31 marzo '26 - martedì 31first March / Tuesday
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martedì 31 marzo 2026
giovedì 26 marzo 2026
Politica e analisi - Dopo la vittoria del NO, il Governo Meloni comincia a scricchiolare e saltano un pò di poltrone
26 marzo '26 - giovedì 26th March / Thursday
Commenti / Idee e aggiornamenti - Come va il piano di pace per Gaza
26 marzo '26 - giovedì 26th March / Thursday visione post - 14
(da la Repubblica - '20 marzo '26 / Concita de Gregorio)
Come va il piano di pace per Gaza
E intanto, Gaza? Come procede la famosa pace che doveva essere la principale ragione per far vincere il Nobel a Trump? (Questo scrivevano il 10 ottobre i sostenitori del presidente Usa e parecchi organi di stampa, in disprezzo della logica ma persino della logistica: il patto per il cessate il fuoco era stato siglato il giorno prima, il Nobel assegnato il giorno dopo. Non è che si decida in 24 ore, a chi dare il premio). Ma oGaza, si diceva. Lo storico risultato come va? Siamo passati alla fase due, cinque mesi dopo l'accordo? Si stanno sgomberando le macerie, è iniziata la ricostruzione, si sono aperti i varchi per mezzi commerciali e civili? E' ripartita la produzione industriale, funzionano scuole e ospedali? I giornalisti possono finalmen- te entrare e vedere come stanno le cose? - No, naturalmente. Niente di tutto questo. L'unico risultato ottenuto dalla coppia Trump-Netanyahu è quello di aver scatenato intanto un'altra ancor più imprevedibile guerra che ha come risultato secondario quello di aver fatto sparire il tema Gaza dal dibattito pubblico. Se per Trump entrare in guerra contro l'Iran fosse un diversivo, c ome molti analisti negli Stati Uniti dicono (un divrsivo di attenzione dal caso Epstein, per esempio) ecco, ci sarebbe da aggiungere questo: un diver-sivo, anche, dal fallimento del celebratissimo piano di pace. Da quando è stato concordato il cessate il fuoco sono stati uccisi quasi settecento palestinesi, che si aggiungono ai 70mila già massacrati. Più di cento ammazzati al mese, in "tempo di pace". Hamas ha restituito tutti gli ostaggi vivi e i corpi dei morti, ma Israele non ha cessato di bombardare.
Si continua a morire: uccisi da soldati freddo e fame
Continua... to be continued...
sabato 21 marzo 2026
SPORT - calcio / serie A '25 / 26 - 29^ giornata / risultati, classifica e commento
21 marzo '26 - sabato 21st March / Saturday visione post - 6
Risultati delle partite
Torino - Parma 4 - 1 Inter - Atalanta 1 - 1
Napoli - Lecce 2 - 1 Udinese - Juventus 0 - 1
H. Verona - Genoa 0 - 2 Pisa - Cagliari 3 - 1
Sassuolo - Bologna 0 - 1 Como - Roma 2 - 1
Lazio - Milan 1 - 0 Cremonese - Fiorentina 1 - 4
CLASSIFICA
Inter 68 / Milan 60 / Napoli 59 / Como 54 / Juventus 53 / Atalanta 47 / Bologna 42
Lazio 40 / Sassuolo 38 / Udinese 36 / Parma 34 / Genoa, Torino 33 / Cagliari 30
Fiorentina 28 / Lecce 27 / Cremonese 24 / Pisa, H. Verona 18
Commento
Il Milan perde a Roma con la Lazio e vanifica la piccola rimonta che si stava procurando dopo i tre punti guadagnati contro l'Inter la settimana scorsa. Il Napoli prova a recuperare con ben 2 vittorie di seguito e 6 punti in soli due match, ma il distacco dalla prima è di quasi 10 lunghez-ze cioè un pò troppo. Como e Juventus molto bene come punti e possono per ora accedere alla Champion's. Nel fondo classifica il Verona ha perso malamente col Genoa (ancora in casa) dopo la bella vittoria col Bologna in trasferta: alti e bassi che la penalizzano sempre più. Poi ci sono Cremonese e Lecce che non possono più compiere passi falsi e qualche sconfitta in più nelle prossime ultime gare le possono inguaiare non poco, fatto comunque non ancora del tutto evidente che la Fiorentina sia fuori dalla lotta! (Luciano Finesso)
Lucianone
Commenti e Idee - Una domanda rimasta nell'aria
