava della montagna. A fianco di ciascuna foto c'era una semplice scritta:
la quotazione del prezzo dell'oro in una delle Borse del mondo".
G. Botta - 'Pagò lei un intervento così costoso?
A. Jaar - "No, partecipai ad un concorso del Guggenheim per una borsa e a loro piaque
il progetto Così lo finanziarono: e pensi che io non ero nessuno in America, sono stati
bravi!,,, E da lì è cambiata tutta la mia vita. Achille Bonito Oliva mi portò alla Biennale
di Venezia, poi mi hanno invitato a Documenta e poi via via in tutto il mondo e ho potuto
dedicarmi solamente all'arte. Sono stato il primo sudamericano chiamato a Venezia: per
dirle che cos'era il mondo artistico all'epoca".
G. Botta - 'In effetti quel suo lavoro sull'oro crea uno shock visivo molto forte, mostran-
do il nesso tra due realtà che noi non siamo abituati a collegare. Da una parte il valore
asettico dell'oro, dall'altra il lavoro di uomini reali, la fatica fisica bestiale, le vite indi-
viduali spezzate in miniera. Ma a volte nell'arte politica il messaggio è preponderante:
se le opere fanno la morale che cosa resta dell'estetica?'.
A. Jaar - "Sì, capisco il rischio. Ma io voglio informare con poesia. Non cerco informa-
zione pura e non cerco poesia pura: ma un equilibrio perfetto tra le due. Perchè se l'ope-
ra è troppo bella, troppo poetica, allora perde l'informazione. Diventa vuota. Anche se è
bellissima, è solo decorazione. Ma se invece è troppo didattica, diventa banale. E' una
linea molto sottile quella che cerco. A me piace l'arte critica, l'arte che contiene un pen-
siero".
G. Botta - 'E infatti lei dice che l'arte è 99% pensiero e 1% fare'.
A. Jaar - "Sì, per me è un modello di vedere e pensare il mondo. Quando devo fare un
lavoro, che sia in Ruanda o in Australia, per prima cosa io vado, studio, mi informo, de-
vo capire. Il lavoro nasce dalla realtà che vedo: è il metodo che ho imparato dall'archi-
tettura.
Continuna... to be continued...
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