21 marzo '26 - sabato 21st March / Saturday visione pot - 11
(da la Repubblica, 20 marzo '26 - l'Amaca / Michele Serra)
Una domanda rimasta nell'aria
Nessuna legge o convenzione stabilisce quali media la presidente del Consiglio debba frequentare. E quali no. Niente di scandaloso, dunque, nella sua decisione di affidare a una chiacchierata con Fedez il momento più alto della sua campagna referendaria. Una interlo-cuzione amichevole è più rilassante di un contraddittorio. - Rimane la libertà, a ci che resta del'opinione pubblica, di avere un piccolo sussulto quando Meloni a proposito dell'attacco di Israele e Stati Uniti all'Iran, indica come "unico scenario ragionevole tentare di chiudere un accordo per cui l'Iran accetta di utilizzare l'uranio solo a scopi civili e non militari". Beh, quel- la "soluzione ragionevole" già era in campo, grazie al lavoro dell'amministrazione Obama. Poi Trump l'ha cancellata. E la prima cosa che anche il meno distratto dei giornalisti avrebbe fatto notare a Meloni è esattamente questa: mi scusi, presidente, ma ppichè l'accordo che lei auspica c'era già, secondo lei come mai Trump lo ha stracciato? Aveva gà in mente di attaccare l'Iran? Fedez non è un giornalista, è un ragazzo vivace, con qualche talento in campo artistico. Non si può pretendere che lui, o il suo compagno di microfono, siano in grado di far notare a Meloni ciò che anche il più scalcinato dei giornalisti, purchè non affiliato alla causa, avrebbe fatto notare: e cioè che Obama aveva trattato con l'Iran precisamente con le intenzioni oggi espresse da Meloni, e con ottimi risultati; e Trump, quelle intenzioni, le ha poi calpestate.
Resta da dire che si capisce perchè Meloni abbia deciso di parlare da Fedez, e non in sedi nelle quali qualche nozione di storia e di politica è ancora disponibile. Il rispetto della realtà è una fatica supplementare per chi fa già un lavoro faticoso come la presidente del Consiglio.
Lucianone
sabato 14 marzo 2026
SPORT - calcio / Serie A '25 / 26 - 28^ giornata / risultati, classifica, commento e video
14 marzo '26 - sabato 14th March / Saturday visione post - 6
Risultati delle partite
Napoli - Torino 2 - 1 Cagliari - Como 1 - 2
Atalanta - Udinese 2 - 2 Juventus - Pisa 4 - 0
Lecce - Cremonese 2 - 1
Bologna - H. Verona 1 - 2 Fiorentina - Parma 0 - 0
Genoa - Roma 2 - 1 Milan - Inter 1 - 0
Lazio - Sassuolo 2 - 1
Classifica
Inter 67 / Milan 60 / Napoli 56 / Como, Roma 51 / Juventus 50 / Atalanta 46 / Bologna 39
Sassuolo 38 / Lazio 37 / Udinese 36 / Parma 34 / Genoa, Cagliari, Torino 30 / Lecce 27
Fiorentina 25 / Cremonese 24 / H. Verona 18 / Pisa 15
Commento (di Luciano Finesso)
Lo scontro diretto al vertice ha visto passare la squadra rossonera del Milan che riduce il distacco di 7 punti. Nerazzurri in palese difficoltà ma con un margine di distacco a proprio vantaggio ancora molto alto e che dovrà gestire al meglio nelle restanti 9 partite. Le quattro squadre che seguono le due leader di Milano, Como compreso, si giocheranno gli altri posti per la Champion's escludendo per ora un ritorno della squadra bergamasca di Palladino. Guardando alle zone-retrocessione, c'è stato un balzo in avanti notevole della Viola (che comunque sembrava prevedibile) anche se il pareggio col Parma l'ha un pò frenata. Da notare poi il mezzo crollo della Cremonese che non riesce più a vincere nè fuori nè in casa propria ed è un grosso campanello d'allarme. Per contro c'è un Verona Hellas che sembra a tratti resuscitato ma gli mancano soprattutto risultati utili per la salvezza definitiva proprio al Bentegodi davanti al suo popolo, e la prossima gara col Genoa tra le mura amiche potrebbe essere l'esame più importante della stagione: o si vince o si torna, dopo 9 anni, nel purgatorio con iniziale B. Ma la brillante partita col Bologna farebbe ben sperare!
SPORT / calcio - Serie A 27^ giornata '25 - 26 / Partite e video
14 marzo '26, sabato 14th March / Saturday visione post - 5
Risultati delle partite
Parma - Cagliari 1 - 1 Como - Lecce 3 - 1
H. Verona - Napoli 1 - 2 Inter - Genoa 2 - 0
Cremonese - Milan 0 - 2 Sassuolo - Atalanta 2 - 1
Torino - Lazio 2 - 0 Roma - Juventus 3 - 3
Pisa - Bologna 0 - 1 Udinese - Fiorentina 3 - 0
POLITICA / Italia - Le giravolte della premier Meloni
14 marzo '26, sabato 14th March / Saturday visione post - 19
( da la Repubblica - 12 marzo '26 / di Annalisa Cuzzocrea)
Commento -
La giravolta della premier
Stretta tra una guerra che non vuole appoggiare nè rinnegare e un referendum sulla giustizia che rischia di minare il suo governo, Giorgia Meloni va in affanno. Chiede un ruolo più forte dell'Europa, ma sostiene il diritto di veto con cui Orbàn blocca gli aiuti all'Ucraina. Offrre un tavolo di collaborazione al'opposizione ma lo fa quasi per caso - alla fine della replica al Senato - senza crederci davvero. L'apertura dura sei ore, viene richiusa - dopo il dibattito - da una presidente del Consiglio che spara a caso: contro il Pd e i 5 stelle che non avevano protestato per l'uccisione da parte degli Stati Uniti del generale iraniano Soleimani. Un intervento mirato paragonato a una guerra su larga scala. Contro il governo D'Alema - vicepremier e ministro della Difesa era Sergio Mattarella - che ha partecipato all'intervento della Nato in Kosovo nel 1999. Senza passare al Parlamento, sostiene Meloni, fingendo di non ricordare che il voto ci fu e che a sostenere e permettere quell'azione militare fu Silvio Berlusconi. Contro tutti coloro che si sono rallegrati della liberazione dal nazifascismo, avvenuta anche grazie agli Stati Uniti, e che ora non pensano lo stesso della liberazione del popolo iraniano. Nessumo di questi eventi assomiglia a quel che sta avvenendo in medio Oriente, ma è evidente che la presidente del Consiglio non sa più dove colpire. Perchè non sa cosa pensare. - L'intervento scritto e meditato, presentato al mattino al Senato, aveva concesso due cose a chi guarda alla guerra con preoccupazione. Con un giro di parole Meloni aveva detto che si tratta di un intervento che avviene al di fuori del diritto internazionale, come aveva fatto il ministro della Difesa Guido Crosetto. E aveva aggiunto di aver chiesto a Israele di non attaccare le basi Unifil in Libano: la missione Onu è guidata dall'Italia, sul terreno ci sono oltre mille dei nostri soldati. Inoltre, aveva espresso dolore per la morte dei civili, tra cui almeno 150 bambine nella scuola di Minab, nel sud dell'Iran, chiedendo che su questo venga fatta chia-rezza. Tutto questo, per, era stato accompagnato da un'idea di fondo: i diritto internazionale è stato rotto dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, che siede nel Consiglio di sicurezza dell'Onu. E ades-so tutto è possibile. Come non si dovesse lavorare per difendere quel che resta o per costruire qualcosa di alternativo. Come se davvero - d'ora in poi - il ruolo dell'Italia e dell'Europa potesse essere quello di "osservatori" di grandi potenze che si lanciano missili. Magari con un cappellino rosso in mano, come l'osservatore Tajani al Board of peace di Trump. Meloni non nomina il presidente americano, non fa riferimento al fatto che più inchieste hanno sostenuto che sulla scuola di Minab sono piovuti missili statunitensi, non dice nulla che non suoni vago e generico perchè ha due problemi. Il primo è che sa bene che il conflitto innescato da Israele e Stati Uniti è impopolare - lo dimostrano i continui riferimenti ala posizione assunta dal premier spagnolo Pedro Sanchez, in salita nei sondaggi - ma non può permettersi di prendere le distanze da Trump. Sostiene che a non poterlo fare è l'Italia, che agli Stati Uniti ha delegato a lungo la sua sicurezza. E' in parte vero, com'è però vero che il partito di Meloni fa parte della famiglia politica del tycoon. Ne condivide le idee e la cultura di riferimento. Il secondo problema è un referendum che non voleva politicizzare, ma a cui ha finito per dedicare molte più energie di quante avrebbe voluto. Tanto da non riuscire a sfuggire alla propaganda neanche al Senato, dove per difendere le sue leggi contro l'immigrazione clandestina ha rinnovato un attacco ai giudici "che liberano stupratori di bambini", facendo riferimento a mancati trattenimenti dovuti a procedure errate. E dimenticando che a rimandare a casa in Libia con tutti gli onori su un volo di Stato un assassino e stupratore di bambini ricercato dalla Corte penale internazionale sono stati lei e il suo governo. Senza mai spiegarne le ragioni. - Per questo incrocio di debolezze, meloni aveva bisogno di un dialogo con l'opposizione così come ha bisogno di dire che a decidere sull'eventuale uso delle basi italiane in guerra sarà il Parlamento. Un modo per mettere distanza tra sè e una scelta che non le porterebbe consenso. Ma è anche questo un gioco di prestigio: alle Camere la maggioranza è la sua, e nessuno dei suoi oerebbe mai votarle contro. Se la premier ritenesse davvero di poter collaborare con l'opposizione, non avrebbe aspettato dodici giorni prima di proporlo; non avrebbe usato il suo discorso per fare propaganda contro i giudici; non avrebbe difeso il diritto di Orbàn di bloccare l'Europa. Ma Meloni sa di non poter dare all'opposizione quel che chiede: la richiesta di un cessate il fuoco immedia- to a Trump e Netanyahu e la negazione delle basi italiane per azioni d'attacco. E così, quella che poteva essere una vera prova di unità - perfino necessaria davanti a una crisi che rischia di fare molto male al nostro Paese - diventa puro teatro. Provocazioni, colpi a effetto, risatine tra i banchi. Fuori, il mondo in fiamme.
Lucianone
mercoledì 4 marzo 2026
Riflessioni - America e Presidenti americani / "Bombe, tende e cappellini" - Massimo Gramellini)
4 marzo '26, mercoledì 4th March / Wednesday visione post - 8
(da Corriere della Sera, 4 maezo 2026 - IL CAFFE' / (M. Gramellini)
TRUMP, tutti gli altri e l'America first (come ce lo descrive bene Gramellini)
Bombe, tende e cappellini
E' tutta la vita che vedo presidenti americani dichiarare guerra a qualcuno. Li ricordo egersi solenni davanti al loro piccolo podio comprensivo di "gobbo" per ammonire e condannare iracheni, nicaraguensi, serbi, libici, russi, afghani. Potevano essere disinvolti come Reagan, seduttivi come Clinton, rigidi come Bush senior, impacciati come Bush junior, onirici come Obama o svampiti come l'ultimo Biden. Ma alla fine erano sempre la stessa persona: the President of the United States. Ad accomunarli era la gravitas imposta dal ruolo di "capo del mondo libero", qualunque cosa voglia ancora dire questa espressione che continua a risuonarci dentro fin dall'infanzia. - Adesso, invece, c'è Gengis Trump. Uno che ha dichiarato guerra agli ayatollah indossando un cappellino da baseball. E che mentre parla di distruzione e di morti, anche americani, oppure inveisce contro nemici e alleati (ieri ha minacciato la Spagna, l'altro ieri l'Inghilterra, domani chissà) cambia improvvisamente discorso per magniicare il colore delle tende della nuova sala a ballo della Casa Bianca.
Qualcuno eccepirà che si tratta di formalismi di poco conto, rispetto al dramma in corso. Ma mi chiedo se questo abbruttimento dei rapporti tra persone e tra Stati non dipenda un pò anche dall'aver smesso di dare importanza alle forme. Un mondo dove el bombe e le tende riescono a stare nella stessa frase fa venir voglia di cercare una tenda che ci metta al riparo dalla bomba più devastante: quella umana.
Lucianone